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martedì 21 ottobre 2025

21 ottobre Memoria liturgica del Beato padre Pino Puglisi - Don Corrado Lorefice, arcivescovo di Palermo: don Puglisi come Gesù, testimone dell'Amore crocifisso.


21 ottobre Memoria liturgica del 
Beato Giuseppe Puglisi Sacerdote e martire

Dal 25 maggio 2013 l’antimafia va in paradiso; anche se il primo a riderne sarebbe proprio lui, don Pino Puglisi, il prete antimafia per eccellenza, che tuttavia non è stato mai un prete “anti”, piuttosto sempre un prete “per”.
Le sue umili origini (papà calzolaio, mamma sarta) affondano a Brancaccio, il quartiere palermitano dove nasce il 15 settembre 1937 e sempre ad alta concentrazione di miseria (non sempre solo materiale), di delinquenza, di corruzione. E di mafia. Con la quale il prete di Brancaccio deve ben presto confrontarsi, perché del suo quartiere finisce nel 1990 per essere nominato parroco.
...
Ritorna a Brancaccio da parroco, umanamente ormai maturo perché oltre la soglia dei 50 anni, ma, soprattutto, pastoralmente ben collaudato, con uno stile pedagogico e formativo ben definito e una passione per i giovani che con il tempo è andata aumentando anziché affievolirsi.
Sono loro, infatti, a dover essere sottratti, uno ad uno, all’influenza mafiosa, per creare una nuova cultura della legalità e un’autentica promozione umana, che passi attraverso il risanamento del quartiere, la creazione di nuove opportunità lavorative, il recupero di condizioni di vita dignitose, ulteriori possibilità di scolarizzazione.
Per fare questo don Puglisi non si risparmia e non esclude alcun mezzo, dalla predica in chiesa con toni accesi e inequivocabili alla promozione in piazza di manifestazioni e marce antimafia che raccolgono sempre più adesioni e che per la malavita locale sono un autentico pugno nello stomaco.
In soli tre anni di intensa attività la mafia si vede progressivamente privata di manovalanza e, soprattutto, di consenso popolare da quel prete che ben presto diventa una sgradita “interferenza” e che raccoglie i giovani in un centro, intitolato al Padre Nostro, dove fa ripetizione ai bambini poveri, destinati a un futuro di disagio o di asservimento alla potenza dei boss. A tutti ripete: «Da soli, non saremo noi a trasformare il quartiere. Noi vogliamo rimboccarci le maniche e costruire qualcosa, e se ognuno fa qualcosa, allora si può fare molto…».
Cominciano ad arrivare i primi avvertimenti, le prime molotov e le prime porte incendiate, ma don Pino non è tipo da lasciarsi intimorire: «Non ho paura delle parole dei violenti, ma del silenzio degli onesti», denuncia in chiesa. È in questo contesto che viene decretata la sua condanna a morte da parte dei boss Graviano.
I sicari lo avvicinano davanti alla porta di casa il 15 settembre 1993, sera del suo cinquantaseiesimo compleanno. Lo eliminano con un colpo di pistola alla nuca, tentando di far apparire l’omicidio come conseguenza di una rapina finita male. È Salvatore Grigoli, quello che ha premuto il grilletto, a ricordare il suo ultimo sorriso e le parole «Me l’aspettavo», che dicono come quella morte non sia un incidente di percorso ma un rischio di cui don Pino era ben cosciente.
Quell’assassinio «ci sembrò subito come una maledizione, perché da allora cominciò ad andarci tutto storto», riferisce sempre Grigoli, che intanto ha iniziato un percorso di conversione, imitato alcuni anni dopo dall’altro sicario, Gaspare Spatuzza. Entrambi attribuiscono il ravvedimento alla loro vittima, da cui sono certi di essere stati perdonati.

Dopo trent’anni la Chiesa riconosce la morte di don Puglisi come martirio “in odio alla fede”, privando di fatto la mafia di quell’aura di religiosità, o meglio di devozionismo che alcuni boss hanno ostentato. Chissà se a lui non sta un po’ stretta, ora, la nuova qualifica di “beato”, che può rischiare, come qualcuno teme, di trasformarlo in un “santino” più che in un santo, edulcorando cioè la forza della sua testimonianza. Ma, a ben guardare, non dipende da lui: dipende da noi.
(fonte Santi e Beati articolo di Gianpiero Pettiti)

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Don Corrado Lorefice, arcivescovo di Palermo:
don Puglisi come Gesù, testimone dell'Amore crocifisso


La messa per don Pino Puglisi è stata celebrata quest'anno in cattedrale dall'arcivescovo Corrado Lorefice il 14 settembre (festa dell'Esaltazione della Croce) perché l'indomani i vescovi siciliani partecipano a una manifestazione a Tunisi. 


Di seguito il testo dell'omelia di don Corrado Lorefice

Una preziosa coincidenza celebrare la Festa dell’Esaltazione della Santa Croce nello stesso giorno in cui ricordiamo la morte per mano violenta del nostro Beato Martire don Pino Puglisi, figlio prezioso di questa nostra amata Chiesa palermitana e vanto del nostro presbiterio. In lui ci riconosciamo Chiesa dall’amore trinitario, chiamata a testimoniare un amore più grande in questo nostro tempo che sembra spingerci ineluttabilmente in un’era di glaciazione del cuore delle donne degli uomini.

Questa antica celebrazione – l’Esaltazione della Santa Croce – ci aiuta a puntare lo sguardo sul mistero di amore che rifulge nel trafitto del Golgota. Noi non siamo la religione che adora l’infame e maledetto supplizio di sofferenza, di umiliazione e di morte che è la croce. Noi siamo i seguaci dell’Amore crocifisso, della smisurata compassione di Dio per noi uomini nel suo Figlio fattosi carne, morto liberamente e risorto per la vita del mondo: «Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna» (Gv 3,16). Sulla croce, come ci ha ricordato la pagina del IV Vangelo, è «innalzato il Figlio dell’uomo» (Gv 3,14) che dona vita eterna a chi alza lo sguardo verso di lui.

Colui che ci ha amati fino al massimo – «eis télos» (Gv 13,1) – è fonte di salvezza per noi uomini soggetti all’idolatria, al peccato e alla morte. La potenza della Pasqua di Gesù, del suo passaggio dalla morte alla vita, ha reso possibile il dono dello Spirito in noi, l’effusione dell’amore zampillante di Dio in noi. Lo Spirito deflagrato a Pentecoste – compimento della Pasqua di Cristo –, è Fuoco d’amore e Luce di Vita, Energia di Dio-Amore (cfr 1Gv 4,8) che raduna, trasfigura, santifica, libera e ricrea. Per questo l’Apostolo Paolo, nella lettera ai Romani, annuncia: «L’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato» (5,5). La vita cristiana è vita nello Spirito, energizzata dall’amore divino. Così la nostra umanità è resa capace dallo Spirito di essere come quella di Gesù di Nazareth, animata dall’amore, performata dall’amore.

«Me l’aspettavo». Sono le parole registrate dagli assassini di don Pino. Come e con Gesù va incontro alla morte, si consegna alla morte. Non se la cerca. L’accoglie! Puglisi è un rigenerato dalle acque del Battesimo, immerso e abbracciato dall’Amore trinitario. Puglisi è un discepolo-presbitero che ha praticato con assiduità il Vangelo. È lo ha performato. Il Battesimo lo ha rigenerato, il Vangelo lo ha conformato secondo la logica e l’umanità di Gesù.

Il pensiero e le scelte di Gesù, la relazione che egli poneva con tutti gli uomini e le donne, e soprattutto con i piccoli e i poveri, come testimone della prossimità redentiva di Dio Padre compassionevole e misericordioso – abbassarsi e servire, kenosi e diakonia (cfr Fil 2,6-8), offerta di se stesso, raggiungere l’altro nella sua estrema distanza, scambiarne e condividerne la condizione, finanche la sua fragilità e il suo peccato –, noi li ritroviamo nella vita, nelle parole e nei gesti di don Pino. Nel suo ministero presbiterale, da Godrano, a Brancaccio, nel ministero di animatore vocazionale e di accompagnatore spirituale, nell’insegnamento della religione cattolica, e nel suo servizio generoso nei luoghi-segno della Carità della Chiesa palermitana.

Ma, se mi permettete, la sua somiglianza a Gesù, è anche nel suo morire in quel 15 settembre 1993. In quegli anni tragici per la nostra Palermo assediata e massacrata dalla mafia.

