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lunedì 25 agosto 2025

Leone XIV: "La nostra fede è autentica quando abbraccia tutta la nostra vita, quando diventa un criterio per le nostre scelte, quando ci rende donne e uomini che si impegnano nel bene e rischiano nell’amore proprio come ha fatto Gesù" Angelus 24/08/2025 (testo e video)


PAPA LEONE XIV
ANGELUS
Piazza San Pietro
Domenica, 24 agosto 2025



Cari fratelli e sorelle, buona domenica!

Al centro del Vangelo di oggi (Lc 13,22-30) troviamo l’immagine della “porta stretta”, usata da Gesù per rispondere a un tale che gli chiede se sono pochi quelli che si salvano; Gesù dice: «Sforzatevi di entrare per la porta stretta perché molti, io vi dico, cercheranno di entrare, ma non ci riusciranno» (v. 24).

A prima vista, questa immagine fa sorgere in noi qualche domanda: se Dio è il Padre dell’amore e della misericordia, che sempre rimane con le braccia aperte per accoglierci, perché Gesù dice che la porta della salvezza è stretta?

Certamente, il Signore non vuole scoraggiarci. Le sue parole, invece, servono soprattutto a scuotere la presunzione di coloro che pensano di essere già salvati, di quelli che praticano la religione e, perciò, si sentono già a posto. In realtà, essi non hanno compreso che non basta compiere atti religiosi se questi non trasformano il cuore: il Signore non vuole un culto separato dalla vita e non gradisce sacrifici e preghiere se non ci conducono a vivere l’amore verso i fratelli e a praticare la giustizia. Per questo, quando si presenteranno davanti al Signore vantandosi di aver mangiato e bevuto con Lui e di aver ascoltato i suoi insegnamenti, si sentiranno rispondere: «Voi, non so di dove siete. Allontanatevi da me, voi tutti operatori di ingiustizia!» (v. 27).

Fratelli e sorelle, è bella la provocazione che ci giunge dal Vangelo di oggi: mentre a volte ci capita di giudicare chi è lontano dalla fede, Gesù mette in crisi “la sicurezza dei credenti”. Egli, infatti, ci dice che non basta professare la fede con le parole, mangiare e bere con Lui celebrando l’Eucaristia o conoscere bene gli insegnamenti cristiani. La nostra fede è autentica quando abbraccia tutta la nostra vita, quando diventa un criterio per le nostre scelte, quando ci rende donne e uomini che si impegnano nel bene e rischiano nell’amore proprio come ha fatto Gesù; Egli non ha scelto la via facile del successo o del potere ma, pur di salvarci, ci ha amati fino ad attraversare la “porta stretta” della Croce. Lui è la misura della nostra fede, Lui è la porta che dobbiamo attraversare per essere salvati (Cfr Gv 10,9), vivendo il suo stesso amore e diventando, con la nostra vita, operatori di giustizia e di pace.

A volte, questo significa compiere scelte faticose e impopolari, lottare contro il proprio egoismo e spendersi per gli altri, perseverare nel bene laddove sembrano prevalere le logiche del male, e così via. Ma, oltrepassando questa soglia, scopriremo che la vita si spalanca davanti a noi in modo nuovo, e, fin d’ora, entreremo nel cuore largo di Dio e nella gioia della festa eterna che Egli ha preparato per noi.

Invochiamo la Vergine Maria, perché ci aiuti ad attraversare con coraggio la “porta stretta” del Vangelo, così che possiamo aprirci con gioia alla larghezza dell’amore di Dio Padre.

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Dopo l'Angelus

Cari fratelli e sorelle!

Esprimo la mia vicinanza alla popolazione di Cabo Delgado, in Mozambico, vittima di una situazione di insicurezza e violenza che continua a provocare morti e sfollati. Mentre faccio appello a non dimenticare questi nostri fratelli e sorelle, vi invito a pregare per loro ed esprimo la speranza che gli sforzi dei responsabili del Paese riescano a ristabilire la sicurezza e la pace in quel territorio.

Venerdì scorso, 22 agosto, abbiamo accompagnato con la nostra preghiera e con il digiuno i fratelli e le sorelle che soffrono a causa delle guerre. Oggi ci uniamo ai nostri fratelli ucraini i quali, con l’iniziativa spirituale “Preghiera Mondiale per l’Ucraina”, chiedono che il Signore doni la pace al loro martoriato Paese.

Saluto tutti voi, fedeli di Roma e pellegrini di vari Paesi, in particolare quelli di Karaganda, in Kazakistan, Budapest e la comunità del Pontificio Collegio Nord Americano. Sono lieto di accogliere la Banda Musicale di Gozzano e i gruppi parrocchiali di Bellagio, Vidigulfo, Carbonia, Corlo e Val Cavallina. Saluto, inoltre, i fedeli giunti in bicicletta da Rovato e da Manerbio, e il gruppo della Via Lucis itinerante.

A tutti voi auguro una buona domenica.

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lunedì 18 agosto 2025

Papa Leone XIV: non rispondere alla prepotenza con la vendetta ma rimanere fedeli alla verità nella carità Angelus 17/08/2025 (cronaca/commento, testo e video)


Papa Leone XIV: non rispondere alla prepotenza con la vendetta ma rimanere fedeli alla verità nella carità

L’Angelus di papa Leone XIV da piazza della Libertà a Castel Gandolfo


Papa Leone XIV all'Angelus di oggi | Papa Leone XIV all'Angelus di oggi | Credit Vatican Media

Giornata impegnativa, quella di oggi, per papa Leone XIV. Dopo aver celebrato stamane la Santa Messa (con e per i poveri assistiti dalla Diocesi di Albano e con gli operatori della Caritas Dicoesana) nel santuario Santa Maria della Rotonda , il pontefice ha fatto ritorno a Castel Gandolfo. Qui, in piazza della Libertà, la consueta preghiera dell'Angelus a mezzogiorno. E poi, sarà con i poveri, a pranzo, nel Borgo Laudato Laudato si', sempre nella località del Lazio.

Il pensiero del pontefice nella meditazione prima della famosa preghiera mariana, si è concentrato - prima di tutto - sul Vangelo di oggi. Lo definisce “un testo impegnativo”, papa Leone XIV . Un testo “in cui Gesù, con immagini forti e grande franchezza, dice ai discepoli che la sua missione, e anche quella di chi lo segue, non è tutta “rose e fiori”, ma è “segno di contraddizione””, così ai fedeli radunati in piazza della Libertà a Castel Gandolfo. E continua: “Così dicendo, il Signore anticipa ciò che dovrà affrontare quando a Gerusalemme sarà osteggiato, ucciso, insultato, percosso, crocifisso; quando il suo messaggio, pur parlando d'amore e di giustizia, sarà rifiutato; quando i capi del popolo reagiranno con ferocia alla sua predicazione”.

Poi, il papa spiega che proprio in quel periodo, "tante delle comunità a cui l'evangelista Luca si rivolgeva con i suoi scritti, vivevano la stessa esperienza. Erano, come ci dicono gli Atti degli Apostoli, comunità pacifiche che, pur con i loro limiti, cercavano di vivere al meglio il messaggio di carità del Maestro". Eppure, allo stesso tempo, furono oggetto di persecuzioni. Da questo, papa Leone trae un insegnamento: "Tutto questo ci ricorda che non sempre il bene trova, attorno a sé, una risposta positiva. Anzi a volte, proprio perché la sua bellezza infastidisce quelli che non lo accolgono, chi lo compie finisce coll'incontrare dure opposizioni, fino a subito prepotenze e soprusi". Sottolinea, inoltre, che “agire nella verità costa, perché nel mondo c'è chi sceglie la menzogna, e perché il diavolo, approfittandone, spesso cerca di ostacolare l'agire dei buoni”.

