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lunedì 29 giugno 2020

Religiosità popolare - Preghiere in dialetto - Lazio: ER CONSUMO DE LA FEDE (Il consumo della fede) - Il piede consunto di Pietro


La religiosità popolare di tutte le regioni italiane è ricca di preghiere dialettali, espressione di una cultura religiosa tramandata oralmente di generazione in generazione, per lo più dai nonni ai nipotini.
L'era moderna, purtroppo, tende a cancellare questo patrimonio, infatti le suddette preghiere permangono quasi esclusivamente nei ricordi delle persone più anziane. 

Nel periodo di Avvento del 2016 Padre Gregorio Battaglia, della Fraternità Carmelitana di Pozzo di Gotto - ME - (che i nostri lettori sicuramente conoscono attraverso i post da noi pubblicati) ci chiedeva se fosse stato possibile  pubblicare una preghiera in dialetto siciliano ricordata da una persona anziana che stava attraversando un momento molto difficile, questa richiesta ci ha stimolati a promuovere la pubblicazione di questa forma di devozione appartenente al nostro patrimonio culturale estendendo l'invito ai nostri lettori di tutte le regioni italiane.

Ci farebbe molto piacere avere un riscontro positivo da parte dei nostri lettori, che pertanto invitiamo a inviare il loro contributo o con un messaggio privato in Facebook nella pagina "Quelli della Via" o scrivendo una email alla casella di posta di "Tempo Perso": 
tempo-perso@libero.it .
Vi chiediamo cortesemente di indicare, accanto alla versione dialettale, anche quella in lingua italiana e, nel caso ne foste a conoscenza, di corredarla di diversi particolari (ad esempio se veniva recitata in particolari periodi dell'anno o momenti della giornata, o se rivolta a qualche Santo per chiederne l'intercessione, o a qualunque altra informazione riteniate opportuno fornirci). 
Sarà nostra cura selezionare i suggerimenti, verificandone ovviamente i contenuti, e preparare i post ed anche uno Speciale, sempre disponibile, in cui potere rintracciare con facilità tutte le preghiere.


Preghiere in dialetto

 Lazio 
Dialetto romanesco

Abbiamo inserito nella presente raccolta questi versi di Trilussa, pur non essendo una preghiera, perché riteniamo sia espressione di una tradizione popolare tutt'oggi presente nei fedeli che si recano nella basilica di San Pietro.

ER CONSUMO DE LA FEDE


Quer San Pietro de bronzo che se vede
drento San Pietro, co' la chiave in mano,
a furia de baciallo, piano piano
j'hanno magnato più de mezzo piede.

E quella è tutta gente che ce crede:
perché devi pensà ch'ogni cristiano
ch'ariva da vicino o da lontano
lo logra co' li baci de la fede.

Però c'è un sampietrino che m'ha detto
come er consumo pô dipenne pure
che lo vanno a pulì cór fazzoletto.

Ma questo qua nun sposta la questione:
e, a parte quele poche fregature,
è un gran trionfo pe' la religgione.

Trilussa



Il CONSUMO DELLA FEDE

Quel San Pietro di bronzo che si vede
dentro San Pietro, con la chiave in mano,
a furia di baciarlo, piano piano
gli hanno mangiato più di mezzo piede.

E quella è tutta gente che ci crede:
perché devi pensare che ogni cristiano
che arriva da vicino o da lontano
lo logora con i baci della fede.

Però c'è un sanpietrino*  che mi ha spiegato
come il consumo può dipendere anche
dal fatto che lo vanno a pulire con il fazzoletto.

Ma questo non cambia la sostanza:
e, a parte quelle poche fregature,
è un gran trionfo per la religione.

(Nome dato correntemente agli addetti alla manutenzione ordinaria e all'addobbo della basilica di S. Pietro in Roma)

Trilussa è il poeta romano Carlo Alberto Salustri, il quale scelse questo pseudonimo da un anagramma del proprio cognome. È autore di un gran numero di poesie in dialetto romanesco, alcune delle quali in forma di sonetti.

Per saperne di più sulla devozione di toccare e baciare il piede di san Pietro nella basilica romana a Lui dedicata leggi Il piede consunto di Pietro

Segui lo Speciale:


mercoledì 3 giugno 2020

Religiosità popolare - Preghiere in dialetto - Antica preghiera recitata in Sicilia in tempo di epidemie.


