VISITA PASTORALE
Parrocchia del “Sacro Cuore di Gesù" a Via Marsala (Roma)
I Domenica di Quaresima, 22 febbraio 2026
La visita di Leone alla parrocchia del Sacro Cuore davanti alla Stazione Termini:
“siate un presidio di prossimità, una presenza viva e vicina alle sfide di questo quartiere”
La visita di Papa Leone XIV alla parrocchia salesiana del Sacro Cuore di Gesù, nel quartiere Castro Pretorio, davanti alla stazione Termini, è stata una mattinata di festa, preghiera e ascolto. Nel cortile della basilica, gremito da circa mille persone provenienti da numerosi Paesi, il Pontefice ha voluto subito fermarsi con i più piccoli, salutandoli con spontaneità e affetto.
“Che bello vedere tutti questi bambini qui davanti! Un applauso per loro!”, sono state le parole del suo saluto iniziale. Leone XIV ha ricordato il “calore dell’accoglienza” che caratterizza questa comunità, lo stesso che già Papa Francesco aveva lodato visitando la parrocchia nel 2014.
“Sappiamo tutti che il Signore vuole riceverci, vuole accoglierci, tanto come questa parrocchia! Quanto è bello trovarci in un posto dove tutti e tutte sono benvenuti! Grazie a voi, grazie a questa parrocchia!”, ha aggiunto esortando i presenti a “vivere la gioia della vita”. “Quanto è bello essere vivi, avere questo dono di vita che il Signore ci dà”, ha osservato.
Tra gli applausi, il Pontefice si è soffermato sul nome stesso della parrocchia, richiamando il cuore come “simbolo di amore, di carità, di questa generosità dell’amore del Signore che non conosce limiti”. Limiti che non sono neppure quelli delle nazionalità, come dimostra la varietà di lingue, volti e storie presenti nel cortile. “Rappresentano questa unità, comunione e fratellanza, questo vivere insieme che solo Gesù può rendere possibile. È l’amore di Gesù, è la sua misericordia che ci ha convocato questa mattina.”
Leone XIV ha poi rivolto un saluto particolare alla comunità dei salesiani, ringraziandoli per una storia che non guarda solo al passato ma che continua a vivere oggi “questa bellissima tradizione di servizio, di carità, di lavoro con i giovani”.
Durante la Messa, il Papa ha richiamato l’attenzione su cinque catecumeni che riceveranno i sacramenti nella Veglia di Pasqua, indicandoli come segno di un inizio che riguarda tutta la comunità. “Specialmente in questo Tempo di Quaresima siamo chiamati a riscoprire la grazia del Battesimo, come sorgente di vita che abita in noi e che, in modo dinamico, ci accompagna nel più assoluto rispetto della nostra libertà.”
Nell’omelia, Leone XIV ha parlato anche del “dramma” dell’indipendenza dell’uomo e della tentazione antica che attraversa il giardino delle origini e il deserto di Gesù. “Il Vangelo sembra rispondere all’antico dilemma: posso realizzare la mia vita in pienezza dicendo sì a Dio? Oppure, per essere libero e felice, devo liberarmi di Lui?”
La Chiesa, presidio di prossimità
Il Pontefice ha collegato queste domande alla vita concreta del territorio. Fu Papa Leone XIII a chiedere a san Giovanni Bosco di costruire la basilica “in un crocevia unico della città”, destinato a diventare sempre più centrale. Oggi, intorno alla stazione Termini, convivono studenti universitari, pendolari, immigrati in cerca di lavoro, giovani rifugiati coinvolti nei progetti di integrazione promossi dai Salesiani. “In ciascuno di voi vedo un presidio di prossimità, una presenza viva e vicina alle sfide di questo quartiere.”
Le contraddizioni della Stazione Termini
A pochi passi dalla basilica emergono con forza le contraddizioni del nostro tempo. Il Papa ha ricordato i “fratelli che non hanno una casa”, accolti dalla Caritas di via Marsala e dall’ostello Don Luigi Di Liegro, realizzato in uno dei fabbricati del complesso della Stazione Termini, in via Marsala, la stessa strada su cui si affaccia la basikica del Sacro Cuore e la Curia Generalizia deli Salesianii, con le altre attività dell’Istituto.
“In pochi metri si possono toccare la spensieratezza di chi parte e arriva con tutte le comodità e la fatica di chi non ha un tetto; le tante potenzialità di bene e una violenza dilagante; la voglia di lavorare onestamente e i traffici illeciti.”, ha commentao Leone. In un’intervista ai media vaticani, la coordinatrice dell’ostello, Luana Melia, ha sottolineato: “Non siamo luoghi che cronicizzano il disagio, ma spazi che, offrendo servizi oltre il pasto e il letto, aiutano a prevenire conflitti e situazioni esplosive”.
