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venerdì 3 dicembre 2021

Vangelo del Giorno 3 Dicembre 2021 della I settimana di Avvento Commentato da PAPA FRANCESCO - Scegliere di vivere come figli della luce e camminare nella luce

In questo periodo di Avvento vi proponiamo l'ascolto del Vangelo di ogni giorno con il commento di Papa Francesco.

Venerdì della I settimana di Avvento

Dal Vangelo secondo Matteo Mt 9,27-31

    In quel tempo, mentre Gesù si allontanava, due ciechi lo seguirono gridando: «Figlio di Davide, abbi pietà di noi!». Entrato in casa, i ciechi gli si avvicinarono e Gesù disse loro: «Credete che io possa fare questo?». Gli risposero: «Sì, o Signore!». Allora toccò loro gli occhi e disse: «Avvenga per voi secondo la vostra fede». E si aprirono loro gli occhi. Quindi Gesù li ammonì dicendo: «Badate che nessuno lo sappia!». Ma essi, appena usciti, ne diffusero la notizia in tutta quella regione.


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Scegliere di vivere come figli della luce e camminare nella luce

Guarda il video
(prodotto da Vangelo di Vita)




“Le religioni al servizio della fraternità umana nel mondo”. Riflessione sul cap. 8 di Fratelli tutti a cura di Egidio Palumbo, Carmelitano (VIDEO INTEGRALE)

“Le religioni al servizio 
della fraternità umana nel mondo”
Riflessione sul cap. 8 di Fratelli tutti
a cura di Egidio Palumbo,
Carmelitano
(VIDEO INTEGRALE)

Ottavo e ultimo dei Mercoledì della Spiritualità 2021
tenuto il 1 dicembre 2021
e promossi dalla
Fraternità Carmelitana
di Barcellona Pozzo di Gotto


RISCOPRIRE IL VOLTO FRATERNO DELL’UMANITÀ
A confronto con la “Fratelli tutti” di papa Francesco




1. Un proposta impegnativa
   Il capitolo VIII è l’ultimo dell’enciclica sociale Fratelli tutti. È un capitolo breve, composto da quindici paragrafi (nn. 271-285), a cui ne seguono due brevi (nn. 286-287) come conclusione a tutta l’enciclica. La brevità non sminuisce la portata impegnativa di questo capitolo, dove tutte le religioni, compresa quella cristiana, sono chiamate a dialogare e a collaborare tra di loro – nel segno dell’amicizia, della pace, dell’armonia e della condivisione di valori e di esperienze morali e spirituali «in uno spirito di verità e di amore» (n. 271) – per offrire il loro contributo alla costruzione della fraternità e alla difesa della giustizia nella società.
...
      Nella lettura del cap. VIII – testo molto chiaro e comprensibile – mi limito soltanto a qualche sottolineatura e annotazione.

    a) Per impegnarci in tale dialogo amicale e operativo, il papa pone un presupposto: il «riconoscimento del valore di ogni persona umana come creatura chiama ad essere figlio o figlia di Dio» (n. 271).

   b) Poi indica il fondamento ultimo, trascendente della fraternità universale (nn. 272-279): il riconoscimento della paternità universale di Dio (n. 272) che ci rende figli e figlie e perciò fratelli e sorelle tra di noi. È su questa esperienza fondante che si radica la fraternità universale. Ogni religione, compresa la cristiana, questo lo sa: l’amico o l’amica lo/la si sceglie, il fratello o la sorella lo/la si riceve e accoglie come dono dei genitori e di Dio Padre/Madre fonte e amante della vita.

    Le religioni, che sono vie di fede, di sapienza e di spiritualità, sono chiamate ad entrare nel dibattito pubblico – con mitezza e non con arroganza – per aiutare a riflettere che la ricerca di Dio Padre di tutti è un bene per le nostre società, perché ci libera dall’idolatria di noi stessi, dalla ricerca dei propri interessi di parte, dalla eccentricità del proprio ego, e ci aiuta a riscoprire il vero Senso della vita. Ecco: le religioni – compresa la religione cristiana che professa Gesù nostro Signore e nostro Fratello (cf. Eb 2,11-14; Mt 23,8; 12,46-50) – sono chiamate a far riscoprire agli uomini e alle donne del nostro tempo il Senso vero della vita, e di conseguenza il valore profetico della fraternità e della sororità.

    c) Infine papa Francesco nei nn. 281-284 tocca un “nervo scoperto” presente in tutte le religioni: la violenza, la tentazione di ricorrere alla “guerra santa” in nome di Dio, o meglio strumentalizzando – perché di questo si tratta – il nome santo di Dio; ma anche la violenza verbale che demonizza l’altro, che lo ferisce moralmente, che lo emargina. Nella storia tutto questo è successo: basti pensare alle guerre di religione, anche all’interno di una stessa confessione di fede, come quella cristiana, avvenute nel nostro occidente che si vanta di avere “radici” cristiane…

     E tutto questo accade anche oggi: c’è il fondamentalismo islamico di matrice terroristica, che non ha nulla a che vedere con l’islam religioso, pacifico e tollerante; c’è anche il fondamentalismo cristiano, intollerante, aggressivo e violento, tradizionalista (ma non ancorato alla vera Tradizione della Chiesa) e nostalgico del passato, incapace di dialogo e sempre propenso a strumentalizzare, per fini di consenso sociale e politico, i simboli cristiani del presepe e del crocifisso, senza però comprenderne il senso cristiano ed evangelico autentico, poiché non gli interessa confessare Cristo Gesù così come ce lo narrano i Vangeli (che sono normativi per la fede cristiana), gli interessa solo mostrarsi fanatico della tradizione cattolica, manipolata a proprio uso e consumo…

     Le religioni sono chiamate a prendere le distanze da tutto questo. Confessare nel culto e nella vita Dio Padre di tutti – e per i cristiani il Dio Padre di Gesù Cristo e nostro Padre – significa, rispettare la sacralità della vita, la dignità e la libertà degli altri e impegnarsi con amore per il benessere di tutti e per la pace tra i popoli (cf. n. 283), affinché si possa edificare una vera fraternità universale e un’autentica amicizia sociale.

GUARDA IL VIDEO
Intervento integrale


Guarda anche il video dei precedenti Mercoledì
- "ADAMO, DOVE SEI? SIAMO FRATELLI IN UMANITÀ"
Riflessione biblica introduttiva - don Carmelo Russo (VIDEO)


- “LE OMBRE DI UN MONDO CHIUSO”: LA FRATERNITÀ TRADITA
Riflessioni sulla Fratelli tutti, cap. 1 - Tindaro Bellinvia (VIDEO)


- Gesù, Buon Samaritano, ci rivela la vera umanità. Riflessione sul cap. 2 di Fratelli tutti - Alberto Neglia, ocarm (VIDEO)

- Valori che “aprono” il mondo. Riflessione sui capitoli 3-4 di Fratelli tutti (Vittorio Rocca)

- “La politica di cui c’è bisogno”. Riflessione sul cap. 5 di Fratelli tutti - Prof.ssa Maria Grazia Recupero

- “Una nuova cultura dell’incontro”. Riflessione sul cap. 6 di Fratelli tutti (Marcello Badalamenti) - VIDEO INTEGRALE 

- Perdono e nonviolenza: affrontare i conflitti - Riflessione sul cap. 7 di Fratelli tutti - Gregorio Battaglia, ocarm (VIDEO INTEGRALE)

AVVENTO - Perché "abbondi la vostra pace" anche il questo tempo - Messaggio di Mons. Corrado Lorefice, arcivescovo di Palermo

AVVENTO
Perché "abbondi la vostra pace"
anche il questo tempo
Messaggio di Mons. Corrado Lorefice,
arcivescovo di Palermo



    
     Carissime, Carissimi, 

   Vorrei proporvi per questo tempo di Avvento, che apre il nuovo anno liturgico, la bella e sempre attuale figura del profeta Daniele. 