Ma non bisogna smarrirsi perché "Gesù ci invita, con il suo aiuto, a non arrenderci ea non omologarci a questa mentalità, ma a continuare ad agire per il bene nostro e di tutti, anche di chi ci fa soffrire. Ci invita a non rispondere alla prepotenza con la vendetta, ma a rimanere fedeli alla verità nella carità". Rocrda, in merito, la testimonianza dei martiri cristiani che “anche noi, in circostanze e con modalità diverse, possiamo imitarli”. Prende un esempio dalla vita di tutti i giorni: “Pensiamo, ad esempio, al prezzo che deve pagare un buon genitore, se vuole educare bene i suoi figli, secondo principi sani: prima o poi dovrà saper dire qualche “no”, fare qualche correzione, e questo gli costerà sofferenza”. Dopo, ricorda la testimonianza che danno gli insegnanti: loro, hanno desiderio di “formare correttamente i suoi alunni”. E continua ancora con gli esempi: cita i professionisti, i religiosi, i politici. Cita sant'Ignazio di Antiochia che, mentre era in viaggio verso Roma, il luogo dove avrebbe subito il martirio, scriveva ai cristiani di questa città: “Non voglio che voi siate accetti agli uomini, ma a Dio”. Cita, poi, un'altra frase: “È bello per me morire in Gesù Cristo più che regnare sino ai confini della terra”.

Infine, una preghiera alla Vergine Maria, “Regina dei Martiri”, questo il titolo che papa Leone XIV ricorda alla folla di fedeli. Una preghiera alla Vergine, affinché possa “aiutarci ad essere, in ogni circostanza, testimoni fedeli e coraggiosi del suo Figlio, e di sostenere i fratelli e le sorelle che oggi soffrono per la fede”.

Finita la recita della preghiera dell'Angelus, papa Leone ha voluto esprimere la sua vicinanza "alle popolazioni del Pakistan, dell'India e del Nepal, colpite da violente alluvioni. Prego per le vittime ei loro familiari e per quanto malati a causa di questa calamità". Poi, il pensiero - sempre presente - alla pace: "Preghiamo perché vadano al buon fine gli sforzi per far cessare le guerre e promuovere la pace. Affinché nelle trattative si imponga sempre al primo posto il bene comune dei popoli". Infine, un ricordo alle “iniziative di animazione culturale e di evangelizzazione organizzate spesso nei luoghi di vacanza”: cita, ad esempio, la missione giovanile che si è svolta in questi giorni a Riccione. Saluta cordialmente il gruppo di Aido e dei donatori di sangue Avis, e poi ancora i giovani di Casarano e le religiose francescane di Sant'Antonio. Ricorda i pellegrini al santuario mariano di Piekary.

Papa Leone XIV, in ultimo, saluta i pellegrini convenuti a Castel Gandolfo, andando incontro a loro nella piazza. Grande entusiasmo: strette di mano, sorrisi, benedizioni ai bambini. E' grande festa a Castel Gandolfo
(Fonte: ACI Stampa, articolo di Antonio Tarallo 17/08/2025)

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PAPA LEONE XIV

ANGELUS

Piazza della Libertà (Castel Gandolfo)
Domenica, 17 agosto 2025


Cari fratelli e sorelle, buona domenica!

Oggi il Vangelo ci presenta un testo impegnativo (cfr Lc 12,49-53), in cui Gesù, con immagini forti e grande franchezza, dice ai discepoli che la sua missione, e anche quella di chi lo segue, non è tutta “rose e fiori”, ma è “segno di contraddizione” (cfr Lc 2,34).

Così dicendo, il Signore anticipa ciò che dovrà affrontare quando a Gerusalemme sarà osteggiato, arrestato, insultato, percosso, crocifisso; quando il suo messaggio, pur parlando d’amore e di giustizia, sarà rifiutato; quando i capi del popolo reagiranno con ferocia alla sua predicazione. Del resto, tante delle comunità a cui l’evangelista Luca si rivolgeva con i suoi scritti, vivevano la stessa esperienza. Erano, come ci dicono gli Atti degli Apostoli, comunità pacifiche che, pur con i loro limiti, cercavano di vivere al meglio il messaggio di carità del Maestro (cfr At 4,32-33). Eppure subivano persecuzioni.

Tutto questo ci ricorda che non sempre il bene trova, attorno a sé, una risposta positiva. Anzi a volte, proprio perché la sua bellezza infastidisce quelli che non lo accolgono, chi lo compie finisce coll’incontrare dure opposizioni, fino a subire prepotenze e soprusi. Agire nella verità costa, perché nel mondo c’è chi sceglie la menzogna, e perché il diavolo, approfittandone, spesso cerca di ostacolare l’agire dei buoni.

Gesù, però, ci invita, con il suo aiuto, a non arrenderci e a non omologarci a questa mentalità, ma a continuare ad agire per il bene nostro e di tutti, anche di chi ci fa soffrire. Ci invita a non rispondere alla prepotenza con la vendetta, ma a rimanere fedeli alla verità nella carità. I martiri ne danno testimonianza spargendo il sangue per la fede, ma anche noi, in circostanze e con modalità diverse, possiamo imitarli.

Pensiamo, ad esempio, al prezzo che deve pagare un buon genitore, se vuole educare bene i suoi figli, secondo principi sani: prima o poi dovrà saper dire qualche “no”, fare qualche correzione, e questo gli costerà sofferenza. Lo stesso vale per un insegnante che desideri formare correttamente i suoi alunni, per un professionista, un religioso, un politico, che si propongano di svolgere onestamente la loro missione, e per chiunque si sforzi di esercitare con coerenza, secondo gli insegnamenti del Vangelo, le proprie responsabilità.

Sant’Ignazio di Antiochia, in proposito, mentre era in viaggio verso Roma, dove avrebbe subito il martirio, scriveva ai cristiani di questa città: «Non voglio che voi siate accetti agli uomini, ma a Dio» (Lettera ai Romani, 2,1), e aggiungeva: «È bello per me morire in Gesù Cristo più che regnare sino ai confini della terra» (ibid., 6,1).

Fratelli e sorelle, chiediamo insieme a Maria, Regina dei Martiri, di aiutarci ad essere, in ogni circostanza, testimoni fedeli e coraggiosi del suo Figlio, e di sostenere i fratelli e le sorelle che oggi soffrono per la fede.

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Dopo l'Angelus

Cari fratelli e sorelle,

sono vicino alle popolazioni del Pakistan, dell’India e del Nepal colpite da violente alluvioni. Prego per le vittime e i loro familiari e per quanti soffrono a causa di questa calamità.

Preghiamo perché vadano a buon fine gli sforzi per far cessare le guerre e promuovere la pace; affinché, nelle trattative, si ponga sempre al primo posto il bene comune dei popoli.

In questo tempo estivo ricevo notizie di tante e svariate iniziative di animazione culturale e di evangelizzazione, organizzate spesso nei luoghi di vacanza. È bello vedere come la passione per il Vangelo stimola la creatività e l’impegno di gruppi e associazioni di ogni età. Penso, ad esempio, alla missione giovanile che si è svolta in questi giorni a Riccione. Ringrazio i promotori e quanti in diversi modi partecipano a tali eventi.

Saluto con affetto tutti voi presenti oggi qui a Castel Gandolfo.

In particolare, sono lieto di accogliere il gruppo AIDO di Coccaglio, che celebra 50 anni di impegno per la vita, i donatori di sangue AVIS venuti in bicicletta da Gavardo (Brescia), i giovani di Casarano e le religiose francescane di Sant’Antonio.

Benedico inoltre il grande pellegrinaggio al Santuario mariano di Piekary, in Polonia.

Auguro a tutti una buona domenica!

