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venerdì 8 maggio 2026

Tonio Dell'Olio Il nucleare che fa paura

Tonio Dell'Olio
 
Il nucleare che fa paura

PUBBLICATO IN MOSAICO DEI GIORNI  7 maggio 202

Certo che sarei preoccupato se l’Iran riuscisse a portare a compimento il suo programma nucleare militare e a dotarsi dell’arma atomica. Ma non è che oggi si possa dormire sonni tranquilli sapendo che il “fatidico bottone” è già nelle mani di altri leader del pianeta come Kim Jong-un.

Per quale ragione dovrebbe rassicurarmi sapere che una capacità di distruzione così assoluta appartiene anche a governi che cambiano con gli umori della politica, delle tensioni internazionali o perfino dell’instabilità di un presidente che farnetica ogni giorno negando ciò che ha affermato il giorno prima e minacciando minacciando minacciando? 

Il problema non è soltanto chi potrebbe entrare nel club atomico, ma il fatto stesso che continui a esistere quel club. 

Gli Stati Uniti sono peraltro l’unica nazione ad aver usato la bomba atomica e le vittime di Hiroshima e Nagasaki gridano ancora giustizia. Nessuna Norimberga ha mai giudicato quel massacro, mentre il mondo continua a considerare “legittimo” che alcune potenze custodiscano migliaia di testate capaci di cancellare la vita sulla Terra. 

Il vero obiettivo non può essere impedire agli altri di avere il nucleare militare mentre i più forti si sfilano persino dal Trattato di non proliferazione. 

L’unica strada credibile è il disarmo nucleare globale, progressivo e verificabile. Tutto il resto significa convivere ogni giorno con la possibilità dell’irreparabile.


giovedì 7 maggio 2026

Un anno con Leone - Primo anniversario del pontificato di Leone XIV - Il papa pellegrino a Pompei per la supplica alla Vergine del Rosario

Un anno con Leone


«La pace sia con tutti voi!... Questa è la pace del Cristo Risorto, una pace disarmata e una pace disarmante, umile e perseverante. Proviene da Dio, Dio che ci ama tutti incondizionatamente». Così si presentò al mondo la sera dell’8 maggio 2025 Leone XIV, il Pontefice scelto dai cardinali elettori dopo un breve conclave. Robert Francis Prevost, agostiniano statunitense sessantanovenne, era prefetto del Dicastero per i vescovi, dopo esperienze missionarie come vescovo in Perú e come priore generale del suo ordine religioso.

Domani ricorre il primo anniversario del pontificato: dodici mesi scanditi da udienze, incontri, messaggi , dalla chiusura del Giubileo della speranza, avviato dal predecessore Francesco, dalla firma di un’esortazione apostolica, la Dilexi te, da due grandi viaggi in Medio Oriente e in Africa e da uno breve nel Principato di Monaco; ma soprattutto segnati da un impegno per la pace, declinato in vigorosi appelli e in un lavoro diplomatico «dietro le quinte».

La radici agostiniane di Prevost sono ben presenti nelle omelie e nei discorsi, ricchi di citazioni del santo vescovo di Ippona, al quale ha voluto rendere omaggio recandosi in Algeria; ma anche nella scelta di visitare il santuario della Madonna del Buon Consiglio a Genazzano, alle porte di Roma, in una delle primissime uscite dal Vaticano, appena due giorni dopo l’elezione.

Altro tema ricorrente è quello del Concilio Vaticano II, al quale Leone XIV ha deciso di dedicare un intero ciclo di catechesi. Dopo aver iniziato con l’approfondimento della costituzione dogmatica Dei Verbum sulla divina rivelazione, il Pontefice sta ora approfondendo la Lumen gentium sulla Chiesa.

Infine, il Concistoro con i membri del Collegio cardinalizio: dopo il primo, svoltosi a gennaio, seguirà quello programmato per il prossimo mese di giugno.
(fonte: L'Osservatore Romano 07/05/2026)

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Il papa pellegrino a Pompei
per la supplica alla Vergine del Rosario

La prima visita in territorio italiano, al di fuori del Lazio, sarà compiuta dal papa in Campania: prima a Pompei, poi e Napoli e, il 23 maggio, ad Acerra, nella cosiddetta “Terra dei Fuochi”

Papa Leone XIV, foto ANSA/ETTORE FERRARI

Domani, 8 maggio 2026, papa Leone XIV sarà in visita pastorale al santuario di Pompei, in occasione del suo primo anniversario di pontificato e in coincidenza con il 150° anniversario della posa della prima pietra (8 maggio 1876) della basilica dedicata alla Vergine del Rosario.

«Il santo padre ci fa un dono specialissimo, che vogliamo accogliere con il cuore pieno di gratitudine, affinché la nostra comunità diventi sempre più santuario di luce, scuola di preghiera e roccaforte di pace», ha affermato l’arcivescovo-prelato e delegato pontificio di Pompei, Tommaso Caputo, in un’intervista ai media vaticani.

Fedeli al santuario di Pompei (Napoli) in occasione della supplica alla Madonna del Rosario, 01 ottobre 2017.
ANSA / CESARE ABBATE

Il legame tra papa Prevost e Pompei è stato chiaro fin dall’inizio, dalle prime parole pronunciate dal pontefice, l’8 maggio 2025, affacciandosi dalla Loggia delle Benedizioni, subito dopo l’elezione, quando ricordò che quello era il giorno della Supplica alla Madonna di Pompei. E ancor di più dal nome scelto, Leone, che richiama immediatamente Leone XIII, il papa del Rosario, che fu il primo e più grande sostenitore dell’opera di San Bartolo Longo, il fondatore di Pompei, assieme alla moglie, la contessa Marianna Farnararo De Fusco. Inoltre, papa Leone XIV ha canonizzato Bartolo Longo lo scorso 19 ottobre.

La comunità ecclesiale e civile di Pompei si stava, dunque, preparando da tempo a questa visita, attesa e desiderata ancor prima che fosse annunciata. Innanzitutto con la preghiera: un testo preparato per l’occasione nel quale si prega per le intenzioni del papa, che viene recitato da circa tre mesi, in santuario e nelle parrocchie. Da un punto di vista concreto l’organizzazione è stata molto complessa, perché il papa, pur restando solo sei ore nella cittadina campana, avrà diversi incontri e, soprattutto, presiederà la santa messa e guiderà la recita della Supplica, la famosa preghiera composta da Longo nel 1883, ancora attualissima, perché esprime le preoccupazione, le richieste e i pensieri di ogni uomo e donna, oggi come allora.

Un momento della preghiera seguita all’annuncio della canonizzazione di Bartolo Longo
(foto archivio fotografico Santuario di Pompei)

Il primo incontro, subito dopo l’atterraggio, sarà con quello che lo stesso Longo definiva “Il tempio della carità”, che lui stesso volle edificare accanto al santuario, “Il tempio della fede”. Circa quattrocento persone: bambini, ragazzi, mamme e donne in difficoltà, poveri, anziani, persone con disabilità, accolti nelle varie opere sociali fondate da Longo, aggiornate nel tempo e ancora attive, si ritroveranno con il papa e tre di loro gli racconteranno la propria piccola storia, parte di una grande storia di rinascita, che da 140 anni ha cambiato il volto di questa valle, una volta desolata e ora viva e vivificante.

