Benvenuto a chiunque è alla "ricerca di senso nel quotidiano"



lunedì 12 gennaio 2026

FESTA DEL BATTESIMO DEL SIGNORE ANGELUS Leone XIV: nel buio e nei conflitti della vita, il Battesimo è luce e riconciliazione - Prego per chi soffre e rinnovo l’appello a cessare le violenze e a intensificare gli sforzi per arrivare alla pace.

FESTA DEL BATTESIMO DEL SIGNORE

ANGELUS

Piazza San Pietro
Domenica, 11 gennaio 2026

**********************

Leone XIV: nel buio e nei conflitti della vita, 
il Battesimo è luce e riconciliazione

All'inizio del Tempo Ordinario il Papa all'Angelus, con una piazza San Pietro gremita di 25 mila fedeli, si sofferma sul "sorprendente progetto d’amore per l’intera umanità". Invita tutti i battezzati a impegnarsi per testimoniare il dono di questo Sacramento "con gioia e con coerenza", nella certezza che "Dio non guarda il mondo da lontano, senza toccare la nostra vita, i nostri mali e le nostre attese"


“Quant’è bello celebrare come un’unica famiglia l’amore di Dio, che ci chiama per nome e ci libera dal male!”

Tutta la Trinità si fa presente nella storia. È accaduto quando Gesù si è fatto battezzare nelle acque del fiume Giordano: lo Spirito Santo discese sul Figlio di Dio e, attraverso di Lui, il dono della salvezza arriva all'uomo. È quanto ricorda il Pontefice oggi, 11 gennaio, nella catechesi dell'Angelus pronunciato dopo il rito dei Battesimi, in Cappella Sistina, a 20 bambini figli di dipendenti vaticani.

Dio non guarda il mondo da lontano

C'è uno sguardo divino sull'umanità che è attento, costante e misericordioso. Il mistero di Dio fattosi uomo dice di una relazione in cui non c'è distanza ma ascolto, presenza.

Carissimi, Dio non guarda il mondo da lontano, senza toccare la nostra vita, i nostri mali e le nostre attese! Egli viene in mezzo a noi con la sapienza del suo Verbo fatto carne, coinvolgendoci in un sorprendente progetto d’amore per l’intera umanità.

Gesù viene per servire, non per dominare

Il Papa sottolinea la dimensione dell'incarnazione che caratterizza la fede cristiana: "Nella sua santità il Signore si fa battezzare come tutti i peccatori, per rivelare l’infinita misericordia di Dio".

Il Figlio Unigenito, nel quale siamo fratelli e sorelle, viene infatti per servire e non per dominare, per salvare e non per condannare. Egli è il Cristo redentore: prende su di sé quello che è nostro, compreso il peccato, e ci dona quello che è suo, cioè la grazia di una vita nuova ed eterna.

Il Battesimo è luce, testimoniarlo con gioia e coerenza

Il Successore di Pietro invita a riscoprire il valore profondo del Battesimo, soprattutto oggi: è un "grande dono ricevuto". Esorta a impegnarci testimoniandolo "con gioia e con coerenza". È linfa vitale, in particolare nelle desolazioni della vita:

Nelle ore buie, il Battesimo è luce; nei conflitti della vita, il Battesimo è riconciliazione; nell’ora della morte, il Battesimo è porta del cielo.
(fonte: Vatican News, articolo di Antonella Palermo 11/01/2026)


**********************

Il Papa: in Iran e Siria si coltivi con pazienza il dialogo e la pace

A fine Angelus, Leone XIV rivolge un pensiero all'Iran, teatro di proteste e di violente repressioni, e alla Siria, dove proseguono gli scontri tra esercito governativo e milizie curde: "Perseguire il bene comune dell’intera società". Invoca poi pace in Ucraina, al buio e al freddo a causa dei "gravi" raid russi: "Cessare le violenze e intensificare gli sforzi per la pace". Il Pontefice prega per i bimbi nati in condizioni più difficili, "sia di salute sia per i pericoli esterni"

Piazza san Pietro all'Angelus dell'11 gennaio (@Vatican Media)

È una grave preoccupazione quella che Leone XIV esprime dalla finestra del Palazzo Apostolico per il Medio Oriente, in preda ancora a conflitti e violenze. Il pensiero del Papa all’Angelus di oggi, 11 gennaio, è soprattutto per Iran e Siria, "dove - afferma - persistenti tensioni stanno provocando la morte di molte persone".

L’Iran, teatro di una ondata di proteste senza precedenti iniziate a fine dicembre e in corso per il quattordicesimo giorno consecutivo, con quasi duecento città coinvolte in tutte le 31 province iranian. Il bilancio – stando alle Ong – è di circa 500 vittime tra i manifestanti, a causa della feroce repressione del regime, e di oltre 2.500 mila arresti. In Siria, invece, continuano gli scontri ad Aleppo tra l’esercito governativo e le milizie curde delle Forze democratiche siriane (Fds) che hanno provocato morti e feriti.

Leone XIV invoca pace, tregua, dialogo, stop alle violenze.

“Auspico e prego che si continui con pazienza, il dialogo e la pace, perseguendo il bene comune dell’intera società”

Pace in Ucraina

Una supplica accorata il Papa la eleva anche per l’Ucraina, dove non si fermano i raid russi a edifici e infrastrutture (secondo il governo di Kyiv, ci sono stati 1100 droni e 890 bombe in una sola settimana), che hanno lasciato intere città al buio e al freddo. Leone XIV stigmatizza questi "nuovi attacchi particolarmente gravi" che, "mentre il freddo si fa più duro", colpiscono "pesantemente" la popolazione civile. Rilancia quindi l’appello perché possa terminare questo orrore nel Paese.

Prego per chi soffre e rinnovo l’appello a cessare le violenze e intensificare gli sforzi per arrivare alla pace

La benedizione ai bambini battezzati

Al momento dei saluti dopo l’Angelus, il Pontefice, nel giorno della festa del Battesimo del Signore, estende la benedizione a tutti i bambini che sono stati battezzati nella Cappella Sistina questa mattina e anche a quelli che riceveranno il Sacramento in questi giorni "a Roma e nel mondo intero".

In modo particolare prego per i bimbi nati in condizioni più difficili, sia di salute sia per i pericoli esterni. La grazia del Battesimo, che li unisce al mistero pasquale di Cristo, agisca efficacemente in loro e nei loro familiari
(fonte: Vatican News, articolo di Salvatore Cernuzio 11/01/2026)

**********************

ANGELUS DI LEONE XIV
(testo integrale)

Cari fratelli e sorelle, buona domenica!

La festa del Battesimo di Gesù, che oggi celebriamo, dà inizio al Tempo Ordinario: questo periodo dell’anno liturgico ci invita a seguire insieme il Signore, ascoltare la sua Parola e imitare i suoi gesti d’amore verso il prossimo. È così, infatti, che confermiamo e rinnoviamo il nostro Battesimo, cioè il Sacramento che ci fa cristiani, liberandoci dal peccato e trasformandoci in figli di Dio, per la potenza del suo Spirito di vita.

