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giovedì 20 gennaio 2022

LA SETTIMANA DI PREGHIERA PER L’UNITÀ DEI CRISTIANI 2022 - LETTURE BIBLICHE, COMMENTI E PREGHIERE PER OGNI GIORNO DELLA SETTIMANA - TERZO GIORNO

LA SETTIMANA DI PREGHIERA 
PER L’UNITÀ DEI CRISTIANI 2022

In Oriente abbiamo visto apparire la sua stella e siamo venuti qui per onorarlo (Matteo 2,2)


LETTURE BIBLICHE, COMMENTI E PREGHIERE 
PER OGNI GIORNO DELLA SETTIMANA

TERZO GIORNO

“Queste parole misero in agitazione tutti gli abitanti di Gerusalemme, e specialmente il re Erode” (Mt 2, 3)
La presenza di Cristo sovverte il mondo

Letture

Ne 4,12-15  Continuammo a lavorare, dalle prime luci dell'alba fino alla notte
Sal 2, 1-10  Perché si rivoltano i popoli?
2 Ts 2, 13-3,5  Ma il Signore è fedele: egli vi darà forza

Mt 2, 1-5a  Queste parole misero in agitazione tutti gli abitanti di Gerusalemme, e specialmente il re Erode

Commento

 Il  Signore  è  venuto  tra  noi.  La  venuta  di  Cristo  sovverte  la  logica  del  mondo.  Diversamente  da  molti leader nazionali,  il Signore viene in umiltà, denunciando il male dell’ingiustizia e dell’oppressione che accompagna l’ambizione per il potere e la posizione sociale. La venuta di Gesù chiama ad una conversione del cuore e ad una trasformazione della vita, per renderci liberi da ogni forma di disumanizzazione e di sofferenza. Gesù ci dimostra che Dio è in coloro che soffrono, perché ognuno possiede la dignità di essere un amato figlio di Dio. La presenza di Gesù disturba proprio perché rovescia i piani dei ricchi e dei potenti che lavorano solo per i propri interessi e trascurano il bene comune. Ma a quanti operano per la pace e l’unità, la venuta di Cristo porta una luce di speranza. Oggi siamo chiamati ad impegnarci costruttivamente nel mondo perché la giustizia diventi realtà.  Ciò richiede di riflettere e riconoscere le volte in cui le nostre vie non sono le vie di giustizia e di pace di Dio. Quando noi cristiani lavoriamo insieme per la giustizia e la pace, i nostri sforzi sono più efficaci e quando agiamo in questo modo la risposta  alle nostre preghiere per l’unità dei cristiani si rende visibile e conduce gli altri a riconoscere in noi, oggi, la presenza di Cristo nel mondo. Con le nostre  parole  e  le  nostre  azioni  possiamo  portare  una  luce  di  speranza  a  molti  che  ancora  vivono  nell’oscurità dell’inquietudine  politica,  della  povertà  sociale  e  della  discriminazione  strutturale.  Il  lieto  annuncio  è  che  Dio  è  fedele,  è sempre Colui che ci rafforza e ci protegge dal pericolo, ci ispira a lavorare per il bene degli altri, soprattutto di quanti vivono nel buio della sofferenza, dell’odio, della violenza e del dolore. 

Preghiera

O  Signore,  ci  hai  condotto  fuori  dalle  tenebre  verso  Gesù.    Hai  acceso  una  stella  di  speranza  nella  nostra  vita.  Aiutaci  a rimanere  uniti  nel  nostro  impegno  nel  diffondere  il  tuo Regno  di  amore,  di  giustizia  e  di  pace,  così  da  essere  noi  luce  di speranza per tutti coloro che vivono nel buio della disperazione e della disillusione. Prendici per mano, o Signore, così che possiamo scorgerti nella vita di ogni giorno. Dissipa la paura e l’ansia in noi che ti seguiamo; fa’ brillare su di noi la tua Luce e accendi il nostro cuore, così da scaldarci col calore del tuo amore. Fa’ che ci eleviamo a te, che ti sei spogliato per amore nostro, e che con la nostra vita glorifichiamo te, Padre, Figlio e Spirito Santo. Amen.


«La tenerezza è qualcosa di più grande della logica del mondo. È un modo inaspettato di fare giustizia.» Papa Francesco Udienza Generale 19/01/2022 (foto, testo e video)

UDIENZA GENERALE

Aula Paolo VI
Mercoledì, 19 gennaio 2022


Papa Francesco prosegue la serie di catechesi dedicate alla figura di San Giuseppe e ne sottolinea l'aspetto della tenerezza (già ricordato nella Lettera Apostolica Patris corde ).
Mette in risalto la vicinanza di Dio che ama sempre e "non è spaventato dai nostri peccati, dai nostri errori, dalle nostre cadute, ma è spaventato dalla chiusura del nostro cuore – questo sì, lo fa soffrire – è spaventato dalla nostra mancanza di fede nel suo amore."
Il suo pensiero va poi alle persone in carcere e conclude con una nuova preghiera a San Giuseppe.










Catechesi su San Giuseppe: 8. San Giuseppe padre nella tenerezza


Cari fratelli e sorelle, buongiorno!

Oggi vorrei approfondire la figura di San Giuseppe come padre nella tenerezza.

Nella Lettera Apostolica Patris corde (8 dicembre 2020) ho avuto modo di riflettere su questo aspetto della tenerezza, un aspetto della personalità di San Giuseppe. Infatti, anche se i Vangeli non ci danno particolari su come egli abbia esercitato la sua paternità, però possiamo stare certi che il suo essere uomo “giusto” si sia tradotto anche nell’educazione data a Gesù. «Giuseppe vide crescere Gesù giorno dopo giorno “in sapienza, età e grazia davanti a Dio e agli uomini” (Lc 2,52): così dice il Vangelo. Come il Signore fece con Israele, così egli “gli ha insegnato a camminare, tenendolo per mano: era per lui come il padre che solleva un bimbo alla sua guancia, si chinava su di lui per dargli da mangiare” (cfr Os 11,3-4)» (Patris corde, 2). È bella questa definizione della Bibbia che fa vedere il rapporto di Dio con il popolo di Israele. E lo stesso rapporto pensiamo che sia stato quello di San Giuseppe con Gesù.

