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domenica 19 giugno 2011

Santissima Trinità

Nella domenica dopo Pentecoste i cristiani d’occidente celebrano il mistero della Tri-unità di Dio, del Dio uno e tre volte santo. Dio è una comunione d’amore tra Padre, Figlio e Spirito santo, comunione che non rimane chiusa in sé ma che si apre a noi uomini, chiamati ad accogliere e a rispondere a tale amore...
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Le tre letture bibliche orientano l’odierna celebrazione della Triunità divina verso la contemplazione del Dio estroverso, del Dio che si comunica all’uomo, del Dio il cui amore è per il mondo, insomma del Deus pro nobis. Del resto, il dogma trinitario non è altro che “lo sforzo ostinato di andare sino in fondo all’affermazione giovannea per cui ‘Dio è amore’ (1Gv 4,8)” (Rémi Brague)...
Il Dio trinitario è il Dio che non sta senza l’uomo. E l’uomo, situandosi per fede in Cristo e lasciandosi guidare dallo Spirito abita l’agape, l’amore, e così conosce la comunione con Dio. Con il Dio che è amore. L’agape, infatti, è il cuore della vita trinitaria.


Preghiera contemplativa della beata Elisabetta della Trinità, carmelitana. Per chi crede che l'infinito Amore-comunione sia il destino di ogni uomo e per coloro che hanno nel cuore l'inquietudine della ricerca...

Elevazione alla Trinità



«Non esiste guerra giusta, esiste solo pace giusta» - Consiglio ecumenico delle Chiese - Kingston 17/25 maggio

«Gloria a Dio e pace sulla terra»: il tema della Convocazione ecumenica internazionale sulla pace (Iepc), decisa dal Consiglio ecumenico delle Chiese e svoltasi a Kingston, in Giamaica, dal 17 al 25 maggio, è stato modulato in diversificati e non facilmente riassumibili modi dai mille rappresentanti delle Chiese convenuti ai Caraibi; ma, volendo sintetizzare il senso del grande incontro così come condensato nel messaggio finale, si potrebbe tradurlo così: «Non esiste guerra giusta, esiste solo pace giusta».

(…). Da ovunque veniate, qualsiasi sia la vostra tradizione religiosa, che siate ortodossi, cattolici, protestanti o carismatici, evangelici liberi o liberali, conservatori o radicali, tutti siamo qui perché vogliamo essere amici di Gesù, rabbino, profeta e più che profeta. A ognuno di noi dice: «Voi siete miei amici, se farete ciò che vi comando… Questo il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi». Qualcuno da qualche parte è escluso da questo amore? Questa la risposta che Gesù ha dato ai suoi amici: «Avete udito che fu detto: “Ama il prossimo tuo e odia il tuo nemico”. Io però vi dico: amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano». Così parlò, visse e morì l’Uomo in cui vediamo il volto di Dio (…).
Riuniti a Kingston da ogni angolo della terra, Gesù parla ora, a tutti noi, campione piccolo ma rappresentativo del suo popolo santificato. Vogliamo ascoltarlo?...

Carissime, carissimi, vi scriviamo qui l'introduzione della recente pubblicazione del Cipax con la traduzione del Documento preparatorio alla "Convocazione internazionale ecumenica sulla pace" decisa dal Consiglio ecumenico delle Chiese per il maggio 2011 in Giamaica. E' un testo importante ed impegnativo...
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Messaggio finale della Convocazione ecumenica internazionale per la pace (Kingston 17-25/5/2011)


sabato 18 giugno 2011

“Signori entra il lavoro. Tutti in piedi”

Almeno 15 mila persone hanno affollato il prato del parco di Villa Angeletti, prima periferia di Bologna per assistere a “Signori entra il lavoro. Tutti in piedi”.
La manifestazione è stata organizzata da Michele Santoro e lo staff di Annozero in collaborazione con la Fiom per i 110 anni di attività del sindacato ed ha ottenuto sulla rete un grandissimo successo, grazie anche alla potenza dei social network, che hanno unito virtualmente migliaia di spettatori.
Visita il sito “Tutti in piedi”


Guarda i video di:
Roberto Benigni: "Voi siete l'Italia migliore"


Antonio Ingroia, grande magistrato siciliano


La precaria Maurizia Russo Sperna a Brunetta:
''Io rappresento il fallimento della sua innovazione''


