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lunedì 28 settembre 2026

VIAGGIO APOSTOLICO DI PAPA LEONE XIV IN FRANCIA E VISITA ALL'UNESCO (25-28 SETTEMBRE 2026) - sabato 26 mattina - Leone XIV a la Maison Bakhita di Parigi: la storia non è scritta da chi vince o si impone, ma da chi avvia processi di pace - a l’Institut Catholique de Paris: la Chiesa sia "in stato di iniziazione", accompagni catecumeni e neofiti (cronaca/commento, testi e video)

VIAGGIO APOSTOLICO DI SUA SANTITÀ PAPA LEONE XIV IN FRANCIA
E VISITA ALLA SEDE DELL’ORGANIZZAZIONE DELLE NAZIONI UNITE
PER L’EDUCAZIONE, LA SCIENZA E LA CULTURA (UNESCO)

25-28 SETTEMBRE 2026


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Sabato, 26 settembre 2026
(mattina)

PARIGI

09:00 VISITA AL CENTRO DI ACCOMPAGNAMENTO E INTEGRAZIONE SOCIALE MAISON BAKHITA
10:15 INCONTRO CON I MEMBRI DELL’ASSEMBLEA SINODALE PROVINCIALE, I CATECUMENI E I NEOFITI presso l’Istituto cattolico di Parigi

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* VISITA AL CENTRO DI ACCOMPAGNAMENTO E INTEGRAZIONE SOCIALE MAISON BAKHITA

Alle ore 8.40, il Santo Padre Leone XIV si è trasferito in auto al Centro di accompagnamento e integrazione sociale Maison Bakhita.
Al Suo arrivo, il Papa è stato accolto dall’Arcivescovo Metropolita di Parigi, S.E. Mons. Laurent Ulrich, dalla Direttrice del Centro e dalla coordinatrice dell’incontro.
All’interno del Centro, il Santo Padre ha svelato una placca commemorativa.
Dopo le parole di benvenuto della Direttrice, sono seguite le testimonianze di un rifugiato afghano, di una assistita dell’Associazione À Bras Ouverts e di una assistita dell’Associazione Aux Captifs la Libération.
Quindi, il Santo Padre ha pronunciato il Suo Saluto.
Al termine, hanno avuto luogo lo scambio dei doni, la recita del Padre Nostro e la Benedizione.

Alle ore 9.45 circa, Papa Leone XIV si è trasferito in auto all’Institut Catholique de Paris per l’incontro con i membri dell’Assemblea sinodale provinciale, i Catecumeni e i Neofiti.

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Il Papa: la storia non è scritta da chi vince o si impone,
ma da chi avvia processi di pace

Leone XIV inizia la sua seconda giornata di viaggio in Francia visitando la Maison Bakhita di Parigi, polo di accoglienza, formazione e carità per migranti, ammalati, gente finita per strada: “Nessuno è così povero da non avere qualcosa da dare; nessuno è così ricco da non avere qualcosa da ricevere”. Il Pontefice loda il ruolo delle donne quali “costruttrici alla civiltà dell’amore”, alternativa alla “cultura che disgrega le comunità” e “rende malate di solitudine le città”


La storia non è scritta da chi vince ma da chi “avvia processi di pace”, non da chi si impone ma da chi “fa spazio”. E di spazio, inteso come vicinanza, accoglienza, amicizia e tempo dedicato alla cura di quanti altrimenti starebbero ai margini del perimetro sociale, a Maison Bakhita ce n’è tantissimo. Anche spazio fisico con i 1.400 metri quadrati sui quali si estende in lungo e in largo questa struttura di mattoni coi muri bianchi e i lavoretti di cartapesta che sorge nel XVIII arrondissement di Parigi. Qui Leone XIV decide di aprire questa mattina, 26 settembre, il programma della seconda giornata di viaggio in Francia che lo vedrà infine pellegrino a Lourdes.

Vivere insieme nella dignità e della pace

Una scelta mirata da parte del Papa quella di visitare questo polo di accoglienza, formazione e carità, così da dare un abbraccio ai migranti di Parigi. Non tutti, naturalmente, visto che a Parigi se ne contano circa 400-500 mila (il 20% della popolazione totale), bensì il piccolo gruppo assistito da suore scalabriniane, operatori, volontari, parrocchie, attraverso questo progetto, nato nel 2018 su idea della Conferenza Episcopale e ufficialmente inaugurato nel 2021, ispirato all’appello di Papa Francesco ad “accogliere, proteggere, promuovere e integrare” ogni persona fuggita dalla propria terra e dai propri affetti, quale “dovere di giustizia, civiltà e solidarietà”.

