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lunedì 2 marzo 2026

VISITA PASTORALE Parrocchia "Ascensione di Nostro Signore Gesù Cristo" (Roma) - Leone XIV: «Bisogna essere maestri del bene per i più piccoli» - «Preoccupato per il Medio Oriente»

VISITA PASTORALE DI LEONE XIV

Parrocchia "Ascensione di Nostro Signore Gesù Cristo" (Roma)
II Domenica di Quaresima, 1° marzo 2026

Il Papa nella parrocchia romana dell’Ascensione di Nostro Signore Gesù Cristo al Quarticciolo

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Il Papa al Quarticciolo:
«Bisogna essere maestri del bene per i più piccoli»

Leone XIV ha visitato il quartiere popolare romano rispondendo alle domande dei più piccoli sul male e in particolare sulla guerra e sulla droga

Papa Leone XIV durante la sua visita alla parrocchia romana dell’Ascensione di Nostro Signore Gesù Cristo al Quarticciolo

L’ultimo Papa in visita al Quarticciolo era stato Giovanni Paolo II nel 1980. C’era quindi grande attesa oggi pomeriggio in questo quartiere della periferia est di Roma segnato dalle case popolari costruite durante il fascismo e che solo pochi giorni fa è stato circondato dai carabinieri che hanno condotto una maxi-operazione anti-droga.

E nel pomeriggio di domenica 1 marzo papa Leone XIV è arrivato per visitare la parrocchia dell’Ascensione di Nostro Signore Gesù Cristo al Quarticciolo, nella periferia est di Roma, accolto dal cardinale vicario Baldo Reina e dal parroco padre Daniele Canali. Tra canti e striscioni di benvenuto come “È giusto che tutti abbiano una casa” e "Daje Papa Leone: Sei un grande!", Leone XIV, ha salutato i fedeli, benedetto i bambini e ascoltato le loro domande, in particolare sul senso del male: “Sappiamo che esiste il male, ma più importante è che esista il bene, esiste l'amore, e che in questa parrocchia ci sia la luce dell'amore". Il contrario della droga: “Il problema della droga che esiste anche in tanti luoghi, anche qui in questa zona. Rifiutare sempre quello che fa male e cercare di dire “sì” alla salute, “sì” a quello che fa bene. Sempre “no” alla droga, però sempre “sì” a quello che fa bene... Essere maestri in questo senso, con la testimonianza che può aiutare tanto i ragazzi, i bambini, i giovani, cercando anche di eliminare dalle strade questi problemi, che sono tanto gravi”, ha scandito il Papa.

Leone XIV ha poi espresso la sua forte preoccupazione per la situazione internazionale, come aveva fatto durante l’Angelus.

“Da questo momento che io sono molto preoccupato per ciò che succede nel mondo: specialmente ieri, oggi e non sappiamo per quanti giorni, nel Medio Oriente. La guerra, di nuovo! Anche noi dobbiamo essere annunciatori del messaggio di pace, la pace di Gesù, la pace che Dio vuole per tutti. Allora bisogna pregare molto per la pace e cercare come vivere l’unità e come rifiutare sempre quella tentazione di far male all’altro. La violenza non è mai la scelta giusta. E dobbiamo scegliere sempre il bene”.

“In questo mondo tanti bambini non hanno famiglia, casa, da mangiare e da bere, un letto dove dormire. Questa davvero è una tragedia che esiste in mezzo a noi”, ha aggiunto il Papa. “Abbiamo visto tutti in questi ultimi anni la tragedia per esempio a Gaza, dove tanti bambini sono morti, dove tanti bambini sono rimasti senza i genitori, senza la scuola, senza un posto dove vivere”.

Leone XIV ha quindi invitato a trovare delle strade per: “essere promotori noi di pace, di riconciliazione, cercando soluzioni non con la violenza, ma con il dialogo".
(fonte: Famiglia Cristiana 01/03/2026)

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Papa al Quarticciolo: “preoccupato per il Medio Oriente”

Nella parrocchia dell'Ascensione al Quarticciolo, il Papa ha rilanciato l'appello dell'Angelus e ha chiesto di "diventare luce del mondo, a cominciare dal quartiere che abitiamo".

(Foto Vatican Media/SIR)

“Sono molto preoccupato per ciò che succede nel mondo: specialmente ieri, oggi e non sappiamo per quanti giorni, nel Medio Oriente. La guerra, di nuovo”. Incontrando i bambini nel campo sportivo della parrocchia dell’Ascensione di nostro Signore Gesù Cristo al Quarticciolo, durante la sua terza visita pastorale ad una parrocchia romana, Leone XIV ha rilanciato l’appello di poche ore prima all’Angelus, quando aveva chiesto alle parti coinvolte di “assumere la responsabilità morale di fermare la spirale della violenza prima che diventi una voragine irreparabile”. “Anche noi dobbiamo essere annunciatori del messaggio di pace, la pace di Gesù, la pace che Dio vuole per tutti”, l’invito del Pontefice, che ha esortato a “pregare molto per la pace e cercare come vivere l’unità e come rifiutare sempre quella tentazione di far male all’altro”.

“La violenza non è mai la scelta giusta. E dobbiamo scegliere sempre il bene”,

ha raccomandato inoltre il Papa citando Gaza, “dove tanti bambini sono morti, dove tanti bambini sono rimasti senza i genitori, senza la scuola, senza un posto dove vivere”. “Tutti dobbiamo cercare anche lì la stessa risposta secondo quello che ci dice Gesù”, ha affermato:

“come essere promotori noi di pace, di riconciliazione, cercando soluzioni non con la violenza, ma con il dialogo”.

“Ci sono differenze, bisogna imparare a rispettarci gli uni gli altri, a dire no alle cose che fanno male, e scegliere sempre il bene, rifiutando quel che danneggia la salute”, le parole a braccio del Papa: “Per esempio, il problema della droga che esiste anche in tanti luoghi, anche qui in questa zona. Rifiutare sempre quello che fa male e cercare di dire ‘sì’ alla salute, ‘sì’ a quello che fa bene. Sempre ‘no’ alla droga, però sempre ‘sì’ a quello che fa bene”. Incontrando gli ammalati e gli anziani, Leone ha poi definito un fatto “importante che la voce della parrocchia svegli un po’ le risposte delle autorità – la Polizia, lo Stato – che molte volte potrebbero fare di più per aiutare a superare i problemi che esistono qui. Allora anche questa voce che viene da una comunità di fedeli di una parrocchia può alzarsi e si può cercare di fare cambiamenti importanti per il bene di tutti”. Al centro dell’omelia, il brano evangelico della Trasfigurazione. simbolo della “logica dell’amore incondizionato, dell’abbandono di ogni difesa che diventa offesa”. “Ascoltiamolo, entriamo nella sua luce per

diventare luce del mondo, a cominciare dal quartiere che abitiamo”,

l’appello del Pontefice , secondo il quale “tutta la vita della parrocchia e dei suoi gruppi esiste per questo: è un servizio alla luce, un servizio alla gioia”. “Anche la Chiesa, anche la vostra parrocchia riceve da questo Vangelo una missione”, ha assicurato il Papa: “A fronte dei numerosi e complessi problemi di questo territorio, che incombono sui giorni del vostro abitare qui, a voi è affidata la pedagogia dello sguardo di fede, che trasfigura di speranza ogni cosa, mettendo in circolo passione, condivisione, creatività come cura delle tante ferite di questo quartiere”. “Sono molto contento di aver appreso che questa comunità parrocchiale è una comunità viva e vivace e che, nonostante i gravi problemi del contesto territoriale, testimonia il Vangelo con coraggio”, l’omaggio finale: “Sotto il motto programmatico ‘Facciamo Comunità’, questa parrocchia ha intrapreso un cammino per rafforzare il senso di appartenenza e l’accoglienza, con le braccia aperte, di tutti. Sono contento e vi incoraggio:

andate avanti in questo cammino di apertura al territorio e di cura delle sue ferite.

