ANGELUS
Piazza San Pietro
Domenica, 21 Giugno 2026
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Migranti. Il monito di Papa Leone: “nessuno può voltarsi dall’altra parte”.
Poi ricorda che “la risposta cristiana è sempre la mitezza, mai l’odio”
“Accogliere chi è vittima di persecuzioni perché possa vivere in pace, con dignità e guardare al futuro con speranza”. È l’appello lanciato dal Papa dopo l’Angelus, in un intervento dedicato alla Giornata mondiale del rifugiato promossa dalle Nazioni Unite, nel 75° anniversario della Convenzione sullo status dei rifugiati.
“Nessuno può voltarsi dall’altra parte di fronte a chi cerca protezione e sicurezza”, ha scandito il Pontefice, richiamando il dovere morale e civile dell’accoglienza.
Nel suo messaggio il Papa ha ricordato il senso originario dello strumento internazionale nato per tutelare le persone costrette a lasciare la propria terra, la casa e la famiglia a causa di guerre e persecuzioni, sottolineando la necessità che quello spirito continui a orientare le politiche e le coscienze dei responsabili delle Nazioni.
“Auspico che lo spirito che ha animato l’elaborazione di questo importante strumento internazionale continui ancora oggi a illuminare le coscienze dei responsabili delle Nazioni”, ha affermato.
Il Pontefice ha quindi rilanciato l’appello finale all’accoglienza: “Esorto inoltre tutti ad accogliere coloro che sono vittime di persecuzioni, perché possano vivere in pace, con dignità e guardare al futuro con speranza”.
Nel corso dell’Angelus, Leone XIV ha inoltre ricordato che la risposta cristiana alle difficoltà e alle ostilità è la fedeltà al Vangelo vissuta nella perseveranza e nella mitezza.
“Rispondere all’odio con l’amore, alla prepotenza con la mitezza, allo scoraggiamento con la perseveranza”, ha detto, sottolineando come la testimonianza cristiana richieda un radicamento profondo nella fede.
“Adesso come allora, è impegnativo rimanere fedeli agli insegnamenti di Gesù e annunciare la sua Parola”, ha aggiunto il Pontefice, invitando a “affondare le radici della nostra fede e della nostra missione in un intenso rapporto con Lui”, citando Evangelii gaudium, il documento programmatico del suo predecessore Francesco.
Il Papa ha poi indicato nella vita interiore la fonte della missione: “Quello che io vi dico nelle tenebre voi ditelo nella luce, e quello che ascoltate all’orecchio voi annunciatelo dalle terrazze”.
Richiamando San Tommaso d’Aquino, Leone XIV ha ricordato che la predicazione è trasmettere ciò che si è contemplato: “contemplata aliis tradere”.
“L’annuncio del Vangelo è prima di tutto condivisione di un incontro personale con Lui, unico per ciascuno”, ha affermato, precisando che “tutti possiamo farlo, sforzandoci di custodire, tra gli impegni delle nostre giornate, momenti di silenzio davanti a Dio, per ascoltare la sua voce”.
Da questa dimensione, ha osservato, nasce una testimonianza autentica: “questo ci rende apostoli credibili e liberi, uomini e donne capaci di riflettere la luce del Vangelo in ogni ambiente e situazione della vita”.
“Vorrei salutare i membri del Dialogo Internazionale Cattolico-Pentecostale sul tema ‘La Chiesa crede come prega’”, ha detto infine Leone XIV dopo l’Angelus ricordando che “riflettere insieme sul principio ‘lex orandi, lex credendi’ è particolarmente attuale ai nostri giorni”. “Saluto con affetto tutti voi, fedeli di Roma e pellegrini venuti da diversi Paesi”, ha poi concluso, con un pensiero particolare alle parrocchie di Ozieri, in occasione delle cresime.
(fonte: Faro di Roma, articolo di Sante Cavalleri 21/06/2026)
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Il testo integrale:
Leone XIV
Cari fratelli e sorelle, buona domenica!
