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martedì 16 giugno 2026

"Io invece non ti dimenticherò mai" - Messaggio di Papa Leone XIV per la VI Giornata Mondiale dei Nonni e degli Anziani (testo integrale e kit con le indicazioni pastorali per la celebrazione)


Messaggio di Papa Leone XIV per la VI Giornata Mondiale dei Nonni e degli Anziani
Disponibile anche il kit con le indicazioni pastorali per la celebrazione


È stato pubblicato oggi il Messaggio di Papa Leone XIV in occasione della Giornata Mondiale dei Nonni e degli Anziani, la cui sesta edizione si celebrerà domenica 26 luglio 2026.

Nel testo, il Santo Padre ricorda che il Signore conosce il volto di ciascuno e che il suo amore non viene mai meno, nemmeno nella fragilità della vecchiaia. La Giornata, scrive Papa Leone XIV, «un’opportunità per riscoprire che la Chiesa è chiamata a essere madre di tutti e che ad ogni età è sempre possibile scoprirsi figli e figlie di Dio». Rivolgendosi direttamente agli anziani, il Papa li incoraggia a non temere la debolezza – «non abbiate paura della fragilità!» – e a riconoscere in essa una vera e propria vocazione alla preghiera e alla riconciliazione, chiedendo loro di pregare con insistenza «perché giunga presto la pace nel mondo intero».

Un kit pastorale al servizio delle comunità di tutto il mondo

In occasione della diffusione del Messaggio, il Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita rende disponibile un kit pastorale per sostenere le diocesi, le parrocchie, le congregazioni e le associazioni di tutto il mondo nella celebrazione della ricorrenza. Il sussidio – che contiene il Messaggio del Santo Padre, la preghiera ufficiale, le indicazioni pastorali, un sussidio liturgico e il logo della Giornata – offre strumenti e suggerimenti per mettere in pratica il desiderio espresso dal Papa nel Messaggio: «Questa Giornata sia dunque uno stimolo per tutti, in particolare per i più giovani, a riprendere la bella abitudine di visitare i propri nonni, gli anziani della famiglia, e anche coloro che non ricevono alcuna visita. Portate loro, con questo messaggio e la vostra presenza, la vicinanza e l’affetto del Papa. Fate in modo che le parole del profeta “Io invece non ti dimenticherò mai” prendano la forma di un tenero e affettuoso incontro».

Una celebrazione eucaristica e la visita agli anziani soli

Come di consueto, si propone che la celebrazione della Giornata si articoli attorno a due gesti fondamentali: una liturgia eucaristica dedicata agli anziani e la visita a quelli più soli della propria comunità, ai quali consegnare il Messaggio del Santo Padre insieme a un segno di vicinanza. In questa sesta edizione si sottolinea con particolare forza la dimensione della prossimità verso chi vive solo e chi non riceve visite: quando ci si recano all’interno di una struttura, si raccomanda di raggiungere anche gli anziani allettati nelle proprie stanze, perché a nessuno manchi il messaggio di consolazione che la Giornata vuole esprimere.

La facoltà di spostare la data della celebrazione

Nel sussidio si rende inoltre nota la disposizione del Santo Padre, già comunicata a tutte le conferenze episcopali: la data ordinaria della celebrazione della Giornata continua ad essere la IV domenica di luglio, in prossimità della memoria liturgica dei santi Gioacchino e Anna, nonni di Gesù; tuttavia, qualora le specifiche necessità pastorali lo suggeriscano, le conferenze episcopali hanno la facoltà di spostare la celebrazione in una data differente. In ogni diocesi, il vescovo è invitato a celebrare la Giornata nella chiesa cattedrale.

Farrell: ad ogni età siamo figli, membra vive della comunità cristiana

Il cardinale Kevin Farrell, Prefetto del Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita, infine invita gli anziani a celebrare la Giornata nella gioia di sentirsi figli amati da Dio e sottolinea che “riscoprirsi figli ad ogni età è un richiamo per tutti gli anziani ad approfondire la propria vocazione e a sentirsi – in ogni stagione della vita – membra vive della comunità cristiana e corresponsabili della sua missione”.

Materiali da condividere per promuovere la Giornata nelle Chiese locali

Il kit pastorale è disponibile sul sito del Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita. Tutti i materiali possono essere scaricati liberamente e sono utili alla condivisione e alla promozione della Giornata in vista della celebrazione nelle parrocchie e nelle diocesi, a livello locale, nazionale o internazionale.

Il Dicastero invita inoltre le comunità a far conoscere le iniziative organizzate per l’occasione scrivendo all’indirizzo anziani[at]laityfamilylife.va o condividendole sui canali social con l’hashtag #NonnieAnziani.
(fonte: Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita 15/06/2026)

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MESSAGGIO DEL SANTO PADRE LEONE XIV
PER LA VI GIORNATA MONDIALE DEI NONNI E DEGLI ANZIANI

[Festa dei Santi Gioacchino ed Anna, 26 luglio 2026]
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Io invece non ti dimenticherò mai (Is 49,15)

Cari fratelli e sorelle,

per bocca del profeta Isaia il Signore promette che non si dimenticherà mai di nessuno di noi. Ci assicura che i nostri volti li porta disegnati sulle palme delle sue mani (cfr Is 49,16) e che il suo amore è più grande di quello di una madre per suo figlio (cfr Is 49,15). Il profeta ci lascia intravedere un dialogo intimo e serrato nel quale Dio si rivolge a ciascuno e al popolo stesso dandogli del “tu”. Anche oggi possiamo leggere queste parole riferite a ciascuno di noi, e ognuno può sentire quel “Non ti dimenticherò mai” rivolto a sé.

Sono parole che riempiono di consolazione e di fiducia. Esse sono la risposta a un angoscioso sentimento che agita il cuore: «Il Signore mi ha abbandonato, il Signore mi ha dimenticato» (Is 49,14). Quante volte nella Sacra Scrittura, in particolare nei Salmi, la preghiera nasce dallo smarrimento di chi ha l’impressione che la propria vita non rivesta interesse per nessuno e venga trascurata! La dolorosa sensazione di essere dimenticati accomuna purtroppo molte persone, e tra queste non poche sono anziane.