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sabato 16 agosto 2025

Come Gesù ha detto “sì”, così Maria ha detto “sì”, ha creduto alla parola del Signore. E tutta la sua vita è stata un pellegrinaggio di speranza che l’ha fatta giungere nell’abbraccio di Dio... alziamo lo sguardo, guardiamo a lei, la nostra Madre, e ritroveremo la speranza che non delude. - Leone XIV - Angelus 15.08.2025 (Testo e video)

SOLENNITÀ DELL'ASSUNZIONE DELLA BEATA VERGINE MARIA

Piazza della Libertà (Castel Gandolfo)
Domenica, 15 agosto 2025

Dopo aver celebrato la Messa nella Parrocchia Pontificia di San Tommaso da Villanova, il Papa ha recitato l’Angelus davanti al Palazzo Apostolico di Castel Gandolfo.



LEONE XIV
ANGELUS


Cari fratelli e sorelle, buona festa!

I Padri del Concilio Vaticano II ci hanno lasciato un testo stupendo sulla Vergine Maria, che mi piace rileggere con voi oggi, mentre celebriamo la solennità della sua Assunzione alla gloria del cielo. Al termine del documento sulla Chiesa, il Concilio dice così: «La madre di Gesù, come in cielo, in cui è già glorificata nel corpo e nell’anima, costituisce l’immagine e l’inizio della Chiesa che dovrà avere il suo compimento nell’età futura, così sulla terra brilla ora innanzi al peregrinante popolo di Dio quale segno di sicura speranza e di consolazione, fino a quando non verrà il giorno del Signore (cfr 2Pt 3,10)» (Lumen gentium, 68).

Maria, che Cristo risorto ha portato con sé nella gloria in corpo e anima, risplende come icona di speranza per i suoi figli pellegrini nella storia.

Come non pensare ai versi di Dante, nell’ultimo canto del Paradiso? Nella preghiera messa in bocca a San Bernardo, che inizia «Vergine madre, figlia del tuo figlio» (XXXIII, 1), il poeta loda Maria perché quaggiù, tra noi mortali, è «di speranza fontana vivace» (ibid., 12), cioè sorgente viva, zampillante di speranza.

Sorelle e fratelli, questa verità della nostra fede è perfettamente intonata al tema del Giubileo che stiamo vivendo: “Pellegrini di speranza”. Il pellegrino ha bisogno della meta che orienti il suo viaggio: una meta bella, attraente, che guidi i suoi passi e lo rianimi quando è stanco, che ravvivi sempre nel suo cuore il desiderio e la speranza. Nel cammino dell’esistenza questa meta è Dio, Amore infinito ed eterno, pienezza di vita, di pace, di gioia, di ogni bene. Il cuore umano è attratto da tale bellezza e non è felice finché non la trova; e in effetti rischia di non trovarla se si perde in mezzo alla “selva oscura” del male e del peccato.

Ma ecco la grazia: Dio ci è venuto incontro, ha assunto la nostra carne, fatta di terra, e l’ha portata con Sé, simbolicamente diciamo “in cielo”, cioè in Dio. È il mistero di Gesù Cristo, incarnato, morto e risorto per la nostra salvezza; e, inseparabile da Lui, è anche il mistero di Maria, la donna da cui il Figlio di Dio ha preso carne, e della Chiesa, corpo mistico di Cristo. Si tratta di un unico mistero d’amore, e dunque di libertà. Come Gesù ha detto “sì”, così Maria ha detto “sì”, ha creduto alla parola del Signore. E tutta la sua vita è stata un pellegrinaggio di speranza insieme al Figlio di Dio e suo, un pellegrinaggio che, attraverso la Croce e la Risurrezione, l’ha fatta giungere in patria, nell’abbraccio di Dio.

Per questo, mentre siamo in cammino, come singoli, come famiglia, in comunità, specialmente quando vengono le nubi e la strada si fa incerta e difficile, alziamo lo sguardo, guardiamo a lei, la nostra Madre, e ritroveremo la speranza che non delude (cfr Rm 5,5).

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Dopo l'Angelus

Cari fratelli e sorelle,

oggi vogliamo affidare all’intercessione della Vergine Maria, assunta in cielo, la nostra preghiera per la pace. Ella, come Madre, soffre per i mali che affliggono i suoi figli, specialmente i piccoli e i deboli. Tante volte nei secoli lo ha confermato con messaggi e apparizioni.

Nel proclamare il dogma dell’Assunzione, mentre ancora era bruciante la tragica esperienza della seconda guerra mondiale, Pio XII scriveva: «Vi è da sperare che tutti coloro che mediteranno i gloriosi esempi di Maria abbiano a persuadersi sempre meglio del valore della vita umana», e auspicava che mai più si facesse «scempio di vite umane, suscitando guerre» (Cost. ap. Munificentissimus Deus).

Quanto sono attuali queste parole! Ancora oggi purtroppo ci sentiamo impotenti di fronte al dilagare nel mondo di una violenza sempre più sorda e insensibile ad ogni moto di umanità. Eppure non dobbiamo smettere di sperare: Dio è più grande del peccato degli uomini. Non dobbiamo rassegnarci al prevalere della logica del conflitto e delle armi. Con Maria crediamo che il Signore continua a soccorrere i suoi figli, ricordandosi della sua misericordia. Solo in essa è possibile ritrovare la via della pace.

E ora rivolgo il mio saluto a voi, pellegrini dall’Italia e da vari Paesi.

Saluto la comunità di evangelizzazione universitaria proveniente dall’Honduras; le famiglie del Movimento dell’Amore Familiare, che hanno concluso i loro Esercizi spirituali; il gruppo di sposi e fidanzati “Santa Rita”.

Auguri e buona festa a tutti!

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lunedì 11 agosto 2025

Papa Leone XIV: la vita non è un oggetto di consumo ma dono per il bene degli altri (Testo e video)

La vita non è un oggetto di consumo 
ma dono per il bene degli altri
Papa Leone XIV

Angelus
Piazza San Pietro
Domenica, 10 agosto 2025


Cari fratelli e sorelle, buona domenica!

Oggi nel Vangelo Gesù ci invita a riflettere su come investire il tesoro della nostra vita (cfr Lc 12,32-48). Dice: «Vendete ciò che possedete e datelo in elemosina» (v. 33).

Ci esorta, cioè, a non tenere per noi i doni che Dio ci ha fatto, ma a impiegarli con generosità per il bene degli altri, specialmente di chi ha più bisogno del nostro aiuto. Si tratta non solo di condividere le cose materiali di cui disponiamo, ma di mettere in gioco le nostre capacità, il nostro tempo, il nostro affetto, la nostra presenza, la nostra empatia. Insomma, tutto ciò che fa di ciascuno di noi, nei disegni di Dio, un bene unico, senza prezzo, un capitale vivo, pulsante, che per crescere chiede di essere coltivato e investito, altrimenti si inaridisce e si svaluta. Oppure finisce perduto, in balìa di chi, come un ladro, se ne appropria per farne semplicemente un oggetto di consumo.

Il dono di Dio che siamo non è fatto per esaurirsi così. Ha bisogno di spazio, di libertà, di relazione, per realizzarsi ed esprimersi: ha bisogno dell’amore, che solo trasforma e nobilita ogni aspetto della nostra esistenza, rendendoci sempre più simili a Dio. Non a caso Gesù pronuncia queste parole mentre è in cammino verso Gerusalemme, dove sulla croce offrirà sé stesso per la nostra salvezza.

Le opere di misericordia sono la banca più sicura e redditizia dove affidare il tesoro della nostra esistenza, perché lì, come ci insegna il Vangelo, con “due spiccioli” anche una povera vedova diventa la persona più ricca del mondo (cfr Mc 12,41-44).

Sant’Agostino, in proposito, dice: «Uno sarebbe già contento se da una libbra di bronzo ne ricavasse una d’argento, o da una d’argento una d’oro; ma da quello che si dà si riceve qualcosa di realmente diverso, non oro o argento, ma la vita eterna» (Sermo 390, 2). E spiega perché: «Sarà mutata la cosa data perché sarà mutato colui che dà» (ibid).