Il Vangelo che oggi ascoltiamo racconta come nasce questo segno efficace della grazia. Quando si fa battezzare da Giovanni nel fiume Giordano, Gesù vede «lo Spirito di Dio discendere come una colomba e venire sopra di lui» (Mt 3,16). Nello stesso tempo, dai cieli aperti si ode la voce del Padre che dice: «Questi è il Figlio mio, l’amato» (v. 17). Allora tutta la Trinità si fa presente nella storia: come il Figlio discende nell’acqua del Giordano, così lo Spirito Santo discende su di Lui e, attraverso di Lui, ci viene donato quale forza di salvezza.

Carissimi, Dio non guarda il mondo da lontano, senza toccare la nostra vita, i nostri mali e le nostre attese! Egli viene in mezzo a noi con la sapienza del suo Verbo fatto carne, coinvolgendoci in un sorprendente progetto d’amore per l’intera umanità.

Ecco perché Giovanni il Battista, pieno di stupore, chiede a Gesù: «Tu vieni da me?» (v. 14). Sì, nella sua santità il Signore si fa battezzare come tutti i peccatori, per rivelare l’infinita misericordia di Dio. Il Figlio Unigenito, nel quale siamo fratelli e sorelle, viene infatti per servire e non per dominare, per salvare e non per condannare. Egli è il Cristo redentore: prende su di sé quello che è nostro, compreso il peccato, e ci dona quello che è suo, cioè la grazia di una vita nuova ed eterna.

Il sacramento del Battesimo realizza quest’evento in ogni tempo e in ogni luogo, introducendo ciascuno di noi nella Chiesa, che è il popolo di Dio, formato da uomini e donne di ogni nazione e cultura, rigenerati dal suo Spirito. Dedichiamo allora questo giorno a fare memoria del grande dono ricevuto, impegnandoci a testimoniarlo con gioia e con coerenza. Proprio oggi ho battezzato alcuni neonati, che sono diventati nostri nuovi fratelli e sorelle nella fede: quant’è bello celebrare come un’unica famiglia l’amore di Dio, che ci chiama per nome e ci libera dal male! Il primo dei Sacramenti è un segno sacro, che ci accompagna per sempre. Nelle ore buie, il Battesimo è luce; nei conflitti della vita, il Battesimo è riconciliazione; nell’ora della morte, il Battesimo è porta del cielo.

Preghiamo insieme la Vergine Maria, chiedendo che sostenga ogni giorno la nostra fede e la missione della Chiesa.
___________________________

Dopo l'Angelus


Cari fratelli e sorelle,

come ho già accennato, questa mattina – secondo la consuetudine della festa del Battesimo di Gesù – ho battezzato alcuni neonati, figli di dipendenti della Santa Sede. Ora vorrei estendere la mia benedizione a tutti i bambini che hanno ricevuto o riceveranno il Battesimo in questi giorni, a Roma e nel mondo intero, affidandoli alla materna protezione della Vergine Maria. In modo particolare prego per i bimbi nati in condizioni più difficili, sia di salute sia per i pericoli esterni. La grazia del Battesimo, che li unisce al mistero pasquale di Cristo, agisca efficacemente in loro e nei loro familiari.

Il mio pensiero si rivolge a quanto sta accadendo in questi giorni in Medio Oriente, in particolare in Iran e in Siria, dove persistenti tensioni stanno provocando la morte di molte persone. Auspico e prego che si coltivi con pazienza il dialogo e la pace, perseguendo il bene comune dell’intera società.

In Ucraina nuovi attacchi, particolarmente gravi, indirizzati soprattutto a infrastrutture energetiche, proprio mentre il freddo si fa più duro, colpiscono pesantemente la popolazione civile. Prego per chi soffre e rinnovo l’appello a cessare le violenze e a intensificare gli sforzi per arrivare alla pace.

E ora saluto tutti voi, romani e pellegrini presenti oggi in Piazza San Pietro. Grazie, thank you, muchas gracias!

In particolare saluto il gruppo della Scuola “Everest” di Madrid e l’associazione “Bambini Fratelli” di Guadalajara in Messico: “Dejemos que los niños sueñen”.

A tutti voi auguro una buona domenica!

Guarda il video integrale


FESTA DEL BATTESIMO DEL SIGNORE Leone XIV battezza 20 bambini: "La fede, un bene essenziale per vivere"

FESTA DEL BATTESIMO DEL SIGNORE

CELEBRAZIONE DELLA SANTA MESSA E BATTESIMO DI ALCUNI BAMBINI
Cappella Sistina
Domenica, 11 gennaio 2026

**********************

Leone XIV battezza 20 bambini:
"La fede, un bene essenziale per vivere"

Il Pontefice celebra in Cappella Sistina la Messa per la festa del Battesimo del Signore e amministra il sacramento del Battesimo ai 12 bambini e 8 bambine, figli di dipendenti vaticani. Nell'omelia ricorda che verrà il giorno in cui i piccoli "diventeranno pesanti da tenere in braccio" e in cui "saranno loro a sostenere voi". "Il Battesimo ci unisce nell’unica famiglia della Chiesa", aggiunge il Papa, assicurando ai genitori che "il Signore accompagnerà sempre i vostri passi”


La lallazione dei bimbi più grandi, il vagito dei neonati, qualche “ma-ma” o “uuuééé” fanno da nota musicale alla Messa che Papa Leone XIV celebra, questa mattina, 11 gennaio, nella Cappella Sistina per la festa del Battesimo di Gesù. Occasione in cui, come tradizione avviata negli anni ’80 da San Giovanni Paolo II, il Pontefice battezza i figli dei dipendenti vaticani. Quest’anno ce ne sono venti sotto le volte michelangiolesche, in braccio a mamme e papà che li cullano, li intrattengono con ciucci e libretti o li distraggono indicando i maestosi affreschi sopra la propria testa.

Uno dei 20 bambini oggi battezzati dal Papa (@Vatican Media)

I 20 battezzandi

Dodici maschi e otto femmine ricevono il Sacramento dalle mani di Papa Leone: Matilde Maria Agata; Federico; Caterina Inti; Cristopher Francesco; Chiara; Damiano; Marcello; Flavio; Viola; Giuseppe Mattia; Simona; Beatrice; Davide Maria Beatrice; Niccolò; Mattia; Leonardo; Matteo; Vittoria; Mattia.

Oggi “sono trasformati in creature nuove”, dice il Pontefice nella breve omelia della celebrazione, accompagnata dai canti della Schola Cantorum e iniziata con le formule previste dal rito: “Che nome date ai vostri bambini? Che cosa chiedete per loro? Siete consapevoli della vostra responsabilità?”. “Cari bambini, con grande gioia la Chiesa di Dio vi accoglie”, afferma sempre il Papa, dopo le risposte di genitori e di padrini e madrine. E traccia quindi il segno della croce sulla fronte di ciascuno dei piccoli, giocherellando con alcuni di loro, accarezzandoli o afferrandogli la manina.

Papa Leone XIV in Cappella Sistina (@Vatican Media)

"Se cibo e vestito sono necessari, la fede è più che necessaria"

La prima lettura è tratta dal libro del profeta Isaia, la seconda dagli Atti degli Apostoli, il Vangelo è quello di Matteo che racconta del Battesimo di Gesù sulle rive del fiume Giordano. Da quest’ultimo trae spunto Leone XIV per rimarcare, nella sua riflessione, che “quando il Signore entra nella storia, viene incontro alla vita di ciascuno con cuore aperto e umile”. Il Figlio di Dio “inaugura un tempo nuovo”. E lo stesso accade oggi con questi venti battezzandi: “Poiché Dio li ama, essi diventano cristiani, nostri fratelli e sorelle”.

