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mercoledì 8 aprile 2026

80 dispersi nel Mediterraneo nel naufragio di Pasqua


Un barcone, partito venerdì scorso dalla Libia, si è capovolto in mare. Solo 32 i superstiti

80 dispersi nel Mediterraneo nel naufragio di Pasqua


Sono due i corpi recuperati in mare finora, ma sarebbero 80 i dispersi nel naufragio di Pasqua, come hanno riferito ai soccorritori i 32 migranti trasferiti a Lampedusa dopo i soccorsi. A salvare i naufraghi rimasti in acqua per ore dopo che il barcone si è capovolto sono stati i militari della motovedetta Cp327 della guardia costiera che è stata affiancata dalle navi a vela Grey e Saavedra Tide. I superstiti — 31 uomini e un minore originari di Bangladesh, Pakistan ed Egitto — hanno raccontato di essere partiti nella notte tra venerdì e sabato da Tajoura (Libia), a bordo di un’imbarcazione in legno con due motori. Il mare mosso avrebbe causato infiltrazioni di acqua fino al ribaltamento, dopo circa 15 ore di viaggio.

«Anche a Pasqua ci raggiunge la notizia di dispersi e morti nel centro del Mediterraneo. Uomini, donne e bambini per i quali la Pasqua non ha significato vita, ma morte». L’arcivescovo Gian Carlo Perego, presidente della Commissione Cei sull’immigrazione nonché della Fondazione Migrantes, parlando all’Adnkronos, ha denunciato il nuovo naufragio in mare. «Si pensa a tutto in questa Pasqua tranne a loro, alle persone in fuga dalle guerre combattute anche con le nostre armi. Alcuni si meravigliano e si irritano perché parliamo di morte, di diritti negati in questa Pasqua. Sono gli Erode della comunicazione e della politica'», è l’accusa. «Speriamo che l'Europa alzi gli occhi sul Mediterraneo e finalmente — ha affermato — tuteli chi richiede asilo, con una missione europea nel Mediterraneo e la cessazione degli accordi con la Libia, dove, gli stessi che fermano e trasportano nei campi le persone in fuga nel Mediterraneo sono gli stessi che lucrano mettendoli in mare. Il caso Almasri lo dimostra. L’Italia e l’Europa sono incapaci di tutelare invece gli interessi dei migranti in fuga, sempre più numerosi da dieci anni a questa parte e sempre più soli. Una vergogna», ha attaccato.

Anche la Comunità di Sant’Egidio ha espresso «il suo profondo cordoglio ai familiari delle vittime del naufragio di una barca nel Mediterraneo, avvenuto nella notte di Pasqua, ma di cui si è avuta notizia solo domenica, a seguito del salvataggio di alcuni sopravvissuti. Di fronte alla morte di oltre 70 persone, a cui si aggiungono le vittime nei naufragi dei giorni scorsi nel canale di Sicilia e nel mar Egeo, non si può rimanere insensibili, limitandosi ad aggiornare le statistiche sulle tragedie dei viaggi nel Mediterraneo. Rivolgiamo un forte appello a tutte le istituzioni, a livello nazionale ed europeo, perché riprendano con più impegno le operazioni di soccorso in mare, per salvare la vita di chi è in pericolo».

Soltanto pochi giorni fa, alla vigilia del Triduo Pasquale, erano stati registrati altri due drammi nel Mediterraneo: 19 corpi erano stati portati a Lampedusa, dopo un naufragio davanti all’isola, ed altri 18 erano stati condotti sulla costa di Bodrum, nel sud-ovest della Türkiye, dopo l’affondamento di un’imbarcazione. L’Oim, l’Organizzazione mondiale delle migrazioni, ha dichiarato che con l’ultima tragedia, consumatasi nella vigilia di Pasqua, «sono almeno 725 i migranti che hanno perso la vita nel Mediterraneo centrale quest’anno, nonostante la diminuzione di arrivi». Ad evidenziare lo stesso aspetto paradossale sono le ultime elaborazioni statistiche di Agenzia Nova sui Paesi di partenza delle imbarcazioni di fortuna: rilevano meno sbarchi, ma traversate più letali. Gli sbarchi di migranti irregolari in Italia, infatti, calano del 43 per cento nei primi tre mesi del 2026, ma i morti e i dispersi nel Mediterraneo centrale superano quota 700, più del doppio rispetto allo stesso periodo del 2025.

Intanto oggi è stata diffusa la notizia del fermo delle autorità italiane al natante veloce della Sea Watch Aurora che, nei giorni scorsi, aveva salvato 44 migranti, bloccati per cinque giorni su una piattaforma petrolifera abbandonata, e li aveva condotti a Lampedusa sabato scorso. La ong tedesca, che aveva fotograto con il suo aereo anche la nave capovolta del naufragio di Pasqua, ora rischia una multa fino a 10 mila euro, con la motivazione che il team non avrebbe informato le milizie libiche dei piani di salvataggio.
(fonte: L'Osservatore Romano 07/04/2026)


REGINA CAELI Lunedì dell'Angelo, 06/04/2026 Papa Leone XIV: la malvagità corrompe la storia, chiamati ad essere annunciatori di verità (Sintesi/commento, testo e video)

REGINA CAELI

Piazza San Pietro
Lunedì dell'Angelo, 6 aprile 2026

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Il Papa: la malvagità corrompe la storia,
chiamati ad essere annunciatori di verità

Al Regina Caeli, Leone XIV ricorda il valore della testimonianza cristiana e della comunicazione onesta, esorta ad annunciare con le parole e le opere la Pasqua di Cristo che significa “dare nuova voce alla speranza, altrimenti soffocata tra le mani dei violenti”. Il Pontefice si sofferma sulla figura di Papa Francesco scomparso il 21 aprile dello scorso anno, e sulla sua “grande testimonianza di fede e di amore”


La verità oscurata dalle fake news e dalla menzogna ma che comunque viene incontro “viva e raggiante”, Gesù è infatti “la buona notizia da testimoniare al mondo”; un mondo in cui la malvagità “corrompe la storia e confonde le coscienze”. Papa Leone al Regina Caeli del 6 aprile, con circa 8mila fedeli in Piazza San Pietro sottolinea che “l’annuncio pasquale redime dal sepolcro il nostro futuro”.

Penso ai popoli tormentati dalla guerra, ai cristiani perseguitati per la loro fede, ai bambini privati dell’istruzione. Annunciare in parole e opere la Pasqua di Cristo significa dare nuova voce alla speranza, altrimenti soffocata tra le mani dei violenti. Quando viene proclamata nel mondo, infatti, la Buona Novella rischiara ogni ombra, in ogni tempo.

I racconti di vita e di morte

È il Vangelo di Matteo a guidare la riflessione del Papa che ricorda come la liturgia, in questo tempo pasquale, celebra “l’ingresso dell’intera creazione nel tempo della salvezza: la disperazione della morte – afferma - è tolta per sempre, nel nome di Gesù”. Il Pontefice si sofferma sul racconto delle donne “che hanno incontrato il Risorto” e quello delle guardie che, corrotte dai capi del sinedrio, dicono che il corpo di Gesù è stato rubato.

Da uno stesso fatto, il sepolcro vuoto, sgorgano due interpretazioni: una è fonte di vita nuova ed eterna, l’altra di morte certa e definitiva.

Le fake news

Due versioni che stridono fortemente nella sostanza più profonda e che Leone prende ad esempio per ricordare l’importanza di comunicare la verità.

Questo contrasto ci fa riflettere sul valore della testimonianza cristiana e sull’onestà della comunicazione umana. Spesso, infatti, il racconto della verità viene oscurato da fake news, come si dice oggi, cioè da menzogne, allusioni e accuse senza fondamento.

La verità viene incontro

“Davanti a tali ostacoli, però, - aggiunge il Papa - la verità non resta celata, anzi: ci viene incontro, viva e raggiante, illuminando le tenebre più fitte”. Ricorda le parole di Gesù alle donne – “Non temete! Andate ad annunciare” – che valgono anche oggi.

Egli stesso diventa così la buona notizia da testimoniare nel mondo: la Pasqua del Signore è la nostra Pasqua, la Pasqua dell’umanità, perché quest’uomo, che è morto per noi, è il Figlio di Dio, che per noi ha donato la sua vita. Come il Risorto, sempre vivo e presente, libera il passato da una fine distruttiva, così l’annuncio pasquale redime dal sepolcro il nostro futuro.