La religiosità popolare di tutte le regioni italiane è ricca di preghiere dialettali, espressione di una cultura religiosa tramandata oralmente di generazione in generazione, per lo più dai nonni ai nipotini.
L'era moderna, purtroppo, tende a cancellare questo patrimonio, infatti le suddette preghiere permangono quasi esclusivamente nei ricordi delle persone più anziane. 

Nel periodo di Avvento del 2016 Padre Gregorio Battaglia, della Fraternità Carmelitana di Pozzo di Gotto - ME - (che i nostri lettori sicuramente conoscono attraverso i post da noi pubblicati) ci chiedeva se fosse stato possibile  pubblicare una preghiera in dialetto siciliano ricordata da una persona anziana che stava attraversando un momento molto difficile, questa richiesta ci ha stimolati a promuovere la pubblicazione di questa forma di devozione appartenente al nostro patrimonio culturale estendendo l'invito ai nostri lettori di tutte le regioni italiane.

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Sarà nostra cura selezionare i suggerimenti, verificandone ovviamente i contenuti, e preparare i post ed anche uno Speciale, sempre disponibile, in cui potere rintracciare con facilità tutte le preghiere.


Preghiere in dialetto



 Sicilia 


Antica preghiera recitata dai Siciliani in tempo di epidemie. 

O santissima Matri divina,
ca ri lu cielu siti la rigghina,
c'è stu malu ca camina
'ncatinatilu ca vostra catina.

Mannatilu luntanu, luntanu,
e che vuostri manu forti
ciuritici i porti;
u vuostru mantu ni cunsola
niatri rintra e stu malu fora!


O santa Madre di Dio,
che del cielo siete la regina, 
c'è questo malanno che circola
 incatenatelo con la vostra catena. 

Mandatelo lontano, lontano,
e con la vostra mano potente, 
spalancategli le porte;
(letteralmente: fategli fiorire le porte)
il vostro mantello ci consola 
noi dentro e questo malanno fuori!


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domenica 19 aprile 2020

Religiosità popolare - Preghiere in dialetto - Lombardia: ESILIO D’AMUR (ESILIO D’AMORE) preghiera scritta da una suora di clausura, originaria di Bergamo, durante questa pandemia.



La religiosità popolare di tutte le regioni italiane è ricca di preghiere dialettali, espressione di una cultura religiosa tramandata oralmente di generazione in generazione, per lo più dai nonni ai nipotini.
L'era moderna, purtroppo, tende a cancellare questo patrimonio, infatti le suddette preghiere permangono quasi esclusivamente nei ricordi delle persone più anziane. 

Nel periodo di Avvento del 2016 Padre Gregorio Battaglia, della Fraternità Carmelitana di Pozzo di Gotto - ME - (che i nostri lettori sicuramente conoscono attraverso i post da noi pubblicati) ci chiedeva se fosse stato possibile  pubblicare una preghiera in dialetto siciliano ricordata da una persona anziana che stava attraversando un momento molto difficile, questa richiesta ci ha stimolati a promuovere la pubblicazione di questa forma di devozione appartenente al nostro patrimonio culturale estendendo l'invito ai nostri lettori di tutte le regioni italiane.

Ci farebbe molto piacere avere un riscontro positivo da parte dei nostri lettori, che pertanto invitiamo a inviare il loro contributo o con un messaggio privato in Facebook nella pagina "Quelli della Via" o scrivendo una email alla casella di posta di "Tempo Perso": 
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Sarà nostra cura selezionare i suggerimenti, verificandone ovviamente i contenuti, e preparare i post ed anche uno Speciale, sempre disponibile, in cui potere rintracciare con facilità tutte le preghiere.


Preghiere in dialetto

 Lombardia 



ESILIO D’AMUR

Signur, ta domande scüsa, / se ‘l me cör l’è mia töt lé con Te. / Go ö dulur, deter de me, ch’el vusa: / la me get la patis asé.

Mé so ché, in esilio d’amur, / perché ö dé to me robat ol cör: / to m’e dic’: «Iga mia pura, dam la to eta, / e mé ta daró töt de me.

Fin da quando to siet picinina, / i me öcc’ ja sura de te, / e pensae: “Chesta tusa la öle / töta domà per me”.