E per capire cosa vuol dire, possiamo pensare a una mamma che stringe a sé i suoi bambini: non è la persona più bella e più ricca del mondo? Oppure a due fidanzati, quando sono insieme: non si sentono un re e una regina? E potremmo fare tanti altri esempi.

Perciò, in famiglia, in parrocchia, a scuola e nei luoghi di lavoro, ovunque siamo, cerchiamo di non perdere nessuna occasione per amare. Questa è la vigilanza che ci chiede Gesù: abituarci ad essere attenti, pronti, sensibili gli uni verso gli altri come Lui lo è con noi in ogni istante.

Sorelle e fratelli, affidiamo a Maria questo desiderio e questo impegno: ci aiuti Lei, la Stella del mattino, ad essere, in un mondo segnato da tante divisioni, “sentinelle” di misericordia e di pace, come ci ha insegnato San Giovanni Paolo II (cfr Veglia di Preghiera per la XV Giornata Mondiale della Gioventù, 19 agosto 2000) e come ci hanno mostrato in modo così bello i giovani venuti a Roma per il Giubileo.

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Dopo l'Angelus:

Cari fratelli e sorelle,

continuiamo a pregare perché si ponga fine alle guerre. L’80° anniversario dei bombardamenti di Hiroshima e Nagasaki ha risvegliato in tutto il mondo il doveroso rifiuto della guerra come via per la risoluzione dei conflitti. Quanti prendono le decisioni tengano sempre presenti le loro responsabilità per le conseguenze delle loro scelte sulle popolazioni. Non ignorino le necessità dei più deboli e il desiderio universale di pace.

In questo senso, mi congratulo con l’Armenia e l’Azerbaigian, che hanno raggiunto la firma della Dichiarazione congiunta di pace. Auspico che questo evento possa contribuire a una pace stabile e duratura nel Caucaso meridionale.

Invece la situazione della popolazione di Haiti è sempre più disperata. Si susseguono notizie di omicidi, violenze di ogni genere, tratta di esseri umani, esili forzati e sequestri. Rivolgo un accorato appello a tutti i responsabili affinché gli ostaggi siano liberati immediatamente, e chiedo il sostegno concreto della comunità internazionale per creare le condizioni sociali e istituzionali che permettano agli haitiani di vivere in pace.

Saluto tutti voi, fedeli di Roma e pellegrini di vari Paesi, in particolare quelli di Woodstock, Georgia, negli Stati Uniti, e quelli della diocesi di Down and Connor in Irlanda.

Saluto i membri di Operazione Mato Grosso, da diverse città italiane; e i gruppi parrocchiali di Stezzano, Medole e Villastellone.

Grazie a tutti voi per la vostra presenza e la vostra preghiera. Buona domenica!


GUARDA IL VIDEO
Angelus integrale


domenica 27 luglio 2025

Non si può pregare Dio come "Padre" e poi essere duri e insensibili nei confronti degli altri. - Leone XIV - Angelus del 27.07.2025 (Testo e video)

PAPA LEONE XIV

ANGELUS

Piazza San Pietro
Domenica, 27 luglio 2025



Cari fratelli e sorelle, buona domenica!

Oggi il Vangelo ci presenta Gesù che insegna ai suoi discepoli il Padre nostro (cfr Lc 11,1-13): la preghiera che unisce tutti i cristiani. In essa il Signore ci invita a rivolgerci a Dio chiamandolo "abbà", "papà", come bambini, con «semplicità […], fiducia filiale, […] audacia, certezza di essere amati» (Catechismo della Chiesa Cattolica, 2778).

Con un'espressione molto bella, il Catechismo della Chiesa Cattolica dice in proposito che «attraverso la Preghiera del Signore, noi siamo rivelati a noi stessi, mentre ci viene rivelato il Padre» (ibid., 2783). Ed è vero: più preghiamo con fiducia il Padre dei Cieli, più ci scopriamo figli amati e più conosciamo la grandezza del suo amore (cfr Rm 8,14-17).

Il Vangelo odierno, poi, descrive i tratti della paternità di Dio attraverso alcune immagini suggestive: quella di un uomo che si alza, nel cuore della notte, per aiutare un amico ad accogliere un visitatore inaspettato; oppure quella di un genitore che si preoccupa di dare cose buone ai suoi figli.

Esse ci ricordano che Dio non ci volta mai le spalle quando ci rivolgiamo a Lui, nemmeno se arriviamo tardi a bussare alla sua porta, magari dopo errori, occasioni mancate, fallimenti, nemmeno se, per accoglierci, deve "svegliare" i suoi figli che dormono in casa (cfr Lc 11,7). Anzi, nella grande famiglia della Chiesa, il Padre non esita a renderci tutti partecipi di ogni suo gesto d'amore. Il Signore ci ascolta sempre quando lo preghiamo, e se a volte ci risponde con tempi e in modi difficili da capire, è perché agisce con una sapienza e con una provvidenza più grandi, che vanno al di là della nostra comprensione. Perciò anche in questi momenti, non smettiamo di pregare e pregare con fiducia: in Lui troveremo sempre luce e forza.

Recitando il Padre nostro, però, oltre a celebrare la grazia della figliolanza divina, noi esprimiamo anche l'impegno a corrispondere a tale dono, amandoci come fratelli in Cristo. Uno dei Padri della Chiesa, riflettendo su questo, scrive: «Bisogna che, quando chiamiamo Dio "Padre nostro", ci ricordiamo del dovere di comportarci come figli» (S. Cipriano di Cartagine, De dominica Oratione, 11), e un altro aggiunge: «Non potete chiamare vostro Padre il Dio di ogni bontà, se conservate un cuore crudele e disumano; in tal caso, infatti, non avete più in voi l'impronta della bontà del Padre celeste» (S. Giovanni Crisostomo, De angusta porta et in Orationem dominicam, 3). Non si può pregare Dio come "Padre" e poi essere duri e insensibili nei confronti degli altri. Piuttosto è importante lasciarsi trasformare dalla sua bontà, dalla sua pazienza, dalla sua misericordia, per riflettere come in uno specchio il suo volto nel nostro.

Cari fratelli e sorelle, la liturgia oggi ci invita, nella preghiera e nella carità, a sentirci amati e ad amare come Dio ci ama: con disponibilità, discrezione, premura vicendevole, senza calcoli. Chiediamo a Maria di saper rispondere all'appello, per manifestare la dolcezza del volto del Padre.

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Dopo l'Angelus

Cari fratelli e sorelle!

Oggi si celebra la V Giornata Mondiale dei Nonni e degli Anziani che ha come tema: «Beato chi non ha perduto la speranza». Guardiamo ai nonni e agli anziani come testimoni di speranza, capaci di illuminare il cammino delle nuove generazioni. Non lasciamoli soli, ma stringiamo con loro un’alleanza di amore e di preghiera.

Il mio cuore è vicino a tutti coloro che soffrono a causa dei conflitti e della violenza nel mondo. In particolare, prego per le persone coinvolte negli scontri al confine tra Thailandia e Cambogia, specialmente per i bambini e le famiglie sfollate. Possa il Principe della pace ispirare tutti a cercare il dialogo e la riconciliazione.

Prego per le vittime delle violenze nel sud della Siria.

Seguo con molta preoccupazione la gravissima situazione umanitaria a Gaza, dove la popolazione civile è schiacciata dalla fame e continua ad essere esposta a violenze e morte. Rinnovo il mio accorato appello al cessate il fuoco, alla liberazione degli ostaggi e al rispetto integrale del diritto umanitario.

Ogni persona umana ha un'intrinseca dignità conferitale da Dio stesso: esorto le parti in tutti i conflitti a riconoscerla e a fermare ogni azione contraria ad essa. Esorto a negoziare un futuro di pace per tutti i popoli e a rigettare quanto possa pregiudicarlo.

