Benvenuto a chiunque è alla "ricerca di senso nel quotidiano"



lunedì 25 maggio 2026

La solennità di Pentecoste 2026 di Leone XIV: “Lo Spirito del Risorto ci salvi dal male della guerra” - “Lo Spirito apre le porte di Dio, della Chiesa e dei nostri cuori”

La solennità di Pentecoste 2026 di Leone XIV 

******************

Leone XIV: Pentecoste, 
“Lo Spirito del Risorto ci salvi dal male della guerra”

(Foto Vatican Media/SIR)

“Lo Spirito del Risorto ci salvi dal male della guerra, che viene vinta non da una superpotenza, ma dall’Onnipotenza dell’amore”. Lo ha detto Papa Leone XIV nell’omelia della santa messa nella solennità di Pentecoste, presieduta domenica mattina nella Basilica di San Pietro. Soffermandosi su tre aspetti dello Spirito del Risorto, il Papa ha anzitutto sottolineato che “lo Spirito del Risorto è lo Spirito della pace”: una pace “che viene dal perdono e ci porta al perdono”, che inizia con il perdono donato da Gesù stesso, “che è stato da noi tradito, condannato, crocifisso”. Leone XIV ha ricordato le parole del Risorto agli Apostoli — “A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati” (Gv 20,23) — come affidamento di “un’opera divina”. Il secondo aspetto indicato dal Pontefice è la missione: “Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi” (Gv 20,21). Lo Spirito Santo è “la vivente carità di Cristo che ci pervade, ci sprona, ci sostiene nella missione”. Leone XIV ha ricordato che la prima opera dello Spirito in noi è la fede con la quale professiamo “Gesù è Signore!”, e che tutta la Chiesa è protagonista del Vangelo: “non solo custode”. Il Papa ha quindi concluso con un appello accorato: “Preghiamo che lo Spirito del Risorto liberi l’umanità dalla miseria” e “ci guarisca dalla piaga del peccato, per la redenzione annunciata a tutti i popoli nel nome di Gesù”.
(fonte: Sir 24/05/2026)

******************

SANTA MESSA NELLA SOLENNITÀ DI PENTECOSTE

CAPPELLA PAPALE
Basilica di San Pietro
Domenica, 24 maggio 2026

OMELIA DEL SANTO PADRE LEONE XIV
________________________________________


Cari fratelli e sorelle,

il Tempo di Pasqua raggiunge oggi, solennità di Pentecoste, il suo compimento. Per evidenziare l’unità di quest’evento di salvezza, il Vangelo ci porta nuovamente al “primo giorno della settimana” (cfr Gv 20,19), cioè a quel giorno nuovo nel quale Gesù risorto appare ai discepoli mostrando loro «le mani e il fianco» (v. 20). Il Signore rivela il suo corpo glorioso, precisamente le sue piaghe, le ferite della crocifissione. Questi segni della passione, più eloquenti di qualsiasi discorso, sono trasfigurati: Colui che era morto vive per sempre.

Al vedere il Signore, anche i discepoli tornano a vivere: si erano sepolti nel cenacolo pieni di paura, ma Gesù vi entra nonostante le porte chiuse e li riempie di gioia. Egli passa attraverso la nostra morte, apre il sepolcro e lo spalanca dove per noi non c’era più via d’uscita. Al suo gesto, Cristo unisce la parola: «Pace a voi» (v. 19); e subito dopo alita sui discepoli lo Spirito Santo. Il Risorto è pieno di vita: dopo aver mostrato quella del corpo, come vero uomo, dona quella di Dio, come Figlio amato dal Padre, fatto per noi fratello e Redentore. Nello stesso cenacolo dove ha istituito l’alleanza nuova ed eterna, Gesù effonde lo Spirito: il luogo della cena e del tradimento si trasforma e, da sepolcro degli Apostoli, diventa per tutta la Chiesa grembo di risurrezione. Perciò la Pentecoste è festa pasquale e festa del corpo di Cristo, che per grazia siamo noi.

Celebrando questo mistero, vorrei soffermarmi su tre aspetti.

Anzitutto, lo Spirito del Risorto è lo Spirito della pace. Infatti, nella sua Pasqua Cristo fa pace tra Dio e l’umanità, e lo Spirito Santo la infonde nei cuori e la diffonde nel mondo. Questa pace viene dal perdono e ci porta al perdono: inizia col perdono donato da Gesù stesso, che è stato da noi tradito, condannato, crocifisso. Sorprendendoci con il suo amore, proprio Lui, il risorto, dice: «A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati» (Gv 20,23). Con queste parole Gesù ci affida un’opera divina, perché solo Dio può perdonare i peccati (cfr Mc 2,7). Tale autorità viene donata nel segno di una riconciliazione universale: il Signore effonde lo Spirito della pace da un capo all’altro della storia, perché non esclude nessuno Colui che ha redento tutti dalla morte. Lo Spirito Santo, infatti, è Signore e dà la vita sin dall’inizio della creazione, quando aleggiava sulle acque (cfr Gen 1,2), e ora, al suo riscatto, cambia la storia del mondo: davvero la Pentecoste si compie come festa del Patto nuovo, cioè dell’alleanza tra Dio e tutti i popoli della terra. Mentre il fragore dal cielo, il vento e le lingue di fuoco nel cenacolo ricordano gli antichi segni del Sinai (cfr At 2,2-3; Es 19,16-19), la santa legge di Dio viene scritta nei cuori, incisa dallo Spirito con caratteri d’amore nella carne di Cristo e nel suo corpo, che è la Chiesa.

Questa legge è il codice della pace: è il duplice comandamento dell’amore, che lo Spirito ci ricorda a ogni battito del cuore. Col nostro cuore possiamo perciò invocare: “Veni Sancte Spiritus”, perché Egli ci è già stato donato. Possiamo desiderarlo, perché ci è già stato promesso. Possiamo accoglierlo, perché Lui stesso è ospite dolce dell’anima.

Un secondo aspetto: lo Spirito del Risorto è lo Spirito della missione: «Come il Padre ha mandato me», dice il Signore, «anche io mando voi» (Gv 20,21). Veniamo così coinvolti nella missione di Gesù: quella di Colui che esce da Dio e a Dio ritorna con la potenza dello Spirito, che procede dal Padre e dal Figlio, con loro è adorato e glorificato, unico Dio. Lo Spirito Santo è la vivente carità di Cristo che ci pervade, ci sprona, ci sostiene nella missione (cfr 2Cor 5,14). Mentre dà agli Apostoli il potere di esprimersi nella varietà delle lingue (cfr At 2,4), lo stesso Spirito insegna all’umanità la parola della salvezza. Ora che gli Apostoli hanno ricevuto il Soffio del Risorto dentro di sé, quest’annuncio viene dalla loro bocca, ha la voce di Pietro e di quanti sono con lui. Proprio nel giorno di Pentecoste gli Apostoli iniziano ad annunciare Gesù, crocifisso e risorto: le «grandi opere di Dio» (At 2,11) si riassumono tutte nella redenzione, che inizia con la fede. Infatti, la prima opera dello Spirito Santo in noi è la fede con la quale professiamo: «Gesù è Signore!» (1Cor 12,3). Questa fede vive e si esprime in ogni buona azione, in ogni atto di misericordia e di virtù. L’opera di Dio, dunque, siamo noi, che veniamo qui oggi da tutte le parti del mondo, invitati alla mensa del Signore, radunati nell’ascolto della sua parola e inviati a testimoniarla ovunque.

