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giovedì 18 aprile 2019

Lettera all’asino della Domenica delle Palme di don Renato Sacco


Lettera all’asino della Domenica delle Palme
di don Renato Sacco


Carissimo asino, ma sei ancora tu? Sei quello della stalla di Betlemme e della fuga in Egitto? Ti ho visto domenica portare Gesù accolto con grande festa a Gerusalemme! Sì, lo so che i vangeli dicono che quella era un puledro su cui nessuno era mai salito; non vorrei irritare qualche tribunale ultra rigoroso su Facebook, ma a me piace pensare invece che sei ancora tu, lo stesso asino che, ormai vecchio, dopo aver accompagnato Gesù bambino in Egitto, ora lo accompagni a Gerusalemme. Gli vuoi davvero bene.

Il tuo sguardo è un po’ spento, pensieroso. Mi sembra di intuire che mentre la folla grida ‘Osanna, Osanna’ tu cerchi di sussurrare a Gesù “stai attento, che questi oggi ti osannano, ma tra qualche giorno grideranno crocifiggilo”, “La folla si lascia manipolare dai potenti”.Tu cerchi di dirglielo, ma Lui sembra non sentire. Anche se, credo, sappia bene cosa lo aspetta. Ha altri progetti, ‘cose’ che né tu né io comprendiamo. Tu hai fatto la tua parte. Gli hai anche sussurrato di stare attento... più di così!

Ma dimmi: una volta che Gesù è sceso dal tuo dorso, tu dove sei andato? Mi sembra di vederti sconsolato, allontanarti da Gerusalemme con passo stanco, in mezzo agli ulivi. Forse non vuoi sentire e vedere cosa succederà da lì a poco. Non vuoi vedere il gioco dei potenti: Pilato, Erode, Anna, Caifa… Non vuoi sentire le urla della folla che grida ‘Crocifiggilo’. Non vuoi sentire il rumore dei cavalli dei soldati che, sotto la croce, si giocano ai dadi la tunica. Non vuoi sentire le grida delle donne di Gerusalemme, o il gallo che canta, o chi rinnegherà il tuo amico. O forse ti spaventa il silenzio dei tanti che per paura, codardia, o quieto vivere restano indifferenti alla via crucis di un uomo condannato a morte. Mi sembra di vedere che ti sei fermato, vorresti quasi tornare indietro…‘se lo mandano a morire in croce almeno lo aiuto a portarla’.

Guarda caro asino, non ti nascondo la tentazione che vorrei anch’io fare come te: andarmene lontano. Non sopporto più certe parole di odio e di morte. La violenza nelle parole che si trasforma in gesti. Il razzismo che diventa quasi accettato. La leggerezza e serenità nell’augurare la morte a chiunque. Anche oggi sarebbe il caso di fare i nomi di tanti potenti che giocano sulla pelle dei più poveri, dei poveri cristi. Ci costruiscono il loro potere, ci fanno la campagna elettorale. E vai con armi, pistole, bombe, aerei da guerra. Tutto in nome della sicurezza. Rischiamo di non saper più piangere davanti ad una tragedia dove le persone, in carne ed ossa, muoiono davvero.

E la Libia? diventa un problema soprattutto per la paura dei migranti, mica per altro. E lo Yemen? Non interessa. Ma ci muoiono in tanti. Non è importante… E il Sud Sudan? Il papa che bacia i piedi ai leaders politici perché costruiscano la pace! Un gesto profetico, storico! Ma quante critiche da parte di benpensanti anche cristiani.

Non ti nascondo la sofferenza nel sentire tanti ragionamenti, violenti e razzisti, anche da parte di alcuni che frequentano la chiesa. Partecipano alla Messa e poi, sul piazzale, ti sciorinano una serie di ragionamenti da brivido. Populismo, sovranismo, fascismo, di tutto un po’. Voglio sperare che siano una piccola minoranza. Ma l’aria che si respira è pesante, rancorosa, delusa e impaurita. Manipolabile.

