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lunedì 16 novembre 2020

IV GIORNATA MONDIALE DEI POVERI «Ognuno di noi è prezioso, ognuno di noi è unico e insostituibile nella storia! Così ci guarda Dio, così ci sente Dio... Se abbiamo dei doni, è per essere noi doni per gli altri... i poveri sono al centro del Vangelo; il Vangelo non si capisce senza i poveri... La più grande povertà da combattere è la nostra povertà d’amore... l’amore che abbiamo donato emergerà come la vera ricchezza... chiediamo la grazia di non essere cristiani a parole, ma nei fatti.» Papa Francesco omelia 15/11/2020 (foto, testo e video)

GIORNATA MONDIALE DEI POVERI

SANTA MESSA

Basilica Vaticana
XXXIII Domenica del Tempo Ordinario, 15 novembre 2020

Papa Francesco è entrato in processione nella Basilica di San Pietro, dove all'Altare della Cattedra ha poi presieduto la messa in occasione della quarta Giornata Mondiale dei Poveri. Alla celebrazione ha partecipato una rappresentanza di persone povere e indigenti, insieme ai volontari che li accompagnano e ad esponenti delle realtà caritative che li assistono quotidianamente. Circa 100 le persone simbolicamente presenti in Basilica in rappresentanza di tutti i poveri del mondo, oltre a volontari e benefattori.



 





OMELIA DEL SANTO PADRE FRANCESCO


La parabola che abbiamo ascoltato ha un inizio, un centro e una fine, che illuminano l’inizio, il centro e la fine della nostra vita.

L’inizio. Tutto comincia da un grande bene: il padrone non tiene per sé le sue ricchezze, ma le dà ai servi; a chi cinque, a chi due, a chi un talento, «secondo la capacità di ciascuno» (Mt 25,15). È stato calcolato che un solo talento corrispondeva al salario di circa vent’anni di lavoro: era un bene sovrabbondante, che allora bastava per tutta la vita. Ecco l’inizio: anche per noi tutto è cominciato con la grazia di Dio – tutto, sempre, incomincia con la grazia, non con le nostre forze – con la grazia di Dio che è Padre e ha messo nelle nostre mani tanto bene, affidando a ciascuno talenti diversi. Siamo portatori di una grande ricchezza, che non dipende da quante cose abbiamo, ma da quello che siamo: dalla vita ricevuta, dal bene che c’è in noi, dalla bellezza insopprimibile di cui Dio ci ha dotati, perché siamo a sua immagine, ognuno di noi è prezioso ai suoi occhi, ognuno di noi è unico e insostituibile nella storia! Così ci guarda Dio, così ci sente Dio.

Quant’è importante ricordare questo: troppe volte, guardando alla nostra vita, vediamo solo quello che ci manca e ci lamentiamo di quello che ci manca. Allora cediamo alla tentazione del “magari!...”: magari avessi quel lavoro, magari avessi quella casa, magari avessi soldi e successo, magari non avessi quel problema, magari avessi persone migliori attorno a me!… Ma l’illusione del “magari” ci impedisce di vedere il bene e ci fa dimenticare i talenti che abbiamo. Sì, tu non hai quello, ma hai questo, e il “magari” fa sì che dimentichiamo questo. Ma Dio ce li ha affidati perché conosce ognuno di noi e sa di cosa siamo capaci; si fida di noi, nonostante le nostre fragilità. Si fida anche di quel servo che nasconderà il talento: Dio spera che, malgrado le sue paure, anche lui utilizzi bene quanto ha ricevuto. Insomma, il Signore ci chiede di impegnare il tempo presente senza nostalgie per il passato, ma nell’attesa operosa del suo ritorno. Quella brutta nostalgia, che è come un umore giallo, un umore nero che avvelena l’anima e la fa guardare sempre indietro, sempre agli altri, ma mai alle proprie mani, alle possibilità di lavoro che il Signore ci ha dato, alle nostre condizioni…, anche alle nostre povertà.

