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sabato 26 settembre 2026

VIAGGIO APOSTOLICO DI PAPA LEONE XIV IN FRANCIA E VISITA ALL'UNESCO (25-28 SETTEMBRE 2026) - Venerdì 25 mattina: Incontro con i giornalisti durante il volo - Accoglienza a Parigi/Orly - Incontro con le autorità (cronaca/commento, testi e video)


VIAGGIO APOSTOLICO DI SUA SANTITÀ PAPA LEONE XIV IN FRANCIA
E VISITA ALLA SEDE DELL’ORGANIZZAZIONE DELLE NAZIONI UNITE
PER L’EDUCAZIONE, LA SCIENZA E LA CULTURA (UNESCO)

25-28 SETTEMBRE 2026


Venerdì, 25 settembre 2026
(mattina)

ROMA - PARIGI 

07:50 Partenza in aereo dall’Aeroporto internazionale di Roma/Fiumicino per Parigi
10:00 Arrivo all’Aeroporto internazionale di Parigi/Orly
CERIMONIA DI BENVENUTO
11:00 VISITA AL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA nel Palazzo dell’Eliseo
11:45 INCONTRO CON LE AUTORITÀ, CON LA SOCIETÀ CIVILE E CON IL CORPO DIPLOMATICO nel Palazzo dell’Eliseo

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* Questa mattina ha avuto inizio il 5° Viaggio Apostolico di Papa Leone XIV che si reca in Francia e in visita alla Sede dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Educazione, la Scienza e la Cultura (UNESCO).

Dopo aver lasciato il Vaticano, il Papa si è trasferito in auto all’Aeroporto internazionale Leonardo da Vinci di Roma-Fiumicino, da dove, alle ore 7.58 – a bordo di un A321 ITA Airways – è partito alla volta di Parigi.

* Durante il viaggio Leone XIV ha incontrato i giornalisti che lo accompagneranno in questi giorni e si è intrattenuto con loro

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Il Papa in aereo verso Parigi:
viaggio in Francia per portare un messaggio di pace nel mondo

Nel volo verso la Francia Leone XIV saluta i circa 80 giornalisti che lo accompagnano nei quattro giorni della trasferta transalpina. Dal Pontefice gratitudine per il lavoro che verrà svolto, poi i saluti e le risposte ad alcune domande di attualità, come la crisi a Ceuta o l’Intelligenza artificiale. Significativi i doni, a cominciare da due libri: uno con le lettere dei cattolici francesi al quotidiano La Croix; l’altro, con le fotografie del sisma in Venezuela e le storie dei sopravvissuti


“Buongiorno a tutti! Bonjour! Good morning!”. Il saluto è quello di sempre all’inizio di ogni volo papale, con l’aggiunta del francese, la lingua che parlerà in questo tour de force di quattro giorni in Francia. Leone XIV, in piedi e col microfono in mano, un’ora dopo il decollo dall’aeroporto di Roma/Fiumicino passa a salutare i circa 80 giornalisti da dieci nazioni (oltre 20 sono francesi) che lo seguono nel suo quinto viaggio apostolico. Li ringrazia anticipatamente per il lavoro di copertura che verrà svolto tra tv, radio, web, carta stampata, social, e – come già nei precedenti voli – durante il giro di saluti, non si tira indietro davanti a battute o domande con riferimenti alla stringente attualità.

Come l’Intelligenza Artificiale, dopo l’annuncio delle Big Tech di un “rallentamento” del progresso tecnologico. “Forse stanno iniziando a leggere la sua enciclica?”. “La nostra Commissione vaticana è in contatto con molti dei leader del mondo dell’IA e stiamo continuando il dialogo che spero di aver avviato con l’enciclica. Penso che molti di loro – aggiunge Leone – siano aperti a cercare modi per garantire che l’IA non soppianti o distrugga l’umanità ma piuttosto che sia uno strumento a favore degli esseri umani. Stanno iniziando cose positive”.

Papa Leone nel saluto ai giornalisti (@Vatican Media)

Ceuta, crisi umanitaria

La recente decisione del presidente Usa Donald Trump di vietare alla Cnn e ad altri media l’accesso alla Casa Bianca emerge – seppur indirettamente - nel saluto del Papa al corrispondente proprio della Cnn, Christopher Lamb, al quale il Pontefice dice: “Sono molto contento che voi siete tutti qui e penso che sia necessaria, che sia molto importante una buona copertura mediatica ovunque e per tutti”. Mentre con i colleghi spagnoli Leone XIV ricorda la crisi migratoria della scorsa estate a Ceuta, che assicura di aver seguito “dal primo giorno”: “È una crisi che ha cause di differenti tipologie dietro. Bisogna capire come rispondere per evitare questo genere di emergenza. È stata veramente una crisi umanitaria”.

Un pensiero del Papa alla Spagna, quarto viaggio apostolico nel giugno scorso, anche nelle parole iniziali di saluto: “Vorrei fare una menzione speciale per quanti di voi hanno viaggiato con me quando siamo tornati a Roma della Spagna. E voglio scusarmi personalmente per un incidente, con il quale non ho nulla a che fare ma so che ha lasciato alcuni di voi dispiaciuti per il fatto che non abbiamo potuto viaggiare al ritorno insieme per Roma”.

Per annunciare la pace

Papa Leone ringrazia quindi tutti per il lavoro di “copertura del viaggio in Francia” che ha “diversi temi importanti”. Rimanda il colloquio alla conferenza stampa sul volo di ritorno da Metz: “Non vedo l’ora di vedervi durante il viaggio di ritorno e avremo modo di parlare un po’”. Prima però una importante premessa: “Prima di tutto, viaggio in Francia, così come in ogni altra parte del mondo, come seguace di Gesù Cristo per annunciare la pace, la pace di Cristo in tutto il mondo. È un messaggio che, come tutti sappiamo, è importante in questo momento”.

Oltre ai brevi colloqui, alle richieste e alle benedizioni, anche alcune domande più personali. “Lei è una persona felice?”, domanda la vaticanista del Messaggero, Franca Giansoldati. “Sì, lo sono, sono felice a parte le difficoltà, ma trovo conforto nella fede…”, replica il Papa. “Comunque sono contento della scelta fatta tanti anni fa. Ma perché mi vede triste?”. “No, però il peso della Chiesa si fa sentire?”. “Qualche volta di più… però Dio è grande!”, la risposta di Leone.