To ddiré, to sa troeré conteta, / ta promete mia ‘l Paradis in tera, / ma, anche se ‘l to corp al sarà ‘n claüsüra, / to saré mader de töt ol mont, ‘nsema a Me».

Ma ‘ncö, Signur, ol me cör al löcia, / perché chesta malatia che la fa pura, / l’è come öna föria, la cor d’öna ca a l’otra, / famada, ‘ngurda, e la sa seta mai!

Tace i se la pasa mia gna mal: / 'mpo de fevra, 'mpo de tos, 'mpo de fregiur, / ma tace iè lé per i öspedai, / 'ntübac' o tecac' ai respiradur.

Ma iè tace, Signur, chi ché i mör, / sensa nesü lé visì, di sò. / I dutur, i ‘nfermier i ne pöl piö: / per quat tep, Signur, dürerala amó?

Ta domande pietà, Signur, per tata get, / che la ta prega, che la ga fidücia de Te; / tace, forse, i t’ia desmentegat, / e ades i alsa sö i öcc’ al Ciel.

Tace, magare, i è disperac’, / perché forse i t’a mai cunusit; / iga pietà, Signur, è arda gió, coi to öcc’ pié d’amur per töcc’.

Te to ‘l sé, Signur, ché ‘n chesto moment, / öleres ves po a mé co la me get: / fó ‘mpo fadiga, Signur, è öle ditel: / mé che al sigür, è lu ‘mmezz al dulur;

‘mmezz ala pura, ala disperaziù, / o a fas coragio, a dis: «Dài, k’el paserà!». o a cantà a töta us söi balcù / per dì che domà töcc’ ensema ‘n ghe la farà.

Porta paziensa, Signur, sculta ö moment / chel che ades al me gnit in d’ol cör, / ‘l ma par mia ö laur esbagliat, / anse, pense ch’al ta farà piaser:

mescia nsema öna quac gote d’ol to sanc, / coi me lacrime, per cunsulà ‘sta poera get! / Lu i ghen’avrà ö falì de cunsulaziù / e anche Te ‘l só ka to saré contet.

Perché ‘l to sanc, Signur, l’è medesina: / lé sö la crus, to l’é spandit, per chel! / E i mé lacrime? Forse i alerà negot, / ma almeno, come öna gutina d’acqua / per scöt la sit, per fa sorà ‘mpo sce cör.

E ades öleres dì öna parulina / a töcc’, oter, che sì lé ‘nd’esta disgrazia, / ma mia a töcc’ ensema öleres divla: / ü per ü, ogne ü per so cünt.

Iga mia pura, ades t’el dighe mé, / chela parola ch’al ma dic’ ol Signur. / Perché l’è ira: mé so ché ‘n claüsüra, / ma ‘l mé cör, l’è lé, visì a te.

Ol me corp, sé, l’è serat sö, / ma col Signur, mé gire töt ol mont: / e ölet che ‘l prim post en do ‘ndaró / al sies mia prope ‘n mezz a la me get?

S’el regordet chel proerbe, ch’el dis: / «L’è lonc come öna Quaresma?». / Ma la Quaresma, l’è destinada a finì, / e dopo ‘l gh’è la Pasqua de risürreziù.

Ades, an sè come ‘n d’ö enerdé Sant, / ma to ‘ddiré, töt al finirà. / ma d’ol sigür, quando la sarà finida, / ‘mpo fracac’ sö, sé, però ‘n sarà migliur.

TRADUZIONE

ESILIO D’AMORE

Signore, ti chiedo scusa / se il mio cuore non è tutto lì con Te. Ho un dolore, dentro di me, che grida: / la mia gente soffre tanto.

Io sono qui, in esilio d’amore, / perché un giorno mi hai rubato il cuore: / mi hai detto: «Non aver paura, dammi la tua vita, / e io ti darò tutto di me.

Fin da quando eri piccolina, / i miei occhi erano su di te, / e pensavo: “Questa ragazza, (bambina) la voglio tutta solo per me”.

Vedrai, ti troverai contenta, / non ti prometto il Paradiso in terra, / ma, anche se il tuo corpo sarà in clausura, / sarai madre di tutto il mondo, insieme a Me».

Ma oggi, Signore, il mio cuore piange, / perché questa malattia che fa paura, / è come una furia, corre di casa in casa, / affamata, ingorda, e non si sazia mai!

