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lunedì 19 agosto 2019

La liturgia fonte di umanizzazione della vita a cura di Egidio Palumbo (Video integrale)

La liturgia fonte di umanizzazione della vita 
a cura di Egidio Palumbo 
(Video integrale)


Relazione tenuta il 6 agosto 2019
nell'ambito della 
settimana di spiriritualità
RESTIAMO UMANI
promossa dalla
Fraternità Carmelitana
di Barcellona Pozzo di Gotto




La nostra riflessione è mossa da due esigenze avvertite nel sentire ecclesiale odierno: 
(1) rendere la liturgia più umana, più capace di manifestare il volto umano di Dio, poichè azione di Cristo e della Chiesa unita a lui; e (2) rendere la liturgia più umanizzante, più capace di umanizzare la coscienza e lo stile di vita dei cristiani, specialmente quelli che partecipano e celebrano il vangelo di Gesù Cristo 

1. Pratiche disumanizzazione e adesione incondizionata ad esse
    Queste esigenze intendono rispondere ad alcune domende che oggi è necessario porci.
- Perchè tanta adesione, totale e incondizionata da parte di moltissimi cristiani praticanti, alle pratiche di disumanizzazione sempre più crescenti e diffuse nella nostra società e nel nostro mondo?
- Perchè il silenzio della Chiesa - eccetto la voce del papa, di qualche vescovo, di qualche prete, di qualche religioso/a, di qualche laico cristiano/a -  di fronte al trattamento disumano dei migranti nel nostro Paese, agli episodi sempre più frequenti di razzismo, alla pratica del capolarato, al lavoro sempre più precario e schiavizzato ?
- Perchè tanto silenzio di fronte alla religione cristiana abusata e "stuprata" per scopi nazionalistici ("prima gli italiani", "prima l'America...), mentre, contemporaneamente c con grande vanto, disinvoltura e volgarità si disprezzano le esigenze fondamentali della giustizia e del rispetto della dignità umana dell'altro, qualunque sia la sua fede religiosa, la sua etnia, la sua cultura, il suo ceto sociale e la sua identità di genere?
- Perchè vi sono molti cristiani che usano marchiare col nome di "buonismo" quelle pratiche di aiuto, di solidarietà e di ospitalità volte a chi trova abbandonato a mare, dopo esssere fuggito da torture,soprusi, abusi e violenze sessuali? Perche tutto questo sta diventando reato perseguibile per legge?
- Questi cristiani hanno dimenticato che partecipare alla celebrazione eucaristica domenicale significa celebrare con Cristo Gesù Risorto, cioè con lui che dona la Vita ed è il Signore della Storia, la bellezza  e il primato del suo Vangelo? Hanno dimenticato che senza Cristo non c'è vita cristiana e che Cristo Gesù non é un soprammobile o un arnese da esibire in pubblico per il semplice vantarsi di essere cristiani?
...
2. Il senso cristiano della liturgia
...
3. Per una liturgia umana eumanizzante
...


GUARDA IL VIDEO
Intervento integrale 


Vedi anche il post già pubblicato:


«Occorre soprattutto essere cristiani nelle situazioni concrete, testimoniando il Vangelo che è essenzialmente amore per Dio e per i fratelli» Papa Francesco Angelus 18/08/2019 (testo e video)

ANGELUS
Piazza San Pietro
Domenica, 18 agosto 2019


Cari fratelli e sorelle, buongiorno!

Nell’odierna pagina evangelica (cfr Lc 12,49-53) Gesù avverte i discepoli che è giunto il momento della decisione. La sua venuta nel mondo, infatti, coincide con il tempo delle scelte decisive: non si può rimandare l’opzione per il Vangelo. E per far comprendere meglio questo suo richiamo, si avvale dell’immagine del fuoco che Lui stesso è venuto a portare sulla terra. Dice così: «Sono venuto a gettare fuoco sulla terra, e quanto vorrei che fosse già acceso!» (v. 49). Queste parole hanno lo scopo di aiutare i discepoli ad abbandonare ogni atteggiamento di pigrizia, di apatia, di indifferenza e di chiusura per accogliere il fuoco dell’amore di Dio; quell’amore che, come ricorda San Paolo, «è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo» (Rm 5, 5). Perché è lo Spirito Santo che ci fa amare Dio e ci fa amare il prossimo; è lo Spirito Santo che tutti abbiamo dentro.

Gesù rivela ai suoi amici, e anche a noi, il suo più ardente desiderio: portare sulla terra il fuoco dell’amore del Padre, che accende la vita e mediante il quale l’uomo è salvato. Gesù ci chiama a diffondere nel mondo questo fuoco, grazie al quale saremo riconosciuti come suoi veri discepoli. Il fuoco dell’amore, acceso da Cristo nel mondo per mezzo dello Spirito Santo, è un fuoco senza limiti, è un fuoco universale. Questo si è visto fin dai primi tempi del Cristianesimo: la testimonianza del Vangelo si è propagata come un incendio benefico superando ogni divisione fra individui, categorie sociali, popoli e nazioni. La testimonianza del Vangelo brucia, brucia ogni forma di particolarismo e mantiene la carità aperta a tutti, con la preferenza per i più poveri e gli esclusi.

L’adesione al fuoco dell’amore che Gesù ha portato sulla terra avvolge l’intera nostra esistenza e richiede l’adorazione a Dio e anche una disponibilità a servire il prossimo. Adorazione a Dio e disponibilità a servire il prossimo. La prima, adorare Dio, vuol dire anche imparare la preghiera dell’adorazione, che di solito dimentichiamo. Ecco perché invito tutti a scoprire la bellezza della preghiera dell’adorazione e di esercitarla spesso. E poi la seconda, la disponibilità a servire il prossimo: penso con ammirazione a tante comunità e gruppi di giovani che, anche durante l’estate, si dedicano a questo servizio in favore di ammalati, poveri, persone con disabilità. Per vivere secondo lo spirito del Vangelo occorre che, di fronte ai sempre nuovi bisogni che si profilano nel mondo, ci siano discepoli di Cristo che sappiano rispondere con nuove iniziative di carità. E così, con l’adorazione a Dio e il servizio al prossimo – ambedue insieme, adorare Dio e servire il prossimo – il Vangelo si manifesta davvero come il fuoco che salva, che cambia il mondo a partire dal cambiamento del cuore di ciascuno.

In questa prospettiva, si comprende anche l’altra affermazione di Gesù riportata nel brano di oggi, che di primo acchito può sconcertare: «Pensate che io sia venuto a portare pace sulla terra? No, io vi dico, ma divisione» (Lc 12,51). Egli è venuto a “separare col fuoco”. Separare che? Il bene dal male, il giusto dall’ingiusto. In questo senso è venuto a “dividere”, a mettere in “crisi” – ma in modo salutare – la vita dei suoi discepoli, spezzando le facili illusioni di quanti credono di poter coniugare vita cristiana e mondanità, vita cristiana e compromessi di ogni genere, pratiche religiose e atteggiamenti contro il prossimo. Coniugare, alcuni pensano, la vera religiosità con le pratiche superstiziose: quanti sedicenti cristiani vanno dall’indovino o dall’indovina a farsi leggere la mano! E questa è superstizione, non è di Dio. Si tratta di non vivere in maniera ipocrita, ma di essere disposti a pagare il prezzo di scelte coerenti – questo è l’atteggiamento che ognuno di noi dovrebbe cercare nella vita: coerenza – pagare il prezzo di essere coerenti col Vangelo. Coerenza con il Vangelo. Perché è buono dirsi cristiani, ma occorre soprattutto essere cristiani nelle situazioni concrete, testimoniando il Vangelo che è essenzialmente amore per Dio e per i fratelli.

Maria Santissima ci aiuti a lasciarci purificare il cuore dal fuoco portato da Gesù, per propagarlo con la nostra vita, mediante scelte decise e coraggiose.

Dopo l'Angelus

Cari fratelli e sorelle,

Rivolgo un cordiale saluto a tutti voi, fedeli romani e pellegrini venuti dall’Italia e da diversi Paesi.

