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sabato 14 febbraio 2026

AMA LA VITA PICCOLA “Gesù non demolisce la legge, ma riassume tutto in uno strabiliante comando nuovo e antico: tu amerai. C’è da guarire il cuore, per poi guarire la vita.” - VI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO ANNO A - Commento al Vangelo a cura di P. Ermes Maria Ronchi

AMA LA VITA PICCOLA


Gesù non demolisce la legge, ma riassume tutto in uno strabiliante comando nuovo e antico: tu amerai. 
C’è da guarire il cuore, per poi guarire la vita.

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Non crediate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non sono venuto ad abolire, ma a dare pieno compimento. In verità io vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, non passerà un solo iota o un solo trattino della Legge, senza che tutto sia avvenuto (...). Io vi dico infatti: se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli. Avete inteso che fu detto agli antichi: “Non ucciderai; chi avrà ucciso dovrà essere sottoposto al giudizio”. Ma io vi dico: chiunque si adira con il proprio fratello dovrà essere sottoposto al giudizio (...). Se dunque tu presenti la tua offerta all’altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te, lascia lì il tuo dono davanti all’altare, va’ prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna a offrire il tuo dono. Mettiti presto d’accordo con il tuo avversario mentre sei in cammino con lui, perché l’avversario non ti consegni al giudice e il giudice alla guardia, e tu venga gettato in prigione. In verità io ti dico: non uscirai di là finché non avrai pagato fino all’ultimo spicciolo! Avete inteso che fu detto: “Non commetterai adulterio”. Ma io vi dico: chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel proprio cuore. Se il tuo occhio destro ti è motivo di scandalo, cavalo e gettalo via da te: ti conviene infatti perdere una delle tue membra, piuttosto che tutto il tuo corpo venga gettato nella Geènna (...). Mt 5,17-37

  
AMA LA VITA PICCOLA
 
Gesù non demolisce la legge, ma riassume tutto in uno strabiliante comando nuovo e antico: tu amerai. C’è da guarire il cuore, per poi guarire la vita.

Gesù ha appena annunciato le beatitudini e la delusione degli ascoltatori è totale. L’attesa era che Israele diventasse una potenza, conquistando terre e popoli e invece hanno ascoltato Gesù dire: Beati i poveri!

E ancora: Non sono venuto ad abolire la legge, ma a portarla a compimento. Non si riferisce alle centinaia di precetti della legge mosaica, ma alla salvaguardia del cuore della legge, portato alla sua piena fioritura. Gesù non demolisce, ma riassume tutto in uno strabiliante comando nuovo. Nuovo e antico: tu amerai. Senza trascurare i dettagli, senza dimenticare i piccoli gesti, amando la vita piccola.

Gesù porta avanti la storia dell’uomo su due linee di fondo: la linea del cuore e la linea della persona.

La linea del cuore: Fu detto: non ucciderai; ma io vi dico: chiunque si adira con il proprio fratello, cioè chiunque alimenta dentro di sé rabbie e rancori, è già in cuor suo un omicida. Ritorna al tuo cuore e guariscilo, solo dopo potrai curare tutta la tua vita. Va’ alla sua radice.

Chi non ama suo fratello è omicida (1Gv 3,15). Significa che non serve uccidere per togliere la vita, basta non amare; non amare è un lento morire, che si propaga. E se tu disprezzi il fratello, il tuo futuro sarà la Geenna, l’immondezzaio di Gerusalemme, cioè tu fai spazzatura della tua vita, la butti nell’immondizia. E’ l’intera tua umanità che marcisce e va in fumo.

La linea della persona: Se tu guardi una donna per desiderarla sei già adultero. Non dice: se tu desideri qualcuno. Non è il desiderio a essere condannato, ma quel “per”, vale a dire quando tu metti in moto gesti e parole con lo scopo di sedurre e possedere, tu pecchi contro la bellezza e l’integrità di quella persona. È un peccato di adulterio nel senso originario del verbo adulterare: tu alteri, falsifichi, manipoli, immiserisci la persona. Le rubi il sogno e l’immagine di Dio.

Lo scopo della legge morale non è altro che custodire, coltivare, far fiorire l’umanità dell’uomo. La sua convinzione, che il sabato è per l’uomo e non l’uomo per il sabato, lo perderà sulla croce. Per aver messo la persona prima della legge di Mosè, per questa bestemmia Gesù sarà condannato a morte.

Ma chi potrà osservare questi vangeli impossibili? Se la rabbia è già omicidio o se uno sguardo può essere già adulterio? Eppure queste inquietanti pagine del Vangelo sono anche le più umane, qui ritroviamo la radice della vita buona, torniamo a bere alla sorgente del cuore.

Dice la Bibbia: Custodisci il tuo cuore perché in esso è la sorgente della vita. Allora il Vangelo è facile, umanissimo, felice, anche quando dice parole che danno le vertigini. Non aggiunge fatica, non cerca eroi, ma uomini e donne veri. C’è da guarire il cuore, per poi guarire la vita.


Giuseppe Savagnone: Il blocco navale, essere cristiani ed essere umani

Giuseppe Savagnone
Il blocco navale, essere cristiani ed essere umani

Foto da rawpixel.com

Una svolta sull’immigrazione

È di questi giorni il varo, da parte del nostro governo, del disegno di legge in cui si prevede il «blocco navale» per impedire l’ingresso nelle nostre acque territoriali di imbarcazioni con a bordo migranti, segnando, a quanto afferma un quotidiano molto vicino al governo, una «svolta sull’immigrazione». In un video la presidente del Consiglio, sfoggiando ancora una volta la grinta che tanto piace agli italiani, lo ha celebrato come un grande successo personale: «Abbiamo finalmente potuto mantenere un altro impegno che avevamo preso con i cittadini nel nostro programma di governo: per tutti quelli che dicevano che era impossibile voglio ricordare che niente è davvero impossibile per chi è determinato».

La premier non ha mancato di sottolineare il proprio ruolo centrale nella svolta della politica europea che ha reso legittima questa misura, da sempre esclusa in base a criteri umanitari che oggi, grazie a lei, sono stati finalmente superati: «È una opzione – ha detto – compatibile con le nuove regole europee, che l’Italia ha contribuito a formare, a dimostrazione che tutto il lavoro che abbiamo fatto finora sta imprimendo una svolta totale nella gestione del fenomeno in Europa».

Ma di che cosa esattamente si tratta? Lo spiega l’art. 10 , dove si dice che «nei casi di minaccia grave per l’ordine pubblico o la sicurezza nazionale, l’attraversamento del limite delle acque territoriali può essere temporaneamente interdetto con delibera del Consiglio dei ministri, su proposta del ministro dell’interno». Costituiscono minaccia grave «il rischio concreto di atti di terrorismo o di infiltrazione di terroristi sul territorio nazionale; la pressione migratoria eccezionale tale da compromettere la gestione sicura dei confini; le emergenze sanitarie di rilevanza internazionale; gli eventi internazionali di alto livello che richiedano l’adozione di misure straordinarie di sicurezza».

Se il disegno di legge sarà approvato, come è prevedibile, sarà possibile al governo impedire alle navi delle Ong che soccorrono i naufraghi – già penalizzate dalle norme che le costringono a non realizzare più di un salvataggio per volta e a recarsi, per sbarcarli, in porti spesso molto lontani – di entrare nelle acque territoriali italiane. Più in generale, il blocco blinda le vie di accesso alle nostre coste, alzando una barriera insuperabile di fronte a cui le imbarcazioni dei migranti saranno destinate o al naufragio, o al rientro nelle acque libiche e tunisine, dove i profughi saranno accolti dagli aguzzini e dai lager a cui speravano di essere scampati.

Una legge in contrasto col nostro ordinamento giuridico

Nei confronti delle nuove misure sono state sollevate obiezioni di carattere giuridico. Giorgia Meloni ha parlato di «una opzione compatibile con le nuove regole europee». Ma il passaggio in acque territoriali è materia regolata dalla Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare (UNCLOS), ratificata anche dall’Italia e quindi divenuta anche in Italia legge nazionale in virtù dell’art. 117 della Costituzione, che impone il rispetto «dei vincoli derivanti dall’ordinamento comunitario e dagli obblighi internazionali». Nemmeno le regole europee possono invalidare e sostituire queste norme.

Ora, la Convenzione suddetta elenca già tassativamente i casi in cui uno Stato può interdire l’ingresso nelle proprie acque: uso della forza, spionaggio, esercitazioni militari, traffici illegali di persone o merci, pesca o ricerca non autorizzate. Uno Stato «non può aggiungere arbitrariamente nuove eccezioni, specialmente se violano l’obbligo di soccorso e la tutela dei diritti fondamentali», spiega Giuseppe Cataldi, ordinario di Diritto internazionale all’Università L’Orientale di Napoli e presidente dell’Associazione internazionale del diritto del mare, in una intervista al «Fatto quotidiano». Invece è proprio quello che fa il ddl del governo, che, alle fattispecie previste tassativamente, aggiunge arbitrariamente «pressione migratoria eccezionale, emergenze sanitarie internazionali ed eventi internazionali di alto livello che richiedano l’adozione di misure straordinarie di sicurezza».

