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mercoledì 30 settembre 2026

VIAGGIO APOSTOLICO DI PAPA LEONE XIV IN FRANCIA E VISITA ALL'UNESCO (25-28 SETTEMBRE 2026) - lunedì 28 (mattina) - Leone XIV - Da Lourdes a Metz - All'incontro interreligioso: è profanazione invocare il nome di Dio per legittimare la violenza - All’evento “Alle radici dell’Europa per la pace e l’unità”: le relazioni tra Stati sempre più barbare. No all'illusione del riarmo (cronaca/commento, testi e video)

VIAGGIO APOSTOLICO DI SUA SANTITÀ PAPA LEONE XIV IN FRANCIA
E VISITA ALLA SEDE DELL’ORGANIZZAZIONE DELLE NAZIONI UNITE
PER L’EDUCAZIONE, LA SCIENZA E LA CULTURA (UNESCO)

25-28 SETTEMBRE 2026


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Lunedì, 28 settembre 2026
(mattina)

LOURDES - METZ

07:40 Partenza in aereo dall’Aeroporto internazionale di “Tarbes-Lourdes-Pyrénées” per Metz
09:20 Arrivo all’Aeroporto internazionale di “Metz-Nancy-Lorraine”
10:00 INCONTRO INTERRELIGIOSO presso il Centro Congressi “Robert Schuman” di Metz
11:00 INCONTRO “ALLE RADICI DELL’EUROPA PER LA PACE E L’UNITÀ” presso il Centro Congressi “Robert Schuman” di Metz

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* Partenza da Lourdes e Accoglienza a Metz

Dopo essersi congedato dalla Casa Vescovile, alle ore 7.10, il Santo Padre Leone XIV si è trasferito in auto all’Aeroporto di Tarbes-Lourdes-Pyrénées, da dove alle ore 7.51 è decollato - a bordo di un A321 Air France - alla volta di Metz. L’atterraggio all’Aeroporto di Metz-Nancy-Lorraine è avvenuto alle ore 9.02.


Al Suo arrivo Leone XIV è stato accolto da alcune autorità locali e si è diretto nella Sala VIP per un breve incontro privato.


Quindi, si è trasferito in auto al Centro congressi “Robert Schuman” per l’incontro interreligioso.

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* INCONTRO INTERRELIGIOSO 

Alle ore 10.20 circa, il Pontefice ha raggiunto l’ingresso del Centro congressi accompagnato da alcuni rappresentanti di altre religioni.

Dopo l’introduzione musicale e la lettura dell’Appello di Metz da parte dei rappresentanti dei culti Papa Leone XIV ha pronunciato il Suo Discorso.

Al termine, il Papa ha lasciato la sala e si è diretto verso l’Auditorium per l'incontro "Alle Radici dell'Europa per la pace e l'unità".






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* Il testo integrale del discorso del Pontefice 

INCONTRO INTERRELIGIOSO

DISCORSO DI LEONE XIV
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Cari fratelli e sorelle,
cari amici rappresentanti delle diverse tradizioni religiose,

è con profonda gioia, ma anche con vivo senso di responsabilità spirituale, che mi trovo oggi tra voi a Metz, città di frontiere e di passaggi, presso il Centro Congressi che porta il nome di Robert Schuman, uno dei padri fondatori dell’Unione Europea. Quest’uomo di fede e di convinzioni seppe trasformare le vecchie linee di frattura in ponti di speranza per tutta l’Europa, diventando un vero ambasciatore dell’unità nella diversità. Seguendo il suo esempio, la nostra responsabilità comune di donne e uomini religiosi, è quella di testimoniare che, al di là dei confini, è sempre possibile incontrarsi, stringere amicizia e costruire la pace.

Dialogare non sminuisce la nostra identità, ma la esprime con semplicità e verità aprendosi alla diversità dell’altro. Come diceva il mio predecessore, Papa Francesco: «Il dialogo tra persone di religioni differenti non si fa solamente per diplomazia, cortesia o tolleranza. [...] L’obiettivo è di stabilire amicizia, pace» (Lett. enc. Fratelli tutti, 271). Prima di lui, il santo Papa Giovanni Paolo II considerava il dialogo come un’esigenza intrinseca alla natura stessa dell’uomo (cfr Messaggio per la Giornata Mondiale della Pace, 1° gennaio 2001, 10). Secondo Paul Ricœur, è la via attraverso la quale riconosciamo l’alterità come una promessa e non come una minaccia; è un’arte dell’incontro di cui il nostro mondo ha grande bisogno, agli antipodi dell’aggressività e della violenza.

Infatti, invocare il nome di Dio per legittimare la violenza o l’oppressione costituisce una profanazione di questo nome. Nulla di ciò che deturpa la dignità umana può rivendicare un’autentica ispirazione divina. Il discorso religioso deve esortare costantemente a disarmare i cuori e le parole. Ciò comporta la responsabilità diretta di ciascuno di noi, in quanto custodi delle nostre rispettive tradizioni.

D’altra parte, se la fecondità delle tradizioni religiose si manifesta innanzitutto nel loro servizio alla pace e alla fratellanza, essa si esprime anche nella loro capacità di proteggere, accompagnare e servire la vita. La grandezza di una civiltà non si misura dai suoi successi materiali, ma dal modo in cui circonda, protegge ed eleva la persona umana. Le religioni sono custodi della vita: esse ne affermano il valore sacro. La loro fecondità si manifesta nella presenza amorevole accanto alle persone più vulnerabili e più fragili. Servire la vita significa circondarla di cure, presenza e tenerezza, soprattutto nella prova, fino alla fine. A noi che siamo aperti alla trascendenza, spetta la missione di offrire punti di riferimento solidi, in particolare ai giovani, per costruire una comunione che rispetti e valorizzi la dignità di ogni persona umana.

Cari amici, «la Chiesa considera compagni di viaggio tutti coloro che cercano sinceramente la verità, la bontà, la bellezza» (Lett. enc. Magnifica humanitas, 23). Vi ringrazio ancora una volta per la vostra vicinanza e la vostra presenza. Che l’infinita bontà di Dio e la sua saggezza ci accompagnino e ci insegnino a vivere sempre più come suoi figli e come fratelli e sorelle gli uni per gli altri. E che così possiamo essere, là dove viviamo, artigiani di pace e testimoni di una speranza che non cessa di crescere nel nostro mondo.

Che Dio vi benedica!
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Guarda il video integrale

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* INCONTRO “ALLE RADICI DELL’EUROPA PER LA PACE E L’UNITÀ”

Al Suo arrivo alle ore 11.30 presso l’Auditorium del Centro congressi Robert Schuman, il Santo Padre Leone XIV è stato accolto dal Presidente della Conferenza Episcopale, Em.mo. Card. Jean-Marc Aveline, e dal Presidente della Repubblica francese, Emmanuel Macron; insieme, hanno preso posto sul palco.

Dopo un’introduzione musicale, le parole di benvenuto del Presidente della Repubblica francese, le parole di benvenuto del Presidente della Conferenza Episcopale di Francia, la proiezione di un contributo video dedicato all’Europa e l’esecuzione dell’Inno Europeo, il Papa ha pronunciato il Suo Discorso.

Successivamente il Pontefice si è trasferito in auto alla Casa Vescovile dove ha pranzato in privato.





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* Il testo integrale del discorso del Pontefice 

INCONTRO “ALLE RADICI DELL’EUROPA PER LA PACE E L’UNITÀ”

DISCORSO DI LEONE XIV

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Signor Presidente,
Signor Cardinale,
Distinte Autorità civili e religiose,
Signore e Signori,

sono molto felice di trovarmi qui, in questa città storica, crocevia nel cuore del continente, per un incontro dal titolo evocativo: Alle radici dell’Europa per la pace e l’unità. Vi ringrazio per le gentili parole che mi sono state appena rivolte.

Il titolo proposto si ispira senza dubbio alla figura del Venerabile Robert Schuman, cui oggi vogliamo rendere un omaggio particolare, in questo centro che porta il suo nome, e soprattutto qui, nella Mosella, regione dove lungamente ha vissuto, dove riposa e della quale è stato per molti anni rappresentante all’Assemblea Nazionale. È da questa regione, con le sue vicissitudini nel XIX e nel XX secolo, che ha tratto ispirazione per contribuire a plasmare l’Europa di oggi e di domani attraverso la sua celeberrima Dichiarazione del 9 maggio 1950. Questo testo segna allo stesso tempo il punto di partenza e di arrivo del suo impegno per la riconciliazione e l’unità del continente europeo, che ha segnato tutta la sua vita.