“Come da voi genitori – aggiunge il Papa, rivolgendosi a mamme e papà - hanno ricevuto la vita, così ora ricevono il senso per viverla: la fede. Quando sappiamo che un bene è essenziale, subito lo cerchiamo per coloro che amiamo. Chi di noi, infatti, lascerebbe i neonati senza vestiti o senza nutrimento, nell’attesa che scelgano da grandi come vestirsi e che cosa mangiare?”, domanda Leone. “Se il cibo e il vestito sono necessari per vivere, la fede è più che necessaria, perché con Dio la vita trova salvezza”.

L'amore di Dio attraverso i genitori

L’amore di Dio, dunque, si “manifesta in terra” attraverso i genitori che chiedono “la fede” per i propri figli. “Certo – osserva Leone XIV - verrà il giorno in cui diventeranno pesanti da tenere in braccio; e verrà anche il giorno in cui saranno loro a sostenere voi. Il Battesimo che ci unisce nell’unica famiglia della Chiesa – è il suo augurio -, santifichi in ogni tempo tutte le vostre famiglie, donando forza e costanza all’affetto che vi unisce”.

Il rito del Battesimo (@Vatican Media)

I segni della liturgia

A conclusione dell’omelia, il Papa elenca i gesti che caratterizzano la liturgia: “Bellissime testimonianze”. L’acqua del fonte, lavacro che “purifica da ogni peccato”; la veste bianca, “l’abito nuovo, che Dio Padre ci dona per l’eterna festa del suo Regno”; la candela accesa al cero pasquale, simbolo della “luce di Cristo risorto, che illumina il nostro cammino”. Speranza del Papa è che questo cammino continui “con gioia” lungo l’anno appena iniziato e “per tutta la vita” sempre nella certezza “che il Signore accompagnerà sempre i vostri passi”.

La Messa prosegue con le preghiere dei fedeli – si prega per il Papa e i vescovi, per i neobattezzati, i governanti, le famiglie, per tutti i bambini, per i peccatori e i violenti e per i sofferenti e le persone angosciate – e con le litanie dei santi. I due concelebranti, monsignor Filippo Iannone, prefetto del Dicastero per i Vescovi, e monsignor Vittorio Viola, segretario del Dicastero per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti, segnano il petto di ciascun neonato con l’olio consacrato.

Il rito del Battesimo

Una ad una, in ordine, ogni famiglia si reca al fonte battesimale dove Leone versa l’acqua benedetta sul capo dei battezzandi: “Signore… tu chiami i battezzati perché annuncino con gioia il Vangelo di Cristo nel mondo intero. E ora benedici quest’acqua per il Battesimo dei bambini, che tu hai scelto e chiamato alla nuova nascita nella fede della Chiesa, perché abbiano la vita eterna”. Il Papa sorride davanti alle ‘proteste’ dei neonati per la testa bagnata o esclama “bravo”, “brava” quando, invece, non si lamentano.

Ai bambini viene consegnata la veste bianca, simbolo della ‘rinascita’ a nuove creature di cui parlava l'omelia. Ogni papà accende, invece, una candela dal cero pasquale.

La Messa presieduta da Papa Leone XIV (@Vatican Media)

Il saluto dei genitori

Grandi i sorrisi di genitori e parenti in Sistina e anche di alcuni degli stessi battezzati al termine del rito, soprattutto quando, alla fine, Papa Leone – con il sottofondo del tradizionale canto dell’Adeste Fideles - in piedi, saluta personalmente ogni famiglia. Strette di mano, di nuovo carezze e benedizioni sul capo dei più piccoli. Alle famiglie anche un dono da parte del Papa: una medaglia che raffigura la Vergine Maria.
(fonte: Vatican News, articolo di Salvatore Cernuzio 11/01/2026)

**********************

OMELIA DI LEONE XIV
(testo integrale)

Cari fratelli e sorelle,

quando il Signore entra nella storia, viene incontro alla vita di ciascuno con cuore aperto e umile. Egli cerca il nostro sguardo con il suo, pieno d’amore, e dialoga con noi rivelandoci il Verbo della salvezza. Fatto uomo, il Figlio di Dio realizza per tutti una possibilità sorprendente, che inaugura un tempo nuovo e inatteso persino dai profeti.

Se ne accorge subito Giovanni il Battista, che chiede a Gesù: «Sono io che ho bisogno di essere battezzato da te, e tu vieni da me?» (Mt 3,14). Come luce nelle tenebre, il Signore si fa trovare lì dove non ce lo aspettiamo: è il Santo tra i peccatori, che vuole abitare in mezzo a noi senza tenere le distanze, anzi, assumendo fino in fondo tutto quel che è umano. «Lascia fare» risponde Gesù a Giovanni, «perché conviene che adempiamo ogni giustizia» (v. 15). Quale giustizia? Quella di Dio, che nel battesimo di Gesù opera la nostra giustificazione: nella sua infinita misericordia, il Padre ci fa giusti per mezzo del suo Cristo, l’unico Salvatore di tutti. Come accade ciò? Colui che viene battezzato da Giovanni nel Giordano fa di questo gesto un segno nuovo di morte e risurrezione, di perdono e comunione. Ecco il Sacramento che celebriamo oggi per questi vostri bambini: poiché Dio li ama, essi diventano cristiani, nostri fratelli e sorelle.

I figli, che ora tenete in braccio, sono trasformati in creature nuove. Come da voi genitori hanno ricevuto la vita, così ora ricevono il senso per viverla: la fede. Quando sappiamo che un bene è essenziale, subito lo cerchiamo per coloro che amiamo. Chi di noi, infatti, lascerebbe i neonati senza vestiti o senza nutrimento, nell’attesa che scelgano da grandi come vestirsi e che cosa mangiare? Carissimi, se il cibo e il vestito sono necessari per vivere, la fede è più che necessaria, perché con Dio la vita trova salvezza.

Il suo amore provvidente si manifesta in terra attraverso di voi, mamme e papà che chiedete la fede per i vostri figli. Certo, verrà il giorno in cui diventeranno pesanti da tenere in braccio; e verrà anche il giorno in cui saranno loro a sostenere voi. Il Battesimo, che ci unisce nell’unica famiglia della Chiesa, santifichi in ogni tempo tutte le vostre famiglie, donando forza e costanza all’affetto che vi unisce.

I gesti che tra poco compiremo ne sono bellissime testimonianze: l’acqua del fonte è il lavacro nello Spirito, che purifica da ogni peccato; la veste bianca è l’abito nuovo, che Dio Padre ci dona per l’eterna festa del suo Regno; la candela accesa al cero pasquale è la luce di Cristo risorto, che illumina il nostro cammino. Vi auguro di continuarlo con gioia lungo l’anno appena iniziato e per tutta la vita, certi che il Signore accompagnerà sempre i vostri passi.

Guarda il video integrale


Razzismo e affari del nuovo colonialismo di Mario Ricciardi

Razzismo 
e affari del nuovo colonialismo 
di Mario Ricciardi


Negli Stati uniti si discute molto in questi giorni del modo migliore di inquadrare sul piano della teoria politica l’intervento militare in Venezuela e l’intercettazione di due petroliere provenienti dal paese sudamericano che hanno tentato di forzare il blocco navale per raggiungere i porti russi.