Tanti non se la passano neanche male: / un po’ di febbre, un po’ di tosse, un po’ di raffreddore, / ma tanti sono là per gli ospedali, / intubati, o attaccati ai respiratori.

Ma sono tanti, Signore, quelli che muoiono, / senza aver accanto i propri cari. / I medici, gli infermieri non ne possono più: / per quanto tempo, Signore, durerà ancora?

Ti chiedo pietà, Signore, per tanta gente, / che ti prega, che ha fiducia in Te; / tanti, forse, ti avevano dimenticato, / e adesso alzano gli occhi al Cielo.

Tanti, magari, sono disperati, / perché forse non ti hanno mai conosciuto; / abbi pietà, Signore, e guardaci, / con i tuoi occhi pieni di amore per tutti.

Tu lo sai, Signore, che in questo momento, / vorrei essere anch’io con la mia gente: / faccio un po’ fatica, Signore, e voglio dirtelo: / io qui al sicuro, e loro in mezzo al dolore;

in mezzo alla paura, alla disperazione, / o a farsi coraggio, dicendosi: «Dài, che passerà!», / o a cantare con tutta la voce sui balconi, / per dire che solo tutti insieme ce la faremo.

Porta pazienza, Signore, ascolta un momento / quello che adesso mi è venuto in mente: / non mi sembra una cosa sbagliata, / anzi, penso ti farà piacere:

Mescola qualche goccia del Tuo sangue / con le mie lacrime, per consolare questa povera gente! / Loro ne avranno un po’ di sollievo, / e anche Tu, lo so che sarai contento.

Perché il Tuo sangue, Signore, è medicina: / lì sulla croce, l’hai sparso, per questo! / E le mie lacrime? Forse non varranno niente, / ma almeno, come una gocciolina d’acqua, / per togliere la sete, per dare un po’ di sollievo a questi cuori.

E adesso vorrei dire una parolina / a tutti, voi, che siete lì in questa disgrazia, / ma non a tutti insieme vorrei dirla: / uno per uno, ciascuno per proprio conto.

Non aver paura, adesso te lo dico io, quella parola che mi ha detto il Signore. / Perché è vero: io sono qui in clausura, / ma il mio cuore, è lì vicino a te.

Il mio corpo, sì, è rinchiuso, / ma con il Signore, io giro tutto il mondo: / e vuoi che il primo posto dove andrò / non sia proprio in mezzo alla mia gente?

Te lo ricordi quel proverbio, che dice: / «È lungo come una Quaresima?». / Ma la Quaresima, è destinata a finire, / e dopo c’è la Pasqua di risurrezione.

Adesso, siamo come in un Venerdì Santo, / ma vedrai, tutto finirà, / ma sicuramente, quando sarà finita, / un po’ ammaccati, sì, però saremo migliori.


Preghiera in dialetto bergamasco composta, durante il periodo della pandemia da coronavirus, da Suor Chiara AntonellaClarissa nel monastero di Santa Lucia di Città Della Pieve (originaria di Bergamo)

Suore clarisse del monastero di Santa Lucia a città della Pieve
Dal sito Federazione Santa Chiara
Il testo della preghiera è stato pubblicato da Avvenire il 24/03/2020

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venerdì 10 aprile 2020

Religiosità popolare - Preghiere in dialetto - Sicilia: O Lignu Santu! O Santo Legno (della croce)



La religiosità popolare di tutte le regioni italiane è ricca di preghiere dialettali, espressione di una cultura religiosa tramandata oralmente di generazione in generazione, per lo più dai nonni ai nipotini.
L'era moderna, purtroppo, tende a cancellare questo patrimonio, infatti le suddette preghiere permangono quasi esclusivamente nei ricordi delle persone più anziane. 

Nel periodo di Avvento del 2016 Padre Gregorio Battaglia, della Fraternità Carmelitana di Pozzo di Gotto - ME - (che i nostri lettori sicuramente conoscono attraverso i post da noi pubblicati) ci chiedeva se fosse stato possibile  pubblicare una preghiera in dialetto siciliano ricordata da una persona anziana che stava attraversando un momento molto difficile, questa richiesta ci ha stimolati a promuovere la pubblicazione di questa forma di devozione appartenente al nostro patrimonio culturale estendendo l'invito ai nostri lettori di tutte le regioni italiane.