E spero che altri si uniscano a voi per essere qui al Quarticciolo lievito di bene e di giustizia”. “Quando ci accorgiamo che tante cose attorno a noi non vanno, a volte viene da chiedersi: ma avrà un senso quello che stiamo facendo?”, l’obiezione a cui rispondere: “Si insinua la tentazione dello scoraggiamento, con la perdita di motivazioni e di slancio. Invece è proprio di fronte al mistero del male che dobbiamo testimoniare la nostra identità di cristiani, di persone che vogliono rendere percepibile il Regno di Dio nei luoghi e nei tempi in cui vivono. È il mio augurio per tutti voi, per questa comunità parrocchiale e per i tanti fratelli e le tante sorelle che ancora non hanno riconosciuto in Gesù la vera luce e la vera gioia”.
(fonte: Sir, articolo di M.Michela Nicolais 02/03/2026)

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Incontro con i bambini nel Campo sportivo


Il Papa accolto nella parrocchia dell'Ascensione (@Vatican Media)

Innanzitutto buonasera a tutti e bentrovati. Grazie per questa accoglienza! Grazie davvero! Prima di rispondere alle vostre domande che mi hanno dato qui, voglio dire che sinceramente sono molto contento di trovarmi con voi stasera. Grazie per essere qui, grazie per aver reso possibile questo incontro. Al vostro parroco, ai padri dehoniani, a tutti coloro che collaborano nella parrocchia rivolgo un saluto molto grande, molto sincero e fraterno. Il nome della vostra parrocchia, “Ascensione”, dice tanto perché è quando Gesù ascende al cielo. La parte migliore della nostra umanità, Gesù la porta a Dio Padre, in cielo.

In un certo senso, è la missione di questa parrocchia e risponde a una delle domande: perché esiste il male? Nel mondo, sappiamo che esiste il male, ma più importante è che esiste il bene, esiste l’amore e questa parrocchia è la luce dell’amore qui, in questo quartiere! Siete voi!

E allora questa visita stasera rappresenta almeno un momento, di tanti momenti che voi vivete, per sperimentare quanto è bella la fraternità, l’amore, la carità, quando tutti facciamo non il male ma il bene gli uni per gli altri. Allora questo davvero è causa di una bellissima celebrazione, bisogna festeggiare.

Perché esiste il male, purtroppo? L’uomo che è libero può scegliere, come dice la Scrittura: la Bibbia dice che può scegliere la vita o la morte, il bene o il male. Abbiamo questa libertà, che è un dono molto grande. Noi siamo qui per dare l’esempio e cominciando con voi bambini. Dovete scegliere sempre il bene e mai il male, perché così possiamo pian piano trasformare il nostro mondo, possiamo fare una differenza!

Poi come i giovani, sono veramente contento di vedere tanti giovani nel movimento Magis: un applauso anche per voi, perché abbiamo bisogno di voi, la parrocchia, la diocesi, l’Italia, il mondo ha bisogno di queste testimonianze perché è così che possiamo davvero cambiare il mondo. Vi dico, da questo momento che io sono molto preoccupato per ciò che succede nel mondo: specialmente ieri, oggi e non sappiamo per quanti giorni, nel Medio Oriente. La guerra, di nuovo! Anche noi dobbiamo essere annunciatori del messaggio di pace, la pace di Gesù, la pace che Dio vuole per tutti. Allora bisogna pregare molto per la pace e cercare come vivere l’unità e come rifiutare sempre quella tentazione di far male all’altro. La violenza non è mai la scelta giusta. E dobbiamo scegliere sempre il bene.

E allora anche da voi bambini, con le parole, con l’ubbidienza a mamma e papà in casa, col gesto di fare una cosa buona… tutte le cose che fate voi e che facciamo noi grandi devono essere sempre una scelta per il bene, per la pace, per la riconciliazione, per la comunione, per l’amicizia e cercare così con Gesù, come cattolici, come discepoli di Gesù, di costruire la pace nel nostro mondo.

L’altra domanda che mi avete fatto - e che so che è una preoccupazione per molti - è proprio perché in questo mondo tanti bambini non hanno famiglia, casa, da mangiare e da bere, un letto dove dormire. Questa davvero è una tragedia che esiste in mezzo a noi. Abbiamo visto tutti in questi ultimi anni la tragedia per esempio a Gaza, dove tanti bambini sono morti, dove tanti bambini sono rimasti senza i genitori, senza la scuola, senza un posto dove vivere.

E allora noi tutti dobbiamo cercare anche lì la stessa risposta secondo quello che ci dice Gesù: come essere promotori noi di pace, di riconciliazione, cercando soluzioni non con la violenza, ma con il dialogo. Ci sono differenze, bisogna imparare a rispettarci gli uni gli altri, a dire no alle cose che fanno male, e scegliere sempre il bene, rifiutando quel che danneggia la salute. Per esempio, il problema della droga che esiste anche in tanti luoghi, anche qui in questa zona. Rifiutare sempre quello che fa male e cercare di dire “sì” alla salute, “sì” a quello che fa bene. Sempre “no” alla droga, però sempre “sì” a quello che fa bene.

E anche voi, giovani, avete una responsabilità: essere maestri in questo senso, con la testimonianza che può aiutare tanto i ragazzi, i bambini, i giovani, cercando anche di eliminare dalle strade questi problemi, che sono tanto gravi. Bene, io vorrei salutare qui accanto a me da questa parte, il cardinale Baldo Reina, vicario della diocesi di Roma: siamo contenti per la sua presenza. È qui mons. Alessandro Zenobbi, che è stato nominato vescovo ausiliare di Roma. E allora auguri e grazie, benvenuti. Bene! Così, in rappresentanza di tutta la famiglia, ci sono anche suore di diverse Congregazioni: grazie per il vostro lavoro, per il vostro servizio. Grazie alle tante persone che collaborano nel bene, qui nella parrocchia: è molto bello trovarci insieme.

Che questa parrocchia sia una luce, che questa parrocchia sia la testimonianza che è importante vivere la fede, portare nel cuore questa presenza di Dio, imparare e poi insegnare l’amore agli altri e avere sempre il coraggio di dire “sì” a Gesù Cristo e “no” al male, “no” al peccato, però “sì” all’amore di Dio. Grazie, grazie: continueremo questa celebrazione.