Siamo dunque di fronte a una chiara violazione del diritto internazionale, il che non stupisce da parte di un governo che, nella persona della premier Meloni e del vice-premier, Salvini ha sempre sottolineato la sua stima incondizionata e la sua piena sintonia con quel Donald Trump per cui il diritto ormai coincide con la forza. E non è un caso che la parola magica, per giustificare questa misura come per tutta la politica interna ed estera del presidente degli Stati Uniti, sia la parola «sicurezza».

Il prezzo umano dei successi

Colpisce il fatto che a questa scelta – di decisiva importanza, secondo la nostra premier - i media e l’opinione pubblica abbiano dedicato assai meno attenzione che alla ripresa delle indagine per il delitto di Garlasco, avvenuto diciotto anni fa. Eppure qualche domanda essa dovrebbe sollevarla.

Una nasce spontanea ascoltando le parole di compiacimento che la nostra premier pronuncia esaltando i risultati della sua politica migratoria: «I numeri che abbiamo raggiunto in questi anni, -60% di sbarchi, +55% di rimpatri, ci incoraggiano a fare ancora meglio e vogliamo farlo».

Dove sono finite le persone che non sono più riuscite a sbarcare e quelle che abbiamo rimpatriato nei paesi da cui erano fuggite? Possibile che nessuno sembri chiederselo? Meloni sicuramente non lo fa. La sua viene presentata come una vittoriosa campagna contro dei delinquenti. In realtà, coloro di cui si parla, contrariamente a quanto ci è stato ripetuto continuamente, sono esseri umani fuggiti dal loro mondo di povertà e di violenza per cercare da noi, col nostro aiuto, una vita migliore.

Se sono fuori-legge, lo sono solo nel senso che le leggi xenofobe fatte da questo governo e a quelli precedenti – per lo più sotto l’impulso della Lega, quasi sempre al potere negli anni bui di questa Seconda Repubblica – hanno impedito loro di giungere legalmente nel nostro paese, costringendoli a spendere i loro poveri risparmi e a rischiare le loro vite per fare clandestinamente un viaggio che i ricchi stranieri fanno in aereo, con tanto di passaporto.

Per questo hanno lasciato le loro case, il loro lavoro, le loro relazioni umane, avventurandosi in luoghi inospitali, attraversando deserti in balìa di trafficanti di esseri umani che li trattavano come bestie, e sono arrivati sulle coste del Mediterraneo, in Libia e in Tunisia, da dove speravano di partire per l’Italia.

Ma i nostri governi – il primo è stato quello di “sinistra” presieduto dall’on. Gentiloni, sotto la gestione del ministro Minniti, ma poi ha continuato quello attuale – hanno fatto accordi con i leader libici e con il presidente-dittatore tunisino che, in cambio di lauti finanziamenti, si sono impegnati a impedire le partenze e hanno bloccato coloro che arrivavano dalle più vare regioni dell’Africa in campi di detenzione che tutti gli osservatori internazionali descrivono come veri e propri lager. Ecco spiegata la diminuzione delle partenze.

Malgrado queste restrizioni violente, a un certo numero di persone è stato concesso di partire, in cambio di soldi o, per le donne, di prestazioni sessuali, ma sono state stipate su barconi fatiscenti e abbandonate in mezzo al Mediterraneo, esposte alle condizioni metereologiche avverse e a rischio continuo di naufragio.

E proprio da questi naufragi cercavano di salvarli le navi delle Ong, riuscendoci sempre di meno per le misure con cui il nostro governo ha sistematicamente ostacolato la loro opera. Così molti non sono arrivati mai in Italia semplicemente perché sono affogati. Leggiamo su «Avvenire» che solo a gennaio almeno 375 migranti sono stati dichiarati morti o dispersi a seguito di molteplici naufragi “invisibili” nel Mediterraneo centrale, in condizioni meteorologiche estreme, con centinaia di altre morti che si ritiene non siano state registrate.

Ma è davvero per il bene dell’Italia?

È per il bene dell’Italia, dicono molti. Altrimenti la nostra economia tracollerebbe. Tanto è vero che anche gli altri paesi europei stanno adottando la linea Meloni. A smentire questa tesi, però, c’è l’esempio della Spagna, la cui crescita economica è attualmente la più elevata d’Europa – più del doppio dell media europea – proprio grazie, dicono gli osservatori, ai migranti. Proprio in questi giorni ha fatto scalpore la notizia che in Spagna sono stati regolarizzati 500.000 migranti.

Perché il governo spagnolo ha seguito una politica opposta alla nostra, considerando gli immigrati una risorsa. Così nel 2025 il Pil spagnolo è cresciuto del 2,9%., mentre quello italiano dello 0,4%.

Certo, questo implica una vera accoglienza, non quella che in Italia facciamo chiudendo nei Cpr (Centri di permanenza per il rimpatrio) quelli che riescono ad arrivare e ostacolando in ogni modo la loro integrazione, col risultato di inchiodarli alla loro condizione di emarginati. Il governo spagnolo si è impegnato a mettere questi stranieri in condizione di inserirsi nel sistema produttivo, ovviando così alla crisi demografica che travaglia l’Europa e mettendo così al sicuro il sistema pensionistico. A differenza dell’Italia, dove gli imprenditori chiedono più mano d’opera e molti economisti italiani seri denunziano l’impossibilità dell’Inps di continuare a pagare le pensioni agli anziani, a causa della riduzione dei contributi dei giovani.

La divaricazione tra la Chiesa e il nostro governo

Ma c’è anche un altro aspetto della questione migranti, che il disegno di legge sul blocco navale solleva. Lo ha messo in luce papa Leone XIV, ai primi dello scorso ottobre, in un’omelia in pazza San Pietro. «Penso ai fratelli migranti, che hanno dovuto abbandonare la loro terra, spesso lasciando i loro cari, attraversando le notti della paura e della solitudine, vivendo sulla propria pelle la discriminazione e la violenza», ha detto il Papa all’inizio dell’omelia. E ha continuato: «Quelle barche che sperano di avvistare un porto sicuro e quegli occhi carichi di angoscia e speranza non possono e non devono trovare la freddezza dell’indifferenza o lo stigma della discriminazione!».

Paradossalmente il laicista governo socialista di Sanchez sta facendo una politica migratoria molto più conforme allo spirito del vangelo e alla visione della Chiesa che non la nostra premier Meloni, che ha sempre dichiarato di ispirarsi all’insegnamento dei papi e il nostro vice-premier Salvini, che fino a poco tempo fa esibiva nei suoi discorsi la Bibbia e il rosario.

La divaricazione tra il nostro governo e la posizione di papa Leone – in perfetta continuità con i suoi predecessori – è evidenziata da un altro discorso del pontefice, alla fine dello stesso mese di ottobre, dove affronta esplicitamente, tra l’altro, il tema cruciale della sicurezza. «Gli Stati, ha detto il pontefice, hanno il diritto e il dovere di proteggere i propri confini, ma ciò dovrebbe essere bilanciato dall’obbligo morale di fornire rifugio. Con l’abuso dei migranti vulnerabili, non assistiamo al legittimo esercizio della sovranità nazionale, ma piuttosto a gravi crimini commessi o tollerati dallo Stato. Si stanno adottando misure sempre più disumane – persino politicamente celebrate – per trattare questi “indesiderabili” come se fossero spazzatura e non esseri umani».

In un mondo occidentale che – negli Stati Uniti con Trump, in Europa e in Italia con la linea Meloni – sembra aver perduto di vista il senso della dignità delle persone, la Chiesa cattolica sembra essere rimasto oggi l’ultimo punto di riferimento per la salvaguardia di ciò che significa essere non solo cristiani, ma anche semplicemente umani.
(fonte: Tuttavia 13/02/2025)

Enzo Bianchi Una questione di grandezza d’animo

Enzo Bianchi
Una questione di grandezza d’animo

Gesù accoglieva le persone con gratuità e sapeva coglierne la realtà migliore, oltre il peccato

Famiglia Cristiana - 8 Febbraio 2026
Rubrica: Cristiano, chi sei?


La nobiltà d’animo è una virtù che appare fuori posto nella nostra società, dove sempre più si applaude chi ostenta una condotta segnata da volgarità e arroganza. Potremmo meditare su come la Scrittura pone davanti ai nostri occhi questa virtù mediante le esortazioni a quel sentire e pensare in grande che sono propri di Dio (cf. Es 34,6). Ma preferisco considerare alcuni comportamenti vissuti da Gesù e quindi, proprio per questo, ispiranti per noi.

