Benvenuto a chiunque è alla "ricerca di senso nel quotidiano"



sabato 26 settembre 2026

VIAGGIO APOSTOLICO DI PAPA LEONE XIV IN FRANCIA E VISITA ALL'UNESCO (25-28 SETTEMBRE 2026) - Venerdì 25 pomeriggio: Visita all'UNESCO - CELEBRAZIONE DEI VESPRI CON I VESCOVI, I SACERDOTI, I DIACONI, I CONSACRATI, LE CONSACRATE E I SEMINARISTI (cronaca/commento, testi e video)

VIAGGIO APOSTOLICO DI SUA SANTITÀ PAPA LEONE XIV IN FRANCIA
E VISITA ALLA SEDE DELL’ORGANIZZAZIONE DELLE NAZIONI UNITE
PER L’EDUCAZIONE, LA SCIENZA E LA CULTURA (UNESCO)

25-28 SETTEMBRE 2026



Venerdì, 25 settembre 2026
(pomeriggio)

PARIGI - SAINT-DENIS - PARIGI

15:00 VISITA ALL’ORGANIZZAZIONE DELLE NAZIONI UNITE PER L’EDUCAZIONE, LA SCIENZA E LA CULTURA (UNESCO) presso la Sede dell’UNESCO
17:15 CELEBRAZIONE DEI VESPRI CON I VESCOVI, I SACERDOTI, I DIACONI, I CONSACRATI, LE CONSACRATE E I SEMINARISTI presso la Cattedrale di Notre-Dame de Paris

********

* Visita all’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Educazione, la Scienza e la Cultura (UNESCO)

Alle ore 14.45 il Santo Padre si è trasferito in auto alla Sede dell’UNESCO. Al suo arrivo al Pavillon d’Honneur è stato accolto dal Direttore generale dell’UNESCO, Khaled Ahmed El-Enany Ali Ezz, e dall’Osservatore permanente della Santa Sede presso la medesima istituzione, Mons. Roberto Campisi. Successivamente, nella Hall Ségur, ha salutato il Presidente della Conferenza generale, il Presidente del Consiglio esecutivo, la Vicedirettrice generale e la Direttrice generale aggiunta incaricata della priorità Africa. A seguire, la firma del Libro d’Oro e lo scambio dei doni.

Nella Biblioteca ha avuto luogo un incontro bilaterale tra il Direttore generale e Papa Leone XIV, alla presenza della Vicedirettrice generale, dei Direttori generali aggiunti, del Seguito Papale e dell’Osservatore Permanente.

Il Pontefice ha salutato i membri della Missione Permanente, per poi recarsi per una breve visita in Piazza della Tolleranza. Successivamente, il Santo Padre, accompagnato dal Direttore generale, ha raggiunto la Sala I, attraversando la Salle des pas perdus, dove, per l’occasione, sono state esposte opere d’arte rappresentative dei gruppi regionali dell’UNESCO.

Dopo le parole di benvenuto del Direttore generale è stato consegnato al Santo Padre il Libro della Pace e, successivamente, Papa Leone XIV ha pronunciato il suo discorso.

All’uscita, il Papa ha salutato brevemente parte del personale dell’UNESCO e si è trasferito in auto aperta alla Cattedrale di Notre-Dame per la Celebrazione dei Vespri con i Vescovi, i Sacerdoti, i Diaconi, i Consacrati, le Consacrate e i Seminaristi.

********

Leone XIV a Parigi, 300 mila in strada per salutarlo. All’UNESCO: «La dignità umana è inalienabile 
perchè siamo tutti figli di Dio e fratelli tra noi. 
La guerra, lo sfruttamento e la cultura della morte la feriscono» 

-

Il Pontefice pronuncia a Parigi uno dei discorsi più importanti del suo pontificato: la persona non può essere ridotta a merce, numero o strumento. Dalla condanna delle guerre e delle armi fino al rifiuto dello sfruttamento, dell’aborto, dell’eutanasia e del suicidio assistito, il Papa indica nella dignità di ogni vita il fondamento della pace e dei diritti umani. attraversando il centro di Parigi sulla rive gauche, nel quartiere Latino. In auto, ha poi attraversato il centro della città, acclamato da 300.000 persone che erano ai lati delle strade con bandierine e cartelli inneggianti a Papa Leone, fino alla chiesa di Notre-Dame-des-Champs nei pressi del giardino di Luxembourg.

«La vita è un dono, non una merce». È attorno a questa convinzione che Papa Leone XIV ha costruito il suo storico intervento all’UNESCO, nel cuore della capitale francese, quarantasei anni dopo la memorabile visita di san Giovanni Paolo II. Davanti ai rappresentanti dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Educazione, la Scienza e la Cultura, il Pontefice ha delineato una vera e propria carta della dignità umana, denunciando tutto ciò che oggi la minaccia: la guerra, le armi, lo sfruttamento economico, la manipolazione della scienza e quella che ha definito la progressiva «disumanizzazione della persona» e la parallela «umanizzazione delle macchine».

Il discorso rappresenta una sintesi del magistero di Leone XIV e del tema scelto per il viaggio in Francia, «Affinché il mondo abbia la vita», trasformando la sede dell’UNESCO in una tribuna mondiale per riaffermare che la pace nasce dal riconoscimento dell’inalienabile dignità di ogni essere umano.

La guerra è la più terribile opera dell’uomo

Il Papa ha aperto la sua riflessione con un richiamo drammatico ai conflitti che devastano il mondo. La guerra, ha affermato, non è un fenomeno inevitabile né una necessità storica, ma «la più terribile opera umana», perché nasce dalla negazione della dignità dell’altro e trasforma le persone in bersagli, numeri o strumenti di potere.

Per Leone XIV il vero banco di prova del rispetto dei diritti umani non sono le dichiarazioni solenni, ma il modo in cui vengono trattati i più vulnerabili: i bambini nel grembo materno e nei teatri di guerra, le persone con disabilità, gli anziani, i migranti e quanti vivono nelle periferie della storia.

La dignità, ha insistito, non dipende dall’età, dalla salute, dalla produttività o dalla cittadinanza: appartiene alla persona in quanto tale e precede qualsiasi riconoscimento giuridico.

Contro la cultura delle armi e della forza

La riflessione sull’inalienabile valore della vita conduce naturalmente alla condanna della logica del riarmo. Per il Pontefice, l’idea che la sicurezza possa essere garantita dall’accumulo di armamenti rappresenta una pericolosa illusione destinata ad alimentare nuove spirali di violenza.