L’amore di Dio, che invece non dimentica nessuno, si offre come atto di giustizia e risposta all’anonimato, nel quale troppo spesso la vita umana finisce per smarrirsi. Sopra le esistenze di molti anziani, in particolare, sembra essere disteso un velo che sfuma i tratti dei volti e ammanta di oblio. È quello che accade nelle case dove regna la solitudine, e anche in quei luoghi di ricovero dove la singolarità di ogni persona rischia di essere ridotta al numero del suo letto o alla sua patologia.

La celebrazione della Giornata Mondiale dei Nonni e degli Anziani è un’opportunità per riscoprire che la Chiesa è chiamata a essere madre di tutti e che ad ogni età è sempre possibile scoprirsi figli e figlie di Dio. Questa Giornata sia dunque uno stimolo per tutti, in particolare per i più giovani, a riprendere la bella abitudine di visitare i propri nonni, gli anziani della famiglia, e anche coloro che non ricevono alcuna visita. Portate loro, con questo messaggio e la vostra presenza, la vicinanza e l’affetto del Papa. Fate in modo che le parole del profeta “Io invece non ti dimenticherò mai” prendano la forma di un tenero e affettuoso incontro. «In un’epoca che tende a velocizzare e frammentare, la carne umana continua a chiedere di essere curata e riconosciuta da mani capaci di tenerezza, da menti attente e da parole buone. La cultura digitale moltiplica le connessioni e offre nuove possibilità di incontro; tuttavia, il cuore umano conserva un bisogno irrinunciabile di prossimità» (Lett. enc. Magnifica humanitas, 239).

La Chiesa conosce la sofferenza dei suoi figli più anziani, sa bene che troppo spesso si guarda a loro con pregiudizio e li si considera un peso; è consapevole che un’economia incentrata sul profitto indebolisce i legami familiari; sa che molti anziani vengono lasciati dai figli costretti a migrare o, in alcuni casi, a combattere in guerra. Per ognuno di questi motivi, è lieta di annunciare la promessa del Signore: “Io invece non ti dimenticherò mai!”.

È dolce, ad ogni età, ma specialmente quando non si è più giovani, scoprire, come disse il Beato Giovanni Paolo I, che siamo destinatari «da parte di Dio di un amore intramontabile. Sappiamo: ha sempre gli occhi aperti su di noi, anche quando sembra ci sia notte. È papà; più ancora è madre» (Angelus, 10 settembre 1978). Anche se non viene spontaneo pensare così, la verità è che nemmeno da vecchi cessiamo di essere figli e figlie, e perciò resta valido, ogni giorno, l’invito a tornare tra le braccia di Dio, il cui amore è paterno e materno insieme.

La scoperta della tenerezza di Dio, per molti, avviene nel corso dell’esistenza, talvolta proprio nell’ultimo tratto della vita. Sempre più spesso, infatti, a differenza del passato, è possibile diventare anziani senza aver avuto una reale esperienza di fede. L’età avanzata, in questo caso, a partire dalle domande che in questa stagione della vita con più urgenza ci si pone, può divenire il tempo opportuno per iniziare o riprendere una vita spirituale. In questo nuovo cammino si può riconoscere che Dio, come dice Sant’Agostino, «è madre perché riscalda, perché nutre, perché allatta, perché custodisce» (Commento al Salmo 26, II, 18). È una consapevolezza che aiuta a non provare vergogna della fragilità che emerge e anche a comprendere che tutti, sempre, siamo bisognosi gli uni degli altri e mendicanti di attenzione e di cura. A Dio, che si fa prossimo e che impariamo a riconoscere nella sua tenerezza, possiamo ora rivolgerci con fiducia filiale nella preghiera. Non è mai troppo tardi per iniziare a rivolgersi a Lui. Può essere un grande dono per tutti.

Cari anziani e anziane, Papa Francesco parlava di voi come di un “nuovo popolo” (Catechesi, 23 febbraio 2022), in quanto il numero di persone avanti con l’età non è mai stato così alto nella storia umana. È allora quanto mai importante con voi, “nuovo popolo”, riflettere su quale possa essere la nostra vocazione quando la fragilità, compagna dell’uomo fin dalla nascita, sembra prendere il sopravvento. Mi sento di dirvi: non abbiate paura della fragilità! Proprio questa debolezza cela in sé una nuova potenzialità che illumina anche le altre età della vita. Infatti, quando è accettata e riconosciuta, la fragilità «apre il cuore al sostegno vicendevole e all’invocazione di Colui che può donare ciò che nessun potere umano è in grado di garantire: la riconciliazione profonda dei cuori e con essa la pace vera» (Incontro con la comunità algerina, Basilica di Nostra Signora d’Africa, Algeri, 13 aprile 2026).

È così che possiamo vivere da cristiani il tempo della vecchiaia: “fragili” ma allo stesso tempo “chiamati”. Un uomo e una donna possono, infatti, rinascere da vecchi (cfr. Gv 3,4- 6) ed esclamare, con il profeta: «Nella conversione e nella calma sta la nostra salvezza, nell'abbandono confidente sta la nostra forza» (Is 30,15). Una forza che può diventare invito a non ricorrere alle vie dell’arroganza e della potenza per garantire la convivenza umana, ma alle vie della riconciliazione e della pace vera. In questo tempo, segnato in maniera così dura dalla violenza bellica e sociale, molti si interrogano su come sarà il mondo nel quale cresceranno i propri nipoti. Vi esorto, carissimi, ad unirvi a me nel pregare con insistenza perché giunga presto la pace nel mondo intero.

Sorelle e fratelli anziani, vi ringrazio perché mi sostenete ogni giorno con le vostre preghiere, specialmente quando recitate il santo Rosario. Ricambio di cuore e vi lascio questo augurio: il Signore ci rinnovi sempre nella fede, nella speranza e nella carità, Lui che mai si dimentica di noi!