Arriviamo così al centro della parabola: è l’opera dei servi, cioè il servizio. Il servizio è anche la nostra opera, quello che fa fruttare i talenti e dà senso alla vita: non serve infatti per vivere chi non vive per servire. Dobbiamo ripetere questo, ripeterlo tanto: non serve per vivere chi non vive per servire. Dobbiamo meditare questo: non serve per vivere chi non vive per servire. Ma qual è lo stile del servizio? Nel Vangelo i servi bravi sono quelli che rischiano. Non sono cauti e guardinghi, non conservano quel che hanno ricevuto, ma lo impiegano. Perché il bene, se non si investe, si perde; perché la grandezza della nostra vita non dipende da quanto mettiamo da parte, ma da quanto frutto portiamo. Quanta gente passa la vita solo ad accumulare, pensando a stare bene più che a fare del bene. Ma com’è vuota una vita che insegue i bisogni, senza guardare a chi ha bisogno! Se abbiamo dei doni, è per essere noi doni per gli altri. E qui, fratelli e sorelle, ci facciamo la domanda: io seguo i bisogni, soltanto, o sono capace di guardare a chi ha bisogno? A chi è nel bisogno? La mia mano è così [la stende aperta] o così [la ritrae chiusa]?

Va sottolineato che i servi che investono, che rischiano, per quattro volte sono chiamati «fedeli» (vv. 21.23). Per il Vangelo non c’è fedeltà senza rischio. “Ma, padre, essere cristiano significa rischiare?” – “Sì, caro o cara, rischiare. Se tu non rischi, finirai come il terzo [servo]: sotterrando le tue capacità, le tue ricchezze spirituali, materiali, tutto”. Rischiare: non c’è fedeltà senza rischio. Essere fedeli a Dio è spendere la vita, è lasciarsi sconvolgere i piani dal servizio. “Io ho questo piano, ma se servo…”. Lascia che si sconvolga il piano, tu servi. È triste quando un cristiano gioca sulla difensiva, attaccandosi solo all’osservanza delle regole e al rispetto dei comandamenti. Quei cristiani “misurati” che mai fanno un passo fuori dalle regole, mai, perché hanno paura del rischio. E questi, permettetemi l’immagine, questi che si prendono cura così di se stessi da non rischiare mai, questi incominciano nella vita un processo di mummificazione dell’anima, e finiscono mummie. Questo non basta, non basta osservare le regole; la fedeltà a Gesù non è solo non commettere errori, è negativo, questo. Così pensava il servo pigro della parabola: privo di iniziativa e creatività, si nasconde dietro un’inutile paura e seppellisce il talento ricevuto. Il padrone lo definisce addirittura «malvagio» (v. 26). Eppure non ha fatto nulla di male! Già, ma non ha fatto niente di bene. Ha preferito peccare di omissione piuttosto che rischiare di sbagliare. Non è stato fedele a Dio, che ama spendersi; e gli ha recato l’offesa peggiore: restituirgli il dono ricevuto. “Tu mi hai dato questo, io ti do questo”, niente di più. Il Signore ci invita invece a metterci in gioco generosamente, a vincere il timore con il coraggio dell’amore, a superare la passività che diventa complicità. Oggi, in questi tempi di incertezza, in questi tempi di fragilità, non sprechiamo la vita pensando solo a noi stessi, con quell’atteggiamento dell’indifferenza. Non illudiamoci dicendo: «C’è pace e sicurezza!» (1 Ts 5,3). San Paolo ci invita a guardare in faccia la realtà, a non lasciarci contagiare dall’indifferenza.

Come dunque servire secondo i desideri di Dio? Il padrone lo spiega al servo infedele: «Avresti dovuto affidare il mio denaro ai banchieri e così, ritornando, avrei ritirato il mio con l’interesse» (v. 27). Chi sono per noi questi “banchieri”, in grado di procurare un interesse duraturo? Sono i poveri. Non dimenticate: i poveri sono al centro del Vangelo; il Vangelo non si capisce senza i poveri. I poveri sono nella stessa personalità di Gesù, che essendo ricco annientò se stesso, si è fatto povero, si è fatto peccato, la povertà più brutta. I poveri ci garantiscono una rendita eterna e già ora ci permettono di arricchirci nell’amore. Perché la più grande povertà da combattere è la nostra povertà d’amore. La più grande povertà da combattere è la nostra povertà d’amore. Il Libro dei Proverbi loda una donna operosa nell’amore, il cui valore è superiore alle perle; è da imitare questa donna che, dice il testo, «stende la mano al povero» (Pr 31,20): questa è la grande ricchezza di questa donna. Tendi la mano a chi ha bisogno, anziché pretendere quello che ti manca: così moltiplicherai i talenti che hai ricevuto.