    Daniele ha saputo testimoniare la sua fede, con audacia, fortezza e spirito di intelligenza, in un tempo e in una situazione certo non facile per lui e per il suo popolo deportato tra i pagani e assoggettato da un imperatore straniero. 

    La sua coerenza di fede e la sua capacità di discernimento dei segni dei tempi, lo rendono capace di letture profonde della storia e di grandi visioni. Attraverso l’interpretazione dei sogni - in particolare quelli che turbavano i giorni di Dario dei Medi e dei Persiani, re di quell’immenso impero che si estendeva dal Mare Arabico al Mar Nero, da Tebe a Samarcanda -, è sentinella della precarietà di ogni potere umano e di ogni dominio dell’uomo sull’uomo, testimone della libertà e del coraggio generati dalla fede in Dio Signore e Salvatore dell’intera storia umana. 

   Daniele attira per la sua incrollabile fede nella prova. Egli, anche nella fossa dei leoni, percepisce la presenza e la vicinanza del Dio che, grazie ai suoi silenti e discreti amici angeli, chiude e rende innocue le fauci voraginose delle fiere. 

   Egli loda e serve Dio anche nell’incomprensione e nella persecuzione, suscitando in Dario, re pagano, la stima umana e il rispetto del suo credo, tanto da affermare che il Dio di Daniele è «il Dio vivente, che rimane in eterno; il suo regno non sarà mai distrutto e il suo potere non avrà mai fine» (Dn 6,27), e a diramate una ‘bella notizia’ che anche oggi vorremo risuonasse nella ‘Casa comune’: «A tutti i popoli, nazioni e lingue, che abitano tutta la terra: “Abbondi la vostra pace”» (Dn 6,26). 

   Il profeta Daniele ci aiuta a vivere l’Avvento come un tempo opportuno per rinsaldare la fede, alzare lo sguardo e rivolgersi a Colui che viene per liberare, sopraggiunge per aprire cammini di pace, domina nella mitezza, presiede servendo, giudica con misericordia, salva dalla morte. 

   Apriamoci all’irruzione di «Colui che è, che era e che viene» (Ap 1,4), che «verrà e non tarderà» (Eb 10,37), il Signore Gesù, il Vivente, l’Emmanuele che abita tra noi e con noi. Concentriamo la nostra fiducia in Dio che continua ad essere il Veniente nel suo Figlio fattosi carne, morto, risorto e asceso al cielo; a venire nella nostra condizione umana, a ritornare nella nostra realtà terrena; a camminare insieme a noi e a percorrere le nostre strade. Fedele alle sue promesse: «Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo» (Mt 28, 20), fino a quando si realizzerà definitivamente la sua promessa: «Ritornerò» (Gv 14,3), e sarà definitiva «la sua manifestazione e il suo regno» (2Tm 4,1). 

   Dalla preziosa fonte della liturgia della Chiesa, l’Avvento ci è dato per riorganizzare il desiderio e l’attesa e per invocare la venuta del Signore Gesù. Anche quando il cielo sembra chiuso e la Terra sprofondare. «Confesso - scrive san Bernardo nei Discorsi sul Cantico dei cantici - che il Verbo mi ha visitato più volte. Benché sia spesso entrato in me, non l’ho mai sentito entrare. Ho sentito che era là, mi ricordo della sua presenza. Ma da dove sia venuto nella mia anima, o dove sia andato nel lasciarla, da dove sia entrato e uscito, confesso che oggi ancora lo ignoro. È solo grazie ai moti del mio cuore che mi sono reso conto della sua presenza. Finché vivrò, non cesserò di invocare, per richiamare in me il Verbo: “Ritorna!” (Ct 2,17). E ogni volta che se ne andrà, ripeterò questa invocazione, con il cuore ardente di desiderio». 

    Egli è venuto. Viene. Verrà. Giunge sempre nelle nostre stesse sembianze, avendo assunto una volta per sempre la condizione umana. Avendo percorso le nostre stesse vie, Egli che è la Via. Avendo assunto la nostra vita terrena, Egli che è la Vita. Egli che ci riconosce sempre e chiede di essere riconosciuto come Verità quando, stando alla porta, bussa e domanda di essere accolto (cfr Gv 14,6; Ap 3,20).

     Per questo ci viene chiesto di essere vigilanti, di non farci appesantire gli occhi del cuore, di rimanere desti, sobri (cfr Lc 21,34). Pronti a saper discernere i segni e i volti della sua venuta nell’oggi della storia, fino alla pienezza dei tempi e della sua manifestazione definitiva nella gloria. I segni sacramentali della sua presenza – le Scritture, i Sacramenti della Chiesa, la fraternità discepolare – e i volti di quanti ogni giorno, nonostante il peso loro imposto da cuori bramosi ed induriti, continuano ad alzare la testa, per non essere travolti dalle acque del male, e lo sguardo verso l’alto, perché i cieli «facciano piovere la giustizia, si apra la terra e produca la salvezza e germogli insieme la giustizia» (Is 45,8). Dolore, morte, fame, guerre, sfruttamento, oppressione dei poveri, violenza sui piccoli e sulle donne, discriminazioni, nazionalismi, respingimenti, indifferenza, prevaricazione - non dimentichiamolo -, attirano e concentrano la presenza e l’intervento di Dio, la sua tenerezza viscerale e la sua prossimità salvifica e liberatrice. L’Avvento porta sempre con sé l’eco delle parole di Gesù sul ritorno del Figlio dell’uomo: «Ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me» (Mt 25,40) 

       Etty Hillesum in un tempo drammatico della sua vita e catastrofico per l’intera Europa, con audace tranquillità, annotava: «L’unica cosa che possiamo salvare di questi tempi, e anche l’unica che veramente conti, è un piccolo pezzo di Te in noi stessi, mio Dio, e forse possiamo anche contribuire a disseppellirti dai cuori devastati di altri uomini». 

      In questo Avvento ci viene dato di essere ancor più Chiesa sinodale, in cammino fraterno, insieme, uniti, incontro al Signore che viene ancora a convocarci e ad inviarci ad ogni uomo e ad ogni donna che incontriamo nel comune cammino verso il compimento del Regno, perché abbondi la vita e la pace anche in questo nostro tempo. Perché anche questo nostro tempo, nonostante tutto, conosca la speranza. 

      Buon Avvento a voi, carissimi Presbiteri e Diaconi, primi animatori del volto sinodale della Chiesa. Buon Avvento a tutte le Comunità parrocchiali e religiose, e a tutte le Aggregazioni laicali della nostra Arcidiocesi. 

     Vi auguro l’audacia profetica di Daniele, una fede che anima e organizza la speranza insieme a quanti e a quante vogliono contribuire a fare della Terra non una landa deserta di ululati solitari (cfr Dt 32,10) ma un giardino rigoglioso di fraternità. Fino al ritorno del Signore Gesù. 