L’auspicio del Papa è che questo Vangelo raggiunga “quanti sono oppressi dalla malvagità”.

Il ricordo di Papa Francesco

A conclusione del Regina Caeli, la preghiera mariana che viene recitata fino alla solennità della Pentecoste, Leone ricorda tra gli applausi Papa Francesco che il 21 aprile 2025, Lunedì dell’Angelo, consegnò “la vita al Signore”.

Mentre facciamo memoria della sua grande testimonianza di fede e di amore, preghiamo insieme la Vergine Maria, Sede della sapienza, perché possiamo diventare annunciatori sempre più luminosi della verità.
(fonte: Vatican News, articolo di Benedetta Capelli 06/04/2026)

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LEONE XIV
(testo integrale)

Cari fratelli e sorelle, Cristo è risorto! Buona Pasqua!

Questo saluto, pieno di stupore e di gioia, ci accompagnerà tutta la settimana. Festeggiando il giorno nuovo, che il Signore ha fatto per noi, la liturgia celebra l’ingresso dell’intera creazione nel tempo della salvezza: la disperazione della morte è tolta per sempre, nel nome di Gesù.

Il Vangelo di oggi (Mt 28, 8-15) ci chiede di scegliere tra due racconti: o quello delle donne, che hanno incontrato il Risorto (v. 9-11), o quello delle guardie, che sono state corrotte dai capi del sinedrio (v. 11-14). Le prime annunciano la vittoria di Cristo sulla morte; le seconde annunciano che la morte vince sempre e comunque. Nella loro versione, infatti, Gesù non è risorto, ma il suo cadavere è stato rubato. Da uno stesso fatto, il sepolcro vuoto, sgorgano due interpretazioni: una è fonte di vita nuova ed eterna, l’altra di morte certa e definitiva.

Questo contrasto ci fa riflettere sul valore della testimonianza cristiana e sull’onestà della comunicazione umana. Spesso, infatti, il racconto della verità viene oscurato da fake news, come si dice oggi, cioè da menzogne, allusioni e accuse senza fondamento. Davanti a tali ostacoli, però, la verità non resta celata, anzi: ci viene incontro, viva e raggiante, illuminando le tenebre più fitte. Come alle donne giunte al sepolcro, anche a noi oggi Gesù dice: «Non temete! Andate ad annunciare» (v. 10). Egli stesso diventa così la buona notizia da testimoniare nel mondo: la Pasqua del Signore è la nostra Pasqua, la Pasqua dell’umanità, perché quest’uomo, che è morto per noi, è il Figlio di Dio, che per noi ha donato la sua vita. Come il Risorto, sempre vivo e presente, libera il passato da una fine distruttiva, così l’annuncio pasquale redime dal sepolcro il nostro futuro.

Carissimi, quanto è importante che questo Vangelo raggiunga soprattutto quanti sono oppressi dalla malvagità, che corrompe la storia e confonde le coscienze! Penso ai popoli tormentati dalla guerra, ai cristiani perseguitati per la loro fede, ai bambini privati dell’istruzione. Annunciare in parole e opere la Pasqua di Cristo significa dare nuova voce alla speranza, altrimenti soffocata tra le mani dei violenti. Quando viene proclamata nel mondo, infatti, la Buona Novella rischiara ogni ombra, in ogni tempo.

Con particolare affetto, alla luce del Risorto ricordiamo oggi papa Francesco, che proprio il Lunedì dell’Angelo dello scorso anno ha consegnato la vita al Signore. Mentre facciamo memoria della sua grande testimonianza di fede e di amore, preghiamo insieme la vergine Maria, Sede della sapienza, perché possiamo diventare annunciatori sempre più luminosi della verità.

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Dopo il Regina Caeli

Cari Fratelli e Sorelle!

Rivolgo un cordiale benvenuto a tutti voi, cari pellegrini venuti dall’Italia e da vari Paesi. Saluto, in particolare, i ragazzi del Decanato di Appiano Gentile. Invio il mio pensiero a quanti, in diverse parti del mondo, partecipano alle iniziative promosse in occasione della Giornata Internazionale dello Sport per lo Sviluppo e la Pace, rinnovando l’appello perché lo sport, con il suo linguaggio universale di fraternità, sia luogo di inclusione e di pace.

Ringrazio quanti, in questi giorni, mi hanno fatto pervenire espressioni di augurio per la Santa Pasqua. Sono riconoscente soprattutto per le preghiere; per intercessione della Vergine Maria, Dio ricompensi ciascuno con i suoi doni!

Vi auguro di trascorrere nella gioia e nella fede questo Lunedì dell’Angelo e questi giorni dell’Ottava di Pasqua, in cui si prolunga la celebrazione della Risurrezione del Cristo. Perseveriamo nell’invocare il dono della pace per tutto il mondo.

Buon Lunedì dell’Angelo!
Guarda il video


TONIO DELL'OLIO: L’oscenità di Trump

L’oscenità di Trump
di Tonio Dell'Olio



Avvenire che non è certo giornale incline a giudizi estremisti o tranchant, ospita oggi l’editoriale di Pasquale Ferrara, diplomatico di lungo corso, già ambasciatore e inviato speciale della Farnesina nelle aree di crisi.

La sua analisi è lucida e senza infingimenti: denuncia l’escalation del conflitto contro Iran e Libano come guerra totale e non limitata, smascherando retoriche e ipocrisie. Colpisce la critica alle parole di Donald Trump, giudicate “oscene” per l’idea di riportare l’Iran “all’età della pietra”. Ferrara dà voce al dolore di chi teme la distruzione di un intero popolo. Centrale, poi, il passaggio: “La guerra millenarista del sionismo messianico e dell’evangelismo integralista contro il regime teocratico sciita non ha in realtà nulla di religioso e molto di suprematista. C’è, infatti, la chiara impronta neocoloniale degli stereotipi, dei pregiudizi, dei luoghi comuni che accomunano tutte le narrative imperialiste”, in linea con la lezione di Edward Said. E ancora: “Al di là di ogni prevedibile celebrazione del trionfo, questo conflitto sarà ricordato (…) come uno dei più grandi errori strategici (…) e come la chiusura di un ciclo di incontrastato dominio dell’Occidente”. 

(Fonte: Mosaico dei Giorni - 07.04.2026)

martedì 7 aprile 2026

Leone XIV: la Chiesa sia "in uscita", i laici testimonino pace e giustizia - Udienza Generale del 01/04/2026 (Testo e video)

La Chiesa sia "in uscita", 
i laici testimonino pace e giustizia
Leone XIV

All’udienza generale del 1° aprile 2026 in Piazza San Pietro, il Papa prosegue il ciclo di catechesi sulla Lumen gentium e si sofferma sulla natura del “popolo messianico”: non una “massa informe”, ma una comunità “organicamente strutturata”, che vive della relazione tra sacerdoti e laici. Salutando i fedeli di lingua araba, il Pontefice invita poi a pregare per "le vittime innocenti delle guerre"


I Documenti del Concilio Vaticano II.

II. Costituzione dogmatica Lumen gentium.

6. Pietre vive nella Chiesa e testimoni nel mondo: i laici nel popolo di Dio

Fratelli e sorelle, buongiorno!

Continuiamo il nostro cammino di riflessione sulla Chiesa come ci viene presentata nella Costituzione conciliare Lumen gentium Francesco amava ripetere: «I laici sono semplicemente l’immensa maggioranza del popolo di Dio. Al loro servizio c’è una minoranza: i ministri ordinati» (Esort. ap. Evangelii gaudium, 102).

Questa sezione del Documento si preoccupa di spiegare in positivo la natura e la missione dei laici, dopo secoli in cui questi erano stati definiti semplicemente come coloro che non fanno parte dei chierici o dei consacrati. Per questo mi piace rileggere con voi un passaggio molto bello, che dice la grandezza della condizione cristiana: «Non c’è quindi che un popolo di Dio scelto da lui: “un solo Signore, una sola fede, un solo battesimo” (Ef 4,5); comune è la dignità dei membri per la loro rigenerazione in Cristo, comune la grazia di adozione filiale, comune la vocazione alla perfezione; non c’è che una sola salvezza, una sola speranza e una carità senza divisioni» (LG, 32).

Prima di qualsiasi differenza di ministero o di stato di vita, il Concilio afferma l’uguaglianza di tutti i battezzati. La Costituzione non vuole che si dimentichi quanto aveva già affermato nel capitolo sul popolo di Dio, cioè che la condizione del popolo messianico è la dignità e la libertà dei figli di Dio (cfr LG, 9).

