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venerdì 22 maggio 2026

A 11 anni dalla Laudato si’ Leone XIV va nella “Terra dei fuochi”, sfregiata da inquinamento, camorra e tumori


A 11 anni dalla Laudato si’ Leone XIV va nella “Terra dei fuochi”, sfregiata da inquinamento, camorra e tumori

Il 23 maggio 2015 papa Francesco pubblicava la lettera enciclica Laudato si’, in cui parlava dell’ecologia integrale, che presuppone il rispetto della persona umana e dei suoi diritti fondamentafranli, e la cura della Terra, la nostra casa comune. 11 anni dopo, Leone XIV ricorderà simbolicamente quell’enciclica in uno dei luoghi simboli della violenza spietata che uccide le persone e devasta l’ambiente: la Terra dei fuochi, in Campania, dove si muore per i rifiuti tossici disseminati nel terreno, risultato di un traffico internazionale dei rifiuti e dell’inefficacia della politica

Il corteo dei cittadini di Acerra, nel Napoletano, in piazza per contro i roghi di rifiuti 
che continuano ad inquinare la cosiddetta “Terra dei Fuochi”, 7 settembre 2019. ANSA / CIRO FUSCO

Nei primi anni del 2000 lavoravo come cronista tra Napoli e provincia per un giornale e un settimanale di cronaca. Un giorno, fui contattata da alcuni abitanti di Acerra, un comune tra Napoli, nolano e casertano. Mi segnalavano un fatto inquietante. In alcuni pozzi l’acqua fredda ribolliva. Non era un fenomeno vulcanico: stava succedendo qualcosa di grave.

DA CAMPANIA FELIX A TERRA DEI FUOCHI

L’antica Campania Felix, così definita dallo scrittore latino Plinio il Vecchio nel I secolo dopo Cristo per la sua eccezionale fertilità, era stata violentata dalla camorra e stava per diventare la “Terra dei fuochi”. Questa espressione fu usata solo qualche anno dopo da Legambiente, che in diversi rapporti parlò dei traffici illegali della “Rifiuti spa“, per denunciare l’inquinamento di ampie aree del napoletano e del casertano (e non solo), in cui si bruciavano i rifiuti tossici per eliminarli, rendendo l’aria irrespirabile e il terreno inquinato. Ma dietro quei roghi – anzi sotto – c’era molto di più. C’erano fusti radioattivi e altri rifiuti speciali interrati dalla camorra, provenienti da aziende del Nord Italia e finanche dall’estero, per un traffico internazionale che culminava in Campania.

Nel comune acerrano, dunque, mi riferirono gli abitanti, accadevano fatti inquietanti. C’erano troppi tumori. E nascevano animali deformati. Ricordo ancora un mostruoso agnello con due teste. Chiunque transitasse in quel comune, del resto, da anni vedeva acqua giallastra, puzzolente e schiumosa, proveniente da una fabbrica locale, scorrere nei canali di scolo delle campagne. Un ulteriore inquinamento avvenuto per anni quotidianamente, alla luce del sole.

Un momento della manifestazione contro i roghi tossici a Napoli. 25 ottobre 2014. ANSA/CESARE ABBATE/

Cominciai dunque ad occuparmi della cosiddetta “emergenza rifiuti” durata decenni, rapportandomi quotidianamente con i sindaci e i residenti delle zone coinvolte. In particolare, ci fu un confronto continuo con l’allora sindaco di Acerra, Michelangelo Riemma, molto impegnato nella difesa del territorio e aspramente contrario alla realizzazione del termovalorizzatore (poi costruito) nel suo comune. Si scoprì poi che in un quinto dei pozzi di Acerra – e Riemma lo denunciò in un’audizione in Parlamento – l’acqua era fortemente inquinata. C’erano metalli pesanti e «anomalie magnetometriche imputabili alla presenza nel sottosuolo di masse con proprietà ferromagnetiche».

Anche i terreni, irrigati con quelle acque, risultarono contaminati e, con loro, gli animali. Migliaia di pecore, capre, bovini e bufale che brucavano l’erba di quei pascoli furono destinati al macello. Quegli animali erano malati, proprio come i loro padroni. E in migliaia sparirono, incredibilmente, di notte, rivenduti sottobanco o macellati di nascosto con documenti falsi, o interrati, senza rispettare le procedure di smaltimento. Un altro giro d’affari gestito dalla camorra. E i controlli?


Il corteo dei cittadini di Acerra, nel Napoletano, in piazza per contro i roghi di rifiuti 
che continuano ad inquinare la cosiddetta “Terra dei Fuochi” , 7 settembre 2019. ANSA / CIRO FUSCO

AUMENTANO TUMORI E MALFORMAZIONI

Nello stesso periodo, ottenni copia del Registro tumori coordinato da Mario Fusco dell’allora Asl Napoli 4. Nei primi anni del 2000 c’era un’incidenza maggiore rispetto al resto d’Italia per i tumori ai polmoni, alla laringe, al fegato, alle vie urinarie e il linfoma non Hodgkin. C’era inoltre un aumento delle malformazioni nei neonati. Nel quinquennio successivo, emergeva invece un aumento marcato dei tumori della prostata (+19%) e del colon-retto (+10%), e incrementi dei tumori del pancreas, del rene e del testicolo nei maschi. Per le donne aumentavano i tumori del colon retto, della tiroide e della mammella.

Per noi che vivevamo in quelle zone, era una tortura quotidiana. L’aria era irrespirabile, la raccolta dei rifiuti non funzionava. I cittadini differenziavano la spazzatura, che poi veniva sversata in cumuli indifferenziati per strada, con una puzza terribile e il proliferare di insetti e topi. I roghi venivano appiccati quotidianamente ovunque: anche a ridosso di case e campagne, secondo una regia criminale preordinata. L’azione dell’ex presidente della Campania e commissario per i rifiuti, Antonio Bassolino, fu fortemente contestata. Vennero spesi ingenti capitali per spedire fuori regione i rifiuti, e si accumularono oltre 5 milioni di tonnellate di ecoballe non riciclabili. Successivamente, si arrivò all’inaugurazione del termovalorizzatore di Acerra, tra innumerevoli polemiche e proteste, per la vetustà della struttura e per la continua devastazione di un territorio già fortemente inquinato.

Fu promessa una bonifica. E i cittadini, dopo decenni, la stanno ancora aspettando.

Presidio all’esterno dell’inceneritore di Acerra dei gruppi ambientalisti, 29 agosto 2022. ANSA/CESARE ABBATE

LE RIVELAZIONI DEI PENTITI: TRA VENT’ANNI QUI MORIRANNO TUTTI

Il peggio, tuttavia, si scoprì con le dichiarazioni di alcuni pentiti della camorra. Il problema non era solo l’aria irrespirabile. Su un territorio di 1.100 km² tra le province di Napoli e Caserta erano stati sepolti o dati alle fiamme milioni di tonnellate di rifiuti industriali, tossici, radioattivi e ospedalieri. A partire dagli anni ‘90, il boss pentito Carmine Schiavone, cugino dell’allora capo dei casalesi Francesco Schiavone, detto Sandokan, aveva raccontato ai magistrati dell’enorme traffico di rifiuti tossici che dal Nord Italia e dall’estero venivano sversati nelle campagne e nelle cave del napoletano e del casertano. Era il 1997 quando dichiarò ai parlamentari della Commissione d’inchiesta sui rifiuti che i residenti rischiavano di morire nell’arco di vent’anni. Purtroppo, quei verbali furono coperti dal segreto di Stato per 16 anni. Solo nel 2013 furono desecretati. Intanto, però, le voci giravano e i ritrovamenti pure: in un terreno, scavando, fu ritrovato un intero tir interrato col suo carico tossico. Ci fu chi raccontò che, di notte, mentre si costruivano i palazzi, nei cantiere si lasciavano entrare i tir che scaricavano strani fusti tossici. Erano voci e trovarono successivamente conferma: si spiegava così quell’impennata di tumori che colpiva le famiglie di singoli palazzi o quartieri. Non c’erano regole e non c’era coscienza. I rifiuti tossici furono sepolti anche vicino alle scuole dell’infanzia. Ogni buco era un nascondiglio perfetto per un business illegale milionario, che riuniva illecitamente l’Italia.