Carissimi, davvero noi siamo partecipi del Vangelo: tutta la Chiesa ne è protagonista, non solo custode. Con la forza dello Spirito, il nostro annuncio diventa colmo di gioia e di speranza, perché noi, proprio noi siamo la novità del mondo, la luce e il sale della terra (cfr Mt 5,13-14). Non certo per nostro merito, né per privilegio, ma per la parola del Signore, che santifica il peccatore, risana il lebbroso, fa di chi lo ha rinnegato un apostolo. Da una parte – lo vediamo bene –, ci sono cambiamenti che non rinnovano il mondo, ma lo invecchiano tra errori e violenze. Dall’altra parte, invece, lo Spirito Santo illumina le menti e suscita nei cuori nuove energie di vita. È così che trasfigura la storia aprendola alla salvezza, cioè al dono che l’unico Signore condivide con tutti. La missione della Chiesa attesta tale condivisione, trasformando la confusione del mondo in comunione con Dio e tra di noi.

Questa missione inizia dicendo la verità di Dio e dell’uomo, perché lo Spirito del Risorto è lo «Spirito della verità» (Gv 14,17). Il Signore stesso ce l’ha promesso, chiedendo unità per la sua Chiesa, un’unità fondata sull’amore di Dio, sorgente del nostro amore. Lo Spirito, che ha parlato per mezzo dei profeti, promuove sempre l’unità nella verità, perché suscita in noi comprensione, concordia e coerenza di vita. Come insegna Sant’Agostino, «lo Spirito Santo volle che questo fosse il segno della sua presenza» (Discorso 269,1): il dono di lingue che si capiscono nell’unica fede. Il Paraclito ci difende allora da tutto ciò che ostacola questa intesa: dalle faziosità, dalle ipocrisie, dalle mode che annebbiano la luce del Vangelo. La verità che Dio ci dona resta così parola liberante per tutti i popoli, messaggio che trasforma dall’interno ogni cultura.

Lo Spirito del Risorto, infatti, non viene effuso una volta e poi basta, ma costantemente. Come l’Eucaristia è la presenza viva di Cristo, che sempre ci nutre, così lo Spirito Santo imprime in noi il suo carattere nel Battesimo, che ci fa cristiani; nella Cresima, che ci rende testimoni; nell’Ordine, che costituisce ministri e pastori per il popolo di Dio. In ogni Sacramento Egli è dator munerum, sorgente di santità che moltiplica doni e carismi nella preghiera, nelle opere di misericordia, nello studio della parola di Dio. Come insegna l’Apostolo: «A ciascuno è data una manifestazione particolare dello Spirito per il bene comune» (1Cor 12,7). Proprio perciò siamo Chiesa, unico corpo che vive di Dio e serve il mondo. Grazie allo Spirito possiamo portare a tutti la pace vera, la verità che salva, cioè lo stesso Cristo Signore.

Carissimi, con cuore ardente, preghiamo oggi che lo Spirito del Risorto ci salvi dal male della guerra, che viene vinta non da una superpotenza, ma dall’Onnipotenza dell’amore. Preghiamo affinché liberi l’umanità dalla miseria, che viene riscattata non da una ricchezza incalcolabile, ma da un dono inesauribile. Preghiamolo di guarirci dalla piaga del peccato, per la redenzione annunciata a tutti i popoli nel nome di Gesù. È questa la grazia che infonde coraggio agli Apostoli: lo infonda anche a noi, oggi e sempre, per intercessione di Maria, Madre della Chiesa.

******************
Guarda il video

Guarda il video integrale

******************

Leone XIV: Regina Caeli,
“Lo Spirito apre le porte di Dio, della Chiesa e dei nostri cuori”

(Foto Vatican Media/SIR)

“Lo Spirito apre le porte della Chiesa perché sia accogliente e ospitale verso tutti, anche verso chi ha chiuso le porte a Dio, agli altri, alla speranza, alla gioia di vivere”. Lo ha sottolineato Papa Leone XIV recitando il Regina Caeli in piazza San Pietro, nella solennità di Pentecoste. Il Papa ha invitato i fedeli a soffermarsi su “un’immagine dello Spirito che ci viene consegnata dalla liturgia”: lo Spirito che apre le porte. Leone XIV ha indicato tre porte che lo Spirito spalanca. La prima è “quella di Dio stesso”: lo Spirito ci dona “la vera fede, ci fa comprendere il senso delle Scritture” e “ci permette di partecipare alla sua stessa vita”. La seconda è quella del cenacolo, cioè della Chiesa: senza il fuoco dello Spirito, ha avvertito il Pontefice, la Chiesa “rimane prigioniera della paura, timorosa davanti alle sfide del mondo, chiusa in sé stessa e quindi anche incapace di entrare in dialogo con i tempi che cambiano”. La terza è quella dei cuori: lo Spirito “ci aiuta a vincere le resistenze, gli egoismi, le diffidenze e i pregiudizi”, rendendoci “capaci di vivere come figli di Dio e fratelli tra noi”. Leone XIV ha concluso con un appello: “Dobbiamo invocare lo Spirito Santo, perché apra tutte le porte che ancora rimangono chiuse” e faccia “crescere un mondo fraterno, in cui regni la pace fra tutti i popoli”.
(fonte: Sir 24/05/2026)

******************

REGINA CAELI

Piazza San Pietro
Domenica, 24 maggio 2026

________________________________________




Cari fratelli e sorelle, buona domenica!

In questa Solennità della Pentecoste siamo chiamati a contemplare il dono dello Spirito Santo, effuso in abbondanza sulla Chiesa nascente e, oggi, nuovamente donato ai suoi membri, come luce e forza che li accompagna in ogni situazione della vita.

Possiamo soffermarci su un’immagine dello Spirito che ci viene consegnata dalla liturgia di oggi: lo Spirito apre le porte. Il Vangelo infatti ci dice che «erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei» (Gv 20,19) e, al tempo stesso, il Libro degli Atti degli Apostoli ci racconta che lo Spirito arrivò come un vento impetuoso (cfr At 2,2), che aprì quelle porte, spinse i discepoli ad uscire e ad annunciare la Buona Notizia di Cristo risorto.

Possiamo chiederci anche oggi: quali porte apre lo Spirito Santo?

La prima porta è quella di Dio stesso, nel senso che ci apre l’accesso al mistero di Dio, così come si è rivelato in Gesù Cristo. Con il dono del suo Spirito, Dio ci dona la vera fede, ci fa comprendere il senso delle Scritture, si fa conoscere come vicino e ci permette di partecipare alla sua stessa vita. Lo Spirito Santo ci aiuta a fare un’esperienza personale di Dio, a incontrarlo in Gesù e non solo nell’osservanza di una legge, a riconoscerlo in noi e a scoprire i segni della sua presenza nella vita quotidiana.

La seconda porta è quella del cenacolo, cioè della Chiesa. Senza il fuoco dello Spirito, la Chiesa rimane prigioniera della paura, timorosa davanti alle sfide del mondo, chiusa in sé stessa e quindi anche incapace di entrare in dialogo con i tempi che cambiano. Lo Spirito apre le porte della Chiesa perché sia accogliente e ospitale verso tutti, anche verso chi ha chiuso le porte a Dio, agli altri, alla speranza, alla gioia di vivere. Come ricordava Papa Francesco, siamo chiamati ad essere «una Chiesa che benedice e incoraggia […] una Chiesa dalle porte aperte a tutti» (Omelia nella Messa di apertura dell’Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi, 4 ottobre 2023).

Infine, lo Spirito Santo apre le porte dei nostri cuori, aiutandoci a vincere le resistenze, gli egoismi, le diffidenze e i pregiudizi, e rendendoci capaci di vivere come figli di Dio e fratelli tra noi. Dove c’è lo Spirito del Signore nasce la fraternità tra le persone, i gruppi, i popoli della Terra, e tutti parlano l’unica lingua dell’amore, che unisce e armonizza le diversità.

Fratelli e sorelle, anche ai nostri giorni, specialmente in questo giorno di Pentecoste, dobbiamo invocare lo Spirito Santo, perché apra tutte le porte che ancora rimangono chiuse. Abbiamo bisogno di riscoprire Dio come Padre che ci ama, di edificare una Chiesa dove tutti si sentano a casa e di far crescere un mondo fraterno, in cui regni la pace fra tutti i popoli.