Affido a Maria, Regina della pace, le vittime innocenti dei conflitti e i governanti che hanno il potere di porvi fine.

Saluto Radio Vaticana/Vatican News che, per essere più vicina ai fedeli e pellegrini durante il Giubileo, ha inaugurato una piccola postazione sotto il colonnato del Bernini insieme all'Osservatore Romano. Grazie per il servizio in tante lingue, che porta la voce del Papa nel mondo. E grazie a tutti i giornalisti che contribuiscono ad una comunicazione di pace e di verità.

Saluto tutti voi, provenienti dall’Italia e da tante parti del mondo, in particolare i nonni e le nonne di San Cataldo, i giovani frati cappuccini d’Europa, i ragazzi della Cresima dell’Unità pastorale Grantorto-Carturo, i giovani di Montecarlo di Lucca e gli Scout di Licata.

Saluto con particolare affetto i giovani di diversi Paesi, convenuti a Roma per il «Giubileo dei Giovani». Auspico che esso sia per ciascuno un’occasione per incontrare Cristo ed essere da Lui rinsaldati nella fede e nell’impegno di seguirlo con coerenza.

I greet the faithful from Kearny (New Jersey), the Catholic Music Award group and the EWTN Summer Academy. I also greet with particular affection the young people from various countries who have gathered in Rome for the Jubilee of Youth, which begins tomorrow. I hope that this will be an opportunity for each of you to encounter Christ, and to be strengthened by him in your faith and in your commitment to following Christ with integrity of life.

Saludo con especial afecto a los jóvenes provenientes de diferentes países, reunidos en Roma para el “Jubileo de los Jóvenes”. Espero que sea para cada uno ocasión para encontrar a Cristo y ser fortalecidos por Él en la fe y en el compromiso de seguirlo con coherencia.

Stasera si svolgerà la processione della Madonna “fiumarola” sul Tevere: possano i partecipanti a questa bella tradizione mariana imparare dalla Madre di Gesù a praticare il Vangelo nella vita quotidiana! A tutti auguro una buona domenica!



lunedì 21 luglio 2025

Papa Leone XIV: Si fermi subito la barbarie della guerra, risoluzione pacifica per il Medio Oriente

Papa Leone XIV:
Si fermi subito la barbarie della guerra,
risoluzione pacifica per il Medio Oriente


ANGELUS

Piazza della Libertà (Castel Gandolfo)
Domenica, 20 luglio 2025

20.07.2025 - Al termine della preghiera dell’Angelus, Leone XIV ha lanciato un forte appello per la pace, esprimendo il suo dolore per le vittime dell’attacco israeliano contro la parrocchia della Sacra Famiglia a Gaza. Ai cristiani dell'area mediorientale ha espresso la sua vicinanza: “Siete nel cuore del Papa e di tutta la Chiesa”


Cari fratelli e sorelle, buona domenica!

L’ospitalità di Abramo e di sua moglie Sara e poi delle sorelle Marta e Maria, amiche di Gesù, è portata oggi alla nostra attenzione dalla Liturgia (cfr Gen 18,1-10; Lc 10,38-42). Ogni volta che accogliamo l’invito alla Cena del Signore e partecipiamo alla mensa eucaristica, è Dio stesso che “passa a servirci” (cfr Lc 12,37). Eppure, il nostro Dio ha prima saputo farsi ospite, e anche oggi sta alla nostra porta e bussa (cfr Ap 3,20). È suggestivo che nella lingua italiana l’ospite è sia chi ospita, sia chi viene ospitato. Così, in questa domenica estiva possiamo contemplare il gioco di accoglienza reciproca, fuori dal quale la nostra vita impoverisce.

Ci vuole umiltà sia a ospitare sia a farsi ospitare. Occorrono delicatezza, attenzione, apertura. Nel Vangelo, Marta rischia di non entrare fino in fondo nella gioia di questo scambio. È tanto presa da ciò che le tocca fare per accogliere Gesù, che rischia di rovinare un momento indimenticabile di incontro. Marta è una persona generosa, ma Dio la chiama a qualcosa di più bello della stessa generosità. La chiama a uscire da sé.

Sorelle e fratelli carissimi, solo questo fa fiorire la nostra vita: aprirci a qualcosa che ci distoglie da noi stessi e nello stesso tempo ci riempie. Nel momento in cui Marta si lamenta perché la sorella l’ha lasciata sola a servire (cfr v. 40), Maria ha come perso il senso del tempo, conquistata dalla parola di Gesù. Non è meno concreta di sua sorella e neanche meno generosa. Ha però colto l’occasione. Per questo Gesù riprende Marta: perché è rimasta esterna a un’intimità che anche a lei darebbe molta gioia (cfr vv. 41-42).

Il tempo estivo può aiutarci a “rallentare” e a diventare più simili a Maria che a Marta. A volte non ci concediamo la parte migliore. Bisogna che viviamo un po’ di riposo, col desiderio di imparare di più l’arte dell’ospitalità. L’industria delle vacanze vuole venderci ogni genere di esperienza, ma forse non quello che cerchiamo. È gratuito, infatti, e non si può comprare ogni vero incontro: sia quello con Dio, sia quello con gli altri, sia quello con la natura. Occorre solo farsi ospiti: fare posto e anche chiederlo; accogliere e farsi accogliere. Abbiamo tanto da ricevere e non solo da dare. Abramo e Sara, seppure anziani, si scoprirono fecondi quando accolsero con tranquillità il Signore stesso in tre viandanti. 
Anche per noi c’è tanta vita da accogliere ancora.

Preghiamo Maria Santissima, Madre accogliente, che ha ospitato nel proprio grembo il Signore e insieme a Giuseppe gli ha dato casa. In lei brilla la nostra vocazione, la vocazione della Chiesa a rimanere casa aperta a tutti, per continuare ad accogliere il suo Signore, che chiede permesso di entrare.

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Dopo l'Angelus

Cari fratelli e sorelle,

questa mattina ho celebrato l’Eucaristia nella Cattedrale di Albano. È stato un momento significativo di comunione ecclesiale e di incontro con la Comunità diocesana. Ringrazio Sua Eccellenza Mons. Viva che è qui presente e tutti quelli che hanno lavorato per organizzare questa bellissima celebrazione. Auguri a tutta la Comunità diocesana!

Continuano a giungere anche in questi giorni notizie drammatiche dal Medio Oriente, in particolare da Gaza.

Esprimo il mio profondo dolore per l’attacco dell’esercito israeliano contro la Parrocchia cattolica della Sacra Famiglia in Gaza City; come sapete giovedì scorso ha causato la morte di tre cristiani e il grave ferimento di altri. Prego per le vittime, Saad Issa Kostandi Salameh, Foumia Issa Latif Ayyad, Najwa Ibrahim Latif Abu Daoud, e sono particolarmente vicino ai loro familiari e a tutti i parrocchiani. Tale atto, purtroppo, si aggiunge ai continui attacchi militari contro la popolazione civile e i luoghi di culto a Gaza.

Chiedo nuovamente che si fermi subito la barbarie della guerra e che si raggiunga una risoluzione pacifica del conflitto.

Alla comunità internazionale rivolgo l’appello a osservare il diritto umanitario e a rispettare l’obbligo di tutela dei civili, nonché il divieto di punizione collettiva, di uso indiscriminato della forza e di spostamento forzato della popolazione.

Ai nostri amati cristiani mediorientali dico: sono vicino alla vostra sensazione di poter fare poco davanti a questa situazione così drammatica. Siete nel cuore del Papa e di tutta la Chiesa. Grazie per la vostra testimonianza di fede. La Vergine Maria, donna del Levante, aurora del Sole nuovo che è sorto nella storia, vi protegga sempre e accompagni il mondo verso albori di pace.

Saluto tutti voi, fedeli di Castel Gandolfo e tutti i pellegrini qui presenti.