Sì, vorrei fuggire. Come hai fatto tu. Per non sentire quell’ “Ecce Homo” che indicava nel tuo amico Gesù il volto sofferente di ogni uomo e di ogni donna. Oggi lo ripetiamo poco Ecce Homo! Rischiamo di dare più valore alle croci artistiche di legno, o di plastica, che non ai crocifissi in carne ed ossa. Pensa che i testi della Via Crucis del venerdì santo, presieduta da papa Francesco al Colosseo, li ha scritti Suor Eugenia Bonetti, che da anni si cura delle donne vittime della tratta. E pensa che un candidato alla Presidenza della Regione dove abito, vorrebbe aprire i bordelli!

Ho capito, andarmene non è giusto.

Caro asino, non ti vedo più, sei scomparso tra gli ulivi. Un po’ mi manchi. Perché col tuo occhio grande e un po’ triste mi davi comunque la forza nel cammino. Ma forse ti sei allontanato anche per non sentire le mie parole, i miei silenzi. Per non vedere anche le mie complicità o indifferenze.

Ora arrivano giorni particolari, li chiamiamo ‘santi’. Ci aprono a un mondo totalmente nuovo, impensabile. Sono importanti e difficili da capire. In questo mi sento anch’io asino, come te.

Ci vuole un cuore nuovo, di carne.

Non so se tu avrai modo di ascoltare anche le grida di stupore di Maria di Magdala al mattino di Pasqua, o il fiatone di Pietro e dell’altro discepolo che arrivano ansimanti al sepolcro, ormai vuoto. Chissà, forse sei ormai lontano. O invece sei ancora lì, nascosto dietro a qualche ulivo secolare. Un po’ ti invidio e comunque ti ringrazio. Sono sicuro, come ti avevo già scritto, che la tua storia, da Betlemme all’Egitto, fino a Gerusalemme, ha molto più peso di tante nostre preghiere, pietosamente devote.

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lunedì 19 febbraio 2018

Dal palazzo alla tenda - Il cristianesimo in cammino - Anticipazioni dalla prefazione del libro di Andrea Riccardi «Il cristianesimo al tempo di Papa Francesco»

Dal palazzo alla tenda
Il cristianesimo in cammino

Andrea Riccardi cura un volume sulla Chiesa di Papa Bergoglio, alla vigilia del quinto anniversario dell’elezione al soglio pontificio. Anticipiamo un brano della prefazione

Gli zaini dei migranti che hanno attraversato il confine tra Messico e Stati Uniti,
esposti nel 2017 alla New School di New York

Forse non si sono colti del tutto i contorni della figura di Papa Francesco. Non si sono colte le dinamiche del suo pontificato, anche se abbondano i testi biografici sulla sua persona e vengono pubblicati tanti suoi scritti. Chi è Papa Francesco? Ancora non è facile dirlo. Com’è ovvio per un contemporaneo nel pieno della sua azione. Ma c’è un segreto in lui, pur essendo una personalità cordiale e accessibile. È il segreto di una storia tutt’altro che conclusa, ma anche di un personaggio originale dalle dimensioni complesse. La sua personalità è molto conosciuta e scandagliata, ma conserva aspetti di riservatezza. Il segreto non riguarda solo le sorprese che egli riserverà in futuro con le sue decisioni, ma anche gli approdi verso cui sta conducendo la Chiesa cattolica, quale ruolo potrà svolgere tra i cristiani e le religioni, quale opera internazionale avrà modo di condurre. (...)

Francesco non ha un modello unico di governo o di pastorale né persegue una forma perfetta di Chiesa. Più volte ha ribadito che il suo modello di figura geometrica è il poliedro e non la sfera. Questo testo sul cristianesimo al tempo di Papa Bergoglio vuole essere proprio un libro «poliedrico», con approcci differenti alla realtà cristiana del secondo decennio del XXI secolo, ma anche al Papa e al suo governo. (...)

La Chiesa è realtà complessa, che viene da una grande storia, di cui essa stessa vive. Si misura e si confronta anche con religioni (d’ispirazione cristiana o non cristiana) che hanno compiuto operazioni di profonda deculturazione, riallacciandosi solo ai testi fondativi, saltando tanta storia con operazioni dai significativi successi di consenso. Queste «nuove religioni» incalzano le Chiese storiche, come il cattolicesimo, rappresentando una vera sfida nelle meccaniche di un mondo globale fatto tutto di mercato.