Il dono al Pontefice
La Messa è stata concelebrata, tra gli altri, dal cardinale Baldo Reina, vicario per la diocesi di Roma, dal cardinale titolare Giuseppe Versaldi, dal rettor maggiore dei Salesiani don Fabio Attard, dal superiore della Circoscrizione Salesiana Italia Centrale don Roberto Colameo e dal parroco don Javier Ortiz Rodriguez. Proprio quest’ultimo ha donato al Papa un’icona del Sacro Cuore, ringraziandolo per una visita che auspica sia balsamo per le “ferite sociali” del quartiere e “ripartenza di un progetto pastorale caricato con pace, speranza e impegno cristiano”.
Al termine della liturgia, Leone XIV ha visitato le Camerette di Don Bosco, dietro il coro e i locali della sacrestia, dove il Santo visse durante il suo ultimo viaggio a Roma nel 1887. Prima di rientrare in Vaticano, il Pontefice si è raccolto in preghiera davanti al Tabernacolo, affidando al Cuore di Gesù la comunità del Sacro Cuore e le vite che ogni giorno si incrociano davanti alla stazione Termini.
I salesiani nel cuore del Papa
È stato un gesto semplice, ma carico di significato, a colpire più di ogni altro il parroco del Sacro Cuore a Castro Pretorio, don Javier Ortiz Rodriguez, al termine della visita di Leone XIV. “Ho presentato al Papa il gruppo del consiglio pastorale e anche un professore volontario di italiano. Dopo averlo presentato gli ha detto: ‘Il prossimo allievo posso diventare io'”, ha raccontato il parroco ai giornalisti. “È stato un grande atto di umiltà e di vicinanza”, ha aggiunto, sottolineando come quel momento abbia espresso in modo immediato lo stile del Pontefice.
Don Ortiz Rodriguez ha ricordato che la parrocchia del Sacro Cuore non è nuova a visite papali: “Sono venuti tre Papi al Sacro Cuore: Giovanni Paolo II nel 1987, Papa Francesco nel 2014 e oggi Papa Leone XIV. Il regalo più grande di questa visita è stata la vicinanza alla gente della nostra parrocchia e del nostro quartiere”. Una presenza che, secondo il parroco, ha lasciato un segno concreto e incoraggiante.
La chiesa del Sacro Cuore di Gesù a Castro Pretorio, definita da Papa Francesco come “nel centro della periferia”, è descritta dallo stesso parroco come un crocevia umano e sociale, una sorta di “porto di terra”. “Qui passano tante persone diverse”, ha spiegato, “ed è un luogo in cui emergono fragilità spesso invisibili”. Dal 2023 è stato avviato un nuovo progetto pastorale per avvicinare in particolare i giovani e le persone che vivono sole. “C’è tanta solitudine”, ha osservato don Ortiz Rodriguez. “Ci sono palazzi con molti bed and breakfast e uno o due appartamenti abitati da anziani soli”. In questo contesto, la visita del Papa rappresenta “una grande spinta” per continuare e rafforzare il lavoro pastorale.
Durante l’incontro con la comunità salesiana, il Pontefice ha anche condiviso un ricordo personale, riferito poi ai giornalisti da don Francesco Marcoccio, rettore della Basilica del Sacro Cuore e direttore della sede centrale dei Salesiani di Don Bosco. “Quando ero ragazzo sono andato anche dai salesiani per un incontro vocazionale, però poi siete arrivati al secondo posto, perché sono entrato dagli agostiniani. Ma questo cuore salesiano mi è rimasto”, avrebbe detto Papa Leone XIV, aggiungendo con un sorriso che “in questi dieci mesi di pontificato ho visitato più comunità salesiane che agostiniane”.
Don Marcoccio ha riferito anche il contenuto più pastorale dell’incontro: il Papa “ci ha ringraziato per il lavoro che facciamo con i più poveri e per l’impegno dei salesiani nel mondo”. Un ringraziamento accompagnato da un’esortazione chiara: “Ci ha invitato a lavorare in rete con le altre realtà ecclesiali e a mettere insieme i giovani con i più poveri”. Un’indicazione che risuona in modo particolare in una parrocchia come quella di Castro Pretorio, chiamata ogni giorno a coniugare accoglienza, prossimità e attenzione alle nuove forme di povertà urbana.