I Vangeli attestano che Gesù ha usato sempre la parola “padre” per parlare di Dio e del suo amore. Molte parabole hanno come protagonista la figura di un padre. [1] Tra le più famose c’è sicuramente quella del Padre misericordioso, raccontata dall’evangelista Luca (cfr Lc 15,11-32). Proprio in questa parabola si sottolinea, oltre all’esperienza del peccato e del perdono, anche il modo in cui il perdono giunge alla persona che ha sbagliato. Il testo dice così: «Quando era ancora lontano il padre lo vide e commosso gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò» (v. 20). Il figlio si aspettava una punizione, una giustizia che al massimo gli avrebbe potuto dare il posto di uno dei servi, ma si ritrova avvolto dall’abbraccio del padre. La tenerezza è qualcosa di più grande della logica del mondo. È un modo inaspettato di fare giustizia. Ecco perché non dobbiamo mai dimenticare che Dio non è spaventato dai nostri peccati: mettiamoci questo bene nella testa. Dio non si spaventa dei nostri peccati, è più grande dei nostri peccati: è padre, è amore, è tenero. Non è spaventato dai nostri peccati, dai nostri errori, dalle nostre cadute, ma è spaventato dalla chiusura del nostro cuore – questo sì, lo fa soffrire – è spaventato dalla nostra mancanza di fede nel suo amore. C’è una grande tenerezza nell’esperienza dell’amore di Dio. Ed è bello pensare che il primo a trasmettere a Gesù questa realtà sia stato proprio Giuseppe. Infatti le cose di Dio ci giungono sempre attraverso la mediazione di esperienze umane. Tempo fa – non so se l’ho già raccontato – un gruppo di giovani che fanno teatro, un gruppo di giovani pop, “avanti”, sono stati colpiti da questa parabola del padre misericordioso e hanno deciso di fare un’opera di teatro pop con questo argomento, con questa storia. E l’hanno fatta bene. E tutto l’argomento è, alla fine, che un amico ascolta il figlio che si era allontanato dal padre, che voleva tornare a casa ma aveva paura che il papà lo cacciasse e lo punisse. E l’amico gli dice, in quell’opera pop: “Manda un messaggero e di' che tu vuoi tornare a casa, e se il papà ti riceverà che metta un fazzoletto alla finestra, quella che tu vedrai appena prendi il cammino finale”. Così è stato fatto. E l’opera, con canti e balli, continua fino al momento che il figlio entra nella strada finale e si vede la casa. E quando alza gli occhi, vede la casa piena di fazzolettini bianchi: piena. Non uno, ma tre-quattro per ogni finestra. Così è la misericordia di Dio. Non si spaventa del nostro passato, delle nostre cose brutte: si spaventa soltanto della chiusura. Tutti noi abbiamo conti da risolvere; ma fare i conti con Dio è una cosa bellissima, perché noi incominciamo a parlare e Lui ci abbraccia. La tenerezza!

Allora possiamo domandarci se noi stessi abbiamo fatto esperienza di questa tenerezza, e se a nostra volta ne siamo diventati testimoni. Infatti la tenerezza non è prima di tutto una questione emotiva o sentimentale: è l’esperienza di sentirsi amati e accolti proprio nella nostra povertà e nella nostra miseria, e quindi trasformati dall’amore di Dio.

Dio non fa affidamento solo sui nostri talenti, ma anche sulla nostra debolezza redenta. Questo, ad esempio, fa dire a San Paolo che c’è un progetto anche sulla sua fragilità. Così infatti scrive alla comunità di Corinto: «Affinché io non monti in superbia, è stata data alla mia carne una spina, un inviato di Satana per percuotermi […]. A causa di questo per tre volte ho pregato il Signore che l’allontanasse da me. Ed egli mi ha detto: “Ti basta la mia grazia; la forza infatti si manifesta pienamente nella debolezza”» (2 Cor 12,7-9). Il Signore non ci toglie tutte le debolezze, ma ci aiuta a camminare con le debolezze, prendendoci per mano. Prende per mano le nostre debolezze e si pone vicino a noi. E questo è tenerezza. L’esperienza della tenerezza consiste nel vedere la potenza di Dio passare proprio attraverso ciò che ci rende più fragili; a patto però di convertirci dallo sguardo del Maligno che «ci fa guardare con giudizio negativo la nostra fragilità», mentre lo Spirito Santo «la porta alla luce con tenerezza» (Patris corde, 2). «È la tenerezza la maniera migliore per toccare ciò che è fragile in noi. […] Guardate come le infermiere, gli infermieri toccano le ferite degli ammalati: con tenerezza, per non ferirli di più. E così il Signore tocca le nostre ferite, con la stessa tenerezza. Per questo è importante incontrare la Misericordia di Dio, specie nel Sacramento della Riconciliazione, nella preghiera personale con Dio, facendo un’esperienza di verità e tenerezza. Paradossalmente anche il Maligno può dirci la verità: lui è bugiardo, ma si arrangia per dirci la verità per portarci alla bugia; ma, se lo fa, è per condannarci. Invece il Signore ci dice la verità e ci tende la mano per salvarci. Noi sappiamo però che la Verità che viene da Dio non ci condanna, ma ci accoglie, ci abbraccia, ci sostiene, ci perdona» (Patris corde, 2). Dio perdona sempre: mettetevelo, questo, nella testa e nel cuore. Dio perdona sempre. Siamo noi che ci stanchiamo di chiedere perdono. Ma lui perdona sempre, anche le cose più brutte.

Ci fa bene allora specchiarci nella paternità di Giuseppe che è uno specchio della paternità di Dio, e domandarci se permettiamo al Signore di amarci con la sua tenerezza, trasformando ognuno di noi in uomini e donne capaci di amare così. Senza questa “rivoluzione della tenerezza” – ci vuole, una rivoluzione della tenerezza! – rischiamo di rimanere imprigionati in una giustizia che non permette di rialzarsi facilmente e che confonde la redenzione con la punizione. Per questo, oggi voglio ricordare in modo particolare i nostri fratelli e le nostre sorelle che sono in carcere. È giusto che chi ha sbagliato paghi per il proprio errore, ma è altrettanto giusto che chi ha sbagliato possa redimersi dal proprio errore. Non possono esserci condanne senza finestre di speranza. Qualsiasi condanna ha sempre una finestra di speranza. Pensiamo ai nostri fratelli e alle nostre sorelle carcerati, e pensiamo alla tenerezza di Dio per loro e preghiamo per loro, perché trovino in quella finestra di speranza una via di uscita verso una vita migliore.

E concludiamo con questa preghiera:

San Giuseppe, padre nella tenerezza,
insegnaci ad accettare di essere amati proprio in ciò che in noi è più debole.
Fa’ che non mettiamo nessun impedimento
tra la nostra povertà e la grandezza dell’amore di Dio.
Suscita in noi il desiderio di accostarci al Sacramento della Riconciliazione,
per essere perdonati e anche resi capaci di amare con tenerezza
i nostri fratelli e le nostre sorelle nella loro povertà.
Sii vicino a coloro che hanno sbagliato e per questo ne pagano il prezzo;
aiutali a trovare, insieme alla giustizia, anche la tenerezza per poter ricominciare.
E insegna loro che il primo modo di ricominciare
è domandare sinceramente perdono, per sentire la carezza del Padre.

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[1] Cfr Mt 15,13; 21,28-30; 22,2; Lc 15,11-32; Gv 5,19-23; 6,32-40; 14,2; 15,1.8.

Guarda il video della catechesi


Saluti

...

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APPELLO

Il mio pensiero va alle popolazioni delle Isole di Tonga, colpite nei giorni scorsi dall’eruzione del vulcano sottomarino che ha causato ingenti danni materiali. Sono spiritualmente vicino a tutte le persone provate, implorando da Dio sollievo per la loro sofferenza. Invito tutti a unirsi a me nella preghiera per questi fratelli e sorelle.