        Maràn athà. Vieni, Signore Gesù!

 Palermo, 28 novembre 2021 
I Domenica di Avvento

giovedì 2 dicembre 2021

Francesco a Cipro e in Grecia: “l’alfabeto” di un viaggio alle radici dell'Europa

Francesco a Cipro e in Grecia:
“l’alfabeto” di un viaggio alle radici dell'Europa

Con il decollo del volo papale alle 11.00, prende il via oggi il 35° viaggio apostolico internazionale di Francesco che, fino al 6 dicembre, sarà a Nicosia, Atene e Mytilene-Lesvos. Un itinerario contrassegnato da grandi tematiche, in particolare quelle dell’unità dei cristiani e dell’accoglienza dei migranti


La A degli Apostoli Barnaba e Paolo, la E di ecumenismo, la M di migranti, la U di umanità, la stessa invocata dal Papa nei confronti delle tante persone che annegano nel Mar Mediterraneo. In quel “mare nostrum” sul quale affacciano Cipro e Grecia, pronti ad accogliere, da oggi a lunedì prossimo, il Pontefice. L’alfabeto del 35.mo viaggio apostolico internazionale di Francesco – il terzo del 2021, dopo la storica visita in Iraq di marzo ed il pellegrinaggio a Budapest e in Slovacchia svoltosi a settembre – è racchiuso da queste lettere, iniziali di parole che concretizzano il significato di un itinerario che, nell’arco di 4 giorni, 1 ora e 35 minuti, si snoderà complessivamente lungo 4.643 km. A segnare le varie tappe della trasferta papale saranno gli 11 discorsi che si prevede Francesco pronuncerà nelle diverse occasioni, suddivisi tra discorsi veri e propri (9), omelie (2) e Angelus (1). Dieci, per ora, le tematiche che sembrano emergere con maggiore evidenza.

Apostoli

San Barnaba e San Paolo sono stati gli evangelizzatori di Cipro, dove arrivarono insieme nel 46, e della Grecia, terra dalla fede radicata. Due figure imponenti salde nella fede e forti nell’amicizia, in nome di Cristo. È sulle loro orme missionarie, dunque, che si incammina Papa Francesco, seguendo il loro esempio di predicatori del Vangelo in due Paesi che, idealmente, uniscono Oriente e Occidente. Come sottolineato dal Pontefice all'Udienza generale di ieri, quello che inizia oggi "sarà un viaggio alle sorgenti della fede apostolica e della fraternità tra cristiani di varie confessioni".


Consolazione

Il motto della tappa pontificia a Cipro è “Consolaci nella fede”, ispirato al nome di San Barnaba che può significare “figlio della consolazione”. In questo modo, spiega una nota ufficiale, si vuole suggerire l’importanza del conforto e dell’incoraggiamento reciproco, “dimensioni essenziali per il dialogo, l’incontro e l’accoglienza, nonché caratteri salienti della vita e della storia dell’isola”. Cipro ha alle spalle secoli travagliati, segnati prima dal dominio ottomano, poi da quello britannico ed infine dall’invasione della Turchia. A simboleggiare il tutto, ancora oggi, è la “linea verde”, la recinzione militare che taglia Nicosia da nord-ovest a sud-ovest, rendendola l'unica capitale al mondo ancora divisa in due frazioni separate: quella meridionale, capitale della Repubblica di Cipro, e quella settentrionale, capitale della Repubblica di Cipro del Nord, riconosciuta solo da Ankara. Nonostante questa realtà così complessa, l’isola è un esempio positivo: basti citare le parole pronunciate da Benedetto XVI che nel giugno 2010 ha visitato il Paese. “Cipro può giocare un ruolo particolare nel promuovere il dialogo e la cooperazione – ha detto l’allora Pontefice – (…) La strada che sta percorrendo è una di quelle alle quali la comunità internazionale guarda con grande interesse e speranza”.



Ecumenismo

In entrambi i Paesi, Francesco incontrerà i capi delle Chiese Ortodosse locali. Domattina, 3 dicembre, presso l’arcivescovado di Nicosia, compirà una visita di cortesia a Sua Beatitudine Chrysostomos II, arcivescovo ortodosso di Cipro. Seguirà poi l'incontro con il Santo Sinodo, presso la Cattedrale ortodossa della città. Nel pomeriggio del 4 dicembre, invece, presso l’arcivescovado ortodosso di Grecia, il Papa incontrerà Sua Beatitudine Ieronymos II, arcivescovo di Atene e di tutta la Grecia. Lo stesso Ieronymos II ricambierà l’incontro nella serata di domenica 5 dicembre, salutando il Pontefice presso la Nunziatura. I colloqui con entrambi gli arcivescovi ortodossi avverranno “nel nome del Signore della pace", ha spiegato il Pontefice, nel videomessaggio di saluto agli abitanti dei due Paesi, diffuso nei giorni scorsi, ed entrambe le visite porteranno con sé “una grazia sinodale, una fraternità apostolica”, unita a “grande rispetto”.


Europa

Nello stesso videomessaggio, il Papa ha definito questo viaggio come “un’opportunità di abbeverarsi alle sorgenti antiche dell’Europa: Cipro, propaggine della Terra Santa nel continente; la Grecia, patria della cultura classica”. Non solo: entrambi i Paesi sono abbracciati dal Mediterraneo, quel “mare nostrum” dal quale “l’Europa non può prescindere”, ha sottolineato Francesco. Quelle acque, infatti, collegano tante terre, invitando a “navigare insieme, non a dividerci andando ciascuno per conto proprio, specialmente in questo periodo nel quale la lotta alla pandemia chiede ancora molto impegno e la crisi climatica incombe pesantemente”.



Fraternità

Oggi, la Chiesa cattolica cipriota è composta principalmente da fedeli latini, che sono 38mila (4,47%) e da maroniti (1,5%), ai quali si aggiunge una piccola comunità armeno-cattolica (0,3%). In Grecia, invece, i cattolici sono 133mila su una popolazione di quasi 11 milioni di abitanti (1,2%). Di questi, meno della metà è greca. Negli ultimi decenni è infatti cresciuta in modo significativo la presenza di cattolici di origine straniera che si sono stabiliti definitivamente nel Paese ellenico. A questi vanno aggiunte diverse migliaia di lavoratori immigrati con permessi di soggiorno temporaneo e richiedenti asilo. Si tratta, dunque, “piccole greggi”, come ha spiegato Papa Francesco, “sorelle e fratelli cattolici che il Padre ama tanto teneramente e alle quali Gesù buon Pastore ripete: «Non temere, piccolo gregge» (Lc 12,32)”. A loro, in spirito di fraternità, il Papa porterà “l’incoraggiamento di tutta la Chiesa cattolica”.


Giovani

Come per altri viaggi di Francesco, a chiudere questo 35.mo sarà l’incontro con i giovani: la mattina del 6 dicembre, poco prima di ripartire per l’Italia, il Papa saluterà i ragazzi greci presso la scuola San Dionigi delle Suore Orsoline a Maroussi (Atene). Francesco ascolterà le voci di tanti giovani, incrocerà i loro sguardi, accoglierà le testimonianze di chi arriva da Paesi piegati da conflitti decennali, come la Siria. Il fatto che l’ultimo grande evento della visita papale sia proprio un abbraccio ideale con le giovani generazioni vuole essere un forte messaggio di ripresa, non solo per la Grecia, ma anche per il mondo intero.


