Il pensiero prende corpo
di Tonio Dell'Olio
Manifestare viene dal latino manus fendere/festus: rendere evidente, far conoscere. Quando scendiamo in piazza, il pensiero prende corpo, cammina, incontra altri pensieri. Una convinzione esce dalla solitudine e diventa domanda collettiva.
Ci rendiamo visibili anche per rendere visibile ciò che riteniamo importante e che il potere non vuole considerare. La Costituzione tiene insieme la libertà di espressione e il diritto di riunirsi pacificamente e senz’armi. La democrazia ha bisogno di questa parola plurale, anche quando disturba il traffico e soprattutto il potere. Ma serve manifestare? Una piazza non cambia tutto in un giorno ma rompe un silenzio, costruisce legami, scrive una questione nell’agenda pubblica. Per incidere occorrono proposte, organizzazione e la pazienza di continuare quando si ammainano le bandiere.
La cultura della violenza delle vetrine spaccate è alleata del potere perché corrode questa possibilità. La stessa logica, infatti, agisce quando ogni dissenso viene trattato come una minaccia: alla parola si risponde con la forza. Per questo abbiamo bisogno di tornare a imparare a manifestare: discutere, organizzarci, abitare insieme lo spazio pubblico. La nonviolenza rende il dissenso più esigente e comprensibile. E ci ricorda che il pensiero, per cambiare le cose, ha bisogno anche dei nostri corpi.
(Fonte: Mosaico dei giorni - 30 ottobre 2026)
