Benvenuto a chiunque è alla "ricerca di senso nel quotidiano"



venerdì 24 aprile 2026

VIAGGIO APOSTOLICO DI LEONE XIV IN ALGERIA, CAMERUN, ANGOLA E GUINEA EQUATORIALE 13-23 APRILE 2026 - Conferenza Stampa durante il volo diretto a Roma 23/04/2026 - Il Papa: come pastore non posso essere a favore della guerra, troppi innocenti morti

VIAGGIO APOSTOLICO DI SUA SANTITÀ PAPA LEONE XIV
IN ALGERIA, CAMERUN, ANGOLA E GUINEA EQUATORIALE

13-23 APRILE 2026

Conferenza Stampa durante il volo diretto a Roma

Il Papa: come pastore non posso essere a favore della guerra, troppi innocenti morti

Sul volo per Roma, Leone XIV ribadisce che la sua prima missione è annunciare il Vangelo. Ricorda i bambini vittime della guerra in Iran e in Libano. Sui migranti chiede: “Cosa fa il Nord per il Sud del mondo?” e denuncia il fatto che esseri umani siano trattati peggio degli animali. Sulle coppie omosessuali conferma che la Santa Sede non concorda con la benedizione formalizzata decisa in Germania, ma ribadisce come Francesco il principio di accoglienza a “tutti, tutti, tutti"

Un momento del dialogo del Papa con i giornalisti sul volo papale (@Vatican Media)

“Buongiorno a tutti, spero che stiate bene, che siete pronti per un altro viaggio. Già con le batterie cariche!”. Papa Leone XIV ha concluso il lungo viaggio apostolico in Africa e, nel volo da Malabo, ultima tappa della Guinea Equatoriale, verso Roma, risponde alle domande di cinque dei circa 70 giornalisti che lo hanno seguito nella trasferta internazionale. La guerra, i negoziati Usa-Iran, la questione migratoria, la pena di morte e la benedizione delle coppie omosessuali, tra i temi affrontati dal Pontefice durante l’intervista, preceduta da una riflessione di Papa Leone sulla esperienza appena vissuta in Africa.


“Quando faccio un viaggio, parlo per me stesso, però oggi come Papa, Vescovo di Roma, è soprattutto un viaggio apostolico pastorale per trovare, accompagnare e conoscere il popolo di Dio. Molte volte l’interesse è piuttosto politico: ‘Cosa dice il Papa sul tema o su un altro tema? Perché non giudica il governo in un Paese o in un altro?’. E ci sono tante cose da dire certamente. Ho parlato di giustizia e ci sono temi lì. Ma quella non è la prima parola: il viaggio è da interpretare soprattutto come l’espressione di voler annunciare il Vangelo, di proclamare il messaggio di Gesù Cristo, che allora è un modo per avvicinarsi al popolo nella sua felicità, nella profondità della sua fede, ma anche nella sua sofferenza. Lì, certo, molte volte è necessario fare dei commenti o cercare come incoraggiare lo stesso popolo ad assumere responsabilità nella sua vita. È importante parlare anche con i capi di Stato, per incoraggiare un cambiamento di mentalità o un’apertura maggiore a pensare il bene del popolo, una possibilità di vedere questioni come la distribuzione dei beni di un Paese. Nei colloqui che abbiamo avuto abbiamo fatto un po’ di tutto, però soprattutto vedere, incontrare il popolo con questo entusiasmo. Sono molto contento di tutto il viaggio, ma vivere, accompagnare, camminare con il popolo della Guinea Equatoriale è stata veramente una benedizione con l’acqua… Loro contenti con le piogge l'altro giorno, ma soprattutto questo segno di condividere con una Chiesa universale quello che celebriamo nella nostra fede.

Ignazio Ingrao (Tg1): Santità, grazie per questo viaggio ricco di incontri, di storie e di volti. Nel meeting per la pace a Bamenda, in Camerun, lei ha descritto un mondo al rovescio, dove un manipolo di tiranni rischia di distruggere il pianeta. La pace, ha detto, non va inventata ma va accolta. I negoziati per il conflitto in Iran sono nel caos con pesanti effetti sull’economia mondiale. Lei auspica un cambio di regime in Iran, visto che anche la società civile, gli studenti sono scesi in piazza nei mesi scorsi e c’è preoccupazione nel mondo per la corsa all’atomica? Quale appello lei rivolge a Stati Uniti, Iran, Israele, per uscire dallo stallo e fermare l’escalation? La Nato e l’Europa dovrebbero essere maggiormente coinvolte?