Ci farebbe molto piacere avere un riscontro positivo da parte dei nostri lettori, che pertanto invitiamo a inviare il loro contributo o con un messaggio privato in Facebook nella pagina "Quelli della Via" o scrivendo una email alla casella di posta di "Tempo Perso": 
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Preghiere in dialetto



 Sicilia 


O Lignu Santu! 

O lignu santu d’in terra livatu,
Cristu Signuri tinisti ‘nchiuvatu:
abbannunatu fu ‘nmenzu a du’ latri,
cori trafittu a la vergini Matri.

Giuda trariu pi vili dinaru,
vili Pilatu lavà li sò manu:
pirduna tutti lu Santu ‘nnuccenti,
scaccia la testa all’anticu sirpenti.

Scinni di Petru amaru lu chiantu,
canta lu addu, si penti lu santu:
l’Agneddu mutu, di l’omu crudeli,
ci vinni siti e n’appi lu feli.

Trema la terra, lu celu si scura,
vinni pi Gèsu terribili l’Ura,
Chianci la genti lu Figghiu ri Diu,
retti lu ciatu e Gèsu muriu.

Vannu a la tomba, curri Maria:
“Maria chi ‘viristi ‘ennu pi via?”
“Gèsu Signuri Risortu e Viventi:
è lu Vangelu pi tutti li genti”.

Cruci gluriusa, cruci d’amuri,
vinta è la morti pi nostru Signuri.

O Santo Legno! (della croce)

O santo legno
innalzato da terra, 
hai tenuto con i chiodi Cristo Signore:
 abbandonato fu tra due ladri, 
trafitto il cuore alla Vergine Madre.

Giuda tradì per il vile denaro, 
vile Pilato lavò le sue mani, 
perdona tutti il Santo Innocente, 
schiaccia la testa all’antico serpente.

Amaro scende di Pietro il pianto, 
il gallo canta, si pente il santo: 
l’Agnello muto, dall’uomo crudele, 
quando ha avuto sete, ha ricevuto il fiele.

La terra trema, il cielo si oscura, 
è arrivata per Gesù, terribile, la sua ora: 
piange la gente per il Figlio di Dio, 
ha dato il respiro e Gesù è morto.

Vanno alla tomba, corre Maria: 
«Maria, cosa hai visto lungo la via!”». 
«Il Signore Gesù, Risorto, Vivente; 
è il Vangelo per ogni gente».

Croce gloriosa, croce d’amore, 
la morte è stata vinta da nostro Signore!


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mercoledì 4 dicembre 2019

Religiosità popolare - Preghiere in dialetto - Santa Barbara preghiere di varie regioni


La religiosità popolare di tutte le regioni italiane è ricca di preghiere dialettali, espressione di una cultura religiosa tramandata oralmente di generazione in generazione, per lo più dai nonni ai nipotini.
L'era moderna, purtroppo, tende a cancellare questo patrimonio, infatti le suddette preghiere permangono quasi esclusivamente nei ricordi delle persone più anziane. 

Nel periodo di Avvento del 2016 Padre Gregorio Battaglia, della Fraternità Carmelitana di Pozzo di Gotto - ME - (che i nostri lettori sicuramente conoscono attraverso i post da noi pubblicati) ci chiedeva se fosse stato possibile  pubblicare una preghiera in dialetto siciliano ricordata da una persona anziana che stava attraversando un momento molto difficile, questa richiesta ci ha stimolati a promuovere la pubblicazione di questa forma di devozione appartenente al nostro patrimonio culturale estendendo l'invito ai nostri lettori di tutte le regioni italiane.

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Preghiere in dialetto

Santa Barbara

Numerose sono le preghiere su Santa Barbara, spesso simili tra loro, espresse nei dialetti delle varie regioni. Di seguito alcuni esempi...

 Lombardia 

Santa Barbara e San Simùn, 
Diu te salvi di saètt e di trun e di lègi di Grisùn.
(A santa Barbara e a San Simone, 
Dio ti salvi dalle saette e dai tuoni e dalle leggi dei Grigioni.)

 A santa Barbàra e a san Simón, 
che i me prutégia di saéti e di tròn.
(A santa Barbara e san Simone, 
perché mi proteggano da saette e tuoni.)


 Friuli Venezia Giulia 

Santa Barbare benedete
vuardimus dal ton e de saete.
(Santa Barbara benedetta
proteggici dal tuono e dalla saetta.)


