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giovedì 16 aprile 2026

VIAGGIO APOSTOLICO DI LEONE XIV pellegrino nel Continente africano - Camerun 15/04/2026 Gli incontri del pomeriggio: «Il mondo ha sete di pace, basta guerre!» - «Siamo tutti custodi dei nostri fratelli e delle nostre sorelle»



VIAGGIO APOSTOLICO DI SUA SANTITÀ PAPA LEONE XIV
IN ALGERIA, CAMERUN, ANGOLA E GUINEA EQUATORIALE

13-23 APRILE 2026


Mercoledì 15 aprile 2026

YAOUNDÉ

15:20 Arrivo all’Aeroporto Internazionale di Yaoundé-Nsimalen
CERIMONIA DI BENVENUTO
16:20 VISITA DI CORTESIA AL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA nel Palazzo Presidenziale
17:05 INCONTRO CON LE AUTORITÀ, CON LA SOCIETÀ CIVILE E CON IL CORPO DIPLOMATICO nel Palazzo Presidenziale
17:45 VISITA ALL’ORFANOTROFIO NGUL ZAMBA
18:25 INCONTRO PRIVATO CON I VESCOVI DEL CAMERUN nella sede della Conferenza Episcopale


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Leone XIV pellegrino nel Continente africano - Camerun
Gli incontri di mercoledì pomeriggio

 «Il mondo ha sete di pace, basta guerre!»

Nel Palazzo presidenziale di Yaoundè, Leone XIV incontra le autorità, i rappresentanti della società civile e il Corpo diplomatico. Nel suo primo discorso ricorda le sfide complesse a cui il Paese è chiamato e rilancia il tema della pace che, non è uno slogan, e “va incarnata in uno stile personale e istituzionale che ripudi ogni forma di violenza”. Guarda poi alle donne come “artefici di pace” e ai giovani, “speranza del Paese e della Chiesa”


Vengo tra voi come pastore e come servitore del dialogo, della fraternità e della pace.

Papa Leone si presenta così al Camerun, seconda tappa in Africa del suo terzo viaggio apostolico. In poche parole segna la direzione della sua permanenza nel Paese e lo fa parlando ad un’assemblea che prima lo accoglie con grida di gioia e poi è attenta ad ascoltare il suo discorso, il primo da quando ha toccato il suolo camerunense. Nel Palazzo presidenziale di Yaondè, abbellito di fiori gialli e bianchi, i colori del Vaticano, e davanti ad autorità, rappresentanti della società civile e del Corpo diplomatico, il Pontefice in francese ringrazia per l’accoglienza calorosa di questa “Africa in miniatura”, così viene definito il Camerun, “per la ricchezza dei suoi territori, delle sue culture, delle sue lingue e delle sue tradizioni”.

Questa varietà non è una fragilità: è un tesoro. Costituisce una promessa di fraternità e un solido fondamento per costruire una pace duratura.

Una cultura di pace

Pace, giustizia, bene comune, la coesione nazionale, la trasparenza nella gestione della cosa pubblica, il ruolo delle donne e la speranza rappresentata dai giovani ma anche le tradizioni religiose, veri e propri argini per prevenire la radicalizzazione e promuovere una cultura di stima e rispetto reciproco.

L'assemblea composta da autorità, corpo diplomatico e rappresentanti della società civile (@Vatican Media)

Sono molti i temi che il Papa tocca nel suo discorso preceduto da quello del presidente del Camerun Paul Biya, con il quale ha avuto poco prima un colloquio privato. Il capo di Stato si sofferma sul messaggio di speranza e di pace di Leone XIV, terzo Pontefice a visitare il Paese. Per Biya, il mondo di oggi è scosso da crisi e conflitti che generano miseria, angoscia, difficoltà economiche, il dialogo pertanto deve sostituire la voce delle armi, le risorse destinate alla guerra dovrebbero essere destinate al benessere dei popoli. Il presidente, che ricorda come il Camerun sia noto per la sua tolleranza religiosa, ringrazia poi la Chiesa cattolica per il contributo al Paese soprattutto in materia di sanità e istruzione e auspica che si rafforzi la relazione tra loro.

Fame e sete di giustizia

“La mia visita – afferma Papa Leone - esprime l’affetto del successore di Pietro per tutti i camerunesi, nonché il desiderio di incoraggiare ciascuno a proseguire, con entusiasmo e perseveranza, nella costruzione del bene comune”. Ricorda poi il dilagare della rassegnazione e del senso di impotenza che blocca qualsiasi spinta al rinnovamento.

Quanta fame e sete di giustizia! Quanta sete di partecipazione, di visioni, di scelte coraggiose e di pace! È mio grande desiderio raggiungere il cuore di tutti, in particolare dei giovani, chiamati a dare forma, anche politica, a un mondo più equo.

Papa Leone pronuncia il suo discorso (@Vatican Media)

Cosa resta da fare?

Esprimendo poi la volontà di rafforzare i legami tra la Santa Sede e il Camerun, “fondati sul rispetto reciproco, sulla dignità di ogni persona umana e sulla libertà religiosa”, il Pontefice ricorda le precedenti visite dei Papi: Giovanni Paolo II, “messaggero di speranza per tutti i popoli dell’Africa”, e Benedetto XVI che allora sottolineò "l’importanza della riconciliazione, della giustizia e della pace, nonché la responsabilità morale dei governanti”.

So che questi momenti hanno segnato la vostra storia nazionale, come esortazioni impegnative allo spirito di servizio, all’unità e alla giustizia. Possiamo quindi interrogarci: a che punto siamo? In che modo la Parola che ci è stata annunciata ha portato frutto? E che cosa resta da fare?

La pace è uno stile che rifiuta la violenza

Il Papa richiama poi un passaggio del De civitate Dei di Sant’Agostino riguardo al servizio di chi ha un incarico. “Servire il proprio Paese significa dedicarsi con mente lucida e coscienza integra al bene comune di tutto il popolo: della maggioranza, delle minoranze e della loro reciproca armonia”. Leone fa riferimento alle “prove complesse” a cui il Camerun è sottoposto, con le tensioni e le violenze che hanno percorso alcune regioni del Nord-Ovest, del Sud-Ovest e dell’Estremo Nord.

“Vite perdute, famiglie sfollate, bambini privati della scuola, giovani che non vedono un futuro. Dietro le statistiche - spiega il Papa - ci sono volti, storie, speranze ferite”. Per questo il suo messaggio all’umanità è legato al rifiuto della violenza e della guerra, “per abbracciare una pace fondata sull’amore e sulla giustizia”.

