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domenica 17 maggio 2026

Bakari andava al lavoro

Bakari andava al lavoro


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๐ถ’๐‘’̀ ๐‘ข๐‘›’๐‘œ๐‘Ÿ๐‘Ž ๐‘ ๐‘ก๐‘Ÿ๐‘Ž๐‘›๐‘Ž, ๐‘ž๐‘ข๐‘’๐‘™๐‘™๐‘Ž ๐‘โ„Ž๐‘’ ๐‘ ๐‘ก๐‘Ž ๐‘ก๐‘Ÿ๐‘Ž ๐‘™๐‘Ž ๐‘›๐‘œ๐‘ก๐‘ก๐‘’ ๐‘’ ๐‘–๐‘™ ๐‘š๐‘Ž๐‘ก๐‘ก๐‘–๐‘›๐‘œ.
Un’ora in cui due mondi si sfiorano senza mai incontrarsi davvero: quelli che stanno tornando da qualcosa e quelli che stanno andando verso qualcosa. Due direzioni opposte, due vite che non si parlano, due solitudini che occupano lo stesso marciapiede.
In quell’ora, Bakari Sako attraversava una piazza. Andava al lavoro. Aveva le mani di un bracciante, la schiena abituata alla fatica, il cuore gonfio di un segreto bellissimo: stava per diventare padre per la prima volta.

๐‘ท๐’๐’“๐’•๐’‚๐’—๐’‚ ๐’…๐’†๐’๐’•๐’“๐’ ๐’…๐’Š ๐’”๐’†́ ๐’–๐’๐’‚ ๐’—๐’Š๐’•๐’‚ ๐’„๐’‰๐’† ๐’๐’‚๐’”๐’„๐’†๐’—๐’‚. ๐‘ฌ̀ ๐’–๐’”๐’„๐’Š๐’•๐’ ๐’…๐’‚ ๐’’๐’–๐’†๐’๐’๐’‚ ๐’‘๐’Š๐’‚๐’›๐’›๐’‚ ๐’”๐’†๐’๐’›๐’‚ ๐’—๐’Š๐’•๐’‚.

LA SOCIETร€ CHE ABBIAMO COSTRUITO

Parliamo tanto di valori. Li scriviamo nelle costituzioni, nelle campagne elettorali, nei post da diecimila like. Li mettiamo nelle biografie dei profili social, tra un filtro e l’altro, tra una storia che svanisce dopo ventiquattr’ore e la prossima.
E poi c’รจ una piazza, all’alba, e c’รจ Bakari che ci passa dentro e non riesce ad uscirne, e ci sono persone che non erano ancora andate a dormire e che non lo conoscevano, e lui non conosceva loro, e bastava cosรฌ, bastava non conoscersi, per morire.

COSA SI รˆ ROTTO, ESATTAMENTE?

Viviamo dentro una societร  che il sociologo Zygmunt Bauman ha chiamato liquida e aveva ragione, ma forse non immaginava quanto liquida sarebbe diventata. Cosรฌ fluida da non riuscire piรน a tenere nessuna forma. Nessun legame che non sia revocabile con uno swipe. Nessun impegno che non abbia una via d’uscita. Nessun altro essere umano che non sia, prima di tutto, un contenuto da consumare o da ignorare.

IL VIRTUALE HA VINTO SUL REALE?

I ragazzi crescono dentro schermi che mostrano vite perfette, corpi perfetti, successi perfetti e si svegliano ogni mattina in una realtร  imperfetta, lenta, faticosa, che non mette like, che non manda notifiche di approvazione, che non filtra niente. E quella realtร  – ๐’’๐’–๐’†๐’๐’๐’‚ ๐’—๐’†๐’“๐’‚ – diventa insopportabile. Grigia. Sbagliata.
๐ฟ’๐‘Ž๐‘๐‘๐‘Ž๐‘Ÿ๐‘–๐‘Ÿ๐‘’ ๐‘’̀ ๐‘‘๐‘–๐‘ฃ๐‘’๐‘›๐‘ก๐‘Ž๐‘ก๐‘œ ๐‘๐‘–๐‘ข̀ ๐‘–๐‘š๐‘๐‘œ๐‘Ÿ๐‘ก๐‘Ž๐‘›๐‘ก๐‘’ ๐‘‘๐‘’๐‘™๐‘™’๐‘’๐‘ ๐‘ ๐‘’๐‘Ÿ๐‘’. Non per colpa loro. Per colpa di un sistema che guadagna sulla loro insicurezza, che vende loro specchi invece di finestre, che trasforma ogni fragilitร  in un’opportunitร  di mercato, che li vuole omologati e non pensieri liberi.

L’ANESTESIA TOTALE

Ci hanno anestetizzato. Lentamente, metodicamente, con grande competenza. Ci hanno tolto il disagio non risolvendo i problemi, ma abbassando la soglia del dolore. Ci hanno dato uno schermo per ogni noia, una distrazione per ogni pensiero scomodo, un contenuto per ogni silenzio che avrebbe potuto diventare consapevolezza.
Il risultato รจ una generazione – anzi, piรน generazioni – che non sa piรน stare nel vuoto e cercare un sentiero. Che non sa aspettare. Che non sa incontrare l’altro nella sua differenza, nella sua lentezza, nella sua concretezza di corpo e storia e bisogno.

“๐ฟ’๐‘Ž๐‘๐‘๐‘Ž๐‘Ÿ๐‘–๐‘Ÿ๐‘’ ๐‘’̀ ๐‘‘๐‘–๐‘ฃ๐‘’๐‘›๐‘ก๐‘Ž๐‘ก๐‘œ ๐‘๐‘–๐‘ข̀ ๐‘–๐‘š๐‘๐‘œ๐‘Ÿ๐‘ก๐‘Ž๐‘›๐‘กe. ๐ฟ๐‘Ž ๐‘š๐‘–๐‘ ๐‘ข๐‘Ÿ๐‘Ž ๐‘‘๐‘’๐‘™๐‘™๐‘Ž ๐‘๐‘–๐‘ฃ๐‘–๐‘™๐‘ก๐‘Ž̀ ๐‘‘๐‘– ๐‘ข๐‘›๐‘Ž ๐‘ ๐‘œ๐‘๐‘–๐‘’๐‘ก๐‘Ž̀ ๐‘ ๐‘– ๐‘ฃ๐‘’๐‘‘๐‘’ ๐‘‘๐‘Ž ๐‘๐‘œ๐‘š๐‘’ ๐‘ก๐‘Ÿ๐‘Ž๐‘ก๐‘ก๐‘Ž ๐‘– ๐‘ ๐‘ข๐‘œ๐‘– ๐‘š๐‘’๐‘š๐‘๐‘Ÿ๐‘– ๐‘๐‘–๐‘ข̀ ๐‘‘๐‘’๐‘๐‘œ๐‘™๐‘–, ๐‘๐‘–๐‘ข̀ ๐‘๐‘œ๐‘ฃ๐‘’๐‘Ÿ๐‘–, ๐‘๐‘–๐‘ข̀ ๐‘’๐‘š๐‘Ž๐‘Ÿ๐‘”๐‘–๐‘›๐‘Ž๐‘ก๐‘– ๐‘ž๐‘ข๐‘’๐‘™๐‘™๐‘– ๐‘โ„Ž๐‘’ ๐‘›๐‘œ๐‘› โ„Ž๐‘Ž๐‘›๐‘›๐‘œ ๐‘ฃ๐‘œ๐‘๐‘’ ๐‘๐‘’๐‘Ÿ ๐‘‘๐‘–๐‘“๐‘’๐‘›๐‘‘๐‘’๐‘Ÿ๐‘ ๐‘– ๐‘’ ๐‘›๐‘œ๐‘› โ„Ž๐‘Ž๐‘›๐‘›๐‘œ ๐‘๐‘œ๐‘ก๐‘’๐‘Ÿ๐‘’ ๐‘๐‘’๐‘Ÿ ๐‘“๐‘Ž๐‘Ÿ๐‘ ๐‘– ๐‘Ž๐‘ ๐‘๐‘œ๐‘™๐‘ก๐‘Ž๐‘Ÿ๐‘’.” (Fyodor Dostoevskij)
L’empatia si impara nell’attrito reale con gli altri. Si impara guardandosi negli occhi, non nei profili. Si impara sbagliando insieme, non curando il proprio personal brand.
E quando l’empatia non si impara, al suo posto cresce qualcos’altro. Qualcosa di freddo. Qualcosa che puรฒ attraversare una piazza all’alba e non vedere un uomo. Vedere solo un ostacolo. O peggio — non vedere niente.