L’umanità, ha osservato, continua a investire risorse immense nella produzione di strumenti di morte mentre milioni di persone sono private del necessario per vivere con dignità. La pace non potrà mai essere costruita attraverso l’equilibrio del terrore, ma soltanto mediante il dialogo, la giustizia e la solidarietà tra i popoli.

Per questo Leone XIV ha rilanciato l’appello a un disarmo autentico, ricordando che nessuna arma potrà garantire quella sicurezza che nasce invece dalla fiducia reciproca e dal rispetto dei diritti dei popoli.

Lo sfruttamento riduce l’uomo a merce

Accanto alla violenza delle guerre, Leone XIV ha denunciato un’altra forma di aggressione alla dignità: quella economica e sociale.

Lo sfruttamento del lavoro, la tratta delle persone, il commercio degli organi, la riduzione dell’essere umano a semplice fattore produttivo o consumatore sono, secondo il Pontefice, manifestazioni di una stessa cultura che attribuisce valore alle persone soltanto in base alla loro utilità.

Quando il profitto diventa il criterio assoluto, ha spiegato, l’uomo cessa di essere fine e diventa mezzo. È proprio questa mentalità che rende possibile tanto la miseria quanto le nuove schiavitù del nostro tempo.

La vita non è disponibile

Uno dei passaggi più netti del discorso riguarda l’inizio e il termine dell’esistenza umana.

Leone XIV ha ribadito che la dignità è «inalienabile» e pertanto non può essere subordinata a criteri di efficienza, autonomia o qualità della vita. Per questo il Papa ha richiamato la necessità di custodire i bambini nel grembo materno e di accompagnare con cura e compassione gli anziani e i malati, respingendo la logica che considera l’aborto, l’eutanasia o il suicidio assistito come risposte alla sofferenza.

La risposta autenticamente umana, ha affermato, non consiste nell’eliminare chi soffre, ma nel moltiplicare la solidarietà, le cure e la vicinanza. La civiltà si misura dalla capacità di proteggere coloro che non hanno voce e non dalla possibilità di decidere chi abbia diritto di vivere.

L’intelligenza artificiale e il rischio della disumanizzazione

Nel luogo simbolo dell’educazione e della cultura mondiale, Leone XIV ha affrontato anche il tema dell’intelligenza artificiale.

Il problema, ha spiegato, non è la tecnologia in sé, ma il rischio di attribuire alle macchine caratteristiche proprie della persona e, contemporaneamente, di trattare gli esseri umani come algoritmi o dati da elaborare. Da qui la sua espressione più incisiva: occorre evitare la «disumanizzazione della persona» e l’«umanizzazione delle macchine».

La scienza, quando è orientata al bene, apre straordinarie possibilità per la medicina, l’educazione e la conoscenza. Ma senza un discernimento etico può diventare strumento di controllo, discriminazione e manipolazione.

Per questo il Papa ha invitato a formare le coscienze prima ancora delle competenze tecniche, affinché ogni innovazione rimanga al servizio della libertà e della dignità dell’uomo.

Un umanesimo per il XXI secolo

Leone XIV ha concluso il suo intervento proponendo un nuovo umanesimo fondato sulla fraternità. L’UNESCO, ha detto, è chiamata a essere molto più di un’organizzazione internazionale: deve diventare uno spazio in cui educazione, scienza e cultura cooperino per costruire una pace duratura.

La difesa della dignità umana non riguarda soltanto i credenti, ma costituisce il patrimonio comune dell’intera famiglia umana. È questa, secondo il Pontefice, la condizione perché il mondo possa davvero avere la vita: riconoscere che nessuna guerra, nessuna arma, nessuna forma di sfruttamento e nessuna cultura della morte potranno mai cancellare il valore infinito di ogni persona.
(fonte: Faro di Roma, articolo di Letizia Lucarelli 25/09/2026)

********


********

Guarda il video integrale


********

* Celebrazione dei Vespri con i Vescovi, i Sacerdoti, i Diaconi, i Consacrati, le Consacrate e i Seminaristi

Alle ore 16.45 il Santo Padre Leone XIV è giunto in auto aperta l’area della Cattedrale di Notre-Dame. Lungo il percorso dalla Sede dell’UNESCO fino alla Cattedrale di Notre Dame e nell’area attorno la chiesa le autorità locali hanno stimato la presenza di circa 300 mila persone.


Dopo aver percorso a piedi un tratto tra i fedeli, il Papa è stato accolto dall’Arcivescovo Metropolita di Parigi, Mons. Laurent Ulrich. All’ingresso della Cattedrale, Mons. Olivier Ribadeau-Dumas, Rettore Arciprete della Cattedrale di Notre-Dame di Parigi, gli ha porto la croce e l’acqua benedetta per l’aspersione. Dopo aver attraversato la navata centrale, il Papa ha raggiunto la cappella del Santissimo Sacramento per un breve momento di raccoglimento. Successivamente, si è recato nella cappella dove è custodita la Corona di spine di Cristo per un momento di venerazione; quindi, ha raggiunto l’altare.

Dopo il Rito del Lucernario, l’Indirizzo di saluto dell’Arcivescovo Metropolita di Parigi, i Riti di introduzione, l’Inno, la Salmodia e la Lettura Breve, Papa Leone XIV ha pronunciato l’Omelia.








Conclusa la Celebrazione, il Pontefice ha raggiunto l’esterno della Cattedrale per un breve momento di preghiera con i fedeli presenti.

Al termine della preghiera il Papa ha salutato il Sindaco di Parigi e si è trasferito in auto alla Nunziatura Apostolica per la cena in privato.

********

OMELIA DI PAPA LEONE XIV


Cari fratelli e sorelle,

la preghiera della sera ci ha raccolti nel luogo che da secoli, più di ogni altro, invita Parigi a levare lo sguardo al cielo. Sono passati sette anni da quando il mondo intero, col fiato sospeso, ha osservato la cattedrale avvolta da un incendio spaventoso. Anche allora abbiamo sollevato lo sguardo, sconcertati, riconoscendo l’umana insufficienza di fronte all’imponderabile. Quel dolore non fu dei soli cattolici, né dei soli credenti. Ci accorgemmo, in quell’ora drammatica, che Notre-Dame è più di un monumento. La corale partecipazione alla ricostruzione e ora lo splendore del risultato rivelano che qui batte il cuore di un popolo, che ci troviamo al centro vitale di una civiltà, che si abbracciano passato e futuro, che si incontrano cielo e terra.