Come i primi discepoli, confidiamo nell’intercessione della Vergine Maria, Dimora dello Spirito Santo e Madre della Chiesa.

________________________

Dopo il Regina Caeli

Cari fratelli e sorelle,

ricorre oggi la Giornata di Preghiera per la Chiesa in Cina, nella memoria liturgica della Beata Vergine Maria Aiuto dei Cristiani, venerata con grandissima devozione nel santuario di Sheshan, a Shanghai. Uniamo la nostra preghiera a quella dei Cattolici cinesi, come segno del nostro affetto per loro e della loro comunione con la Chiesa universale e con il Successore di Pietro. L’intercessione della Regina del Cielo ottenga alla comunità credente in Cina la grazia dell’unità e doni a tutti la forza di testimoniare il Vangelo nelle fatiche quotidiane, per essere seme di speranza e di pace. In particolare, invoco la pace eterna per le vittime dell’incidente avvenuto nei giorni scorsi in una miniera nel nord della Cina.

A Maria Santissima, Aiuto dei Cristiani, affidiamo anche le comunità cristiane della Terra Santa, del Libano e di tutto il Medio Oriente, che soffrono a causa della guerra.

Ed ora rivolgo il mio saluto a tutti voi, fedeli di Roma e pellegrini di diversi Paesi!

In particolare, saluto il gruppo di persone con disabilità provenienti dalla Polonia; come pure i pellegrini venuti in bicicletta da Kelmis, in Belgio, complimenti!

A tutti auguro una buona domenica di Pentecoste.

Guarda il video

In memoria di Carlo Petrini - Luigi Ciotti: Parlava la stessa lingua di papa Francesco - Addio a Carlin Petrini, fondatore di Slow food - Un lungo applauso per salutare Carlin Petrini

In memoria di Carlo Petrini.


***********
 
Parlava la stessa lingua di papa Francesco 
di Luigi Ciotti


Carlo Petrini è stato un caro amico e come amico ci mancherà, prima di tutto: a me, a Libera, al Gruppo Abele, a Casacomune.

Ma ci mancherà anche l’instancabile organizzatore, e l’uomo di cultura capace di elaborare una visione originale sul ruolo dell’alimentazione, molto prima che questo diventasse un argomento «di moda».

Persino nel mondo di oggi, in cui molta parte delle nostre attività è mediata dalle tecnologia, nutrirsi è rimasto un gesto che ci mette in relazione diretta e necessaria con la natura. Per questo Carlo aveva capito quanto fosse rilevante il cosa e il come mangiamo. Nell’attenzione verso il cibo, verso la sua qualità e la qualità del rapporto che lega produttori, consumatori e ambiente, ha sintetizzato una visione dell’ecologia integrale come cornice di vita e di senso necessaria per gli esseri umani.

È in questo comune sentire che ha messo radici l’affinità, poi diventata stretta amicizia, con Papa Francesco. Non a caso gli fu chiesto di elaborare una Guida alla lettura dell’enciclica Laudato Sì, proprio a lui che non era credente, ma credeva profondamente nella missione che aveva scelto, e restava animato dalla fiducia incrollabile di riuscire a convincere e coinvolgere tanti altri.

«È la gioia di poter credere in un cambiamento rivoluzionario, e in una nuova umanità», scriveva Carlo nel commento al testo del Papa, riconoscendosi in particolare nel suo richiamo «a coltivare e custodire», ripreso dalla Genesi, come «un rimando a qualcosa di antico e di ancestrale, che ci chiede sin dall’inizio dei giorni di vivere con equilibrio la nostra natura più profonda di esseri umani», ma anche come «un impegno rivoluzionario per il futuro».

«Rivoluzione» era una parola che ritornava spesso nei suoi discorsi, e che in gioventù aveva forse inteso in un senso più letterale, come lo stravolgimento dell’ordine costituito là dove era diventato un ordine oppressivo, fondato sullo sfruttamento dei deboli. Ma era poi maturata in una visione giocata sulla prossimità, la gradualità e l’educazione. Un’aspirazione a cambiare il mondo una zolla di terra dopo l’altra, un contadino, una tavola, un mercato alla volta.

Da qui era nato anche il sogno dell’Università del Gusto, che aveva scelto di aprire a Pollenzo, per radicarla in una terra fertile e conosciuta. E il suo capolavoro: il progetto Terra Madre.

Quante cose ci ha insegnato Carlo Petrini! Praticandole, non predicandole. Perché era un uomo di poche risposte e molte domande. E di coerenza assoluta fra parole e azioni.

Nel promuovere la sacralità del cibo ha sempre difeso la sacralità della vita. La libertà e dignità della vita, in tutte le sue forme e contro tutti gli abusi, a partire da quelli del capitalismo predatorio che ci ha insegnato a riconoscere dietro le maschere accattivanti.

Anche se non aveva un riferimento religioso, ho sempre pensato che questo suo amore per i frutti del creato, per il cibo come nutrimento non solo del corpo, ma dell’anima e dei rapporti fra le persone, avesse in sé qualcosa di intrinsecamente spirituale. Esiste un’energia profonda, una «spiritualità laica», che spinge ogni persona umana a farsi custode della dignità altrui e cosi manifestare la sua «bellezza».

La sua voce e quella di Papa Francesco si sono intrecciate più volte per ribadire che la difesa della biodiversità e la lotta contro lo scarto non sono semplici opzioni, ma imperativi morali per la sopravvivenza della specie umana. E che si può lavorare insieme, credenti e non, per resistere alle tante forme di barbarie della società dell’iper-mercato.

Mi porto dietro le ultime parole che mi ha sussurrato pochi giorni fa, quando sono andato a salutarlo. «Luigi, io l’ho detto a Papa Francesco che non ero credente, ma lui mi ha risposto che comunque avrebbe pregato sempre per me. E allora io ti chiedo: prega anche tu per me, perché lo so che sto morendo». L’ho fatto naturalmente. Pregherò per lui e per chi raccoglie la sua eredità, il suo potente messaggio. E cioè che ogni gesto quotidiano — dalla scelta di ciò che mangiamo al modo in cui trattiamo chi produce il nostro cibo — diventa un atto di resistenza e di costruzione collettiva. È attraverso questa dedizione ostinata, fatta di riflessione intellettuale e concretezza contadina, che è possibile seminare giustizia in un mondo che sembra aver smarrito il senso del limite e il valore fondamentale della cura.

(Fonte:  “La Stampa” - 23 maggio 2026)

***********

Addio a Carlin Petrini, fondatore di Slow food

Si è spento nel Cuneese Carlo Petrini, aveva 76 anni. Fondatore di Slow Food e Terra Madre, è stato anche co-fondatore delle Comunità Laudato Sì ispirate all'enciclica di Papa Francesco. Servizio di Amelia Cartìa

Guarda il video

***********

Un lungo applauso per salutare Carlin Petrini

Don Luigi Ciotti: "Sono venuti tutti". Moni Ovadia: "Ha fatto una rivoluzione straordinaria"

Guarda il video

***********

Vedi anche il post:


Enzo Bianchi: Chiamati a resistere al potere del maligno

Enzo Bianchi
Chiamati a resistere al potere del maligno

Il mondo resta ferito dal male, ma Dio è sempre presente: e sono i credenti a renderlo visibile, portando segni concreti di speranza ai fratelli


Famiglia Cristiana - 17 Maggio 2026
Rubrica: Cristiano, chi sei?

“Ma il Signore è tra di noi, sì o no?”. Domanda antica. Se la faceva già il popolo di Israele che era uscito dalla schiavitù dell’Egitto e sempre, in ogni generazione, i credenti sono soggetti a questa tentazione: “Il Signore è tra di noi, sì o no?”. Perché il Signore resta invisibile, perché il Signore sembra tacere, perché il Signore non interviene nel nostro mondo segnato da violenze, ingiustizie, guerre, povertà… Le vittime continuano a gridare verso Dio, gli uomini di pace tentano di realizzare la volontà di pace del Signore, ma tutto sembra inutile. A guerra succede guerra, a ingiustizia segue ingiustizia e resta difficile guardare a questo assetto del mondo con speranza. Ha ragione l’apostolo Giovanni che così conclude la sua Prima lettera: “Questo mondo è tutto sotto il dominio del Maligno!”. Non è pessimismo, non è inimicizia verso il mondo ma una visione realista che diventa invocazione: “Vieni signore Gesù! Vieni, come promette tutta la profezia, a ristabilire la giustizia, a portare la pace ai tuoi poveri, a dare la terra ai miti. Vieni Signore Gesù!”.