In particolare, saluto il gruppo “Divino Amore” proveniente dal Canada; gli Scout di Rio de Loba, in Portogallo; e i fedeli polacchi.

A tutti auguro una buona domenica. Per favore, non dimenticatevi di pregare per me. Buon pranzo e arrivederci!

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domenica 18 agosto 2019

Migranti. Una scelta criminale non farli sbarcare. Padre Zanotelli: calpestano la Costituzione e anche il Vangelo - don Ciotti (Libera) e mons. Ricchiuti (Pax Christi), “no allo sbarco provocazione disumana” - Scene di disperazione sulla nave Open Arms (video)

Migranti. 
Una scelta criminale non farli sbarcare. 
Padre Zanotelli: calpestano la Costituzione e anche il Vangelo


Quello che sta avvenendo di nuovo nel Mediterraneo con le navi Open Arms e Ocean Viking è uno spettacolo indecente, immorale e criminale. Il rifiuto del Ministro dell’Interno, Salvini, di aprire i porti per accogliere queste due navi cariche di 500 rifugiati salvati in mare , esprime un cinismo e un disprezzo verso l’altro inaccettabile. Perché queste sono persone che fuggono da terrificanti lager libici, dalle torture, dagli stupri, da una guerra tra il generale Haftar e el Serraj, l’uomo forte di Tripoli. E quindi non sono migranti, ma rifugiati che hanno diritto all’acccoglienza per i Trattati Internazionali ONU, firmati anche dall’Italia. Per di più, di questi 500 rifugiati, ora nelle due navi, ben 150 sono minorenni, particolarmente protetti nei Trattati internazionali. Infatti il Tribunale dei minori di Palermo ha dichiarato che “trattenere a bordo minori in prossimità delle frontiere con lo Stato italiano equivale a un respingimento.” Anche il Presidente del Consiglio, G. Conte, è subito intervenuto chiedendo a Salvini di rispettare le norme a tutela dei minori e autorizzare lo sbarco. Salvini gli risponde che una nave di una ONG straniera non può entrare in un porto italiano. In questa bagarre è intervenuto il TAR del Lazio, affermando che, data l’eccezionale gravità” della situazione a bordo, Open Arms può entrare nelle acque italiane”. La Ministra della Difesa, smarcandosi da Salvini, manda due navi della Marina militare a scortare Open Arms. Salvini, infuriato, rilancia la sua litania di no allo sbarco, ma i ministri Toninelli e Trenta non firmano. E così la Open Arms arriva a 150 metri dal porto di Lampedusa, ma Salvini non cede. E così i 130 rifugiati di Open Arms dopo sedici giorni di attesa sulla nave, stanno ancora attendendo di scendere a terra. Tutto questo è disumano e disumanizzante!
Dobbiamo svergognare Salvini che ha già ricevuto uno schiaffo clamoroso in Parlamento, quel Parlamento da lui snobbato sia per la Diciotti che per Moscopoli. Se Salvini da ministro dell’Interno si è comportato come se incarnasse lui il governo, chissà cosa succederà quando il popolo italiano, come lui chiede, gli darà ‘pieni poteri’. Ha ragione Papa Francesco a dire che certi discorsi gli ricordano quelli di Hitler!

Mi appello ai giudici, ai magistrati, agli avvocati perché riescano a trovare, in base alle leggi nazionali e internazionali, una violazione seria per cui può essere condannato. In particolare mi appello ai giudici perché nella loro autonomia, interpretino il Decreto Sicurezza bis dando priorità al principio della vita. Come ha fatto il giudice Alessandra Vella del Tribunale di Trapani, che ha rimandato libera Carola Rackete, la comandante della Sea-Watch, perché ha agito obbedendo al principio della vita. Abbiamo bisogno di giudici e magistrati che riescano così a smantellare il Decreto Sicurezza che è un decreto immorale perché dichiara reato salvare vite in mare. Siamo arrivati al sovvertimento dell’ordine costituzionale e del Sistema Internazionale dei Diritti umani universali.

Mi appello ai militari, alle forze dell’ordine, ai poliziotti, alle guardie costiere perché riscoprano l’obiezione di coscienza e la disobbedienza civile davanti a leggi ingiuste e disumane.

Mi appello soprattutto ai vescovi italiani (CEI) perché abbiano il coraggio di bollare con parole di fuoco, come facevano gli antichi profeti e Gesù, quello che sta avvenendo in questo paese. Mi appello sempre ai vescovi perché abbiano il coraggio di chiedere ai fedeli dei gesti pubblici contro questo pauroso crescendo di razzismo come un digiuno collettivo, preghiere speciali. Dobbiamo farci sentire sulla pubblica piazza: è in ballo il cuore del Vangelo.

Mi appello ai preti e alle comunità cristiane perché risuoni chiaro il messaggio che la politica leghista è antitetica al Vangelo: non ci si può dichiarare cristiani e votare Lega. “Amerai il prossimo tuo come te stesso -afferma il libro del Levitico- e amerai lo straniero come te stesso.” (Levitico 19, 18,34) E Gesù ha riespresso tutto questo con la parabola del Samaritano.

La situazione è molto grave: è in ballo la nostra Costituzione e per i cristiani, il cuore del Vangelo.
Alex Zanotelli

Quello che sta avvenendo con le 138 persone da troppi giorni stipate sulla Nave Open Arms senza possibilità di essere sbarcate ci sembra una provocazione disumana”. Lo affermano in una nota don Luigi Ciotti, presidente nazionale Libera, e mons. Giovanni Ricchiuti, presidente nazionale di Pax Christi. ...

Scene di disperazione sulla nave Open Arms, dopo il tentativo di raggiungere la terraferma a nuoto di alcuni migranti. La donne gridano e si disperano, uomini che hanno crisi di panico. La Open Arms ha pubblicato un video in cui si vedono donne e uomini che piangono.

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"Fuoco, immersione, divisione" di Enzo Bianchi - XX domenica T.O. – Anno C

Fuoco, immersione, divisione 

Commento
 XX domenica T.O.  – Anno C

Letture:  Geremia 38,4-6.8-10; Salmo 39; Ebrei 12,1-4; Luca 12,49-53


In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:«Sono venuto a gettare fuoco sulla terra, e quanto vorrei che fosse già acceso! Ho un battesimo nel quale sarò battezzato, e come sono angosciato finché non sia compiuto! Pensate che io sia venuto a portare pace sulla terra? No, io vi dico, ma divisione. D'ora innanzi, se in una famiglia vi sono cinque persone, saranno divisi tre contro due e due contro tre; si divideranno padre contro figlio e figlio contro padre, madre contro figlia e figlia contro madre, suocera contro nuora e nuora contro suocera»

Il brano evangelico di questa domenica, che contiene alcune parole “dure” di Gesù, è stato ed è tra i testi più incompresi, sovente manipolato dai predicatori, strumentalizzato e citato a favore della propria ideologia cristiana. Lo leggiamo cercando di non glossarlo, di non commentarlo troppo, per riconoscergli quell’autorità che è propria soltanto della parola del Signore e quindi spiegarlo con altre parole di Gesù, convinti del principio secondo cui “Scriptura sui ipsius interpres”, “la Scrittura è l’interprete di se stessa”.

Gesù sta salendo a Gerusalemme con i suoi discepoli e le sue discepole e ha piena consapevolezza che la meta di quel viaggio è la città santa che uccide i profeti e li rigetta (cf. Lc 13,33-34), dunque il luogo del suo esodo da questo mondo al Padre (cf. Lc 9,31; Gv 13,1) attraverso la morte in croce. Tra i suoi insegnamenti e le sue parole Luca testimonia alcune convinzioni di Gesù espresse a voce alta: confessione e profezia! Innanzitutto Gesù dichiara: “Sono venuto a gettare un fuoco sulla terra, e come vorrei che fosse già divampato!”. Questa la ragione della sua “venuta” da Dio sulla terra: è venuto a gettare fuoco! È evidente che qui il linguaggio di Gesù è parabolico, che non parla del fuoco divorante che brucia e terrorizza ma di un altro fuoco, di una forza divina che egli è venuto a portare tra gli umani e che desidera si manifesti e agisca. L’esperienza della presenza e dell’azione di Dio è sentita da Gesù come fuoco che brucia, illumina e riscalda, ed egli deve essere ricorso più volte a questo linguaggio simbolico.

