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lunedì 20 aprile 2026

Tonio Dell'Olio: Don Tonino Bello a 33 anni dalla sua Pasqua

Tonio Dell'Olio
 
Don Tonino Bello a 33 anni dalla sua Pasqua
PUBBLICATO IN MOSAICO DEI GIORNI  20 aprile 2026

13 dicembre ‘92: a destra don Tonino Bello, 
a sinistra don Albino Bizzotto dei “Beati i costruttori di pace”, di ritorno da Sarajevo

Quando una profezia è autentica non smette di parlare. E parla al cuore e parla al mondo. Non con l’enfasi del banditore ma piuttosto col tono fermo della denuncia e con la certezza di difendere i diritti calpestati dei poveri o l’ingiuria contro la verità.

Per questo don Tonino Bello, di cui oggi ricordiamo i 33 anni dalla morte, ci sembra cammini con noi come Gesù con i discepoli di Emmaus. In questa stagione del mondo in cui il tanfo di morte sembra prevalere persino sui profumi della primavera, le sue parole sono balsamo e ispirano un pontefice (costruttore di ponti) che non fa sconti nell’annuncio della pace. 

Don Tonino non addolcisce il conflitto: lo attraversa. Non benedice gli equilibri armati: li smaschera. Ci ricorda che la pace non è tregua tra interessi ma giustizia che restituisce dignità, che disarma i cuori prima ancora degli arsenali. 

La sua “convivialità delle differenze” non è un’utopia ingenua, ma un metodo esigente: riconoscere l’altro, rinunciare al dominio, scegliere la via lunga del dialogo. E mentre le guerre tornano a essere linguaggio ordinario, la sua voce resta scandalosa e necessaria: invita a sporcarsi le mani con la nonviolenza, a stare dalla parte delle vittime, a dire no a ogni logica di scarto. 

È una profezia che inquieta perché obbliga a prendere posizione. E proprio per questo continua a indicare futuro.