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giovedì 18 novembre 2021

18 novembre Giornata nazionale di preghiera per le vittime e i sopravvissuti agli abusi. “Chiediamo perdono, siamo pronti ad ascoltarvi e accompagnarvi”


GIORNATA NAZIONALE DI PREGHIERA
Vittime di abusi.
Mons. Ghizzoni (Cei):
“Chiediamo perdono,
siamo pronti ad ascoltarvi e accompagnarvi”

Si celebra oggi giovedì 18 novembre, per la prima volta in Italia, la Giornata nazionale di preghiera per le vittime e i sopravvissuti agli abusi. “Alle vittime, chiediamo perdono ed esprimiamo tutta la nostra vicinanza umana e soprattutto disponibilità ad accogliere la loro esperienza, ascoltare la loro storia e accompagnarle secondo le loro esigenze”, dice mons. Lorenzo Ghizzoni, presidente del Servizio nazionale della Cei per la tutela dei minori e degli adulti vulnerabili. E aggiunge: “In tanti Paesi, ci sono state ondate di casi e denunce. Noi, in Italia, non l’abbiamo avuta. Ma questo non dipende dal fatto che la Chiesa italiana stia spegnendo, trascurando o tacitando le vittime o le denunce”

(Foto archivio)

“Pregare per le vittime degli abusi, per coloro che hanno ricevuto sulla propria pelle e nel proprio cuore ferite così gravi. Ci vogliamo fare carico di questi dolori, chiedendo perdono. Ma vogliamo nello stesso tempo che questa iniziativa aumenti la coscienza e la responsabilità di tutto il popolo di Dio nei confronti dei bambini, dei ragazzi e degli adolescenti affidati alla nostra custodia in tutti i nostri ambienti, dalle parrocchie agli oratori alle scuole”. Così mons. Lorenzo Ghizzoni, arcivescovo di Ravenna-Cervia e presidente del Servizio nazionale della Cei per la tutela dei minori e degli adulti vulnerabili, presenta la prima Giornata nazionale di preghiera per le vittime e i sopravvissuti agli abusi che si celebra giovedì 18 novembre. Varie sono le iniziative promosse a livello locale dalle diocesi. A Bolzano, per esempio, si terrà un convegno dal titolo: “Coraggio parliamone! Opportunità e sfide per elaborare l’abuso di potere e di violenza” dove parteciperanno anche persone che hanno vissuto esperienze di abuso. A Piacenza in Duomo si svolgerà una veglia di preghiera con il vescovo mons. Adriano Cevolotto mentre a Cuneo la Giornata si vivrà domenica 21 novembre e viene presentata come un’iniziativa che “indica la volontà della Chiesa italiana di ribadire e proseguire nella svolta di trasparenza e di ‘parresia’ in nome del Vangelo confermata dalle decisioni di questi ultimi anni”. A Bologna si presenta alla città con il card. Zuppi il Servizio diocesano con un convegno e la domenica la preghiera nelle comunità.

Mons. Ghizzoni, negli ultimi tempi molte Chiese in Europa, dalla Francia alla Germania, sono state profondamente scosse da Indagini choc sugli abusi commessi nella Chiesa. Perché in Italia questa piaga fa fatica ad emergere in maniera così forte?

In realtà, anche in Italia questa piaga esisteva ed esiste. Nei Paesi citati, le denunce, le segnalazioni e i ricordi del passato si sono manifestati in gran numero anche per una dinamica particolare di reazione a catena. Anche in Italia, ci sono stati vari casi di reato, ma non c’è stata l’ondata che si è abbattuta altrove.

Solo pochi giorni fa, un’operazione di polizia coordinata dalla procura di Torino è riuscita a smantellare una rete di pedopornografia e tra gli arresti figura anche un sacerdote. Gli inquirenti dicono di essersi trovati di fronte ad immagini “raccapriccianti”. Lei cosa prova quando legge queste notizie?

E’ terribile. Credo che queste realtà suscitino in tutti disgusto, forse anche rabbia, ma nello stesso tempo l’impegno e il desiderio di spegnere per sempre questo mercato così turpe. In Italia, per esempio, esiste l’attività di don Fortunato di Noto che opera proprio per contrastare la pedopornografia. Le sue denunce rivelano che c’è un aumento notevole e particolarmente grave in questi ultimi tempi a causa della pandemia, dello sfruttamento di minori e anche di bambini piccoli, addirittura di pochi mesi, per la creazione di video e immagini di pedopornografia. Va detto però che se c’è una produzione di materiale pedo-pornografico, c’è anche una quantità notevolissima di consumatori che alimentano il mercato. Occorre allora sensibilizzare l’opinione pubblica: dietro ad ogni immagine, c’è uno sfruttamento, una violenza. Ci sono reati gravissimi, ferite inferte per sempre.

Torniamo agli abusi commessi nella Chiesa. È opinione comune che su questo versante la Chiesa italiana fa troppo poco. Lei come risponde a queste critiche?

In tanti Paesi, non in tutti, ci sono state queste ondate di casi e denunce. Noi – come dicevo prima – non l’abbiamo avuta. Ma questo non dipende dal fatto che la Chiesa italiana stia spegnendo, trascurando o tacitando le vittime o le denunce. Devo invece dire che dalle notizie che raccogliamo in questi ultimi anni, molte diocesi si sono mosse e quando dei casi sono stati segnalati o denunciati, c’è stata una reazione di responsabilità ed un intervento secondo le norme e le Linee Guida che ci siamo dati. Posso quindi dire con certezza che oggi in Italia questo si fa.

Concretamente cosa si fa?

Abbiamo predisposto una rete di Referenti, responsabili dei Servizi diocesani per la tutela dei minori, presenti ed operativi in tutte le diocesi italiane. Questi Referenti sono per metà persone che appartengono al clero e per l’altra metà laici – in gran parte donne. Sia gli uni che gli altri sono persone qualificate ed hanno competenze in questo ambito. Ci siamo dati poi delle Linee guida, approvate dai vescovi italiani che danno indicazioni forti. Uno di questi orientamenti, per esempio, è l’impegno morale dei vescovi a denunciare tutti coloro, compresi chierici e religiosi, che si sono macchiati di questo reato e a collaborare con la magistratura, su tutti i casi e sempre. È un impegno morale che va oltre la legge italiana.

Sta quindi dicendo che il fatto che ci siano dei referenti in ogni diocesi significa che dappertutto la vittima di un abuso o i suoi familiari possono bussare alla porta del vescovo?

Sì, e non solo bussare ma essere ascoltati. C’è sul sito del Servizio nazionale per la tutela dei minori l’elenco di tutte le diocesi con i relativi numeri di telefono e le e-mail a cui ci si può rivolgere. Noi pensiamo che anche grazie a questo tipo di iniziativa, verranno fuori casi nuovi e del passato. Il referente e il centro di ascolto laddove è nato, sono garanzia che la Chiesa diocesana si rende disponibile ad ascoltare e accompagnare.

In vista del 18 novembre, quale parola vorrebbe rivolgere alle vittime, agli abusatori ancora nascosti?

Alle vittime, chiediamo perdono ed esprimiamo tutta la nostra vicinanza umana e soprattutto disponibilità ad accogliere la loro esperienza, ascoltare la loro storia e accompagnarle secondo le loro esigenze. Agli abusatori, invece, direi questo: qualunque cosa sia successa nella vostra vita, venite fuori, chiedete aiuto, parlate con degli esperti e affidatevi ad un accompagnamento psicologico e spirituale. Da soli non ne uscirete mai.

E alle comunità cattoliche sparse in Italia, cosa vorrebbe dire?

Il Papa ci chiede di reagire tutti insieme perché per rendere sani e sicuri i nostri ambienti e le nostre attività bisogna che tutti facciano la propria parte. Se accadesse l’opposto, se cioè ci disinteressiamo del problema o lasciamo fare solo ad alcuni addetti ai lavori, rischieremmo non solo di compiere un peccato di omissione, ma di fallire nell’intento di essere comunità che mettono al centro una cultura del rispetto per la persona umana, soprattutto se minore e vulnerabile.

*********************

Per animare la Giornata, voluta dalla Chiesa che è in Italia in corrispondenza della Giornata europea per la protezione dei minori contro lo sfruttamento e l’abuso sessuale istituita dal Consiglio d’Europa, sono stati predisposti diversi materiali che possono essere scaricati e utilizzati nelle Diocesi e nelle parrocchie: un pieghevole; una proposta per la preghiera universale; uno schema adattabile per una veglia di preghiera parrocchiale o diocesana; altre preghiere dalla Pontificia Commissione per la tutela dei minori.