Come e con Cristo, testimone della vittoria dell’amore sulla violenza e sulla morte. La vittoria dell’amore. La fecondità dell’amore, che vince l’odio; del potere dell’amore che disperde i superbi nei pensieri del loro cuore e rovescia i potenti dai troni (cfr Lc 1,51-52); della mitezza e della non violenza che confonde la superbia di quanti impugnano le armi per seminare morte e dolore; della comunione che vince l’isolamento, la solitudine e la divisione; del perdono che vince la vendetta.

Siamo qui per chiedere al Signore di essere sempre più Chiesa dagli stessi sentimenti di Cristo Gesù. Presbiterio che cresce animato dagli stessi sentimenti di colui che è e sarà orgoglio e pungolo di ogni prete della Chiesa palermitana.

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Questa sera, giorno in cui la Chiesa velebra la memoria liturgica del Beato e Martire Giuseppe Puglisi, alle ore 18.00 la Celebrazione Eucaristica presieduta dall’Arcivescovo Mons. Corrado Lorefice nella parrocchia S. Gaetano a Brancaccio in occasione anche dell’ingresso del nuovo parroco Don Sergio Ciresi.

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In questo giorno dedicato al Beato P. Paolo Puglisi, tra i numerosi post che nel tempo abbiamo pubblicato su di lui ne segnaliamo solo alcuni:


sabato 16 settembre 2023

XXX anniversario del Martirio del Beato Giuseppe Puglisi (15 settembre 1993 – 15 settembre 2023) Mons. Corrado Lorefice: Padre Pino è stato in pienezza un prete sinodale. - Così è stato uomo, così è stato prete

XXX anniversario del Martirio 
del Beato Giuseppe Puglisi 
(15 settembre 1993 – 15 settembre 2023)
 
Mons. Corrado Lorefice: 
Padre Pino è stato in pienezza un prete sinodale.

Nella Chiesa Cattedrale di Palermo la solenne Celebrazione Eucaristica presieduta dal Presidente della CEI Card. Matteo Zuppi con i Vescovi di Sicilia

Saluto dell’Arcivescovo di Palermo Mons. Corrado Lorefice



Eminenza Rev.ma, Carissimo Fratello Matteo,
Eminenze Rev.me,
Confratelli nell’Episcopato, nel Presbiterato e nel Diaconato,
Consacrate e consacrati,
Popolo santo tutto di Dio,
Carissimi Franco e Familiari del Beato Puglisi,
Gentilissime e Gentilissimi Servitori delle Istituzioni Civili e Militari,
Donne e Uomini delle altre Confessioni cristiane, di altre Fedi e di buona volontà,

oggi siamo qui per ringraziare, per celebrare una Eucaristia di lode:
al Padre, che ci dona il Figlio; allo Spirito, che ci convoca e ci unisce; al Figlio, che nell’Eucaristia si dona al Padre e a noi.

Al Padre, al Figlio e allo Spirito si leva il nostro grazie, per il dono di Maria proclamata da Gesù, ai piedi della Croce, Madre della Chiesa; per i nostri Santi e Beati: Mamiliano, Rosalia, Benedetto il Moro, Giacomo Cusmano;

e per il nostro Padre Pino Puglisi.

La memoria del nostro amato 3P ci raccoglie in questo giorno, trentesimo anniversario della sua morte. Una vita donata a Palermo e alla Chiesa, una vita vissuta come un seme gettato a terra per far germinare il bene, per dare speranza a tutti, per donare un senso e un futuro anzitutto ai giovani della nostra Isola. Grazie per la presenza di ciascuno, di ciascuna di voi.

Un particolare grazie va a te, Eminenza Reverendissima, che come Cardinale Presidente della Conferenza Episcopale Italiana, ci fai sentire la vicinanza e la comunione di tutte le Chiese italiane, dei loro Vescovi.

Il nostro grazie va anche al Signor Presidente della Repubblica, Prof. Sergio Mattarella, per la vibrante Dichiarazione pubblicata oggi su L’Osservatore Romano dove definisce don Pino simbolo di libertà, di uguaglianza e giustizia, di amicizia e solidarietà, “valori evangelici che […] trovano corrispondenza nei valori civili espressi nella Costituzione repubblicana”.

Un grazie speciale va poi al Santo Padre Francesco. Ricorrono oggi cinque anni dal dono meraviglioso della Sua venuta a Palermo, un dono che ha rigenerato il fuoco dell’entusiasmo e provocato segni di conversione nella vita della nostra Chiesa di Palermo e delle Chiese di Sicilia.

Un grazie che si rinnova in modo particolare oggi, a motivo di un altro grande dono: la Lettera che il Papa ha voluto inviarci per il trentesimo anniversario della efferata uccisione di Padre Pino per volere della mafia. Una lettera in cui il Santo Padre ci fa sentire il dono che don Puglisi rappresenta per le nostre Chiese e per la nostra terra. Il Papa ci indica la via, affinché la forza del Vangelo, che ha pervaso e modellato l’esistenza tutta di don Pino, rianimi e rinnovi la nostra vita. Per questo la Chiesa di Palermo ha scelto la Lettera del Santo Padre come Magna Carta del suo cammino sinodale in comunione con le Chiese italiane e del mondo intero.

Desidero far notare, a questo proposito, una coincidenza importante. Proprio oggi ricorre infatti l’anniversario dell’istituzione del Sinodo, con il Motu Proprio di Paolo VI Apostolica sollicitudo, nel 1967. Contro la tentazione della sottovalutazione e l’erosione dell’oblio, Papa Francesco ha voluto riportare al centro della Chiesa l’evento sinodale, ricordandoci che la Chiesa è Sinodo, che il suo stile è la sinodalità. La sinodalità come atteggiamento evangelico che fonda il Sinodo, lo genera, lo accompagna, lo oltrepassa. I Sinodi finiscono, la sinodalità resta.

Commemorando il 50° Anniversario dell’Istituzione del Sinodo dei Vescovi il Papa ha affermato: «Il cammino della sinodalità è il cammino che Dio si aspetta dalla Chiesa del terzo millennio». E citando Giovanni Crisostomo arriva a dire: «Il nome della Chiesa è Sinodo» (Discorso, 17 ottobre 2015).

Ebbene, oggi possiamo dirlo a chiara voce: Padre Pino è stato in pienezza un prete sinodale. Che cos’è infatti la sinodalità? È uno stile ecclesiale fondato sull’ascolto e sull’accoglienza: sorelle e fratelli che si ascoltano gli uni gli altri e fanno strada assieme perché in principio sono stati ascoltati da Dio; sorelle e fratelli che si accolgono perché sono stati accolti e ospitati dal Vangelo e che per questo affidano al Vangelo la loro vita, perché se ne diffonda il profumo. Ecco il ritratto del nostro 3P.

Don Pino è stato uomo e prete di ascolto. Ascolto del suo Vescovo, a cui ha sempre obbedito con umiltà e docilità filiale; ascolto dei confratelli, con cui ha sempre collaborato fattivamente; ascolto di quanti hanno lavorato accanto a lui (fedeli laici, consacrate, uomini e donne di buona volontà). Soprattutto, Padre Pino ha ascoltato fino in fondo l’uomo d’oggi: penso ai suoi studi di scienze umane, alla sua costante richiesta alle Assistenti Sociali Missionarie di fare ricerche sui bisogni del quartiere; penso al tempo che dedicava ad ascoltare ogni uomo e ogni donna, ogni giovane, ogni bambino che incontrava o che a lui si rivolgeva. L’ascolto profondo rendeva Padre Puglisi partecipe della vita della sua gente, spingendolo anche a partecipare alle manifestazioni di protesta contro le ingiustizie. Perché la fedeltà alle persone era la sua stella polare, soprattutto i poveri, gli scarti umani che producono le nostre città. E poi don Pino educava i bambini, i ragazzi ad ascoltare se stessi e il Creato, prima Parola di Dio che a Dio porta.

Ogni ascolto però si collocava per don Pino dentro un altro ascolto, per lui centrale, decisivo, chiave di lettura di tutto: l’ascolto della parola di Dio, l’accoglienza del Vangelo. Il Vangelo era la sua forza, lo rendeva prete mite e indifeso, capace, però, di sfidare il grande male di Palermo: la mafia. Minacciato, consapevole dei pericoli, andava avanti sorretto dal Vangelo. Per questo dove c’era Padre Pino ritornava la primavera della speranza. Perché il Vangelo vissuto fa rifiorire l’umanità. Il sorriso di don Puglisi ai suoi killer, il suo ‘vi aspettavo’, contenuto in quel «me l’aspettavo», sono una lezione magistrale e genuina di Vangelo vissuto. Il nemico accolto con il sorriso. Chi vive fino in fondo il Vangelo non ha paura della morte.