Il dono al Papa (@Vatican Media)

I doni a Leone XIV

Tanti anche i doni durante il passaggio tra i sedili dell’AirBus di Ita Airways. Due regali spiccano in particolare, due libri. Il primo è quello che lo storico quotidiano francese La Croix ha composto con i messaggi di 340 lettori da tutto il Paese. Cher Pape León è il titolo del volume che raccoglie preoccupazioni geopolitiche, richieste di riforme nella Chiesa e confidenze intime al Papa, figura che, come emerge dalle pagine del libro, molti vedono come autorità morale ascoltata e rispettata in un mondo che è “sull’orlo del baratro”. Tante le preoccupazioni dei francesi per la crisi climatica, la guerra, l’IA, ma anche per questioni geopolitiche. C’è chi, come Martine, ringrazia il Papa “per la sua fermezza” nei confronti di coloro che “vogliono strumentalizzare il cristianesimo per condurre guerre che servono i loro interessi politici e finanziari”. E chi domanda “più forza per i palestinesi e tutte le persone private della propria terra”. Altri condividono i timori per il proprio Paese in vista delle presidenziali del 2027, col rischio di una polarizzazione politica, oppure per la recente approvazione della legge sul suicidio assistito. Messaggi anche di gratitudine per un cammino di fede ritrovato.

Cartas para el Papa è invece il titolo dell’altro libro posto nelle mani del Papa. Anch’esso raccoglie delle lettere, 74 per l’esattezza, con le testimonianze di persone colpite dai terremoti del 24 giugno in Venezuela, oltre a fotografie del fotogiornalista Miguel Gutiérrez che documentano le conseguenze del sisma a La Guaira. Immagini toccanti, alcune in bianco e nero, come toccanti sono i racconti – in spagnolo - di chi si è visto crollare tutto addosso. A consegnare il volume a Leone è la fotoreporter Lola Gómez, veterana dei voli papali e originaria del Venezuela. È una delle promotrici dell’iniziativa (“Pensata per il Papa e destinata solo al Papa”) insieme ad altri quattro corrispondenti da Roma: Jovel Álvarez, José Arnaldo Mujica, Daniel Cáceres. “Vuole essere un ponte per far arrivare al Santo Padre le esperienze, la sofferenza e la speranza espresse da coloro che hanno partecipato”.

La croce donata al Papa (@Vatican Media)

Una croce con il legno recuperato dopo gli incendi in Spagna

Dalla Spagna, e sempre a testimonianza di un disastro naturale, l’altro dono al Pontefice portato in aereo dalla giornalista di Radio Cope, Eva Fernández: una croce realizzata con il legno di quercia recuperato dagli incendi della scorsa estate in Spagna che ha bruciato interi ettari di aree forestali. All’interno della croce, un oculo contenente i resti carbonizzati raccolti nei pressi della cappella di Nostra Signora della Nuova a Getafe (Madrid), tra le poche chiese risparmiate dalle fiamme. Il Papa ha osservato attentamente il dono, poi ha affermato: “Davanti alle catastrofi naturali, dobbiamo avere responsabilità e cura della Casa comune”. Soprattutto dobbiamo “pregare”. Lui, ha assicurato, è la prima cosa che fa davanti a questo tipo di tragedie.

Momenti anche più leggeri, accompagnati da risate, dinanzi ad altre domande dei cronisti. Come quella se si sta esercitando con il francese: “Un po’!”. Ma con Duolingo (famosa app per imparare lingue straniere, ndr)? “No, no, quella non la uso più. È una fake news!”. Al collega americano che ricordava la partita di basket del primo novembre a Roma tra le università statunitensi di Villanova e Notre-Dame e domandava se la Villanova, università del giovane Prevost, avrebbe avuto il tifo e la benedizione papale, Leone XIV ha risposto: “Mi hanno detto che le persone che verranno al match provengono al 90% da Villanova e il 10% da Notre Dame. Quindi la voce del popolo di Dio sarà molto forte dal lato Villanova”.
(fonte: Vatican News, articolo di Salvatore Cernuzio 25/09/2026)

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* L’atterraggio all’Aeroporto internazionale di Parigi Orly è avvenuto alle ore 09:56.

Al suo arrivo all’Aeroporto internazionale di Parigi Orly Papa Leone XIV viene accolto dal Presidente della Repubblica francese, Emmanuel Macron, ai piedi della scala anteriore dell’aereo.
Dopo gli inni, gli Onori militari e la presentazione delle rispettive Delegazioni, il Papa, insieme con il Presidente della Repubblica, raggiunge il Salone d’Onore per un breve incontro privato, prima di ripartire per il Palazzo dell’Eliseo.


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* Visita di cortesia al Presidente della Repubblica

Alle ore 11.00, il Santo Padre Leone XIV è giunto in auto al Palazzo dell’Eliseo per la visita di cortesia al Presidente della Repubblica.
Al suo arrivo il Pontefice è stato accolto dal Presidente della Repubblica francese, Emmanuel Macron, e ha ricevuto gli onori militari e, in seguito, la foto ufficiale, lo scambio dei doni nel Salon des portraits, l’incontro privato e la presentazione della famiglia. 


Al termine Papa Leone XIV si è diretto nella Salle des fêtes per il successivo incontro.

* Incontro con le Autorità, la Società Civile e il Corpo Diplomatico

Alle ore 12.20 nella Salle des fêtes ha avuto luogo l’incontro con Autorità politiche e religiose, imprenditori, rappresentanti della Società Civile, della cultura e del Corpo Diplomatico, nel corso del quale il Presidente della Repubblica ha rivolto ai presenti il suo Discorso.
Al termine dell’incontro il Pontefice ha salutato alcuni dei presenti.

* Successivamente il Papa si è trasferito in auto alla Nunziatura Apostolica per il pranzo in privato.

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Leone XIV: la guerra non è inevitabile,
la Francia promuova pace e diplomazia

Una riflessione sui temi che sono la spina dorsale del suo magistero: è quella che il Papa offre nel primo discorso alle autorità nel Palazzo dell'Eliseo. Forte l'accento sulla tutela del diritto alla vita che "costituisce il fondamento imprescindibile di ogni altro diritto umano" e sul rischio di manipolazioni della scienza e della tecnologia che favoriscono la maternità surrogata, l'acquisto di organi e una morte programmata


Le bandiere del Vaticano e della Francia ornano il palco allestito nel Salle des fêtes del Palazzo dell’Eliseo dove sono presenti autorità politiche e religiose, imprenditori, rappresentanti della società civile, della cultura e del Corpo diplomatico. Papa Leone vi arriva dopo essere atterrato presso l’aeroporto di Parigi-Orly, percorrendo circa 19 km mentre le campane suonavano al suo passaggio e le persone applaudivano il Vescovo di Roma. All’arrivo nella residenza del presidente della Repubblica, Leone XIV viene accolto con gli onori militari, l’ingresso nella residenza insieme a Macron e alla première dame Brigitte, che lo attendono sul tappeto rosso, è seguito da un momento privato tra il Papa e il capo dell’Eliseo.

