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martedì 29 settembre 2026

VIAGGIO APOSTOLICO DI PAPA LEONE XIV IN FRANCIA E VISITA ALL'UNESCO (25-28 SETTEMBRE 2026) - domenica 27 pomeriggio/sera - Leone XIV - all' "Accueil Notre-Dame": "Qui Maria guarda ciascuno di noi come una persona unica" - alla processione aux flambeaux: "perseveriamo nel cammino della vita guidati da Maria" - Le vittime di abusi: "Dal Papa ascolto profondo. Era ferito dalle nostre storie" (cronaca/commento, testi e video)

VIAGGIO APOSTOLICO DI SUA SANTITÀ PAPA LEONE XIV IN FRANCIA
E VISITA ALLA SEDE DELL’ORGANIZZAZIONE DELLE NAZIONI UNITE
PER L’EDUCAZIONE, LA SCIENZA E LA CULTURA (UNESCO)

25-28 SETTEMBRE 2026

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Domenica, 27 settembre 2026
(pomeriggio/sera)

LOURDES

15:30 INCONTRO CON GLI OPERATORI E GLI ASSISTITI DELL’ACCUEIL NOTRE-DAME presso il Santuario di Nostra Signora di Lourdes
16:45 INCONTRO PRIVATO CON LE RELIGIOSE DI VITA CONTEMPLATIVA presso il Monastero del Carmelo di Lourdes
21:00 PREGHIERA DEL SANTO ROSARIO E PROCESSIONE AUX FLAMBEAUX presso il Santuario di Nostra Signora di Lourdes


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* INCONTRO CON GLI OPERATORI E GLI ASSISTITI DELL’ACCUEIL NOTRE-DAME 

Alle ore 15.15, il Santo Padre Leone XIV ha lasciato la Casa Vescovile per trasferirsi in auto all’Accueil Notre-Dame in occasione dell’incontro con gli operatori e gli assistiti della struttura.

Al suo arrivo, il Papa è stato accolto all’esterno della struttura dal Vescovo di Tarbes e Lourdes, S.E. Mons. Jean-Marc Micas, e dal responsabile della struttura, Mathias Terrier.

Dopo l’introduzione del Vescovo di Tarbes e Lourdes e le parole di benvenuto del responsabile della struttura, sono seguiti la testimonianza di un medico, un canto e la testimonianza di un’operatrice. Il Pontefice quindi ha pronunciato il Suo Discorso.

Al termine dell’incontro, dopo la consegna del dono, il Padre Nostro, la Benedizione e il canto finale, il Santo Padre ha raggiunto il quinto piano della struttura, dove ha incontrato brevemente alcuni malati e rappresentanti delle associazioni che operano nel Santuario e ha rivolto loro alcune parole di saluto e ringraziamento.

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Papa Leone XIV all' "Accueil Notre-Dame":
"Qui Maria guarda ciascuno di noi come una persona unica"

Momenti indimenticabili di questo incontro all'"Accueil Notre-Dame" di Lourdes. Papa Leone XIV accanto ai malati


Accueil Notre-Dame, un luogo che parla a tutti. E oggi anche a papa Leone XIV che dopo la celebrazione eucaristica di stamane, arriva in questo luogo dove le "persone fragili giungono da tutto il mondo superando molteplici ostacoli: pareri contrari, perplessità, difficoltà economiche, impossibilità logistiche e di trasporto. 750.000 persone malate o con disabilità hanno mantenuto qui dalla sua inaugurazione nel 1997, tra cui San Giovanni Paolo II nel 2004" come dice lo stesso Mathias Terrier, responsabile della struttura, nella presentazione al pontefice dell'istituto. Una storia importante quella di Lourdes che viene presentata - soprattutto nella sua veste spirituale - nelle parole del saluto di monsignor Jean-Marc Micas, Vescovo di Tarbes e Lourdes.