Protesta all’inceneritore di Acerra da parte dei gruppi di precari e disoccupati organizzati. 
14 novembre 2013. ANSA/CESARE ABBATE

LE FALDE ACQUIFERE INQUINATE

Alla luce di quanto vivevano, gli abitanti della Terra dei fuochi non bevevano l’acqua dei rubinetti, che tra l’altro usciva spesso torbida, scura, a volte con uno strano sapore. Un’altra spesa che i residenti si sono accollati di fronte ad una bonifica mai avvenuta. E i loro timori hanno trovato conferma. Come sappiamo, quando la polvere si nasconde sotto il tappeto, non scompare. Si accumula e ad un certo punto il problema diviene evidente. Da uno studio del 2026 della Federico II, è infatti stato scoperto che nelle falde acquifere di molti comuni di tutte le province campane si superano i limiti di legge per diverse sostanze tossiche. Ad esempio il TCE, tricloroetilene, classificato come sicuramente cancerogeno (gruppo a) per le persone. Provoca danni al sistema nervoso, aumenta l’incidenza della malattia di Parkinson, provoca il tumore del rene, del fegato e il linfoma non-Hodgkin. Superamenti anche per il PCE (tetracloroetilene), sostanza classificata come probabilmente cancerogena, e rinvenuta oltre i limiti nelle acque sotterranee di 4 province su 5 (esclusa Benevento). Può provocare danni a fegato e reni, ai polmoni e al cervello.

La conclusione è che la popolazione campana si avvelena ogni giorno, bevendo acqua, cucinando, irrigando i campi, lavandosi, andando a scuola… A Villa Literno, nel casertano, per esempio, le acque tossiche escono anche dai rubinetti di edifici pubblici, come la scuola, la stazione dei carabinieri, gli uffici comunali… L’Università Federico II ha chiesto alla Regione di prendere urgenti provvedimenti nelle zone interessate. Ad Acerra, come prevedibile, la sostanza più cancerogena, TCE, è presente in valori elevati: appare evidente l’associazione con l’elevato aumento dei tumori nell’area. Parliamo di zone densamente abitate, e note per le produzioni agricole, per cui dalla Regione è partita una richiesta alle Asl, per «verifiche specifiche sugli usi irrigui, sull’esposizione indiretta e sulle possibili interferenze con la filiera agroalimentare. La contaminazione può determinare esposizioni dirette per usi domestici non controllati, esposizioni indirette attraverso la catena alimentare, nonché possibili effetti sugli ecosistemi, anche con fenomeni di bioaccumulo».

Deposito di ecoballe di Villa Literno, 11 giugno 2016. ANSA/Presidenza del Consiglio dei ministri/ TIBERIO BARCHIELLI

L’ALLARME DELLA MARINA AMERICANA AI MARINES: NON BEVETE QUELL’ACQUA

Nessuno. Nessuno degli amministratori che nell’ultimo ventennio hanno guidato la Campania può dire di non aver saputo. E nemmeno i governi nazionali possono addurre questa giustificazione. E la legge 147/2025 del governo Meloni, che ha convertito il decreto Terra dei fuochi, è un primo (tardivo) passo, ma non basta a bonificare una situazione incancrenita da decenni.

Già nel 2008, per esempio, il locale comando americano U.S. Navy condusse dei test sulle acque, sull’aria e sul terreno delle aree dove vivevano i soldati americani tra Napoli e Caserta. La Marina americana coinvolse nello studio l’Agenzia regionale per la protezione ambientale Campania (ARPAC) e le istituzioni furono informate dei risultati. Anche allora fu evidente la presenza di TCE: fu imposto l’uso di acqua in bottiglia ai militari americani e chi risiedeva nelle zone più a rischio fu trasferito in aree più sicure. Tra le sostanze individuate c’era anche la diossina, che provoca danni alla pelle, al fegato, predispone per il diabete e altro ancora.
Un momento della manifestazione pacifica “Fiume in piena” per dire no al “biocidio”. 
L’iniziativa è stata promossa dall’associazione “Terra dei Fuochi”, Napoli, 16 novembre 2013. ANSA / CIRO FUSCO

AUMENTANO I TUMORI MALIGNI, ANCHE NEI BAMBINI

In Campania l’inquinamento è confermato anche per le PFAS. Secondo i dati dell’ARPAC, in undici falde acquifere sotterranee «si riscontrano superamenti dei limiti di quantificazione per varie specie di PFAS: PFBS, PFOS, PFHxA , PFHxS , PFPeA , PFHpA, PFOA, 6:2 FTS, PFBA, PFHpS, PFNA, FDoDA». Tutte queste sostanze provocano anche malformazioni nei neonati e, purtroppo, i tumori maligni colpiscono anche i più piccoli, sin dai primi mesi di vita.

Lo testimonia il Registro tumori della Campania (pag. 57), che certifica un aumento significativo dei tumori ai reni, polmoni, colon e retto, tiroide, testicoli, mammella, linfoma non Hodgkin… Nei maschi i primi cinque tumori in Campania per tassi di incidenza sono rappresentati da quelli del polmone, della prostata, del colon-retto, della vescica e del fegato. Nelle donne il primo tumore in assoluto è quello della mammella, seguito dai tumori del colon retto; del polmone (con trend in costante aumento), della tiroide e del corpo dell’utero.

Come si legge nell’ultima pagina del registro tumori, a proposito dei bambini, la sopravvivenza a 5 anni dopo una diagnosi di tumore maligno è in media pari all’84%. Per le leucemie, si arriva all’87%. «Al contrario i tumori maligni del sistema nervoso centrale e i sarcomi dell’osso mostrano le più basse probabilità di sopravvivenza, rispettivamente pari al 54% e al 68%.

In Campania, per questi tumori, sopravvive poco più della metà dei piccoli malati.

Papa Leone XIV. Credit: ANSA/Riccardo Antimiani.

23 MAGGIO, PAPA LEONE XIV INCONTRERÀ I FEDELI

Ai genitori di questi bambini, ai malati, ai fedeli della Terra dei fuochi parlerà, sabato 23 maggio, papa Leone XIV, che li incontrerà proprio ad Acerra, terra simbolo della strage silenziosa provocata dall’accordo micidiale tra camorra e aziende di Lombardia, Veneto, Piemonte, Emilia-Romagna, Toscana, Marche…, ed estere – a cui lo Stato non ha ancora dato una risposta. L’occasione sarà data dall’undicesimo anniversario della lettera enciclica Laudato si’ pubblicata da papa Francesco il 24 maggio 2015, in cui parlava dell’ecologia integrale, che presuppone il rispetto della persona umana e dei suoi diritti fondamentali, e la cura della Terra, la nostra casa comune.

In quell’occasione così importante, Leone XIV ha scelto di andare in uno dei luoghi simbolo della devastazione, umana e ambientale. La visita del papa riaccenderà i riflettori su questa terra ferita: speriamo che dopo la sua partenza la politica non li spenga, ancora una volta.
(fonte: Città Nuova, articolo di Sara Fornaro 20/05/2026)



venerdì 30 maggio 2025

DIECI ANNI DI LAUDATO SÌ

DIECI ANNI DI LAUDATO SÌ, 
Custodire insieme la casa cumune


Il 24 maggio si è celebrato il 10° anniversario dell’enciclica Laudato Si’, il testo con cui papa Francesco ha richiamato l’umanità a prendersi cura della casa comune, intrecciando ecologia, giustizia sociale e spiritualità. Questa enciclica ha avuto un impatto senza precedenti sulla coscienza collettiva globale, richiamando l’attenzione del mondo civile sull’urgenza di una conversione ecologica integrale. A dieci anni dalla sua pubblicazione, la Chiesa in tutto il mondo si sta mobilitando con eventi, momenti di preghiera, azioni concrete e iniziative di sensibilizzazione per celebrare questo importante anniversario e rinnovare l’impegno per un cambiamento urgente e profondo.

Come ha detto il Cardinale Michael Czerny, prefetto del DSSUI, in una recente intervista:

“Nel contesto del Giubileo della speranza 2025, questo decimo anniversario sarà un momento per celebrare ciò che è stato raggiunto e per rendere grazie a Dio. Un momento per promuovere l’enciclica tra i cattolici e le persone di ogni fede che non la conoscono. Un tempo per piangere – e lottare – con coloro che soffrono, emarginati o impoveriti, a causa dei danni inflitti alla Terra e dei meccanismi economici ingiusti.”

Emanata nel 2015 da Papa Francesco, l’Enciclica Laudato Si’ risulta ancora molto attuale, denunciando il degrado ambientale, la perdita di biodiversità, l’inquinamento ed il cambiamento climatico, oltre che l’incombente crisi sociale. La necessità dell’impiego immediato ed attivo di un modello sostenibile, innovativo e solidale risuona oggi più forte che mai.

Questo decennio ha visto la nascita di numerose iniziative globali, come il Laudato Si’ Movement, una rete di cattolici che camminano insieme nella sinodalità e nella comunione con la chiesa universale verso un sentiero di conversione ecologica. Guidati dallo spirito di sussidiarietà, portano avanti la missione: prendersi cura della nostra casa comune.