Pompei ha un legame forte anche con il Movimento dei Focolari, in primis per la comune fedeltà alla preghiera del Rosario, ma anche per la visita che proprio qui fece, esattamente 30 anni, fa la fondatrice dei Focolari, Chiara Lubich, invitata dall’allora arcivescovo, il cappuccino Francesco Saverio Toppi (di entrambi è un corso la causa di beatificazione).

L’8 maggio migliaia di persone parteciperanno alla messa, raccogliendosi attorno al vicario di Cristo, per essere confermati nella fede, ascoltare parole di speranza, in questo momento di grave disordine mondiale, e sentirsi rafforzati nel proprio impegno di carità.

Centinaia i giornalisti, fotografi e video-operatori che si sono accreditati, italiani e stranieri. Tutti i momenti della giornata saranno trasmessi da Vatican Media, Tv2000, Tele Pace e Canale 21, mentre la santa messa e la Supplica, dalle 10.20 alle 12.30, saranno irradiati anche da Rai Uno, che invierà il segnale in tutto il mondo, grazie a Rai Italia, la tv degli italiani all’estero, diffusa in 174 nazioni.


Preparativi in Piazza del Plebiscito a Napoli per la visita dei papa Leone XIV in programma l’8 maggio.
ANSA/CESARE ABBATE

Alle 15.00, il papa si recherà a Napoli, per incontrare il clero, i religiosi e le religiose nel duomo di San Gennaro e, successivamente, per incontrare la cittadinanza in piazza Plebiscito. Sabato 23 maggio sarà, poi, ad Acerra, per confermare l’impegno della Chiesa e della società civile nella cosiddetta “Terra dei Fuochi”.

La Campania è stata scelta per la prima visita in Italia del papa e la nostra regione saprà rispondere con affetto ed entusiasmo a questo specialissimo amore del pontefice, con tutta la sua energia e vivacità!
(fonte: Città Nuova, articolo di Loreta Somma 07/05/2026)



Delitto di Garlasco, il dolore dimenticato dietro il caso mediatico


Delitto di Garlasco,
il dolore dimenticato dietro il caso mediatico

Tra nuove indagini, indiscrezioni e dibattiti televisivi, il caso Garlasco continua a occupare l’Italia. Ma dietro il clamore mediatico restano il dolore della famiglia Poggi e il costo umano di una vicenda senza fine

Andrea Sempio arriva negli uffici della Procura di Pavia,
dove è entrato in auto per evitare la folla di giornalisti e fotografi - ANSA

A furia di guardarlo come spettatori di una soap opera, a furia di schierarci come su ogni contrapposizione calcistica, in cui tutto si riduce a curva, a forza di raccontarlo a tutte le ore con ogni mezzo alla ricerca di ogni nuovo particolare, abbiamo forse tutti perso di vista un dettaglio, che anni fa una magistrata di lungo corso, spigolosa e garantista, raccontava così: «Cerco di non dimenticarmi mai che una carta processuale non è mai un fatto burocratico: dietro a un nullaosta a una sepoltura (spesso l’atto con cui si riconosce, dopo un primo vaglio, che dietro un decesso non c’era nulla di penalmente rilevante ndr.) c’è una persona che è morta e ci sono persone che stanno soffrendo».

Attorno a Garlasco siamo a cinque sentenze e a un altro anno di indagini e di quotidiane indiscrezioni. Ma Garlasco, a monte di questo, significa una ragazza di 26 anni, una ragazza senza ombre, sola a casa e lì dentro uccisa in modo violento. E significa una famiglia che, ammesso che ci si possa dare pace di una cosa simile, a distanza di 19 anni quella pace non può neanche cercarla a meno di non chiudersi in un bunker avulso rispetto al mondo, perché diversamente anche soltanto vivendo la quotidianità è costretta a vedere proprio malgrado, ogni giorno, a ogni ora, la figlia Chiara aprendo la Tv, uno smartphone, un tablet, un social network, un motore di ricerca: rivede la foto della figlia perduta sparata a tutto schermo, sempre la stessa rubata allora da un qualche canale digitale, perché nel mondo dell’immagine l’informazione non ne può fare a meno, una foto sorridente, grandi occhi blu, che congela una vita brutalmente interrotta lì: difficile immaginare che questo non rinnovi nella famiglia Poggi il lutto e lo strazio ogni minuto. Ma la sensazione è che di questo strazio, che pure ha un prezzo umano enorme, si sia nel tempo del tutto perduta la percezione.

C’è un groviglio di doveri e di diritti in tutto questo agire: la giustizia ha il dovere di riprendere a scavare perché un Paese democratico non può convivere con il dubbio di un innocente in carcere e ha contemporaneamente il dovere di ricerca della verità per non lasciare elusa la domanda di giustizia di fronte alla vita di una ragazza innocente persa così malamente.

Il diritto a essere informati è diritto primario e il dovere di informare il suo corollario, nemmeno questo è in discussione, vi insistono (e in qualche modo vi collaborano lasciando trapelare notizie) tra l’altro gli interessi contrapposti delle altre persone che hanno le vite appese a questa tragica vicenda: Alberto Stasi che sta scontando 16 anni, per l’omicidio, per cui è stato condannato con sentenza definitiva e per cui potrebbe aprirsi in base agli sviluppi una istanza di revisione. E Andrea Sempio, amico del fratello di Chiara (chiamato pure a testimoniare nuovamente), che viene convocato, ora, come unico sospettato dell’inchiesta bis con la pesantissima accusa di omicidio volontario aggravato non più in concorso.

Comunque vada a finire questa vicenda avrà alla fine un costo elevato (i delitti e i processi lo hanno anche quando non ci sono errori o incertezze – che pure sono una variabile ineliminabile dalle cose umane - , ma questo di più, perché una ricostruzione esclude l’altra). Si tratta di un costo umano amplificato da una informazione (mista a intrattenimento, con un confine sempre più labile) che la moltiplicazione dello streaming, delle piattaforme, dei social, ha reso in questi 19 anni ogni giorno più pervasiva in un caleidoscopio (alla lettera quel tubo ottico in cui da piccoli guardavamo i colori ricomporsi in diverse figure variopinte e fantasiose) che ha perso tutto il kalòs, il bello della sua etimologia, per farsi sinistro e doloroso a ogni rotazione diventata vorticosa.

Il bisogno di sapere, l’interesse per il delitto sono esigenze vecchie come il mondo: Edmondo Bruti Liberati in un bel saggio intitolato Delitti in prima pagina (Raffaello Cortina) li fa risalire addirittura alla domanda della Genesi a Caino: «Dov’è tuo fratello?». I mezzi non sono solo cambiati si sono moltiplicati e accelerati, mentre algoritmi misurano il gradimento, amplificando l’offerta. È una spirale inarrestabile, ma non è gratis per chi la subisce, vittima, colpevole o sospettato che sia. Se solo ogni tanto, tutti, ognuno nel proprio ruolo, ci mettessimo un attimo nei loro panni aiuterebbe: loro, noi, il mondo che abitiamo. Prima che venga una parola fine e il tempo per ciascuno di guardare indietro e affrontare la propria dose inevitabile di autocritica.
(fonte: Famiglia Cristiana, articolo di Elisa Chiari 06/05/2026)


UDIENZA GENERALE 06/05/2026 Leone XIV: Denunciare il male in ogni forma

UDIENZA GENERALE

Piazza San Pietro
Mercoledì, 6 maggio 2026

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All’udienza generale Leone XIV prosegue le riflessioni sul documento conciliare «Lumen gentium»

Denunciare il male
in ogni forma


La Chiesa «legge e interpreta a partire dal Vangelo i dinamismi della storia, denunciando il male in tutte le sue forme e annunciando, con le parole e con le opere, la salvezza che Cristo vuole realizzare per tutta l’umanità e il suo Regno di giustizia, di amore e di pace». Lo ha detto Leone XIV all’udienza generale di stamani in piazza San Pietro.