Oggi vogliamo intraprendere, con il pensiero, un viaggio che comincia dalle radici dell’Europa per arrivare al suo presente e guardare verso il futuro. Ci chiediamo in che modo Robert Schuman sia stato plasmato dalla storia di questa terra, della quale era figlio, e come abbia contribuito in modo fondamentale a plasmare l’Europa moderna, fino a esserne considerato un “Padre fondatore”.

È sempre difficile dare una definizione d’Europa, sia per il presente che per il passato. L’Europa, infatti, ha gradualmente preso coscienza di sé nelle epoche storiche della civiltà ellenistica, dell’Impero romano, e poi della diffusione del cristianesimo, integrando, nel corso del tempo, nuove culture come, tra le altre, quelle germaniche e slave, fino a comprendere regioni sempre più vaste.

L’Europa va intesa, quindi, come una realtà culturale e storica ancor prima d’essere una realtà geografica. Nel corso dei secoli, ha assunto nuovi confini e nuove definizioni, attraversando periodi di crescita, profonde crisi e nuove rinascite. Una costante che si può notare nel suo lungo e turbolento percorso storico risiede nel fatto che l’Europa si è sviluppata ed è progredita quando è stata capace di elaborare gli aspetti positivi del suo passato, e riproponendoli in forme nuove e creative grazie all’incontro con l’altro. La civiltà europea è infatti anche frutto di incontri secolari, anche se non sempre facili. Basta pensare alla presenza della cultura araba nella penisola iberica, o alla proiezione del “Vecchio Continente” nel “Nuovo Mondo”, che ha generato, talvolta dolorosamente, nuove sintesi sul continente americano.

Per capire questa lunga storia, tuttavia, non si può tacere di un altro Padre dell’Europa: san Benedetto, che il santo Papa Paolo VI proclamò patrono d’Europa nel 1964, definendolo «messaggero di pace, realizzatore di unione, maestro di civiltà» [1]. L’aiuto ai poveri, ai malati, agli anziani; l’educazione dei bambini e le università; gli ospedali e la medicina; l’architettura e l’ingegneria; lo sviluppo delle scienze; il diritto e l’organizzazione delle città e degli stessi Stati: tanti ambiti, in Europa, sono stati profondamente influenzati da san Benedetto e dai suoi monaci! Senza questa coltivazione monastica, la civiltà europea così come la conosciamo non esisterebbe. Qui, a Metz, grazie all’opera, tra gli altri, di san Crodegango, si respirava uno spirito benedettino di fraternità, comunione e condivisione. È da qui che il canto gregoriano si è diffuso nei territori carolingi, portando armonia e bellezza in tutto il continente.

Non si può quindi parlare dell’Europa senza menzionare il cristianesimo. Robert Schuman ne era ben consapevole quando affermava: «Il cristianesimo ha insegnato l’uguaglianza di natura di tutti gli uomini, figli dello stesso Dio, redenti dallo stesso Cristo, senza distinzione di razza, colore, classe o professione. Ha fatto riconoscere la dignità del lavoro e l’obbligo, per tutti, di impegnarvisi. Ha riconosciuto il primato dei valori interiori che, soli, nobilitano l’uomo. La legge universale dell’amore e della carità ha fatto di ogni uomo il nostro prossimo, ed è su di essa che da allora si basano le relazioni sociali nel mondo cristiano» [2].

Un altro Padre fondatore dell’Europa contemporanea, Alcide De Gasperi, gli fa eco mettendo l’accento sul «retaggio comune europeo» [3], cioè «quella morale unitaria che esalta la figura e la responsabilità della persona umana col suo fermento di fraternità evangelica, col suo culto del diritto ereditato dagli antichi, col suo culto della bellezza affinatosi attraverso i secoli, con la sua volontà di verità e di giustizia acuita da un’esperienza millenaria» [4].

Anziché essere un criterio confessionale esclusivo [5], il riferimento al debito della cultura europea verso il cristianesimo permette di comprendere meglio quanto l’apertura al trascendente sia sempre una dimensione costitutiva della persona umana e una fonte viva di civilizzazione.

A questo proposito, l’articolo 17 del Trattato sul funzionamento dell’Unione Europea riveste grande importanza. Incoraggia «un dialogo aperto, trasparente e regolare» con le Chiese, sempre nel rispetto e senza pregiudicare «lo status del quale godono» negli Stati membri. La laicità che regola la vita degli Stati non implica solo il carattere non confessionale delle istituzioni civili, ma presuppone una vera collaborazione tra le parti, così come il rispetto, da parte delle autorità statali e comunitarie, dell’autonomia delle Chiese e la promozione della loro libertà di organizzazione, di espressione e di culto.

Si tratta di risalire alla fonte dei valori che costituiscono il fondamento della convivenza civile, cioè «i valori universali dei diritti inviolabili e inalienabili della persona, della libertà, della democrazia, dell'uguaglianza e dello Stato di diritto» (Trattato sull’Unione Europea, Preambolo).

Nel contesto multiculturale di oggi, l’affermazione dell’universalità di questi valori, essenziale per la sua sopravvivenza, passa anche attraverso una riscoperta delle proprie radici e attraverso l’apertura al dialogo con l’altro.

Si tratta di una necessità sociale e politica per riscoprire il ruolo centrale della persona umana e dare un’effettiva consistenza a parole come libertà, democrazia, pace e unità. A tal fine, risulta prezioso l’invito di Papa Francesco ad apprezzare la complessità della realtà europea in tutta la ricchezza delle sue tradizioni e sensibilità, sottolineando «la sfida di un’armonia costruttiva, libera da egemonie» [6].

Questo doppio movimento, di riscoperta e dialogo, permetterà anche di ritrovare un giusto equilibrio tra i diritti stessi, così come tra i diritti e i doveri perché – come ricordava sempre Papa Francesco – «al concetto di diritto non sembra più associato quello altrettanto essenziale e complementare di dovere, così che si finisce per affermare i diritti del singolo senza tenere conto che ogni essere umano è legato a un contesto sociale, in cui i suoi diritti e doveri sono connessi a quelli degli altri e al bene comune della società stessa» [7].

L’Europa contemporanea, infatti, si trova di fronte a una nuova tappa della sua lunga storia di incontri, con l’arrivo sul continente di tanti uomini e donne in fuga da teatri di guerra e persecuzione, o in cerca di una vita migliore lontano dalla povertà e dalla miseria.

Come ho detto durante la mia recente visita alle isole Canarie, in Spagna: «La dignità umana esige vie legali e sicure, soccorso e assistenza, cooperazione reale contro i trafficanti, protezione effettiva delle vittime, processi seri di accoglienza e integrazione, e politiche che permettano a ogni persona di vivere con dignità nella propria terra» (Incontro con le realtà di accoglienza dei migranti).

Tutto questo non sarebbe però ancora sufficiente: accogliere una persona significa integrarla come nella propria famiglia, offrendole la possibilità di sviluppare i suoi talenti, le sue capacità e sensibilità, ma anche di entrare nello spirito della casa che la accoglie. Bisogna cogliere la portata storica di ciò che sta accadendo, vale a dire un incontro senza precedenti tra popoli e culture che chiama a una riscoperta creativa delle nostre radici e, allo stesso tempo, a un ascolto attento dell’altro. L’universalità dei valori fondanti dell’Europa ci assicura che questo dialogo è possibile e che potrà dare una base solida alle nostre società, permettendo di operare in modo più efficace per la pace e per un mondo riconciliato.

È proprio questa lucidità che ha ispirato uomini come Schuman a superare l’opposizione tra le identità culturali e a dare vita alle istituzioni europee, al termine della terribile tragedia della Seconda Guerra Mondiale, che ha mostrato quanto grande sia il male compiuto dall’uomo quando pensa di non incontrare ostacoli nell’esercizio del suo potere.

Robert Schuman, che ha conosciuto confini in continua evoluzione, ha contribuito a gettare le basi di un’Europa consapevole dell’urgenza di abbattere i muri che la laceravano. La sua formazione cristiana gli ha trasmesso il valore dell’uguaglianza, senza distinzione di razza o classe sociale, e gli ha insegnato la dignità del lavoro. La successione di diverse sovranità nazionali gli ha impresso l’importanza del diritto internazionale e il valore della parola data. Cresciuto in un contesto in cui l’orgoglio e lo spirito di vendetta sembravano prevalere, Schuman si è impegnato per la pace e la fratellanza tra i popoli che, dopo essersi a lungo combattuti, riconoscevano finalmente di aver bisogno l’uno dell’altro.

