Il Papa: le lacrime di madri e bambini
tocchino le coscienze di chi può far tacere le armi
Leone XIV celebra la Messa del 2 novembre per la commemorazione dei fedeli defunti nel Cimitero Verano di Roma. Si ferma a deporre dei fiori dinanzi a una tomba, in omaggio a quanti sono lì sepolti, e nell'omelia prega "per quanti hanno perso da poco una persona cara; in particolare per coloro ai quali l’ha strappata l’assurda violenza della guerra"
L'ingresso del Papa al Cimitero monumentale Verano di Roma (VATICAN MEDIA)
In questo momento vogliamo pregare per quanti hanno perso da poco una persona cara; in particolare per coloro ai quali l’ha strappata l’assurda violenza della guerra. Possano le lacrime di tante madri, di tanti bambini, di tanti anziani toccare le coscienze di chi ha potere di far tacere le armi!
L’invocazione del Papa - quasi un grido di dolore - spezza il silenzio solenne, fino a quel momento interrotto soltanto dal fruscio dei cipressi mossi dal vento, che avvolge il Quadriportico del Cimitero monumentale del Verano. Leone XIV ha scelto anche quest’anno di celebrare nel noto sepolcreto romano la Messa per la Commemorazione dei defunti.
L'arrivo al Verano
Il Pontefice giunge pochi minuti prima delle 16 all’ingresso di quello che è a tutti gli effetti un museo a cielo aperto, protetto dall’altissima cinta muraria ed esteso per circa 83 ettari alle spalle della Basilica di San Lorenzo fuori le Mura. Le quattro grandi statue ottocentesche dell’architetto Virginio Vespignani - la Meditazione, la Speranza, la Carità e il Silenzio - coi loro sguardi di pietra e le braccia sollevate, sembrano dare il benvenuto al Pontefice. Al suo fianco c’è il cardinale vicario Baldo Reina. Fuori dal Cimitero, in mezzo a strade transennate già dal mattino, il Papa saluta il sindaco Roberto Gualtieri.
L’ingresso attraverso il Pincetto, con un mazzo di crisantemi gialli e bianchi in mano, è accompagnato dal brusio di voci dei circa 2 mila fedeli – suore, soprattutto – che, sistemati sulle sedie davanti al palco adornato di fiori, recitano i misteri del Rosario. Molti sono dietro, in piedi, lungo il corridoio transennato; tante altre persone si vedono camminare in lontananza tra le fitte geometrie di lapidi e cappelle gentilizie per recarsi alle tombe dei loro cari, portando fiori, lumini, ricordi, preghiere. Il cielo sembra minacciare pioggia e l’odore dell’incenso e della cera si mescola a quello della terra umida. Ci si ripara con sciarpe, zuccotti di lana, giubbotti visto l’ondata di freddo che ha assalito la Capitale, segnando il definitivo distacco dalle temperature primaverili di qualche giorno fa. Qualcuno, oltre alla coroncina e al libretto della Messa, nelle mani tiene pronto un ombrello.
L'omaggio floreale del Papa su una tomba del Verano (VATICAN MEDIA)
I fiori su una tomba
Nessun applauso all’ingresso del Papa: “Per mantenere un clima di raccoglimento”, viene detto dal palco. Prima di dare inizio alla celebrazione con il Requiem Aeternam, Leone, gettando un rapido sguardo a tempietti ed edicole funerarie, si ferma davanti a una tomba. Una delle tante tombe di famiglia, tra le più antiche, poste all’ingresso del cimitero, incastonate nella terra insieme ai loculi di personaggi storici, scrittori, intellettuali, artisti. E circondate da sculture (alcune dall’inestimabile valore) di Madonne e angeli addolorati, donne con in braccio bambini, busti, archi, foto a colori o in bianco e nero.