Ora, la nobiltà d’animo di Gesù consisteva innanzitutto nell’essere credibile, perché egli diceva ciò che pensava e faceva ciò che diceva. Più in profondità, la sua affidabilità nasceva dalla scelta di non essere autoreferenziale: Gesù trovava la sua forza in Dio e annunciava il suo Regno, non se stesso! La sua grandezza si manifestava inoltre nel suo essere capace di gratuità, di incontrare le persone senza secondi fini: una gratuità che creava un clima di ospitalità, di fiducia e di libertà in cui l’altro poteva sentirsi accolto e, attingendo alla sua intelligenza, decidere cosa fare della propria vita. Infine, Gesù è stato capace di sentire in grande, di vedere la realtà migliore di quella che appare, di cogliere l’altro più grande del suo peccato.

Sì, con la sua vita Gesù ci ha narrato che, quando si incontra in verità un uomo, egli cessa di essere ciò che i nostri schemi lo rendono ed è semplicemente un essere umano, creato a immagine e somiglianza di Dio. Così l’esempio di Gesù può ispirare la nobiltà d’animo a noi suoi discepoli, chiamati nel cammino di sequela dietro a lui ad aprire il nostro cuore e il nostro respiro alla dimensione stessa di Dio perché, come ricordava Ignazio di Antiochia, «il cristianesimo è una questione di grandezza d’animo» (Ai romani III,3).
(fonte: Blog dell'autore)


venerdì 13 febbraio 2026

MESSAGGIO PER LA QUARESIMA 2026 - Leone XIV: in Quaresima digiuno anche dalle parole che feriscono gli altri - Ascoltare e digiunare. La Quaresima come tempo di conversione

MESSAGGIO DI LEONE XIV
PER LA QUARESIMA 2026

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Leone XIV:
in Quaresima digiuno anche dalle parole che feriscono gli altri

Nel suo messaggio per il tempo di preparazione alla Pasqua 2026, dal titolo: “Ascoltare e digiunare. La Quaresima come tempo di conversione”, il Papa chiede forme di “astensione concreta” come “disarmare il linguaggio” e coltivare la gentilezza, ma anche di ascoltare la Parola di Dio e il grido degli ultimi, e di farlo insieme, nelle nostre comunità, aperte all’accoglienza di chi soffre

Papa Leone XIV (foto d'archivio)

Nel suo messaggio per la Quaresima 2026, Papa Leone XIV invita a chiedere la grazia per un tempo che “renda più attento il nostro orecchio a Dio e agli ultimi” e perché tutti abbiano “la forza di un digiuno che attraversi anche la lingua, perché diminuiscano le parole che feriscono e cresca lo spazio per la voce dell’altro”. Infine invita ad impegnarsi “affinché le nostre comunità diventino luoghi in cui il grido di chi soffre trovi accoglienza e l’ascolto generi cammini di liberazione, rendendoci più pronti e solerti nel contribuire a edificare la civiltà dell’amore”.

Un tempo per rimettere Dio al centro della nostra vita

Un testo reso pubblico oggi, 13 febbraio, ma firmato il 5 febbraio, memoria di Sant’Agata vergine e martire, dal titolo “Ascoltare e digiunare. La Quaresima come tempo di conversione”. Nel tempo di quaranta giorni che precede la Pasqua, e che si apre mercoledì 18 febbraio, ricorda infatti il Papa, la Chiesa “ci invita a rimettere il mistero di Dio al centro della nostra vita, perché la nostra fede ritrovi slancio e il cuore non si disperda tra le inquietudini e le distrazioni di ogni giorno”.

Ascolto della Parola e del grido di chi soffre

In questo cammino di conversione è fondamentale lasciarsi raggiungere dalla Parola di Dio, sottolinea Leone XIV, e rinnovare la decisione di seguire Gesù fino a Gerusalemme, “dove si compie il mistero della sua passione, morte e risurrezione”. Per questo richiama l’importanza di dare spazio a questa Parola attraverso l’ascolto, che è un tratto distintivo di Dio stesso. Il Signore che parla a Mosè nel roveto ardente gli dice infatti di aver udito il grido del suo popolo oppresso in Egitto. Un “Dio coinvolgente”, commenta il Pontefice, che ci raggiunge con pensieri “che fanno vibrare il cuore”

Per questo, l’ascolto della Parola nella liturgia ci educa a un ascolto più vero della realtà: tra le molte voci che attraversano la nostra vita personale e sociale, le Sacre Scritture ci rendono capaci di riconoscere quella che sale dalla sofferenza e dall’ingiustizia, perché non resti senza risposta.

In questo modo, prosegue Papa Leone, ci lasciamo istruire da Dio ad ascoltare come lui, fino a riconoscere, e qui cita la sua Esortazione apostolica Dilexi te, che “la condizione dei poveri rappresenta un grido che, nella storia dell’umanità, interpella costantemente la nostra vita, le nostre società, i sistemi politici ed economici e, non da ultimo, anche la Chiesa”.

Il digiuno dispone all’accoglienza della Parola

Il Papa ricorda poi che il digiuno, esercizio ascetico “insostituibile nel cammino di conversione”, è una pratica concreta “che dispone all’accoglienza della Parola di Dio”.

Serve quindi a discernere e ordinare gli “appetiti”, a mantenere vigile la fame e la sete di giustizia, sottraendola alla rassegnazione, istruendola perché si faccia preghiera e responsabilità verso il prossimo.

Il digiuno e la fame di giustizia

Quindi Leone XIV cita Sant’Agostino, che ne “L’utilità del digiuno” ricorda che solo gli angeli si saziano del “pane” della giustizia, mentre gli uomini, in vita, “ne hanno fame, sono tutti protesi nel desiderio di esso”.

Il digiuno, compreso in questo senso, ci consente non soltanto di disciplinare il desiderio, di purificarlo e renderlo più libero, ma anche di espanderlo, in modo tale che si rivolga a Dio e si orienti ad agire nel bene.

Disarmare il linguaggio, rinunciare alle parole taglienti

Il Pontefice ricorda però che nel digiuno va sempre evitato l’orgoglio, e va quindi vissuto “nella fede e nell’umiltà”, in comunione con il Signore, e deve sempre includere “anche altre forme di privazione volte a farci acquisire uno stile di vita più sobrio”. Per questo invita tutti “a una forma di astensione molto concreta e spesso poco apprezzata, cioè quella dalle parole che percuotono e feriscono il nostro prossimo”.

Cominciamo a disarmare il linguaggio, rinunciando alle parole taglienti, al giudizio immediato, al parlar male di chi è assente e non può difendersi, alle calunnie. Sforziamoci invece di imparare a misurare le parole e a coltivare la gentilezza: in famiglia, tra gli amici, nei luoghi di lavoro, nei social media, nei dibattiti politici, nei mezzi di comunicazione, nelle comunità cristiane. Allora tante parole di odio lasceranno il posto a parole di speranza e di pace.

Insieme in comunità, compiere un cammino condiviso

Dopo “ascolto” e “digiuno”, la terza parola del messaggio di Papa Leone XIV è “insieme”, perché “la Quaresima mette in evidenza la dimensione comunitaria dell’ascolto della Parola e della pratica del digiuno”. Ricorda che la Scrittura narra che il popolo d’Israele si radunava “per ascoltare la lettura pubblica del libro della Legge” e praticare il digiuno, “in modo da rinnovare l’alleanza con Dio”.

Allo stesso modo, le nostre parrocchie, le famiglie, i gruppi ecclesiali e le comunità religiose sono chiamati a compiere in Quaresima un cammino condiviso, nel quale l’ascolto della Parola di Dio, come pure del grido dei poveri e della terra, diventi forma della vita comune e il digiuno sostenga un pentimento reale.

Nelle nostre comunità ecclesiali, come pure nell’umanità “assetata di giustizia e riconciliazione”, conclude il Papa, “la conversione riguarda, oltre alla coscienza del singolo, anche lo stile delle relazioni”, come la qualità del dialogo, e la capacità di lasciarsi interrogare dalla realtà.
(fonte: vatican News, articolo di Alessandro Di Bussolo 13/02/2025)

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Ascoltare e digiunare.
La Quaresima come tempo di conversione

Cari fratelli e sorelle!

La Quaresima è il tempo in cui la Chiesa, con sollecitudine materna, ci invita a rimettere il mistero di Dio al centro della nostra vita, perché la nostra fede ritrovi slancio e il cuore non si disperda tra le inquietudini e le distrazioni di ogni giorno.

Ogni cammino di conversione inizia quando ci lasciamo raggiungere dalla Parola e la accogliamo con docilità di spirito. Vi è un legame, dunque, tra il dono della Parola di Dio, lo spazio di ospitalità che le offriamo e la trasformazione che essa opera. Per questo, l’itinerario quaresimale diventa un’occasione propizia per prestare l’orecchio alla voce del Signore e rinnovare la decisione di seguire Cristo, percorrendo con Lui la via che sale a Gerusalemme, dove si compie il mistero della sua passione, morte e risurrezione.