Quali sono dunque gli insegnamenti di Robert Schuman per l’Europa e il mondo di oggi? Innanzitutto, un profondo desiderio di pace. Purtroppo oggi la guerra è riapparsa, anche in Europa: una nuova «inutile strage» [8], che ogni giorno causa innumerevoli vittime civili. E ancora oggi, come nel 1950, le parole contenute nella Dichiarazione Schuman rimangono attuali: «Il contributo che un’Europa organizzata e vivente può dare alla civiltà è indispensabile per mantenere relazioni pacifiche» [9]. È necessario impegnarsi in un dialogo paziente, mostrare coraggio nella negoziazione ed essere pronti a sacrificare alcune posizioni per il bene superiore della pace.

Certamente la ricerca della pace in Europa, così come nel resto del mondo, non deve essere confusa con un ingenuo irenismo. Al contrario, le parole di Schuman sono quanto mai attuali: «La pace mondiale non può essere salvaguardata senza sforzi creativi proporzionati ai pericoli che la minacciano» [10]. Tuttavia, bisogna guardarsi dall’illusione del riarmo. «Non a caso, i ripetuti appelli a incrementare le spese militari e le scelte che ne conseguono sono presentati da molti governanti con la giustificazione della pericolosità altrui» (Messaggio per la LIX Giornata Mondiale della Pace, 1 gennaio 2026). Favorire la pace è un’opera attiva. Oggi bisogna chiedersi se stiamo realmente facendo “sforzi creativi” per promuovere la pace mondiale, o se stiamo semplicemente cercando di “arginare l’emorragia della guerra” e prepararci meglio a quelle che presumiamo debbano ancora venire.

L’Europa secondo Schuman è un continente dove si preferisce dialogare piuttosto che affrontarsi con le armi; dove si mettono in comune le risorse per fare in modo che «ogni guerra [...] diventi non solo impensabile, ma materialmente impossibile» [11].

L’Europa secondo Schuman si basa sul rispetto del diritto internazionale che, a differenza dei diritti nazionali, non può essere imposto con la forza da uno Stato, ma si fonda sul principio universalmente riconosciuto secondo cui pacta sunt servanda. Questo principio è gelosamente conservato dalla legislazione particolare di questa regione, che copre anche i rapporti tra lo Stato e la Chiesa cattolica sulla base del Concordato del 1801 tra la Santa Sede e la Francia, ancora in vigore.

Il diritto internazionale e il multilateralismo sottolineano l’eguaglianza effettiva degli Stati nelle loro relazioni reciproche e costituiscono il miglior antidoto alla volontà di dominio, che è all’origine di ogni conflitto. Oggi, le relazioni umane e tra gli Stati si fanno sempre più barbare. Il valore della parola data è disprezzato; ci si vanta piuttosto della menzogna e dell’inganno. L’Europa può porre fine a questa spirale grazie al rispetto per l’altro che ha saputo coltivare e preservare, poiché ha ampiamente dimostrato negli ultimi ottant’anni che è possibile far valere opinioni, rivendicazioni e interessi divergenti, incontrandosi invece di scontrarsi.

Schuman ci ricorda che bisogna sempre dimostrare realismo e coraggio: «L’Europa – affermava – non si farà in un colpo solo, né in una costruzione complessiva: si farà attraverso realizzazioni concrete che creano prima di tutto una solidarietà di fatto» [12]. Non bisogna mai perdere fiducia nella nostra capacità di progredire, anche se i passi compiuti sono a volte piccoli e quasi impercettibili. La pretesa moderna di “avere tutto, subito” non corrisponde alla storia e alla cultura europee che, al contrario, insegnano il valore del tempo e della pazienza. È con piccoli passi che si può dare vita a questa solidarietà concreta, che implica che nessuno si senta abbandonato o dimenticato.

Condividendo queste riflessioni, penso prima di tutto ai giovani, chiamati a costruire l’Europa di oggi e di domani. Come già osservava Schuman: «Che questa idea di un’Europa riconciliata, unita e forte diventi d’ora in poi il motto per le giovani generazioni, desiderose di servire un’umanità finalmente liberata dall’odio e dalla paura, che reimpara, dopo troppo tempo di divisioni, la fratellanza cristiana» [13].

Ai giovani dico: abbiate il coraggio di vivere in modo responsabile la missione di costruire la pace, nel vostro cuore, nelle vostre relazioni, nella vostra famiglia, nelle scuole e nelle università, nella vita delle vostre città, dei vostri paesi e di tutta l’Europa.

Non sottomettetevi alla logica della violenza e dell’oppressione.

Amate la vita in ogni momento e non abbiate paura del futuro!

Non abbiate paura di formare una famiglia, di generare figli, di difendere la dignità di ogni persona, dal primo istante nel seno della madre fino all’ultimo respiro.

Non abbiate paura di lavorare instancabilmente al servizio del bene delle vostre comunità, anche attraverso l’impegno politico.

Siate costruttori di comunità!

E con voi, l’Europa, saldamente radicata, continuerà a fiorire e a ispirare il mondo intero.

Che Dio vi sostenga in queste decisioni e che benedica e protegga tutta l’Europa!

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[1] S. Paolo VI, Lett. ap. Pacis nuntius (24 ottobre 1964): AAS 56 (1964), 965.
[2] R. Schuman, Pour l’Europe, Ginevra 2010 5, 57-58.
[3] Cfr A. De Gasperi, La nostra patria Europa. Discorso alla Conferenza Parlamentare Europea, 21 aprile 1954, in: Alcide De Gasperi e la politica internazionale, Roma 1990, vol. III, 437-440.
[4] Ibid.
[5] Cfr ibid.
[6] Francesco, Discorso al Consiglio d’Europa (25 novembre 2014).
[7] Francesco, Discorso al Parlamento europeo (25 novembre 2014).
[8] Benedetto XV, Lettera ai capi dei popoli belligeranti (1 agosto 1917): AAS 9 (1917), 423.
[9] Dichiarazione Schuman, Parigi, 9 maggio 1950.
[10] Ibid.
[11] Ibid.
[12] Ibid.
[13] R. Schuman, Pour l’Europe, 46.

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Guarda il video integrale

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Da Metz, ultima tappa del viaggio in Francia, Leone XIV
rilancia il multilateralismo come antidoto alle relazioni «sempre più barbare» tra gli Stati

L’Europa torni alle sue radici per abbattere le barriere
e costruire la pace


E a Lourdes l’invito a vedere nella fragilità non un ostacolo
ma un luogo per eccellenza dell’amore di Dio

Da Metz, città di frontiera ma anche della forte vocazione europeista, Leone XIV rilancia i suoi appelli alla pace e alla concordia tra i popoli. Gli interventi del Papa sono riecheggiati nei due incontri tenuti stamani nel luogo che fu fulcro dell’attività politica del venerabile Robert Schuman, padre fondatore dell’Europa unita.

Nella terza e ultima tappa del viaggio apostolico in Francia, il Papa invita i rappresentanti di diverse religioni prima, e di diversi Stati europei poi, a guardare oltre ogni tipo di confine, in nome del dialogo e del bene comune.

Diritto internazionale e multilateralismo sono gli «antidoti» invocati dal Pontefice per far sì che le relazioni tra uomini e Nazioni non siano «sempre più barbare», bensì capaci di promuovere la riconciliazione in modo attivo e creativo. Perché le possibilità di un mondo pacifico esistono, rimarca Leone XIV, e si trovano nell’universalità dei valori fondanti dell’Europa.

L’invito a non dimenticare il senso di una comune umanità era risuonato anche nel pomeriggio di sabato, davanti agli ottocentomila fedeli accorsi alla messa in Place de la Concorde, appuntamento conclusivo della tappa parigina del viaggio. E di umanità, solidarietà, vicinanza e compassione il Pontefice ha parlato anche a Lourdes, tra sabato sera e domenica. Ai piedi della Vergine Maria, il Vescovo di Roma ha deposto le preghiere di tutti per la fine dei conflitti, le lacrime nascoste dei malati e il coraggio di chi li accompagna, ma anche le sofferenze delle vittime di abusi, incontrate nella Casa vescovile.

Poi, stamani, la partenza per Metz dove nel pomeriggio presiede la messa nella cattedrale di Santo Stefano. In serata, il rientro a Roma.
(fonte: L'Osservatore Romano 28/09/2026)

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* Incontro privato

Al termine dell'evento, Leone XIV, in una sala del Centro Congressi, si è riunito con alcune delle autorità presenti per un incontro riservato. Dieci gli ospiti: si tratta del presidente Macron e della consorte Brigitte, il principe Alberto e Charlène, il gran duca Guillaume di Lussemburgo; Luc Frieden, primo minitro del Gran Ducato di Lussemburgo; Jean-Claude Juncker, ex primo ministro del Gran Ducato di Lussemburgo; monsignor Josep-Lluis Serrano Pentinat, vescovo di d’Urgell, co-principe do Andorra; la ministra Anke Rehlinger, presidente de la Sarre (Germania).