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Incontro con ammalati e anziani

Che bello avere questo incontro e regalare a me la possibilità di salutarvi, di ascoltare qualche testimonianza, di salutare anche uno per uno, ognuno di voi che in un certo senso rappresentate tutta la parrocchia. C’è un tesoro molto grande scritto qui in una parola, da questa parte, che dice “facciamo comunità”. Una comunità dove possiamo trovarci tutti insieme con le debolezze, con i problemi di salute, con la questione della disabilità, con i figli che si trovano male, i detenuti che hanno tanti problemi, anche psicologici, personali e di salute spirituale. Ma quando ci troviamo insieme in comunità, c’è una forza molto più grande di ognuno di noi: è la forza che viene dall’amore di Dio, che ci fa davvero una famiglia dove gli uni con gli altri facciamo famiglia, dove anche quando uno sta male, uno è detenuto, uno ha perso la salute, soffre, se siamo tutti insieme, lì ci sosteniamo e possiamo continuare a camminare e questo davvero è molto bello.

Ho parlato prima della necessità di pregare per la pace nel mondo – per i problemi nel Medio Oriente e in Ucraina e in tanti altri posti - ma davvero è importante pregare per la pace qui, in casa. Ed è anche importante che la voce della parrocchia “svegli” un po’ le risposte delle autorità - la Polizia, lo Stato - che molte volte potrebbero fare di più per aiutare a superare i problemi che esistono qui. Allora anche questa voce che viene da una comunità di fedeli di una parrocchia può alzarsi e si può cercare di fare cambiamenti importanti per il bene di tutti. Lavoriamo insieme. Cerchiamo di vivere la fede insieme e cerchiamo di essere sempre questa testimonianza.

Forse in questo momento, anche se dopo c’è la Messa, chiediamo al Signore la sua benedizione per ognuno di voi, per i vostri figli, i vostri parenti, tutti i vostri cari, con questa fiducia: che la grazia di Dio ci accompagna e sempre ci aiuta. Viviamo davvero con una fiducia molto grande nella grazia di Dio, ma anche nella forza dell’amore che troviamo quando siamo davvero uniti in comunità. Preghiamo insieme. [recita del Padre Nostro e benedizione]
 
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Incontro con il Consiglio pastorale parrocchiale


Grazie per queste parole, come si chiama il segretario? Ah Daniele Daniele! Così! Uno pensa di vedere doppio. Bene! Grazie per aver spiegato un po’ la realtà che vivete e quel che fate come consiglio. Una delle cose che lei ha detto, sperando che mi trovi come a casa, è proprio vera: mi sento a casa e vi ringrazio per questo, per l’accoglienza.

Poi vedo che avete messo la Madonna del Buon Consiglio, non so se è sempre lì o è per me! Però grazie perché la mamma ci accompagna sempre, questa devozione è davvero cara.

Abbiamo condiviso già alcune parole, sia nell’omelia, sia qualche parola prima della Messa, poi adesso ascoltando: ho l’impressione che qui davvero ci sia una comunità di fede che è forte, “tosta” - mi piace quest’espressione! – che ha la forza che viene soprattutto dalla fede e da una convinzione che nonostante tutte le difficoltà, vive in un quartiere che evidentemente ha problemi seri e allo stesso tempo c’è questa comunità che è testimonianza viva, testimonianza che è possibile trovare vita, amore, carità e questa fraternità.

Quest’espressione, anche per me tanto bella: “facciamo comunità”, voi la state vivendo. E davvero questo è grande, questo è grande.

Qualche volta nella Chiesa troviamo piccoli gruppi, diciamo così, o tendenze che un po’ promuovono una spiritualità molto individualista: “Dio e io… non sono importanti le altre persone, le altre situazioni…”. Clima molto chiuso, in questo senso. E questo non è quello che Gesù ha voluto lasciarci quando ha chiamato un gruppo di amici e ha detto: “Fate questo in memoria di me”, cominciando con l’Eucaristia e anche arrivando alla sua pienezza che è la comunione. Comunione proprio in questo senso, dell’amore fraterno, del nostro stare insieme, del nostro incontro.

Nessuno dovrebbe dunque sentirsi solo. Con le visite agli anziani, ai malati, nonostante tutte le difficoltà, lì stiamo davvero vivendo quello che Gesù ha voluto. In questa diocesi di Roma sono nuovo come vostro vescovo: davvero mi sento felice di trovare voi, questa comunità, e sentire anche questo spirito vivo nella celebrazione eucaristica, che è espressione della vita che voi avete e condividete e che spero che oggi, domani nel futuro, ancora potrete sempre offrire. Grazie davvero per questa testimonianza! Bene, allora ci mettiamo in piedi, chiediamo la benedizione del Signore. Il giorno del Signore è vivere così in questa maniera tanto speciale, è dono per tutti noi. [benedizione]

Grazie a tutti, spero di ritrovarci alla prossima opportunità, sempre avanti! Grazie.


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Saluto all’uscita dalla Parrocchia


Bene! Grazie, grazie! Ancora una volta un saluto molto grande a tutti voi! Grazie per essere qui, grazie per l'accoglienza! Dicono che le persone che escono di notte lo possono fare perché portano la luce dentro e in ognuno di noi Cristo, nella fede, ci ha regalato la luce: la luce che ci accompagna giorno e notte e che ci aiuta a essere anche testimonianza. Grazie a voi per la testimonianza che date in questo quartiere. Continuate con questo coraggio, con questa convinzione a essere “luce del mondo, sale della terra”. Dio vi benedica sempre! Grazie, grazie a tutti voi!

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SANTA MESSA 
OMELIA DI LEONE XIV


Carissimi fratelli e sorelle,

sono lieto di essere tra voi e di poter ascoltare, insieme con voi, la Parola di Dio con tutta la vostra comunità parrocchiale. Questa domenica ci pone di fronte al viaggio di Abramo (cfr Gen 12,1-4) e all’evento della Trasfigurazione di Gesù (cfr Mt 17,1-9).

Con Abramo ognuno di noi può riconoscersi in viaggio. La vita è un viaggio che chiede fiducia, chiede affidamento alla Parola di Dio che ci chiama e che ci domanda talvolta di lasciare tutto. Allora si può essere tentati di fuggire la precarietà come vertigine che sconvolge, mentre è proprio dal suo interno che si può apprezzare una promessa di grandezza inattesa. Accade ogni giorno – perché il mondo ragiona così – che prendiamo le misure di ogni cosa, ci affanniamo ad avere tutto sotto controllo. Ma in questo modo perdiamo l’occasione di scoprire il vero tesoro, la perla preziosa, come ci insegna il Vangelo, che a sorpresa Dio ha nascosto nel nostro campo (cfr Mt 13,44).

Il viaggio di Abramo comincia con una perdita: la terra e la casa che custodiscono le memorie del suo passato. Si compirà, però, in una nuova terra e in una immensa discendenza, in cui tutto diventa benedizione. Anche noi, se dalla fede ci lasciamo chiamare al cammino, a rischiare nuove decisioni di vita e di amore, smetteremo di temere di perdere qualcosa, perché sentiremo di crescere in una ricchezza che nessuno può rubare.