PREGHIERA

Padre, fonte della vita,
con umiltà e umiliazione ti consegniamo la vergogna e il rimorso
per la sofferenza provocata ai più piccoli e ai più vulnerabili dell’umanità
e ti chiediamo perdono.

Signore Gesù, Figlio venuto a rivelare la misericordia del Padre,
ti affidiamo tutti coloro che hanno subito
abusi di potere, spirituali e di coscienza, fisici e sessuali,
le loro ferite siano risanate dal balsamo della tua e della nostra compassione,
trovino accoglienza e aiuto fraterno,
i loro cuori siano avvolti di tenerezza e ricolmi di speranza.

Spirito Santo, fuoco di amore,
ti preghiamo per le nostre comunità ecclesiali,
chiamate ad impegnarsi in un discernimento profondo
sulle proprie omissioni e inadempienze,
siano case accoglienti e sicure e si rafforzi l’impegno di tutti
per tutelare i più piccoli e vulnerabili.

Trinità Santa, fonte di comunione e di tenerezza,
aiutaci a spezzare le catene della violenza e della colpa,
squarcia i nostri silenzi e facci ascoltare le grida di dolore
delle vittime di abusi e delle loro famiglie,
aiutaci ad accompagnarli facendo verità fino in fondo
nel cammino della giustizia e della riparazione,
affinché anche dal buio della terra, minacciata dal peccato,
ma avvolta dalla luce della Pasqua,
germoglino semi di guarigione e di rinascita.

Perché la vita del Regno si manifesti in noi.

Amen.


giovedì 10 giugno 2021

Marx: il Papa mi ha commosso, accetto la sua decisione

Il cardinale Reinhard Marx

Marx: il Papa mi ha commosso, accetto la sua decisione

Il cardinale arcivescovo di Monaco e Frisinga risponde “in obbedienza” all’invito con cui oggi il Papa respingeva le sue dimissioni e lo esortava a proseguire nel suo incarico: ora, dice il porporato, è il momento di cambiare. Tornare semplicemente agli affari come al solito non può essere la strada per me e nemmeno per l'arcidiocesi

“In spirito di obbedienza accetto la sua decisione”. La frase spicca fra le righe che suggellano uno scambio di lettere serrato, una conversazione a distanza che nel cardinale Marx suscita sorpresa e commozione. Alla sua lettera del 21 maggio, con la richiesta di dimettersi dall’incarico di pastore di Monaco e Frisinga, Francesco ha replicato oggi invitandolo a restare e altrettanto rapidamente il porporato ha manifestato il proprio assenso alla volontà del Papa.

“Non contavo – scrive il cardinale Marx nel testo pubblicato sul sito dell’arcidiocesi – su una reazione così veloce e nemmeno mi aspettavo la decisione che io dovessi continuare nel mio servizio”. E aggiunge di essere rimasto colpito “dal tono fraterno” delle parole del Papa, dalla percezione di essere stato compreso nelle ragioni riguardanti la richiesta di dimissioni, - richiesta che aveva sullo sfondo il dramma che vive la Chiesa tedesca in tema di abusi. Ribadendo di accettare la decisione del Papa, l’arcivescovo tedesco si collega a quanto da lui detto e sottolinea la necessità di “cercare nuove strade da percorrere, anche in considerazione di una storia di molteplici fallimenti, per annunciare e testimoniare il Vangelo”.

Per il cardinale Marx si apre ora un tempo di riflessioni sul modo di “contribuire ancora di più al rinnovamento della Chiesa”, partendo dagli spunti “importanti” che Francesco offre nella sua lettera. Resta comunque “valido – ribadisce il porporato – ciò che avevo sottolineato nella mia dichiarazione e cioè che io stesso devo assumermi la responsabilità personale e anche ‘istituzionale’”, in particolare “nei riguardi delle vittime”. La decisione del Papa, riconosce il cardinale Marx, “rappresenta per me una grande sfida” e dunque, conclude, tornare “‘semplicemente’ all’ordine del giorno di ‘ieri’ non può essere la via, né per me né per l’arcidiocesi”.

Leggi il post precedente:


mercoledì 5 maggio 2021

5 MAGGIO GIORNATA NAZIONALE CONTRO LA PEDOFILIA


5 MAGGIO 
GIORNATA NAZIONALE CONTRO LA PEDOFILIA


Nell’ultimo anno e mezzo, la pandemia ha investito le vite di tutti noi, modificando in un tempo brevissimo abitudini, ritmi e modalità di lavoro, imponendo limiti e regole alla socializzazione e condizionando lo svolgimento di tutti gli aspetti della vita nostra quotidiana.

I più piccoli hanno subito uno stravolgimento del loro mondo: sono stati tutti obbligati ad avvicinarsi alle nuove tecnologie per poter seguire l’attività scolastica, per mantenere i rapporti con i compagni, per poter sentire vicini i nonni.

Dalla scuola dell’infanzia fino all’università, ogni studente ha intensificato la relazione smartphone, tablet e pc per poter riconquistare un po’ di normalità e le lunghe giornate isolati, in casa, hanno inoltre reso più indulgenti i genitori dei più piccoli nel limitare e controllare l’uso di consolle, socialnetwork, app e videogiochi.

Il bilancio di questa accelerazione dei processi di integrazione tra infanzia, adolescenza e internet presenta anche profili decisamente preoccupanti.

Nel 2020, la Polizia Postale e delle Comunicazioni ha potuto rilevare un complessivo incremento pari al 77% dei casi in cui sono stati compiuti reati online in danno di bambini e ragazzi: pedopornografia, adescamento online e cyberbullismo ma sorprendentemente anche estorsioni sessuali, revenge porn e truffe sono fra i tipi di aggressioni rivolte ai più piccoli in rete.

Il Centro Nazionale per il Contrasto alla Pedopornografia Online ha potuto rilevare che sono i reati di sfruttamento sessuale dei minori realizzati tramite socialnetwork, circuiti di file sharing, darknet a conoscere gli incrementi più gravi: per i più giovani socializzare, innamorarsi, litigare, partecipare alle lezioni passa, per un lungo anno, soprattutto attraverso smartphone, tablet e pc. Questo attrae l’attenzione di adulti interessati ad interazioni sessuali in rete con bambini e adolescenti ed aumenta la circolazione di immagini pedopornografiche: nell’anno del covid (2020) i casi trattati sono aumentati del 132% e gli abusanti indagati del 90%.

Nel 2021, il trend in crescita non accenna a dare tregua e travolge bambini sempre più fragili per età: solo nel primo quadrimestre del 2021, si verificano incrementi pari al 70% dei casi trattati per reati connessi con la pedopornografia e l’adescamento online rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Bambini piccolissimi di età compresa tra 0 e 9 anni vengono agganciati sui social, sulle app di gioco e condotti in relazioni tecnomediate di tipo abusante da adulti senza scrupoli; solo nei primi 4 mesi di quest’anno 52 casi a fronte dei 41 dell’intero anno precedente.

La noia, la mancanza di prospettive, l’isolamento sociale, la monotonia trovano in rete il modo di esplodere in casi di diffamazioni e dispetti in rete tra coetanei. Anche il cyberbullismo subisce l’effetto di innesco della pandemia e registra un incremento dei casi di denunce pari al 96%.

E si riconferma, anche per i casi di cyberbullismo, il coinvolgimento di bambini sempre più piccoli. Sempre nei primi 4 mesi dell’anno sono già 77 le denunce che riguardano bambini sotto i 13 anni contro i 34 casi del primo quadrimestre del 2020.

Ma i dati inquietanti non finiscono qui. L’influenza esercitata da un approccio sempre più precoce e massiccio alle nuove tecnologie, ai social, alla messaggistica rivela il suo lato oscuro anche in riferimento al rischio che i minori stessi siano autori di condotte gravi e lesive. Negli ultimi 5 anni il numero complessivo dei minori denunciati per aver commesso reati online è cresciuto ad un ritmo vertiginoso, con un incremento pari al 213%. Ragazzi sempre più giovani che sono accusati di reati sempre più infamanti: adolescenti che fanno circolare immagini sessuali di ex-fidanzatine, si scambiano file pornografici e immagini di abusi sessuali di minori, insultano e denigrano compagni e conoscenti. Negli ultimi 5 anni, l’età media dei ragazzi accusati di reati gravi come la pedopornografia si è abbassata di un punto, passando dai 16 ai 15 anni del 2020 ed è in crescita l’interessamento di ragazzi anche non ancora imputabili. Nel 91% dei casi sono maschi che contribuiscono a far circolare materiale pedopornografico e che entrano nel circuito penale minorile con un’etichetta grave ma di difficile inquadramento rispetto a livelli di consapevolezza spesso labili e condizionati dall’impulsività del gesto cibernetico.