Una pace che sia disarmata, cioè non fondata sulla paura, sulla minaccia o sugli armamenti; e disarmante, perché capace di risolvere i conflitti, di aprire i cuori e di generare fiducia, empatia e speranza. La pace non può essere ridotta a slogan: va incarnata in uno stile, personale e istituzionale, che ripudi ogni forma di violenza.

In ascolto di Papa Leone (@Vatican Media)

Il grido: “Pace!”

Le parole di Leone si fanno via via più solenni. La parola “pace”, dono di Dio, diventa un richiamo, un grido, una responsabilità per chi governa.

Ribadisco con forza: «Il mondo ha sete di pace […]. Basta guerre, con i loro dolorosi cumuli di morti, distruzioni, esuli!». Questo grido vuol essere un appello alla volontà di contribuire a una pace autentica, anteponendola a qualunque interesse di parte. La pace, infatti, non si decreta: si accoglie e si vive. È un dono di Dio, che si sviluppa in un’opera paziente e collettiva. È responsabilità di tutti, in primo luogo delle autorità civili.

La società civile e la pace sociale

Lo sguardo del Papa si allarga agli incarichi dei politici, alla capacità di governare che “significa amare il proprio Paese e anche i Paesi vicini”, “ascoltare realmente i cittadini, stimare la loro intelligenza e la loro capacità di contribuire a costruire soluzioni durature ai problemi”. In questa prospettiva “la società civile è da considerare una forza vitale per la coesione nazionale”, perché capace di sostenere, intervenire e spegnere le tensioni ma soprattutto è in grado di formare le coscienze, promuovere la cultura del dialogo e il rispetto delle differenze.

È un passaggio a cui anche il Camerun è pronto! Associazioni, organizzazioni di donne e di giovani, sindacati, ONG umanitarie, leader tradizionali e religiosi: tutti svolgono un ruolo insostituibile nella tessitura della pace sociale.

Le donne, artefici di pace

“Vorrei sottolineare con gratitudine il ruolo delle donne”: afferma il Pontefice che conosce la discriminazione che subiscono, ma pur essendo vittime di pregiudizi e violenze, “restano instancabili artefici di pace”. Per loro chiede un pieno riconoscimento.

Il loro impegno nell’istruzione, nella mediazione e nella ricostruzione del tessuto sociale è ineguagliabile e rappresenta un freno alla corruzione e agli abusi di potere. Anche per questo la loro voce deve essere pienamente riconosciuta nei processi decisionali.

Il rispetto dei diritti umani

Altro punto focale del discorso del Vescovo di Roma è “la trasparenza nella gestione delle risorse pubbliche e il rispetto dello Stato di diritto”. Per questo invita a “un esame di coscienza e un coraggioso salto di qualità” ricordando che la stabilità nasce da istituzioni giuste e credibili che non devono mai essere fattore di divisione.

La sicurezza è una priorità, ma va sempre esercitata nel rispetto dei diritti umani, unendo rigore e magnanimità, con particolare attenzione ai più vulnerabili. Una pace autentica nasce quando ciascuno si sente protetto, ascoltato e rispettato, quando la legge è un argine sicuro all’arbitrio del più ricco e del più forte.

Spezzare le catene della corruzione

Testimonianza e vita per chi ha un ruolo di governo sono fondamentali per il Papa e si intrecciano con la “collaborazione tra i diversi organi e livelli amministrativi dello Stato a servizio del popolo e specialmente dei più poveri” e con una condotta di vita integra.

Perché si affermino la pace e la giustizia, infatti, occorre rompere le catene della corruzione, che sfigurano l’autorità, svuotandola di autorevolezza. Occorre liberare il cuore da quella sete di guadagno che è idolatria: il vero guadagno è lo sviluppo umano integrale, ossia la crescita equilibrata di tutti gli aspetti che rendono la vita in questa terra una benedizione.

Per Leone XIV il Camerun ha le risorse umane, culturali e spirituali necessarie per superare le prove e i conflitti e procedere verso un futuro di stabilità e prosperità condivisa. “Bisogna che l’impegno comune a favore del dialogo, della giustizia e dello sviluppo integrale - spiega - trasformi le ferite del passato in sorgenti di rinnovamento”.

In abiti tradizionali tanti rappresentanti della società civile (@Vatican Media)

Profeti di pace

Sui giovani, “speranza del Paese e della Chiesa”, il Papa invita ad investire nella loro istruzione, nella formazione e nell’imprenditorialità perché “è l’unico modo per contenere l’emorragia di meravigliosi talenti verso altre regioni del Pianeta”. È anche la strada per contrastare le piaghe della droga, della prostituzione e dell’apatia, “che devastano troppe giovani vite, in modo sempre più drammatico”. La spiritualità dei ragazzi – dice – è un’energia “che rende preziosi i loro sogni, radicati nelle profezie che alimentano la loro preghiera e i loro cuori”.

Le tradizioni religiose, quando non vengono stravolte dal veleno dei fondamentalismi, ispirano profeti di pace, giustizia, perdono e solidarietà. Favorendo il dialogo interreligioso e coinvolgendo i leader religiosi nelle iniziative di mediazione e riconciliazione, la politica e la diplomazia possono avvalersi di forze morali in grado di placare le tensioni, di prevenire le radicalizzazioni e di promuovere una cultura di stima e rispetto reciproco.

Infine il Pontefice ricorda l’impegno della Chiesa cattolica in Camerun, sul fronte educativo, sanitario e caritativo, che intende continuare “senza distinzioni”, collaborando con tutte “le forze vive della nazione per promuovere la dignità umana e la riconciliazione”.
(fonte: Vatican News, articolo di Benedetta Capelli 15/04/2026)

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“Siamo tutti custodi dei nostri fratelli e delle nostre sorelle”

E aggiunge: “Nella grande famiglia di Dio nessuno è mai uno straniero”. La visita all'orfanotrofio di Ngul Zamba di Yaoundé


Dopo aver incontrato le autorità, la società civile e il corpo diplomatico del Camerun, papa Leone XIV arriva all’orfanotrofio Ngul Zamba di Yaoundé accolto da un vociare contento di bambini. Sorrisi, abbracci, canti di gioia: sono i bambini ospiti dell’orfanotrofio, volti segnati dal dolore che però oggi gioiscono per la venuta del loro Pastore. L'orfanotrofio Ngul Zamba è il cuore dell'impegno sociale delle Figlie di Maria. Da 40 anni, operativo, pronto ad accogliere, con vitto e dell’alloggio, i tanti bambini poveri o abbandonati: a loro offre un’educazione integrale, una struttura sanitaria e, soprattutto, il calore di un focolare cristiano.