Marco Travaglio: prima parte 


Marco Travaglio: seconda parte

Elisa Anzaldo giornalista rai, sul tg di Minzolini





Le nuove norme sui CIE (Centri di identificazione ed espulsione)

In contrasto con ogni direttiva europea in materia di immigrazione, il governo ha ripristinato, tra l'altro, la procedura di espulsione coattiva immediata per tutti gli extracomunitari clandestini, prolungando inoltre il periodo di permanenza nei CIE (Centri di identificazione ed espulsione) fino a 18 mesi, accentuando ancor di più l'aspetto punitivo e carcerario del provvedimento

Blitz del governo. Il consiglio dei ministri di oggi ha approvato un decreto legge che porta a 18 mesi il limite massimo della reclusione nei centri di identificazione e espulsione, oggi fissato a sei mesi.

GUANTANAMO, ITALIA - Centro di identificazione ed espulsione di Palazzo San Gervasio (Basilicata)


 Cosa fanno quattro parlamentari italiani dopo che i telegiornali nazionali danno la notizia di un pestaggio in un centro di espulsione? Tre vanno a visitare il centro e ne chiedono la chiusura. Il quarto non soltanto non si muove da Roma ma giustifica addirittura la censura in nome della privacy dei reclusi! Non è una barzelletta tratta da "I colmi dei parlamentari", bensì la cronaca della giornata di ieri...
Leggi tutto: Quattro parlamentari e un pestaggio

Sono 13, ma presto ne apriranno altri. Cie sta per centro d'identificazione e espulsione. Ci finiscono uomini e donne colpevoli di aver lasciato scadere il proprio documento di soggiorno...
Ecco le storie che abbiamo raccolto dalle varie citta'. In continuo aggiornamento.
Leggi tutto: Cie



venerdì 17 giugno 2011

VIDEOINTERVISTA A ROBERTO SAVIANO

Saviano: un popolo in movimento "La politica si faccia contaminare" 

"La politica capisca che è finito il tempo dell'indifferenza. La Rai ha perduto credibilità, lavora contro i suoi migliori programmi: la gente deve difenderli. Su Bisignani un'inchiesta fortissima"
Guarda l'intervista a Roberto Saviano:
Video di tutta l'intervista
 

 
 
 

POLITICA: Toccato il fondo? Comincia la risalita?

... Questa nuova fase nella vita sociale e politica del paese chiama fortemente in causa i cattolici e costituisce un’occasione preziosa per dare un contributo alla ricostruzione di un ethos collettivo, di un progetto non integralista, ma condiviso e laico, come al tempo della Costituente. Una speranza di giustizia, partecipazione, solidarietà e libertà autentica per tutti...

Vale la pena di dare un’occhiata al video nel quale l’onorevole (si fa per dire) Giorgio Stracquadanio fa l’analisi del voto del referendum e, poi subito dopo, quello in cui il ministro Brunetta risponde ai precari alla fine di un convegno.
Due piccoli esempi dello stile politico che ha dominato l’Italia in questi lunghi anni di berlusconismo. La cui arroganza e volgarità nei riguardi della cosa pubblica ha tracimato in mille altri corollari, dall’arricchimento delle cricche alla totale indifferenza verso l’impoverimento della popolazione, dal bunga bunga all’irrisione della moralità, dall’uso privato di posizioni istituzionali alla delegittimazione costante del concetto di “bene comune”.
Per questo strazio, avvenuto mentre gran parte della Chiesa italiana chiudeva gli occhi e un’altra partecipava alacremente all’opera in cambio dai famosi valori “non negoziabili”, l’Italia dovrà pagare un conto salatissimo.
Ma dopo aver raggiunto il fondo, ci sono già segni inequivocabili di risalita...
Leggi tutto: Il disgelo

La reiterata umiliazione delle istituzioni e della Costituzione; la paranoica guerra contro la magistratura; i festini a luci rosse, il caso Ruby e la mortificazione della dignità della donna; i metodi di reclutamento della classe politica; un’interpretazione personalista della politica, fatta per lo più di leggi ad personam, favoritismi, compravendite e promesse disertate; le risse verbali con toni da stadio, in Parlamento e sui media; i rapporti sempre più tesi con alleati e ministri; e, infine, l’abitudine a trasformare qualsiasi consultazione elettorale in un plebiscito sulla sua persona: da Nord a Sud, la stampa diocesana prova ad ragionare – con sobrietà ma con fermezza – sulla crisi della maggioranza di governo e sul declino politico e umano del suo leader, Silvio Berlusconi, soprattutto alla luce della cocente sconfitta alle votazioni amministrative.