Ascoltare

Quest’anno vorrei richiamare l’attenzione, in primo luogo, sull’importanza di dare spazio alla Parola attraverso l’ascolto, poiché la disponibilità ad ascoltare è il primo segno con cui si manifesta il desiderio di entrare in relazione con l’altro.

Dio stesso, rivelandosi a Mosè dal roveto ardente, mostra che l’ascolto è un tratto distintivo del suo essere: «Ho osservato la miseria del mio popolo in Egitto e ho udito il suo grido» (Es 3,7). L’ascolto del grido dell’oppresso è l’inizio di una storia di liberazione, nella quale il Signore coinvolge anche Mosè, inviandolo ad aprire una via di salvezza ai suoi figli ridotti in schiavitù.

È un Dio coinvolgente, che oggi raggiunge anche noi coi pensieri che fanno vibrare il suo cuore. Per questo, l’ascolto della Parola nella liturgia ci educa a un ascolto più vero della realtà: tra le molte voci che attraversano la nostra vita personale e sociale, le Sacre Scritture ci rendono capaci di riconoscere quella che sale dalla sofferenza e dall’ingiustizia, perché non resti senza risposta. Entrare in questa disposizione interiore di recettività significa lasciarsi istruire oggi da Dio ad ascoltare come Lui, fino a riconoscere che «la condizione dei poveri rappresenta un grido che, nella storia dell’umanità, interpella costantemente la nostra vita, le nostre società, i sistemi politici ed economici e, non da ultimo, anche la Chiesa». [1]

Digiunare

Se la Quaresima è tempo di ascolto, il digiuno costituisce una pratica concreta che dispone all’accoglienza della Parola di Dio. L’astensione dal cibo, infatti, è un esercizio ascetico antichissimo e insostituibile nel cammino di conversione. Proprio perché coinvolge il corpo, rende più evidente ciò di cui abbiamo “fame” e ciò che riteniamo essenziale per il nostro sostentamento. Serve quindi a discernere e ordinare gli “appetiti”, a mantenere vigile la fame e la sete di giustizia, sottraendola alla rassegnazione, istruendola perché si faccia preghiera e responsabilità verso il prossimo.

Sant’Agostino, con finezza spirituale, lascia intravedere la tensione tra il tempo presente e il compimento futuro che attraversa questa custodia del cuore, quando osserva che: «Nel corso della vita terrena compete agli uomini aver fame e sete di giustizia, ma esserne appagati appartiene all’altra vita. Gli angeli si saziano di questo pane, di questo cibo. Gli uomini invece ne hanno fame, sono tutti protesi nel desiderio di esso. Questo protendersi nel desiderio dilata l’anima, ne aumenta la capacità». [2] Il digiuno, compreso in questo senso, ci consente non soltanto di disciplinare il desiderio, di purificarlo e renderlo più libero, ma anche di espanderlo, in modo tale che si rivolga a Dio e si orienti ad agire nel bene.

Tuttavia, affinché il digiuno conservi la sua verità evangelica e rifugga dalla tentazione di inorgoglire il cuore, dev’essere sempre vissuto nella fede e nell’umiltà. Esso domanda di restare radicato nella comunione con il Signore, perché «non digiuna veramente chi non sa nutrirsi della Parola di Dio». [3] In quanto segno visibile del nostro impegno interiore di sottrarci, con il sostegno della grazia, al peccato e al male, il digiuno deve includere anche altre forme di privazione volte a farci acquisire uno stile di vita più sobrio, poiché «solo l’austerità rende forte e autentica la vita cristiana». [4]

Vorrei per questo invitarvi a una forma di astensione molto concreta e spesso poco apprezzata, cioè quella dalle parole che percuotono e feriscono il nostro prossimo. Cominciamo a disarmare il linguaggio, rinunciando alle parole taglienti, al giudizio immediato, al parlar male di chi è assente e non può difendersi, alle calunnie. Sforziamoci invece di imparare a misurare le parole e a coltivare la gentilezza: in famiglia, tra gli amici, nei luoghi di lavoro, nei social media, nei dibattiti politici, nei mezzi di comunicazione, nelle comunità cristiane. Allora tante parole di odio lasceranno il posto a parole di speranza e di pace.

Insieme

Infine, la Quaresima mette in evidenza la dimensione comunitaria dell’ascolto della Parola e della pratica del digiuno. Anche la Scrittura sottolinea questo aspetto in molti modi. Ad esempio, quando narra, nel libro di Neemia, che il popolo si radunò per ascoltare la lettura pubblica del libro della Legge e, praticando il digiuno, si dispose alla confessione di fede e all’adorazione, in modo da rinnovare l’alleanza con Dio (cfr Ne 9,1-3).

Allo stesso modo, le nostre parrocchie, le famiglie, i gruppi ecclesiali e le comunità religiose sono chiamati a compiere in Quaresima un cammino condiviso, nel quale l’ascolto della Parola di Dio, come pure del grido dei poveri e della terra, diventi forma della vita comune e il digiuno sostenga un pentimento reale. In questo orizzonte, la conversione riguarda, oltre alla coscienza del singolo, anche lo stile delle relazioni, la qualità del dialogo, la capacità di lasciarsi interrogare dalla realtà e di riconoscere ciò che orienta davvero il desiderio, sia nelle nostre comunità ecclesiali, sia nell’umanità assetata di giustizia e riconciliazione.

Carissimi, chiediamo la grazia di una Quaresima che renda più attento il nostro orecchio a Dio e agli ultimi. Chiediamo la forza di un digiuno che attraversi anche la lingua, perché diminuiscano le parole che feriscono e cresca lo spazio per la voce dell’altro. E impegniamoci affinché le nostre comunità diventino luoghi in cui il grido di chi soffre trovi accoglienza e l’ascolto generi cammini di liberazione, rendendoci più pronti e solerti nel contribuire a edificare la civiltà dell’amore.

Di cuore benedico tutti voi e il vostro cammino quaresimale.

Dal Vaticano, 5 febbraio 2026, memoria di Sant’Agata, vergine e martire.

LEONE PP. XIV

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[1] Esort. ap. Dilexi te (4 ottobre 2025), 9.
[2] S. Agostino, L’utilità del digiuno, 1, 1.
[3] Benedetto XVI, Catechesi (9 marzo 2011).
[4] S. Paolo VI, Catechesi (8 febbraio 1978).






Anche i nonni al fronte. La nuova mobilitazione over 60 è la conferma che l’Ucraina è allo stremo


Anche i nonni al fronte.
La nuova mobilitazione over 60 è la conferma che l’Ucraina è allo stremo


Mentre si moltiplicano le indiscrezioni su possibili elezioni anticipate e cresce la pressione diplomatica internazionale, Kiev compie un passo che fotografa la profondità della crisi: l’apertura dell’arruolamento volontario agli over 60.

Zelensky ha firmato una legge che consente ai cittadini con più di 60 anni di prestare servizio nelle Forze armate ucraine su base contrattuale. La misura, presentata ufficialmente come un ampliamento volontario della platea di arruolamento per ruoli compatibili con età ed esperienza, viene letta da diversi osservatori come un segnale delle crescenti difficoltà nel reperire effettivi e nel sostenere l’attuale livello di mobilitazione.

Il prolungarsi del conflitto ha inciso pesantemente sulle risorse umane e materiali dell’esercito ucraino, mentre il dibattito interno sulla leva e sulle rotazioni al fronte resta sensibile e divisivo.

La nuova norma firmata da Volodymyr Zelensky consente anche ai cittadini più anziani di entrare nelle Forze armate su base contrattuale, ampliando ulteriormente il bacino della mobilitazione. Una scelta che va oltre il piano simbolico e che viene letta da molti osservatori come il segnale di un esercito sotto forte stress, tra perdite, rotazioni difficili e carenza di effettivi. Sullo sfondo restano le infrastrutture energetiche colpite, i blackout diffusi e una popolazione provata da un conflitto che sembra non lasciare respiro.

Imminenti le nuove elezioni e il referendum

Intanto, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky potrebbe annunciare a breve la data di nuove elezioni presidenziali e indire un referendum. L’indiscrezione, rilanciata da fonti vicine al dossier a Kiev e in ambienti occidentali, si inserisce in un contesto politico e militare estremamente delicato per il Paese.

Stando al quotidiano britannico, Washington avrebbe fatto trapelare la possibilità di rivedere o ridimensionare le proprie garanzie di sicurezza qualora non si aprisse una nuova fase politica. Un’ipotesi che, se confermata, rappresenterebbe un passaggio significativo nei rapporti tra Stati Uniti e Ucraina. In risposta, la leadership ucraina avrebbe manifestato disponibilità a organizzare elezioni presidenziali e un referendum “in un lasso di tempo estremamente breve”, pur riconoscendo le enormi difficoltà logistiche legate allo svolgimento di consultazioni elettorali in pieno conflitto, con milioni di sfollati interni, territori occupati e una legge marziale ancora in vigore.