Papa Leone XIV viene accolto dalla Superiora Generale della Congregazione delle Figlie di Maria che lo accompagna nella sala principale, dove sono presenti i bambini e gli operatori dell’orfanotrofio. Il papa ascolta, divertito, i vari canti di benvenuto. Applaude soddisfatto, sorride anche lui, rispondendo così ai tanti sorrisi dei bambini: colpiscono i colori, variopinti, presenti nella sala.

Solo dopo le note, arriva il momento delle parole della Superiora Generale che - dopo aver ricordato brevemente la storia delle Religiose Figlie di Maria di Yaoundé, congregazione diocesana fondata nel 1926 su iniziativa di monsignor François-Xavier Vogt e di monsignor René Marie Graffin, pionieri della Chiesa cattolica in Camerun - ringrazia il pontefice della sua venuta: “La sua presenza tra noi corona e consacra il nostro secolo di servizio missionario in otto diocesi in Camerun e in Ciad”. Parla del loro carisma che è “Sulle orme di Cristo, al servizio del povero e del piccolo”. E poi si sofferma, in particolare, sull’orfanotrofio “Ngul Zamba” che tradotto in italiano vuol dire “Forza di Dio”. Un nome, un programma.

Segue, allora, un altro canto che diviene preghiera: “Mio padre e mia madre mi hanno abbandonato, ma il Signore mi ha raccolto”. E’ un versetto del salmo 27 quello che viene recitato. E, poi, un coro si estende in tutta la sala, commuove tutti. Commuove il pontefice. “Una donna può forse dimenticare il bimbo che allatta, smettere di avere pietà del frutto delle sue viscere? Anche se le madri dimenticassero, non io dimenticherò te. Ecco, io ti ho scolpita sulle palme delle mie mani; le tue mura mi stanno sempre davanti agli occhi”, così cantano i bambini attorno al loro “padre”, “il Santo Padre”.

Poi, due toccanti testimonianze, semplici ma che colpiscono il cuore: quella di un operatore e di un’operatrice. Sono Panthaléon Patrice Etogo, insegnante, e Christine Awulbe, una cuoca dell’orfanotrofio. Panthaléon Patrice Etogo, oggi insegna qui, nell’orfanotrofio, ma un tempo era un alunno in questa casa. Il ringraziamento a tutto ciò che hanno operato in lui, le Figlie di Maria di Yaoundé. Alla fine, il suo presente da insegnante: l’impegno a promuovere una “educazione per tutti”, senza esclusione alcuna. La signora Awulbe, invece, si sofferma sull’importanza che ha avuto per tutto il centro, suor Marie Bernard Ekoumou Obe, Figlia di Maria di Yaoundé e fondatrice del Centro Comunitario, deceduta nel 2016: figura- simbolo per tutti, amata e ricordata sempre per il suo impegno con i bambini orfani.

Ed ecco, le parole del papa che conosce bene e che apprezza il grande lavoro delle religiose che con amore custodiscono questa casa in cui il Signore “vuole manifestarvi la sua tenerezza e stringervi al suo cuore, e anch’io desidero farlo, nel suo nome”. Si tratta di una vera “famiglia” - così la definisce papa Leone XIV - in cui vi sono “fratelli e sorelle che condividono con voi una storia dolorosa. E in questa famiglia il vostro Fratello maggiore è Gesù! Questa fraternità riunita attorno a Lui vi rende forti, vi aiuta a portare insieme i pesi della vita e vi fa sperimentare la vera gioia”. Lo sguardo del pontefice, allora, si amplia: parla di un “mondo spesso segnato dall’indifferenza e dall’egoismo”. Ed è allora che “questa casa ci ricorda che siamo tutti custodi dei nostri fratelli e delle nostre sorelle, e che, nella grande famiglia di Dio, nessuno è mai uno straniero o un dimenticato, per quanto piccolo possa essere” precisa il pontefice.

Il papa si rivolge ai tanti bambini ospiti della struttura: vite segnate da “prove difficili” (così le definisce papa Leone XIV) perché alcuni “hanno conosciuto il dolore dell’assenza attraverso la perdita dei genitori o dei propri cari. Altri hanno sperimentato la paura, il rifiuto, l’abbandono, la mancanza, l’incertezza”. Ma queste ferite richiamano comunque - per il papa - “a un futuro più grande”: “Siete portatori di una promessa. Perché là dove può esserci miseria, sofferenza o ingiustizia, Dio è presente e conosce i vostri volti, vi è vicinissimo”. E alla conclusione, il pensiero corre a tutti gli operatori della struttura: “Tramite voi si manifesta la tenerezza di Dio, una tenerezza fedele, che non viene meno nelle prove e non delude mai”.

Al papa viene donato, infine, un cuore di legno, intarsiato. E' il cuore dei bambini che viene donato al pontefice. E il pontefice dona una statua di san Giuseppe che tiene in braccio il Bambino Gesù benedicente: in questo piccolo ma grande dono, lo specchio di tutta quella segnata infanzia dei bambini del mondo e tutta la paterna attenzione per loro espressa dal Vangelo e dalla Chiesa.

Al termine della visita, dopo la recita del Padre Nostro e la benedizione, papa Leone XIV si trasferirà in auto alla sede della Conferenza Episcopale Nazionale del Camerun per l’incontro privato con i Vescovi per poi raggiungere la Nunziatura Apostolica.
(fonte: ACI Stampa, articolo di Marco Mancini e Antonio Tarallo 15/04/2026)


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Testi e video integrali

Arrivo all’Aeroporto Internazionale di Yaoundé-Nsimalen
CERIMONIA DI BENVENUTO

Al Suo arrivo, all’aeroporto internazionale di Yaoundé-Nsimalen, il Santo Padre è accolto dal Primo Ministro del Camerun, S.E. il Signor Joseph Dion Ngute. Due bambini porgono un omaggio floreale al Pontefice.
Dopo l’esecuzione degli Inni, l’Onore alle Bandiere e il passaggio della Guardia d’Onore, ha luogo la presentazione delle rispettive Delegazioni.