Francesco, alla testa di un’antichissima istituzione storico-religiosa, ha saputo dare alla sua presenza e al suo messaggio una nota di semplicità comunicativa, in un tempo in cui le «religioni dell’emozione», tutte deculturate e tanto nel mercato, sembrano avere la meglio rispetto alle Chiese storiche. Capire Papa Francesco vuol dire comprendere anche come sia cambiata la dimensione religiosa dei nostri contemporanei, che abitano un mondo globale. Tuttavia la dimensione storica resta decisiva, non solo per capire il cattolicesimo, ma anche per considerare nella giusta luce le scelte di un Papa.

«Il cristianesimo al tempo di Papa Francesco» esce il 22 febbraio per Laterza (pagine 392, euro 22).

Jorge Bergoglio, arcivescovo argentino alle soglie della pensione e già candidato (sconfitto) al conclave del 2005 in cui fu eletto Benedetto XVI, è stato scelto non per attuare un programma dettagliato (salvo la riforma della Curia vaticana), quanto per far uscire la Chiesa dall’impasse in cui si trovava. Il Papa ha risposto a questa attesa con la sua iniziativa, risultata imprevista a vari suoi elettori o apparsa sconvolgente a una parte dei cattolici. Giustamente Agostino Giovagnoli ha così rappresentato il movimento inaugurato da Bergoglio (che non è un progetto di riforma del tipo di quello di Paolo VI): la Chiesa «è diventata sempre meno simile a uno splendido palazzo... e sempre più protesa ad assomigliare a una tenda piantata in mezzo ai popoli, che si sposta seguendone il cammino». Insomma, «dal palazzo alla tenda»: questo sembra essere l’itinerario del cattolicesimo bergogliano.

Come hanno reagito i vari segmenti della Chiesa? È una domanda la cui risposta è tanto importante quanto difficile. Quale è stato l’impatto nella vita quotidiana dei cattolici, con tutte le diverse gradazioni di rapporto con la Chiesa? E come hanno reagito le altre Chiese cristiane e i mondi religiosi? Quale l’impatto sullo scenario internazionale? Rispondere a queste domande porta a ricostruire tanti attori, soggetti e segmenti, che hanno incrociato il pontificato di Bergoglio, che vengono da lontano, ma vanno anche lontano con una loro dinamica propria. Il «poliedro» vuole suggerire anche il metodo plurale per rispondere alle tante domande aperte e ricostruire il pontificato di Francesco e il cristianesimo del suo tempo. Questo metodo plurale aiuta a conoscere di più il mondo della globalizzazione, a provare a ricostruire una storia globale, così necessaria e difficile da scrivere.

Del resto Papa Francesco è ormai una figura che si è imposta nel suo tempo, anche al di fuori dei confini della Chiesa cattolica, come un leader particolare tra i leader del mondo.

Non si tratta solamente del perimetro dei grandi leader dell’Occidente o dei Paesi storici che hanno un rapporto con la Chiesa di Roma. Con le sue visite a vari Stati, «periferici» e non cattolici, Bergoglio è divenuto un interlocutore rilevante per popoli e governi fuori dal giro tradizionale del cattolicesimo. Forse si potrebbe dire che per le sue scelte, ma anche per le dinamiche della realtà contemporanea, è il primo «Papa globale». La sua è una vicenda tutt’altro che conclusa. Resta però da chiedersi se gli anni di Papa Francesco non portino ad una configurazione nuova dell’antica Chiesa cattolica. Anche questo fa parte del segreto di Papa Bergoglio.

Il volume

Alla vigilia del quinto anniversario dell’elezione di Bergoglio al soglio pontificio (13 marzo), esce il 22 febbraio per Laterza una raccolta di saggi curata da Andrea Riccardi dal titolo Il cristianesimo al tempo di Papa Francesco (pagine 392, euro 22). Il volume ospita contributi, tra gli altri, di Massimo Franco, Walter Kasper, Pierangelo Sequeri, Marinella Perroni. La postfazione è di Agostino Giovagnoli


martedì 22 agosto 2017

Gli insulti sui social e i tagli alle ruote delle bici "sono cose spiacevoli" ma "non mi fermeranno". La risposta di don Massimo Biancalani, parroco a Pistoia, ai commenti feroci e razzisti sul suo profilo Facebook


Ricoperto di insulti razzisti ma anche circondato da messaggi di solidarietà e di sostegno a causa di un post su Facebook e di qualche fotografia che mostra alcuni giovani richiedenti asilo ospitati in parrocchia durante una giornata di relax in piscina.