Naturalmente, più grande è il dono, più grande è anche l’impegno. Per questo il Concilio, insieme alla dignità, sottolinea anche la missione dei laici nella Chiesa e nel mondo. Ma dove si fonda questa missione e in che cosa consiste? Ce lo dice la descrizione stessa dei laici che il Concilio ci propone: «Con il nome di laici si intendono tutti i fedeli cristiani […] che, incorporati a Cristo con il battesimo e costituiti in popolo di Dio, resi a loro modo partecipi della funzione sacerdotale, profetica e regale di Cristo, esercitano nella Chiesa e nel mondo, per la parte che loro compete, la missione di tutto il popolo cristiano» (LG, 31).

Il popolo santo di Dio, dunque, non è mai una massa informe, ma il corpo di Cristo o, come diceva Sant'Agostino, il Christus totus: è la comunità organicamente strutturata, in forza della relazione feconda tra le due forme di partecipazione al sacerdozio di Cristo: sacerdozio comune dei fedeli e sacerdozio ministeriale (cfr LG, 10).
In virtù del Battesimo, i fedeli laici partecipano allo stesso sacerdozio di Cristo. 
Infatti, «Gesù Cristo, sommo ed eterno sacerdote, vuole continuare anche attraverso i laici la sua testimonianza e il suo servizio; perciò li vivifica con il suo Spirito e li spinge incessantemente a intraprendere ogni opera buona e perfetta» (LG, 34).

Come non ricordare, a questo proposito, San Giovanni Paolo II e la sua Esortazione apostolica Christifideles laici (30 dicembre 1988)? In essa egli sottolineava che «il Concilio, con il suo ricchissimo patrimonio dottrinale, spirituale e pastorale, ha riservato pagine quanto mai splendide sulla natura, dignità, spiritualità, missione e responsabilità dei fedeli laici. E i Padri conciliari, riecheggiando l’appello di Cristo, hanno chiamato tutti i fedeli laici, uomini e donne, a lavorare nella sua vigna» (n. 2). In questo modo, il mio venerato Predecessore rilanciava l’apostolato dei laici, a cui il Concilio aveva dedicato uno specifico Documento, di cui parleremo più in là. [1]

Il vasto campo dell’apostolato laicale non si restringe allo spazio della Chiesa, ma si allarga al mondo. La Chiesa, infatti, è presente dovunque i suoi figli professano e testimoniano il Vangelo: negli ambienti di lavoro, nella società civile e in tutte le relazioni umane, là dove essi, con le loro scelte, mostrano la bellezza della vita cristiana, che anticipa qui e ora la giustizia e la pace che saranno piene nel Regno di Dio. Il mondo ha bisogno di «essere impregnato dello spirito di Cristo e raggiungere più efficacemente il suo fine nella giustizia, nella carità e nella pace» (LG, 36). E questo è possibile soltanto con il contributo, il servizio e la testimonianza dei laici!

È l’invito ad essere quella Chiesa “in uscita” di cui ci ha parlato Papa Francesco: una Chiesa incarnata nella storia, sempre aperta alla missione, in cui tutti siamo chiamati a essere discepoli-missionari, apostoli del Vangelo, testimoni del Regno di Dio, portatori della gioia del Cristo che abbiamo incontrato!

Fratelli e sorelle, la Pasqua che ci prepariamo a celebrare rinnovi in noi la grazia di essere, come Maria di Magdala, come Pietro e Giovanni, testimoni del Risorto!

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[1] Cfr Conc. Ecum. Vat. II, Decr. Apostolicam actuositatem (18 novembre 1965).

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Saluti

Je salue les pèlerins de langue française, en particulier ceux venus d’Haïti, le Collège La Salle de France ainsi que les participants à la rencontre UNIV 2026. Demandons au Seigneur de renouveler nos sociétés par le ferment de l’Évangile. Que les fidèles appelés à vivre au cœur du monde soient animés par l’Esprit du Christ pour accomplir leur mission et travailler à l’avènement de son règne. Que Dieu vous bénisse.

[Saluto i pellegrini di lingua francese, in particolare quelli provenienti da Haiti, il Collège La Salle di Francia e i partecipanti all’incontro UNIV 2026. Chiediamo al Signore di rinnovare le nostre società con il fermento del Vangelo. I fedeli chiamati a vivere nel cuore del mondo siano animati dallo Spirito di Cristo per compiere la loro missione e lavorare per l’avvento del suo regno. Dio vi benedica.]

I extend a warm welcome to all the English-speaking pilgrims and visitors taking part in today’s Audience, especially those coming from Nigeria, the Philippines and the United States of America. I greet in particular the students participating in the 2026 UNIV International University Conference. May this Holy Week lead us to celebrate the resurrection of the Lord Jesus with hearts that are purified and renewed by the grace of the Holy Spirit. Upon all of you and your families, I invoke the joy and peace of our Lord Jesus Christ. God bless you all!

Liebe Brüder und Schwestern deutscher Sprache, in der Karwoche betrachten wir die Passion des Herrn. Dabei wollen wir unsere Leiden und die der Welt mit seinem Kreuz vereinen, um mit ihm zur Osterfreude und zum ewigen Leben zu gelangen. Ich wünsche euch eine gute innere Teilnahme an den Heiligen Drei Tagen!

[Cari fratelli e sorelle di lingua tedesca, durante questa Settimana Santa contempliamo la Passione del Signore, unendo le nostre sofferenze e quelle del mondo alla sua Croce, per giungere con lui alla gioia pasquale e alla vita eterna. Vi auguro una buona partecipazione interiore al Sacro Triduo!]

Saludo cordialmente a los peregrinos de lengua española, en particular a los jóvenes venidos de distintas partes del mundo para participar en el Encuentro internacional UNIV 2026. Pidamos al Señor Jesús que el misterio pascual, que nos disponemos a celebrar en estos días santos, renueve nuestro compromiso bautismal, impulsándonos a ser alegres testigos de su resurrección. Que Dios los bendiga. Muchas gracias.

我向讲中文的人们致以诚挚的问候。亲爱的弟兄姐妹们,愿你们准备好,热烈而充实地度过复活节三日庆典,以能更深刻地分享基督的奥迹。我衷心的降福你们!

[Rivolgo il mio cordiale saluto alle persone di lingua cinese. Cari fratelli e sorelle, disponetevi a vivere intensamente il Triduo Pasquale, per essere sempre più profondamente partecipi del Mistero di Cristo. Vi benedico di cuore.]

Uma cordial saudação a todos os peregrinos de língua portuguesa! Para continuarmos sempre a ser pedras vivas do edifício espiritual da Igreja, devemos oferecer ao mundo um testemunho coerente com a nossa fé. Não esqueçamos que somos todos discípulos missionários de Cristo! Deus vos abençoe!

[Un cordiale saluto a tutti i pellegrini di lingua portoghese! Per rimanere sempre come pietre vive nell’edificio spirituale della Chiesa, dobbiamo offrire al mondo una testimonianza coerente con la nostra fede. Non dimentichiamo che siamo tutti discepoli missionari di Cristo! Dio vi benedica!]

أُحَيِّي المُؤمِنِينَ النَّاطِقِينَ بِاللُّغَةِ العَرَبِيَّة. باقتِرابِ عِيدِ الفِصح، لِنُصَلِّ مِن أَجلِ المَرضَى والفُقَراءِ وضَحايا الحُروبِ الأَبرِياء، حتَّى يَمنَحَهُم المَسِيحُ جَمِيعًا، بِقِيامَتِهِ مِن بَينِ الأَموات، السَّلامَ والتَّعزِيَة. باركَكُم الرّبُّ جَمِيعًا وحَماكُم دائِمًا مِن كُلِّ شَرّ!

[Saluto i fedeli di lingua araba. Avvicinandosi la festa della Pasqua, preghiamo per i malati, i poveri e le vittime innocenti delle guerre, affinché il Cristo, con la sua Resurrezione, conceda a tutti la pace e la consolazione. Il Signore vi benedica tutti e vi protegga ‎sempre da ogni male‎‎‎‏!]

Serdecznie pozdrawiam Polaków. Adorując w tych dniach Najświętszy Sakrament przy Grobach Pańskich, uczcie się trwać wiernie przy Chrystusie w godzinie ciszy i próby. A gdy zabrzmią wielkanocne dzwony, niech udział w procesji rezurekcyjnej będzie wyznaniem wiary, że miłość i pokój są silniejsze niż śmierć. Wszystkich was błogosławię!