Queste azioni dell’attuale amministrazione sono per certi versi in continuità con le politiche di intervento ispirate dai neocon negli anni della presidenza di Bush figlio.

Ma hanno anche aspetti che fanno pensare a un ritorno a schemi che risalgono più indietro nel tempo, all’epoca in cui le potenze europee e gli Stati uniti si scontravano per il controllo delle risorse (terra, schiavi e minerali) presenti nei vasti territori dell’Asia, dell’Africa e delle Americhe abitati da popolazioni indigene, talvolta prive di un’organizzazione politica di tipo occidentale.

Secondo Greg Grandin, uno storico di Yale che è uno dei più autorevoli studiosi dei rapporti tra gli Stati uniti e l’America latina, è a questa fase coloniale della storia della repubblica che si dovrebbe guardare per inquadrare in modo adeguato quel che sta accadendo in queste settimane. L’intervento in Venezuela, visto dal sud, fa venire in mente numerosi precedenti: non solo i golpe sponsorizzati dalla Cia negli anni della guerra fredda, ma anche i conflitti con la Spagna e con il Messico. Questi ultimi, infatti, furono vere e proprie guerre coloniali, che condussero alla conquista di vasti territori, dall’America fino alle Filippine.

Partendo dalle osservazioni di Grandin credo si possa affermare che siamo entrati in una nuova fase nella quale il neo conservatorismo si lascia alle spalle (qualcuno potrebbe dire non a torto «getta la maschera») l’ideale di una potenza egemone che esercita il proprio potere per espandere la democrazia fuori dai confini dell’occidente, e afferma esplicitamente – e sovente in modo brutale – che il proprio scopo è acquisire il controllo di aree situate fuori dai confini degli Stati uniti, senza particolare riguardo per la sovranità nazionale e per l’autodeterminazione dei popoli che vivono nei territori in cui è possibile acquisire risorse sfruttabili dalle imprese statunitensi.

Sotto questo profilo, il modello cui guardare non è più quello della guerra fredda (nel corso della quale la competizione per le risorse e quella per la supremazia ideologica si intrecciavano, con la seconda a fare spesso da ipocrita copertura della prima), ma quello dell’espansione dell’impero britannico a partire dal regno di Elisabetta I e fino alla acquisizione del controllo diretto dell’India dopo la rivolta del 1857. Le somiglianze sono, in effetti, notevoli. C’è la stesso atteggiamento di noncuranza nei confronti delle regole internazionali che aprono la strada agli atti di pirateria di Francis Drake, e si esprimono nella sovrapposizione tra pubblico e privato che caratterizza l’operato della Compagnia delle Indie orientali, e poi le «guerre dell’Oppio» in difesa della «libertà del commercio».

Witkoff e Kushner hanno più in comune con gli agenti della «onorevole compagnia» che con i diplomatici della guerra fredda come Kissinger o Kennan. Non sono accademici prestati alla politica, ma uomini d’affari che fanno allo stesso tempo i propri interessi, quelli degli azionisti delle imprese che rappresentano, e quelli del sovrano cui alla fine rispondono. Le trattative economiche si svolgono all’ombra dei cannoni, pronti a intervenire se i nativi non collaborano.

L’aspetto più inquietante di questa nuova fase, tuttavia, non è l’intreccio tra capitalismo e potere politico (un fenomeno che in varie forme accompagna la modernità in tutte le sue fasi), ma la riemersione del suprematismo che si accompagnava a tutte le imprese coloniali, dalle più efficaci a quelle più sgangherate. Questo atteggiamento, che porta a ignorare le vittime civili dell’intervento in Venezuela come quelle dell’interminabile rappresaglia israeliana a Gaza, è la vera novità con cui dobbiamo fare i conti, e non sarà né facile né indolore.

Perché per farlo sarà necessaria una disamina lucida e senza sconti non solo della cultura della destra, ma anche di una parte della tradizione liberale e progressista.

Prendiamo, per fare un esempio, Bertrand Russell, che nel 1934 scrive, a proposito dell’espansione degli Stati uniti nei territori occidentali: «Dal punto di vista dell’umana civiltà, è difficile vedere che cosa si sarebbe potuto fare che si accordasse con la giustizia e l’umanità. Non possiamo rimpiangere che il territorio degli Stati uniti sia abitato da uomini civili; e se gli uomini civili dovevano abitarlo, era inevitabile che gli indiani soffrissero». Russell il paladino del voto alle donne, il pacifista, il difensore del libero pensiero. La linea d’ombra è dentro di noi, non è il risultato delle maligne macchinazioni di un nemico.

(Fonte: “Il manifesto” - 8 gennaio 2026)


domenica 11 gennaio 2026

Preghiera dei Fedeli - Fraternità Carmelitana di Pozzo di Gotto (ME) - BATTESIMO DEL SIGNORE anno A

Fraternità Carmelitana 
di Pozzo di Gotto (ME)

Preghiera dei Fedeli



BATTESIMO DEL SIGNORE anno A

11 Gennaio 2026

Per chi presiede

Il Signore, che è nato per noi a Betlemme, è Colui che si è fatto il più piccolo ed il servo di tutti per condurre tutta la storia umana in un cammino di vita veramente umana, preoccupata di non spegnere l’esistenza di nessun fratello e sorella. A Lui eleviamo la nostra preghiera e insieme invochiamo:

R/   Gloria a te,  Signor!


Lettore


- Tu, Signore, ti sei fatto uno di noi, non hai avuto vergogna di chiamarci fratelli, hai percorso le nostre strade beneficando e risanando ogni frammento di umanità: inonda il mondo intero con le acque del tuo Spirito di amore. Per questo ti invochiamo.

- Da ogni popolo e da ogni terra Tu, o Signore, hai convocato la tua Chiesa. Nella molteplicità dei suoi membri essa si presenta come santa e peccatrice. Falle dono di una costante conversione per essere sempre più fedele al tuo Vangelo di pace. Per questo ti invochiamo.

- Signore, spesso è impossibile tracciare una strada in mezzo al mare della vita. Discendendo nelle acque del Giordano tu hai aperto per noi la strada della libertà e della vita. Uniscici a te nella tua Pasqua di morte e di resurrezione. Per questo ti invochiamo.

- Vogliamo ricordare, Signore, tutte le persone che ci sono passate accanto e di cui non ci siamo curati, di tutti quei volti di fronte ai quali abbiamo provato indifferenza o fastidio. Vogliamo ricordare tutte le persone che abbiamo umiliato, tutti coloro che abbiamo ingannato o sfruttato. Donaci, Signore, il senso della vera umanità. Per questo ti invochiamo.

- Ti affidiamo, Signore, le nostre famiglie cristiane, come pure i maestri e gli educatori, i catechisti e gli operatori pastorali, i volontari e gli operatori di pace. Sostieni il cammino della loro vita. Per questo ti invochiamo.

- Davanti a te, Signore, ci ricordiamo i nostri parenti e amici defunti [pausa di silenzio]; ci ricordiamo di tutti i migranti morti nel Mar Mediterraneo, e di tutti coloro che sono morti nella solitudine e nell’abbandono. Tutti accogli nel tuo Regno di fraternità e di pace. Per questo ti invochiamo.