In questa stessa ottica, il Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale ha lanciato nel 2021 la Laudato Si’ Action Platform, per accompagnare concretamente i partecipanti in un percorso sostenibile attraverso obiettivi ispirati all’enciclica. La piattaforma offre alle istituzioni ed alle organizzazioni cattoliche numerose risorse, buone pratiche e percorsi per implementare i principi dell’ecologia integrale quotidianamente. É stato lanciato in questi giorni un aggiornamento del sito e un nuovo programma di certificazioni per le istituzioni, tramite le quali viene riconosciuta pubblicamente la partecipazione attiva degli utenti alla Piattaforma di Iniziative Laudato Si’.

Il decimo anniversario è quindi un’occasione unica per rilanciare l’impegno per la nostra casa comune, missione alla quale tutti siamo chiamati a partecipare attivamente, anche in vista della Giornata Mondiale di preghiera per la Cura del Creato, il 1° settembre 2025.

Visita il sito Raisinghope per partecipare e condividere le iniziative nate in occasione del decimo anniversario, o iscrivi il tuo progetto ecologico sulla Laudato Si’ Action Platform, per continuare a costruire insieme un futuro più giusto e sostenibile alla luce della Laudato Si’. (Caritas.it)
(fonte: VATVISION, articolo di Marianna Costanzi, 26/05/2025)

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Laudato si', dieci anni 
dal "grido" di Francesco per la cura della Casa comune


Era il 24 maggio 2015 quando Papa Francesco dava alle stampe l'enciclica sociale sul tema dell'ecologia integrale, quale nuovo paradigma di giustizia per una Terra, dono di Dio, troppo spesso maltratta, saccheggiata e sfigurata da coloro che la abitano. Un documento, il cui titolo è tratto dal "Cantico delle Creature" di San Francesco, divenuto immediatamente caposaldo del magistero del Pontefice argentino nonché punto di riferimento per molteplici iniziative a favore della natura e ispirazione per programmi politici e sociali. Il documento raccoglie, in un’ottica di collegialità, diverse riflessioni delle Conferenze Episcopali del mondo e si conclude con due preghiere, una interreligiosa ed una cristiana, per la salvaguardia del Creato. Nei suoi sei capitoli la preoccupazione per il Creato si unisce all'appello per l’equità verso i poveri, all’impegno nella società, all'invito ad una pace interiore. Forte il richiamo del Papa ad una “conversione ecologica”, ad un “cambiamento di rotta” affinché l’uomo si assuma la responsabilità di un impegno per “la cura" di questa casa donata dal Signore. Impegno che scaturisce dalla stessa fede cristiana. Il "grido" di Francesco otto anni dopo è stato rilanciato dalla Laudate Deum, l’esortazione apostolica ancora di Francesco che specifica e completa l’enciclica del 2015, in cui il Papa constata la reazione e l'azione insufficienti e ribadisce l'allarme di un imminente "punto di rottura".
(A cura di Salvatore Cernuzio. Video realizzato dalla Redazione Multimedia)

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Joshtrom Isaac Kureethadam*
Origine, impatto
e prospettive dell’enciclica
di Papa Francesco sulla cura della casa comune


Quando Papa Francesco ha preso il nome di san Francesco d’Assisi, ci si aspettava che il suo pontificato sarebbe stato un punto di svolta nel campo della cura del creato. Papa Bergoglio non ha deluso. Come il suo santo omonimo, la cui conversione iniziò quando udì la voce del Signore crocifisso nella fatiscente cappella di San Damiano che gli diceva: «Francesco, va’ a riparare la mia casa che, come vedi, sta andando in rovina—, Papa Francesco, nella Laudato si’, si è proposto di riparare la nostra casa planetaria che si sta sgretolando.

Appena due settimane dopo la pubblicazione della Laudato si’, avvenuta il 18 giugno 2015, Dale Jamieson, professore di studi ambientali e filosofia alla New York State University la definì «il testo ambientale più importante del XXI secolo». Guardando all’impatto della storica lettera enciclica di Papa Francesco sulla cura della nostra casa comune a dieci anni dalla sua pubblicazione, l’affermazione profetica di Jamieson sembra essersi avverata. Laudato si’ ha avuto un impatto notevole sul modo in cui le persone guardano e si prendono cura della nostra casa planetaria.

Un contributo notevole dell’enciclica in ambito internazionale è stato il suo ruolo nel facilitare la firma dell’Accordo sul clima di Parigi del 2015 (Cop21). Lo stesso Papa Francesco ha ammesso di aver programmato la pubblicazione dell’enciclica per influenzare l’esito della cruciale conferenza della Convenzione delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici a Parigi nel dicembre 2015, dopo il disastroso fallimento del vertice di Copenaghen del 2009 (Cop15).

Come ha detto Papa Francesco ai giornalisti che lo accompagnavano sul volo dallo Sri Lanka alle Filippine il 16 gennaio 2015, voleva che l’enciclica uscisse abbastanza presto in modo che «ci fosse un po’ di tempo tra la pubblicazione dell’enciclica e l’incontro di Parigi» per aiutare i delegati a «essere più coraggiosi». La Cop15 ha portato all’Accordo di Parigi, che è stato ampiamente riconosciuto come dovuto in parte alla pubblicazione tempestiva della Laudato si’, a partire dall’allora segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon.

La Laudato si’ ha avuto un effetto a catena anche all’interno della comunità interreligiosa. Ha ispirato la Rabbinic Letter on the Climate Crisis, la Islamic Declaration on Global Climate Change, la Buddhist Climate Change Statement to World Leaders e Bhumi Devi Ki Jai! A Hindu Declaration on Climate Change, tutte pubblicate nel 2015.

La Laudato si’ ha determinato un enorme cambiamento di paradigma almeno su due fronti. In primo luogo, ha ampliato la portata delle nostre discussioni sulla crisi ecologica. Laudato si’ non è un documento “ambientale” qualsiasi. È significativo che l’enciclica porti il sottotitolo Sulla cura della nostra casa comune. Papa Francesco ha ricordato al mondo che non abbiamo a che fare solo con problemi ambientali, ma con una crisi che riguarda la nostra casa comune. L’enciclica ha avuto un impatto significativo sull’immaginario collettivo mondiale proprio perché coglie la drammatica urgenza del nostro attuale momento storico, ossia la minaccia alla nostra casa comune.

Un secondo cambiamento di paradigma determinato dalla Laudato si’ è evidente nel nuovo linguaggio di Papa Francesco dell’ecologia integrale. Egli ci ricorda che «che l’esistenza umana si basa su tre relazioni fondamentali strettamente connesse: la relazione con Dio, quella con il prossimo e quella con la terra» (Laudato si’, 66).

Nello spirito dell’ecologia integrale, Papa Francesco ci invita ad «ascoltare tanto il grido della terra quanto il grido dei poveri” (Laudato si’, 49). La lente ecologica integrale aiuta Papa Francesco a diagnosticare e identificare le molteplici radici dello stato precario della nostra casa comune, che egli raggruppa sotto l’ombrello del paradigma economico-tecnocratico dominante. Nello spirito dell’ecologia integrale, Francesco chiede una risposta unitaria che coinvolga tutti e che metta insieme politica ed economia, collaborazione regionale e internazionale, educazione e religione, nonché conversione ecologica e spiritualità.

La missione di prendersi cura della nostra casa comune è oggi più importante che mai, poiché le grida della terra, dei poveri e dei bambini sono diventate sempre più forti. Come ha riconosciuto lo stesso Papa Francesco nell’esortazione apostolica Laudate Deum del 2023, «la situazione sta diventando ancora più urgente» (Laudate Deum, 4). Ha scritto: «Sono passati ormai otto anni dalla pubblicazione della Lettera enciclica Laudato si’, quando ho voluto condividere con tutti voi, sorelle e fratelli del nostro pianeta sofferente, le mie accorate preoccupazioni per la cura della nostra casa comune. Ma, con il passare del tempo, mi rendo conto che non reagiamo abbastanza, poiché il mondo che ci accoglie si sta sgretolando e forse si sta avvicinando a un punto di rottura. (Laudate Deum, 2).