[Saluto cordialmente i polacchi. Adorando in questi giorni il Santissimo Sacramento presso i Sepolcri del Signore, imparate a rimanere fedeli accanto a Cristo nell’ora del silenzio e della prova. Quando risuoneranno le campane pasquali, la partecipazione alla processione della Risurrezione sia una professione di fede che l’amore e la pace sono più forti della morte. Vi benedico tutti!]

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Rivolgo il mio cordiale benvenuto ai pellegrini di lingua italiana: parrocchie, associazioni, istituti scolastici e singoli fedeli.

Tutti ringrazio per questo incontro, augurando a ciascuno che i giorni della Settimana Santa siano occasione propizia per rafforzare la fede e l’adesione al Vangelo.

Il mio pensiero va altresì ai giovani, ai malati e agli sposi novelli. Dal mistero pasquale, che in questi giorni contempliamo, venga un incoraggiamento a fare della vostra vita un servizio gioioso al prossimo, specialmente alle persone più deboli.

A tutti la mia benedizione!

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Udienza integrale





LA PRIMA PASQUA DI PAPA LEONE XIV - LE OMELIE: *VEGLIA PASQUALE "Gesù è risorto, diamo vita a un mondo nuovo, di pace e unità" * MESSA DEL GIORNO "La guerra uccide e distrugge ma Cristo vince la morte per sempre"

DOMENICA DI PASQUA
«RISURREZIONE DEL SIGNORE»
 
 
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VEGLIA PASQUALE NELLA NOTTE SANTA 
 Basilica di San Pietro 
Sabato Santo, 4 aprile 2026

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Leone XIV: Gesù è risorto,
diamo vita a un mondo nuovo, di pace e unità

Nella Basilica di San Pietro, il Papa presiede la Messa nella notte santa e invita a non avere paura di rimuovere le pietre che ci chiudono nei nostri sepolcri e che sembrano inamovibili: sfiducia, paura, egoismo, rancore, guerra, ingiustizia, chiusura tra popoli e nazioni. "Non lasciamocene paralizzare!", è l'esortazione del Pontefice che impartisce il Battesimo e la Cresima a dieci catecumeni di varie nazionalità


È la “madre di tutte le veglie”, piena di luce, la più antica della tradizione cristiana. È la notte che fa memoria di quella pietra rotolata dal sepolcro da cui Gesù risorge. È la notte che libera, la notte che salva, che "dissipa l'odio, piega la durezza dei potenti, promuove la concordia e la pace", come recita il preconio. La luce si irradia progressivamente dal buio, in una Basilica gremita di 6000 persone (4000 seguono dagli schermi in piazza San Pietro), la luce "che ci unisce nella Chiesa come lampade per il mondo", dice il Papa nell'omelia.

La processione in Basilica di San Pietro (@Vatican Media)

Nel portico della Basilica il fuoco arde nel braciere; il Papa lo benedice perché si accenda nel cuore dei fedeli il desiderio di unirsi a Cristo, vincitore del peccato e della morte. Una consuetudine, già presente in culture pre-cristiane, che diventa occasione per lodare Dio e alimentare la fraternità e la gioia. Secondo quanto prevede il rito del "lucernario", Leone XIV incide sul cero una croce, la prima e l'ultima lettera dell'alfabeto greco, l'Alfa e l'Omega, le cifre dell'anno corrente. Infigge poi nel cero in forma di croce cinque grani di incenso. La luce del Cristo che risorge glorioso disperda le tenebre del cuore e dello spirito: è l'invocazione che si intreccia, nell'intimo dei fedeli, con gli echi dei conflitti e delle violenze che bruciano il mondo. Con il Pontefice, uno stuolo di cardinali, vescovi, sacerdoti procedono in silenzio verso l'altare della Confessione, ciascuno con una candela in mano; il tempio cristiano si illumina a giorno alla terza acclamazione, da parte del diacono, di Lumen Christi. Sgorga in latino il lungo preconio pasquale, l'Exultet, l'inno di gloria che saluta il trionfo del Cristo risorto. "O felix culpa, quae talem ac tantum meruit habere Redemptorem!": anche in questo sabato santo risuona quel mirabile paradosso, quel corto circuito provvidenziale della storia che non ha dato alla morte l'ultima parola.

Il Signore non abbandona

C’è una carità più grande? Una gratuità più totale? Il Risorto è lo stesso Creatore dell’universo che, come ai primordi della storia dal nulla ci ha dato l’esistenza, così sulla croce, per mostrarci il suo amore senza limiti, ci ha donato la vita.

Nel canto del Gloria è la festa del popolo di Dio. Si accendono le lampade ai piedi dell'altare adornato di centinaia di fiori di ogni varietà e dai colori pastello di primavera. È l'onore, la solennità, il segno esteriore di una rinascita che la Chiesa celebra e implora per il mondo intero. Nell'omelia il Papa ricapitola i passaggi della storia della salvezza evidenziati nell'articolata Liturgia della Parola. È la peculiarità della lunga notte di Pasqua quando si ricorda l'opera di creazione divina: dal caos nasce il cosmo, dal disordine l’armonia. All'umanità viene affidato il compito di esserne custodi. "E anche quando, con il peccato, l’uomo non ha corrisposto a tale progetto, il Signore non l’ha abbandonato, ma gli ha rivelato in modo ancora più sorprendente, nel perdono, il suo volto misericordioso".

La celebrazione della veglia pasquale seguita da piazza San Pietro (@Vatican Media)

Dio non vuole la nostra morte

Ripercorrere i testi sacri stanotte (sette letture dall'Antico Testamento con altrettanti salmi, la Lettera di San Paolo ai Romani, il Vangelo di Matteo al capitolo 28) vuol dire ricordarsi che Dio "non vuole la nostra morte", ma che siamo "membra vive di una discendenza di salvati". Un messaggio che emerge chiaro fin dal primo Libro delle Scritture, in cui c'è tutto il compiacimento di Dio per la sua creazione; nella narrazione della liberazione degli Israeliti dalla schiavitù dell’Egitto, quando il mare, "luogo di morte e ostacolo insormontabile", divenne "la porta d’ingresso per l’inizio di una vita nuova e libera", rammenta il Papa. Isaia, Baruc, Ezechiele parlano del Signore come sposo che chiama e raccoglie, fonte che disseta, acqua che feconda, luce che mostra la via della pace, Spirito che trasforma e rinnova il cuore. Tra i Salmi, risuona il contrappunto su Dio che "ama la giustizia e il diritto", che non abbandona i suoi figli negli Inferi.

Il “santo mistero di questa notte”, allora, affonda le sue radici anche là dove si è consumato il primo fallimento dell’umanità, e si stende lungo i secoli come cammino di riconciliazione e di grazia.
Nessun sepolcro può imprigionare il Dio dell'amore

Leone si sofferma sulla consistenza del peccato: "una barriera pesantissima che ci chiude e ci separa da Dio, cercando di far morire in noi le sue Parole di speranza". Ma è dalle donne che si recano al sepolcro, Maria di Magdala e l’altra Maria, che giunge il coraggio di superare ogni paura, quel coraggio delle prime testimoni della Resurrezione a cui tornare oggi a guardare. Proprio loro, dice il Papa, non si sono lasciate intimidire da ciò che pensavano di trovare, solo una pietra sigillante. "Dio, alla durezza del peccato che divide e uccide, risponde con la potenza dell’amore che unisce e ridona vita", sottolinea il Successore di Pietro, e insiste:

L’uomo può uccidere il corpo, ma la vita del Dio dell’amore è vita eterna, che va oltre la morte e che nessun sepolcro può imprigionare.

Fedeli alla Veglia di Pasqua nella Basilica vaticana (@Vatican Media)

Non lasciamoci paralizzare!

Ed ecco l'invito alla missione, a portare l'annuncio della "buona notizia che Gesù è risorto e che con la sua forza, risorti con Lui, anche noi possiamo dar vita a un mondo nuovo, di pace e di unità". Poi, il riferimento all'oggi:

Non mancano anche ai nostri giorni sepolcri da aprire, e spesso le pietre che li chiudono sono così pesanti e ben vigilate da sembrare inamovibili. Alcune opprimono l’uomo nel cuore, come la sfiducia, la paura, l’egoismo, il rancore; altre, conseguenza di quelle interiori, spezzano i legami tra noi, come la guerra, l’ingiustizia, la chiusura tra popoli e nazioni. Non lasciamocene paralizzare!