Proseguendo le riflessioni sui documenti del Concilio Vaticano II e in particolare sulla Costituzione dogmatica Lumen gentium, il Papa ha evidenziato come la missione della Chiesa — «pellegrina nella storia» e «custode di una speranza che illumina il cammino» — sia anche quella di «pronunciare parole chiare per rifiutare tutto ciò che mortifica la vita e ne impedisce lo sviluppo», prendendo anche «posizione a favore dei poveri, degli sfruttati, delle vittime della violenza e della guerra e di tutti coloro che soffrono, nel corpo e nello spirito».

Al termine della catechesi, nei saluti ai trentamila presenti e a quanti erano collegati attraverso i media, il Pontefice ha rimarcato che di fronte alle ingiustizie e alle violenze, Cristo Risorto ravviva la speranza.

Infine, nel mese mariano di maggio, il Vescovo di Roma ha rinnovato l’invito, lanciato domenica scorsa al «Regina caeli», a pregare il rosario.
(fonte: L'Osservatore Romano 06/05/2026)

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LEONE XIV

I Documenti del Concilio Vaticano II. II. Costituzione dogmatica Lumen gentium. 8. La Chiesa, pellegrina nella storia verso la patria celeste


Fratelli e sorelle, buongiorno e benvenuti!

Soffermandoci oggi su una parte del cap. VII della Costituzione del Concilio Vaticano II sulla Chiesa, meditiamo su una sua caratteristica qualificante: la dimensione escatologica. La Chiesa, infatti, cammina in questa storia terrena sempre orientata verso la meta finale, che è la patria celeste. Si tratta di una dimensione essenziale che, tuttavia, spesso trascuriamo o minimizziamo, perché siamo troppo concentrati su ciò che è immediatamente visibile e sulle dinamiche più concrete della vita della comunità cristiana.

La Chiesa è il popolo di Dio in cammino nella storia, che ha come fine di tutto il suo agire il Regno di Dio (cfr LG, 9). Gesù ha dato inizio alla Chiesa proprio annunciando questo Regno di amore, di giustizia e di pace (cfr LG 5). Siamo pertanto chiamati a considerare la dimensione comunitaria e cosmica della salvezza in Cristo e a volgere lo sguardo a questo orizzonte finale, per misurare e valutare tutto in questa prospettiva.

La Chiesa vive nella storia al servizio dell’avvento del Regno di Dio nel mondo. Essa annuncia a tutti e sempre le parole di questa promessa, ne riceve una caparra nella celebrazione dei Sacramenti, in particolare dell’Eucaristia, ne attua e ne sperimenta la logica nelle relazioni di amore e di servizio. Essa, inoltre, sa di essere luogo e mezzo dove l’unione con Cristo si realizza «più strettamente» (LG, 48), riconoscendo al contempo che la salvezza può essere donata da Dio nello Spirito Santo anche al di fuori dei suoi confini visibili.

A questo proposito, la Costituzione Lumen gentium fa un’affermazione importante: la Chiesa è «sacramento universale di salvezza» (LG, 48), cioè segno e strumento di quella pienezza di vita e di pace promessa da Dio. Ciò significa che essa non si identifica perfettamente con il Regno di Dio, ma ne è germe e inizio, perché il compimento verrà donato all’umanità e al cosmo soltanto alla fine. I credenti in Cristo, perciò, camminano in questa storia terrena, segnata dalla maturazione del bene ma anche da ingiustizie e sofferenze, senza essere né illusi né disperati; essi vivono orientati dalla promessa ricevuta da «Colui che fa nuove tutte le cose» (Ap 21,5). Perciò, la Chiesa realizza la sua missione tra il “già” dell’inizio del Regno di Dio in Gesù, e il “non ancora” del compimento promesso e atteso. Custode di una speranza che illumina il cammino, essa è anche investita della missione di pronunciare parole chiare per rifiutare tutto ciò che mortifica la vita e ne impedisce lo sviluppo e prendere posizione a favore dei poveri, degli sfruttati, delle vittime della violenza e della guerra e di tutti coloro che soffrono, nel corpo e nello spirito (cfr Compendio della dottrina sociale della Chiesa, n. 159).

Segno e sacramento del Regno, la Chiesa è il popolo di Dio pellegrinante sulla terra che, proprio a partire dalla promessa finale, legge e interpreta a partire dal Vangelo i dinamismi della storia, denunciando il male in tutte le sue forme e annunciando, con le parole e con le opere, la salvezza che Cristo vuole realizzare per tutta l’umanità e il suo Regno di giustizia, di amore e di pace. La Chiesa, dunque, non annuncia sé stessa; al contrario, in essa tutto deve rimandare alla salvezza in Cristo.

In questa prospettiva, la Chiesa è chiamata a riconoscere umilmente l’umana fragilità e caducità delle proprie istituzioni, le quali, pur essendo al servizio del Regno di Dio, portano la figura fugace di questo mondo (cfr LG, 48). Nessuna istituzione ecclesiale può essere assolutizzata, anzi, poiché esse vivono nella storia e nel tempo, sono chiamate a una continua conversione, al rinnovamento delle forme e alla riforma delle strutture, alla continua rigenerazione delle relazioni, in modo che possano davvero corrispondere alla loro missione.

Nell’orizzonte del Regno di Dio dev’essere compresa anche la relazione tra i cristiani che stanno compiendo oggi la loro missione e quanti hanno già terminato l’esistenza terrena e sono in uno stadio di purificazione o di beatitudine. Lumen gentium, infatti, afferma che tutti i cristiani formano un’unica Chiesa, che c’è una comunione e una compartecipazione dei beni spirituali fondata sull’unione con Cristo di tutti i credenti, una fraterna sollicitudo tra Chiesa terrena e Chiesa celeste: quella comunione dei santi che si sperimenta in particolare nella liturgia (cfr LG, 49-51). Pregando per i defunti e seguendo le orme di coloro che hanno già vissuto come discepoli di Gesù, siamo sostenuti anche noi nel cammino e rafforziamo l’adorazione di Dio: segnati dall’unico Spirito e uniti nell’unica liturgia, insieme a coloro che ci hanno preceduto nella fede lodiamo e diamo gloria alla Santissima Trinità.

Siamo grati ai Padri conciliari per averci richiamato questa dimensione così importante e così bella dell’essere cristiani, e cerchiamo di coltivarla nella nostra vita.

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Saluti

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Rivolgo il mio cordiale benvenuto ai pellegrini di lingua italiana. In particolare, saluto i fedeli di Praia a Mare, con il Vescovo Mons. Stefano Rega; di Aversa, con il Vescovo Mons. Angelo Spinillo; e quelli di Montelupone.