Nel vangelo apocrifo di Tommaso questa parola è riportata quasi uguale: “Ho gettato il fuoco sul mondo, ed ecco lo custodisco fino a che divampi” (10). Un altro ágraphon, una parola non scritta nei vangeli canonici ma ricordata da Origene, da Didimo il cieco e dallo stesso vangelo di Tommaso (82), è accostabile a questo detto: “Chi è vicino a me, è vicino al fuoco; chi è lontano da me, è lontano dal Regno”. Da queste diverse testimonianze comprendiamo che Gesù era un uomo divorato da un fuoco, un uomo passionale, che la sua missione era quella di spargere come fuoco la presenza efficace di Dio nel mondo, che lui stesso era fuoco ardente, amore bruciante come “la fiamma di Jah” (Ct 8,6), del Signore. Nel vangelo secondo Luca il fuoco è soprattutto segno, simbolo dello Spirito santo, già annunciato da Giovanni il Battista come forza, presenza divina nella quale il Veniente immergerà chi si converte, cioè “battesimo in Spirito santo e fuoco” (cf. Lc 3,16); è quel fuoco che negli Atti degli apostoli scende come fuoco vivo e bruciante, presenza infuocata del Risorto sulla chiesa nascente, radunata in sua attesa (cf. At 2,1-11).

Gesù è un uomo di desiderio grande e profondo, un uomo di passione e qui all’improvviso confessa questa passione che lo abita. Quel fuoco dello Spirito che egli ha portato dal Padre sulla terra, fuoco di amore, dovrebbe incendiare il mondo, ardere nel cuore di ogni essere umano: questo lui desiderava fortemente! Lo desiderava nei suoi giorni terreni e lo desidera ancora oggi, perché quel fuoco da lui portato spesso è coperto dalle ceneri che la chiesa stessa gli mette sopra, impedendogli di ardere. È così, lo sappiamo: basta leggere tutta la storia della fede cristiana per rendersi conto che il fuoco del Vangelo divampa qua e là, di tanto in tanto, in persone e comunità che lo fanno riapparire smuovendo la brace, ma poi presto, troppo presto, è nuovamente coperto dalla cenere. Illumina e riscalda sempre per un poco, viene tenuto vivo e conservato, ma raramente arde… Gesù invece desiderava che ardesse nei cuori dei credenti come ardeva nel cuore dei due discepoli sul cammino di Emmaus (cf. Lc 24,32), quando prendevano fuoco le Scritture spiegate dal Risorto; come ardeva nella chiesa nata dalla Pentecoste.

Segue poi un altro pensiero di Gesù strettamente collegato al primo: “Io devo ricevere un’immersione, e come sono angustiato finché non sia compiuta!”. Ecco un altro desiderio di Gesù, desiderio non di sofferenza, di dolore, ma di compiere la volontà del Padre e di donare la sua vita affinché gli altri vivano in pienezza! È un annuncio della sua passione e morte, quando sarà immerso nella prova, nella sofferenza e nella morte di croce. Questo evento lo attende, ed egli deve entrare nell’acqua della sofferenza ed esservi immerso come in un battesimo. Non perché le sofferenze abbiano valore in sé, ma perché, se lui continua a essere fedele, obbediente all’amore, alla volontà del Padre che conosce solo l’amore, allora dovrà pagarne il prezzo: rifiuto, rigetto da parte dei potenti religiosi e politici, da parte del popolo stesso, perché Gesù è un “giusto” – come il centurione proclama sotto la croce dopo la sua morte (cf. Lc 23,47) – e se il giusto rimane tale non solo è di imbarazzo, ma va tolto di mezzo (cf. Sap 2,10-20).

Siamo sempre nello spazio del linguaggio simbolico: il battesimo per Gesù non è un rito, ma è un reale bagno di sangue e di morte. Egli è certamente angosciato di fronte a tale prospettiva, ma è ansia che si compia presto, che sia cosa fatta per sempre. Non che desideri la morte e la sofferenza, nessuna volontà “dolorista” da parte sua, ma volontà che si acceleri il cammino verso il compimento pieno della volontà di Dio, che è anche la sua volontà, e che la sua vita sia salvezza per gli altri.

Vi è infine un terzo pensiero di Gesù, che consegue ai primi due, un pensiero che riguarda i discepoli, dunque anche noi oggi. Quale pensiamo sia l’esito della venuta di Gesù, dell’apparire del “segno del Figlio dell’uomo” (Mt 24,30), cioè della croce di Cristo, del Vangelo che si mostra come epifania nella vita delle persone? Pensiamo che tutto andrà meglio? Ecco l’inganno presente nei nostri cuori, pur colmi di desiderio e di passione. Confesso che, grazie all’insegnamento ricevuto, sono sempre stato lucido al riguardo: anche durante il Vaticano II e subito dopo, seppur giovanissimo, osai oppormi agli entusiasmi dei miei amici, peraltro più autorevoli di me, i quali guardavano al concilio come a una nuova fase, una fase più “bella” nella vita della chiesa. Io invece ricordavo loro che nel mondo, più emerge il Vangelo, più divampa il fuoco dello Spirito, più si fa evidente il segno del Figlio dell’uomo, peggio si sta! Perché la buona notizia scatena “le potenze dell’aria” (Ef 2,2; cf. 6,12) e quelle della terra che, di fronte all’emergere del Vangelo, fanno una guerra più sfrenata. È così, è così! Più la chiesa si riforma e si conforma al Cristo Signore, meno nella chiesa si sta quieti, ma emergono la divisione, la contrapposizione, la contraddizione…

Ecco perché Gesù dice: “Non crediate che io sia venuto a portare la pace sulla terra, ma la divisione!”. Attenzione, non che Gesù desiderasse la divisione tra gli umani e nella sua comunità, non che amasse vedere le contrapposizioni alla pace, ma sapeva bene che questa è la necessitas, “il necessario” nell’ordine di questo mondo. Appare un giusto, ed ecco che tutti si scatenano contro di lui; appare una possibilità di pace, e quelli che sono armati reagiscono; appare Gesù, e subito, fin dalla sua nascita, si scatena il potere omicida. Mentre gli angeli a Betlemme annunciano “pace in terra agli uomini che Dio ama” (Lc 2,14), il potente tiranno di turno, allora Erode, fa una strage di bambini innocenti e ignari (cf. Mt 2,16-18). Sono i falsi profeti a dire e a cantare sempre che “tutto va bene!” (cf. Ger 6,13-14; Ez 13,8; Mi 3,5), mentre invece bisogna essere avveduti. Ripeto, più il Vangelo è vissuto da uomini e donne, più appaiono la divisione e la contraddizione, anche all’interno della stessa famiglia, della stessa comunità. Fino al manifestarsi dell’indicibile: padre contro figlio e figlio contro padre, madre contro figlia e figlia contro madre…

Non avviene forse così anche oggi, soprattutto in questi ultimi anni, nelle comunità cristiane? Cristiani che si dicono tali e si pongono quali difensori dell’identità confessionale, ma poi restano sordi alla voce del Vangelo; e d’altra parte cristiani che, dando il primato al Vangelo e non alle tradizioni religiose umane, sono disprezzati, giudicati ingenui, buonisti o addirittura vigliacchi: cristiani del campanile e cristiani del Vangelo!

Gesù è e resta “Principe di pace” (Is 9,5), e la sua vittoria è assicurata, ma al Regno si accede attraverso molte tribolazioni (cf. At 14,22), prove, divisioni. Così è accaduto per lui, Gesù; così deve accadere per noi suoi discepoli, se gli siamo fedeli e non abbiamo paura del fuoco ardente del Vangelo e dello Spirito di Gesù.