Le attività di sensibilizzazione realizzate dalla Polizia Postale e delle Comunicazioni non si sono mai fermate, la campagna itinerante Una vita da Social ha proseguito le sue tappe seppur in forma virtuale. Le piattaforme online hanno offerto l’occasione di mantenere il confronto con i ragazzi per mantenere alta la loro attenzione sui temi del rischio online: migliaia i ragazzi raggiunti nelle loro stanze, durante lo smartworking dei genitori e la didattica a distanza, nelle zone rosse.
(fonte: Commissariato di P.S. online 05/05/2021)



domenica 3 maggio 2020

«Il Signore ci chiama per nome, ci chiama perché ci ama.» Papa Francesco Regina Coeli 03/05/2020 (testo e video)

REGINA CAELI
Biblioteca del Palazzo Apostolico
Domenica, 3 maggio 2020




Cari fratelli e sorelle, buongiorno!

La quarta domenica di Pasqua, che celebriamo oggi, è dedicata a Gesù buon Pastore. Il Vangelo dice: «Le pecore ascoltano la sua voce: egli chiama le sue pecore, ciascuna per nome» (Gv 10,3). Il Signore ci chiama per nome, ci chiama perché ci ama. Però, dice ancora il Vangelo, ci sono altre voci, da non seguire: quelle di estranei, ladri e briganti che vogliono il male delle pecore.

Queste diverse voci risuonano dentro di noi. C’è la voce di Dio, che gentilmente parla alla coscienza, e c’è la voce tentatrice che induce al male. Come fare a riconoscere la voce del buon Pastore da quella del ladro, come fare a distinguere l’ispirazione di Dio dalla suggestione del maligno? Si può imparare a discernere queste due voci: esse infatti parlano due lingue diverse, hanno cioè modi opposti per bussare al nostro cuore. Parlano lingue diverse. Come noi sappiamo distinguere una lingua dall’altra, possiamo anche distinguere la voce di Dio e la voce del maligno. La voce di Dio non obbliga mai: Dio si propone, non si impone. Invece la voce cattiva seduce, assale, costringe: suscita illusioni abbaglianti, emozioni allettanti, ma passeggere. All’inizio blandisce, ci fa credere che siamo onnipotenti, ma poi ci lascia col vuoto dentro e ci accusa: “Tu non vali niente”. La voce di Dio, invece, ci corregge, con tanta pazienza, ma sempre ci incoraggia, ci consola: sempre alimenta la speranza. La voce di Dio è una voce che ha un orizzonte, invece la voce del cattivo ti porta a un muro, ti porta all’angolo.

Un’altra differenza. La voce del nemico distoglie dal presente e vuole che ci concentriamo sui timori del futuro o sulle tristezze del passato – il nemico non vuole il presente –: fa riaffiorare le amarezze, i ricordi dei torti subiti, di chi ci ha fatto del male…, tanti ricordi brutti. Invece la voce di Dio parla al presente: “Ora puoi fare del bene, ora puoi esercitare la creatività dell’amore, ora puoi rinunciare ai rimpianti e ai rimorsi che tengono prigioniero il tuo cuore”. Ci anima, ci porta avanti, ma parla al presente: ora.

Ancora: le due voci suscitano in noi domande diverse. Quella che viene da Dio sarà: “Che cosa mi fa bene?”. Invece il tentatore insisterà su un’altra domanda: “Che cosa mi va di fare?”. Che cosa mi va: la voce cattiva ruota sempre attorno all’io, alle sue pulsioni, ai suoi bisogni, al tutto e subito. È come i capricci dei bambini: tutto e adesso. La voce di Dio, invece, non promette mai la gioia a basso prezzo: ci invita ad andare oltre il nostro io per trovare il vero bene, la pace. Ricordiamoci: il male non dona mai pace, mette frenesia prima e lascia amarezza dopo. Questo è lo stile del male.

La voce di Dio e quella del tentatore, infine, parlano in “ambienti” diversi: il nemico predilige l’oscurità, la falsità, il pettegolezzo; il Signore ama la luce del sole, la verità, la trasparenza sincera. Il nemico ci dirà: “Chiuditi in te stesso, tanto nessuno ti capisce e ti ascolta, non fidarti!”. Il bene, al contrario, invita ad aprirsi, a essere limpidi e fiduciosi in Dio e negli altri. Cari fratelli e sorelle, in questo tempo tanti pensieri e preoccupazioni ci portano a rientrare in noi stessi. Prestiamo attenzione alle voci che giungono al nostro cuore. Chiediamoci da dove arrivano. Chiediamo la grazia di riconoscere e seguire la voce del buon Pastore, che ci fa uscire dai recinti dell’egoismo e ci conduce ai pascoli della vera libertà. La Madonna, Madre del buon Consiglio, orienti e accompagni il nostro discernimento.

Dopo il Regina Caeli

Cari fratelli e sorelle,

si celebra oggi la Giornata mondiale di preghiera per le vocazioni. L’esistenza cristiana è tutta e sempre risposta alla chiamata di Dio, in qualunque stato di vita. Questa Giornata ci ricorda quello che disse un giorno Gesù, cioè che il campo del Regno di Dio richiede tanto lavoro, e bisogna pregare il Padre perché mandi operai a lavorare nel suo campo (cfr Mt 9,37-38). Sacerdozio e vita consacrata esigono coraggio e perseveranza; e senza la preghiera non si va avanti su questa strada. Invito tutti a invocare dal Signore il dono di buoni operai per il suo Regno, col cuore e le mani disponibili al suo amore.

Ancora una volta vorrei esprimere la mia vicinanza agli ammalati di Covid-19, a quanti si dedicano alla loro cura a tutti coloro che, in qualsiasi modo, stanno soffrendo per la pandemia. Desidero, nello stesso tempo, appoggiare e incoraggiare la collaborazione internazionale che si sta attivando con varie iniziative, per rispondere in modo adeguato ed efficace alla grave crisi che stiamo vivendo. È importante, infatti, mettere insieme le capacità scientifiche, in modo trasparente e disinteressato, per trovare vaccini e trattamenti e garantire l’accesso universale alle tecnologie essenziali che permettano ad ogni persona contagiata, in ogni parte del mondo, di ricevere le necessarie cure sanitarie.


Rivolgo un pensiero speciale all’Associazione “Meter”, promotrice della Giornata nazionale per i bambini vittime della violenza, dello sfruttamento e dell’indifferenza. Incoraggio i responsabili e gli operatori a proseguire la loro azione di prevenzione e di sensibilizzazione delle coscienze al fianco delle varie agenzie educative. E ringrazio i bambini dall’Associazione che mi hanno inviato un collage con centinaia di margherite colorate da loro. Grazie!


Abbiamo da poco iniziato Maggio, mese mariano per eccellenza, durante il quale i fedeli amano visitare i Santuari dedicati alla Madonna. Quest’anno, a causa della situazione sanitaria, ci rechiamo spiritualmente in questi luoghi di fede e di devozione, per deporre nel cuore della Vergine Santa le nostre preoccupazioni, le attese e i progetti per il futuro.

E poiché la preghiera è un valore universale, ho accolto la proposta dell’Alto Comitato per la Fratellanza Umana affinché il prossimo 14 maggio i credenti di tutte le religioni si uniscano spiritualmente in una giornata di preghiera e digiuno e opere di carità, per implorare Dio di aiutare l’umanità a superare la pandemia di coronavirus. Ricordatevi: il 14 maggio, tutti i credenti insieme, credenti di diverse tradizioni, per pregare, digiunare e fare opere di carità.



Auguro a tutti una buona domenica. Per favore, non dimenticatevi di pregare per me. Buon pranzo e arrivederci.