Nel Vangelo della Liturgia odierna (Mt 10,26-33) Gesù, inviando i discepoli in missione, tra l’altro rivolge loro questa esortazione: «Quello che io vi dico nelle tenebre voi ditelo nella luce, e quello che ascoltate all’orecchio voi annunciatelo dalle terrazze» (v. 27).
Fa un accostamento tra ciò che ascoltiamo “all’orecchio”, cioè nel segreto del cuore, e ciò che siamo chiamati a proclamare a tutti, ricordandoci che l’annuncio del Vangelo è prima di tutto condivisione di un incontro personale con Lui, unico per ciascuno.
La forza dell’apostolato, infatti, al di là di tecniche e strumenti, si fonda sull’opera dello Spirito Santo in noi e sull’autenticità della nostra risposta. San Tommaso d’Aquino parlava della predicazione come di un trasmettere agli altri ciò che abbiamo contemplato: “contemplata aliis tradere” (cfr Summa Theologiae, III, q. 40, a. 1, ad 2).
E non bisogna pensare che “contemplare” sia un’esperienza esclusiva, riservata ad alcuni santi o ai monaci e agli eremiti. Tutti possiamo farlo, sforzandoci di custodire, tra gli impegni delle nostre giornate, momenti di quiete in cui metterci in silenzio davanti a Dio, per ascoltare la sua voce, affidargli le nostre gioie e le nostre preoccupazioni, rivedere con Lui la nostra vita. Questo ci rende sempre più persone dalla fede solida e consapevole, e di conseguenza apostoli credibili e liberi, uomini e donne capaci di riflettere la luce del Vangelo in ogni ambiente e in ogni situazione della vita, e di testimoniarlo anche là dove il suo valore non è compreso o accettato.
San Matteo – autore del brano biblico a cui ci riferiamo – scriveva per comunità che non avevano vita facile. Dovevano affrontare ostilità e persecuzioni, come succede ancora oggi a tanti cristiani in vari luoghi della terra, e la tentazione di scoraggiarsi e di lasciarsi vincere dalla stanchezza o dalla paura era grande.
Adesso come allora, è impegnativo rimanere fedeli agli insegnamenti di Gesù e annunciare la sua Parola: rispondere all’odio con l’amore, alla prepotenza con la mitezza, allo scoraggiamento con la perseveranza. Per questo è necessario che affondiamo le radici della nostra fede e della nostra missione in un intenso rapporto con Lui (cfr Francesco, Esort. ap. Evangelii gaudium, 8). Questo ci dà la forza di non arrenderci e di continuare a trasmettere a tutti, in ogni circostanza, il suo messaggio di speranza, d’amore e di pace. Il mondo ne ha tanto bisogno!
La Vergine Maria ci aiuti a essere discepoli missionari del Signore Gesù, ciascuno secondo la propria vocazione.
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Dopo l'Angelus
Cari fratelli e sorelle,
ieri è stata celebrata la Giornata Mondiale del Rifugiato promossa dalle Nazioni Unite, nella ricorrenza del 75° anniversario della Convenzione sullo statuto dei rifugiati, nata per proteggere quanti sono perseguitati e costretti a lasciare la propria terra, la casa e la famiglia. Auspico che lo spirito che animò l’elaborazione di questo importante strumento internazionale continui ancora oggi a illuminare le coscienze dei responsabili delle nazioni. Nessuno può voltarsi dall’altra parte di fronte a chi cerca protezione e sicurezza. Esorto inoltre tutti ad accogliere coloro che sono vittime di persecuzione, perché possano vivere in pace, con dignità, e guardare al futuro con speranza.
I would like to greet the members of the Catholic Pentecostal International Dialogue. “The Church believes as she prays”, and reflecting together on the principle “lex orandi, lex credendi” is particularly relevant nowadays.
Saluto con affetto tutti voi, fedeli di Roma e pellegrini venuti da diversi Paesi.
Dirigindo-me aos peregrinos que vieram do Brasil, asseguro as minhas orações pelos jovens que morreram, há alguns dias, num acidente rodoviário, no Estado do Ceará.
Saluto i ragazzi della Cresima di due parrocchie di Ozieri, in Sardegna.
A tutti auguro una buona domenica!
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