Battesimo e Cresima per dieci catecumeni

Alla luce del cero pasquale madrine e padrini attingono per illuminare le candele da dare ai dieci catecumeni che hanno ricevuto il Battesimo in questa notte santa, uomini e donne, provenienti in cinque dalla diocesi di Roma, ce n'è uno dalla Corea, poi due dalla Gran Bretagna e due dal Portogallo. L'acqua versata sul capo di ciascuno di loro, poi la veste bianca indossata prima di ricevere il segno dell'olio santo, sigillo dello Spirito Santo. "Camminate sempre come figli della luce", le parole del Vescovo di Roma su questi neofiti della Chiesa che celebrano da adulti anche il sacramento della Confermazione. Sono loro a partecipare all'Offertorio per l'Eucaristia a cui accedono per la prima volta.
Nella preghiera universale, particolarmente sentita l'intenzione per i governanti sui quali si chiede al Padre di effondere "il desiderio di una pace disarmata e giusta". Poi, l'invocazione perche si alimenti nell'umanità l'amore per i poveri e gli emarginati. La pietra scartata dai costruttori è diventata pietra d'angolo, recita il Salmo 117. Il popolo è in festa.
(fonte: Vatican News, articolo di Antonella Palermo 04/04/2026)

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OMELIA DI LEONE XIV
(testo integrale)


«Il santo mistero di questa notte […] dissipa l’odio, piega la durezza dei potenti, promuove la concordia e la pace» (Preconio pasquale).

Così, cari fratelli e sorelle, il diacono, all’inizio di questa celebrazione, ha inneggiato alla luce di Cristo Risorto, simboleggiata nel Cero pasquale. Da quest’unico Cero tutti abbiamo acceso i nostri lumi e, ciascuno portando una fiammella attinta allo stesso fuoco, abbiamo illuminato questa grande basilica. È il segno della luce pasquale, che ci unisce nella Chiesa come lampade per il mondo. All’annuncio del diacono abbiamo risposto “amen”, affermando il nostro impegno ad abbracciare questa missione, e tra poco ripeteremo il nostro “sì” rinnovando le Promesse battesimali.

Questa, carissimi, è una Veglia piena di luce, la più antica della tradizione cristiana, detta “madre di tutte le veglie”. In essa riviviamo il memoriale della vittoria del Signore della vita sulla morte e sugli inferi. Lo facciamo dopo aver percorso, nei giorni scorsi, come in un’unica grande celebrazione, i misteri della Passione del Dio fatto per noi «uomo dei dolori» (Is 53,3), «disprezzato e reietto dagli uomini» (ibid.), torturato e crocifisso.

C’è una carità più grande? Una gratuità più totale? Il Risorto è lo stesso Creatore dell’universo che, come ai primordi della storia dal nulla ci ha dato l’esistenza, così sulla croce, per mostrarci il suo amore senza limiti, ci ha donato la vita.

Ce lo ha ricordato la prima Lettura, con il racconto delle origini. In principio Dio ha creato il cielo e la terra (cfr Gen 1,1), traendo dal caos il cosmo, dal disordine l’armonia, e affidando a noi, fatti a sua immagine e somiglianza, il compito di esserne custodi. E anche quando, con il peccato, l’uomo non ha corrisposto a tale progetto, il Signore non l’ha abbandonato, ma gli ha rivelato in modo ancora più sorprendente, nel perdono, il suo volto misericordioso.

Il “santo mistero di questa notte”, allora, affonda le sue radici anche là dove si è consumato il primo fallimento dell’umanità, e si stende lungo i secoli come cammino di riconciliazione e di grazia.

Di tale cammino la liturgia ci ha proposto alcune tappe attraverso i testi sacri che abbiamo ascoltato. Ci ha ricordato come Dio ha fermato la mano di Abramo, pronto a sacrificare il figlio Isacco, a indicarci che non vuole la nostra morte, ma piuttosto che ci consacriamo ad essere, nelle sue mani, membra vive di una discendenza di salvati (cfr Gen 22,11-12.15-18). Così pure ci ha invitato a riflettere su come il Signore ha liberato gli Israeliti dalla schiavitù dell’Egitto, facendo del mare, luogo di morte e ostacolo insormontabile, la porta d’ingresso per l’inizio di una vita nuova e libera. E lo stesso messaggio è tornato come un’eco nelle parole dei Profeti, in cui abbiamo sentito le lodi del Signore come sposo che chiama e raccoglie (cfr Is 54,5-7), fonte che disseta, acqua che feconda (cfr Is 55,1.10), luce che mostra la via della pace (cfr Bar 3,14), Spirito che trasforma e rinnova il cuore (Ez 36,26).

In tutti questi momenti della storia della salvezza abbiamo visto come Dio, alla durezza del peccato che divide e uccide, risponde con la potenza dell’amore che unisce e ridona vita. Li abbiamo rievocati insieme, intercalandone il racconto con salmi e preghiere, per ricordarci che, per la Pasqua di Cristo, «sepolti insieme a lui nella morte […] anche noi possiamo camminare in una vita nuova […] morti al peccato, ma viventi per Dio, in Cristo Gesù» (Rm 6,4-11), consacrati nel Battesimo all’amore del Padre, uniti nella comunione dei santi, fatti per grazia pietre vive per la costruzione del suo Regno (cfr 1Pt 2,4-5).

In questa luce leggiamo il racconto della Risurrezione, che abbiamo ascoltato nel Vangelo secondo Matteo. Il mattino di Pasqua, le donne, vincendo il dolore e la paura, si sono messe in cammino. Volevano andare alla tomba di Gesù. Si aspettavano di trovarla sigillata, con una grande pietra all’imboccatura e soldati che facevano la guardia. Questo è il peccato: una barriera pesantissima che ci chiude e ci separa da Dio, cercando di far morire in noi le sue Parole di speranza. Maria di Magdala e l’altra Maria, però, non se ne sono lasciate intimidire. Sono andate al sepolcro e, grazie alla loro fede e al loro amore, sono state le prime testimoni della Risurrezione. Nel terremoto e nell’angelo, seduto sul masso ribaltato, hanno visto la potenza dell’amore di Dio, più forte di qualsiasi forza del male, capace di “dissipare l’odio” e di “piegare la durezza dei potenti”. L’uomo può uccidere il corpo, ma la vita del Dio dell’amore è vita eterna, che va oltre la morte e che nessun sepolcro può imprigionare. Così il Crocifisso ha regnato dalla croce, l’angelo si è seduto sulla pietra e Gesù si è presentato a loro vivo dicendo: «Salute a voi!» (Mt 28,9).

È questo, oggi, carissimi, anche il nostro messaggio al mondo, l’incontro che vogliamo testimoniare, con le parole della fede e con le opere della carità, cantando con la vita l’“Alleluia” che proclamiamo con le labbra (cfr S. Agostino, Sermo 256, 1). Come le donne, corse a dare l’annuncio ai fratelli, noi pure vogliamo partire, stanotte, da questa Basilica, per portare a tutti la buona notizia che Gesù è risorto e che con la sua forza, risorti con Lui, anche noi possiamo dar vita a un mondo nuovo, di pace, di unità, come «moltitudine di uomini e insieme […] un uomo solo, poiché, pur essendo molti i cristiani, uno solo è il Cristo» (S. Agostino, Enarrationes in Psalmos, 127,3).

A questa missione si consacrano i fratelli e le sorelle che, qui presenti, provenienti da varie parti del mondo, tra poco riceveranno il Battesimo. Dopo il lungo cammino del catecumenato, oggi rinascono in Cristo per essere creature nuove (cfr 2Cor 5,17), testimoni del Vangelo. Per loro, e per tutti noi, ripetiamo ciò che Sant’Agostino diceva ai cristiani del suo tempo: «Annuncia il Cristo, semina […], spargi dappertutto ciò che hai concepito nel tuo cuore. (Sermo 116, 23-24).