Il mio pensiero va infine ai giovani, ai malati e agli sposi novelli. La Chiesa commemora oggi San Domenico Savio, uno dei primi frutti di santità, plasmati dalla grazia divina della scuola di Don Bosco. Il suo esempio di adesione al Signore in ogni circostanza, aiuti ciascuno di voi a corrispondere generosamente ai desideri di bene, che lo Spirito Santo vi ispira.

A tutti la mia benedizione!








Guarda il video integrale


mercoledì 6 maggio 2026

Tonio Dell'Olio: Overshoot day l’impronta ecologica che preoccupa

Tonio Dell'Olio
 
Overshoot day
l’impronta ecologica che preoccupa

PUBBLICATO IN MOSAICO DEI GIORNI  5 maggio 202

La notizia è passata sotto silenzio come se non ci riguardasse. Abbiamo continuato a vivere, mangiare, viaggiare, parlare e consumare – soprattutto a consumare – come se nulla fosse accaduto. Eppure il 3 maggio scorso l‘Italia ha tagliato il traguardo negativo del suo “overshoot day”, ovvero ha esaurito il “budget ecologico” dell’intero anno.

Dal 4 maggio in poi viviamo in deficit ecologico: utilizziamo capitale naturale e accumuliamo un debito che si traduce in crisi climatica, perdita di biodiversità, degrado del suolo e impoverimento degli ecosistemi. Rispetto allo scorso anno abbiamo anticipato di tre giorni! 

Si calcola che se tutto il mondo avesse lo stesso stile di vita di noi italiani, ci vorrebbero tre pianeti. Anche solo rispetto agli anni novanta, sciupiamo più energia, viaggiamo di più, abitiamo case che consumano suolo, sono cambiate le nostre diete che utilizzano più packaging, trasporti, refrigerazione, lavorazioni industriali. 

Si tratta di un disastro che non crea danni all’ambiente ma a noi. E fino a quando non capiremo questo, continueremo a vivere e comportarci esattamente come facciamo adesso. Abbiamo bisogno di imboccare un’altra strada con un diverso stile di vita e una politica nuova. 

La chiamano transizione ma papa Francesco con Alex Langer ci hanno insegnato che è “conversione ecologica” ed “ecologia integrale”.

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Il 3 maggio 2026 l’Italia ha ufficialmente consumato tutte le risorse naturali che la Terra può rigenerare in un anno intero. In questo video si spiega cos’è l’Overshoot Day, come viene calcolato dal Global Footprint Network, e perché la data italiana è arrivata in anticipo rispetto agli anni precedenti. Si nalizza l’impronta ecologica del nostro Paese, le cause principali (energia, mobilità, spreco alimentare, consumo di suolo) e i limiti di questo indicatore, per capire cosa ci dice realmente e cosa invece non misura. Infine, alcune proposte concrete per spostare questa data in avanti, senza puntare il dito ma con i numeri alla mano.


Francesco, il Papa venuto dalla fine del mondo

Roberto Cutaia
Francesco, il Papa venuto dalla fine del mondo


A un anno dalla morte di Papa Francesco (21 aprile 2025-2026), il volume dal titolo Francesco. Il Papa venuto dalla fine del mondo (a cura di Roberto Cutaia, Nisroch, Macerata 2026, pp. 165, euro 20,00), ne ripercorre il magistero alla luce delle sfide del presente. Il libro riunisce voci diverse, esperti dei rispettivi ambiti del magistero di Papa Francesco, per interrogare una figura che ha saputo parlare al cuore del nostro tempo.

«Papa Francesco ha lasciato questo mondo da quasi un anno – scrive nella prefazione al volume il card. Pietro Parolin, Segretario di Stato Vaticano -. Nel tempo che scorre, emergono con più nitidezza i tratti essenziali del suo Magistero, quello che ha donato a tutti attraverso i suoi documenti, le catechesi, le omelie, comprese le tante pronunciate a braccio nella cappella della residenza di Santa Marta. Nei 12 anni, un mese e 8 giorni del suo Pontificato, Papa Bergoglio ci ha aiutato a percepire e riconoscere che anche nei tempi difficili e confusi il Cuore di Gesù salva i cuori di uomini e donne, giovani e anziani abbracciandoli col suo perdono e la sua misericordia. Ha ripetuto che i sacramenti, a cominciare dal Battesimo, sono gesti del Signore, con cui la sua misericordia ci dona vita, ci sostiene e ci guarisce nel nostro cammino, medicine per noi peccatori, non benemerenze riservate ai perfetti. Papa Francesco ha ripetuto tante volte e ci ha aiutato a riconoscere che la Chiesa non vive per sé stessa, e non brilla di luce propria, ma può riflettere solo la luce di Cristo, “luce delle genti”, proprio come accade alla luna, che riflette la luce del sole. Per questo ha citato tante volte l’immagine cara agli antichi Padri della Chiesa, che suggerisce come mistero intimo della Chiesa quello del Mysterium Lunae, il “mistero della luna” […]».

Nell’introduzione, Arturo Sosa Abascal (Generale dell’Ordine dei Gesuiti), scrive: «Ci sono molti modi di avvicinarsi allo stile della vita di papa Francesco data la ricchezza straordinaria della sua umanità di cui siamo stati tutti (o quasi) ammirati testimoni. Uno stile maturato, secondo la secolare tradizione della Compagnia di Gesù, prima in tanti anni di formazione umana, culturale e spirituale e insieme di esperienze pastorali in mezzo al Popolo di Dio. Poi nel ministero episcopale all’Arcidiocesi di Buenos Aires e alla Chiesa latino-americana. Infine, il servizio alla Chiesa universale come Vescovo di Roma, cioè nell’esercizio del ministero petrino di presiedere le Chiese nel mondo edificando l’unità nella carità al servizio della missione del Signore Gesù […]».

Il libro attraversa i nodi essenziali del suo pontificato: la misericordia, il dialogo, la pace, la fraternità universale. Non un bilancio conclusivo, ma un invito a comprendere un’eredità ancora aperta. I contributi sono di Alessandro Andreini, Fernando Bellelli, Fulvio De Giorgi, Cristiana Dobner, Arianna Dutto, Bruno Forte, Markus Krienke, Le Monache Benedettine dell’Isola San Giulio, Silvia Magistrini, Gianni Maritati, Vito Nardin, Fernando Rivas, Suore della Provvidenza Rosminiane, Paolo Usellini.

«Il libro che il lettore ha tra le mani − si legge nell’introduzione del curatore − è una pubblicazione agile e dinamica su un “grande” protagonista della scena mondiale dei primi decenni del terzo millennio. Si tratta di papa Francesco, il 266° papa della Chiesa cattolica (13 marzo 2013 – 21 aprile 2025) al secolo Jorge Mario Bergoglio (1936-2025). Papa Francesco è stato un vero pastore d’anime, schietto (e pertanto non sempre compreso) e soprattutto allergico ai compromessi della tiepidezza e alle ambiguità del doppio gioco […]».
(fonte: Settimana News  02/05/2026) 


martedì 5 maggio 2026

ANNA FOA: La vicenda della Global Sumud Flotilla. Israele oltre ogni etica e contro il diritto internazionale

La vicenda della Global Sumud Flotilla.
Israele oltre ogni etica e contro il diritto internazionale
di Anna Foa


La vicenda della Global Sumud Flotilla resta molto inquietante, anche dopo lo sbarco a Creta degli attivisti sequestrati da Israele in acque internazionali. Innanzitutto, non tutti sono stati rilasciati, due di loro, fra gli organizzatori, sono stati trasportati in Israele sotto l’accusa di essere legati ad organizzazioni terroristiche e di aver compiuto attività illegali. Si tratta di un brasiliano, Thiago Avila, e di un palestinese con nazionalità spagnola, Saif Abu Keshek. Il loro arresto sembra mirare a rendere credibili le accuse del governo israeliano alla Flotilla di essere legata ad Hamas. Il fatto che la Flotilla sia carica di rifornimenti, e non di armi, non sembra ai loro occhi significativo. È una protesta politica pacifica, volta a rompere il blocco illegale della Striscia, ma questo basta a renderla un pericolo per Israele.