* * *

Rivolgo un cordiale benvenuto ai pellegrini di lingua italiana. In particolare, saluto le partecipanti al Capitolo Generale delle Figlie dei Sacri Cuori di Gesù e Maria (Istituto Ravasco), le suore della Madre di Dio, venute dalla Romania, gli allievi della scuola Ispettori e Sovrintendenti della Guardia di Finanza dell’Aquila, e i membri della Fondazione “Davida” di Leinì (Torino). Tutti vi esorto ad essere, sull’esempio di San Giuseppe, testimoni della tenerezza e della misericordia del Signore.

Saluto poi i lavoratori della Compagnia aerea AirItaly, ed auspico che la loro situazione lavorativa possa trovare una positiva soluzione, nel rispetto dei diritti di tutti, specialmente delle famiglie.

Il mio pensiero va infine, in modo speciale, agli anziani, ai giovani, ai malati e agli sposi novelli. La Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani, che è iniziata ieri, ci invita a chiedere al Signore con insistenza il dono della piena comunione tra i credenti.

A tutti la mia benedizione.


Guarda il video integrale


mercoledì 19 gennaio 2022

LA SETTIMANA DI PREGHIERA PER L’UNITÀ DEI CRISTIANI 2022 - LETTURE BIBLICHE, COMMENTI E PREGHIERE PER OGNI GIORNO DELLA SETTIMANA - SECONDO GIORNO

LA SETTIMANA DI PREGHIERA 
PER L’UNITÀ DEI CRISTIANI 2022

In Oriente abbiamo visto apparire la sua stella e siamo venuti qui per onorarlo (Matteo 2,2)


LETTURE BIBLICHE, COMMENTI E PREGHIERE 
PER OGNI GIORNO DELLA SETTIMANA

SECONDO GIORNO

“Dove si trova quel bambino, nato da poco, il re dei Giudei?” (Mt 2, 2)
Un’autorità umile abbatte i muri e costruisce con amore
Letture

Ger 23,1-6  Questo re governerà con saggezza
 
Sal 46 (45), 1-12 In tutto il mondo pone fine alle guerre

Fil 2, 5-11  Non conservò gelosamente il suo essere uguale a Dio

Mt 20, 20-28  Il Figlio dell'uomo è venuto non per farsi servire, ma per servire

Commento

Geremia  denuncia  la  cattiva  guida  dei  re  di  Israele,  che  hanno  diviso  e  disperso  il  popolo.  È  stato  un  governo  che  ha distrutto la nazione e ha costretto il popolo all’esilio. Il Signore, invece, promette un Re pastore che “attuerà il diritto e la giustizia nel paese” e radunerà i membri del suo gregge. Il  nostro  mondo necessita  di  una  guida  di  questo  tipo  ed  è  alla  ricerca  di  chi  possa  realizzarla.  Solo  in  Cristo  abbiamo l’esempio di un Re secondo il cuore di Dio. Mentre siamo chiamati a seguirlo, siamo anche chiamati a testimoniare la sua regalità a servizio del mondoe della Chiesa. In Cristo incontriamo qualcuno che non abbatte e divide, ma che costruisce e riunisce a gloria del nome di Dio. La sua legge non è a proprio beneficio ed Egli non usa la forza, ma è piuttosto un servo umile e amorevole e non considera la sua uguaglianza con Dio come un vanto. È venuto per servire, non per essere servito, e i suoi seguaci devono fare altrettanto. Il Medio Oriente patisce la dispersione e l’esilio della sua gente, perché “diritto e giustizia” sono divenuti sempre più rari, enon solo in quei luoghi, ma in tutto il mondo. Eppure, continuiamo a coltivare una speranza che non vacillerà, neanche se “i popoli s’impauriscono, i regni crollano” intorno a noi.  Quanti rivestono ruoli di governo nel mondo e nella Chiesa, hanno la responsabilità di portare all’unità piuttosto che disperdere o dividere. Molte delle divisioni nel mondo e nella Chiesa sono causate dal desiderio di una posizione, di potere, di vantaggio personale. Quanto più fedelmente i cristiani imiteranno il mettersi a servizio di Cristo tanto più le divisioni nel mondo e nella Chiesa saranno superate. Nella misura in cui noi cristiani ci adoperiamo per il diritto, la giustizia, e la pace per il bene della collettività, diamo umilmente testimonianza al Re-Servo e avviciniamo gli altri a lui. 


Preghiera

O Dio, nostro unico rifugio e forza, ti glorifichiamo perché sei un Dio giusto e retto. Confessiamo davanti a te che spesso desideriamo nel nostro cuore modelli di guida mondani. Aiutaci a cercare il nostro Signore Gesù Cristo non nei palazzi del potere,  ma  nell’umile  mangiatoia  e  ad  imitarlo  nella  sua  mitezza.  Dacci  il  coraggio  di  svuotare  noi  stessi  e  di  servirci reciprocamente in obbedienza a te. Te lo chiediamo nel nome di Cristo che regna con te e con lo Spirito Santo per sempre nella gloria. Amen. 


LA PANDEMIA DELLA DISUGUAGLIANZA

LA PANDEMIA DELLA DISUGUAGLIANZA

“Ricchezza e povertà nei tempi moderni” – Foto di Antonio Manidi

I 10 uomini più ricchi del mondo raddoppiano le proprie fortune, mentre nel mondo si stima che 163 milioni di persone in più sono cadute in povertà, in Italia 1 milione di poveri in più nel solo 2020. I 10 super-paperoni detengono una ricchezza sei volte superiore al patrimonio del 40% più povero della popolazione mondiale, ovvero di 3,1 miliardi di persone. Ogni 4 secondi nel mondo 1 persona muore per fenomeni connotati da elevati livelli di disuguaglianza come mancanza di accesso alle cure, fame, crisi climatica e violenza di genere. A fine 2020, il top-10% degli italiani più ricchi possedeva oltre sei volte la ricchezza netta della metà più povera della popolazione.

Le analisi La pandemia della disuguaglianza e DisuguItalia, diffuse in occasione dell’apertura dei lavori del World Economic Forum di Davos, che quest’anno si terranno in forma virtuale.


Nei primi 2 anni di pandemia i 10 uomini più ricchi del mondo hanno più che raddoppiato i loro patrimoni, passati da 700 a 1.500 miliardi di dollari, al ritmo di 15.000 dollari al secondo, 1,3 miliardi di dollari al giorno. Nello stesso periodo si stima che 163 milioni di persone siano cadute in povertà a causa della pandemia.

“Già in questo momento i 10 super-ricchi detengono una ricchezza sei volte superiore al patrimonio del 40% più povero della popolazione mondiale, composto da 3,1 miliardi di persone. – ha detto Gabriela Bucher, direttrice di Oxfam International – Se anche vedessero ridotto del 99,993% il valore delle proprie fortune, resterebbero comunque membri titolati del top-1% globale”.

È quanto emerge da “La pandemia della disuguaglianza”, il nuovo rapporto pubblicato oggi (17/01/2022) da Oxfam, organizzazione impegnata nella lotta alle disuguaglianze, in occasione dell’apertura dei lavori del World Economic Forum di Davos, che quest’anno si terranno in forma virtuale.

