Niscemi, la frana non si ferma: "Peggio del Vajont"
Agorà 30/01/2026
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A Niscemi la frana con un fronte lungo 4 chilometri, che ha già costretto oltre 1.500 persone ad abbandonare le case, non si ferma. "L'intera collina sta crollando sulla piana di Gela", ha avvertito il capo della Protezione civile Fabio Ciciliano. Il territorio non è nuovo a questo tipo di fenomeni, strettamente legati alla conformazione geologica dell'area. Un episodio analogo si verificò il 12 ottobre 1997. Niscemi peggio del Vajont", ha sottolineato ancora il capo della Protezione civile Ciciliano. E non è finita: nella zona rossa che si estenderà si sentono boati e la terra scivola ancora verso il basso".
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Tra gli sfollati di Niscemi: «La frana ci ha tolto la casa
e ha diviso le nostre famiglie. Abbiamo paura»
Oltre 1.500 persone sono state costrette ad abbandonare le proprie abitazioni con il centro del paese diventato zona rossa. Tra gli sfollati, Giacomo Brullo racconta: «Siamo senza una casa e senza niente, nostro figlio ha attacchi di panico». Giulia Patti aggiunge: «Dormiamo divisi tra parenti e amici». Nonostante la paura, la comunità si stringe attorno ai più fragili. E in chiesa madre è arrivato il quadro della Madonna del Bosco invocato dai niscemesi durante alcune calamità del passato

Una signora costretta ad abbandonare la propria casa nella zona rossa e un'immagine della frana a Niscemi
«Uscite, c’è la frana, andiamo tutti fuori», il tempo a Niscemi, in provincia di Caltanissetta, sembra essersi fermato alle 13,30 di domenica 25 gennaio. Quando tutti qui hanno capito che quel leggero tremolio della terra avvertito qualche giorno prima era il segnale di allarme che qualcosa di grave stava per accadere. Le principali strade che collegano il paese con le principali città siciliane Catania e Palermo sono state chiuse, le urla dei cittadini subito fuori di casa in lacrime senza sapere dove andare.
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| Una casa sulla frana |
Giacomo Brullo e Concetta Di Merito insieme a loro figlio Dario affetto da autismo è solo una delle tante famiglie tra gli oltre 1500 sfollati che hanno dovuto lasciare la propria abitazione nel centro di Niscemi, oggi zona rossa. Le case spezzate a metà, i terrazzi sgretolati lungo il fronte della frana – che avanza – e si estende per circa quattro chilometri, raggiungendo in alcuni punti circa 50 metri di profondità.
«Non possiamo più accedere alla nostra abitazione perché avvicinarsi è pericolosissimo, nostro figlio da quanto è cominciato l’incubo ha avuto attacchi di panico, ci troviamo senza una casa e senza niente», racconta Giacomo accanto a Don Giuseppe Cafà, parroco della chiesa del Sacro Cuore che insieme alle altre parrocchie del paese ha dato disponibilità di aprire i propri spazi per ospitare gli sfollati.
«Siamo sconvolti, la nostra famiglia è stata smembrata, io dormo dal mio compagno, mia sorella da mia cugina, mia mamma da mia zia», racconta Giulia Patti accanto alla cugina Claudia.
In mezzo a tanto dolore, alle persone che a stento riescono a recuperare i loro beni, come altre volte successo in occasioni di calamità naturali in Sicilia, è il cuore dei siciliani, in questo caso dei niscemesi ad accogliere.
Il Palasport adibito dalla Protezione civile dove a pranzo e a cena si servono in media 400 pasti al giorno è al momento vuoto. Gli sfollati hanno trovato al momento un alloggio provvisorio in case di parenti, zii, cugini, fratelli, le case vacanze sono state messe a disposizione, i bed and breakfast.
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| Il parroco don Giuseppe cafà nel centro storico che è zona rossa |
Nonostante lo scenario apocalittico, il centro deserto, quasi spettrale, non ci sono stati morti e la situazione all’interno della zona rossa è ora tenuta sotto controllo con un presidio continuo delle forze dell’ordine.
Il rischio di una frana di questa portata a Niscemi era già noto. Da quando il 12 ottobre 1997 un’altra frana aveva minacciato il centro del paese del Nisseno riproponendo uno scenario simile, ma non grave come quello attuale. La premier Giorgia Meloni mercoledì durante un sopralluogo in città ha assicurato che «quanto accaduto per le frane del 1997 non si ripeterà e il governo agirà in maniera celere».
La Procura della Repubblica di Gela ha aperto un procedimento penale allo stato a carico di ignoti per disastro colposo e danneggiamento seguito da frana.
Nel frattempo la frana continua a muoversi. La paura è tanta. In Chiesa Madre alla presenza di migliaia di fedeli e di monsignor Rosario Gisana, vescovo di Piazza Armerina, è stato portato il quadro di Santa Maria del Bosco, invocata dai niscemesi durante la peste tra fine ‘800 e inizio ‘900 e durante il terremoto della Val Di Noto del 1693.

Il quadro della Madonna del Bosco nella Chiesa Madre di Niscemi (Alessandro Puglia)
«La gente non chiedeva nulla, ma si rivolgeva a Maria piangendo, portando le proprie lacrime», racconta don Giuseppe Cafà un faro per una comunità distrutta che in queste ore chiede aiuto e ha paura del futuro.
(fonte: Famiglia Cristiana, articolo di Alessandro Puglia 28/01/2026)
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