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domenica 23 agosto 2026

"Un cuore che ascolta - lev shomea" n° 42 - 2025/2026 - XXI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO anno A

"Un cuore che ascolta - lev shomea"

"Concedi al tuo servo un cuore docile,
perché sappia rendere giustizia al tuo popolo
e sappia distinguere il bene dal male" (1Re 3,9)



Traccia di riflessione sul Vangelo
a cura di Santino Coppolino

XXI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO - anno A

Vangelo:

Riconoscere in Gesù il Messia, il Figlio del Dio vivente, conferisce a Pietro il primato sulla comunità, un primato che è principalmente responsabilità, nell'amore e nel servizio. Lungo il corso della bimillenaria storia della Chiesa, il primato pietrino è stato inteso ed esercitato in molti modi, spesso frainteso e malinteso, con o senza colpa. Nella Comunità di Gesù l'autorità ha bisogno di continua purificazione; essa va vissuta non come esercizio di potere, ma come assunzione di responsabilità. Pietro, purtroppo, è "Bar-Jona", figlio di Giona, e come suo padre fugge le conseguenze dell'amore. Pietro non accetta un Messia debole e indifeso che si consegna inerme nelle mani degli uomini, rifiuta categoricamente un Dio che ama e usa misericordia verso tutti, compresi i carnefici del Figlio, compresi i pagani. Per questa ragione tenterà di dissuadere Gesù dall'andare a Gerusalemme (16,22). Gesù è certamente il Messia, ma non il Messia dominatore e sterminatore dei nemici della fede atteso da certa tradizione giudaica. Per Gesù il potere è ontologicamente diabolico (Mt 4,1-11). I figli di Dio, invece, sono coloro che seguono il loro Maestro e Signore nell'amore e nel servizio ai fratelli, sono le «pietre viventi edificate come edificio spirituale sulla Pietra viva scartata dagli uomini» (1Pt 2,4-5). Essi sono coloro che sono stati resi immuni dal «lievito dei farisei e sadducei» (Mt 16,6), veleno mortale che intossica la vita e le relazioni tra gli uomini e che impedisce di scorgere negli altri fratelli da amare.


domenica 16 agosto 2026

"Un cuore che ascolta - lev shomea" n° 41 - 2025/2026 - XX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO anno A

"Un cuore che ascolta - lev shomea"

"Concedi al tuo servo un cuore docile,
perché sappia rendere giustizia al tuo popolo
e sappia distinguere il bene dal male" (1Re 3,9)



Traccia di riflessione sul Vangelo
a cura di Santino Coppolino

XX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO - anno A

Vangelo:

All'incredulità degli abitanti di Nazareth (13,58), alla fede piccola di Pietro e dei discepoli (8,26 ; 14,31) e alla mormorazione di scribi e farisei (15,1), Gesù risponde con la guarigione della figlia della donna cananea, una pagana. Non è l'appartenenza o la non appartenenza al popolo di Israele, ma la fede che permette a Dio di intervenire nella vita di coloro che gridano a Lui, al di là di ogni barriera religiosa e culturale. Il dialogo fra Gesù e la donna verte sul «pane dei figli» e a chi esso è dovuto. Per Gesù il dono della vita è per coloro che ne hanno bisogno e lo domandano con fede e umiltà, non per chi pensa di impadronirsene per supposti meriti personali o per diritto di nascita o di sangue. Solo coloro che ripongono la loro fiducia nel Figlio dell'Uomo possono ricevere il «pane dei figli», fossero anche dei "cagnolini", come gli ebrei, con disprezzo, chiamavano i pagani. Proprio a costoro (a noi che proveniamo dal paganesimo) sarà dato il «pane dei figli», non certo per meriti (chi può vantarne?), ma per la fede in Gesù, Figlio di Dio e Figlio dell'Uomo, anche se questa fede è piccola quanto un granellino di senapa.

domenica 9 agosto 2026

"Un cuore che ascolta - lev shomea" n° 40 - 2025/2026 - XIX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO anno A

"Un cuore che ascolta - lev shomea"

"Concedi al tuo servo un cuore docile,
perché sappia rendere giustizia al tuo popolo
e sappia distinguere il bene dal male" (1Re 3,9)