Momento toccante, forte, vibra tutta la carità del Vangelo in questo incontro. E le testimonianze che si sono alternate nell'incontro tra papa Leone XIV con gli animatori e le persone accolte presso l'Accueil Notre-Dame, toccano il cuore. Di tutti. E, ovviamente, anche dello stesso pontefice che è vicino a queste persone come il Cristo è vicino ai sofferenti, ai lebbrosi, ai bisognosi. Le parole di un medico, sembrano davvero dare una panoramica di ciò che Lourdes rappresenta per il mondo: "Ci permette di compiere il viaggio più bello andando incontro all'altro, e in particolare ai più fragili, che ci offrono il dono di rivelarci la nostra stessa debolezza. Dono meraviglioso di questa relazione di servizio reciproco, che può essere accolto solo vivendolo". E, la frase più toccante della sua testimonianza è anche la più semplice: “Servendo i nostri fratelli e sorelle malati, è Dio che serviamo”. A queste parole, fanno eco quelle di Marguerite Hourt, malata-lavoratrice della struttura, che nel 2016, a seguito di una caduta in bicicletta in un burrone, è diventata paraplegica. Da allora - come dice la stessa Marguerite - è “iniziato allora un lungo percorso fatto di dolore, disperazione, lotta e riabilitazione”. Ma le parole più toccanti le pronuncia alla fine del suo intervento: "Sono andata spesso a pregare alla Grotta, a gridare la mia disperazione e la mia rabbia. Ed è proprio alla Grotta che ho trovato conforto presso Lei. Una volta tornata a casa, ho lottato duramente per conquistare la mia indipendenza: guidare di nuovo, avere un appartamento tutto mio, imparare un nuovo mestiere, trovare un lavoro. Ho inviato decine di curriculum per trovare un impiego. Senza successo. Un giorno, senza crederci davvero, ho fatto domanda per un lavoro come addetta all'accoglienza al Santuario di Lourdes”. Questa è Lourdes.

Davanti a tutto questa umanità, il pontefice rimane visibilmente commosso. Il volto, dice tutto. Parla, forse quasi di più delle stesse parole che pronuncia a loro. Un volto, una carezza, un abbraccio, un sorriso diventano parole non scritte. E anche lui non nasconde la sua commozione, così come - come dice nel suo discorso - “qui la fragilità non viene nascosta, ma diventa luogo di un incontro sacro”. Prende spunto dal tema pastorale di quest'anno: «Rallegrati, piena di grazia: il Signore è con te», il saluto dell'angelo alla Vergine Maria. Questo messaggio - continua papa Leone XIV - “mette in luce questo meraviglioso scambio tra due sguardi, quello del messaggero del Signore e quello di Maria”. E nel soffermarsi sulla frase, «Il Signore è con te», papa Leone XIV vuole dare un chiaro messaggio agli operatori e alle persone accolte nella struttura. Dio ha per ognuno uno sguardo materno, sottolinea il papa, perché “nessuno è invisibile agli occhi di Dio”.

E, approfondendo sempre il tema del messaggio dell'angelo a Maria, papa Leone XIV, allora, apre il panorama, facendolo divenire ancora più vasto: “Al centro di questo incontro, è ciascuno di noi a scoprire di essere personalmente chiamato e profondamente destinato all'amore di Dio, che è fonte di vita”. Parla di dignità della persona, il pontefice e sottolinea che ogni persona è “degna” già per “il semplice fatto di esistere e di avere come fine l'eternità”.

Altro tema, già sottolineato al suo arrivo in Francia, è quello della vita: "Cari amici, siate servitori appassionati della vita! Nessuno ha il diritto, mai, "sulla base di algoritmi di laboratorio, di decidere della vita di un determinato embrione o di una determinata persona anziana! La medicina non potrà mai farsi serva della morte programmata!”, riprende il Discorso ai membri della Fondation Jérôme Lejeune, del 22 giugno 2026.