Ho desiderato incontrarvi in questo luogo-simbolo della Chiesa in Francia. È stata per me una gioia varcarne la soglia, poco fa, come avviene ogni giorno a migliaia di fratelli e sorelle che giungono qui da tutto il mondo. Il semplice fatto di entrare, ci pone di fronte a una bellezza che parla al nostro cuore inquieto e lo chiama alla pace. Nel restituire questo spazio all’intera umanità, è stato giustamente inteso quanto ogni visitatore possa lasciarsi rigenerare da ciò che vede, ascolta e prova. Le Istituzioni – pubbliche, ecclesiali e private – coinvolte nel restauro di Notre-Dame, col loro specifico contributo, hanno così concorso a riattivare i percorsi culturali, esistenziali e spirituali che la Cattedrale dischiude. In questo contesto, la Chiesa ha interpretato il proprio compito in termini non solo di conservazione, ma anche di creatività, facendo vivere la tradizione con l’audacia di chi ha fede ed è rivolto alla Speranza. Di questo desidero ringraziare l’Arcivescovo, i suoi collaboratori e la comunità diocesana di Parigi, che hanno anche immaginato un percorso pastorale di primo annuncio e di iniziazione cristiana alla portata di tutti. Ne è segno il fonte battesimale, che si incontra all’ingresso come benedizione ed invito.

La ricostruzione della Cattedrale è stata l’occasione di un incontro che ha dilatato gli spazi dell’accoglienza e della partecipazione al di là dei confini dell’appartenenza ecclesiale. Cari vescovi, presbiteri, diaconi, persone consacrate, seminaristi di Francia: lasciatevi ispirare da quanto è avvenuto qui! Anteponete a tutto l’Evangelii gaudium, ossia quella conversione missionaria che Papa Francesco ci ha testimoniato sin dalla sua prima Esortazione Apostolica.

Dalla Lettera ai Galati abbiamo ascoltato la ragione per cui non dobbiamo temere: «Dio mandò il suo Figlio» (Gal 4,4). Lo mandò fra noi, in questo nostro mondo! Nel testo paolino il verbo descrive un avvenimento reale, storico, non circostanze ideali. I cristiani non rifuggono la complessità, perché Dio stesso li ha chiamati a seguire suo Figlio in un mondo già abitato, già in movimento, già segnato dalle miserie e dalla bontà degli esseri umani. Il cammino della Croce rivela, certo, le oscurità che attraversano il mondo, ma più radicalmente l’amore di Dio vittorioso della morte.

La pianta a croce della cattedrale, dove pietra e luce si fondono, evoca l'incontro tra la terra e il cielo. Essa raccoglie e ordina gli eventi della storia, intessuta di gioie e sofferenze umane. Le tiene insieme in una dinamica simbolica, che delle diverse espressioni fa una lingua viva, componendole in unità.

Cari amici, dall’Incarnazione – «Dio mandò il suo Figlio» – discende l’identità della Chiesa, chiamata ad essere sempre “in uscita”. Come discepoli di Cristo, voi sapete bene che la comunità cristiana non si costituisce come enclave in cui ritrarsi per difendersi dal proprio tempo. Si offre, al contrario, come le antiche cattedrali, quale spazio di accoglienza, di rispetto, di rivelazione e di senso per tutti. Qui sta la forza di una Chiesa viva: accogliere la periferia che si trova già nel suo cuore, il lontano che in realtà è già vicino, l’estraneo nel quale Cristo già sta bussando alla porta.

Se Notre-Dame è il segno di tale incontro nel centro di Parigi, a maggior ragione le altre città e regioni di Francia, anche le più periferiche e rurali, saranno trasfigurate da una presenza missionaria semplice e benevola, che aiuti anche la composizione delle differenze culturali e la guarigione delle ferite presenti nelle nostre società. Dalle coste del nord fino al Mediterraneo, dalle aree interne ai dipartimenti d’oltremare, siate una Chiesa viva, multiforme e vicina. La povertà di mezzi non impedisce la missione, poiché è la grazia di Dio a facilitare la libertà interiore e la sobrietà della vita, così da riflettere uno stile evangelico. In tutto ciò, valorizzate con fiducia la presenza missionaria dei fedeli laici, che sono l’avamposto vivente della Chiesa nei crocevia del mondo quotidiano.

D’altro canto, fratelli e sorelle, non dobbiamo dimenticare che la finalità per cui questo Tempio, come ogni altra chiesa, è stato innalzato è la preghiera e la lode di Dio. Esso è il luogo dove la Comunità cristiana celebra la forma più alta di preghiera e di lode, rinnovando nell’Eucaristia il Sacrificio redentore di Cristo. La Cattedrale non è un involucro di pietra da ammirare: vive nel mistero sacro che vi si celebra. Svuotata dell’azione liturgica, perderebbe la sua anima. Qui, in Notre-Dame, questa verità è posta in evidenza dalla collocazione dell’altare al centro dello spazio: la comunità che loda il Signore sta, così, al cuore dell’edificio, e i visitatori, anche durante le celebrazioni, le camminano intorno e osservano. La Chiesa vi appare per ciò che è: un organismo vivo, una comunità credente che raccoglie nella lode quanto la cultura e la Tradizione le consegnano, un corpo che, proprio celebrando, narra a chiunque la ragione per cui esiste.

Oggi più che mai facciamo i conti con un tempo che appare senza pienezza, senza profondità, senza promesse. La nobile semplicità del canto, della parola, del gesto liturgico possono rappresentare per molti uno squarcio, un’oasi di pace in una società iperconnessa e rumorosa, dove si può sperimentare la presenza dell’Autore del più grande amore: «Quando venne la pienezza del tempo. Dio mandò il suo Figlio» (Gal 4,4). La celebrazione dell’anno liturgico, della domenica e delle feste ci rendono anche contemporanei di Cristo, attenti ai diversi momenti della sua vita tutta donata al Padre per il mondo. Così, diventiamo anche più sensibili e aperti ai segni dei tempi. L’ascolto comunitario delle Scritture e la preghiera ci abilitano, in effetti, a vedere le vicende storiche sotto la luce di Dio, rendendoci più consapevoli delle nostre responsabilità, a smascherare i rapporti di potere ingiusti e a custodire i germogli di giustizia e di pace. E’ la speranza, allora, a muoverci e non la rassegnazione. Ed è da lì che sorgono legami di maggiore fraternità, reti di solidarietà, frutto della comunione all’unico Sacrificio di Cristo.