E noi cristiani di fronte a questo assetto del mondo siamo chiamati alla resistenza! Resistenza al Maligno, al Padrone di questo mondo, anche con un giudizio storico chiaro e coraggioso come quello dei profeti.

E ricordiamoci: non bastano le parole, occorrono azioni, comportamenti, segni eloquenti che infondano speranza alle vittime della terra. Se sarà così, se i credenti si faranno presenti, nessuno dubiterà: “Dio è in mezzo a noi ed è operante attraverso i credenti in lui!”.
(fonte: blog dell'autore)

domenica 24 maggio 2026

Preghiera dei Fedeli - Fraternità Carmelitana di Pozzo di Gotto (ME) - DOMENICA DI PENTECOSTE anno A

Fraternità Carmelitana 
di Pozzo di Gotto (ME)

Preghiera dei Fedeli


DOMENICA DI PENTECOSTE anno A

24 Maggio 2026

Per chi presiede

Fratelli e sorelle, nella Pasqua del Signore abbiamo celebrato anche la nostra morte ed il dono della vita nuova, che è il dono della vita del Figlio Gesù. Oggi, festa di Pentecoste, con il dono dello Spirito Santo siamo confermati nella nostra identità di figli dell’unico Padre. A Lui con fiducia insieme invochiamo il dono dello Spirito:

R/   Vieni Santo Spirito e dimora in noi

Lettore

- Dio nostro Padre, riversa su tutta la Chiesa lo Spirito di amore, che tutto rinnova e che abilita la Chiesa a stare nel mondo testimoniando la bellezza del Vangelo del tuo Figlio Gesù. Come un giorno nel Cenacolo, così anche oggi il tuo soffio e quello del tuo Figlio spingano la Chiesa ad uscire dalle proprie paure e dalle proprie rigidità per annunziare a tutti che solo l’amore salva il mondo dall’abisso dell’autodistruzione. Preghiamo.

- Benedici, o Padre, e conserva nella fede e nella speranza tutte le comunità cristiane disperse nei vari angoli della terra. Fa’ che ognuna di esse possa ritrovare la gioia dell’incontro con il tuo Figlio e con la tua Parola, consegnata nelle pagine della Sacra Scrittura. L’ascolto della tua Parola e la forza dello Spirito Santo le rendano veri luoghi di perdono e di riconciliazione. Preghiamo.

- Ti rendiamo grazie, o Padre, perché in un tempo in cui la logica imperante è quella della violenza e dell’odio, ci hai donato un giovane, Davide Cavallo, che pur avendo tutte le ragioni per odiare i ragazzi che lo avevano assalito e accoltellato, paralizzandolo, egli ha voluto rompere questa spirale di violenza con un abbraccio, invitandoli ad avere pietà di loro stessi e a non considerarsi dei perduti. Preghiamo.

- Se tutta la terra, o Padre, è gravida dello Spirito di amore del tuo Figlio Gesù, fa’ che questa gestazione porti alla nascita di un mondo più umano, meno preoccupato di raggiungere grandi traguardi tecnologici e più attento al mistero e alla grandezza di ogni persona umana. Fa’ che si realizzi il sogno del profeta Isaia, che vedeva le spade cambiate in aratri e che tutti i popoli possano comprendere che la vera sicurezza non sta nella corsa agli armamenti, ma nella disponibilità al dialogo ed alla riconciliazione. Preghiamo.

- Davanti al Figlio Gesù, che dalla Croce ci dona il Soffio del suo Spirito, ci ricordiamo dei nostri parenti e amici defunti [pausa di silenzio]; ci ricordiamo anche delle numerose vittime della violenza giovanile nei quartieri delle nostre città e delle numerose vittime sul lavoro. Su tutti scenda la pace e la consolazione dello Spirito Santo. Preghiamo.


Per chi presiede

Compi per noi, o Dio nostro Padre, la promessa del tuo Figlio Gesù: invia il Consolatore, il Fuoco dello Spirito che purifica e rinnova la tua Chiesa, e accende fra tutti gli uomini desideri e progetti di amore, di giustizia e di pace. Per Cristo nostro Signore.

AMEN.


Ad Acerra Leone XIV denuncia i mali della «Terra dei fuochi» Una comunità unita nel bene scardina la cultura della prepotenza

In visita pastorale ad Acerra Leone XIV denuncia i mali della «Terra dei fuochi»

Una comunità unita nel bene 
scardina la cultura della prepotenza


«Sono venuto a raccogliere le lacrime di chi ha perso persone care, uccise dall’inquinamento ambientale»

È un “fuoco” di fede, di speranza, di bene quello portato da Leone XIV sabato 23 maggio ad Acerra, in Campania: là, nei territori marchiati come “Terra dei fuochi” e piagati da un inquinamento ambientale privo di scrupoli, il Pontefice ha donato la forza e il coraggio di reagire, asciugando materialmente le lacrime di chi ha perso i propri affetti tra i roghi tossici. «Un concentrato mortale di oscuri interessi e indifferenza al bene comune, che ha avvelenato l’ambiente naturale e sociale», li ha definiti il Papa nel primo discorso in cattedrale, pronunciato davanti al clero e alle famiglie colpite da gravi lutti.

Rilanciando l’enciclica Laudato si’ sulla cura della casa comune, sulle orme del suo predecessore Francesco, il Papa ha esortato ad ascoltare «il grido della creazione e dei poveri», grido che «chiede conversione» e che accende non il fuoco che distrugge, ma quello dello Spirito, ispirando «consolazione, attenzione».

Dal Vescovo di Roma anche un fermo monito a «scardinare una cultura del privilegio, della prepotenza, del non rendere conto, che troppo male ha fatto a questa terra, come a molte altre regioni dell’Italia e del mondo». Al clero e ai religiosi, in particolare, il Papa ha chiesto di manifestare «quotidianamente l’autorità del servizio, che si abbassa e avvicina, che fa il primo passo e perdona», affinché si spenga ogni risentimento.

Poi, incontrando i sindaci e i fedeli dei novanta comuni della “Terra dei fuochi”, in una piazza Calipari gremita da 15mila persone, il Pontefice ha richiamato ciascuno alle proprie responsabilità, in nome della giustizia e della vita, sull’esempio di san Francesco d’Assisi, di cui si celebra l’anno giubilare. Solo così infatti si potranno «costruire buone pratiche di comunità»: attraverso «il senso del limite, non quello della violazione irresponsabile»; «il gusto del recupero, non la logica dell’invasione; fame e sete di giustizia invece che di possesso».