 Veneto 

Santa Barbara e San Simon
liberene dalla Saetta e dai tron
Santa Barbara Benedetta liberene dalla saetta.
(Santa Barbara e San Simone
liberaci dalla Saetta e dai tuoni
Santa Barbara Benedetta liberaci dal fulmine.)


 Emilia e Romagna 

Santa Bärbra e san Simón 
difendiss dal sajetti a dai trón, 
dal fogh e dala fiama. 
E dala morta subitana liberamus Domine
(Santa Barbara e San Simone 
difendeteci dalle saette e dai tuoni 
dal fuoco e dalla fiamma 
E dalla morte istantanea liberaci Signore)

Se c’erano familiari fuori casa la “rezdora” aggiungeva: 
“E bendì tutt la famja” 
(E benedite tutta la famiglia)


 Liguria 

Santa Barbara e San Scimu 
agguardin da o lampo e da-o trun.
(Santa Barbara e San Simone, 
salvaguardateci dal lampo e dal tuono.)


 Campania 

Santa Barbara Benedetta
liberace d”e truone e d”e saette,
mandali a chelli parte oscure
addò nun ce sta nisciuna criatura.
(Santa Barbara Benedetta
liberaci dai tuoni e dai fulmini,
mandali in quei posti oscuri
dove non c'è nessuna persona.)

Santa Barbara, 
affacciate affacciate 
ca mo passane ddoje carrozze, 
una ‘e acqua e una ‘e viento. 
Santa Barbara fai, fa’ bon tiempo.
(Santa Barbara, 
affacciati affacciati
che ora passano due carrozze, 
una d'acqua e una di viento. 
Santa Barbara fai in modo che faccia buon tempo.)


 Puglia 

Vi sono anche Sant'Irene, Sant'Oronzo oltre a Santa Barbara, che vengono invocati durante i temporali. Al rumore secco del tuono, la popolana greco-salentina dice col cuore in pena:

Santu Rini, Santu Ronzu,
Santa Barbara de cità
o vrechi o vrontà,
cacò na min custì,
sto Giosafat na pame emì.
(S. Irene, S. Oronzo,
Santa Barbara di città,
o piove o tuona,
danno non si senta,
a Giosafat andremo noi.)

Si a Sande Barbere chiove assà, 
n’alte e quarande dì a da chendà.
(Se nel giorno di Santa Barbara piove molto
altri quaranta giorni devi contare.)


 Calabria 

LAMPI E TRONA, ITI ARRASSU
Santa Barbara o munti stava;
di lampi e trona nun si scantava,
si scantava d'un sulu Diu,
Santa Barbara, cori miu.
Lampi e trona iti arrassu;
chista è la casa di sant'Ignaziu,
sant'Ignaziu e santu Simuni,
chista è 'a casa di nostru Signuri.
(LAMPI E TUONI, ANDATE AL LARGO
Santa Barbara al monte stava;
di lampi e tuoni non si spaventava,
si spaventava d'un solo Dio,
Santa Barbara cuore mio.
Lampi e tuoni, andate al largo;
questa è la casa di sant'Ignazio,
sant'Ignazio e santo Simone
questa è la casa di nostro Signore.)


 Sardegna 

Santa Barbara e Santu Jaccu 
Osu potais is crais de lampu 
Osu potais is crais de celu 
Non toccheis fillu allenu 
Ne in domu ne in su sattu. 
(Santa Barbara e San Giacomo
Voi avete le chiavi dei lampi
Voi avete le chiavi del cielo
Non toccate figlio d’altri
Nè in casa nè in campagna.)


Sicilia 

Santa Barbara ntu munti stava,
di lampi e di trona nun si scantava,
si scantava dill’ira di Diu,
Santa Barbara amuri miu.
(Santa Barbara stava sul monte,
non si spaventava di lampi e di tuoni,
si spaventava dell’ira di Dio,
Santa Barbara amore mio.)

Santa Barbaredda,
affacciata a la finestredda
carmàti 'sta timpesta;
mannàtila unni 'un cc'è suli,
unni 'un cc'è luna,
unni 'un cc'è nissuna criatura.
(Santa Barbara,
affacciata alla finestra
calma questa tempesta;
mandatela dove non c’è sole,
dove non c’è luna,
dove non c’è nessuna creatura.)