Migranti e Mediterraneo

È il grande tema di questo viaggio, esplicitato in due momenti forti del programma: domani, alle ore 16.00, nella chiesa parrocchiale di Santa Croce a Nicosia, Francesco prenderà parte ad una preghiera ecumenica con i migranti. Domenica mattina, invece, si recherà a Mytilene-Lesvos per incoraggiare i rifugiati accolti nel “Reception and Identification Centre”. Sull'isola, il Papa avrà "l’opportunità di avvicinare un’umanità ferita nella carne di tanti migranti in cerca di speranza", come ha ricordato ieri, all'Udienza generale. In questo caso, si tratterà della seconda volta del Pontefice sull’isola, già visitata il 16 aprile del 2016 per portare vicinanza e solidarietà ai profughi presenti nel campo di Moria. Da ricordare che, al ritorno da quella visita, sul volo papale, Francesco ha accolto 12 rifugiati siriani e li ha accompagnati a Roma, per offrire loro assistenza. Lo stesso Pontefice, nel già citato videomessaggio, ha detto: “Penso a coloro che, in questi anni e oggi ancora, fuggono da guerre e povertà, approdano sulle coste del continente e altrove, e non trovano ospitalità, ma ostilità e vengono pure strumentalizzati. Sono sorelle e fratelli nostri. Quanti hanno perso la vita in mare! Oggi il ‘mare nostro’, il Mediterraneo, è un grande cimitero”. Di qui, il suo forte appello: “Il mare, che molti popoli abbraccia, con i suoi porti aperti ricorda che le sorgenti del vivere insieme stanno nell’accoglienza reciproca”.


Pace

Il logo del viaggio del Papa a Cipro raffigura, oltre a Francesco e San Barnaba, anche un ramoscello di ulivo legato a una spiga di grano, segni di pace e comunione. Per la Grecia, invece, è stato realizzato un disegno che rappresenta la Chiesa come una barca nelle acque turbolente del mondo, con la croce di Cristo come albero maestro e lo Spirito Santo a gonfiarne le vele. La loro forma e il loro colore giallo evocano la mitra pontificia, a sottolineare che Francesco arriva come “amico della Grecia”.


Speranza

Il motto del viaggio apostolico in Grecia è “Apriamoci sempre più alle sorprese di Dio”. La frase è tratta dal messaggio del Papa per la 36.ma Giornata mondiale della gioventù, celebrata lo scorso 21 novembre, e che nella sua versione completa, recita: “Apriamoci alle sorprese di Dio, che vuole far risplendere la sua luce sul nostro cammino”. Evidente il richiamo alla speranza: come spiega una nota ufficiale, “in un periodo che risente delle conseguenze della pandemia e della recente crisi finanziaria, si esprime la speranza che la visita del Papa porti un raggio di luce per l’avvenire della Grecia”. Dopo la grave crisi del debito sovrano, iniziata nel 2009, la nazione ellenica ha visto infatti precipitare la sua situazione economica, tanto da dover ricorrere per ben tre volte al piano di salvataggio internazionale. Nel 2018, il Paese ha registrato qualche segnale di ripresa, ma poco dopo la pandemia da Covid-19 ha ribaltato nuovamente la situazione. Ad oggi, la nazione ellenica fa registrare oltre 924mila contagi da coronavirus e quasi 18mila decessi. Senza contare i danni che l’emergenza sanitaria ha arrecato a settori essenziali quali il turismo e l’industria navale, tanto che nel 2020 il Pil nazionale si è contratto dell’8,2 per cento, mentre il debito pubblico è balzato ad oltre il 200% del Pil nazionale, ovvero ai massimi all'interno dell'Unione europea.


Umanità

In particolare per la tappa a Lesvos, Francesco si è definito “un pellegrino alle sorgenti dell’umanità”, fermo nella convinzione che “le fonti del vivere comune torneranno a essere floride soltanto nella fraternità e nell’integrazione: insieme”. “Non c’è un’altra strada”, ha ribadito. Ed è dunque a partire dai “trascorsi luminosi” della Grecia, ma anche di Cipro, due "Paesi ricchi di storia, di spiritualità e di civiltà", che il Pontefice sembra chiedere a tutti, cattolici e non, un sussulto di umanità, per un futuro di nuove speranze.

Vangelo del Giovedì della I settimana di Avvento con il commento di Papa Francesco - "Per favore non dobbiamo lasciarci vincere dalla cultura del provvisorio."

In questo periodo di Avvento vi proponiamo l'ascolto del Vangelo di ogni giorno con il commento di Papa Francesco.

Giovedì della I settimana di Avvento

Vangelo Mt 7,21.24-27

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Non chiunque mi dice: “Signore, Signore”, entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli.
Perciò chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica, sarà simile a un uomo saggio, che ha costruito la sua casa sulla roccia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ma essa non cadde, perché era fondata sulla roccia.
Chiunque ascolta queste mie parole e non le mette in pratica, sarà simile a un uomo stolto, che ha costruito la sua casa sulla sabbia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ed essa cadde e la sua rovina fu grande».

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... Come l'amore di Dio è stabile per sempre, così anche l'amore che fonda la famiglia vogliamo che sia stabile e per sempre.
Per favore non dobbiamo lasciarci vincere dalla cultura del provvisorio. ...

Guarda il video
(prodotto da Vangelo di Vita)


Viaggio a Cipro e in Grecia (2-6 dicembre 2021) - Partenza da Roma

VIAGGIO APOSTOLICO DI SUA SANTITÀ FRANCESCO
A CIPRO E IN GRECIA

2-6 DICEMBRE 2021


Accompagniamo con la preghiera Papa Francesco nel suo viaggio a Cipro e in Grecia (2-6 dicembre 2021)

Giovedì, 2 dicembre 2021 

ROMA - LARNACA
11:00 Partenza in aereo dall'Aeroporto Internazionale di Roma/Fiumicino per Larnaca
 

Ha avuto inizio questa mattina il 35° Viaggio Apostolico di Papa Francesco che si reca a Cipro e in Grecia.

Prima di lasciare Casa Santa Marta, Papa Francesco ha salutato alcuni rifugiati accompagnati dall’Elemosiniere di Sua Santità, il Cardinale Konrad Krajewski. I migranti, ora residenti in Italia, provengono da Siria, Congo, Somalia e Afghanistan. Sono transitati per il campo di Lesbo negli scorsi anni e accolti al loro arrivo dalla Comunità di Sant'Egidio. Alcuni di loro erano arrivati in Italia con il Papa sull’aereo papale nel 2016.

Dopo aver lasciato il Vaticano, il Papa si è fermato alla Parrocchia di Santa Maria degli Angeli, nei pressi dell’Aeroporto di Fiumicino, dove ha sostato in preghiera davanti all’immagine della Madonna di Loreto e ha incontrato un gruppo di profughi ospitati dalla comunità parrocchiale.

Giunto all’Aeroporto Internazionale di Roma-Fiumicino, alle ore 11.05 il Santo Padre è partito alla volta di Larnaca a Cipro a bordo di un A320 enanced/ITA.