Decollato da Acerra intorno alle 12.15, infine, il Pontefice ha fatto rientro in Vaticano alle 13.10.
(fonte: L'Osservatore Romano 23/05/2026)

*******************



Guarda il video integrale dell'incontro



Guarda il video integrale dell'incontro


*******************

La visita di Leone XIV ad Acerra in un minuto

Una giornata intensa nel comune campano per il Papa, tra l’incontro con le famiglie ferite dall’inquinamento ambientale, il dialogo con il clero e l’abbraccio ai fedeli della Terra dei Fuochi. Nelle sue parole un forte richiamo alla responsabilità, alla cura del territorio e alla speranza: “Non più fuoco che distrugge, ma il fuoco dello Spirito che ravviva e riscalda”. Alcuni momenti della visita pastorale del Pontefice attraverso immagini esclusive di Vatican Media



"Un cuore che ascolta - lev shomea" n° 29 - 2025/2026 - DOMENICA DI PENTECOSTE anno A

"Un cuore che ascolta - lev shomea"

"Concedi al tuo servo un cuore docile,
perché sappia rendere giustizia al tuo popolo
e sappia distinguere il bene dal male" (1Re 3,9)



Traccia di riflessione sul Vangelo
a cura di Santino Coppolino

DOMENICA DI PENTECOSTE - anno A

Vangelo:

«Shalom alejem, la pace sia con voi!». E' il saluto e l'augurio del Risorto ai discepoli riuniti nel cenacolo, la pienezza di ogni benedizione profusa dal Padre sull'umanità, il frutto di un amore che vince la morte che il mondo non può conoscere né ricevere perché è guidato da un altro spirito. Il Risorto, il Vivente si rende presente «nel mezzo», nel profondo del cuore della sua comunità come unico e solo punto di riferimento e fattore di unità. Mani e fianco feriti, segni visibili del suo amore per noi, sono le sorgenti inesauribili della nostra salvezza. Ora che «tutto è compiuto», Gesù mantiene la sua promessa e ci fa dono del suo Spirito, Spirito che ha animato l'intera sua esistenza e che ora è donato anche a noi perché, come Lui e in Lui, possiamo diventare figli degni del Padre e fratelli fra di noi. E' la Pentecoste, il dono del suo Spirito che, come anticipo, ci è stato consegnato sotto la croce (cfr.Gv 19,30). Il Paraclito che si è posato sull'Agnello di Dio (Gv 1,31-32) adesso avvolge e santifica anche noi, perché possiamo essere in grado di proseguire la sua opera di riconciliazione nel mondo. E' il dono per eccellenza, il dono dei doni, quello che ci infonde la forza di rinunciare alle seduzioni della violenza e del potere, che ci abilita a parlare il linguaggio dell'amore verso ogni creatura umana, anche verso il nemico, l'unico e solo linguaggio che tutti siamo in grado di comprendere.


sabato 23 maggio 2026

Cesare Di Pietro, ausiliare di Messina, è il nuovo vescovo di Locri-Gerace


Cesare Di Pietro, ausiliare di Messina,
è il nuovo vescovo di Locri-Gerace

Attuale vescovo ausiliare di Messina-Lipari-Santa Lucia del Mela, è la nuova guida scelta dal Papa per la diocesi calabrese. Classe 1964, con una formazione che unisce giurisprudenza, teologia e storia della Chiesa, è stato ordinato sacerdote nel 1997 e nominato vescovo da papa Francesco nel 2018

Il nuovo vescovo di Locri-Gerace Cesare Di Pietro

È monsignor Cesare Di Pietro, che arriva da Messina, il nuovo vescovo della diocesi di Locri-Gerace. È questa la scelta del Papa, resa nota alle 12 di sabato, che ha affidato la guida pastorale della diocesi calabrese a una figura già profondamente radicata nell’esperienza pastorale, accademica e amministrativa della Chiesa siciliana. Mons. Di Pietro succede a Mons. Francesco Oliva, che ha guidato la diocesi calabrese dal 5 maggio 2014 e che ha compiuto 75 anni lo scorso gennaio, raggiungendo dunque il limite d'età previsto dal Codice di Diritto Canonico per la presentazione della rinuncia all'ufficio pastorale

Nato a Messina il 12 marzo 1964, Di Pietro ha alle spalle un percorso formativo articolato e significativo. Dopo la laurea in Giurisprudenza conseguita presso l’Università di Messina, ha intrapreso il cammino ecclesiastico dedicandosi agli studi teologici e storici, fino a conseguire il dottorato in Storia della Chiesa presso la Pontificia Università Gregoriana di Roma.

Un profilo, il suo, che unisce competenze giuridiche e sensibilità storico-ecclesiale, elementi che hanno segnato profondamente il suo servizio pastorale.

L’ordinazione e il servizio episcopale a Messina

Di Pietro è stato ordinato sacerdote il 25 ottobre 1997. Nel maggio del 2018 Papa Francesco lo ha nominato vescovo ausiliare dell’Arcidiocesi di Messina-Lipari-Santa Lucia del Mela.

L’ordinazione episcopale è stata celebrata il 2 luglio 2018. Da allora, Mons. Di Pietro ha assunto diversi incarichi pastorali, formativi e amministrativi, diventando uno dei più stretti collaboratori dell’arcivescovo messinese.

Tra le responsabilità attualmente ricoperte figura anche quella di Vicario Generale, oltre all’attività accademica come docente di Storia della Chiesa, ambito nel quale continua a formare nuove generazioni di sacerdoti e laici impegnati.

Un profilo di equilibrio e dialogo

La possibile destinazione alla diocesi di Locri-Gerace viene interpretata come la scelta di un pastore capace di coniugare rigore organizzativo e attenzione pastorale. Il suo profilo è infatti descritto come equilibrato, preparato e particolarmente sensibile ai temi della formazione, della vicinanza alle comunità e della presenza della Chiesa nel tessuto sociale.

In territori complessi e ricchi di sfide sociali come quelli della Calabria, la figura di un vescovo con esperienza di governo ecclesiale e conoscenza delle dinamiche pastorali può rappresentare un elemento decisivo per il cammino delle comunità locali.
(fonte: Famiglia Cristiana 23/05/2026)

*********************


Messaggio di saluto di mons. Cesare Di Pietro alla diocesi di Locri-Gerace

Nel suo Messaggio di saluto, indirizzato alla Chiesa di Locri-Gerace, Mons. Cesare Di Pietro ha espresso sentimenti di gratitudine, fiducia e vicinanza pastorale. Aprendo con le parole della Prima Lettera di Giovanni — “Vedete quale grande amore ci ha dato il Padre per essere chiamati figli di Dio, e lo siamo realmente!” — il Vescovo eletto ha definito la sua nomina un dono di Cristo Buon Pastore e un segno della materna protezione della Vergine Maria.
Mons. Di Pietro ha ricordato il momento in cui il Nunzio Apostolico gli ha comunicato la volontà del Santo Padre, l’11 maggio scorso, mentre la Locride celebrava Nostra Signora dello Scoglio, sottolineando come il suo cuore si sia subito orientato verso la nuova missione. Nel messaggio, il Vescovo eletto: esprime riconoscenza a Mons. Oliva e ai suoi predecessori; rivolge un saluto cordiale al Presbiterio, ai Diaconi, ai Consacrati e ai Laici; manifesta particolare attenzione verso giovani, famiglie, immigrati e persone fragili; assicura un dialogo rispettoso con le Autorità civili e istituzionali; rinnova l’impegno al dialogo ecumenico e interreligioso; estende un saluto anche a coloro che si dichiarano non credenti, nel segno della ricerca condivisa del bene.
Il Vescovo eletto affida il cammino comune alla protezione della Vergine Maria e dei Santi della Diocesi, assicurando la sua preghiera e chiedendo di essere accompagnato spiritualmente nel nuovo ministero.

Visualizza allegato
(fonte: Diocesi LocriGerace)


VENTO SUL CUORE “Nella vita e nella Bibbia, Dio non segue schemi. Lo Spirito Santo fa cose che non t’aspetti, con somma fantasia. A noi dona tutto ciò di cui abbiamo bisogno per essere piccola tessera di pace nel mosaico della vita.” - DOMENICA DI PENTECOSTE ANNO A - Commento al Vangelo a cura di P. Ermes Maria Ronchi

VENTO SUL CUORE


Nella vita e nella Bibbia, Dio non segue schemi. 
Lo Spirito Santo fa cose che non t’aspetti, con somma fantasia. 
A noi dona tutto ciò di cui abbiamo bisogno per essere piccola tessera di pace nel mosaico della vita. 


La sera di quel giorno, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore. Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati». Gv 20,19-23

  
VENTO SUL CUORE
 
Nella vita e nella Bibbia, Dio non segue schemi. Lo Spirito Santo fa cose che non t’aspetti, con somma fantasia. A noi dona tutto ciò di cui abbiamo bisogno per essere piccola tessera di pace nel mosaico della vita.