La Chiesa di fronte all'ingiustizia di Roberto Mancini

La pace che cerchiamo da credenti ha una forte dimensione sociale e politica.
Ecco perché tutti dovremmo avere a cuore le esigenze della vita comune.

Il benessere di un paese, a partire dai suoi beni comuni e dalla qualità della sua vita pubblica, non sono valori trascurabili agli occhi della Chiesa. Quanti hanno scelto di partecipare alla comunità di Cristo e di testimoniare con la vita la fede evangelica non possono certo chiudersi nelle loro liturgie e teologie o in una spiritualità coltivata in spazi separati, al prezzo dell’indifferenza per la sorte di un’intera società. Un tempo nel linguaggio ecclesiale si tentava faticosamente di trovare un equilibro tra evangelizzazione e promozione umana. Ora abbiamo imparato che la promozione umana è il cuore stesso dell’evangelizzazione. E sappiamo che la pax Christi non ha nulla a che vedere con l’“apatia” degli antichi filosofi stoici, perché piuttosto ha a che fare con la fame e la sete di giustizia, con l’amore politico nonviolento, con la cura per tutte le esigenze della vita comune.

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giovedì 16 giugno 2011

Zygmunt Bauman e la mercificazione della moralità

Il Festival dell'Economia di Trento si è chiuso con il teorico della "società liquida", Zygmunt Bauman. Il sociologo ha parlato di mercato e consumismo e di come essi si alimentino oggi della mercificazione della moralità. Siamo indotti a tacitare i nostri sensi di colpa nei confronti degli altri, nei confronti di coloro che amiamo e che trascuriamo per soddisfare gli imperativi della produzione, attraverso il consumo, lo shopping. "Abbiamo sulle nostre spalle - ha detto Bauman - un fardello incredibile, che include i nostri obblighi morali, i nostri naturali impulsi ad occuparci degli altri, e cerchiamo di sgravarcene con i tranquillanti morali offerti dai negozi, dai supermercati". La risposta per Bauman è avere la consapevolezza che le risorse non sono infinite, che non potremo lenire il dolore di vivere semplicemente continuando ad accrescere produzione e consumo.

Il sociologo Bauman si è detto preoccupato della nuova tendenza che vede il mercato come canale sostitutivo per il soddisfacimento delle esigenze morali. “Bisogna uscire dal vicolo cieco della crescita senza fine”.

Guarda il nostro precedente post: Festival di Economia di Trento (2 - 5 giugno)


"Dio nella trasparenza dei poveri" il nuovo libro di Arturo Paoli e Dino Biggio

Sono i profeti che annunciano l'avvento dei nuovi tempi, le svolte senza ritorno della storia. E voce di un profeta che invita alla speranza, chiamando con vigore le coscienze a costruire il Regno di Dio qui in terra, è quella di Arturo Paoli, protagonista di una vita spesa sotto il segno di un'alleanza incrollabile con i poveri e con Cristo. Pescando nell'immenso mare della sua opera, nelle omelie, nei libri, nei tanti discorsi e dialoghi che egli continua quotidianamente a intessere con chiunque sia pronto ad aprire il cuore, Dino Biggio ha tratto sapientemente a riva un cesto di meditazioni in cui palpita il cuore del messaggio di fratel Arturo. Si apprezza in questo modo un pensiero che si alimenta nell'esercizio di una fede viva, nell'incontro quotidiano e intimo con Dio il cui volto si rivela nel volto del nostro prossimo che soffre.
Dio nella trasparenza dei poveri
di Arturo Paoli e Dino Biggio