La sfida è enorme. Come ha detto spesso Papa Francesco, «abbiamo ereditato un giardino dal Creatore, non possiamo lasciare un deserto ai nostri figli». La Provvidenza ci ha benedetto con Papa Leone XIV, un pastore che ha vissuto in prima persona le sfide ecologiche e le crisi socio-economiche del nostro tempo in Perú e intorno al mondo. In occasione di una conferenza tenuta in Vaticano nel  2024 sulle sfide ecologiche, l’allora cardinale Robert Francis Prevost affermò che era giunto il momento di passare «dalle parole ai fatti». Frate Leone era molto vicino a san Francesco d’Assisi e condivideva profondamente l’amore del santo per i poveri e per tutte le creature. Come amico intimo e scriba di san Francesco, frate Leone ha svolto un ruolo importante nel preservare gli insegnamenti e gli scritti del santo, compreso il Cantico delle creature, che celebra la bellezza e l’interconnessione di tutto il creato.

Proprio come frate Leone ha ricevuto e lasciato in eredità a noi il patrimonio spirituale di frate Francesco, preghiamo che Papa Leone XIV possa ereditare e trasmettere alla Chiesa e al mondo la preoccupazione e la leadership di Papa Francesco nella cura del creato. La posta in gioco non potrebbe essere più alta, poiché viviamo in un’epoca di emergenza planetaria senza precedenti.

*Direttore dell’Istituto di Scienze Sociali e Politiche all’Università Pontificia Salesiana

(fonte: L'Osservatore Romano 23/05/2025)

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lunedì 21 agosto 2023

FRANCESCO STA PREPARANDO UNA "LAUDATO SI' PARTE SECONDA"

FRANCESCO STA PREPARANDO 
UNA "LAUDATO SI' PARTE SECONDA"

Secondo il Papa «non dobbiamo mai dimenticare che le giovani generazioni hanno diritto a ricevere da noi un mondo bello e vivibile, e che questo ci investe di gravi doveri nei confronti del creato che abbiamo ricevuto dalle mani generose di Dio. Grazie per questo contributo». «Io sto scrivendo una seconda parte della Laudato si' per aggiornare i problemi attuali»


Francesco pubblicherà un ampliamento e aggiornamento della sua enciclica del 2015 dedicata all'«ecologia integrale» e alla salvaguardia del creato. «Sono sensibile - ha detto nel suo discorso alla delegazione di avvocati ricevuta in udienza in Vaticano - alla cura che voi rivolgete alla casa comune e al vostro impegno per partecipare all'elaborazione di un quadro normativo in favore della protezione dell'ambiente». Secondo il Papa «non dobbiamo mai dimenticare che le giovani generazioni hanno diritto a ricevere da noi un mondo bello e vivibile, e che questo ci investe di gravi doveri nei confronti del creato che abbiamo ricevuto dalle mani generose di Dio. Grazie per questo contributo». «Io sto scrivendo una seconda parte della Laudato si' per aggiornare i problemi attuali», ha quindi aggiunto.

Laudato si' è l'enciclica pubblicata dal papa Francesco nel 2015 che affronta le questioni legate all'ambiente, all'ecologia e alla cura della casa comune, ovvero il pianeta Terra. Il titolo deriva dalla lode a Dio nel Cantico delle Creature di San Francesco d'Assisi. La lettera si apre con una richiesta di una "conversione ecologica" che coinvolga tutte le persone, affinché si sviluppi un nuovo modo di vivere, più sostenibile ed equilibrato, basato sulla cura dell'ambiente, la giustizia sociale e il rispetto per la dignità umana. Il papa esamina le molteplici crisi interconnesse del mondo moderno, tra cui il degrado ambientale, il cambiamento climatico, l'inquinamento, la povertà e l'ineguaglianza, sottolineando come l'attuale modello di sviluppo sia insostenibile e provochi danni irreversibili all'ecosistema terrestre.Papa Francesco critica il consumismo sfrenato, che spinge allo sfruttamento indiscriminato delle risorse naturali, mettendo a rischio l'equilibrio ecologico e il benessere delle generazioni future. Invita a una "cultura dell'incontro" (tema poi ripreso nella Fratellli tutti) che promuova il dialogo tra scienziati, politici, economisti e attivisti per affrontare congiuntamente le sfide ambientali. L'enciclica sottolinea la connessione profonda tra l'ambiente e la giustizia sociale. Le persone più povere e vulnerabili sono le prime a subire gli effetti negativi del cambiamento climatico e dell'inquinamento. La cura dell'ambiente è quindi intimamente legata alla cura dei più bisognosi. Papa Francesco esorta a un'ecologia integrale, che tenga conto sia dell'ambiente naturale che dell'ambiente umano. Questo il nodo centrale del suo apostolato. Invita a ridimensionare l'approccio antropocentrico, riconoscendo che l'umanità fa parte della rete della vita sulla Terra, e promuove la responsabilità nei confronti delle generazioni future.Il documento tratta anche dell'importanza di una conversione spirituale, che porti a una maggiore consapevolezza e ad un cambiamento di stile di vita. Invita a ritrovare la semplicità e l'umiltà, riconoscendo il valore intrinseco di ogni creatura. In sintesi, "Laudato si'" richiama all'urgente necessità di prendersi cura della Terra e di promuovere una visione ecologica e integrale della vita, basata sulla giustizia, la solidarietà e il rispetto per tutte le forme di vita, alla luce della fede in Gesù Cristo. Francesco chiama all'azione concreta a livello individuale, comunitario, politico ed economico per affrontare le sfide ambientali e costruire un futuro più sostenibile e giusto per tutti.
(fonte: Famiglia Cristiana 21/08/2023) 

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Vedi anche:


giovedì 21 ottobre 2021

"Casa comune" di Tonio dell'Olio


Casa comune
di Tonio dell'Olio 
Pubblicato in Mosaico dei Giorni il 21 ottobre 2021


Abitiamo una "casa comune", ci ha ricordato Papa Francesco più di sei anni fa con l'Enciclica Laudato Si' e, per quanto vogliamo opporre resistenza o illuderci che non siamo coinquilini, di fatto abitiamo la stessa casa.

Potremmo persino pensare a un condominio in cui coesistono diversi "appartamenti" il cui lessico indica la volontà di sottrarsi a contaminazioni di ogni tipo, ma pur sempre insieme abitiamo! L'esperienza quotidiana ce lo dice: ci sono elementi come i rumori, gli odori, la qualità dell'aria, il pianerottolo e le scale, il terrazzo o il tetto che sono comuni. A nulla serve dire che non sono tuoi se dovessero versare in cattivo stato e condizionarti la vita. Averne cura è interesse di tutte e tutti, considerarli un bene comune conviene a tutte e tutti. Per questo, di fronte alla pandemia o all'inquinamento, alle scelte del nucleare e alla defossilizzazione dell'energia… è illusorio, ipocrita, miope e persino da cretini rivendicare una sovranità nazionale di carta velina. Che ne siano convinti i rappresentanti degli Stati che parteciperanno alla Cop26 di Glasgow tra qualche giorno e ne prendano coscienza tutti i cittadini, anzi: tutti i condòmini di questo mondo.


Per approfondire:


mercoledì 1 settembre 2021

GIORNATA DEL CREATO: Una casa per tutti? Rinnovare l’oikos di Dio - Dobbiamo convertirci tutti per vincere il "peccato ecologico"


GIORNATA DEL CREATO: 
È NECESSARIA UNA CONVERSIONE ECOLOGICA

Inizia oggi "il tempo del creato", che fino al 4 ottobre (festa di San Francesco) vedrà i cristiani di tutto il mondo pregare per rinnovare la propria relazione con Dio e l'ambiente e proteggere la nostra casa comune, secondo l'insegnamento della Laudato si' di papa Francesco


DOBBIAMO CONVERTIRCI TUTTI PER VINCERE IL “PECCATO ECOLOGICO”


Oggi si celebra in tutto il mondo la Giornata mondale del creato, che ha come tema "Una casa per tutti? Rinnovare l’oikos di Dio", laddove oikos significa sia casa sia famiglia. Una giornata che è solo l’inizio di un periodo detto Tempo del creato che finisce il 4 ottobre, giorno in cui si commemora San Francesco. Quindi da oggi, per trentaquattro giorni, i 2,2 miliardi di cristiani sparsi per il mondo si uniscono nella preghiera, nella riflessione e nell’impegno comune per rinnovare la propria relazione con Dio e la Creazione.

Un tema al centro del pensiero di papa Francesco, a cui ha dedicato la splendida enciclica Laudato si' (in cui per esempio nel capito VI parla di conversione ecologica), e che anche di recente ha messo l’accento sulla necessità di una visione integrale dell’uomo in rapporto con la natura. E i disastri ambientali che anche questa estate hanno devastato diversi angoli del nostro pianeta ci ricordano che l’uomo non può prescindere dal rispetto per la Terra.