Per chi presiede

Signore Gesù, tu sai che nelle nostre parole di oggi c’è l’autenticità di chi spera in te e di chi ti ama. Confermaci con il dono del tuo Spirito, affinché possiamo sempre agire in conformità con il battesimo che abbiamo ricevuto nel tuo Nome. Te lo chiediamo perché tu sei nostro Fratello e Signore, benedetto nei secoli dei secoli.

AMEN.


"Un cuore che ascolta - lev shomea" n° 10 - 2025/2026 - BATTESIMO DEL SIGNORE anno A

"Un cuore che ascolta - lev shomea"

"Concedi al tuo servo un cuore docile,
perché sappia rendere giustizia al tuo popolo
e sappia distinguere il bene dal male" (1Re 3,9)



Traccia di riflessione sul Vangelo
a cura di Santino Coppolino


BATTESIMO DEL SIGNORE - anno A

Vangelo:

Il Battesimo ricevuto da Gesù non è certo per la purificazione dei suoi peccati e nemmeno, come un tempo si era soliti commentare, per darci l'esempio. La discesa di Gesù nelle acque del Giordano rappresenta la sua "opzione Fondamentale", la scelta fondante e inimmaginabile del Figlio che si fa nostro fratello mettendosi in fila con i peccatori, partecipando fino alla morte alla dolorosa storia dell'uomo. Gesù che si immerge insieme ai peccatori è l'icona visibile dell'Emmanuele, il Dio-con-noi, che sconvolge le attese messianiche di Israele e anche le nostre. Gesù è il sasso descritto nel Libro di Daniele, che abbatte e manda in frantumi le nostre false immagini di Dio (cfr. Dn 2,31-49). Il brano è una sorta di sintesi di tutto il Vangelo di Matteo che ci svela il "Misteryum Trinitatis", il disegno d'amore del Padre offerto a tutti. La decisione di Gesù di ricevere il battesimo sarà anche quella di ogni credente invitato a immergersi nell'abisso e nel vissuto del suo Signore, per divenire, a sua volta, trasparenza dell'amore del Padre per ogni creatura umana. Nel Vangelo di Matteo la scena al fiume Giordano fa da inclusione con quella del Golgota (Mt 27,45 ss). Al Giordano Gesù si immerge nelle acque, sul Golgota si immergerà nella sua morte; al Giordano si squarciano i cieli, alla sua morte si squarcerà il velo del Tempio; al Giordano riceverà lo Spirito Santo e dal Padre sarà chiamato Figlio Amato, sul Golgota consegnerà il medesimo Spirito a tutti e sarà riconosciuto Figlio di Dio dal fratello più lontano, il centurione, un immondo pagano. «Sigillo d'amore sull'opzione di Gesù è la voce del Padre che si fa Dabar, Parola/Evento, nella fragile carne del Agapetos, il Figlio Amato, volto vivente di Colui che non ha volto» (cit.).


sabato 10 gennaio 2026

UN CIELO STRAPPATO "Figlio... Amato... mio compiacimento... Dio ama ciascuno di noi come ha amato Gesù... figlio mio, mio amore, mia gioia." - BATTESIMO DEL SIGNORE - Commento al Vangelo a cura di P. Ermes Maria Ronchi

UN CIELO STRAPPATO


Figlio... Amato... mio compiacimento... 
Dio ama ciascuno di noi come ha amato Gesù...
 figlio mio, mio amore, mia gioia.


In quel tempo, Gesù dalla Galilea venne al Giordano da Giovanni, per farsi battezzare da lui. Giovanni però voleva impedirglielo, dicendo: «Sono io che ho bisogno di essere battezzato da te, e tu vieni da me?». Ma Gesù gli rispose: «Lascia fare per ora, perché conviene che adempiamo ogni giustizia». Allora egli lo lasciò fare. Appena battezzato, Gesù uscì dall’acqua: ed ecco, si aprirono per lui i cieli ed egli vide lo Spirito di Dio discendere come una colomba e venire sopra di lui. Ed ecco una voce dal cielo che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento». Mt 3,13-17
 
UN CIELO STRAPPATO
 
Figlio... Amato... mio compiacimento... Dio ama ciascuno di noi come ha amato Gesù... figlio mio, mio amore, mia gioia.

Gesù, ricevuto il battesimo, stava in preghiera ed ecco il cielo si aprì. Il Battesimo è raccontato come un inciso; il centro è riservato all’aprirsi del cielo. Come si apre una breccia nelle mura, una porta al sole, come si aprono le braccia agli amici, all’amato, ai figli, ai poveri. Il cielo si apre perché vita esca, perché vita entri: “figlio mio, amato” sono le parole più vitali che conosciamo.

Il cielo si apre sotto l’urgenza dell’amore di Dio, sotto l’assedio impaziente di Adamo, e nessuno lo richiuderà mai più.

E venne dal cielo una voce che diceva: questi è il figlio mio, l’amato, in lui ho posto il mio compiacimento. Tre affermazioni, dentro le quali sento pulsare il cuore vivo della mia fede, insieme al mio nome più vero.

Figlio è la prima parola. Dio genera figli. E i figli trasmettono e ricevono il cromosoma del genitore. Nel DNA umano alligna, invitto, il cromosoma divino: “l’uomo è l’unico animale che ha Dio nel sangue” (G. Vannucci).

Amato è la seconda parola. Prima che tu agisca, prima della tua risposta, che tu lo sappia o no, ogni giorno, ad ogni risveglio, il tuo nome per Dio è “amato”. Di un amore immeritato, che ti previene, che ti anticipa, che ti avvolge e ti penetra. Ogni volta che penso: “se oggi sono buono, Dio mi amerà”, non sono davanti al Dio di Gesù, ma alla proiezione delle mie paure!

Gesù, nel discorso d’addio: “Sappiano, Padre, che li hai amati come hai amato me”. Frase straordinaria: Dio ama ciascuno di noi come ha amato Gesù, con la stessa intensità, la stessa emozione, lo stesso slancio e fiducia e gioia, nonostante tutte le delusioni che io gli ho dato.

La terza parola: mio compiacimento. Termine inconsueto eppure bellissimo, che nella sua etimologia significa: con te condivido gioia e piacere. La Voce grida dall’alto del cielo, grida sul mondo e in mezzo al cuore la gioia di Dio: è bello stare con te. Tu mi piaci. E quanta gioia sai darmi!

Io che non l’ho ascoltato, io che me ne sono andato, io che l’ho anche tradito sento dirmi: tu mi piaci. Ma che gioia può venire a Dio da me, da questo stoppino dalla fiamma smorta (Isaia 42,3) che sono io? Per fortuna, non dipende da me, ma da Lui.

La scena grandiosa del battesimo di Gesù, con il cielo squarciato, strappato, con il volo ad ali aperte dello Spirito, con la dichiarazione d’amore di Dio sulle acque, è anche la scena del mio battesimo quotidiano.

Ad ogni alba la sua voce ripete le tre parole del Giordano, e più forte ancora in quelle più ricche di tenebra: figlio mio, mio amore, mia gioia.

Riserva di coraggio che apre le ali sopra ciascuno di noi, che ci aiuta a spingere verso fuori, con tutta la forza, qualsiasi cielo nero che incontriamo.