Dall’inizio dell’emergenza Covid-19, ogni 26 ore un nuovo miliardario si è unito ad una élite composta da oltre 2.600 super-ricchi le cui fortune sono aumentate di ben 5 mila miliardi di dollari, in termini reali, tra marzo 2020 e novembre 2021. Il surplus patrimoniale del solo Jeff Bezos nei primi 21 mesi della pandemia (+81,5 miliardi di dollari) equivale al costo completo stimato della vaccinazione (due dosi e booster) per l’intera popolazione mondiale.

È il virus della disuguaglianza, non solo la pandemia, a devastare così tante vite. Ogni 4 secondi 1 persona muore per mancanza di accesso alle cure, per gli impatti della crisi climatica, per fame, per violenza di genere. Fenomeni connotati da elevati livelli di disuguaglianza.

Le donne che hanno subito gli impatti economici più duri della pandemia, hanno perso complessivamente 800 miliardi di dollari di redditi nel 2020, un ammontare superiore al PIL combinato di 98 Paesi, e stanno affrontando un aumento significativo del lavoro di cura non retribuito, che ancora oggi ricade prevalentemente su di loro. Mentre l’occupazione maschile dà segnali di ripresa, si stimano per il 2021 13 milioni di donne occupate in meno rispetto al 2019.


“Le banche centrali hanno pompato miliardi di dollari nei mercati finanziari per salvare l’economia, ma gran parte di queste risorse sono finite nelle tasche dei miliardari che cavalcano il boom del mercato azionario. – ha aggiunto Bucher – Alcuni settori hanno beneficiato della crisi con conseguenze avverse per troppi, come nel caso del settore farmaceutico, fondamentale nella lotta alla pandemia, ma succube alla logica del profitto e restio alla sospensione temporanea dei brevetti e alla condivisione di know how e tecnologie necessarie per aumentare la produzione di vaccini Covid e salvare vite anche nei contesti più vulnerabili del pianeta”.

Mentre i monopoli detenuti da Pfizer, BioNTech e Moderna hanno permesso di realizzare utili per 1.000 dollari al secondo e creare 5 nuovi miliardari, meno dell’1% dei loro vaccini ha raggiunto le persone nei Paesi a basso reddito. La percentuale di persone con COVID-19 che muore a causa del virus nei Paesi in via di sviluppo è circa il doppio di quella dei Paesi ricchi, mentre ad oggi nei Paesi a basso reddito è stata vaccinata appena il 4,81% della popolazione.

“La disuguaglianza non è una fatalità ma il risultato di precise scelte politiche. – continua Bucher – Non solo i nostri sistemi economici ci hanno reso meno sicuri di fronte a questa pandemia, ma consentono a chi è estremamente ricco di beneficiare della crisi. Non è mai stato così importante intervenire sulle sempre più marcate ingiustizie e iniquità. Per questo servono coraggio e visione per affrancarsi da paradigmi di sviluppo che hanno mostrato il fallimento negli ultimi decenni”.

DISUGUITALIA

La pandemia ha aggravato le condizioni economiche delle famiglie italiane e rischia di ampliare a breve e medio termine i divari economici e sociali preesistenti. Nel primo anno di convivenza con il coronavirus in Italia è cresciuta la concentrazione della ricchezza. La quota, in lieve crescita su base annua, di ricchezza detenuta dal top-1% supera oggi di oltre 50 volte quella detenuta dal 20% più povero dei nostri connazionali. Il 5% più ricco degli italiani deteneva a fine 2020 una ricchezza superiore a quella dell’80% più povero. Nei 21 mesi intercorsi tra marzo 2020 e novembre 2021 il numero dei miliardari italiani della Lista Forbes è aumentato di 13 unità e il valore aggregato dei patrimoni dei super-ricchi è cresciuto del 56%, toccando quota 185 miliardi di euro alla fine dello scorso novembre. I 40 miliardari italiani più ricchi posseggono oggi l’equivalente della ricchezza netta del 30% degli italiani più poveri (18 milioni di persone adulte).

L’inversione delle fortune, iniziata dalla metà degli anni ‘90, con una marcata divergenza tra le quote di ricchezza del 10% più ricco e della metà più povera della popolazione italiana, non sembra allentarsi nel biennio 2020-2021 con le famiglie più povere incapaci di intercettare la significativa crescita del risparmio registrata durante la pandemia. Alla riduzione delle spese per consumi è corrisposto nel 2020 un significativo aumento dell’incidenza della povertà assoluta. Oltre 1 milione di individui e 400.000 famiglie sono sprofondati nella povertà, sebbene su questo disastro sociale possa aver inciso maggiormente – a differenza della precedente recessione – il cambiamento pandemico delle abitudini di consumo rispetto alla perdita di potere d’acquisto, pur significativa, delle famiglie.

“Il quadro sociale avrebbe potuto essere ancor più grave, se il Governo non avesse potenziato le misure di tutela esistenti e messo in campo strumenti emergenziali nuovi di supporto al reddito – ha dichiarato Elisa Bacciotti, responsabile Campagne di Oxfam Italia – I massicci trasferimenti hanno anche attenuato le disuguaglianze retributive e reddituali, ma le prospettive a breve restano incerte, data la temporaneità degli interventi e i rischi, tutt’altro che scongiurati, di un ritorno allo status quo pre-pandemico. In primis, per quanto riguarda il nostro mercato del lavoro profondamente disuguale e che genera, in modo strutturale, povertà da decenni”.

La ripresa occupazionale del 2021 non è trainata da lavoro stabile e rischia di riproiettarci nel mondo pre-pandemico, che ha visto crescere la quota dei working poor di oltre 6 punti percentuali dall’inizio degli anni ‘90.

Sono diversi i motivi, non rimossi dalla pandemia, che rendono oggi il lavoro insufficiente a condurre una vita dignitosa per tante persone: l’espansione di lungo corso di occupazioni in settori a bassa produttività e con salari insufficienti, la prevalenza nel tessuto produttivo di piccole e micro imprese con propensione all’innovazione mediamente molto debole e sottoutilizzo del capitale umano, le strategie competitive delle imprese italiane basate sulla compressione del costo del lavoro, la deregulation contrattuale, la diffusione del part-time in prevalenza involontario”, ha proseguito Bacciotti.

Il contrasto alle disuguaglianze e in particolare la portata redistributiva di alcuni interventi strutturali messi in campo nel 2021 dal Governo Draghi sconta le difficili convergenze di una maggioranza disomogenea e la prevalenza di pulsioni conservatrici.

“Crediamo che la razionalizzazione delle misure di sostegno alle famiglie con figli intrapresa dall’attuale Governo sia largamente apprezzabile, così come l’azione sul riordino degli ammortizzatori sociali, anche se ancora incompleta. Le scelte in materia di riforma del sistema fiscale ci appaiono invece discutibili, dimenticando l’obiettivo di garantire maggiore equità orizzontale in favore di una crescita quantitativa, che offusca la dimensione sociale dello sviluppo. L’intervento effettuato sul reddito di cittadinanza nella legge di bilancio è inoltre fortemente deludente, mancando di recepire quasi tutte le indicazioni di riforma per rendere questo strumento più equo ed efficiente nel contrasto alla povertà”, conclude Bacciotti.