Ma l’arresto di questi due attivisti e la loro deportazione in Israele suscita molte preoccupazioni perché le condizioni dei presunti “terroristi” nelle carceri di Israele sono secondo tutte le testimonianze caratterizzate da violenze di ogni tipo, tanto è vero che sessanta degli attivisti sbarcati a Creta sono scesi in sciopero della fame per ottenerne il rilascio e che una richiesta di intervenire è stata rivolta da due deputati italiani al governo, dal momento che uno dei due è stato sequestrato su una nave che batteva bandiera italiana.

Le preoccupazioni per la loro sorte sono rese più gravi dal fatto che nella notte trascorsa sulla nave israeliana che li trasportava a Creta gli attivisti sono stati sottoposti, come testimoniano molti di loro, a pesanti violenze. Le foto ci mostrano persone con il naso rotto e gli occhi pesti, e i racconti confermano questo trattamento. Ci sono precedenti ancora più gravi. Nel 2010 la Freedom Flotilla I fu abbordata, sempre in acque internazionali, con 9 morti fra gli attivisti, tutti turchi meno un americano. E sappiamo che violenze e umiliazioni non sono mancate neanche nell’ottobre scorso nel trattamento riservato agli attivisti della Flotilla portati in Israele.

Resta il fatto che l’aggressione è avvenuta in acque internazionali, in un luogo distante 600 miglia da Gaza, e che gli attivisti sulle 22 navi aggredite sono stati “rapiti”, non arrestati. Il ministro israeliano della Difesa, Katz, ha dichiarato che la legge israeliana lo autorizza. C’è da stupirsi che la legislazione di Israele consenta esplicitamente atti considerati come “pirateria” dal diritto internazionale, dal diritto dei paesi implicati, e dal diritto del mare.

Quanto al fatto che i rapiti non sono stati portati in Israele e di là espulsi, ma rilasciati a Creta, dentro l’Unione europea, è dovuto alle pressioni di Italia e Germania. Meloni ha dichiarato di non capire a cosa serva la Flotilla, ma ha condannato l’aggressione in acque internazionali e il governo si è attivato per il loro rilascio a Creta.

In tutta questa vicenda, ciò che colpisce è la violazione di ogni legge, non solo del diritto internazionale. Sembra che Israele sia spinta da una sua volontà di autodistruzione e di rifiuto di ogni norma etica a mostrare ovunque la sua forza, a dimostrare di poter agire in ogni parte senza remore di nessun tipo. Certamente, in tutto questo gioca un ruolo importante la volontà di non consentire che la vicenda della Flotilla contribuisse ad innescare una spinta contro la politica del governo israeliano, come è successo con le grandi manifestazioni del settembre scorso in molta parte del mondo. Ma c’è di più. C’è una volontà di isolamento, di chiusura totale verso gli altri, considerati tutti nemici, antisemiti. I ripetuti atti contro i cristiani, dal vandalismo del crocefisso all’aggressione fisica di suore, come nell’episodio avvenuto nei giorni scorsi a Gerusalemme e documentato in un video, lo dimostrano. La pirateria è un reato gravissimo, il pestaggio di prigionieri indifesi anche. Chiunque non si rallegri di questa deriva dello Stato ebraico, ma pensi ancora ad Israele come ad un Paese percorso da forti resistenze alla politica del suo governo e quindi ancora in grado di essere salvato dall’autodistruzione, dovrebbe fare quanto è in suo potere per alzare alta la voce a denunciare vicende come questa. Una fra tante, meno grave delle decine di migliaia dei morti di Gaza, certo, ma indice di un precipitare sempre più veloce del clima politico dello Stato ebraico.

(Fonte: “La Stampa” - 3 maggio 2026)

Leggi anche:
- La forza della Flotilla - Dai 2 arrestati segnalazioni di minacce di morte e detenzione prolungata

Addio ad Alex Zanardi - Una vita in cinque secondi

Simul currebant - Nel mondo dello sport

Alex Zanardi compagno di viaggio di Athletica Vaticana 
nei progetti solidali incoraggiati da Papa Francesco

Una vita in cinque secondi


Di cinque secondi in cinque secondi Alessandro “Alex” Zanardi classe 1966 da Castel Maggiore — leggenda dello sport e testimone della dignità di ogni persona con disabilità — lascia un’eredità che va oltre medaglie e titoli mondiali. Rimasto senza gambe il 15 settembre 2001 per un incidente nella “vita da pilota di formula 1” con tanto di estrema unzione, di vite Alex se ne è inventate altre con quella sua regola che «la differenza la fanno cinque secondi di resistenza in più per non mollare, neppure quando senti di aver dato proprio tutto!».

Tra ricordi e commemorazioni coinvolgenti, sarebbe uno spreco non cogliere l’essenza della sua “eredità”: la capacità di uno sguardo sul mondo capace di trasformare problemi in opportunità, senza suscitare pietismo. Persino sorridendo. Soprattutto tornando ogni volta “bambino” dopo quei suoi devastanti incidenti (la sorella Cristina è morta, a 16 anni, in auto sulla strada), con la passione sfrenata per la vita e la consapevolezza che il limite è un punto di partenza. Non giocava a “fare il guru”. Anzi. «Mi salvano l’autoironia e le mie origini: mamma camiciaia e padre idraulico».

Alex — va chiamato così, lo sentiamo tutti amico, lui che per secondo nome di battesimo aveva Leone — è morto nella sera del 1º maggio, dopo quasi sei anni — vissuti nel silenzio, tra discrezione e il rispetto di tutti, tra ospedali e la sua casa a Noventa Padovana — dal terribile incidente in handbike il 19 giugno 2020 inToscana. Il 1º maggio proprio come, 32 anni fa, il suo “mito” Ayrton Senna: si erano incrociati sulle piste della formula 1 dal 1991 quando l’esordiente Alex era al volante della Jordan — al posto di Michael Schumacher (valli a capire i crocevia della vita) — e Ayrton con la McLaren.

Alex è stato “compagno di strada” anche di Athletica Vaticana, condividendo l’impegno per uno sport più inclusivo con l’uomo al centro. Poco prima del drammatico incidente del 2020, Alex aveva donato la maglietta indossata per vincere le Paralimpiadi a Rio de Janeiro 2016 aderendo all’asta “We Run Together” promossa da Athletica Vaticana — sostenuta da Papa Francesco anche con 2 udienze particolari — per il personale degli ospedali di Bergamo e Brescia in prima linea contro il Covid.

