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domenica 23 novembre 2025

FELICE SCALIA: Noi crediamo nello Spirito Santo, che “spinge” la storia e parla per mezzo dei profeti (VIDEO)

Noi crediamo nello Spirito Santo,
che “spinge” la storia
e parla per mezzo dei profeti
Felice Scalia

12.11.2025 - Quarto dei Mercoledì della Spiritualità 2025

VIVERE NELL’OGGI CON PROFEZIA
IL SIMBOLO DELLA FEDE

promossi dalla Fraternità Carmelitana
di Barcellona Pozzo di Gotto

(Foto di repertorio)

     Ogni domenica qualche miliardo di cristiani recitano, durante la Santa Cena, quel “Credo” che ha la sua prima bozza al Concilio di Nicea del 325, e la sua definizione attuale al Concilio di Costantinopoli del 381.

    Prescindendo da considerazioni storiche, noi ci fermeremo questa sera sullo Spirito Santo. Nel simbolo se ne parla due volte. La prima a proposito del Verbo fatto Uomo («… per opera dello Spirito Santo si è incarnato nel seno della Vergine Maria»); la seconda, descrivendo in qualche modo la sua identità attraverso il suo volto eterno ed il suo operare nella storia («Credo nello Spirito Santo che è Signore e dà la vita, e procede dal Padre e dal Figlio, e con il Padre ed il Figlio è adorato e glorificato, ed ha parlato per mezzo dei profeti»).

       Insomma, si afferma che lo Spirito Santo è nel mondo. Per noi questo conta molto. Lo Spirito Santo è il volto divino che si riflette come datore di vita in tutte le creature; è il volto divino che nella carne di Gesù di Nazareth si fa prossimo salvifico di ogni uomo; è il volto divino che prende in carico una chiesa di fragili creature umane investite del compito di dare un volto “salvato” al mondo. Con una espressione stupenda, ortodossi ed orientali, parlano di Maria come “Terra del Cielo”.

     Premetto che i nostri incontri in genere, ed il nostro di questa sera in particolare, non sono affatto un tentativo di spiegare con la sola ragione il Mistero inaccessibile, insondabile, della Santa Origine di tutto e di tutti, quanto piuttosto quello di “notare la presenza creativa e dinamica dello Spirito nella storia umana di ciascuno di noi, e nella vita della chiesa, ieri ed oggi”.
...

3. Tra quotidianità e mistero

       Limitandomi al solo aspetto contenutistico dell’atto di fede (la fides quae creditur) mi pare che in quella affermazione “Io credo” ci sia una incredibile ricchezza. Eccone alcuni esempi:

- Dio non è solo nell’alto dei cieli o nel chiuso dei Tabernacoli.

- Per il suo Spirito, l’uomo, qualsiasi uomo, vive.

- Lo Spirito di Dio è nel mondo, spinge l’umanità verso una pienezza, un “oltre”, ci sconvolge, non ci lascia in pace, fino a quando non diventiamo ciò che siamo: figli nel Figlio, carne umana che in ogni gesto rivela Dio ed il suo amore, fratelli tra noi, a prescindere da sesso, cultura e religione.

- Chiunque si fa plasmare da questo anelito, lo sappia o no, nella sua vita riproduce il volto ed il cuore dello stesso Cristo, figlio di Dio e “Figlio dell’uomo”.

- Non esiste altra vita se non una vita umano-divina che fa diventare “carne” tangibile e visibile la stessa Parola di Dio.

- Non esiste altro Dio se non colui che ama il mondo e veglia sulla storia dei suoi figli.

- La vita umana dunque non è antagonista di Dio, nemica della spiritualità, ma l’ambito dove ogni spiritualità ed ogni fede si dimostra realmente divina.

- Una religione la cui pratica disumanizza l’uomo è costruzione umana, non culto del vero Dio.

- Dio ama il mondo concreto degli uomini. Dio parla all’uomo, ad ogni uomo, perché ogni uomo è figlio suo. Dio è “grazia”, non Legge.

- Dio è Parola che risponde alle urla ed alle attese dei suoi figli oppressi.

- Dio ha una Parola per i problemi più cocenti dell’uomo concreto: pace, riarmo, fame, lavoro, economia …

- Dio si rivela nella coscienza dell’uomo e niente e nessuno può costringere a violare quella coscienza.