Grazie Padre Pino, perché hai creduto fino in fondo nel Vangelo, perché hai vissuto fino in fondo la bellezza dell’essere prete, seminatore di comunione, di speranza e di vita.

Lo sappiamo: l’Eucaristia era la tua dynamis. Ti dava la lucidità e il coraggio di conoscere il male e di fare il bene. L’Eucaristia, che stiamo per celebrare, è lo spazio privilegiato della sinodalità, il suo ultimo nome. Il luogo in cui veniamo raccolti per ascoltare e per accogliere, ascoltarci e per accoglierci, imparando qui, dal memoriale del Signore, l’amore dei nemici e il dono della vita. Qui veniamo resi sinodali, capaci cioè di accogliere con il sorriso evangelico ogni uomo e ogni donna che il Padre ci fa incontrare.

Padre Pino aiutaci ad aprire il nostro cuore, insieme alla Vergine Addolorata che per prima accoglie e trasforma nel suo cuore ogni dolore di questa nostra umanità, il gemito di vita che grida dentro ogni dolore.

Beato Pino Puglisi insegnaci il segreto dell’amore eucaristico: l’amore più grande, dare la vita anche a chi te la toglie.


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Il ricordo dell’arcivescovo di Palermo
Così è stato uomo,
così è stato prete


Sono passati trent’anni dalla sera in cui don Pino Puglisi è stato ucciso dalla mafia. Ne facciamo perciò oggi, con gioia e gratitudine, una memoria particolare. Siamo incoraggiati dalla parola del Santo Padre che, dopo aver visitato Palermo il 15 settembre di cinque anni fa, con sensibilità meravigliosa e profetica, oggi ha voluto rinnovare — in una lettera indirizzata a me vescovo ma rivolta ai presbiteri e a tutto il popolo di Dio — il ricordo di don Pino, della nostra chiesa, delle chiese di Sicilia, indicando l’esempio del beato martire Puglisi come via di riscatto e di annuncio autentico del vangelo.

Sappiamo bene infatti il motivo per cui padre Pino è morto. La sua spietata esecuzione si deve alla testimonianza di giustizia e di verità portata avanti da un uomo, da un prete, che ha vissuto il proprio ministero a Brancaccio come una chiamata alla fedeltà. Fedeltà al creato, fedeltà all’uomo, fedeltà al vangelo. Non si tratta di tre fedeltà, bensì di una sola.

Don Pino ha educato sempre i giovani al rispetto della creazione, li ha fatti crescere col senso della bellezza e della sacralità di ogni forma di vita, di fronte al quotidiano culto della morte in cui, soprattutto nel quartiere Brancaccio, erano immersi. Don Pino ha interpretato il proprio dimorare in un luogo dominato dalla mafia, dal suo potere e dalla sua logica, come un ascolto infinito del bisogno e del grido inespresso di un popolo, in attesa di una liberazione dall’oppressione e dalla schiavitù mafiose che sfigurano il volto degli umani e riducono le persone a sudditi. Don Pino ha sentito il suo stare dalla parte del popolo, il suo lavoro inesausto per sottrarre i bambini e i ragazzi alla mentalità della mafia (appoggiato da tante donne e tanti uomini, laici e religiosi, attratti dall’esempio di colui che tutti chiamavano affettuosamente 3P), come una risposta al vangelo delle Beatitudini, come un ascolto di quella parola scandalosa pronunciata dal suo Maestro e Signore: «Beati i poveri».

Così don Pino è stato uomo, così è stato prete, come un cristiano permeato da una grande capacità di ascolto di Dio e degli uomini, dallo stile della sinodalità. Credo sia questa la grande attualità odierna del suo messaggio e della sua figura, in una chiesa posta da Papa Francesco in un atteggiamento e in un cammino sinodali.

«La chiesa è sinodo», ci ha ricordato il Santo Padre sulla scorta del Crisostomo.

Ma sinodalità significa apertura all’altro, accoglienza reciproca nella comune sottomissione al vangelo e alla sua chiamata per l’oggi. Sinodalità significa compagnia dei discepoli di Gesù con gli altri discepoli, compagnia delle chiese cristiane, compagnia dei religiosi di ogni confessione e dei non credenti, accomunati dalla passione per l’uomo.

Quella passione che ha portato don Pino a morire, sorridendo al suo assassino e confessandogli candidamente che lo aspettava, sull’esempio del suo Signore, morto per amore dei nemici. Di noi, amati da Dio mentre eravamo ancora peccatori — dice Paolo — e rinati alla vita nuova in Cristo. In Lui chiamati a libertà.
(fonte: L'Osservatore Romano 15/09/2023)

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XXX anniversario del Martirio del Beato Giuseppe Puglisi (15 settembre 1993 – 15 settembre 2023) Card. Zuppi: Don Puglisi, un amico attraente, umile e grande

XXX anniversario del Martirio 
del Beato Giuseppe Puglisi 
(15 settembre 1993 – 15 settembre 2023)

Card. Zuppi: Don Puglisi,
un amico attraente, umile e grande

Il 15 settembre, a Palermo, il Card. Matteo Zuppi, Arcivescovo di Bologna e Presidente della CEI, ha presieduto la Celebrazione Eucaristica in occasione del 30° anniversario della morte del Beato Pino Puglisi. Di seguito il testo dell’omelia.


Che gioia ritrovarsi in tanti in questa magnifica Cattedrale, in comunione con il Vescovo Corrado, che ringrazio di cuore per l’invito: mi permette di condividere questa grazia con i Vescovi della Sicilia, con i confratelli di Padre Pino e con tutto il Popolo di Dio, rendendo lode a Dio per un fratello la cui beatitudine ci indica qual è la via per non perdere la nostra vita e trovare anche noi felicità. È un amico attraente, umile e grande. Continua con il suo sorriso a farci vergognare di tanta nostra sufficienza, prudenza, paura e con la sua indiscussa passione evangelica ci spinge, individualmente e insieme, a metterci a servizio di Dio e del prossimo, a lavorare nel campo di questa nostra città, bellissima e piena di sofferenze. Riviviamo anche il dolore e l’intimo senso di sdegno per la violenza brutale che lo ha ucciso. Quella violenza ha un nome che contiene tanti nomi, ma tutti di morte: mafia. Il suo assassinio lo unisce a tanti martiri che si sono contrapposti alla mafia e alle mafie, composte tutte da vigliacchi, da uomini senza onore, che sono forti perché si nascondono, untuosi e abili a corrompere e che si arricchiscono vendendo morte. Hanno ucciso a freddo un povero indifeso che ha solo amato e lo ha fatto fino alla fine. Il sorriso è stato la sua risposta, per certi versi il suo perdono. Vale ancora oggi, però, per loro e per tutti noi il monito, che incute timore e tremore, lanciato con commovente sdegno e incredibile forza, proprio trenta anni fa, da San Giovanni Paolo II: “Convertitevi! Verrà il giudizio di Dio!”.

Oggi le mafie sono meno evidenti, ma diffuse e ramificate in molti Paesi, penetrate nell’economia con affari e metodi di corruzione (i regali che legano e condizionano, le minacce evidenti o raffinate, le convenienze opache o i vari modi per intimorire!). Le mafie gestiscono traffici di persone ridotte a merce, di droghe che disumanizzano e creano schiavi e schiavitù. Sono produttori di morte e guadagnano sulla morte. E la vostra Chiesa, con Padre Puglisi e tanti testimoni, aiuta tutta la Chiesa, specialmente in Italia, a comprendere e contrastare con consapevolezza il fenomeno. Sono passati trent’anni da quel 15 settembre, giorno del suo compleanno e giorno della sua nascita al cielo, giorno nel quale la Chiesa celebra la Madre di Dio addolorata. La nostra madre Chiesa resta con Lei sotto tutte le croci che gli uomini insensati continuano a fabbricare per distruggersi. Molti di voi custodiscono ricordi personali di Padre Pino, indelebili nell’anima. Altri, come me, non lo hanno conosciuto personalmente, ma spiritualmente e direi anche umanamente, affettivamente, perché sentiamo la sua esperienza di vita e di fede fraterna e personale. È sempre così la santità: si diffonde da sola e fa sentire amico e vicino chi la trasmette. Questa è la comunione dei santi, legame affettivo che ci unisce e supera il tempo e le distanze, generativa di vita e di amore. La Chiesa è comunione tra i suoi figli e tra la comunità del cielo e quella della terra. La voce di Padre Pino, schiva ma chiarissima, non urlata, non esibita, da innamorato di Cristo che per questo faceva innamorare del Vangelo, ci incoraggia a spenderci per il bene e richiama le nostre coscienze assopite o pavide a non abituarci o giustificare atteggiamenti e sistemi ingiusti, disumani e non cristiani. Il male lo vincono gli umili e i semplici. Padre Pino lo ha vinto anche con il sorriso, che ricorda la gentilezza indicata da Papa Francesco come il primo modo per essere fratelli tutti. Il sorriso mette a proprio agio il prossimo, fa sentire chi lo riceve accolto e libera dal sussiego e dall’alterigia chi si prende troppo sul serio invece di prende sul serio l’altro.