Guarda il video integrale


giovedì 9 maggio 2019

Motu proprio di Francesco: “VOS ESTIS LUX MUNDI” - Nuove norme per tutta la Chiesa contro chi abusa o copre

Nuove norme per tutta la Chiesa contro chi abusa o copre

Il Motu proprio di Francesco “Vos estis lux mundi” stabilisce nuove procedure per segnalare molestie e violenze, e assicurare che vescovi e superiori religiosi rendano conto del loro operato. Introdotto l’obbligo per chierici e religiosi di segnalare gli abusi. Ogni diocesi dovrà dotarsi di un sistema facilmente accessibile al pubblico per ricevere le segnalazioni
di Andrea Tornielli


«Vos estis lux mundi, Voi siete la luce del mondo ... Nostro Signore Gesù Cristo chiama ogni fedele ad essere esempio luminoso di virtù, integrità e santità». Prese dal Vangelo di Matteo sono il titolo e le prime parole del nuovo Motu proprio di Francesco dedicato alla lotta agli abusi sessuali commessi da chierici e religiosi, nonché alle azioni o alle omissioni dei vescovi e dei superiori religiosi «dirette a interferire o eludere» le indagini sugli abusi. Il Papa ricorda che i «crimini di abuso sessuale offendono Nostro Signore, causano danni fisici, psicologici e spirituali alle vittime e ledono la comunità dei fedeli», e menziona la particolare responsabilità che hanno i successori degli apostoli nel prevenire questi reati. Il documento rappresenta un ulteriore frutto dell’incontro sulla protezione dei minori tenutosi in Vaticano nel febbraio 2019. Stabilisce nuove norme procedurali per combattere gli abusi sessuali e assicurare che vescovi e superiori religiosi rendano conto del loro operato. È una normativa universale, che si applica all’intera Chiesa cattolica.

Uno “sportello” per le denunce in ogni diocesi

Tra le novità previste c’è l’obbligo, per tutte le diocesi del mondo di dotarsi entro giugno 2020 di «uno o più sistemi stabili e facilmente accessibili al pubblico per presentare segnalazioni» riguardanti gli abusi sessuali commessi da chierici e religiosi, l’uso di materiale pedopornografico e la copertura degli stessi abusi. La normativa non specifica in che cosa consistano questi «sistemi», per lasciare alle diocesi la scelta operativa, che potrà essere diversa a seconda delle diverse culture e condizioni locali. Ciò che si vuole è che le persone che hanno sofferto abusi possano ricorrere alla Chiesa locale sicure di essere ben accolte, certe che saranno protette da ritorsioni e che le loro segnalazioni saranno trattate con la massima serietà.

L’obbligo di segnalazione

Un’altra novità riguarda l’obbligo per tutti i chierici, i religiosi e le religiose di «segnalare tempestivamente» all’autorità ecclesiastica tutte le notizie di abusi di cui vengano a conoscenza come pure le eventuali omissioni e coperture nella gestione dei casi di abusi. Se fino ad oggi quest’obbligo riguardava, in un certo senso, soltanto la coscienza individuale, d’ora in poi diviene un precetto legale stabilito universalmente. L’obbligo in quanto tale viene sancito soltanto per i chierici e i religiosi, ma anche tutti i laici possono, e sono incoraggiati a utilizzare il sistema per segnalare abusi e molestie alla competente autorità ecclesiastica.

Non solo abusi su minori

Il documento comprende non soltanto le molestie e le violenze sui minori e degli adulti vulnerabili ma riguarda anche la violenza sessuale e le molestie conseguenti all’abuso di autorità. Questo obbligo include anche qualsiasi caso di violenza sulle religiose da parte di chierici, come pure il caso delle molestie a seminaristi o novizi maggiorenni.

Le “coperture”

Tra gli elementi di maggiore rilievo c’è poi l’individuazione, come categoria specifica, della cosiddetta condotta di copertura, consistente in «in azioni od omissioni dirette a interferire o ad eludere le indagini civili o le indagini canoniche, amministrative o penali, nei confronti di un chierico o di un religioso in merito ai delitti» di abuso sessuale. Si tratta di coloro che, investiti di posizioni di particolare responsabilità nella Chiesa, invece di perseguire gli abusi commessi da altri, li hanno nascosti, proteggendo il presunto reo invece di tutelare le vittime.

La tutela delle persone vulnerabili

Vos estis lux mundi pone l’accento sull’importanza di tutelare i minori (persone con meno di 18 anni) e le persone vulnerabili. Viene infatti ampliata la nozione di “persona vulnerabile”, non più ristretta alle sole persone che non hanno “l’uso abituale” della ragione, fino a comprendere anche i casi occasionali e transitori di incapacità di intendere e di volere, nonché le disabilità di ordine fisico. In questo il nuovo Motu proprio fa eco alla recente Legge vaticana (n. CCXCVII del 26 marzo 2019).

Il rispetto delle leggi degli Stati

L’obbligo di segnalazione all’ordinario del luogo o al superiore religioso, non interferisce né modifica qualsiasi altro obbligo di denuncia eventualmente esistente nelle leggi dei rispettivi Paesi: le norme infatti «si applicano senza pregiudizio dei diritti e degli obblighi stabiliti in ogni luogo dalle leggi statali, particolarmente quelli riguardanti obblighi di segnalazione alle autorità civili competenti».

Tutela di chi denuncia e per le vittime

Significativi anche i paragrafi dedicati a tutelare chi si fa avanti per fare la segnalazione. Coloro che riferiscono notizie di abusi, secondo quanto previsto dal Motu proprio, non possono infatti essere sottoposti a «pregiudizi, ritorsioni o discriminazioni» a motivo di quanto hanno segnalato. Un’attenzione anche al problema delle vittime che in passato sono state ridotte al silenzio: queste norme universali prevedono che «non può essere» loro «imposto alcun vincolo di silenzio riguardo al contenuto» della segnalazione. Ovviamente il segreto confessionale rimane assoluto e inviolabile e dunque non viene in alcun modo toccato da questa normativa. Vos estis lux mundi stabilisce inoltre che le vittime e le loro famiglie devono essere trattate con dignità e rispetto e devono ricevere un’appropriata assistenza spirituale, medica e psicologica.

Le indagini a carico dei vescovi

Il Motu proprio disciplina le indagini a carico dei vescovi, dei cardinali, dei superiori religiosi e di quanti abbiano a vario titolo e anche solo temporaneamente, la guida di una diocesi o di un’altra Chiesa particolare. Questa disciplina sarà da osservare non solo se queste persone sono indagate per abusi sessuali compiuti direttamente, ma anche quando vengono denunciati di avere «coperto» o di non avere voluto perseguire abusi di cui sono venuti a conoscenza, e che spettava loro contrastare.

Il ruolo del metropolita

Significativa la novità riguardante il coinvolgimento nell’investigazione previa dell’arcivescovo metropolita, che riceve dalla Santa Sede il mandato per investigare nel caso che la persona denunciata sia un vescovo. Il suo ruolo, tradizionale nella Chiesa, ne esce rafforzato e attesta la volontà di valorizzare le risorse locali anche per le questioni riguardanti le indagini sui vescovi. Colui che è incaricato di investigare dopo trenta giorni trasmette alla Santa Sede «un’informativa sullo stato delle indagini», che «devono essere concluse entro il termine di novanta giorni» (sono possibili proroghe per «giusti motivi»). Ciò stabilisce tempi certi e per la prima volta viene richiesto che i Dicasteri interessati agiscano con tempestività.

Coinvolgimento dei laici

Citando l’articolo del Codice canonico che sottolinea il prezioso contributo dei laici, le norme del Motu proprio prevedono che il metropolita, nel condurre le indagini, possa avvalersi dell’aiuto di «persone qualificate», secondo «la necessità del caso e, in particolare, tenendo conto della cooperazione che può essere offerta dai laici». Il Papa ha affermato più volte che le specializzazioni e le capacità professionali dei laici rappresentano una risorsa importante per la Chiesa. Le norme prevedono ora che le conferenze episcopali e le diocesi possano preparare liste di persone qualificate disponibili a collaborare, ma la responsabilità ultima sulle indagini rimane affidata al metropolita.

Presunzione di innocenza

Viene ribadito il principio della presunzione di innocenza della persona indagata, che sarà avvisata dell’esistenza dell’investigazione stessa quando ciò sia richiesto dal Dicastero competente. L’accusa deve infatti essere notificata obbligatoriamente solo in presenza dell’apertura di un procedimento formale e, se ritenuto opportuno per assicurare l’integrità dell’indagine o delle prove, può essere omessa nella fase preliminare.