Un funzionario occidentale citato dal FT, rimasto anonimo, sottolinea come a Kiev vi sia la convinzione che l’intera strategia politica sia strettamente connessa alla prospettiva di una rielezione di Zelensky, in un momento in cui la leadership ucraina è chiamata a dimostrare stabilità istituzionale e legittimazione democratica sia sul piano interno sia su quello internazionale.

Emergenza energetica e blackout diffusi

Sul fronte civile, la situazione energetica continua a essere critica. Le interruzioni di corrente restano diffuse in tutto il Paese, con le condizioni più difficili segnalate a Kiev e Odessa. Gli attacchi alle infrastrutture energetiche hanno aggravato una rete già fortemente sotto pressione.

Il viceministro dell’Energia Artem Nekrasov ha dichiarato che “la situazione nelle regioni di Kiev e Odessa rimane difficile”, precisando che gli operatori lavorano 24 ore su 24 per ripristinare il servizio dopo gli ultimi bombardamenti. In tutto il Paese sono attivi programmi programmati di interruzione della corrente e limitazioni per il settore industriale e le imprese. In alcune regioni si è reso necessario ricorrere a blackout di emergenza per evitare il collasso della rete.

Particolarmente grave la situazione nella capitale. Il sindaco di Kiev, Vitali Klitschko, ha riferito che circa 1.400 edifici residenziali sono senza riscaldamento. Oltre 1.100 palazzi nei quartieri di Darnytskyi e Dniprovskyi risultano privi di calore a causa dei gravi danni alla centrale termoelettrica di Darnytskyi. Altri 200 edifici in diversi distretti hanno subito danni urgenti, attualmente oggetto di interventi da parte delle aziende municipalizzate.

Prestiti a tasso zero per i generatori

Per far fronte all’emergenza, il Consiglio comunale di Kiev sta valutando un piano di prestiti destinati all’acquisto di generatori elettrici. Klitschko ha spiegato che i finanziamenti saranno concessi a tasso annuo dello 0% per un periodo massimo di un anno e saranno accessibili ad associazioni condominiali, cooperative edilizie e comproprietari di edifici.

Il sindaco ha inoltre annunciato l’arrivo di diverse centinaia di generatori forniti dall’Unione Europea. Tuttavia, secondo le autorità locali, le forniture non sarebbero sufficienti a coprire il fabbisogno complessivo della capitale, soprattutto in vista dei mesi più freddi.

Un passaggio cruciale

Tra pressioni diplomatiche, ipotesi di nuove elezioni, ampliamento della mobilitazione e una crisi energetica persistente, l’Ucraina attraversa una fase particolarmente complessa. Le prossime settimane potrebbero rivelarsi decisive sia sul piano politico — con eventuali annunci ufficiali sulle consultazioni – sia su quello militare e sociale, mentre il Paese continua a fronteggiare le conseguenze di un conflitto che incide in modo sempre più profondo sulla vita quotidiana della popolazione.
(fonte: Faro di Roma, articolo di Christian Meier 12/02/2026)



Milano Cortina 2026 - Due donne d'oro: Federica Brignone e Francesca Lollobrigida


Immensa Brignone è oro,
la tigre si riprende la neve contro la malasorte

Vince il SuperG a Milano Cortina dove non era affatto sicura di arrivare, l’unica medaglia che mancava alla sua straordinaria carriera, dopo aver rischiato di non tornare a una vita normale

L'esultanza di Federica Brignone per l'oro in SuperG a Milano Cortina 2026 REUTERS

La tigre ha mangiato la neve, morso il destino, vendicato se stessa, corretto la fortuna. Dieci mesi fa la sorte si era messa di traverso facendole rischiare la carriera e persino una vita normale, per una caduta banale a un campionato italiano il 3 aprile scorso, una manciata di giorni dopo aver vinto la Coppa del mondo assoluta, nel momento più alto della straordinaria avventura nello sci alpino della più vincente italiana nella specialità.

Oggi, 12 febbraio 2026, Federica Brignone si è ripresa quello che la malasorte le aveva tolto, non ha strappato quella pagina buia ma l’ha voltata dopo averla riscritta con pazienza, tenacia, fatica, dolore.

Non oggi, in gara, ma nei 10 mesi di lavoro quotidiano, di fatica improba, di dubbi, di dolore fisico, di incognite mentali, di impegno, di rigore, di professionalità, di serietà, giorno per giorno, come hanno potuto vedere anche le persone comuni che hanno frequentato lo stesso centro di riabilitazione a Torino.

Come dice il presidente del Coni Luciano Buonfiglio: «Lo sport non è solo vincere, ma è anche vincere le avversità. Essere un traino e un esempio per chi affronta i momenti difficili della vita», per questo era stata scelta per portare la bandiera in cerimonia d’apertura a Cortina. Scelta azzeccatissima. Nei giorni prima delle gare olimpiche, dopo il rientro, aveva parlato di sensazioni contrastanti, all’arrivo ammette che l’ha aiutata il fatto di non essere attesa, di non avere la pressione esterna della favorita: l’oro olimpico era l’unica medaglia che mancava, «Ma non mi mancava», ha raccontato lei ancora frastornata ai microfoni Rai all’arrivo, «sapevo di aver già fatto il massimo, quello che sarebbe venuto sarebbe stato di più, stamattina ero tranquilla, mi valutavo una outsider».

Nell’ambiente scaramantico dello sport comincia a serpeggiare la convinzione di avere un portafortuna specialissimo: da quando è arrivato a Cortina ad assistere alle gare il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, sono arrivati i due ori nel doppio maschile e femminile dello slittino e ora questo di Federica Brignone, il meno atteso il più importante per le sue implicazioni. Le quotazioni del Presidente, popolarissimo nella squadra azzurra, continuano a salire e Mattarella ripaga con un sostegno competente e caloroso, e ha pure mantenuto la promessa fatta agli azzurri al villaggio olimpico di Milano: di indossare la giacca a vento ufficiale che gli hanno regalato.

Nella sua espressione preoccupata nell’inquadratura s’è visto tutto il dispiacere per l’uscita di pista di Sofia Goggia, fino ad allora in testa alla gara e incontrata ieri a nome di tutti gli azzurri. Non fosse accaduto staremmo parlando di un bis azzurro sul podio. Da sportiva qual è, nonostante la delusione, Sofia ha avuto parole di ammirazione per Federica Brignone: «Ha fatto una cosa incredibile, onore al merito». Quando si dice essere campioni.
(fonte: Famiglia Cristiana, articolo di Elisa Chiari 12/02/2026)

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Francesca Lollobrigida, la mamma più bella d’Italia vola ancora: «Mi ha caricato l’oro di Federica Brignone»

Tutto più difficile rispetto ai 3mila, tutto più sofferto ma alla fine soddisfazione ancora più grande. Tommaso non c’è ma...

Milano Cortina 2026 Olympics - Speed Skating - Women's 5000m - Milano Speed Skating Stadium, Milan, Italy - February 12, 2026. Francesca Lollobrigida of Italy reacts after winning gold medal at the Women's 5000m. REUTERS/Piroschka Van De Wouw REUTERS

Stavolta non è stata una marcia trionfale ma una colonna sonora da thriller nel finale: ma poi conta solo come va a finire, con l’oro, l’inno e tutto quanto. A metà gara, la pattinata di Francesca Lollobrigida, cui Fc in edicola dedica la copertina, ha iniziato a scomporsi, non più fluida come nella prima metà dei 5000 metri, senza il riferimento di chi le pattinava accanto – troppo indietro, per rappresentare una significativa unità di misura -, all'ultimo giro il pendolo s'è inceppato, il metronomo nel cervello ha fatto a pugni con i battiti del cuore in affanno.

Un ghigno ha congelato il viso di questa eterna ragazza, cui la maternità ha regalato una seconda giovinezza, più vincente della prima: lo sport in fondo è questo, fatica nera, e almeno qui non è necessario come in altre discipline congelarlo dietro un sorriso di facciata.

Si vede il vantaggio scemare a poco a poco, consumarsi come una candela fino alla linea del traguardo, a -10 centesimi dalla riserva. È quanto basta perché la smorfia si tramuti in sorriso, il sorriso radioso che abbiamo già visto cinque giorni fa.

«A darmi la carica è stato anche l'oro di Federica Brignone, , racconterà alla fine, perché mi ha confermato il fatto che ti possono dire che è impossibile, magari lo credi anche tu che è impossibile, però solo noi sappiamo veramente rendere le cose possibili».