Dal Vaticano, 15 giugno 2026

LEONE PP. XIV


martedì 10 febbraio 2026

«Io invece non ti dimenticherò mai»


Il tema scelto da Papa Leone XIV per la VI Giornata mondiale dei nonni e degli anziani

«Io invece
non ti dimenticherò mai»


«Io invece non ti dimenticherò mai» (Is 49, 15). Sottolinea come l’amore di Dio per ogni persona non venga mai meno neanche nella fragilità della vecchiaia, il tema scelto da Leone XIV per la VI Giornata mondiale dei Nonni e degli Anziani, che quest’anno si celebra domenica 26 luglio, nella festa dei santi Gioacchino ed Anna. Lo ha reso noto stamane un comunicato stampa del Dicastero per i Laici, la famiglia e la vita, in cui si specifica che le parole volute del Pontefice, tratte dal libro del profeta Isaia, si pongono come «un messaggio di consolazione e di speranza per tutti i nonni e gli anziani, specialmente per coloro che vivono nella solitudine o si sentono dimenticati»; allo stesso tempo, il versetto «è un richiamo per le famiglie e le comunità ecclesiali a non dimenticarli, riconoscendo in loro una presenza preziosa e una benedizione».

La Giornata, istituita da Papa Francesco nel 2021, si celebra ogni IV domenica di luglio e si presenta come «un’occasione per far giungere agli anziani la vicinanza della Chiesa e per valorizzare il loro contributo nelle famiglie e nelle comunità».

Quest’anno la data coincide con la festa dei nonni di Gesù, Gioacchino e Anna, e l’invito del Papa è a celebrare la ricorrenza con una liturgia eucaristica nella chiesa cattedrale di ogni diocesi. Il Dicastero promotore metterà a disposizione specifici strumenti pastorali per consentire a Chiese particolari, realtà associative e comunità ecclesiali di tutto il mondo di trovare le modalità più adatte per valorizzare l’evento nel proprio contesto locale.
(fonte: L'Osservatore Romano 10 febbraio 2026)




giovedì 10 luglio 2025

Leone XIV "Beato chi non ha perduto la sua speranza" Messaggio per la V Giornata mondiale dei nonni e degli anziani 27 luglio 2025 (articoli e testo integrale)


Il messaggio di Leone XIV per la prossima Giornata mondiale dei nonni e degli anziani

Beato chi non ha perduto
la sua speranza


«Un cambio di passo, che testimoni un’assunzione di responsabilità da parte di tutta la Chiesa» verso la terza età. «Ogni parrocchia, ogni associazione, ogni gruppo ecclesiale è chiamato a diventare protagonista della “rivoluzione” della gratitudine e della cura, da realizzare facendo visita frequentemente agli anziani, creando per loro e con loro reti di sostegno e di preghiera, intessendo relazioni che possano donare speranza e dignità a chi si sente dimenticato». Lo chiede Leone XIV nel suo primo messaggio per la Giornata mondiale dei nonni e degli anziani, di cui domenica 27 luglio sarà celebrata la quinta edizione. 

Diffuso oggi il messaggio che ha per tema «Beato chi non ha perduto la sua speranza (Sir 14,2)»: lo aveva scelto il predecessore Francesco, inserendolo nel contesto dell’Anno Santo 2025, e Papa Prevost esorta in proposito «guardando alle persone anziane in questa prospettiva giubilare... a vivere con loro una liberazione, soprattutto dalla solitudine e dall’abbandono. Questo anno è il momento propizio per realizzarla», spiega, aggiungendo l’invito ad «abbattere i muri dell’indifferenza, nella quale gli anziani sono spesso rinchiusi. Le nostre società... si stanno abituando troppo spesso a lasciare che una parte così importante e ricca della loro compagine» — visto «che il numero di quelli che sono avanti negli anni» è «oggi in aumento» — «venga tenuta ai margini e dimenticata». In proposito il Pontefice rende noto che per «quanti non potranno venire a Roma in pellegrinaggio» sarà possibile «conseguire l’Indulgenza giubilare» recandosi in visita «agli anziani in solitudine».
(fonte: L'Osservatore Romano 10/07/2025)

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Messaggio del Papa per la V Giornata mondiale dei nonni e degli anziani 
che sarà celebrata il 27 luglio

Beato chi non ha perduto la sua speranza


Indulgenza giubilare per quanti non potranno venire in pellegrinaggio a Roma ma si recheranno a visitare persone anziane in solitudine

«Beato chi non ha perduto la sua speranza». Prende spunto dal libro biblico del Siracide (cfr 14, 2) il messaggio di Leone XIV per la quinta Giornata mondiale dei nonni e degli anziani che si celebra nella quarta domenica di luglio, quest’anno il 27. Diffuso oggi, giovedì 10, il testo pontificio richiede «un’assunzione di responsabilità da parte di tutta la Chiesa. Ogni parrocchia, ogni associazione, ogni gruppo ecclesiale — scrive il Papa — è chiamato a diventare protagonista della “rivoluzione” della gratitudine e della cura, da realizzare facendo visita frequentemente agli anziani, creando per loro e con loro reti di sostegno e di preghiera, intessendo relazioni che possano donare speranza e dignità a chi si sente dimenticato».
(fonte: L'Osservatore Romano 10/07/2025)

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MESSAGGIO DEL SANTO PADRE LEONE XIV
PER LA V GIORNATA MONDIALE DEI NONNI E DEGLI ANZIANI

[27 luglio 2025]

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Beato chi non ha perduto la sua speranza (cfr Sir 14,2)

Cari fratelli e sorelle,

il Giubileo che stiamo vivendo ci aiuta a scoprire che la speranza è fonte di gioia sempre, ad ogni età. Quando, poi, essa è temprata dal fuoco di una lunga esistenza, diventa fonte di una beatitudine piena.

La Sacra Scrittura presenta diversi casi di uomini e donne già avanti negli anni, che il Signore coinvolge nei suoi disegni di salvezza. Pensiamo ad Abramo e Sara: ormai anziani, restano increduli davanti alla parola di Dio, che promette loro un figlio. L’impossibilità di generare sembrava aver chiuso il loro sguardo di speranza sul futuro.