Oggi la Parola di Dio prova una sinfonia di linguaggi, per dire lo Spirito. Sono semplici fessure, piccole feritoie sul mistero. Il Libro degli Atti ci porta a 50 giorni dopo Pasqua; in quel giorno è accaduto qualcosa che ha sconvolto gli Apostoli. Un gruppo deluso improvvisamente trova l’audacia di affrontare la città che uccide i Profeti, predicando a viso aperto qualcosa di incredibile: Quel Gesù che voi avete ucciso è risorto.

E non erano professionisti della Parola, avevano un vocabolario da pescatori! Era lo Spirito con il suo imprevedibile uragano, come rombo di vento, un bagliore di fuoco, vento e terremoto che spalanca le porte e le parole. E la prima Chiesa, arroccata sulla difensiva, viene lanciata fuori. Il vento dello Spirito li ha riempiti fino a farli sembrare “come ubriachi”.

La seconda porta che si apre sul mistero è quella del salmo tra le letture, occhi che guardano lontano: “Del tuo Spirito, Signore, è piena la terra” (Sal 103). Una delle affermazioni più belle della Bibbia: tutta la terra è colma, piena, gravida, una divina liturgia santifica l’universo, lo fa grembo di vita.

La terza porta di Pentecoste è aperta dalla seconda lettura (1Cor 12). Lo Spirito che consacra la diversità dei carismi, dei ministeri, delle operazioni, sposa vite diverse, accende vocazioni differenti, benedice la genialità e l’unicità di ogni vita. E’ la diversità la parola chiave, e non l’omologazione. Ognuno piccola tessera d’oro nel grande mosaico di Dio.

Lo Spirito vuole discepoli inventori di strade di pace, e non banali ripetitori. E se io manco la mia vita spirituale, il grande mosaico che Dio va costruendo subirà una disarmonia, una stonatura.

Il Vangelo infine racconta la Pentecoste nella casa, ci riporta a quanto era successo 50 giorni prima: “stette in mezzo a loro, soffiò su di loro e disse: ricevete lo Spirito santo e la mia pace”.

Lo Spirito viene per farci vivere, leggero e quieto, umile e testardo. Lo Spirito è all’opera perché Cristo diventi mia pace, mia lingua, mia passione, mia vita, perché anch’io come minimo apostolo, diventi un po’ come loro, ubriaco di Dio, maniaco di lui, come erano quei magnifici monaci antichi chiamati “i folli di Dio”.

Lo Spirito, il vento sugli abissi, il fuoco del roveto, l’amore in ogni amore, lo Spirito Santo è Dio in libertà, che non sopporta statistiche. Gli studiosi cercano ricorrenze e schemi costanti. Dicono: nella Bibbia Dio agisce così. Non credeteci. Nella vita e nella Bibbia, Dio non segue schemi. Lo Spirito Santo fa cose che non t’aspetti, con somma fantasia. Dà a Maria un figlio fuorilegge, a Elisabetta un figlio profeta. E a noi dona tutto ciò di cui abbiamo bisogno per essere piccola tessera di pace nel mosaico della vita.

Solo una tessera, ma che sia d’oro.


Rapporto Istat 2026: meno figli, giovani via e oltre 2 milioni di famiglie in povertà assoluta


Rapporto Istat 2026: meno figli, giovani via e oltre 2 milioni di famiglie in povertà assoluta

(Foto di Quirinale.it)

Nel nostro Paese le disuguaglianze economiche rimangono marcate, più di un quinto della popolazione dichiara di arrivare a fine mese con difficoltà o con grande difficoltà e circa un quarto ha difficoltà ad affrontare spese impreviste con le proprie risorse. Poco meno della metà della popolazione non à stata in grado di risparmiare nell’ultimo anno. Quasi 11 milioni di individui (pari al 18,6% della popolazione) si trovano in una condizione di rischio di povertà, che resta drammaticamente stabile ai massimi storici, mentre oltre 2,2 milioni di famiglie, per un totale di oltre 5,7 milioni di persone, sono in povertà assoluta. E la povertà assoluta continua a interessare soprattutto le famiglie numerose, quelle con i minori, gli stranieri e i residenti nel Mezzogiorno.

E’ quanto certifica uno dei Capitoli (il 2° Capitolo relativo a “Popolazione e società”) del Rapporto annuale 2026 dell’ISTAT, giunto alla sua trentaquattresima edizione, che offre un quadro informativo integrato sulle sfide che l’Italia è chiamata ad affrontare in ambito economico, demografico e sociale. Un Capitolo che delinea un Paese attraversato da profondi cambiamenti demografici, da persistenti disuguaglianze territoriali e sociali e da un mercato del lavoro che fatica a valorizzare appieno il capitale umano, soprattutto quello giovane e femminile. Una situazione che pone sfide rilevanti per la sostenibilità economica e sociale e che richiede politiche integrate in grado di sostenere la natalità, l’occupazione e l’accesso equo ai servizi. L’Istat specifica che si diffondono forme specifiche di disagio, come la povertà energetica, che riflette l’aumento dei costi e la fragilità dei redditi e conferma che un fattore di protezione decisivo sono senz’altro i livelli di istruzione più elevati che si associano a condizioni di vita migliori e a un minore rischio di disagio economico. Il Rapporto, nel considerare la continua diminuzione del numero medio di figli e la costante posticipazione della genitorialità (che determina uno squilibrio demografico, per fortuna attenuato da una dinamica migratoria positiva, con ingressi dall’estero superiori alle uscite, che contribuisce alla tenuta demografica e al ricambio generazionale), si sofferma sulle intenzioni di fecondità, che rappresentano un indicatore cruciale per comprendere i progetti familiari degli individui.

“Più della metà delle persone ritiene, si legge nel Rapporto Istat 2026, che la propria situazione finanziaria peggiorerebbe con l’arrivo di un figlio nei tre anni successivi (52,6 per cento). Le donne manifestano timori riguardo alle proprie opportunità lavorative più spesso degli uomini (49,9 contro 24,0 per cento). In modo speculare, questi ultimi prevedono un peggioramento delle opportunità lavorative della partner in misura doppia rispetto alle donne (34,7 contro 15,0 per cento). Le preoccupazioni legate al lavoro, all’autonomia personale e alla realizzazione di altri obiettivi di vita possono arrivare a scoraggiare i progetti riproduttivi. A conferma di questi timori, infatti, chi non intende avere figli mostra aspettative di peggioramento associate all’avere un figlio più elevate rispetto a chi invece desidera averne, soprattutto per quanto riguarda aspetti come le opportunità di lavoro (42,6 per cento contro il 33,6 per cento tra chi intende averne), la vicinanza con il partner (14,2 per cento contro 4,0 per cento) e la possibilità di realizzare altri obiettivi nella vita (32,8 per cento contro 24,3 per cento)”.

E’ in atto una trasformazione dei valori e delle priorità individuali, associata alla presenza di barriere strutturali: precarietà lavorativa, difficoltà abitative, carenza di servizi per l’infanzia, squilibri nei carichi di cura, incertezza economica e instabilità delle relazioni. Anche l’impegno di cura verso i propri genitori, in un Paese fatto sempre più di anziani, frena le prospettive genitoriali, ben più di quello verso i propri figli. Più di una persona su dieci, tra coloro che non intendono avere figli, è così impegnata nel curare i genitori anziani, da rinunciare a un progetto di genitorialità (11,5 per cento: 12,9 tra gli uomini e 10,4 tra le donne). L’impatto della cura dei genitori anziani si manifesta in modo consistente dai 35 anni (12,0 per cento tra i 35 e i 44 anni) e la prospettiva di prendersi cura contemporaneamente della generazione precedente e di quella successiva fa sì che 763 mila persone rinuncino a progetti di fecondità. Comprendere perché molte intenzioni non si traducano in scelte concrete è, dunque, un passaggio chiave per promuovere condizioni più favorevoli alla realizzazione dei desideri riproduttivi e, più in generale, per sostenere la vitalità demografica del Paese. Anche il 3° Capitolo del Rapporto, relativo a “Capitale umano e sociale” conferma che le disuguaglianze sociali limitano il pieno sviluppo del capitale umano, ampliano i divari economici e alimentano forme di esclusione che indeboliscono la coesione e la vitalità del tessuto sociale.