- La strada indicata da Gesù per camminare verso la pienezza della nostra umanità “salvata”, non esclude che si possa giungere a se stessi ed a Dio per altre strade.

- La chiesa non è il Regno di Dio ma solo famiglia dei figli di Dio che annunzia il Regno e lo testimonia.

- La chiesa non è il papa e neppure il clero, è il popolo di Dio che cammina verso il Regno. Nell’ambito della chiesa ci sono anche papa, vescovi e preti. La chiesa non è “padrona” della Parola, ma umile sua discepola ed ha sempre bisogno di rinnovare la sua fedeltà al Cristo ed al Vangelo.
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Guarda anche i post già pubblicati:
- ALBERTO NEGLIA: Noi crediamo in Gesù Figlio di Dio origine e compimento della fede (VIDEO)

giovedì 11 dicembre 2014

Dal “sì” al Vangelo al coraggio di dire dei “no” nel mondo e nella Chiesa di Gregorio Battaglia (VIDEO INTEGRALE)

Dal “sì” al Vangelo al coraggio di dire dei “no”
nel mondo e nella Chiesa 
di Gregorio Battaglia
(VIDEO INTEGRALE)

I MERCOLEDÌ DELLA SPIRITUALITÀ
2014
della Fraternità Carmelitana di Pozzo di Gotto

TESTIMONI CREDIBILI DEL VANGELO
Lettura della esortazione apostolica
Evangelii Gaudium di Papa Francesco


MERCOLEDÌ 19 NOVEMBRE
Dal “sì” al Vangelo al coraggio di dire dei “no”
nel mondo e nella Chiesa [Evangelii Gaudium nn. 52-109] 

Negli ultimi decenni lo sviluppo tecnologico ha subìto un’accelerazione impressionante. Dalla bio-ingegneria ai mezzi di comunicazione tutto è in movimento, mentre si è andata rafforzando l’idea che per la scienza, oggi, niente sia impossibile, ma che sia solo questione di tempo.

Questi cambiamenti, che hanno interessato sia i paesi industrializzati, sia quelle popolazioni, che non erano state toccate dal fenomeno dell’industrializzazione, sono stati racchiusi in un termine, che vorrebbe essere onnicomprensivo e che va sotto il nome di globalizzazione. Essa sta ad indicare quel processo di unificazione, che di fatto ha toccato in vario modo tutto il pianeta, al fine di creare un grande mercato mondiale.

Questo stretto rapporto tra “mercato” e processo di globalizzazione fa sì che il fenomeno, invece di costituire un vero progresso per l’umanità, intesa come un insieme di popoli e di culture diverse, si traduca in una grande opportunità per una cerchia sempre più ristretta di persone privilegiate.


1. Dire “no” a motivo del Vangelo

Per onestà intellettuale bisogna riconoscere che i vari interventi del Magistero della Chiesa, soprattutto con il famoso Sillabo di Pio IX, per il loro stile perentorio abbiano concorso ad avvalorare l’idea di una Chiesa che sa solo dire dei “No”. Tutto quello che si presentava con il segno del nuovo, ha trovato sempre la Chiesa in un atteggiamento di arroccamento e di difesa.

Diverso, invece, è il “no” che le prime comunità cristiane seppero opporre all’arroganza del potere imperiale. In quel caso era realmente in gioco la verità del Vangelo, la buona novella, che parlava di un Dio, che nel suo Figlio, aveva convocato tutti gli uomini per ricevere l’adozione a figli e per aprirsi all’esperienza di una vera fraternità.

Nella sua esortazione apostolica, papa Francesco invita i cristiani a coltivare uno sguardo contemplativo nei confronti della storia di oggi. Non si tratta di elaborare delle precise analisi sociologiche, ma di sviluppare un vero “discernimento evangelico”: «E’ lo sguardo del discepolo missionario, che si “nutre della luce e della forza dello Spirito Santo”» (EG 50). Al cristiano non è permesso né la rassegnazione, né il distacco disinteressato, perché il senso della sua chiamata consiste soprattutto nell’essere inviato al mondo per proclamare la “buona novella” del Regno.