C’è qualcosa di profondamente sbagliato in un mondo nel quale l’unico collante che tiene assieme la nostra struttura sociale è il comune riconoscimento che perseguire il proprio interesse materiale è una virtù. Proclamare questa realtà è proprio il genere di profezia di cui oggi c’è bisogno, ed è una testimonianza che dovrebbero dare tutti, ciascuno dal punto di vista che gli è proprio, perché profeta non è chi è capace di predire il futuro ma chi sa, può e vuole testimoniare la verità delle cose che vede e che sente...
Per questo la voce di chi ricorda il dovere umano della solidarietà verso e con gli ultimi è sempre una voce profetica...
Un esempio particolarmente attuale è Dio nella trasparenza dei poveri, il nuovo libro di Arturo Paoli e Dino Biggio...
Leggi tutto: Mondo e profezia

mercoledì 15 giugno 2011

"Nella crisi… il Risorto ci educa" - Convegno delle Caritas diocesane di Sicilia

Nella crisi… il Risorto ci educa
discernimento e relazione
per una “carità nella verità” tra ultimi e ultimo della storia
 

Dal Convegno regionale Caritas messaggi per il cambiamento
In Sicilia il deficit più grave il capitale sociale
La proposta della Caritas: la relazione, generatrice di giustizia e coesione sociale

Un volume dal titolo Le conseguenze della crisi viste dal Sud, ricco di analisi e di dati concreti raccolti dai Centri di ascolto, è stato editato in questi giorni dalle Caritas di Sicilia e dall’Ecos-Med. Come dice il sottotitolo si tratta del “terzo dossier regionale sulle povertà”, ma anche sulle politiche necessarie per un autentico sviluppo umano.
Leggi tutto: In Sicilia il deficit più grave il capitale sociale

Leggi: Omelia di Mons. Franco Montenegro, Arcivescovo di Agrigento

Guarda anche dal sito della Diocesi di Messina, Lipari e Santa Lucia: La Migrantes a Lampedusa: raccontare la speranza


Riflessioni sul dopo-referendum

Il missionario comboniano in prima fila da anni, in particolare sull’acqua pubblica, commenta i risultati dei referendum, che considera «un piccolo miracolo». E sottolinea l’importanza della mobilitazione del mondo cattolico e di quello missionario.

Laici e preti, suore e religiosi. Gruppi, movimenti, associazioni. Vescovi. C'è molto mondo cattolico nel raggiungimento del quorum. Ecco come e perchè.
Leggi tutto: Referendum, il ruolo dei cattolici

Video: l'intervento del presidente di Alternativa Giulietto Chiesa alla festa in piazza per la vittoria referendaria, 13 giugno 2011

I cittadini sanno dare messaggi chiari e trasversali
I risultati del referendum, netti al di là delle previsioni, sono perfettamente coerenti con la vicenda complessiva di questi mesi. Il quorum superato di slancio va ben al di là del merito dei quesiti: rappresenta un messaggio diretto degli elettori, al di là degli schieramenti, direttamente al governo.
Distinguiamo il merito dal significato politico più ampio.

Dal voto un segnale serio e scomodo
Vale, perciò, la pena di ripetersi: c’è una vasta e crescente insofferenza per la qualità della politica attuale e nessuno degli attuali protagonisti della scena politica – né i partiti di governo (che non entrano certo solo ora in difficoltà) né tutti gli altri (che non hanno ancora risolto la loro) – può illudersi che il fenomeno sia passeggero. Il fenomeno comincia adesso.

Video: Alle 16 numerosi romani si radunano davanti alla Bocca della Verità per festeggiare la vittoria referendaria

Nonostante il disinteresse delle televisioni, gli inviti ad andare al mare, la volontà del governo di non accorpare il referendum con le amministrative e la scelta di una data a metà di giugno (a scuole addirittura chiuse) più del 56 per cento degli elettori è andato a votare contro il ritorno del nucleare, per mantenere l’acqua pubblica e per non dare a Berlusconi uno scudo giudiziario capace di rinviare i processi.

Il voto di domenica e lunedì sui quesiti referendari mette in luce considerazioni che vanno ben al di là del risultato e della percentuale dei votanti. In primo luogo si è trattato di un chiaro segnale di speranza: la politica, intesa come partecipazione dei cittadini alla creazione del consenso attorno a decisioni importanti legate al bene comune, non è un qualcosa di estraneo, ma è il vero punto di incontro della volontà popolare, ben prima di qualsiasi schieramento o interesse di parte. In sostanza i referendum sono stati un interessante segno di come i cittadini hanno preso coscienza di questioni attorno alle quali la politica sovente viene percepita come distante o poco attenta.