Accadde anche ai discepoli di Gesù di misurarsi con un viaggio, quello che li avrebbe portati a Gerusalemme (cfr Lc 9,51). Là, nella Città santa, il Maestro avrebbe compiuto la sua missione, donando la vita sulla croce e diventando per tutti e per sempre benedizione. Sappiamo quanta resistenza fecero Pietro e tutti gli altri a seguirlo. Ma dovevano capire che si può essere benedizione solo superando l’istinto di difendere sé stessi e accogliendo quanto Gesù affida al gesto eucaristico: la volontà di offrire il proprio corpo come pane da mangiare, di vivere e morire per dare vita. Ecco la domenica, cari fratelli e sorelle: è la sosta nel cammino che ci raduna attorno a Gesù. Gesù ci incoraggia, per non fermarci e per non cambiare direzione. Non c’è promessa più grande, non c’è tesoro più prezioso che vivere per dare la vita!

Poco prima del giorno della Trasfigurazione, Gesù aveva confidato ai suoi discepoli quale sarebbe stato il punto di arrivo del viaggio che stavano facendo, e cioè la sua passione, morte e risurrezione. Ricorderete l’opposizione di Pietro e la reazione di Gesù che gli dice: «Tu mi sei di scandalo perché non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini» (Mt 16,23). Ed ecco che, sei giorni dopo, Gesù chiede a Pietro, Giacomo e Giovanni di accompagnarlo sulla montagna. Hanno ancora negli orecchi quelle parole difficili da sentire; hanno ancora in mente l’immagine per loro inaccettabile del Messia condannato a morte.

È questa oscurità interiore dei discepoli che Gesù infrange quando, sulla cima del monte, si mostra ai loro occhi trasfigurato in una luce abbagliante, inimmaginabile. E in questa visione gloriosa appaiono accanto a Lui anche Mosè ed Elia, testimoni del fatto che in Gesù si compiono tutte le Scritture (cfr Mt 17,2-3).

Ancora una volta Pietro diventa il portavoce del nostro vecchio mondo e della sua disperata necessità di fermare le cose, di controllarle. Un po’ come quando non vorremmo finisse un sogno in cui ci rifugiamo. Qui però non si tratta di un sogno, ma di un mondo nuovo in cui entrare: la meta del nostro viaggio, una meta piena di luce e che ha i contorni umani e divini di Gesù. Piantando delle tende, Pietro vorrebbe fermare questo viaggio, che invece deve continuare fino a Gerusalemme (cfr v. 4).

La voce che esce dalla nube è quella del Padre e sembra un’implorazione: «Questi è il Figlio mio, l’amato, ascoltatelo» (v. 5). Quella voce risuona oggi per noi: “Ascoltate Gesù!”. E io, carissimi, in mezzo a voi, voglio farmi eco di quell’appello e dirvi: Vi prego, sorelle e fratelli, ascoltiamolo! Lui viaggia con noi, ancora oggi, per insegnarci in questa città la logica dell’amore incondizionato, dell’abbandono di ogni difesa che diventa offesa. Ascoltiamolo, entriamo nella sua luce per diventare luce del mondo, a cominciare dal quartiere che abitiamo. Tutta la vita della parrocchia e dei suoi gruppi esiste per questo: è un servizio alla luce, un servizio alla gioia.

Dopo la Trasfigurazione sul monte, il viaggio di Gesù non si ferma (cfr v. 9). E anche la Chiesa, anche la vostra parrocchia riceve da questo Vangelo una missione. A fronte dei numerosi e complessi problemi di questo territorio, che incombono sui giorni del vostro abitare qui, a voi è affidata la pedagogia dello sguardo di fede, che trasfigura di speranza ogni cosa, mettendo in circolo passione, condivisione, creatività come cura delle tante ferite di questo quartiere.

Sono molto contento di aver appreso che questa comunità parrocchiale è una comunità viva e vivace e che, nonostante i gravi problemi del contesto territoriale, testimonia il Vangelo con coraggio. Sotto il motto programmatico “Facciamo Comunità”, questa Parrocchia ha intrapreso un cammino per rafforzare il senso di appartenenza e l’accoglienza, con le braccia aperte, di tutti, davvero di tutti! Sono contento e vi incoraggio: andate avanti in questo cammino di apertura al territorio e di cura delle sue ferite. E spero che altri si uniscano a voi per essere qui al Quarticciolo lievito di bene e di giustizia.

Anche l’impegno di voi giovani merita di essere incoraggiato. Nel percorso “Magis”, che voi mi avete presentato qualche minuto fa e che è proposto qui da alcuni anni, si fa riferimento al “di più”, di cui parla Sant’Ignazio di Loyola negli Esercizi Spirituali. È uno stimolo per gli adolescenti a superare la mediocrità scegliendo una vita coraggiosa, autentica e buona, che trova in Gesù Cristo il suo “Magis” per eccellenza.

Cari fratelli e sorelle, voi siete segno di speranza. La luce della Trasfigurazione è già presente in questa comunità, perché qui opera il Signore e perché in tanti credete nella sua dolce potenza che tutto trasforma. Quando ci accorgiamo che tante cose attorno a noi non vanno, a volte viene da chiedersi: ma avrà un senso quello che stiamo facendo? Si insinua la tentazione dello scoraggiamento, con la perdita di motivazioni e di slancio. Invece è proprio di fronte al mistero del male che dobbiamo testimoniare la nostra identità di cristiani, di persone che vogliono rendere percepibile il Regno di Dio nei luoghi e nei tempi in cui vivono. È il mio augurio per tutti voi, per questa comunità parrocchiale e per i tanti fratelli e le tante sorelle che ancora non hanno riconosciuto in Gesù la vera luce e la vera gioia.

Di fronte a tutto ciò che sfigura l’uomo e la vita, noi continuiamo ad annunciare e testimoniare il Vangelo, che trasfigura e dona vita. La Vergine Santissima, Madre della Chiesa, ci accompagni sempre e interceda per noi.

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Guarda il video integrale della S. Messa





ANGELUS 1 marzo 2026 Papa Leone XIV: Cristo trasfigura le piaghe della storia e illumina il cuore dell’uomo - Solo la pace, dono di Dio, può sanare le ferite tra i popoli.

ANGELUS

Piazza San Pietro
II Domenica di Quaresima, 1 marzo 2026

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Leone XIV:  Cristo trasfigura le piaghe della storia 
e illumina il cuore dell’uomo

All’Angelus della seconda Domenica di Quaresima, Leone XIV riflette sulla rivelazione del volto di Dio, risposta alla disperazione dell’ateismo e alla solitudine agnostica e anticipo della luce pasquale sui corpi che patiscono violenza, dolore e miseria

Leone XIV durante l'Angelus

Su tutti i corpi “flagellati dalla violenza”, “crocifissi dal dolore”, “abbandonati nella miseria” con la Trasfigurazione Cristo irradia un anticipo della luce della Pasqua, “evento di morte e di risurrezione, di tenebra e di luce nuova”.

Così Leone XIV all’Angelus del 1° marzo, seconda domenica di Quaresima, ha commentato il Vangelo del giorno nel quale l’evangelista Matteo (17,1-9) racconta l’episodio di Gesù che sul monte Tabor mostra la sua gloria divina ai discepoli Pietro, Giacomo e Giovanni.

