Cento sacerdoti davanti alla Leonardo:
“Non possiamo tacere mentre Gaza muore”
Oggi la rete internazionale “Preti contro il Genocidio” conclude a piazza Monte Grappa una marcia di preghiera e testimonianza. Un sudario con i nomi di oltre trecento bambini uccisi diventa il simbolo di un appello alla coscienza dell’umanità.
Non una manifestazione di partito, ma una processione civile e cristiana. Non slogan di odio, ma preghiere, silenzio e i nomi dei bambini. È con questo spirito che circa cento sacerdoti provenienti da otto Paesi hanno attraversato oggi le vie di Roma per denunciare la tragedia di Gaza, concludendo il loro cammino davanti alla sede della Leonardo in piazza Monte Grappa, uno dei principali gruppi europei dell’industria della difesa.
L’iniziativa è stata promossa dalla rete Preti contro il Genocidio, nata un anno fa e oggi composta da oltre 2.500 sacerdoti, religiosi, vescovi e cardinali di 67 Paesi. Per i promotori, la scelta della sede di Leonardo non è casuale: rappresenta il desiderio di interrogare l’industria degli armamenti e di chiedere che la politica internazionale imbocchi finalmente la strada del disarmo e della pace.
Un sudario con i nomi dei bambini
L’immagine più intensa della giornata è stata il grande sudario bianco portato a mano dai sacerdoti lungo tutto il percorso. Su quel tessuto erano scritti, uno ad uno, i nomi di oltre trecento bambini palestinesi e libanesi uccisi dopo gli annunci dei cessate il fuoco: un gesto volutamente liturgico, quasi una lunga preghiera cucita nella stoffa.
“Un numero si dimentica, un nome no”, hanno spiegato gli organizzizzatori, sottolineando che ogni bambino restituito al proprio nome viene sottratto all’anonimato delle statistiche e riconosciuto nella sua irripetibile dignità umana.
La marcia è partita dalla chiesa di Santo Spirito in Sassia dopo un momento di raccoglimento, ha attraversato via della Conciliazione, ha sostato davanti alle rappresentanze diplomatiche di Palestina e Libano e si è conclusa nel giardino Simonetta Cesaroni, di fronte al quartier generale di Leonardo.
“Davanti all’orrore non possiamo restare neutrali”
Il documento diffuso dalla rete contiene parole di straordinaria durezza morale. I sacerdoti affermano che, davanti a ciò che definiscono il genocidio del popolo palestinese, il silenzio sarebbe incompatibile con il ministero evangelico.
“Davanti all’orrore del genocidio che sta colpendo Gaza e il popolo palestinese, come pastori non possiamo tacere. Dobbiamo richiamare le parole di Papa Francesco: “La guerra è sempre una sconfitta”, e ancor prima quelle di Paolo VI alle Nazioni Unite: “Mai più la guerra! È la pace che deve guidare le sorti dei popoli e dell’intera umanità”.”
L’appello non si limita alla denuncia delle violenze. I sacerdoti chiedono il pieno rispetto del diritto internazionale, il sostegno alle comunità cristiane di Palestina, indagini indipendenti su tutti i crimini commessi dal 7 ottobre 2023 in poi e una cultura della riconciliazione fondata sull’uguaglianza e sulla giustizia.
La scelta di Leonardo interpella l’Europa
Concludere la manifestazione davanti alla Leonardo significa rivolgere una domanda che va oltre l’Italia. L’azienda è uno dei maggiori protagonisti europei della produzione aerospaziale e militare, e la sua sede romana diventa oggi il luogo simbolico in cui la coscienza religiosa incontra il tema della responsabilità economica e politica.
I sacerdoti non hanno indicato soluzioni semplicistiche, ma hanno voluto ricordare che ogni investimento nelle armi pone inevitabilmente una questione etica quando il mondo continua a essere attraversato da guerre che colpiscono soprattutto i civili e i bambini.
Una Chiesa che cammina con le vittime
La nascita della rete “Preti contro il Genocidio” rappresenta uno dei fenomeni più significativi del cattolicesimo contemporaneo. Sorta spontaneamente nel settembre 2025, senza strutture gerarchiche né appartenenze politiche, essa si definisce una realtà profondamente sinodale: sacerdoti che scelgono di camminare insieme per dare voce alle vittime e richiamare la Chiesa e la comunità internazionale alla responsabilità evangelica.
A piazza Monte Grappa, il corteo ha previsto una preghiera per i bambini di Gaza e del Libano. Nessun trionfalismo, soltanto il silenzio di uomini di Chiesa che hanno affidato alla memoria quei nomi scritti sul sudario, perché – come hanno ricordato – la pace comincia sempre dal riconoscimento del volto dell’altro.
Le voci dei sacerdoti: “Il Vangelo ci impedisce di essere complici del silenzio”
Don Pietro Rossini, tra i promotori della rete internazionale, ha spiegato il senso della mobilitazione: “Davanti all’orrore del genocidio che sta colpendo Gaza e il popolo palestinese, come pastori non possiamo tacere. Il nostro compito non è schierarci con una parte, ma stare dalla parte delle vittime e difendere la sacralità di ogni vita umana. “Il sacerdote ha poi indicato il grande sudario portato in processione, sul quale erano scritti a mano i nomi di trecento bambini palestinesi e libanesi: “Un numero si dimentica, un nome no. Restituire un nome a questi bambini significa restituire loro la dignità che la guerra vorrebbe cancellare. Ogni nome è una preghiera, ogni nome è un’accusa contro l’indifferenza.
Tra i partecipanti anche don Magloire Nkounga Tagne, parroco abruzzese e membro attivo del comitato organizzatore, che ha sottolineato come la testimonianza cristiana non possa fermarsi alle parole: “Siamo venuti da Paesi diversi perché il dolore di Gaza non appartiene a un solo popolo. La fede ci chiede di costruire ponti di fraternità e di chiedere con coraggio che cessino le bombe e prevalga finalmente la giustizia.”
(fonte: Faro di Roma, articolo di Chiara Lonardo 22/09/2026)
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I nomi dei bimbi morti e le kefie,
a Roma la marcia dei "Preti contro il genocidio"
'Governanti, abbandonate i progetti di morte' Intonando l'invocazione "Donaci la pace oh Signore" ed esponendo un sudario con scritti sopra i nomi di 330 bambini morti a Gaza e in Libano pur dopo le dichirazioni di "cessate il fuoco", ha preso il via a Roma da Borgo Santo Spirito la marcia di un centinaio di membri della Rete "Preti contro il Genocidio". Composto da sacerdoti provenienti dal Sudafrica, dalla Danimarca, dalla Spagna, dall'Italia e da altri Paesi del mondo, il corteo ha preso l'avvio dopo un intenso momento di preghiera in chiesa ed è diretto dopo il passaggio in via della Conciliazione fin sotto la sede di Leonardo.
I preti sfilano con ramoscelli d'ulivo in mano, qualcuno ha una kefiah a scacchi neri e bianchi al collo, tutti indossano un bagde con i colori della bandiera palestinese. Altri mostrano cartelli con la scritta "Cristo è morto a Gaza".
Alla testa della simbolica 'processione' due vescovi, monsignor Giovanni Ricchiuti e Monsignor Christian Carlassare.
"Offriamo questa preghiera - si sente dall'altoparlante che accompagna la marcia - per tutti i bambini morti dopo il cessate il fuoco", "no alla paura, la giustizia illumini i leader delle nazioni perché abbiano il coraggio di abbandonare i progetti di morte".
(fonte: Stefano Chianese/alanews)
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Vedi anche il post precedente (all'interno link ad altri post):