Video: "L'alternativa è la sobrietà" di padre Alex Zanottelli

martedì 14 giugno 2011

Il racconto di Dio nell'umanità della liturgia - Caro Diogneto - 30 di Enzo Bianchi

L’«oggi» della vita ecclesiale, un oggi che riguarda a grandi linee gli ultimi quindici anni, è contrassegnato dal conflitto: la liturgia, che per sua natura vuole essere luogo di comunione e spazio in cui il Signore risorto e vivente dona alla sua comunità la pace («Pax vobis!»: Gv 20,19.21.26), è luogo di conflitto, di contrapposizione, di delegittimazione reciproca, di accuse proprie a una logica settaria e in ogni caso non conforme allo spirito del Vangelo. Tutta la chiesa ne soffre, è una chiesa «afflicta», per riprendere un’espressione del magistero, e in questa vera e propria situazione di aporia in cui molti non sanno cosa dire e cosa fare si registra una paralisi che non è conservazione della tradizione né preparazione di un futuro ecclesiale fecondo.
Ma chiediamoci: la liturgia che viviamo oggi nella chiesa, la liturgia voluta dal Concilio Vaticano II è in grado di essere il luogo, il sito in cui i fedeli possono essere soggetti della fede cristiana, capaci di sperimentare che cosa la fede permette di vivere, capaci di accogliere una speranza da offrire e proporre agli altri uomini? Oppure la liturgia è tentata di diventare un non-luogo, cioè uno spazio in cui gli uomini non vivono il loro oggi nell’oggi di Dio, in cui non trova accoglienza l’umanità reale, concreta e quotidiana, in cui si consuma un «sacro» che nulla ha a che fare con Gesù Cristo?

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Don Sciortino e l'Italia al limite

Cinque anni di lettere a Famiglia Cristiana, analizzate e commentate dal direttore don Sciortino. Ne esce la protesta di un Paese in cui la misura è colma.

Il limite è, invece, l’esposizione concreta e inevitabile della realtà del Paese così come viene raccontata e commentata da persone sconosciute fra loro, ma consapevoli di far parte di un “clan” (i lettori di Famiglia Cristiana) unito da ragioni morali e spirituali, nell’adesione corale ai princìpi del cristianesimo, primo fra tutti il convincimento, dato dalla Lettera a Diogneto, che «il cristiano abita nel mondo, ma non è del mondo». Il che, in parole povere, significa: non siamo disposti ad accettare in silenzio le regole di un sistema politico-sociale che della democrazia ha il nome, ma non la sostanza.

Il limite, la raccolta delle lettere ai “Colloqui col padre” di don Antonio Sciortino, fa parte di una storia cominciata a metà deglianni Sessanta, quando l’allora direttore don Giuseppe Zilli decise di prendere su di sé anche il compito di rispondere alle domande dei lettori. Colloqui col padre diventò presto una rubrica dallo stile inconfondibile, al punto che, quando don Zilli morì, nel marzo del 1980, don Leonardo Zega consentì che quelle lettere e quelle risposte continuassero ad apparire, con la sua sigla, all’inizio delsettimanale.



lunedì 13 giugno 2011

L'OMELIA DI P. ALBERTO NEGLIA

Omelia di P. Alberto Neglia
della Fraternità Carmelitana di Pozzo di Gotto (ME)
domenica di Pentecoste - 12.6.2011

... Tutti i Vangeli riportano la parabola del buon Pastore...
C'è stato un momento in cui (il buon Pastore) ha dovuto affrontare un'avventura difficile, faticosa che l'ha portato alla croce. Quando il Pastore buono e bello si è trovato a dover affrontare per amore (per difendere le sue pecorelle, per manifestare a tutti la tenerezza, la fedeltà nell'amore) il mistero della passione e della morte le pecorelle hanno perso l'orientamento, si sono disperse: chi ha tradito, chi ha rinnegato, chi è fuggito...
Gesù Risorto rimane ancora il Pastore buono e bello che si mette a ricercare le sue pecorelle ed è lui che le va a trovare... un gruppo di queste pecorelle sono radunate ed hanno paura e temono di poter fare anche loro la stessa fine drammatica che ha fatto il loro Pastore... Gesù le va a cercare e si mette in mezzo a loro... rompe tutte le paure, spezza tutte le catene, non ci sono ostacoli che tengano, Gesù entra e si fa presente...
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