«Abbiamo bisogno di ritornare», ha affermato il papa «ad ascoltare la terra, indicata nella Scrittura come adamah, luogo dal quale l’uomo, Adam, è stato tratto. Oggi la voce del creato ci esorta, allarmata, a ritornare al giusto posto nell’ordine naturale, a ricordare che siamo parte, non padroni, della rete interconnessa della vita. La disintegrazione della biodiversità, il vertiginoso aumento dei disastri climatici, il diseguale impatto della pandemia in atto sui più poveri e fragili sono campanelli d’allarme di fronte all’avidità sfrenata dei consumi… È altresì necessario riparare la terra. Il ripristino di un equilibrio climatico è di estrema importanza, dal momento che ci troviamo nel mezzo di un’emergenza. Stiamo per esaurire il tempo, come i nostri figli e i giovani ci ricordano».

Il Tempo del Creato si apre con una preghiera globale online oggi alle 13, ora europea. La preghiera ecumenica di quest’anno dà voce ai cristiani indigeni. Il Tempo del Creato sarà anche un momento fondamentale per mobilitarsi in loro favore in vista di due importanti vertici delle Nazioni Unite. A novembre, alla 26esima Conferenza delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici (COP26), i paesi devono annunciare i loro piani per raggiungere gli obiettivi dello storico accordo sul clima di Parigi. Alla Conferenza delle Nazioni Unite sulla Biodiversità, prevista per ottobre in Cina, i leader mondiali avranno l’opportunità di fissare obiettivi significativi e solidi per proteggere la nostra casa comune.

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Una casa per tutti? Rinnovare l’oikos di Dio

Tra le crisi che hanno scosso il nostro mondo, la famiglia cristiana mondiale è stata risvegliata dall’urgente necessità di risanare i nostri rapporti con il creato e gli uni con gli altri durante il Tempo del Creato.

Durante il Tempo del Creato, dal 1 settembre al 4 ottobre, migliaia di cristiani dei sei continenti si riuniranno per un periodo di ristoro e speranza, un giubileo per la nostra Terra, e per scoprire nuovi modi radicali per vivere con il creato.

Ora più che mai, la famiglia cristiana mondiale sarà unita nella preghiera e agirà per la nostra casa comune.

Guarda il video

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martedì 24 novembre 2020

"Il papa che lavora per cambiare il sistema" di Giuseppe Savagnone

Il papa che lavora per cambiare il sistema
di Giuseppe Savagnone

Un evento voluto da papa Francesco

Troppo occupati dalle tragiche vicende della pandemia e dalla prospettiva poco allegra di una Natale senza festeggiamenti, i giornali hanno riservato ben poca attenzione al convegno The Economy of Francesco, che si è aperto giovedì 19 novembre, nel pomeriggio, e che raduna – alcuni in presenza , la maggior parte in diretta streaming – 2000 giovani economisti e imprenditori di 120 paesi di tutto il mondo, tutti under 35, 56% uomini e 44 % donne.

Da marzo ad oggi l’evento, fortemente voluto da papa Francesco, è stato attivamente preparato da centinaia di questi giovani, che hanno dato vita, già nella fase pre-congressuale, a un vero e proprio movimento di cui il convegno vero e proprio è il coronamento. «Questo», ha detto l’economista Luigino Bruni, che ne è il coordinatore scientifico, «è già il primo grande e importante risultato di The Economy of Francesco».

Non è un incontro accademico

Un risultato destinato in questi giorni a dilatarsi e rafforzarsi perché, nelle rispettive nazioni di appartenenza, sono nati degli Hubs, delle vere e proprie strutture per seguire l’evento insieme (compatibilmente con le normative covid locali) con lo scopo di coinvolgere altri giovani e intere comunità, per fare un’esperienza condivisa di confronto e di approfondimento anche oltre le ore del programma online.

Non siamo davanti a un appuntamento accademico. I nomi dei relatori sono famosi – c’è anche un premio Nobel – ma quello che si è creato è un grande laboratorio in cui risulta decisivo l’apporto dei partecipanti e la ricaduta sui loro rispettivi ambienti di lavoro e di vita. Non a caso si è posto come limite di età quello dei 35 anni: si vuole scommettere sulla creatività e sull’inventiva dei giovani, sfidando luoghi comuni e schemi precostituiti dell’economia neocapitalista oggi imperante.

Obiettivo dell’iniziativa è infatti quello di progettare e costruire un mondo più umano, dunque più equo e sostenibile, di quello esistente. I testi di riferimento sono le due ultime encicliche di papa Bergoglio, Laudato si’ e Fratelli tutti.

Il retroterra dottrinale: l’«ecologia integrale»

C’è in gioco la crisi ecologica, ma non nel senso ristretto in cui spesso viene intesa da molti movimenti di “verdi”, che guardano quasi esclusivamente al rispetto dell’ambiente naturale. Come si dice nella Laudato si’, «non ci sono due crisi separate, una ambientale e un’altra sociale, bensì una sola e complessa crisi socio-ambientale. Le direttrici per la soluzione richiedono un approccio integrale per combattere la povertà, per restituire la dignità agli esclusi e nello stesso tempo per prendersi cura della natura» (LS n. 39). ). E’ questa che il papa chiama «ecologia integrale».

Il grande scandalo del mondo contemporaneo non sono solo l’inquinamento e il riscaldamento globale, ma – inscindibilmente connesso con questi fenomeni – il fatto che «mentre una parte dell’umanità vive nell’opulenza, un’altra parte vede la propria dignità disconosciuta, disprezzata o calpestata e i suoi diritti fondamentali ignorati o violati» (FT n.22).

«Per poter parlare di autentico sviluppo, occorrerà verificare che si produca un miglioramento integrale nella qualità della vita umana» (LS n.147). «Ma così non avviene, perché a garantire questa qualità, attraverso il perseguimento del bene comune, dovrebbe essere la politica e, nel sistema attuale, la politica è sottomessa ad un’economia che «assume ogni sviluppo tecnologico in funzione del profitto», perché a sua volta è dominata da una finanza che «soffoca l’economia reale» (LS n.109).



L’accusa di Francesco al neocapitalismo

Il pontefice, su questo punto, non usa perifrasi e chiama le cose con il loro nome: «Il salvataggio ad ogni costo delle banche, facendo pagare il prezzo alla popolazione, senza la ferma decisione di rivedere e riformare l’intero sistema, riafferma un dominio assoluto della finanza che non ha futuro e che potrà solo generare nuove crisi dopo una lunga, costosa e apparente cura. La crisi finanziaria del 2007-2008 era l’occasione per sviluppare una nuova economia più attenta ai principi etici, e per una nuova regolamentazione dell’attività finanziaria speculativa e della ricchezza virtuale. Ma non c’è stata una reazione che abbia portato a ripensare i criteri obsoleti che continuano a governare il mondo» (LS n.189).

Da qui i diversivi che fanno credere al grosso pubblico che il problema sia una eccessiva natalità: «Incolpare l’incremento demografico e non il consumismo estremo e selettivo di alcuni, è un modo per non affrontare i problemi» (LS n.50).

Sotto accusa è anche la globalizzazione, il cui esito, nelle forme attuali, è di «imporre un modello culturale unico. Tale cultura unifica il mondo ma divide le persone e le nazioni, perché “la società sempre più globalizzata ci rende vicini, ma non ci rende fratelli” (Benedetto XVI, Caritas in veritate )» (LS n.12).

«Alcuni Paesi forti dal punto di vista economico vengono presentati come modelli culturali per i Paesi poco sviluppati, invece di fare in modo che ognuno cresca con lo stile che gli è peculiare, sviluppando le proprie capacità di innovare a partire dai valori della propria cultura» (FT n.51).

Il discorso di apertura del card. Turkson

Nel discorso con cui ha inaugurato il lavori del convegno The Economy of Francesco il card. Turkson, prefetto del dicastero per il Servizio dello sviluppo umano integrale, è partito da queste premesse per sottolineare l’assoluta necessità di «generare una nuova economia», e, più precisamente, di «passare da un’economia liquida a un’economia sociale», e cioè da un’economia «indirizzata al profitto che deriva dalla speculazione e dal prestare con alti interessi», a un’economia «sociale che investa nelle persone creando posti di lavoro e garantendo formazione».

Il fatto che al simposio siano stati invitati e partecipino con entusiasmo dei giovani studiosi e operatori economici esclude che queste parole rimangano nobili esortazioni. Siamo davanti, piuttosto, a linee guida per l’elaborazione di una prospettiva irriducibile a quella oggi ritenuta ovvia.

Il magistero della Chiesa e il capitalismo

Il magistero della Chiesa non ha mai avallato il capitalismo e, anche quando il crollo del marxismo ha dato l’impressione che esso non avesse alternative, Giovanni Paolo II ha avuto cura di sottolineare la differenza tra un’economia di mercato – che i fatti confermavano essere l’unica possibile – e l’interpretazione che di essa da il neocapitalismo, assolutizzando la logica del profitto.