Proprio Macron poco prima su X aveva scritto che la visita del Pontefice “testimonia la forza dei legami che uniscono la Santa Sede e la Francia”. “Di fronte alle sfide del nostro tempo, - si legge - porteremo insieme un messaggio di pace, di fraternità e di speranza”. All’arrivo del Papa, assieme al presidente francese, la platea in piedi lo accoglie con un applauso. A prendere la parola per primo è Macron che si sofferma sulla laicità e sull'Intelligenza artificiale. "L'essere umano - afferma - non deve essere legato ai numeri. L'intelligenza artificiale deve essere al servizio dell'uomo. La rivoluzione digitale non deve incatenare ma deve liberare" pertanto invoca la creazione di un organismo internazionale per impedire un oligopolio delle nuove tecnologie.

La stretta di mano al termine del discorso del presidente Macron (@Vatican Media)

Non essere indifferenti alle sofferenze

Il primo discorso di Papa Leone è una summa dei temi forti del suo magistero che costantemente si fa richiamo di pace, espressione della difesa della vita, invito all’uso etico dell’Intelligenza artificiale, riferimento alla laicità intesa come impegno nel dialogo per favorire l’unità nel servizio al bene comune.

L’attualità del mondo, fatta di conflitti e violenza specialmente in Medio Oriente, è lo spunto per il Pontefice per un forte appello a non restare indifferenti di fronte alle “sofferenze che feriscono la dignità umana e gridano giustizia a Dio”. Situazioni che chiamano ad una vera e propria “conversione del cuore e a un cambiamento di atteggiamento” per costruire insieme, “nel cuore del mondo”, “la civiltà dell’amore”. Leone XIV insiste sulla necessità di mettere al bando le armi nucleari, di ridurre gli armamenti esistenti perché “la pace non è un equilibrio di forze, ma si costruisce ogni giorno attraverso il dialogo e la giustizia”.

Vi esorto quindi a non rassegnarvi mai alla prospettiva di una guerra considerandola “inevitabile”, ma a promuovere senza sosta il dialogo e la diplomazia, al fine di preservare società pacifiche, rispettose della dignità e dei diritti della persona e dei popoli.

Papa Leone nel suo discorso alle autorità (@Vatican Media)

La vocazione alla pace

Le parole del Papa hanno come eco i rumori della guerra, lo sconvolgimento dovuto ai conflitti in corso e sono dunque esortazione all’impegno soprattutto per un Paese come la Francia che, afferma, “ha la vocazione di rimanere un instancabile artefice della pace e del multilateralismo, in particolare all’interno della nostra cara Europa”.

Possa la Francia, fedele ai propri valori, tracciare il solco di una pace disarmata e disarmante, e offrire con responsabilità il proprio insostituibile contributo a favore della pace. Che la vostra libertà cresca incessantemente nell’impegno per il bene comune; la vostra fraternità abbracci l’intera umanità; e l’uguaglianza a cui aspirate si fondi sempre sui fondamenti della giustizia e della carità, senza eliminare le differenze tra le persone, ma facendole fruttificare armoniosamente a beneficio di tutta la società.

Le origini del Papa

Leone XIV non nasconde la gioia di essere in Francia, “Paese dal vasto patrimonio culturale e religioso”, abitato da un popolo con origini diverse, una peculiarità che arricchisce la convivenza e la vita democratica. Una sottolineatura, quella del Papa, che nasce dalle sue radici, i genitori della nonna materna infatti erano nati in Normandia.

La Francia è molto spesso al centro delle preghiere del Papa, che non dimentica le sue origini familiari normanne e bearnesi.
Per forgiare l’intelligenza dei popoli

Francia che rappresenta, aggiunge, “un faro culturale, artistico e spirituale, non solo in Europa, ma anche nel mondo”. Luogo di ricerca della verità, grazie alle sue accademie e alle università, capace di “forgiare l’intelligenza dei popoli, ben oltre i propri confini”. “L’illuminazione di menti francesi d’eccezione, - prosegue il Papa - che erano al tempo stesso grandi cattolici, sottolinea quanto le scienze, le arti, la letteratura e la filosofia possano contribuire al bene dell’umanità, quando sono orientate alla ricerca del bello, del bene e del vero, affinché il mondo abbia la vita”, come recita il motto del viaggio, più volte ripetuto.

Il discorso di Leone XIV nel Palazzo dell'Eliseo (@Vatican Media)

Notre-Dame, la speranza che rinasce

Dopo aver fatto riferimento a Parigi, definita la Ville lumière, il Vescovo di Roma si sofferma sul savoir-faire francese, “sinonimo di eccellenza in numerosi ambiti”, distintosi in particolare nel restauro della cattedrale di Notre-Dame di Parigi andata a fuoco nel 2019. Ringraziando il presidente Macron per l’impegno profuso e per la sinergia con istituzioni pubbliche e private, nei pensieri del Papa ci sono gli operai che vi hanno operato. “Non è solo il coronamento di un’impresa tecnica - sottolinea - ma il simbolo di una speranza ritrovata, la prova che ciò che si credeva distrutto per sempre può rinascere grazie alla collaborazione di tutti, e la testimonianza di un’unità realizzata nello sforzo comune”.

Un risultato così bello deve ispirare a tutti gli attori della vita politica, sociale e religiosa del Paese un nuovo slancio per operare incessantemente in uno spirito di unità, con la forza di una viva speranza.

Il motto nazionale

Ripercorrendo la storia della Francia, “terra dalle ricche radici cristiane”, Leone XIV si sofferma sulla fase dell’umanesimo, “che cercava di unificare l’eredità greco-romana e la fede cristiana”, sul fiorire dei grandi pensatori del Rinascimento e poi dell’Illuminismo che aprirono al “riconoscimento dei diritti dell’uomo insiti nella natura della persona umana, in particolare la libertà religiosa”. Un’attenzione che si ritrova nel motto nazionale.

Libertà, uguaglianza e fraternità non sono semplici parole incise sui frontoni dei vostri edifici pubblici, ma rimandano a esigenze etiche universali, che trovano anche nel messaggio evangelico una fonte inesauribile di ispirazione e di realizzazione.

L’umanità nel “paradiso delle macchine”

Il Pontefice ricorda anche la Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, richiamata da san Giovanni Paolo II come “una vera pietra miliare sulla via del progresso morale dell’umanità”. Progresso, afferma il Papa, che si intreccia con il rispetto della dignità umana e dei diritti e delle libertà fondamentali ma attenzione ai rischi di uno sviluppo ambiguo di strumenti “capaci di arrecare danno quando non orientati al bene”. Attenzione, rimarca Leone, all’obbedienza cieca e all’irresponsabilità che diventa “padrone di un Paradiso delle macchine”, come faceva notare lo scrittore francese Georges Bernanos. Pericoli, questi, messi in luce nell’enciclica Magnifica humanitas quando si affronta il tema dell’Intelligenza artificiale e la necessità di riportare la persona umana al centro di ogni riflessione.