BAKARI

Era nato in Mali. ๐€๐ฏ๐ž๐ฏ๐š ๐š๐ญ๐ญ๐ซ๐š๐ฏ๐ž๐ซ๐ฌ๐š๐ญ๐จ ๐ข๐ฅ ๐ฆ๐จ๐ง๐๐จ ๐ฉ๐ž๐ซ ๐š๐ซ๐ซ๐ข๐ฏ๐š๐ซ๐ž ๐ช๐ฎ๐ข, ๐ข๐ง ๐ช๐ฎ๐ž๐ฌ๐ญ๐š ๐ญ๐ž๐ซ๐ซ๐š ๐œ๐ก๐ž ๐œ๐ก๐ข๐ž๐๐ž ๐›๐ซ๐š๐œ๐œ๐ข๐š ๐ž ๐ง๐ž๐ ๐š ๐ง๐จ๐ฆ๐ข, ๐œ๐ก๐ž ๐ฏ๐ฎ๐จ๐ฅ๐ž ๐ข๐ฅ ๐ฅ๐š๐ฏ๐จ๐ซ๐จ ๐ž ๐ซ๐ž๐ฌ๐ฉ๐ข๐ง๐ ๐ž ๐ข๐ฅ ๐ฅ๐š๐ฏ๐จ๐ซ๐š๐ญ๐จ๐ซ๐ž, ๐œ๐ก๐ž ๐ซ๐š๐œ๐œ๐จ๐ ๐ฅ๐ข๐ž ๐ข ๐Ÿ๐ซ๐ฎ๐ญ๐ญ๐ข ๐ž ๐๐ข๐ฆ๐ž๐ง๐ญ๐ข๐œ๐š ๐œ๐ก๐ข ๐ฅ๐ข ๐ก๐š ๐ฉ๐ข๐š๐ง๐ญ๐š๐ญ๐ข.
Bracciante agricolo. Una di quelle parole che diciamo in fretta, come se non ci fosse una vita intera compressa dentro.
Invece c’era. C’era la storia di un uomo che aveva scelto di costruire qualcosa, non di distruggere. Che alzava la schiena all’alba mentre altri non si erano ancora coricati. Che aspettava un figlio, ๐ช๐ฎ๐ž๐ฅ ๐Ÿ๐ข๐ ๐ฅ๐ข๐จ ๐œ๐ก๐ž ๐š๐๐ž๐ฌ๐ฌ๐จ ๐ง๐š๐ฌ๐œ๐ž๐ซ๐š̀ ๐ฌ๐ž๐ง๐ณ๐š ๐ฉ๐š๐๐ซ๐ž, ๐œ๐ก๐ž ๐œ๐ซ๐ž๐ฌ๐œ๐ž๐ซ๐š̀ ๐œ๐จ๐ง ๐ฎ๐ง๐š ๐ฌ๐ญ๐จ๐ซ๐ข๐š ๐ญ๐ซ๐จ๐ฉ๐ฉ๐จ ๐ฉ๐ž๐ฌ๐š๐ง๐ญ๐ž ๐ฉ๐ž๐ซ ๐ฅ๐ž ๐ฌ๐ฉ๐š๐ฅ๐ฅ๐ž ๐๐ข ๐ฎ๐ง ๐›๐š๐ฆ๐›๐ข๐ง๐จ.
๐ต๐‘Ž๐‘˜๐‘Ž๐‘Ÿ๐‘– ๐‘›๐‘œ๐‘› ๐‘’๐‘Ÿ๐‘Ž ๐‘ข๐‘› ๐‘ ๐‘–๐‘š๐‘๐‘œ๐‘™๐‘œ. ๐ธ๐‘Ÿ๐‘Ž ๐‘ข๐‘›๐‘Ž ๐‘๐‘’๐‘Ÿ๐‘ ๐‘œ๐‘›๐‘Ž. ๐ธ ๐‘ž๐‘ข๐‘’๐‘ ๐‘ก๐‘œ, ๐‘ ๐‘œ๐‘™๐‘œ ๐‘ž๐‘ข๐‘’๐‘ ๐‘ก๐‘œ, ๐‘Ž๐‘ฃ๐‘Ÿ๐‘’๐‘๐‘๐‘’ ๐‘‘๐‘œ๐‘ฃ๐‘ข๐‘ก๐‘œ ๐‘๐‘Ž๐‘ ๐‘ก๐‘Ž๐‘Ÿ๐‘’ ๐‘Ž ๐‘ก๐‘’๐‘›๐‘’๐‘Ÿ๐‘™๐‘œ ๐‘–๐‘› ๐‘ฃ๐‘–๐‘ก๐‘Ž.

๐๐จ๐ง ๐›๐š๐ฌ๐ญ๐š๐ฏ๐š. ๐๐จ๐ง ๐ž̀ ๐›๐š๐ฌ๐ญ๐š๐ญ๐จ. ๐๐Ž
“๐บ๐‘™๐‘– ๐‘–๐‘ก๐‘Ž๐‘™๐‘–๐‘Ž๐‘›๐‘– โ„Ž๐‘Ž๐‘›๐‘›๐‘œ ๐‘ข๐‘›’๐‘Ž๐‘Ÿ๐‘ก๐‘’ ๐‘Ž๐‘›๐‘ก๐‘–๐‘๐‘Ž: ๐‘ ๐‘Ž๐‘๐‘’๐‘Ÿ ๐‘’๐‘ ๐‘ ๐‘’๐‘Ÿ๐‘’ ๐‘ ๐‘ข๐‘๐‘™๐‘–๐‘š๐‘– ๐‘’ ๐‘š๐‘’๐‘ ๐‘โ„Ž๐‘–๐‘›๐‘– ๐‘›๐‘’๐‘™๐‘™๐‘œ ๐‘ ๐‘ก๐‘’๐‘ ๐‘ ๐‘œ ๐‘Ÿ๐‘’๐‘ ๐‘๐‘–๐‘Ÿ๐‘œ” (Giuseppe Prezzolini).

Non accettiamo la narrazione della fatalitร . Non accettiamo: ” ๐‘’̀ ๐‘ ๐‘ก๐‘Ž๐‘ก๐‘Ž ๐‘ข๐‘›๐‘Ž ๐‘ก๐‘Ÿ๐‘Ž๐‘”๐‘–๐‘๐‘Ž ๐‘๐‘œ๐‘–๐‘›๐‘๐‘–๐‘‘๐‘’๐‘›๐‘ง๐‘Ž”, “๐‘๐‘œ๐‘ก๐‘’๐‘ฃ๐‘Ž ๐‘๐‘Ž๐‘๐‘–๐‘ก๐‘Ž๐‘Ÿ๐‘’ ๐‘Ž ๐‘โ„Ž๐‘–๐‘ข๐‘›๐‘ž๐‘ข๐‘’ “, la nebbia comoda che si stende sulle responsabilitร  collettive per trasformare ogni orrore in incidente o in fatalitร .
๐๐š๐ค๐š๐ซ๐ข ๐ž̀ ๐ฆ๐จ๐ซ๐ญ๐จ ๐ข๐ง ๐ฎ๐ง๐š ๐ฉ๐ข๐š๐ณ๐ณ๐š ๐๐ž๐ฅ ๐ง๐จ๐ฌ๐ญ๐ซ๐จ ๐ฉ๐š๐ž๐ฌ๐ž, ๐š๐ฅ๐ฅ’๐š๐ฅ๐›๐š, ๐ฉ๐ž๐ซ ๐ฆ๐š๐ง๐จ ๐๐ข ๐ฌ๐œ๐จ๐ง๐จ๐ฌ๐œ๐ข๐ฎ๐ญ๐ข. รˆ morto perchรฉ qualcuno, piรน di qualcuno, non ha imparato che la vita degli altri ha lo stesso peso della propria. รˆ morto in una societร  che ha mercificato tutto tranne l’etica. รˆ morto in un’epoca che ha digitalizzato tutto tranne la coscienza. รˆ morto mentre andava al lavoro e questo dettaglio semplice, brutale, dovrebbe bruciarci dentro come un ferro rovente ogni volta che lo ripetiamo.
Andava al lavoro. Non serve altro. Non serve sapere altro. Quella frase da sola รจ giร  un’accusa, una sentenza, uno specchio che nessuno vuole guardare.

QUELLO CHE DOBBIAMO SCEGLIERE

Non รจ una questione di sicurezza nelle piazze. รˆ una questione di cosa stiamo diventando.
Di quali esseri umani stiamo allevando in un sistema che premia l’immagine e punisce la profonditร , che celebra il successo individuale e deride la cura collettiva, che ha trasformato la solitudine in un’estetica e l’indifferenza in un’attitudine cool.
“๐ฟ’๐‘–๐‘›๐‘๐‘œ๐‘›๐‘ก๐‘Ÿ๐‘œ ๐‘๐‘œ๐‘› ๐‘™’๐‘Ž๐‘™๐‘ก๐‘Ÿ๐‘œ ๐‘’̀ ๐‘ ๐‘’๐‘š๐‘๐‘Ÿ๐‘’ ๐‘ข๐‘› ๐‘–๐‘›๐‘๐‘œ๐‘›๐‘ก๐‘Ÿ๐‘œ ๐‘๐‘œ๐‘› ๐‘›๐‘œ๐‘– ๐‘ ๐‘ก๐‘’๐‘ ๐‘ ๐‘–. ๐ถ๐‘–๐‘œ̀ ๐‘โ„Ž๐‘’ ๐‘›๐‘œ๐‘› ๐‘ ๐‘œ๐‘๐‘๐‘œ๐‘Ÿ๐‘ก๐‘–๐‘Ž๐‘š๐‘œ ๐‘›๐‘’๐‘™๐‘™’๐‘Ž๐‘™๐‘ก๐‘Ÿ๐‘œ ๐‘’̀ ๐‘๐‘–๐‘œ̀ ๐‘โ„Ž๐‘’ ๐‘›๐‘œ๐‘› ๐‘Ž๐‘๐‘๐‘–๐‘Ž๐‘š๐‘œ ๐‘Ž๐‘›๐‘๐‘œ๐‘Ÿ๐‘Ž ๐‘Ž๐‘๐‘๐‘’๐‘ก๐‘ก๐‘Ž๐‘ก๐‘œ ๐‘‘๐‘– ๐‘›๐‘œ๐‘–.” (Carl Gustav Jung)

Dobbiamo scegliere. Tra una societร  che vede le persone e una che vede i profili. Tra una comunitร  che si incontra e una che si scrolla. Tra un futuro in cui Bakari avrebbe potuto stringere suo figlio tra le braccia e questo – questo presente – in cui non puรฒ farlo.
La piazza in cui รจ morto Bakari Sako era vuota di umanitร  prima ancora che lui ci entrasse.
Riempiamola. Prima che si svuoti ancora.
๐‘ฉ๐‘จ๐‘ฒ๐‘จ๐‘น๐‘ฐ ๐‘บ๐‘จ๐‘ฒ๐‘ถ, ๐’ƒ๐’“๐’‚๐’„๐’„๐’Š๐’‚๐’๐’•๐’† ๐’‚๐’ˆ๐’“๐’Š๐’„๐’๐’๐’, ๐’‘๐’‚๐’…๐’“๐’† ๐’„๐’‰๐’† ๐’๐’๐’ ๐’‰๐’‚ ๐’‘๐’๐’•๐’–๐’•๐’ ๐’†๐’”๐’”๐’†๐’“๐’๐’, ๐’–๐’๐’Ž๐’ ๐’„๐’‰๐’† ๐’Ž๐’†๐’“๐’Š๐’•๐’‚๐’—๐’‚ ๐’…๐’Š ๐’Š๐’๐’—๐’†๐’„๐’„๐’‰๐’Š๐’‚๐’“๐’†.
๐ผ๐‘™ ๐‘ ๐‘ข๐‘œ ๐‘›๐‘œ๐‘š๐‘’ ๐‘ฃ๐‘Ž ๐‘‘๐‘’๐‘ก๐‘ก๐‘œ ๐‘Ž๐‘‘ ๐‘Ž๐‘™๐‘ก๐‘Ž ๐‘ฃ๐‘œ๐‘๐‘’. ๐‘†๐‘’๐‘š๐‘๐‘Ÿ๐‘’.
(fonte: Pressenza, articolo di Aurelio Angelini 17/05/26) 