Si è trattato però, finora, a parte dei predecessori di Francesco, di prese di posizione dottrinali – importanti sul piano teorico, ma poco incisive su quello pratico. Ora, invece, il papa non si limita più a scrivere encicliche, ma si impegna a tradurle in un linguaggio che consente ai princìpi di incarnarsi in precise formulazioni operative.

Di più: dà vita a un movimento di pensiero, in grado di coinvolgere il mondo accademico e quello produttivo, che, partendo dalla evidenti contraddizioni del sistema dominante, non lo attacca – come fu nel Sessantotto – a colpi di slogan e di rumorose contestazioni di piazza, ma elaborando costruttivamente soluzioni alternative.

Due “teologie della liberazione”

Molti hanno notato, in questi anni, l’influsso che la teologia della liberazione ha avuto nella formazione di papa Bergoglio. Alcuni ne hanno fatto un capo d’accusa, definendolo addirittura “comunista”.

Alla base c’è la convinzione che la teologia della liberazione sia una deviazione dottrinale condannata dalla Congregazione per la Dottrina della Fede, in una Istruzione sulla libertà cristiana e la liberazione del 1986. Pochi sanno che, in un altro documento della stessa Congregazione, la Libertatis Nuntius (6 agosto 1984), dopo aver criticato alcune distorte interpretazioni di questa corrente teologica, si dice: «Questo richiamo non deve in alcun modo essere interpretato come una condanna di tutti coloro che vogliono rispondere con generosità e con autentico spirito evangelico alla “opzione preferenziale per i poveri”. Essa non dovrebbe affatto servire da pretesto a tutti coloro che si trincerano in un atteggiamento di neutralità e di indifferenza di fronte ai tragici e pressanti problemi della miseria e dell’ingiustizia».

«Lo scandalo delle palesi disuguaglianze tra ricchi e poveri – si tratti di disuguaglianze tra paesi ricchi e paesi poveri oppure di disuguaglianze tra ceti sociali nell’ambito dello stesso territorio nazionale – non è più tollerato».

Da questo punto di vista, dice il documento, «l’espressione “teologia della liberazione” designa innanzi tutto una preoccupazione privilegiata, generatrice di impegno per la giustizia, rivolta ai poveri e alle vittime dell’oppressione».

Papa Francesco e la teologia della liberazione

Non è Bergoglio a parlare, ma l’ex Sant’Uffizio, e a capo di esso c’era il card. Joseph Ratzinger. Vi è dunque una teologia della liberazione pienamente in linea con la tradizione della Chiesa, anche se i riflettori si sono più spesso puntati su quei filoni di essa che non lo sono. È appena il caso di dire che papa Francesco si fa coerente portavoce delle istanze che sono alla base della prima e che non solo sono compatibili col Vangelo, ma ne esprimono l’appello a non scambiare il cristianesimo con «un atteggiamento di neutralità e di indifferenza di fronte ai tragici e pressanti problemi della miseria e dell’ingiustizia».

Non sappiamo quali saranno gli esiti a lungo termine del convegno The Economy of Francesco. Possiamo fin da ora prevedere che gli attacchi contro il papa da parte di Viganò, di Bannon, di altri più o meno manifestamente collegati alla destra statunitense, si moltiplicheranno. Ma personalmente sono fiero che la Chiesa di cui faccio parte sia, finalmente, attaccata non perché sta dalla parte dei ricchi, ma perché si è schierata con i poveri.

Vedi anche il post: (all'interno link ai post precedenti)




giovedì 19 novembre 2020

Da oggi ad Assisi "Economy of Francesco" - L'economia ritrovi un'anima e diventi più umana e più giusta - Le considerazioni di Tonio Dell'Olio e di Luigino Bruni

Da oggi ad Assisi "Economy of Francesco"
- L'economia ritrovi un'anima e diventi più umana e più giusta -
Le considerazioni di Tonio Dell'Olio e di Luigino Bruni


L'anima dell'economia
Tonio Dell'Olio

Si apre oggi ad Assisi "Economy of Francesco", l'incontro di giovani economisti e changemakers convocato nella città di Chiara e Francesco dal Papa argentino. Per dare un'anima all'economia, non per restaurarla ma per ripensarla radicalmente, per metterla davvero al servizio dell'umanità. A partire da quella più sofferente che subisce i colpi di quell'altra economia. Quella dei vincenti e del profitto esclusivamente per sé, dell'evasione dalle responsabilità di contribuire alla crescita di tutti o al rispetto delle dignità di ciascuno. 

Ma non chiamate questi giorni di Assisi "L'altra Davos", vi prego! Se considerassimo Davos il riferimento da cui partire, anche solo per rivoltarlo o addirittura negarlo, saremmo su un falso sentiero. Dovremmo invece liberamente assumere nuovi punti di osservazione e giudizio. 
"Avere in corpo l'occhio del povero" ti fa cambiare i parametri e gli schemi di ragionamento e visione della realtà. Come dice Stefano Zamagni, se cominciassimo ad esempio a distinguere e comprendere che i concetti di valore e di prezzo non coincidono affatto, avremmo già fatto un passo avanti enorme. E daremmo significato pieno alle relazioni, al rispetto del creato, alle persone umane e non solo alle loro prestazioni. 
Non tutto ciò che esiste ha un cartellino con un prezzo. Anzi, proprio le cose che contano di più non possono essere prezzate, deprezzate, disprezzate, possono essere soltanto oggetto dell'economia di fraternità. L'economia che ritrova l'anima.
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AD ASSISI NASCERÀ UNA NUOVA ECONOMIA 
PIÙ GIUSTA E PIÙ UMANA
di Luigino Bruni*

L'economia di Francesco non può essere solo ecologica. Perché il grido della Terra e quello dei poveri sono lo stesso grido. Solo dai giovani può nascere un movimento in grado di cambiare le fondamenta di un capitalismo che crea insostenibili diseguaglianze tra ricchi e indigenti 

Luigino Bruni.
L’economia di Francesco è diventato il più vasto movimento di giovani economisti e imprenditori del mondo. Nella prima fase di organizzazione dell’evento in presenza, prima del lockdown, avevamo immaginato che l’evento si sarebbe svolto in due parti: un pre-evento di due giorni con 500 giovani e l’evento di tre giorni aperto fino a 2000 giovani. L’emergenza Covid, in mezzo al tanto dolore e alle difficoltà generate, ha prodotto anche un effetto collaterale e imprevisto, perché il pre-evento di 2 giorni è diventato di 9 mesi. Infatti, da marzo ad oggi quasi 1000 giovani hanno lavorato attivamente nei 12 villaggi e hanno dato vita ad un vero e proprio movimento .

Fino a marzo c’erano: la chiamata del papa, 3000 nomi e un evento. Oggi è nato un movimento diffuso in tutto il mondo. Questo è già il primo grande e importante risultato di The Economy of Francesco: giovani impegnati per una economia nuova, all’altezza dei tempi nuovi, che stanno mostrando l’obsolescenza dell’economia del XX secolo, ma anche di quella prima del gennaio 2020. Siamo entrati nell’era dei beni comuni e occorre un’economia nuova.

Non basta una economia green per avere una economia di Francesco. Occorre anche l’inclusione dei poveri, il protagonismo dei giovani, la coltivazione della vita interiore. C’è oggi una “economia green” che non ha alcun interesse e attenzione per i poveri e per le diseguaglianze. L’economia di Francesco non può essere solo ecologica. Il grido della terra e il grido dei poveri sono lo stesso grido, come ci ricorda la Laudato Si’ e adesso anche Fratelli tutti. Una fraternità con la terra che non includa la fraternità con gli ultimi non è completa.

L’Economy of Francesco è anche la costruzione di un capitale spirituale globale di cui l’economia ha estremo bisogno. I 5 momenti di tu-a-tu con Francesco non sono ‘contorno’ dell’evento, ma parte integrante del programma, perché la coltivazione dell’interiorità è il cuore di questa nuova economia. L’economia di ieri è stata tutta esterna, tutta giocata sui beni esteriori, e così ha trascurato troppi beni invisibili, come i beni relazionali e i beni morali. Il capitale spirituale è il primo asset che manca nelle imprese, i cui effetti abbiamo visto e continuiamo a vedere.