Sorelle, fratelli, non mancano anche ai nostri giorni sepolcri da aprire, e spesso le pietre che li chiudono sono così pesanti e ben vigilate da sembrare inamovibili. Alcune opprimono l’uomo nel cuore, come la sfiducia, la paura, l’egoismo, il rancore; altre, conseguenza di quelle interiori, spezzano i legami tra noi, come la guerra, l’ingiustizia, la chiusura tra popoli e nazioni. Non lasciamocene paralizzare! Tanti uomini e donne, nel corso dei secoli, con l’aiuto di Dio, le hanno rotolate via, magari con molta fatica, a volte a costo della vita, ma con frutti di bene di cui ancora oggi beneficiamo. Non sono personaggi irraggiungibili, ma persone come noi che, forti della grazia del Risorto, nella carità e nella verità, hanno avuto il coraggio di parlare, come dice l’Apostolo Pietro, «con parole di Dio» (1Pt 4,11) e di agire «con l'energia ricevuta da Dio, perché in tutto sia glorificato Dio» (ibid.).

Lasciamoci muovere dal loro esempio e in questa Notte santa facciamo nostro il loro impegno, perché ovunque e sempre, nel mondo, crescano e fioriscano i doni pasquali della concordia e della pace.

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DOMENICA DI PASQUA «RISURREZIONE DEL SIGNORE» 
SANTA MESSA DEL GIORNO
 Piazza San Pietro 
Domenica di Pasqua, 5 aprile 2026

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Leone XIV: la guerra uccide e distrugge
ma Cristo vince la morte per sempre

Nella domenica di Pasqua, il Papa presiede per la prima volta la Messa del giorno in Piazza San Pietro. Il mondo è ferito da conflitti, ingiustizie, idolatria del profitto, ma il Risorto apre i cuori alla speranza e illumina l’oscurità, afferma il Pontefice nell'omelia, elevando al cielo una preghiera per la pace e per i poveri

Papa Leone XIV durante la Messa di Pasqua in Piazza San Pietro

Davanti alla “violenza della guerra che uccide e distrugge" la Pasqua "ci invita ad alzare lo sguardo e ad allargare il cuore”. Celebrando la Messa del giorno nella domenica della Risurrezione del Signore, Leone XIV esorta i 50 mila fedeli presenti in piazza San Pietro e quanti seguono il rito attraverso i media a mettersi “in movimento come Maria di Magdala e come gli Apostoli”, per poter “scoprire che il sepolcro di Gesù è vuoto, e perciò in ogni morte che sperimentiamo c’è anche spazio per una nuova vita che sorge”.

I fedeli in Piazza San Pietro per la celebrazione (@Vatican Media)

La gioia di risorgere a nuova vita

Nell’assolata mattina del 5 aprile, dal sagrato della Basilica vaticana, Papa Leone presiede per la prima volta la solenne Eucaristia che manifesta la gloria del Cristo risorto. Concelebranti principali sono i cardinali Re e Sandri, rispettivamente decano e vicedecano del Collegio cardinalizio. “La creazione intera risplende oggi di nuova luce – spiega il Pontefice all’omelia -, dalla terra si leva un canto di lode, esulta di gioia il nostro cuore: Cristo è risorto dalla morte e, con Lui, anche noi risorgiamo a vita nuova!”

Lo simboleggiano all’altare il cero pasquale acceso durate la veglia della Notte del Sabato Santo, l’icona del Santissimo Salvatore, la proclamazione del Vangelo in latino e in greco. Anche agli addobbi floreali, offerti per il quarantesimo anno dai vivaisti olandesi, sono un tripudio di colori: tulipani, narcisi, giacinti, viole, rose, rami di salice e di eucalipto sono la rappresentazione di una nuova esistenza.

La speranza non viene meno davanti agli abissi della morte

L’annuncio pasquale, prosegue il Papa, “abbraccia il mistero della nostra vita e il destino della storia e ci raggiunge fin dentro gli abissi della morte, da cui ci sentiamo minacciati e a volte sopraffatti”.

Esso ci apre alla speranza che non viene meno, alla luce che non tramonta, a quella pienezza di gioia che niente può cancellare: la morte è stata vinta per sempre, la morte non ha più potere su di noi!

La zavorra dei peccati e il peso delle delusioni

Messaggio forte, commenta Leone XIV, “non sempre facile da accogliere… perché il potere della morte ci minaccia sempre, dentro e fuori”. Riguardo alle minacce interne il Vescovo di Roma cita “la zavorra dei peccati” che “impedisce di spiccare il volo”; “le delusioni o le solitudini” che “prosciugano le speranze”; “le preoccupazioni o i risentimenti” che “soffocano la gioia di vivere”; ma anche la tristezza, la stanchezza, il sentirsi “traditi o rifiutati” o il dover “fare i conti con la nostra debolezza, con la sofferenza, con la fatica di ogni giorno” o con la sensazione “di essere finiti in un tunnel di cui non vediamo l’uscita”.

Il mondo schiacciato dalla violenza e dall’idolatria del profitto

Ma sono soprattutto le minacce esterne della morte, dice ancora il Papa, a essere “sempre in agguato”:

La vediamo presente nelle ingiustizie, negli egoismi di parte, nell’oppressione dei poveri, nella scarsa attenzione verso i più fragili. La vediamo nella violenza, nelle ferite del mondo, nel grido di dolore che si leva da ogni parte per i soprusi che schiacciano i più deboli, per l’idolatria del profitto che saccheggia le risorse della terra, per la violenza della guerra che uccide e distrugge.

Papa Leone XIV durante la Messa del giorno nella domenica di Pasqua (@Vatican Media)

La Risurrezione si fa spazio nell’oscurità dei tempi

Da qui la centralità della Pasqua nella vita del cristiano:

Il Signore è vivo e rimane con noi. Attraverso fessure di risurrezione che si fanno spazio nelle oscurità, Egli consegna il nostro cuore alla speranza che ci sostiene: il potere della morte non è il destino ultimo della nostra vita.

Un nuovo inizio

Leone XIV cita in proposito Papa Francesco, rileggendo il n. 276 della sua prima esortazione apostolica, Evangelii gaudium, per assicurare come la Pasqua sia “la nuova creazione operata dal Signore Risorto”, quel “nuovo inizio”, che rende “la vita finalmente eterna” grazie alla “vittoria di Dio sull’antico Avversario”. Perché, “di questo canto di speranza oggi abbiamo bisogno. E siamo noi, risorti con Cristo, che dobbiamo portarlo per le strade del mondo”.

La preghiera per la pace e per i poveri

Ecco allora l’invito conclusivo a correre “come Maria di Magdala”, portando ovunque “la gioia della risurrezione, perché dovunque aleggia ancora lo spettro della morte possa splendere la luce della vita”. Suggestioni che riecheggiano anche nella preghiera dei fedeli, dove vengono elevate intenzioni in diverse lingue. In particolare, in arabo si prega per la Chiesa, affinché “la comunità cristiana sperimenti nella gioia l’incontro con Cristo risorto e mostri a tutti i frutti della sua Pasqua”; in cinese per i popoli dilaniati dalla guerra, affinché “le Nazioni vedano cessati i conflitti che accrescono l’odio e promossa la pace su tutta la terra”; e in portoghese per quanti soffrono a causa della povertà, perché “siano garantiti da un’equa distribuzione di tutte le risorse e assicurati del necessario per una vita dignitosa”.
(fonte: Vatican News, articolo di Gianluca Biccini 05/04/2026)

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OMELIA DI LEONE XIV
(testo integrale)



Cari fratelli e sorelle,

la creazione intera risplende oggi di nuova luce, dalla terra si leva un canto di lode, esulta di gioia il nostro cuore: Cristo è risorto dalla morte e, con Lui, anche noi risorgiamo a vita nuova!

Questo annuncio pasquale abbraccia il mistero della nostra vita e il destino della storia e ci raggiunge fin dentro gli abissi della morte, da cui ci sentiamo minacciati e a volte sopraffatti. Esso ci apre alla speranza che non viene meno, alla luce che non tramonta, a quella pienezza di gioia che niente può cancellare: la morte è stata vinta per sempre, la morte non ha più potere su di noi!

È questo un messaggio non sempre facile da accogliere, una promessa che facciamo fatica ad accogliere, perché il potere della morte ci minaccia sempre, dentro e fuori.

Dentro di noi, quando la zavorra dei nostri peccati ci impedisce di spiccare il volo; quando le delusioni o le solitudini che sperimentiamo prosciugano le nostre speranze; quando le preoccupazioni o i risentimenti soffocano la gioia di vivere; quando proviamo tristezza o stanchezza, quando ci sentiamo traditi o rifiutati, quando dobbiamo fare i conti con la nostra debolezza, con la sofferenza, con la fatica di ogni giorno, allora ci sembra di essere finiti in un tunnel di cui non vediamo l’uscita.