Per non perdere la nostra umanità in mezzo al “paradiso delle macchine” che invade e condiziona la nostra vita quotidiana, è urgente formare le menti a un discernimento etico, capace di riconoscere ciò che è moralmente buono. Questa esigenza è fondamentale per riconoscere il vero bene che fa crescere l’uomo secondo la sua vocazione primaria, nel rispetto incondizionato della sua libertà interiore e della sua sacra dignità.

Primo discorso di Leone XIV in Francia (@Vatican Media)

La tutela della vita

Una società autenticamente libera, ricorda il Vescovo di Roma, protegge la diversità attraverso un dialogo etico che arricchisce il tessuto sociale; un dialogo urgente nella Francia di oggi “dove persone di diverse appartenenze culturali e religiose sono chiamate a convivere e a dare il proprio contributo alla costruzione della società”. Diversità e solidarietà sono i due binari sui quali corre il Paese transalpino anche grazie all’opera della Chiesa cattolica, “volto vivente della tenerezza e della compassione di Dio”. Il Papa ricorda chi si presta per gli altri, per i più fragili e sofferenti, “una vera e propria scuola di umanità sulla grandezza della cura e un vibrante richiamo al valore unico e insostituibile di ogni essere umano”. Un invito alla fraternità per accogliere la vita senza condizioni, accompagnando ogni tappa dell’esistenza, difendendo chi non ha voce.

Per questo ribadisco «con forza che la tutela del diritto alla vita costituisce il fondamento imprescindibile di ogni altro diritto umano».

Le manipolazioni della scienza

Il rischio che Papa Leone intravede nel mondo di oggi è anche l’illusione di confidare ciecamente nella scienza e nella tecnologia per trovare una soluzione alle sofferenze. Ma anche qui senza una coscienza si rischia di allontanarsi dal vero bene mentre invece ognuno di noi è chiamato al rispetto reciproco e alla tutela della vita.

A volte constato con preoccupazione le attuali derive delle società che rischiano di distorcere la scienza e la tecnologia trasformandole in imprese lucrative che favoriscono le manipolazioni genetiche, la maternità surrogata, l’acquisto di organi o l’offerta di una morte programmata.

Papa Leone mentre rivolge il suo discorso alle autorità (@Vatican Media)

La sana laicità

L’impegno a cui richiama il Papa è “espressione della giusta laicità” che, sottolinea, “non esclude la dimensione religiosa, ma sa al contrario trarne vantaggio come risorsa educativa”.

Una giusta laicità non consiste quindi nell’escludere la religione dalla sfera pubblica o dall’istruzione, ma nell’impegnarsi affinché lo Stato e le istituzioni religiose dialoghino tra loro e uniscano le loro forze al servizio del bene comune, affinché il mondo abbia la vita

Da qui il plauso al lavoro costante e al dialogo tra Santa Sede, Chiesa in Francia e governo per “il servizio a vantaggio di tutti”.

L’impegno per il Medio Oriente

Vivo apprezzamento il Papa lo esprime per la cooperazione tra la Francia e la Chiesa cattolica al servizio dei cristiani d’Oriente, ricorda l’azione educativa, sociale, culturale e umanitaria di associazioni quali “Aiuto alla Chiesa che soffre” o «Œuvre d’Orient», “un prezioso contributo – spiega - al dialogo tra i popoli e alla tutela dei diritti di ogni persona”. Inoltre sul fronte educativo, si sofferma sull’importanza del Fondo per le scuole d’Oriente, un progetto che dal 2021 ha dato sostegno a oltre duecentosessanta istituti scolastici in Medio Oriente, tra cui sette Università in Libano e l’Università di Betlemme.

Pace, unità, prosperità

In conclusione del suo discorso, Leone XIV esprime la sua gratitudine e ricorda che «una Chiesa che pretenda di disinteressarsi delle questioni temporali non adempirebbe appieno alla propria vocazione; e un Presidente della Repubblica che pretenda di disinteressarsi della Chiesa e dei cattolici verrebbe meno al proprio dovere». L’augurio poi di pace, unità e prosperità affinché il mondo abbia la vita. Parole che hanno chiamato un lungo applauso della platea.
(fonte: Vatican News, articolo di Benedetta Capelli 25/09/2026)

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Nel discorso di accoglienza a Leone XIV al Palazzo dell’Eliseo il presidente francese Emmanuel Macron presenta la Francia come un Paese permeato di spiritualità. Al centro il ruolo della laicità, il dialogo tra credenti e non, la difesa della libertà religiosa e la ricerca della pace, intesa come giustizia, rispetto dei diritti umani e dignità dei popoli. Ma anche le sfide della transizione climatica e dell’intelligenza artificiale e l’appello al dialogo sulle grandi questioni etiche


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Guarda il video integrale dell'incontro

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Vedi anche il post precedente:




Tonio Dell'Olio: Anche uno solo

Tonio Dell'Olio
 
Anche uno solo
 
PUBBLICATO IN MOSAICO DEI GIORNI  24 settembre 2026


“Anche uno solo di questi bambini”: il tema scelto per la Giornata mondiale del migrante e del rifugiato (27 settembre) possiede la forza disarmante del Vangelo. Sottrae i minori migranti all’anonimato dei numeri e li restituisce alla loro irriducibile unicità. Uno solo basta a interpellare la nostra coscienza, a mettere sotto accusa politiche costruite sulla paura, a impedire che la frontiera diventi il confine dell’umanità.

Papa Leone XIV ha ricordato le “sofferenze indicibili” patite da bambini e adolescenti lungo le rotte migratorie: violenze, torture, sfruttamento, traumi e, non di rado, la morte. E il viaggio non termina sempre con l’approdo. Spesso ad aspettarli da questa parte del mare c’è rifiuto, isolamento, diffidenza, rimpatri che aggiungono trauma al trauma. 

Sono vite costrette troppo presto a conoscere il vocabolario crudele degli adulti: guerra, fame, tratta, respingimento. 

Nel 2025 sono arrivati in Europa più di 35.300 minori; nei primi mesi del 2026 uno su cinque tra migranti e rifugiati era un bambino. Ma i numeri, per quanto impressionanti, rischiano di proteggerci dalla responsabilità. Il Papa chiede invece che ciascuno si senta coinvolto nella vita di questi ragazzi. 

Tutelare la vita di un minore non è un moto spontaneo di generosità, ma giustizia. Anche uno solo vale quanto il mondo intero. E nessuna frontiera può renderlo meno figlio, meno fratello, meno umano.

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Vedi anche il post:

venerdì 25 settembre 2026

Alessandro D'Avenia: La Ricreazione

Alessandro D'Avenia
La Ricreazione

La nuova rubrica sul Corriere della Sera 7 settembre 2026.