Preghiera dei Fedeli - Fraternità Carmelitana di Pozzo di Gotto (ME) - XX Domenica del Tempo Ordinario – Anno C





Fraternità Carmelitana 
di Pozzo di Gotto (ME)








Preghiera dei Fedeli

XX Domenica T. O. / Anno C

18 agosto 2019 


Colui che presiede

Fratelli e sorelle, rispondiamo alla Parola, che il Signore, oggi, ha voluto donarci, innalzando a Lui con piena fiducia le nostre preghiere ed insieme diciamo:

R/ Dio di misericordia, ascolta la nostra preghiera

Lettore

- Rinnova, Signore, il cuore della tua Chiesa: falla partecipe della tua passione di amore per questa umanità di oggi e per questa nostra terra. La forza del tuo Santo Spirito la renda capace di corrispondere alla sua vocazione di essere segno e strumento di fraternità in mezzo a tutti i popoli. Preghiamo.

- Continua a gettare, Signore, il tuo fuoco di amore su un mondo, reso tenebroso e invivibile dall’odio, dalla menzogna, dalla volontà di potenza e di arricchimento. Dona sapienza e discernimento a quanti hanno responsabilità di governo, perché si fermi questa folle corsa verso gli armamenti ed il dialogo torni ad essere lo strumento principale di comunicazione. Preghiamo.

- Rivolgi, Signore, il tuo sguardo di benevolenza verso le nostre famiglie, verso questo nostro territorio. Rendici capaci di vero discernimento per comprendere la nostra vera vocazione a crescere in umanità e per scoprire ogni giorno quale sia la tua volontà su di noi. Preghiamo.

- A Te affidiamo, Signore, uomini e donne che vivono momenti di grande difficoltà e che si ritrovano senza un vero punto di riferimento. Ti affidiamo quanti migrano per lavoro o semplicemente per salvare la propria vita. Assisti quanti in questi giorni sono in viaggio, perché il desiderio di riposo non si traduca in tragedia. Preghiamo.

- Ti ricordiamo, Signore, i nostri parenti e amici defunti; ti ricordiamo le vittime dell’odio razziale e religioso, le vittime degli incidenti stradali e sul lavoro. Possano tutti godere della tua gioia eterna, assieme ai santi della Gerusalemme Celeste. Preghiamo.

Colui che presiede

Signore Gesù, concedi a noi tuoi discepoli il tuo stesso amore appassionato e fedele per questo mondo e in particolare per i deboli, i poveri e i peccatori, affinché nessuno si perda negli angoli bui e tristi delle strade della vita. Te lo chiediamo perché sei nostro Fratello e Signore, vivente nei secoli dei secoli. AMEN.



"Un cuore che ascolta - lev shomea" - n. 41/2018-2019 (C) di Santino Coppolino

"Un cuore che ascolta - lev shomea"
Concedi al tuo servo un cuore docile,
perché sappia rendere giustizia al tuo popolo
e sappia distinguere il bene dal male" (1Re 3,9)

Traccia di riflessione
sul Vangelo della domenica
di Santino Coppolino


Vangelo:  
Lc 12,49-53 



Non il fuoco della Geenna, quello profetizzato dal Battista, che arde in eterno i nemici di Dio, bensì quello della Pentecoste, lo Spirito di Dio, fiamma d'Amore che tutti i cuori vuole avvolgere. E' questo il fuoco che Gesù è venuto a gettare sulla terra, il giudizio del Padre che si è rivelato nel mistero pasquale di Gesù, il Roveto Ardente che lo conduce ad attraversare l'acqua del battesimo (3,21-22), la totale assunzione della nostra umanità, condividendola fin nella morte. "Gesù deve attraversare le acque e il fuoco per compiere l'amore del Padre. Egli è venuto a visitarci nel nostro dolore, in ogni nostra angoscia, perché noi ne fossimo liberi e avessimo il suo Shalom" (cit.). Ma la sua Pace passa necessariamente attraverso la divisione, non è data a buon mercato, bensì a caro prezzo, a prezzo della sua stessa vita. L'Eucaristia, Sacramento Santo e vivente dell'amore di Dio, ci unisce al mistero di Gesù ed esige da noi divisioni e strappi da una vita senza senso, una vita di peccato, un'esistenza inutile e dannosa - per noi e per i nostri fratelli - perché rivolta agli idoli. E' di fondamentale importanza, perciò, che facciamo morire l'uomo vecchio, perché possa rinascere quello nuovo, fatto ad immagine del Signore Gesù. E' questo il costo della libertà e della vita nuova.


sabato 17 agosto 2019

Omelia p. Alberto Neglia (VIDEO) - Assunzione della Beata Vergine Maria - 15/08/2019




Omelia p. Alberto Neglia

 Assunzione della Beata Vergine Maria - 
15/08/2019


Fraternità Carmelitana
di Barcellona Pozzo di Gotto


... Dove Maria arriva porta la gioia, porta il respiro di Dio ... 
Vedete come è faticosa la vita di Maria, è difficile ... però Maria è davvero Madre nostra, Sorella nostra, creatura come noi, che ha saputo partecipare intensamente a tutto il vissuto di Gesù, coinvolta da Gesù ha saputo riconoscere che Dio sta facendo cose grandi nella sua vita ... 
e Maria adesso, come creatura nuova, animata da Gesù partecipa, questo è il senso dell'Assunzione di Maria, come Gesù ha portato in Paradiso la sua carne ... così Maria già partecipa, nel momento in cui si addormenta nel Signore, viene portata dal Figlio suo in Paradiso per partecipare per sempre della sua vita.
Questo è bello perché è la festa della speranza per tutti noi, perché a questo siamo chiamati tutti quanti. Gesù ha vinto la morte ... 

Chi cerca di vivere nell'amore, pur nella fragilità della sua carne, piano piano è nel cuore di Dio e  poi quando il Signore lo chiama parteciperà per sempre alla vita di Dio insieme a Maria nostra Madre ...

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Ve la ricordate Silvia Romano? Anche a Ferragosto senza notizie...


Ma ve la ricordate Silvia Romano? 
Anche stavolta ci siamo accontentati dei rottami della memoria



Ma ve la ricordate Silvia Romano?

Ma ve la ricordate Silvia Romano? La giovane cooperante italiana è stata rapita da un commando armato il 20 novembre scorso, quasi nove mesi fa, nel villaggio di Chakama, a cento chilometri circa da Malindi. Il giorno del suo rapimento e nei giorni successivi si era sollevato un gran polverone sulla sua scomparsa, con l’Italia come al solito divisa in due tra chi prometteva di riportarla a casa subito e coloro che scrivevano che avrebbe dovuto occuparsi dei poveri di casa nostra piuttosto che avventurarsi in un luogo così pericoloso. Noi siamo un Paese in cui gli scomparsi interessano solo il tempo per la strumentalizzazione politica, poi si perdono nei meandri della burocrazia sepolti dalla polvere degli eventi, scomparendo dalle pagine dei giornali. È stato così per l’omicidio di Giulio Regeni ed è così anche per la giovane italiana.

Eppure negli ultimi mesi in Kenya qualcosa si è mosso: sono iniziati i processi che vedono imputate due persone avvisate di avere organizzato il rapimento (Abdulla Gababa Wario e Moses Luwali Chembe) ed è imputato Ibrahim Adan Omar che potrebbe essere la testa pensante del sequestro.


Silvia Romano è scomparsa e non sembra che ci siano mai state richieste di riscatto o di contropartite politiche verso il governo italiano il che escluderebbe la pista del terrorismo. I servizi segreti italiani e la Farnesina mantengono il più alto riserbo ma anche sulla stampa se ne legge pochissimo. Sembra che di questa vicenda non se ne interessi nessuno: all’udienza del processo erano presenti solo il giornalista Massimo Alberizzi e il corrispondente della Rai Enzo Nucci: niente carabinieri, nessun diplomatico italiano, niente di niente.