L'addio al vescovo Raffaele Nogaro - Il ricordo del vescovo di Caserta Pietro Lagnese e l'omelia del cardinale Mimmo Battaglia: "Grazie per la tua testimonianza". Il feretro portato in spalla dai migranti - Mons. Riccardo Lamba, Arcivescovo di Udine: «Portavoce del grido dei poveri»

Lacrime per l'addio a Nogaro, il vescovo che ha "scelto di diventare casertano". L'ultimo saluto sulle note di 'Bella Ciao'

Al Duomo di Caserta i funerali del vescovo emerito. Il ricordo di Lagnese e l'omelia del cardinale Battaglia: "Grazie per la tua testimonianza". Il feretro portato in spalla dai migranti

I funerali del Vescovo Nogaro

Una cattedrale gremita, una folla commossa. Caserta tributa l’ultimo saluto al vescovo emerito Raffaele Nogaro, morto a 92 anni nella giornata dell’Epifania.

Il 9 gennaio - lo stesso giorno in cui è stato ordinato vescovo nel 1983 - si sono celebrati i funerali del vescovo amico degli ultimi, pronto a sfidare le ingiustizie e a battersi per quella terra dove ha scelto di rimanere dopo aver concluso il suo ministero pastorale per raggiunti limiti di età.

Il ricordo del vescovo Lagnese

Nel corso delle esequie, officiate dal cardinale e arcivescovo metropolita di Napoli Mimmo Battaglia, il vescovo di Caserta Pietro Lagnese ha ricordato monsignor Nogaro, “il suo amore per tutti” e il suo “impegno per la giustizia”, testimoniato dalla sua amicizia e vicinanza con don Peppe Diana, ma anche l’impegno a tutela del territorio: “cave, rifiuti, donne vittime di tratta, l’università”. Un impegno che ha spinto Nogaro a restare a Caserta anche dopo la conclusione del suo ministero episcopale scegliendo di “diventare casertano”, ha ricordato Lagnese. “A Monsignor Nogaro sento di dire grazie per la testimonianza luminosa che hai dato a me e a tutto il popolo casertano”.

L’omelia del cardinale Battaglia

Il cardinale Mimmo Battaglia, nel corso della sua omelia, ha ribadito: “Oggi siamo in tanti a piangere per lui. Veniva da una terra di confine, il Friuli, dove ha imparato il senso dell’essenziale, della parola misurata, del lavoro paziente. Eppure la sua vita è stata destinata ad altre terre, più rumorose, più ferite. Sessa Aurunca prima e Caserta poi. Luoghi accolti come chiamata e diventati casa, responsabilità, destino”.

E alla fine del suo ministero, “ha scelto di restare accanto a questa terra - ha sottolineato il cardinale Battaglia - perché l’amore per questa comunità non conosce congedo”. Battaglia ha poi ribadito le qualità di Nogaro, il suo essere sempre accanto agli ultimi - alle “vittime della camorra, ai migranti” - assumendo anche “posizioni scomode”.

Un uomo di preghiera, ha sottolineato, ma una “preghiera che inchioda alla terra”. “Grazie per la tua mitezza coraggiosa, per la tua testimonianza di povertà e libertà”, ha detto Battaglia in conclusione della sua omelia.

La bara portata in spalla dai migranti e l’uscita dal Duomo sulle note di 'Bella Ciao'

A conclusione della messa, il feretro di Nogaro, circondato da due ali di folla, è stato portato in spalla da parroci della diocesi di Caserta e da migranti. All’uscita la folla ha intonato ‘Bella Ciao’, che Nogaro tanto amava, che ha accompagnato il vescovo emerito nel suo ultimo viaggio.
(fonte: Caserta News, articolo di Attilio Nettuno 09/01/2026)

***************

Caserta, l'addio al vescovo emerito sulle note di Bella ciao e le polemiche.
«Aveva chiesto lui di cantarla»

Il feretro di Nogaro portato a spalla dai «suoi» migranti, note e strofe dell'inno della Resistenza. Il Maestro Mantovanelli: «È stato lui prima di morire ad esprimere il desiderio di essere accompagnato da queste parole»

Le lacrime, stavolta, non si sono perse nella pioggia; ma sono diventate una preghiera silenziosa e corale. Il saluto ferito urlato dai migranti mentre portavano a spalla il feretro di monsignor Raffaele Nogaro, il vescovo emerito di Caserta, scomparso il giorno dell’Epifania a 92 anni, al termine del rito funebre.
E addirittura l’inno della Resistenza, Bella ciao, cantato dall’artista Franco Mantovanelli sul sagrato: «Non è stata una mia iniziativa intonarlo — si è poi difeso Mantovanelli dall’ondata di commenti indignati rovesciatasi sui social — ma è stato monsignor Nogaro, prima di morire, a chiedere espressamente ai suoi collaboratori più stretti di essere accompagnato dalla musica e dalle parole di Bella ciao».

Caserta ieri mattina, in cattedrale, ha dato il suo ultimo saluto al vescovo che dal 1990 al 2009 ha guidato la diocesi, lasciando un’impronta forte di impegno appassionato lungo il percorso della sua missione pastorale e una testimonianza di inflessibile coraggio civile con le sue denunce contro la illegalità diffusa e la camorra, la corruzione politica e la devastazione ambientale. E aprendo la Chiesa casertana, e prima ancora quella di Sessa Aurunca, dove nel 1982 fu inviato appena nominato vescovo a Udine, agli immigrati e al dialogo interreligioso. Lo ha ricordato l’arcivescovo di Napoli, il cardinale don Mimmo Battaglia, durante la sua omelia: «Oggi la nostra assemblea — ha sottolineato commosso — è avvolta da un silenzio che non è assenza, ma ascolto. È il silenzio che si fa quando passa un profeta. È il silenzio che la terra assume quando una voce, che per anni ha gridato nel deserto, torna a Dio, non per lasciarci, ma per continuare ad abitare nel nostro cuore, nella nostra coscienza con una forza maggiore, amplificata dallo Spirito!».
Il duomo di Caserta era gremito di fedeli, amici, volontari, rappresentanti della comunità musulmana e di altre confessioni, come il pastore evangelico Giovanni Traettino, amico personale di Papa Francesco. Ma pochi, davvero pochi, i politici presenti. Unico parlamentare, Stefano Graziano, del Pd. Del resto, Nogaro non amava ricercare a tutti i costi formali sintonie con i rappresentanti politici. Anzi. Lui amava vivere il Vangelo. «Abitarlo», come ha detto Battaglia: «Padre Raffaele pregava accarezzando il suo crocifisso di legno, aggiustato con due cerotti, quasi a voler curare le piaghe del Signore».
Toccante la testimonianza del vescovo di Caserta, Pietro Lagnese, che ha assistito fino all’ultimo l’anziano pastore: «Soprattutto nelle scorse settimane — ha raccontato — era questa la sua preghiera: ricevere il dono di contemplare la bellezza del Signore. “Voglio vederlo!”: mi ha ripetuto più volte nelle ultime settimane. Sì, desiderava vederlo, desiderava vedere Colui che egli amava, e che gli era dolce chiamare “il mio Gesù”; “io lo amo”: mi diceva stringendo il crocifisso tra le braccia; lo stesso crocifisso che ha voluto che gli venisse messo tra le mani anche al momento della morte». Per poi aggiungere: «Padre Raffaele è stato un profeta anche per noi, suoi confratelli, e più in generale per tutta la Chiesa a cui ha sempre indicato la strada del rinnovamento evangelico. Come un vero profeta. Lui non ha mai parlato contro la Chiesa. Ma sempre per la Chiesa, soprattutto quando rischiava di smarrire la radicalità evangelica. La sua parola, talvolta scomoda e incompresa, non nasceva dal desiderio di dividere, ma dalla passione per una Chiesa più povera, più libera, più credibile, non clericale, non maschilista, più fedele al sogno del Maestro di Nazareth».
Papa Leone e il segretario di Stato vaticano, Pietro Parolin, hanno inviato messaggi di cordoglio alla comunità casertana. Così il suo amico di lunghe e interminabili conversazioni Massimo Cacciari. «Tanti lo amavano — ha ribadito Lagnese — e nonostante le critiche e le strumentalizzazioni sulle sue denunce, molti gli hanno ricambiato affetto e stima».
Alla fine della funzione religiosa i rappresentanti di associazioni e gruppi che hanno condiviso un lungo cammino con monsignor Nogaro hanno poggiato sul feretro cartelli con dediche. E quando la salma ha raggiunto il sagrato prima di essere trasferita al cimitero cittadino è scattato un lungo applauso e si sono udite le note di Bella ciao : a decine l’hanno cantata sotto una pioggia battente a conferma della gratitudine per il vescovo partigiano «del coraggio e della libertà».
(fonte: Corriere della sera di Caserta, articolo di Angelo Agrippa 10/01/2026)