Ma anche fuori di noi, la morte è sempre in agguato. La vediamo presente nelle ingiustizie, negli egoismi di parte, nell’oppressione dei poveri, nella scarsa attenzione verso i più fragili. La vediamo nella violenza, nelle ferite del mondo, nel grido di dolore che si leva da ogni parte per i soprusi che schiacciano i più deboli, per l’idolatria del profitto che saccheggia le risorse della terra, per la violenza della guerra che uccide e distrugge.

In questa realtà, la Pasqua del Signore ci invita ad alzare lo sguardo e ad allargare il cuore. Essa continua ad alimentare nel nostro spirito e nel cammino della storia il seme della vittoria promessa. Ci mette in movimento come Maria di Magdala e come gli Apostoli, per farci scoprire che il sepolcro di Gesù è vuoto, e perciò in ogni morte che sperimentiamo c’è anche spazio per una nuova vita che sorge. Il Signore è vivo e rimane con noi. Attraverso fessure di risurrezione che si fanno spazio nelle oscurità, Egli consegna il nostro cuore alla speranza che ci sostiene: il potere della morte non è il destino ultimo della nostra vita. Siamo orientati una volta per sempre verso la pienezza, perché in Cristo risorto anche noi siamo risorti.

Ce lo ricordava con parole accorate Papa Francesco, nella sua prima Esortazione apostolica, Evangelii gaudium, affermando che la risurrezione di Cristo «non è una cosa del passato; contiene una forza di vita che ha penetrato il mondo. Dove sembra che tutto sia morto, da ogni parte tornano ad apparire i germogli della risurrezione. È una forza senza uguali. È vero che molte volte sembra che Dio non esista: vediamo ingiustizie, cattiverie, indifferenze e crudeltà che non diminuiscono. Però è altrettanto certo che nel mezzo dell’oscurità comincia sempre a sbocciare qualcosa di nuovo, che presto o tardi produce un frutto» (n. 276).

Fratelli e sorelle, la Pasqua del Signore ci dona questa speranza, ricordandoci che nel Cristo risorto una nuova creazione è possibile ogni giorno. Ce lo dice il Vangelo oggi proclamato, che colloca l’evento della risurrezione in modo preciso: «Il primo giorno della settimana» (Gv 20,1). Il giorno della risurrezione di Cristo ci rimanda così alla creazione, a quel primo giorno in cui Dio creò il mondo, e ci annuncia, nello stesso tempo, che una vita nuova, più forte della morte, adesso sta spuntando per l’umanità.

La Pasqua è la nuova creazione operata dal Signore Risorto, è un nuovo inizio, è la vita finalmente resa eterna dalla vittoria di Dio sull’antico Avversario.

Di questo canto di speranza oggi abbiamo bisogno. E siamo noi, risorti con Cristo, che dobbiamo portarlo per le strade del mondo. Corriamo allora come Maria di Magdala, annunciamolo a tutti, portiamo con la nostra vita la gioia della risurrezione, perché dovunque aleggia ancora lo spettro della morte possa splendere la luce della vita.

Cristo, nostra Pasqua, ci benedica e doni la sua pace al mondo intero!

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Vedi anche il post:


MASSIMO RECALCATI: Come è possibile leggere da laici non credenti il mistero della resurrezione di Gesù

Come è possibile leggere da laici non credenti
 il mistero della resurrezione di Gesù
di Massimo Recalcati

                                                              pubblicato su La Repubblica - 05.04.2026

Come è possibile leggere da laici il mistero cristiano della resurrezione? Cosa ci può scuotere di questo racconto-evento se non si possiede il dono della fede? Il cinismo scientista del nostro tempo alzerebbe a questo punto la sua mano con disincanto per affermare con sicurezza perentoria che nessun uomo può risorgere dalla morte perché la morte è il nostro destino inesorabile. Il racconto-evento della resurrezione di Cristo sarebbe allora una mesta storia di consolazione di fronte al carattere finito e leso della nostra esistenza? Sarebbe, più semplicemente, una fuga di fronte alla realtà inaggirabile della nostra fine? Ebbene contro questo riduzionismo non potremmo invece provare a trarre insegnamento dall’esperienza del risorto?

Intanto si potrebbe notare un’intima contraddizione che permea la narrazione evangelica. Gesù non è un immortale eppure vince la morte. La sua posizione non è quella che viene mitologicamente attribuita agli dei pagani o quella che la filosofia greca riconosceva all’anima, il cui carattere spirituale non può essere imprigionato nel carcere del corpo secondo una celebre immagine platonica.
Gesù non scansa affatto la morte ma la incontra e l’attraversa. L’urto con la sua imminenza scava in lui l’angoscia che tocca tutti gli esseri umani di fronte all’approssimarsi della loro fine. Tanto più che tutto il suo insegnamento è stato ispirato da un profondo desiderio di vita. Per questo restituisce la vista ai ciechi e l’udito ai sordi, per questo permette ai paralitici di tornare a camminare e ai lebbrosi di essere mondati, per questo libera gli uomini e le donne dai loro rapporti di dipendenza, per questo sottrae la Legge dallo spirito di vendetta e dalla ritorsione patibolare. Insomma, egli non smette mai nel corso di tutto il suo insegnamento di fare risorgere la vita dalla morte.

La resurrezione non è dunque l’evento nel quale culmina la sua predicazione perché tale predicazione viene costantemente ispirata dalla necessità quotidiana della resurrezione. Gli esseri umani non sono fatti per morire, sosteneva Hannah Arendt, ma per nascere, per nascere un’infinità di volte. Non dunque per morire, ma per insorgere, per risorgere una infinità di volte. Per questa ragione la sua prima preghiera nell’orto del Getsemani è una supplica rivolta al padre affinché la sua propria vita possa continuare a vivere, affinché la festa della vita non termini ma continui eternamente, affinché Egli allontani dalla sua bocca il calice amaro della morte. Se Gesù fa esperienza della morte, del venerdì e del sabato santo, della croce e della chiusura del suo corpo esangue nel sepolcro, è perché la sua vita è radicalmente umana. Nel Getsemani ha tremato come un uomo, ha sudato sangue come un uomo, ha pianto come un uomo, ha supplicato il padre come un uomo, ha vissuto il tradimento dei suoi e l’assoluto abbandono come un uomo. Nessun Dio lo ha risparmiato dall’essere uomo. Nessun Dio lo ha salvato dal suo essere uomo. La sua croce è in questo senso la nostra croce. Dei credenti e dei non credenti.

Ma è qui che tocchiamo un’altra intima contraddizione nell’evento-racconto della resurrezione. Dopo la sua deposizione dalla croce e la sua sepoltura, dopo la sua separazione dalla vita umana, Gesù riappare ai suoi. Il suo corpo falciato della morte e caduto nel nascondimento del sabato santo, perduto nel buio, ritorna alla luce del giorno. Ma non si tratta della rianimazione magica di un morto o della vita di uno spettro che ritorna dall’Ade. Il sepolcro resta infatti vuoto, non esibisce una presenza ma un’assenza. Ma questa assenza diviene una presenza che irradia. A significare — ed è questa ai miei occhi la lezione laicamente più profonda della Pasqua cristiana — che nella morte non tutto muore. Esiste un resto indistruttibile che non smette di sprigionare luce. È un grande tema biblico: ciò che resta non è semplicemente ciò che sopravvive — il corpo del risorto non è un corpo sopravvissuto alla morte — ma ciò che consente un nuovo inizio.

Accade a Noè, accade a Mosè, accade a Gesù. Un resto indistruttibile testimonia che la morte non può essere l’ultima parola sulla vita. In gioco non è un episodio sovrannaturale ma un incontro che non cessa di ripetersi. Per questo il corpo di Cristo insiste nelle sue apparizioni post-pasquali sulla spiaggia del “mare di Tiberiade”, nel camminare a fianco di due suoi discepoli in marcia verso Emmaus o nel mostrare il proprio costato trafitto ai suoi discepoli radunati insieme. Ma — ed ecco la seconda intima contraddizione — mentre insiste nel mostrarsi non può non sottrarsi. «Noli me tangere!» dice perentorio rivolto a Maria Maddalena dopo esserle apparso fuori dal sepolcro. A segnalare che ciò che continua ad esistere dopo la morte non è più nell’ordine della semplice presenza, ma dell’incontro che non cessa di ripetersi.