«In linea di partenza sapevo di dover fare il personale avevo 6:50, loro hanno fatto 6:46, ma non volevo mettermi pressione, sono partita molto determinata, volevo divertirmi: i 5mila sono diversi dai 3mila. Con miei allenatori avevamo un piano: dovevo rispettare dei tempi, se volevo vincerla, dovevo guardare di più i tempi al giro, sapevo che l’olandese aveva fatto due bellissimi giri finale, ho dato tutto. Volevo l’aiuto del pubblico il calore e mi ha aiutato veramente tanto. Sono stata fortunata a finire all’interno, all’ultima curva ho spremuto tutto perché nella mia testa, mi piaceva l’idea di confermare sulla distanza il risultato del Mondiale, l’ho usato come punto di forza: il piano è filato liscio».

Dei giorni trascorsi tra un oro e l’altro racconta: «Sono stati giorni bellissimi a livello di emozione, ma ero troppo sulle nuvole, non riuscivo a dormire e per me il sonno è fondamentale; mi stavo agitando perché volevo rientrare in concentrazione e allora ho chiesto di posticipare le interviste perché volevo rientrare in concentrazione».

Nessuno da cui correre, dopo, però: Tommy stavolta non c’è. C’era la festa di carnevale all’asilo, e a due anni e mezzo, con rispetto parlando dell’oro di mamma, si hanno altre priorità.

Ma il primo pensiero di Francesca Lollobrigida è là: non fa in tempo a frenare i pattini e corre a prendere il cellulare con la custodia piena di adesivi come quelle delle adolescenti, sulle labbra le si legge: un «Ciao amore», il destinatario della videochiamata è inequivocabile. Pattina in un’orbita elissoidale, Francesca Lollobrigida, perché le piste di pattinaggio sono fatte così, ma al centro c’è sempre il suo personalissimo sole, sorto il 26 maggio 2023. Talmente vivace che per tenerlo a bada serve la galassia di una intera famiglia.
(fonte: Famiglia Cristiana, articolo di Elisa Chiari 12/02/2026)

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Vedi anche il post precedente:
Milano Cortina 2026 - Le Olimpiadi invernali fra valori e realtà - San Siro applaude Mattarella e le luci a cinque cerchi


giovedì 12 febbraio 2026

Padre Alex Zanotelli - Le politiche anti migranti dell’Italia e dell’ Europa. Siamo davanti al trionfo della disumanità: non possiamo stare in silenzio!

Padre Alex Zanotelli

Le politiche anti migranti dell’Italia e dell’ Europa.
Siamo davanti al trionfo della disumanità:
non possiamo stare in silenzio! 


Nel pieno di una nuova emergenza nel Mediterraneo centrale, segnata da centinaia di morti e da un clima politico europeo sempre più orientato alla chiusura e ai respingimenti, mentre il Governo Meloni vara un ddl con norme razziste e criminali che hanno lo scopo di punire i migranti, dai quali intende difendersi con blocchi navali, respingimenti e deportazioni arrivando perfino a sequestrare loro i telefonini, torna l’appello del Digiuno di Giustizia in solidarietà con i migranti.

Le recenti tragedie in mare riaccendono il dibattito sulle politiche migratorie dell’Unione Europea e dell’Italia e interrogano le coscienze di credenti e non credenti. 
Di seguito il testo dell’appello.

“È il momento della vergogna”. Così papa Francesco commentava nel 2021 un naufragio di migranti avvenuto sulle coste libiche, con 130 dispersi in mare. Chissà cosa avrebbe detto Francesco davanti a questa spaventosa tragedia in mare: almeno mille migranti sono morti nel Mediterraneo centrale nei giorni del ciclone Harry.

Ci troviamo di fronte alla più grande tragedia degli ultimi anni lungo le rotte del Mediterraneo centrale. Sappiamo solo che diverse imbarcazioni erano partite dalla Tunisia e dalla Libia, cariche di uomini, donne, bambini, nonostante la tempesta inaudita con onde di 16 metri e raffiche di vento cicloniche.

Ma a questa strage se ne sono aggiunte altre: 53 morti davanti alla Libia, di cui due neonati, il 9 febbraio (per parlare solo di quelle che conosciamo).

Così il Mediterraneo diventa sempre meno il “mare nostrum” e sempre più “cimiterium nostrum”, come diceva papa Francesco, che tanto si è battuto per la dignità di questi nostri fratelli e sorelle in cerca di una speranza.

“Sono lì, in acqua, sul fondo, ormai soltanto resti – scrive la giornalista Concita De Gregorio su Repubblica, tra i pochi giornalisti che abbiano scritto su questa tragedia – gli esseri umani dei quali non sappiamo niente e di cui niente evidentemente vogliamo sapere. Nessun tg ne ha dato più che un breve cenno. Niente. Silenzio”.

Solo una breve nota dell’arcivescovo G. Perego, a nome della Fondazione Migrantes (CEI): “Ancora morti in mare nel disinteresse dell’Europa”.

Evidente è il silenzio da parte del governo italiano di ultradestra come della UE, dove ormai i governi di ultradestra dominano la scena, respingendo i migranti, soprattutto se musulmani o neri, considerati come una grave minaccia all’Occidente cristiano.

È la stessa presidente del Consiglio Meloni che, davanti a Trump, ha usato l’espressione “western nationalism” (nazionalismo occidentale). È la difesa ad oltranza dell’Occidente cristiano: una grande blasfemia.

In ballo è il suprematismo bianco: noi occidentali abbiamo la civiltà, la cultura e la vera religione. Questa profonda convinzione è stata alla base del colonialismo europeo.

La conseguenza di queste politiche migratorie, razziste e criminali, sia della UE che del governo italiano, è la guerra ai migranti non solo in Europa ma anche negli USA.

In Europa basta dare uno sguardo alla nuova legislazione (il Patto) sui migranti che “svuota praticamente il diritto di asilo. Non solo cancella il diritto alla protezione, ma accelera le espulsioni e prevede l’esternalizzazione delle procedure forzate in Paesi terzi, anche se questi non hanno sottoscritto o applicano solo parzialmente la Convenzione di Ginevra”, così afferma Fulvio Vassallo.

Il Consiglio Europeo ha già raggiunto un accordo su molti punti controversi: una nuova lista di “Paesi sicuri” (fra questi c’è l’Egitto!) e la possibilità di espellere i migranti in Paesi terzi.

“Il rimpatrio coercitivo diventa la regola e si vuole estendere a dismisura la discrezionalità dei singoli Stati nel realizzare i rimpatri” (ASGI).

A Bruxelles il governo italiano ha mantenuto le posizioni più dure contro i migranti e in Italia presenterà il nuovo disegno di legge con cui punta a interdire l’ingresso nelle acque territoriali alle navi salva-vita delle ONG, obbligandole a portare i migranti in Albania.

È il trionfo della disumanità: non possiamo stare in silenzio!

E allora tutti insieme, credenti e no, realtà associative, uniamoci per organizzare la resistenza e contrastare questa “marea nera” che rischia di travolgerci tutti.

Lancio questo appello in nome del Digiuno di Giustizia in solidarietà con i fratelli e le sorelle migranti, che si terrà a Napoli il 25 febbraio in Largo Berlinguer dalle ore 16.30 alle 18.30.

Padre Alex Zanotelli, 
a nome del Digiuno di Giustizia in solidarietà con i migranti
(fonte: Faro di Roma 12/02/2026)

UDIENZA GENERALE 11/02/2026 Papa Leone XIV: “La Sacra Scrittura dà sostegno e vigore alla comunità cristiana”

UDIENZA GENERALE

Aula Paolo VI
Mercoledì, 11 febbraio 2026


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Papa Leone XIV:
“La Sacra Scrittura dà sostegno e vigore alla comunità cristiana”


Continuano le catechesi del Papa sui “Documenti del Concilio Vaticano II”, e il Papa anche oggi, in Aula Paolo VI, incentra la sua meditazione sul tema della Costituzione dogmatica “Dei Verbum” in particolare parlando dell’importanza della “Parola di Dio nella vita della Chiesa”. “La Chiesa è il luogo proprio della Sacra Scrittura. Sotto l’ispirazione dello Spirito Santo, la Bibbia è nata dal popolo di Dio e al popolo di Dio è destinata. Nella comunità cristiana essa ha, per così dire, il suo habitat: nella vita e nella fede della Chiesa trova infatti lo spazio in cui rivelare il proprio significato e manifestare la propria forza”, commenta subito il Pontefice nella sua catechesi.

Prima della catechesi un’Ave Maria cantata alla Madonnina di Lourdes presente in Aula Paolo VI. Oggi è la sua festa.

Poi, un po' di storia. “La Chiesa non smette mai di riflettere sul valore delle Sacre Scritture. Dopo il Concilio, un momento molto importante al riguardo è stata l’Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi sul tema “La Parola di Dio nella vita e nella missione della Chiesa”, nell’ottobre 2008. Papa Benedetto XVI ne ha raccolto il frutto nell’Esortazione postsinodale Verbum Domini.