La pubblicazione dell’enciclica Fratelli tutti ci ha offerto ulteriori spunti di cui non possiamo non tenere conto nei lavori di The Economy of Francesco. L’idea centrale nell’enciclica che il fratello non è il vicino - tema molto caro anche all’economista indiano Amartya Sen, uno degli ispiratori del nostro evento - è anche il cuore della vita di San Francesco d’Assisi. La prima parola di questa enciclica sulla fraternità il Papa l’ha scritta con la scelta del suo nome: Francesco. C’è una continuità fra l’evento voluto da papa Francesco che nel maggio 2019 ha scritto ai giovani economisti e imprenditori del mondo convocandoli ad Assisi, luogo simbolico e cuore del movimento, e l’enciclica sulla fraternità. Una continuità che ci incoraggia a proseguire nel cammino intrapreso.
*Luigino Bruni: economista, coordinatore scientifico del Convegno "The economy of Francesco"

venerdì 16 ottobre 2020

L’ETICA DI PAPA FRANCESCO di Giannino Piana

L’ETICA DI PAPA FRANCESCO
di Giannino Piana 


Tra i molti interventi che hanno caratterizzato questi anni di pontificato di papa Francesco non sono mancate prese di posizione nei confronti di alcune questioni morali di particolare attualità riguardanti sia la vita personale che sociale. E questo non soltanto in documenti di particolare rilevanza dottrinale e pastorale – è sufficiente ricordare a tale proposito l’esortazione apostolica Amoris laetitia e l’enciclica Laudato si’ – ma anche attraverso momenti informali come le omelie di Santa Marta o le interviste rilasciate ai giornalisti in occasione dei numerosi viaggi in varie parti del mondo.

Quale modello?
Al di là dei contenuti dei singoli interventi, una particolare attenzione merita il modello etico al quale egli fa riferimento e che costituisce la chiave interpretativa dell’intero suo magistero. La preoccupazione da cui muove è di natura squisitamente pastorale e ha come criterio fondamentale la mediazione tra ideale e realtà. Papa Francesco non rinuncia a presentare (come avviene peraltro anche in altri ambiti del suo magistero) l’ideale evangelico in tutta la sua radicalità. Egli insiste infatti sulla bellezza del messaggio contenuto nel discorso della montagna – dalle “beatitudini” ai “ma io vi dico” – che ripropone con frequenza come il motivo ispiratore della condotta del cristiano, e ne rende trasparente la forza rivoluzionaria anche attraverso la propria testimonianza personale.

Ma, accanto al costante annuncio di questo ideale, che ha espressione compiuta nella sequela di Gesù, egli prende in seria considerazione le difficoltà che si incontrano nell’aderire al progetto evangelico e la distanza che sempre sussiste tra l’altezza della meta cui si è chiamati e la scarsa corrispondenza dei risultati raggiunti. Questo spinge il papa a fare proprio l’annuncio (peraltro anch’esso pienamente evangelico) della misericordia; di un Dio che nella persona di Gesù si è piegato sul peccato dell’uomo, riscattandolo con il perdono e offrendogli la possibilità del cambiamento.

A caratterizzare la proposta di papa Francesco è dunque un modello di “etica del compromesso”, la quale si misura costantemente con la realtà senza rinunciare alla tensione verso l’ideale di perfezione; un modello etico che conferisce all’esistenza cristiana il carattere di un cammino di permanente conversione. La gioia per il perdono ricevuto sottrae il credente a uno stato di colpevolizzazione paralizzante e diviene stimolo a rinnovare la propria condotta per renderla conforme al disegno divino.

Nel cuore della vita familiare
Questa prospettiva rende anzitutto ragione del significato che rivestono gli orientamenti di papa Francesco nei confronti di importanti questioni riguardanti la vita familiare e, più in generale, l’esercizio della sessualità. L’esortazione apostolica Amoris laetitia con la quale egli è intervenuto a conclusione dei due Sinodi sulla famiglia mentre illustra la grandezza della vocazione matrimoniale, non manca nello stesso tempo di rilevare la complessità delle situazioni in cui l’esperienza familiare si sviluppa e a mettere in luce gli ostacoli che i coniugi incontrano per mantenersi nella fedeltà all’ideale evangelico.

Con questo spirito il papa affronta dunque alcune situazioni “irregolari” come quelle legate alla separazione e al divorzio, offrendo importanti criteri di discernimento dei vari casi (non del tutto omologabili) che esigono trattamenti diversi e mettendo in discussione lo stato permanente di peccato dei divorziati risposati, nonché aprendo alla possibilità, sia pure ad alcune precise condizioni, che essi possano accedere ai sacramenti della Penitenza e dell’Eucaristia. Questa presa di posizione ha provocato, accanto a manifestazioni di plauso da parte della maggioranza dei fedeli, l’insorgenza di vivaci reazioni di dissenso di gruppi minoritari, i quali sono giunti fino ad accusarlo di avere stravolto la dottrina tradizionale della Chiesa.

Diverse (e meno significative) sono le posizioni assunte dal papa nei confronti dell’omosessualità e della contraccezione. Nel primo caso, al di là di affermazioni, pur assai rilevanti, come la famosa “chi sono io per giudicare?” e di una particolare premura pastorale, non è tuttavia presente un serio approccio ai nodi critici emergenti, primo fra tutti quello del riconoscimento della autenticità della relazione interpersonale. Nel secondo – quello della contraccezione – non si va oltre il silenzio nei confronti della affermazione solennemente ribadita dall’Humanae vitae di Paolo VI della sola possibilità di ricorso ai metodi naturali.

La questione ambientale
Ma l’interesse di Papa Francesco si è soprattutto rivolto alle questioni dell’etica sociale. Un posto privilegiato occupa a tale riguardo l’enciclica Laudato si’. Il concetto di “ecologia integrale”, che sta alla base di tale documento e che pone in stretta relazione cura dell’ambiente e giustizia sociale, viene declinato in modo efficace in una serie di riflessioni di carattere teologico-etico e socio-politico, le quali forniscono i presupposti per l’avvio di una vera rivoluzione culturale e sociale.

Il papa non manca di sviluppare anzitutto una riflessione di fondo sul rapporto uomo-natura, risalendo in particolare ai racconti della creazione (Gen 1-3), dove rispetto del mondo naturale e impegno trasformativo trovano il loro punto di equilibro – come la Laudato si’ suggerisce in modo suggestivo – nell’impegno a “custodire il giardino”, a preservarne cioè l’identità e insieme a coltivarlo perché diventi sempre più lussureggiante.

Questa prospettiva, che conduce al superamento tanto del riduzionismo culturale, per il quale non vi è limite all’intervento dell’uomo sulla natura, quanto a una forma di radicale naturalismo, da cui discende la sua sacralizzazione incondizionata, definisce con precisione il senso dell’attività umana e il progetto di società cui occorre dare vita.

Il modello di sviluppo
La stretta connessione tra deturpazione dell’ambiente, consumazione abnorme delle risorse naturali (molte delle quali non rinnovabili) e crescita delle diseguaglianze sociali esige che ci si impegni a promuovere un modello di sviluppo ecocompatibile ed equicompatibile. La critica serrata di papa Francesco al sistema neoliberista e all’ideologia tecnocratica per gli effetti devastanti prodotti sul piano ambientale e sociale impone che si mettano in atto interventi di radicale inversione di rotta.

Ma questo non basta. La possibilità di attivare un sistema economico-sociale alternativo è legata, da un lato, alla presenza di un’azione politica lungimirante e autorevole e, dall’altro, all’adozione di stili di vita ispirati a criteri di sobrietà, di riduzione dei consumi e di rivalutazione delle relazioni interumane e con la natura. Solo dall’adempimento di queste ultime condizioni è possibile procedere a una reale inversione di rotta in grado di restituire piena dignità ad ogni uomo, reagendo all’odierna cultura dell’indifferenza e dello scarto e trasmettendo alle future generazioni un mondo abitabile.

Una riflessione a vasto raggio dunque quella offerta da papa Francesco sulle questioni etiche. Pur con i limiti ricordati non si può negare che il suo magistero presenti, anche in questo campo aspetti di autentica novità, e rappresenti la pietra miliare di un cammino destinato ad aprire piste feconde per il futuro.

Giannino Piana
Già docente di etica cristiana alla Libera Università di Urbino e di etica ed economia presso la Facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Torino.
Socio fondatore e membro del Gruppo di Riflessione e Proposta di Viandanti.
(fonte: Viandanti)



venerdì 18 settembre 2020

Dobbiamo alimentare la contemplazione e la compassione, ingredienti indispensabili dell’ecologia integrale per costruire la fraternità universale - Papa Francesco

Dobbiamo alimentare 
la contemplazione e la compassione, 
ingredienti indispensabili 
dell’ecologia integrale 
per costruire la fraternità universale
Papa Francesco

Discorso ai partecipanti all'incontro
delle Comunità Laudato si' 

12 settembre 2020 - Aula Paolo VI




Cari fratelli e sorelle, buongiorno!