Al termine della cerimonia, il Santo Padre si trasferisce in auto al Palazzo Presidenziale per la Visita di Cortesia al Presidente della Repubblica del Camerun, S.E. il Signor Paul Biya.


VISITA DI CORTESIA AL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA nel Palazzo Presidenziale

Al Palazzo Presidenziale, il Papa è accolto dal Direttore del Gabinetto / Ministro Segretario Generale della Presidenza, che lo accompagna al Bureau du Président, dove lo attendono il Presidente della Repubblica e la consorte.
Ha poi luogo un incontro privato, seguito dallo scambio dei doni.




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INCONTRO CON LE AUTORITÀ, CON LA SOCIETÀ CIVILE E CON IL CORPO DIPLOMATICO nel Palazzo Presidenziale

Alle ore 17.05 locali, ha luogo l’Incontro con le Autorità, la Società Civile e il Corpo Diplomatico nel Palazzo Presidenziale.
Dopo le parole del Presidente della Repubblica, il Santo Padre pronuncia il Suo discorso.



Pubblichiamo di seguito le parole che Leone XIV rivolge ai presenti:


Signor Presidente,
distinte Autorità e membri del Corpo Diplomatico,
Signore e Signori!

Ringrazio di cuore per la calorosa accoglienza riservatami e per le parole di benvenuto che mi sono state rivolte. È con profonda gioia che mi trovo in Camerun, spesso definito «Africa in miniatura» per la ricchezza dei suoi territori, delle sue culture, delle sue lingue e delle sue tradizioni. Questa varietà non è una fragilità: è un tesoro. Costituisce una promessa di fraternità e un solido fondamento per costruire una pace duratura.

Vengo tra voi come pastore e come servitore del dialogo, della fraternità e della pace. La mia visita esprime l’affetto del successore di Pietro per tutti i camerunesi, nonché il desiderio di incoraggiare ciascuno a proseguire, con entusiasmo e perseveranza, nella costruzione del bene comune. Viviamo un tempo, infatti, in cui la rassegnazione dilaga e il senso di impotenza tende a paralizzare il rinnovamento che i popoli avvertono profondamente. Quanta fame e sete di giustizia! Quanta sete di partecipazione, di visioni, di scelte coraggiose e di pace! È mio grande desiderio raggiungere il cuore di tutti, in particolare dei giovani, chiamati a dare forma, anche politica, a un mondo più equo. Intendo inoltre manifestare la volontà di rafforzare i legami di cooperazione tra la Santa Sede e la Repubblica del Camerun, fondati sul rispetto reciproco, sulla dignità di ogni persona umana e sulla libertà religiosa.

Il Camerun conserva nella memoria le visite dei miei Predecessori: quella di San Giovanni Paolo II, messaggero di speranza per tutti i popoli dell’Africa, e quella di Benedetto XVI, che ha sottolineato l’importanza della riconciliazione, della giustizia e della pace, nonché la responsabilità morale dei governanti. So che questi momenti hanno segnato la vostra storia nazionale, come esortazioni impegnative allo spirito di servizio, all’unità e alla giustizia. Possiamo quindi interrogarci: a che punto siamo? In che modo la Parola che ci è stata annunciata ha portato frutto? E che cosa resta da fare?

Sant’Agostino, milleseicento anni fa, scriveva parole di grande attualità: «Coloro che comandano sono a servizio di coloro ai quali apparentemente comandano. Non comandano infatti nella brama del signoreggiare ma nel dovere di provvedere, non nell’orgoglio dell’imporsi, ma nella compassione del premunire» (De civitate Dei, XIX, 14). In questa prospettiva, servire il proprio Paese significa dedicarsi con mente lucida e coscienza integra al bene comune di tutto il popolo: della maggioranza, delle minoranze e della loro reciproca armonia.

Oggi, come molte altre Nazioni, il vostro Paese sta attraversando prove complesse. Le tensioni e le violenze che hanno colpito alcune regioni del Nord-Ovest, del Sud-Ovest e dell’Estremo Nord hanno provocato profonde sofferenze: vite perdute, famiglie sfollate, bambini privati della scuola, giovani che non vedono un futuro. Dietro le statistiche ci sono volti, storie, speranze ferite. Di fronte a situazioni così drammatiche, all’inizio dell’anno in corso ho invitato l’umanità a rifiutare la logica della violenza e della guerra, per abbracciare una pace fondata sull’amore e sulla giustizia. Una pace che sia disarmata, cioè non fondata sulla paura, sulla minaccia o sugli armamenti; e disarmante, perché capace di risolvere i conflitti, di aprire i cuori e di generare fiducia, empatia e speranza. La pace non può essere ridotta a slogan: va incarnata in uno stile, personale e istituzionale, che ripudi ogni forma di violenza. Per questo ribadisco con forza: «Il mondo ha sete di pace […]. Basta guerre, con i loro dolorosi cumuli di morti, distruzioni, esuli!» (Discorso in presenza dei capi religiosi in occasione dell’Incontro Mondiale per la Pace, 28 ottobre 2025). Questo grido vuol essere un appello alla volontà di contribuire a una pace autentica, anteponendola a qualunque interesse di parte.

La pace, infatti, non si decreta: si accoglie e si vive. È un dono di Dio, che si sviluppa in un’opera paziente e collettiva. È responsabilità di tutti, in primo luogo delle autorità civili. Governare significa amare il proprio Paese e anche i Paesi vicini; vale anche nelle relazioni internazionali il comandamento: ama il tuo prossimo come te stesso! Governare significa ascoltare realmente i cittadini, stimare la loro intelligenza e la loro capacità di contribuire a costruire soluzioni durature ai problemi. Papa Francesco ha indicato la necessità di superare «quell’idea delle politiche sociali concepite come una politica verso i poveri, ma mai con i poveri, mai dei poveri e tanto meno inserita in un progetto che riunisca i popoli» (Discorso ai partecipanti al 3° Incontro Mondiale dei Movimenti Popolari, 5 novembre 2016).