“Nella comunità ecclesiale la Scrittura trova dunque l’ambito in cui svolgere il suo compito peculiare e raggiungere il suo fine: far conoscere Cristo e aprire al dialogo con Dio. La Sacra Scrittura, affidata alla Chiesa e da essa custodita e spiegata, svolge un ruolo attivo: infatti, con la sua efficacia e potenza dà sostegno e vigore alla comunità cristiana. Tutti i fedeli sono chiamati ad abbeverarsi a questa fonte, anzitutto nella celebrazione dell’Eucaristia e degli altri Sacramenti. L’amore per le Sacre Scritture e la familiarità con esse devono guidare chi svolge il ministero della Parola: vescovi, presbiteri, diaconi, catechisti. Prezioso è il lavoro degli esegeti e di quanti praticano le scienze bibliche; e centrale è il posto della Scrittura per la teologia, che trova nella Parola di Dio il suo fondamento e la sua anima”, continua il Papa.

Per Papa Leone XIV è anche importante ricordare che “la Parola di Dio spinge la Chiesa anche al di là di se stessa, la apre continuamente alla missione verso tutti. Infatti, viviamo circondati da tante parole, ma quante di queste sono vuote! A volte ascoltiamo anche parole sagge, che però non toccano il nostro destino ultimo. La Parola di Dio, invece, viene incontro alla nostra sete di significato, di verità sulla nostra vita. Essa è l’unica Parola sempre nuova: rivelandoci il mistero di Dio è inesauribile, non cessa mai di offrire le sue ricchezze”, conclude infine il Pontefice dall’Aula Paolo VI.
(fonte: ACI Stampa, articolo di Veronica Giacometti 11/02/2026).

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LEONE XIV

Catechesi. I Documenti del Concilio Vaticano II. Costituzione dogmatica Dei Verbum. 
5. La Parola di Dio nella vita della Chiesa

Cari fratelli e sorelle, buongiorno e benvenuti!

Nella catechesi odierna ci soffermeremo sul legame profondo e vitale che esiste tra la Parola di Dio e la Chiesa, legame espresso dalla Costituzione conciliare Dei Verbum, al capitolo sesto. La Chiesa è il luogo proprio della Sacra Scrittura. Sotto l’ispirazione dello Spirito Santo, la Bibbia è nata dal popolo di Dio e al popolo di Dio è destinata. Nella comunità cristiana essa ha, per così dire, il suo habitat: nella vita e nella fede della Chiesa trova infatti lo spazio in cui rivelare il proprio significato e manifestare la propria forza.

Il Vaticano II ricorda che «la Chiesa ha sempre venerato le divine scritture come ha fatto per il Corpo stesso del Signore, non mancando mai, soprattutto nella sacra liturgia, di nutrirsi del pane di vita dalla mensa sia della Parola di Dio che del corpo di Cristo e di porgerlo ai fedeli». Inoltre, «insieme con la Sacra Tradizione, la Chiesa le ha sempre considerate e le considera come la regola suprema della propria fede» (Dei Verbum, 21).

La Chiesa non smette mai di riflettere sul valore delle Sacre Scritture. Dopo il Concilio, un momento molto importante al riguardo è stata l’Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi sul tema “La Parola di Dio nella vita e nella missione della Chiesa”, nell’ottobre 2008. Papa Benedetto XVI ne ha raccolto il frutto nell’Esortazione postsinodale Verbum Domini (30 settembre 2010), dove afferma: «Proprio il legame intrinseco tra Parola e fede mette in evidenza che l’autentica ermeneutica della Bibbia non può che essere nella fede ecclesiale, che ha nel “sì” di Maria il suo paradigma. […] Il luogo originario dell’interpretazione scritturistica è la vita della Chiesa» (n. 29).

Nella comunità ecclesiale la Scrittura trova dunque l’ambito in cui svolgere il suo compito peculiare e raggiungere il suo fine: far conoscere Cristo e aprire al dialogo con Dio. «L’ignoranza della Scrittura – infatti – è ignoranza di Cristo». [1] Questa celebre espressione di San Girolamo ci ricorda lo scopo ultimo della lettura e della meditazione della Scrittura: conoscere Cristo e, attraverso di Lui, entrare in rapporto con Dio, rapporto che può essere inteso come una conversazione, un dialogo. E la Costituzione Dei Verbum ci ha presentato la Rivelazione proprio come un dialogo, nel quale Dio parla agli uomini come ad amici (cfr DV, 2). Questo avviene quando leggiamo la Bibbia in atteggiamento interiore di preghiera: allora Dio ci viene incontro ed entra in conversazione con noi.

La Sacra Scrittura, affidata alla Chiesa e da essa custodita e spiegata, svolge un ruolo attivo: infatti, con la sua efficacia e potenza dà sostegno e vigore alla comunità cristiana. Tutti i fedeli sono chiamati ad abbeverarsi a questa fonte, anzitutto nella celebrazione dell’Eucaristia e degli altri Sacramenti. L’amore per le Sacre Scritture e la familiarità con esse devono guidare chi svolge il ministero della Parola: vescovi, presbiteri, diaconi, catechisti. Prezioso è il lavoro degli esegeti e di quanti praticano le scienze bibliche; e centrale è il posto della Scrittura per la teologia, che trova nella Parola di Dio il suo fondamento e la sua anima.

Ciò che la Chiesa ardentemente desidera è che la Parola di Dio possa raggiungere ogni suo membro e nutrirne il cammino di fede. Ma la Parola di Dio spinge la Chiesa anche al di là di sé stessa, la apre continuamente alla missione verso tutti. Infatti, viviamo circondati da tante parole, ma quante di queste sono vuote! A volte ascoltiamo anche parole sagge, che però non toccano il nostro destino ultimo. La Parola di Dio, invece, viene incontro alla nostra sete di significato, di verità sulla nostra vita. Essa è l’unica Parola sempre nuova: rivelandoci il mistero di Dio è inesauribile, non cessa mai di offrire le sue ricchezze.

Carissimi, vivendo nella Chiesa si impara che la Sacra Scrittura è totalmente relativa a Gesù Cristo, e si sperimenta che questa è la ragione profonda del suo valore e della sua potenza. Cristo è la Parola vivente del Padre, il Verbo di Dio fatto carne. Tutte le Scritture annunciano la sua Persona e la sua presenza che salva, per ognuno di noi e per l’intera umanità. Apriamo dunque il cuore e la mente ad accogliere questo dono, alla scuola di Maria, Madre della Chiesa.
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Saluti

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Rivolgo il mio cordiale benvenuto ai pellegrini di lingua italiana, in particolare saluto ...

Il mio pensiero va infine ai giovani, ai malati e agli sposi novelli. La Vergine di Lourdes, che oggi festeggiamo, vi accompagni maternamente, interceda per voi presso Dio e vi ottenga le grazie che vi sostengano nel vostro cammino.

Al termine dell’Udienza mi recherò alla grotta di Lourdes nei Giardini vaticani e accenderò un cero, segno della mia preghiera per tutti gli ammalati, che oggi, Giornata Mondiale del Malato, ricordiamo con particolare affetto.

A tutti la mia benedizione!


Guarda il video integrale


mercoledì 11 febbraio 2026

Caso Epstein: "Will take down Francis / Butteremo giù Francesco" - Oltre la superficie dello scandalo - Don Mattia Ferrari: Papa Francesco emerge ancora una volta come un gigante della storia ...


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"Butteremo giù Francesco". 
I messaggi fra Epstein e Bannon, l'attenzione ossessiva per il Vaticano

"Butteremo giù Francesco", "Will take down Francis". Lo scambio di messaggi tra Steve Bannon, ex strategist di Donald Trump, e il finanziere pedofilo Jeffrey Epstein, sembra portare alla luce l'ambizione di far cadere Papa Francesco. I testi sono compresi negli Epstein files desecretati dal Dipartimento di Giustizia americano e documentano l'intenzione di usare come arma i dossier su omosessualità e pedofilia. L’intenzione di Bannon è documentata nel giugno 2019, quindi poche settimane prima dell’arresto di Epstein (6 luglio 2019) e dimostra anche che Bannon era rimasto in stretto contatto con Epstein sino alla fine (morirà in carcere a Manhattan il 10 agosto 2019).

A che cosa si riferisse Bannon viene indicato dalla sigla “Itcv“ riportata nelle mail inviate a Epstein, il quale chiede di che si tratta. L’esponente del movimento Maga risponde: "In the closet of the Vatican", titolo del libro pubblicato quello stesso febbraio dal sociologo e storico francese Frédéric Martel sull’omosessualità e sull’ipocrisia degli alti ranghi vaticani. Epstein risponde con un secco "Porn". Gli attacchi contro Francesco erano partiti nell’estate del 2018, con la campagna dell’ex nunzio apostolico negli Usa, Carlo Maria Viganò, in relazione allo scandalo del cardinale Theodore McCarrik, che venne spretato dal Papa (primo caso nella storia) il 16 febbraio 2019. L'obiettivo della presunta "cospirazione" non è stato raggiunto nè allora nè dopo, quando nei giorni dell’assalto a Capitol Hill (6 gennaio 2021) Viganò veniva intervistato a lungo da Bannon e il vescovo, che sarebbe stato scomunicato da Francesco (giugno 2024), benediva “i figli della luce”.