Mentre il male riduce la nostra carne a merce di scambio o a massa anonima, proprio questa stessa carne risplende della gloria di Dio.

Fedeli in piazza San Pietro per l'Angelus (@Vatican Media)

Lo splendore umano di Dio

Parlando dalla finestra dello studio privato del Palazzo apostolico ai fedeli presenti in piazza San Pietro nell’uggiosa giornata invernale e a quanti lo seguivano attraverso i media, il Pontefice ha evidenziato il cuore del racconto evangelico, quando lo Spirito Santo avvolge di una “nube luminosa” Gesù – dal volto brillante “come il sole” e le vesti “candide come la luce” – consentendo ai discepoli di ammirare lo “splendore umano” di Dio.

Pietro, Giacomo e Giovanni contemplano una gloria umile, che non si esibisce come uno spettacolo per le folle, ma come una solenne confidenza.

Leone XIV affacciato alla finestra dello studio privato del Palazzo Apostolico (@Vatican Media)

Contro disperazione e solitudine

A partire da questo gesto, Gesù trasfigura le “piaghe della storia”, e “illuminando la nostra mente e il nostro cuore” svela con la sua rivelazione “una sorpresa di salvezza”.

Ne restiamo affascinati? Il vero volto di Dio trova in noi uno sguardo di meraviglia e di amore?

Sono le domande del vescovo di Roma, che riflette su come alla “disperazione dell’ateismo” il Padre risponda con il dono di suo figlio, dalla “solitudine agnostica” lo Spirito Santo riscatti con l’offerta di una “comunione eterna” di vita e grazia; e davanti alla “debole fede” stia l’annuncio della risurrezione futura.

Una veduta di piazza San Pietro (@Vatican Media)

Tempo di silenzio e conversione

Tutto ciò, rimarca, i discepoli hanno visto nel fulgore di Cristo, ma “per capirlo occorre tempo”: di “silenzio” per ascoltare la Parola e di “conversione” per gustare la compagnia del Signore.

Mentre sperimentiamo tutto questo durante la Quaresima, chiediamo a Maria, Maestra di preghiera e Stella mattutina, di custodire nella fede i nostri passi.
(fonte: Vatican News, articolo di Lorena Leonardi 01/03/2026)

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LEONE XIV
(testo integrale)

Cari fratelli e sorelle, buona domenica!

Oggi il Vangelo della liturgia compone per tutti noi un’icona piena di luce, narrando la Trasfigurazione del Signore (cfr Mt 17,1-9). Per rappresentarla, l’Evangelista intinge il suo stilo nella memoria degli Apostoli, dipingendo il Cristo tra Mosè ed Elia. Il Verbo fatto uomo sta tra la Legge e la Profezia: egli è la Sapienza vivente, che porta a compimento ogni parola divina. Tutto ciò che Dio ha comandato e ispirato agli uomini trova in Gesù manifestazione piena e definitiva.

Come nel giorno del battesimo al Giordano, così anche oggi sul monte sentiamo la voce del Padre, che proclama: «Questi è il Figlio mio, l’amato», mentre lo Spirito Santo avvolge Gesù di una «nube luminosa» (Mt 17,5). Con tale espressione, davvero singolare, il Vangelo descrive lo stile della rivelazione di Dio. Quando si fa vedere, il Signore mostra la sua eccedenza al nostro sguardo: davanti a Gesù, il cui volto brilla «come il sole» e le cui vesti diventano «candide come la luce» (cfr v. 2), i discepoli ammirano lo splendore umano di Dio. Pietro, Giacomo e Giovanni contemplano una gloria umile, che non si esibisce come uno spettacolo per le folle, ma come una solenne confidenza.

La Trasfigurazione anticipa la luce della Pasqua, evento di morte e di risurrezione, di tenebra e di luce nuova che Cristo irradia su tutti i corpi flagellati dalla violenza, sui corpi crocifissi dal dolore, sui corpi abbandonati nella miseria. Infatti, mentre il male riduce la nostra carne a merce di scambio o a massa anonima, proprio questa stessa carne risplende della gloria di Dio. Il Redentore trasfigura così le piaghe della storia, illuminando la nostra mente e il nostro cuore: la sua rivelazione è una sorpresa di salvezza! Ne restiamo affascinati? Il vero volto di Dio trova in noi uno sguardo di meraviglia e di amore?

Alla disperazione dell’ateismo il Padre risponde con il dono del Figlio Salvatore; dalla solitudine agnostica lo Spirito Santo ci riscatta offrendo una comunione eterna di vita e di grazia; davanti alla nostra debole fede, sta l’annuncio della risurrezione futura: ecco quel che i discepoli hanno visto nel fulgore di Cristo, ma per capirlo occorre tempo (cfr Mt 17,9). Tempo di silenzio per ascoltare la Parola, tempo di conversione per gustare la compagnia del Signore.

Mentre sperimentiamo tutto questo durante la Quaresima, chiediamo a Maria, Maestra di preghiera e Stella mattutina, di custodire nella fede i nostri passi.

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Dopo l'Angelus

Cari fratelli e sorelle!

Seguo con profonda preoccupazione quanto sta accadendo in Medio Oriente e in Iran, in queste ore drammatiche. La stabilità e la pace non si costruiscono con minacce reciproche, né con le armi, che seminano distruzione, dolore e morte, ma solo attraverso un dialogo ragionevole, autentico e responsabile.

Dinanzi alla possibilità di una tragedia di proporzioni enormi, rivolgo alle parti coinvolte l’accorato appello ad assumere la responsabilità morale di fermare la spirale della violenza prima che diventi una voragine irreparabile! Che la diplomazia ritrovi il suo ruolo e sia promosso il bene dei popoli, che anelano a una convivenza pacifica, fondata sulla giustizia. E continuiamo a pregare per la pace.

In questi giorni arrivano, inoltre, notizie preoccupanti di scontri tra Pakistan e Afghanistan. Elevo la mia supplica per un ritorno urgente al dialogo. Preghiamo insieme, affinché prevalga la concordia in tutti i conflitti nel mondo. Solo la pace, dono di Dio, può sanare le ferite tra i popoli.

Sono vicino alle popolazioni dello Stato brasiliano di Minas Gerais, colpite da violente inondazioni. Prego per le vittime, per le famiglie che hanno perso la casa e per quanti sono impegnati nelle operazioni di soccorso.

Saluto con affetto tutti voi, romani e pellegrini di vari Paesi, in particolare il gruppo di Camerunesi che vivono a Roma, accompagnati dal Presidente della Conferenza Episcopale di quel Paese, che, a Dio piacendo, avrò la gioia di visitare nel mese di aprile.

Do il benvenuto ai fedeli della Diocesi di Iaşi in Romania, a quelli di Budimir presso Košice in Slovacchia, del Massachusetts negli Stati Uniti e alla Confraternita del Santísimo Cristo de la Buena Muerte di Jaén, in Spagna.

Saluto i fedeli di Napoli, Torre del Greco e Afragola, di Caraglio e Valle Grana, di Comitini, Crotone, Silvi Marina e della parrocchia San Luigi Gonzaga in Roma; come pure i capi scout del gruppo “Val d’Illasi”, presso Verona, e i ragazzi di Faenza che hanno ricevuto la Cresima.