UN’AGENDA POLITICA PER L’EQUITA’

Sul fronte nazionale, coerentemente e limitatamente ai focus del rapporto, Oxfam raccomanda al Governo italiano di intervenire nei seguenti ambiti:
  • ammodernamento dei sistemi di protezione dei redditi, prevedendo l’ulteriore estensione delle tutele ai lavoratori autonomi e requisiti contributivi meno stringenti, per quanto concerne l’accesso a indennità in mancanza di rapporto di lavoro, per i disoccupati under-35;
  • ridare potere al lavoro con interventi pre-distributivi che limitino la svalutazione del fattore lavoro e escludano il ricorso a forme contrattuali atipiche e poco remunerate anche attraverso l’innalzamento dei salari minimi. Va inoltre rafforzata la partecipazione dei lavoratori alla gestione delle imprese;
  • sistemi fiscali equi e progressivi: in assenza di uno spazio politico che recuperi i vulnus dell’impostazione della riforma fiscale, non resta che auspicare nel contesto attuale quantomeno di realizzare la riforma del catasto, di non ridurre significativamente il prelievo sui redditi da capitale e di non conservare l’aberrante regime forfetario;
  • trasferimenti per il supporto delle famiglie con figli e reddito di cittadinanza: per quanto concerne l’assegno unico suggeriamo di valutare in itinere la riduzione della componente patrimoniale dell’ISEE nella determinazione dell’importo dell’assegno e di estendere per almeno il biennio 2023-2024 la clausola di salvaguardia oltre i 25.000 euro di ISEE, per garantire che nessun nucleo familiare riceva un supporto inferiore ai trasferimenti previgenti. Per il reddito di cittadinanza auspichiamo che si possa ancora trovare spazio per rivedere almeno i criteri di accesso e il calcolo dell’importo per non penalizzare le famiglie numerose e con minori e per ridurre l’aliquota minima effettiva per i beneficiari della misura che inizino un’attività lavorativa;
  • valorizzazione del capitale umano e accesso alla conoscenza: la creazione di posti di lavoro qualificato passa anche per processi di innovazione da incentivare e accompagnare con un supporto pubblico al trasferimento tecnologico alle piccole e medie imprese italiane, fortemente limitate nell’accesso alla conoscenza.
Inoltre, per contribuire alla riduzione delle disuguaglianze tra i Paesi, Oxfam chiede al Governo italiano di agire sullo scacchiere internazionale per:
  • porre fine all’apartheid vaccinale sospendendo i brevetti, favorendo la condivisione di know-how e tecnologia sui vaccini COVID-19, investendo in centri di produzione vaccinale nel Sud del mondo, redistribuendo immediatamente ed equamente i vaccini esistenti e mantenendo le promesse fatte di donare 45 milioni di dosi ai Paesi in via di sviluppo;
  • riallocare, a favore dei Paesi vulnerabili, una generosa quota dei diritti speciali di prelievo (DSP), assicurando la fruibilità senza condizionalità di tali risorse da parte dei Paesi beneficiari, riconoscendone la natura concessionale e il carattere addizionale rispetto ad altri impegni finanziari;
  • riportarsi sulla traiettoria del rispetto dell’impegno a destinare entro il 2030 lo 0,7% del reddito nazionale lordo all’aiuto pubblico allo sviluppo;
  • supportare la creazione di un organismo internazionale autonomo con mandato di sovrintendere alle sospensioni temporanee e occuparsi della sostenibilità nel lungo periodo delle esposizioni debitorie, e vagliare i necessari interventi di riduzione/ristrutturazione del debito.
(fonte: OXFAM Italia 17 Gennaio 2022)

martedì 18 gennaio 2022

Omelia p. Gregorio Battaglia (VIDEO) - II Domenica del Tempo Ordinario Anno C - 16/01/2022

Omelia p. Gregorio Battaglia

II Domenica del Tempo Ordinario Anno C
16/01/2022

Fraternità Carmelitana di Barcellona Pozzo di Gotto

... Abbiamo davvero bisogno di riscoprire cosa significa vivere con Dio questo rapporto di amore se Lui non vuole essere considerato né un padrone né un despota, ma vuole venirci incontro come colui che bussa per intrattenere con noi questo legame, questa intimità tra noi e Lui ... 
Ascoltare Gesù, incontrarsi con Lui, non solo diventa fondamentale per rimpostare la nostra vita, ma scopriamo che Lui ci dona davvero parole di vita, parole ascoltate e vissute (perché Maria dice ai servi "fate quello che Lui vi dirà", fatelo!) non solo ascoltarlo, farlo, ma nel momento in cui noi lo facciamo la nostra vita si riempie di gioia, anche piangendo, anche nel momento della sofferenza, comunque le sue parole sono motivo di gioia, perché sappiamo che Lui è con noi, Lui è la nostra forza, Lui è la nostra vita, è con Lui che si può affrontare questa storia così dura, così difficile; con Lui, è la nostra speranza! 
Da domenica prossima inizieremo la lettura del Vangelo di Luca e penso che sia bello scoprire che se il nostro rapporto con Lui è non solo di amicizia, ma di più, di intimità come la sposa con lo sposo, allora vale la pena andare dietro a Lui, ascoltarlo, cercare di capire, così come di fatto ha fatto Maria, e poi gli altri discepoli, Maria è stata la prima discepola di Gesù, ha imparato anche Lei a vivere di fede in Lui... 

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LA SETTIMANA DI PREGHIERA PER L’UNITÀ DEI CRISTIANI 2022 - LETTURE BIBLICHE, COMMENTI E PREGHIERE PER OGNI GIORNO DELLA SETTIMANA - PRIMO GIORNO

LA SETTIMANA DI PREGHIERA 
PER L’UNITÀ DEI CRISTIANI 2022

In Oriente abbiamo visto apparire la sua stella e siamo venuti qui per onorarlo (Matteo 2,2)


LETTURE BIBLICHE, COMMENTI E PREGHIERE 
PER OGNI GIORNO DELLA SETTIMANA

PRIMO GIORNO

“Abbiamo visto apparire la sua stella” (Mt 2, 2)
Rialzaci e guidaci alla tua luce perfetta

Letture

Zc 4,1-5  Vedo un candelabro d’oro
 
Sal 139 (138), 1-10  Là mi afferra la tua destra

2 Tim 1, 7-10  La sua grazia si è chiaramente manifestata ora che è venuto Gesù Cristo, il nostro Salvatore

Gv 16, 7-14  Quando verrà lo Spirito della verità, vi guiderà verso tutta la verità