Conclusione dell’indagine

Il Motu proprio non apporta modifiche alle pene previste per i delitti ma stabilisce la procedura per fare la segnalazione e svolgere l’indagine previa. A conclusione dell’indagine il metropolita (o in determinati casi il vescovo della diocesi suffraganea con maggiore anzianità di nomina) inoltra le risultanze al Dicastero vaticano competente e cessa così il suo compito. Il Dicastero competente procede quindi «a norma del diritto secondo quanto previsto per il caso specifico», agendo dunque sulla base delle norme canoniche già esistenti. Sulla base delle risultanze dell’investigazione previa, la Santa Sede può immediatamente imporre delle misure preventive e restrittive alla persona indagata.

Impegno concreto

Con questo nuovo strumento giuridico voluto da Francesco, la Chiesa cattolica compie un nuovo e incisivo passo nella prevenzione e contrasto degli abusi che mette l’enfasi sulle azioni concrete. Come scrive il Papa all’inizio del documento: «Affinché tali fenomeni, in tutte le loro forme, non avvengano più, serve una conversione continua e profonda dei cuori, attestata da azioni concrete ed efficaci che coinvolgano tutti nella Chiesa».
(fonte: Vatican News 09/05/2019)



sabato 4 maggio 2019

5 maggio 2019 XXIII GIORNATA BAMBINI VITTIME - TUTELAMI sempre!

5 maggio 2019 
XXIII GIORNATA BAMBINI VITTIME
TUTELAMI sempre! 


GIORNATA BAMBINI VITTIME, della violenza, dello sfruttamento e dell’indifferenza, contro la pedofilia (GBV)

La GBV (la prima manifestazione contro la pedofilia in Italia e all’estero) è un evento ideato e celebrato sin dal 1995 dall’Associazione Meter Onlus per riflettere sulla condizione dell’infanzia e per sensibilizzare la società civile, le comunità ecclesiali cattoliche e delle altre confessioni religiose sul triste fenomeno della pedofilia, della pornografia infantile, contro gli abusi sessuali sui minori. Per incoraggiare e per incoraggiarsi a perseverare con tenacia nell’azione in favore dei piccoli, dei deboli e degli indifesi, quali sono appunto i bambini e le persone vulnerabili, deboli e fragili.

IL TEMA DELLA GBV 2019: TUTELAMI sempre!

Lettere da tutte le parti d’Italia per La XXIII GBV – Giornata Bambini Vittime della violenza, dello sfruttamento e dell’indifferenza che l’Associazione Meter Onlus di don Fortunato Di Noto (www.associazionemeter.org) che culminerà il 5 maggio p.v. coinvolgendo Diocesi, Parrocchie, Associazioni e Istituzioni.

La Giornata è di tutti, non è solo di Meter che l’ha ideata e promossa dal 1995. Un evento che sempre di più coinvolge, ogni anno un popolo responsabile e consapevole.

Migliaia sono le parrocchie che aderiranno alla Giornata attraverso la condivisione della preghiera che è stata proposta per la domenica 5 maggio, e diffusa capillarmente attraverso il Sussidio liturgico “La Domenica”: 
“In questa 23ma Giornata per i bambini vittime della violenza affidiamo al Signore tutti i piccoli che soffrono a causa di una cultura che non ama la vita e per essi preghiamo;
“Padre, che ami e proteggi i piccoli, i deboli e i vulnerabili, guarisci la società e la Chiesa e ogni confessione religiosa da ogni seduzione e dagli scandali degli abusi che corrompono le giovani vite. Preghiamo”. 
Le preghiere sono state scritte da alcune vittime che segue il Centro di ascolto Meter.

Varie iniziative all’interno delle comunità parrocchiali.

Ecco che cosa scrivono i Vescovi:

DELPINI (MILANO): “GRATITUDINE” - “Reverendissimo e caro don Di Noto, grazie del suo messaggio e dell’invito ad aderire alla GBV”. E ancora: “Con tanta gratitudine per quello che fa con un caro saluto e ogni buon augurio”. Così monsignor Mario Delpini, Arcivescovo di Milano.

STAGLIANO’ (NOTO): “PRIORITA’ PASTORALE”: - “Tutta la Diocesi di Noto promuoverà la Giornata bambini Vittime. Noi sacerdoti non possiamo tradire l’umanità che Gesù ha creato in noi. I minori dobbiamo tutelarli e amarli: in loro c’è Gesù. Dio è morto, direi stramorto, quando gli abusi sui minori sono specialmente praticati all’interno della Chiesa. No! No! No! Che Dio risorga.”

DE DONATIS (ROMA): “Carissimo don Fortunato, volentieri la Chiesa che vive a Roma avrà una particolare attenzione alla XXIII Giornata Bambini Vittime e disporrò che in ogni Comunità venga posto all’attenzione dei fedeli il tema e sia inserito nel formulario della preghiera dei fedeli il testo che proponi”.

FORTE (CHIETI-VASTO): GRAZIE DI TUTTO – Da Chieti si fa sentire anche monsignor Bruno Forte, Arcivescovo di Chieti-Vasto: “Grazie di tutto, don Fortunato! Dio la benedica”, scrive sul frontespizio di una copia della sua lettera per la Quaresima e Pasqua 2019 La liturgia e la bellezza di Dio.

CREPALDI (TRIESTE): CAUSA SACROSANTA - “Desidero assicurare l’adesione della Diocesi di Trieste alla XXIII GBV che porta avanti una causa sacrosanta. A questo riguardo ho scritto ai parroci di voler ricordare la giornata e di riservare una intenzione nella Preghiera dei fedeli”. Così monsignor Giampaolo Crepaldi, alla guida diocesi di Trieste.

MARINO (SAVONA-NOLI): “GRATITUDINE PER QUANTO STATE FACENDO” - Per monsignor Calogero Marino, vescovo di Savona-Noli, “Aderisco volentieri, personalmente e come Diocesi di Savona”. E ancora: “Con molta gratitudine per quanto state facendo contro il crimine degli abusi, e per la tutela dei bambini. In comunione di preghiera”.

CAMISASCA (REGGIO EMILIA-GUASTALLA): PREGHIAMO PER VOI – Anche monsignor Massimo Camisasca, Vescovo di Reggio Emilia-Guastalla, scrive: “Grazie del tuo generoso impegno. Ben volentieri aderisco e benedico la XXIII GBV e prego – assieme alla mia chiesa – per loro, i loro familiari e per le vostre opere”.

MALVESTITI (LODI): “TESTIMONIANZA AMMIREVOLE” - Da Lodi è la voce di monsignor Maurizio Malvestiti che sottolinea: “Sono molto grato per la bella lettera a conferma di una testimonianza ammirevole accanto ai più piccoli, amati da Gesù per la loro vicinanza al Regno”.

BESCHI (BERGAMO): “RICONOSCENZA E AUGURIO” - Monsignor Franco Beschi scrive inviando una benedizione, con riconoscenza e augurio per don Di Noto. E scrive: “Il futuro del mondo non appartiene alla violenza, alla menzogna, all’ingiustizia e alla disperazione: la Risurrezione di Cristo non è mai separata dalla nostra”.

SORRENTINO (ASSISI): “CON VOI NEL SEGNO DI CARLO ACUTIS” - Il vescovo di Assisi, monsignor Domenico Sorrentino, mette in connessione la sua diocesi con Avola e aderisce alla GBV sottolineando, in una mail personale: “Quest’anno ad Assisi abbiamo anche un aiuto e un motivo in più per impegnarci in questo senso. Da pochi giorni ho traslato nel Santuario della Spogliazione il corpo di un Venerabile morto a 15 anni, il ven. Carlo Acutis. Pur così giovane, ha speso la sua vita per Dio e per gli altri, e sta attraendo tanti giovani alla fede. Affido anche alla sua intercessione questa importante causa dei bambini abusati”.

PERI (CALTAGIRONE) – MORFINO (ALGHERO-BOSA) – NOSIGLIA (TORINO) - CASTELLUCCI (MODENA-NONANTOLA) - VALENTINETTI (PESCARA-PENNE): ADERIAMO – Lungo lo Stivale, scendendo fino in Sicilia ecco il vescovo di Caltagirone monsignor Calogero Peri, che esprime l’adesione della sua Chiesa. E così anche dalla Sardegna arrivano il saluto e l’adesione di Padre Mauro Maria Morfino, vescovo di Alghero-Bosa. Da Torino arriva anche l’adesione di monsignor Cesare Nosiglia, Arcivescovo del capoluogo subalpino. Parole di adesione anche di monsignor Erio Castellucci, Arcivescovo di Modena-Nonantola. Sulla stessa linea anche monsignor Tommaso Valentinetti, Arcivescovo di Pescara-Penne.