L’arrivo all’Aeroporto Internazionale di Larnaca è previsto per le ore 15.00. (14.00 ora di Roma).

Telegramma al Presidente della Repubblica Italiana

Nel momento di lasciare il territorio italiano, il Santo Padre Francesco ha fatto pervenire al Presidente della Repubblica Italiana, On. Sergio Mattarella, il seguente messaggio telegrafico:

A SUA ECCELLENZA ON. SERGIO MATTARELLA
PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA ITALIANA
PALAZZO DEL QUIRINALE

NEL MOMENTO IN CUI LASCIO IL TERRITORIO ITALIANO PER RECARMI IN VISITA PASTORALE A CIPRO E IN GRECIA, COME PELLEGRINO CHE ANELA AD ANTICHE SORGENTI, CON IL VIVO DESIDERIO DI INCONTRARE I FRATELLI NELLA FEDE E LE POPOLAZIONI LOCALI, MI È GRADITO RIVOLGERE A LEI, SIGNOR PRESIDENTE, E ALL’INTERO POPOLO ITALIANO, I PIÙ CORDIALI SALUTI, A CUI UNISCO FERVIDI AUSPICI DI SERENITÀ E DI MUTUA COOPERAZIONE PER IL BENE COMUNE.

FRANCISCUS PP.
(fonte: Bollettino Sala Stampa della Santa Sede)

***

È dall'inizio del suo pontificato che Papa Francesco, prima di ogni viaggio apostolico all'estero, si raccoglie per diversi minuti, da solo, in preghiera davanti all'effigie mariana custodita nella Cappella Borghese, tanto cara al popolo di Roma. Anche alla vigilia del suo pellegrinaggio a Cipro e in Grecia, il Papa mercoledì 1° dicembre ha raggiunto in auto la Basilica di Santa Maria Maggiore per pregare davanti all’icona della Vergine Salus Populi Romani e affidarle il suo viaggio.


«Quanto è importante per ciascuno di noi coltivare una vita giusta e allo stesso tempo sentirci sempre bisognosi dell’aiuto di Dio!» Papa Francesco Udienza Generale 01/12/2021 (foto, testo e video)

UDIENZA GENERALE

Aula Paolo VI
Mercoledì, 1 dicembre 2021








Catechesi su San Giuseppe - 3. Giuseppe, uomo giusto e sposo di Maria


Cari fratelli e sorelle, buongiorno!

Continuiamo il nostro cammino di riflessione sulla figura di San Giuseppe. Oggi vorrei approfondire il suo essere “giusto” e “promesso sposo di Maria”, e dare così un messaggio a tutti i fidanzati, anche ai novelli sposi. Molte vicende legate a Giuseppe popolano i racconti dei vangeli apocrifi, cioè non canonici, che hanno influenzato anche l’arte e diversi luoghi di culto. Questi scritti che non sono nella Bibbia – sono racconti che la pietà cristiana faceva in quel tempo - rispondono al desiderio di colmare i vuoti narrativi dei Vangeli canonici, quelli che sono nella Bibbia, i quali ci danno tutto ciò che è essenziale per la fede e la vita cristiana.

L’evangelista Matteo. Questo è importante: cosa dice il Vangelo su Giuseppe? Non cosa dicono questi vangeli apocrifi, che non sona una cosa brutta o cattiva,; sono belli, ma non sono la Parola di Dio. Invece i Vangeli, che sono nella Bibbia, sono la Parola di Dio. Fra questi l’evangelista Matteo che definisce Giuseppe uomo “giusto”. Ascoltiamo il suo racconto: «Ecco come avvenne la nascita di Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. Giuseppe suo sposo, che era giusto e non voleva ripudiarla, decise di licenziarla in segreto» (1,18-19). Perché i fidanzati, quando la fidanzata non era fedele o rimaneva incinta, dovevano denunciarla!. E le donne in quel tempo erano lapidate. Ma Giuseppe era giusto. Dice: “No, questo non lo farò. Me ne sto zitto”.

Per comprendere il comportamento di Giuseppe nei confronti di Maria, è utile ricordare le usanze matrimoniali dell’antico Israele. Il matrimonio comprendeva due fasi ben definite. La prima era come un fidanzamento ufficiale, che comportava già una situazione nuova: in particolare la donna, pur continuando a vivere nella casa paterna ancora per un anno, era considerata di fatto “moglie” del promesso sposo. Ancora non vivevano insieme, ma era come se fosse la moglie. Il secondo atto era il trasferimento della sposa dalla casa paterna alla casa dello sposo. Ciò avveniva con una festosa processione, che completava il matrimonio. E le amiche della sposa la accompagnavano lì. In base a queste usanze, il fatto che «prima che andassero a vivere insieme, Maria si trovò incinta», esponeva la Vergine all’accusa di adulterio. E questa colpa, secondo la Legge antica, doveva essere punita con la lapidazione (cfr Dt 22,20-21). Tuttavia, nella prassi giudaica successiva aveva preso piede un’interpretazione più moderata che imponeva solo l’atto del ripudio ma con conseguenze civili e penali per la donna, ma non la lapidazione.

Il Vangelo dice che Giuseppe era “giusto” proprio perché sottomesso alla legge come ogni uomo pio israelita. Ma dentro di lui l’amore per Maria e la fiducia che ha in lei gli suggeriscono un modo che salvi l’osservanza della legge e l’onore della sposa: decide di darle l’atto di ripudio in segreto, senza clamore, senza sottoporla all’umiliazione pubblica. Sceglie la via della riservatezza, senza processo e rivalsa. Ma quanta santità in Giuseppe! Noi, che appena abbiamo una notizia un po' folcloristica o un po' brutta su qualcuno, andiamo al chiacchiericcio subito! Giuseppe invece sta zitto.

Ma aggiunge subito l’evangelista Matteo: «Mentre però stava pensando a queste cose, ecco che gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: “Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa, perché quel che è generato in lei viene dallo Spirito Santo. Ella partorirà un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati”» (1,20-21). Interviene nel discernimento di Giuseppe la voce di Dio che, attraverso un sogno, gli svela un significato più grande della sua stessa giustizia. E quanto è importante per ciascuno di noi coltivare una vita giusta e allo stesso tempo sentirci sempre bisognosi dell’aiuto di Dio! Per poter allargare i nostri orizzonti e considerare le circostanze della vita da un punto di vista diverso, più ampio. Tante volte ci sentiamo prigionieri di quello che ci è accaduto: “Ma guarda cosa mi è successo!” e noi rimaniamo prigionieri di quella cosa brutta che ci è accaduta; ma proprio davanti ad alcune circostanze della vita, che ci appaiono inizialmente drammatiche, si nasconde una Provvidenza che con il tempo prende forma e illumina di significato anche il dolore che ci ha colpiti. La tentazione è chiuderci in quel dolore, in quel pensiero delle cose non belle che sono successe a noi. E questo non fa bene. Questo porta alla tristezza e all’amarezza. Il cuore amaro è così brutto.

Vorrei che ci fermassimo a riflettere su un dettaglio di questa storia narrata dal Vangelo e che molto spesso trascuriamo. Maria e Giuseppe sono due fidanzati che probabilmente hanno coltivato dei sogni e delle aspettative rispetto alla loro vita e al loro futuro. Dio sembra inserirsi come un imprevisto nella loro vicenda e, seppure con una iniziale fatica, entrambi spalancano il cuore alla realtà che si pone loro innanzi.