Padre Pino con il sorriso disarmato disarmava e dava cuore a chi incontrava, creava casa. Non era un prete antimafia secondo le etichette sociali e mediatiche. Peraltro, un cristiano, se è tale, è sempre contro le mafie! Era un prete, un prete buono, un cristiano, che divorava la Parola di Dio e non si è mai stancato di spezzarla per tutti e, proprio perché uomo di preghiera, combatteva per la libertà dei suoi ragazzi. Non condannava nessuno, ma cercava di salvare tutti come poteva, più che poteva. Non si è mai risparmiato. Amava farsi aiutare da tanti, chiedendo a ciascuno di fare un pezzo, il proprio, dando valore a questo. E lui era sempre il primo a fare la sua parte. Ecco la differenza tra il protagonista e l’umile lavoratore: il primo si serve degli altri, il secondo li serve; uno brilla di luce e la tiene per sé, il secondo accende di luce il fratello e la dona a chi è nel buio. Il primo ha sempre bisogno di farsi vedere, l’altro vuole far vedere chi non è visto, far parlare chi non è ascoltato, far conoscere la sofferenza che non trova comprensione.

Le mafie, cioè il male, si vincono tutti i giorni e con un amore fedele, che educa all’amore, senza opportunismi. Nella battaglia contro il male nessuno sia lasciato solo. Penso ai presbiteri, ai religiosi, ai laici che rischiano quotidianamente; così come penso ai magistrati e alle Forze dell’ordine che tengono fede al proprio dovere di uomini e donne dello Stato, che è di tutti e per tutti. Lo fanno ordinariamente, tutti i giorni, perché tutti i giorni siano normali la giustizia e il diritto. Abbiamo proprio bisogno di Gesù per capire e scegliere. Ci è davvero “necessario”. Anche noi oggi poniamo la stessa domanda del Vangelo: «Vogliamo vedere Gesù» (Gv 12,21). In realtà ogni persona la pone, spesso in modi contraddittori e indiretti, qualche volta inconsapevoli. Significa: «Voglio vedere Dio con noi, con me; trovare la luce nel buio, accendermi di speranza nella desolazione, afferrare la vita e vincere la morte». Anche dopo anni non smettiamo di chiedere: «Dove trovo Gesù? Aiutami a vederlo! Cerco un amico vero, che mi ama per quello che sono, che non mi usa o non giudica, ma che non mi lascia solo, uno per cui desidero essere diverso!». Gesù risponde parlando di sé in modo inaspettato. Non descrive le sue personali capacità, non convince con promesse mirabolanti o soluzioni che si impongono da sole, non mostra prestazioni indiscutibili.

No! Parla di sé come di un seme. «Se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto» (Gv 12,24). Per capire la vita bisogna prendere quel seme, credendo che in esso già c’è tutto il frutto che ci sarà solo perdendola, generando vita in altri, regalandola, amando. Se la teniamo per noi, possederemo sì il nostro seme ma perderemo la vita! E l’amore è un seme che non smette di crescere e dare frutto! Gesù sembra dire: «Mi cerchi, vuoi vedermi, vuoi conoscere me e il Padre che mi ha mandato? Cerca il chicco caduto in terra. Cerchi te stesso? Lasciati cadere in terra per amore e troverai chi sei!». Se a Palermo qualcuno vuol trovare Dio, quel Dio-Amore che Gesù ha mostrato, che non finisce e dona beatitudine, oggi lo trova nel corpo caduto in terra di Padre Pino Puglisi. Lui è il chicco di grano, caduto in terra e morto e lui, amico di Gesù, ci aiuta a non avere paura di amare sino alla fine. Il suo frutto lo viviamo anche noi oggi ed è la speranza che nelle situazioni più disperate si può sempre fare qualcosa, iniziando dalle cose piccole. Il suo frutto è un Vangelo vivo che ci fa scegliere di stare, senza pericolose titubanze che rendono vulnerabili, dalla parte della giustizia e, quindi, dei ragazzi per sottrarli alla strada, per educarli ad amare amando Gesù e rendendoli consapevoli del valore che ognuno di loro è, della bellezza nascosta in ognuno di loro, che il male però cancella.

«Chi non ama il proprio fratello che vede, non può amare Dio che non vede. Chi ama Dio, ami anche suo fratello» (1Gv 4,20-21). È l’esigente semplicità evangelica di Padre Pino: spiritualità e umanità, fede e vita, eucarestia e amore per i fratelli piccoli di Gesù, parola letta, riletta e condivisa, cura per i poveri amati fino alla fine. Mi colpisce pensare che Padre Pino abbia inciso nella vita di tante persone, soprattutto dei giovani, soltanto spiegando il Padre nostro. L’aver fondato il “Centro di Accoglienza Padre nostro” è stato uno dei gesti evangelicamente più rivoluzionari che potesse fare. Lo possono testimoniare i suoi ragazzi, che sono ormai adulti formati, molti dei quali sono presenti quest’oggi. Padre Pino li conosceva uno ad uno. Era loro amico. Non erano per lui una categoria o dei casi, ma dei nomi e delle storie. Diceva: «Oggi alcuni pensano che l’amicizia sia una cosa da ragazzi, una esperienza poetica di gioventù, un’idea consolatoria per chi non ha cose serie da fare, o un trucco sofisticato per fare carriera e buoni affari. Al contrario l’amicizia è l’espressione di quella briciola di sacro, di etico, di spirituale presente in ciascuno di noi». Ecco cosa chiedono a tutti i recenti fatti di cronaca che hanno ferito anche la città di Palermo: serietà, educazione a una vita bella, più bella e appassionante di quella della strada e di quella strada che sono le pornografie digitali. E soprattutto tanta comunità! Così Padre Pino ci insegna che l’amore non è possesso o fisicità senza cuore, ma è sentimento, educati da Dio che insegna agli uomini ad essere umani. Padre Pino organizzò la mostra dal titolo “Sì, ma verso dove?”. È una domanda che ci riguarda e che poniamo a tutti, in particolare ai ragazzi. «Verso l’amore gratuito, verso la fraternità e l’amicizia vera». Verso una città umana e solidale. Verso il Regno che è già in mezzo a noi e che ci attende. «Se il chicco di grano, caduto in terra non muore, rimane solo; se invece muore produce molto frutto». Padre Pino il tuo frutto rimane. Grazie, Beato Puglisi. Insegnaci a scrutare la Parola di Dio e il cuore degli uomini, a servire e amare fino alla fine, a sorridere al prossimo e a costruire tanti centri Padre Nostro dove i giovani possano trovare il loro valore, la bellezza che hanno dentro, formare una comunità che sia una famiglia ed essere figli e fratelli. Amen.

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venerdì 15 settembre 2023

Il lascito di don Pino Puglisi al mondo della Chiesa

Il lascito di don Pino Puglisi al mondo della Chiesa

Il 15 settembre il trentennale dell’omicidio del parroco palermitano, ucciso a causa del suo impegno per la legalità


Dal 1970/1971 al 1992/1993: quasi 25 anni di stragi e delitti di mafia, dalla scomparsa del giornalista Mauro De Mauro e dell’uccisione del procuratore Pietro Scaglione a Falcone, Borsellino e agli attentati di Firenze, Roma e Milano. Commemorazioni che culminano a settembre con le cerimonie per Carlo Alberto Dalla Chiesa, il giudice Cesare Terranova e don Pino Puglisi, del quale ricorrono i trent’anni del martirio. Un anniversario che si preannuncia emblematico e per molti versi rivoluzionario quello del parroco palermitano ucciso alla mafia.