Gesù non è stato nella sua vita un maestro tra gli altri, ma un evento-incontro che ha trasformato le vite di coloro che ha visitato. Egli non può in questo senso essere cercato tra i morti perché nella forma dell’incontro egli resta sempre vivo. Ma nessuno può possedere né trattenere la sua vita. È quello che accade negli incontri che hanno lasciato in noi un segno indelebile. Lei non è più qui, lui non è più qui, non posso più toccarlo, non posso più raggiungerlo. Ma la sua morte non coincide con la sua sparizione né con la sua putrefazione perché chi non è più qui è ancora qui, è ancora con noi, non cessa di incontrarci. Per questo Gesù può dire ai suoi dopo la sua morte: «Io sono con voi tutti i giorni».

(Fonte: sito dell'autore)

lunedì 6 aprile 2026

PASQUA 2026 MESSAGGIO «URBI ET ORBI» DI LEONE XIV: "Al Signore raccomandiamo tutti i cuori che soffrono e attendono la vera pace che solo Lui può dare. Affidiamoci a Lui e apriamogli il nostro cuore!"



MESSAGGIO «URBI ET ORBI»
DI LEONE XIV

PASQUA 2026

Loggia centrale della Basilica di San Pietro
Domenica, 5 aprile 2026


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Fratelli e sorelle,
Cristo è risorto! Buona Pasqua!

Da secoli la Chiesa canta con esultanza l’avvenimento che è origine e fondamento della sua fede: «Il Signore della vita era morto / ma ora, vivo trionfa. / Sì, ne siamo certi: / Cristo è davvero risorto. / Tu, Re vittorioso, / abbi pietà di noi» (Sequenza di Pasqua).

La Pasqua è una vittoria: della vita sulla morte, della luce sulle tenebre, dell’amore sull’odio. Una vittoria a carissimo prezzo: il Cristo, il Figlio del Dio vivente (cfr Mt 16,16) ha dovuto morire, e morire su una croce, dopo aver subito un’ingiusta condanna, essere stato schernito e torturato, e aver versato tutto il suo sangue. Come vero Agnello immolato, ha preso su di sé il peccato del mondo (cfr Gv 1,29; 1Pt 1,18-19) e così ci ha liberati tutti, e con noi anche il creato, dal dominio del male.

Ma come ha vinto Gesù? Qual è la forza con cui ha sconfitto una volta per sempre l’antico Avversario, il Principe di questo mondo (cfr Gv 12,31)? Qual è la potenza con cui è risorto dai morti, non ritornando alla vita di prima, ma entrando nella vita eterna e aprendo così nella propria carne il passaggio da questo mondo al Padre?

Questa forza, questa potenza è Dio stesso, Amore che crea e genera, Amore fedele fino alla fine, Amore che perdona e riscatta.

Cristo, nostro «Re vittorioso», ha combattuto e vinto la sua battaglia con l’abbandono fiducioso alla volontà del Padre, al suo disegno di salvezza (cfr Mt 26,42). Così ha percorso fino alla fine la via del dialogo, non a parole ma nei fatti: per trovare noi perduti si è fatto carne, per liberare noi schiavi si è fatto schiavo, per dare la vita a noi mortali si è lasciato uccidere sulla croce.

La forza con cui Cristo è risorto è totalmente non violenta. È simile a quella di un chicco di grano che, marcito nella terra, cresce, si apre un varco tra le zolle, germoglia e diventa una spiga dorata. È ancora più simile a quella di un cuore umano che, ferito da un’offesa, respinge l’istinto di vendetta e, pieno di pietà, prega per chi lo ha offeso.

Fratelli e sorelle, questa è la vera forza che porta la pace all’umanità, perché genera relazioni rispettose a tutti i livelli: tra le persone, le famiglie, i gruppi sociali, le nazioni. Non mira all’interesse particolare, ma al bene comune; non vuole imporre il proprio piano, ma contribuire a progettarlo e a realizzarlo insieme agli altri.

Sì, la risurrezione di Cristo è il principio dell’umanità nuova, è l’ingresso nella vera terra promessa, dove regnano la giustizia, la libertà, la pace, dove tutti si riconoscono fratelli e sorelle, figli dello stesso Padre che è Amore, Vita, Luce.

Fratelli e sorelle, con la sua risurrezione il Signore ci mette ancor più potentemente di fronte al dramma della nostra libertà. Davanti al sepolcro vuoto possiamo riempirci di speranza e di stupore, come i discepoli, o di paura come le guardie e i farisei, costretti a ricorrere a menzogna e sotterfugio pur di non riconoscere che colui che era stato condannato è davvero risorto (cfr Mt 28,11-15)!

Nella luce della Pasqua, lasciamoci stupire da Cristo! Lasciamoci cambiare il cuore dal suo immenso amore per noi! Chi ha in mano armi le deponga! Chi ha il potere di scatenare guerre, scelga la pace! Non una pace perseguita con la forza, ma con il dialogo! Non con la volontà di dominare l’altro, ma di incontrarlo!

Ci stiamo abituando alla violenza, ci rassegniamo ad essa e diventiamo indifferenti. Indifferenti alla morte di migliaia di persone. Indifferenti alle ricadute di odio e divisione che i conflitti seminano. Indifferenti alle conseguenze economiche e sociali che essi producono e che pure tutti avvertiamo. C’è una sempre più marcata “globalizzazione dell’indifferenza”, per richiamare un’espressione cara a Papa Francesco, che un anno fa da questa loggia rivolgeva al mondo le sue ultime parole, ricordandoci: «Quanta volontà di morte vediamo ogni giorno nei tanti conflitti che interessano diverse parti del mondo!» (Messaggio Urbi et Orbi, 20 aprile 2025).

La croce di Cristo ci ricorda sempre la sofferenza e il dolore che circondano la morte e lo strazio che essa comporta. Tutti abbiamo paura della morte e per paura ci voltiamo dall’altra parte, preferiamo non guardare. Non possiamo continuare ad essere indifferenti! E non possiamo rassegnarci al male! Sant’Agostino insegna: «Se hai paura della morte, ama la risurrezione!» (Sermo 124, 4). Amiamo anche noi la risurrezione, che ci ricorda che il male non è l’ultima parola, perché è stato sconfitto dal Risorto.

Egli ha attraversato la morte per donarci vita e pace: «Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi» (Gv 14, 27). La pace che Gesù ci consegna non è quella che si limita a fare tacere delle armi, ma quella che tocca e cambia il cuore di ciascuno di noi! Convertiamoci alla pace di Cristo! Facciamo udire il grido di pace che sgorga dal cuore! Per questo, invito tutti a unirsi a me nella veglia di preghiera per la pace che celebreremo qui nella Basilica di san Pietro il prossimo sabato, 11 aprile.

In questo giorno di festa, abbandoniamo ogni volontà di contesa, di dominio e di potere, e imploriamo il Signore che doni la sua pace al mondo funestato dalle guerre e segnato dall’odio e dall’indifferenza che ci fanno sentire impotenti di fronte al male. Al Signore raccomandiamo tutti i cuori che soffrono e attendono la vera pace che solo Lui può dare. Affidiamoci a Lui e apriamogli il nostro cuore! Solo Lui fa nuove tutte le cose (cfr Ap 21,5)!

Buona Pasqua!
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AUGURI PASQUALI

In alcune espressioni linguistiche

(Al termine del Messaggio Urbi et Orbi, prima della Benedizione)


A quanti mi ascoltano, rivolgo un cordiale augurio in alcune espressioni linguistiche:

Italiano

Buona Pasqua! Portate a tutti la gioia di Gesù risorto e presente in mezzo a noi.

Francese

Joyeuses Pâques ! Portez à tout le monde la joie de Jésus ressuscité et présent parmi nous.

Inglese

Happy Easter! May you bring the joy of Jesus, who is risen and present in our midst, to all you meet.

Tedesco

Frohe Ostern! Bringt allen die Freude des auferstandenen Jesus, der unter uns gegenwärtig ist.

Spagnolo

¡Feliz Pascua! Lleven a todos la alegría de Jesús resucitado y presente entre nosotros.

Portoghese

Feliz Páscoa! Levai a todos a alegria do Senhor Ressuscitado e presente entre nós.

Polacco

Radosnych Świąt Wielkanocnych!

Arabo

قِيامَة مَجِيدَة!

Cinese

复活节快乐

Latino

Felix sit vobis Domini resurrectionis festivitas! Iesu resuscitati, inter nos adstantis, laetitiam cum omnibus communicate.

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