D’ASCENZO (TRANI-BARLETTA-BISCEGLIE): “COMPASSIONE PER LE VITTIME” - L’Arcivescovo di Trani-Barletta-Bisceglie monsignor Leonardo D’Ascenzo così scrive: “Incoraggio l’opera di promozione a favore dei bambini vittime delle varie forme di violenza da parte dell’Associazione Meter (…). Con cuore colpo di paterna compassione verso le innocenti vittime di ogni abuso e violenza, benedico i bambini e le famiglie di cui l’Associazione si prende cura”.

BENOTTO (PISA): “IMPEGNO SOCIALE E CIVILE DI GRANDE RILIEVO” - Giovanni Paolo Benotto, Arcivescovo di Pisa, scrive della GBV: “Un impegno sociale e civile di grande rilievo che dice anche l’impegno della Chiesa su un fronte esigente e carico di responsabilità per tutti.

Non mancano le adesioni e il coinvolgimento della DIOCESI di CATANIA (GRISTINA), PALERMO (LOREFICE), MONREALE (PENNISI), S. BENEDETTO DEL TRONTO (BRESCIANI) che hanno diffuso attraverso il Sito della Diocesi il manifesto invitando le Comunità a coinvolgersi e unirsi nella preghiera e promuovere iniziative.

Per maggiori informazioni e materiale:



(fonte: Associazione METER - 2 maggio 2019)

sabato 13 aprile 2019

Benedetto ti scrivo… (don Paolo Zambaldi)

Benedetto ti scrivo… 
don Paolo Zambaldi







Ho letto ieri le diciotto pagine di appunti che hai consegnato alla stampa e mi ha invaso una grande tristezza.
Come hai potuto alla fine della tua vita, uscirtene con uno scritto che ti disonora e fa seriamente dubitare della tua intelligenza e persino della tua onestà?
Come hai potuto (è così?) cedere alla pletora di mestatori fondamentalisti, affaristi, che fingono di servirti, ma che in realtà, temendo la fine del loro potere, ti usano e ti umiliano?
Come avresti potuto, se non è così, scrivere, senza arrossire, che la pedofilia è un frutto della liberazione sessuale del ’68, quando sai benissimo che essa è da sempre un problema nella Chiesa?
Come avresti potuto altrimenti scrivere, senza sentirti un teologo disonesto, che il Concilio Vaticano II avrebbe permesso l’impuniblità dei pedofili, la decadenza morale, la crisi del sacerdozio? Che esso sarebbe stato la causa del crollo della fede in Europa… Quando invece sai benissimo, per competenza e sterminate letture, che non è affatto così? Che quella semplificazione non regge?
Perché addossi la crisi di credibilità della Chiesa ad altri e ad altro, senza riflettere umilmente sul tuo operato e su quello di Giovanni Paolo II che tanto male hanno fatto all’evoluzione di un cristianesimo capace di leggere i segni dei tempi, capace di amore per l’uomo così com’è, capace di perdono e di inclusione?
Vogliamo parlare di lotta alla pedofilia?
Ti ricordi, che pur avendo punito molti preti (anche perché ormai era impossibile non farlo, causa le pressioni internazionali), hai trattato con mano gentile quello stupratore e pedofilo seriale di Maciel fondatore dei Legionari? Evitandogli la condanna e lasciandolo in pace in un convento? Non le avevi ascoltate le vittime in quel caso. Come mai?
Benedetto sei stato papa fino a sei anni fa, ricordi?
Come mai non hai mai deciso di riflettere pubblicamente sulla pedofilia, ricercandone i motivi profondi e scomodi, nè di prendere provvedimenti definitivi e strutturati contro di essa, nè di riformare i famosi seminari “a luci rosse”, nè di metterti in gioco accogliendo umilmente le attese e le domande del Popolo di Dio e dei tuoi preti, che vorrebbero una Chiesa coerente con l’Evangelo e dunque più onesta, accogliente e capace di dialogo?
Ti ricordi che tu, strenuo difensore più della dottrina che della fede, hai punito ed escluso con molta solerzia, chiunque proponesse una “Chiesa altra” (non un’altra/moderna Chiesa come dici tu!) senza nemmeno lasciarlo difendersi, senza rispetto della sua umanità e della sua intelligenza?
Ti ricordi che hai fatto morire la Teologia della Liberazione e ogni altra teologia che non collimasse con la tua, che hai sistematicamente ignorato la spinta innovatrice del laicato più intelligente, che hai umiliato l’ardore profetico dei tuoi preti e vescovi migliori?
Ti ricordi Benedetto che hai esacerbato il dialogo con l’islam, raffreddato quello con l’ebraismo, che hai appoggiato tutti i movimenti fondamentalisti, le cricche di potere dentro e fuori la Chiesa, sostenendo algidamente il motto “Extra ecclesia nulla salus”?
Spiegami Benedetto perché non sei riuscito a convincere nessuno, ma ad allontanarne molti?
Spiegami anche Benedetto, perché improvvisamente hai lasciato il trono di Pietro, disorientando tutti i fedeli e minando forse per sempre quell’istituzione?

Spiegami come può il “vicario di Cristo”, definizione che te e la tua conventicola amate e sostenete, rinunciare a un compito tale? Un eletto per volere dello Spirito Santo fuggirsene con la scusa della vecchiaia?
Ricordi cosa dicesti? Che avresti servito la Chiesa con il silenzio e la preghiera…
Benedetto oggi, con questo scritto, dimostri apertamente che mentivi.
Quale paura allora ti ha fatto abdicare? Era solo codardia? Mi fa male crederlo.
E quale incoscienza ti fa parlare ora, nel mezzo di un periodo complicato e confuso? 
E per di più alle porte della Settimana Santa! Vuoi forse riproporti come anti-papa visto che ti firmi come Benedetto XVI?
Hai ancora sete di potere? O sei vittima della tua corte? O sei semplicemente un povero vecchio che le “spara grosse”?
Comunque sia, sappi che la tua immagine, già non particolarmente amata, ne esce distrutta…
Per me, per i molti preti che lottano e credono in una Chiesa migliore, per i molti laici che ancora si illudevano che potesse esserci una conversione, un cambiamento.
Che il Signore ti perdoni, che il Signore ci salvi!

don Paolo Zambaldi 

venerdì 12 aprile 2019

Il Papa emerito scrive degli appunti sugli abusi sessuali nella Chiesa - Testo integrale e sintesi - Commenti: "Si riapre il processo al Concilio Vaticano II" di Massimo Faggioli - L'opinione di Vito Mancuso "La tesi di Ratzinger è discutibile e completamente infondata" - "Il trauma e la nostalgia: continuità tra prefetto, papa ed emerito" di Andrea Grillo



Il Papa emerito Benedetto XVI, ha scritto un lungo articolo sotto forma di appunti sugli abusi sessuali nella Chiesa cattolica; la riflessione di Joseph Ratzinger copre mezzo secolo di storia e verrà pubblicata dal mensile tedesco Klerusblatt. 
Il Corriere della Sera ha avuto il testo in esclusiva per l’Italia.



Vista la lunghezza del documento segnaliamo di seguito le sintesi proposte da:
  • Massimo Franco nel Corriere della Sera: 
Ratzinger e la pedofilia: «Il collasso spirituale è cominciato nel ’68»
  • Sergio Centofanti in Vatican News:
Benedetto XVI: tornare a Dio per superare la crisi degli abusi


Si riapre il processo al Concilio Vaticano II
di Massimo Faggioli

Ratzinger pone (erroneamente) gli anni '60 e quel Concilio all'origine della decadenza morale nella chiesa, in una evidente differenza con papa Francesco



Benedetto XVI ha rotto il proprio silenzio sugli abusi sessuali, e in modo del tutto irrituale. La sera del 10 aprile 2019, a sei settimane dalla conclusione del summit vaticano sugli abusi sessuali convocato da papa Francesco, in una fase critica per la chiesa cattolica alle prese con un scandalo di dimensioni globali ed epocali, il "papa emerito" ha fatto conoscere il proprio pensiero sulla genesi del fenomeno in un lungo saggio (oltre cinquemila parole) inviato ad alcuni mass media cattolici online, che sono da sempre vicini al suo entourage e ostili a papa Francesco.