L'incontro privato del Papa con alcune delle autorità presenti all'evento "Alle radici dell'Europa per la pace e l'unità" a Metz (@Vatican Media)

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Vedi anche il post precedente (all'interno altri link):


VIAGGIO APOSTOLICO DI PAPA LEONE XIV IN FRANCIA E VISITA ALL'UNESCO (25-28 SETTEMBRE 2026) - In un minuto il terzo giorno del Papa in Francia

VIAGGIO APOSTOLICO DI SUA SANTITÀ PAPA LEONE XIV IN FRANCIA
E VISITA ALLA SEDE DELL’ORGANIZZAZIONE DELLE NAZIONI UNITE
PER L’EDUCAZIONE, LA SCIENZA E LA CULTURA (UNESCO)

25-28 SETTEMBRE 2026


Domenica, 27 settembre 2026

LOURDES

09:00 INCONTRO CON I VESCOVI DELLA CONFERENZA EPISCOPALE DI FRANCIA presso l’emiciclo “Sainte-Bernadette” del Santuario di Nostra Signora di Lourdes
11:00 SANTA MESSA nella Prairie del Santuario di Nostra Signora di Lourdes
ANGELUS

15:30 INCONTRO CON GLI OPERATORI E GLI ASSISTITI DELL’ACCUEIL NOTRE-DAME presso il Santuario di Nostra Signora di Lourdes
16:45 INCONTRO PRIVATO CON LE RELIGIOSE DI VITA CONTEMPLATIVA presso il Monastero del Carmelo di Lourdes
21:00 PREGHIERA DEL SANTO ROSARIO E PROCESSIONE AUX FLAMBEAUX presso il Santuario di Nostra Signora di Lourdes

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In un minuto la terza giornata di Leone XIV in Francia


Con le immagini di Vatican Media, il penultimo giorno del viaggio apostolico del Pontefice. A Lourdes l'incontro con i vescovi, la Messa sulla Praire del Santuario e poi l'incontro con gli operatori e gli assistiti all'Accueil Notre Dame, quello privato con le carmelitane e le vittime di abusi da parte dei membri del clero. Infine la preghiera del Rosario e la suggestiva processione aux flaumbeaux


La sfida della pace in tre parole: umiltà, rispetto e solidarietà di Bruno Forte

La sfida della pace in tre parole:
umiltà, rispetto e solidarietà
di Bruno Forte

(Intervento al Convegno diocesano - 5 settembre 2026)



Provo a riassumere la sfida della pace, di cui tanto sentiamo il bisogno di fronte agli scenari tragici delle guerre in corso ed all’insicurezza diffusa che ne deriva, in tre parole antiche, eppure profondamente attuali: umiltà, rispetto e solidarietà. 

Che la parola umiltà sia inseparabile dal messaggio della fede cristiana riguardo alla pace basta a ricordarlo il pensiero di Colui che umiliò sé stesso facendosi obbediente fino alla morte di croce (Fil 2): è lo svuotarsi, il farsi “niente” del Figlio eterno che ha portato al mondo il dono della pace, quel dono che solo chi accetta di umiliarsi nella fede e nell’amore può accogliere e capire. Oggi questo bisogno di umiltà ci raggiunge con le sfide vertiginose dell’intelligenza artificiale: che le macchine “intelligenti” possano svolgere i compiti loro assegnati con sempre maggiore efficienza, non deve far dimenticare che lo scopo e il significato delle loro operazioni continueranno ad essere determinati o abilitati da essere umani in possesso di un loro universo di valori. Ne consegue che non possiamo pensare che lo sviluppo dell’intelligenza artificiale apporti di per sé un contributo benefico all’umanità e alla pace tra i popoli. La dimensione etica nell’uso di essa è decisiva per assicurarne la liceità. Un tale risultato sarà possibile solo se ci dimostreremo capaci di agire in modo responsabile e di rispettare valori umani fondamentali come l’inclusione, la trasparenza, la sicurezza, l’equità, la riservatezza e l’affidabilità. Occorre conservare il senso del limite, mantenersi cioè umili, nel muoversi all’interno del paradigma tecnocratico. Scriveva Papa Francesco nel Messaggio per la giornata mondiale della pace 2024: «Riconoscere e accettare il proprio limite di creature è per l’uomo condizione indispensabile per conseguire in dono… la pienezza. Invece, nel contesto ideologico animato da una prometeica presunzione di autosufficienza le diseguaglianze potrebbero crescere a dismisura» (n. 4) e, con esse, le possibilità di conflitti e i rischi per la pace. L’umiltà lungi dall’essere passività e inerzia è condizione da promuovere in tutti per ottenere la pace, specialmente in chi ha maggiori responsabilità sociali e politiche. Non a caso è stato detto che l’umiltà è «la virtù che abita nel più profondo della divinità» (Taulero). Solo Dio è veramente umile e chi partecipa della Sua grazia può diventarlo sull’esempio di Gesù e con l’aiuto che viene dal Suo Spirito.

Inseparabile da una scelta di umiltà al fine di conseguire la pace e operare per essa è il rispetto per l’altro: la pace sarà sempre frutto di relazioni che riconoscono e accolgono l’altro nella sua inalienabile dignità e di cooperazione e impegno nella ricerca dello sviluppo integrale di tutte le persone e di tutti i popoli. Dove si vuole l’annientamento dell’altro o la sua riduzione alla misura forzatamente impostagli, lì si produce lo spazio per la barbarie della guerra, com’è avvenuto nell’aggressione russa all’Ucraina, nell’efferato atto terroristico di Hamas contro Israele, nella risposta terrificante messa in atto a Gaza dal governo dello Stato ebraico e nella guerra in Iran. I richiami di Papa Leone XIV al rispetto di fondamentali regole etiche per rifiutare l’arma del terrore come risposta al terrore, sono restati finora inascoltati: senza un deciso rispetto della dignità dell’altro, singolo o popolo che sia, non ci sarà pace. Comprenderanno i potenti di turno questa lampante ed esigente legge di giustizia e di verità, sola capace di portare ad una pace “disarmata e disarmante”?