Sono contento di iniziare con voi questa seconda giornata a Parigi, in una casa che testimonia a tutta la città che è possibile incontrarsi e vivere insieme nella dignità e nella pace

Il saluto del Papa nel Centro Maison Bakhita (@Vatican Media)

Il contributo delle donne ad una "civiltà dell'amore"

“Maison Bakhita”. Maison, casa, perché in fondo di questo si tratta: una abitazione per quanti rischiavano di essere destinati alla strada con le foto ricordo o quelle delle attività quotidiane, i panni stesi, l’odore di qualcosa messo a bollire. Bakhita, in onore alla santa religiosa sudanese simbolo universale della lotta contro la schiavitù e la tratta umana. La sua immagine è riprodotta in quadri, foto, disegni, bambole di pezza, sparso in tutta la casa. Proprio alla Santa fa riferimento il Papa nel suo discorso: Giuseppina Bakhita “ci stimola a riconoscere il ruolo fondamentale delle donne nella costruzione di una civiltà dell’amore, alternativa alla cultura che disgrega le comunità e rende malate di solitudine le città”, dice Leone XIV. Viene accolto nel salone, adiacente alla cucina, da applausi e dal canto Que ma bouche chante ta louange. All’esterno, gente alle finestre o dietro alle transenne che sventol bandiere e sventola cartelloni.

Non occupare spazio, ma fare spazio

Prende parola, il Papa - recatosi poco prima a pregare da solo in cappella - dopo aver ascoltato l’introduzione della presidente dell’associazione Maison Bakhita, Valérie Moniod, e tre testimonianze, pronunciate con emozione e incertezza. Storie di vita, aneddoti su abitudini quotidiane, vicende di sofferenza profonda. Le applaudono e le ascoltano persone provenienti da India, Mozambico, Perù, Iraq, Costa d'Avorio, Bielorussia, Algeria. Il Papa, in base a quanto viene raccontato, sorride o aggrotta la fronte. Poi dice:

La storia della Chiesa e dell’umanità, a ben vedere, non è scritta da chi sembra vincere, imponendosi e occupando lo spazio, ma da chi “fa spazio”, avvia processi di pace, genera fiducia e incoraggia alla vita

“Non si tratta di semplici sentimenti, ma di decisioni e investimenti controcorrente, di cui comprendiamo sempre meglio rilievo pubblico e la promessa di futuro”, afferma il Papa. Richiama ancora l’esempio di Giuseppina Bakhita, che “ci impegna a vedere chi non è visto, a riscattare chi oggi l’economia e la cultura rendono schiavo, a onorare la dignità infinita di ogni fratello e sorella, nei quali Gesù stesso bussa alla nostra porta”.

Il dono di un'assistita nella Maison (@Vatican Media)

I poveri, carne di Cristo

Su questa scia, Leone XIV cita uno dei passaggi fondamentali della sua esortazione apostolica Dilexi te: “I poveri per i cristiani non sono una categoria sociologica, ma la stessa carne di Cristo”. “Il Signore – insiste - si fa carne che ha fame, che ha sete, che è malata, carcerati”.

Il Cristo povero e crocifisso si lascia incontrare e amare in uomini e donne che ci chiamano a uscire da noi stessi e a osare la carità
Come membra dello stesso corpo

“Nessuno è così povero da non avere qualcosa da dare; nessuno è così ricco da non avere qualcosa da ricevere”, afferma ancora Papa Leone. “C’è vita in abbondanza dove il limite di ciascuno si apre alla misteriosa presenza degli altri, nei quali è l’Altro per eccellenza, il Dio della vita, a farsi vicino”.

Tutto è connesso, collegato, assemblato, come le membra di uno stesso corpo: “Non può l'occhio dire alla mano: ‘Non ho bisogno di te’; oppure la testa ai piedi: ‘Non ho bisogno di voi’. Anzi proprio le membra del corpo che sembrano più deboli sono le più necessarie”. Sono le parole di San Paolo ai cristiani di Corinto e il Papa le richiama per ricordare al popolo della Maison che, da secoli, il Vangelo viene accolto “da persone di diversa provenienza ed estrazione sociale, fra cui molti poveri e schiavi, come alcuni di voi oggi”.