Chiamatelo pure intervallo. Ma se le parole sono i confini del mondo, l’orizzonte vi si restringerà.

Intervallo, nella lingua di costruttori che è il latino, era lo spazio tra (inter-) i pali (-vallum) di una staccionata: un recinto da non valicare. Io uso «ricreazione» per la sua sconfinata audacia: il mondo fatto da capo. Ri-creato.

Una bambina mi ha detto che la ricreazione è la sua materia preferita. Divina rivoluzionaria, come darti torto? Dio infatti «creò» cielo e terra. E noi? Il cellulare e la guerra. Non è poco? Nel mio dialetto «arricriarsi» significa gioire, e infatti bramavamo la ricreazione come i rematori stanchi il porto.

Fuori dai banchi corpo e anima tornavano a unirsi: un pezzo di pizza e una cotta, una risata e una lotta, una paura e un sogno, un ripasso e un bisogno…

La vita tutta in quindici minuti di intensissimo qui e ora.

Per questo, dopo anni di «Ultimo banco», ho voluto chiamare «La Ricreazione» questa nuova rubrica del lunedì, il giorno in cui ricrearsi è un dovere: assumere il quotidiano non come un sonnifero, ma come un risveglio. Viviamo nel migliore dei mondi «impossibili», ma lo dimentichiamo. Magari questa campanella ci darà la «stupefacenza» perduta, impedendo a noia, paura e cinismo di diventare un’abitudine.

Ce ne staremo in quest’angolo di pagina e di tempo, perché un fatto, un volto, una parola, o anche solo una mela (come mostra Cézanne) possono bastare a ritrovare la gioia di vivere.

Come a ricreazione.
(fonte: sito dell'autore)


Andrea Tornielli: L’Europa e la sfida a restare umani Papa Leone e il viaggio di quattro giorni in Francia

Andrea Tornielli

L’Europa e la sfida a restare umani
Papa Leone e il viaggio di quattro giorni in Francia


Lo aveva scritto nella Magnifica humanitas, la sua prima enciclica, un testo che continua ad essere discusso e commentato a livello internazionale: abbiamo il “dovere urgente” di restare umani. Di fronte alla tecnologia che diventa tecnocrazia, di fronte agli attacchi contro la vita e la dignità dell’uomo, di fronte alla disumanità della guerra e al tentativo di farla considerare “normale” e “ineluttabile” per giustificare lo sperpero di enormi quantità di denaro nella folle corsa al riarmo, l’invito a restare umani di Papa Leone XIV è davvero un’urgenza improcrastinabile.

L’inerme Successore di Pietro, che predica Cristo e la sua pace “disarmata e disarmante”, non si muove secondo la logica della potenza oggi apparentemente così vincente, e non ha altro interesse se non quello di far risuonare la voce dei poveri, dei sofferenti, di coloro che hanno sete di giustizia, di quanti anelano a veder riconosciuta la dignità della vita, degli operatori di pace.

Quello a restare umani è invito particolarmente significativo anche per la Francia, un tempo chiamata “figlia primogenita della Chiesa”, il Paese diventato la patria dei Lumi e della Dichiarazione universale dei Diritti dell’Uomo. Una nazione nella quale le radici cristiane sono attestate dallo splendore dell’arte e delle cattedrali costruite lungo i secoli, e sono rese ancora pulsanti dalla presenza di una comunità cattolica viva e vivace.

Il Vescovo di Roma parte dunque per il suo quinto viaggio internazionale per visitare Parigi, Lourdes e Metz, nel cuore della vecchia Europa. Un pellegrinaggio eminentemente pastorale, che ha lo scopo di confermare nella fede le comunità francesi e al tempo stesso di rivolgere un messaggio di pace e unità in grado di andare oltre il recinto dei cristiani e dei credenti, per parlare a tutti, a partire dal riconoscimento di ciò che ci unisce come esseri umani.

Leone non atterra nella Ville lumière per condannare qualcuno, né per entrare a gamba tesa nel dibattito politico francese, che è polarizzato come in ogni altro Paese d’Europa. Viene da Pastore per incontrare un popolo, la sua storia e la sua cultura. Viene per incoraggiare chi non si arrende alla disumanità. Viene portando soltanto la Parola del Vangelo. Ma quella evangelica è una Parola che non è destinata a rimaner sospesa a mezz’aria, relegata soltanto nell’ambito delle idee o dei messaggi scontati. È Parola, invece, che entra nella carne viva della storia, facendo i conti con le ferite del nostro tempo e dona una luce di verità per diradare la nebbia della menzogna. È parola che ci invita a lasciarci ferire dalla sofferenza di chi muore sotto le bombe delle guerre considerate “ineluttabili” che forse potrebbero essere fermate se si facessero prevalere creatività diplomatica e serio impegno negoziale invece di cedere agli interessi inconfessabili dei grandi mercanti di armi. È parola che chiede di farci carico della sofferenza di chi è gravemente malato, e avrebbe bisogno di essere amato e accompagnato invece di essere lasciato solo, in preda al disperato desiderio di farla finita. È parola che ci mette di fronte alla responsabilità di non voltarci dall’altra parte di fronte ai volti di chi approda nel Vecchio Continente dopo aver attraversato il Mediterraneo alla ricerca di futuro.

Da questa terra di Francia così orgogliosa delle sue antiche radici, della sua storia e del suo ruolo nel mondo, Papa Leone parlerà all’Europa tutta. Un’Europa che rischia di smarrire la propria identità, scivolando nell’abisso delle ideologie bellicista e tecnocratica, ed è invece chiamata a riscoprire le ragioni profonde della sua unità, l’urgenza della pace, la necessità di difendere la “magnifica humanitas” di ogni persona in ogni fase della sua esistenza.
(fonte: Vatican News Editoriale 24/09/2026)


giovedì 24 settembre 2026

UDIENZA GENERALE 23/09/2026 Leone XIV: Tutelare i minori migranti vittime di violenze indicibili

UDIENZA GENERALE

Piazza San Pietro 
Mercoledì, 23 settembre 2026






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Tutelare i minori migranti vittime di violenze indicibili

All’udienza generale l’appello di Leone XIV
in vista della Giornata mondiale del rifugiato che si celebra il 27 settembre


Un forte appello a tutelare e assistere sempre i bambini e gli adolescenti migranti, «costretti ad abbandonare la propria terra» e spesso vittime di «sofferenze indicibili: violenze, torture, sfruttamento, condizioni traumatiche». Lo ha lanciato stamane Leone XIV al termine dell’udienza generale del mercoledì, in piazza San Pietro.

In vista della Giornata mondiale del migrante e del rifugiato che si celebra domenica prossima, 27 settembre, il Pontefice ha richiamato «alla responsabilità di tutti» affinché «ognuno si senta coinvolto nella vita di questi ragazzi», i più vulnerabili.