Si avvicina il tempo del Natale, il tempo delle feste. Quante volte, la domanda che si fa tanta gente è: “Cosa posso comprare? Cosa posso avere di più? Devo andare nei negozi a comprare”. Diciamo l’altra parola: “Cosa posso dare agli altri?”. Per essere come Gesù, che ha dato se stesso e nacque proprio in quel presepio.

Arriviamo così al finale della parabola: ci sarà chi avrà in abbondanza e chi avrà sprecato la vita e resterà povero (cfr v. 29). Alla fine della vita, insomma, sarà svelata la realtà: tramonterà la finzione del mondo, secondo cui il successo, il potere e il denaro danno senso all’esistenza, mentre l’amore, quello che abbiamo donato, emergerà come la vera ricchezza. Quelle cose cadranno, invece l’amore emergerà. Un grande Padre della Chiesa scriveva: «Così avviene nella vita: dopo che è sopraggiunta la morte ed è finito lo spettacolo, tutti si tolgono la maschera della ricchezza e della povertà e se ne vanno via da questo mondo. E sono giudicati solamente in base alle loro opere, alcuni realmente ricchi, altri poveri» (S. Giovanni Crisostomo, Discorsi sul povero Lazzaro, II, 3). Se non vogliamo vivere poveramente, chiediamo la grazia di vedere Gesù nei poveri, di servire Gesù nei poveri.

Vorrei ringraziare tanti servi fedeli di Dio, che non fanno parlare di sé, ma vivono così, servendo. Penso, ad esempio, a don Roberto Malgesini. Questo prete non faceva teorie; semplicemente, vedeva Gesù nel povero e il senso della vita nel servire. Asciugava lacrime con mitezza, in nome di Dio che consola. L’inizio della sua giornata era la preghiera, per accogliere il dono di Dio; il centro della giornata la carità, per far fruttare l’amore ricevuto; il finale, una limpida testimonianza del Vangelo. Quest’uomo aveva compreso che doveva tendere la sua mano ai tanti poveri che quotidianamente incontrava, perché in ognuno di loro vedeva Gesù. Fratelli e sorelle, chiediamo la grazia di non essere cristiani a parole, ma nei fatti. Per portare frutto, come desidera Gesù. Così sia.

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Vedi anche i post precedenti:

domenica 4 maggio 2014

Omelia di P. Gregorio Battaglia

Omelia di P. Gregorio Battaglia
III Domenica di Pasqua anno A
04.05.2014


Fraternità Carmelitana
di Pozzo di Pozzo di Gotto


La prima cosa che mi sembra opportuno farvi notare è come la pagina del Vangelo iniziasse ancora con lo stesso tono: "Ed ecco, in quello stesso giorno, il primo della settimana" è come se ancora risentissimo l'annunzio pasquale, è il giorno della Pasqua, è il giorno del Signore... e così sarà ogni domenica, è il primo giorno della settimana ed è anche l'ottavo giorno, il giorno in cui veniamo radunati, raccolti per risentire l'annunzio della Pasqua per poter fare anche noi l'esperienza della resurrezione del Signore, resurrezione che riguarda Lui e riguarda noi perchè il Signore intende coinvolgere anche noi in questo dinamismo di resurrezione; la nostra vita deve essere coinvolta in questo percorso che fa di noi una vita risorta, una vita rinnovata. rassicurata di domenica in domenica...
Il Signore ci conceda di non aver paura dei nostri dubbi, di continuare a camminare perchè Lui ci educherà e ci aiuterà a capire che Lui è con noi, sta camminando con noi e quando meno ce lo aspettiamo ci saranno gesti, intanto c'è il gesto di ogni domenica, quel pane spezzato che ci raccoglie... e poi nella nostra vita di ogni giorno qualcuno...




lunedì 24 dicembre 2012

Omelia di P. Alberto Neglia

Omelia di P. Alberto Neglia
della Fraternità Carmelitana di Pozzo di Gotto (ME)
IV domenica di Avvento / C 23.12.2012