Gesù, del resto, inizia la sua attività pubblica, proclamando che “il Regno di Dio si è fatto vicino” ed invitando ogni ascoltatore a rendersi conto che Dio vuole instaurare nuove relazioni tra gli uomini, fondate sulla comune esperienza di sentirsi amati come figli di un unico Padre. Il cristiano, in quanto discepolo del Signore, non può esimersi dall’impegno di annunciare con la vita e la parola che Dio ha gettato nel cuore degli uomini il “seme” del suo Regno. Si tratta di riconoscere la sua Paternità ed allo stesso tempo di operare una vigile azione di discernimento, per mettere in guardia su ciò che va in senso contrario al disegno di Dio e ciò che, invece, può essere considerato un frutto del Regno.

Con i “NO” da dire, l’EG non intende invitare i cristiani a considerare le innovazioni tecnologiche un’opera diabolica, piuttosto essa vuole chiedere ad ogni discepolo del Signore di non lasciarsi prendere dal panico e nemmeno di abbracciare entusiasticamente ogni novità, ma di saper cogliere le sofferenze ed i contraccolpi, che tali novità producono sulla carne viva delle persone, dicendo una parola di vera liberazione.
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sabato 29 novembre 2014

"L’annuncio del Vangelo compito di tutto il popolo di Dio" di Egidio Palumbo (VIDEO)

"L’annuncio del Vangelo compito di tutto il popolo di Dio"
di Egidio Palumbo  (VIDEO)


I MERCOLEDÌ DELLA SPIRITUALITÀ
2014
della Fraternità Carmelitana di Pozzo di Gotto


TESTIMONI CREDIBILI DEL VANGELO
Lettura della esortazione apostolica
Evangelii Gaudium di Papa Francesco


MERCOLEDÌ 12 NOVEMBRE
L’annuncio del Vangelo compito di tutto il popolo di Dio
[Evangelii Gaudium nn. 111-175; 262-288]

Continuiamo la nostra lettura di Evangelii Gaudium (= EG), soffermando l’attenzione sui capitoli terzo (nn. 110-175) e quinto (nn. 259-288), i quali offrono indicazioni interessanti sullo “stile” conforme all’evangelo che sono chiamati ad assumere gli evangelizzatori nella Chiesa Popolo di Dio, pastori e fedeli laici, ognuno secondo la vocazione che ha ricevuto. Evidenziamo solo alcune prospettive di fondo.

1. La Chiesa, Popolo di Dio dai molti volti…
Quando diciamo “Chiesa” e “Popolo di Dio”, si vogliono sottolineare due aspetti della stessa realtà strettamente connessi. Tenerne conto è importante per evitare due visioni riduttive, abbastanza comuni: quella che identifica la Chiesa solamente con la gerarchia e quella che fa della Chiesa una “entità” astratta, o al massimo la riduce alle quattro mura, magari belle, dell’edificio... Invece quando diciamo “Chiesa” si intendono quelle persone, uomini e donne, pastori e fedeli, che Dio chiama, convoca e raduna (da qui “Ekklesia”=“Chiesa”) in assemblea come comunità, per ascoltare la sua Parola e “spezzare” il pane del Corpo del Signore, perché Dio vuole salvarci non come individui isolati ma come comunità e come popolo (EG 113; LG 9). Perciò questa stessa comunità non è un “club elitario” o una “grande organizzazione”, ma è il Popolo di Dio (laós), formato da “pietre vive” (1Pt 2,4-10), da persone diverse per sesso, età, temperamento, cultura, mentalità, condizione sociale, condizione della salute fisica e mentale, lavoro, professione; è formato da persone diverse per vocazione, carismi e ministeri; è un popolo geograficamente, culturalmente e storicamente situato in un territorio, in un luogo, in una regione, in un nazione, al nord come al sud, all’est come all’ovest; è un popolo pellegrino in cammino nella storia. 

Nella realtà concreta è così che di fatto si presenta a noi in mistero della Chiesa Popolo di Dio. Per questo in EG 111 è detto che la Chiesa è «un popolo in cammino verso Dio», un popolo che «affonda le sue radici nella Trinità, ma che ha la sua concretezza storica in un popolo pellegrino ed evangelizzatore, che trascende sempre ogni pur necessaria espressione istituzionale». E in EG 115 è detto che il Popolo di Dio è un popolo dai molti volti, tanti quanti sono i popoli della Terra dove viene seminato e inculturato il Vangelo (1Pt 1,1-2: «ai fedeli che vivono come stranieri, dispersi/disseminati nel Ponto, nella Galazia, nella Cappadocia, nell’Asia e nella Bitinia»); così che il cristianesimo non si mostra con un unico volto e con un unico modello culturale (= stile di vita di un popolo), ma, pur restando fedele al Vangelo e alla autentica tradizione ecclesiale, si mostra con più volti, tanti quanti sono i popoli e le culture (EG 116). È questa la cattolicità della Chiesa Popolo di Dio che mostra la bellezza del suo «volto pluriforme» (EG 116) e dice che è possibile, nel Signore e nella energia creatrice e creativa dello Spirito, vivere l’unità nella sana diversità e pluralità, perché nella Chiesa Popolo di Dio unità non è “uniformità” ma si coniuga con la “multiforme armonia” (EG 117). Di tutto questo ogni evangelizzatore ne deve tenere conto.