Don Pino è infatti un martire da venerare e un eroe civile

Un esempio da seguire. Per don Pino Puglisi i tre decenni trascorsi dalla sera dell’agguato mortale compiuto il 15 settembre 1993 da due sicari della cosca mafiosa capeggiata dai fratelli Giuseppe e Filippo Graviano, non solo non sono stati scalfiti dall’oblio e dalla retorica ma anzi sono lievitati fino a trasformarsi in dirompenti termini di paragone fra l’incisività missionaria di Don Pino e quel che è rimasto della sua eredità spirituale.

Sulla scia dell’anatema di Papa Giovanni Paolo II nella Valle dei Templi di Agrigento contro i padrini di Cosa nostra (“Convertitevi! Un giorno verrà il giudizio di Dio”) il parroco non perdeva occasione per ricordare ai fedeli che alla mafia c’era eccome un’alternativa. Che la sopraffazione non si poteva accettare. Che occorreva ribellarsi. E soprattutto insegnava carità e legalità ai figli dei mafiosi alunni delle elementari della borgata di Brancaccio. Diametralmente all’opposto dell’intento criminale di mettere a tacere la voce della coscienza cristiana, l’uccisione di 3P, come veniva affettuosamente chiamato padre Pino Puglisi, ha invece segnato la maledizione dei godfather brothers, i fratelli padrini Graviano e dell’intera mafia.

All’arresto dei due boss fino allora latitanti di lusso fra Venezia, Milano e il lago di Garda è seguito infatti il clamoroso pentimento dei killer del sacerdote, Salvatore Grigoli e Gaspare Spatuzza, che hanno rivelato l’intera trama di connivenze politico affaristiche e delineato la strategia terroristica delle stragi di Capaci e via D’Amelio e delle bombe dell’estate del 1993. Una maledizione che con le morti in carcere dei capi dei capi Totò Riina e Bernardo Provenzano e la recente cattura di Matteo Messina Denaro sembra aver concretizzato l’implicita profezia della fine della mafia degli anni Ottanta, prospettata dal Pontefice polacco e ribadita di recente da Papa Francesco. Un sipario che incombe anche sull’ipotetico ed epocale miracolo al limite dell’impossibile che potrebbe essere attribuito al Beato Puglisi: l’eventuale pentimento dei Graviano i quali, poco più che sessantenni, restano in bilico fra la scelta di marcire in carcere per il resto delle loro esistenze e la possibilità di seguire in qualche modo da vicino l’adolescenza dei loro figli.

Cause ed effetti che visti dalla parte della Chiesa rappresentano il punto di partenza della doppia scossa dell’anatema di Wojtyla e dell’assassinio di Padre Puglisi, che ha mobilitato per oltre un decennio le Diocesi siciliane allora guidate dall’Arcivescovo di Palermo, cardinale Salvatore Pappalardo, già precursore fin dai tempi del maxiprocesso di omelie di denuncia e di scomuniche nei confronti di cosa nostra. Da allora la spinta antimafia e soprattutto la presenza missionaria della chiesa siciliana nelle periferie sembra essersi però complessivamente arenata.

Lo hanno denunciato anche due sacerdoti di frontiera di Palermo, don Cosimo Scordato e padre Francesco Romano che, alla vigilia del Sinodo universale dei Vescovi che si terrà a ottobre, in un libro di imminente pubblicazione tracciano un dirompente confronto fra l’attualità ecclesiale e l’esempio di Padre Puglisi. Radiografando fede e malafede i due sacerdoti affrontano temi scottanti, come il ruolo paritario che nella Chiesa andrebbe riconosciuto alle donne, il celibato, e puntano il dito contro gli episcopati spesso burocratici, distanti dai fedeli e invece contigui al potere politico. Un’analisi con lo sguardo rivolto soprattutto alla chiesa del futuro. Che è in sostanza quella profetizzata da Padre Puglisi. Una Chiesa incentrata su valori trascendentali e diritti universali, ma calata nella realtà e non ridotta a custode di incommensurabili patrimoni artistici e monumentali ed all’utilizzazione di basiliche e parrocchie soltanto per battesimi, matrimoni e funerali. “Se non vogliamo ridurre don Pino Puglisi a un santino – ha detto don Franco Romano – bisogna uscire dal chiuso delle Sacrestie e confrontarci con la modernità”.

“Quelli di Padre Puglisi sono valori antidoto all’insulso individualismo e alle ingiustizie” ha ricordato il presidente della Cei, cardinale Matteo Zuppi, che non a caso presiederà nella Cattedrale normanna di Palermo la solenne concelebrazione commemorativa dell’anniversario del martirio del Beato Puglisi. Cerimonia in cui è attesa la significativa presenza del Capo dello Stato Sergio Mattarella. Un intervento diretto, quello di Zuppi, che oltre a rivelare l’attenzione del Vaticano, assume il valore di incoraggiamento e sostegno alla Chiesa siciliana affinché rilanci lo spirito di Padre Pino Puglisi.

“Altro che uomini d’onore, come amano definirsi: i mafiosi sono dei vigliacchi! La Chiesa deve e può fare molto per combattere la mafia” ha recentemente affermato il presidente della Conferenza episcopale italiana, testimone di una Chiesa in cui contano nuovamente più gli esempi che le parole.
(fonte: Quotidiano di Sicilia, articolo di Gianfranco D'Anna 05/09/2023)

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Mattarella ricorda don Puglisi a 30 anni dall'assassinio: Oggi don Puglisi è simbolo di libertà, di uguaglianza e giustizia, di amicizia e solidarietà... è anche un eroe civile.

Mattarella ricorda don Puglisi a 30 anni dall'assassinio:
Oggi don Puglisi è simbolo di libertà, di uguaglianza e giustizia, di amicizia e solidarietà... è anche un eroe civile.

Il Presidente Mattarella con i fratelli di don Pino Puglisi
(foto Quirinale)

Dichiarazione inviata dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella all'Osservatore Romano in occasione del 30° anniversario dell'assassinio di don Pino Puglisi:

«I killer mafiosi uccisero don Pino Puglisi con vigliaccheria e ferocia, tendendogli un agguato mentre la sera tornava nella sua casa, sempre aperta a chi aveva bisogno. Ma ciò che la mafia voleva ottenere con quel brutale assassinio – eliminare un simbolo, spegnere un motore del riscatto sociale del quartiere Brancaccio e di Palermo – non l’ha conseguito. La testimonianza di don Puglisi è divenuta ancor più di esempio, la sua opera di educatore alla libertà si è propagata, i semi da lui gettati sono cresciuti nelle coscienze di tanti cittadini, soprattutto dei giovani a cui ha dedicato il sacrificio della sua vita.

Oggi don Puglisi è simbolo di libertà laddove tenta di imporsi l’oppressione criminale, simbolo di uguaglianza e giustizia dove l’emarginazione segna le relazioni sociali, simbolo di amicizia e solidarietà dove talvolta appare difficile contrastare la subcultura della violenza.

I valori evangelici che animavano la sua azione quotidiana trovano corrispondenza nei valori civili espressi nella Costituzione repubblicana. Questo aspetto sottolinea come don Puglisi sia anche un eroe civile.

La Repubblica è riconoscente a don Pino Puglisi e lo ricorda con commozione a 30 anni dalla morte. La memoria del suo appassionato impegno per il diritto di ogni persona a una vita degna costituisce un ancoraggio e un impulso costante alle Istituzioni, alle forze sane della società, ai singoli cittadini per operare nella legalità e nella giustizia.

Don Puglisi era nato a Brancaccio e vi era tornato per svolgere il suo servizio pastorale. Proprio questo suo radicamento esprimeva un significato e una forza che i capi mafiosi - mandanti dell’esecuzione - non riuscivano a tollerare. Don Puglisi dimostrava con le parole e con i fatti che è giusto resistere e ribellarsi alle logiche criminali, che la mafia può e deve essere sconfitta perché quelli in gioco sono i diritti elementari e la dignità stessa di tutti gli esseri umani.

Per tutte queste ragioni l’insegnamento di don Pino Puglisi continuerà a vivere nella Comunità nazionale, generando ancora responsabilità e speranza».