Preghiera dei Fedeli - Fraternitร  Carmelitana di Pozzo di Gotto (ME) - ASCENSIONE DEL SIGNORE anno A

Fraternitร  Carmelitana 
di Pozzo di Gotto (ME)

Preghiera dei Fedeli



ASCENSIONE DEL SIGNORE anno A

17 Maggio 2026

Per chi presiede

Fratelli e sorelle, il Cristo risorto, il Cristo che ha vinto la morte รจ anche il Cristo che ascendendo introduce la nostra umanitร  nel mistero stesso di Dio, nel cuore della comunione trinitaria. Al Signore Gesรน, nostro intercessore presso il Padre, innalziamo le nostre preghiere ed insieme diciamo:

R/   Aiutaci, o Signore, a crescere in umanitร 

Lettore

- Tu hai promesso, Signore Gesรน, di essere sempre presente nella tua Chiesa. Rafforza la sua fede sempre legata al dubbio, aprile il cuore all’intelligenza del tuo Vangelo, perchรฉ possa essere una vera benedizione in mezzo a tutta l’umanitร , una presenza che sia segno e strumento di comunione tra fratelli e sorelle, desiderosi di accogliere il tuo Regno di giustizia e di pace. Preghiamo.

- Signore Gesรน, Tu hai fatto della tua vita un dono di amore per tutti gli uomini e per tutte le donne della terra. In risposta a ciรฒ il Padre tuo ti ha costituito Re dei re e Signore dei signori. Con la forza del tuo amore frantuma il cuore di quei potenti, che confidano unicamente nella forza del denaro e delle armi. Preghiamo.

- Davanti all’omicidio di Bakari Sako, un bracciante di 35 anni proveniente dal Mali, avvenuto a Taranto da parte di un gruppo di minorenni, proviamo vergogna e dolore. Siamo diventati un Paese che non sa accogliere e dove la politica ha fatto della lotta agli immigrati un punto qualificante del suo programma. Perdonaci, Signore Gesรน ed aiutaci ad uscire dall’indifferenza per ascendere e crescere in umanitร , e saper riconoscere il valore assoluto di ogni persona umana. Preghiamo.

- Ti affidiamo, Signore Gesรน, tutte quelle famiglie costrette a lasciare la loro casa, perchรฉ non riescono piรน a pagare la rata del mutuo. Ti affidiamo, i bambini e le bambine, che vivono sulla loro pelle le violenze e le separazioni dei loro genitori. Sii presente in ogni casa con la forza del tuo Spirito di amore, perchรฉ vinca la vita e non la morte. Preghiamo.

- Davanti a Te, Signore Gesรน, innalzato alla destra del Padre, ci ricordiamo dei nostri parenti e amici defunti [pausa di silenzio]; ci ricordiamo anche delle vittime dell’odio religioso e razziale, della persecuzione politica, della solitudine, della disperazione e della emarginazione. Dona a tutti di godere la pace del tuo Regno. Preghiamo.


Per chi presiede

O Signore Crocifisso e Risorto, che ascendendo al Padre hai innalzato accanto a te anche la nostra umanitร , ascolta la nostra preghiera: donaci coraggio, forza e speranza per imparare a vivere con sapienza intelligenza e dignitร  questi nostri tempi incerti e difficili. Tu sei Dio e vivi e regni con il Padre lo Spirito Santo, nei secoli dei secoli.

AMEN.


"Un cuore che ascolta - lev shomea" n° 28 - 2025/2026 - ASCENSIONE DEL SIGNORE anno A

"Un cuore che ascolta - lev shomea"

"Concedi al tuo servo un cuore docile,
perchรฉ sappia rendere giustizia al tuo popolo
e sappia distinguere il bene dal male" (1Re 3,9)



Traccia di riflessione sul Vangelo
a cura di Santino Coppolino

ASCENSIONE DEL SIGNORE - anno A

Vangelo:
Mt 28,16-20

Il brano del Vangelo di questa Domenica, Solennitร  dell'Ascensione, รจ la parte finale del Vangelo di Matteo, gli ultimi cinque versetti, dove l'evangelista sintetizza in modo mirabile i temi sviluppati lungo tutta l'opera. Gesรน ha terminato la sua missione terrena e ora affida ai discepoli il compito di proseguire ciรฒ che Lui ha iniziato. Quanto Gesรน ha detto e fatto per il popolo di Israele, ora la Chiesa รจ chiamata a offrirlo, nel tempo e nella storia, a tutto il mondo, a tutti i popoli; di battezzare, cioรจ immergere, ogni creatura umana nell'Amore della Santissima Trinitร  come Lui ha fatto con le sorelle e i fratelli del suo tempo che lo hanno accolto, a cominciare dalla periferia di Israele, la Galilea dei pagani, fino a raggiungere ogni disprezzata periferia del mondo. Lร , in Galilea, dove tutto รจ iniziato, sul monte che il Signore ha indicato dove ha proclamato le Beatitudini, la Nuova Legge per il nuovo popolo, Gesรน ci precede da sempre e lร  soltanto saremo in grado di contemplare il suo Volto, se solo lasceremo che il Maestro unga i nostri occhi di discepoli increduli con il collirio dello Spirito (cfr.Ap 3,18), affinchรฉ possiamo essere finalmente guariti dalla cecitร  che ci impedisce di riconoscerlo, ascoltarlo, amarlo e seguirlo sulla via che conduce al Regno, via d'amore per ogni fratello che conduce al Padre.


sabato 16 maggio 2026

DUNQUE VAI! “Il modello della Chiesa รจ quella piccola, colorata carovana di itineranti, felici e marginali. Fuori dalle istituzioni religiose, e che non mandava mai via nessuno.” - ASCENSIONE DEL SIGNORE ANNO A - Commento al Vangelo a cura di P. Ermes Maria Ronchi

DUNQUE VAI!


Il modello della Chiesa รจ quella piccola, colorata carovana di itineranti, felici e marginali.
Fuori dalle istituzioni religiose, e 
che non mandava mai via nessuno. 


In quel tempo, gli undici discepoli andarono in Galilea, sul monte che Gesรน aveva loro indicato. Quando lo videro, si prostrarono. Essi perรฒ dubitarono. Gesรน si avvicinรฒ e disse loro: «A me รจ stato dato ogni potere in cielo e sulla terra. Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ciรฒ che vi ho comandato. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo». Mt 28,16-20

  
DUNQUE VAI!
 
Il modello della Chiesa รจ quella piccola, colorata carovana di itineranti, felici e marginali. Fuori dalle istituzioni religiose, e che non mandava mai via nessuno.

Gli undici sono tornati in Galilea.

Perchรฉ non a Gerusalemme? Perchรฉ รจ dove tutto ha avuto inizio, ed รจ come se Gesรน dicesse: ricordatevi di quando siamo partiti insieme; ricordate quante strade abbiamo percorso, quanti villaggi e quante case, quanti volti, quanti corpi guariti, quanti sorrisi rinati. Ricordatevi di come abbiamo camminato leggeri, solo un bastone e degli amici, senza possessi e senza poteri, ignorando la paura. Liberi. Ricordatevi di quella colorata carovana, dove si rallentava il passo sulla misura dell’ultimo, solidali. Ricordate com’era il volto di Dio che si disegnava su quelle strade; un Dio che se tu lo molli, lui no, non ti molla.

Per tanto tempo il riferimento della Chiesa รจ stato la vita della prima comunitร  di Gerusalemme: avevano un cuor solo e un anima sola, assidui all’ascolto degli apostoli e allo spezzare del pane, e avevano tutto in comune. Bellissimo, inarrivabile. Eppure viene dopo.

Ce n’รจ prima un altro, originale, piรน radicale e piรน fresco. Tornare a quella che รจ stata davvero la prima di tutte le comunitร : ritornate in Galilea, ripartite da lรฌ, prendendo a modello quei tre anni di vagabondaggio libero tra lago e colline, tra l’una e l’altra riva, tra Betsaida e Cafarnao, Genezaret e Tiberiade, Tiro e Cesarea di Filippo. Il modello della Chiesa รจ quella piccola, colorata carovana di itineranti, felici e marginali. Fuori dalle istituzioni religiose, e che non mandava mai via nessuno.

Gesรน lascia la terra con un bilancio deficitario: gli sono rimasti soltanto undici amici impauriti e confusi, e poche donne coraggiose e fedeli. Non hanno capito molto, ma lo hanno molto amato. E questa รจ la sola garanzia di cui ha bisogno. Ora puรฒ tornare al Padre, sa che nessuno di loro lo dimenticherร , dentro di loro vivrร  per sempre.

Quando lo videro, si prostrarono ma alcuni dubitavano. Di che cosa dubitano? Non che sia risorto, lo vedono. Non che sia il Dio tra noi, si prostrano in adorazione. Di che cosa allora? Dubitano di se stessi, lo sanno bene come sono scappati quella notte, come lo hanno rinnegato; che non hanno creduto alle donne a pasqua; che sono rimasti tappati in casa per giorni, in quell’aria morta. Conoscono i propri limiti.

Gesรน compie un atto di illogica fiducia in chi dubita ancora. Non rimane con loro per spiegare meglio, ma affida la lieta notizia ai loro dubbi, che sono come i poveri, li avremo sempre con noi.

Gesรน affida il suo Vangelo ai dubitanti e chiama i claudicanti ad andare. Andate dunque! Quel ‘dunque’ รจ bellissimo: dunque vai! Ogni mio potere รจ vostro, ogni cosa mia diventa vostra. Io sono con voi sempre, fino alla fine.

Cosa sia l’ascensione lo capiamo da queste parole. Gesรน non รจ andato lontano o in qualche angolo remoto del cosmo, ma si รจ fatto piรน vicino. E’ dentro, nel coraggio rinnovato. Sempre.