A voi che celebrate quotidianamente l’Eucaristia, chiedo di avere cura che le celebrazioni liturgiche siano sempre vissute con dignità e decoro, anche laddove si radunano comunità più piccole. Siate eredi consapevoli dei Padri e dei Santi della Chiesa che lungo tutti i secoli ci hanno trasmesso il significato profondo e la bellezza della liturgia, testimoniando sempre una grande umiltà davanti al Mistero celebrato. Il Concilio Vaticano II, la cui ricchezza deve molto alla Francia, ha raccolto e approfondito in maniera eminente tale eredità, riconoscendone la centralità nella vita ecclesiale (cfr Sacrosanctum Concilium, 10). Vi esorto, pertanto, tutti, vescovi, presbiteri, diaconi, persone consacrate, a coltivare un autentico amore per la liturgia e ad essere testimoni e servitori della vocazione profetica, sacerdotale e regale dell’intero popolo di Dio.

La liturgia rimane in questo uno specchio della vita. La gioia eucaristica si afferma e si diffonde dove l’armonia è ritrovata, dove la dignità rinasce, dove l’autorità si fa servizio, dove la libertà si rimette in cammino. È il dono più grande che possiamo condividere. Mettete dunque al di sopra delle vostre personali sensibilità la comunione col successore di Pietro e con la Chiesa, per coltivare l’unità del popolo di Dio. Insieme, saremo la profezia che un mondo riconciliato è possibile.

Cari vescovi, presbiteri, seminaristi e consacrati, che siete stati chiamati a seguire Cristo; vi ringrazio per la vostra risposta e fedeltà al Signore. Non trascurate mai quell’amicizia voluta dal Signore che va coltivata nella preghiera personale, fondamento essenziale di ogni vocazione. Come diceva Madeleine Delbrêl : «Senza la preghiera, non ameremmo il Dio dell’amore. Potremmo essere suoi servi, suoi combattenti, o addirittura suoi discepoli; ma non saremmo né i figli amorevoli del nostro Padre, né gli amici […] di Gesù Cristo» (Notre vie, tome XV des Œuvres complètes, Nouvelle cité, 2017, p. 41). Custodite perciò la vostra vita interiore con il Signore alla scuola dei tanti santi che vi hanno preceduti, attingendo sempre alla fonte dell’amore infinito di Dio nell’orazione silenziosa. La vostra missione parte innanzitutto da questo rapporto intimo con il Signore, che vi aspetta lì.

Nel cuore della città, la Cattedrale aperta è il segno di una comunità che dà lode al Signore e che vive l’ospitalità non come gesto occasionale, ma come la forma stessa della propria esistenza, in modo che tutti possano sentirsi a casa, senza più essere oppressi né emarginati in un mondo che cambia. «Dio mandò il suo Figlio, nato da donna, […] perché ricevessimo l’adozione a figli» (Gal 4, 4-5). E «se figlio, sei anche erede» (Gal 4,7). Eredi per grazia, fratelli e sorelle qui convocati, tocca ora a ciascuno di voi, a questa assemblea orante e viva, farsi carne e voce di questa promessa. Voi, pastori e consacrati di Francia, siete chiamati a essere i primi custodi di questa casa aperta, pietre vive di una Chiesa che spera e non teme il futuro. Questa cattedrale è rinata perché voi possiate rinascere con essa in uno slancio di santità e di missione quotidiana. Siate, in mezzo al vostro popolo, l’espressione limpida della divina maternità della Chiesa che, testimoniando l’amore di Dio, ricompone e guarisce la famiglia umana.

Alziamo lo sguardo verso la statua trecentesca della Vergine col Bambino, che l’incendio non ha potuto toccare e che oggi brilla nuovamente davanti a noi. Maria, che ha custodito il Verbo nel suo grembo, custodisca la vostra fedeltà e sia la stella che guida la missione della Chiesa in Francia. Santa Maria, Nostra Signora di Parigi e Madre della Chiesa, prega per il popolo francese, sostieni i suoi pastori e cammina sempre al nostro fianco.

********

Guarda il video integrale


********

Vedi anche il post precedente (all'interno altro link):



VIAGGIO APOSTOLICO DI PAPA LEONE XIV IN FRANCIA E VISITA ALL'UNESCO (25-28 SETTEMBRE 2026) - Venerdì 25 mattina: Incontro con i giornalisti durante il volo - Accoglienza a Parigi/Orly - Incontro con le autorità (cronaca/commento, testi e video)


VIAGGIO APOSTOLICO DI SUA SANTITÀ PAPA LEONE XIV IN FRANCIA
E VISITA ALLA SEDE DELL’ORGANIZZAZIONE DELLE NAZIONI UNITE
PER L’EDUCAZIONE, LA SCIENZA E LA CULTURA (UNESCO)

25-28 SETTEMBRE 2026


Venerdì, 25 settembre 2026
(mattina)

ROMA - PARIGI 

07:50 Partenza in aereo dall’Aeroporto internazionale di Roma/Fiumicino per Parigi
10:00 Arrivo all’Aeroporto internazionale di Parigi/Orly
CERIMONIA DI BENVENUTO
11:00 VISITA AL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA nel Palazzo dell’Eliseo
11:45 INCONTRO CON LE AUTORITÀ, CON LA SOCIETÀ CIVILE E CON IL CORPO DIPLOMATICO nel Palazzo dell’Eliseo

********

* Questa mattina ha avuto inizio il 5° Viaggio Apostolico di Papa Leone XIV che si reca in Francia e in visita alla Sede dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Educazione, la Scienza e la Cultura (UNESCO).

Dopo aver lasciato il Vaticano, il Papa si è trasferito in auto all’Aeroporto internazionale Leonardo da Vinci di Roma-Fiumicino, da dove, alle ore 7.58 – a bordo di un A321 ITA Airways – è partito alla volta di Parigi.

* Durante il viaggio Leone XIV ha incontrato i giornalisti che lo accompagneranno in questi giorni e si è intrattenuto con loro

********

Il Papa in aereo verso Parigi:
viaggio in Francia per portare un messaggio di pace nel mondo

Nel volo verso la Francia Leone XIV saluta i circa 80 giornalisti che lo accompagnano nei quattro giorni della trasferta transalpina. Dal Pontefice gratitudine per il lavoro che verrà svolto, poi i saluti e le risposte ad alcune domande di attualità, come la crisi a Ceuta o l’Intelligenza artificiale. Significativi i doni, a cominciare da due libri: uno con le lettere dei cattolici francesi al quotidiano La Croix; l’altro, con le fotografie del sisma in Venezuela e le storie dei sopravvissuti


“Buongiorno a tutti! Bonjour! Good morning!”. Il saluto è quello di sempre all’inizio di ogni volo papale, con l’aggiunta del francese, la lingua che parlerà in questo tour de force di quattro giorni in Francia. Leone XIV, in piedi e col microfono in mano, un’ora dopo il decollo dall’aeroporto di Roma/Fiumicino passa a salutare i circa 80 giornalisti da dieci nazioni (oltre 20 sono francesi) che lo seguono nel suo quinto viaggio apostolico. Li ringrazia anticipatamente per il lavoro di copertura che verrà svolto tra tv, radio, web, carta stampata, social, e – come già nei precedenti voli – durante il giro di saluti, non si tira indietro davanti a battute o domande con riferimenti alla stringente attualità.