È quello che è capitato a don Massimo Biancalani, parroco a Vicofaro, periferia di Pistoia, docente di religione in un liceo della città, prete «di frontiera» da anni impegnato con i migranti e nel sociale.

«E oggi… piscina!!! Loro sono la mia patria, i razzisti e i fascisti i miei nemici!», il messaggio di don Biancalani, che parafrasa don Milani nella lettera ai cappellani militari: «Se voi avete il diritto di dividere il mondo in italiani e stranieri, allora io dirò che, nel vostro senso, io non ho Patria e reclamo il diritto di dividere il mondo in diseredati e oppressi da un lato, privilegiati e oppressori dall’altro. Gli uni son la mia Patria, gli altri i miei stranieri». Sotto dieci foto dei ragazzi – giovanissimi richiedenti asilo provenienti da Senegal, Gambia, Mali, Togo, Nigeria, Ciad e Costa d’Avorio – sorridenti in piscina.

Arrivano le prime reazioni positive e i primi commenti razzisti ... e sessisti ... Poi, immancabile, si scatena il leader leghista Matteo Salvini: «Questo Massimo Biancalani, prete anti-leghista, anti-fascista e anti-italiano, fa il parroco a Pistoia. Non è un fake! Buon bagnetto», scrive su Twitter, dando la stura a migliaia di commenti che insultano gli immigrati e attaccano don Biancalani, il quale non può nemmeno replicare perché il suo profilo Facebook – ma non i commenti degli utenti – viene bloccato per 24 ore. «Alcune foto di ragazzi africani in piscina sono un problema per Fb? – scrive il parroco – L’impegno per l’accoglienza, la solidarietà, l’antirazzismo non fanno parte degli standard di comunicazione di Facebook? Intanto si è lasciato che, per un giorno intero, mi si insultasse e diffamasse senza che avessi la possibilità di controbattere». C’è anche chi passa alle vie di fatto: l’altro ieri i soliti ignoti tagliano le gomme delle biciclette dei ragazzi ospitati a Vicofaro.

Aumenta la solidarietà a don Biancalani su Facebook, arriva qualche condanna dal mondo politico ... e dalle istituzioni ... Oggi a Vicofaro ci sarà il vescovo, che si dice «non disposto a permettere che un sacerdote della sua diocesi venga attaccato e insultato».

«Sono convinto che a generare queste reazioni siano state le foto dei ragazzi migranti sorridenti e felici», dice al manifesto don Biancalani. Ma un sorriso seppellirà i fascisti e i razzisti.


Porta un gruppo di profughi nigeriani, gambiani, senegal in piscina come premio per aver lavorato come cuochi e cameriri per la Onlus "Gli amici di Francesco", posta le foto sul suo profilo Facebook e viene travolto dalle offese, dagli insulti e dalle polemiche. 
...

Don Biancalani non ci sta e risponde alle accuse. "E' grave che si metta in discussione il mio essere prete, mi si definisca addirittura un politico, dimenticando che accogliere lo straniero è uno dei precetti della Bibbia, ne ho parlato con il vescovo di Pistoia e ritengo che ora la Chiesa debba dire la sua". Intanto, sul suo profilo Facebook, dove tantissimi stanno postando insulti, il prete ha anche postato le foto delle biciclette dei profughi, alle quali sono state tranciate le gomme.



Mons. Vescovo, preso atto di quanto sta accadendo in questi giorni, fa presente che non è disposto a permettere che un sacerdote della sua diocesi venga attaccato e insultato come è avvenuto e sta avvenendo nei confronti di don Massimo Biancalani. Tutti possono criticare ed esprimere pareri discordanti sull’operato di un prete. Nessuno però si deve permettere di offendere, insultare, minacciare. Ciò non è cristiano ma neanche umano.