Opinioni contrastanti su un'esperienza scolastica di una scuola di Marostica a favore di migranti aTrieste

Opinioni contrastanti su un'esperienza scolastica di una scuola di Marostica a favore di migranti aTrieste


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I piccoli angeli arrivati a Trieste per aiutare i migranti: i bimbi commuovono tutta Italia


Ci sono momenti che riescono ancora a rompere il rumore del mondo. Momenti piccoli, apparentemente semplici, che perรฒ hanno la forza di attraversare lo schermo di un telefono, entrare nelle case, fermare le persone e lasciare qualcosa dentro.

รˆ successo nelle ultime ore con il video condiviso da Linea d’Ombra e diventato virale nel giro di pochissimo tempo. Un filmato nato nel cuore di Trieste, in quella piazza Libertร  che da anni viene chiamata “la piazza del mondo”, luogo dove si intrecciano speranze, viaggi, paure, attese e frammenti di umanitร  provenienti da ogni angolo della terra.

Ma questa volta, a colpire profondamente migliaia di persone, non sono stati i numeri, le emergenze o le polemiche. A lasciare il segno sono stati dei bambini.

Bambini arrivati da Marostica, in provincia di Vicenza, con i loro insegnanti, per conoscere da vicino la realtร  della rotta balcanica e dare una mano ai volontari impegnati nell’assistenza ai migranti che ogni giorno arrivano a Trieste dopo viaggi lunghi, durissimi e spesso disumani.

Parole semplici che valgono piรน di mille discorsi

Nel video non ci sono slogan costruiti, frasi preparate o discorsi studiati. Ci sono occhi sinceri, emozioni vere e parole che arrivano dritte perchรฉ nascono senza filtri.

“Per aiutare”, dice un ragazzo quasi con naturalezza.

“Per dare cibo ai piรน bisognosi e stargli vicino”, aggiunge un altro.

E poi arriva quella frase che ha travolto il web, condivisa migliaia di volte in poche ore:

“Per noi รจ poco, ma per loro รจ tantissimo”.

Una frase pronunciata con la leggerezza e la purezza che solo i piรน giovani riescono ancora ad avere. Senza rabbia. Senza divisioni. Senza il bisogno di schierarsi.

Solo con umanitร .

Ed รจ forse proprio questo ad aver colpito cosรฌ profondamente chi ha guardato il video.

Camminare bendati per capire il buio degli altri

Tra i momenti piรน forti del racconto c’รจ anche l’esperienza vissuta dai ragazzi a scuola prima di arrivare a Trieste.

Uno degli studenti racconta di aver affrontato un percorso bendato e scalzo insieme ai compagni per provare a comprendere, almeno simbolicamente, cosa significhi attraversare territori sconosciuti nel buio della rotta balcanica.

Sassi sotto i piedi. Ostacoli improvvisi. Acqua. Paura. Disorientamento.

“Loro camminano nel buio per non farsi trovare”, spiega uno dei ragazzi.

E mentre lo racconta non c’รจ retorica. C’รจ solo il tentativo sincero di immedesimarsi nel dolore degli altri.

Un esercizio umano prima ancora che scolastico.

Perchรฉ quei bambini, senza forse rendersene pienamente conto, hanno fatto qualcosa che tanti adulti oggi sembrano aver dimenticato: provare a capire.

Piazza Libertร  torna a essere la piazza del mondo

Da anni piazza Libertร  รจ il simbolo di una Trieste sospesa tra confine, accoglienza, sofferenza e speranza. Un luogo che divide, fa discutere, genera tensioni politiche e sociali.

Eppure, in mezzo a tutto questo, il video di questi ragazzi รจ riuscito a riportare per qualche minuto l’attenzione su qualcosa di diverso: l’umanitร .

Non quella urlata. Non quella esibita.

Quella silenziosa.

Quella che si vede in un panino consegnato con timidezza. In uno sguardo pieno di empatia. In un ragazzo che dice “รจ bello aiutarli” senza aspettarsi nulla in cambio.

In un tempo in cui il dibattito pubblico sembra sempre piรน feroce, aggressivo e incapace di ascoltare, le parole di questi bambini hanno avuto la forza di una carezza.

Una generazione che forse puรฒ ancora insegnare qualcosa agli adulti

Il successo virale del video non nasce soltanto dall’emozione del momento. Nasce dal fatto che tante persone, guardandolo, hanno rivisto qualcosa che sembrava perduto: la capacitร  di provare compassione senza cinismo.

Quei ragazzi arrivati da Marostica non hanno parlato di geopolitica, decreti o strategie. Hanno parlato di fame, freddo, paura e dignitร .

Hanno raccontato il dolore degli altri con una delicatezza che spesso manca persino agli adulti.

E mentre Trieste continua a vivere ogni giorno il passaggio di storie difficili e vite spezzate lungo la rotta balcanica, quel gruppo di bambini รจ riuscito, anche solo per pochi minuti, a ricordare a tutti che dietro ogni volto esiste prima di tutto una persona.

Forse รจ questo il motivo per cui il video sta commuovendo cosรฌ tanto il web.

Perchรฉ in quelle immagini molti hanno visto non solo dei ragazzi.

Ma la parte migliore dell’umanitร .
(fonte: Trieste Cafe 14/05/2026)


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Dipiazza furioso sul caso dei bambini in piazza Libertร :
“Atto indegno, pronto a denunciare”

Il caso dei bambini arrivati a Trieste nell’ambito di un progetto scolastico dedicato alla rotta balcanica continua ad agitare il dibattito politico e cittadino. Dopo le polemiche esplose nelle ultime ore e gli interventi di diversi esponenti politici, anche il sindaco di Trieste Roberto Dipiazza รจ intervenuto con parole durissime ai microfoni di Trieste Cafe.

E lo ha fatto senza mezzi termini.

“Trovo scandaloso che vengano utilizzati dei bambini per fare questo”, ha dichiarato il primo cittadino, visibilmente contrariato mentre commentava il video diventato virale nei giorni scorsi.

Un intervento molto netto, quello del sindaco, che ha voluto prendere pubblicamente posizione sulla vicenda legata alla visita a Trieste di una classe di una scuola elementare di Marostica, coinvolta in attivitร  di sensibilizzazione sul tema della rotta balcanica e dell’immigrazione.

“Atto indegno, lunedรฌ vado dagli avvocati”

Nel corso dell’intervista concessa a Trieste Cafe, Roberto Dipiazza ha annunciato di voler approfondire la questione anche sul piano legale. ...

Continua nel sito TRIESTE Cafe

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Da Marostica a Trieste, alunni in gita con i migranti in piazza Libertร .
Scatta una doppia interrogazione parlamentare

I due partiti di centrodestra puntano il dito su un video pubblicato in questi giorni dall'associazione umanitaria Linea d'ombra. Il ministero dell'Istruzione annuncia verifiche

Sono stati portati a Trieste nell'ambito delle collaborazioni tra onlus. Nel video si vedono i bimbi che consegnano i pasti ai migranti e, incalzati dalla referente della onlus Linea d'ombra, Lorena Fornasir, raccontano che nella loro scuola in provincia di Vicenza hanno svolto questa attivitร  bendati e senza scarpe.


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Gli alunni danno da mangiare ai migranti insieme ai volontari.
E sulla scuola di Marostica scoppia la bufera

Interrogazione al ministro Valditara, che manda gli ispettori. L'accusa di «fare il lavaggio del cervello ai bambini», dando loro «messaggi diseducativi»


I bambini delle quinte classi di un plesso di Marostica, in provincia di Vicenza, hanno aiutato le associazioni di volontariato a distribuire i pasti ai migranti che si radunano a piazza Libertร  a Trieste. E hanno raccontato l’esperienza fatta a scuola per comprendere il fenomeno migratorio, in modo da presentarsi a Trieste, puntualmente informati di chi avrebbero incontrato: i profughi della Rotta Balcanica. Tra gli esercizi preparatori, hanno provato ad immedesimarsi, bendati e senza scarpe, nelle persone che avrebbero incontrato. E che per arrivare in Italia hanno affrontato ostacoli e insidie.

A Trieste sono scoppiate le polemiche. L’europarlamentare della Lega ... e il senatore ... dello stesso partito, hanno parlato di “immagini vergognose” e di “scene inaudite”: «Le maestre hanno fatto un vero e proprio lavaggio del cervello a questi piccoli». «La scuola non deve esporre i bambini a messaggi diseducativi», ha insistito il deputato di Fdi ... propone un’interrogazione a Valditara. รˆ intervenuto anche il presidente della Regione, Massimiliano Fedriga. Il ministero dell’Istruzione e del Merito ha fatto sapere che l’Ufficio scolastico regionale per il Veneto «ha immediatamente avviato le opportune verifiche, al fine di accertare le modalitร  didattiche delle attivitร  disposte e le modalitร  di svolgimento». Il ministero «monitorerร  con la massima attenzione gli sviluppi della vicenda».

Gian Andrea Franchi, uno dei volontari, ha confermato che nei giorni scorsi, assieme ai Fornelli resistenti di Bassano del Grappa e alla Fattoria sociale Conca d’oro, hanno partecipato appunto anche gli scolari di Marostica. «Premetto – specifica la moglie, Lorenza Fornasir – che gli insegnanti avevano tutte le autorizzazioni a portare i bambini alla gita scolastica. Ebbene, una di queste maestre, che fa parte del “fornello resistente” di Vicenza, uno dei 65 che da ogni parte d’Italia vengono a Trieste per assistere gli immigrati, mi ha chiesto se poteva portare una classe, del plesso di Marostica. Le ho detto “certamente”, perchรฉ noi abbiamo centinaia di bambini, di scout, di gruppi parrocchiali che vengono a visitare piazza Libertร  e ci aiutano nella distribuzione del cibo. Le ho consigliato, perรฒ, di preparare i bambini all’esperienza. E cosรฌ รจ stato».
Gli scolari, dunque, sono arrivati preparati. «E infatti hanno dimostrato una capacitร  di affrontare l’esperienza in un modo cosรฌ bello, puro, spontaneo, genuino, che รจ stata una cosa magnifica. Tant’รจ che io ho fatto un video che รจ diventato virale. E aveva l’autorizzazione della scuola. Perfino gli agenti della polizia che si trovano in piazza ci hanno osservato sorpresi, con simpatia». ...