Ormai siamo molto vicini al Natale di Gesù... la liturgia di questa IV domenica di Avvento ci aiuta a comprendere il senso del Natale, che cosa significa fare Natale per noi, non è solo ricordare che è nato Gesù nella grotta di Betlemme tanti anni fa... fare Natale, ci dice la liturgia attraverso i testi che abbiamo ascoltato, è consentire ancora al Verbo di Dio, alla bontà di Dio di farsi carne nella nostra vita, siamo noi che dobbiamo ospitare, accogliere nella nostra vita ancora una volta lo Spirito di Dio che bussa e che ci chiede di essere ospitato, accolto in modo che in ognuno di noi possa nascere e crescere il Figlio di Dio. Questa è la nostra vocazione di essere figli di Dio...

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lunedì 17 dicembre 2012

Omelia di P. Gregorio Battaglia

Omelia di P. Gregorio Battaglia
della Fraternità Carmelitana di Pozzo di Gotto (ME)
III domenica Avvento anno C - 16.12.2012

... Si può comandare la gioia? Per il Signore sì, ce la sta comandando... ma si può gioire quando tutto va male? per il Signore sì, e il motivo è legato ad una cosa per Lui semplice: perché Lui è in mezzo a noi, il motivo della gioia è perché comunque Lui è con noi, è addirittura coinvolto nella nostra vicenda. C'è una crisi, le cose non vanno bene, la nostra città mostra pezzi di disumanità nella nostra realtà, eppure è dentro questa realtà che ci viene detto gioisci, il Signore è con te... Nel Vangelo è Giovanni il Battista che dice: ma non vi rendete conto che il Signore sta venendo? anzi è venuto è in mezzo a noi e dobbiamo imparare ad accoglierlo questo Signore. 
Come si accoglie il Signore? Come ci si rende conto che Lui è in mezzo a noi?... 

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lunedì 10 dicembre 2012

Omelia di P. Aurelio Antista

Omelia di P. Aurelio Antista
della Fraternità Carmelitana di Pozzo di Gotto (ME)
 II domenica di Avvento anno C - 9.12.2012

La Parola di Dio in questa seconda domenica di Avvento ci presenta la figura di un uomo, di un profeta che caratterizza con la sua presenza, la sua predicazione questo tempo di Avvento: questo profeta è Giovanni il Battista. Un uomo che si è lasciato abitare, afferrare dalla Parola di Dio; su di lui la Parola si è fatta presenza viva e col suo stile di vita e con il suo insegnamento propone a tutti noi gli atteggiamenti, le scelte propizie necessarie per accogliere degnamente il Signore che viene...

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domenica 9 dicembre 2012

Omelia di P. Alberto Neglia

Omelia di P. Alberto Neglia
della Fraternità Carmelitana di Pozzo di Gotto (ME)
Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria 8.12.2012

Celebriamo la festa solenne dell'Immacolata Concezione di Maria, una festa cara a tutti i cristiani, i brani biblici che abbiamo ascoltato ci aiutano a comprendere bene che cos'è questa festa...
Maria, che è creatura umana come noi è stata graziata da Dio... questo vuol dire Immacolata, Dio le ha fatto grazia, Dio l'ha abbracciata, Dio l'ha amata e l'ha liberata fin dal momento del suo concepimento da questa radice di peccato, da questo desiderio di sentirsi superiore agli altri...

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lunedì 3 dicembre 2012

Omelia di P. Alberto Neglia

Omelia di P. Alberto Neglia
della Fraternità Carmelitana di Pozzo di Gotto (ME)
 I domenica di Avvento anno C 2.12.2012

Abbiamo ascoltato la Parola del Signore in questa prima domenica di Avvento che è un periodo liturgico che ci pone in attesa; in attesa immediata del Natale in cui facciamo memoria della nascita di Gesù, però soprattutto il periodo liturgico dell'Avvento ci ricorda che tutta la nostra vita è attesa, non solo di una festività, ma attesa di qualcuno che viene ed è il Signore Gesù che viene non solo a Natale, ma viene ogni giorno e verrà al compimento di questa nostra storia...