L'invito, infine, “a sviluppare senza sosta le strutture di cura palliativa e di ricerca; dall'altro ad accompagnare con tenerezza i malati, come avviene qui a Lourdes, dove medici, infermieri, barellieri, cappellani, équipe pastorali dei malati e tanti altri ancora esercitano la loro vocazione al servizio della dignità della persona umana, affinché il mondo abbia la vita”.

A suggello di questo incontro, la bellissima immagine dell'Annunciazione donata dal papa alla struttura, una riproduzione in ceramica invetriata della celebre opera realizzata da Andrea della Robbia nel 1475 per il Santuario francescano della Verna. Viene mostrata dal papa a tutta l'assemblea. E' l'unione di due luoghi profondamente legati allo spirito la Verna. Il monte del silenzio francescano e luogo delle stimmate di san Francesco, e Lourdes, dove Maria si mostrerà a Bernadette e dove, da generazioni, innumerevoli malati giungono portando le ferite del corpo e del cuore.

Il pontefice scende dal palco, va in mezzo ai malati: li abbraccia, li saluta ad uno ad uno. Un momento che Lourdes non dimenticherà. Un momento che parla più di mille parole. E' questa Lourdes, un respiro, una preghiera, la prossimità ai malati. Successivamente, ha raggiunto il quinto piano della struttura, dove ha salutato brevemente alcuni malati e i rappresentanti delle associazioni che lavorano nel Santuario, per poi trasferirsi a piedi al Monastero del Carmelo di Lourdes per un incontro privato con le Religiose di vita contemplativa.
(fonte: ACI stampa, articolo di Antonio Tarallo 27/09/2026)

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* INCONTRO PRIVATO CON LE RELIGIOSE DI VITA CONTEMPLATIVA

Successivamente, alle ore 16.30, si è trasferito a piedi al Monastero del Carmelo di Lourdes per l’incontro privato con le Religiose di vita contemplativa.


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* INCONTRO PRIVATO CON VITTIME DI VIOLENZE DA MEMBRI DELLA CHIESA

Poco dopo le 17:30, nella Casa Vescovile di Lourdes, Papa Leone XIV ha incontrato sette persone, quattro uomini e tre donne, vittime di abusi da parte di membri del clero e della Chiesa di Francia, accompagnate da S.E. Monsignor Gérard Le Stang, vescovo di Amiens, presidente del Consiglio per la prevenzione e la lotta contro la pedofilia in seno alla Conferenza episcopale di Francia.

Il Papa ha incontrato individualmente e in privato ciascuno di loro, dando ascolto alle loro storie, al dolore e alla sofferenza vissuta - talvolta purtroppo con la complicità o il silenzio di quanti avrebbero potuto aiutarli - e alle loro proposte perché questo non abbia a ripetersi. Con alcuni si è trattenuto per qualche momento in preghiera.

Al termine, poco dopo le 19:00, il Papa si è raccolto con tutti in una sala della Casa Vescovile, e ha rivolto loro alcune parole, ringraziando per la dolorosa testimonianza e ribadendo il proprio impegno perché il male vissuto non si ripeta per altri. Papa Leone ha espresso la propria vicinanza a loro, e, per loro tramite, a quanti hanno sofferto e soffrono ancora per le ferite degli abusi ricevuti. Infine, auspicando di poter lavorare insieme perché la comunità dei fedeli sia sempre più un luogo dove gli uomini e le donne, di ogni età, possano trovare conforto e guarigione, il Papa ha chiesto ai presenti di pregare per lui e impartito su di loro la sua benedizione. L’incontro è terminato alle ore 19:30 circa.”