Leggi tutto dal sito di Avvenire


Enzo Bianchi Siamo davvero testimoni credibili?

Enzo Bianchi
Siamo davvero testimoni credibili?

I discepoli lo sono stati, tanto che hanno convinto molti loro contemporanei. Anche noi lo siamo, se ci affidiamo alla potenza dello Spirito Santo


Famiglia Cristiana - 10 Maggio 2026
Rubrica: Cristiano, chi sei?

Noi crediamo fermamente che Gesรน di Nazareth, crocifisso il 7 Aprile dell’anno 30 della nostra era dai romani e dai giudei, sia stato richiamato dai morti dalla potenza di Dio il terzo giorno. Ne siamo convinti, non ne siamo certi, ma la nostra fede ha come fondamento la testimonianza innanzitutto delle donne discepole e poi dei Dodici. Tutti questi nel terzo giorno hanno annunciato di aver avuto una rivelazione (tramite l’angelo interprete dell’evento della tomba vuota): Gesรน era risorto, era vivente. Questo annuncio che la morte non era piรน l’ultima parola e che l’amore vissuto da Gesรน tutta la vita fino alla fine si era mostrato piรน forte della morte ha convinto i primi credenti cristiani.

Pensiamoci bene: la nostra fede si basa sulla testimonianza di alcune donne, di alcuni discepoli, mentre noi non abbiamo visto nulla, tantomeno abbiamo visto Gesรน risorto dai morti. Eppure questa testimonianza ci รจ apparsa e ci appare credibile grazie allo Spirito santo che nel nostro cuore sussurra: “Gesรน Cristo รจ vivente, รจ il Signore!”. Certamente quelle donne e quei discepoli erano credibili, affidabili e risvegliavano la fede. E noi siamo testimoni credibili? Chi ci incontra รจ portato a credere che Gesรน, il Signore nostro, รจ risorto? Oppure รจ portato addirittura a diffidare delle nostre parole non accompagnate dalla vita, parole vuote, retoriche, che non costano nulla?
(fonte: blog dell'autore)


venerdรฌ 15 maggio 2026

Davide Simone Cavallo, aggredito e accoltellato a Milano: la sua lettera agli aggressori รจ un inno alla vita e al perdono


Davide Simone Cavallo, aggredito e accoltellato a Milano: la sua lettera agli aggressori รจ un inno alla vita e al perdono

Il commento del condirettore di Famiglia Cristiana alla lunga lettera del 22enne ferito in un’aggressione a Milano: parole di perdono, gratitudine e amore per la vita che interrogano tutti noi

Fonte: Facebook

Un’aggressione che taglia letteralmente a metร  la sua giovane vita, in corso Como a Milano, in una serata d’ottobre. Una lesione al midollo spinale con gravi conseguenze sul fisico ad oggi. Aggredito, rapinato e accoltellato. Il risveglio amaro in una stanza grigia, con macchinari alle pareti e un infermiere accanto. «Non mi sento le gambe. Perchรฉ non mi sento le gambe?».

A sei mesi da quei fatti, Davide Simone Cavallo, 22 anni, sente il bisogno di raccontare, di riflettere su quanto accaduto in questo tempo e di condividere. E lo fa in una lunga e commovente lettera, uscita un paio di giorni fa, ripercorre quanto ha vissuto in questi mesi: la rievocazione di quella fatale sera, la compassione per gli aggressori, il rapporto con il “nuovo” corpo, le problematiche quotidiane che la lesione midollare gli lascia, la paura di morire, le domande che si accavallano. Ma colpiscono le parole che, senza cedere alla  rabbia, parlano di perdono, di gratitudine e apprezzamento per la vita nonostante tutto, per la famiglia, per Dio, per il personale sanitario che lo cura.

Un ragazzo giovane, pieno di vita e di passioni, si ritrova a confrontarsi con la dura realtร  della sofferenza e persino della morte. Non ha neppure un ricordo di quella sera. «Io non lo ricordo, ma il mio corpo sรฌ. Io non dovrei essere qui», scrive nella lettera. Eppure, nonostante che le sue giornate «da sei mesi a questa parte la mattina iniziano con tubi, pillole e medicazioni, per finire con punture, scarichi e contrazioni involontarie», Davide pensa con dispiacere ai giovani aggressori («Quando ho saputo della loro etร , mi si รจ fatto pesante il cuore») e trova parole di perdono sorprendenti: «Non odio. Dovrei farlo, credo, sarebbe logico, ma non mi riesce. L’odio non รจ logico, e manco io. A volte penso che il mio cuore ha giร  perdonato un po’ quello che mi รจ stato fatto, perchรฉ so come si sentono i responsabili, o almeno mi piace pensarlo». E ancora: «Se sei veramente in grado di metterti nei panni di chi dovresti odiare, forse, sei in grado anche di perdonare... Ho compassione per loro e li abbraccio».

Di fronte a parole cosรฌ cariche di umanitร , mi chiedo anche – come cristiano e come prete – se siamo ancora capaci di questo sguardo sulla vita, sul mondo, sulle relazioni, su Dio, su ciรฒ che ogni giorno ci รจ donato e non dovuto. «La cosa che meno sopporto รจ la stessa per cui piรน devo ringraziare: sono stato costretto ad essere grato delle cose piรน piccole. Un passo, un movimento che fino a ieri era normale finalmente riacquisito dopo mesi di lavoro». Non la rabbia, la frustrazione, ma la gratitudine come sentimento che guida la vita di Davide anche lร  dove รจ pesantemente limitata. Anche di fronte a un «corpo nuovo» con cui deve fare i conti («Ci tengo infine a dire […] io, fino a ieri, ero voi. Ciascuno di voi. Non ero diverso. Fino a ieri camminavo per la strada cantando»), trova la forza di sperare e di sognare ancora. «Non posso iniziare a mettere da parte sogni adesso. Mi rifiuto. Per questo metto tutto me stesso in ogni attimo di lavoro, di vita, di guarigione […] O ci credi veramente di uscire, o marcisci, fino a non riconoscerti piรน».

Insomma, un inno potente alla vita, senza autocommiserazione. «Quando la notte รจ piรน pesante del solito e sento aleggiare nell’aria quella fatidica domanda: “Perchรฉ a me?”, un po’ sorrido. […] Forse al contrario, non mi sono mai sentito tanto vivo e nuovo quanto dopo aver visto la morte in faccia».

Le parole di Davide sono davvero preziose. Sorgono dal confronto con il senso ultimo della vita, quando si รจ visto in faccia la morte e si guarda alla vita in un modo che non puรฒ essere quello di prima. «Sono un ragazzo come altri, solo piรน fortunato, forse, e un po’ ferito. Non mi sono mai arreso e oggi sono qui».

Di fronte a tanto amore per la vita, a resilienza e coraggio ad affrontare un travaglio non solo fisico ma che coinvolge tutta la persona, dobbiamo interrogarci. Abbiamo ancora lo sguardo per vedere il bene che c’รจ in noi e intorno a noi? Di guardare oltre la “disgrazia”? La lezione di Davide รจ un invito a ritornare nella nostra interioritร , a recuperare le domande giuste, a guardare il bene che c’รจ, ad andare all’essenziale che rende la vita ricca anche dentro il limite e l’inaspettato nella vita «Non ve lo viene a dire nessuno che un giorno finisce, signori. Non c’รจ promemoria. A sorpresa… Se mi rivedessi prima dell’aggressione, senza dubbio, direi: “Vivi, il piรน possibile, fai del bene, viaggia, ama quanto piรน puoi, lascia andare il male”». Una sapienza sulla vita di cui fare tesoro ci viene da un giovane consapevole che «un giorno perdi parti di te fino a ieri scontate e inizi a cercarle».
(fonte: Famiglia Cristiana, articolo di Don Vincenzo Vitale 14/05/2026)

14 maggio 2026 Papa Leone XIV alla Sapienza - L’Universitร  Sapienza accoglie Leone nei valori condivisi di pace e dignitร  umana - Il Papa agli universitari: siate artigiani di pace, il riarmo arricchisce le รฉlite (cronaca, commenti, foto, testi e video)



L’Universitร  Sapienza accoglie Leone
nei valori condivisi di pace e dignitร  umana

Il Papa visita il primo ateneo di Roma lasciando un’impronta forte all’insegna della ricerca dell’amicizia tra i popoli. Palpabile la sintonia tra il Pontefice e la comunitร  accademica sui temi del disarmo e della costruzione di una societร  aperta ai fragili e ai giovani profughi di guerra. La rettrice Polimeni: stiamo cercando di garantire continuitร  alla formazione di studentesse e studenti palestinesi, attivando borse di studio e percorsi di accoglienza

Il Papa nella Universitร  Sapienza di Roma

Hanno sfidato l’alba credenti e non, italiani e non, studenti e non. Ma sono voluti venire qui, nella Universitร  piรน grande d’Europa, Sapienza, prima della capitale con i suoi 700 anni di storia, per ascoltare le parole di Leone XIV alla comunitร  accademica e alle nuove generazioni. Perchรฉ loro, i giovani, ci tengono al proprio futuro e sono piรน esigenti di quanto puรฒ sembrare se si considerano gli appellativi degli adulti con cui spesso vengono decorati. “Penso che sia un’opportunitร  importante esserci sia se guardiamo l’evento come un fatto spirituale sia che lo guardiamo come a un incontro con un Capo di Stato”, dice una studentessa di Medicina in fila per entrare in Aula Magna. “Mi aspetto parole di pace in un mondo che la pace non la riesce a fare”. Anche un ragazzo canadese ha le stesse curiositร  e le stesse speranze. Piรน di qualcuno osserva: “I leader internazionali di oggi ci appaiono un po’ delle macchiette; che il Papa venga qui servirร  certamente a ribadire una parola chiara anche sulla necessitร  di costruire una forma di riconciliazione sociale di cui abbiamo tanto bisogno”. Del medesimo parere un docente emerito di Matematica che รจ tornato in queste aule ormai da pensionato per esprimere il suo grazie al “Papa americano” a cui si guarda anelando alla concordia tra i popoli.