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lunedì 26 novembre 2012

Omelia di P. Aurelio Antista

Omelia di P. Aurelio Antista
della Fraternità Carmelitana di Pozzo di Gotto (ME)
 Solennità di Cristo Re dell'Universo - 25.11.2012

Mi sembra che possiamo dire che la solennità odierna di Cristo Gesù Re dell'Universo rappresenti la porta che si apre e faccia entrare uno spiraglio di luce che ci consente di cogliere il senso ultimo, definitivo, il compimento di questa nostra storia umana; una storia così contraddittoria, a volte violenta, ricca di tensioni, eppure una storia salvata, redenta perché una storia amata da Dio...

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lunedì 19 novembre 2012

Omelia di P. Gregorio Battaglia

Omelia di P. Gregorio Battaglia
della Fraternità Carmelitana di Pozzo di Gotto (ME)
XXXIII domenica T.O. anno B - 18.11.2012

... Gesù vuole parlare a noi per educarci a sapere guardare gli avvenimenti, il mondo non soltanto su un piano squisitamente terreno, ma per poterlo contemplare dalla parte di Dio; è Gesù che vuole comunicarci il suo sguardo, come Lui vede la storia umana, gli avvenimenti e allo stesso tempo come educare noi ad avere questo stesso sguardo suo... 
Come vivere dentro questo tempo... come persone di fede? la fede che per noi vuol essere questo appoggiarsi su Dio, questo fare della Parola del Signore, della sua presenza il punto fermo della nostra vita; come permettere che il Signore sia il nostro punto fermo, la nostra roccia su cui la nostra vita può essere edificata, può trovare stabilità? 

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lunedì 12 novembre 2012

Omelia di P. Alberto Neglia

Omelia di P. Alberto Neglia
della Fraternità Carmelitana di Pozzo di Gotto (ME)
 XXXII domenica T.O. anno B 11.11.2012

... La vedova al tempo di Gesù era la creatura completamente indifesa, priva di risorse... eppure sia Gesù che la lettura dell'Antico Testamento mettono in cattedra, ci propongono come modello proprio la vedova, simbolo di una persona indifesa, che non dispone di niente, eppure quel poco che le è rimasto lo mette tutto nel cuore di Dio, lo depone nella provvidenza di Dio...

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venerdì 2 novembre 2012

Omelia di P. Aurelio Antista

Omelia di P. Aurelio Antista
della Fraternità Carmelitana di Pozzo di Gotto (ME)
 Solennità di Ognissanti - 1.11.2012

L'apostolo Giovanni nella prima lettura tratta dal libro dell'Apocalisse ci aiuta a comprendere il senso pregnante della festa che celebriamo oggi...
L'apostolo contempla la storia umana a partire dalla fine, a partire dal suo compimento, e ci rivela qual è questo compimento della storia, ci parla di questa moltitudine di uomini e donne che provengono da ogni tribù, da ogni popolo e che seguono l'Agnello, il Signore Risorto, Gesù, il Vivente e sono rivestiti di vesti candide...

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lunedì 29 ottobre 2012

Omelia di P. Aurelio Antista

Omelia di P. Aurelio Antista
della Fraternità Carmelitana di Pozzo di Gotto (ME)
 XXX domenica del T.O. anno B - 28.10.2012

Da alcune settimane l'evangelista Marco ci sta aiutando, quasi conducendo per mano, accanto, dietro a Gesù, il quale è impegnato in un lungo viaggio che ha per meta Gerusalemme, la città di Dio, la città della pace, la città della fraternità. Gesù si trascina dietro i suoi discepoli e grande folla in questo cammino che è simbolo del cammino della vita... e coinvolge anche noi in questo cammino, ci vuole spronare il Signore a fare delle nostre città una piccola Gerusalemme, un luogo di fraternità, di pace... certo storicamente Gerusalemme è tutt'altro, è ancor oggi luogo di divisione, di lotta, ma conserva sempre questa vocazione che il Signore le ha dato, essere luogo di incontro, luogo in cui incontrandoci come fratelli possiamo fare esperienza di Lui che ci è Padre di tutti...