In questo cambio di approccio, la società civile è da considerare una forza vitale per la coesione nazionale. È un passaggio a cui anche il Camerun è pronto! Associazioni, organizzazioni di donne e di giovani, sindacati, ONG umanitarie, leader tradizionali e religiosi: tutti svolgono un ruolo insostituibile nella tessitura della pace sociale. Sono loro i primi a intervenire quando sorgono tensioni; sono loro che accompagnano gli sfollati, sostengono le vittime, aprono spazi di dialogo e incoraggiano la mediazione locale. La loro vicinanza al territorio permette di comprendere le cause profonde dei conflitti e di intravvedere risposte adeguate. La società civile contribuisce inoltre a formare le coscienze, a promuovere la cultura del dialogo e il rispetto delle differenze. In questo modo, è al suo interno che si prepara un futuro meno esposto all’incertezza. Vorrei sottolineare con gratitudine il ruolo delle donne. Spesso, purtroppo, sono le prime vittime di pregiudizi e violenze, eppure restano instancabili artefici di pace. Il loro impegno nell’istruzione, nella mediazione e nella ricostruzione del tessuto sociale è ineguagliabile e rappresenta un freno alla corruzione e agli abusi di potere. Anche per questo la loro voce deve essere pienamente riconosciuta nei processi decisionali.

Davanti a tanta generosa dedizione all’interno della società, la trasparenza nella gestione delle risorse pubbliche e il rispetto dello Stato di diritto sono essenziali per ripristinare la fiducia. È tempo di osare un esame di coscienza e un coraggioso salto di qualità. Istituzioni giuste e credibili diventano pilastri di stabilità. L’autorità pubblica è chiamata ad essere ponte, mai fattore di divisione, anche dove sembra regnare l’insicurezza. La sicurezza è una priorità, ma va sempre esercitata nel rispetto dei diritti umani, unendo rigore e magnanimità, con particolare attenzione ai più vulnerabili. Una pace autentica nasce quando ciascuno si sente protetto, ascoltato e rispettato, quando la legge è un argine sicuro all’arbitrio del più ricco e del più forte.

A ben vedere, fratelli e sorelle, le alte cariche che ricoprite esigono una duplice testimonianza. La prima testimonianza si realizza nella collaborazione tra i diversi organi e livelli amministrativi dello Stato a servizio del popolo e specialmente dei più poveri; la seconda testimonianza si realizza collegando le vostre responsabilità istituzionali e professionali a un’integra condotta di vita (cfr Discorso ai Prefetti della Repubblica Italiana, 16 febbraio 2026). Perché si affermino la pace e la giustizia, infatti, occorre rompere le catene della corruzione, che sfigurano l’autorità, svuotandola di autorevolezza. Occorre liberare il cuore da quella sete di guadagno che è idolatria: il vero guadagno è lo sviluppo umano integrale, ossia la crescita equilibrata di tutti gli aspetti che rendono la vita in questa terra una benedizione.

Il Camerun possiede le risorse umane, culturali e spirituali necessarie per superare le prove e i conflitti e avanzare verso un futuro di stabilità e prosperità condivisa. Bisogna che l’impegno comune a favore del dialogo, della giustizia e dello sviluppo integrale trasformi le ferite del passato in sorgenti di rinnovamento. Come dicevo, i giovani rappresentano la speranza del Paese e della Chiesa. La loro energia e la loro creatività sono ricchezze inestimabili. Naturalmente, quando disoccupazione ed esclusione persistono, la frustrazione può generare violenza. Investire nell’istruzione, nella formazione e nell’imprenditorialità dei giovani è allora una scelta strategica per la pace. È l’unico modo per contenere l’emorragia di meravigliosi talenti verso altre regioni del Pianeta. È anche il solo modo di contrastare le piaghe della droga, della prostituzione e dell’apatia, che devastano troppe giovani vite, in modo sempre più drammatico.

Grazie a Dio, ai giovani camerunesi non manca una profonda spiritualità, che resiste ancora all’omologazione del mercato. Si tratta di un’energia che rende preziosi i loro sogni, radicati nelle profezie che alimentano la loro preghiera e i loro cuori. Le tradizioni religiose, quando non vengono stravolte dal veleno dei fondamentalismi, ispirano profeti di pace, giustizia, perdono e solidarietà. Favorendo il dialogo interreligioso e coinvolgendo i leader religiosi nelle iniziative di mediazione e riconciliazione, la politica e la diplomazia possono avvalersi di forze morali in grado di placare le tensioni, di prevenire le radicalizzazioni e di promuovere una cultura di stima e rispetto reciproco. La Chiesa cattolica in Camerun, attraverso le sue opere educative, sanitarie e caritative, desidera continuare a servire tutti i cittadini senza distinzioni. Desidera collaborare lealmente con le autorità civili e con tutte le forze vive della nazione per promuovere la dignità umana e la riconciliazione. Dove possibile, intende facilitare la cooperazione con altri Paesi e i legami fra i camerunesi nel mondo e le loro comunità di provenienza.

Che Dio benedica il Camerun, sostenga i suoi dirigenti, ispiri la società civile, illumini il lavoro del Corpo diplomatico e conceda a tutto il popolo camerunese – cristiani e non cristiani, responsabili politici e cittadini – di accogliere il Regno di Dio, costruendo insieme un futuro di giustizia e di pace.


Al termine dell’incontro, alle ore 17.35 locali, si trasferisce in auto all’Orfanotrofio Ngul Zamba. 

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VISITA ALL’ORFANOTROFIO NGUL ZAMBA

Alle ore 17:45 locali, il Papa arriva all’Orfanotrofio Ngul Zamba, dove viene accolto dalla responsabile della struttura, la Superiora Generale della Congregazione delle Figlie di Maria.

La Superiora lo accompagna nella sala principale, dove sono presenti i bambini e gli operatori dell’orfanotrofio.
Dopo il canto di benvenuto, seguono le parole della Superiora Generale, la testimonianza di tre bambini, un canto eseguito dai bambini e le testimonianze di un operatore e di un’operatrice.

Pubblichiamo di seguito le parole che il Papa rivolge ai presenti nel corso della Visita all’ Orfanotrofio:




Cari bambini, cari amici,

sono molto felice di entrare in questo Orfanotrofio che è diventato per voi la vostra casa. In questo luogo, è innanzitutto il vostro Padre del Cielo che vi accoglie con amore come suoi figli. Egli vuole manifestarvi la sua tenerezza e stringervi al suo cuore, e anch’io desidero farlo, nel suo Nome. Voi formate una vera famiglia e qui incontrate fratelli e sorelle che condividono con voi una storia dolorosa. E in questa famiglia il vostro Fratello maggiore è Gesù! Questa fraternità riunita attorno a Lui vi rende forti, vi aiuta a portare insieme i pesi della vita e vi fa sperimentare la vera gioia.