***************


***************

L’addio a mons. Nogaro.
Mons. Riccardo Lamba, Arcivescovo di Udine: «Portavoce del grido dei poveri»

Il funerale di mons. Raffaele Nogaro a Caserta | Foto P. Russo, Caserta Eventi e Notizie

«Si è imbarcato sulla barca della Chiesa, ha affrontato la dura navigazione della vita ecclesiale, si è fatto portavoce del grido di tanti poveri, fragili, di tanti uomini disperati. È stato capace di portare la gioia, lo stupore dell’incontro con il Signore Risorto». Così mons. Riccardo Lamba ha ricordato il compianto vescovo friulano Raffaele Nogaro, scomparso all’età di 92 anni lo scorso 6 gennaio, nel corso di una Messa celebrata a Udine il 9 gennaio in contemporanea con le esequie del presule, svoltesi nella Cattedrale di Caserta.

Le parole dell’ultima omelia di Nogaro, pronunciata il 4 gennaio, sono state definite da mons. Lamba un «testamento spirituale. Ma anche – ha proseguito l’Arcivescovo di Udine – un’indicazione per continuare a navigare di giorno e di notte con la nostra Chiesa, con questa umanità che soffre, per portare ancora la gioia del Vangelo e l’amore di Gesù».

Presente al funerale a Caserta una delegazione dell’Arcidiocesi di Udine guidata dal vicario generale mons. Dino Bressan. «È stato un momento importantissimo e pieno di emozione – ha raccontato -; all’inizio della Messa il Vescovo della diocesi casertana ha ricordato il significato della presenza di Nogaro in quella terra». Nella sua omelia esequiale, il cardinale Domenico Battaglia, ricorda mons. Bressan, «ha definito Nogaro un “innamorato di Cristo” che ha scelto Gesù fin dall’inizio della sua vita cristiana, in particolare da quando era parroco del Duomo di Udine. Semplicemente scegliendo Cristo ha sposato la gente, le sue povertà e tutte le cause di fragilità. Senza dimenticare aspetti culturali, la lotta per l’università a Caserta, la lotta contro le mafie e la camorra in particolare, la lotta per la pace, ma anche il sostegno alle comunità terapeutiche per aiutare i giovani a uscire dal mondo della droga. E pure l’impegno per le vocazioni sacerdotali e religiose».

Nell’edizione de La Vita Cattolica in uscita il 14 gennaio prossimo sarà pubblicato un approfondimento sulle esequie di mons. Nogaro.
(fonte: La Vita Cattolica 10/01/2026)

***************


Enzo Bianchi - Il duro risveglio dopo il Natale

Enzo Bianchi
 Il duro risveglio dopo il Natale

La fine delle festività ci lascia dubbi sugli eventi della fede appena vissuti? Invochiamo il Signore!

Famiglia Cristiana - 4 Gennaio 2026
Rubrica: Cristiano, chi sei?


Nella nostra vita ci sono tempi di festa caratterizzati dal rinnovarsi degli incontri, dalla ricerca di pause di riposo, da un clima gioioso, ricco di elementi che accendono la festa. Così i giorni passati, le feste natalizie sono state per molti dei giorni di gioia e di incontri… Poi siamo tornati al quotidiano, con la fatica del lavoro, la ferialità della vita e il clima meno festoso, anzi a volte mesto.

A questa congiuntura della nostra sensibilità non è estranea la vita spirituale o interiore che ci appare a volte non solo faticosa ma povera di senso, incapace di infonderci vita. In queste ore ci sembra che molte cose in cui crediamo sfumino, non abbiano reale presa su di noi e che le parole della fede non possano apparire veritiere e convinte sulle nostre labbra. È questo un aspetto della nostra fragilità che non vorremmo riconoscere in noi anche perché se ne diventiamo consapevoli tocchiamo in verità la nostra miseria, quella miseria umana che non è fatta solo di peccati ma anche di incongruenze, oscurità, di mancanza di convinzione fino alla crisi della fede.

Che cosa resta da fare al cristiano, a ciascuno di noi, in queste ore? Non spaventarsi, ma vedere e discernere senza paura queste miserie, queste debolezze che fanno vacillare la fede, questi inferni, luoghi della nientità che ci abitano e metterli davanti a Cristo, al Signore Risorto, perché discenda nelle nostre profondità, anche quelle infernali che ci abitano. Con la sua presenza dissipi i nostri non-sensi e venga a donarci pienezza di vita. Esporci davanti al Signore così come siamo, consapevoli di tutta la nostra miseria, è invocazione di consolazione che il Signore certamente esaudirà. Perché nulla, nulla potrà mai separarci dall’amore che il Signore ha per noi!
(fonte: Blog dell'autore)




venerdì 9 gennaio 2026

L’annuncio del Papa al termine dell’assemblea straordinaria con i cardinali: Nel mese di giugno un nuovo Concistoro

L’annuncio del Papa al termine dell’assemblea straordinaria con i cardinali

Nel mese di giugno
un nuovo Concistoro


Il primo è finito ieri sera, giovedì 8 gennaio, ma è già pronto il prossimo appuntamento: due giorni a giugno, a ridosso della solennità dei santi Pietro e Paolo. Un nuovo Concistoro straordinario in Vaticano attende Leone XIV e i cardinali di tutto il mondo. È stato il Pontefice ad annunciare questa seconda riunione — che si terrà in estate — durante il discorso conclusivo della terza e ultima sessione di ieri pomeriggio che ha visto riuniti, prima nell’Aula del Sinodo e poi nell’Aula Paolo VI, 170 porporati elettori e non elettori.

Sempre il Papa — spiegando che la riunione del 7 e 8 gennaio si è posta «in continuità» con quanto chiesto alle Congregazioni generali prima del Conclave — ha espresso la volontà di indire i Concistori con una cadenza annuale e per la durata di tre-quattro giorni. Inoltre, ha confermato l’Assemblea ecclesiale dell’ottobre 2028 annunciata nel marzo scorso.