Come l’Intelligenza Artificiale, dopo l’annuncio delle Big Tech di un “rallentamento” del progresso tecnologico. “Forse stanno iniziando a leggere la sua enciclica?”. “La nostra Commissione vaticana è in contatto con molti dei leader del mondo dell’IA e stiamo continuando il dialogo che spero di aver avviato con l’enciclica. Penso che molti di loro – aggiunge Leone – siano aperti a cercare modi per garantire che l’IA non soppianti o distrugga l’umanità ma piuttosto che sia uno strumento a favore degli esseri umani. Stanno iniziando cose positive”.

Papa Leone nel saluto ai giornalisti (@Vatican Media)

Ceuta, crisi umanitaria

La recente decisione del presidente Usa Donald Trump di vietare alla Cnn e ad altri media l’accesso alla Casa Bianca emerge – seppur indirettamente - nel saluto del Papa al corrispondente proprio della Cnn, Christopher Lamb, al quale il Pontefice dice: “Sono molto contento che voi siete tutti qui e penso che sia necessaria, che sia molto importante una buona copertura mediatica ovunque e per tutti”. Mentre con i colleghi spagnoli Leone XIV ricorda la crisi migratoria della scorsa estate a Ceuta, che assicura di aver seguito “dal primo giorno”: “È una crisi che ha cause di differenti tipologie dietro. Bisogna capire come rispondere per evitare questo genere di emergenza. È stata veramente una crisi umanitaria”.

Un pensiero del Papa alla Spagna, quarto viaggio apostolico nel giugno scorso, anche nelle parole iniziali di saluto: “Vorrei fare una menzione speciale per quanti di voi hanno viaggiato con me quando siamo tornati a Roma della Spagna. E voglio scusarmi personalmente per un incidente, con il quale non ho nulla a che fare ma so che ha lasciato alcuni di voi dispiaciuti per il fatto che non abbiamo potuto viaggiare al ritorno insieme per Roma”.

Per annunciare la pace

Papa Leone ringrazia quindi tutti per il lavoro di “copertura del viaggio in Francia” che ha “diversi temi importanti”. Rimanda il colloquio alla conferenza stampa sul volo di ritorno da Metz: “Non vedo l’ora di vedervi durante il viaggio di ritorno e avremo modo di parlare un po’”. Prima però una importante premessa: “Prima di tutto, viaggio in Francia, così come in ogni altra parte del mondo, come seguace di Gesù Cristo per annunciare la pace, la pace di Cristo in tutto il mondo. È un messaggio che, come tutti sappiamo, è importante in questo momento”.

Oltre ai brevi colloqui, alle richieste e alle benedizioni, anche alcune domande più personali. “Lei è una persona felice?”, domanda la vaticanista del Messaggero, Franca Giansoldati. “Sì, lo sono, sono felice a parte le difficoltà, ma trovo conforto nella fede…”, replica il Papa. “Comunque sono contento della scelta fatta tanti anni fa. Ma perché mi vede triste?”. “No, però il peso della Chiesa si fa sentire?”. “Qualche volta di più… però Dio è grande!”, la risposta di Leone.

Il dono al Papa (@Vatican Media)

I doni a Leone XIV

Tanti anche i doni durante il passaggio tra i sedili dell’AirBus di Ita Airways. Due regali spiccano in particolare, due libri. Il primo è quello che lo storico quotidiano francese La Croix ha composto con i messaggi di 340 lettori da tutto il Paese. Cher Pape León è il titolo del volume che raccoglie preoccupazioni geopolitiche, richieste di riforme nella Chiesa e confidenze intime al Papa, figura che, come emerge dalle pagine del libro, molti vedono come autorità morale ascoltata e rispettata in un mondo che è “sull’orlo del baratro”. Tante le preoccupazioni dei francesi per la crisi climatica, la guerra, l’IA, ma anche per questioni geopolitiche. C’è chi, come Martine, ringrazia il Papa “per la sua fermezza” nei confronti di coloro che “vogliono strumentalizzare il cristianesimo per condurre guerre che servono i loro interessi politici e finanziari”. E chi domanda “più forza per i palestinesi e tutte le persone private della propria terra”. Altri condividono i timori per il proprio Paese in vista delle presidenziali del 2027, col rischio di una polarizzazione politica, oppure per la recente approvazione della legge sul suicidio assistito. Messaggi anche di gratitudine per un cammino di fede ritrovato.

Cartas para el Papa è invece il titolo dell’altro libro posto nelle mani del Papa. Anch’esso raccoglie delle lettere, 74 per l’esattezza, con le testimonianze di persone colpite dai terremoti del 24 giugno in Venezuela, oltre a fotografie del fotogiornalista Miguel Gutiérrez che documentano le conseguenze del sisma a La Guaira. Immagini toccanti, alcune in bianco e nero, come toccanti sono i racconti – in spagnolo - di chi si è visto crollare tutto addosso. A consegnare il volume a Leone è la fotoreporter Lola Gómez, veterana dei voli papali e originaria del Venezuela. È una delle promotrici dell’iniziativa (“Pensata per il Papa e destinata solo al Papa”) insieme ad altri quattro corrispondenti da Roma: Jovel Álvarez, José Arnaldo Mujica, Daniel Cáceres. “Vuole essere un ponte per far arrivare al Santo Padre le esperienze, la sofferenza e la speranza espresse da coloro che hanno partecipato”.

La croce donata al Papa (@Vatican Media)

Una croce con il legno recuperato dopo gli incendi in Spagna

Dalla Spagna, e sempre a testimonianza di un disastro naturale, l’altro dono al Pontefice portato in aereo dalla giornalista di Radio Cope, Eva Fernández: una croce realizzata con il legno di quercia recuperato dagli incendi della scorsa estate in Spagna che ha bruciato interi ettari di aree forestali. All’interno della croce, un oculo contenente i resti carbonizzati raccolti nei pressi della cappella di Nostra Signora della Nuova a Getafe (Madrid), tra le poche chiese risparmiate dalle fiamme. Il Papa ha osservato attentamente il dono, poi ha affermato: “Davanti alle catastrofi naturali, dobbiamo avere responsabilità e cura della Casa comune”. Soprattutto dobbiamo “pregare”. Lui, ha assicurato, è la prima cosa che fa davanti a questo tipo di tragedie.