Roma, 15/09/2023

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Maurizio Artale Trent’anni senza don Puglisi, ma ecco i frutti cresciuti dai suoi semi contro la mafia

Maurizio Artale*
Trent’anni senza don Puglisi, ma ecco i frutti cresciuti dai suoi semi contro la mafia

Il presbitero e educatore la sera del 15 settembre 1993 fu ucciso sotto casa da un killer di Cosa Nostra a causa del suo costante impegno evangelico e sociale al quartiere Brancaccio di Palermo. A distanza di tempo molte delle opere che aveva sognate si sono realizzate


Trent’anni son trascorsi da quel giorno in cui hai voluto affidare nuovamente la tua vita nelle mani di Dio. Si, perché la prima volta lo hai fatto nel giorno della tua ordinazione presbiteriale avvenuta il 2 luglio 1960, la seconda volta quando, senza tremare, ti sei concesso ai killer che ti hanno atteso sotto casa la sera del 15 settembre 1993, giorno del tuo 56° compleanno e ti hanno sparato un colpo di pistola alla nuca. Al netto della grande sofferenza arrecata ai tuoi familiari e ai tanti che in vita ti hanno voluto bene, tutti noi, chi non ti ha conosciuto e quanti ti hanno conosciuto, possiamo essere certi, persino sereni che il tuo sacrificio è «servito», è stato utile, forse malgrado, necessario, perché ha fatto realizzare tutti i tuoi sogni a quanti hanno scelto di continuare la tua opera, tenendo in vita il Centro di Accoglienza Padre Nostro da te fondato. In questi tre decenni seguendo il solco da te tracciato, abbiamo accolto, curato e sostenuto le tante fragilità umane. Volti di uomini, donne, giovani, anziani e bambini che insieme a migliaia di operatori hanno scritto la loro storia «dentro» la storia del Centro.

Questi i tuoi sogni non più da sognare: il Centro di Accoglienza Padre Nostro di Via Brancaccio n. 461, dove gli operatori del Centro per 20 anni hanno proseguito la tua opera nella sede da te acquistata e restituita alla Diocesi nel 2013; il Centro di Accoglienza Padre Nostro di Via Brancaccio n. 210 dove da Marzo del 2013 ci siamo trasferiti per rimanere punto di riferimento del territorio; le sedi nei quartieri Falsomiele e San Filippo Neri; i fondi agricoli dove detenuti ed ex detenuti coltivano frutti di speranza; Casa Al Bayt che dal 2004 ospita e sostiene donne vittime di violenza; Casa Zagara confiscata alla mafia destinata alla convivenza formativa dei tuoi giovani; il Centro Polivalente Sportivo Padre Pino Puglisi e Padre Massimiliano Kolbe di via San Ciro e di Romagnolo dove i ragazzi e le famiglie del territorio dal 2011 trascorrono tempi di vita e di gioco; l’Auditorium Giuseppe Di Matteo dove hai celebrato la tua ultima messa, da noi vissuto come spazio di socialità; la Casa-museo Padre Pino Puglisi inaugurata a maggio 2014 ad un anno dalla tua beatificazione e l’Aula Didattica intitolata a tuo fratello Nicolò Puglisi dove 10.000 visitatori si recano ogni anno; i magazzini di via Scaglione sottratti nel 2015 alla criminalità restituiti alla cittadinanza come polo di servizi integrati; la Pagoda Al Bab presidio culturale partecipato; la Casa di Santa Rosa Venerini dal 2015 luogo di riflessione e dialogo per i giovani; il Centro Diurno per Anziani ed il Centro Antiviolenza; la Casa del figliol prodigo dal 2018 servizio di accoglienza per i detenuti in permesso premio nelle sedi di Brancaccio e Pallavicino; la P.tta Beato Padre Pino Puglisi già P.zza A. Garibaldi luogo sacro sul quale poggiavano quotidianamente i tuoi passi; la Mostra permanente installata in ricordo della visita del pontefice del 15 Settembre 2018; il Micronido Holding di Via Belmonte Chiavelli in cui ogni anno 25 bambini e famiglie costruiscono basi solide per il loro futuro; la Comunità alloggio per minori Beato Giuseppe Puglisi e Santa Rosa Venerini di Termini Imerese; la Casa Madonna dell’Accoglienza a Boccadifalco per l’ospitalità di quanti soffrono per la mancanza di una abitazione.

E poi i sogni quasi realizzati: il Poliambulatorio di prossimità e lo Young Lab nel Torrino del 1500 per i giovani ricercatori; quelli ancora da realizzare: l’Agorà ed il primo Asilo Nido del quartiere Brancaccio. Con tanti sacrifici abbiamo mantenuto costantemente accesa quella flebile fiammella di speranza che hai acceso quando sei arrivato a Brancaccio il 30.10.1990. Tu che ci hai sollecitati a non sentirci mai arrivati al capolinea, tu che ci hai esortati a non pensare troppo prima di fare un passo per non trascorrere tutta la vita su un piede solo, non fermarti. Continua ad intercedere per tutti quelli che vogliano continuare la tua opera. Avremo sempre bisogno di te. 

*Maurizio Artale - Presidente del Centro di Accoglienza Padre Nostro
(fonte: Corriere della Sera - Buone notizie 11/09/2023)

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giovedì 14 settembre 2023

Trenta anni fa il martirio di don Pino Puglisi - Messaggio di Mons. Corrado Lorefice, Arcivescovo di Palermo - Appuntamenti

Trenta anni fa il martirio di don Pino Puglisi

Domani nella cattedrale di Palermo la Messa in memoria del sacerdote ucciso dalla mafia. Le manifestazioni dell’arcidiocesi e del Centro “Padre Nostro”, fondato dal prete beatificato nel 2013, hanno preso il via lo scorso maggio e si concluderanno a dicembre


La sera del 15 settembre di trenta anni fa la mafia uccideva padre Pino Puglisi nel giorno del suo 56.mo compleanno. Sacerdote della parrocchia San Gaetano, nel difficile quartiere di Brancaccio a Palermo, punto di riferimento per le famiglie e fondatore nel 1991 del Centro Padre Nostro, don Pino sorrise al suo assassino e disse: “Me lo aspettavo”.

Padre Puglisi sapeva di essere ormai nel mirino della mafia per la sua opera contro la criminalità organizzata, parlando ai giovani, togliendo la bassa manovalanza alla delinquenza. “Il primo dovere a Brancaccio è rimboccarsi le maniche - diceva - e i primi obiettivi sono i bambini e gli adolescenti: con loro siamo ancora in tempo, l’azione pedagogica può essere efficace”. La sentenza di morte decisa dalla mafia che temeva l’impegno educativo di questo pastore di frontiera, mite e sapiente, non ha fermato l’azione di don Pino.

Come ha ricordato Papa Francesco in occasione della visita pastorale a Palermo per il 25.mo del martirio di padre Puglisi: “Quando morì nel giorno del suo compleanno, coronò la sua vittoria col sorriso, con quel sorriso che non fece dormire di notte il suo uccisore, il quale disse: “C’era una specie di luce in quel sorriso”.

Dieci anni fa la Beatificazione di padre Puglisi al Foro Italico

La causa per il riconoscimento del martirio di don Giuseppe Puglisi è iniziata a livello diocesano nel 1998, a cinque anni dal delitto, per volere del cardinale Salvatore De Giorgi, allora arcivescovo di Palermo. “Non sono un biblista, non sono un teologo, né un sociologo, sono soltanto uno che ha cercato di lavorare per il Regno di Dio”, diceva di sé don Pino Puglisi, ucciso in odium fidei, proclamato beato il 25 maggio 2013 al Foro Italico del capoluogo siciliano, prima vittima della mafia riconosciuta come martire della Chiesa.

Per l’arcivescovo di Palermo, monsignor Corrado Lorefice, come afferma nel videomessaggio in occasione del 30,mo del sacrificio del beato, nel martirio in odium fidei “c’è l’eredità di Pino Puglisi per la Chiesa palermitana perché è una fede che si incarna nella concreta vita degli uomini e delle donne dove il Vangelo deve arrivare attraverso la Chiesa missionaria che ha la gioia di condividere il Vangelo, che non è solo una dottrina, ma è una bella notizia che arriva come opportunità e come forza di liberazione di tutto l’uomo. Questo è il messaggio più vero, più forte, più autentico”. Il sorriso di padre Puglisi, scolpito nella memoria dei palermitani, come il suo pensiero, “se ognuno fa qualcosa”, accompagnano, spronano, motivano, ispirano ancora oggi chi lo ricorda e si rivolge al beato con amore, devozione e gratitudine.