Infine, è la parola solidarietà che occorre richiamare per pensare a una pace possibile. Ne aveva parlato in termini toccanti Papa Francesco nella Fratelli tutti: «Nessuno può affrontare la vita in modo isolato… C’è bisogno di una comunità che ci sostenga, che ci aiuti e nella quale ci aiutiamo a vicenda a guardare avanti. Com’è importante sognare insieme… Da soli si rischia di avere dei miraggi, per cui vedi solo quello che non c’è: i sogni si costruiscono insieme. Sogniamo come un’unica umanità, come viandanti fatti della stessa carne umana, come figli di questa stessa terra che ospita tutti noi, ciascuno con la ricchezza della sua fede o delle sue convinzioni, ciascuno con la propria voce, tutti fratelli» (n. 8). Di fronte alla drammatica realtà dei conflitti in atto, queste parole sembrano un sogno a occhi aperti. Diceva Helder Camara, il vescovo dei poveri del Sud del mondo: «Beati quelli che sognano: porteranno speranza a tanti cuori e correranno il dolce rischio che il loro sogno diventi realtà». E aggiungeva il richiamo alla condizione necessaria a raggiungere questo scopo: essere pronti a pagare il proprio prezzo, come singoli o come popoli interi, perché il sogno si avveri e la pace sia realizzata nella giustizia e nella verità. Occorre, allora, che tutti facciamo la scelta decisa di impegnarci per la pace. Lo ricordava con parole che sembrano scritte oggi Papa Leone Magno (390 ca. - 461 d.C.): «Non ti arrendere mai, neanche quando la fatica si fa sentire, neanche quando il tuo piede inciampa, neanche quando i tuoi occhi bruciano, neanche quando i tuoi sforzi sono ignorati, neanche quando la delusione ti avvilisce, neanche quando l’errore ti scoraggia, neanche quando il tradimento ti ferisce, neanche quando il successo ti abbandona, neanche quando l’ingratitudine ti sgomenta, neanche quando l’incomprensione ti circonda, neanche quando la noia ti atterra, neanche quando tutto ha l’aria del niente, neanche quando il peso del peccato ti schiaccia... Invoca il tuo Dio, stringi i pugni, sorridi... e ricomincia!». Occorre cooperare tutti con tenacia e perseveranza perché ci sia la pace: in tal senso si muove il discorso tenuto al Corpo Diplomatico accreditato presso la Santa Sede lo scorso 9 gennaio 2026 da Papa Leone XIV: «Nel nostro tempo, preoccupa in modo particolare, sul piano internazionale, la debolezza del multilateralismo. A una diplomazia che promuove il dialogo e ricerca il consenso di tutti, si va sostituendo una diplomazia della forza, dei singoli o di gruppi di alleati. La guerra è tornata di moda e un fervore bellico sta dilagando». Il Papa ha aggiunto: «Non si ricerca più la pace in quanto dono e bene desiderabile in sé nel perseguimento di un ordine voluto da Dio, che comporta una giustizia più perfetta tra gli uomini, ma la si ricerca mediante le armi, quale condizione per l’affermazione di un proprio dominio. Ciò compromette gravemente lo stato di diritto, che è alla base di ogni pacifica convivenza civile». Nel messaggio per la 59a giornata mondiale di preghiera per la pace il 1° gennaio 2026 Leone XIV ha affermato: «La pace esiste, vuole abitarci, ha il mite potere di illuminare e allargare l’intelligenza, resiste alla violenza e la vince. La pace ha il respiro dell’eterno: mentre al male si grida “basta”, alla pace si sussurra “per sempre”. In questo orizzonte ci ha introdotti il Risorto. In questo presentimento vivono le operatrici e gli operatori di pace che, nel dramma di quella che Papa Francesco ha definito la “terza guerra mondiale a pezzi”, ancora resistono alla contaminazione delle tenebre, come sentinelle nella notte». Il Papa ha quindi affermato: «Prima di essere una meta, la pace è una presenza e un cammino. Seppure contrastata sia dentro sia fuori di noi, come una piccola fiamma minacciata dalla tempesta, custodiamola senza dimenticare i nomi e le storie di chi ce l’ha testimoniata. È un principio che guida e determina le nostre scelte. Anche nei luoghi in cui rimangono soltanto macerie e dove la disperazione sembra inevitabile, proprio oggi troviamo chi non ha dimenticato la pace. Come la sera di Pasqua Gesù entrò nel luogo dove si trovavano i discepoli, impauriti e scoraggiati, così la pace di
Cristo risorto continua ad attraversare porte e barriere con le voci e i volti dei suoi testimoni. È il dono che consente di non dimenticare il bene, di riconoscerlo vincitore, di sceglierlo ancora e insieme». Si chiede perciò Leone XIV: «Come abitare un tempo di destabilizzazione e di conflitti liberandosi dal male? Occorre motivare e sostenere ogni iniziativa spirituale, culturale e politica che tenga viva la speranza, contrastando il diffondersi di atteggiamenti fatalistici, come se le dinamiche in atto fossero prodotte da anonime forze impersonali e da strutture indipendenti dalla volontà umana». Occorre impegnarsi nello «sviluppo di società civili consapevoli, di forme di associazionismo responsabile, di esperienze di partecipazione non violenta, di pratiche di giustizia riparativa su piccola e su larga scala». Occorre «riscoprirsi pellegrini e avviare in sé stessi quel disarmo del cuore, della mente e della vita cui Dio non tarderà a rispondere adempiendo le sue promesse».

Preghiamo perché questo impegno sia vissuto da tutti noi, facendo nostra una recente preghiera del Successore di Pietro: 
«Signore della vita, che hai plasmato ogni essere umano a Tua immagine e somiglianza, 
crediamo che Tu ci hai creati per la comunione 
e non per la guerra, per la fraternità e non per la distruzione. 
Tu che hai salutato i tuoi discepoli dicendo: 
“La pace sia con voi”, 
donaci la tua pace e la forza per renderla reale nella storia… 
Spirito Santo, 
rendici costruttori fedeli e creativi di pace quotidiana nei nostri cuori e nelle nostre famiglie,
nelle nostre comunità e nelle nostre città. 
Che ogni parola gentile, 
ogni gesto di riconciliazione 
e ogni scelta di dialogo
 siano semi di un mondo nuovo. 
Amen» 
(3 marzo 2026)

(Fonte: sito della Diocesi)

martedì 29 settembre 2026

VIAGGIO APOSTOLICO DI PAPA LEONE XIV IN FRANCIA E VISITA ALL'UNESCO (25-28 SETTEMBRE 2026) - domenica 27 pomeriggio/sera - Leone XIV - all' "Accueil Notre-Dame": "Qui Maria guarda ciascuno di noi come una persona unica" - alla processione aux flambeaux: "perseveriamo nel cammino della vita guidati da Maria" - Le vittime di abusi: "Dal Papa ascolto profondo. Era ferito dalle nostre storie" (cronaca/commento, testi e video)

VIAGGIO APOSTOLICO DI SUA SANTITÀ PAPA LEONE XIV IN FRANCIA
E VISITA ALLA SEDE DELL’ORGANIZZAZIONE DELLE NAZIONI UNITE
PER L’EDUCAZIONE, LA SCIENZA E LA CULTURA (UNESCO)

25-28 SETTEMBRE 2026

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Domenica, 27 settembre 2026
(pomeriggio/sera)

LOURDES

15:30 INCONTRO CON GLI OPERATORI E GLI ASSISTITI DELL’ACCUEIL NOTRE-DAME presso il Santuario di Nostra Signora di Lourdes
16:45 INCONTRO PRIVATO CON LE RELIGIOSE DI VITA CONTEMPLATIVA presso il Monastero del Carmelo di Lourdes
21:00 PREGHIERA DEL SANTO ROSARIO E PROCESSIONE AUX FLAMBEAUX presso il Santuario di Nostra Signora di Lourdes


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* INCONTRO CON GLI OPERATORI E GLI ASSISTITI DELL’ACCUEIL NOTRE-DAME 

Alle ore 15.15, il Santo Padre Leone XIV ha lasciato la Casa Vescovile per trasferirsi in auto all’Accueil Notre-Dame in occasione dell’incontro con gli operatori e gli assistiti della struttura.

Al suo arrivo, il Papa è stato accolto all’esterno della struttura dal Vescovo di Tarbes e Lourdes, S.E. Mons. Jean-Marc Micas, e dal responsabile della struttura, Mathias Terrier.

Dopo l’introduzione del Vescovo di Tarbes e Lourdes e le parole di benvenuto del responsabile della struttura, sono seguiti la testimonianza di un medico, un canto e la testimonianza di un’operatrice. Il Pontefice quindi ha pronunciato il Suo Discorso.

Al termine dell’incontro, dopo la consegna del dono, il Padre Nostro, la Benedizione e il canto finale, il Santo Padre ha raggiunto il quinto piano della struttura, dove ha incontrato brevemente alcuni malati e rappresentanti delle associazioni che operano nel Santuario e ha rivolto loro alcune parole di saluto e ringraziamento.

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Papa Leone XIV all' "Accueil Notre-Dame":
"Qui Maria guarda ciascuno di noi come una persona unica"

Momenti indimenticabili di questo incontro all'"Accueil Notre-Dame" di Lourdes. Papa Leone XIV accanto ai malati


Accueil Notre-Dame, un luogo che parla a tutti. E oggi anche a papa Leone XIV che dopo la celebrazione eucaristica di stamane, arriva in questo luogo dove le "persone fragili giungono da tutto il mondo superando molteplici ostacoli: pareri contrari, perplessità, difficoltà economiche, impossibilità logistiche e di trasporto. 750.000 persone malate o con disabilità hanno mantenuto qui dalla sua inaugurazione nel 1997, tra cui San Giovanni Paolo II nel 2004" come dice lo stesso Mathias Terrier, responsabile della struttura, nella presentazione al pontefice dell'istituto. Una storia importante quella di Lourdes che viene presentata - soprattutto nella sua veste spirituale - nelle parole del saluto di monsignor Jean-Marc Micas, Vescovo di Tarbes e Lourdes.