Oh Virgini Santa Barbara,
virginedda e martiri,
riggina e imperatrici,
in paradisu siti na rosa,
di Diu sposa filici.
Vui siti na gran Santa,
ca prigati lu Spiritu Santu,
lu prigati in ginucchiuni,
pi nuatri piccaturi.
(Oh Vergine Santa Barbara,
vergine e martire,
regina e imperatrice,
in paradiso siete una rosa,
di Dio sposa felice.
Voi siete una grande Santa,
che pregate lo Spirito Santo,
lo pregate in ginocchio,
per noi peccatori.)


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mercoledì 26 dicembre 2018

Religiosità popolare - Preghiere in dialetto - Lazio: Er Presepio (Il presepio)


La religiosità popolare di tutte le regioni italiane è ricca di preghiere dialettali, espressione di una cultura religiosa tramandata oralmente di generazione in generazione, per lo più dai nonni ai nipotini.
L'era moderna, purtroppo, tende a cancellare questo patrimonio, infatti le suddette preghiere permangono quasi esclusivamente nei ricordi delle persone più anziane. 

Nel periodo di Avvento del 2016 Padre Gregorio Battaglia, della Fraternità Carmelitana di Pozzo di Gotto - ME - (che i nostri lettori sicuramente conoscono attraverso i post da noi pubblicati) ci chiedeva se fosse stato possibile  pubblicare una preghiera in dialetto siciliano ricordata da una persona anziana che stava attraversando un momento molto difficile, questa richiesta ci ha stimolati a promuovere la pubblicazione di questa forma di devozione appartenente al nostro patrimonio culturale estendendo l'invito ai nostri lettori di tutte le regioni italiane.

Ci farebbe molto piacere avere un riscontro positivo da parte dei nostri lettori, che pertanto invitiamo a inviare il loro contributo o con un messaggio privato in Facebook nella pagina "Quelli della Via" o scrivendo una email alla casella di posta di "Tempo Perso": 
tempo-perso@libero.it .
Vi chiediamo cortesemente di indicare, accanto alla versione dialettale, anche quella in lingua italiana e, nel caso ne foste a conoscenza, di corredarla di diversi particolari (ad esempio se veniva recitata in particolari periodi dell'anno o momenti della giornata, o se rivolta a qualche Santo per chiederne l'intercessione, o a qualunque altra informazione riteniate opportuno fornirci). 
Sarà nostra cura selezionare i suggerimenti, verificandone ovviamente i contenuti, e preparare i post ed anche uno Speciale, sempre disponibile, in cui potere rintracciare con facilità tutte le preghiere.


Preghiere in dialetto

 Lazio 
Dialetto romanesco

Abbiamo inserito nella presente raccolta questi versi di Trilussa, pur non essendo una preghiera, perché riteniamo possano aiutarci a riflettere sul significato del fare il presepe nelle nostre case.
Rammentiamo che si deve a San Francesco d'Assisi la diffusione del presepio che il Santo allestì per la prima volta a Greccio nel Natale 1223.

Er Presepio


Ve ringrazio de core, brava gente,
pè ‘sti presepi che me preparate,
ma che li fate a fa? Si poi v’odiate,
si de st’amore nun capite gnente…

Pé st’amore so nato e ce so morto,
da secoli lo spargo da la croce,
ma la parola mia pare ‘na voce
sperduta ner deserto senza ascolto.
 
La gente fa er presepe e nun me sente,
cerca sempre de fallo più sfarzoso,
però cià er core freddo e indifferente
e nun capisce che senza l’amore
è cianfrusaja che nun cià valore.

Trilussa

Il presepio

Vi ringrazio di cuore, brava gente,
per questi presepi che mi preparate,
ma perché li fate? Se poi vi odiate,
se di questo amore non capite niente...

Per questo amore io sono nato e sono morto,
da secoli lo spargo dalla croce,
ma la mia parola sembra una voce
persa nel deserto senza ascolto.

Le persone fanno il presepio e non mi ascoltano
cercano di farlo sempre più sfarzoso,
però hanno il cuore freddo e indifferente
e non capiscono che senza l'amore
è solo cianfrusaglia

Trilussa è il poeta romano Carlo Alberto Salustri, il quale scelse questo pseudonimo da un anagramma del proprio cognome. È autore di un gran numero di poesie in dialetto romanesco, alcune delle quali in forma di sonetti.