Vorrei cominciare a dire che bisogna promuovere un nuovo atteggiamento e una cultura per la pace. Tante volte, quando valutiamo certe situazioni, subito la risposta è che bisogna entrare con la violenza, con la guerra, attaccando. Quello che abbiamo visto è che tanti innocenti sono morti. Ho appena visto la lettera di alcune famiglie dei bambini che sono morti nel primo giorno dell’attacco. E loro parlano del fatto che ormai hanno perso i loro figli, le figlie, i bambini che sono morti in quello (attacco). La questione non è se cambia il regime, non cambia il regime, la questione è come promuovere i valori in cui crediamo senza la morte di tanti innocenti. La questione dell’Iran è evidentemente molto complessa. Le stesse trattative che stanno facendo, un giorno l’Iran dice sì e gli Stati Uniti dicono di no e viceversa, e non sappiamo dove si va. Si è creata questa situazione caotica, critica per l'economia mondiale, ma poi anche c’è tutta una popolazione in Iran di persone innocenti che stanno soffrendo per questa guerra. Quindi sul cambio di regime sì o no: non è chiaro quale regime ci sia in questo momento, dopo i primi giorni degli attacchi di Israele e Stati Uniti all’Iran. Piuttosto vorrei incoraggiare la continuazione del dialogo per la pace, che le parti cerchino di mettere tutti gli sforzi per promuovere la pace, allontanare la minaccia della guerra e che si rispetti il diritto internazionale. È molto importante che gli innocenti siano protetti, come non è avvenuto in diversi luoghi. Io porto con me una foto di un bambino musulmano che nella visita in Libano stava lì aspettando con un cartello dicendo “Benvenuto Papa Leone”, poi in questa ultima parte della guerra è stato ucciso. Sono tante le situazioni umane e penso che dobbiamo avere la capacità di pensare in questa forma. Come Chiesa - lo dico di nuovo - come pastore, non posso essere a favore della guerra. E vorrei incoraggiare tutti a fare gli sforzi per cercare risposte che vengono da una cultura di pace e non di odio e divisione.

Papa Leone durante la conferenza stampa sul volo dalla Guinea Equatoriale verso Roma (@Vatican Media)

Eva Fernández (Radio Cope): Stiamo lasciando un continente in cui molte persone desiderano, sognano, viaggiare in Europa. Il suo prossimo viaggio sarà in Spagna, dove la questione migratoria occupa un posto importante soprattutto nelle Canarie. Lei sa che il tema della migrazione in Spagna suscita grande dibattito e polarizzazione, incluso tra i cattolici non c’è una posizione chiara. Cosa potremo dire agli spagnoli e in particolare ai cattolici rispetto alla immigrazione? Poi, se mi permette: il prossimo viaggio sarà in Spagna ma sappiamo che ha il desiderio, l’intenzione di viaggiare in Perù e forse in Argentina e Uruguay, ma vorrebbe anche salutare la Vergine di Guadalupe?

Il tema dell’immigrazione è molto complesso e colpisce molti Paesi, non solo Spagna, non solo Europa, Stati Uniti, è un fenomeno mondiale! Quindi una risposta mia inizia con una domanda: cosa fa il Nord del mondo per aiutare il Sud del mondo o quei Paesi dove i giovani oggi non trovano un futuro e quindi vivono questo sogno di voler andare verso il Nord? Tutti vogliono andare verso il Nord, ma tante volte il Nord non ha risposte su come offrire loro delle possibilità. Molti soffrono… Il tema del traffico di esseri umani, il “trafficking”, fa parte anche della migrazione. Personalmente credo che uno Stato ha il diritto di porre regole alle sue frontiere. Non dico che tutti debbano entrare senza un ordine, creando a volte nei luoghi dove vanno situazioni più ingiuste rispetto a quelle che hanno lasciato. Però, detto questo, mi chiedo: cosa facciamo nei Paesi più ricchi per cambiare la situazione nei Paesi più poveri? Perché non possiamo cercare, sia con aiuti di Stato sia con gli investimenti delle grandi imprese ricche, delle multinazionali, di cambiare la situazione nei Paesi come quelli che abbiamo visitato in questo viaggio? L’Africa per molte persone è considerata un luogo dove si può andare a prendere i minerali, prendere le sue ricchezze per la ricchezza di altri, in altri Paesi. Forse a livello mondiale dovremmo lavorare di più per promuovere maggiore giustizia, uguaglianza e lo sviluppo di questi Paesi dell’Africa perché non abbiano la necessità di emigrare in altri Paesi, in Spagna, ecc. E l’altro punto che vorrei affrontare è che, in ogni caso, sono esseri umani e dobbiamo trattare gli esseri umani in modo umano, non trattarli molte volte peggio degli animali. C’è una sfida molto grande: un Paese può dire di non poter ricevere più di questo, però quando arrivano le persone, sono esseri umani e meritano il rispetto che spetta a ogni essere umano per la sua dignità.

E i prossimi viaggi?

Ho il desiderio grande di visitare vari Paesi dell’America Latina. Finora non è confermato, vedremo. Aspettiamo.