Ed è incredibile come una storia come questa (in cui è coinvolta una giovane italiana) non sia considerata importante nemmeno dai media mainstream, quelli che contribuiscono spesso a aizzare le indignazioni per molto meno e che sul Kenya hanno fatto cadere un velo di disattenzione da apparire addirittura sospetto. Sembra che non contino le lezioni dei tempi recenti (dal caso Cucchi agli stessi genitori di Giulio Regeni) che ci hanno dimostrato come la perseveranza sia l’arma migliore per smuovere le coscienze e per riuscire a fare parlare chi sa. Silvia Romano rimane nel ricordo di qualcuno sui social, in attesa dell’anniversario della sua scomparsa su cui si butteranno tutti. Scriveva Primo Levi: “La memoria è uno strumento molto strano, uno strumento che può restituire, come il mare, dei brandelli, dei rottami, magari a distanza di anni”. Chissà se riusciamo questa volta a non accontentarci dei rottami.

(fonte: TPI, articolo di Giulio Cavalli 14/08/2019)
Vedi anche il post precedente (al'interno altri link):




venerdì 16 agosto 2019

"Guardiamo in alto, il cielo è aperto; non incute timore, non è più distante, perché sulla soglia del cielo c’è una madre che ci attende ed è nostra madre. Ci ama, ci sorride e ci soccorre con premura." Papa Francesco - ANGELUS - 15 agosto 2019 (Testo e video)

"Guardiamo in alto, il cielo è aperto; 
non incute timore, non è più distante, 
perché sulla soglia del cielo c’è una madre 
che ci attende ed è nostra madre. 
Ci ama, ci sorride e ci soccorre con premura." 
Papa Francesco

SOLENNITÀ DELL'ASSUNZIONE DELLA BEATA VERGINE MARIA


ANGELUS
Piazza San Pietro
Giovedì, 15 agosto 2019





Cari fratelli e sorelle, buongiorno!

Nel Vangelo di oggi, solennità dell’Assunzione di Maria Santissima, la Vergine Santa prega dicendo: «L’anima mia magnifica il Signore e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore» (Lc 1,46-47). Guardiamo ai verbi di questa preghiera: magnifica ed esulta. Due verbi: “magnifica” ed “esulta”. Si esulta quando accade una cosa così bella che non basta gioire dentro, nell’animo, ma si vuole esprimere la felicità con tutto il corpo: allora si esulta. Maria esulta a motivo di Dio. Chissà se anche a noi è capitato di esultare per il Signore: esultiamo per un risultato ottenuto, per una bella notizia, ma oggi Maria ci insegna a esultare in Dio. Perché? Perché Lui - Dio - fa «grandi cose» (cfr v. 49).

Le grandi cose sono richiamate dall’altro verbo: magnificare. “L’anima mia magnifica”. Magnificare. Infatti magnificare significa esaltare una realtà per la sua grandezza, per la sua bellezza… Maria esalta la grandezza del Signore, lo loda dicendo che Lui è davvero grande. Nella vita è importante cercare cose grandi, altrimenti ci si perde dietro a tante piccolezze. Maria ci dimostra che, se vogliamo che la nostra vita sia felice, al primo posto va messo Dio, perché Lui solo è grande. Quante volte, invece, viviamo inseguendo cose di poco conto: pregiudizi, rancori, rivalità, invidie, illusioni, beni materiali superflui… Quante meschinità nella vita! Lo sappiamo. Maria oggi invita ad alzare lo sguardo alle «grandi cose» che il Signore ha compiuto in lei. Anche in noi, in ognuno di noi, il Signore fa tante grandi cose. Bisogna riconoscerle ed esultare, magnificare Dio, per queste grandi cose.

Sono le «grandi cose» che festeggiamo oggi. Maria è assunta in cielo: piccola e umile, riceve per prima la gloria più alta. Lei, che è una creatura umana, una di noi, raggiunge l’eternità in anima e corpo. E lì ci aspetta, come una madre aspetta che i figli tornino a casa. Infatti il popolo di Dio la invoca come “porta del cielo”. Noi siamo in cammino, pellegrini verso la casa di lassù. Oggi guardiamo a Maria e vediamo il traguardo. Vediamo che una creatura è stata assunta alla gloria di Gesù Cristo risorto, e quella creatura non poteva essere che lei, la Madre del Redentore. Vediamo che nel paradiso, insieme a Cristo, il Nuovo Adamo, c’è anche lei, Maria, la nuova Eva, e questo ci dà conforto e speranza nel nostro pellegrinaggio quaggiù.

La festa dell’Assunzione di Maria è un richiamo per tutti noi, specialmente per quanti sono afflitti da dubbi e tristezze, e vivono con lo sguardo rivolto in basso, non riescono ad alzare lo sguardo. Guardiamo in alto, il cielo è aperto; non incute timore, non è più distante, perché sulla soglia del cielo c’è una madre che ci attende ed è nostra madre. Ci ama, ci sorride e ci soccorre con premura. Come ogni madre vuole il meglio per i suoi figli e ci dice: “Voi siete preziosi agli occhi di Dio; non siete fatti per i piccoli appagamenti del mondo, ma per le grandi gioie del cielo”. Sì, perché Dio è gioia, non noia. Dio è gioia. Lasciamoci prendere per mano dalla Madonna. Ogni volta che prendiamo in mano il Rosario e la preghiamo facciamo un passo avanti verso la grande meta della vita.

Lasciamoci attirare dalla bellezza vera, non facciamoci risucchiare dalle piccolezze della vita, ma scegliamo la grandezza del cielo. La Vergine Santa, Porta del cielo, ci aiuti a guardare ogni giorno con fiducia e gioia là, dove è la nostra vera casa, dove è lei, che come madre ci aspetta.

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Dopo l'Angelus

Cari fratelli e sorelle,

esprimo la mia vicinanza alle popolazioni di diversi Paesi dell’Asia meridionale, duramente colpite dalle piogge monsoniche. Prego per le vittime e gli sfollati, per tutte le famiglie senzatetto. Il Signore dia forza a loro e a quanti li soccorrono.

Oggi a Czestochowa, in Polonia, sono radunati tanti pellegrini per festeggiare la Vergine Assunta e per ricordare il centenario del ristabilimento delle relazioni diplomatiche tra la Santa Sede e la Polonia. Invio il mio saluto a quanti sono riuniti ai piedi della Madonna Nera e li esorto a pregare per tutta la Chiesa. E saluto anche i polacchi qui presenti!

Rivolgo un cordiale saluto a voi, pellegrini italiani e di vari Paesi. In particolare, saluto la Famiglia Missionaria Donum Dei, la Union Seglar de San Antonio Maria Claret, il gruppo venezuelano dei “Festeros de San Vicente” venuto in bicicletta da Valencia, e i giovani di Novoli impegnati in un campo-scuola.

E ora vi chiedo di accompagnare con la preghiera questo gesto: benedirò un gran numero di Rosari destinati ai fratelli della Siria. Per iniziativa dell’Associazione “Aiuto alla Chiesa che soffre” sono state realizzate circa seimila corone del Rosario; li hanno fatti le Suore carmelitane, a Betlemme. Oggi, in questa grande festa di Maria, io le benedico, e poi saranno distribuite alle comunità cattoliche in Siria come segno della mia vicinanza, specialmente per le famiglie che hanno perso qualcuno a causa della guerra. La preghiera fatta con fede è potente! Continuiamo a pregare il Rosario per la pace in Medio Oriente e nel mondo intero.

Facciamo la benedizione, pregando prima l’Ave Maria.

Recita Ave Maria

Benedizione

E a tutti voi auguro una buona Festa dell’Assunta. Per favore, non dimenticatevi di pregare per me. Buon pranzo e arrivederci!