Momento toccante, forte, vibra tutta la carità del Vangelo in questo incontro. E le testimonianze che si sono alternate nell'incontro tra papa Leone XIV con gli animatori e le persone accolte presso l'Accueil Notre-Dame, toccano il cuore. Di tutti. E, ovviamente, anche dello stesso pontefice che è vicino a queste persone come il Cristo è vicino ai sofferenti, ai lebbrosi, ai bisognosi. Le parole di un medico, sembrano davvero dare una panoramica di ciò che Lourdes rappresenta per il mondo: "Ci permette di compiere il viaggio più bello andando incontro all'altro, e in particolare ai più fragili, che ci offrono il dono di rivelarci la nostra stessa debolezza. Dono meraviglioso di questa relazione di servizio reciproco, che può essere accolto solo vivendolo". E, la frase più toccante della sua testimonianza è anche la più semplice: “Servendo i nostri fratelli e sorelle malati, è Dio che serviamo”. A queste parole, fanno eco quelle di Marguerite Hourt, malata-lavoratrice della struttura, che nel 2016, a seguito di una caduta in bicicletta in un burrone, è diventata paraplegica. Da allora - come dice la stessa Marguerite - è “iniziato allora un lungo percorso fatto di dolore, disperazione, lotta e riabilitazione”. Ma le parole più toccanti le pronuncia alla fine del suo intervento: "Sono andata spesso a pregare alla Grotta, a gridare la mia disperazione e la mia rabbia. Ed è proprio alla Grotta che ho trovato conforto presso Lei. Una volta tornata a casa, ho lottato duramente per conquistare la mia indipendenza: guidare di nuovo, avere un appartamento tutto mio, imparare un nuovo mestiere, trovare un lavoro. Ho inviato decine di curriculum per trovare un impiego. Senza successo. Un giorno, senza crederci davvero, ho fatto domanda per un lavoro come addetta all'accoglienza al Santuario di Lourdes”. Questa è Lourdes.

Davanti a tutto questa umanità, il pontefice rimane visibilmente commosso. Il volto, dice tutto. Parla, forse quasi di più delle stesse parole che pronuncia a loro. Un volto, una carezza, un abbraccio, un sorriso diventano parole non scritte. E anche lui non nasconde la sua commozione, così come - come dice nel suo discorso - “qui la fragilità non viene nascosta, ma diventa luogo di un incontro sacro”. Prende spunto dal tema pastorale di quest'anno: «Rallegrati, piena di grazia: il Signore è con te», il saluto dell'angelo alla Vergine Maria. Questo messaggio - continua papa Leone XIV - “mette in luce questo meraviglioso scambio tra due sguardi, quello del messaggero del Signore e quello di Maria”. E nel soffermarsi sulla frase, «Il Signore è con te», papa Leone XIV vuole dare un chiaro messaggio agli operatori e alle persone accolte nella struttura. Dio ha per ognuno uno sguardo materno, sottolinea il papa, perché “nessuno è invisibile agli occhi di Dio”.

E, approfondendo sempre il tema del messaggio dell'angelo a Maria, papa Leone XIV, allora, apre il panorama, facendolo divenire ancora più vasto: “Al centro di questo incontro, è ciascuno di noi a scoprire di essere personalmente chiamato e profondamente destinato all'amore di Dio, che è fonte di vita”. Parla di dignità della persona, il pontefice e sottolinea che ogni persona è “degna” già per “il semplice fatto di esistere e di avere come fine l'eternità”.

Altro tema, già sottolineato al suo arrivo in Francia, è quello della vita: "Cari amici, siate servitori appassionati della vita! Nessuno ha il diritto, mai, "sulla base di algoritmi di laboratorio, di decidere della vita di un determinato embrione o di una determinata persona anziana! La medicina non potrà mai farsi serva della morte programmata!”, riprende il Discorso ai membri della Fondation Jérôme Lejeune, del 22 giugno 2026.

L'invito, infine, “a sviluppare senza sosta le strutture di cura palliativa e di ricerca; dall'altro ad accompagnare con tenerezza i malati, come avviene qui a Lourdes, dove medici, infermieri, barellieri, cappellani, équipe pastorali dei malati e tanti altri ancora esercitano la loro vocazione al servizio della dignità della persona umana, affinché il mondo abbia la vita”.

A suggello di questo incontro, la bellissima immagine dell'Annunciazione donata dal papa alla struttura, una riproduzione in ceramica invetriata della celebre opera realizzata da Andrea della Robbia nel 1475 per il Santuario francescano della Verna. Viene mostrata dal papa a tutta l'assemblea. E' l'unione di due luoghi profondamente legati allo spirito la Verna. Il monte del silenzio francescano e luogo delle stimmate di san Francesco, e Lourdes, dove Maria si mostrerà a Bernadette e dove, da generazioni, innumerevoli malati giungono portando le ferite del corpo e del cuore.

Il pontefice scende dal palco, va in mezzo ai malati: li abbraccia, li saluta ad uno ad uno. Un momento che Lourdes non dimenticherà. Un momento che parla più di mille parole. E' questa Lourdes, un respiro, una preghiera, la prossimità ai malati. Successivamente, ha raggiunto il quinto piano della struttura, dove ha salutato brevemente alcuni malati e i rappresentanti delle associazioni che lavorano nel Santuario, per poi trasferirsi a piedi al Monastero del Carmelo di Lourdes per un incontro privato con le Religiose di vita contemplativa.
(fonte: ACI stampa, articolo di Antonio Tarallo 27/09/2026)

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* INCONTRO PRIVATO CON LE RELIGIOSE DI VITA CONTEMPLATIVA

Successivamente, alle ore 16.30, si è trasferito a piedi al Monastero del Carmelo di Lourdes per l’incontro privato con le Religiose di vita contemplativa.


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* INCONTRO PRIVATO CON VITTIME DI VIOLENZE DA MEMBRI DELLA CHIESA

Poco dopo le 17:30, nella Casa Vescovile di Lourdes, Papa Leone XIV ha incontrato sette persone, quattro uomini e tre donne, vittime di abusi da parte di membri del clero e della Chiesa di Francia, accompagnate da S.E. Monsignor Gérard Le Stang, vescovo di Amiens, presidente del Consiglio per la prevenzione e la lotta contro la pedofilia in seno alla Conferenza episcopale di Francia.

Il Papa ha incontrato individualmente e in privato ciascuno di loro, dando ascolto alle loro storie, al dolore e alla sofferenza vissuta - talvolta purtroppo con la complicità o il silenzio di quanti avrebbero potuto aiutarli - e alle loro proposte perché questo non abbia a ripetersi. Con alcuni si è trattenuto per qualche momento in preghiera.

Al termine, poco dopo le 19:00, il Papa si è raccolto con tutti in una sala della Casa Vescovile, e ha rivolto loro alcune parole, ringraziando per la dolorosa testimonianza e ribadendo il proprio impegno perché il male vissuto non si ripeta per altri. Papa Leone ha espresso la propria vicinanza a loro, e, per loro tramite, a quanti hanno sofferto e soffrono ancora per le ferite degli abusi ricevuti. Infine, auspicando di poter lavorare insieme perché la comunità dei fedeli sia sempre più un luogo dove gli uomini e le donne, di ogni età, possano trovare conforto e guarigione, il Papa ha chiesto ai presenti di pregare per lui e impartito su di loro la sua benedizione. L’incontro è terminato alle ore 19:30 circa.”

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Le vittime di abusi a Lourdes:
"Dal Papa ascolto profondo. Era ferito dalle nostre storie"

Cinque delle sette vittime che oggi hanno incontrato Leone XIV a Lourdes hanno poi raccontato dettagli di questo momento di dialogo alla stampa internazionale. Tutti si sono detti colpiti dalla "empatia" del Pontefice e dalla conoscenza approfondita delle loro storie, della "sistematicità" dei casi di abuso negli anni e del lavoro da compiere: "Non è ingenuo, sa che bisogna rimanere vigili". Numerose le proposte presentate: "Incoraggiante sentire il suo impegno. Speriamo nel cambiamento"


Ci hanno messo un’ora prima di incontrare i giornalisti. Volevano prima interiorizzare l’emozione per l’incontro con il Papa, uomo dall’“ascolto profondo” e dalla “incredibile empatia”, “colpito” e “ferito” dalle storie ascoltate. Cinque delle sette vittime che hanno oggi avuto due ore di dialogo e preghiera con il Papa a Lourdes, in serata hanno incontrato un gruppo ristretto di testate internazionali - tra cui i media vaticani - in un hotel della cittadina dei Pirenei per raccontare quanto vissuto con Leone XIV e anche la preparazione di questo importante appuntamento.

Un incontro organizzato con il Papa

“Abbiamo lavorato per un mese per definire il format di questo incontro. Dovevamo vederlo per un’ora e invece lo abbiamo incontrato per un'ora e cinquanta”, ha detto Olivier Mardi, attivista e cofondatore di Voix Libérées de Touraine. “Avevamo chiesto che fosse diviso in due tempi: un primo momento collettivo e un secondo momento individuale (one-to-one). E ieri sera abbiamo ricevuto la risposta che il Papa desiderava vederci prima in un incontro privato e poi collettivo”.