In un mondo spesso segnato dall’indifferenza e dall’egoismo, questa casa ci ricorda che siamo tutti custodi dei nostri fratelli e delle nostre sorelle, e che, nella grande famiglia di Dio, nessuno è mai uno straniero o un dimenticato, per quanto piccolo possa essere.

Cari bambini, so che molti di voi hanno attraversato prove difficili. Alcuni hanno conosciuto il dolore dell’assenza attraverso la perdita dei genitori o dei propri cari. Altri hanno sperimentato la paura, il rifiuto, l’abbandono, la mancanza, l’incertezza. Siete chiamati a un futuro più grande delle vostre ferite. Siete portatori di una promessa. Perché là dove può esserci miseria, sofferenza o ingiustizia, Dio è presente e conosce i vostri volti, vi è vicinissimo. Il Vangelo ci ricorda che Gesù aveva una speciale benevolenza per i bambini come voi, li metteva al centro. Sappiate che Lui guarda ognuno di voi, oggi, con lo stesso affetto.

Vorrei anche salutare con gratitudine tutti coloro che accompagnano questi bambini: i responsabili, gli educatori, il personale, i volontari e, naturalmente, le suore. Il vostro fedele impegno è una bella testimonianza di amore. Prendendovi cura di questi piccoli bambini, pregustate la gioia promessa dal Signore a chi serve i piccoli (cfr Mt 25,40). La vostra premura ha il volto della misericordia divina. Attraverso di essa e la vostra dedizione, offrite ben più di un sostegno materiale: offrite a questi bambini una presenza, un ascolto, una famiglia, un futuro. Tramite voi si manifesta la tenerezza di Dio, una tenerezza fedele, che non viene meno nelle prove e non delude mai. Vi ringrazio per tutto ciò che fate e vi invito a perseverare con coraggio in questa bella opera intrapresa.

Mentre con tutto il cuore vi do la mia benedizione, affido ciascuno di voi alla protezione della Vergine Maria, nostra Madre. Ella vegli sempre su di voi, vi consoli nei momenti di tristezza e vi aiuti a crescere come veri amici del suo Figlio Gesù.


Al termine della visita, dopo la recita del Padre Nostro e la Benedizione, il Santo Padre si trasferisce in auto alla sede della Conferenza Episcopale Nazionale del Camerun per l’incontro privato con i Vescovi del Camerun per poi raggiungere la Nunziatura Apostolica.

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INCONTRO PRIVATO CON I VESCOVI DEL CAMERUN 

All’ingresso principale della Conferenza episcopale nazionale (Cenc), il Pontefice è stato accolto dall’arcivescovo presidente, Andrew Nkea Fuanya, ordinario di Bamenda che lo ha accompagnato nella sala dove erano riuniti i presuli del Paese insieme con gli emeriti.


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Vedi anche il post precedente:



VIAGGIO APOSTOLICO DI LEONE XIV pellegrino nel Continente africano - 15/04/2026 Gli incontri della mattina - Papa Leone XIV in volo verso il Camerun ai giornalisti: «In Algeria una bellissima opportunità per costruire ponti e dialogo»


VIAGGIO APOSTOLICO DI SUA SANTITÀ PAPA LEONE XIV
IN ALGERIA, CAMERUN, ANGOLA E GUINEA EQUATORIALE

13-23 APRILE 2026


Mercoledì 15 aprile 2026

ALGERI – YAOUNDÉ

09:40 CERIMONIA DI CONGEDO all’Aeroporto Internazionale di Algeri “Houari Boumédiène”
10:10 Partenza dall’Aeroporto di Algeri per Yaoundé
INCONTRO CON I GIORNALISTI durante il volo  

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Leone XIV pellegrino nel Continente africano - Algeria
Gli incontri di mercoledì pomeriggio

Papa Leone XIV lascia l’Algeria: in volo verso il Camerun per la seconda tappa del viaggio africano 


Prosegue il viaggio apostolico di Papa Leone XIV nel continente africano. L’aereo con a bordo il Pontefice è in partenza dall’Algeria, diretto in Camerun, seconda tappa di una visita pastorale che entra oggi nel suo terzo giorno.

Prima della cerimonia ufficiale di congedo all’aeroporto di Algeri, il Papa ha avuto un breve incontro privato con il presidente Abdelmadjid Tebboune. Un momento riservato che ha preceduto il decollo verso Yaoundé, dove l’arrivo è previsto dopo circa cinque ore di volo.

Subito dopo la partenza, il Pontefice ha fatto pervenire al Presidente della Repubblica Democratica Popolare di Algeria un telegramma di ringraziamento. “Esprimo la mia profonda gratitudine a Vostra Eccellenza e a tutto il caro popolo algerino per la calorosa accoglienza e l’ospitalità che mi sono state riservate durante la mia visita”, ha detto il Papa concludendo il telegramma con un’invocazione di pace sulla Nazione.

La tappa camerunense si inserisce nel programma di un viaggio iniziato sulle orme di Sant’Agostino in Algeria e proseguirà fino al 18 aprile. Durante la permanenza, il Pontefice soggiornerà nella capitale ma visiterà anche Douala, cuore economico del Paese, e Bamenda, nel nord-ovest, una delle aree più colpite dal conflitto civile in corso dal 2013, che ha causato migliaia di vittime e centinaia di migliaia di sfollati.

Tra gli appuntamenti principali spicca la celebrazione eucaristica allo Japoma Stadium, dove sono attese circa 600mila persone, in quello che si preannuncia come il momento culminante della visita.

Il Camerun ha già accolto in passato i Successori di Pietro: San Giovanni Paolo II vi si recò nel 1985 e nel 1995, mentre Benedetto XVI visitò il Paese nel 2009, nell’ambito di un viaggio apostolico che toccò anche l’Angola.