Antonia Coccia Nicolini recita l’incisione sul marmo centrale, dove il Papa depone il fascio di fiori e rimane per qualche istante in preghiera, a mani giunte. È l’omaggio del Successore di Pietro a tutti i defunti: quelli sepolti al Verano, a Roma, in Italia, nel mondo. I morti che non hanno nessuno che possa portargli oggi un fiore o coloro che “nessuno ricorda” per cui chiedeva preghiere ieri all’Angelus. Oppure i morti a causa della “assurda” violenza provocata dai conflitti che lacerano l’umanità.
L'inizio della Messa per la commemorazione dei fedeli defunti (VATICAN MEDIA)
"Nessun tormento li toccherà”
È al ricordo di queste anime - e a tutte le "vittime delle guerre, dell’odio e delle violenze", ricordate nelle Preghiere dei fedeli - che il Papa dedica l’omelia della Messa in quello che definisce un “luogo di preghiera e di memoria, di affetto e di speranza”. Leone snoda la sua riflessione a partire dalla Parola di Dio in cui si ricorda che le mani di Dio custodiscono efficacemente le anime dei giusti: “Nessun tormento li toccherà”.
Questa è la promessa di salvezza, che specialmente in questo giorno diventa il cuore della supplica che eleviamo al Signore della vita per tutti i fedeli defunti
Le Beatitudini, autoritratto di Gesù
Le “mani paterne e sicure” del Signore “li custodiscano in eterno”, rimarca Papa Leone XIV. Si sofferma poi sul Vangelo di Matteo, quello delle Beatitudini. Esse, dice, “sono come l’autoritratto di Gesù”, oltre che “la via della vita piena e compiuta, già ora e per l’eternità”.
Questo annuncio di salvezza che sono le Beatitudini risuona con particolare forza spirituale in un cimitero, che è come una soglia tra l’aldiquà e l’aldilà, tra l’esistenza terrena e l’oltre che ci attende. Gesù Risorto ci dice: beati coloro che vivono secondo questa via, perché di essi è il regno dei cieli
La Messa nel quadriportico del Verano (VATICAN MEDIA)
Il pianto di madri, bambini, anziani
In particolare, tra le otto Beatitudini una oggi ci tocca tutti: “Beati quelli che sono nel pianto, perché saranno consolati”. Troppi i pianti di mamme, bambini, anziani, persone che hanno visto morire i propri cari sotto le bombe o per l’inaudita brutalità che segna certi luoghi del mondo. Questi pianti, queste lacrime, il Papa auspica che possano diventare pungolo, appello, stimolo per “toccare le coscienze di chi ha potere di far tacere le armi”.
Il ricordo di San Francesco
A conclusione dell’omelia, Leone ricorda San Francesco d’Assisi negli 800 anni della morte e la “beatitudine” che il Poverello aggiunse al Cantico delle creature quando capì che la sua fine era vicina: “Laudato si’ mi’ Signore per sora nostra morte corporale…”. “La fede in Cristo ci dice che il nostro legame con i fedeli defunti non è interrotto, ma trasformato”, ribadisce il Vescovo di Roma.
Animati da questa fede piena di speranza, proseguiamo il nostro cammino terreno, in attesa del giorno in cui Egli asciugherà ogni lacrima, quando non vi sarà più la morte, né lutto, né lamento né affanno, perché le cose di prima sono passate
Il Papa durante la celebrazione per la commemorazione dei fedeli defunti (VATICAN MEDIA)
"Eterno Riposo..."
La preghiera dell’Eterno Riposo conclude la celebrazione. Il buio è già calato sul Verano e il Papa, sceso dal palco, si reca dal lato destro del quadriportico per aspergere con l’acqua benedetta i monumenti funebri. Infine, al rintocco delle campane, benedice la folla che in pochi istanti si disperde in questa “città nella città” dove, tuttavia, ognuno conosce il posto in cui andare.