“Era proprio una richiesta del Papa di avere un numero molto ridotto. Inizialmente cinque, poi siamo arrivati a sette”, ha spiegato Jérôme Guillement, aggredito da bambino da un sacerdote. Le sette vittime hanno preparato tutto insieme, tra loro e con Leone: “Le modalità sono state create direttamente con lui e con no. Come prendere la parola, come rivolgersi a lui, i temi che avremmo voluto raccontargli”.

Incontro trasformativo

Il risultato è stato l’appuntamento memorabile di questa sera: “La prima ora è stata molto intensa, visto che c'è stata una media di circa 15 minuti a persona”, racconta ancora Guillement. “Ha ricevuto molte richieste, ha ascoltato storie approfondite. E quello che si può semplicemente dire è che abbiamo sentito un uomo autenticamente in ascolto. Raramente ho incontrato qualcuno che avesse un ascolto così profondo”.

“Ha risposto esprimendo il suo impegno, prima di tutto sulle sue emozioni”, ha aggiunto Mardi. “Ha detto che era completamente colpito, profondamente ferito. Ha parlato di piaghe aperte, ancora aperte dopo aver incontrato le vittime spagnole. Era completamente in sintonia con le nostre storie. E penso che sia proprio questo l’aspetto trasformativo”.

Empatia profonda

Tutte e cinque le vittime si sono dette “toccate” da questa “empatia così profonda” da parte del Papa: “Senti che lui coglie il minimo dettaglio, che era attentissimo. Potrei persino dire che ama questo tipo di interazione, perché lo vedevo allo stesso tempo molto attento, molto concentrato su ogni parola”. Bertrand Virieux, cofondatore di La Parole Libérée istituita esattamente dieci anni fa, nel 2016, ha sottolineato che l’eco di questa serata è “mondiale”, non solo “francese”. Anche lui si dice “davvero colpito da questo Papa” e dal “suo linguaggio non verbale, la sua profondità, il suo ascolto”. “Questo mi ha riconciliato”.

“Quando ho visto il Papa da vicino, non riuscivo a crederci. Perché a un certo punto ho avuto un sussulto”, ha confidato Jean-Marie Delbos, vittima e testimone chiave del grave caso del collegio Notre-Dame de Bétharram. “Nella mia vita non ho avuto grandi momenti di emozione, perché ho un carattere molto forte. Gli ho chiesto di benedire mia madre. E lì, quando lui ha visto in che stato mi trovavo, mi ha preso con entrambe le braccia. Non avrei mai pensato che fosse il Papa a stringermi. È stato un momento straordinario. Sono passati 65 anni da quando è successa quella cosa, quando ho perso la fede”.

Speranza nel cambiamento

“Non vado a Messa”, ha raccontato ancora Delbos. “Oggi sono stato a Messa per la prima volta dopo 60 anni. Già alla Messa, quando ho visto il Papa… ho avuto dei momenti di emozione. Vi giuro, quando ci ha riuniti e ha detto ‘vi benedico’, beh, ho fatto il segno della croce. Persino io, che sono notoriamente ateo”. Certo, l’incontro di oggi non è un punto di arrivo: “Per me – è ancora Delbos a parlare - sarà finita quando il fumo uscirà dal camino. Fino ad allora resterò qui, ma con una nuova visione di ciò che è la Chiesa, di ciò che è questo Papa che mi ha scosso”.

La percezione di tutti è che “questa volta è successo qualcosa”. Alcuni erano “scettici” o “temevano questo incontro”. Dopo essere usciti dalla Casa Vescovile, “ognuno di noi ha davvero avvertito una sensazione di una visione dell’eternità… È successo davvero qualcosa, è successo sulla terra”.

Una sensazione differente rispetto a quella di stamattina alla Messa dove, ha detto invece Véronique Garnier del collettivo Foi & Résilience, vittima di abusi del suo parroco a Nancy, “ero francamente a terra, insomma mi dicevo ‘ma cosa ci faccio qui?’. Poi, al contrario, il pomeriggio è stato semplice. Ci hanno detto che l'incontro era stato un po’ anticipato, [il Papa] è arrivato più velocemente del previsto”. “Io – ha riferito ancora una delle tre donne presenti all’incontro (le altre due hanno preferito mantenere l’anonimato) – ho provato sollievo perché ho potuto dirgli tutto quello che volevo, perché c'era più tempo; avevamo previsto all'inizio 2 o 3 minuti a testa, avevamo cronometrato tutto quanto. In realtà abbiamo avuto un sacco di tempo”. Quella del Papa, ha aggiunto Véronique, è “una presenza molto forte… Ci ha detto di mangiare i dolci, una cosa semplice, e ci ha dato la speranza che qualcosa possa cambiare. Non ci ascoltava in modo superficiale, con belle parole a cui non segue mai un granché. Il cambiamento penso sia la sua profondità della sua presenza, qualcosa di non verbale, il suo ascolto, il modo in cui accoglieva quello che gli raccontavamo, le reazioni rispetto a ciò che gli dicevamo”.

Un Papa attento e informato

Soprattutto la sensazione è stata di una persona informata di tutto: “È un giurista di formazione accademica. Era al corrente della mia storia e ha posto domande molto precise”, ha fatto eco Guillement. “Quindi si sente che è qualcuno che ha lavorato prima e lavorerà dopo. E ho percepito che è un uomo impegnato, infatti ha parlato di impegno. Ho anche sentito che era un uomo deciso. Sa che questo cambiamento, questa trasformazione richiederà del tempo. Non è ingenuo, sa che i fatti continueranno, e che bisogna rimanere vigili. E questo a me ha toccato molto, perché c'è al tempo stesso un lato molto emotivo, molto empatico, molto incentrato sulle emozioni e sull'ascolto, e allo stesso tempo un atteggiamento molto deciso, potente quando prende la parola”.

La sistematicità degli abusi

Una delle parole-chiave emerse durante l’incontro è stata quella della “sistematicità” con cui gli abusi si sono commessi in questi decenni nella Chiesa francese, come sono stati affrontati e come è stata messa in atto la prevenzione. Una parola preminente anche nel Rapporto Ciase del 2021. Il Papa, ha detto Olivier Mardi, “ha un’opinione molto chiara sulla dinamica sistemica, perché è un tema che colpisce ovviamente la Chiesa, ma anche l’insegnamento cattolico”. “Ciò che crea o che permette a questi individui di continuare a perpetrare abusi, è davvero la dimensione sistemica che esiste nell'istituzione, che è esistita, ma che esiste ancora”.

Ancora tanto lavoro da fare

“In Francia si è lavorato molto” e “il Papa ha riconosciuto in effetti che la Chiesa ha comunque fatto molto in Francia” e “che i vescovi francesi hanno avviato dei dispositivi che rendono la Francia un po’ pioniera sull’argomento”, ha sottolineato il gruppo. Ma “c’è ancora un’enorme quantità di lavoro da fare”. Lavoro e impegno, anche da parte del Papa: “Questo è stato davvero importante da sentire”.

Ora inizia quindi un cammino e Leone XIV “lo farà con noi”, hanno assicurato le vittime. “Noi abbiamo i nostri percorsi… Lui ha capito bene, è stato molto preciso sull'unire le forze con realtà esterne per lavorare insieme. E in questo ha reagito benissimo alle nostre proposte, richieste molto concrete”. Tante quelle presentate: “Naturalmente non ha risposto subito, ma sa che deve lavorare. E questo è piuttosto incoraggiante”. “Io – ha esclamato Delbos – ho proposto di sciogliere la Congregazione dei padri di Bétharram”, diffusa anche in Africa e in America Latina.

“Resteremo vigili”, è la promessa conclusiva degli ‘ospiti’ del Papa. “Oggi abbiamo fatto numerose richieste. Aspettiamo delle risposte”. Lourdes intanto rimane “una tappa fondamentale”.
(fonte: Vatican News, articolo di Salvatore Cernuzio 27/09/2026)

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* PREGHIERA DEL SANTO ROSARIO E PROCESSIONE AUX FLAMBEAUX

Alle ore 20.50 il Pontefice si è trasferito in auto al Santuario di Nostra Signora di Lourdes per presiedere la Preghiera del Santo Rosario con la processione aux flambeaux.

Dopo il Segno della croce e il Credo, la Preghiera del Santo Rosario con la processione, il Santo Padre Leone XIV ha pronunciato il Suo Discorso.

La cerimonia si è conclusa con l’Orazione, la Benedizione e la recita del Salve Regina.

Al termine, alle ore 22.00, il Papa si è trasferito in auto alla Casa Vescovile.