A tutti auguro una buona domenica!

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domenica 1 marzo 2026

Preghiera dei Fedeli - Fraternità Carmelitana di Pozzo di Gotto (ME) - II DOMENICA DI QUARESIMA anno A

Fraternità Carmelitana 
di Pozzo di Gotto (ME)

Preghiera dei Fedeli


II DOMENICA DI QUARESIMA anno A

1 Marzo 2026

Per chi presiede

Fratelli e sorelle, con l’evento della trasfigurazione il Signore Gesù vuole svelare alla sua Chiesa e ad ogni suo discepolo la bellezza e la luminosità nascosta in chi sceglie di obbedire alla voce del Padre, che chiede di amare senza misura. Consapevoli delle nostre resistenze e dei nostri fraintendimenti innalziamo al Signore le nostre preghiere ed insieme diciamo:

R/   Illuminaci,  o Signore

Lettore

- Guarda benigno, o Padre, il tuo popolo radunato in assemblea. Accresci in esso la consapevolezza di essere legato a Te con vincoli indissolubili, grazie al dono della vita di Gesù tuo Figlio. Fa’ che tutto il popolo cristiano sappia lasciarsi coinvolgere in questa tua Alleanza, in questa storia di amore, per testimoniare a tutti i popoli il tuo disegno di salvezza. Preghiamo.

- Suscita, o Padre, in ogni comunità cristiana ed in ogni singolo cristiano una fame vera della tua Parola. Fa’ che tutti trovino in Gesù, tuo Figlio, il modello di un ascolto a cuore aperto del tuo disegno di amore rivolto ad ogni creatura umana. Dona a tutti la gioia e la costanza di sostare quotidianamente nell’ascolto della Scrittura Santa. Preghiamo.

- Benedici e sostieni quanti nelle varie parti del mondo si adoperano per la pace tra le nazioni. Dona coraggio e costanza a tutte quelle associazioni, che operano in zone di guerra, prestando aiuto alle martoriate popolazioni civili. Ti preghiamo, inoltre, per quelle donne e quegli uomini, che nella loro professione di giornalismo mettono a repentaglio la loro vita per un servizio alla verità. Preghiamo.

- Ricordati, o Padre, di tutte quelle persone, provenienti dalle Filippine, dall’India, dallo Sri-Lanka e da altri paesi stranieri, che si mettono al servizio dei nostri anziani. Benedici le loro fatiche, non sempre riconosciute ed apprezzate. Preghiamo.

- Ti preghiamo e ti affidiamo, o Padre, tutte le persone a noi care e che in questo momento vivono momenti di prova a causa di malattie molto gravi. Sii vicino a loro con la tua Parola e con il tuo Santo Spirito. Dona pazienza e spirito di servizio a quanti operano in ambito ospedaliero. Preghiamo.

- Davanti a te, o Padre, ci ricordiamo dei nostri parenti e amici defunti [pausa di silenzio]; ci ricordiamo delle vittime delle molteplici guerre che affliggono il mondo; delle vittime sul lavoro e sulle strade. A tutti concedi la Beatitudine eterna. Preghiamo.


Per chi presiede

Esaudisci, o Signore Gesù, le suppliche della tua Chiesa in preghiera. La luce dello Spirito Santo trasfiguri anche le nostre esistenze, e ci renda testimoni nel mondo della Bellezza che salva. Te lo chiediamo perché sei nostro Fratello e Signore, vivente nei secoli dei secoli.

AMEN.

"Un cuore che ascolta - lev shomea" n° 17 - 2025/2026 - II DOMENICA DI QUARESIMA anno A

"Un cuore che ascolta - lev shomea"

"Concedi al tuo servo un cuore docile,
perché sappia rendere giustizia al tuo popolo
e sappia distinguere il bene dal male" (1Re 3,9)



Traccia di riflessione sul Vangelo
a cura di Santino Coppolino

II DOMENICA DI QUARESIMA - anno A

Vangelo:
Mt 17,1-9

Momento fondamentale di tutta la narrazione evangelica, la Trasfigurazione è l'ulteriore conferma da parte del Padre sull'opzione fatta da Gesù al Battesimo, un anticipo della sua Resurrezione e di quello che, un giorno, anche noi saremo. Il brano evangelico è ricco all'inverosimile di richiami veterotestamentari: Mosè che sale sul Sinài con Nadab e Abiju, e che dopo sette giorni è chiamato da Yahweh nella nube (Es 24); Mosè che scende dal monte con il volto raggiante (Es 39) e che promette l'invio di un profeta del quale dice: «Ascoltate lui!» (Dt 18,15); la Festa delle Capanne (Sukkot), durante la quale, secondo la tradizione rabbinica, si sarebbe dovuto manifestare il Messia. Con questi e molti altri richiami, l'evangelista intende dimostrare che in Gesù si sono compiute le antiche profezie, che nel carpentiere di Nazareth si è reso visibile il Nuovo Adamo, l'Uomo perfetto secondo il cuore di Dio: Gesù, Figlio di Dio e Figlio dell'Uomo, pienezza e fine della creazione. «In Gesù, l'umanità intera assume forma e splendore divino, lasciando trasparire in se stessa la Gloria di Dio» (cit.). Mosè ed Elia, rispettivamente il mediatore della Legge e il padre della Profezia, si confrontano e si specchiano in Gesù e da Lui sono illuminati. Alla Chiesa tutta e di tutti i tempi, rappresentata da Pietro, Giacomo e Giovanni, viene comandato dalla Voce di ascoltare il solo Gesù, l'Agapetòs, il Figlio Amato. La Comunità dei discepoli farà sempre fatica a comprendere l'opzione d'amore del suo Signore, ad accettare e ad accogliere un Messia fragile e mortale che si consegna, inerme, nelle mani dei suoi carnefici per la salvezza di tutti gli uomini. Lo comprenderà in seguito.


sabato 28 febbraio 2026

QUEL FILO DI LUCE CHE LEGA TUTTO “Perché io credo? Perché Dio è la cosa più bella che ho incontrato.” - II DOMENICA DI QUARESIMA ANNO A - Commento al Vangelo a cura di P. Ermes Maria Ronchi

QUEL FILO DI LUCE CHE LEGA TUTTO


Perché io credo?
Perché Dio è la cosa più bella che ho incontrato. 



In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni suo fratello e li condusse in disparte, su un alto monte. E fu trasfigurato davanti a loro: il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce. Ed ecco apparvero loro Mosè ed Elia, che conversavano con lui. Prendendo la parola, Pietro disse a Gesù: «Signore, è bello per noi essere qui! Se vuoi, farò qui tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia». Egli stava ancora parlando, quando una nube luminosa li coprì con la sua ombra. Ed ecco una voce dalla nube che diceva: «Questi è il Figlio mio, l'amato: in lui ho posto il mio compiacimento. Ascoltatelo». All'udire ciò, i discepoli caddero con la faccia a terra e furono presi da grande timore. Ma Gesù si avvicinò, li toccò e disse: «Alzatevi e non temete». Alzando gli occhi non videro nessuno, se non Gesù solo. Mentre scendevano dal monte, Gesù ordinò loro: «Non parlate a nessuno di questa visione, prima che il Figlio dell'uomo non sia risorto dai morti». Mt 17,1-9

  
QUEL FILO DI LUCE CHE LEGA TUTTO
 
Perché io credo? Perché Dio è la cosa più bella che ho incontrato.