Momenti anche più leggeri, accompagnati da risate, dinanzi ad altre domande dei cronisti. Come quella se si sta esercitando con il francese: “Un po’!”. Ma con Duolingo (famosa app per imparare lingue straniere, ndr)? “No, no, quella non la uso più. È una fake news!”. Al collega americano che ricordava la partita di basket del primo novembre a Roma tra le università statunitensi di Villanova e Notre-Dame e domandava se la Villanova, università del giovane Prevost, avrebbe avuto il tifo e la benedizione papale, Leone XIV ha risposto: “Mi hanno detto che le persone che verranno al match provengono al 90% da Villanova e il 10% da Notre Dame. Quindi la voce del popolo di Dio sarà molto forte dal lato Villanova”.
(fonte: Vatican News, articolo di Salvatore Cernuzio 25/09/2026)

********

* L’atterraggio all’Aeroporto internazionale di Parigi Orly è avvenuto alle ore 09:56.

Al suo arrivo all’Aeroporto internazionale di Parigi Orly Papa Leone XIV viene accolto dal Presidente della Repubblica francese, Emmanuel Macron, ai piedi della scala anteriore dell’aereo.
Dopo gli inni, gli Onori militari e la presentazione delle rispettive Delegazioni, il Papa, insieme con il Presidente della Repubblica, raggiunge il Salone d’Onore per un breve incontro privato, prima di ripartire per il Palazzo dell’Eliseo.


********

* Visita di cortesia al Presidente della Repubblica

Alle ore 11.00, il Santo Padre Leone XIV è giunto in auto al Palazzo dell’Eliseo per la visita di cortesia al Presidente della Repubblica.
Al suo arrivo il Pontefice è stato accolto dal Presidente della Repubblica francese, Emmanuel Macron, e ha ricevuto gli onori militari e, in seguito, la foto ufficiale, lo scambio dei doni nel Salon des portraits, l’incontro privato e la presentazione della famiglia. 


Al termine Papa Leone XIV si è diretto nella Salle des fêtes per il successivo incontro.

* Incontro con le Autorità, la Società Civile e il Corpo Diplomatico

Alle ore 12.20 nella Salle des fêtes ha avuto luogo l’incontro con Autorità politiche e religiose, imprenditori, rappresentanti della Società Civile, della cultura e del Corpo Diplomatico, nel corso del quale il Presidente della Repubblica ha rivolto ai presenti il suo Discorso.
Al termine dell’incontro il Pontefice ha salutato alcuni dei presenti.

* Successivamente il Papa si è trasferito in auto alla Nunziatura Apostolica per il pranzo in privato.

********

Leone XIV: la guerra non è inevitabile,
la Francia promuova pace e diplomazia

Una riflessione sui temi che sono la spina dorsale del suo magistero: è quella che il Papa offre nel primo discorso alle autorità nel Palazzo dell'Eliseo. Forte l'accento sulla tutela del diritto alla vita che "costituisce il fondamento imprescindibile di ogni altro diritto umano" e sul rischio di manipolazioni della scienza e della tecnologia che favoriscono la maternità surrogata, l'acquisto di organi e una morte programmata


Le bandiere del Vaticano e della Francia ornano il palco allestito nel Salle des fêtes del Palazzo dell’Eliseo dove sono presenti autorità politiche e religiose, imprenditori, rappresentanti della società civile, della cultura e del Corpo diplomatico. Papa Leone vi arriva dopo essere atterrato presso l’aeroporto di Parigi-Orly, percorrendo circa 19 km mentre le campane suonavano al suo passaggio e le persone applaudivano il Vescovo di Roma. All’arrivo nella residenza del presidente della Repubblica, Leone XIV viene accolto con gli onori militari, l’ingresso nella residenza insieme a Macron e alla première dame Brigitte, che lo attendono sul tappeto rosso, è seguito da un momento privato tra il Papa e il capo dell’Eliseo.

Proprio Macron poco prima su X aveva scritto che la visita del Pontefice “testimonia la forza dei legami che uniscono la Santa Sede e la Francia”. “Di fronte alle sfide del nostro tempo, - si legge - porteremo insieme un messaggio di pace, di fraternità e di speranza”. All’arrivo del Papa, assieme al presidente francese, la platea in piedi lo accoglie con un applauso. A prendere la parola per primo è Macron che si sofferma sulla laicità e sull'Intelligenza artificiale. "L'essere umano - afferma - non deve essere legato ai numeri. L'intelligenza artificiale deve essere al servizio dell'uomo. La rivoluzione digitale non deve incatenare ma deve liberare" pertanto invoca la creazione di un organismo internazionale per impedire un oligopolio delle nuove tecnologie.

La stretta di mano al termine del discorso del presidente Macron (@Vatican Media)

Non essere indifferenti alle sofferenze

Il primo discorso di Papa Leone è una summa dei temi forti del suo magistero che costantemente si fa richiamo di pace, espressione della difesa della vita, invito all’uso etico dell’Intelligenza artificiale, riferimento alla laicità intesa come impegno nel dialogo per favorire l’unità nel servizio al bene comune.

L’attualità del mondo, fatta di conflitti e violenza specialmente in Medio Oriente, è lo spunto per il Pontefice per un forte appello a non restare indifferenti di fronte alle “sofferenze che feriscono la dignità umana e gridano giustizia a Dio”. Situazioni che chiamano ad una vera e propria “conversione del cuore e a un cambiamento di atteggiamento” per costruire insieme, “nel cuore del mondo”, “la civiltà dell’amore”. Leone XIV insiste sulla necessità di mettere al bando le armi nucleari, di ridurre gli armamenti esistenti perché “la pace non è un equilibrio di forze, ma si costruisce ogni giorno attraverso il dialogo e la giustizia”.

Vi esorto quindi a non rassegnarvi mai alla prospettiva di una guerra considerandola “inevitabile”, ma a promuovere senza sosta il dialogo e la diplomazia, al fine di preservare società pacifiche, rispettose della dignità e dei diritti della persona e dei popoli.