L’ultimo testo scritto da Alex è la prefazione al libro Mettersi in gioco (edito nel 2020 dalla Libreria editrice vaticana con il patrocinio di Athletica Vaticana) che raccoglie pensieri di Papa Francesco sullo sport. Alla presentazione del volume (l’8 settembre 2020 nello stadio delle Terme di Caracalla) la moglie di Alex partecipò con una lettera ricordando la genesi di quel testo (ripubblicato in “Giochi di pace”, edito nel 2024 dalla Lev con Athletica Vaticana, con la prefazione di Papa Francesco). Scrisse Daniela Manni Zanardi: «Alex, nel dare il suo piccolo contributo al libro, so che ci ha messo il cuore».

Il giorno dell’incidente ad attendere Alex, tra Montalcino e Tarquinia, per la staffetta paralimpica per handbike “Obiettivo tricolore” — da lui pensata come segno di rinascita dalla tragedia del Covid — c’erano 3 ciclisti di Athletica Vaticana per accompagnare in handbike Tiziano Monti che proprio dall’incontro con Zanardi ha trovato la forza per ripartire dopo un incidente che gli ha portato via (anche a lui) le gambe. Tiziano e Athletica Vaticana hanno raccolto il testimone caduto a Alex per riprendere subito la corsa. I dubbi sull’opportunità di proseguire la staffetta li risolsero la moglie e gli atleti in handbike: «Non ci si ferma, stiamo ricostruendo speranza!».

Papa Francesco, attraverso, «La Gazzetta dello sport», ha inviato ad Alex — appena 4 giorni dopo l’incidente — una lettera autografa di vicinanza e incoraggiamento: «Carissimo Alessandro, la sua storia è un esempio di come riuscire a ripartire dopo uno stop improvviso. Attraverso lo sport ha insegnato a vivere la vita da protagonisti, facendo della disabilità una lezione di umanità. Grazie per aver dato forza a chi l’aveva perduta. In questo momento tanto doloroso le sono vicino, prego per lei e la sua famiglia. Che il Signore la benedica e la Madonna la custodisca». Parole che saranno ricordate — con la moglie, il figlio Niccolò, 28 anni, e la mamma Anna, 80 — alle esequie martedì 5, alle ore 11, nella basilica di Santa Giustina, in Prato della Valle a Padova.
(fonte: L'Osservatore Romano, articolo di Giampaolo Mattei 04/05/2026)

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Vedi anche il post precedente: 
Addio ad Alex Zanardi - Dieci frasi che raccontano Zanardi


lunedì 4 maggio 2026

La forza della Flotilla - Dai 2 arrestati segnalazioni di minacce di morte e detenzione prolungata

Tonio Dell'Olio
 
La forza della Flotilla
PUBBLICATO IN MOSAICO DEI GIORNI  04 maggio 2026

Un atto grave che bisogna avere il coraggio di chiamare col proprio nome: pirateria. 180 persone rapite, 178 rilasciate, 32 maltrattate e ferite, due arrestate: Saif Abukeshek e Thiago Avila. L’intervento delle forze israeliane contro la Global Sumud Flotilla, impegnata in un’azione civile e nonviolenta diretta verso Gaza, rappresenta una violazione del diritto internazionale della navigazione.

Nega la libertà di circolazione in acque internazionali. 
Colpire un’iniziativa disarmata significa oltrepassare un limite giuridico e morale. La Flotilla non è una provocazione, ma un gesto di testimonianza. Intende accendere i riflettori sulle condizioni drammatiche della popolazione palestinese di Gaza, stretta da anni in una crisi umanitaria che interroga la coscienza del mondo. 

Fermarla con la forza non cancella questa realtà, semmai la rende ancora più evidente. 

C’è però un altro elemento che merita di essere difeso e sostenuto: il metodo. La Global Sumud Flotilla incarna una nonviolenza attiva, concreta, capace di esporsi. Non si limita a denunciare, ma mette in gioco i corpi, attraversa i confini, assume il rischio per affermare un diritto e una dignità negata. È una strada esigente, che rifiuta la logica dello scontro e prova a incrinarla dall’interno. 

Condannare quanto accaduto e pretendere il rilascio dei due attivisti trattenuti ora nelle carceri israeliane non è solo un dovere giuridico. È anche un atto politico e umano: significa riconoscere che la nonviolenza non è debolezza, ma forza che costruisce futuro.

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Visita delle avvocate di Adalah a Thiago e Saif:
segnalazioni di minacce di morte e detenzione prolungata

(Foto di https://freedomflotilla.org/)

A seguito di una visita appena conclusasi presso il centro di detenzione di Shikma da parte delle avvocate di Adalah, Hadeel Abu Salih e Lubna Tuma, Adalah lancia l’allarme riguardo agli abusi psicologici e ai maltrattamenti subiti dagli attivisti della Global Sumud Flotilla (GSF) Thiago Ávila e Saif Abukeshek. Entrambi gli attivisti sono giunti al sesto giorno di sciopero della fame (bevono solo acqua) per protestare contro il loro sequestro illegale da parte della marina israeliana in acque internazionali mentre erano impegnati in una missione umanitaria volta a sfidare l’illegale blocco su Gaza.

Thiago Ávila ha riferito di essere stato sottoposto a ripetuti interrogatori della durata massima di otto ore. Gli interrogatori lo hanno minacciato esplicitamente, affermando che sarebbe stato «ucciso» o avrebbe «trascorso 100 anni in carcere». Entrambi gli attivisti sono detenuti in isolamento totale. Le loro celle sono sottoposte a un’illuminazione costante ad alta intensità 24 ore su 24, una pratica nota dell’Israeli Prison Service (IPS) specificamente studiata per indurre privazione del sonno e disorientamento sensoriale. Inoltre, Thiago ha riferito di essere detenuto a temperature estremamente basse. Vengono tenuti bendati in ogni momento ogni volta che vengono spostati fuori dalle loro celle, anche durante le visite mediche. Adalah sottolinea che bendare un paziente durante una visita costituisce una grave violazione degli standard etici medici.

Gran parte dell’interrogatorio si è concentrato sulla Global Sumud Flotilla, una missione umanitaria pacifica, il che conferma che la detenzione costituisce un tentativo di criminalizzare gli aiuti umanitari e la solidarietà.

Le avvocate di Adalah sono in attesa di sapere se domani verrà presentata una richiesta di proroga della detenzione e continuano a chiedere il loro rilascio immediato e incondizionato e la fine di questi procedimenti illegali.

Per gli ultimi aggiornamenti, seguite il canale WhatsApp di Adalah:
(fonte: Pressenza 04/05/2026)

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LEONE XIV al REGINA CAELI - Di fronte all’ansia di avere, Gesù promette ciò che vale di più - A Maria la preghiera di Leone per la comunione nella Chiesa e la pace nel mondo

REGINA CAELI

Piazza San Pietro
V Domenica di Pasqua, 3 maggio 2026


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Il Papa: di fronte all’ansia di avere,
Gesù promette ciò che vale di più

Al Regina Caeli il Pontefice, commentando il Vangelo domenicale, specifica che il posto preparato da Cristo per ogni uomo nella casa di Dio è un mondo nuovo, “alla portata di tutti” e nel quale “l’accoglienza cancella l’esclusione; l’abbondanza non comporta più diseguaglianza”. Un mondo diverso da quello “in cui ancora siamo in cammino” dove “ad attirare l’attenzione sono i luoghi esclusivi, le esperienze alla portata di pochi”. “In Dio ognuno è finalmente se stesso”

Piazza San Pietro gremita di fedeli (@VATICAN MEDIA)

Promette all’uomo un mondo nuovo Gesù. Che accoglie tutti, dove c’è letizia e fratellanza, e ciascuno a un “valore infinito”. Quando nell’ultima cena, prima di morire, assicura agli apostoli di preparare per loro “un posto”, perché dove è Lui siano anche tutti i suoi discepoli, garantisce “che in Dio c’è posto per ciascuno”. Lo spiega Leone XIV al Regina Caeli, affacciato su piazza San Pietro dal suo studio, al terzo piano del Palazzo Apostolico, evidenziando che le parole di Cristo, alla luce della Pasqua “sprigionano il loro pieno significato”, scaldano “il cuore” e donano “speranza”.