Il viaggio di Papa Leone XIV si inserisce così nel solco della tradizione delle visite pontificie in Africa, con un’attenzione particolare ai contesti segnati da tensioni e crisi umanitarie.
(fonte: Faro di Roma, articolo di Letizia Lucarelli 15/04/2026)

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Leone XIV: in Algeria una bellissima opportunità
per costruire ponti e dialogo

Sul volo da Algeri a Yaoundé, in Camerun, il Papa saluta i giornalisti e traccia un bilancio della prima tappa del viaggio apostolico: “Una visita benedetta”. Ringrazia le autorità algerine e la Chiesa locale “piccola ma significativa”, ribadisce l’attualità del messaggio di Sant’Agostino a “cercare l’unità tra tutti i popoli e il rispetto reciproco nonostante le differenze” e ricorda la visita in Moschea: “Nonostante credenze diverse e modi diversi di pregare, possiamo vivere insieme in pace"


“Un viaggio e una visita davvero benedetta”, oltre che “una bellissima opportunità per continuare a costruire ponti e promuovere il dialogo”. È un Papa che non nasconde emozione ed entusiasmo mentre commenta i due giorni appena trascorsi in Algeria, prima tappa del viaggio apostolico in Africa che oggi prosegue in Camerun e, nei prossimi giorni, in Angola e Guinea Equatoriale.

“Spero che siate riposati”

Meno di quindici minuti dopo il decollo dell’Airbus di Ita Airways da Algeri verso il Camerun, Leone XIV torna a salutare i circa 70 giornalisti di tutto il mondo che lo seguono nella trasferta internazionale. Un breve saluto al microfono, non una conferenza stampa, giusto per ribadire la gratitudine per il lavoro svolto durante i due giorni nel Paese nordafricano e terra di Sant’Agostino (“Spero che siate tutti riposati e pronti per questa prossima tappa del viaggio”), per la prima volta visitate da un Pontefice, e tracciare un bilancio di queste prime giornate che – afferma – sono state “una bellissima opportunità di continuare a costruire ponti e promuovere il dialogo”.

Il grazie alle autorità algerine

Anzitutto, il Papa vuole inviare tramite i media mondiali un ringraziamento a tutte le autorità algerine che hanno reso possibile la visita, mettendo pure a disposizione una scorta durante il sorvolo dello spazio aereo algerino. “È un segno della bontà, della generosità e del rispetto che il popolo algerino e il governo algerino hanno voluto mostrare alla Santa Sede e a me personalmente”.

Una Chiesa piccola ma significativa

Gratitudine Leone XIV la esprime anche alla Chiesa cattolica in Algeria, “piccola ma molto significativa”. Ripercorre, quindi, le “visite speciali” avute il 13 e 14 aprile alla Basilica di Notre-Dame d’Afrique ad Algeri e alla Basilica di Sant’Agostino ad Annaba, sulla collina che domina la città moderna sia le rovine dell’antica città romana di Ippona. Secondo il Pontefice, tutto questo ha “un forte valore simbolico”, perché Sant’Agostino, vescovo di Ippona per più di trent’anni, “è una figura che viene dal passato e ci parla di tradizione, ci parla della vita della Chiesa nei primi secoli del suo sviluppo”, ma, al contempo, rimane una “figura estremamente importante ancora oggi”.

L’attualità di Sant’Agostino

Gli scritti, l’insegnamento, la spiritualità, l’“invito a cercare Dio e a cercare la verità” sono “un messaggio di cui abbiamo tanto bisogno nel mondo contemporaneo, un messaggio molto attuale per tutti noi, credenti in Gesù Cristo, ma anche per ogni persona”, assicura Papa Leone XIV. E ci tiene a ribadire il fatto che il popolo algerino, la stragrande maggioranza del quale non è cristiano, “onora e rispetta profondamente la memoria di Sant’Agostino come uno dei grandi figli della loro terra”.

Costruire unità e rispetto

Per un Papa che da subito si è dichiarato “figlio di Sant’Agostino”, è stata quindi “una grazia particolare” poter ritornare ad Annaba e “offrire alla Chiesa e al mondo” la visione del grande padre della Chiesa: “Quella della ricerca di Dio e dello sforzo di costruire la comunità, di cercare l’unità tra tutti i popoli e il rispetto reciproco nonostante le differenze”.

Vivere in pace nonostante le differenze

Un messaggio che lui stesso ha provato a rendere concreto nei diversi appuntamenti di questi giorni algerini. Uno su tutti la “significativa” visita alla Grande Moschea che ha mostrato come “sebbene abbiamo credenze diverse, modi diversi di pregare e di vivere, possiamo comunque vivere insieme in pace”. “Promuovere questa immagine è qualcosa di cui il mondo ha bisogno oggi, e che possiamo continuare a offrire insieme con la nostra testimonianza mentre proseguiamo questo viaggio apostolico”, conclude Papa Leone.

Da qui gli auguri ai giornalisti di “un viaggio meraviglioso”: “È bello rivedervi tutti. Grazie ancora una volta per il vostro servizio”.
(fonte: Vatican News, articolo di Salvatore Cernuzio 15/04/2026)


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Testi e video integrali

PARTENZA e CERIMONIA DI CONGEDO all’Aeroporto Internazionale di Algeri “Houari Boumédiène” 

Alle ore 09:15 Dopo aver celebrato la Santa Messa in privato ed essersi congedato dalla Nunziatura Apostolica, il Santo Padre ha visitato brevemente l’Asilo Notre Dame d’Afrique, gestito dalle Suore Missionarie della carità. I bambini hanno messo in scena un breve spettacolo per il Papa, che al termine della visita ha salutato loro e le sorelle. Quindi il Santo Padre si è trasferito in auto all’Aeroporto Internazionale di Algeri Houari Boumédiéne per la cerimonia di congedo dall’Algeria.

Al suo arrivo il Papa è stato accolto dal Presidente della Repubblica Democratica Popolare di Algeria, S.E. il Signor Abdelmadjid Tebboune, all’ingresso del Salon d’Honneur. Insieme hanno raggiunto la VIP room per un incontro privato, al quale è seguita la cerimonia di congedo.

Dopo l’esecuzione degli inni, l’Onore alle Bandiere, il passaggio della Guardia d’Onore e il saluto delle rispettive Delegazioni, Leone XIV è salito a bordo di un Airbus A330-900neo di ITA Airways ed è partito alle ore 10:16 locali alla volta del Camerun.


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INCONTRO CON I GIORNALISTI durante il volo 

Sull’aereo che lo portava in Camerun Leone XIV ha rivolto alcune parole di saluto ai presenti sul volo che pubblichiamo di seguito:


Buongiorno a tutti! Spero che siate tutti riposati e pronti per questa prossima tappa del nostro viaggio.