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lunedì 22 ottobre 2012

Omelia di P. Alberto Neglia

Omelia di P. Alberto Neglia
della Fraternità Carmelitana di Pozzo di Gotto (ME)
 XXIX domenica T.O. anno B 21.10.2012

Ogni qualvolta leggiamo il Vangelo il Signore Gesù ci sorprende sempre e in modo particolare con questo brano evangelico se si tiene conto del contesto in cui Gesù dice queste cose, non solo il contesto in cui Gesù parla, ma anche il contesto in cui i figli di Zebedeo, cioè Giacomo e Giovanni che sono due apostoli, fanno una richiesta a Gesù che fa venire i brividi perché sembra una cosa strana; poco prima Gesù per la terza volta, mentre stanno salendo verso Gerusalemme, dice ai suoi, a quelli che Lui ha chiamato e che da tre anni stanno assieme a Lui, dice: "sto per salire a Gerusalemme e lì mi faranno la qualunque, mi faranno di tutto, mi metteranno a morte"... ed è come se gli apostoli facessero orecchio da mercante, è come se non comprendessero...

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lunedì 15 ottobre 2012

Omelia di P. Gregorio Battaglia

Omelia di P. Gregorio Battaglia
della Fraternità Carmelitana di Pozzo di Gotto (ME)
XXVIII domenica T.O. anno B - 14.10.2012

La prima lettura era presa dal libro della Sapienza e ci riportava un pezzo della preghiera di Salomone. Il re Salomone che si mette in ginocchio davanti al Signore e lo prega, lo implora perché gli venga concessa la sapienza, lo spirito di sapienza...
Questa preghiera di Salomone dovrebbe trovare spazio anche sulle nostre labbra perché abbiamo bisogno che il Signore ci dia davvero la sua sapienza; sapienza come... capacità di gustare le cose, di gustare la vita, gustare le relazioni. E nella pagina del Vangelo di fronte a questo tale, che si mostra molto religioso, si inginocchia davanti a Gesù e gli chiede cosa deve fare per avere la vita eterna e Gesù vuole indicare quella che è la sua sapienza... 

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lunedì 8 ottobre 2012

Omelia di P. Gregorio Battaglia

Omelia di P. Gregorio Battaglia
della Fraternità Carmelitana di Pozzo di Gotto (ME)
XXVII domenica T.O. anno B - 7.10.2012

Per Gesù diventare bambini intanto significa ritrovare la nostra misura, di un'umanità che è piccola, nel senso che abbiamo dei limiti, non solo legati al tempo... prendere coscienza del limite per Gesù diventa la scoperta di essere piccoli... è fondamentale anche imparare in positivo a non avere pretese, non avanzare dei diritti quella voglia di sentirsi grandi, di imporsi sugli altri non ha niente a che fare con quella che dovrebbe essere la cosa più bella, fare l'esperienza della presenza di Dio, del suo regno...
Questa sera tutto partiva da una domanda... "è lecito ad un marito ripudiare la propria moglie?" ... e Gesù fa una cosa molto semplice ci rinvia a quello che è il progetto di Dio all'inizio... cosa c'è a fondamento? "Non è bene che l'uomo sia solo"... la solitudine non s'addice a lui... è logico che Dio pensi così perché ci ha fatto ad immagine e somiglianza sua e noi per fede diciamo che il nostro Dio, quello che ci ha fatto conoscere Gesù, non è un Dio solitario e nemmeno un Dio individualista... è comunione di persone...

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lunedì 24 settembre 2012

Omelia di P. Gregorio Battaglia

Omelia di P. Gregorio Battaglia
della Fraternità Carmelitana di Pozzo di Gotto (ME)
XXV domenica T.O. anno B - 23.9.2012

La pagina del Vangelo di questa XXV domenica del Tempo Ordinario ci presentava Gesù che attraversa la Galilea, ma lo fa quasi concentrando tutta la sua attenzione nel cercare di educare i suoi discepoli; è come se, di fronte ad una storia che mostra tutta la sua pesantezza, l'interesse di Gesù è quello di istruire, di educare, di aprire la mente e il cuore dei discepoli perché la vita si presenta difficile, anzi la storia umana è caratterizzata da un fatto sempre ricorrente, nella storia degli uomini non c'è posto per i giusti...
A che serve la Fede, se a vincere sono sempre i furbi?...