Rivolgo il mio saluto ai giovani partecipanti al pellegrinaggio organizzato dalla Catholic Worldview Fellowship, in visita a Roma dopo alcune settimane di preghiera e di formazione.

Ringrazio il Forum Internazionale di Azione Cattolica per aver promosso la "Maratona di preghiera per i Governanti": dalle ore 10 e fino alle 22 di questa sera l’invito, rivolto a ciascuno di noi, è di fermarci soltanto per un minuto a pregare, chiedendo al Signore di illuminare i nostri Governanti e ispirare in loro progetti di pace.

In queste settimane, alcune famiglie del Movimento dei Focolari si trovano a Loppiano per la “Scuola internazionale di Famiglie Nuove”. Prego perché questa esperienza di spiritualità e fraternità vi renda saldi nella fede e gioiosi nell’accompagnamento spirituale di altre famiglie.

Saluto gli studenti, i docenti e il personale del Catholic Institute of Technology, che ha sede proprio qui a Castel Gandolfo; saluto il Gruppo Scout Agesci Gela 3, impegnato nel pellegrinaggio giubilare che si concluderà dinanzi alla tomba del Beato Carlo Acutis; saluto anche i ragazzi di Castello di Godego, che sono impegnati in una esperienza di servizio con la Caritas di Roma; saluto i fedeli di Palermo e quelli di Sarsina.

Sono presenti anche i membri del Gruppo Folkloristico «‘O Stazzo», come pure la Banda Musicale di Alba de Tormes.

Fra qualche giorno farò rientro in Vaticano, dopo queste due settimane vissute qui a Castel Gandolfo. Desidero ringraziare tutti voi per l’accoglienza e a tutti auguro una buona domenica!

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Angelus integrale

lunedì 14 luglio 2025

Papa Leone XIV: preghiamo per la pace e per chi soffre a causa di guerre e violenze

Papa Leone XIV: 
preghiamo per la pace 
e per chi soffre a causa di guerre e violenze

ANGELUS

Piazza della Libertà (Castel Gandolfo)
Domenica, 13 luglio 2025


Cari fratelli e sorelle, buona domenica!

Il Vangelo di oggi inizia con una bellissima domanda posta a Gesù: «Maestro, che cosa devo fare per ereditare la vita eterna?» (Lc 10,25). Queste parole esprimono un desiderio costante nella nostra vita: il desiderio di salvezza, cioè di un’esistenza libera dal fallimento, dal male e dalla morte.

Ciò che il cuore dell’uomo spera viene descritto come un bene da “ereditare”: non si tratta di conquistarlo con la forza, né di implorarlo come servi, né di ottenerlo per contratto. La vita eterna, che Dio solo può dare, viene trasmessa in eredità all’uomo come dal padre al figlio.

Ecco perché alla nostra domanda Gesù risponde che per ricevere il dono di Dio bisogna accogliere la sua volontà. Come è scritto nella Legge: «Amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore» e «il tuo prossimo come te stesso» (Lc 10,27; cfr Dt 6,5; Lv 19,18). Così facendo, corrispondiamo all’amore del Padre: la volontà di Dio, infatti, è quella legge di vita che Dio per primo pratica verso di noi, amandoci con tutto sé stesso nel Figlio Gesù.

Fratelli e sorelle, guardiamo a Lui! Gesù è la rivelazione del vero amore verso Dio e verso l’uomo: amore che si dona e non possiede, amore che perdona e non pretende, amore che soccorre e non abbandona mai. In Cristo, Dio si è fatto prossimo di ogni uomo e di ogni donna: perciò ciascuno di noi può e deve diventare prossimo di chi incontra lungo il cammino. Sull’esempio di Gesù, Salvatore del mondo, anche noi siamo chiamati a portare consolazione e speranza, specialmente a chi è scoraggiato e deluso.

Per vivere in eterno, dunque, non occorre ingannare la morte, ma servire la vita, cioè prendersi cura dell’esistenza degli altri nel tempo che condividiamo. Questa è la legge suprema, che viene prima di ogni regola sociale e le dà senso.

Chiediamo alla Vergine Maria, Madre di misericordia, di aiutarci ad accogliere nel nostro cuore la volontà di Dio, che è sempre volontà d’amore e di salvezza, per essere ogni giorno operatori di pace.

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Dopo l'Angelus

Cari fratelli e sorelle,

sono contento di trovarmi qui in mezzo a voi, a Castel Gandolfo. Saluto le autorità civili e militari presenti e ringrazio tutti voi per la calorosa accoglienza.

Ieri, a Barcellona, è stato beatificato Licarione May (al secolo Francesco Beniamino), Frate dell’Istituto dei Fratelli Maristi delle Scuole, ucciso nel 1909 in odio alla fede. In circostanze ostili, egli visse con dedizione e coraggio la missione educativa e pastorale. La testimonianza eroica di questo martire sia di stimolo per tutti, in particolare a quanti operano per l’educazione dei giovani.

Rivolgo il mio saluto ai partecipanti al Corso estivo dell’Accademia Liturgica provenienti dalla Polonia; il mio pensiero va anche ai pellegrini polacchi, che oggi stanno partecipando al Pellegrinaggio Annuale al Santuario di Częstochowa.

Termina oggi il pellegrinaggio giubilare della diocesi di Bergamo. Saluto i pellegrini che, assieme al Vescovo, sono giunti a Roma per attraversare la Porta Santa.

Saluto la Comunità Pastorale Beato Agostino da Tarano del Colegio S. Augustin di Chiclayo, in Perù, anch’essa qui a Roma per celebrare il Giubileo. Saluto i pellegrini della Parrocchia di San Pedro Apóstol della diocesi di Alcalá de Henares, che celebrano i 400 anni di fondazione della parrocchia; Le Legionarie di Maria provenienti da Uribia-La Guajira, in Colombia; i membri della Famiglia dell’Amore Misericordioso; il Gruppo Scout Agesci Alcamo 1; e, infine, le monache agostiniane in formazione qui presenti.

Accogliamo con piacere il Coro dei ragazzi dell’Académie Musicale de Liesse, dalla Francia. Grazie per la vostra presenza e per l’impegno che portate avanti nel canto e nella musica.

Sono qui presenti in mezzo a noi 100 Allievi del Corso Carabinieri della Scuola di Velletri, intitolata al Venerabile Salvo D'Acquisto. Saluto il Comandante assieme agli Ufficiali e Sottoufficiali, e vi incoraggio a proseguire il vostro percorso di preparazione al servizio della Patria e della società civile. Grazie! Un forte applauso per quelli che servono!

Nei mesi estivi sono tante le iniziative che si svolgono con i bambini e i ragazzi e vorrei ringraziare gli educatori e animatori che si dedicano a questo servizio. In questo contesto, desidero ricordare l’importante iniziativa del Giffoni Film festival, che raccoglie ragazze e ragazzi da tutto il mondo e quest’anno sarà dedicata al tema “Diventare umani”.

Fratelli e sorelle, non dimentichiamoci di pregare per la pace e per tutti coloro che, a causa della violenza e della guerra, si trovano in uno stato di sofferenza e di bisogno.

A tutti voi auguro una buona domenica!

lunedì 7 luglio 2025

Papa Leone XIV: i popoli desiderano la pace, il dialogo sostituisca la violenza delle armi

I popoli desiderano la pace,
il dialogo sostituisca
la violenza delle armi
Papa Leone XIV

Il Papa, nei saluti dopo la preghiera dell’Angelus, ha rivolto un appello affinché “i governanti” ascoltino il grido di chi è colpito dalla guerra. Le preghiere e le condoglianze per le piccole vittime di Camp Mystic





Cari fratelli e sorelle, buona domenica!

Il Vangelo di oggi (Lc 10,1-12.17-20) ci ricorda l’importanza della missione, a cui tutti siamo chiamati, ciascuno secondo la propria vocazione e nelle situazioni concrete in cui il Signore lo ha posto.