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Le vittime di abusi a Lourdes:
"Dal Papa ascolto profondo. Era ferito dalle nostre storie"

Cinque delle sette vittime che oggi hanno incontrato Leone XIV a Lourdes hanno poi raccontato dettagli di questo momento di dialogo alla stampa internazionale. Tutti si sono detti colpiti dalla "empatia" del Pontefice e dalla conoscenza approfondita delle loro storie, della "sistematicità" dei casi di abuso negli anni e del lavoro da compiere: "Non è ingenuo, sa che bisogna rimanere vigili". Numerose le proposte presentate: "Incoraggiante sentire il suo impegno. Speriamo nel cambiamento"


Ci hanno messo un’ora prima di incontrare i giornalisti. Volevano prima interiorizzare l’emozione per l’incontro con il Papa, uomo dall’“ascolto profondo” e dalla “incredibile empatia”, “colpito” e “ferito” dalle storie ascoltate. Cinque delle sette vittime che hanno oggi avuto due ore di dialogo e preghiera con il Papa a Lourdes, in serata hanno incontrato un gruppo ristretto di testate internazionali - tra cui i media vaticani - in un hotel della cittadina dei Pirenei per raccontare quanto vissuto con Leone XIV e anche la preparazione di questo importante appuntamento.

Un incontro organizzato con il Papa

“Abbiamo lavorato per un mese per definire il format di questo incontro. Dovevamo vederlo per un’ora e invece lo abbiamo incontrato per un'ora e cinquanta”, ha detto Olivier Mardi, attivista e cofondatore di Voix Libérées de Touraine. “Avevamo chiesto che fosse diviso in due tempi: un primo momento collettivo e un secondo momento individuale (one-to-one). E ieri sera abbiamo ricevuto la risposta che il Papa desiderava vederci prima in un incontro privato e poi collettivo”.

“Era proprio una richiesta del Papa di avere un numero molto ridotto. Inizialmente cinque, poi siamo arrivati a sette”, ha spiegato Jérôme Guillement, aggredito da bambino da un sacerdote. Le sette vittime hanno preparato tutto insieme, tra loro e con Leone: “Le modalità sono state create direttamente con lui e con no. Come prendere la parola, come rivolgersi a lui, i temi che avremmo voluto raccontargli”.

Incontro trasformativo

Il risultato è stato l’appuntamento memorabile di questa sera: “La prima ora è stata molto intensa, visto che c'è stata una media di circa 15 minuti a persona”, racconta ancora Guillement. “Ha ricevuto molte richieste, ha ascoltato storie approfondite. E quello che si può semplicemente dire è che abbiamo sentito un uomo autenticamente in ascolto. Raramente ho incontrato qualcuno che avesse un ascolto così profondo”.

“Ha risposto esprimendo il suo impegno, prima di tutto sulle sue emozioni”, ha aggiunto Mardi. “Ha detto che era completamente colpito, profondamente ferito. Ha parlato di piaghe aperte, ancora aperte dopo aver incontrato le vittime spagnole. Era completamente in sintonia con le nostre storie. E penso che sia proprio questo l’aspetto trasformativo”.

Empatia profonda

Tutte e cinque le vittime si sono dette “toccate” da questa “empatia così profonda” da parte del Papa: “Senti che lui coglie il minimo dettaglio, che era attentissimo. Potrei persino dire che ama questo tipo di interazione, perché lo vedevo allo stesso tempo molto attento, molto concentrato su ogni parola”. Bertrand Virieux, cofondatore di La Parole Libérée istituita esattamente dieci anni fa, nel 2016, ha sottolineato che l’eco di questa serata è “mondiale”, non solo “francese”. Anche lui si dice “davvero colpito da questo Papa” e dal “suo linguaggio non verbale, la sua profondità, il suo ascolto”. “Questo mi ha riconciliato”.

“Quando ho visto il Papa da vicino, non riuscivo a crederci. Perché a un certo punto ho avuto un sussulto”, ha confidato Jean-Marie Delbos, vittima e testimone chiave del grave caso del collegio Notre-Dame de Bétharram. “Nella mia vita non ho avuto grandi momenti di emozione, perché ho un carattere molto forte. Gli ho chiesto di benedire mia madre. E lì, quando lui ha visto in che stato mi trovavo, mi ha preso con entrambe le braccia. Non avrei mai pensato che fosse il Papa a stringermi. È stato un momento straordinario. Sono passati 65 anni da quando è successa quella cosa, quando ho perso la fede”.