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sabato 8 dicembre 2018

Religiosità popolare - Preghiere in dialetto - Sicilia: E veni Maria 'Mmaculata (E viene Maria Immacolata)


La religiosità popolare di tutte le regioni italiane è ricca di preghiere dialettali, espressione di una cultura religiosa tramandata oralmente di generazione in generazione, per lo più dai nonni ai nipotini.
L'era moderna, purtroppo, tende a cancellare questo patrimonio, infatti le suddette preghiere permangono quasi esclusivamente nei ricordi delle persone più anziane. 

Nel periodo di Avvento del 2016 Padre Gregorio Battaglia, della Fraternità Carmelitana di Pozzo di Gotto - ME - (che i nostri lettori sicuramente conoscono attraverso i post da noi pubblicati) ci chiedeva se fosse stato possibile  pubblicare una preghiera in dialetto siciliano ricordata da una persona anziana che stava attraversando un momento molto difficile, questa richiesta ci ha stimolati a promuovere la pubblicazione di questa forma di devozione appartenente al nostro patrimonio culturale estendendo l'invito ai nostri lettori di tutte le regioni italiane.

Ci farebbe molto piacere avere un riscontro positivo da parte dei nostri lettori, che pertanto invitiamo a inviare il loro contributo o con un messaggio privato in Facebook nella pagina "Quelli della Via" o scrivendo una email alla casella di posta di "Tempo Perso": 
tempo-perso@libero.it .
Vi chiediamo cortesemente di indicare, accanto alla versione dialettale, anche quella in lingua italiana e, nel caso ne foste a conoscenza, di corredarla di diversi particolari (ad esempio se veniva recitata in particolari periodi dell'anno o momenti della giornata, o se rivolta a qualche Santo per chiederne l'intercessione, o a qualunque altra informazione riteniate opportuno fornirci). 


Sarà nostra cura selezionare i suggerimenti, verificandone ovviamente i contenuti, e preparare i post ed anche uno Speciale, sempre disponibile, in cui potere rintracciare con facilità tutte le preghiere.


Preghiere in dialetto


 Sicilia 


E veni Maria 'Mmaculata 

Si presenta a la me porta, 
si presenta 'n cumpagnia; 
è Gesù cu la Madonna, 
è Gesuzzu cu Maria.

«Beddamatri cca chi fai? 
La me casa è scunzulata, 
senza paci e senza amuri, 
chi cci fai cu' to Signuri?»

«Senza patria e senza regnu, 
cercu chiddi comu a tìa, 
dammi locu, dammi focu, 
ca ti fazzu cumpagnia.»
«Matri Santa Addulurata, 
io ti dassi lu me cori 
ma è vacanti e senza amuri, 
trovi sulu lu duluri.»
«Figghia mia, nun dispirari, 
vinni cca pi cunzulari, 
lu tò amuri nun è mortu,
 nta li vrazza io ti lu portu; 
puru Iddu fu tradutu, 
misu 'n cruci ed ammazzatu 
ma a tri jorna Iddu è risortu 
e nte vrazza io ti lu portu.»

 «Oh Maria Cunzulatrici 
di l'afflitti e d'infelici, 
dammi la to cumpagnia, 
veni cca, trasi Maria!» 


E viene Maria Immacolata

Si presenta alla mia porta,
si presenta in compagnia;
c'è Gesù con la Madonna,
c'è Gesuccio (il vezzeggiativo di Gesù) con Maria.

«Bella Madre che ci fai qui?
La mia casa è sconsolata,
senza pace e senza amore,
che ci fai qui con il tuo Signore?»

«Senza patria e senza regno,
cerco quelli come te,
dammi luogo, dammi fuoco, (ospitalità)
così ti faccio compagnia»

«Madre Santa Addolorata,
io ti darei il mio cuore
ma è vuoto e senza amore,
troveresti solo dolore.»

«Figlia mia, non disperare,
son venuta qui per consolare,
il tuo amore non è morto,
tra le mie braccia io te lo porto;
pure Lui è stato tradito,
messo in croce ed ammazzato
ma dopo tre giorni Lui è risorto
e nelle braccia io te lo porto.»

«Oh Maria Consolatrice
degli afflitti e degli infelici,
dammi la tua compagnia,
vieni qua, entra Maria!»

Poesia della tradizione siciliana dedicata alla Madonna Immacolata Consolatrice degli afflitti.

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