Quindi, nell’odierna memoria liturgica di san Pio di Pietrelcina, il Papa ne ha evidenziato la testimonianza «di fede e di carità», ricordando poi la beatificazione dell’arcivescovo Fulton Sheen, in programma domani negli Stati Uniti.

Rientrato in Vaticano ieri sera — al termine della giornata del martedì, trascorsa come di consueto a Castel Gandolfo tra lavoro e riposo —, il Vescovo di Roma ha proseguito con i venticinquemila fedeli presenti e con quanti lo seguivano attraverso i media il ciclo di catechesi sui documenti conciliari, soffermandosi sul terzo capitolo della costituzione pastorale Gaudium et spes.

«Creato a immagine e somiglianza di Dio, l’essere umano è soggetto di progresso», ha detto, rimarcando che, per diventare autentico, lo sviluppo «tecnico e scientifico dev’essere animato e orientato dalla carità». Solo così esso, potrà «promuovere le condizioni di vita di tutti», specie «dei più svantaggiati».

Leggi anche:
(fonte: L'Osservatore Romano 23/09/2026)

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Leone XIV

I Documenti del Concilio Vaticano II. IV. Costituzione pastorale Gaudium et spes (GS 1-10). 4. Il senso dell'attività umana nell'universo (GS, 33-39)


Fratelli e sorelle, buongiorno e benvenuti!

Continuando il nostro percorso sulla Costituzione pastorale Gaudium et Spes del Concilio Ecumenico Vaticano II, giungiamo al terzo capitolo della prima parte, che ha un titolo attraente: «L’attività umana nell’universo». La domanda di fondo è questa: qual è il valore dell’attività umana nel mondo e quindi del progresso tecnico, sociale, scientifico? Possiamo ricordare che, meno di quattro anni dopo la chiusura del Concilio, nella notte fra il 20 e il 21 luglio del 1969, l’uomo avrebbe messo piede per la prima volta sulla Luna.

Creato a immagine e somiglianza di Dio, l’essere umano è soggetto di progresso. Con la libertà e l’intelligenza egli aumenta le proprie conoscenze, facendo così progredire l’intera società. Lo vediamo facilmente considerando i miglioramenti nelle condizioni di vita nel succedersi delle generazioni. In effetti, dice il Documento, «molti beni, che un tempo l’uomo si aspettava dalle forze superiori, oggi se li procura con la sua iniziativa e con le sue forze» (n. 33).

Per questo, alcuni pensatori hanno presentato il progresso tecnico-scientifico come qualcosa che indebolisce il rapporto con Dio, fino a farlo sembrare superfluo, o addirittura come antagonista rispetto alla fede cristiana. E questa lettura ha provocato un cambiamento di sguardo sul mondo da parte dell’uomo contemporaneo, rispetto alle epoche precedenti. Un tale pregiudizio si afferma soprattutto in quella parte della cultura occidentale che ha perso il suo riferimento alla Rivelazione cristiana. Negli umanesimi post-cristiani l’essere umano e Dio vengono erroneamente presentati come rivali: per affermare le sue conoscenze, la sua libertà e il suo progresso, l’uomo dovrebbe emanciparsi da Dio. Alla fine però, negando la relazione con Dio, si perde anche la possibilità di affermare il valore trascendente della persona umana. È il “dramma dell’umanesimo ateo”, ben descritto da un importante teologo del Concilio Vaticano II, Henri de Lubac. [1]

Il Concilio desidera fornire una risposta chiara: «Per i credenti – afferma la Gaudium et Spes – una cosa è certa: considerata in se stessa, l’attività umana individuale e collettiva, ossia quell’ingente sforzo col quale gli uomini nel corso dei secoli cercano di migliorare le proprie condizioni di vita, corrisponde alle intenzioni di Dio» (n. 34). Anzi, prosegue la Costituzione, «i cristiani non si sognano nemmeno di contrapporre i prodotti dell’ingegno e del coraggio dell’uomo alla potenza di Dio, quasi che la creatura razionale sia rivale del Creatore; al contrario, sono persuasi piuttosto che le vittorie dell’umanità sono segno della grandezza di Dio e frutto del suo ineffabile disegno» ( ibid.). In sostanza, Dio ha posto nelle mani dell’uomo e della donna un creato ancora in statu viae, cioè in cammino, in crescita, perché essi lo conducano a compimento mediante la loro saggia attività. [2]

Vi è qui un importante richiamo al mistero dell’Incarnazione. L’umanità – e con essa il lavoro, il progresso e l’autonomia delle realtà create – non viene assorbita o annullata dall’incontro con Dio, bensì assunta nella sua interezza, continuando ad essere, in Cristo, libera e operosa: infatti, è in Lui che essa trova piena verità e libertà. Inoltre, nella celebrazione eucaristica, il frutto del lavoro umano, rappresentato dal pane e dal vino, viene posto ogni giorno sull’altare, per essere trasformato nel Corpo e nel Sangue di Cristo.

Da questa prospettiva sorge una verità importante: per incontrare Dio, l’essere umano non deve abbandonare le occupazioni terrene, ma può vivere pienamente la propria vocazione svolgendo bene il lavoro quotidiano e santificandolo. [3] I cristiani sono coinvolti come tutti nell’edificazione della città degli uomini, puntando al fine di tutte le cose e all’incontro con Dio, e ricordando questo fine ultimo a coloro con cui condividono l’avventura del progresso, della scienza e della vita.

Certamente il progresso terreno va ben distinto dallo sviluppo del regno di Cristo; tuttavia, il Concilio afferma che «tale progresso, nella misura in cui può contribuire a meglio ordinare l’umana società, è di grande importanza per il regno di Dio. […] Tutti i buoni frutti della natura e della nostra operosità, dopo che li avremo diffusi sulla terra nello Spirito del Signore e secondo il suo precetto, li ritroveremo poi di nuovo, ma purificati da ogni macchia, illuminati e trasfigurati» (n. 39).

Infine, ricordiamo che per diventare autentico progresso umano – cioè di tutto l’uomo e di tutti gli uomini – il progresso tecnico e scientifico dev’essere animato e orientato dalla carità. Solo così potrà essere posto sempre a difesa della dignità dell’uomo e promuovere le condizioni di vita di tutti, specialmente dei più svantaggiati.

Cari fratelli e sorelle, il Concilio Vaticano II ci invita a condividere il pane del sapere e del saper-fare, perché ogni uomo e ogni popolo possa sviluppare le sue potenzialità e insieme possiamo costruire, con l’aiuto di Dio, un futuro migliore.

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[1] Cfr H. de Lubac, Le drame de l’humanisme athée (1944), tr. it. Brescia 2013.
[2] Cfr Catechismo della Chiesa Cattolica, nn. 302, 306, 307.
[3] Cfr S. Giovanni Paolo II, Omelia per la canonizzazione di Josemaría Escrivá de Balaguer (6 ottobre 2002).

