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domenica 24 agosto 2025

"Un cuore che ascolta - lev shomea" n° 42 - 2024/2025 anno C

"Un cuore che ascolta - lev shomea"

"Concedi al tuo servo un cuore docile,
perché sappia rendere giustizia al tuo popolo
e sappia distinguere il bene dal male" (1Re 3,9)



Traccia di riflessione sul Vangelo
a cura di Santino Coppolino


 XXI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO - ANNO C

Vangelo:
Lc 13,22-30

Convertirsi non è diventare buoni e bravi (per un cristiano è il minimo sindacale), ma mutare radicalmente il modo di pensare e sentire la vita, prendere finalmente coscienza delle nostre miserie e infedeltà per aprirsi alla misericordia del Padre, passare dall'auto giustificazione per i nostri presunti meriti alla accoglienza della gratuità della grazia di Dio. L'amore del Padre, infatti, non ci è dato per i nostri meriti (se mai possiamo vantarne), ma per i nostri bisogni. «Per la Scrittura all'uomo non è possibile salvare se stesso: tutti, infatti, siamo salvati per l'amore gratuito del Padre. Salvare, perciò, è un verbo che possiamo coniugare solo al passivo» (cit). La salvezza è un dono gratuito di Dio, per questo Gesù è sempre in movimento, sempre in viaggio, per cercare e trovare ogni frammento di umanità perduto per poi presentarlo al Padre. La salvezza, però, è anche lotta - la nostra - che comporta una grande fatica, la fatica di accogliere noi stessi per quello che siamo e il suo costo è l'intera nostra vita. «Bisogna, perciò, operare come se tutto dipendesse da noi, ben consapevoli, però, che tutto dipende da Dio» (I. di Loyola). La salvezza ha una sola porta, un'unica e sola via d'uscita e questa porta è Gesù, l'umile servo degli uomini, e per attraversare questa porta è necessario perdere peso, essere magri, sgonfiati dalla idropisia del nostro super-io (cfr. Lc 14,1-6), accogliendo di vivere di grazia e di misericordia. Nessuno, infatti, è in grado di salvare se stesso perché Uno solo è l'Uomo forte che ci salva: Gesù Nazareno, nostro fratello e Signore. «La conversione più grande, allora, è riconoscersi peccatori: stare all'inferno senza disperare» (Silvano del Monte Athos)


domenica 17 agosto 2025

"Un cuore che ascolta - lev shomea" n° 41 - 2024/2025 anno C

"Un cuore che ascolta - lev shomea"

"Concedi al tuo servo un cuore docile,
perché sappia rendere giustizia al tuo popolo
e sappia distinguere il bene dal male" (1Re 3,9)



Traccia di riflessione sul Vangelo
a cura di Santino Coppolino


 XX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO - ANNO C

Vangelo:
Lc 12,49-53

Non è il fuoco distruttore della Geenna profetizzato da Giovanni Battista, fuoco che arde incessantemente consumando i nemici di Dio, ma il fuoco della Pentecoste, lo Spirito del Padre, fiamma d'amore che avvolge e riscalda i cuori dei figli. E' il fuoco che Gesù è venuto a gettare sulla terra, giudizio di misericordia di un Padre che si è manifestato nel Mistero Pasquale del Figlio. E' il roveto ardente che Mosè ha contemplato senza poterlo toccare e che ora infiamma l'esistenza di coloro che prendono la ferma decisione di servire il Regno fino alle estreme conseguenze, come Gesù. «Il nostro Maestro ha attraversato il fuoco della morte per compiere l'amore del Padre. Egli è venuto a visitarci nella nostra sofferenza, in ogni nostra angoscia, perché noi ne fossimo liberi e avessimo il suo Shalom.» (cit.). Ma questa pace deve necessariamente attraversare ogni nostra divisione, non è certo a buon mercato, ma ha l'altissimo costo della vita. L'Eucaristia, sacramento vivente e santo dell'amore del Padre, ci unisce al Mistero d'amore di Gesù ed esige da noi divisioni nette e strappi dolorosi da una vita vuota, senza senso, inutile e dannosa per noi e per i fratelli, perché rivolta agli idoli. L'uomo vecchio, come afferma San Paolo (Ef 4), deve scomparire, deve morire perché possa nascere l'uomo nuovo, quello fatto ad immagine dell'Uomo nuovo Gesù. E' questo il prezzo da pagare per la nostra libertà, per un'esistenza nuova in Cristo Gesù Signore Nostro.


domenica 10 agosto 2025

"Un cuore che ascolta - lev shomea" n° 40 - 2024/2025 anno C

"Un cuore che ascolta - lev shomea"

"Concedi al tuo servo un cuore docile,
perché sappia rendere giustizia al tuo popolo
e sappia distinguere il bene dal male" (1Re 3,9)