Non diversa è la reazione di Zaccaria all’annuncio della nascita di Giovanni il Battista: «Come potrò mai conoscere questo? Io sono vecchio e mia moglie è avanti negli anni» (Lc 1,18). Vecchiaia, sterilità, declino sembrano spegnere le speranze di vita e di fecondità di tutti questi uomini e donne. E anche la domanda che Nicodemo pone a Gesù, quando il Maestro gli parla di una “nuova nascita”, sembra puramente retorica: «Come può nascere un uomo quando è vecchio? Può forse entrare una seconda volta nel grembo di sua madre e rinascere?» (Gv 3,4). Eppure ogni volta, davanti a una risposta apparentemente scontata, il Signore sorprende i suoi interlocutori con un intervento di salvezza.

Gli anziani, segni di speranza

Nella Bibbia, Dio più volte mostra la sua provvidenza rivolgendosi a persone avanti negli anni. Così avviene, oltre che per Abramo, Sara, Zaccaria ed Elisabetta, pure per Mosè, chiamato a liberare il suo popolo quando aveva ben ottant’anni (cfr Es 7,7). Con queste scelte, ci insegna che ai suoi occhi la vecchiaia è un tempo di benedizione e di grazia e che gli anziani, per Lui, sono i primi testimoni di speranza. «Cos’è mai questo tempo della vecchiaia? – si domanda al riguardo Sant’Agostino – Ti risponde qui Dio: “Oh, venga meno per davvero la tua forza, affinché in te resti la forza mia e tu possa dire con l’Apostolo: Quando sono debole, allora sono forte”» (Super Ps. 70, 11). Il fatto che il numero di quelli che sono avanti negli anni sia oggi in aumento diventa allora per noi un segno dei tempi che siamo chiamati a discernere, per leggere bene la storia che viviamo.

La vita della Chiesa e del mondo, infatti, si comprende solo nel susseguirsi delle generazioni, e abbracciare un anziano ci aiuta a capire che la storia non si esaurisce nel presente, né si consuma tra incontri veloci e relazioni frammentarie, ma si snoda verso il futuro. Nel libro della Genesi troviamo il commovente episodio della benedizione data da Giacobbe, ormai vecchio, ai suoi nipoti, i figli di Giuseppe: le sue parole li spronano a guardare con speranza al futuro, come al tempo delle promesse di Dio (cfr Gen 48,8-20). Se dunque è vero che la fragilità degli anziani necessita del vigore dei giovani, è altrettanto vero che l’inesperienza dei giovani ha bisogno della testimonianza degli anziani per progettare con saggezza l’avvenire. Quanto spesso i nostri nonni sono stati per noi esempio di fede e di devozione, di virtù civiche e impegno sociale, di memoria e di perseveranza nelle prove! Questa bella eredità, che ci hanno consegnato con speranza e amore, non sarà mai abbastanza, per noi, motivo di gratitudine e di coerenza.

Segni di speranza per gli anziani

Il Giubileo, fin dalle sue origini bibliche, ha rappresentato un tempo di liberazione: gli schiavi venivano affrancati, i debiti condonati, le terre restituite ai proprietari originari. Era un momento di restaurazione dell’ordine sociale voluto da Dio, in cui si sanavano le disuguaglianze e le oppressioni accumulate negli anni. Gesù rinnova questi eventi di liberazione quando, nella sinagoga di Nazaret, proclama il lieto annuncio ai poveri, la vista dei ciechi, la liberazione dei prigionieri e il ritorno alla libertà per gli oppressi (cfr Lc 4,16-21).

Guardando alle persone anziane in questa prospettiva giubilare, anche noi siamo chiamati a vivere con loro una liberazione, soprattutto dalla solitudine e dall’abbandono. Questo anno è il momento propizio per realizzarla: la fedeltà di Dio alle sue promesse ci insegna che c’è una beatitudine nella vecchiaia, una gioia autenticamente evangelica, che ci chiede di abbattere i muri dell’indifferenza, nella quale gli anziani sono spesso rinchiusi. Le nostre società, ad ogni latitudine, si stanno abituando troppo spesso a lasciare che una parte così importante e ricca della loro compagine venga tenuta ai margini e dimenticata.

Davanti a questa situazione, è necessario un cambio di passo, che testimoni un’assunzione di responsabilità da parte di tutta la Chiesa. Ogni parrocchia, ogni associazione, ogni gruppo ecclesiale è chiamato a diventare protagonista della “rivoluzione” della gratitudine e della cura, da realizzare facendo visita frequentemente agli anziani, creando per loro e con loro reti di sostegno e di preghiera, intessendo relazioni che possano donare speranza e dignità a chi si sente dimenticato. La speranza cristiana ci spinge sempre a osare di più, a pensare in grande, a non accontentarci dello status quo. Nella fattispecie, a lavorare per un cambiamento che restituisca agli anziani stima e affetto.

Per questo, Papa Francesco ha voluto che la Giornata Mondiale dei Nonni e degli Anziani si celebrasse anzitutto incontrando chi è solo. E per la medesima ragione, si è deciso che quanti non potranno venire a Roma, quest’anno, in pellegrinaggio, possano «conseguire l’Indulgenza giubilare se si recheranno a rendere visita per un congruo tempo agli anziani in solitudine, […] quasi compiendo un pellegrinaggio verso Cristo presente in loro (cfr Mt 25, 34-36)» (Penitenzieria Apostolica, Norme sulla Concessione dell’Indulgenza Giubilare, III). Visitare un anziano è un modo per incontrare Gesù, che ci libera dall’indifferenza e dalla solitudine.

Da anziani si può sperare

Il libro del Siracide afferma che la beatitudine è di coloro che non hanno perso la propria speranza (cfr 14,2), lasciando intendere che nella nostra vita – specie se lunga – possono esserci tanti motivi per volgersi con lo sguardo indietro, piuttosto che al futuro. Eppure, come scrisse Papa Francesco durante il suo ultimo ricovero in ospedale, «il nostro fisico è debole ma, anche così, niente può impedirci di amare, di pregare, di donare noi stessi, di essere l’uno per l’altro, nella fede, segni luminosi di speranza» (Angelus, 16 marzo 2025). Abbiamo una libertà che nessuna difficoltà può toglierci: quella di amare e di pregare. Tutti, sempre, possiamo amare e pregare.

Il bene che vogliamo ai nostri cari – al coniuge col quale abbiamo passato gran parte della vita, ai figli, ai nipoti che rallegrano le nostre giornate – non si spegne quando le forze svaniscono. Anzi, spesso è proprio il loro affetto a risvegliare le nostre energie, portandoci speranza e conforto.