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Saluti

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APPELLO

Domenica prossima, 27 settembre, ricorre la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato. Il mio pensiero va ai migranti e ai rifugiati, specialmente ai minori costretti ad abbandonare la propria terra. I bambini e gli adolescenti sono i più vulnerabili; spesso vivono sofferenze indicibili: violenze, torture, sfruttamento, condizioni traumatiche e non di rado perdono la vita lungo le rotte migratorie. Faccio un appello alla responsabilità di tutti: ognuno si senta coinvolto nella vita di questi ragazzi, che vanno sempre tutelati e assistiti.

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Rivolgo il mio cordiale benvenuto ai pellegrini di lingua italiana, specialmente ai partecipanti al corso di aggiornamento in diritto canonico, promosso dalla Pontificia Università della Santa Croce; alla Guardia di Finanza di Predazzo, Gaeta, Orvieto e Bari; all’Accademia Militare di Modena, al gruppo “Preghiere delle mamme”.

Accolgo con affetto voi, pellegrini della diocesi di Rimini, con il Vescovo Mons. Nicolò Anselmi, qui convenuti ad un mese dalla mia visita pastorale nella vostra terra. Rinnovo la mia riconoscenza per l’accoglienza riservata e vi incoraggio a crescere nella fede, radicati nell’ascolto della Parola di Dio, per testimoniare a tutti l’amore del Padre celeste.

Il mio pensiero va, infine, ai giovani, ai malati e agli sposi novelli. Oggi la Chiesa celebra la memoria liturgica di san Pio da Pietrelcina: la sua testimonianza di fede e di carità sia per ciascuno di voi un invito a confidare sempre nella bontà e nella misericordia di Dio.

A tutti la mia Benedizione.


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ADDIO A PADRE SCALIA, IL SOVVERSIVO DI DIO

ADDIO A PADRE SCALIA, 
IL SOVVERSIVO DI DIO

Con Padre Felice Scalia oggi Messina perde una delle sue figure di riferimento più importanti.
Il sacerdote è scomparso questa mattina, a quasi novantaquattro anni, in seguito all'aggravarsi delle sue condizioni di salute.

Felice Scalia apparteneva alla Compagnia di Gesù, l’ordine fondato da Sant'Ignazio di Loyola, dal 1947. Laureato in teologia, filosofia e scienze dell’educazione, ha insegnato alla Facoltà teologica dell’Italia meridionale e poi all’Istituto superiore di scienze umane e religiose di Messina. Numerosissime le sue collaborazioni alle riviste più prestigiose (fra tante ricordiamo Presbyteri, Horeb, Rivista del clero, Vita consacrata, Spirito e Vita e Vita Pastorale), altrettanto numerosi i suoi libri, fra cui: Il Cristo degli uomini liberi, Teologia scomoda, Il caso Sobrino, Alternativi e poveri, La vita consacrata nel postmoderno, Eucaristia, Tenerezza e sogno di Dio.

La sua attività di educatore, tuttavia, si è pienamente manifestata nel contatto diretto con i giovani e nella costante attività sociale e culturale che ha riempito le sue giornate fino alla fine.

Intorno a lui si sono sviluppate vivaci comunità di pensiero e intervento sociale. Dalla chiesa di Santa Maria della Scala, alla Piccola Comunità Nuovi Orizzonti, al Movimento eucaristico giovanile, fino al gruppo Fra terra e cielo e al movimento da cui è scaturita l’esperienza amministrativa di Renato Accorinti.

Scalia è stato un teologo e un sacerdote “scomodo”. Diceva di essere “prete di chiesa e di strada, di riti e di cortei”. Fedele a una lettura non superficiale e non conformista del messaggio evangelico, ha scelto di incarnare il punto di vista degli ultimi, dei più deboli, dei marginali esercitando senza ipocrisie e gesti di circostanza una funzione critica rispetto alla società e alle istituzioni di cui ha denunciato le crescenti ingiustizie e storture. La lunga vita di padre Scalia è stata dedicata all’amore per gli altri e per la natura.

La lotta alle guerre e l’impegno per la pace, i diritti di tutte e tutti, il ritorno del razzismo e del fascismo, il contrasto a ogni forma di discriminazione sono stati il centro delle sue preoccupazioni. Il suo impegno pastorale è sempre stato aperto al dialogo e al confronto con altre culture. Interpretando coraggiosamente le indicazioni del Concilio Vaticano II, ha vissuto i cambiamenti sociali e culturali senza timori, anzi come occasione di rinnovamento della Chiesa e del suo modo di rivolgersi alle persone, senza fare distinzioni fra credenti e non credenti. La franchezza e la coerenza padre Scalia le ha anche pagate a caro prezzo. Amato e stimato dalla gente comune, non ha avuto un rapporto sempre sereno con le autorità ecclesiastiche, che lo hanno diverse volte allontanato dai luoghi dove ha esercitato il proprio ministero. Di Felice, così, confidenzialmente, in tanti lo abbiamo chiamato, si ricorderanno interventi lucidi e appassionati, come quando prese pubblicamente posizione contro l’intesa fra Italia e Libia per bloccare i migranti o come quando lasciò vuote le sedie della lavanda dei piedi che si svolge ogni giovedì santo per protestare contro la guerra e il razzismo perché “non siamo degni di lavare i piedi a nessuno”; o, ancora, come quando macinava chilometri, alla sua bella età, per dare il suo contributo alla lotta contro il Ponte sullo Stretto e altri ecomostri.
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P. Felice è stato un grande amico 
della Fraternità Carmelitana di Barcellona Pozzo di Gotto
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mercoledì 23 settembre 2026

Cento sacerdoti davanti alla Leonardo: “Non possiamo tacere mentre Gaza muore” - I nomi dei bimbi morti e le kefie, a Roma la marcia dei "Preti contro il genocidio"


Cento sacerdoti davanti alla Leonardo:
“Non possiamo tacere mentre Gaza muore”


‌Oggi la rete internazionale “Preti contro il Genocidio” conclude a piazza Monte Grappa una marcia di preghiera e testimonianza. Un sudario con i nomi di oltre trecento bambini uccisi diventa il simbolo di un appello alla coscienza dell’umanità.

Non una manifestazione di partito, ma una processione civile e cristiana. Non slogan di odio, ma preghiere, silenzio e i nomi dei bambini. È con questo spirito che circa cento sacerdoti provenienti da otto Paesi hanno attraversato oggi le vie di Roma per denunciare la tragedia di Gaza, concludendo il loro cammino davanti alla sede della Leonardo in piazza Monte Grappa, uno dei principali gruppi europei dell’industria della difesa.