Papa Leone nel suo discorso alle autorità (@Vatican Media)

La vocazione alla pace

Le parole del Papa hanno come eco i rumori della guerra, lo sconvolgimento dovuto ai conflitti in corso e sono dunque esortazione all’impegno soprattutto per un Paese come la Francia che, afferma, “ha la vocazione di rimanere un instancabile artefice della pace e del multilateralismo, in particolare all’interno della nostra cara Europa”.

Possa la Francia, fedele ai propri valori, tracciare il solco di una pace disarmata e disarmante, e offrire con responsabilità il proprio insostituibile contributo a favore della pace. Che la vostra libertà cresca incessantemente nell’impegno per il bene comune; la vostra fraternità abbracci l’intera umanità; e l’uguaglianza a cui aspirate si fondi sempre sui fondamenti della giustizia e della carità, senza eliminare le differenze tra le persone, ma facendole fruttificare armoniosamente a beneficio di tutta la società.

Le origini del Papa

Leone XIV non nasconde la gioia di essere in Francia, “Paese dal vasto patrimonio culturale e religioso”, abitato da un popolo con origini diverse, una peculiarità che arricchisce la convivenza e la vita democratica. Una sottolineatura, quella del Papa, che nasce dalle sue radici, i genitori della nonna materna infatti erano nati in Normandia.

La Francia è molto spesso al centro delle preghiere del Papa, che non dimentica le sue origini familiari normanne e bearnesi.
Per forgiare l’intelligenza dei popoli

Francia che rappresenta, aggiunge, “un faro culturale, artistico e spirituale, non solo in Europa, ma anche nel mondo”. Luogo di ricerca della verità, grazie alle sue accademie e alle università, capace di “forgiare l’intelligenza dei popoli, ben oltre i propri confini”. “L’illuminazione di menti francesi d’eccezione, - prosegue il Papa - che erano al tempo stesso grandi cattolici, sottolinea quanto le scienze, le arti, la letteratura e la filosofia possano contribuire al bene dell’umanità, quando sono orientate alla ricerca del bello, del bene e del vero, affinché il mondo abbia la vita”, come recita il motto del viaggio, più volte ripetuto.

Il discorso di Leone XIV nel Palazzo dell'Eliseo (@Vatican Media)

Notre-Dame, la speranza che rinasce

Dopo aver fatto riferimento a Parigi, definita la Ville lumière, il Vescovo di Roma si sofferma sul savoir-faire francese, “sinonimo di eccellenza in numerosi ambiti”, distintosi in particolare nel restauro della cattedrale di Notre-Dame di Parigi andata a fuoco nel 2019. Ringraziando il presidente Macron per l’impegno profuso e per la sinergia con istituzioni pubbliche e private, nei pensieri del Papa ci sono gli operai che vi hanno operato. “Non è solo il coronamento di un’impresa tecnica - sottolinea - ma il simbolo di una speranza ritrovata, la prova che ciò che si credeva distrutto per sempre può rinascere grazie alla collaborazione di tutti, e la testimonianza di un’unità realizzata nello sforzo comune”.

Un risultato così bello deve ispirare a tutti gli attori della vita politica, sociale e religiosa del Paese un nuovo slancio per operare incessantemente in uno spirito di unità, con la forza di una viva speranza.

Il motto nazionale

Ripercorrendo la storia della Francia, “terra dalle ricche radici cristiane”, Leone XIV si sofferma sulla fase dell’umanesimo, “che cercava di unificare l’eredità greco-romana e la fede cristiana”, sul fiorire dei grandi pensatori del Rinascimento e poi dell’Illuminismo che aprirono al “riconoscimento dei diritti dell’uomo insiti nella natura della persona umana, in particolare la libertà religiosa”. Un’attenzione che si ritrova nel motto nazionale.

Libertà, uguaglianza e fraternità non sono semplici parole incise sui frontoni dei vostri edifici pubblici, ma rimandano a esigenze etiche universali, che trovano anche nel messaggio evangelico una fonte inesauribile di ispirazione e di realizzazione.

L’umanità nel “paradiso delle macchine”

Il Pontefice ricorda anche la Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, richiamata da san Giovanni Paolo II come “una vera pietra miliare sulla via del progresso morale dell’umanità”. Progresso, afferma il Papa, che si intreccia con il rispetto della dignità umana e dei diritti e delle libertà fondamentali ma attenzione ai rischi di uno sviluppo ambiguo di strumenti “capaci di arrecare danno quando non orientati al bene”. Attenzione, rimarca Leone, all’obbedienza cieca e all’irresponsabilità che diventa “padrone di un Paradiso delle macchine”, come faceva notare lo scrittore francese Georges Bernanos. Pericoli, questi, messi in luce nell’enciclica Magnifica humanitas quando si affronta il tema dell’Intelligenza artificiale e la necessità di riportare la persona umana al centro di ogni riflessione.

Per non perdere la nostra umanità in mezzo al “paradiso delle macchine” che invade e condiziona la nostra vita quotidiana, è urgente formare le menti a un discernimento etico, capace di riconoscere ciò che è moralmente buono. Questa esigenza è fondamentale per riconoscere il vero bene che fa crescere l’uomo secondo la sua vocazione primaria, nel rispetto incondizionato della sua libertà interiore e della sua sacra dignità.

Primo discorso di Leone XIV in Francia (@Vatican Media)

La tutela della vita

Una società autenticamente libera, ricorda il Vescovo di Roma, protegge la diversità attraverso un dialogo etico che arricchisce il tessuto sociale; un dialogo urgente nella Francia di oggi “dove persone di diverse appartenenze culturali e religiose sono chiamate a convivere e a dare il proprio contributo alla costruzione della società”. Diversità e solidarietà sono i due binari sui quali corre il Paese transalpino anche grazie all’opera della Chiesa cattolica, “volto vivente della tenerezza e della compassione di Dio”. Il Papa ricorda chi si presta per gli altri, per i più fragili e sofferenti, “una vera e propria scuola di umanità sulla grandezza della cura e un vibrante richiamo al valore unico e insostituibile di ogni essere umano”. Un invito alla fraternità per accogliere la vita senza condizioni, accompagnando ogni tappa dell’esistenza, difendendo chi non ha voce.

Per questo ribadisco «con forza che la tutela del diritto alla vita costituisce il fondamento imprescindibile di ogni altro diritto umano».

Le manipolazioni della scienza

Il rischio che Papa Leone intravede nel mondo di oggi è anche l’illusione di confidare ciecamente nella scienza e nella tecnologia per trovare una soluzione alle sofferenze. Ma anche qui senza una coscienza si rischia di allontanarsi dal vero bene mentre invece ognuno di noi è chiamato al rispetto reciproco e alla tutela della vita.