Cari fratelli e care sorelle, molto spesso la nostra vita non è come ce la immaginiamo. Soprattutto nei rapporti di amore, di affetto, facciamo fatica a passare dalla logica dell’innamoramento a quella dell’amore maturo. E si deve passare dall’innamoramento all’amore maturo. Voi novelli sposi, pensate bene a questo. La prima fase è sempre segnata da un certo incanto, che ci fa vivere immersi in un immaginario che spesso non corrisponde alla realtà dei fatti. Ma proprio quando l’innamoramento con le sue aspettative sembra finire, lì può cominciare l’amore vero. Amare infatti non è pretendere che l’altro o la vita corrisponda alla nostra immaginazione; significa piuttosto scegliere in piena libertà di prendersi la responsabilità della vita così come ci si offre. Ecco perché Giuseppe ci dà una lezione importante, sceglie Maria “a occhi aperti”. E possiamo dire con tutti i rischi. Pensate, nel Vangelo di Giovanni, un rimprovero che fanno i dottori della legge a Gesù è questo: “Noi non siamo figli che provengono di là”, in riferimento alla prostituzione. Ma perché questi sapevano come Maria è rimasta incinta e volevano sporcare la mamma di Gesù. Per me è il passaggio più sporco, più demoniaco del Vangelo. E il rischio di Giuseppe ci dà questa lezione: prende la vita come viene. Dio è intervenuto lì? La prendo. E Giuseppe fa come gli aveva ordinato l’angelo del Signore: Dice infatti il Vangelo: «Destatosi dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l’angelo del Signore prese con sé la sua sposa, la quale, senza che egli la conoscesse, partorì un figlio, che egli chiamò Gesù» (Mt 1,24-25). I fidanzati cristiani sono chiamati a testimoniare un amore così, che abbia il coraggio di passare dalle logiche dell’innamoramento a quelle dell’amore maturo. E questa è una scelta esigente, che invece di imprigionare la vita, può fortificare l’amore perché sia durevole di fronte alle prove del tempo. L’amore di una coppia va avanti nella vita e matura ogni giorno. L’amore del fidanzamento è un po' – permettetemi la parola –, un po' romantico. Voi lo avete vissuto tutto, ma poi comincia l’amore maturo, di tutti i giorni, il lavoro, i bambini che arrivano. E alle volte quel romanticismo sparisce un po’. Ma non c’è amore? Sì, ma amore maturo. “Ma sa, padre, noi delle volte litighiamo ...” Questo succede dal tempo di Adamo ed Eva ad oggi: che gli sposi litigano è il pane nostro di ogni giorno. “Ma non si deve litigare?” Sì, si può. “E padre, ma alle volte alziamo la voce” – “Succede”. “E anche alle volte volano i piatti” - “Succede”. Ma come fare perché questo non danneggi la vita del matrimonio? Ascoltate bene: non finire mai la giornata senza fare la pace. Abbiamo litigato, io ti ho detto delle parolacce Dio mio, ti ho detto cose brutte. Ma adesso finisce la giornata: devo fare la pace. Sapete perché? Perché la guerra fredda del giorno dopo è pericolosissima. Non permettere che il giorno dopo incominci in guerra. Per questo fare la pace prima di andare a letto. Ricordatevi sempre: mai finire la giornata senza fare la pace. E questo vi aiuterà nella vita matrimoniale. Questo percorso dall’innamoramento all’amore maturo è una scelta esigente, ma dobbiamo andare su quella strada.

E anche questa volta concludiamo con una preghiera a San Giuseppe.

San Giuseppe,
tu che hai amato Maria con libertà,
e hai scelto di rinunciare al tuo immaginario per fare spazio alla realtà,
aiuta ognuno di noi a lasciarci sorprendere da Dio
e ad accogliere la vita non come un imprevisto da cui difendersi,
ma come un mistero che nasconde il segreto della vera gioia.
Ottieni a tutti i fidanzati cristiani la gioia e la radicalità,
conservando però sempre la consapevolezza
che solo la misericordia e il perdono rendono possibile l’amore. Amen.


Guarda il video della catechesi


Saluti

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APPELLO

Ricorre oggi la Giornata Mondiale contro l’AIDS. È un’importante occasione per ricordare le tante persone affette da questo virus, per molte delle quali, in alcune zone del mondo, non è disponibile l’accesso alle cure essenziali. Auspico un rinnovato impegno solidale per garantire trattamenti sanitari equi ed efficaci.

Domani mi recherò a Cipro e poi in Grecia per compiere una visita alle care popolazioni di quei Paesi ricchi di storia, di spiritualità e di civiltà. Sarà un viaggio alle sorgenti della fede apostolica e della fraternità tra cristiani di varie confessioni. Avrò anche l’opportunità di avvicinare un’umanità ferita nella carne di tanti migranti in cerca di speranza: mi recherò a Lesvos. Vi chiedo, per favore, di accompagnarmi con la preghiera. Grazie!

* * *

Nel salutare i pellegrini di lingua italiana, rivolgo il mio pensiero agli Istituti religiosi femminili che celebrano il loro Capitolo Generale: le Suore di San Giuseppe di Chambéry, le Suore Missionarie del Catechismo, le Suore Missionarie dell’Apostolato Cattolico e le Suore Ospedaliere della Misericordia. E sono brave queste suore, tutte! Sono brave. Per ciascuna invoco la continua assistenza del Signore, affinché i momenti di riflessione e di discernimento le rafforzino nel generoso impegno di fedeltà al Vangelo.

Saluto il Gruppo Ologramma di Modena ed auguro che le musiche, apprese ed eseguite con tanto impegno, diventino un richiamo a vivere con gioia ogni stagione dell’esistenza. Questa orchestra ci ha portato tanta gioia ed è composta da persone che hanno quella via aperta della tenerezza più che gli altri. Fanno la musica con quella tenerezza che è propria del loro modo di essere. Ringrazio tanto.

Il mio pensiero va infine, come di consueto, agli anziani, agli ammalati, ai giovani e agli sposi novelli. Agli anziani: non trascurarli e se potete tenerli in famiglia, non mandateli fuori perché gli anziani sono le nostre radici e non vanno trascurati. Il tempo d’Avvento ci invita a prepararci al Natale, accogliendo senza timore Gesù Cristo che viene in mezzo a noi. Se gli spalanchiamo la porta della vita, tutto acquista una luce nuova e la famiglia, il lavoro, il dolore, la salute, l’amicizia, e così avanti, diventano altrettante occasioni per scoprire la sua consolante presenza, la presenza di Gesù nella nostra vita, presenza di Emmanuele, del Dio che viene, che vuol dire Dio con noi e per testimoniare questa sua presenza agli altri. Prepariamoci così, allargando il cuore per il Natale.


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mercoledì 1 dicembre 2021

Vangelo del Mercoledì della I settimana di Avvento con il commento di Papa Francesco - "Quanto è necessaria la gioia nel mondo!"

In questo periodo di Avvento vi proponiamo l'ascolto del Vangelo di ogni giorno con il commento di Papa Francesco.