L'incontro personale con alcuni assistiti del Centro Bakhita (@Vatican Media)

Umanizzare il mondo

L’ultima parola, da parte del Papa, è un “grazie”. Grazie per il lavoro svolto qui quotidianamente “insieme a tutte le persone che, nella Francia intera, svolgono questo servizio in istituzioni simili”.

Continuate a testimoniare quella cura gli uni degli altri che, attraverso l’accoglienza fraterna, i percorsi formativi, il dialogo con la città, eleva lo spirito e umanizza il mondo

Il Papa saluta all'uscita dalla Maison Bakhita (@Vatican Media)
(fonte: Vatican News, articolo di Salvatore Cernuzio 26/09/2026)

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Guarda il video integrale della visita

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* INCONTRO CON I MEMBRI DELL’ASSEMBLEA SINODALE PROVINCIALE, I CATECUMENI E I NEOFITI

Alle ore 10.10, Papa Leone XIV è arrivato in auto nel cortile dell’Institut Catholique de Paris dove è stato accolto da S.Em. Card. Jean-Marc Aveline, Arcivescovo Metropolita di Marsiglia e Presidente della Conferenza Episcopale Francese, dall’Arcivescovo Metropolita di Parigi, S.E. Mons. Laurent Ulrich, dal Rettore dell’Istituto, Rev. Emmanuel Petit, dal Presidente del Consiglio di amministrazione e dal Parroco di Saint-Joseph-des-Carmes. Successivamente il Santo Padre è entrato nella chiesa, dove erano radunati studenti, professori e seminaristi per un breve momento di raccoglimento. Quindi, ha raggiunto l’Auditorium Georges Bernanos attraverso il percorso dei martiri del 2 settembre 1792.

Dopo il canto e le parole di benvenuto dell’Arcivescovo Metropolita di Parigi è stato consegnato al Santo Padre Leone XIV l’Instrumentum Laboris dell’Assemblea ecclesiale provinciale. Sono seguite le testimonianze di un neocatecumeno, di un neofita e di un’accompagnatrice dei catecumeni. Quindi il Papa ha pronunciato il Suo discorso.

* Al termine dell’incontro, il Pontefice si è trasferito in auto alla Nunziatura Apostolica dove ha pranzato in privato.

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Il Papa: la Chiesa sia "in stato di iniziazione",
accompagni catecumeni e neofiti

Nell’incontro di questa mattina presso l’Institut Catholique de Paris, nel secondo giorno in Francia, Leone XIV esprime gioia per quante persone adulte chiedono i sacramenti dell’iniziazione cristiana, pur in una società secolarizzata. Sul rischio di “vuoto post-battesimale”: “occorre integrare pienamente queste persone nelle nostre comunità" dopo il Battesimo, e accompagnare con stile di compassione e tenerezza. Consegnato al Papa l’Instrumentum Laboris dell’Assemblea provinciale


La vostra testimonianza di catecumeni e neofiti è “il segno tangibile dell’opera della grazia di Dio, che va oltre le analisi statistiche e sociologiche”. Sono parole di gioia quelle che il Papa esprime a coloro che, da adulti, si preparano a ricevere il Battesimo e ai nuovi battezzati presenti. Leone XIV li incontra stamani insieme ai membri dell’Assemblea provinciale e a docenti e studenti, riuniti insieme presso l’Institut Catholique de Paris, situato “al crocevia tra scienza e fede, che da secoli contribuisce a formare le menti e i cuori al servizio del Vangelo”.

Un discorso intenso, in francese, in questa seconda giornata del suo viaggio apostolico in Francia, che verte sull’importanza dell’iniziazione cristiana, con riferimenti agli insegnamenti in tal senso del Concilio Vaticano II. Centrale è l’esortazione a essere una Chiesa “in stato di iniziazione” e ad accompagnare, anche dopo il Battesimo, le persone che si riavvicinano alla fede.

Il Papa in preghiera davanti alla targa (@Vatican Media)

Prima di raggiungere l’auditorium Georges Bernanos, luogo dove tiene il suo discorso, il Papa si ferma in preghiera davanti alla targa di marmo con la scritta "Hic cedicerunt" , che ricorda martiri del settembre del 1792, uccisi durante la Rivoluzione francese. Prima, nella Chiesa aveva rivolto ai presenti un breve saluto. Fondato nel 1875, erede dei collegi umanistici, l’Institut Catholique de Paris (Icp) riunisce 6 facoltà, 6 istituti specializzati e un’unità di ricerca “Religione, Cultura e Società” in 3 campus: a Parigi, Reims e Rouen e ogni anno accoglie oltre 11mila studenti.

In società secolarizzata tante persone chiedono il Battesimo

Il Papa esprime anche “tanta gratitudine per l’imprevedibile opera di Dio” a partire dalle testimonianze di Jaodie, catecumeno della diocesi di Nanterre, di Marielle, della diocesi di Créteil, che è stata battezzata lo scorso anno, e di Sophie, accompagnatrice di catecumeni nella diocesi di Évry. I tre hanno offerto la loro esperienza prima dell'intervento del Papa. Gratitudine viene espressa anche per l'Instrumentum laboris che gli è stato consegnato, facendo riferimento anche all’impegno dell’Assemblea provinciale nel riflettere sulle prospettive pastorali per l’accoglienza delle persone battezzate di recente o che si preparano al Battesimo da adulte nonché sulla vita della Chiesa.

Come voi e insieme a voi sono stupito dal numero di persone che si riaffacciano sulle soglie della fede e da quanti adulti chiedono i sacramenti dell’iniziazione cristiana. Può sembrare paradossale che questo fenomeno, per cui così tante persone riscoprono il Vangelo e abbracciano la fede, si collochi nel contesto di una società come quella francese, segnata da una cultura fortemente secolarizzata. La vostra esperienza e la vostra testimonianza, cari catecumeni e neofiti, sono il segno tangibile dell’opera della grazia di Dio, che va oltre le analisi statistiche e sociologiche.

Il Papa all'Istituto cattolico di Parigi (@Vatican Media)

I dati indicano che nel 2025 più di 17mila, fra adulti e adolescenti, sono stati battezzati in Francia. Per quest’anno, le stime parlano di oltre 20.000. Di questi, circa 13.000 sono adulti e 8.000 sono adolescenti.

La Chiesa abbia uno stile di vicinanza, compassione e tenerezza

Bisogna dunque accogliere con “spirito di responsabilità” questo fenomeno, che fra l’altro “contraddice ogni atteggiamento disfattista e quello che Papa Francesco chiamava ‘pessimismo sterile’”. L’esortazione è a riscoprire “lo stile proprio di Dio, fatto di vicinanza, compassione e tenerezza”: bisogna “riconoscere, accogliere e custodire la piccola fiamma che lo Spirito Santo ha acceso nell’oscurità della notte, il piccolo seme che aspira a crescere anche in mezzo ai rovi”.

Chiesa sia in “stato di iniziazione” che accompagna nel tempo

Lo stupore di fronte a ciò che sta accadendo però non deve far chiudersi in "una beata ingenuità”, ma al contrario il Papa esorta a porsi delle domande e intraprendere azioni pastorali concrete. E lo Spirito che anima l’Assemblea sinodale e, più in generale, il cammino della Chiesa in Francia è questo, nota il Papa: “meravigliati dall’opera imprevedibile di Dio, che cosa dobbiamo fare e dove ci sospinge lo Spirito per accompagnare i catecumeni, i neofiti, i ‘ricomincianti’?”.

Anzitutto, mi piace richiamare un’espressione usata dall’Episcopato francese qualche anno fa, ed esortarvi a immaginare e incarnare una Chiesa in “stato di iniziazione”, che si prende cura del percorso dei catecumeni, dei neofiti e dei ricomincianti, offrendo loro, nel tempo, un accompagnamento solido e costante.

Incontro con i membri dellâ Assemblea sinodale provinciale, i Catecumeni e i Neofiti (@Vatican Media)

Il rinnovamento dei percorsi di catecumenato e il Concilio

Il Papa punta l’attenzione, quindi, su una questione cruciale: quella dell’iniziazione cristiana che “nel suo insieme è stata infatti al centro della sollecitudine dei Pastori sin dagli anni successivi alla Seconda Guerra Mondiale”.

Vi erano già allora numerose richieste e il fermento teologico e liturgico di quegli anni contribuì in larga misura al rinnovamento dei percorsi del catecumenato che si realizzò durante il Concilio Vaticano II. Anche se oggi il contesto è diverso, voi potete riferirvi a questa tradizione pastorale ben radicata circa l’accompagnamento dei catecumeni.