A volte constato con preoccupazione le attuali derive delle società che rischiano di distorcere la scienza e la tecnologia trasformandole in imprese lucrative che favoriscono le manipolazioni genetiche, la maternità surrogata, l’acquisto di organi o l’offerta di una morte programmata.

Papa Leone mentre rivolge il suo discorso alle autorità (@Vatican Media)

La sana laicità

L’impegno a cui richiama il Papa è “espressione della giusta laicità” che, sottolinea, “non esclude la dimensione religiosa, ma sa al contrario trarne vantaggio come risorsa educativa”.

Una giusta laicità non consiste quindi nell’escludere la religione dalla sfera pubblica o dall’istruzione, ma nell’impegnarsi affinché lo Stato e le istituzioni religiose dialoghino tra loro e uniscano le loro forze al servizio del bene comune, affinché il mondo abbia la vita

Da qui il plauso al lavoro costante e al dialogo tra Santa Sede, Chiesa in Francia e governo per “il servizio a vantaggio di tutti”.

L’impegno per il Medio Oriente

Vivo apprezzamento il Papa lo esprime per la cooperazione tra la Francia e la Chiesa cattolica al servizio dei cristiani d’Oriente, ricorda l’azione educativa, sociale, culturale e umanitaria di associazioni quali “Aiuto alla Chiesa che soffre” o «Œuvre d’Orient», “un prezioso contributo – spiega - al dialogo tra i popoli e alla tutela dei diritti di ogni persona”. Inoltre sul fronte educativo, si sofferma sull’importanza del Fondo per le scuole d’Oriente, un progetto che dal 2021 ha dato sostegno a oltre duecentosessanta istituti scolastici in Medio Oriente, tra cui sette Università in Libano e l’Università di Betlemme.

Pace, unità, prosperità

In conclusione del suo discorso, Leone XIV esprime la sua gratitudine e ricorda che «una Chiesa che pretenda di disinteressarsi delle questioni temporali non adempirebbe appieno alla propria vocazione; e un Presidente della Repubblica che pretenda di disinteressarsi della Chiesa e dei cattolici verrebbe meno al proprio dovere». L’augurio poi di pace, unità e prosperità affinché il mondo abbia la vita. Parole che hanno chiamato un lungo applauso della platea.
(fonte: Vatican News, articolo di Benedetta Capelli 25/09/2026)

********

Nel discorso di accoglienza a Leone XIV al Palazzo dell’Eliseo il presidente francese Emmanuel Macron presenta la Francia come un Paese permeato di spiritualità. Al centro il ruolo della laicità, il dialogo tra credenti e non, la difesa della libertà religiosa e la ricerca della pace, intesa come giustizia, rispetto dei diritti umani e dignità dei popoli. Ma anche le sfide della transizione climatica e dell’intelligenza artificiale e l’appello al dialogo sulle grandi questioni etiche


********


********

Guarda il video integrale dell'incontro

********

Vedi anche il post precedente:




Tonio Dell'Olio: Anche uno solo

Tonio Dell'Olio
 
Anche uno solo
 
PUBBLICATO IN MOSAICO DEI GIORNI  24 settembre 2026


“Anche uno solo di questi bambini”: il tema scelto per la Giornata mondiale del migrante e del rifugiato (27 settembre) possiede la forza disarmante del Vangelo. Sottrae i minori migranti all’anonimato dei numeri e li restituisce alla loro irriducibile unicità. Uno solo basta a interpellare la nostra coscienza, a mettere sotto accusa politiche costruite sulla paura, a impedire che la frontiera diventi il confine dell’umanità.

Papa Leone XIV ha ricordato le “sofferenze indicibili” patite da bambini e adolescenti lungo le rotte migratorie: violenze, torture, sfruttamento, traumi e, non di rado, la morte. E il viaggio non termina sempre con l’approdo. Spesso ad aspettarli da questa parte del mare c’è rifiuto, isolamento, diffidenza, rimpatri che aggiungono trauma al trauma. 

Sono vite costrette troppo presto a conoscere il vocabolario crudele degli adulti: guerra, fame, tratta, respingimento. 

Nel 2025 sono arrivati in Europa più di 35.300 minori; nei primi mesi del 2026 uno su cinque tra migranti e rifugiati era un bambino. Ma i numeri, per quanto impressionanti, rischiano di proteggerci dalla responsabilità. Il Papa chiede invece che ciascuno si senta coinvolto nella vita di questi ragazzi. 

Tutelare la vita di un minore non è un moto spontaneo di generosità, ma giustizia. Anche uno solo vale quanto il mondo intero. E nessuna frontiera può renderlo meno figlio, meno fratello, meno umano.

*************

Vedi anche il post:

venerdì 25 settembre 2026

Alessandro D'Avenia: La Ricreazione

Alessandro D'Avenia
La Ricreazione

La nuova rubrica sul Corriere della Sera 7 settembre 2026.


Chiamatelo pure intervallo. Ma se le parole sono i confini del mondo, l’orizzonte vi si restringerà.

Intervallo, nella lingua di costruttori che è il latino, era lo spazio tra (inter-) i pali (-vallum) di una staccionata: un recinto da non valicare. Io uso «ricreazione» per la sua sconfinata audacia: il mondo fatto da capo. Ri-creato.

Una bambina mi ha detto che la ricreazione è la sua materia preferita. Divina rivoluzionaria, come darti torto? Dio infatti «creò» cielo e terra. E noi? Il cellulare e la guerra. Non è poco? Nel mio dialetto «arricriarsi» significa gioire, e infatti bramavamo la ricreazione come i rematori stanchi il porto.

Fuori dai banchi corpo e anima tornavano a unirsi: un pezzo di pizza e una cotta, una risata e una lotta, una paura e un sogno, un ripasso e un bisogno…

La vita tutta in quindici minuti di intensissimo qui e ora.

Per questo, dopo anni di «Ultimo banco», ho voluto chiamare «La Ricreazione» questa nuova rubrica del lunedì, il giorno in cui ricrearsi è un dovere: assumere il quotidiano non come un sonnifero, ma come un risveglio. Viviamo nel migliore dei mondi «impossibili», ma lo dimentichiamo. Magari questa campanella ci darà la «stupefacenza» perduta, impedendo a noia, paura e cinismo di diventare un’abitudine.

Ce ne staremo in quest’angolo di pagina e di tempo, perché un fatto, un volto, una parola, o anche solo una mela (come mostra Cézanne) possono bastare a ritrovare la gioia di vivere.

Come a ricreazione.
(fonte: sito dell'autore)