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POLITICA. I PIENI POTERI GENERANO SERI PERICOLI di Vladimiro Zagrebelsky

POLITICA
 I PIENI POTERI 
GENERANO SERI PERICOLI 
di Vladimiro Zagrebelsky





Il contesto delle manifestazioni del ministro dell’Interno e vice presidente del Consiglio del ministri, tra spiagge e piazze entusiaste, non dovrebbe portare a sottovalutare la gravità di quanto ha detto, quando ha chiesto agli italiani, «se lo vorranno», di dargli i «pieni poteri» per fare quello di cui l’Italia ha bisogno. È possibile che il senso dell’espressione che ha usato volesse essere piuttosto generico, utile poi a lamentare che quei poteri per salvare l’Italia non gli siano stati dati (dagli altri, dai poteri forti, ecc.).
Tuttavia la posizione istituzionale rivestita e il ruolo di capo del partito che sembra essere di maggioranza relativa consigliano di essere prudenti, prendere sul serio la richiesta e le dichiarazioni del ministro e non lasciarla cadere in mezzo alle sue tante altre. Le non numerose reazioni alla richiesta che il ministro ha rivolto «agli Italiani» hanno segnalato la stretta somiglianza con quanto Mussolini ottenne in Italia e Hitler in Germania. Il ricordo è utile, per indicare come la concentrazione di ogni potere in capo ad uno solo, sia funzionale alla dittatura e incompatibile con ogni forma di democrazia, anche se voluta e autorizzata da un voto popolare.

Tuttavia va detto che proprio la storia europea dell’anteguerra ha prodotto in molti Stati e certo in Italia e Germania un sistema costituzionale che impedirebbe a una anche larga maggioranza di elettori di soddisfare il desiderio del ministro. Fu proprio la facilità con cui il sistema costituzionale vigente fu travolto a indurre nell’immediato dopoguerra a dare alle nuove Costituzioni democratiche il carattere della rigidezza. Insieme alla connivenza del re, la modificabilità con semplici leggi dello Statuto albertino, che definiva il sistema costituzionale della monarchia italiana, facilitò lo stravolgimento delle istituzioni e l’instaurazione della dittatura. Ora invece, non solo la riforma della Costituzione è possibile esclusivamente con gravose procedure, ma sono esclusi dalla possibilità di modifica i suoi principi supremi: diritti fondamentali, forma di repubblica parlamentare, indipendenza della magistratura, separazione dei poteri, controllo di costituzionalità delle leggi, ecc. Nemmeno il popolo potrebbe farlo, poiché la Costituzione (art. 1) prescrive forme e limiti in cui esso esercita la sovranità.
Non possiamo pensare che il ministro, che ha giurato fedeltà alla Costituzione, si proponga di sollecitare dal popolo elettore la sua violazione. Certo sono possibili modifiche legislative che portino a ulteriore accentramento dei poteri governativi. Ma mai si potrebbero eliminare il sistema dei pesi e contrappesi e dei controlli, la competenza del Parlamento, il ruolo proprio delle magistrature ordinaria, amministrativa, contabile: tutto ciò che il ministro ritiene «palle al piede».
Chiacchiera agostana, quindi? Minaccia impossibile? Scampato pericolo? Non proprio. Il ministro ha manifestato l’opinione che ha del Parlamento e del suo ruolo nel delicato momento della crisi di governo, pretendendone, con intollerabile volgarità, l’immediata convocazione. La riforma della giustizia che egli ora pone in primo piano non riguarda la soluzione del problema gravissimo dei tempi delle decisioni, ma proprio il merito delle decisioni. L’indipendenza della magistratura è insolentita, ogni volta che la decisione dei giudici non piace al ministro. Non si tratta di parole gettate al vento, ma di precisi messaggi politici, destinati a sollecitare e anzi a formare un’opinione pubblica pronta al disprezzo delle istituzioni repubblicane. Le istituzioni della democrazia possono essere lasciate intatte sulla carta, ma svuotate nei fatti, umiliandole, irridendole, paralizzandole e facendone oggetto di divisione e conflitto.

(Fonte: “La Stampa” del 12 agosto 2019)

Leggi anche i post già pubblicati:

-  Un’illusione ottica di Giuseppe Savagnone


- RIMETTERSI IN PIEDI PERCHÉ LA STORIA CONTINUI di Raniero La Valle


Ferragosto 2019: salvare vite in mare e fare festa insieme di Cristiana Dobner


Ferragosto 2019: salvare vite in mare e fare festa insieme
di Cristiana Dobner
Nulla da obiettare sul riposo, sull’aria festaiola. Tutto invece da rivedere quando sulla nostra coscienza pesano 500 persone, esseri umani come noi in balia del mare che, se le previsioni saranno azzeccate, si scatenerà in ondate alte due metri. Possiamo ignorare tutto e goderci il mare o i monti? Possiamo dissetarci e scegliere leccornie quando un uomo, proprio come noi, viene trovato in un barchino morto per gli stenti? Indubbiamente non possiamo lasciarci morire di fame e di sete per una falsa postura di simpatia, ma non dovremmo conoscere un limite? Di più: perché arriviamo a questi livelli di disumanità? Perché la nostra percezione della realtà è ottusa? Perché chiudiamo gli occhi e le orecchie agli eccidi, alle guerriglie, agli attentati? La realtà politica nostra versa in una notevole crisi, il Ferragosto che cosa porterà? Buio o luce? Attenzione al bene comune oppure giravolte crisaiole?


Un termine mitico: Ferragosto. Sembra che nessuno osi starsene a casa quietamente ma sia sollecitato a viaggiare oppure semplicemente a muoversi per una gita. Dobbiamo le latine Feriae Augusti (il riposo di Augusto) niente meno che all’Imperatore Augusto che le istituì nel 18 a. C.
Da tempo quindi immemorabile il popolo avverte il bisogno di una pausa, il bisogno di far festa: dopo la calura estiva tutto è ben comprensibile.
Conclusi i lavori agricoli ecco il momento del meritato riposo fra cibi gustosi, corse di cavalli e di asini.
Un folklore che ancora oggi viene offerto ai turisti che pullulano … tanto che in molti sindaci si trovano alle prese con dover limitare il numero dei vacanzieri…

Nulla da obiettare sul riposo, sull’aria festaiola. Tutto invece da rivedere quando sulla nostra coscienza pesano 500 persone, esseri umani come noi in balia del mare che, se le previsioni saranno azzeccate, si scatenerà in ondate alte due metri.

Possiamo ignorare tutto e goderci il mare o i monti? Possiamo dissetarci e scegliere leccornie quando un uomo, proprio come noi, viene trovato in un barchino morto per gli stenti?
Indubbiamente non possiamo lasciarci morire di fame e di sete per una falsa postura di simpatia, ma non dovremmo conoscere un limite?
Di più: perché arriviamo a questi livelli di disumanità? Perché la nostra percezione della realtà è ottusa?
Perché chiudiamo gli occhi e le orecchie agli eccidi, alle guerriglie, agli attentati?

La realtà politica nostra versa in una notevole crisi, il Ferragosto che cosa porterà? Buio o luce? Attenzione al bene comune oppure giravolte crisaiole?

Non esiste la panacea universale e neppure il discorso ai cittadini per esortali che tenga.
Anche il sermone di qualche ecclesiastico va escluso, non può sanare. Abbiamo necessità della sua testimonianza via e reale.
Ed allora che cosa sana?
Affermo: chi sana? E lo scrivo maiuscolo: Chi sana?

Se riuscissimo a guardare non al Ferragosto come momento solo ludico ma a quel momento in cui, legittimamente, si tira il fiato per riprendersi e si fosse capaci simultaneamente di rivolgere lo sguardo alla testimonianza di Maria Assunta, potremmo essere sulla buona strada.

La storia ci dice che le Feriae Augusti cadevano il 1° agosto, fu la Chiesa a volerle far coincidere con quella festa che chiamiamo l’Assunta.
Si trattò di una imposizione? Di una sovrapposizione cristiana ad un momento pagano?
Forse in qualche personaggio magari non lo si potrebbe escludere, forse in un momento storico di prevalenza… tuttavia non depone a sanità mentale chiedersi quale ne sia il significato preciso?
Maria, la Madre di Gesù, compie il suo pellegrinaggio terreno e dovrebbe attendere quel recidere della vita che, prima o poi, toccherà a tutti, indistintamente: bianchi o neri o gialli, ricchi o poveri, intelligenti o dementi. Toccherà ad ogni essere vivente.
La fede, cioè riconoscere la presenza nella storia dell’irruzione salvifica del Creatore, ci indica una traiettoria di comprensione.
Maria visse sempre in ascolto dell’Altissimo, seppe risponderGli e accettare una sorta non proprio invidiabile se dovette emigrare in Egitto e vedere il Figlio torturato sul patibolo infame e poi morire fra gli spasimi.