Commento

In questo mondo fragile e incerto cerchiamo una luce, un raggio di speranza dall’alto. Circondati dal male, aneliamo alla bontà; cerchiamo quel che c’è di buono in noi, ma molto spesso siamo così sopraffatti dalla nostra debolezza che la speranza svanisce. Riponiamo la nostra fiducia nel Dio che adoriamo. E Dio, nella sua sapienza, ci rende capaci di sperare nell’intervento divino; non ci aspettavamo, però, che l’intervento di Dio fosse una Persona, e che il Signore stesso sarebbe stato la Luce in mezzo a noi. È qualcosa che ha superato ogni nostra aspettativa. Il dono di Dio per noi è “uno spirito che ci dà forza, amore”. Non è confidando nelle nostre forze e nelle nostre capacità che procederemo sulla strada verso questa luce perfetta, ma solo per la potenza dello Spirito Santo di Dio.
Nell’oscurità dell’umanità una stella brillò da oriente. Una luce che penetra la profonda oscurità che ci separa gli uni dagli altri. La luce della stella non è stata solo un bagliore in un determinato momento storico, ma continua ancor oggi a brillare e a cambiare il volto della storia. Lungo i secoli e fin dal primo momento in cui la stella è apparsa, il mondo è venuto a conoscenza, grazie alla vita dei discepoli di Cristo, di una speranza resa viva dallo Spirito Santo. I cristiani rendono testimonianza all’opera di Dio nella storia e all’azione dello Spirito Santo. Nonostante le vicissitudini della storia e le circostanze mutevoli, il Risorto continua a risplendere, nel fluire della storia, come un faro che guida tutti verso la sua luce perfetta e che vince le tenebre che ci separano gli uni dagli altri.
Il desiderio di vincere l’oscurità della divisione ci muove a pregare e lavorare per l’unità dei cristiani.


Preghiera

O Signore Dio, illumina il nostro cammino con la luce di Cristo che ci precede e ci conduce. Illuminaci e dimora in noi. Guidaci a scoprire la piccola mangiatoia del nostro cuore, ove una grande luce è ancora sopita. Creatore della luce, ti ringraziamo per il dono della Stella senza tramonto, Gesù Cristo, nostro Signore e Salvatore. Fa’ che Egli sia da noi accolto come faro nel nostro pellegrinaggio. Sana le nostre divisioni e portaci più vicini alla Luce, perché possiamo trovare in lui la nostra unità. Amen.


Settimana di preghiera per l'unità dei cristiani del 2022 - Pregare per l'unità, pregare per il sinodo

Settimana di preghiera per l'unità dei cristiani del 2022


La data tradizionale per la celebrazione della Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani, nell’emisfero nord, va dal 18 al 25 gennaio
, data proposta nel 1908 da padre Paul Wattson, perché compresa tra la festa della cattedra di san Pietro e quella della conversione di san Paolo; assume quindi un significato simbolico ...

Durante questa Settimana di preghiera per l’unità, cristiani di tutto il mondo, appartenenti a diverse tradizioni e confessioni si riuniscono spiritualmente per pregare per l’unità della Chiesa. Il sussidio di preghiera e la celebrazione ecumenica di quest’anno sono stati preparati dal Consiglio delle chiese  del  Medio  Oriente.  La  scelta  dei  passi  scritturistici  e  dei  testi liturgici  si  ispira  alla  visita  dei Magi  al  neonato  Re,  quale  viene  descritta  nel Vangelo  secondo  Matteo  2,  1-12,  in  particolare  al versetto 2: “In oriente abbiamo visto apparire la sua stella e siamo venuti qui per onorarlo” ...


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Pregare per l'unità, pregare per il sinodo


Per la Settimana di preghiera per l'unità dei cristiani del 2022, il Cardinale Mario Grech e il Cardinale Kurt Koch invitano tutti i cristiani a pregare per l'unità e a continuare a camminare insieme.

In una lettera congiunta inviata il 28 ottobre 2021 a tutti i vescovi responsabili dell'ecumenismo, il Cardinale Koch, Presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione dell'Unità dei Cristiani, e il Cardinale Grech, Segretario generale del Sinodo dei Vescovi, hanno offerto suggerimenti volti ad attuare la dimensione ecumenica del processo sinodale nelle chiese locali. “Tanto la sinodalità quanto l’ecumenismo, infatti, sono processi del camminare insieme”, hanno scritto i due Cardinali.

La Settimana di preghiera per l'unità dei cristiani 2022 sul tema "In Oriente abbiamo visto apparire la sua stella e siamo venuti qui per onorarlo” (Matteo 2,2), preparata dal Consiglio delle Chiese del Medio Oriente, offre una propizia occasione per pregare con tutti i cristiani affinché il Sinodo proceda in uno spirito ecumenico.

Riflettendo sul tema, i due Cardinali affermano: "Come i Magi, anche i cristiani camminano insieme (synodos) guidati dalla stessa luce celeste e incontrano le stesse tenebre del mondo. Anch'essi sono chiamati ad adorare insieme Gesù e ad aprire i loro tesori. Consapevoli del nostro bisogno di essere accompagnati dai nostri fratelli e sorelle in Cristo e dei loro numerosi doni, li invitiamo a camminare con noi durante questi due anni e preghiamo sinceramente che Cristo ci avvicini a Lui e, così, ci avvicini gli uni agli altri".

La Segreteria Generale del Sinodo dei Vescovi e il Pontificio Consiglio per la Promozione dell'Unità dei Cristiani sono quindi lieti di offrire questa preghiera ispirata al tema della Settimana di preghiera, che potrebbe essere aggiunta alle altre intenzioni proposte:

Padre Celeste,
come i Magi viaggiarono verso Betlemme guidati dalla stella,
così, con la tua luce celeste,
guida la Chiesa cattolica affinché cammini insieme a tutti i cristiani durante questo periodo sinodale.
Come i Magi erano uniti nella loro adorazione di Cristo,
avvicinaci al tuo Figlio e avvicinaci così gli uni agli altri,
in modo da renderci un segno dell'unità che desideri per la tua Chiesa e per l'intera creazione.
Te lo chiediamo per Cristo nostro Signore. 
Amen

(fonte: Pontificio Consiglio per la Promozione dell'Unità dei Cristiani 17/01/2022)
 

lunedì 17 gennaio 2022

CRISTIANI ED EBREI, UN DIALOGO DA ALIMENTARE, AL RIPARO DA DIFFIDENZE RECIPROCHE

Papa Francesco in Sinagoga, a Roma, il 18 gennaio 2016, terzo Pontefice a recarsi lì dopo 
Giovanni Paolo II, il 13 aprile 1986, e Benedetto XVI il 17 gennaio 2010.

CRISTIANI ED EBREI, UN DIALOGO DA ALIMENTARE, AL RIPARO DA DIFFIDENZE RECIPROCHE

Oggi ricorre la 33ª edizione, dal titolo: “Realizzerò la mia buona promessa” (Ger 29, 10). La storia di un appuntamento istituito il 28 settembre 1989. Il bilancio di un cammino illuminato dalla Dichiarazione conciliare "Nostra aetate", del 1965.