Gesù invia settantadue discepoli (v. 1). Questo numero simbolico indica come la speranza del Vangelo sia destinata a tutti i popoli: proprio questa è la larghezza del cuore di Dio, la sua messe abbondante, cioè l’opera che Egli compie nel mondo perché tutti i suoi figli siano raggiunti dal suo amore e siano salvati.

Allo stesso tempo Gesù dice: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe!» (v. 2).

Da una parte Dio, come un seminatore, con generosità è uscito nel mondo a seminare e ha messo nel cuore dell’uomo e della storia il desiderio dell’infinito, di una vita piena, di una salvezza che lo liberi. E perciò la messe è molta, il Regno di Dio come un seme germoglia nel terreno e le donne e gli uomini di oggi, anche quando sembrano travolti da tante altre cose, attendono una verità più grande, sono alla ricerca di un significato più pieno per la loro vita, desiderano la giustizia, si portano dentro un anelito di vita eterna.

Dall’altra parte, però, sono pochi gli operai che vanno a lavorare nel campo seminato dal Signore e che, prima ancora, sono capaci di riconoscere, con gli occhi di Gesù, il buon grano pronto per la mietitura (cfr Gv 4,35-38). C’è qualcosa di grande che il Signore vuole fare nella nostra vita e nella storia dell’umanità, ma pochi sono quelli che se ne accorgono, che si fermano per accogliere il dono, che lo annunciano e lo portano agli altri.

Cari fratelli e sorelle, la Chiesa e il mondo non hanno bisogno di persone che assolvono i doveri religiosi mostrando la loro fede come un’etichetta esteriore; hanno bisogno invece di operai desiderosi di lavorare il campo della missione, di discepoli innamorati che testimoniano il Regno di Dio ovunque si trovano. Forse non mancano i “cristiani delle occasioni”, che ogni tanto danno spazio a qualche buon sentimento religioso o partecipano a qualche evento; ma pochi sono quelli pronti a lavorare ogni giorno nel campo di Dio, coltivando nel proprio cuore il seme del Vangelo per poi portarlo nella vita quotidiana, in famiglia, nei luoghi di lavoro e di studio, nei vari ambienti sociali e a chi si trova nel bisogno.

Per fare questo non servono troppe idee teoriche su concetti pastorali; serve soprattutto pregare il padrone della messe. Al primo posto, cioè, sta la relazione col Signore, coltivare il dialogo con Lui. Allora Egli ci renderà suoi operai e ci invierà nel campo del mondo come testimoni del suo Regno.

Chiediamo alla Vergine Maria, che ha offerto con generosità il proprio “eccomi” partecipando all’opera della salvezza, di intercedere per noi e accompagnarci nel cammino della sequela del Signore, perché anche noi possiamo diventare operai gioiosi del Regno di Dio.

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Dopo l'Angelus

Cari fratelli e sorelle,

rivolgo con affetto il mio saluto a tutti voi, fedeli di Roma e pellegrini dall’Italia e da vari Paesi. Nel gran caldo di questo periodo il vostro cammino per attraversare le Porte Sante è ancora più coraggioso e ammirevole!

In particolare, saluto le Suore Francescane Missionarie del Sacro Cuore; gli alunni e i genitori della Scuola di Strzyzow e i fedeli di Legnica, in Polonia; il gruppo greco-cattolico dall’Ucraina.

Saluto inoltre i pellegrini da Romano di Lombardia, Melìa (Reggio Calabria), Sassari e la comunità latinoamericana della diocesi di Firenze.

Greetings to the English speaking pilgrims. I would like to express sincere condolences to all the families who have lost loved ones, in particular their daughters, who were at the summer camp, in the disaster caused by flooding of the Guadalupe river in Texas in the United States. We pray for them.

Carissimi, la pace è un desiderio di tutti i popoli, ed è il grido doloroso di quelli straziati dalla guerra. Chiediamo al Signore di toccare i cuori e ispirare le menti dei governanti, affinché alla violenza delle armi sostituiscano la ricerca del dialogo.

Oggi pomeriggio mi recherò a Castel Gandolfo, dove conto di rimanere per un breve periodo di riposo. Auguro a tutti di poter trascorrere un tempo di vacanza per ritemprare il corpo e lo spirito.

A tutti buona domenica!


lunedì 30 giugno 2025

Chi segue Gesù si trova a camminare sulla via delle Beatitudini - Leone XIV - Angelus del 29.06.2025 (Testo e video)

Chi segue Gesù 
si trova a camminare 
sulla via delle Beatitudini
Leone XIV 
Angelus del 29.06.2025 
(Testo e video)



Cari fratelli e sorelle, buona domenica!

Oggi è la grande festa della Chiesa di Roma, generata dalla testimonianza degli Apostoli Pietro e Paolo e fecondata dal loro sangue e da quello di molti altri martiri. Anche ai nostri giorni, in tutto il mondo, vi sono cristiani che il Vangelo rende generosi e audaci persino a prezzo della vita. Esiste così un ecumenismo del sangue, una invisibile e profonda unità fra le Chiese cristiane, che pure non vivono ancora tra loro la comunione piena e visibile. Voglio pertanto confermare in questa festa solenne che il mio servizio episcopale è servizio all’unità e che la Chiesa di Roma è impegnata dal sangue dei Santi Pietro e Paolo a servire la comunione tra tutte le Chiese.

La pietra, da cui Pietro riceve anche il proprio nome, è Cristo. Una pietra scartata dagli uomini e che Dio ha reso pietra angolare (cfr Mt 21,42). Questa Piazza e le Basiliche Papali di San Pietro e di San Paolo ci raccontano come quel rovesciamento continui sempre. Esse si trovano ai margini della città antica, “fuori le mura”, come si dice fino ad oggi. Ciò che a noi appare grande e glorioso è stato prima scartato ed espulso, perché in contrasto con la mentalità mondana. Chi segue Gesù si trova a camminare sulla via delle Beatitudini, dove la povertà di spirito, la mitezza, la misericordia, la fame e la sete di giustizia, l’operare per la pace trovano opposizione e anche persecuzione. Eppure, la gloria di Dio brilla nei suoi amici e lungo il cammino li plasma, di conversione in conversione.

Cari fratelli e sorelle, sulle tombe degli Apostoli, meta millenaria di pellegrinaggio, anche noi scopriamo che possiamo vivere di conversione in conversione. Il Nuovo Testamento non nasconde gli errori, le contraddizioni, i peccati di quelli che veneriamo come i più grandi Apostoli. La loro grandezza, infatti, è stata modellata dal perdono. Il Risorto, più di una volta, è andato a prenderli per rimetterli sul suo cammino. Gesù non chiama mai una volta sola. È per questo che tutti possiamo sempre sperare, come ci ricorda anche il Giubileo.

L’unità nella Chiesa e fra le Chiese, sorelle e fratelli, si nutre di perdono e di reciproca fiducia. A cominciare dalle nostre famiglie e dalle nostre comunità. Se infatti Gesù si fida di noi, anche noi possiamo fidarci gli uni degli altri, nel suo Nome.

Gli Apostoli Pietro e Paolo, insieme con la Vergine Maria, intercedano per noi, affinché in questo mondo lacerato la Chiesa sia casa e scuola di comunione.

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Dopo l'Angelus

Cari fratelli sorelle,

assicuro la mia preghiera per la comunità del Liceo “Barthélémy Boganda” di Bangui, nella Repubblica Centrafricana, in lutto per il tragico incidente che ha provocato numerosi morti e feriti tra gli studenti. Il Signore conforti le famiglie e l’intera comunità!

Rivolgo il mio saluto a tutti voi, oggi in modo speciale ai fedeli di Roma, nella festa dei Santi Patroni! Un pensiero carico di affetto voglio mandarlo ai Parroci e a tutti i sacerdoti che lavorano nelle parrocchie romane, con riconoscenza e incoraggiamento per il loro servizio.