Traccia di riflessione sul Vangelo
a cura di Santino Coppolino

XIX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO - anno A

Vangelo:
Mt 14,22-33


Nella Bibbia il mare è figura del male, la sua personificazione, il luogo abitato dai mostri, il simbolo del mondo con le sue contraddizioni, realtà invivibile dove regna incontrastata la morte e dove, nonostante tutti i nostri sforzi, veniamo travolti da tempeste che spesso ci vedono soccombere. La barca, simbolo della Chiesa, ci offre un'opportunità di salvezza. Siamo tutti invitati a salire a bordo se vogliamo raggiungere un porto sicuro, ma una volta a bordo, non è più possibile scendere: o si raggiunge l'altra riva sani e salvi o si va a fondo. La traversata che ci conduce a salvezza avviene sempre di notte, coi venti contrari, sospesi sugli abissi della morte che vuole inghiottirci. E' la perenne realtà della Chiesa, di Pietro e di ciascuno di noi. Se obbediamo alla Parola di Gesù non verremo ingoiati dagli abissi e potremo camminare sopra di essi, ma se le nostre paure avranno la meglio affonderemo come Pietro. Anche se il Signore sembra assente, sordo al nostro grido di aiuto, come fosse un fantasma che nulla può davanti al male, siamo chiamati a non temere e ad aver fede in Lui. Il Signore non è un fantasma, ma Io-Sono, il Dio con noi, che tiene in mano il timone della nostra vita e ci infonde sicurezza, la Brezza leggera che gonfia le vele della nostra povera barca e ci conduce al sicuro. Gesù è «potenza di Dio per la salvezza di tutti i credenti» (Rm 1,16) se solo avremo la forza, il coraggio e l'umiltà di gridare: «Signore, salvaci!»

domenica 2 agosto 2026

"Un cuore che ascolta - lev shomea" n° 39 - 2025/2026 - XVIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO anno A

"Un cuore che ascolta - lev shomea"

"Concedi al tuo servo un cuore docile,
perché sappia rendere giustizia al tuo popolo
e sappia distinguere il bene dal male" (1Re 3,9)



Traccia di riflessione sul Vangelo
a cura di Santino Coppolino

XVIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO - anno A

Vangelo:

«Date loro voi stessi da mangiare!» è il comando di Gesù rivolto ai discepoli. Il brano evangelico è una vera e propria profezia del Banchetto Messianico e richiama uno dei pricipali compiti del Re Messia, quello, cioè di assicurare il pane al popolo di Israele (cfr. 2Sam 6,19). Quanto Gesù fa è soprattutto anticipo del Mistero Eucaristico, ciò che compirà durante il Seder di Pasqua e che i suoi discepoli continueranno a compiere in sua memoria. La scena si svolge in un luogo deserto e vede i discepoli domandare a Gesù di congedare (gr. apolyo) le folle, identico verbo utilizzato dall'evangelista per indicare il divorzio (cfr. 5,31 ; 19,3-9).
Da questo indizio possiamo facilmente dedurre che il Banchetto Messianico è anche un Banchetto Nuziale: Gesù è lo Sposo e la Comunità la Sposa. All'origine dell'azione di Gesù, perciò, c'è l'amore, il suo infinito amore per la sua Sposa, le sue viscere di misericordia per il suo popolo. Questa è la mensa che il Signore Gesù ha preparato, dove tutti possono mangiare e saziarsi: «Solo questo Pane, benedetto, spezzato e condiviso, ci sazia e ci dona la Vita Eterna» (cit.)

domenica 26 luglio 2026

"Un cuore che ascolta - lev shomea" n° 38 - 2025/2026 - XVII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO anno A

"Un cuore che ascolta - lev shomea"

"Concedi al tuo servo un cuore docile,
perché sappia rendere giustizia al tuo popolo
e sappia distinguere il bene dal male" (1Re 3,9)



Traccia di riflessione sul Vangelo
a cura di Santino Coppolino

XVII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO - anno A

Vangelo:
Mt 13,44-52

Queste ultime brevi parole del capitolo 13 del Vangelo di Matteo concludono il Discorso sul Regno dei Cieli. L'evangelista esorta ancora una volta la sua comunità a decidersi per ciò che realmente ha valore: «Il Regno è per la gioia dei figli ed è gioia» (cit.). Decidersi per il Regno è talmente importante da spingere il credente a vendere tutto ciò che possiede per acquistare il campo del tesoro e la perla preziosa. L'amore per Dio e per il suo Regno ci libera dalle lusinghe e dalle seduzioni del mondo; la gioia che scatrurisce dall'incontro con Gesù e dalla sua conoscenza è la forza che ci fa vivere e camminare da veri figli. Gesù ci mette in guardia dal ritenere la Comunità una setta di puri, di perfetti che «osano giudicare i fratelli e pretendono di decidere chi ne fa parte e chi no» (Papa Francesco), usurpando così il posto di Dio cui solo spetta questo compito. La Chiesa piuttosto è «una rete che al suo interno accoglie di tutto, buoni e cattivi» (cit.). Quanti hanno fatto l'esperienza del perdono e della misericordia di Dio sono a loro volta chiamati ad usare misericordia e perdono verso i fratelli. Nel caso contrario appartengono al numero di coloro che chiudono il Regno dei Cieli davanti agli uomini: loro non vi entrano e non permettono ad altri di entrare (cfr. Mt 23,13).

domenica 19 luglio 2026

"Un cuore che ascolta - lev shomea" n° 37 - 2025/2026 - XVI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO anno A

"Un cuore che ascolta - lev shomea"

"Concedi al tuo servo un cuore docile,
perché sappia rendere giustizia al tuo popolo
e sappia distinguere il bene dal male" (1Re 3,9)



Traccia di riflessione sul Vangelo
a cura di Santino Coppolino

XVI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO - anno A

Vangelo:

Il male non è presente solo nel mondo, fra i nemici di Dio, il male alberga anche all'interno della Chiesa, la comunità voluta da Gesù, nel cuore dei suoi discepoli. E' desiderio di ogni cristiano avere una Chiesa pura, senza macchia, fatta solo di perfetti; ci affanniamo nell'inutile tentativo di sradicare il male, dentro e fuori di noi, ma corriamo il rischio di fare disastri ancora peggiori del male stesso, dimenticando che questo è un compito che non spetta a noi, ma al Padre. La nostra è una comunità di peccatori perdonati per la misericordia del Padre, sempre chiamati a mai condannare, ma a perdonare i fratelli «settanta volte sette» (Mt 18,22), a sconfiggere il male solo facendo il bene (Rm 12,21). La vittoria definitiva sul male e sul maligno avverrà solo alla fine dei tempi e sarà opera di Dio. Il nostro, invece, è il tempo della pazienza e della misericordia che conducono a salvezza. Senza merito alcuno, la salvezza ci viene elargita perché possiamo diventare «figli del Padre nostro che è nei Cieli, che fa sorgere il sole sui cattivi e sui buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti» (Mt 5,45)


domenica 12 luglio 2026

"Un cuore che ascolta - lev shomea" n° 36 - 2025/2026 - XV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO anno A

"Un cuore che ascolta - lev shomea"

"Concedi al tuo servo un cuore docile,
perché sappia rendere giustizia al tuo popolo
e sappia distinguere il bene dal male" (1Re 3,9)



Traccia di riflessione sul Vangelo
a cura di Santino Coppolino

XV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO - anno A

Vangelo:

Tutto il capitolo tredici del Vangelo di Matteo costituisce il "Discorso in Parabole", il terzo dei cinque grandi discorsi per mezzo dei quali l'evangelista presenta Gesù alla sua comunità. Attraverso sette similitudini narrate in forma parabolica, Gesù manifesta l'azione del Padre nella storia introducendo i discepoli alla conoscenza dei Misteri del Regno. Usando un linguaggio mutuato dalla vita di tutti i giorni, le Parabole aiutano il lettore a operare un discernimento. Per mezzo di esse Gesù comunica ai suoi in come il Padre vede i suoi figli e interviene nella loro contraddittoria realtà. Il Regno non è ancora pienamente presente e, apparentemente, non ha un suo sviluppo vittorioso: viviamo ancora nel tempo faticoso della semina. Il Regno di Dio che Gesù rende presente non è mai secondo le attese degli uomini, discepoli compresi. «Noi vorremmo un bene incontrastato, visibile, efficiente, invece è combattuto, nascosto e insignificante, addirittura fallimentare» (cit.). Ciò nonostante, il Seminatore non si risparmia, spargendo a piene mani il Seme della Parola di Vita nel cuore dell'uomo, anche quando questo cuore è duro come la roccia e arido come il deserto. Egli, infatti, sa bene che se la Parola di Vita verrà ascoltata e accolta, essa sarà in grado di frantumare e penetrare la dura scorza del male mutando le pietraie dei nostri deserti in terra buona, vergine e feconda. La morte stessa, che noi temiamo più di ogni altra cosa, non riuscirà ad annientare il seme, ma ne attiverà le potenzialità. Come Gesù, il Figlio amato «gettato nel cuore della terra e di ogni uomo, è per tutti il segno e il seme della Vita Eterna» (cit.)   

domenica 5 luglio 2026

"Un cuore che ascolta - lev shomea" n° 35 - 2025/2026 - XIV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO anno A

"Un cuore che ascolta - lev shomea"

"Concedi al tuo servo un cuore docile,
perché sappia rendere giustizia al tuo popolo
e sappia distinguere il bene dal male" (1Re 3,9)



Traccia di riflessione sul Vangelo
a cura di Santino Coppolino

XIV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO - anno A

Vangelo:

I sapienti e gli intelligenti secondo la mentalità del mondo vanno in cerca di un dio sapiente, forte e potente. Sono coloro che sanno bene come vanno le cose della vita e come bisogna districarsi in esse. Ai piccoli, agli infanti, a coloro che non hanno voce in capitolo e ai quali è precluso persino l'uso della parola (népioi = senza parola) è, invece, rivelato il mistero d'amore del Padre che è suo Figlio Gesù, fratello nostro, giogo soave che non schiaccia, non umilia e non condanna, ma risana il cuore di ogni creatura umana donando a tutti vita e gioia. In Gesù, Shabbat definitivo e pienezza della creazione, scopriamo la vera Sapienza di Dio nella debolezza e nella fragilità della sua umanità. Una Sapienza che i sapienti di questo mondo rifiutano e irridono, perché ai loro occhi è «scandalo e follia», precludendosi, così, l'accesso alla pienezza della vita. Il dono della conoscenza di Dio, invece, è riservato ai piccoli, a coloro che sono consapevoli di non valere niente, che però sono coscienti che questo niente risulta essere il solo luogo dove ogni carne può accogliere l'infinita ricchezza di Colui che è tutto.


domenica 28 giugno 2026

"Un cuore che ascolta - lev shomea" n° 34 - 2025/2026 - XIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO anno A

"Un cuore che ascolta - lev shomea"

"Concedi al tuo servo un cuore docile,
perché sappia rendere giustizia al tuo popolo
e sappia distinguere il bene dal male" (1Re 3,9)



Traccia di riflessione sul Vangelo
a cura di Santino Coppolino

XIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO - anno A

Vangelo:

Questi sei brevi versetti del Vangelo di Matteo concludono il Discorso Apostolico, il secondo dei cinque grandi discorsi mediante i quali l'evangelista presenta la sua opera. Il Regno di Dio è solo questione d'amore: per il Padre, che ha inviato il Figlio Unigenito per la salvezza dell'uomo; per Gesù, che ha condiviso la sua intera esistenza con gli uomini fino a morire; per ogni creatura umana, immagine vivente di quel Dio Trinità che è tutto e solo Amore. L'Agape, l'amore gratuito, l'amore a perdere, quello che Gesù ha vissuto e ci ha lasciato in eredità perché ci amassimo gli uni gli altri, non è l'espressione di un sentimento passeggero: amare vuol dire scegliere, coinvolgersi totalmente, decidersi per Gesù e per il suo Regno di giustizia e di pace. Amare significa mettere in gioco ogni cellula del nostro essere senza tralasciare alcun aspetto e ambito della vita. Amare costa fatica, lacrime e sangue fino a spezzare e donare la vita per ogni uomo, fino all'infamia e alla crudeltà della croce, l'atroce supplizio che ci espone al ludibrio del mondo e che fa di noi dei reietti, maledetti da Dio e dagli uomini (cfr. Dt 21,23; Gal 3,13). Se non accettiamo di vivere tutto questo non possiamo dirci cristiani. Solo se ci impegniamo ad amare così come siamo amati dal Padre, saremo degni del suo Figlio Gesù e potremo far parte del suo Regno. La vita, dono gratuito del Padre, siamo chiamati a spenderla non a conservarla per noi stessi, perché «vivere è amare, e amare è far dono della vita, che non può essere gettata via con disprezzo, ma donata ai fratelli per amore del Figlio Gesù e della causa del Regno» (cit.)


domenica 21 giugno 2026

"Un cuore che ascolta - lev shomea" n° 33 - 2025/2026 - XII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO anno A

"Un cuore che ascolta - lev shomea"

"Concedi al tuo servo un cuore docile,
perché sappia rendere giustizia al tuo popolo
e sappia distinguere il bene dal male" (1Re 3,9)



Traccia di riflessione sul Vangelo
a cura di Santino Coppolino

XII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO - anno A

Vangelo:

«Non temete», è l'invito accorato di Gesù, il grido d'amore del Pastore Bello rivolto agli apostoli dopo averli inviati nel mondo «come pecore in mezzo ai lupi» (Mt 10,16). Coloro che decidono di seguire Gesù, devono farlo come pecore in balia dei lupi, da perdenti, da sconfitti, così come ha fatto il Maestro. Altra via per la salvezza non è data. Il brano è scandito da questo imperativo: «non temete», ripetuto tre volte proprio per sottolinearne l'importanza. Gesù desidera infondere nel cuore dei suoi discepoli la fede nella Sua Persona per liberarli dalla paura della morte, per mezzo della quale il nemico, l'accusatore, il serpente antico ci tiene in scacco tutta la vita (cfr.Eb 2,15). Principio e fine di tutto è il Padre che ci ama alla follia, non il nulla che ci atterrisce, ci paralizza e ci conduce al fallimento della vita e alla morte. Ciò che appare nascosto e incomprensibile, ciò che è velato dallo scandalo della croce e della morte sarà il Padre stesso a rivelarlo, a farcelo conoscere (i verbi sono al passivo: il passivo divino), manifestando il suo volto di misericordia e di amore nel dono totale del Figlio che tutto illumina e salva. Chi ha paura della morte ha già fallito la sua vita ed è un fallito, perché getta via, insieme alla sua vita, anche il suo tesoro più grande: il suo Spirito. «Il vero problema, il problema più grande non è quello di salvare il proprio corpo dalla morte, ma di vivere in esso l'amore filiale e fraterno, che è la vita eterna. Chi non vive così è già morto» (cit.).


domenica 14 giugno 2026

"Un cuore che ascolta - lev shomea" n° 32 - 2025/2026 - XI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO anno A

"Un cuore che ascolta - lev shomea"

"Concedi al tuo servo un cuore docile,
perché sappia rendere giustizia al tuo popolo
e sappia distinguere il bene dal male" (1Re 3,9)



Traccia di riflessione sul Vangelo
a cura di Santino Coppolino

XI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO - anno A

Vangelo:

Gesù è il primo apostolo del Padre, il primo operaio inviato per la messe, il Figlio Amato e Amante inviato a noi dalla misericordia del Padre a cercare e a trovare ogni fratello perduto. La Chiesa è apostolica proprio perché composta da sorelle e fratelli che sono coscienti di essere inviati dalla stessa misericordia di Gesù, il Buon Pastore, a cercare e a trovare coloro che si sono allontanati e dispersi. E' il nostro male a muovere le viscere di misericordia di Gesù, a condividere la nostra vita fino a compatire, patire-con noi la nostra stessa maledizione. Senza la guida del Buon Pastore siamo destinati a finire nelle mani dei mercenari, come pecore destinate al macello. Cercati, salvati e inviati perché nessuno si abbia a perdere, diventiamo una comunità che realizza l'essere figli nell'essere fratelli tutti, perché solo chi vive da fratello può dirsi davvero figlio, e solo chi sa di essere figlio può farsi fratello. Tutti quanti, infatti, siamo figli del Dio, solo che ancora non ne abbiamo coscienza. Per quanti hanno già fatto esperienza della compassione e della tenerezza del Padre è giunto finalmente il Kairòs, il momento propizio di condividere con i fratelli la salvezza gratuitamente ricevuta.


domenica 7 giugno 2026

"Un cuore che ascolta - lev shomea" n° 31 - 2025/2026 - SANTISSIMO CORPO E SANGUE DI CRISTO anno A

"Un cuore che ascolta - lev shomea"

"Concedi al tuo servo un cuore docile,
perché sappia rendere giustizia al tuo popolo
e sappia distinguere il bene dal male" (1Re 3,9)



Traccia di riflessione sul Vangelo
a cura di Santino Coppolino

SANTISSIMO CORPO E SANGUE DI CRISTO - anno A

Vangelo:

Il brano non rappresenta solo una meravigliosa metafora, ma è, a tutti gli effetti, una vera e propria omelia sull'Eucaristia, l'evangelista non ci narra la sua istituzione, ma esplicita ciò che i Vangeli sinottici lasciano implicito. Gesù è Parola del Padre fatta carne (Gv 1,14), dono totale di sé che Dio offre ai suoi figli, la sua Dimora tra gli uomini, «il Luogo dove ogni carne può finalmente incontrare la Parola» (cit.). La Vita Eterna è la stessa Vita del Padre offerta a noi, un dono che passa solo attraverso l'umanità di Gesù (Gv 17,3), il suo vissuto, la sua debolezza, la sua estrema fragilità. Credere nel Figlio dell'Uomo significa «mangiare la sua carne e bere il suo sangue», entrare, cioè, in piena comunione con Colui che «non ha ritenuto un privilegio l'essere come Dio» (Fil 2,5), ma ha voluto incontrare ogni fratello e ogni sorella assumendo fino in fondo la loro umanità concreta. «Parola molto dura» da accogliere questa (Gv 6,60). Accettare, cioè, che Dio si riveli a noi nella fragilità e nella debolezza di un uomo è davvero una follia! «Masticare e mangiare» la carne del Figlio dell'Uomo significa accoglierlo così come Egli è, vivere come Lui e di Lui, amarlo talmente tanto da diventare anche noi, intimamente uniti a Lui, «Basar Ehad», una sola carne, piena comunione d'amore.


domenica 31 maggio 2026

"Un cuore che ascolta - lev shomea" n° 30 - 2025/2026 - SANTISSIMA TRINITA' anno A

"Un cuore che ascolta - lev shomea"

"Concedi al tuo servo un cuore docile,
perché sappia rendere giustizia al tuo popolo
e sappia distinguere il bene dal male" (1Re 3,9)



Traccia di riflessione sul Vangelo
a cura di Santino Coppolino

SANTISSIMA TRINITA' - anno A

Vangelo:

Il Padre da sempre ama i suoi figli, anche se i figli raramente ricambiano il suo amore andando dietro ai loro idoli. Egli, però, non è un giudice implacabile che punisce, ma un Padre che è solo capace di amare offrendo a tutti pienezza di vita, affinché tutti possiamo diventare veri figli suoi vivendo da fratelli. Nonostante la nostra "sklerokardia", la nostra durezza di cuore, il Padre mai si stanca di noi, non ci odia, non è nauseato per i nostri continui tradimenti, anzi, è innamorato di noi talmente tanto che ci fa dono del suo Figlio Unigenito, perché possiamo imparare ad amare come Lui ci ama: «fino alla fine», fino al dono totale di sé. In Gesù, nel suo vissuto, facciamo esperienza di un amore che sconfigge il peccato e distrugge l'idolo satanico che abbiamo costruito con le nostre stesse mani: la falsa immagine del Padre. Solo guardando a Gesù, il Figlio amato, impariamo ad amarci gli uni gli altri. Generati a vita nuova dalle sue ferite, ci riscopriamo sorelle e fratelli nella Chiesa, Comunità di fede e di amore che riflette il volto amante del Figlio amato che, nello Spirito Santo, rivela a noi l'essenza stessa del Padre.


domenica 24 maggio 2026

"Un cuore che ascolta - lev shomea" n° 29 - 2025/2026 - DOMENICA DI PENTECOSTE anno A

"Un cuore che ascolta - lev shomea"

"Concedi al tuo servo un cuore docile,
perché sappia rendere giustizia al tuo popolo
e sappia distinguere il bene dal male" (1Re 3,9)



Traccia di riflessione sul Vangelo
a cura di Santino Coppolino

DOMENICA DI PENTECOSTE - anno A

Vangelo:

«Shalom alejem, la pace sia con voi!». E' il saluto e l'augurio del Risorto ai discepoli riuniti nel cenacolo, la pienezza di ogni benedizione profusa dal Padre sull'umanità, il frutto di un amore che vince la morte che il mondo non può conoscere né ricevere perché è guidato da un altro spirito. Il Risorto, il Vivente si rende presente «nel mezzo», nel profondo del cuore della sua comunità come unico e solo punto di riferimento e fattore di unità. Mani e fianco feriti, segni visibili del suo amore per noi, sono le sorgenti inesauribili della nostra salvezza. Ora che «tutto è compiuto», Gesù mantiene la sua promessa e ci fa dono del suo Spirito, Spirito che ha animato l'intera sua esistenza e che ora è donato anche a noi perché, come Lui e in Lui, possiamo diventare figli degni del Padre e fratelli fra di noi. E' la Pentecoste, il dono del suo Spirito che, come anticipo, ci è stato consegnato sotto la croce (cfr.Gv 19,30). Il Paraclito che si è posato sull'Agnello di Dio (Gv 1,31-32) adesso avvolge e santifica anche noi, perché possiamo essere in grado di proseguire la sua opera di riconciliazione nel mondo. E' il dono per eccellenza, il dono dei doni, quello che ci infonde la forza di rinunciare alle seduzioni della violenza e del potere, che ci abilita a parlare il linguaggio dell'amore verso ogni creatura umana, anche verso il nemico, l'unico e solo linguaggio che tutti siamo in grado di comprendere.


domenica 17 maggio 2026

"Un cuore che ascolta - lev shomea" n° 28 - 2025/2026 - ASCENSIONE DEL SIGNORE anno A

"Un cuore che ascolta - lev shomea"

"Concedi al tuo servo un cuore docile,
perché sappia rendere giustizia al tuo popolo
e sappia distinguere il bene dal male" (1Re 3,9)



Traccia di riflessione sul Vangelo
a cura di Santino Coppolino

ASCENSIONE DEL SIGNORE - anno A

Vangelo:
Mt 28,16-20

Il brano del Vangelo di questa Domenica, Solennità dell'Ascensione, è la parte finale del Vangelo di Matteo, gli ultimi cinque versetti, dove l'evangelista sintetizza in modo mirabile i temi sviluppati lungo tutta l'opera. Gesù ha terminato la sua missione terrena e ora affida ai discepoli il compito di proseguire ciò che Lui ha iniziato. Quanto Gesù ha detto e fatto per il popolo di Israele, ora la Chiesa è chiamata a offrirlo, nel tempo e nella storia, a tutto il mondo, a tutti i popoli; di battezzare, cioè immergere, ogni creatura umana nell'Amore della Santissima Trinità come Lui ha fatto con le sorelle e i fratelli del suo tempo che lo hanno accolto, a cominciare dalla periferia di Israele, la Galilea dei pagani, fino a raggiungere ogni disprezzata periferia del mondo. Là, in Galilea, dove tutto è iniziato, sul monte che il Signore ha indicato dove ha proclamato le Beatitudini, la Nuova Legge per il nuovo popolo, Gesù ci precede da sempre e là soltanto saremo in grado di contemplare il suo Volto, se solo lasceremo che il Maestro unga i nostri occhi di discepoli increduli con il collirio dello Spirito (cfr.Ap 3,18), affinché possiamo essere finalmente guariti dalla cecità che ci impedisce di riconoscerlo, ascoltarlo, amarlo e seguirlo sulla via che conduce al Regno, via d'amore per ogni fratello che conduce al Padre.


domenica 10 maggio 2026

"Un cuore che ascolta - lev shomea" n° 27 - 2025/2026 - VI DOMENICA DI PASQUA anno A

"Un cuore che ascolta - lev shomea"

"Concedi al tuo servo un cuore docile,
perché sappia rendere giustizia al tuo popolo
e sappia distinguere il bene dal male" (1Re 3,9)



Traccia di riflessione sul Vangelo
a cura di Santino Coppolino

VI DOMENICA DI PASQUA anno A

Vangelo:

Il Padre rimane sempre fedele alle sue promesse amando i suoi figli di un amore eterno, divino, totale, coinvolgente, «fino alla fine». Gesù ora domanda ai suoi di amare in Lui quanto hanno contemplato e amato nel Padre. Amare Gesù è il cuore della fede della Chiesa, il pieno compimento dello "Shemà Israel" (cfr. Dt 6,5), il "Kelal Gadol baTorah", il Comandamento più grande della Legge. E' un Amore che non si traduce solo in un pio sentimento nei suoi confronti, ma che ci invia ad amare tutti, divenendo direttamente responsabili della vita e della felicità dei fratelli, a vivere cioè la Parola ascoltata nell'accoglienza e nel servizio umile. «Amare: voce del verbo morire» (T. Bello). Solo l'amore vissuto nel servizio spalanca le porte all'ingresso nella «nuova ed eterna alleanza». Se davvero ci amiamo non saremo più soli, perché il Consolatore pianterà la sua Tenda in noi e in mezzo a noi, trasformando la nostra esistenza in un tempio della sua dimora. E' lo Spirito di Verità-Fedeltà che coloro che vivono secondo le logiche del mondo non possono conoscere, perché posseduti da un altro spirito, quello della forza, del potere e della menzogna, spirito che genera e conduce alla morte. Innestati, allora, nel Figlio come i tralci alla Vite, siamo resi degni, per Grazia mediante lo Spirito Santo, di vivere l'Amore del Padre che fa di noi dei figli amati e capaci di amare, veri fratelli fra di noi.


domenica 3 maggio 2026

"Un cuore che ascolta - lev shomea" n° 26 - 2025/2026 - V DOMENICA DI PASQUA anno A

"Un cuore che ascolta - lev shomea"

"Concedi al tuo servo un cuore docile,
perché sappia rendere giustizia al tuo popolo
e sappia distinguere il bene dal male" (1Re 3,9)



Traccia di riflessione sul Vangelo
a cura di Santino Coppolino

V DOMENICA DI PASQUA anno A

Vangelo:
Gv 14,1-12

Conoscere Dio, contemplare il suo Volto, gustare la sua intimità è da sempre il desiderio più profondo dell'uomo biblico. A partire da Mosè, che voleva vedere Dio "Panim el Panim", faccia a faccia (cfr.Es 33,18), al salmista che desidera conoscerlo: «Il tuo Volto o Signore io cerco, non nascondermi il tuo Volto» (Sal 27,8) o vuole ardentemente gustarne la Presenza: «Come una cerva anela ai corsi d'acqua, così l'anima mia anela a te, o Dio» (Sal 42,1). Adesso Gesù rivela a Filippo (e a noi che ascoltiamo, ma facciamo ancora tanta fatica a comprendere) la Verità delle verità, il compendio di tutta la rivelazione cristiana: Gesù è il Volto di quel Dio che tanto ci affanniamo a cercare. Lui è il solo Maestro da seguire e da imitare, la sola Voce da ascoltare, perché finalmente possiamo conoscere il Padre. Gesù non è una dottrina da mandare a memoria, meno che mai un concetto filosofico comprensibile solo agli addetti ai lavori o ai dotti: Gesù è l'Uomo Perfetto, il piano di Dio per gli uomini portato a compimento, l'amore stesso del Padre che si è reso tangibile. Egli è l'Unigenito Figlio da sempre e per sempre nel cuore del Padre e che ora è rivolto anche a noi, l'esegesi di Colui che nessuno ha mai potuto vedere (cfr.Gv 1,18), la Mishkan, la Dimora di Dio con gli uomini (cfr.Ap 21,3), il Tempio della sua Presenza privo ormai di ogni velo nel quale tutti possiamo contemplare la Gloria, il cuore amante di un Padre alla cui immagine e somiglianza siamo stati creati.


domenica 26 aprile 2026

"Un cuore che ascolta - lev shomea" n° 25 - 2025/2026 - IV DOMENICA DI PASQUA anno A

"Un cuore che ascolta - lev shomea"

"Concedi al tuo servo un cuore docile,
perché sappia rendere giustizia al tuo popolo
e sappia distinguere il bene dal male" (1Re 3,9)



Traccia di riflessione sul Vangelo
a cura di Santino Coppolino

IV DOMENICA DI PASQUA anno A

Vangelo:

Tutto il decimo capitolo del Vangelo di Giovanni è indirizzato ai capi religiosi, a coloro che, ciechi (9,40), pretendono di guidare il popolo di Dio. Gesù, invece, afferma di essere Lui la Porta e il Pastore: la Porta attraverso la quale veniamo introdotti alla vera vita, il Pastore che conduce le sue pecore fuori dalle tenebre della morte verso la pienezza della vita vera. Solo Gesù, Porta e Pastore, è il modello da ascoltare e da seguire. Noi invece, duri e lenti di cuore, preferiamo seguire altri pastori e obbediamo ad altre voci, succubi dei numerosi imbonitori che fanno da cassa di risonanza agli innumerevoli idoli che ci rendono schiavi e ci conducono alla morte. Fino a quando non facciamo esperienza nella nostra carne quanto sia male ciò che aspiriamo come sommo bene, non possiamo essere salvati. Se, invece, ascoltiamo la voce del Pastore Bello, quello legittimo, se davvero ci lasciamo guidare verso i pascoli della libertà, saremo condotti fuori dai recinti di coloro che pretendono di essere pastori, ma sono soltanto vili mercenari che vogliono condurci al macello (siano essi politici, religiosi o quant'altro). Solo Lui siamo chiamati a seguire e ad ascoltare: Gesù, Pastore Bello e Buono (10,11), l'unico Pastore che ci insegna, con la Parola e con il vissuto, ad amare, a servire e a perdonare.