La lettera di Francesco nel 30.mo del martirio e l’indulgenza plenaria

A trent’anni dalla morte di don Pino Puglisi, Papa Francesco ha voluto unirsi spiritualmente alla Chiesa di Palermo inviando lo scorso agosto una lettera all’arcivescovo Corrado Lorefice, nella quale inoltre invita i sacerdoti a seguire l’esempio del martire della fede che “concluse tragicamente la sua esistenza terrena proprio in quel luogo dove aveva deciso di essere "operatore di pace", spargendo il seme della Parola che salva, che annuncia amore e perdono in un territorio per molti "arido e sassoso", eppure lì il Signore ha fatto crescere assieme il "grano buono e la zizzania"”.

In occasione del trentesimo anniversario del martirio di padre Puglisi, su richiesta di monsignor Lorefice, Papa Francesco, ha concesso l’Indulgenza Plenaria ai fedeli e ai pellegrini che nel 2023 visiteranno i luoghi del sacerdote ucciso in odium fidei. Si potrà lucrare l’Indulgenza Plenaria alle seguenti condizioni: confessione sacramentale, comunione eucaristica e preghiera secondo le intenzioni del Sommo Pontefice. I luoghi individuati sono i seguenti: la Cattedrale di Palermo, dove riposano le spoglie del Beato, la parrocchia di San Gaetano e il Centro Padre Nostro a Brancaccio, il Centro diocesano vocazioni, la parrocchia Maria Santissima Immacolata Concezione di Godrano, dove è stato parroco, e la casa, oggi “Casa Museo Puglisi”, in cui ha vissuto e dinanzi alla quale è stato ucciso.

Le iniziative in memoria del Beato Puglisi

Una mostra fotografica, la XVIII edizione del Premio Puglisi, spettacoli e incontri anche con le scolaresche tra i tanti eventi a Palermo per ricordare don Puglisi, promossi dall’Arcidiocesi e dal Centro Padre Nostro, che si concluderanno a dicembre. Questa sera alle 21 in piazzetta Beato padre Pino Puglisi la veglia di preghiera e la fiaccolata sino al terreno dove sorgerà la nuova chiesa di Brancaccio. Domani nella Cattedrale di Palermo alle 18 la solenne Celebrazione Eucaristica concelebrata dall’Arcivescovo Corrado Lorefice e dai vescovi della Cesi. Il 20 settembre inaugurazione dell’anno scolastico 2023/2024 all’istituto comprensivo statale ‘Padre Pino Puglisi’ al quale è stato invitato il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.

In programma il 2 ottobre, presso l’aula magna della Facoltà teologica di Sicilia l’incontro sulla figura del Beato Puglisi, organizzato dalla Consulta Diocesana delle Aggregazioni Laicali e dall’Ufficio di Pastorale Sociale e del Lavoro. “I temi della Laudato si” nella spiritualità e nella attività pastorale di don Puglisi” sono i temi della tavola rotonda che avrà luogo il 25 ottobre al Rettorato Maria S.S. in Portosalvo. Il 21 dicembre il pranzo di Natale dei detenuti della casa circondariale Pagliarelli con le famiglie, a cura del Centro Padre Nostro.
(fonte: Vatican News, articolo di Alessandra Zaffiro 14/09/2023)

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Messaggio di S.E.R. Mons. Corrado Lorefice, Arcivescovo di Palermo.


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APPUNTAMENTI

GIOVEDI’ 14 SETTEMBRE

Ore 21.00, piazzetta Padre Pino Puglisi 5, Palermo (quartiere Brancaccio): fiaccolata lungo le strade del quartiere guidata dall’Arcivescovo di Palermo Mons. Corrado Lorefice

La fiaccolata partirà da piazzetta Padre Pino Puglisi, nel luogo dove il Beato Puglisi venne assassinato la sera del 15 settembre 1993, e sarà guidata dall’Arcivescovo di Palermo Mons. Corrado Lorefice. L’itinerario si snoderà fino alla parrocchia di San Gaetano e raggiungerà via Fichi d’India sino al terreno del costruendo complesso parrocchiale dedicato al Beato Giuseppe Puglisi. Organizzano la parrocchia di San Gaetano e il Centro Padre Nostro Onlus.

L’azienda di trasporto AMAT, per venire incontro alle richieste dei fedeli e di coloro che desiderano raggiungere il quartiere di Brancaccio, prolungherà sino alle ore 24.00 il servizio della linea tram 1 e delle linee autobus 212 e 226; prolungamento fino alle ore 24.00 anche per la linea autobus 101 (Stadio Renzo Barbera – Stazione Centrale).


VENERDI 15 SETTEMBRE

Ore 8.00, sito Arcidiocesi di Palermo www.chiesadipalermo.it: sarà online il numero monotematico di Poliedro, periodico dell’Arcidiocesi di Palermo, dedicato al Beato Giuseppe Puglisi.

Ore 18.00, Chiesa Cattedrale: solenne Celebrazione Eucaristica
La solenne celebrazione Eucaristica nel giorno del Martirio del Beato Giuseppe Puglisi sarà presieduta da S.E. il Card. Matteo Zuppi, Arcivescovo di Bologna e Presidente della Conferenza Episcopale Italiana con i Vescovi della Sicilia e alla presenza delle massime autorità istituzionali.

Durante la Celebrazione, a cura del Servizio Pastorale per le persone con disabilità, sarà attivo il servizio di interpretariato LIS gestito dal Gruppo Effata.

La Celebrazione sarà trasmessa in diretta streaming sui canali dell’Arcidiocesi di Palermo (YouTube Arcidiocesi di Palermo, www.chiesadipalermo.it, pagina Facebook Arcidiocesi di Palermo) grazie all’Ufficio Diocesano per le Comunicazioni Sociali-Ufficio Stampa e all’Ufficio Diocesano per i Servizi informatici. La Celebrazione sarà anche trasmessa attraverso le frequenze (FM 88.0 e 106.3) di radio Spazio Noi-InBlu 2000, emittente dell’Arcidiocesi di Palermo. Il commento sarà curato da Michelangelo Nasca, Gabriella Ruiz e Gianluca Rubino.

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lunedì 21 agosto 2023

La bella lettera che Papa Francesco ha inviato per il 30° anniversario della morte di Padre Pino Puglisi.

Lettera del Santo Padre Francesco per i trent’anni dalla morte di Don Pino Puglisi, 20.08.2023


Pubblichiamo di seguito la Lettera che il Santo Padre Francesco ha inviato all’Arcivescovo Metropolita di Palermo, S.E. Mons. Corrado Lorefice, per i trent’anni dalla morte di Don Pino Puglisi:

Lettera del Santo Padre

Al Caro Fratello
Mons. Corrado LOREFICE
Arcivescovo Metropolita di Palermo

Sono passati trent’anni dalla sera del 15 settembre 1993, quando il caro Don Pino Puglisi, sacerdote buono e testimone misericordioso del Padre, concluse tragicamente la sua esistenza terrena proprio in quel luogo dove aveva deciso di essere “operatore di pace”, spargendo il seme della Parola che salva, che annuncia amore e perdono in un territorio per molti “arido e sassoso”, eppure lì il Signore ha fatto crescere assieme il “grano buono e la zizzania” (cfr Mt 13, 24-30). Desidero unirmi a Voi spiritualmente in questa significativa ricorrenza e ringraziare il Dio di ogni consolazione per il dono del Beato Martire Don Pino Puglisi, figlio e pastore dell’amata Chiesa palermitana e dell’intera Sicilia.

Nel giorno del compleanno, la mano omicida di un giovane lo uccise sulla strada. Le strade del quartiere erano la Chiesa da campo che ha servito con sacrificio e percorso durante il suo ministero pastorale per incontrare la gente, in una terra da lui conosciuta e che non si è mai stancato di curare e annaffiare con l’acqua rigenerante del Vangelo, affinché ognuno potesse dissetarsi e godere il refrigerio dell’anima per affrontare la durezza di una vita che non sempre è stata clemente. Tutti ricordano ciò che egli rispose all’assassino: «Me l’aspettavo». E quindi sorrise: quel sorriso, che menzionai nell’omelia in occasione della mia visita a Palermo cinque anni orsono (S. Messa al Foro Italico), ci raggiunge come «una luce gentile che scava dentro e rischiara il cuore».

Sull’esempio di Gesù, Don Pino è andato fino in fondo nell’amore. Possedeva i medesimi tratti del “buon pastore” mite e umile: i suoi ragazzi, che conosceva uno ad uno, sono la testimonianza di un uomo di Dio che ha prediletto i piccoli e gli indifesi, li ha educati alla libertà, ad amare la vita e a rispettarla. Sovente ha gridato con semplicità evangelica il senso del suo instancabile impegno in difesa della famiglia, dei tanti bambini destinati troppo presto a divenire adulti e condannati alla sofferenza, nonché l’urgenza di comunicare loro i valori di una esistenza più dignitosa, strappandola così alla schiavitù del male. Questo sacerdote non si è fermato, ha dato se stesso per amore abbracciando la Croce sino all’effusione del sangue.