Qui il Rapporto ISTAT 2026
 (fonte: Pressenza, articolo di Giovanni Caprio 22.05.26)



venerdì 22 maggio 2026

A 11 anni dalla Laudato si’ Leone XIV va nella “Terra dei fuochi”, sfregiata da inquinamento, camorra e tumori


A 11 anni dalla Laudato si’ Leone XIV va nella “Terra dei fuochi”, sfregiata da inquinamento, camorra e tumori

Il 23 maggio 2015 papa Francesco pubblicava la lettera enciclica Laudato si’, in cui parlava dell’ecologia integrale, che presuppone il rispetto della persona umana e dei suoi diritti fondamentafranli, e la cura della Terra, la nostra casa comune. 11 anni dopo, Leone XIV ricorderà simbolicamente quell’enciclica in uno dei luoghi simboli della violenza spietata che uccide le persone e devasta l’ambiente: la Terra dei fuochi, in Campania, dove si muore per i rifiuti tossici disseminati nel terreno, risultato di un traffico internazionale dei rifiuti e dell’inefficacia della politica

Il corteo dei cittadini di Acerra, nel Napoletano, in piazza per contro i roghi di rifiuti 
che continuano ad inquinare la cosiddetta “Terra dei Fuochi”, 7 settembre 2019. ANSA / CIRO FUSCO

Nei primi anni del 2000 lavoravo come cronista tra Napoli e provincia per un giornale e un settimanale di cronaca. Un giorno, fui contattata da alcuni abitanti di Acerra, un comune tra Napoli, nolano e casertano. Mi segnalavano un fatto inquietante. In alcuni pozzi l’acqua fredda ribolliva. Non era un fenomeno vulcanico: stava succedendo qualcosa di grave.

DA CAMPANIA FELIX A TERRA DEI FUOCHI

L’antica Campania Felix, così definita dallo scrittore latino Plinio il Vecchio nel I secolo dopo Cristo per la sua eccezionale fertilità, era stata violentata dalla camorra e stava per diventare la “Terra dei fuochi”. Questa espressione fu usata solo qualche anno dopo da Legambiente, che in diversi rapporti parlò dei traffici illegali della “Rifiuti spa“, per denunciare l’inquinamento di ampie aree del napoletano e del casertano (e non solo), in cui si bruciavano i rifiuti tossici per eliminarli, rendendo l’aria irrespirabile e il terreno inquinato. Ma dietro quei roghi – anzi sotto – c’era molto di più. C’erano fusti radioattivi e altri rifiuti speciali interrati dalla camorra, provenienti da aziende del Nord Italia e finanche dall’estero, per un traffico internazionale che culminava in Campania.

Nel comune acerrano, dunque, mi riferirono gli abitanti, accadevano fatti inquietanti. C’erano troppi tumori. E nascevano animali deformati. Ricordo ancora un mostruoso agnello con due teste. Chiunque transitasse in quel comune, del resto, da anni vedeva acqua giallastra, puzzolente e schiumosa, proveniente da una fabbrica locale, scorrere nei canali di scolo delle campagne. Un ulteriore inquinamento avvenuto per anni quotidianamente, alla luce del sole.

Un momento della manifestazione contro i roghi tossici a Napoli. 25 ottobre 2014. ANSA/CESARE ABBATE/

Cominciai dunque ad occuparmi della cosiddetta “emergenza rifiuti” durata decenni, rapportandomi quotidianamente con i sindaci e i residenti delle zone coinvolte. In particolare, ci fu un confronto continuo con l’allora sindaco di Acerra, Michelangelo Riemma, molto impegnato nella difesa del territorio e aspramente contrario alla realizzazione del termovalorizzatore (poi costruito) nel suo comune. Si scoprì poi che in un quinto dei pozzi di Acerra – e Riemma lo denunciò in un’audizione in Parlamento – l’acqua era fortemente inquinata. C’erano metalli pesanti e «anomalie magnetometriche imputabili alla presenza nel sottosuolo di masse con proprietà ferromagnetiche».

Anche i terreni, irrigati con quelle acque, risultarono contaminati e, con loro, gli animali. Migliaia di pecore, capre, bovini e bufale che brucavano l’erba di quei pascoli furono destinati al macello. Quegli animali erano malati, proprio come i loro padroni. E in migliaia sparirono, incredibilmente, di notte, rivenduti sottobanco o macellati di nascosto con documenti falsi, o interrati, senza rispettare le procedure di smaltimento. Un altro giro d’affari gestito dalla camorra. E i controlli?


Il corteo dei cittadini di Acerra, nel Napoletano, in piazza per contro i roghi di rifiuti 
che continuano ad inquinare la cosiddetta “Terra dei Fuochi” , 7 settembre 2019. ANSA / CIRO FUSCO

AUMENTANO TUMORI E MALFORMAZIONI

Nello stesso periodo, ottenni copia del Registro tumori coordinato da Mario Fusco dell’allora Asl Napoli 4. Nei primi anni del 2000 c’era un’incidenza maggiore rispetto al resto d’Italia per i tumori ai polmoni, alla laringe, al fegato, alle vie urinarie e il linfoma non Hodgkin. C’era inoltre un aumento delle malformazioni nei neonati. Nel quinquennio successivo, emergeva invece un aumento marcato dei tumori della prostata (+19%) e del colon-retto (+10%), e incrementi dei tumori del pancreas, del rene e del testicolo nei maschi. Per le donne aumentavano i tumori del colon retto, della tiroide e della mammella.

Per noi che vivevamo in quelle zone, era una tortura quotidiana. L’aria era irrespirabile, la raccolta dei rifiuti non funzionava. I cittadini differenziavano la spazzatura, che poi veniva sversata in cumuli indifferenziati per strada, con una puzza terribile e il proliferare di insetti e topi. I roghi venivano appiccati quotidianamente ovunque: anche a ridosso di case e campagne, secondo una regia criminale preordinata. L’azione dell’ex presidente della Campania e commissario per i rifiuti, Antonio Bassolino, fu fortemente contestata. Vennero spesi ingenti capitali per spedire fuori regione i rifiuti, e si accumularono oltre 5 milioni di tonnellate di ecoballe non riciclabili. Successivamente, si arrivò all’inaugurazione del termovalorizzatore di Acerra, tra innumerevoli polemiche e proteste, per la vetustà della struttura e per la continua devastazione di un territorio già fortemente inquinato.

Fu promessa una bonifica. E i cittadini, dopo decenni, la stanno ancora aspettando.

Presidio all’esterno dell’inceneritore di Acerra dei gruppi ambientalisti, 29 agosto 2022. ANSA/CESARE ABBATE

LE RIVELAZIONI DEI PENTITI: TRA VENT’ANNI QUI MORIRANNO TUTTI

Il peggio, tuttavia, si scoprì con le dichiarazioni di alcuni pentiti della camorra. Il problema non era solo l’aria irrespirabile. Su un territorio di 1.100 km² tra le province di Napoli e Caserta erano stati sepolti o dati alle fiamme milioni di tonnellate di rifiuti industriali, tossici, radioattivi e ospedalieri. A partire dagli anni ‘90, il boss pentito Carmine Schiavone, cugino dell’allora capo dei casalesi Francesco Schiavone, detto Sandokan, aveva raccontato ai magistrati dell’enorme traffico di rifiuti tossici che dal Nord Italia e dall’estero venivano sversati nelle campagne e nelle cave del napoletano e del casertano. Era il 1997 quando dichiarò ai parlamentari della Commissione d’inchiesta sui rifiuti che i residenti rischiavano di morire nell’arco di vent’anni. Purtroppo, quei verbali furono coperti dal segreto di Stato per 16 anni. Solo nel 2013 furono desecretati. Intanto, però, le voci giravano e i ritrovamenti pure: in un terreno, scavando, fu ritrovato un intero tir interrato col suo carico tossico. Ci fu chi raccontò che, di notte, mentre si costruivano i palazzi, nei cantiere si lasciavano entrare i tir che scaricavano strani fusti tossici. Erano voci e trovarono successivamente conferma: si spiegava così quell’impennata di tumori che colpiva le famiglie di singoli palazzi o quartieri. Non c’erano regole e non c’era coscienza. I rifiuti tossici furono sepolti anche vicino alle scuole dell’infanzia. Ogni buco era un nascondiglio perfetto per un business illegale milionario, che riuniva illecitamente l’Italia.