Il vescovo Tardelli ha già espresso personalmente la sua vicinanza a Don Biancalani. Lo ha fatto nella riservatezza – come è giusto che sia tra persone che si rispettano e quando si vuol fare del bene – anche per rompere quel cerchio nefasto e disumano che rischia di diventare oggi la comunicazione sociale, dove la manipolazione, l’apparire, lo spazio dell’esibizione e lo sfogo dei più bassi istinti sembrano diventare la norma. Fatti come questo invitano tutti a meditare sulle modalità e gli effetti della propria comunicazione ‘social’ e chiedono uno stile comunicativo che inviti al dialogo e alla riflessione piuttosto che a reazioni violente e polemiche.

Il vescovo Tardelli intende anche condannare fermamente le espressioni razziste e le offese gratuite rivolte contro quanti sono accolti nelle strutture della Chiesa. In proposito aveva già espresso una netta presa di posizione in una recente lettera al clero pistoiese: «non è comprensibile che all’interno delle nostre comunità parrocchiali si coltivino sentimenti xenofobi, razzisti o anche solo di chiusura. Se questo accade, occorre fare tutti un bell’esame di coscienza perché evidentemente non abbiamo capito molto del Vangelo. Bisogna porre anche attenzione perché c’è chi, manipolando la comunicazione, ci fa credere cose che non esistono o sono ben diverse da come vengono presentate. Sul fenomeno migratorio questo accade sovente, fomentando ad arte sentimenti di ostilità. Voglio qui riconoscere e lodare quanto già viene fatto con generosità da alcuni, sacerdoti e laici, in ordine all’accoglienza dei migranti e per stimolare la comunità cristiana all’accoglienza».

Gli insulti sui social e i tagli alle ruote delle bici "sono cose spiacevoli" ma "non mi fermeranno". Don Massimo Biancalani, parroco della chiesa di Santa Maria Maggiore alle porte di Pistoia, ospita da più di due anni una quindicina di migranti nella sua casa d'accoglienza.

Guarda il video con l'intervista a don Massimo


giovedì 17 agosto 2017

«Entri chi ha il cuore in tempesta seppur in pantaloncini». Il decalogo di don Ciro Miele


«Entri chi ha il cuore in tempesta seppur in pantaloncini».

Il decalogo di don Ciro Miele


Sono i dieci motivi per cui non farsi frenare dall’entrare in Chiesa secondo don Ciro, parroco di San Maria delle Grazie a Lucera in provincia di Foggia, e lui li ha esposti fuori dalla sua chiesa. Sovvertendo in qualche misura le regole classiche o, come lui afferma, ribadendole ma senza escludere nessuno. «Perché il vero Tempio siamo noi»


«Entri chi ha il cuore in tempesta seppur in pantaloncini», «entri chi ne sente il bisogno seppure ha le spalle scoperte». E ancora, «è vero che il suono del cellulare disturba e distrae, ma è peggio se resti fuori per non spegnerlo o renderlo silenzioso». Sono questi alcuni dei punti del decalogo che don Ciro Miele, 49 anni, parroco dal 2009 di San maria delle Grazie a Lucera in provincia di Foggia ha esposto fuori dalla sua Chiesa attirandosi, per altro, anche non poche critiche.

«C’è chi ha invocato persino la sospensione» ci ha detto l’istrionico religioso raggiunto al cellulare nel piccolo paese pugliese. Lui che, in realtà, con una sottile ironia, ribadisce le regole del buon senso e della buona educazione ma le provoca a favore di chi per mille motivi, anche ben più importanti, si sente escluso dalla comunità. Se arriva a scrivere: «non temete se siete stanchi di sdraiarvi un attimo e trovare ristoro “nella Casa del Signore”».Ma don Ciro, discepolo di don Tonino Bello, a queste cose è ormai avvezzo. «Il decalogo l’ho trovato e adattato al mio stile perché mi piaceva. Credo che vada proposta una religione diversa da quella dei “divieti” che mostra un Dio che non è quello di Gesù. Il Signore ama te, non come ti vesti. Ovviamente con il dovuto rispetto». Per esempio, infatti, in Chiesa c’è un cane fedelissimo fedele che non salta una celebrazione. «Che fastidio dà? Perché dovrei cacciarlo? Questo non vuol dire che la Chiesa sia un luogo di bivacco». Linea sostenuta dal suo Vescovo di riferimento «e da questo Papa» aggiunge don Ciro. «Respiro a pieni polmoni l’aria della Chiesa di Francesco».