La Quaresima ci sorprende con un Vangelo pieno di sole e di luce. Gesù prese con sé tre dei suoi e salì su di un monte alto, e là si trasfigurò davanti a loro, il suo volto brillò come il sole.

Gesù con il volto di sole è una immagine da conservare e custodire per il giorno più buio, quando il suo volto sarà colpito, oltraggiato, umiliato, non più trasfigurato, ma sfigurato. Quella visione dovrà restare viva e pronta nel cuore dei discepoli.

Un filo di luce collega il monte della trasfigurazione all’orto degli Ulivi. È la sfida che Pietro, Giacomo e Giovanni debbono raccogliere. Essi sono chiamati a cucire di fede e di speranza quella distanza lunghissima tra il Tabor e il Calvario, divario tra la luce sfolgorante e il buio più totale, fra quel volto bellissimo di Gesù trasfigurato e il volto sfigurato di un crocefisso.

È la sfida quotidiana che ogni credente è chiamato a raccogliere quando dinanzi a ciò che è brutto e inaccettabile, come la malattia, la solitudine, la violenza, la morte, è chiamato a credere e ad “amare sino alla fine”, a consegnare se stesso, a non aver paura di perdere la propria vita, contraendo legami di amore che vadano sino in fondo.

Guardiamo Pietro e il suo stupore: È bello qui, è bellissimo, non andiamo via…

Pietro ci fa capire che la fede per essere viva deve discendere da uno stupore, da un “che bello!” gridato a pieno cuore.

Perché io credo? Perché Dio è la cosa più bella che ho incontrato.

E mi fa affermare che è bello stare su questa terra, su questo pianeta minuscolo e bellissimo. È bello abitare questo nostro tempo, che è unico e pieno di potenzialità. È bello essere uomini: non è la tristezza, non è la delusione la nostra verità. È bello stare con Cristo, che è luce da luce, come diciamo nel Credo.

Paolo oggi scrive al suo amico Timoteo una frase di emozionante bellezza: Cristo Gesù ha fatto risplendere la vita (2Tm 1,10). Gesù ha fatto splendida l’esistenza e non solo sul suo volto e sulle sue vesti sul monte, non solo il futuro o i desideri, ma la vita qui e adesso, la vita di tutti, la vita segreta di ogni creatura. Ha riacceso la fiamma delle cose, ha fatto risplendere l’amore, ha dato splendore agli incontri e bellezza alle vite, sogni nuovi e bellissime canzoni al nostro sangue. «E i sensi sono divine tastiere» (D. M. Turoldo) che provano gli accordi di una sinfonia che parla di alleanza gioiosa con tutto ciò che vive, perché nelle vene del mondo già corrono frantumi di stelle.

E beati coloro che hanno il coraggio di essere ingenuamente luminosi nello sguardo, nel giudizio, nel sorriso. Davanti a loro puoi dire: è bello per me stare qui, accanto a te, insieme a voi, insieme a Dio che ha fatto risplendere la vita spalancando per me finestre sul cielo.


CARMELO RUSSO: LA GIUSTIZIA “ECCEDENTE” DI AMORE. Dal “non uccidere” a “l’amare il nemico” (Mt 5,20-48) - VIDEO INTEGRALE

LA GIUSTIZIA “ECCEDENTE” DI AMORE.
Dal “non uccidere” a “l’amare il nemico” 
(Mt 5,20-48)
Carmelo Russo

VIDEO INTEGRALE

11.02.2026 - Secondo dei MERCOLEDI' DELLA BIBBIA 2026

Il DISCORSO DELLA MONTAGNA (Mt 5-7)
La “Magna Charta” del cristiano
per un progetto di umanizzazione del mondo

promossi dalla
Fraternità Carmelitana
di Barcellona P.G. (ME)


             " .. La prospettiva gesuana, dunque, non si accontenta dell’osservanza minimale della legge. Non aver commesso un omicidio non significa essere nel giusto se il cuore è pieno di odio e di disprezzo. Il vero obiettivo è la guarigione delle intenzioni del cuore, non solo il contenimento degli atti omicidi. Bisogna passare dalla visione dell’altro come “inferno” o “ostacolo” all’abbraccio dell’altro come fratello. 
             La ridondanza sul “non uccidere” — intesa come “non adirarti” e “non disprezzare” — si fa ancora più esplicita nei due inviti che seguono: verso il “fratello” e persino verso “l’avversario”.
             Gesù prende ad esempio una pia scena al tempio: la presentazione dell’offerta all’altare. Non basta non avere nulla contro qualcuno; conta anche accertarsi se l’altro «ha qualcosa contro di te» (v. 23). Non puoi presentarti al Padre (all’altare) se rifiuti il fratello. L’accesso a Dio è mediato dall’amore verso il prossimo. Negare la disponibilità alla riconciliazione significa, di fatto, negare la propria natura di figli di Dio. Ciò che conta non è il risultato perfetto (l’eventuale pace raggiunta), ma la disponibilità interiore. Chi sposa il messaggio di Cristo ha l’obbligo morale di fare il primo passo, di tentare il dialogo e di offrire la pace. Certo, la riconciliazione effettiva dipende da due volontà. Se l’altro rifiuta, ciò non deve impedire il mio rapporto con Dio, purché io abbia sinceramente abitato il desiderio di pace: «lascia lì il tuo dono davanti all’altare, va’ prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna a offrire il tuo dono» (v. 24). Il culto, quale espressione di una fede sincera, non è un esercizio solitario e rituale tra l’individuo e Dio, ma passa necessariamente attraverso il “ponte” della fraternità. Il cristiano è chiamato a tentare sempre la riconciliazione, non perché il successo sia garantito, ma perché avere un cuore aperto all’altro è l’unico modo per essere davvero in comunione con il Padre. 
           Per quanto riguarda il confronto con l’avversario, il testo completa la riflessione introducendo una prospettiva esistenziale e pragmatica, ribaltando il concetto tradizionale di “giustizia”. Il senso profondo della vita non sta nell’aver ragione, ma nella trasformazione della relazione. L’esistenza umana è descritta come un percorso: «Mettiti presto d’accordo con il tuo avversario mentre sei in cammino con lui» (v. 25). Da notare che il testo non entra nel merito della res litigiosa: non importa chi ha ragione o torto. In questo cammino, piuttosto, la presenza dell’avversario (colui che ci contraddice o con cui non andiamo d’accordo) non è un incidente di percorso, ma l’elemento centrale su cui saremo misurati. Finché consideriamo l’altro un nemico, ci condanniamo a presentarci davanti a un Giudice. La vita diventa rivalità e nel giorno in cui vinciamo (eventualmente) la causa, perdiamo tutto il resto; il mondo diventa una scacchiera di cenere, dove l’altro non è più il volto che mi svela, ma l’ombra che oscura il mio cammino. Se l’altro non è fratello, allora nego la paternità di Dio e anch’io smetto di essere figlio. Non resta che pagare «fino all’ultimo spicciolo!» (v. 26). La controproposta di Gesù è esigente, ma “conveniente: se infatti lavoriamo insieme per riconciliarci, l’avversario diventa fratello e compagno. In questo caso, non troveremo più un giudice ad attenderci, ma il Padre, che non commina la pena, ma accompagna nella ricerca della comunione. 
      Negli esempi fatti, Gesù contrappone la giustizia degli uomini (fatta di colpe e di pene) a una giustizia nuova, dettata dall’amore, che cerca il perdono come principio cardine. L’alternativa alla riconciliazione è l’annientamento reciproco: mentre si uccide l’altro (fisicamente o moralmente), si distrugge se stessi.
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Incontro integrale
                                                                 