Il saggio di Benedetto XVI si può dividere in due parti. La seconda parte, quella teologica, è una riflessione sulla natura spirituale della chiesa, che sottolinea le analogie con l'approccio di papa Francesco alla crisi degli abusi sessuali: non può essere risolta soltanto con una mentalità burocratica e giuridica, ma anche e soprattutto come lotta a un male spirituale che si rivela sotto forma di abusi sessuali di minori e nella complicità della chiesa coi colpevoli di questi atti criminali.

In tutto il resto il documento evidenzia importanti differenze rispetto alla visione di chiesa e dell'analisi del fenomeno da parte di papa Francesco. In Ratzinger, l'analisi storico-teologica del post-concilio – cosa è successo nella chiesa cattolica a partire dagli anni sessanta in poi – è concentrata sugli effetti negativi per la chiesa della rivoluzione sessuale in termini di decadenza morale nelle pratiche e del sorgere del relativismo nella teologia morale. Questa è un'analisi a dir poco problematica: pone il concilio Vaticano II all'origine della decadenza morale nella chiesa, in una evidente differenza dal modo in cui papa Francesco parla e ha sempre parlato del concilio. Ma il vero problema è che da parte di Benedetto XVI identificare negli anni sessanta l'inizio del fenomeno degli abusi sessuali è totalmente smentito da tutti gli studi scientifici disponibili in varie lingue e in tutto il mondo. La storia degli abusi sessuali nella chiesa inizia ben prima degli anni sessanta: si ritrova già negli scritti dei Padri della chiesa nei primi secoli, in termini coniati di nuovo e che non si ritrovano nel greco classico; c'è una vasta letteratura storica e giuridica sul fenomeno e sugli strumenti elaborati dalla chiesa per contrastarlo.

Questo saggio da parte di Benedetto XVI offre una caricatura del periodo post-Vaticano II, che fu un periodo estremamente complesso e contraddittorio, non privo di errori e ingenuità da parte dei cattolici presi nel tentativo di immaginare una chiesa più aperta al mondo: ma la pornografizzazione del post-concilio è cosa sorprendente da parte di uno dei teologi più importanti sia del concilio Vaticano II sia del post-concilio. Questa peculiare "tesi Ratzinger", tuttavia, non è nuova: se ne trovano tracce già nella lettera inviata alla chiesa in Irlanda nel 2010.

Questa analisi rivela anche altri punti problematici. C'è una scarsissima attenzione alle vittime. Si offre un giudizio affrettato e superficiale sulle responsabilità della chiesa istituzionale e del Vaticano tra Giovanni Paolo II e il pontificato di Benedetto XVI. Non c'è nessuna assunzione di responsabilità per i fallimenti (il caso del cardinale Bernard Law rifugiatosi a Roma per sfuggire alla legge americana) e i tragici ritardi (il caso di Marcial Maciel e dei Legionari di Cristo) – una storia in cui Joseph Ratzinger ebbe un ruolo non proprio secondario come prefetto della Congregazione della Dottrina della Fede. C'è un lato personale in questo saggio di Joseph Ratzinger ma solo come una delle vittime: Ratzinger vittima non degli abusi sessuali, ma degli abusi teologici da parte della teologia liberal (il riferimento, spesso presente negli scritti ratzingeriani, alla "Dichiarazione di Colonia" del 1989). La storia è più complicata. Per esempio, nel febbraio 2012, durante il pontificato di Benedetto e a ridosso della gestione vaticana della crisi degli abusi in Irlanda, si tenne alla Pontificia Università Gregoriana a Roma un convegno sulla crisi degli abusi sessuali: il tutto si svolse nel disinteresse dei media vaticani, che ricevettero ordine di non dare risalto alla notizia, e senza che papa Benedetto intervenisse o apparisse a quel convegno come invece ha fatto papa Francesco due mesi fa.

C'è poi una seconda questione soggiacente alla pubblicazione di questo saggio, che è di metodo e costituzionale. Il testo di Benedetto XVI afferma di avere chiesto il permesso a papa Francesco e al Segretario di Stato, cardinale Parolin, che lo avrebbero concesso al fine di una pubblicazione, in tedesco, in un periodico del clero bavarese. In realtà, il lungo testo era disponibile, e in una buona traduzione in lingua inglese, fin dal pomeriggio del 10 aprile ad alcuni (ma solo alcuni) media cattolici e non-cattolici che negli Stati Uniti fanno parte dell'apparato conservatore e tradizionalista che da sempre fa propaganda contro papa Francesco. Questa cosa dovrà essere prima o poi spiegata: chi lo ha inviato a certi organi di stampa? Perché ad alcuno e non ad altri? Con quale informazione fornita ai dirigenti della comunicazione della Santa Sede? Le spiegazioni infatti non vanno cercate presso i media vaticani, che pare siano stati sorpresi dall'iniziativa, ma da quella specie di corte papale parallela che si è formata attorno al papa emerito - fin da prima diventasse emerito. La pubblicazione di questo saggio e la sua tesi di fondo sono presto diventate strumento nelle mani di coloro che, specialmente negli USA, da un anno a questa parte stanno tentando con ogni mezzo di liberarsi di papa Francesco, in un modo o nell'altro. In America c'è tentazione di scisma e la narrazione giornalistica sulla crisi degli abusi sessuali è parte integrante del disegno. Benedetto XVI forse non lo sa, ma lo sa benissimo chi ha organizzato questo lancio di stampa con tanto di embargo (prontamente violato). La scelta di privilegiare certi organi di stampa, che si sono distinti nella campagna contro papa Bergoglio dal 2013 in poi, dà l'impressione che Benedetto XVI sia organico a quegli ambienti e dà l'impressione che il papa emerito sia manipolato e manipolabile.

La questione del metodo è importante anche dal punto di vista legale: finora Joseph Ratzinger è stato, come tutti gli uomini di punta del Vaticano durante i pontificati di Giovanni Paolo II e Benedetto XVI (a partire dai Segretari di Stato, i cardinali Sodano e Bertone), molto riservato circa i casi ancora aperti, e specialmente sul caso del cardinale americano Theodore McCarrick, escluso dal collegio cardinalizio da papa Francesco nel 2018 e spretato due mesi fa dopo un processo canonico. Il silenzio di un papa emerito si può giustificare come facente parte dell'immunità di cui gode l'ex sovrano dello stato vaticano, oppure anche come il tentativo di non interferire con il governo di papa Francesco. Ora Benedetto XVI scrive e pubblica lunghi testi. Nel momento in cui il papa emerito interviene sulla questione abusi sessuali, fa sorgere domande che nessuno finora aveva potuto o voluto rivolgere a chi è stato ai vertici del Vaticano sin dal 1981 come lui.

Problemi legali a parte, il problema più evidente è di natura ecclesiale. La tesi Ratzinger sugli abusi sessuali nella chiesa costituisce una contro-narrazione che va ad alimentare direttamente l'opposizione a papa Francesco e che crea confusione sul che fare in questo momento drammatico, specialmente attorno a una questione: il legame tra abusi sessuali e omosessualità. Nonostante gli studi scientifici sugli abusi abbiano smentito un legame tra orientamento omosessuale e abusi sessuali, Benedetto XVI ripropone questa tesi che si configura come una strada alternativa a quella proposta da papa Francesco e dal summit in Vaticano di due mesi fa, che vede la questione degli abusi come fenomeno di abuso di potere nella chiesa, senza collocarlo all'interno di una tesi sul ruolo chiave della rivoluzione sessuale per i destini del cattolicesimo. Un fatto importante è anche il contesto del 2018-2019: questa operazione mediatica va letta come la prosecuzione dell'operazione Viganò dell'agosto scorso. Benedetto XVI certamente non punta a far dimettere papa Francesco; ma altri, ben collocati nel complesso giornalistico cattolico oltreatlantico dotato di basi a Roma, ci stanno provando, ed è cosa di cui il segretario di Joseph Ratzinger è certamente informato.

La terza questione è di natura costituzionale circa l'ufficio di "papa emerito" nella chiesa cattolica. Dal marzo 2013 ad oggi la coabitazione tra papa ed emerito aveva funzionato senza troppi sussulti. Ora, qualunque cosa diranno papa Francesco e i media vaticani nei prossimi giorni, è chiaro che questo episodio costituisce un vulnus: una ferita al regime dei rapporti tra i due uffici. Il problema non è tra le due persone Francesco e Benedetto, che continueranno a volersi bene come prima, ma tra i due uffici e i loro bracci operativi. Se non altro, questo incidente dimostra che poco conta cambiare il sistema delle comunicazioni vaticane, se continua ad esistere una corte papale parallela che fa tutto per dare l'impressione che ci sia un secondo papa ancora in servizio per quanti sono scontenti del papa regnante.