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lunedì 17 settembre 2012

Omelia di P. Aurelio Antista

Omelia di P. Aurelio Antista
della Fraternità Carmelitana di Pozzo di Gotto (ME)
 XXIV domenica del T.O. anno B - 16.9.2012

Abbiamo ascoltato la domanda che Gesù ha posto a Pietro e agli altri suoi discepoli "Voi chi dite che io sia?" e questo è un interrogativo che ci interpella tutti, ci riguarda come comunità, come famiglie, come persone, credenti... "quale accoglienza mi riservi nella tua vita, quale spazio mi dai, cosa conto io per te?" questa domanda in qualche modo ci viene riproposta anche nell'ultimo libro del Nuovo Testamento, il libro dell'Apocalisse in cui Gesù nella condizione di Risorto, il Vivente dice alla sua comunità ai suoi discepoli: "Io sto alla porta e busso, se qualcuno ascolta la mia voce e mi apre la porta io entrerò, cenerò con lui e lui con me"...

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lunedì 10 settembre 2012

Omelia di P. Alberto Neglia

Omelia di P. Alberto Neglia
della Fraternità Carmelitana di Pozzo di Gotto (ME)
 XXIII domenica T.O. anno B 09.09.2012

... Gesù ci porta in disparte, ci invita a fare silenzio, perché solo così possiamo ascoltare Dio ed ascoltare anche il grido dei fratelli e poi ci apre la bocca perché dice "Effatà", una parola aramaica che vuol dire "Apriti", è bellissima, non si tratta solo di aprire la bocca e le orecchie, ma di aprire il cuore... in effetti non ascoltiamo nessuno né Dio né i fratelli, anche in famiglia... non siamo più capaci di fare silenzio e di ascoltare... e Gesù dice "Apriti" cioè apriti all'ascolto di Dio, nel silenzio dobbiamo ascoltare la Parola scritta di Dio che è la Bibbia, ma nel silenzio, facendo silenzio interiore, togliendo tutte le rabbie che a volte abbiamo dentro dobbiamo ascoltare il fratello perché anche lui è Parola di Dio, il fratello, la sorella il vicino, quelli che arrivano con i barconi...

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martedì 4 settembre 2012

Omelia di P. Gregorio Battaglia

Omelia di P. Gregorio Battaglia
della Fraternità Carmelitana di Pozzo di Gotto (ME)
XXII domenica T.O. anno B - 2.9.2012

...Prima di tutto è trasparenza del cuore, nel tuo cuore che c'è?... noi possiamo sederci a mensa e fare tutte queste cose, ma se dentro il nostro cuore c'è rapina, c'è voglia di possesso, c'è imbroglio, c'è inganno, se quel pezzo di pane è frutto di oppressione, di usura, di fregare l'altro noi siamo impuri... il problema non è il piatto, anzi se volete che la vostra esistenza acquisti in trasparenza, in bellezza, sapete cosa dovete fare?... tutto quello che c'è nel piatto datelo e tutto sarà puro; il problema non è lavare il piatto, ma tutto quello che ci metti dentro non deve sapere di rapina anzi, se tutto quello che c'è dentro lo dai, tutto diventa puro e la tua vita acquista un'altra esistenza, un'altra tonalità, un'altra sapienza... 
Come metterci davanti al pane? Gesù in queste domeniche ci ha insegnato non solo i gesti da fare: benedire, spezzare, condividere, ma poi ha detto: "mangiate me, io sono la sapienza, se venite qui ogni domenica è perché volete che la vostra esistenza sia trasformata nella mia, la vostra vita deve diventare trasparenza di me". La purità è questo, avere un cuore puro è poter avere dentro di noi la sua presenza che ormai ci abita, ci anima dal di dentro, la sua parola deve guidare la nostra vita...

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martedì 28 agosto 2012

Omelia di P. Gregorio Battaglia

Omelia di P. Gregorio Battaglia
della Fraternità Carmelitana di Pozzo di Gotto (ME)
XXI domenica T.O. anno B - 26.8.2012

... dovete scegliere: ve la sentite di servire il Signore o volete servire altri dei? ... che significa questo: volete essere liberi, così come Dio vi ha reso liberi?... ve la sentite di vivere da uomini liberi? perché servire Dio significa assumersi la propria libertà e imparare ad essere persone libere, perché Dio ama le persone libere, non vuole degli schiavi... allora la proposta che viene fatta nella prima lettura e nel Vangelo è: te la senti di essere libero, talmente libero da poter fare della tua vita un dono? perché questa è la libertà che ci insegna Gesù...

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