Questi segni di vitalità dell’amore, che hanno la loro radice in Dio stesso, ci danno coraggio e ci ricordano che «se anche il nostro uomo esteriore si va disfacendo, quello interiore invece si rinnova di giorno in giorno» (2Cor 4,16). Soprattutto da anziani, dunque, perseveriamo fiduciosi nel Signore. Lasciamoci rinnovare ogni giorno dall’incontro con Lui, nella preghiera e nella santa Messa. Trasmettiamo con amore la fede che abbiamo vissuto per tanti anni, in famiglia e negli incontri quotidiani: lodiamo sempre Dio per la sua benevolenza, coltiviamo l’unità con i nostri cari, allarghiamo il nostro cuore a chi è più lontano e, in particolare, a chi vive nel bisogno. Saremo segni di speranza, ad ogni età.

Dal Vaticano, 26 giugno 2025

LEONE PP. XIV




domenica 15 settembre 2024

VIAGGIO APOSTOLICO DI PAPA FRANCESCO IN ASIA E OCEANIA (2-13 settembre 2024) - Si conclude il viaggio di Papa Francesco con gli incontri con anziani e malati - giovani e leader religiosi (cronaca, testi, foto e video)

VIAGGIO APOSTOLICO DI SUA SANTITÀ FRANCESCO
IN INDONESIA, PAPUA NUOVA GUINEA,
TIMOR-LESTE, SINGAPORE

(2-13 settembre 2024)


Venerdì, 13 settembre 2024

SINGAPORE - ROMA

9:15 VISITA AD UN GRUPPO DI ANZIANI E MALATI presso la Casa “Santa Teresa”
10:00 INCONTRO INTERRELIGIOSO CON I GIOVANI nel “Catholic Junior College”
11:20 CERIMONIA DI CONGEDO presso l’Aeroporto Internazionale di Singapore “Changi”
11:50 Partenza in aereo dall'Aeroporto Internazionale di Singapore “Changi” per Roma

18:25 Arrivo all'Aeroporto Internazionale di Roma/Fiumicino


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Il Papa saluta anziani e malati di Singapore:
pregate per la Chiesa e l’umanità

Francesco in visita nella Saint Theresa’s Home, da 90 anni struttura di cura e accoglienza alla periferia della città, per salutare operatori e ospiti, tra cui l’arcivescovo emerito di Singapore Nicholas Chia Yeo Joo, alcuni anziani ultra centenari o affetti da gravi malattie. Il Pontefice ha assicurato la sua preghiera e il perdono e ha chiesto a tutti di pregare: “Grazie per la vostra pazienza”


Non ha voluto lasciare Singapore, Papa Francesco, prima di dare lui per primo un saluto e un abbraccio a malati e anziani a cui ha assicurato le sue preghiere, la sua vicinanza, il perdono dei peccati e ai quali ha chiesto pure di pregare per la Chiesa e l’umanità, perché “la preghiera vostra è molto importante”.

Luogo di cura e accoglienza

Sono quelle persone che ormai si avviano verso il tramonto della vita ma che, come ha ripetuto il Pontefice tante volte in questi giorni del 45.mo viaggio apostolico, sono la saggezza, la memoria, un tesoro da custodire e che meritano, quindi, rispetto e dignità, non emarginazione. Intorno alle 9.30 il Papa si è recato nella St. Theresa’s Home, casa di riposo istituita 90 anni fa dalle Piccole Sorelle dei Poveri nella periferia della “Città del Leone” e guidata dall’agenzia no-profit Catholic Welfare Services (CWS). Un luogo soprattutto di cura e accoglienza. Attualmente ospita 200 persone, residenti permanentemente, come i centenari Goh, Vincent, Low Joo, Bertha e l’irresistibile Khung Seok, 105 anni, che ha accolto il Papa con un ampio sorriso e in mano le bandierine della Città del Vaticano e di Singapore.

La visita, prima dell’incontro interreligioso con i giovani nel Catholic Junior College e la partenza per Roma, è durata meno di mezz’ora con il Papa che ha girato lungo tutto il quadrato del patio dove si affacciano le stanze di otto posti con i letti reclinabili, divisi dalle tende, e accanto tutto l’occorrente per garantire le cure ai diversi ospiti.

Papa Francesco n visita nella Saint Theresa’s Home

L’abbraccio del Papa

Sono uomini e donne affetti da demenza senile, ritardi, Alzheimer, Parkinson o dalle conseguenze di un ictus. O che, a causa dell’età avanzata, mostrano segni di debolezza e non riescono a ricevere il necessario supporto dalle famiglie. Questa mattina erano tutti disposti fuori dalle loro stanze, sulle sedie a rotelle dove era attaccata una targhetta con il loro nome. File e file di sorrisi sdentati, di sguardi vacui, di bocche aperte o serrate, di tubicini nel naso, di teste reclinate e piedi nudi o gambe in posizioni innaturali. Francesco ha posato il suo sguardo su ognuno, salutandoli e salutando pure gli operatori al loro fianco. Poi si è fermato nella cappellina al centro del patio, accanto alla clinica dentale: lì lo attendevano l’arcivescovo emerito di Singapore, Nicholas Chia Yeo Joo, 86 anni, una religiosa, un francescano e tre sacerdoti in sedia a rotelle.

L'incontro con i malati e gli anziani

Il saluto al missionario padre Anthony

Tra loro c'era padre Anthony Hutjes, missionario tedesco della Congregazione dei Sacri Cuori di Gesù e Maria ormai in pensione, da circa quarant’anni a Singapore dove è stato anche parroco della Blessed Sacrament Church. Figura nota a Singapore perché autore di una decina di libri su fede, matrimonio e vita familiare, father Antony ha consegnato al Papa un pacco con dentro i suoi libri, dicendosi– in inglese – contento di “poter trascorrere un po’ di tempo insieme”. Francesco gli ha stretto le mani e lo ha ringraziato per il regalo e ha risposto con una battuta dopo che il sacerdote riferiva del suo corpo cagionevole: “E la testa come va?”. “Bene!”.