Oltre agli annunci, Leone XIV ha voluto dire grazie ai presenti per la partecipazione e il sostegno. Un ringraziamento particolare ai cardinali più anziani — «la vostra testimonianza è preziosa», ha detto — e una manifestazione di vicinanza ai porporati nel mondo che, invece, non hanno potuto essere in questi giorni a Roma: «Siamo con voi e vi siamo evicini».

Una «sinodalità non tecnica», quella che Leone XIV dice di aver sperimentato nella due-giorni; una profonda sintonia e comunione, con una metodologia scelta per favorire una migliore conoscenza reciproca, vista la diversità di background ed esperienze di ciascuno. Di qui, un richiamo al Concilio Vaticano II, base del cammino e del rinnovamento della Chiesa, e anche il chiarimento che gli altri due temi proposti e non votati il primo giorno dall’assemblea — la liturgia e la Costituzione apostolica Praedicate Evangelium — sono fortemente connessi al Concilio e non andranno dimenticati.

Non è mancato, infine, da parte del Papa ma anche di tutti i membri del Collegio cardinalizio, uno sguardo alla situazione generale del mondo che rende «tanto più urgente» una risposta da parte della Chiesa. Chiesa che si fa vicina alle Chiese locali che soffrono guerre e violenze.

Su questa scia, nonostante i temi del Concistoro fossero ben altri — sinodalità e missionarietà alla luce dell’Esortazione apostolica Evangelii gaudium, votati a maggioranza dai porporati il 7 gennaio —, non è mancato un pensiero, in particolare da quelli latinoamericani, sulla situazione del Venezuela. Se n’è fatto portavoce, nella tarda serata di ieri, il cardinale Luis José Rueda Aparicio, arcivescovo di Bogotá, in Colombia. Il porporato, insieme ai cardinali Stephen Brislin, arcivescovo di Johannesburg in Sud Africa, e Pablo Virgilio S. David, vescovo di Kalookan nelle Filippine, è stato tra i relatori della conferenza stampa svoltasi presso la Sala stampa della Santa Sede.

L’arcivescovo colombiano ha ricordato le parole del Papa all’Angelus del 4 gennaio, all’indomani dell’attacco degli Stati Uniti, parole con cui Leone XIV «ha espresso la sua profonda preoccupazione per quanto sta accadendo in Venezuela e si è impegnato per incoraggiare il dialogo e la ricerca del consenso, invocando la pace, per costruire una pace che sia al tempo stesso disarmata e disarmante, che cerchi di unire i popoli nel rispetto dei diritti umani e della sovranità». «Quel messaggio di domenica ha dato il tono alle mie riflessioni di questi giorni», ha affermato il cardinale Rueda.

Non era il tema ufficiale del Concistoro, ma era «inevitabile» che i membri del Collegio cardinalizio fossero «preoccupati per quanto sta accadendo», si ponessero «domande» sulla direzione che si sta prendendo, su come cambia la geopolitica dell’America Latina e come la Chiesa può accompagnare la popolazione. Quello del Venezuela è un tema che «portiamo nel cuore, ci addolora tutti e desideriamo i migliori sviluppi possibili nel prossimo futuro», ha affermato ancora l’arcivescovo.

I tre cardinali relatori hanno poi dato conto della riflessione e della generale atmosfera emerse durante i lavori della giornata di ieri, svoltisi sia la mattina che il pomeriggio e scanditi anche da momenti di canto e preghiera, con una pausa per il pranzo nell’atrio dell’Aula Paolo VI (presente il Papa, il quale ha donato a ognuno la medaglia del pontificato).

In particolare, oggetto delle riflessioni dei vari gruppi linguistici sono stati la sinodalità, la necessità di viverla come «compagni di strada», l’auspicio che essa si rifletta nell’esercizio dell’autorità, nella formazione e nel lavoro dei nunzi apostolici e che si viva nella Curia con «una maggiore internazionalizzazione».

Non è mancata la rilettura della prima Esortazione di Papa Francesco Evangelii gaudium, testo che non è «scaduto» con il precedente pontificato, ma che ancora interpella le diocesi. Infine, una riflessione è stata dedicata anche alla Curia romana e al Papa stesso.

I gruppi linguistici — ha spiegato il direttore della Sala stampa della Santa Sede, Matteo Bruni — sono stati venti: undici comprendenti i cardinali non elettori, nove i cardinali elettori, ordinari delle diocesi, nunzi ancora in servizio.

Da parte sua, il cardinale Brislin ha definito l’esperienza «molto arricchente», grazie alle diverse prospettive che hanno permesso di approfondire i bisogni del mondo. Quindi un’occasione per conoscere e per conoscersi. «Il fatto che a giugno ci sia un nuovo appuntamento è segno che il Santo Padre ha preso molto sul serio il fatto che possiamo aiutarlo nel suo ruolo di Successore di Pietro», ha detto.

«Otto mesi dopo il Conclave il Papa ha voluto convocarci per ascoltarci», ha fatto eco l’arcivescovo Rueda. Questo «ci rafforza nella missione della Chiesa». Mentre il cardinale David ha lodato anzitutto il format usato per i lavori — ossia la conversazione nello Spirito grazie alla quale «tutti hanno potuto parlare» — e ha apprezzato il fatto che il Papa «ha più ascoltato che parlato»: «Prendeva appunti, era molto attento, gli input che ha dato sono stati molto arricchenti per tutti noi».

Rispondendo alla domanda di un giornalista su quali siano stati i veri elementi di novità emersi in questo Concistoro — dal momento che molti dei temi elencati sono stati già ampiamente approfonditi durante la doppia sessione del Sinodo sulla sinodalità —, il cardinale Brislin ha spiegato che la novità non va cercata «solo nelle discussioni», bensì nella stessa «opportunità di conoscerci e ascoltarci». «È importante — ha detto —, perché veniamo da diverse parti del mondo, alcuni sono cardinali di nuova creazione, altri lo sono da molto tempo».

Il Papa, ha aggiunto l’arcivescovo di Johannesburg, «vuole essere collegiale, vuole ascoltare, vuole attingere all’esperienza e alla conoscenza dei porporati che vengono dalle diverse parti del mondo perché questo può aiutarlo a guidare la Chiesa». I profili sono «diversi», ma si è lavorato «in armonia che non è uniformità», ha concluso dal canto suo il cardinale Rueda.

Alcuni cronisti hanno poi domandato se la questione della partecipazione dei laici e il ruolo delle donne nella Chiesa sia in qualche modo rientrata nelle discussioni. In proposito, il cardinale David ha detto: «Come non possiamo riconoscere il ruolo delle donne e i loro ministeri nella Chiesa». «Certamente» il tema femminile è «una preoccupazione costante», ha proseguito, ricordando i risultati — di recente pubblicazione — della Commissione sullo studio del diaconato femminile.

Il porporato filippino ha fatto anche cenno al «clericalismo» e rilanciato l’idea di «sacerdozio» del popolo che attinge al Concilio Vaticano II. «Parliamo del corpo della Chiesa; abbiamo il capo della Chiesa, ma non solo il capo, c’è anche un corpo — ha concluso —. Le persone hanno il potere di partecipare alla vita e alla missione della Chiesa».
(fonte: L'Osservatore Romano, articolo di Salvatore Cernuzio 09/01/2026)