Traccia di riflessione sul Vangelo
a cura di Santino Coppolino


 XIX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO - ANNO C

Vangelo:
Lc 12,32-48

«Non temere, piccolo gregge!». Sono le parole di incoraggiamento di Gesù ai discepoli. La paura è tutto l'opposto delle fede, perché ci fa perdere fiducia nel Dio Provvidenza e ci allontana dalle dinamiche del Regno. Altro, invece, è il Timore di Dio, che è presa di coscienza del nostro essere sue creature e ci spalanca il cuore alla vera Sapienza. L'ansia per i beni di questo mondo, che distrugge la vita dell'uomo, è per coloro che non sanno che Dio è un Padre che dona largamente perché ama alla follia ogni suo figlio. La sola possibilità che abbiamo di realizzarci come figli, e fratelli fra di noi, è quella di condividere quanto possediamo divenendo così simili al Padre. Chi accumula per sé, invece, fa dei beni della terra un idolo di morte (per sé e per gli altri) e fallisce miseramente la sua esistenza. La condivisione - che in ebraico si dice "Tzedakà" che tradotto alla lettera significa Giustizia - esige quella misericordia che «riempie i burroni e spiana le colline» (Lc 3,5). Non si tratta di un esigente moralismo tanto meno di "pauperismo", come sempre più spesso sentiamo affermare anche nella Chiesa, ma di puro e semplice Vangelo, la Buona Notizia che Dio è - per tutti - un Padre Provvidente. E' la ragione per cui Gesù ci invita ad abitare la terra come ha fatto Lui (cfr. Lc 9,58), liberi dalla frenesia e dal desiderio del possesso, ad attraversare la vita come fece Abramo, come «Gherim veToshavim», come stranieri e pellegrini (cfr. Gen 23,4), senza una dimora stabile, abitando una tenda, sempre alla ricerca di quella «Tenda futura» dove il Signore ci attende.
 

sabato 2 agosto 2025

"Un cuore che ascolta - lev shomea" n° 39 - 2024/2025 anno C

"Un cuore che ascolta - lev shomea"

"Concedi al tuo servo un cuore docile,
perché sappia rendere giustizia al tuo popolo
e sappia distinguere il bene dal male" (1Re 3,9)



Traccia di riflessione sul Vangelo
a cura di Santino Coppolino


 XVIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO - ANNO C

Vangelo:

«I miei frutti... i miei granai... i miei beni... la mia vita». Avidità, brama di possesso, cupidigia, sono espressioni dell'egoismo dell'uomo, che si manifesta nel possedere di più: «Io... io... io... il mio lavoro, la mia ricchezza, il mio comfort: che mi interessa degli altri?». L'accumulo di beni e ricchezze è il maldestro tentativo che, da sempre, l'uomo mette in atto per salvare la propria vita dalla minaccia della miseria e dalla morte. E' ciò che Gesù chiama: «lievito dei farisei». La nostra vita non dipende dai beni accumulati, ma ha la sua fonte nel Padre, per questa ragione siamo suoi figli e fratelli fra di noi. Se, invece, facciamo dipendere la nostra vita dalle cose che possediamo, Dio non è più nostro Padre e gli altri, invece che fratelli, diventano dei pericolosi concorrenti. I beni sono doni della bontà e della munificenza del Signore per la vita di tutti e tali devono rimanere, affinché li condividiamo con coloro che non ne hanno. In realtà, possediamo veramente solo ciò che condividiamo; quello che, invece, tratteniamo per noi ci possiede, come idolo che affonda le sue tossiche radici nel nostro cuore e, lentamente, ci avvelena uccidendoci. La lezione che Gesù offre a ciascuno di noi è di fondamentale importanza sia per il possidente stupido (àfron = senza cervello) che per la comunità dei credenti. Tutte le volte che lo dimentichiamo, l'Eden, il Giardino della vita, torna nuovamente ad essere un deserto di morte.
 

sabato 26 luglio 2025

"Un cuore che ascolta - lev shomea" n° 38 - 2024/2025 anno C

"Un cuore che ascolta - lev shomea"

"Concedi al tuo servo un cuore docile,
perché sappia rendere giustizia al tuo popolo
e sappia distinguere il bene dal male" (1Re 3,9)



Traccia di riflessione sul Vangelo
a cura di Santino Coppolino


 XVII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO - ANNO C

Vangelo:
Lc 11,1-13

La voce "Padre", riferita a Dio, nei Vangeli è presente ben 185 volte. Questo è il grande dono che Gesù, il Figlio Amato, ci ha fatto, quello di considerare Dio come Padre e un Padre esclusivamente buono. Dopo averci rivelato il suo mistero di Figlio di Dio e fratello nostro, Gesù, attraverso la preghiera del Pater, introduce i suoi discepoli nella paternità di Dio, affinché in essa possano trovare tutto quanto occorre per viverla: l'Eucaristia e lo Spirito Santo. Il Pane e lo Spirito sono i doni che dobbiamo domandare, anche con sfrontatezza, anche quando la porta sembra serrata e il Padrone di casa assente. Spirito e Pane sono il viatico nel cammino della vita, un cammino duro, difficoltoso, colmo di pericoli e seduzioni, un cammino che si percorre sempre di notte, con la sola luce della Parola a illuminare i nostri incerti passi. Spirito e Pane sono i doni che ci introducono nella Vita divina e ci abilitano ad amare i fratelli. Grazie a questo Pane che ci dona la vita, resi figli nel Figlio per mezzo dello Spirito Santo, insieme alle moltitudini di fratelli e sorelle, possiamo finalmente anche noi gridare: «Abbà - Padre!»
 

domenica 20 luglio 2025

"Un cuore che ascolta - lev shomea" n° 37 - 2024/2025 anno C

"Un cuore che ascolta - lev shomea"

"Concedi al tuo servo un cuore docile,
perché sappia rendere giustizia al tuo popolo
e sappia distinguere il bene dal male" (1Re 3,9)



Traccia di riflessione sul Vangelo
a cura di Santino Coppolino


 XVI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO - ANNO C

Vangelo:

Finalmente Gesù, il Samaritano eretico, può riposarsi delle fatiche del cammino che lo porterà a Gerusalemme, perché ha trovato una casa disposta ad accoglierlo. Due, però, sono i modi di accogliere in casa propria il Maestro: quello di Marta e quello di Maria. Marta, il cui nome significa "signora, padrona di casa", si comporta come tale anche nei confronti di Gesù (Epistàsa = colei che sovrasta, vs.40) ed è figura di quella parte di comunità tutta intenta a fare tante, troppe cose per Gesù, che conosce bene qual è il compito di ciascuno al suo interno e non ammette cambiamenti, quella parte di Chiesa che: «la tradizione prima di tutto... la tradizione parla chiaro... s'è fatto sempre così, perché cambiare?». Marta sa bene cosa fare per preparare l'incontro col Signore, ma non si avvede che il Signore è già in casa e sta insegnando. Conosce sì, ma è incapace di ascoltare. Maria, invece, è figura di coloro che, prontamente, riconoscono di essere stati visitati dal Signore e si mettono ai suoi piedi, come bravi discepoli, respirando il suo stesso Respiro. Ciò che per Marta è fatica e sudore, per Maria invece è fonte di indicibile gioia. I due atteggiamenti non sono in contrapposizione (la vita attiva opposta alla vita contemplativa) come una certa teologia per secoli ha insegnato. Sorgente della gioia di Maria è l'ascolto della Parola di Gesù e, alla luce di questa, il suo impegno assume un senso e un sapore nuovo, divino. Maria, per dirla con una felice intuizione di don Tonino Bello, e una contempl-attiva, una contemplativa nell'azione. Il fondamento del nostro essere discepoli, perciò, non sta nelle cose che facciamo, anche se queste sono importanti, anzi necessarie, ma nell'ascolto obbediente della Parola di Gesù.

domenica 29 giugno 2025

"Un cuore che ascolta - lev shomea" n° 34 - 2024/2025 anno C

"Un cuore che ascolta - lev shomea"

"Concedi al tuo servo un cuore docile,
perché sappia rendere giustizia al tuo popolo
e sappia distinguere il bene dal male" (1Re 3,9)



Traccia di riflessione sul Vangelo
a cura di Santino Coppolino


 SANTI PIETRO E PAOLO APOSTOLI - ANNO C

Vangelo:
Mt 16,13-19

Riconoscere in Gesù il «Messia, il Figlio di Dio Vivente» conferisce a Pietro il primato sulla Chiesa. Il primato, però, non è per il potere, ma per il servizio, vissuto nella fraternità e nell'amore. Lungo il corso della storia della Chiesa il primato petrino è stato inteso ed esercitato in diversi modi, spesso frainteso e malinteso, con o senza colpa. L'autorità nella Chiesa perciò necessita di continua purificazione. Essa va vissuta non come esercizio di potere ma come assunzione di responsabilità. Purtroppo, Pietro è «bar-Jona, figlio di Giona» e, come Giona, fugge le conseguenze dell'amore del suo Maestro. Pietro non riesce ad accettare (lo farà dopo la resurrezione di Gesù) un Messia debole e indifeso, che si consegna inerme nelle mani degli uomini, rifiuta decisamente un Dio che ama e usa misericordia a tutti, compresi i pagani e i carnefici del Figlio. Per questa ragione, poco dopo, tenterà di dissuadere Gesù dall'andare a Gerusalemme (Mt 16, 22). Certo Gesù è il Messia, ma non lo sterminatore di nemici atteso da certa tradizione giudaica, perché per Gesù il potere così esercitato è ontologicamente diabolico (Mt 4,1-11). I figli di Dio, invece, sono coloro che seguono solo il loro Signore e Maestro nell'amore e nel servizio ai fratelli. Sono le «pietre viventi edificate come edificio spirituale sulla Pietra Viva scartata dagli uomini» (1Pt 2,4-5). Sono coloro che si sono tenuti immuni dal «lievito di farisei e sadducei» (Mt 16,6), veleno mortale che intossica la vita e le relazioni tra gli uomini, che impedisce di scorgere nell'altro un vero fratello da amare.

domenica 22 giugno 2025

"Un cuore che ascolta - lev shomea" n° 33 - 2024/2025 anno C

"Un cuore che ascolta - lev shomea"

"Concedi al tuo servo un cuore docile,
perché sappia rendere giustizia al tuo popolo
e sappia distinguere il bene dal male" (1Re 3,9)



Traccia di riflessione sul Vangelo
a cura di Santino Coppolino


 SANTISSIMO CORPO E SANGUE DI CRISTO ANNO C

Vangelo:
Lc 9,11-17

Il Regno di Dio non è questione di parole. Il suo annuncio si traduce sempre nell'assunzione della fragilità dell'uomo e dei suoi bisogni come frutto della Parola proclamata che si fa Pane per la vita di tutti. E adesso questo Pane diventa vita e forza per coloro che, liberamente, decidono di seguire il Maestro sulla via che conduce a Gerusalemme. L'evangelista utilizza il segno della moltiplicazione dei pani e dei pesci come allusione alla Cena di Pasqua, l'anticipazione del Mistero Eucaristico della morte e resurrezione di Gesù. Cuore del brano è il versetto 16, che riprende le parole dell'ultima cena. Adesso la presenza di Dio, che nell'Esodo sazia e conduce a salvezza Israele, è sostituita da Gesù, il Kyrios, che si fa Pane di salvezza per noi. Gesù non è presentato come un nuovo Mosè, ma come Dio stesso che sfama e salva il suo popolo. I Dodici, che nel tempo e nella storia ne continueranno l'azione, sono solo i servi non i padroni di questo banchetto. A loro spetta di convocare, accogliere, ricevere e distribuire a tutti, nel Nome di Gesù, il Pane che Gesù ha spezzato e condiviso. E' il Pane Benedetto offerto a tutti: buoni e cattivi, giusti e peccatori. E' il Pane di Vita Eterna, la Vita del Padre, che si fa dono d'amore per i figli. E' il Pane che introduce nel Mistero del Regno, progetto di vita e d'amore per il mondo. E' il Pane vivo disceso dal Cielo che si può e si deve raccogliere, perché, «a differenza della manna, il Pane della Vita non marcisce mai, anzi ha il potere di preservare dalla morte coloro che ne mangiano» (cit.)