Guarda anche i post già pubblicati: 
- ROBERTO TONI: Per una umanità mite, misericordiosa e artefice di pace, che dona al mondo sapienza e luce: Mt 5,1-16 (VIDEO INTEGRALE)

 

Enrico Galiano: “Stella stellina” di Ermal Meta e il dolore che non si lascia anestetizzare - Ermal Meta: "una ninna nanna per Gaza" Una canzone "distopica" perché genera sentimenti contrastanti... come la realtà che noi viviamo

Enrico Galiano

“Stella stellina” di Ermal Meta
e il dolore che non si lascia anestetizzare

“Non basta una preghiera, per non pensarci più…”: come riflette Enrico Galiano, insegnante e scrittore, “Stella stellina”, la canzone che Ermal Meta ha portato sul palco del Festival di Sanremo 2026, è “una dichiarazione contro la rimozione”. Il brano “diventa una critica implicita, ma feroce, a chi si volta dall’altra parte…”


Si dice che John Lennon abbia scritto con Imagine una specie di sintesi del Manifesto del Partito Comunista, ma usando tanto tanto zucchero: così che nessuno si accorgesse di quanto è sovversiva quella canzone.

Credo che Ermal Meta abbia fatto qualcosa di simile, a Sanremo 2026, solo che lui lo zucchero ce lo ha messo solo nel titolo. Il resto della canzone – nella sua struggente dolcezza – è dolore puro. È denuncia. È rabbia urlata, ma scritta su un petalo di rosa.

Dal punto di vista stilistico è una scelta chirurgica. La reduplicazione – “stella stellina” – appartiene al linguaggio infantile. Il suffisso vezzeggiativo, quella “-ina” finale, è una carezza grammaticale. È la lingua che usiamo quando vogliamo rendere il mondo meno spigoloso. E invece qui quella lingua introduce la cosa più spigolosa di tutte: una bambina che non c’è più.

E qui arriva il cortocircuito.

La struttura stessa della canzone è una ninna nanna spezzata. Rime semplici, quasi antiche, ritmo da nenia. Ma dentro quella forma dolce si infilano immagini che non hanno niente di consolatorio: una bambola ritrovata, una nuvola che sale da una casa, la tentazione di strapparsi il cuore per non sentire più niente.

Non è poesia decorativa, questa. Altro che zucchero.

Meta non nomina Gaza. Non nomina la guerra. Non nomina i colpevoli. Ma inserisce coordinate precise: “tra muri e mare”. È un’indicazione geografica che non ha bisogno di didascalie. È un modo per dire senza dichiarare.

E qui arriva il punto che mi interessa davvero:

“Non basta una preghiera, per non pensarci più”

Questo è il verso che smonta la nostra scorciatoia preferita: delegare il dolore a qualcosa di più alto così da poterne uscire puliti. Non dice che la preghiera sia inutile, dice che è un anestetico. Ma che non funziona più.

Non serve a cancellare il pensiero, a mettere tra parentesi una bambina, una guerra, una responsabilità collettiva. È un verso durissimo perché ci toglie l’alibi spirituale: non basta affidarsi, non basta indignarsi un giorno, non basta commuoversi davanti a una ninna nanna.

Se continui a pensarci, allora qualcosa ti riguarda. E lì non c’è primavera che tenga.

È una dichiarazione contro la rimozione. Contro la spiritualizzazione facile. Contro l’idea che basti affidare il dolore a qualcosa di più grande per sentirsi a posto.

E allora la canzone diventa una critica implicita, ma feroce, a chi si volta dall’altra parte.

A chi cambia canale.

A chi si rifugia nell’idea che la guerra sia una cosa lontana, complessa, incomprensibile, e quindi non riguardi la propria coscienza.

E forse la vera sovversione non sta nell’aver portato Gaza sul palco dell’Ariston. Sta nell’averci impedito di liquidarla come notizia.

Una ninna nanna serve a far dormire. Questa no. Questa ti costringe a restare sveglio abbastanza da chiederti quante primavere sei disposto ad aspettare prima di chiamare le cose con il loro nome.
(fonte: Il Libraio 25/02/2026)

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Stella stellina, il testo della canzone di Ermal Meta

Stella Stellina
La notte si avvicina
Non basta una preghiera
Per non pensarci più
Dalla collina si attende primavera
Ma non c'è quel che c'era
Non ci sei più tu

Ho trovato la tua bambola
Mi è sembrato di vederti ancora
Eri così piccola
La stringevi fino a sera
È passata già un'eternità
O solamente un'ora
Da quando nel cielo una nuvola
Risale dalla tua casa, dalla mia casa

Rip. ritornello

Ho cercato di strapparmi il cuore
Perché senza non si muore
Ma ho avuto paura nel mentre
Di non sentire più niente
Ho pensato anche di scappare
Da una terra che non ci vuole
Ma non so dove andare
Tra muri e mare non posso restare

Rip. ritornello

Fiori in un cortile con le pietre intorno
Come le farfalle hai vissuto un giorno
Figlia di nessuno, melodia di un canto
Quello della gente che ti ha amato tanto
Oh, mia bambina, la notte è nera nera
La rabbia e la preghiera non basteranno più
Dalla collina verrà una primavera
Nel vento della sera ci sarai pure tu

Rip. ritornello

Non ti ho dimenticato
Aspetto il tuo ritorno
Come le farfalle
Hai vissuto solo un giorno


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Ermal Meta:
"una ninna nanna per Gaza"
Una canzone "distopica" perché genera sentimenti contrastanti... come la realtà che noi viviamo

Ospite di Avvenire Ermal Meta in gara al Festival con "Stella stellina": un brano poetico dedicato ai bambini vittime dei conflitti.


"Le parole del Festival" è un format originale di Avvenire curato dalla giornalista Angela Calvini, con il contributo di Istituto Universitario Salesiano Venezia Iusve, Università Pontificia Salesiana. Interviste ai Big della canzone e a coloro che ruotano intorno al Festival di Sanremo puntando sul senso più profondo della musica. Gli incontri si svolgono presso il corner del Gruppo Cei – Avvenire, Radio InBlu2000, Tv2000 – che da lunedì 23, a sabato 28 febbraio sarà a Sanremo con uno spazio dedicato all’interno di Isola Sanremo, presso l’Hotel Nazionale (Corso Giacomo Matteotti, 3).
Riprese: Eleonora Iacoponi, Martina Intimi. Montaggio: Gaia Callegaro.

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Guarda il video ufficiale


Guarda il video dell'esibizione a Sanremo

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