Vi do il benvenuto, e salutando voi desidero raggiungere tutti i membri delle Comunità Laudato si’ in Italia e nel mondo. Ringrazio il Signor Carlo Pertini nella mia lingua paterna, non materna: “Carlìn”. Avete posto come centro propulsore di ogni vostra iniziativa l’ecologia integrale proposta dall’Enciclica Laudato si’. Integrale, perché tutti siamo creature e tutto nel creato è in relazione, tutto è correlato. Anzi, oserei dire, tutto è armonico. Anche la pandemia lo ha dimostrato: la salute dell’uomo non può prescindere da quella dell’ambiente in cui vive. È poi evidente che i cambiamenti climatici non stravolgono solo gli equilibri della natura, ma provocano povertà e fame, colpiscono i più vulnerabili e a volte li obbligano a lasciare la loro terra. L’incuria del creato e le ingiustizie sociali si influenzano a vicenda: si può dire che non c’è ecologia senza equità e non c’è equità senza ecologia.

Voi siete motivati a prendervi cura degli ultimi e del creato, insieme, e volete farlo sull’esempio di San Francesco d’Assisi, con mitezza e laboriosità. Vi ringrazio per questo, e rinnovo l’appello a impegnarsi per salvaguardare la nostra casa comune. È un compito che riguarda tutti, specialmente i responsabili delle nazioni e delle attività produttive. Serve la volontà reale di affrontare alla radice le cause degli sconvolgimenti climatici in atto. Non bastano impegni generici – parole, parole… – e non si può guardare solo al consenso immediato dei propri elettori o finanziatori. Occorre guardare lontano, altrimenti la storia non perdonerà. Serve lavorare oggi per il domani di tutti. I giovani e i poveri ce ne chiederanno conto. È la nostra sfida. Prendo una frase del teologo martire Dietrich Bonhoeffer: la nostra sfida, oggi, non è “come ce la caviamo”, come noi usciamo da questa realtà; la nostra sfida vera è “come potrà essere la vita della prossima generazione”: dobbiamo pensare a questo!

Cari amici, ora vorrei condividere con voi due parole-chiave dell’ecologia integrale: contemplazione e compassione.

Contemplazione. Oggi, la natura che ci circonda non viene più ammirata, contemplata, ma “divorata”. Siamo diventati voraci, dipendenti dal profitto e dai risultati subito e a tutti i costi. Lo sguardo sulla realtà è sempre più rapido, distratto, superficiale, mentre in poco tempo si bruciano le notizie e le foreste. Malati di consumo. Questa è la nostra malattia! Malati di consumo. Ci si affanna per l’ultima “app”, ma non si sanno più i nomi dei vicini, tanto meno si sa più distinguere un albero da un altro. E, ciò che è più grave, con questo stile di vita si perdono le radici, si smarrisce la gratitudine per quello che c’è e per chi ce l’ha dato. Per non dimenticare, bisogna tornare a contemplare; per non distrarci in mille cose inutili, occorre ritrovare il silenzio; perché il cuore non diventi infermo, serve fermarsi. Non è facile. Bisogna, ad esempio, liberarsi dalla prigionia del cellulare, per guardare negli occhi chi abbiamo accanto e il creato che ci è stato donato.

Contemplare è regalarsi tempo per fare silenzio, per pregare, così che nell’anima ritorni l’armonia, l’equilibrio sano tra testa, cuore e mani; tra pensiero, sentimento e azione. La contemplazione è l’antidoto alle scelte frettolose, superficiali e inconcludenti. Chi contempla impara a sentire il terreno che lo sostiene, capisce di non essere al mondo solo e senza senso. Scopre la tenerezza dello sguardo di Dio e comprende di essere prezioso. Ognuno è importante agli occhi di Dio, ognuno può trasformare un po’ di mondo inquinato dalla voracità umana nella realtà buona voluta dal Creatore. Chi sa contemplare, infatti, non sta con le mani in mano, ma si dà da fare concretamente. La contemplazione ti porta all’azione, a fare.

Ecco dunque la seconda parola: compassione. È il frutto della contemplazione. Come si capisce che uno è contemplativo, che ha assimilato lo sguardo di Dio? Se ha compassione per gli altri – compassione non è dire: “questo mi fa pena…”, compassione è “patire con” –, se va oltre le scuse e le teorie, per vedere negli altri dei fratelli e delle sorelle da custodire. Quello che ha detto alla fine Carlo Petrini sulla fratellanza. Questa è la prova, perché così fa lo sguardo di Dio che, nonostante tutto il male che pensiamo e facciamo, ci vede sempre come figli amati. Non vede degli individui, ma dei figli, ci vede fratelli e sorelle di un’unica famiglia, che abita la stessa casa. Non siamo mai estranei ai suoi occhi. La sua compassione è il contrario della nostra indifferenza. L’indifferenza – mi permetto la parola un po’ volgare – è quel menefreghismo che entra nel cuore, nella mentalità, e che finisce con un “che si arrangi”. La compassione è il contrario dell’indifferenza.

Vale anche per noi: la nostra compassione è il vaccino migliore contro l’epidemia dell’indifferenza. “Non mi riguarda”, “non tocca a me”, “non c’entro”, “è cosa sua”: ecco i sintomi dell’indifferenza. C’è una bella fotografia – l’ho detto altre volte –, fatta da un fotografo romano, si trova nell’Elemosineria. Una notte d’inverno, si vede che esce da un ristorante di lusso una signora di una certa età, con la pelliccia, il cappello, i guanti, ben coperta dal freddo esce, dopo aver mangiato bene – che non è peccato, mangiare bene! [ridono] – e c’è alla porta un’altra donna, con una stampella, malvestita, si vede che sente il freddo… una homeless, con la mano tesa… E la signora che esce dal ristorante guarda da un’altra parte. La foto si chiama “Indifferenza”. Quando l’ho vista, ho chiamato il fotografo per dirgli: “Sei stato bravo a prendere questo in modo spontaneo”, e ho detto di metterla nell’Elemosineria. Per non cadere nello spirito dell’indifferenza. Invece, chi ha compassione passa dal “di te non m’importa” al “tu sei importante per me”. O almeno “tu tocchi il mio cuore”. Però la compassione non è un bel sentimento, non è pietismo, è creare un legame nuovo con l’altro. È farsene carico, come il buon Samaritano che, mosso da compassione, si prende cura di quel malcapitato che neppure conosce (cfr Lc 10,33-34). Il mondo ha bisogno di questa carità creativa e fattiva, di gente che non sta davanti a uno schermo a commentare, ma di gente che si sporca le mani per rimuovere il degrado e restituire dignità. Avere compassione è una scelta: è scegliere di non avere alcun nemico per vedere in ciascuno il mio prossimo. E questa è una scelta.

Questo non vuol dire diventare molli e smettere di lottare. Anzi, chi ha compassione entra in una dura lotta quotidiana contro lo scarto e lo spreco, lo scarto degli altri e lo spreco delle cose. Fa male pensare a quanta gente viene scartata senza compassione: anziani, bambini, lavoratori, persone con disabilità… Ma è scandaloso anche lo spreco delle cose. La FAO ha documentato che, nei Paesi industrializzati, vengono buttate via più di un miliardo – più di un miliardo! – di tonnellate di cibo commestibile! Questa è la realtà. Aiutiamoci, insieme, a lottare contro lo scarto e lo spreco, esigiamo scelte politiche che coniughino progresso ed equità, sviluppo e sostenibilità per tutti, perché nessuno sia privato della terra che abita, dell’aria buona che respira, dell’acqua che ha il diritto di bere e del cibo che ha il diritto di mangiare.

Sono certo che i membri di ogni vostra Comunità non si accontenteranno di vivere da spettatori, ma saranno sempre protagonisti miti e determinati nel costruire il futuro di tutti. E tutto questo fa la fraternità. Lavorare come e da fratelli. Costruire la fraternità universale. E questo è il momento, questa è la sfida di oggi. Vi auguro di alimentare la contemplazione e la compassione, ingredienti indispensabili dell’ecologia integrale. Vi ringrazio ancora per la vostra presenza e per il vostro impegno. Vi ringrazio per le vostre preghiere. A coloro di voi che pregano, chiedo di pregare, e a chi non prega, almeno mandatemi buone onde, ne ho bisogno! [ridono, applauso]

E adesso vorrei chiedere a Dio che benedica ognuno di voi, benedica il cuore di ognuno di voi, che sia credente o non credente, di qualsiasi tradizione religiosa sia. Che Dio benedica tutti voi. Amen 

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