Nelle mail depositate emerge l'ossessione di Epstein per la Chiesa cattolica, dalle conversazioni con Bannon emerge al contempo un odio profondo. Una amica di Epstein addirittura lo mette al corrente di aver fatto un’adorazione eucaristica in modo da “purificare la Chiesa“ (secondo lei inquinata da papa Francesco), evidentemente non sapendo bene con chi stesse parlando, visto quanto è poi emerso su abusi e riti che si consumavano sul Lolita Express e nella sua isola.

La documentazione pubblicata inoltre comincia a far emergere (ma sarà necessario uno studio approfondito dei tre milioni di files) che Jeffrey Epstein ha iniziato a finanziare enti di beneficenza cattolici attraverso la sua fondazione, ha inviato i suoi uomini agli eventi vaticani ed era molto interessato alla “politica estera“ della Santa Sede sulla immigrazione e contro l’espansione dei populismi nazionalisti, che invece vedevano in Bannon uno dei burattinai in Europa, come dimostrato da tutta un’altra serie di email con Epstein (nei file viene ad esempio documentato con il viaggio di Bannon in Italia quando il 7 settembre 2018 incontrò Salvini).

In un report dell’Fbi si descrive anche il ruolo di un hacker, descritto come “hacker personale" di Epstein, bravissimo, di origine italiana che aveva a disposizione una serie di passaporti tra cui uno vaticano. Epstein si interessò anche delle dimissioni di papa Benedetto XIV e del cambio di presidente dello Ior, che venne nei giorni precedenti il trasferimento di Joseph Ratzinger a Castel Gandolfo, aveva ottenuto informazioni dettagliate da un professore e giornalista omonimo anche lui di cognome Epstein le aveva inviato all’ex ministro del Tesoro americano Larry Summers sostenendo che la cosa più importante non erano le dimissioni di Ratzinger ma era lo Ior, perché attraverso la banca vaticana si potevano far transitare soldi senza controlli italiani e Ue. ”Questo status consente ai suoi clienti d'élite di eludere qualsiasi controllo nei loro trasferimenti di denaro”.
(fonte: Huffintonpost, articolo di Maria Antonietta Calabrò 06/02/2026)

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Caso Epstein, oltre la superficie dello scandalo

La maggior parte dei mass media è impegnata a ridurre il caso Epstein a scandalo sessuale. Tuttavia, chiunque abbia letto i files attraverso i social media ha chiaro di non trovarsi davanti a un sexgate, una pruderie da isola dei famosi. Epstein non è stato, come è stato commentato, l’impresario di un circo del sesso in un’America sessuofoba. Non vendeva solo corpi fragili, ma anche l’ingresso nell’impunità. ...

Quando leggi gli Epstein files fatichi a prendere sonno. ... 

In compagnia di vari personaggi come Steve Bannon, Epstein ha tramato contro ogni istituzione, Vaticano e Papa Francesco inclusi. Ha discusso di sostenere i leader della destra populista europea, come Matteo Salvini e Marine Le Pen. ...


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Don Mattia Ferrari:
Papa Francesco emerge come un gigante della storia 

In Italia se ne parla poco, ma quello che sta emergendo dal caso Epstein, oltre a una rete occulta potentissima, fatta di soldi, influenze, intrighi e crimini, é l’ossessione di questi potenti contro Papa Francesco, al punto tale che volevano rovesciarlo (“Butteremo giù Francesco”, “Will take down Francis”).

La denuncia di manovre occulte da parte di questi poteri occulti era già stata fatta anni fa da Nello Scavo, Padre Antonio Spadaro e il pastore Marcelo Figueroa.

Papa Francesco emerge ancora una volta come un gigante della storia, come uno che ha vissuto così radicalmente unito a Cristo da diventare bersaglio di potenti infastiditi dalla continuazione dell’opera di Gesù da parte della Chiesa. Nel mirino di questi poteri infatti in definitiva non c’era Francesco, ma il Vangelo e di fatto la Chiesa stessa, nella misura in cui continua l’opera di Gesù.

Oggi possiamo dire che quegli assalti non hanno funzionato. Papa Francesco é giunto in modo naturale alla conclusione del suo pontificato e dopo di lui come successore di Pietro é stato eletto Leone XIV, anch’egli profondamente unito a Gesù, che continua a guidare la Chiesa sulle strade del Vangelo. 

Si è confermata per l’ennesima volta la parola di Gesù: “Tu es Petrus, et super hanc petram aedificabo ecclesiam meam, et portae inferi non praevalebunt adversus eam” (Mt 16,18).
(fonte: Bacheca facebook dell'autore 07/02/2026)

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Esempi di altre reazioni dal web

È stato una scossa dello Spirito. Papa Francesco non è stato solo un Papa del nostro tempo: è stato il Papa dentro il tempo, immerso fino in fondo nelle sue ferite, nelle sue paure, nelle sue speranze. La sua grandezza non si è mai misurata nei gesti solenni, ma nella capacità di rendere visibile il Vangelo nella vita concreta, quotidiana, spesso faticosa dell’umanità. Ha ricordato con forza che la fede non è un rifugio per i perfetti, ma una casa aperta per i fragili. Ha riportato al centro la misericordia come volto autentico di Dio, insegnando che nessuna ferita è troppo profonda per essere toccata dall’amore, nessuna vita è troppo smarrita per essere cercata.
Ha indicato una Chiesa che non giudica dall’alto, ma si china, che non si difende, ma serve, che non parla solo di Dio, ma lo fa incontrare attraverso la compassione, la giustizia, la pace. Con parole semplici ha smascherato l’ipocrisia, il clericalismo, l’indifferenza; con gesti silenziosi ha mostrato cosa significa davvero seguire Cristo.

Per noi, Papa Francesco è stato una voce paterna e profetica insieme. Ci ha insegnato che la debolezza non è una colpa, ma un luogo d’incontro con Dio; che la speranza non è ottimismo ingenuo, ma fiducia ostinata; che la fede autentica passa dal prendersi cura dell’altro, soprattutto di chi non ha voce.

Il suo magistero è stato fatto di abbracci più che di discorsi, di lacrime condivise, di preghiere sussurrate, di scelte coraggiose. Ha parlato ai credenti e a chi crede poco o non crede affatto, perché il suo linguaggio era quello universale dell’amore e della dignità umana.

Anche quando il corpo si è fatto fragile, la sua testimonianza è diventata ancora più luminosa: un Vangelo vissuto fino in fondo, senza maschere, affidato totalmente a Dio.
La sua eredità resta viva: ci invita a non avere paura di amare, a non stancarci di sperare, a credere che la Chiesa può essere davvero segno di luce nel buio del mondo.
Papa Francesco continua a parlarci così: con il silenzio che prega, con la vita che insegna, con l’amore che resta.

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Ha guidato la Chiesa attraversando tempeste che pochi avrebbero avuto il coraggio di affrontare. E lo ha fatto portando non solo il peso del mondo, ma anche quello del proprio corpo, segnato dalla fragilità.
Papa Francesco ha conosciuto il limite sulla propria pelle. Il dolore fisico, la fatica dei movimenti, la malattia che rallenta, le cure, le rinunce quotidiane. Ogni gesto costava di più. Ogni parola nasceva spesso dalla sofferenza. Eppure non ha smesso di esserci. Non ha smesso di parlare. Non ha smesso di amare.
Mentre il corpo chiedeva riposo, il cuore continuava a uscire incontro agli altri. Ha mostrato una Chiesa che non si vergogna della debolezza, perché proprio lì Dio si fa vicino. Una Chiesa che non nasconde le ferite, ma le trasforma in luogo di incontro. La sua vita è diventata una predica silenziosa: si può guidare anche quando si è stanchi, si può testimoniare anche quando si è fragili.

Non ha mai cercato di apparire forte a tutti i costi. Ha scelto la verità del limite, insegnando che la dignità non si misura dall’efficienza, ma dalla fedeltà. Anche quando il passo era incerto, lo sguardo restava fermo sull’essenziale: l’uomo, soprattutto quello ferito, dimenticato, scartato.
Così ha guidato la Chiesa: con il corpo che cedeva e l’anima che restava in piedi. Con la consapevolezza che la forza del Vangelo non sta nel non cadere mai, ma nel continuare a rialzarsi.
E il suo cammino continua a dirci che la fragilità, vissuta con amore, può diventare una delle forme più alte di testimonianza.