Davanti alla morte, Gesù parla di una casa, questa volta molto grande: è la casa del Padre suo e Padre nostro, dove c’è posto per tutti. Il Figlio si descrive come il servo che prepara le stanze, perché ogni fratello e sorella, arrivando, trovi pronta la sua e si senta da sempre atteso e finalmente ritrovato.

Ciò che vale di più

Se nella realtà in cui vive l’uomo è attratto da ciò che è d’élite, singolare e riservato solo ad alcuni, Gesù offre qualcosa di diverso.

Nel mondo vecchio in cui ancora siamo in cammino, ad attirare l’attenzione sono i luoghi esclusivi, le esperienze alla portata di pochi, il privilegio di entrare dove nessun altro può. Invece, nel mondo nuovo in cui il Risorto ci porta, ciò che vale di più è alla portata di tutti.

Il posto che cerchiamo per tutta la vita

Non perché è per tutti il “mondo nuovo” promesso da Gesù “perde attrattiva”, chiarisce il Papa, anzi, essendo “aperto” a chiunque “dà gioia”, perché “la gratitudine prende il posto della competizione; l’accoglienza cancella l’esclusione; l’abbondanza non comporta più diseguaglianza”. E inoltre “nessuno è confuso con qualcun altro, nessuno è perduto”.

La morte minaccia di cancellare il nome e la memoria, ma in Dio ognuno è finalmente sé stesso. In verità, è questo il posto che cerchiamo per tutta la vita, talvolta disposti a tutto pur di avere un po’ di attenzione e di riconoscimento.

Fraternità e pace il nostro destino

Quella di Gesù è una proposta di fede, un invito ad avere fede in Dio e in Lui; fede che “libera il nostro cuore dall’ansia di avere e di ottenere” e “dall’inganno di rincorrere un posto di prestigio per valere qualcosa”.

Ognuno ha già valore infinito nel mistero di Dio, che è la vera realtà. Amandoci l’un l’altro come Gesù ci ha amato, ci doniamo questa consapevolezza. È il comandamento nuovo: anticipiamo così il cielo sulla terra, riveliamo a tutti che la fraternità e la pace sono il nostro destino.

Il Palazzo Apostolico (@VATICAN MEDIA)

Aperti a tutti e attenti a ciascuno

In pratica, conclude il Pontefice, “nell’amore”, “in mezzo a una moltitudine di fratelli ognuno scopre di essere unico”. Da qui l’incoraggiamento a pregare Maria affinché “ogni comunità cristiana sia una casa aperta a tutti e attenta a ciascuno”.

(fonte: vatican News articolo di Tiziana Campisi 03/05/2026)

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A Maria la preghiera di Leone 
per la comunione nella Chiesa e la pace nel mondo

Dopo il Regina Caeli dal Palazzo apostolico, all'inizio del mese di maggio il Pontefice sottolinea il valore della recita del Rosario e affida le sue intenzioni all'intercessione della Vergine. Nella Giornata mondiale della libertà di stampa, ricorda giornalisti e reporter che perdono la vita sul campo per raccontare i conflitti. Poi il ringraziamento all'associazione Meter per i suoi vent'anni di attività e il saluto ai peruviani a Roma che festeggiano la Virgen de Chapi

L'affidamento alla Vergine Maria, soprattutto per la fraternità nel mondo; il ringraziamento a quanti si adoperano per la tutela dei minori più vulrnerabili; il saluto ai peruviani che sono nel cuore del Papa. Così, dopo il Regina Caeli di stamani, 3 maggio, il Papa si è rivolto ai numerosi fedeli riuniti in piazza San Pietro.

A Maria l'affidamento della preghiera per la pace

All'inizio del mese di maggio, tradizionalmente dedicato alla Vergine Maria, il Pontefice invita a pregare il Rosario, in particolare rivolgendo il pensiero alle ferite del mondo a causa della violenza. È un tempo, ricorda, "in cui tutta la Chiesa si rinnova la gioia di ritrovarsi nel nome di Maria nostra Madre, specialmente a pregare insieme il Rosario. Si rivive l’esperienza di quei giorni, tra l’Ascensione di Gesù e la Pentecoste, quando i discepoli si ritrovavano nel Cenacolo a invocare lo Spirito Santo: Maria Santissima era in mezzo a loro e il suo cuore custodiva il fuoco che animava la preghiera di tutti".

Vi affido le mie intenzioni, in particolare per la comunione nella Chiesa e la pace nel mondo.

Il ricordo dei giornalisti vittime di guerre

Oggi, 3 maggio, si celebra la Giornata mondiale della libertà di stampa, promossa dall'UNESCO. Una occasione per ricordare ai governi la necessità di rispettare il loro impegno nell'offrire garanzie per una informazione libera. È una giornata di sostegno ai media che, si legge sul sito dedicato, sono bersaglio di restrizioni, e di memoria per quei giornalisti che hanno perso la vita nell'inseguimento di una notizia. Leone non li dimentica, non trascura questo aspetto così cruciale che riguarda la società civile. Chiare le sue parole:

Purtroppo questo diritto è spesso violato, in modo a volte flagrante, a volte nascosto. Ricordiamo i numerosi giornalisti e reporter vittime delle guerre e della violenza.
Il grazie all'associazione Meter, da 20 anni a tutela dei minori

Tra i saluti del Papa dopo la preghiera mariana, anche quelli indirizzati all'associazione Meter Ets, che da lungo tempo si batte per la tutela dei minori:

Saluto l’Associazione “Meter”, che da trent’anni si impegna per difendere i minori dalla piaga degli abusi, coinvolgendo la comunità ecclesiale e quella civile, educando a stare vicino alle vittime e a fare prevenzione. Grazie per il vostro servizio!

Numerosi sono i servizi offerti dall'associazione: dal centro di ascolto al centro di ricerca, dal centro di ascolto a quello antibullismo, da un polo di formazione ed educazione a uno polifunzionale. Tra le attività portate avanti da questa realtà c'è quella che ruota attorno alla stimolazione di "azioni contro lo sfruttamento sessuale sui minori e contro ogni altra forma di aggressione fisica, culturale, psicologica e spirituale perpetrata sugli stessi", si legge sul sito. I dati del Report 2025 “Bambini Vittime", presentati a fine febbraio a Roma, evidenziano trend emergenti e criticità, insieme a proposte operative rivolte alle istituzioni e agli operatori dell’informazione; si analizza l’espansione della pedofilia e della pedopornografia, oggi alimentata da nuovi canali criptati, strumenti digitali avanzati e intelligenza artificiale.