domenica 15 giugno 2025

"Un cuore che ascolta - lev shomea" n° 32 - 2024/2025 anno C

"Un cuore che ascolta - lev shomea"

"Concedi al tuo servo un cuore docile,
perché sappia rendere giustizia al tuo popolo
e sappia distinguere il bene dal male" (1Re 3,9)



Traccia di riflessione sul Vangelo
a cura di Santino Coppolino


 SANTISSIMA TRINITA' ANNO C

Vangelo:
Gv 16,12-15

Durante il suo ministero pubblico, Gesù ci ha detto ogni cosa sul Padre, tutto quanto dovevamo e potevamo portare. Il Figlio è l'unico vero e fedele Volto di Dio e non può dirci o darci di più. Gesù sa bene che non siamo in grado di portare il peso di un mistero tanto grande perché deboli e limitati, incapaci di comprendere e testimoniare pienamente la sua offerta di vita. Lo Spirito della Verità, della piena e totale Fedeltà al progetto d'amore del Padre, è il dono per eccellenza, il dono dei doni, il Maestro interiore che ci è dato perché ci guidi e ci illumini a comprendere e a vivere sempre più la Parola della Vita, affinché possa divenire in noi carne vivente nel mondo. E' lo Spirito Santo di Dio che manifesterà al mondo la gloria del Figlio attraverso la nostra vita, dandoci la forza necessaria per vivere e amare come il Signore Gesù ha vissuto e amato, introducendo ogni figlio che ama nel mistero ineffabile della Trinità Santissima, Amore senza fine effuso su ogni creatura.


domenica 8 giugno 2025

"Un cuore che ascolta - lev shomea" n° 31 - 2024/2025 anno C

"Un cuore che ascolta - lev shomea"

"Concedi al tuo servo un cuore docile,
perché sappia rendere giustizia al tuo popolo
e sappia distinguere il bene dal male" (1Re 3,9)



Traccia di riflessione sul Vangelo
a cura di Santino Coppolino


 DOMENICA DI PENTECOSTE ANNO C

La Pentecoste non è una festa esclusiva dei cristiani, essa affonda le sue radici in quella che è la festività ebraica di "Shavuot", termine ebraico che significa "Settimane". Nata inizialmente come la grande festa di inizio estate, celebrava il raccolto dell'orzo e delle primizie della terra. In seguito divenne lo "Zikkaron Berit", il memoriale dell'alleanza tra Dio e il popolo di Israele e celebrava, e ancora oggi celebra, il dono della Torah sul Sinài. Per i cristiani la Pentecoste è il Memoriale del dono dello Spirito Santo alla Chiesa, quella Legge inscritta nei cuori che Dio, per bocca del profeta Ezechiele (Ez 11,19), sette secoli prima della nascita di Gesù, aveva annunciato. Lo Spirito Santo è il Respiro dell'amore di Dio che ci è donato se realmente amiamo Gesù; il Soffio della Santissima Trinità che rinnova la nostra vita e ogni cosa; l'Ineffabile dono di Dio che ci fa figli nel Figlio; il Consolatore, il Difensore che sta sempre accanto a noi nel cammino della vita; l'Amico vero che non ci lascia mai soli nella lotta contro il male; la Shekinà del Dio Altissimo, la sua Presenza viva e vivificante, il grande e definitivo dono del Signore.


domenica 1 giugno 2025

"Un cuore che ascolta - lev shomea" n° 30 - 2024/2025 anno C

"Un cuore che ascolta - lev shomea"

"Concedi al tuo servo un cuore docile,
perché sappia rendere giustizia al tuo popolo
e sappia distinguere il bene dal male" (1Re 3,9)



Traccia di riflessione sul Vangelo
a cura di Santino Coppolino


 ASCENSIONE DEL SIGNORE ANNO C

Vangelo:

Sintesi di tutte le Scritture e chiave di lettura della storia dell'uomo è il Crocifisso Risorto. Nell'infamia della croce il Padre ci offre tutta la sua solidarietà con il male e con la morte, e la resurrezione è il suo sigillo di gradimento sulla vita del Figlio. Ai piedi della croce crolla finalmente l'idolo dai piedi d'argilla, il molok mai sazio di sacrifici e sangue, la diabolica e terrificante immagine di quella divinità che abbiamo costruito con le nostre stesse mani. Hanno fine così le nostre paure: la salvezza di Dio è per tutti i popoli e per tutti gli uomini e nessuno mai potrà essere escluso dal suo amore. Quanti si chiudono ed emarginano, escludono e innalzano muri di divisione non hanno certamente conosciuto il Padre e nemmeno il Figlio. Il Regno di Dio, annunciato e incarnato da Gesù, altro non è che la testimonianza vivente del volto d'amore di un Dio che, da sempre e per sempre, è rivolto a noi. L'Ascensione di Gesù al Cielo, che Luca narra per ben due volte (Lc 24,50-51 ; At 1,9-11) è il compimento del giorno di Pasqua, la cerniera tra il vissuto di Gesù e quello della Chiesa chiamata a testimoniare l'amore del Padre per ogni figlio, a immagine di Gesù. E' il frutto dolcissimo, giunto ormai a piena maturazione, della prima benedizione del Creatore pronunciata ed effusa «in principio» sui nostri progenitori (cfr. Gen 1,28), la pienezza della comunione con il Padre, che per le mani del Figlio, nello Spirito Santo, diviene per noi salvezza e benedizione attesa e sperata.       

 

domenica 25 maggio 2025

"Un cuore che ascolta - lev shomea" n° 29 - 2024/2025 anno C

"Un cuore che ascolta - lev shomea"

"Concedi al tuo servo un cuore docile,
perché sappia rendere giustizia al tuo popolo
e sappia distinguere il bene dal male" (1Re 3,9)



Traccia di riflessione sul Vangelo
a cura di Santino Coppolino


 VI DOMENICA DI PASQUA ANNO C

Vangelo:

Tema principale e collante di tutto il brano è il verbo amare, che descrive la profonda relazione tra Gesù, il Padre e viceversa, e tra i discepoli e Gesù. L'amore per il Maestro consente finalmente l'ingresso di ogni discepolo nella nuova ed eterna alleanza, tema mai nominato esplicitamente dall'evangelista, ma che viene descritto attraverso le sue caratteristiche: l'amore per Gesù e l'osservanza della sua Parola. L'amore per Gesù, infatti, è il cuore della fede, il pieno compimento dello Shemà (cfr.Dt 6,5). Solo dopo aver sperimentato quanto siamo amati da Gesù diverremo capaci di amarlo a nostra volta, e amare significa ascoltare, accogliere e vivere la sua Parola, ascoltando, accogliendo e amando i fratelli. Se davvero lo amiamo, Gesù ci assicura che non ci lascerà soli, perché Lui stesso edificherà la sua Dimora fra di noi e in noi. Infatti, «chi ama osserva la Parola dell'Amato, dimora con Lui, presso di Lui e in Lui, per questo lo vede, vive di Lui e lo conosce» (cit.). Gesù ha promesso che ci farà dono del suo Spirito che è pace e gioia, il senso autentico della sua venuta tra noi. Se ci amiamo gli uni gli altri come Lui ci ama, anche noi diverremo il tempio vivente della santità di Dio, la Shekinà, il Luogo Santo della sua presenza nel mondo. E' il dono ultimo di un Dio che ci ama fino a dare la sua vita per noi e che vuole abitare attraverso il suo Spirito d'amore nel cuore di tutti i suoi figli, perché finalmente possa essere «Tutto in tutti» (1Cor 15,28).  


domenica 18 maggio 2025

"Un cuore che ascolta - lev shomea" n° 28 - 2024/2025 anno C

"Un cuore che ascolta - lev shomea"

"Concedi al tuo servo un cuore docile,
perché sappia rendere giustizia al tuo popolo
e sappia distinguere il bene dal male" (1Re 3,9)



Traccia di riflessione sul Vangelo
a cura di Santino Coppolino


 V DOMENICA DI PASQUA ANNO C

Vangelo:

La predizione del tradimento di Giuda si conclude con questo meraviglioso inno alla Gloria: è l'ora della glorificazione di Gesù e del Padre, la notte oscura dell'uomo in cui risplende la luce sfolgorante dell'amore. Gesù ama tutti, ma soprattutto ama Giuda e consegna la sua vita per lui che, invece, sta per consegnarlo nelle mani della morte. Nella consegna a colui che lo consegna risplende tutto l'amore di Dio per l'uomo, la vera Gloria del Padre che spezza e consegna la sua vita per tutti, a cominciare da chi lo tradisce. Quando avremo fatto esperienza dell'immensità del suo amore per noi, solo allora saremo capaci di amare come Lui ci ama e potremo contemplare il suo Volto nel volto di coloro che amiamo, anche in quello di Giuda. Fra il tradimento di Giuda e il rinnegamento di Pietro i Vangeli sinottici inseriscono l'istituzione dell'Eucaristia. Giovanni, invece, incastona il comandamento dell'amore nella lavanda dei piedi che, come la Cena Eucaristica, non è un rito, ma l'amore reale, concreto con il quale Gesù ha amato Pietro e Giuda e chiunque si riconosca in loro. Nel "boccone dell'amico" consegnato al traditore è sconfitta per sempre l'inimicizia fra Dio e l'uomo e tutti siamo salvati. La croce di Gesù, scandalo e follia per coloro che non credono, è invece il 'luogo teologico' dove si manifesta in pienezza la gloria di Dio, è rivelata al mondo la menzogna del divisore e viene manifestato agli uomini l'amore del Padre, anche per Giuda. Il Comandamento nuovo che Gesù ci dona ci sorprende, perché per la prima volta possiamo contemplare un Dio che si umilia davanti ai nostri occhi lavando i piedi: Non si tratta di un ordine, di una imposizione dall'alto, ma di un autentico dono che fa di coloro che decidono di seguire in Gesù dei veri figli del Padre.

domenica 11 maggio 2025

"Un cuore che ascolta - lev shomea" n° 27 - 2024/2025 anno C

"Un cuore che ascolta - lev shomea"

"Concedi al tuo servo un cuore docile,
perché sappia rendere giustizia al tuo popolo
e sappia distinguere il bene dal male" (1Re 3,9)



Traccia di riflessione sul Vangelo
a cura di Santino Coppolino


 IV DOMENICA DI PASQUA ANNO C

Vangelo:

«Io e il Padre siamo Uno!». Queste parole segnano il culmine della rivelazione di Gesù, il Mistero di un Dio che è Uno ma non è solo, la perfetta unità di Amore tra il Padre e il Figlio. La perentoria affermazione di Gesù è rivolta ai suoi avversari, alle autorità religiose che pretendono di sapere tutto su Dio, che non c'è più nulla da scoprire e che il messia tanto atteso non può essere certo lui. Inizia così un interrogatorio sull'identità di Gesù che sfocerà ancora una volta nella volontà omicida dei suoi ascoltatori (10,31-39). E' un mistero di unità e d'amore che i suoi nemici non possono accogliere né comprendere perché sono discepoli di un altro maestro e pecore di un altro pastore: la morte. Avere fede in Gesù implica molto più che il semplice assenso mentale o anche un certificato di battesimo. Credere significa aderire totalmente, con tutta l'esistenza al progetto d'amore del Padre nel Figlio Gesù, mettersi in obbediente ascolto della sua Parola, divenire docili alla sua voce investendo ogni attimo di vita al servizio del Regno di Dio. «Comunque l'uomo vive di fede e aderisce a ciò a cui affida la vita, si tratti di cose, idee o persone. Se l'uomo non si affida a Colui che gli dona l'esistenza per amore, si affiderà ai suoi tanti idoli che gliela toglieranno» (cit.)   

domenica 4 maggio 2025

"Un cuore che ascolta - lev shomea" n° 26 - 2024/2025 anno C

"Un cuore che ascolta - lev shomea"

"Concedi al tuo servo un cuore docile,
perché sappia rendere giustizia al tuo popolo
e sappia distinguere il bene dal male" (1Re 3,9)



Traccia di riflessione sul Vangelo
a cura di Santino Coppolino


 III DOMENICA DI PASQUA ANNO C

Vangelo:
Gv 21,1-19

Il Vangelo di Giovanni si chiude al capitolo 20. Il capitolo 21 è una aggiunta posteriore ed è un mirabile concentrato di ecclesiologia dove viene narrata la storia dei discepoli che continuano, nel tempo e nella storia, l'opera iniziata da Gesù. Potremmo dire che il capitolo 21 sta al Vangelo di Giovanni come gli Atti degli Apostoli stanno al Vangelo di Luca. L'evangelista espone in che modo Gesù si manifesta ai suoi discepoli nella missione loro affidata. Il Signore si rende presente durante la pesca (simbolo dell'evangelizzazione, dove la Chiesa sperimenta tutta la fatica della missione) ed è presente nel banchetto, evidente richiamo all'Eucaristia. Cuore del brano è l'amore: «Mi ami tu più di costoro?». Ciò che Gesù domanda a Simone è l'amore gratuito, senza limiti, quello che nulla pretende, l'amore in pura perdita (l'agape), mentre l'amore di cui Pietro è capace - e ogni discepolo dopo di lui - è la "filìa", l'amore di amicizia, certamente molto meno impegnativo. Chi non dimora nell'amore di Gesù rimane nella morte (cfr.1Gv 3,14) come Giuda, fatica inutilmente ed ogni suo impegno sarà sterile. Attraverso questo escamotage l'autore vuole dirci che tutte le nostre iniziative pastorali, nonostante l'impegno profuso, se non scaturiscono dall'amore, in comunione con Gesù, sono destinate al fallimento. Lasciano davvero senza fiato le parole di Gesù a Simone: «Mi ami tu più di costoro?», e fa tenerezza un Dio che domanda l'elemosina di un po' d'amore alle sue creature. «Dopo averci rivelato dall'alto della croce fino a che punto siamo amati, Gesù può ormai esporre senza alcun pudore questa richiesta: l'Amore desidera essere amato!»


domenica 27 aprile 2025

"Un cuore che ascolta - lev shomea" n° 25 - 2024/2025 anno C

"Un cuore che ascolta - lev shomea"

"Concedi al tuo servo un cuore docile,
perché sappia rendere giustizia al tuo popolo
e sappia distinguere il bene dal male" (1Re 3,9)



Traccia di riflessione sul Vangelo
a cura di Santino Coppolino


 II DOMENICA DI PASQUA o della Divina Misericordia  ANNO C

Vangelo:
Gv 20,19-31

Mani forate e fianco squarciato: questi i segni particolari che caratterizzano il documento di identità di Gesù Crocifisso e Risorto, la carne vivente dalla quale ogni credente è generato, le sorgenti dello Shalom effuso su ogni discepolo. Sono le piaghe che risanano i nostri cuori (cfr. Is 53,5), la manifestazione visibile del suo amore per noi, «feritoie aperte anche dopo la resurrezione, squarci d'amore attraverso i quali Dio esce verso di noi e noi entriamo in Lui» (cit). Siamo nel giorno primo e ottavo, quello che non tramonta mai, l'oggi eterno in cui anche noi siamo immersi e viviamo. Celebrando il Memoriale mortis Domini, la comunità fa memoria dell'amore del Signore, riceve lo Spirito Santo ed è inviata al mondo a portare la gioia della riconciliazione. E' una gioia che nessuno mai ci potrà togliere (16,23), perché ha la sua fonte in Colui che ha resistito alle porte degli inferi. Tommaso - che significa gemello - non essendo presente insieme agli altri, non incontra Gesù: paradossalmente proprio lui, il cui nome implica l'essere-con, non si trova con gli altri, non è solidale con loro, non ne condivide la fragilità e la paura, si esclude dal resto degli apostoli tagliando ogni relazione con loro. Ma «otto giorni dopo» (oggi diremmo : la Domenica successiva), Tommaso è presente nel cenacolo con tutti gli altri. Solo ora ogni dubbio è fugato e il voler vedere e toccare il Signore lasciano il posto ad una indicibile gioia. Gesù è Kyrios! Gesù è Dio! Quel Dio che nessuno ha mai visto, ora si rivela attraverso le sue ferite d'amore. Al cospetto di un cuore tanto grande, ad un mistero che ci sovrasta e che non siamo in grado di comprendere ma solo di accogliere e adorare, insieme a Tommaso - il gemello nostro - possiamo finalmente esclamare: «Signore mio e Dio mio!»


domenica 20 aprile 2025

"Un cuore che ascolta - lev shomea" n° 24 - 2024/2025 anno C

"Un cuore che ascolta - lev shomea"

"Concedi al tuo servo un cuore docile,
perché sappia rendere giustizia al tuo popolo
e sappia distinguere il bene dal male" (1Re 3,9)



Traccia di riflessione sul Vangelo
a cura di Santino Coppolino


 DOMENICA DI PASQUA - RISURREZIONE DEL SIGNORE  ANNO C

Vangelo:
Gv 20,1-9

Facciamo ancora e sempre fatica a comprendere che Gesù, Figlio di Dio e Figlio dell'uomo, non poteva rimanere prigioniero della morte perché è il Kyrios, il Signore della vita. Lo cerchiamo sfiduciati e piangenti nel sepolcro, il luogo del memoriale (mneméion), dove tutti un giorno saremo riuniti, ma esso è vuoto. La vita ha trionfato sulla morte! In se stessa la morte non è un male, lo è invece il nostro modo di concepirla come la fine della vita e di tutto, una vita vissuta solo idolatrando noi stessi. E' ciò che san Paolo definisce: «il pungiglione della morte» (1Cor 15,55). Gesù invece non ha trattenuto per sé la sua vita, ma l'ha spezzata e offerta a tutti, perché tutti potessimo partecipare del suo immenso dono d'amore. Il Signore non è più nel sepolcro perché ha fatto della sua intera vita una totale offerta d'amore al Padre e ai fratelli. Per questa ragione la morte non ha potere su di lui. La resurrezione di Gesù è il sigillo della fedeltà della sua vita al progetto d'amore di Dio, il segno che il Padre ha gradito il modo di vivere del Figlio, che lo ha trovato conforme al suo originario disegno sull'uomo. La tomba, perciò, non può essere la sua dimora definitiva, ma «il letto nuziale dove Gesù si è unito agli uomini comunicando loro il profumo della sua vita» (cit.).


domenica 13 aprile 2025

"Un cuore che ascolta - lev shomea" n° 23 - 2024/2025 anno C

"Un cuore che ascolta - lev shomea"

"Concedi al tuo servo un cuore docile,
perché sappia rendere giustizia al tuo popolo
e sappia distinguere il bene dal male" (1Re 3,9)



Traccia di riflessione sul Vangelo
a cura di Santino Coppolino


 DOMENICA DELLE PALME  ANNO C

«Gerusalemme, Gerusalemme, tu che uccidi i profeti e lapidi coloro che ti sono stati inviati: quante volte ho voluto raccogliere i tuoi figli, come la chioccia fa con i pulcini, sotto le ali e voi non avete voluto» (Lc 13,34). Questo è il grido di dolore di Gesù di fronte alla "sklerocardìa" dei capi religiosi, la loro durezza di cuore. Il Signore non piange sulla sua sorte, ma su quella di coloro che, a breve, lo inchioderanno ad una croce. E' la manifestazione più grande dell'amore del Padre, come lo è l'amore di una madre che piange per la malvagità di un figlio. «Vi dico, infatti, che non mi vedrete più finché verrà il tempo in cui direte: Benedetto Colui che viene nel Nome del Signore» (Lc 13,35). Da sempre e per sempre Gesù è il Veniente, colui che si manifesta al mondo in povertà, umiltà e mitezza. Per questo subisce il rifiuto degli uomini. In un mondo dominato dal potere del danaro e dalla violenza delle armi, un Messia umile che manifesta la sua gloria nella piccolezza, impegnando la sua vita nel servizio agli ultimi, agli scarti dell'umanità, genera solo il rigetto, l'espulsione, come fa un organismo, che rifiuta ed espelle da sé un corpo estraneo. La nostra salvezza, allora, starà nell'accogliere Colui che viene nella nostra vita, la nostra fede nell'accettarlo così com'è: umile, povero, indifeso, perché solo così, e non in altro modo, Egli stabilisce il suo Regno. Solo allora anche noi, insieme alla moltitudine dei discepoli, potremo intonare il canto del salmista che proclama: «La pietra scartata dai costruttori è divenuta pietra d'angolo. Questo è stato fatto dal Signore ed è una meraviglia ai nostri occhi» (Sal 118,22-23).



domenica 6 aprile 2025

"Un cuore che ascolta - lev shomea" n° 22 - 2024/2025 anno C

"Un cuore che ascolta - lev shomea"