Il tempo universitario sia un incontro con Dio

“Mettere la Sua impronta in tutto quello che siamo”, sono le parole di Leone nel salutare le circa 300 persone presenti in Cappella. “Soprattutto come figli e figlie di Dio, creature fatte nella Sua immagine, ma anche nella Sua creazione”, prosegue, rimarcando che “รจ Dio che ha dato questa meravigliosa creazione per tutti noi”. E aggiunge che “chi cerca la veritร  alla fine cerca Dio”, citando una frase di Edith Stein - Santa Teresa Benedetta della Croce.

Che questo tempo che vivete voi in questa universitร  sia davvero per tutti voi un incontro con Dio, e la bellezza della vita.

Il Papa davanti alla cappella dell'Universitร  Sapienza (@Vatican Media)

Vicini agli studenti di zone di guerra

Appena entrato in Cappella, al Papa si avvicinano due ragazzi che frequentano la Facoltร  di Lettere e Filosofia. Sono Mario Soldaini e Leonardo Tosti, curatori del libro “Il loro grido รจ la mia voce. Poesie da Gaza” (Fazi, 2025), che ha raccolto 200 mila euro per le attivitร  di Emergency nella Striscia. Ne hanno donato una copia al Papa con l’invito ribadito all’uscita: “Lo legga, quel libro, Santitร ”.

Mario Soldaini e Leonardo Tosti

Nell’Ateneo รจ un tema diventato sempre piรน presente nei dibattiti, negli incontri culturali che si sono organizzati in gran numero soprattutto per creare legami, pluralismo e alleanze. Si รจ dato vita a progetti concreti di solidarietร  verso coetanei di Paesi in guerra a cui il diritto allo studio viene di fatto negato. Proprio martedรฌ scorso, per esempio, sono arrivati a Roma i primi quattro tra i giovani palestinesi che troveranno ospitalitร  nella cittร  grazie all’accordo tra Sapienza Universitร  di Roma, Diocesi di Roma e Comunitร  di Sant’Egidio, siglato a febbraio scorso. I ragazzi, tre studentesse e uno studente, frequenteranno i corsi di laurea in lingua inglese alla Sapienza, alloggeranno nelle residenze universitarie messe a disposizione dalla Diocesi e seguiranno le scuole di lingua e cultura italiana della Comunitร  di Sant’Egidio.

Antonella Polimeni, rettrice Sapienza

I progetti di accoglienza degli studenti palestinesi

รˆ un ulteriore passo in avanti del percorso intrapreso per prendersi cura delle persone garantendo continuitร  alla formazione di studentesse e studenti palestinesi, attivando borse di studio e percorsi di accoglienza, afferma la rettrice Antonella Polimeni, la prima donna a guidare l’Ateneo. L’idea รจ di accogliere anche altri che stanno transitando in altri Paesi, preparandosi per la partenza. L’Ateneo li sosterrร  per tutto il corso di studi con attivitร  di orientamento e tutorato accademico, assistenza sanitaria e fornirร  supporto e servizi tra cui il Centro di Counselling di Ateneo. La Diocesi di Roma ospiterร  gratuitamente tutti gli studenti in residenze universitarie dal momento del loro arrivo in Italia fino a marzo 2029, con possibilitร  di estensione per altri 12 mesi per la discussione della tesi di laurea, e sarร  parte attiva nell’orientare alle attivitร  extra-accademiche e coordinare azioni di supporto per l’inclusione sociale, tramite anche la Cappellania della Sapienza.

Un polo di eccellenza con una tradizione di Nobel

Sapienza รจ prima universitร  al mondo in Classics & Ancient History e tra le prime 10 con Archeology e History of Art. L’anno scorso si รจ collocata al primo posto tra le universitร  generaliste italiane. Oltre 125 mila studenti, piรน di 3.500 docenti, piรน di 2.500 amministrativi, tecnici e bibliotecari, un migliaio di amministrativi nelle strutture ospedaliere. 58 dipartimenti, 44 biblioteche. Dieci i Premi Nobel che qui hanno insegnato, insigniti del prestigioso riconoscimento soprattutto nelle discipline scientifiche. Spicca il fisico Guglielmo Marconi.

Leone XIV in preghiera nella cappella dell'Universitร  Sapienza (@Vatican Media)

La rettrice: rincuora l’impegno instancabile del Papa per l’unitร 

“Gli echi e le conseguenze delle guerre ci richiamano a riflessioni inevitabili su valori minacciati, umiliati e dimenticati, ma per noi imprescindibili: la libertร , la pace, la democrazia e la solidarietร ”, afferma la rettrice nel suo saluto in Aula Magna, dove il Papa pronuncia il suo discorso dopo aver visitato la mostra Sapienza e i Papi allestita negli spazi dell’Ateneo. E lei cita Agostino, “Nos sumus tempora: quales sumus, talia sunt tempora”, che esortava a non lamentarsi della cattiveria dei tempi, ma a migliorare sรฉ stessi per renderli migliori. “La sua presenza qui oggi, il suo impegno instancabile a favore dell’unitร  tra i popoli ci rincuorano – le parole di Polimeni -, ci danno fiducia e ci spingono ad accrescere ulteriormente il giร  forte impegno della Sapienza per costruire percorsi di dialogo e condivisione”.

“Il sapere nasce dal dialogo”

L’uscita dalla pandemia, l’invasione russa dell’Ucraina, la recrudescenza del conflitto in Medio Oriente, la crescita, in Italia come in altre societร  europee, dei fenomeni di intolleranza e discriminazione, senza dimenticare le nuove forme di disuguaglianza generate da un accesso iniquo e non equilibrato agli algoritmi e alle nuove tecnologie hanno spinto, afferma la rettrice, a sviluppare ulteriormente la funzione di “responsabilitร  sociale”. Non vi รจ conoscenza senza pace – sostiene -, perchรฉ il sapere nasce dal dialogo, dalla possibilitร  di condividere idee, mettere alla prova ipotesi, riconoscere nell’altro non un avversario da sconfiggere, ma un interlocutore con cui costruire e testare convincimenti provvisori”.

Studenti radunati lungo i viali dell'Universitร  Sapienza (@VATICAN MEDIA)

Nei giovani il desiderio autentico di spiritualitร 

Per volere della rettrice, qui oggi sono presenti anche diversi rappresentanti del personale sanitario dell’ospedale Umberto I, annesso all’Universitร , con gli studenti delle 24 professioni sanitarie. Emerge chiaro il desiderio di coinvolgere chi quotidianamente presta un servizio di cura a chi รจ piรน fragile. Perchรฉ formare non รจ solo dispensare nozioni ma far crescere la persona nella sua integralitร . Che poi รจ il messaggio evangelico, รจ il magistero ecclesiale, รจ quanto oggi lo stesso Leone รจ venuto a ricordare.

Alla Cappella universitaria, dove il Papa ha sostato un breve momento in preghiera al suo arrivo, e attualmente gestita dai sacerdoti diocesani giร  legati all’Ufficio diocesano per la Pastorale universitaria, รจ voluto tornare anche un manipolo di gesuiti, tra coloro che per anni hanno creato una presenza di accompagnamento per chi desiderasse un colloquio, un orientamento, un tempo e uno spazio di ascolto. “Per me quello che ha spinto tanti giovani ad esserci oggi – spiega padre Giancarlo Pani SJ, per ben 34 anni in Cappella -, รจ il modo con cui il Papa sta parlando di pace e il modo in cui si impegna a farla la pace, con tutte le difficoltร  che implica. I giovani se ne accorgono, sanno cogliere questo coraggio. E mi ha colpito, entrando, che si inginocchiano davanti al tabernacolo. Non รจ solo esterioritร  quella dei giovani, loro davvero sono attratti dallo Spirito, davvero desiderano un’esperienza di intimitร  spirituale”. Lo hanno dimostrato stamane con i prolungati applausi all’attraversamento dell’auto papale lungo i viali della cittadella, alle sottolineature del Pontefice sul rischio del riarmo globale. La speranza e l’attivismo dei giovani sono forti e si esprimono in decine di iniziative: dall’accordo con l’Universitร  di Betlemme al concerto ospitato proprio lunedรฌ scorso in questa Aula Magna, che ha visto esibirsi insieme musicisti del Conservatorio Magnificat di Gerusalemme e della scuola di musica di Scampia.

Il Papa mentre si intrattiene con alcuni studenti (@Vatican Media)

Il dono a Leone, un ponte con il Medio Oriente

Un modello di cooperazione internazionale fondato su equilibrio istituzionale, rigore scientifico e rispetto delle diverse tradizioni, รจ quello che emerge anche dal dono fatto al Papa: la riproduzione di un raro esempio epigrafico in lingua greca che riporta una citazione “assoluta” di un passo delle Sacre Scritture, dal Vangelo secondo Luca, capitolo 23, versetto 42 ฮœฮฝฮฎฯƒฮธฮทฯ„ฮฏ ฮผฮฟฯ…, ฮšฯฯฮนฮต, แฝ…ฯ„ฮฑฮฝ แผ”ฮปฮธแฟƒฯ‚ แผฮฝ ฯ„แฟ‡ ฮฒฮฑฯƒฮนฮปฮตฮฏแพณ ฯƒฮฟฯ… Signore, ricordati di me quando entrerai nel tuo Regno. L’iscrizione, databile tra la seconda metร  del V e la metร  del VI secolo, รจ stata rinvenuta nel complesso del Santo Sepolcro a Gerusalemme, in un contesto che richiama l’area della Crocifissione, alla quale il testo si lega in modo particolarmente significativo. Il dono, realizzato dal laboratorio Officine museali Polo museale Sapienza Cultura, รจ custodito in una cassetta in legno d’ulivo realizzata a mano dagli artigiani Sapienza. E lo stesso palco dell'Aula Magna era oggi addobbato con diversi alberelli di ulivo... Dal 2022 la Sapienza รจ impegnata, su invito delle Comunitร  religiose custodi del luogo, in un progetto di ricerca e di scavo archeologico presso il Santo Sepolcro. Il progetto si distingue per un approccio fortemente interdisciplinare e per l’applicazione sistemica di metodologie integrate. A consegnarlo รจ Mattia D'Amico, dottorando in archeologia e membro della missione archeologica a Gerusalemme. Un motivo ulteriore di lavoro per la pace oltre ogni frontiera.