Una famiglia di religione ebraica raccolta in preghiera 
Oggi ricorre la Giornata del dialogo tra cattolici ed ebrei nata oltre trent’anni fa, precisamente il 28 settembre 1989. È un frutto della Dichiarazione conciliare Nostra Aetate del 28 ottobre 1965 che ha radicalmente cambiato duemila anni di avversione nei confronti degli ebrei. Una storia contrassegnata da secoli di antigiudaismo religioso, di teologia della sostituzione e di insegnamento del disprezzo che hanno scavato profondamente nei cuori e nelle menti dei cristiani, generando autentiche tragedie. Come la strage di ebrei in Europa della Prima Crociata del 1096, cui seguirono espulsioni generalizzate in vari Paesi: dalla Gran Bretagna alla Francia e alla Spagna. Sono secoli di diritti violati, di leggi speciali come l’istituzione del ghetto voluta da Paolo IV nel 1555. Per non parlare delle migliaia di uomini e donne arsi vivi sui roghi dell’Inquisizione, semplicemente perché accusati di essere criptogiudei. All’origine di tanto odio vi è l’accusa di deicidio rivolta a tutto il popolo ebraico in qualsiasi luogo, in ogni tempo. Per quasi duemila anni i rapporti tra ebrei e cristiani sono stati caratterizzati da una maggioranza che ha costretto una minoranza, spesso sparuta, a vivere in una sostanziale condizione di inferiorità giuridica e sociale. Dal Codice teodosiano dei primi secoli della cristianità fino alle Leggi razziali del 1938 si contano centinaia di migliaia di provvedimenti discriminatori che hanno reso la vita della comunità ebraiche a volte impossibile. La Commissione vaticana per i rapporti con l'ebraismo nel documento “Noi ricordiamo, una riflessione sulla Shoah” del 16 marzo 1998, ha detto chiaramente: «Il fatto che la Shoah abbia avuto luogo in Europa, cioè in Paesi di lunga civilizzazione cristiana, pone la questione della relazione tra la persecuzione nazista e gli atteggiamenti dei cristiani, lungo i secoli, nei confronti degli ebrei».

Ecco perché il dialogo avviato negli ultimi tempi è prezioso, va custodito ed alimentato. La grande svolta della Nostra Aetate è solo un punto di partenza. Nel tempo sono seguiti altri importanti documenti che servono ad applicare i principi contenuti nella Dichiarazione conciliare. Il primo contributo concreto fu pubblicato nel 1974, durante il pontificato di Paolo VI, Orientamenti e Suggerimenti per l'applicazione della dichiarazione conciliare Nostra Aetate, un documento che contiene utili indicazioni con l’invito a religiosi, catechisti e fedeli impegnati in vari campi a tenere conto della “nuova dottrina”, evidentemente opposta a quanto messo in campo dalla Chiesa fino al Concilio. Seguiranno nel 1985, Sussidi per una corretta presentazione degli ebrei ed ebraismo nella predicazione e nella catechesi della Chiesa Cattolica. Insomma, non mancano prese di posizione e documenti che tracciano finalmente una via diversa nel segno del rispetto e della consapevolezza del patrimonio comune alle due fedi.

Ma ci sono gesti che pesano molto di più delle centinaia di pagine che cancellano l’antigiudaismo e assestano un duro colpo ai pregiudizi e agli stereotipi che albergano ancora nei cuori e nelle menti di tanti cristiani.

Domenica, 13 aprile 1986, è uno di quei giorni che non dimenticheremo mai, quando l’abbraccio fra Giovanni Paolo II e il rabbino capo di Roma, Elio Toaff, suggellò una visita che resta e resterà impressa nei cuori e nelle menti di tante persone. Fu la prima volta di un Pontefice che varca la soglia di una Sinagoga compiendo un gesto che i suoi successori avrebbero poi ripetuto, come parte della tradizione della nuova Chiesa nata dal Concilio Vaticano II. 

Papa Francesco con il Rabbino capo di Cipro a Nicosia, 3 dicembre 2021
Si tratta di un cammino importante intriso anche delle preghiere dei Papi scritte su un biglietto inserito nelle antiche fessure del Muro del Pianto a Gerusalemme, così come delle visite ad Auschwitz e da altri gesti profetici nel segno della Nostra Aetate. L’aria nuova che si respira nelle stanze della Santa Sede è una vera e propria rivoluzione in atto. Un cambio di prospettiva che tocca in profondità la dottrina relativa all’ebraismo e che deve ancora produrre frutti maturi. Non mancano ancora oggi inutili quanto dannose contrapposizioni tra una pretesa superiorità della religione del cuore rispetto al presunto formalismo normativo imposto dai farisei, dimenticando che gli ebrei contemporanei sono discendenti di quella corrente giudaica tante volte evocata nelle facili omelie di alcuni parroci, nonostante la novità della Nostra Aetate. Ecco perché un grande gesuita, il cardinale Carlo Maria Martini nel suo libro, Israele, radice santa, ormai introvabile, lancia un grido: «Rimuoviamo le interpretazioni tendenziose, ingiuriose, di passi contenuti nel Nuovo Testamento e in altri scritti. Dissipiamo le incomprensioni che ancora ci rendono diffidenti della buona volontà reciproca». Il cardinale, grande protagonista del dialogo ebraico-cristiano, si spinge oltre ipotizzando una vera alleanza tra le due fedi sulla base di alcuni punti comuni.

Sono le pietre miliari di un nuovo cammino basato sul rispetto e sulla consapevolezza delle comuni radici bibliche. Molto ovviamente resta ancora da fare per cancellare definitivamente una storia millenaria di tragica divisione. In questo senso è da accogliere molto positivamente una recente iniziativa.

Per favorire una corretta conoscenza dell’ebraismo e del cristianesimo nell’insegnamento scolastico, l’Ufficio nazionale per l’ecumenismo e il dialogo interreligioso, il Servizio nazionale per l’insegnamento della religione cattolica e l’Ufficio nazionale per l’educazione, la scuola e l’università, in collaborazione con l’Unione delle Comunità ebraiche italiane (Ucei), hanno elaborato 16 schede utili per l’aggiornamento dei testi scolastici, spesso di impronta preconciliare. La proposta, frutto di un cammino e di una scrittura condivisi, vuole contribuire a fugare ambiguità, lacune e distorsioni ancora presenti nella trasmissione degli elementi fondamentali dell’ebraismo e del cristianesimo.


17 Gennaio Giornata per l’approfondimento e lo sviluppo del dialogo tra cattolici ed ebrei - Messaggio della CEI - Il dialogo giusto tra ebrei e cristiani di Enzo Bianchi


Il Messaggio per la Giornata del dialogo tra cattolici ed ebrei


Pubblichiamo il Messaggio per la 33ª Giornata per l’approfondimento e lo sviluppo del dialogo tra cattolici ed ebrei (17 gennaio 2022), dal titolo: “Realizzerò la mia buona promessa” (Ger 29, 10).

La Giornata del 17 gennaio per i cristiani è un’importante occasione per curare il rispetto, il dialogo e la conoscenza della tradizione ebraica. Purtroppo in questo tempo assistiamo a deprecabili manifestazioni di cancellazione della memoria e di odio contro gli ebrei. La Giornata è una significativa opportunità per sottolineare il vincolo particolare che lega Chiesa e Israele (NA 4) e per guardare alle comunità ebraiche attuali con la certezza che «Dio continua ad operare nel popolo dell’Antica Alleanza e fa nascere tesori di saggezza che scaturiscono dal suo incontro con la Parola divina» (EG 249).

Negli ultimi anni i temi del dialogo sono stati dedicati alle Dieci parole e alle Meghilloth; ora, alla luce della pandemia e delle sue conseguenze, desideriamo intraprendere un cammino sulla Profezia. Proponiamo la lettura di un passo del profeta Geremia che ci pare particolarmente in sintonia con il tempo complesso che stiamo attraversando. Si tratta de “La lettera agli esiliati” (Ger 29,1-23).