Maria però rimase sempre trasparente, seppe lottare con gli offuscamenti che serpeggiavano per demolire il suo assenso a quel Dio che l’aveva investita di una missione a noi diretta.

Ora tutto si compie ma non nel disfacimento corporeo, non nella sofferenza del boccheggiare per mancanza di respiro. Tutto si compie nella Luce, perché Maria sempre visse nella Luce e di Luce.
Neppure trapassa ma infrange la legge della gravità, con il suo stesso corpo squarcia quanto noi vediamo e viene portata dagli Angeli dinanzi al Volto del Padre.
In grande giubilo.
Quello che anche noi potremo godere quando verrà a chiamarci se sapremo accogliere la Luce e accettare di abbandonare la nostra dimensione terrena.
Non è panacea ma duro pane di servizio evangelico, duro impegno di salvare vite in mare e non lasciarle affogare, dura decisione di fare festa insieme non da egocentrici e da egoisti.
La decisione è tutta nostra.
(fonte: Sir 15/08/2019)



giovedì 15 agosto 2019

Seguire Gesù nel quotidiano - HOREB N. 2 del 2019

Seguire Gesù
 nel quotidiano 
HOREB N. 2 del 2019
(83)


TRACCE DI SPIRITUALITÀ
A CURA DEI CARMELITANI









«Tutti siamo chiamati ad essere santi vivendo con amore e offrendo ciascuno la propria testimonianza nelle occupazioni di ogni giorno, lì dove si trova. Sei una consacrata o un consacrato? Sii santo vivendo con gioia la tua donazione. Sei sposato? Sii santo amando e prendendoti cura di tuo marito o di tua moglie, come Cristo ha fatto con la Chiesa. Sei un lavoratore? Sii santo compiendo con onestà e competenza il tuo lavoro al servizio dei fratelli. Sei genitore o nonna o nonno? Sii santo insegnando con pazienza ai bambini a seguire Gesù. Hai autorità? Sii santo lottando a favore del bene comune e rinunciando ai tuoi interessi personali» (Gaudete et exultate, n. 14).

Arriva quanto mai opportuna questa esortazione di Papa Francesco in cui evidenzia che tutti siamo chiamati alla santità e che questa, quindi, non è un lusso, né presunzione, ma invito fatto direttamente da Dio a ogni credente: «Siate santi, perché io, il Signore, Dio vostro, sono santo» (Lv 19,2).

L’esortazione evidenzia anche che con la chiamata alla santità non si allude ad intimismo o ad introspezioni psicologiche, ma all’impegno a recuperare noi stessi come persone per rimotivare la nostra vita e le nostra missione dal di dentro, cioè, da un consapevole rapporto di amicizia con il Dio vivente che nel Figlio suo Gesù ci visita, ci fa crescere come figli e ci coinvolge a stare nella storia con la sua stessa passione. 

Questo fatto mette il cristiano in guardia contro la tentazione di personali manipolazioni e lo impegna, invece, a dar vita nella propria carne allo stile di Cristo e alle sue prerogative.

Ebbene, dal vissuto di Gesù scaturisce un invito a saper guardare con lucidità i frammenti di storia, come spazio in cui Dio costruisce il Regno, a saper crescere nella consapevolezza che il Dio in cui crediamo è un Dio che non si è rifiutato di attraversare anche le tragiche esperienze di oscurità e di solitudine che segnano la vita di ogni uomo e che l’evento dell’Incarnazione e della Croce è in definitiva, lo spazio per il recupero della radicalità cristiana come annuncio di una forma storica di esistenza, caratterizzata dalla piena condivisione del destino umano per rendere trasparente l’amore gratuito e fedele di un Dio che ha dato totalmente se stesso per la vita degli uomini.

È dentro questo orizzonte che si muove e si articola la presente monografia.
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15 Agosto: la grande festa di Maria

15 Agosto: la grande festa di Maria



Maria memoria viva della presenza di Gesù sulla terra

Il mistero della Glorificazione di Maria in anima e corpo in cielo è stato l’ultimo dogma mariano proclamato solennemente — nella data relativamente recente del primo novembre 1950, per opera di Pio XII — ma la certezza che il corpo di Maria, la Madre di Gesù, non sperimentò la corruzione e perciò gode in pienezza, come prima creatura e anticipo del nostro destino, dei frutti della Risurrezione di suo Figlio nella totalità della sua umanità, è antichissima e risale agli inizi del cristianesimo.

Il primo scritto cristiano che affronta questo tema è datato tra IV e V secolo, ma contiene esso stesso materiale più antico, elaborato, secondo alcuni studiosi, già nel II secolo. Stiamo parlando dell’apocrifo intitolato il Transito di Maria e attribuito per secoli a Melitone di Sardi per la sua forte impronta teologica della tradizione antiochena. Questa scuola patristica era caratterizzata da un pensiero profondamente semitico, lontano dai paradigmi filosofici greci, e in aperta polemica con le tesi gnostiche, al punto tale da elaborare un’interessantissima teologia della carne, ovvero quella che oggi chiameremmo un’antropologia “a partire dal corpo”, sottolineando come, in virtù del Mistero della creazione in Cristo e dell’Incarnazione del Verbo, la materia — e in concreto la carne dell’uomo — sia stata scelta da Dio come spazio teologico per eccellenza, in cui depositare e irradiare la grazia della salvezza.

Un altro dato da osservare in relazione all’importanza di questa festa è la sua celebrazione liturgica nella data del 15 agosto. Nelle Chiese Orientali abbiamo notizia di questa celebrazione già a partire dal IV secolo, col nome di “Memoriale di Maria”; in Occidente, dal Medioevo in poi essa è citata con formulari specifici. Nel settimo secolo essa viene istituita nella liturgia romana e in seguito anche negli altri riti occidentali: per esempio nella liturgia ispano-mozarabica nel nono secolo essa si celebra ufficialmente, ma già dal settimo secolo si allude al tema dell’Assunzione di Maria nella liturgia dell’apostolo Giovanni, in cui verginità e incorruzione della carne appaiono connessi in modo interessante.

Questa festa pertanto è stata sempre celebrata dopo la chiusura del ciclo pasquale che introduce il cristiano nella pienezza della rivelazione grazie all’effusione dello Spirito Santo nella Pentecoste. Dio ha riversato il Mistero della sua Vita su questo mondo fino all’estremo, in un lungo e paziente gesto di “svuotamento” — lungo quanto la storia della salvezza — il cui frutto è quello che i Padri della Chiesa chiamano lo “scambio felice”: poiché Dio ha assunto la carne dell’uomo fino alle ultime conseguenze, questa carne si apre ad accogliere lo Spirito; poiché Dio ha “rotto” la sua trascendenza per avvicinarsi all’uomo, si è aperta la via attraverso la quale l’uomo può entrare nella vita divina. Questo disegno di salvezza si è realizzato in Maria, superando la costante tentazione gnostica o razionalista, e si è compiuto nella fragilità della sua carne, perché è proprio nel corpo di Maria che si è consumata definitivamente l’unione tra Dio e l’uomo.

Non esiste un’altra festa cattolica in cui la natura della Tradizione, vero canale della rivelazione divina, e il senso della fede proprio del popolo di Dio, salvaguardia della verità rivelata, si manifesta con maggiore chiarezza; in cui la stima e il rispetto della fede cristiana per la carne, il corpo e il creato siano più esaltati e vi si esprima con più limpida bellezza la relazione intima tra il principio apostolico e il principio mariano su cui si costruisce la Chiesa.