Mercoledì della I settimana di Avvento

Vangelo Mt 15,29-37

In quel tempo, Gesù giunse presso il mare di Galilea e, salito sul monte, lì si fermò. Attorno a lui si radunò molta folla, recando con sé zoppi, storpi, ciechi, sordi e molti altri malati; li deposero ai suoi piedi, ed egli li guarì, tanto che la folla era piena di stupore nel vedere i muti che parlavano, gli storpi guariti, gli zoppi che camminavano e i ciechi che vedevano. E lodava il Dio d’Israele.
Allora Gesù chiamò a sé i suoi discepoli e disse: «Sento compassione per la folla. Ormai da tre giorni stanno con me e non hanno da mangiare. Non voglio rimandarli digiuni, perché non vengano meno lungo il cammino». E i discepoli gli dissero: «Come possiamo trovare in un deserto tanti pani da sfamare una folla così grande?».
Gesù domandò loro: «Quanti pani avete?». Dissero: «Sette, e pochi pesciolini». Dopo aver ordinato alla folla di sedersi per terra, prese i sette pani e i pesci, rese grazie, li spezzò e li dava ai discepoli, e i discepoli alla folla.
Tutti mangiarono a sazietà. Portarono via i pezzi avanzati: sette sporte piene.

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... Quanto è necessaria la gioia nel mondo.
Dio è capace di moltiplicare i nostri piccoli gesti di solidarietà e renderci partecipi del suo dono.

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(prodotto da Vangelo di Vita)


1° dicembre la festa di Charles De Foucauld: Esploratore dell'amore di Dio, fratello di tutti.

1° dicembre la festa di Charles De Foucauld:
Esploratore dell'amore di Dio, fratello di tutti.



Domenica scorsa, insieme a tutta la Chiesa abbiamo iniziato l’anno liturgico nel quale vivremo la Canonizzazione del Beato Charles de Foucauld, il prossimo 25 maggio.

Oggi, primo dicembre, celebriamo la memoria della sua nascita al cielo.

E’ interessante notare come fr. Charles sia stato un uomo che ha saputo attendere il compimento della volontà di Dio nella sua vita. Senza fretta, ma con la consapevolezza che l’esplorazione è anzitutto arte di ricerca nella profondità del proprio cuore e della propria vita. Solo chi impara, con pazienza, a conoscersi può scrutare con maggiore intensità gli altri e le realtà che gli sono intorno sino ad essere "in grado di comprendere con tutti i santi quale sia l'ampiezza, la lunghezza, l'altezza e la profondità, e di conoscere l'amore di Cristo che supera ogni conoscenza"(Ef 3,18).

L’esplorazione di Charles de Foucauld è stata proprio questo: ricerca di un amore più grande. Lo dicono le fasi della sua vita travagliata e passionale che non ha conosciuto mai la mediocrità. Lo dice il modo, così consapevolmente entusiasta, con il quale si rende conto, che Dio è Colui che cercava: "Appena credetti che c’era un Dio, capii che non potevo vivere che per lui".

Eppure, la certezza di questa scoperta, non fa di lui un fanatico religioso convertito, la sua esplorazione continua nella ricerca di ciò che un innamorato ha più a cuore e cioè somigliare, quanto più possibile, a colui che si ama. I tentativi che fa, nella ricerca della sua forma di vita religiosa, non sono un tentare di proporre carismi nuovi, strutture nuove all’interno della Chiesa, quanto piuttosto la fatica di vivere una vita quanto più somigliante possibile a quella del Maestro di Nazareth.

La testimonianza dell’esploratore Charles de Foucauld, che quest’anno sarà proclamato santo, può essere veramente un riferimento concreto nel processo sinodale che la Chiesa sta vivendo.

Egli ci aiuta a costruire una mappa per il cammino sinodale con tre coordinate:

1. Il Vangelo. Metterci in ascolto di Colui al quale vogliamo assomigliare è il punto di partenza di ogni riforma nella Chiesa. Ascolto semplice e profondo; con la consapevolezza che non c’è nessuno, all’ interno della comunità, che possa prendere il posto della Parola di Gesù perché è "secondo il Vangelo che saremo giudicati…non secondo questo o quel libro di questo o di quel maestro spirituale, di questo o di quel dottore, di questo o di quel santo, ma secondo il Vangelo di Gesù, secondo le parole di Gesù, gli esempi di Gesù, i consigli di Gesù, gli insegnamenti di Gesù”.
Ripartire insieme dall’ascolto del Vangelo ci da la garanzia che la strada intrapresa è quella giusta.

2. L’ adorazione come esercizio personale e comunitario di distruzione di qualunque forma di idolatria e lotta contro la tentazione di trasformare il tempio in un "mercato"; perché, come dice Pierangelo Sequeri, "certo noi ci troviamo in un momento in cui diciamo che pratichiamo forme di solidarietà e quindi di prossimità molto apprezzate, nelle quali la potenza dell’Adorazione di Dio in spirito e verità, non è così viva di primo acchito, non è così trasparente. Che siano le conseguenze della vita cristiana, o i suoi presupposti, però ciò che fa la differenza è l’adorazione. L’adorazione è un nome della fede, è né più, né meno che questo. Della fede, appunto, dice la vibrazione, dice l’intensità, dice l’affezione e l’attaccamento".

3. La vita di Nazareth come forma di una Chiesa capace di liberarsi di strutture inutili, per acquisire lo stile domestico della semplicità, dove tutti hanno il diritto di parola, dove tutti possiamo sentirci "piccoli fratelli" e "piccole sorelle" di Gesù. Una Chiesa che è una casa tra le case, che non si impone, che sa stare all’ultimo posto e, da questa postazione privilegiata scelta dal Maestro, sa essere sorella di tutti.

Il santo esploratore Charles de Foucauld, ci aiuti a camminare insieme con tutti gli uomini e le donne che non smettono di avere il coraggio di ricercare la profondità dell’Amore; partendo dall’unica parola necessaria: il Vangelo; nella Nazareth in cui ci è dato di vivere.

Buon primo dicembre, buona festa di fr Charles!

Non stanchiamoci di esplorare i sentieri della fraternità perché...

Jesus est charitas!

Maurizio Tarantino



Vedi anche il post:


«ACCOGLIERE I PROFUGHI NON È SOLO BUON CUORE, È UN DOVERE»

«ACCOGLIERE I PROFUGHI 
NON È SOLO BUON CUORE, È UN DOVERE»

 «Si tratta di persone che hanno dei percorsi di vita molto precisi, che beneficiano anche di determinati diritti e nei confronti dei quali gli Stati hanno determinati doveri». La denuncia di Carlotta Sami, portavoce dell’Alto Commissariato per i diritti dei rifugiati delle Nazioni Unite


Le immagini che arrivano dal confine fra Polonia e Bielorussia scuotono la coscienza dell’Europa. Il dramma di migliaia di persone, migranti e richiedenti asilo, fatte ammassare alla frontiera dal regime di Lukashenko indigna Carlotta Sami, portavoce per l’Italia dell’Unhcr, l’Agenzia dell’Onu per i rifugiati. «Le persone», dice, «non devono essere mai utilizzate come pedine di giochi geopolitici, questo provoca traumi e sofferenze enormi in esseri umani già in evidente stato di bisogno, è come lanciare queste persone nel vuoto».
Carlotta Sami.