In questa lettera Geremia reinterpreta l’esilio vissuto dal popolo quasi si trattasse di un «nuovo esodo»: Israele si trova in mezzo ai pagani, ben distante dalla «terra della promessa», senza il tempio, eppure proprio in quella situazione drammatica ritrova il senso autentico della propria vocazione. Moltiplicarsi in quella terra, «mettere radici», favorire la pace e la prosperità di tutti, ripartire dalle cose fondamentali e semplici della vita (lavoro, relazioni, casa, famiglia…): ecco la chiamata che Dio affida ai suoi. Alle indicazioni su come vivere il tempo dell’esilio è legata una promessa per il futuro: chi sceglie di conservare tutto e resta attaccato a un passato glorioso, rischia di perdere anche se stesso, mentre chi è disponibile ad abbandonare ogni falsa sicurezza riavrà i suoi giorni. A nulla serve l’illusione di poter riprendere in fretta le consuetudini amate, di fare in modo che tutto “sia come prima”.

La comunità in esilio aveva una duplice tentazione: perdere ogni speranza e costruire una comunità chiusa, distaccata e ripiegata su se stessa. Nella pandemia, come credenti, abbiamo avuto le stesse tentazioni: perdere la speranza e chiuderci in comunità sempre più autoreferenziali. Le stesse tentazioni le proviamo di fronte alla situazione di esculturazione del fenomeno religioso (o, per lo meno, del cristianesimo): rischiamo di perdere la speranza e di creare comunità sempre più chiuse in se stesse. Geremia ci invita a “stare positivamente dentro la realtà”, a mettere radici e a starci in modo “generativo”. Ecco la sfida per le religioni: uscire dal rischio della “depressione” e dell’autoreferenzialità difensiva per essere generative, capaci di lavorare per la costruzione della società e generare speranza. Come cristiani e come ebrei possiamo aiutarci ad affrontare tale sfida, perché la Promessa resta costante nella storia. Il Signore lavora per “rigenerare”, per “far ricominciare”. Egli è fedele e non abbandona il suo popolo. Ogni crisi è una buona occasione, un tempo favorevole da “non sprecare”: essere seminatori di speranza. Gli esiliati si danno da fare per il paese, lavorano, investono energie per la terra, persino pregano il Signore per il benessere di quel paese. Questo ci ricorda che “colui che viene da fuori”, l’ospite e lo straniero, è una risorsa per il paese; che lo straniero è una benedizione e che l’ospitalità, così centrale nelle tradizioni ebraica e cristiana, può essere lo “stile” con cui oggi i credenti stanno nella storia e animano la società.

La lettera di Geremia è dunque un testo che, letto a due voci in questa giornata, può aiutarci a collocare la nostra esperienza di fede nell’odierna stagione di “cambiamento d’epoca”. I temi della “ricostruzione”, della speranza, del dialogo con le realtà che ci circondano, il confronto con l’altro (anche con lo “straniero”), possono fornire spunti importanti rispetto al modo di abitare la terra. Un’ottima occasione di confronto e di dialogo. A noi cristiani cattolici possono insegnare un vero stile sinodale.

Ci rivolgiamo infine a voi, comunità ebraiche italiane, ringraziandovi per quanto rappresentate per noi, e chiedendovi di sentirvi partecipi di questo itinerario, nel quale – come ha affermato Papa Francesco – possiamo «aiutarci vicendevolmente a sviscerare le ricchezze della Parola, come pure condividere molte convinzioni etiche e la comune preoccupazione per la giustizia e lo sviluppo dei popoli» (EG 249).

Roma, 24 novembre 2021
LA COMMISSIONE EPISCOPALE
PER L’ECUMENISMO E IL DIALOGO
01 Dicembre 2021


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Il dialogo giusto tra ebrei e cristiani
di Enzo Bianchi

(ansa)
Oggi la trentesima giornata per la conoscenza reciproca
17 GENNAIO 2022


Oggi è la giornata del dialogo tra cattolici ed ebrei, istituita più di trent’anni fa, come occasione di dialogo tra queste due espressioni di fede, e di discernimento dell’antigiudaismo ancora presente nelle comunità cristiane e nella società.

Nonostante le chiese – e innanzitutto tra loro la chiesa cattolica – abbiano elaborato importanti testi dottrinali sull’identità del popolo di Israele quale popolo di Dio, e nonostante le ripetute condanne dell’antigiudaismo teologico di cui si sono nutriti per secoli i cristiani, resta ancora oggi una forma di “antigiudaismo” che talvolta emerge nella predicazione ecclesiastica. L’occasione viene quasi sempre offerta dalla lettura dei testi del Nuovo Testamento, dove sono testimoniate polemiche tra Gesù e appartenenti a movimenti e gruppi religiosi diversi.

Da sempre c’è stata la consapevolezza di una differenza tra cristiani ed ebrei, sebbene entrambi figli gemelli dell’ebraismo plurale e complesso del tempo dell’intertestamento: i movimenti spirituali dei farisei, dei sadducei, degli esseni, dei qumraniti, e altri, vivevano un grande fermento pur avendo tutti la Torah e le sante Scritture, come ispiranti la loro fede. E mentre i discepoli di Gesù mettevano al centro della loro fede proprio Gesù, confessandolo come Messia promesso dai profeti e Signore, la corrente dei farisei poneva al centro la Torah. Due vie diverse avevano imboccato questi due gemelli (non fratelli maggiori e fratelli minori, come si è giunti a dire, dimenticando forse che nella Bibbia il figlio minore scalza il maggiore!), due testimonianze in concorrenza. Il cristianesimo si è trovato da subito in opposizione all’altra espressione maggioritaria, quella dei farisei, che si è imposta, soprattutto dopo la caduta di Gerusalemme nel 70 d. C. Per giustificare la propria divisione dall’ebraismo, consumatasi con l’apertura ai goijm, alle genti, e l’abrogazione di alcune clausole della Torah, i cristiani fecero ricorso all’apologetica, fino al disprezzo, impadronendosi degli attributi dati da Dio a Israele. Videro nella distruzione di Gerusalemme e del tempio e nella diaspora degli ebrei un castigo di Dio, si sentirono il verus Israel, il popolo di Dio che ha sostituito Israele, e incolparono indistintamente i giudei dell’uccisione di Gesù. E da allora padri della chiesa, papi e concili produssero antigiudaismo teologico che si espresse anche in leggi e persecuzioni, fino a ispirare le radici dell’antisemitismo che realizzerà la Shoah.

Di questa storia papa Giovanni Paolo II ha chiesto perdono in diverse occasioni, e nella chiesa la svolta c’è stata. Purtroppo però è ancora facile nella predicazione, a partire proprio dalla lettera dei Vangeli e di Paolo, approdare a espressioni che offendono gli ebrei, espressioni che mostrano ignoranza delle Scritture e incapacità di leggerle.
Nello stesso modo, senza misconoscere che tra ebraismo e cristianesimo sono avvenute “rotture” sulla comprensione della legge, del tempo, della terra, della famiglia, si abbia cura di affermare le differenze senza comparativi e senza disprezzo per l’altra posizione.