Sono lieto di salutarvi tutti questa mattina, dopo quelli che, a mio avviso, sono stati un viaggio e una visita in Algeria davvero benedetti. E vorrei iniziare esprimendo un ringraziamento a tutte le autorità algerine, che hanno reso possibile questa visita. Come avete visto, ci hanno persino concesso l’onore di una scorta mentre sorvoliamo lo spazio aereo algerino. È un segno della bontà, della generosità, del rispetto che il popolo algerino e il governo algerino hanno voluto mostrare alla Santa Sede, a me stesso. Desidero quindi rivolgere loro un ringraziamento. Così come un ringraziamento va alla presenza, molto piccola ma molto significativa, della Chiesa Cattolica in Algeria.

Abbiamo avuto, come sapete, alcune visite molto speciali sia nella Basilica di Notre Dame d’Afrique, sia ieri ad Annaba, nella Basilica di Sant’Agostino, sulla collina che domina sia la città moderna di Annaba, sia le rovine della città romana di Ippona. E questo di per sé, direi, è anche simbolicamente significativo, perché Sant'Agostino, che fu vescovo, come sapete, di Ippona per più di trent'anni, è in realtà una figura che oggi, da un lontano passato, ci parla di tradizione, ci parla della vita della Chiesa, di come la Chiesa è cresciuta nei primi secoli. Ancora oggi è una figura di grande rilievo, poiché i suoi scritti, il suo insegnamento, la sua spiritualità, il suo invito a cercare Dio e a cercare la verità sono elementi di cui c'è grande bisogno nel nostro tempo; un messaggio che è molto attuale per tutti noi oggi, come credenti in Gesù Cristo, ma anche per ogni persona.

E come avete visto, anche il popolo algerino, la cui grande maggioranza non è cristiana, onora e rispetta profondamente la memoria di sant’Agostino, come di uno dei grandi figli della propria terra. È stata quindi una benedizione speciale per me personalmente tornare ancora una volta ad Annaba ieri, ma anche offrire alla Chiesa e al mondo una visione che sant’Agostino ci offre in termini di ricerca di Dio e di lotta per costruire comunità, per cercare l’unità tra tutti i popoli e il rispetto per tutti i popoli nonostante le differenze.

Quindi, in questi due giorni in Algeria, penso che abbiamo davvero avuto una meravigliosa opportunità di continuare a costruire ponti, a promuovere il dialogo. Penso che la visita alla Moschea [di Algeri] sia stata significativa e che abbia dimostrato che, sebbene abbiamo credenze diverse, modi diversi di pregare e modi diversi di vivere, possiamo convivere in pace. E dunque penso che promuovere questo tipo di visione sia qualcosa di cui il mondo ha bisogno oggi, e che insieme possiamo continuare a offrirla nella nostra testimonianza mentre proseguiamo questo viaggio apostolico.

Vi auguro un ottimo viaggio. È stato bello vedervi tutti. Grazie ancora per il vostro servizio, grazie!

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Vedi anche il post precedente:


VIAGGIO APOSTOLICO DI LEONE XIV pellegrino nel Continente africano - Algeria 14/04/2026 In un minuto la seconda giornata del Papa in Algeria


VIAGGIO APOSTOLICO DI SUA SANTITÀ PAPA LEONE XIV
IN ALGERIA, CAMERUN, ANGOLA E GUINEA EQUATORIALE

13-23 APRILE 2026
Martedì 14 aprile 2026

ALGERI – ANNABA – ALGERI

09:20 Partenza in aereo dall’Aeroporto Internazionale di Algeri “Houari Boumédiène” per Annaba
10:30 Arrivo all’Aeroporto Internazionale di Annaba “Rabah Bitat”
11:00 VISITA AL SITO ARCHEOLOGICO DI IPPONA
A CASA DI ACCOGLIENZA PER ANZIANI DELLE PICCOLE SORELLE DEI POVERI
12:10 INCONTRO PRIVATO CON I MEMBRI DELL’ORDINE AGOSTINIANO nella Casa della Comunità Agostiniana

15:30 SANTA MESSA nella Basilica di Sant’Agostino
18:00 Partenza in aereo dall’Aeroporto Internazionale di Annaba “Rabah Bitat” per Algeri
19:10 Arrivo all’Aeroporto Internazionale di Algeri “Houari Boumédiène”


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Leone XIV pellegrino nel Continente africano - Algeria

In un minuto la seconda giornata del Papa in Algeria 

Dalla visita al sito archeologico di Ippona, nei luoghi di sant’Agostino, all’incontro con gli anziani della Casa di accoglienza delle Piccole Sorelle dei Poveri, fino alla Messa nella Basilica di Sant’Agostino ad Annaba. In un video le immagini più significative del secondo giorno del viaggio apostolico in Africa


Seconda giornata in Algeria per Papa Leone XIV, con la tappa ad Annaba. Dopo la partenza in aereo da Algeri e l’arrivo in mattinata, il Pontefice ha raggiunto il sito archeologico dell’antica Ippona, città nella quale sant’Agostino ha esercitato il suo ministero episcopale, fra il IV e V secolo. Qui, dopo essere stato accolto dalle autorità locali e da un responsabile del sito, ha deposto una corona di fiori e ha piantato un ulivo. Poi si è raccolto in preghiera, mentre la corale dell’Istituto della Musica di Annaba ha eseguito canti ispirati ai testi agostiniani sulla pace e la fratellanza.

Successivamente, il Papa si è recato nella Casa di accoglienza delle Piccole Sorelle dei Poveri, sulla collina di Annaba. In un clima semplice e familiare, il Papa ha incontrato gli anziani ospiti, ringraziando le religiose e il personale per il servizio quotidiano. “Qui abita Dio, perché dove c’è amore e servizio, lì c’è Dio”, ha affermato, sottolineando il valore della fraternità vissuta nella concretezza della vita e ricordando che proprio nei gesti di cura e condivisione si costruisce un mondo di pace.

Nel pomeriggio, nella basilica di Sant’Agostino, Leone XIV ha presieduto la Messa, la prima del viaggio apostolico in Africa. Nell’omelia il Papa ha parlato di unità, spiegando che "la fede nell’unico Dio, Signore del cielo e della terra, unisce gli uomini secondo una giustizia perfetta, che invita tutti alla carità, cioè ad amare ogni creatura con l’amore che Dio ci dona in Cristo". E prima di congedarsi, alla comunità cristiana in Algeria, ha indicato la via della concordia, della carità e della testimonianza umile, invitando a essere presenza discreta ma viva, “come un granello di incenso incandescente” che diffonde il suo profumo.





(fonte: Vatican News, articolo di Tommaso Chieco 14/04/2026)


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Vedi anche i post precedenti: