Israele e Palestina:
salvarsi insieme
di Tonio Dell'Olio
Sono segni timidi, quasi impercettibili nel fragore delle armi e nel dilagare dell’odio. Eppure meritano attenzione perché indicano l’unica direzione umanamente possibile e tollerabile: la convivenza pacifica tra israeliani e palestinesi, riconosciuta e strutturata anche sul piano sociale e politico.
Anna Foa, su La Stampa del 6 settembre, racconta della candidatura dell’ebreo Yoav Segalovitz, già deputato del partito centrista Yesh Atid e dichiaratamente sionista, nella Lista Araba Unita guidata da Mansour Abbas. Non è soltanto un accordo elettorale. È il tentativo concreto di oltrepassare appartenenze e divisioni consolidate per affermare che arabi ed ebrei possono condividere responsabilità, diritti e progetti politici. Non sappiamo se questo gesto riuscirà ad arginare l’occupazione, la violenza dei coloni e l’espulsione dei palestinesi dalla Cisgiordania, né se riporterà al centro dell’agenda la nascita di uno Stato palestinese. Ma sappiamo che nessuna vittoria militare potrà garantire sicurezza e futuro. La pace non nascerà dalla cancellazione dell’altro, ma dal suo riconoscimento. Un ebreo nella lista araba è una crepa nel muro dell’inimicizia. Piccola, certamente, ma lascia filtrare una luce: palestinesi ed israeliani non potranno salvarsi gli uni contro gli altri. Potranno salvarsi soltanto insieme.
(Fonte: Mosaico dei giorni - 07.09.2026)