In questa festa si celebra anche la Giornata dell’Obolo di San Pietro, che è un segno di comunione con il Papa e di partecipazione al suo ministero apostolico. Ringrazio di cuore quanti con il loro dono sostengono i miei primi passi come Successore di Pietro.

Benedico quanti partecipano all’evento denominato “Quo Vadis?”, attraverso i luoghi romani delle memorie dei Santi Pietro e Paolo. Ringrazio quanti hanno organizzato con impegno questa iniziativa che aiuta a conoscere e onorare i Santi Patroni di Roma.

Saluto i fedeli di vari Paesi venuti per accompagnare i loro Arcivescovi Metropoliti che oggi hanno ricevuto il Pallio. Saluto i pellegrini dall’Ucraina – prego sempre per il vostro popolo –, dal Messico, dalla Croazia, dalla Polonia, dagli Stati Uniti d’America, dal Venezuela, dal Brasile, il Coro Santi Pietro e Paolo dall’Indonesia, come pure numerosi fedeli Eritrei che vivono in Europa; i gruppi di Martina Franca, Pontedera, San Vendemiano e Corbetta; i ministranti di Santa Giustina in Colle e i giovani di Sommariva del Bosco.

Ringrazio la Pro Loco di Roma Capitale e gli artisti che hanno realizzato l’Infiorata in Via della Conciliazione e Piazza Pio XII. Grazie!

Saluto i Guanelliani Cooperatori del Centro-Sud Italia, l’Associazione di volontariato di Chiari, i ciclisti di Fermo e quelli di Varese, il gruppo sportivo Aniene 80 e i pellegrini di “Connessione Spirituale”.

Sorelle e fratelli, continuiamo a pregare perché dovunque tacciano le armi e si lavori per la pace attraverso il dialogo.

Buona domenica a tutti!


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Angelus integrale

lunedì 23 giugno 2025

Papa Leone XIV: fermare la tragedia della guerra prima che diventi una voragine irreparabile - Angelus 22 giugno 2025 (Testo e video)

Papa Leone XIV: 
fermare la tragedia della guerra
 prima che diventi 
una voragine irreparabile
Angelus 22 giugno 2025

Accorato appello del Papa a fine Angelus, alla luce delle "notizie allarmanti" dal Medio Oriente dopo il bombardamento Usa su tre siti nucleari iraniani e l'immediata risposta missilistica di Teheran contro città israeliane. Il Pontefice avverte dal rischio che cada nell'oblio la sofferenza di Gaza e altri territori: "L'umanità grida e invoca la pace", afferma, chiamando in causa i membri della comunità internazionale e la diplomazia perché "faccia tacere le armi"





Cari fratelli e sorelle, buona domenica!

Oggi, in molti Paesi, si celebra la Solennità del Corpo e del Sangue di Cristo, il Corpus Domini, e il Vangelo racconta il miracolo dei pani e dei pesci (cfr Lc 9,11-17).

Per sfamare le migliaia di persone venute ad ascoltarlo e a chiedere guarigione, Gesù invita gli Apostoli a presentargli il poco che hanno, benedice i pani e i pesci e ordina loro di distribuirli a tutti. Il risultato è sorprendente: non solo ciascuno riceve cibo a sufficienza, ma ne avanza in abbondanza (cfr Lc 9,17).

Il miracolo, al di là del prodigio, è un “segno”, e ci ricorda che i doni di Dio, anche i più piccoli, crescono tanto più quanto più sono condivisi.

Noi però, leggendo tutto questo nel giorno del Corpus Domini, riflettiamo su una realtà ancora più profonda. Sappiamo infatti che, alla radice di ogni condivisione umana ce n’è una più grande, che la precede: quella di Dio nei nostri confronti. Lui, il Creatore, che ci ha dato la vita, per salvarci ha chiesto a una sua creatura di essergli madre, di dargli un corpo fragile, limitato, mortale, come il nostro, affidandosi a lei come un bambino. Ha condiviso così fino in fondo la nostra povertà, scegliendo di servirsi, per riscattarci, proprio del poco che noi potevamo offrirgli (cfr Nicola Cabasilas, La vita in Cristo, IV, 3).

Pensiamo a come è bello, quando facciamo un regalo – magari piccolo, proporzionato alle nostre possibilità – vedere che è apprezzato da chi lo riceve; come siamo contenti quando sentiamo che, pur nella sua semplicità, quel dono ci unisce ancora di più a quelli che amiamo. Ebbene, nell’Eucaristia, tra noi e Dio, avviene proprio questo: il Signore accoglie, santifica e benedice il pane e il vino che noi mettiamo sull’Altare, assieme all’offerta della nostra vita, e li trasforma nel Corpo e nel Sangue di Cristo, Sacrificio d’amore per la salvezza del mondo. Dio si unisce a noi accogliendo con gioia ciò che portiamo e ci invita ad unirci a Lui ricevendo e condividendo con altrettanta gioia il suo dono d’amore. In questo modo – dice S. Agostino – come dai «chicchi di grano, radunati insieme […] si forma un unico pane, così nella concordia della carità si forma un unico corpo di Cristo» (Sermo 229/A, 2).

Carissimi, stasera faremo la Processione Eucaristica. Celebreremo insieme la Santa Messa e poi ci metteremo in cammino, portando il Santissimo Sacramento attraverso le vie della nostra città. Canteremo, pregheremo e infine ci raccoglieremo davanti alla Basilica di Santa Maria Maggiore per implorare la Benedizione del Signore sulle nostre case, sulle nostre famiglie e su tutta l’umanità. 
Sia questa Celebrazione un segno luminoso del nostro impegno ad essere ogni giorno, partendo dall’Altare e dal Tabernacolo, portatori di comunione e di pace gli uni per gli altri, nella condivisione e nella carità.

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Dopo l'Angelus

Cari fratelli e sorelle,

si susseguono notizie allarmanti dal Medio Oriente, soprattutto dall’Iran. In questo scenario drammatico, che include Israele e Palestina, rischia di cadere in oblio la sofferenza quotidiana della popolazione, specialmente a Gaza e negli altri territori, dove l'urgenza di un adeguato sostegno umanitario si fa sempre più pressante.

Oggi più che mai, l’umanità grida e invoca la pace. È un grido che chiede responsabilità e ragione, e non dev’essere soffocato dal fragore delle armi e da parole retoriche che incitano al conflitto. Ogni membro della comunità internazionale ha una responsabilità morale: fermare la tragedia della guerra, prima che essa diventi una voragine irreparabile. Non esistono conflitti “lontani” quando la dignità umana è in gioco.

La guerra non risolve i problemi, anzi li amplifica e produce ferite profonde nella storia dei popoli, che impiegano generazioni per rimarginarsi. Nessuna vittoria armata potrà compensare il dolore delle madri, la paura dei bambini, il futuro rubato.

Che la diplomazia faccia tacere le armi! Che le Nazioni traccino il loro futuro con opere di pace, non con la violenza e conflitti sanguinosi!

Saluto tutti voi, romani e pellegrini! Sono lieto di salutare i Parlamentari e i Sindaci qui presenti in occasione del Giubileo dei Governanti e degli Amministratori.

Saluto i fedeli di Bogotá e Sampués in Colombia; quelli venuti dalla Polonia, tra cui alunni e insegnanti di un Istituto tecnico di Cracovia; la Banda musicale di Strengberg, in Austria; i fedeli di Hannover, in Germania; i cresimandi di Gioia Tauro e i ragazzi di Tempio Pausania.

A tutti auguro una buona domenica, e benedico coloro che oggi partecipano attivamente alla festa del Corpus Domini, anche con il canto, la musica, le infiorate, l’artigianato e, soprattutto, con la preghiera e la processione. Grazie a tutti e buona domenica!


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