Prima con Save the Children e Amnesty International, poi con l’Unhcr, Carlotta Sami lavora da molto tempo nell’ambito delle relazioni internazionali, dei diritti umani e degli interventi umanitari. Forte di questa vasta esperienza, Sami ha scritto Rifugiati. Verità e falsi miti (editore HarperCollins), un libro per demolire, con la forza dei dati e dei fatti, pregiudizi e luoghi comuni contro i migranti. «La strumentalizzazione del tema dei rifugiati è una pratica che ritorna periodicamente», spiega, «di solito nel momento in cui si devono rafforzare determinate posizioni politiche che possono anche non aver nulla a che vedere con i rifugiati stessi».

Quali sono le conseguenze di questa strumentalizzazione?

«Gli effetti più nefasti ricadono in primo luogo sui rifugiati richiedenti asilo, perché li priva dell’accesso alla protezione di cui hanno bisogno o quanto meno rende il loro percorso molto difficile. L’uso strumentale del tema dei rifugiati, poi, allontana la ricerca di soluzioni pragmatiche e crea divisioni nell’opinione pubblica quando in realtà le contrapposizioni non servono, anzi, bisognerebbe trovare un punto di incontro perché quello dei rifugiati è un problema che ci riguarda tutti».

Chi sono quelli che lei chiama i professionisti del marketing della paura?

«Fra il 2014 e il 2017, durante la crisi europea dei rifugiati, si è creata ad arte questa montante paura dell’invasione. Ancora oggi 9 rifugiati su 10 vivono in Paesi poveri o in via di sviluppo, quindi non c’è stata nessuna invasione».

L’opinione pubblica se ne sta rendendo conto?

«Negli ultimi due anni le nostre analisi fatte con Ipsos e quelle di altri istituti di ricerca dimostrano che il timore nei confronti dei rifugiati e dei migranti è crollato. Questo è avvenuto perché si è presentata una minaccia reale, la pandemia, che ha scalzato una minaccia virtuale creata per fini politici. La pandemia esiste, l’invasione no».

Il marketing della paura si combatte anche con un uso corretto delle parole.

«Sì, perché accogliere i rifugiati non è solo un obbligo morale e un generico, per quanto meritevole, appello al buon cuore. Si tratta di persone che hanno dei percorsi di vita molto precisi, che beneficiano anche di determinati diritti e nei confronti dei quali gli Stati hanno determinati doveri. Su questo dobbiamo essere chiari perché in questa fase storica un diritto umano fondamentale come quello di asilo è tra i più minacciati in assoluto, in Europa ma anche altrove».

Lei scrive: «Attraversare le frontiere per chiedere asilo non è reato».

«Non lo dico io, ma la Convenzione del 1951 sui rifugiati di cui proprio quest’anno ricorre il 70° anniversario. Ripeterlo fa bene nel momento in cui, con la pandemia, sono state chiuse molte frontiere. Ma abbiamo visto che si può conciliare l’accoglienza delle persone con la tutela della salute pubblica. Ripeterlo serve nel momento in cui si cerca di allontanare sempre di più la possibilità di chiedere asilo. Se una persona varca una frontiera e chiede asilo, lo Stato è obbligato a dargli questa possibilità. Poi si deciderà se questo diritto sussiste o meno, ma la domanda va accolta e quella persona ha diritto di restare finché non sarà presa una decisione».

Perché le vie legali per non finire nelle grinfie dei trafficanti di esseri umani sono ancora poche?

«Purtroppo la pandemia ha ristretto ancora queste vie, ma l’Unhcr è impegnata per tenerle aperte. Le vie sicure e legali possono essere tante: le riunificazioni familiari, i corridoi umanitari, i corridoi universitari per gli studenti. Abbiamo visto tanti Paesi trovare soluzioni creative. Ci sono milioni di rifugiati che si sono stabiliti in Paesi spesso vicini a quelli da cui sono fuggiti, ma alcuni di loro sono così vulnerabili che non possono vivere in questi Stati. Per queste persone, ogni anno fra il milione e mezzo e i due milioni, serve un’altra soluzione, un trasferimento in Paesi che li possano accogliere secondo queste loro particolari esigenze. Nel 2020 c’erano solo 34 mila posti per queste persone in tutto il mondo. Ora gli Stati Uniti vogliono riaprire questo tipo di accesso, anche il Canada è sempre molto presente, ci auguriamo che anche l’Europa faccia la sua parte».

I rifugiati, una volta integrati, possono essere una risorsa per l’economia e la società dei Paesi che li accolgono. Si fa abbastanza?

«Si deve fare di più. Investire nell’istruzione e nell’integrazione dei rifugiati ha dei benefici evidenti, porta addirittura a una crescita del Pil. Le esperienze, anche italiane, di inserimento dei rifugiati nelle aziende sono positive perché queste persone, dovendo ricostruire la propria vita, portano un carico di energia molto forte. L’integrazione è l’unica via percorribile, la sola che fa fiorire la società. Nessun rifugiato cerca protezione perché vuole assistenza, ma perché vuole ricostruire la sua vita».

Nel libro lei confida un aspetto privato, anche lei viene da una famiglia “sradicata”.

«Sì, anche la mia famiglia da generazioni è stata vittima di conflitti, scontri etnici e linguistici che hanno portato a muoversi, a essere sfollati e anche rifugiati. Poi la vita mi ha portato a occuparmi di questi temi».

(l'intervista è stata pubblicata sul numero 47 di Famiglia Cristiana del 21 novembre 2021)

(fonte: Famiglia Cristiana, articolo di Roberto Zichittella 29/11/2021)


martedì 30 novembre 2021

Intenzione di preghiera per il mese di Dicembre 2021: Preghiamo insieme per i catechisti.

Intenzione di preghiera per il mese di Dicembre 2021

Preghiamo per i catechisti, affinché siano testimoni della Parola di Dio
con coraggio e creatività,  con la forza dello Spirito Santo,
con gioia e con molta pace.


Nell’ultimo video del 2021 con le intenzioni di preghiera per il mese di dicembre, il Papa ricorda che quello del catechista non è un lavoro, ma un modo di essere, è una missione da svolgere non “strombazzando” l’annuncio, ma  facendolo con la testimonianza della propria vita attraverso un linguaggio nuovo e gioioso.

Il testo in italiano del videomessaggio del Papa

I catechisti hanno una missione insostituibile nella trasmissione e nell'approfondimento della fede. Il ministero laicale del catechista è una vocazione, è una missione.

Essere catechisti significa che una persona “è catechista”, non che “lavora come catechista”.
È tutto un modo di essere, e servono buoni catechisti 
che siano allo stesso tempo accompagnatori e pedagoghi.

C’è bisogno di persone creative che annuncino il Vangelo, 
ma che lo annuncino non dico in sordina, ma nemmeno strombazzandolo:
lo annuncino piuttosto con la loro vita, con mitezza,
con un linguaggio nuovo e aprendo strade nuove.

In tante diocesi, in tanti continenti, l'evangelizzazione è 
fondamentalmente nelle mani di un catechista. 
Rendiamo grazie ai catechisti, alle catechiste, 
per l'entusiasmo interiore con cui vivono questa missione al servizio della Chiesa. 

Preghiamo insieme per i catechisti, chiamati ad annunciare la Parola di Dio,
affinché ne siano testimoni con coraggio e creatività, 
con la forza dello Spirito Santo, con gioia e con molta pace.

Guarda il video

Anche nel mese di Dicembre 2021 è con un tweet che viene diffuso il video con l'intenzione di preghiera.