domenica 19 aprile 2026

"Un cuore che ascolta - lev shomea" n° 24 - 2025/2026 - III DOMENICA DI PASQUA anno A

"Un cuore che ascolta - lev shomea"

"Concedi al tuo servo un cuore docile,
perché sappia rendere giustizia al tuo popolo
e sappia distinguere il bene dal male" (1Re 3,9)



Traccia di riflessione sul Vangelo
a cura di Santino Coppolino

III DOMENICA DI PASQUA anno A

Vangelo:

Colui che è stato crocifisso ha vinto la morte. Egli è il Vivente Risorto ed è per sempre presente lungo il cammino della vita dell'uomo. Il Signore non ci abbandona mai, si fa nostro compagno di viaggio, attraversa le porte serrate delle nostre paure e delle nostre relazioni, apre i nostri occhi e cambia i nostri cuori. Si fa prossimo dovunque conduce il nostro cammino e ci accoglie così come siamo, sempre pronto ad offrire, ancora e sempre, tutto se stesso. Pellegrini tristi e senza speranza, discepoli ciechi e sclerocardici nell'accogliere e comprendere la sua Parola, lo riconosciamo accanto a noi sui nostri passi di delusione e di speranza, di morte e di vita. Non si allontana mai da noi anche quando noi ci allontaniamo da Lui, perché «è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto» (Lc 19,10). Gesù è per sempre l'Emmanuele, il Dio-con-noi, insieme a noi fin dentro gli abissi dei nostri inferni originati dalla paura della sofferenza e della morte. Impermeabili come siamo alla sua promessa di una vita che non ha fine, prestiamo fede più alla menzogna del tentatore che alla fedeltà del Padre. Gesù, invece, non ci delude mai, non ci abbandona alla nostra follia, ma si fa Maestro della Parola e del Pane del cammino, pellegrino di misericordia e di consolazione. Cura le nostre ferite con l'olio dello Spirito e il vino della letizia (cfr. Lc 10,29-37), risana la nostra cecità e infiamma i nostri cuori perché possiamo riconoscerlo nella Parola, proclamata e vissuta, e nel Pane spezzato e condiviso, e ci invia nel mondo per essere suoi testimoni «cominciando da Gerusalemme fino agli estremi confini della terra» (At 1,8)


domenica 12 aprile 2026

"Un cuore che ascolta - lev shomea" n° 23 - 2025/2026 - II DOMENICA DI PASQUA o della Divina Misericordia anno A

"Un cuore che ascolta - lev shomea"

"Concedi al tuo servo un cuore docile,
perché sappia rendere giustizia al tuo popolo
e sappia distinguere il bene dal male" (1Re 3,9)



Traccia di riflessione sul Vangelo
a cura di Santino Coppolino

II DOMENICA DI PASQUA
o della Divina Misericordia anno A

Vangelo:
Gv 20,19-31

Dopo essersi manifestato a Maria di Magdala, Gesù si rende presente in mezzo ai suoi barricati nel Cenacolo per paura delle autorità religiose. «Del Cenacolo ne hanno fatto la loro tomba. Mentre il sepolcro è aperto e vuoto, il luogo che li vede riuniti è sprangato e odora di morte come il loro cuore» (cit.). Ma il Vivente irrompe vincitore nonostante le nostre chiusure, la nostra morte, e ci mostra mani e costato, segni visibili del suo amore per noi, ferite dalle quali scaturisce, come torrente perenne, la nostra salvezza (cfr. Is 53,5). E affinché anche noi possiamo vivere da risorti, ci fa dono del suo Shalom, dandoci la vita vera attraverso il Soffio del suo Spirito. Lo stesso Spirito che, al Battesimo, aveva dimorato sull'Agnello di Dio (Gv 1,32-33), viene ora effuso anche su di noi, affinché possiamo continuare l'opera da Lui iniziata. E' la nuova Pentecoste, la nascita del nuovo Israele, la nascita della Chiesa. E', però, una comunità incompleta, orfana di Giuda, il figlio della perdizione, e anche di Tommaso-Didimo, gemello nostro e della nostra incredulità. Fuori dal gruppo dei discepoli che hanno contemplato il volto del Risorto e ricevuto il suo Spirito, Tommaso non crede alla testimonianza dei suoi amici e pretende di vedere e toccare. L'occasione gli verrà data solo «otto giorni dopo» quando sarà presente anche lui, nel giorno in cui la Comunità si riunisce per fare memoria del Signore Risorto. Come Tommaso, anche noi siamo chiamati a credere senza vedere e senza toccare. E' all'interno della Comunità che ogni credente fa esperienza di Gesù Crocifisso e Risorto: nell'ascolto della sua Parola che illumina e vivifica; nell'Eucaristia, Pane della Vita, nutrimento indispensabile per il nostro cammino di fede; nella Carne sofferente dei Poveri che Gesù ci ha comandato di amare e servire, Ostensori viventi della Sua Presenza nel mondo, davanti alle cui piaghe siamo ogni giorno chiamati ad esclamare: «Signore mio e Dio mio!»