don Ciro Miele
Atteggiamento non propriamente condiviso dall’intera comunità di 8.000 anime circa che guida. Ma dalla maggioranza che gli vuole bene. «Io mi chiedo sempre: è bello entrare in una Chiesa Ma è bello entrare in una chiesa piena di divieti? Uno si sente escluso. E allora i segni sono importanti. Qual è il criterio per cui se uno ha i pantaloncini e non può entrare. Il vero tempio siamo noi. E poi domando alla mia gente: ma perché allora non ci indigniamo allo stesso modo per gli uomini, donne bambini che muoiono nel Mediterraneo? Eppure loro sono il tempio di Dio fatto carne».

È un fiume in piena don Ciro che preso dalla passione torna al suo maestro: «Don Tonino diceva sempre: “c’è tanto sacro e poca santità”. Io dico alla mia comunità. Ma se stiamo pregando e uno passa e ci saluta, che facciamo, non rispondiamo? E perché? Dov’è il Dio umano che insegna a essere umani? Quanto più siamo umani quanto più scopriremo il divino che è in noi». 

Lui che ogni anno organizza il pranzo coi poveri dopo Natale e invita anche i musulmani. «Ho amici non credenti che mandano i soldi per sostenere il pranzo perché non vogliono diventare cristiani ma vogliono aiutare e io sono felice anche perché alla fine della vita saremo misurati su cose umane: “avevo fame e voi mi avete sfamato”. Questo è il Regno di Dio».
(fonte: Famiglia Cristiana, articolo di Chiara Pelizzoni)

lunedì 28 dicembre 2015

S.TERESA D’AVILA Diventare liberi nello spirito: il “Cammino di Perfezione” , Egidio Palumbo - VIDEO

S.TERESA D’AVILA
Diventare liberi nello spirito:
il “Cammino di Perfezione” 
(Egidio Palumbo)

18.11.2015 - incontro inserito nell'ambito degli incontri

I MERCOLEDÌ' DELLA SPIRITUALITÀ 2015
S. TERESA D’AVILA DONNA IN CAMMINO CON DIO
Nel V Centenario della nascita (1515-2015)
promossi dalla Fraternità Carmelitana
di Barcellona Pozzo di Gotto (ME)

...
Crescere in umanità 
Prima di trattare dell’interiorità/orazione (C 4,3), cioè dell’incontro con Dio come relazione di profonda comunione interpersonale e amicale con Lui, Teresa sente l’esigenza di riflettere su tre valori essenziali e necessari che costituiscono il contesto umano e di fede più adeguato per vivere un’autentica esperienza di Dio: l’amore fraterno o di sororità vicendevole (C 4,5-7,11), il sano distacco da ogni persona e da ogni cosa (C 8,1-11,5) e l’umiltà (C 12,1-17,4). Si tratta di un cammino di crescita nella libertà dello spirito: liberarsi da tutte le varie forme di dipendenza e di infantilismo, per crescere come persone libere e audaci, capaci di essere se stesse, di mettere in gioco la propria esistenza e di prendere decisioni coraggiose.
...

GUARDA IL VIDEO



Guarda anche il video degli incontri precedenti:

domenica 15 novembre 2015

S. Teresa d'Avila - "Nella compagnia di un Dio Amico: itinerario biografico" di Aurelio Antista (VIDEO)

S. Teresa d'Avila 
"Nella compagnia di un Dio Amico: itinerario biografico"
di Aurelio Antista, ocarm.


Incontro del 21 ottobre 2015 inserito nell'ambito dei
I MERCOLEDÌ' DELLA SPIRITUALITÀ 2015
S. TERESA D’AVILA DONNA IN CAMMINO CON DIO 
Nel V Centenario della nascita (1515-2015)
promossi dalla Fraternità Carmelitana di
Barcellona Pozzo di Gotto (ME)




"La preghiera, per me, non è altro che un intimo rapporto d' amicizia, un frequente intrattenimento da solo a solo con colui da cui so di essere amata" (S. Teresa d'Avila)


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