2. Soggetto attivo dell’evangelizzazione
a) La Chiesa, Popolo di Dio dal volto multiforme, è il soggetto dell’evangelizzazione; e all’interno di essa soggetto lo è ogni fedele, non per benevola concessione dei suoi pastori, ma a motivo dei sacramenti dell’iniziazione cristiana (battesimo, confermazione, eucaristia), che fa di ogni cristiano un missionario (EG 111; 120; EG 273: «Io sono una missione su questa terra, e per questo mi trovo in questo mondo»). 
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GUARDA ANCHE IL VIDEO DELL'INCONTRO PRECEDENTE
Una Chiesa “in uscita” di Egidio Palumbo (VIDEO INTEGRALE)


sabato 22 novembre 2014

Una Chiesa “in uscita” di Egidio Palumbo (VIDEO)


Una Chiesa “in uscita” 
di Egidio Palumbo (VIDEO INTEGRALE)


I MERCOLEDÌ DELLA SPIRITUALITÀ 
2014
della Fraternità Carmelitana di Pozzo di Gotto



TESTIMONI CREDIBILI DEL VANGELO
Lettura della esortazione apostolica
Evangelii Gaudium di Papa Francesco


MERCOLEDÌ 5 NOVEMBRE Una Chiesa “in uscita” [Evangelii Gaudium nn. 20-49]

L’esortazione apostolica Evangelii gaudium (= EG) di papa Francesco è il documento programmatico del suo pontificato. Esso esorta tutto il popolo di Dio, pastori e fedeli, ad assumere un determinato “stile” (EG 18; 33; 35) «per una nuova tappa evangelizzatrice» (EG 17), vale a dire un modo di essere, un atteggiamento che renda credibile oggi l’evangelizzatore. Papa Francesco ci traccia così una spiritualità – cioè una vita animata dallo Spirito – valida per la Chiesa tutta e per ogni cristiano che, in quanto tale, è chiamato ad essere evangelizzatore, con la vita e con la parola, nel luogo in cui abita e lavora. 

1. L’invito ad “uscire”

a) Il significato dell’“uscita” (EG 20; 21). La gioia di aver riscoperto il Vangelo, cioè Gesù, colui che dona la vita e il senso vero dell’esistenza, spinge la comunità dei credenti e ogni cristiano “ad “uscire”. Per papa Francesco il significato di questa “uscita” è geografico ed esistenziale insieme. È un andare verso l’altro, verso altri soggetti, culture, popoli, verso le periferie geografiche ed esistenziali: ovvero gli impoveriti, gli scartati, i disperati, i falliti. Ed è anche un uscire da se stessi, un esodo esistenziale, che chiede di abbandonare la propria autoreferenzialità, le proprie comodità, le proprie certezze effimere, le visioni troppo rigide, le strutture pesanti e ingombranti che “ingabbiano” Gesù e il suo Vangelo e non permettono un annuncio autentico, ma soltanto una esposizione dottrinale che non interpella la vita reale. Si “esce”, ci si mette in “esodo”, quasi nomadi itineranti con Gesù in cammino sulle strade del mondo, per donare a tutti, non una semplice dottrina o un insieme di norme etiche (pure necessarie), ma, molto di più, la “gioia liberante del Vangelo” che ci ha cambiati dentro e ci cambia continuamente.

b) Si “esce” perché sospinti da Dio e dal suo Spirito, ed inviati da Cristo. L’iniziativa di “uscire” non è nostra ma di Dio, perché siamo chiamati ad uscire e a camminare secondo la sua Parola, i suoi criteri, i suoi dinamismi, e non i nostri. E al riguardo il papa ci invita a confrontarci con la S. Scrittura (EG 20-21)  
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