Una prassi, questa, già in atto che “è stata rinvigorita a partire dal 1996, anno in cui vedono la luce la Lettera ai cattolici di Francia e, al contempo, l’ultima edizione francese del Rito di Iniziazione Cristiana degli Adulti”.

Incontro con i membri dellâ Assemblea sinodale provinciale, i Catecumeni e i Neofiti (@Vatican Media)

Accogliere rispettando la storia delle persone e favorire annuncio kerygma

Leone XIV spiega, quindi, l’importanza e il significato di essere “in stato di iniziazione”: significa “accogliere i nuovi cercatori di Dio scoprendovi un’opportunità e una missione”. L’opportunità risiede nel fatto che, grazie a loro, anche la comunità dei credenti rinnova “il proprio cammino di fede”. La missione “consiste nel prendersi cura di loro e nel fungere da guida, anche dopo che hanno ricevuto i Sacramenti”. Il Papa esorta, per questo, a “accogliere con gioia chi si presenta, partire dalla sua esperienza spirituale, rispettare la sua storia e favorire un annuncio essenziale del kerygma, anche attraverso le formule conosciute nel cammino personale o di comunità”.

Per evitare il vuoto post-battesimale, formazione integrale

L’avvertimento del Papa è infatti quello di non dimenticare che in molte di queste persone emerge la domanda: “come evitare il vuoto post-battesimale?”:

Occorre, dunque, accompagnare e integrare pienamente queste persone nelle nostre comunità e nelle nostre assemblee oranti dopo il Battesimo, offrendo loro uno spazio familiare e una formazione il più possibile integrale, capace di abbracciare i diversi aspetti della vita cristiana e favorire l’unificazione fra la loro fede e la loro vita. I neofiti, infatti, hanno bisogno di approfondire le fondamenta della fede cristiana, di essere adeguatamente formati dal punto di vista biblico e teologico, di scoprire sempre più la ricchezza della dottrina e le diverse dimensioni dell’agire morale cristiano connesso alla professione di fede.

Introdurli alla vita liturgica, che attualizza il Mistero della Pasqua

Cruciale in questo senso per il Papa la necessità di introdurli “nella vita liturgica della Chiesa”. Anche nelle testimonianze abbiamo ascoltato di come la celebrazione dei riti liturgici sia stata per alcuni una porta di ingresso al mistero stesso della fede.

Si tratta di un ambito fondamentale della vita della Chiesa, che richiede un’attenzione pastorale radicata negli insegnamenti del Concilio Vaticano II. La liturgia, in effetti, non può essere intesa come una realtà “successiva” alla catechesi, nella quale applicare quanto è stato appreso lungo il percorso. Al contrario, essa manifesta e attualizza il Mistero della Pasqua di Cristo e, pertanto, è un evento capace di dischiudere il senso della Buona Notizia e la vita stessa di Dio. Con i suoi ritmi, i suoi linguaggi e i suoi riti, la liturgia è parte del cammino stesso di conversione e di preparazione ai Sacramenti.

Approfondire il Rito di Iniziazione Cristiana degli Adulti

A questo punto Leone XIV segnala come sia importante per questa iniziazione cristiana, anche il ruolo dei formatori: “si tratta di preparare padrini e madrine, espressione della comunità, appositamente formati per iniziare i neofiti”.

Nel quadro di questa formazione, desidero raccomandare una conoscenza approfondita del Rito di Iniziazione Cristiana degli Adulti. Allo stesso tempo, è necessario che gli operatori pastorali siano formati – non solo sul piano biblico, teologico, liturgico e della vita spirituale, ma anche dal punto di vista delle qualità umane – per saper discernere e accompagnare coloro che hanno percorsi di vita più complessi e meno lineari.

Stile di vicinanza e compassione: alcuni arrivano segnati da esperienze dolorose

Il Papa ricorda, infatti, che alcuni arrivano con una semplice sete spirituale e un’attrazione nei confronti del Vangelo, mentre “altri giungono segnati da esperienze dolorose, da situazioni di solitudine e difficoltà profonde”. “È qui - segnala - che lo stile della vicinanza, della compassione e della tenerezza assume tutto il suo significato: occorre trovare un sapiente equilibrio per accoglierli, ascoltarli e, allo stesso tempo, incoraggiarli ad affrontare le impegnative sfide della fede”.

Si tratta di un cammino in cui è necessario rispettare il ritmo dell’altro, procedendo con gradualità, attenzione e in un accompagnamento fraterno. Si tratta di assumere lo stile del “camminare insieme”. Sui sentieri della fede cristiana ci si arricchisce a vicenda, si cresce insieme: preti e laici, padrini, madrine e catecumeni, animatori pastorali e neofiti.