In un paese della Spagna orientale già sono cominciati i preparativi per l’imminente rappresentazione dell’unico auto sacramental — una forma di dramma religioso tipica del teatro spagnolo a partire dal Seicento — che per un privilegio speciale di Urbano VIII si continua a rappresentare all’interno di una chiesa, la basilica minore di Santa Maria di Elche. Quest’opera s’intitola il Mistero di Elche: in valenciano, la lingua in cui è scritta la quasi totalità dei versi, I Misteri d’Elx. Di origine medievale, riprende la tradizione teologica, liturgica e spirituale sull’Assunzione di Maria comune a tutto il bacino del Mediterraneo. Se i versi sono straordinari per profondità teologica e bellezza poetica, il canto che li accompagna è meraviglioso e commovente. Le melodie di ispirazione orientale, con una grande influenza corsa, introducono in profondità nel mistero.

L’opera — che viene messa in scena ogni 15 agosto e, negli anni pari, anche nella data di proclamazione del dogma dell’Assunta — si sviluppa in due atti. Nel primo, Maria riceve, come in una nuova Annunciazione, la notizia della sua prossima morte e per questo motivo, mossi da una spinta o da una forza interiore che non sanno spiegarsi, tutti gli apostoli si mettono in cammino dai confini della terra in cui si erano dispersi per annunciare la buona notizia del Vangelo. Si tornano a incontrare con stupore e sorpresa quando si accorgono di essere stati tutti misteriosamente chiamati a Gerusalemme, convocati intorno al letto di Maria per accompagnare il suo transito ed essere testimoni della sua glorificazione in Cielo. È un punto di straordinaria tenerezza e bellezza perché Maria per loro è l’ultimo segno, la memoria viva della presenza di Gesù sulla terra. La rappresentazione è una vera espressione credente della relazione intima che esiste tra Maria e la Chiesa, tra il principio mariano e il principio petrino: e della primazia del primo sul secondo. Maria infatti ci precede, perché grazie all’accoglienza fedele della Parola nella buona terra della sua umanità, il seme del Verbo ha portato frutto in tutto il suo essere Donna, fino a fare di Lei la «Terra del Cielo».
(fonte: L'Osservatore Romano, articolo di Carolina Blazquez Casado 13/14 agosto 2019)


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Assunzione, dormizione o transito?

Sono i tre termini con cui ci si riferisce alla vicenda che stiamo trattando. Assunzione è il termine dogmatico che la Chiesa attribuisce alla fine della vita terrena di Maria, mentre Dormizione è tipico della tradizione bizantina. In entrambi i casi, comunque, si sottolinea il passaggio da una dimensione corporale a una dimensione celeste, perciò si potrebbe anche parlare di “viaggio”. La tradizione liturgica siro-occidentale, infatti, parla di Transito della Madre di Dio, descrivendolo come motivo di gioia per tutta la creazione, e non momento di lutto o disperazione. In alcune rappresentazioni, per evidenziare la differenza tra la morte terrena e quella di Maria, viene raffigurata una piccola neonata in fasce che simboleggia l’anima della Vergine, consegnata agli angeli perché preceda il corpo in cielo.
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RIMETTERSI IN PIEDI PERCHÉ LA STORIA CONTINUI di Raniero La Valle


RIMETTERSI IN PIEDI PERCHÉ LA STORIA CONTINUI
di Raniero La Valle


Nei giorni in cui, sulla soglia del Ferragosto, cadeva il governo, la temperatura a terra giungeva in Puglia e in Sardegna a punte di 51 gradi; a Genova veniva portata a termine la demolizione del ponte Morandi e della case ad esso sottostanti; nel Mediterraneo tra Malta e Lampedusa due o tre navi si trovavano i porti chiusi in faccia avendo a bordo centinaia di indesiderati e di scartati privati del diritto di vivere. E molte altre simili cose erano in corso nel mondo, ma già queste tre dicono tutto. 
La prima parla di un clima fuori controllo, che invece dovrebbe essere governato dagli uomini; la seconda parla di una tecnologia che crea opere sorprendenti e impensate ma non le cura, non le vigila e ne fa ragione di morte; la terza parla della vanagloria di un potere che si compiace di se stesso e si prostituisce al consenso che chiede, offrendo il prezzo di un obbligo al naufragio, di un sacrificio degli innocenti, di un viatico alle stragi degli innocenti.

Ciò che in tutto questo si mostra è la sproporzione tra la tragica grandezza di questi fatti e la qualità delle risposte date in sede politica. Uno dice ossessivamente che il rimedio è tagliare 345 “poltrone” tra l’una e l’altra Camera; un altro apostrofa i parlamentari ingiungendo loro, anzi a una parte del loro corpo presa per il tutto, di precipitarsi a Roma per votare, data la sua urgenza di prendersi dalle urne le poltrone che secondo lui gli toccano come “capitale” guadagnato nelle elezioni europee; un altro vuole andare all’incasso dei popcorn mangiati sull’Aventino aspettando che sul fiume passasse il cadavere del suo nemico; e sullo sfondo c’è il coro del popolo che non recita più la parte che gli era stata assegnata in commedia ma scende in piazza con grida e striscioni chiamando “buffone” e “sciacallo” proprio colui che si era presentato come suo salvatore.

Vedremo ora come ne verranno fuori: e devono venirne fuori perché loro è la responsabilità della crisi così creata.

Ma, al di là dei meriti e dei demeriti dei protagonisti di questa fase, quello che emerge con potente evidenza è che lo strumentario politico e le risorse di cui si è fatto uso fin qui tra tutte quelle offerte dal sistema democratico (soprattutto a partire dall’ubriacatura del maggioritario), non sono più in grado di reggere la sfida e di far fronte ai problemi veramente nuovi che la storia oggi ci propone. Noi, cui la Costituzione attribuisce il compito di determinare le politiche nazionali, siamo, con i pochi mezzi che ci hanno lasciato tra le mani, incapaci di prendere il controllo politico e pubblico, e perciò il governo di fenomeni come il dissesto della Terra e del clima, l’onnipotenza autoreferenziale della tecnologia e dei suoi apprendisti stregoni con la loro Intelligenza Artificiale, il movimento di popoli in esodo o in fuga da una parte all’altra di un mondo irto di armi e di violenza, il tracotante “benservito” al diritto e alla giustizia sulla terra. E se, come ha cominciato a fare, si scioglie tutta la Groenlandia, come ci dicono gli esperti (e l’aumento di 3 gradi della temperatura terrestre avverrà nel 2050, dicono gli australiani), le acque saliranno di sette metri; neanche Roma resterà all’asciutto, fortuna che ci sono i sette colli.

Per la prima volta il tema della fine del mondo non è più esclusivo delle religioni, è il problema attuale della politica. Non possiamo aspettarci un Dio che scende dal Sinai per porre rimedio ai guasti causati dalle nostre idolatrie. Lo dice anche papa Francesco: la Chiesa non offre miracoli, la Chiesa “vede chi è in difficoltà, non chiude gli occhi, sa guardare il mondo in faccia” e lo rimette in piedi, “nella posizione dei viventi”, come fece Pietro con il paralitico. E, messi in piedi, tocca a noi: “Dio vuole la fede, loro vogliono i miracoli”, aveva già detto il papa il 3 febbraio scorso.

L’impresa dunque la dobbiamo compiere noi. Occorre riprendere in mano il controllo politico dei processi, ma ormai questo è il compito non di questa o quella identità, non di questo o quel sovrano etnico o imperiale. Il loro ciclo storico si è estinto nelle fiammeggianti apocalissi del Novecento. È il compito invece della intera comunità umana, come nuovo soggetto costituzionale e politico.

È questa l’eresia pelagiana dell’uomo che si salva da sé? No, è sapere che Dio starà col suo popolo, con i popoli tutti non “con braccio possente e ira scatenata”, ma con la forza liberante della sua misericordia.

Pertanto, passata l’attuale bufera, bisognerà pensare a dar luogo a nuove offerte politiche, porre mano a nuovi strumenti di azione e decisione politica, nell’agone democratico, non per contendere il potere ma perché sia salva la terra e la storia continui. Ci vorranno un’aggregazione, un’alleanza, un partito, che guardino anche oltre i confini dell’Europa, non come eterna ripetizione dell’identico, ma come risposta nuova a problemi nuovi, non di una parte contro l’altra, ma dalla parte della Terra, un partito della terra.