Disarmare le parole
di Tonio Dell'Olio
Tra i tanti forum dell'incontro internazionale per la pace ad Assisi, uno ha interrogato il ruolo dell'informazione. Marco Girardo, direttore di Avvenire, ha proposto di disarmare tre parole che condizionano il nostro modo di leggere il mondo: emergenza, competizione, inevitabilità.
La prima alimenta la paura, pretende risposte immediate e sottrae tempo alla comprensione dei processi. La seconda trasforma ogni relazione in una sfida mentre l'altro diventa un concorrente e la convivenza si trasforma in una lotta per prevalere. La terza è forse la più pericolosa: presenta come ineluttabili scelte che sono invece frutto di interessi e decisioni umane. Anche la guerra. Quali alternative? Processo, cooperazione, possibilità. Un cambio di paradigma che interpella anzitutto il mondo dell’informazione. Perché raccontare soltanto arsenali, strategie militari e rapporti di forza significa assumere lo sguardo di chi governa la guerra, lasciando nell'ombra chi costruisce la pace. L'informazione non è innocente. Può alimentare la rassegnazione oppure restituire ai cittadini la libertà di immaginare un altro scenario possibile. Può convincerci che la guerra sia il nostro destino oppure mostrare che la pace è una possibilità concreta, già praticata da tanti. Disarmare le parole è il primo passo per disarmare le coscienze dalla cultura della guerra. E ha concluso il suo intervento con una frase lapidaria e carica di provocazione: “La profezia comincia quando qualcuno trova il coraggio di dire che ciò che appare inevitabile è ancora una scelta”.