“Pregare per la Chiesa e l’umanità”

Da lì il trasferimento nella chiesetta di Casa Santa Teresa con il saluto del direttore che ha indicato la struttura come un “luogo di speranza” e, illustrando rapidamente il lavoro svolto ogni giorno per anziani e malati, ha chiesto a Papa Francesco di “benedire la residenza”: “Ne abbiamo bisogno”.

A braccio Jorge Mario Bergoglio ha condiviso alcune parole con i presenti: diverse file di carrozzine con anziani provenienti pure da altre case di ricovero gestite dal CWS come la Saint Joseph’s Home e la Villa Francis Home, che gridavano “W Papa, W Papa”. Lo stesso facevano gli operatori della Casa all’esterno, disposti sui gradoni della cappella o sulle balconate. “Io saluto tutti voi che siete qui e vi chiedo di pregare per me, io prego per voi. Anche vi chiedo di pregare per la Chiesa e per l’umanità. La preghiera vostra è molto importante davanti a Dio”, ha detto Papa Francesco.

Il perdono del Signore

“Dio è contento di sentire la preghiera vostra. Grazie tante della vostra pazienza e della vostra preghiera”, ha aggiunto il Pontefice prima di dare la sua benedizione. Infine guardando il gruppo davanti ai suoi occhi, persone a cui resta poco tempo da vivere, ha voluto aggiungere un altro passaggio sempre a braccio: “Adesso con questa benedizione il Signore si manifesta vicino a voi. Il Signore perdona tutto sempre e io manifesto nel nome del Signore il perdono a tutti voi”.

L’incontro si è concluso con un’Ave Maria, il passaggio del Papa nel corridoio centrale con un saluto ai presenti e una foto di gruppo davanti alla facciata verde acqua e arancione con una statua della Madonna, insieme a chi lavora o è ospite nella Casa Santa Teresa. Francesco ha regalato una targa per il “Catholic Hub”, ovvero lo spazio in cui verrà riqualificata la Saint Theresa’s Home che, invece, si trasferirà in una struttura di assistenza più grande chiamata Saint Theresa’s Village. Il “Catholic Hub” ospiterà le principali organizzazioni dell’arcidiocesi di Singapore, un centro congressi e per ritiri, una casa per il clero anziano.

Papa Francesco nella casa di riposo istituita 90 anni fa dalle Piccole Sorelle dei Poveri

Applausi e cori

Applausi e di nuovo cori hanno accompagnato il passaggio dell’utilitaria bianca verso il cancello. In sottofondo, solo la voce tonante di Vincent che, in un italiano dal forte accento inglese, ha gridato: “Ciao Ciao Papa, arrivederci”, suscitando le risate e gli applausi di tutti.
(fonte: Vatican News, articolo di Salvatore Cernuzio 13/09/2024)

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Foto e video

 






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Il Papa ai giovani di Singapore:
siate coraggiosi, uscite dalle comfort zone

Francesco, come ultimo appuntamento del viaggio apostolico in Asia e Oceania, incontra i ragazzi di diverse fedi al Catholic Junior College. Chi sceglie di vivere in un modo confortevole è “un giovane che ingrassa la mente”. L’invito poi ad andare sempre avanti nell'incontro perché “ogni dittatura nella storia, la prima cosa che fa è tagliare il dialogo”


Francesco saluta Singapore e chiude il 45mo viaggio apostolico che lo ha portato in quattro Paesi dell’Asia e dell’Oceania, con un dialogo con i giovani riuniti al Catholic Junior College per l’incontro interreligioso. Un appuntamento atteso dai ragazzi che danno il benvenuto al Papa con applausi, canti e una danza eseguita da giovani con disabilità, un calore e un’accoglienza che fa lasciare il discorso previsto al Pontefice che sceglie di rispondere a braccio ai tre ragazzi un giovane indù, una giovane sikh e una giovane cattolica, che gli presentano testimonianze e domande, alla presenza anche di una decina di leader religiosi.

Il Papa con i ragazzi durante l'incontro

Critici da salotto e comfort zone

Raaj, Preet e Nicole parlano dei critici da salotto, chiedono come si possa uscire dalla zona di comfort, come si possa promuovere tra i giovani il dialogo interreligioso, come si possa superare la paura del giudizio, come si possano sfruttare le opportunità dell’intelligenza artificiale gestendo i rischi che questa comporta. Parole che toccano Francesco che parla guardando negli occhi i ragazzi seduti sul palco accanto a lui.

I giovani sono coraggiosi, dice, perché vanno verso la verità, perché camminano, perché sono creativi, ma la gioventù, avverte, deve stare attenta a non cadere nelle ‘critiche da salotto’. La critica, spiega, deve essere costruttiva, altrimenti, al contrario, diviene distruttiva, non percorre una strada nuova. Ci vuole il coraggio di criticare e quello di lasciarsi criticare dagli altri, e “questo è il dialogo sincero tra i giovani”

I giovani devono avere il coraggio di costruire di andare avanti, di uscire dalle zone confortevoli un giovane che sceglie di vivere sempre la sua vita in un modo confortevole è un giovane che ingrassa... ma non ingrassa la pancia, ingrassa la mente. Per questo io dico ai giovani rischiate, uscite, non avete paura, la paura è un atteggiamento dittatoriale, che ti paralizza.

I leader religiosi presenti all'incontro

Riconoscere gli errori

Ciò che è importante, prosegue Francesco, è rendersi conto, quando accade, di aver sbagliato, di aver fatto errori nel proprio cammino. La conseguente domanda di Francesco suscita la risposta di tutti i giovani: cosa è peggio, chiede, “sbagliare perché faccio un cammino o non sbagliare perché rimango chiuso a casa?”

Un giovane che non rischia che ha paura di sbagliare è un vecchio, capito?

I media non rendano schiavi

Francesco affronta un argomento a lui molto caro, sollevato dalle parole dei ragazzi, l’utilizzo dei media. Il Papa fa il ritratto di chi non li usa, che è un ragazzo “chiuso”, è invece “disperso” il giovane che ne è schiavo.

Tutti i giovani devono usare i media ma usare i media perché ci aiutino ad andare avanti non perché ci rendano schiavi, siete d’accordo o no?