A Voi pastori alle cui mani il Signore ha affidato il suo popolo in codesta isola, così ricca di storia e crocevia di popoli e culture, rivolgo l’invito a non fermarVi di fronte alle numerose piaghe umane e sociali dell’ora presente, che ancora sanguinano e necessitano di essere sanate con l’olio della consolazione e il balsamo della compassione. È urgente l’opzione preferenziale verso i poveri; sono volti che ci interrogano e ci orientano alla profezia. Come Comunità ecclesiale in cammino tutto ciò interpella il vostro discernimento sinodale per avviare una pastorale rinnovata che corrisponda concretamente alle esigenze d’oggi.

Vi esorto quindi a fare emergere la bellezza e la differenza del Vangelo, compiendo gesti e trovando linguaggi giusti per mostrare la tenerezza di Dio, la sua giustizia e la sua misericordia. Sono segni che il cristiano è chiamato a porre nella città degli uomini per illuminarla nella costruzione di una nuova umanità. Il Martire Don Pino possedeva una sapienza pratica e profonda al tempo stesso, infatti amava dire: “Se ognuno di noi fa qualcosa, allora possiamo fare molto”. Sia questo l’invito per ciascuno a saper superare le tante paure e resistenze personali e a collaborare insieme per edificare una società giusta e fraterna.

Sappiamo bene quanto Don Pino si sia battuto perché nessuno si sentisse solo di fronte alla sfida del degrado e ai poteri occulti della criminalità; riconosciamo pure come l’isolamento, l’individualismo chiuso e omertoso siano armi potenti di chi vuole piegare gli altri ai propri interessi. La risposta è la comunione, il camminare insieme, il sentirsi corpo, membra unite al Capo (cfr 1Cor 12,12), al pastore e guida delle nostre anime (cfr 1Pt 2,25). Vivete concordemente in Cristo, prima di tutto all’interno del presbiterio, assieme al Vescovo e tra Voi, e «gareggiate nello stimarvi a vicenda» (cfr Rm 12,10).

Voi che quotidianamente sostenete le responsabilità del ministero sacerdotale a contatto con le realtà che abitano codesto territorio, siate sempre e ovunque immagine vera del Buon Pastore accogliente, abbiate il coraggio di osare senza timore e infondete speranza a quanti incontrate, specialmente i più deboli, gli ammalati, i sofferenti, i migranti, coloro che sono caduti e vogliono essere aiutati a rialzarsi. I giovani poi siano al centro delle vostre premure: sono la speranza del futuro.

Il sorriso disarmante di P. Pino Puglisi Vi sproni ad essere discepoli lieti e audaci, disponibili anzitutto a quella costante conversione interiore che rende più pronti nel servire i fratelli, fedeli alle promesse sacerdotali e docili nell’obbedienza alla Chiesa.

Mentre affido tutti alla protezione della Vergine Maria e del Beato Martire Pino Puglisi, invio la mia Benedizione, chiedendoVi, per favore, di non dimenticarVi di pregare per me.

Fraternamente

Roma, da San Giovanni in Laterano, 31 luglio 2023
Memoria liturgica di Sant’Ignazio di Loyola

FRANCESCO

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mercoledì 15 settembre 2021

Perchè la chiesa non riconosce, applicandola in tutte le parrocchie, la militanza antimafia di Don Pino Puglisi? di Francesco Palazzo


DOPO 28 ANNI DALL'UCCISIONE DI DON PINO PUGLISI
Perché la chiesa non riconosce,
applicandola in tutte le parrocchie,
la militanza antimafia di Don Pino Puglisi?
di Francesco Palazzo

Pubblicato su "La Repubblica - Palermo" il 14.09.2021

Il poco che resta della lezione del beato Puglisi. 
Cosa resta nelle parrocchie della pastorale anti cosche del beato Pino Puglisi.

Siamo a 28 anni dall’omicidio per mano mafiosa di don Puglisi. A otto dalla beatificazione sul prato del Foro Italico. A tre dalla visita di Papa Francesco nei luoghi di Puglisi. Domenica abbiamo letto su queste colonne l’intervento, condivisibile, di don Corrado Lorefice, ottimo arcivescovo della diocesi di Palermo. L’illegalità, il clientelismo, sono da sconfiggere. Così come sono da promuovere la solidarietà, la corresponsabilità, la cittadinanza attiva. Ha ragione don Corrado. Queste cose ce le ripetiamo da tempo. Così come è giusto, e non possiamo che controfirmare con don Lorefice, che i parroci lavorino con il territorio, accanto alle persone, senza cercare postazioni privilegiate all’ombra dei poteri. Il punto è, come emerge da diverse indagini e come sappiamo bene, che gli uomini delle cosche, messi alle corde quanto vogliamo, impoveriti, assottigliati numericamente, sono sempre dei punti di riferimento nella vita di tanti quartieri. Dal pizzo quasi cercato per mettersi a posto, dall’autorizzazione per qualsiasi attività, all’appoggio culturale che la mafia riceve, alle attività criminose che in tante parti di Sicilia sono poste in essere alla luce del sole, al consenso che le mafie incassano, soprattutto quando non sparano, negli ambienti sia popolari che borghesi. Allora, parlando di chiesa, di comunità cristiane parrocchiali, di preti alla loro guida, la domanda è sempre la stessa. Qual è la pastorale concreta, quotidiana, feriale della diocesi? Dalla risposta a questa domanda, ed eventualmente dai silenzi e dai ritardi, possiamo misurare cosa ne è dell’eredità di don Pino. Ora, a me pare, che nei decenni, quasi tre, che ci distanziano dall’eliminazione di 3P, avvenuta il 15 settembre del 1993, in una calda serata palermitana di fine estate, non molto sia avvenuto nella vita delle parrocchie. Anzi, se proprio dobbiamo dirla tutta, pare di intravedere un riflusso rispetto a quella che fu l’attività di Puglisi. Vado spesso, perché ci sono nato e ho ancora legami familiari, nella zona di Brancaccio. E non mi pare di notare, posso ovviamente sbagliarmi, attività delle diverse presenze parrocchiali che abbiano seguito e migliorato l’esperienza di Pino Puglisi. Ma non dobbiamo soltanto fermarci al luogo dove il sacerdote visse gli ultimi anni. La questione riguarda tutta la diocesi e l’intera chiesa siciliana. La pastorale antimafia di 3P, magari non si vuole chiamarla così ma questa era e per questo è morto, riguardava diversi ambiti. Conoscenza del territorio, azioni su di esso, legami con un’importante e laica realtà associativa del territorio, il Comitato Intercondominiale Hazon, parole nette dal pulpito contro i mafiosi in carne e ossa e non contro la mafia in generale, rapporti adulti con le istituzioni, che venivano martellate, basta guardare l’agenda degli impegni di don Pino, per chiedere servizi sul territorio piuttosto che facili finanziamenti per progetti che lasciano spesso il tempo che trovano. Ricordo, ero capogruppo di Insieme per Palermo, un’audizione di don Pino durante una seduta del consiglio di quartiere, dove lui venne con un gruppo di persone. Parole chiare, sobrie, nette. Non per la sua parrocchia, ma per il quartiere. Ora, il punto è chiedersi che fine abbia fatto tutto questo. Se nelle parrocchie, su impulso della diocesi, si è proseguito e potenziato il metodo di Puglisi. O se i parroci, e le comunità parrocchiali che le guidano, fanno come meglio gli viene. Portare una persona come Puglisi sugli altari equivale a prendersi una bella responsabilità. Che va declinata e tradotta dalla chiesa palermitana (e siciliana) con un cronoprogramma chiaro e semplice, con progetti strutturati e azioni da attuare in tutte le parrocchie. Altrimenti c’è il rischio che don Pino sia un beato irraggiungibile e solo contemplabile dalla chiesa. Francamente, quel colpo di pistola alla tempia contro un grande uomo meritava e merita da parte dei cattolici risposte molto diverse, non più rimandabili, fatte di concretezze quotidiane nei territori parrocchiali. Dire che la mafia è antievangelica, dopo il sacrificio di Puglisi, non può più bastare.

(Fonte: Blog autore)