(fonte: Vatican News, articolo di Salvatore Cernuzio 02/11/2026)
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COMMEMORAZIONE DI TUTTI I FEDELI DEFUNTI
SANTA MESSA
OMELIA DEL SANTO PADRE LEONE XIV
Cimitero del Verano, Roma
Lunedì, 2 novembre 2026
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Cari fratelli e sorelle,
ci siamo radunati a celebrare l’Eucaristia in questo luogo di preghiera e di memoria, di affetto e di speranza. La offriamo in suffragio dei fedeli defunti, in particolare di quanti qui riposano e di coloro che ciascuno di noi porta nel cuore.
Commemorare i fedeli defunti all’indomani della Solennità di tutti i Santi orienta questa nostra preghiera. Ci rivolgiamo al Padre del cielo affinché la vita della santità e della beatitudine, che già godono tanti suoi figli e figlie, avvolga l’anima di quanti dormono il sonno della pace.
La nostra fede è illuminata dalla Parola che è stata proclamata e che arricchisce la nostra confidenza nelle mani di Dio. Esse – ci ricorda il Libro della Sapienza – sono capaci di custodire efficacemente le anime dei giusti: «nessun tormento li toccherà» (Sap 3,1). Questa è la promessa di salvezza, che specialmente in questo giorno diventa il cuore della supplica che eleviamo al Signore della vita per tutti i fedeli defunti.
Le sue mani paterne e sicure li custodiscano in eterno, così che possano godere pienamente di quell’appartenenza reciproca e vitale che il Signore promette al suo popolo nel Libro dell’Apocalisse: «Essi saranno suoi popoli ed egli sarà il Dio con loro, il loro Dio (Ap 21,3). La nostra preghiera intercede affinché si realizzi questa comunione eterna di vita, promessa dal Buon Pastore alle sue pecore che non andranno perdute in eterno e che nessuno strapperà dalla sua mano (cfr Gv 10,28).
Carissimi, abbiamo ascoltato il Vangelo delle Beatitudini (Mt 5,1-12). Esse sono come l’autoritratto di Gesù, che Lui stesso rende disponibile ai suoi discepoli, proclamando: «Beati voi!» (v. 11). Le Beatitudini sono la via della vita piena e compiuta, già ora e per l’eternità. Quando noi le sentiamo proclamare nella Liturgia – lo sappiamo –, è il Signore Risorto che ci parla. E questo annuncio di salvezza che sono le Beatitudini risuona con particolare forza spirituale in un cimitero, che è come una soglia tra l’aldiquà e l’aldilà, tra l’esistenza terrena e l’oltre che ci attende. Gesù Risorto ci dice: beati coloro che vivono secondo questa via, perché di essi è il regno dei cieli.
Tra le otto Beatitudini del Vangelo di Matteo ce n’è una che oggi ci tocca in modo particolare: «Beati quelli che sono nel pianto, perché saranno consolati» (Mt 5,4). In questo momento vogliamo pregare per quanti hanno perso da poco una persona cara; in particolare per coloro ai quali l’ha strappata l’assurda violenza della guerra. Possano le lacrime di tante madri, di tanti bambini, di tanti anziani toccare le coscienze di chi ha potere di far tacere le armi!
Nell’ottavo centenario della morte di San Francesco d’Assisi, viene spontaneo ricordare la “beatitudine” che egli aggiunse al Cantico delle creature, quando capì che era vicina la sua fine: «Laudato si’ mi’ Signore per sora nostra morte corporale, / dalla quale nullo omo vivente può scappare: / guai a quelli che morranno ne le peccata mortali; / beati quelli che troverà ne le tue santissime voluntati, / ka la morte secunda no ‘l farà male».
Cari fratelli e sorelle, la fede in Cristo ci dice che il nostro legame con i fedeli defunti non è interrotto, ma trasformato. Con la preghiera di suffragio accompagniamo i nostri cari verso la comunione piena con il Signore, quella comunione che realmente pregustiamo già qui, nel Sacramento dell’Eucaristia. Animati da questa fede piena di speranza, proseguiamo il nostro cammino terreno, in attesa del giorno in cui Egli asciugherà ogni lacrima, quando «non vi sarà più la morte, né lutto, né lamento né affanno, perché le cose di prima sono passate» (Ap 21,4).
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