Il saluto ai peruviani di Roma, devoti alla Virgen de Chapi

Tra i fedeli di Roma e i pellegrini venuti da molti Paesi, ci sono gli insegnanti de Las Escuelas de las Hermanas Franciscanas de los Sagrados Corazones, gruppi da Madrid e Granada, da Minneapolis e dalla Malesia. Un saluto speciale è rivolto ai peruviani che a Roma formano l’Associazione Virgen de Chapi de Arequipa. A loro l'affetto del Papa, che ha vissuto in Perù parte della sua missione.

La Virgin de Chapi (dal sito dell'arcivescovado di Arequipa)

L'immagine è molto venerata soprattutto al sud del Paese latinoamericano, in particolare nella regione di Arequipa. La sua storia risale al 1655 ed è legata in origine a diversi villaggi di Churajon denominati La Huaca o Sahuaca, evangelizzati dai gesuiti di Moquehua. A metà del 1700, in seguito all'imposizione di deviare il corso dell'irrigazione di quelle terre, l'immagine della Madonna fu spostata, dalla cappella eretta là, verso la gola di Chapi. Nel 1798, si decise il trasferimento verso Sogay, ma la tradizione narra che non fu possibile spostare la statua oltre la prima salita. Diverse donne di lingua quechua udirono una voce che attribuirono all'immagine della Madonna: «Chaypi, Chaypi», che significa «Qui, qui». Da allora è rimasto nella devozione popolare l'appellativo di «Nostra Signora di Chapi». Dopo il terremoto del 1868, si costruì una nuova cappella completata vent'anni dopo. Negli anni a seguire, durante i lavori di scavo per l'edificazione di un nuovo luogo sacro dove ospitarla, si racconta di un ulteriore fatto prodigioso legato all'invocazione della Vergine da parte di uno degli scalpellini che a Lei si raccomandò affinché fornisse acqua agli operai: sgorgò immediatamente sotto una pietra vicina, acqua a cui fu attribuita anche la guarigione di una persona che soffriva di problemi alla vista. Oggi è nota come l'«Occhio del Miracolo». Il Santuario arcidiocesano nella forma attuale nasce il 28 aprile 1986, la cui consacrazione avvenne nel 1995. Nel 1983 l'immagine della Madonna fu portata ad Arequipa.
(fonte: vatican News articolo di Antonella Palermo 03/05/2026)

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Il testo integrale:
Leone XIV


Cari fratelli e sorelle, buona domenica!

Nel tempo pasquale, come la Chiesa nascente, ritorniamo a parole di Gesù che sprigionano il loro pieno significato alla luce della sua passione, morte e risurrezione. Quello che prima ai discepoli sfuggiva o provocava turbamento, ora riaffiora alla memoria, scalda il cuore e dona speranza.

Il Vangelo proclamato questa domenica (Gv 14,1-12) ci introduce nel dialogo del Maestro con i suoi durante l’Ultima Cena. In particolare, ascoltiamo una promessa che ci coinvolge fin da ora nel mistero della sua risurrezione. Gesù dice: «Quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, verrò di nuovo e vi prenderò con me, perché dove sono io siate anche voi» (v. 3). Gli Apostoli scoprono così che in Dio c’è posto per ciascuno. Due di loro lo avevano sperimentato sin dal primo incontro con Gesù, presso il fiume Giordano, quando Lui si era accorto che lo seguivano e li aveva invitati a fermarsi quel pomeriggio a casa sua (cfr Gv 1,39). Anche ora, davanti alla morte, Gesù parla di una casa, questa volta molto grande: è la casa del Padre suo e Padre nostro, dove c’è posto per tutti. Il Figlio si descrive come il servo che prepara le stanze, perché ogni fratello e sorella, arrivando, trovi pronta la sua e si senta da sempre atteso e finalmente ritrovato.

Carissimi, nel mondo vecchio in cui ancora siamo in cammino, ad attirare l’attenzione sono i luoghi esclusivi, le esperienze alla portata di pochi, il privilegio di entrare dove nessun altro può. Invece, nel mondo nuovo in cui il Risorto ci porta, ciò che vale di più è alla portata di tutti. Ma non per questo perde attrattiva. Al contrario, ciò che è aperto a tutti ora dà gioia: la gratitudine prende il posto della competizione; l’accoglienza cancella l’esclusione; l’abbondanza non comporta più diseguaglianza. Soprattutto, nessuno è confuso con qualcun altro, nessuno è perduto. La morte minaccia di cancellare il nome e la memoria, ma in Dio ognuno è finalmente sé stesso. In verità, è questo il posto che cerchiamo per tutta la vita, talvolta disposti a tutto pur di avere un po’ di attenzione e di riconoscimento.

«Abbiate fede», ci dice Gesù. Ecco il segreto! «Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me» (Gv 14,1). Proprio questa fede libera il nostro cuore dall’ansia di avere e di ottenere, dall’inganno di rincorrere un posto di prestigio per valere qualcosa. Ognuno ha già valore infinito nel mistero di Dio, che è la vera realtà. Amandoci l’un l’altro come Gesù ci ha amato, ci doniamo questa consapevolezza. È il comandamento nuovo: anticipiamo così il cielo sulla terra, riveliamo a tutti che la fraternità e la pace sono il nostro destino. Nell’amore, infatti, in mezzo a una moltitudine di fratelli ognuno scopre di essere unico.

Preghiamo allora Maria Santissima, Madre della Chiesa, perché ogni comunità cristiana sia una casa aperta a tutti e attenta a ciascuno.

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Dopo il Regina Caeli

Cari fratelli e sorelle,

è iniziato il mese di maggio: in tutta la Chiesa si rinnova la gioia di ritrovarsi nel nome di Maria nostra Madre, specialmente a pregare insieme il Rosario. Si rivive l’esperienza di quei giorni, tra l’Ascensione di Gesù e la Pentecoste, quando i discepoli si ritrovavano nel Cenacolo a invocare lo Spirito Santo: Maria Santissima era in mezzo a loro e il suo cuore custodiva il fuoco che animava la preghiera di tutti. Vi affido le mie intenzioni, in particolare per la comunione nella Chiesa e la pace nel mondo.

Oggi si celebra la Giornata mondiale della libertà di stampa, patrocinata dall’UNESCO. Purtroppo questo diritto è spesso violato, in modo a volte flagrante, a volte nascosto. Ricordiamo i numerosi giornalisti e reporter vittime delle guerre e della violenza.

Saluto con affetto tutti voi, fedeli di Roma e pellegrini venuti da molti Paesi!

Do il benvenuto agli insegnanti – religiose e laici – de Las Escuelas de las Hermanas Franciscanas de los Sagrados Corazones; come pure ai fedeli di Madrid e di Granada, di Minneapolis e a quelli della Malesia; e ai peruviani che a Roma formano l’Associazione Virgen de Chapi de Arequipa.

Saluto l’Associazione “Meter”, che da trent’anni si impegna per difendere i minori dalla piaga degli abusi, coinvolgendo la comunità ecclesiale e quella civile, educando a stare vicino alle vittime e a fare prevenzione. Grazie per il vostro servizio!

Sono lieto di accogliere i fedeli di Padova, il “Gruppo Giovani Valdaso” e il “Punto Giovani” della Comunità Camilliana di Piossasco, l’Azione Cattolica del Vicariato di Noale, i ragazzi di Verolanuova e Cadignano, il Coro giovanile di Coredo-Predaia e gli studenti del Liceo Fardella – Ximenes di Trapani.

A tutti auguro una buona domenica!