Tutte le religioni portano a Dio

Francesco continua nel suo interrogare i giovani, ne loda la capacità di portare avanti il dialogo interreligioso, indica, incalzato dai ragazzi, che “tutte le religioni sono un cammino per arrivare a Dio”, che nessuna è più importante di un’altra.

Sono come diverse lingue, diversi idiomi, per arrivare lì. Ma Dio è Dio per tutti. E come Dio è Dio per tutti, noi siamo tutti figli di Dio.

L'incontro del Papa con i giovani

Il dialogo contro il bullismo

L’età giovanile è quella del coraggio, che assieme al rispetto è necessario per il dialogo al quale Francesco riconosce, come già fatto in passato, un ruolo fondamentale per affrontare il grave fenomeno del bullismo che, verbale o fisico che sia, resta un’aggressione, ma perpetrata da chi è più debole, spiega il Papa, che fa un esempio doloroso, quello del bullismo contro bambini con disabilità.

Come noi abbiamo le proprie disabilità dobbiamo rispettare le disabilità degli altri, questo è importante perché dico questo? Perché superare queste cose aiuta a quello che voi fate, il dialogo interreligioso, perché il dialogo interreligioso si costruisce con il rispetto degli altri, e questo è molto importante.

Le dittature tagliano il dialogo

Francesco si congeda invitando i giovani a seguire le parole di Raaj, a “fare tutto il possibile per mantenere un atteggiamento coraggioso e promuovere uno spazio in cui i giovani possono entrare e dialogare” perché il “vostro è un dialogo che fa cammino, fa strada”.

E se voi dialogate da giovani, dialogherete più da grandi, da adulti, dialogherete come cittadini, come politici. E vorrei dirvi una cosa storica: ogni dittatura nella storia, la prima cosa che fa è tagliare il dialogo.

Ai giovani di Singapore, “coraggiosi quasi sfacciati”, Francesco augura di andare avanti, “con un’illusione” e non di andare indietro

Rischiate! Al contrario cresce la pancia! God bless you and pray for me, I do for you. E adesso in silenzio facciamo una cosa, preghiamo gli uni per gli altri, in silenzio. Che Dio benedica tutti noi. E quando passa un po’ di tempo che voi già non sarete giovani, sarete grandi e anche sarete nonni, insegnate tutte queste cose ai bambini.
(fonte: Vatican News, articolo di Francesca Sabatinelli 13/09/2024)

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Foto e video













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Concluso il viaggio di Papa Francesco in Asia e Oceania

Il Pontefice è sul volo di rientro in Vaticano dopo 12 giorni di visita in Indonesia, Papua Nuova Guinea, Timor-Leste e Singapore. Previsto nel pomeriggio l’arrivo all’aeroporto di Roma Fiumicino


Il decollo del volo della Singapore Airlines alle ore 6.25 ora italiana, le 12.25 locali, segna la fine del 45.mo viaggio apostolico di Papa Francesco, il più lungo dall’inizio del suo Pontificato. Al Singapore Changi Airport, Francesco è stato accolto dal Ministro della Cultura, della Comunità̀ e della Gioventù̀ nella Sala “Dendrobium” dello scalo dove si è intrattenuto per un breve colloquio prima di imbarcarsi per il volo della durata di oltre 12 ore. Prima di entrare nell’aereo tante persone lo hanno salutato, alcuni gli hanno chiesto un selfie e altri gli hanno fatto dono di un libro. Come di consueto, nel corso del viaggio, risponderà alle domande dei giornalisti presenti sul volo.

Papa Francesco prima di salire sul volo per Roma

Il viaggio più lungo

L’ultimo appuntamento della sua giornata a Singapore è stato l’incontro interreligioso con i giovani nel Catholic Junior College. Da lì il trasferimento allo scalo della città-stato per il rientro in Vaticano. Dal 2 al 13 settembre Francesco ha visitato 4 Paesi: Indonesia, Papua Nuova Guinea, Timor-Leste e Singapore, pronunciando 12 discorsi e 4 omelie, spostandosi con 7 voli aerei.

Telegrammi di sorvolo

“Profondo senso di gratitudine” è stato espresso dal Papa nel telegramma inviato al presidente della Repubblica di Singapore Tharman Shanmugaratnam, “per la calorosa accoglienza e la generosa ospitalità”. Francesco assicura le sue preghiere per la pace, l’unità e il benessere della nazione. Benedizioni e preghiere anche nel telegramma di sorvolo indirizzato ai sovrani della Malesia; auguri e doni di pace e benessere per la Thailandia nel testo inviato al re Maha Vajiralongkorn Rama X. Abbondati doni sull’India sono invocati dal Papa nel telegramma al presidente della Repubblica Droupadi Murmu, preghiere anche per il popolo pakistano nel saluto al presidente della Repubblica Islamica del Pakistan Asif Ali Zardari.

Doni di pace e benedizioni

Al suo omologo del Tagikistan, Emomali Rahmon, il Papa offre le sue preghiere affinché “la nazione sia graziata dal benessere e dalla pace”; benedizione divine per l’Uzbekistan sono invocate nel telegramma al presidente Shavkat Mirziyoyev, stesso augurio Francesco lo indirizza a Sedar Berdimuhamedov, presidente del Turkmenistan. Preghiere di unità e concordia per l’Azerbaigian nel telegramma al presidente della Repubblica Ilham Aliyev, preghiere e benedizioni sul popolo della Georgia nel testo inviato al presidente Salome Zourabichvili. “Prego che la nazione sia benedetta con i doni di pace e benessere”: scrive il Papa nel telegramma al presidente della Turchia Recep Tayyip Erdogan. Abbondanza di benedizioni per la Grecia le assicura Francesco nel testo indirizzato a Katerina Sakellaropoulou, presidente della Repubblica ellenica. Infine nel telegramma al capo di stato albanese Bajram Begaj, il Papa invia benedizioni di armonia e gioia.

“Popoli riconciliati”

Al presidente della Repubblica Italiana Sergio Mattarella, il Papa rivolge un affettuoso pensiero unito alla preghiera per il bene e il progresso del Paese. Nel telegramma esprime la sua gioia per aver incontrato “comunità cristiane radicate in una profonda fede, colme di fervore e di generosa dedizione al Vangelo”. Apprezzamento poi per la testimonianza di “popoli riconciliati e ancorati a salde tradizioni spirituali”. “Sono grato a Dio – scrive Francesco – per l’esperienza ecclesiale ed interreligiosa vissuta”.