Protesta all’inceneritore di Acerra da parte dei gruppi di precari e disoccupati organizzati. 
14 novembre 2013. ANSA/CESARE ABBATE

LE FALDE ACQUIFERE INQUINATE

Alla luce di quanto vivevano, gli abitanti della Terra dei fuochi non bevevano l’acqua dei rubinetti, che tra l’altro usciva spesso torbida, scura, a volte con uno strano sapore. Un’altra spesa che i residenti si sono accollati di fronte ad una bonifica mai avvenuta. E i loro timori hanno trovato conferma. Come sappiamo, quando la polvere si nasconde sotto il tappeto, non scompare. Si accumula e ad un certo punto il problema diviene evidente. Da uno studio del 2026 della Federico II, è infatti stato scoperto che nelle falde acquifere di molti comuni di tutte le province campane si superano i limiti di legge per diverse sostanze tossiche. Ad esempio il TCE, tricloroetilene, classificato come sicuramente cancerogeno (gruppo a) per le persone. Provoca danni al sistema nervoso, aumenta l’incidenza della malattia di Parkinson, provoca il tumore del rene, del fegato e il linfoma non-Hodgkin. Superamenti anche per il PCE (tetracloroetilene), sostanza classificata come probabilmente cancerogena, e rinvenuta oltre i limiti nelle acque sotterranee di 4 province su 5 (esclusa Benevento). Può provocare danni a fegato e reni, ai polmoni e al cervello.

La conclusione è che la popolazione campana si avvelena ogni giorno, bevendo acqua, cucinando, irrigando i campi, lavandosi, andando a scuola… A Villa Literno, nel casertano, per esempio, le acque tossiche escono anche dai rubinetti di edifici pubblici, come la scuola, la stazione dei carabinieri, gli uffici comunali… L’Università Federico II ha chiesto alla Regione di prendere urgenti provvedimenti nelle zone interessate. Ad Acerra, come prevedibile, la sostanza più cancerogena, TCE, è presente in valori elevati: appare evidente l’associazione con l’elevato aumento dei tumori nell’area. Parliamo di zone densamente abitate, e note per le produzioni agricole, per cui dalla Regione è partita una richiesta alle Asl, per «verifiche specifiche sugli usi irrigui, sull’esposizione indiretta e sulle possibili interferenze con la filiera agroalimentare. La contaminazione può determinare esposizioni dirette per usi domestici non controllati, esposizioni indirette attraverso la catena alimentare, nonché possibili effetti sugli ecosistemi, anche con fenomeni di bioaccumulo».

Deposito di ecoballe di Villa Literno, 11 giugno 2016. ANSA/Presidenza del Consiglio dei ministri/ TIBERIO BARCHIELLI

L’ALLARME DELLA MARINA AMERICANA AI MARINES: NON BEVETE QUELL’ACQUA

Nessuno. Nessuno degli amministratori che nell’ultimo ventennio hanno guidato la Campania può dire di non aver saputo. E nemmeno i governi nazionali possono addurre questa giustificazione. E la legge 147/2025 del governo Meloni, che ha convertito il decreto Terra dei fuochi, è un primo (tardivo) passo, ma non basta a bonificare una situazione incancrenita da decenni.

Già nel 2008, per esempio, il locale comando americano U.S. Navy condusse dei test sulle acque, sull’aria e sul terreno delle aree dove vivevano i soldati americani tra Napoli e Caserta. La Marina americana coinvolse nello studio l’Agenzia regionale per la protezione ambientale Campania (ARPAC) e le istituzioni furono informate dei risultati. Anche allora fu evidente la presenza di TCE: fu imposto l’uso di acqua in bottiglia ai militari americani e chi risiedeva nelle zone più a rischio fu trasferito in aree più sicure. Tra le sostanze individuate c’era anche la diossina, che provoca danni alla pelle, al fegato, predispone per il diabete e altro ancora.
Un momento della manifestazione pacifica “Fiume in piena” per dire no al “biocidio”. 
L’iniziativa è stata promossa dall’associazione “Terra dei Fuochi”, Napoli, 16 novembre 2013. ANSA / CIRO FUSCO

AUMENTANO I TUMORI MALIGNI, ANCHE NEI BAMBINI

In Campania l’inquinamento è confermato anche per le PFAS. Secondo i dati dell’ARPAC, in undici falde acquifere sotterranee «si riscontrano superamenti dei limiti di quantificazione per varie specie di PFAS: PFBS, PFOS, PFHxA , PFHxS , PFPeA , PFHpA, PFOA, 6:2 FTS, PFBA, PFHpS, PFNA, FDoDA». Tutte queste sostanze provocano anche malformazioni nei neonati e, purtroppo, i tumori maligni colpiscono anche i più piccoli, sin dai primi mesi di vita.

Lo testimonia il Registro tumori della Campania (pag. 57), che certifica un aumento significativo dei tumori ai reni, polmoni, colon e retto, tiroide, testicoli, mammella, linfoma non Hodgkin… Nei maschi i primi cinque tumori in Campania per tassi di incidenza sono rappresentati da quelli del polmone, della prostata, del colon-retto, della vescica e del fegato. Nelle donne il primo tumore in assoluto è quello della mammella, seguito dai tumori del colon retto; del polmone (con trend in costante aumento), della tiroide e del corpo dell’utero.

Come si legge nell’ultima pagina del registro tumori, a proposito dei bambini, la sopravvivenza a 5 anni dopo una diagnosi di tumore maligno è in media pari all’84%. Per le leucemie, si arriva all’87%. «Al contrario i tumori maligni del sistema nervoso centrale e i sarcomi dell’osso mostrano le più basse probabilità di sopravvivenza, rispettivamente pari al 54% e al 68%.

In Campania, per questi tumori, sopravvive poco più della metà dei piccoli malati.

Papa Leone XIV. Credit: ANSA/Riccardo Antimiani.

23 MAGGIO, PAPA LEONE XIV INCONTRERÀ I FEDELI

Ai genitori di questi bambini, ai malati, ai fedeli della Terra dei fuochi parlerà, sabato 23 maggio, papa Leone XIV, che li incontrerà proprio ad Acerra, terra simbolo della strage silenziosa provocata dall’accordo micidiale tra camorra e aziende di Lombardia, Veneto, Piemonte, Emilia-Romagna, Toscana, Marche…, ed estere – a cui lo Stato non ha ancora dato una risposta. L’occasione sarà data dall’undicesimo anniversario della lettera enciclica Laudato si’ pubblicata da papa Francesco il 24 maggio 2015, in cui parlava dell’ecologia integrale, che presuppone il rispetto della persona umana e dei suoi diritti fondamentali, e la cura della Terra, la nostra casa comune.

In quell’occasione così importante, Leone XIV ha scelto di andare in uno dei luoghi simbolo della devastazione, umana e ambientale. La visita del papa riaccenderà i riflettori su questa terra ferita: speriamo che dopo la sua partenza la politica non li spenga, ancora una volta.
(fonte: Città Nuova, articolo di Sara Fornaro 20/05/2026)