(fonte: Faro di Roma, articolo di Chiara Lonardo 22/02/2026)
*****************
SANTA MESSA
OMELIA DI LEONE XIV
Carissimi fratelli e sorelle,
La prima Lettura e il Vangelo, che abbiamo ascoltato, in dialogo tra loro ci aiutano a riscoprire proprio il dono del Battesimo come grazia che incontra la nostra libertà. Il racconto della Genesi ci riporta alla nostra condizione di creature, messe alla prova non tanto da un divieto, come spesso si crede, quanto da una possibilità: la possibilità di una relazione. L’essere umano è cioè libero di riconoscere e accogliere l’alterità del Creatore, il quale riconosce e accoglie l’alterità delle creature. Per impedire tale possibilità, il serpente insinua la presunzione di poter azzerare ogni differenza tra le creature e il Creatore, seducendo l’uomo e la donna con l’illusione di diventare come Dio. Satana li spinge a impossessarsi di qualcosa che – così dice – Dio vorrebbe negare loro per mantenerli sempre in uno stato di inferiorità. Questo affresco della Genesi è un capolavoro insuperato che rappresenta il dramma della libertà.
Il Vangelo sembra rispondere all’antico dilemma: posso realizzare la mia vita in pienezza dicendo “sì” a Dio? Oppure, per essere libero e felice, devo liberarmi di Lui?
La scena delle tentazioni di Cristo, in fondo, affronta questo drammatico interrogativo. Essa ci conduce a scoprire la vera umanità di Gesù che, come insegna la Costituzione conciliare Gaudium et spes, rivela l’uomo a se stesso: «Nel mistero del Verbo incarnato trova vera luce il mistero dell’uomo» (GS, 22). Infatti vediamo il Figlio di Dio che, opponendosi alle insidie dell’antico Avversario, ci mostra l’uomo nuovo, l’uomo libero, epifania della libertà che si realizza dicendo “sì” a Dio.
Questa nuova umanità nasce dal fonte battesimale. E allora – specialmente in questo Tempo di Quaresima – siamo chiamati a riscoprire la grazia del Battesimo, come sorgente di vita che abita in noi e che, in modo dinamico, ci accompagna nel più assoluto rispetto della nostra libertà.
Anzitutto è il Sacramento stesso ad essere dinamico, perché ciò che offre non si esaurisce all’interno dello spazio e del tempo del rito, ma è una grazia che accompagna costantemente la vita intera, sostenendo la nostra sequela di Cristo. Ma il Battesimo è dinamico anche perché ci mette sempre di nuovo in cammino, dal momento che la grazia è una voce interiore che ci sollecita a conformarci a Gesù, liberando la nostra libertà perché essa trovi compimento nell’amore di Dio e del prossimo.
Comprendiamo così la natura relazionale del Battesimo, che chiama a vivere l’amicizia con Gesù e, così, ad entrare nella sua comunione con il Padre. Questa relazione piena di grazia ci rende capaci di vivere anche un’autentica prossimità con gli altri, una libertà che – a differenza di quanto il diavolo propone a Gesù – non è ricerca del proprio potere, ma amore che si dona e che ci rende tutti fratelli e sorelle. Afferma infatti San Paolo: «Non c’è Giudeo né Greco; non c’è schiavo né libero; non c’è maschio e femmina, perché tutti voi siete uno in Cristo Gesù» (Gal 3,28).
Fratelli e sorelle, il Papa Leone XIII chiese a San Giovanni Bosco di costruire proprio qui la chiesa dove noi oggi ci troviamo. Egli aveva intuito la centralità di questo luogo, accanto alla Stazione Termini e in un crocevia unico della città, destinato a diventare nel tempo ancora più importante.
Per questo, carissimi, incontrandovi oggi vedo in voi uno speciale presidio di prossimità, di vicinanza dentro le sfide di questo territorio. In esso infatti sono numerosi i giovani universitari, i pendolari che vanno e vengono per motivi di lavoro, gli immigrati in cerca di occupazione, i giovani rifugiati che hanno trovato nella sede qui a fianco, per iniziativa dei Salesiani, la possibilità di incontrare coetanei italiani e realizzare progetti di integrazione; e poi ci sono i nostri fratelli che non hanno una casa e che trovano accoglienza negli spazi della Caritas di via Marsala. In pochi metri si possono toccare le contraddizioni di questo tempo: la spensieratezza di chi parte e arriva con tutte le comodità e coloro che non hanno un tetto; le tante potenzialità di bene e una violenza dilagante; la voglia di lavorare onestamente e i commerci illeciti delle droghe e della prostituzione.
La vostra parrocchia è chiamata a farsi carico di queste realtà, ad essere lievito di Vangelo nella pasta del territorio, a farsi segno di vicinanza e di carità. Ringrazio i Salesiani per l’opera instancabile che portano avanti ogni giorno, e incoraggio tutti a continuare ad essere proprio qui una piccola fiammella di luce e di speranza.
Maria Ausiliatrice sostenga sempre il nostro cammino, ci renda forti nel momento della tentazione e della prova, per vivere pienamente la libertà e la fraternità dei figli di Dio.
Guarda il video integrale della S. Messa