(fonte: Vatican News, articolo di Benedetta Capelli 13/09/2024)

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Vedi anche il post precedente:

sabato 15 giugno 2024

15 giugno Giornata Mondiale contro gli abusi sugli anziani - Un anziano su tre è vittima di abuso: un vademecum per capire i segnali di allarme


15 giugno Giornata Mondiale contro gli abusi sugli anziani

Un anziano su tre è vittima di abuso:
un vademecum per capire i segnali di allarme

Angherie, negligenza, maltrattamenti fisici e psicologici, abusi nelle Rsa, sono riferiti dal 30% degli anziani fragili, per arrivare a circa due terzi nelle Rsa e nelle case di riposo. In questo scenario la Società italiana di Gerontologia e geriatria (Sigg) promuove un vademecum in cui si indicano i campanelli di allarme per intercettare i segnali di maltrattamento


Angherie, negligenza, maltrattamenti fisici e psicologici, abusi nelle RSA, sono riferiti dal 30% degli anziani fragili, per arrivare a circa due terzi nelle RSA e nelle case di riposo. Tra le mura domestiche le situazioni di abuso sono poco rilevabili, ma nella maggior parte dei casi avvengono purtroppo per mani di caregiver e di famigliari, da aiutare e non abbandonare, pur senza giustificare le violenze.

In questo scenario la Società italiana di Gerontologia e geriatria (Sigg) in occasione della Giornata Mondiale contro gli abusi che ricorre il 15 giugno, promuove un vademecum in cui si indicano i campanelli di allarme per intercettare e riconoscere i segnali di violenza e maltrattamento.

"Tra i segnali che possono far sospettare un problema di abuso, in generale, ricorrono scarsa igiene o un odore sgradevole, abiti sporchi, malnutrizione e disidratazione non correlate a una patologia- dichiara Andrea Ungar, presidente Sigg- Tra i campanelli di allarme che potrebbero indicare che un anziano è vittima di violenza fisica, i più diffusi sono lesioni, come graffi o tagli localizzati prevalentemente su testa e viso, compresi occhi, orecchi, area dentale, collo e arti superiori. Ma anche cadute e fratture con cause indeterminate o ustioni e lividi in luoghi e di tipo insolito. Mostrare, invece, comportamenti caratterizzati da paura di rappresaglie, vergogna, rassegnazione, riluttanza a parlare apertamente possono essere indicativi di abuso psicologico ed emotivo".

Ma se chi assiste gli anziani è frustrato e stressato dall'onere assistenziale, il carico delle cure quotidiane finisce spesso per favorire l'esaurimento fisico ed emotivo, un nemico a volte invisibile che induce a trascuratezza e ad azioni di abuso psicologico, fisico e finanziario.

"L'assistenza di un anziano, specie con deterioramento cognitivo, impegna il famigliare sia sul piano pratico ed organizzativo che su quello emotivo, portando spesso a un 'cortocircuito' relazionale che si ripercuote sulla vita dell'anziano con comportamenti abusivi del caregiver che percepisce l'onere assistenziale come un impegno schiacciante e complesso e che determina spesso atteggiamenti disfunzionali- aggiunge Anna Castaldo, coordinatrice del gruppo di studio Sigg sulla prevenzione del maltrattamento agli anziani- Ed è proprio lo stress derivante dal carico assistenziale a causare una riduzione della qualità delle cure e, nel peggiore dei casi, situazioni di abuso che esplodono soprattutto nel difficile periodo estivo. I comportamenti dei caregiver che suggerisco abusi sono, ad esempio, non lasciar parlare l'anziano, trattarlo come un bambino e fornire spiegazioni poco plausibili per le lesioni- prosegue- Circa due terzi degli episodi di abuso avvengono nelle RSA e nelle case di riposo. Tra i maltrattamenti istituzionali più ricorrenti ad opera del personale assistenziale ci sono: mancanza di rispetto per la dignità e la privacy dell'anziano, utilizzo di mezzi di contenzione inappropriati e nessuna flessibilità negli orari di messa a letto e di alzata, uso improprio di farmaci, mancata fornitura di occhiali, apparecchi acustici o protesi dentali, non fornire cibo e bevande adeguati o mancata assistenza nel mangiare".

Contro i maltrattamenti la Sigg invita a offrire gentilezza come risposta alle violenze verso gli anziani più fragili. "Il semplice atto di essere gentili con le persone anziane deve essere considerato parte del servizio di cura- sottolineano Ungar e Castaldo- Mostrare gentilezza ispira gentilezza e aiuta a diffonderla per combattere i conflitti e prevenire gli abusi. La neuroscienza- precisa Ungar- indica che vedere qualcuno mostrare emozioni positive attiva automaticamente le stesse aree del cervello. Essere gentile con una persona anziana significa avere un atteggiamento di rispetto, accoglienza e disponibilità. Una persona fragile incapace di badare a se stessa a causa di una malattia o una disabilità fisica, ha bisogno innanzitutto di essere ascoltata attentamente e non interrotta. È importante anche mantenere un contatto fisico e visivo con la persona anziana e condividere momenti di relax. Sulle persone anziane la gentilezza può avere un forte impatto anche terapeutico per il mantenimento della salute e del benessere non solo mentale ma anche fisico. Attivando la produzione di ossitocina, l'ormone della felicità che allontana lo stress, la gentilezza contribuisce a proteggere la memoria, aiuta a combattere la depressione e contribuisce al calo della pressione sanguigna e del cortisolo".

Anche quest'anno il gruppo di studio della Sigg propone, in occasione della Giornata Mondiale contro il maltrattamento degli anziani, una riflessione sulla prevenzione degli abusi attraverso un webinar dedicato alla gentilezza nella relazione di cura. Durante l'evento formativo saranno presentati anche i lavori vincitori di un concorso sul tema delle cure gentili, rivolto a studenti, professionisti sanitari e sociali.
(fonte: Redattore Sociale 14/06/2024)