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Leone XIV: perseveriamo nel cammino della vita
guidati da Maria

Nell’esplanade del Santuario di Nostra Signora di Lourdes il Papa presiede la preghiera del Rosario durante la processione aux flambeaux facendosi “pellegrino fra i pellegrini”. La speranza è la luce che non abbandona mai i credenti in tutto l’arco della loro esistenza “spesso costellata di prove, ma già pervasa dalla gioia di sapere di essere figli di Dio, amati e salvati da Gesù”, dice il Pontefice, che indica i malati come testimoni privilegiati di tutto ciò. La Madonna un faro cui guardare


Brillano nella notte di Lourdes i flambeaux dei fedeli che insieme a Leone XIV pregano il Rosario nell’esplanade del Santuario dedicato a Maria. Sono radunati famiglie con bambini, giovani, anziani e malati, il popolo di Dio, variopinto, che riempie gli ampi spazi del luogo di culto. La “Signora vestita di bianco”, apparsa a Bernadette Soubirous nella grotta di Massabielle per la prima volta l’11 febbraio 1858, chiese nella tredicesima apparizione, il 2 marzo successivo, che si venisse in processione. Così anche questa sera, 27 settembre, e come ogni sera durante la stagione dei pellegrinaggi - dal 25 marzo all’1 novembre - si levano alla Vergine preghiere. A guidare i 50mila presenti il Papa, nella cittadina ai piedi dei Pirenei - seconda tappa del viaggio apostolico in Francia - da ieri.

Pellegrini e fedeli alla preghiera del Rosario al Santuario di Lourdes (@Vatican Media)

Suonano le campane alle 21 esatte, Leone arriva poco dopo dalla casa vescovile e raggiunta la grotta delle apparizioni si raccoglie in orazione per qualche istante, poi, indossata la stola sulla mozzetta rossa, da inizio al momento di preghiera intonando il Credo. Con una fiaccola nella mano destra e un rosario nella sinistra, il Papa si avvia in processione, preceduto dalla statua della Madonna - adornata ai piedi di anturi, gigli ed eustoma bianchi e rose gialle - davanti alla quale avanza una croce luminosa. Accanto a Leone il vescovo di Tarbes e Lourdes, monsignor Jean-Marc Micas, e il maestro delle Celebrazioni liturgiche pontificie, l'arcivescovo Diego Ravelli, dietro diversi presuli francesi, il rettore del Santuario, padre Michel Daubanes, sacerdoti, religiosi, religiose e laici, tra cui volontari, genitori con i loro figli, persone disabili.

Leone XIV in preghiera nella grotta delle apparizioni di Lourdes (@Vatican Media)

Terminata ogni decina, con le Ave Maria recitate in diverse lingue, risuona, corale, un canto alla Vergine, cui si associano tutti i presenti che levano insieme in alto i flambeaux illuminando il buio notturno. La processione si conclude nell'ampia piazza davanti alla Basilica di Nostra Signora del Rosario. I volontari presentano al Pontefice le intenzioni di preghiera dei pellegrini e le depongono davanti alla statua della Madonna, poi si prega la Madre Celeste: "Beata Vergine Maria ottieni al mondo la pace, mostra ai popoli la via della fraternità. Regina della pace, prega per noi".

Il Papa nella piazza adiacente la Basilica di Nostra Signora del Rosario (@Vatican Media)

Pellegrini verso la Madre del Cielo

Il suggestivo clima orante, spinge Leone ad esclamare, nel suo discorso, quanto sia “commovente vedere il popolo fedele, di generazione in generazione, rispondere con amore e fiducia al tenero invito della Vergine Maria”.

Quanto è consolante sentire i cristiani cantare inni pieni di fervore e di fede, e camminare, con un lume in mano, verso la loro Madre del Cielo, la Madre che Gesù ci ha donato sulla Croce. Rendo grazie al Signore di poter, a mia volta, rispondere questa sera all’appello della nostra Madre facendomi pellegrino tra i pellegrini.

Figli di Dio amati e salvati da Gesù

La riflessione del Pontefice muove proprio dalle fiammelle che accompagnano i credenti; la “luce” che “guida” e “attira è quella della speranza”, che mai abbandona mentre si percorre “il cammino di questa vita, spesso costellata di prove, ma già pervasa dalla gioia di sapere di essere figli di Dio, amati e salvati da Gesù”. A sperimentarlo sono anzitutto gli ammalati, dice il Papa.

Le persone malate sono testimoni privilegiati di questa trasfigurazione dell’esistenza, attraverso la fede e l’amore per Dio e per il prossimo. Bisogna venire qui a fare questa processione con voi, cari malati, per percepirne pienamente la realtà.

Il Papa mentre pronuncia il suo discorso (@Vatican Media)

Maria un faro nella notte

Lo ha fatto notare Pio XII, nella Lettera Enciclica Le pèlerinage de Lourdes, che in nessun “angolo della terra si è visto simile corteo di sofferenza” con “un eguale irradiarsi di pace, di serenità, di gioia” come nel piccolo centro lambito dal fiume Gave de Pau, ricorda Leone. È un “miracolo”, questo, che è “possibile” poiché Dio “dona” agli uomini “la grazia di percepire la presenza vivificante di Cristo, Cristo risorto” in mezzo a loro e “di volgere lo sguardo verso un futuro più lontano”, oltre l’orizzonte terreno”, che è “di felicità infinita” nell'eternità dell'Onnipotente. E la certezza di ottenerlo la si raggiunge se si resta “saldi nella fede e nella carità”. Da qui l'incoraggiamento, in particolare agli ammalati, a fare tesoro delle parole di san Paolo.

Tenete sempre a mente queste parole d’oro, cari malati: le sofferenze del tempo presente non sono paragonabili alla gloria che sarà rivelata in noi. Siamo quindi chiamati a perseverare nel nostro cammino, ancora e ancora, finché ci saranno concessi i giorni della nostra vita in questo mondo, in cui Maria ci precede. E correremo con fiducia verso di Lei, la cui Immacolata Concezione risplende come un faro nella notte.

Un momento della processione (@Vatican Media)

Il sostegno della Vergine nella vita del cristiano

L’invito di Leone è di lasciarsi condurre al Signore da Maria, Colei che proprio a Lourdes si è definita “l’Immacolata Concezione”, “con la massima umiltà, ma riconoscente a Dio per il privilegio assolutamente unico di cui ha goduto e che rappresenta per noi l’alba della salvezza”. Da Lei, che è stata preservata “da ogni traccia del peccato originale” ed è “nuova Eva su cui il demonio non avrà mai alcun potere”, “tutto ricomincia”, e allora “tutto torna ad essere possibile, per il mondo come per ciascuno di noi”. Per questo, spiega il Papa, “il suo sostegno e la sua intercessione non sono secondari per il cristiano che vuole accogliere la grazia della Redenzione ottenuta dal sangue di Gesù e lottare contro il male”.

Leone XIV mentre percorre l'esplanade (@Vatican Media)

Stella maris

E attinge a un'omelia di san Bernardo il Pontefice per sottolineare che Maria “è la stella del mare – Stella maris – che ci soccorre nelle tribolazioni”, nelle “burrasche” e “tempeste” della vita: “seguendo lei non ti smarrisci, pregando lei non ti disperi, pensando a lei non sbagli. Se Lei ti tiene, non cadi; se Lei ti protegge, non temi; se Lei ti guida, non ti stanchi, se Lei ti dà il suo fervore, tu arrivi al tuo fine”.

Uno scorcio dell'esplanade (@Vatican Media)

Affidare alla Madonna le intenzioni personali e per il mondo

Rivolgendosi, poi, a pellegrini e malati giunti “dalla Francia e da tutto il mondo per partecipare a questa processione di luce, fervida e serena”, Leone XIV incoraggia a presentare le “intenzioni più care e più urgenti” e quelle “personali” e “per il mondo” alla Madonna. “Contemplandola nella sua Immacolata Concezione” sgorgano “una gioia e una speranza invincibile”, conclude il Papa, “perché, rivestita del sole, con la luna sotto i piedi e coronata di stelle, Ella è gloriosa, potente; e, allo stesso tempo, umile, vicinissima a noi, è la Madre di Gesù, è nostra Madre”. Infine dalla spianata del Santuario di Nostra Signora di Lourdes l’ultima preghiera del Vescovo di Roma:

O Vergine Immacolata, fa’ che questa luce che teniamo in mano stasera non si spenga mai nelle nostre vite, ma che illumini il futuro, aprendoci fin da oggi alle promesse della Vita eterna.