"Concedi al tuo servo un cuore docile,
perché sappia rendere giustizia al tuo popolo
e sappia distinguere il bene dal male" (1Re 3,9)



Traccia di riflessione sul Vangelo
a cura di Santino Coppolino


 V DOMENICA DI QUARESIMA  ANNO C

Vangelo:
Gv 8,1-11

Brano controverso, il nostro, rifiutato o eliminato dai codici più antichi fino al III secolo, ha trovato ospitalità nel Vangelo di Giovanni solo nel V secolo. Certamente la pericope appartiene al Vangelo di Luca per tematica, stile e grammatica. Ignorato dai padri greci, è ,invece, il testo evangelico più commentato dai padri latini. Sono «undici scandalosi versetti» che hanno messo in crisi le comunità cristiane dei primi secoli, le quali non riescono a comprendere e ad accettare lo sconvolgente comportamento di Gesù. Il vero imputato del nostro episodio, infatti, non è l'adultera, ma Gesù, la donna è soltanto un'esca per trovare in Lui motivo di condanna. Il perdono concesso alla donna, senza nemmeno domandarle di pentirsi, è davvero intollerabile, poiché mette a rischio l'assoluto dominio dell'uomo sulla donna (non vi è traccia dell'uomo, l'adultero, che avrebbe dovuto subire la medesima sorte) e la sempre fragile stabilità coniugale. Il tema della misericordia, già presente nella Torah, raggiunge in Gesù la sua più alta espressione e questa pagina di Vangelo ci permette di entrare in maniera semplice e profonda nel grande mistero della misericordia di Dio. Pensiamo di poter meritare il perdono del Padre perché ci pentiamo, ma in realtà possiamo pentirci e cambiar vita perché sempre e comunque veniamo da Lui perdonati. Il Padre ci ama non perché siamo buoni (chi mai può affermare di esserlo?), ma possiamo diventare buoni nella misura in cui accogliamo la Sua misericordia e, a nostra volta, perdoniamo i fratelli. Davanti a questo episodio, siamo invitati a riconoscere nel volto anonimo dell'adultera (e in quello violento dei custodi dell'ortodossia religiosa) il nostro volto di persone adultere e violente. Siamo chiamati a riconoscerci traditori del patto d'amore stipulato col Battesimo, del giuramento fatto di amare e servire il Signore. Per questo «la Chiesa si identifica con questa donna che da sempre è adultera perché non ama il suo Sposo e, giorno dopo giorno, viene rinnovata dal suo perdono. Solo l'incontro con Lui ci rende giusti colmandoci di amore e gratitudine per la sua infinita misericordia» (cit.)


domenica 30 marzo 2025

"Un cuore che ascolta - lev shomea" n° 21 - 2024/2025 anno C

"Un cuore che ascolta - lev shomea"

"Concedi al tuo servo un cuore docile,
perché sappia rendere giustizia al tuo popolo
e sappia distinguere il bene dal male" (1Re 3,9)



Traccia di riflessione sul Vangelo
a cura di Santino Coppolino


 IV DOMENICA DI QUARESIMA - LAETARE ANNO C

Libertà da ogni vincolo, anche da quello familiare, libertà da se stessi fino a perdere la reputazione e la vita, libertà dall'idolatria del denaro e dei beni (Lc 14,24-35). Queste le dure condizioni poste da Gesù per la sequela. Nonostante le evidenti difficoltà, pubblicani e peccatori gli si accostano, lo ascoltano volentieri e sono da Lui accolti, mentre scribi e farisei, i fedeli custodi della dottrina e dell'ortodossia, educati alla logica delle virtù e del merito, mormorano. Proprio per stigmatizzare il loro comportamento, Gesù narra le Parabole della Misericordia: la pecora smarrita, la dracma perduta e la parabola del figlio spendaccione o del Padre misericordioso o meglio, del figlio che crede di essere perfetto. Si tratta di un trittico di parabole, ma in realtà la parabola è una sola. Come nel trittico pittorico, le due parti più brevi (le due pale laterali) acquistano significato solo se messe in relazione con quella più lunga (la pala centrale), la quale è illuminata e completata dalle parti più brevi. Un Padre, il cui figlio scapestrato scappa di casa, non se ne starà certo con le mani in mano ad aspettare un suo improbabile ritorno, ma invierà il Buon Pastore perché ritrovi la pecorella che si è perduta e la riporti a casa sana e salva anche abbandonando il resto del gregge nel deserto. Chi di noi non farebbe lo stesso, dice Gesù? In verità, nessuno farebbe questo se non uno squilibrato. Tutto è illogico, assurdo, incomprensibile, come illogico, assurdo e incomprensibile è l'amore del Padre per ogni figlio. Solo un folle accoglierebbe in casa uno che ha dilapidato metà del patrimonio di famiglia senza il minimo rimprovero, e per di più reintegrandolo nel suo rango originario (la veste, l'anello, i sandali). Tale è l'amore del Padre, come l'utero accogliente di una madre che si dilata, fa spazio alla vita che cresce. L'amore di Dio non risponde a nessuna logica umana, non fa calcoli, agisce senza un'apparente ragione, è offerto gratuitamente a tutti, buoni e cattivi, al figlio ribelle come a quello che crede di essere giusto e per questo giudica suo fratello. Nel cuore del Padre nessun figlio è escluso dal suo amore, nessun figlio è così perduto da non poter essere cercato, trovato e, infine, avvolto nel suo tenero abbraccio. «Perché nostro fratello era morto ed è tornato alla vita, era perduto ed è stato ritrovato»