Al congedo sullo scalone dell'Aula Magna, risuona ancora l'esortazione del Pontefice:

Abbiate sempre speranza nella possibilitร  di costruire un mondo nuovo! Grazie per essere qui, e arrivederci!

Il dono fatto al Papa: la riproduzione di un esempio epigrafico in lingua greca 
con un passo delle Sacre Scritture (@Vatican Media)
(fonte: Vatican News, articolo di Antonella Palermo 14/05/2026)

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Il Papa agli universitari:
siate artigiani di pace, il riarmo arricchisce le รฉlite

Leone XIV visita l'Universitร  Sapienza, la piรน antica di Roma, e nel suo discorso si sofferma sull'"inquinamento della ragione che dal piano geopolitico invade ogni relazione sociale" generando un mondo "storpiato" da guerre e parole di guerra. Invita a praticare un saggio esercizio della memoria e "custodire la giustizia", a vigilare su sviluppo e applicazione delle intelligenze artificiali in ambito militare e civile: "Non si chiami difesa un riarmo che aumenta tensioni e insicurezza"

Il Papa con Antonella Polimeni, rettrice dell'universitร  (@Vatican Media)

Segno di una nuova alleanza educativa tra la Chiesa di Roma e la prestigiosa universitร  che proprio in seno alla Chiesa nacque sette secoli fa. Questo รจ il senso della visita che il Vescovo della cittร , Papa Leone, fa oggi, 14 maggio, alla comunitร  educante della Sapienza e ai suoi studenti. Un'alleanza che giร  a febbraio scorso si รจ consolidata con la firma, molto apprezzata dal Papa, della convenzione tra la Diocesi e la Sapienza per l’apertura di un corridoio umanitario universitario dalla Striscia di Gaza. Nel suo discorso pronunciato in Aula Magna, il Pontefice offre un'ampia riflessione in cui confluiscono le preoccupazioni per un riarmo degli Stati ammantato da strategie di "difesa"; l'esortazione a impegnare intelligenza e audacia nella ricerca di giustizia, pace, custodia della Terra e a scegliere sempre la via per un uso etico delle tecnologie; l'invito ad ascoltare e a non alimentare il malessere di molti giovani con distorte interpretazioni dell'essere maestri.

"Sรฌ" alla vita

In una fucina di conoscenza quale il mondo universitario, che informa e forma cervelli e coscienze, il Papa avverte ancora di piรน l'urgenza di ribadire il suo 'no' alla guerra e alla spirale mortifera di cui essa si nutre.

Quanto sta avvenendo in Ucraina, a Gaza e nei territori palestinesi, in Libano, in Iran descrive la disumana evoluzione del rapporto fra guerra e nuove tecnologie in una spirale di annientamento. Lo studio, la ricerca, gli investimenti vadano nella direzione opposta: siano un radicale “sรฌ” alla vita! Sรฌ alla vita innocente, sรฌ alla vita giovane, sรฌ alla vita dei popoli che invocano pace e giustizia!
Cura per la complessitร  e saggio esercizio della memoria

Consapevole che alle nuove generazioni si sta consegnando "un mondo purtroppo storpiato dalle guerre e dalle parole di guerra", Leone chiama in causa gli adulti e sottolinea che si tratta di un "inquinamento della ragione, che dal piano geopolitico invade ogni relazione sociale". Di qui l'invito a non cedere a facili riduzionismi della storia, a riprendere in mano la Carta costituzionale, a riscoprire i valori su cui si fondano le democrazie e la libertร  di popoli e individui.

La semplificazione che costruisce nemici va allora corretta, specie in universitร , con la cura per la complessitร  e il saggio esercizio della memoria. In particolare, il dramma del Novecento non va dimenticato. Il grido “mai piรน la guerra!” dei miei Predecessori, cosรฌ consonante al ripudio della guerra sancito nella Costituzione Italiana, ci sprona a un’alleanza spirituale con il senso di giustizia che abita il cuore dei giovani, con la loro vocazione a non chiudersi tra ideologie e confini nazionali.

Il discorso del Papa nell'Aula Magna dell'ateneo (@Vatican Media)

Sul riarmo che viene chiamato "difesa"

Di fronte a spese militari aumentate, soprattutto in Europa, il Pontefice torna a mettere in guarda che questo รจ un crinale troppo pericoloso e, soprattutto, il suo รจ un invito a distillare il linguaggio dalle mistificazioni:

“Non si chiami “difesa” un riarmo che aumenta tensioni e insicurezza, depaupera gli investimenti in educazione e salute, smentisce fiducia nella diplomazia, arricchisce รฉlite cui nulla importa del bene comune”

"Vigilare sullo sviluppo e l’applicazione delle intelligenze artificiali in ambito militare e civile - รจ ancora l'indicazione data da Leone XIV -, affinchรฉ non de-responsabilizzino le scelte umane e non peggiorino la tragicitร  dei conflitti". Un avvertimento quanto mai cruciale in un'epoca di accelerazioni senza precedenti in settori di ricerca che necessitano di orientamenti verso destini vitali, non mortiferi o suicidari.

"Noi siamo un desiderio, non un algoritmo!"

In questo orizzonte, di attenzione al bene comune e alla pace, si inserisce l'iniezione di coraggio che il Papa dร  ai giovani mostrando egli di comprendere bene i motivi del disagio di molti. Un disagio che va visto, riconosciuto, accolto, non stigmatizzato, aiutato a superare. Perchรฉ le "terribili ingiustizie" del mondo non abbiano a inibire talenti ed energie, a fiaccare le speranze. Ma nessuno puรฒ rubare il futuro ai ragazzi e alle ragazze, ricorda il Papa. E nel dire questo, avrร  ripensato al proprio passato di studente, a quello di insegnante, di certo ha pensato - Leone lo ammette - alle inquietudini del giovane Agostino che da giovane fece anche "gravi errori" ma poi "nulla andรฒ perduto della sua passione per la bellezza e la sapienza". L'importante รจ tenere a bada l'ansia di dover piacere che spesso รจ alla radice dei disagi e malesseri di questa etร :

Oggi questo dipende sempre piรน dal ricatto delle aspettative e dalla pressione delle prestazioni. รˆ la menzogna pervasiva di un sistema distorto, che riduce le persone a numeri esasperando la competitivitร  e abbandonandoci a spirali d’ansia. Proprio questo malessere spirituale di molti giovani ci ricorda che non siamo la somma di quel che abbiamo, nรฉ una materia casualmente assemblata di un cosmo muto. Noi siamo un desiderio, non un algoritmo!

Coltivare e custodire la giustizia

Trasformare l'inquietudine in profezia: รจ il mandato di oggi del Successore di Pietro a cui sta a cuore che la Casa comune sia in buona salute. A oltre dieci anni dalla Laudato si', si rende conto che il "paradigma possessivo e consumistico" ha soffocato buoni propositi e buone pratiche ispirate dall'enciclica di Francesco. Ma รจ tempo di rilanciare, passando dall'ermeneutica all'azione:

Studiate, coltivate, custodite la giustizia! Insieme a me e a tanti fratelli e sorelle, siate artigiani della pace vera: pace disarmata e disarmante, umile e perseverante, lavorando alla concordia tra i popoli e alla custodia della Terra.

L'applauso degli studenti alle parole del Papa (@Vatican Media)

Insegnare รจ caritร , accoglienza, รจ dire la veritร 

Il sapere non serve solo a raggiungere scopi lavorativi, ma a discernere chi si รจ. รˆ la messa a fuoco, destinata in particolare al corpo docente, che chiude il discorso di Leone XIV. C'รจ una responsabilitร  nel mestiere di professore che non puรฒ ridursi alla pragmatica nozionistica. Recuperare questo fondamento รจ essenziale e Leone lo fa con parole cristalline.

Insegnare รจ una forma di caritร  quanto deve esserlo soccorrere un migrante in mare, un povero per la strada, una coscienza disperata. Si tratta di amare sempre e comunque la vita umana, di stimarne le possibilitร , cosรฌ da parlare al cuore dei giovani, senza puntare solo alle loro cognizioni. Insegnare diventa allora testimoniare valori con la vita: รจ cura per la realtร , รจ senso di accoglienza verso ciรฒ che non si comprende ancora, รจ dire la veritร .

Il dono del Papa all'Universitร  Sapienza: Il facsimile del manoscritto con la traduzione latina del testo greco della Geographia di Claudio Tolomeo eseguita da Jacopo Angeli da Scarperia (@Vatican Media)

(fonte: Vatican News, articolo di Antonella Palermo 14/05/2026)

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DISCORSO DI LEONE XIV
ALL’UNIVERSITร€ “SAPIENZA” DI ROMA

Aula Magna
Giovedรฌ, 14 maggio 2026
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Saluto a braccio nella Cappella Universitaria

Buongiorno! Un saluto a tutti, alla Rettrice, a Sua Eminenza, ai Vescovi Ausiliari, a tutti voi studenti, ai professori!

Ho voluto cominciare questa visita stamattina qui nella Cappella, in questa bella chiesa, punto di incontro con il Signore. Perchรฉ innanzitutto questa mia visita stamattina รจ una visita pastorale: conoscere un po’ l’Universitร , conoscere voi, poter salutare e condividere un breve momento nella fede. Chi ricerca, chi studia, chi cerca la veritร , alla fine cerca Dio, incontrerร  Dio, troverร  Dio precisamente nella bellezza della creazione, in tante forme in cui Dio ha voluto mettere la sua impronta, in tutto quello che siamo noi, soprattutto come figli e figlie di Dio, creature fatte a sua immagine, ma anche nella sua creazione.

Allora รจ un bel momento oggi condividere un po’ con la comunitร  universitaria, in questo centro di studio…, credo che sia il piรน grande in tutta Europa. E allora veramente รจ una benedizione, un dono di Dio, trovarci qui e vivere questo momento, sapendo che รจ Dio che ci ha chiamati, รจ Dio che ha dato questa meravigliosa creazione per tutti noi. Vi auguro non solo una buona giornata, ma un buono studio, e che questo tempo che vivete voi in questa Universitร  sia davvero per tutti voi un incontro con Dio e con la bellezza della vita.