I papi hanno sempre potuto dimettersi. Pochi lo hanno fatto, nel medioevo, e quasi mai spontaneamente. Benedetto XVI ha innovato il papato dimettendosi in diretta, sei anni fa, e questo è probabile che si ripeta in futuro. Nel mondo dominato dai media digitali e dai social media, quella del papa emerito è un'istituzione che necessita di una regolamentazione che oggi non ha: al momento delle dimissioni, dovrebbe dimettersi assieme al papa anche la sua segreteria, che viene riassegnata; il ruolo di prefetto della casa pontificia va abolito; il papa emerito deve cessare di vestire di bianco; i suoi rapporti coi media non vanno lasciati alla discrezione di segretari che hanno tutto l'interesse a prolungare la vita di un pontificato che è cessato a tutti gli effetti (ma non dal punto di vista mediatico).

Questo saggio pubblicato ieri purtroppo danneggia l'immagine di Benedetto, che nel suo scritto dimostra una visione idiosincratica e limitata della genesi della crisi degli abusi sessuali e dello stato delle conoscenze scientifiche sul problema. Il pontificato di papa Francesco alle prese con la crisi degli abusi risentirà in modo marginale di questa manovra - architettata mediaticamente non da Benedetto XVI, ma da chi gli sta intorno. In un certo senso, questa manovra potrebbe fornire al Vaticano di Francesco degli alibi. Di sicuro dimostra quanto la chiesa abbia bisogno di una nuova generazione di leader e di un nuovo pensiero per affrontare la crisi più grave del cattolicesimo del nostro tempo.
(fonte: Huffingtonpost 11/04/2019)

L'opinione di Vito Mancuso
"La tesi di Ratzinger è discutibile e completamente infondata" 

Dalla sua bacheca Facebook (11 aprile 2019 ore 15.42):

Ho appena letto (perché invitato a farlo da un giornalista del Washington Post su cui usciranno le mie dichiarazioni) il testo di Benedetto XVI sulla pedofilia, disponibile sul sito del Corriere della Sera.
Ne ho ricavato un'impressione negativa. Si tratta di un testo ideologico, direi politico, che utilizza lo scandalo della pedofilia come arma contro il fronte teologico progressista. 
Ratzinger in esso afferma che la colpa della pedofilia tra il clero cattolico risale alla teologia postconciliare divenuta maggioritaria a partire dal '68. Il che se fosse vero dovrebbe significare che prima del '68 la pedofilia nella Chiesa era assente.
Egli associa inoltre pedofilia e secolarizzazione. Il che dovrebbe comportare che nei paesi fortemente secolarizzati la pedofilia sia maggiore rispetto ai paesi rimasti più cristiani. Ma né la prima né la seconda conseguenza rappresentano tesi sostenibili. E se non lo sono, non lo è neppure la tesi principale che collega strettamente la pedofilia alla cultura postconciliare.
Sorprende poi profondamente il passaggio nel quale Ratzinger collega la tolleranza nei confronti del clero pedofilo alla teologia progressista, mentre è stato soprattutto il pontificato di Giovanni Paolo II a essere il campione di un'ampia e indiscriminata tolleranza verso i preti pedofili al fine di salvaguardare l'onorabilità della struttura ecclesiastica. Non si ricorda più Benedetto XVI di quanto egli stesso dichiarò pubblicamente la sporcizia presente nella Chiesa?
Insomma, un testo poco saggio, molto ideologico, e che non contribuirà alla lotta contro il terribile tumore maligno che sta portando la Chiesa cattolica a una morte progressiva ma di questo passo inevitabile.

Da un'intervista (12 aprile 2019 alle ore 12:18):

"Gli "appunti" di Ratzinger sulla pedofilia: intervista a Vito Mancuso" realizzata da Michele Lembo



Il trauma e la nostalgia:
continuità tra prefetto, papa ed emerito
di Andrea Grillo

Considerevole valore deve essere attribuito a questo testo di J. Ratzinger, che interviene – dal silenzio interrotto del suo ritiro – sul tema degli abusi. Tema che con la sua attualità ha espressamente sollecitato il Vescovo emerito di Roma a prendere la parola. Dicevo “testo considerevole” perché permette di apprezzare, in una forma del tutto convincente, una grande continuità tra il pensiero dell’attuale “emerito”, quello di papa Benedetto XVI, ma anche quello del Prefetto della Congregazione per la Dottrina della fede. Anzi, si potrebbe estendere la continuità fino all’Arcivescovo di Monaco: più di 40 anni appaiono segnati da una lettura traumatizzata e traumatica della svolta conciliare e del 68, come causa di tutti i mali della Chiesa, abusi compresi.

Già altrove, e non molto tempo fa, avevo richiamato la attenzione sulla lettura “apocalittica” con cui J. Ratzinger aveva presentato, nella sua autobiografia, agli inizi degli anni 80, la vicenda conciliare come una vera “tragedia” per la Chiesa. Ma in questo giudizio parlava in lui, già allora, più un pregiudizio che un giudizio. Egli scambiava, con troppa facilità, l’effetto con la causa e la causa con l’effetto. Come allora, anche oggi, il cambiamento teologico e pastorale che inizia con il Concilio, non viene letto come la “risposta ad una crisi”, ma come “la causa della crisi”. Si idealizza il preconcilio e così si fa violenza al Concilio. Se la riforma della liturgia, dei seminari, della teologia morale viene interpretata in questo modo unilaterale e viscerale, è inevitabile, oggi ancor più di 40 anni fa, che la diagnosi inclini alla “nostalgia per il bel tempo che fu”. Questo non è un ragionamento teologico, bensì un attaccamento del sentimento, una nostalgia del cuore.

Alcuni lampi del testo illuminano perfettamente questo orizzonte, in modo assai unilaterale:

- si lamenta che negli anni 80 i testi di Ratzinger fossero “censurati” in alcuni seminari. Ma non si ricorda che, 50 anni prima, erano i testi di Agostino o di Ambrogio a subire la stessa sorte;

- si dipinge la storia della teologia morale post-conciliare come se alla deriva resistesse solo “Veritatis splendor”, senza nulla dire della unilateralità con cui questo testo ha dovuto attendere “Amoris Laetitia” per essere finalmente ridimensionato nella sua pretesa fondamentalistica in campo morale;

- si ricorda la domanda di “massimi di pena più alti” contro i colpevoli di pedofilia, addebitando al “garantismo conciliare” quasi la protezione dei pedofili. Ma non si tiene conto che le riforme del diritto penale non si fanno alzando i massimi, ma i minimi della pena.

- si punta lo sguardo contro l’abuso, come se fosse una lotta tra la tutela dell’accusato e la tutela della fede. Ma non entra nello sguardo del testo quel soggetto decisivo che è la vittima dell’abuso e che esige dalla Chiesa una lettura non autoreferenziale della questione.

Diversi sono i passaggi del testo in cui la ricostruzione storica dei 30 anni post-conciliari diventa una caricatura, soggettivamente significativa, ma oggettivamente insostenibile. Il testo apocalittico conclusivo riprende una immagine che avevamo già ascoltato, la sera della commemorazione del 50esimo del Discorso della luna di papa Giovanni XXIII. In quella occasione, l’11 ottobre 2012, la “festa per il Concilio” si era trasformata in uno sfogo quasi disperato e aveva raggelato la piazza sottostante,. E al posto del Concilio era apparsa la barca della Chiesa ostacolata dai venti contrari, i pesci cattivi nella rete, la zizzania che cresce nel campo… Nulla oggi è cambiato da quella sera. Un papa che non capisce più il Concilio, di cui è stato un padre, può solo fare una cosa: prendere congedo. E lasciare la parola ad un figlio del Concilio. Essere riuscito in questo atto di servizio e di umiltà riscatta in lui ogni possibile mancanza, precedente o successiva. Per questo J. Ratzinger può anche concludere questa parola di disperazione ringraziando il suo successore, che ha riacceso la speranza. Il testo che ci ha consegnato in questa occasione da un lato rende ancora più grande il gesto profetico di 6 anni fa, ma dall’altro ci fa capire fino in fondo in quali meandri del risentimento e della nostalgia avremmo potuto cadere, se mai non lo avesse fatto.
(fonte: Come se non)