L’iniziativa è stata promossa dalla rete Preti contro il Genocidio, nata un anno fa e oggi composta da oltre 2.500 sacerdoti, religiosi, vescovi e cardinali di 67 Paesi. Per i promotori, la scelta della sede di Leonardo non è casuale: rappresenta il desiderio di interrogare l’industria degli armamenti e di chiedere che la politica internazionale imbocchi finalmente la strada del disarmo e della pace.

Un sudario con i nomi dei bambini

L’immagine più intensa della giornata è stata il grande sudario bianco portato a mano dai sacerdoti lungo tutto il percorso. Su quel tessuto erano scritti, uno ad uno, i nomi di oltre trecento bambini palestinesi e libanesi uccisi dopo gli annunci dei cessate il fuoco: un gesto volutamente liturgico, quasi una lunga preghiera cucita nella stoffa.

“Un numero si dimentica, un nome no”, hanno spiegato gli organizzizzatori, sottolineando che ogni bambino restituito al proprio nome viene sottratto all’anonimato delle statistiche e riconosciuto nella sua irripetibile dignità umana.

La marcia è partita dalla chiesa di Santo Spirito in Sassia dopo un momento di raccoglimento, ha attraversato via della Conciliazione, ha sostato davanti alle rappresentanze diplomatiche di Palestina e Libano e si è conclusa nel giardino Simonetta Cesaroni, di fronte al quartier generale di Leonardo.

“Davanti all’orrore non possiamo restare neutrali”

Il documento diffuso dalla rete contiene parole di straordinaria durezza morale. I sacerdoti affermano che, davanti a ciò che definiscono il genocidio del popolo palestinese, il silenzio sarebbe incompatibile con il ministero evangelico.

“Davanti all’orrore del genocidio che sta colpendo Gaza e il popolo palestinese, come pastori non possiamo tacere. Dobbiamo richiamare le parole di Papa Francesco: “La guerra è sempre una sconfitta”, e ancor prima quelle di Paolo VI alle Nazioni Unite: “Mai più la guerra! È la pace che deve guidare le sorti dei popoli e dell’intera umanità”.”

L’appello non si limita alla denuncia delle violenze. I sacerdoti chiedono il pieno rispetto del diritto internazionale, il sostegno alle comunità cristiane di Palestina, indagini indipendenti su tutti i crimini commessi dal 7 ottobre 2023 in poi e una cultura della riconciliazione fondata sull’uguaglianza e sulla giustizia.

La scelta di Leonardo interpella l’Europa

Concludere la manifestazione davanti alla Leonardo significa rivolgere una domanda che va oltre l’Italia. L’azienda è uno dei maggiori protagonisti europei della produzione aerospaziale e militare, e la sua sede romana diventa oggi il luogo simbolico in cui la coscienza religiosa incontra il tema della responsabilità economica e politica.

I sacerdoti non hanno indicato soluzioni semplicistiche, ma hanno voluto ricordare che ogni investimento nelle armi pone inevitabilmente una questione etica quando il mondo continua a essere attraversato da guerre che colpiscono soprattutto i civili e i bambini.

Una Chiesa che cammina con le vittime

La nascita della rete “Preti contro il Genocidio” rappresenta uno dei fenomeni più significativi del cattolicesimo contemporaneo. Sorta spontaneamente nel settembre 2025, senza strutture gerarchiche né appartenenze politiche, essa si definisce una realtà profondamente sinodale: sacerdoti che scelgono di camminare insieme per dare voce alle vittime e richiamare la Chiesa e la comunità internazionale alla responsabilità evangelica.

A piazza Monte Grappa, il corteo ha previsto una preghiera per i bambini di Gaza e del Libano. Nessun trionfalismo, soltanto il silenzio di uomini di Chiesa che hanno affidato alla memoria quei nomi scritti sul sudario, perché – come hanno ricordato – la pace comincia sempre dal riconoscimento del volto dell’altro.

Le voci dei sacerdoti: “Il Vangelo ci impedisce di essere complici del silenzio”

Don Pietro Rossini, tra i promotori della rete internazionale, ha spiegato il senso della mobilitazione: “Davanti all’orrore del genocidio che sta colpendo Gaza e il popolo palestinese, come pastori non possiamo tacere. Il nostro compito non è schierarci con una parte, ma stare dalla parte delle vittime e difendere la sacralità di ogni vita umana. “Il sacerdote ha poi indicato il grande sudario portato in processione, sul quale erano scritti a mano i nomi di trecento bambini palestinesi e libanesi: “Un numero si dimentica, un nome no. Restituire un nome a questi bambini significa restituire loro la dignità che la guerra vorrebbe cancellare. Ogni nome è una preghiera, ogni nome è un’accusa contro l’indifferenza.

Tra i partecipanti anche don Magloire Nkounga Tagne, parroco abruzzese e membro attivo del comitato organizzatore, che ha sottolineato come la testimonianza cristiana non possa fermarsi alle parole: “Siamo venuti da Paesi diversi perché il dolore di Gaza non appartiene a un solo popolo. La fede ci chiede di costruire ponti di fraternità e di chiedere con coraggio che cessino le bombe e prevalga finalmente la giustizia.”
(fonte: Faro di Roma, articolo di Chiara Lonardo 22/09/2026)

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I nomi dei bimbi morti e le kefie,
a Roma la marcia dei "Preti contro il genocidio" 


'Governanti, abbandonate i progetti di morte' Intonando l'invocazione "Donaci la pace oh Signore" ed esponendo un sudario con scritti sopra i nomi di 330 bambini morti a Gaza e in Libano pur dopo le dichirazioni di "cessate il fuoco", ha preso il via a Roma da Borgo Santo Spirito la marcia di un centinaio di membri della Rete "Preti contro il Genocidio". Composto da sacerdoti provenienti dal Sudafrica, dalla Danimarca, dalla Spagna, dall'Italia e da altri Paesi del mondo, il corteo ha preso l'avvio dopo un intenso momento di preghiera in chiesa ed è diretto dopo il passaggio in via della Conciliazione fin sotto la sede di Leonardo. 

I preti sfilano con ramoscelli d'ulivo in mano, qualcuno ha una kefiah a scacchi neri e bianchi al collo, tutti indossano un bagde con i colori della bandiera palestinese. Altri mostrano cartelli con la scritta "Cristo è morto a Gaza". 

Alla testa della simbolica 'processione' due vescovi, monsignor Giovanni Ricchiuti e Monsignor Christian Carlassare. 
"Offriamo questa preghiera - si sente dall'altoparlante che accompagna la marcia - per tutti i bambini morti dopo il cessate il fuoco", "no alla paura, la giustizia illumini i leader delle nazioni perché abbiano il coraggio di abbandonare i progetti di morte". 
(fonte: Stefano Chianese/alanews)

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Vedi anche il post precedente (all'interno link ad altri post):