Sant’Agostino uno dei catecumeni più famosi

Il pensiero del Papa va ad “uno dei catecumeni più famosi della storia, sant’Agostino”, che fu introdotto alla fede da sant’Ambrogio e “la sua fede era solo un piccolo seme quando fu battezzato”. “Ma quel seme - ricorda - è cresciuto e si è moltiplicato, diventando un albero così grande che, sotto la sua chioma, ancora oggi possiamo trovare conforto.

Guardando voi, cari catecumeni e neofiti, non vedo solo il frutto dello Spirito che vi ha messo in cammino, ma anche una promessa di fecondità per la Chiesa in Francia. A vostra volta, siate missionari del Vangelo in questa società!

Sostegno in questo cammino sono i grandi testimoni di questa terra amata come “santa Teresa di Gesù Bambino che, con la sua ‘piccola via’, ci insegna come la fiducia apra le porte della grazia”, come san Martino di Tours, “figura emblematica della condivisione e della carità fraterna” e come altri santi francesi che ricordano come la missione si costruisca oggi, “preservando innanzitutto la presenza del Signore nella vita quotidiana”.

“Accogliendovi gli uni gli altri, possiate formare tutti insieme il popolo vivente della Chiesa in Francia, capace di trasmettere la fede”, auspica il Papa invocando la protezione materna della Vergine Maria, Patrona principale della Francia, e l’intercessione di Santa Genoveffa e di San Denis, protettori di Parigi.

L’Instrumentum Laboris

Il Papa, all’inizio del discorso, aveva anche ringraziato monsignor Laurent Ulrich, arcivescovo di Parigi, che ha richiamato l’importanza storica e spirituale dell’Istituto e aveva ricordato anche Frate Lorenzo della Risurrezione, che, afferma Leone XIV, “ha segnato molto il mio percorso di fede con la sua mistica del quotidiano”. Fra Lorenzo della Risurrezione, infatti, entrò come fratello laico nella comunità dei Carmelitani Scalzi in rue de Vaugirard a Parigi, dove ora sorge l’Istituto stesso.

Leone XIV aveva anche espresso gratitudine per l’Instrumentum Laboris che gli è stato consegnato prima del suo discorso, “espressione di un cammino ecclesiale in cui è stato coinvolto il Popolo di Dio, in uno stile di ascolto reciproco e di sinodalità”. Un gesto introdotto dall’arcivescovo di Parigi, monsignor Laurent Ulrich. L'arcivescovo ripercorre il lavoro dell’Assemblea provinciale che rifletterà nelle prossime sessioni proprio sul tema: catecumeni e neofiti, nuove prospettive per la vita della nostra Chiesa nelle nostre diocesi. Sono più di 350 persone: vescovi delle otto diocesi della provincia di Parigi e dell’Ordinariato Militare, sacerdoti, diaconi, catecumeni e neofiti, accompagnatori di catecumeni, fedeli laici o religiosi, religiose e anche osservatori esterni. Un'ampia consultazione ha portato, quindi, a partire dalle risposte, all’elaborazione dell’Instrumentum laboris.

Ripercorre poi anche la storia del luogo dell’incontro: nel XVII secolo sorgeva il convento dei carmelitani, poi, nel 1792, le violenze rivoluzionarie fecero 191 vittime - molti uccisi nel convento stesso - i beati che la Chiesa ha riconosciuto esattamente cento anni fa; nel 1845, qui rinasce l’Ordine domenicano con una scuola di teologia, dove insegnò il beato Frédéric Ozanam, che qui è sepolto. Poi, trent’anni più tardi, l’Istituto cattolico, grazie a una legge attuativa di brevissima durata che consentì in Francia la creazione di soli cinque istituti analoghi”. L’arcivescovo rende omaggio anche a un altro martire, il beato Christian de Chergé, che qui compì i suoi studi, fu prima sacerdote di Parigi e poi monaco cistercense nel monastero di Tibhirine, in Algeria. “Come sa - afferma l'arcivescovo - questa rinnovata richiesta dei sacramenti dell’iniziazione cristiana ci sorprende, e vi scorgiamo l’opera del Signore”.
(fonte: Vatican News, articolo di Debora Donnini 26/09/2026)

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Guarda il video integrale dell'incontro

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