Arthur Herlin (Paris Match): Santo Padre, la ringraziamo moltissimo per questo viaggio straordinario. È stato meraviglioso. Durante questo viaggio lei ha incontrato alcuni dei leader più autoritari del mondo. Come fa a evitare che la sua presenza dia autorità morale a questi regimi? Non si tratta, per così dire, di un “lavaggio di immagine” grazie al Papa?

Certamente la presenza di un Papa con qualsiasi capo di Stato può essere interpretata in modi diversi. Può essere interpretata - e da alcuni è stata interpretata - come se il Papa o la Chiesa stessero dicendo che va bene vivere in quel modo. Altri possono dire cose diverse. Vorrei tornare a quanto ho detto nelle mie osservazioni iniziali sull’importanza di comprendere lo scopo principale dei viaggi che faccio, che il Papa compie: visitare le persone. E sul grande valore che la Santa Sede continua a dare, talvolta con grandi sacrifici, al mantenimento di relazioni diplomatiche con i Paesi di tutto il mondo. E talvolta abbiamo relazioni diplomatiche con Paesi che hanno leader autoritari. Abbiamo l’opportunità di parlare con loro a livello diplomatico, a livello formale. Non sempre facciamo grandi proclami di critica, di giudizio o di condanna. Ma c’è tantissimo lavoro che avviene dietro le quinte per promuovere la giustizia, per promuovere cause umanitarie, per cercare, talvolta, situazioni in cui ci sono prigionieri politici e trovare un modo per farli liberare. Situazioni di fame, di malattia, ecc. Quindi la Santa Sede, mantenendo una neutralità e cercando modi per continuare una positiva relazione diplomatica con tanti Paesi diversi, in realtà sta cercando di applicare il Vangelo alle situazioni concrete affinché la vita delle persone possa migliorare. Le persone interpreteranno il resto come vorranno, ma credo sia importante per noi cercare il modo migliore possibile per aiutare il popolo di qualsiasi Paese.

Verena Stefanie Schälter (ARD Rundfunk): Santo Padre, congratulazioni per il suo primo viaggio papale nel Sud del mondo. Abbiamo visto tanto entusiasmo e anche, direi, euforia. Immagino che sia stato molto commovente anche per lei. Vorrei sapere come valuta la decisione del cardinale Reinhard Marx, arcivescovo di Monaco e Frisinga, di concedere il permesso di benedire le coppie dello stesso sesso nella sua Diocesi. E alla luce delle diverse prospettive culturali e teologiche, soprattutto in Africa, come intende preservare l’unità della Chiesa universale su questa questione?

Innanzitutto credo sia molto importante capire che l’unità o la divisione della Chiesa non dovrebbe ruotare intorno a questioni sessuali. Tendiamo a pensare che quando la Chiesa parla di morale, l’unico tema morale sia quello sessuale. In realtà credo che ci siano questioni molto più grandi e importanti, come la giustizia, l’uguaglianza, la libertà degli uomini e delle donne, la libertà religiosa, che dovrebbero avere la priorità rispetto a quella particolare questione. La Santa Sede ha già parlato con i vescovi tedeschi. La Santa Sede ha chiarito che non siamo d’accordo con la benedizione formalizzata delle coppie - in questo caso coppie omosessuali, come ha chiesto lei - o di coppie in situazioni irregolari, oltre a quanto specificamente permesso da Papa Francesco dicendo che tutte le persone ricevano la benedizione. Quando un sacerdote dà la benedizione alla fine della Messa, quando il Papa dà la benedizione alla fine di una grande celebrazione come quella che abbiamo avuto oggi, ci sono benedizioni per tutte le persone. La famosa espressione di Francesco “tutti, tutti, tutti”, esprime la convinzione della Chiesa che tutti sono accolti, tutti sono invitati, tutti sono invitati a seguire Gesù e tutti sono invitati a cercare la conversione nella propria vita. Andare oltre questo oggi, credo possa causare più disunione che unità, e che dovremmo cercare di costruire la nostra unità su Gesù Cristo e su ciò che Gesù Cristo insegna. Questa è la mia risposta alla domanda.

Anneliese Taggart (Newsmax TV): Santo Padre, in questo viaggio lei ha parlato di come le persone abbiano fame e sete di giustizia. Proprio stamattina è stato riportato che l’Iran ha giustiziato l’ennesimo membro dell’opposizione, e questo avviene mentre il regime ha impiccato pubblicamente molte altre persone e assassinato migliaia dei suoi stessi cittadini. Condanna queste azioni? Ha un messaggio per il regime iraniano?

Io condanno tutte le azioni ingiuste. Condanno l’uccisione di persone. Condanno la pena di morte. Credo che la vita umana debba essere rispettata e che la vita di tutte le persone — dal concepimento alla morte naturale — debba essere rispettata e protetta. Quindi quando un regime, quando un Paese prende decisioni che tolgono ingiustamente la vita ad altre persone, è evidentemente qualcosa che va condannato.
(Vatican News 23/04/2026)