Adesso do la benedizione a voi, poi continuiamo un po’ la visita in altri luoghi dell’Universitร .

[Benedizione]

Bene, buona giornata, grazie a voi! Grazie per l’accoglienza!

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Dirigendosi verso il Rettorato dell’Universitร , il Santo Padre rivolge alcune parole di saluto agli studenti presenti nel Piazzale centrale dell’Ateneo:

Buongiorno a tutti! Bene, grazie per l’accoglienza! Sono molto contento di essere qui stamattina con voi, potrete seguire tutto l’incontro attraverso gli schermi. E spero che sia un momento di grazia, un momento di gioia per tutta la comunitร  della Sapienza. Auguri a voi e ci vediamo dopo!

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Discorso del Santo Padre


Magnifica Rettrice,
Autoritร  politiche e civili,
illustri docenti, ricercatori e personale tecnico amministrativo
e, soprattutto, cari studenti e studentesse!

Ho accolto con grande gioia l’invito a incontrare la comunitร  universitaria della Sapienza – Universitร  di Roma. La vostra Universitร  si caratterizza come polo d’eccellenza in diverse discipline e, al contempo, per il suo impegno in favore del diritto allo studio, anche di chi ha minori disponibilitร  economiche, delle persone con disabilitร , dei detenuti e di chi รจ fuggito da zone di guerra. Ad esempio, apprezzo molto che la Diocesi di Roma e la Sapienza abbiano firmato una convenzione per l’apertura di un corridoio umanitario universitario dalla striscia di Gaza. รˆ dunque importante per me, che sono Vescovo di Roma da poco piรน di un anno, potervi incontrare. Con cuore di pastore vorrei rivolgermi dapprima agli studenti e poi ai docenti.

I viali della cittร  universitaria, che ho percorso per arrivare qui, sono attraversati quotidianamente da tanti giovani, abitati da sentimenti contrastanti. Vi immagino a volte spensierati, lieti della vostra stessa giovinezza che, anche in un mondo travagliato e segnato da terribili ingiustizie, vi consente di sentire che il futuro รจ ancora da scrivere e che nessuno ve lo puรฒ rubare. Allora, gli studi che fate, le amicizie che sorgono in questi anni e l’incontro con diversi maestri del pensiero sono promessa di ciรฒ che puรฒ cambiare in meglio noi stessi, prima ancora che la realtร  attorno a noi. Quando il desiderio di veritร  si fa ricerca, la nostra audacia nello studio testimonia la speranza di un mondo nuovo.

Sapete che sono legato spiritualmente a Sant’Agostino, che fu un giovane inquieto: fece anche gravi errori, ma nulla andรฒ perduto della sua passione per la bellezza e la sapienza. A questo proposito, mi ha fatto piacere ricevere da parte vostra un gran numero di domande: centinaia! Ovviamente non รจ possibile rispondere a tutte, ma le tengo presenti, augurando a ciascuno di cercare piรน occasioni per dialogare. Anche per questo esistono nell’universitร  le cappellanie, dove la fede incontra le vostre domande.

Dell’inquietudine esiste perรฒ anche un volto triste: non dobbiamo nasconderci che molti giovani stanno male. Per tutti ci sono stagioni difficili; qualcuno perรฒ puรฒ avere l’impressione che non finiscano mai. Oggi questo dipende sempre piรน dal ricatto delle aspettative e dalla pressione delle prestazioni. รˆ la menzogna pervasiva di un sistema distorto, che riduce le persone a numeri esasperando la competitivitร  e abbandonandoci a spirali d’ansia. Proprio questo malessere spirituale di molti giovani ci ricorda che non siamo la somma di quel che abbiamo, nรฉ una materia casualmente assemblata di un cosmo muto. Noi siamo un desiderio, non un algoritmo! Proprio questa nostra speciale dignitร  mi porta a condividere con voi due domande.

A voi giovani questo malessere chiede: “Chi sei?” Essere noi stessi, infatti, รจ l’impegno caratteristico della vita di ogni uomo e di ogni donna. “Chi sei?” รจ la domanda che ci facciamo l’un l’altro; la domanda, che silenziosamente poniamo a Dio; la domanda cui possiamo rispondere solo noi, per noi stessi, ma alla quale non possiamo mai rispondere da soli. Noi siamo i nostri legami, il nostro linguaggio, la nostra cultura: a maggior ragione, รจ vitale che gli anni dell’universitร  siano il tempo dei grandi incontri.

Perciรฒ, a chi รจ piรน adulto il malessere giovanile domanda: “Che mondo stiamo lasciando?”. Un mondo purtroppo storpiato dalle guerre e dalle parole di guerra. Si tratta di un inquinamento della ragione, che dal piano geopolitico invade ogni relazione sociale. La semplificazione che costruisce nemici va allora corretta, specie in universitร , con la cura per la complessitร  e il saggio esercizio della memoria. In particolare, il dramma del Novecento non va dimenticato. Il grido “mai piรน la guerra!” dei miei Predecessori, cosรฌ consonante al ripudio della guerra sancito nella Costituzione Italiana, ci sprona a un’alleanza spirituale con il senso di giustizia che abita il cuore dei giovani, con la loro vocazione a non chiudersi tra ideologie e confini nazionali.

Ad esempio, nell’ultimo anno la crescita della spesa militare nel mondo, e in particolare in Europa, รจ stata enorme: non si chiami “difesa” un riarmo che aumenta tensioni e insicurezza, depaupera gli investimenti in educazione e salute, smentisce fiducia nella diplomazia, arricchisce รฉlite cui nulla importa del bene comune. Occorre inoltre vigilare sullo sviluppo e l’applicazione delle intelligenze artificiali in ambito militare e civile, affinchรฉ non de-responsabilizzino le scelte umane e non peggiorino la tragicitร  dei conflitti. Quanto sta avvenendo in Ucraina, a Gaza e nei territori palestinesi, in Libano, in Iran descrive la disumana evoluzione del rapporto fra guerra e nuove tecnologie in una spirale di annientamento. Lo studio, la ricerca, gli investimenti vadano nella direzione opposta: siano un radicale “sรฌ” alla vita! Sรฌ alla vita innocente, sรฌ alla vita giovane, sรฌ alla vita dei popoli che invocano pace e giustizia!

Un secondo fronte d’impegno comune riguarda l’ecologia. Come ci ha detto Papa Francesco nell’Enciclica Laudato si’, «esiste un consenso scientifico molto consistente che indica che siamo in presenza di un preoccupante riscaldamento del sistema climatico» (n. 23). Da allora รจ trascorso oltre un decennio e, al di lร  dei buoni propositi e di alcuni sforzi orientati in tale direzione, la situazione non sembra essere migliorata.

In questo scenario incoraggio soprattutto voi, cari giovani, a non cedere alla rassegnazione, trasformando invece l’inquietudine in profezia. Specialmente chi crede sa che la storia non piomba senza scampo nelle mani della morte, ma รจ sempre custodita, qualsiasi cosa accada, da un Dio che crea vita dal nulla, che dร  senza prendere, che condivide senza consumare. Oggi, proprio l’implosione di un paradigma possessivo e consumistico libera il campo al nuovo che giร  germoglia: studiate, coltivate, custodite la giustizia! Insieme a me e a tanti fratelli e sorelle, siate artigiani della pace vera: pace disarmata e disarmante, umile e perseverante, lavorando alla concordia tra i popoli e alla custodia della Terra.

C’รจ bisogno di tutta la vostra intelligenza e audacia. Voi, infatti, potete aiutare chi vi ha preceduto a ristabilire un autentico orizzonte di senso, per non fermarci all’ennesima, rapida fotografia della situazione nella quale ci troviamo. Occorre passare dall’ermeneutica all’azione: cosรฌ poco considerati da una societร  con sempre meno figli, testimoniate che l’umanitร  รจ capace di futuro, quando lo costruisce con sapienza.

La vostra Universitร , che porta un nome divino, รจ luogo di studio e sede di sperimentazione, che da secoli forma al pensiero critico. In particolare, voi docenti potete coltivare un proficuo contatto con le menti e i cuori dei giovani: si tratta di una responsabilitร  esigente, certo, ma entusiasmante. รˆ di estrema importanza credere nei vostri studenti e nelle vostre studentesse. Perciรฒ, domandatevi spesso: ho fiducia in loro?

Insegnare รจ una forma di caritร  quanto deve esserlo soccorrere un migrante in mare, un povero per la strada, una coscienza disperata. Si tratta di amare sempre e comunque la vita umana, di stimarne le possibilitร , cosรฌ da parlare al cuore dei giovani, senza puntare solo alle loro cognizioni. Insegnare diventa allora testimoniare valori con la vita: รจ cura per la realtร , รจ senso di accoglienza verso ciรฒ che non si comprende ancora, รจ dire la veritร . Che senso avrebbe d’altronde formare un ricercatore o professionista, che perรฒ non coltiva la propria coscienza, il senso della giustizia e del rispetto per ciรฒ che non si puรฒ nรฉ si deve dominare? Il sapere, infatti, non serve solo a raggiungere scopi lavorativi, ma a discernere chi si รจ. Attraverso le lezioni, i tirocini, l’interazione con la cittร , le tesi, i dottorati, ogni studente puรฒ sempre trovare motivazioni nuove, mettendo ordine tra studio e vita, tra strumenti e fini.

Carissimi, mentre vi incoraggio a questo esercizio quotidiano, la mia visita vuole essere segno di una nuova alleanza educativa tra la Chiesa che รจ in Roma e la vostra prestigiosa Universitร , che proprio in seno alla Chiesa รจ nata e cresciuta. Assicuro a tutti voi il ricordo nella preghiera, e di cuore invoco sull’intera comunitร  della Sapienza la benedizione del Signore. Grazie!

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Saluto finale a braccio davanti al Rettorato

Grazie, grazie a tutti! In quest’ultimo saluto, dopo la visita di stamattina, vorrei fare come un invito a tutti voi: collaboriamo insieme, siamo tutti costruttori di pace nel mondo, lavoriamo, studiamo, facciamo tutto, dai rapporti fra gli amici, le nostre parole, il nostro modo di pensare, per costruire la pace nel mondo. Abbiate sempre speranza nella possibilitร  di costruire un mondo nuovo! Grazie per essere qui, e arrivederci!