Speranza nel cambiamento

“Non vado a Messa”, ha raccontato ancora Delbos. “Oggi sono stato a Messa per la prima volta dopo 60 anni. Già alla Messa, quando ho visto il Papa… ho avuto dei momenti di emozione. Vi giuro, quando ci ha riuniti e ha detto ‘vi benedico’, beh, ho fatto il segno della croce. Persino io, che sono notoriamente ateo”. Certo, l’incontro di oggi non è un punto di arrivo: “Per me – è ancora Delbos a parlare - sarà finita quando il fumo uscirà dal camino. Fino ad allora resterò qui, ma con una nuova visione di ciò che è la Chiesa, di ciò che è questo Papa che mi ha scosso”.

La percezione di tutti è che “questa volta è successo qualcosa”. Alcuni erano “scettici” o “temevano questo incontro”. Dopo essere usciti dalla Casa Vescovile, “ognuno di noi ha davvero avvertito una sensazione di una visione dell’eternità… È successo davvero qualcosa, è successo sulla terra”.

Una sensazione differente rispetto a quella di stamattina alla Messa dove, ha detto invece Véronique Garnier del collettivo Foi & Résilience, vittima di abusi del suo parroco a Nancy, “ero francamente a terra, insomma mi dicevo ‘ma cosa ci faccio qui?’. Poi, al contrario, il pomeriggio è stato semplice. Ci hanno detto che l'incontro era stato un po’ anticipato, [il Papa] è arrivato più velocemente del previsto”. “Io – ha riferito ancora una delle tre donne presenti all’incontro (le altre due hanno preferito mantenere l’anonimato) – ho provato sollievo perché ho potuto dirgli tutto quello che volevo, perché c'era più tempo; avevamo previsto all'inizio 2 o 3 minuti a testa, avevamo cronometrato tutto quanto. In realtà abbiamo avuto un sacco di tempo”. Quella del Papa, ha aggiunto Véronique, è “una presenza molto forte… Ci ha detto di mangiare i dolci, una cosa semplice, e ci ha dato la speranza che qualcosa possa cambiare. Non ci ascoltava in modo superficiale, con belle parole a cui non segue mai un granché. Il cambiamento penso sia la sua profondità della sua presenza, qualcosa di non verbale, il suo ascolto, il modo in cui accoglieva quello che gli raccontavamo, le reazioni rispetto a ciò che gli dicevamo”.

Un Papa attento e informato

Soprattutto la sensazione è stata di una persona informata di tutto: “È un giurista di formazione accademica. Era al corrente della mia storia e ha posto domande molto precise”, ha fatto eco Guillement. “Quindi si sente che è qualcuno che ha lavorato prima e lavorerà dopo. E ho percepito che è un uomo impegnato, infatti ha parlato di impegno. Ho anche sentito che era un uomo deciso. Sa che questo cambiamento, questa trasformazione richiederà del tempo. Non è ingenuo, sa che i fatti continueranno, e che bisogna rimanere vigili. E questo a me ha toccato molto, perché c'è al tempo stesso un lato molto emotivo, molto empatico, molto incentrato sulle emozioni e sull'ascolto, e allo stesso tempo un atteggiamento molto deciso, potente quando prende la parola”.

La sistematicità degli abusi

Una delle parole-chiave emerse durante l’incontro è stata quella della “sistematicità” con cui gli abusi si sono commessi in questi decenni nella Chiesa francese, come sono stati affrontati e come è stata messa in atto la prevenzione. Una parola preminente anche nel Rapporto Ciase del 2021. Il Papa, ha detto Olivier Mardi, “ha un’opinione molto chiara sulla dinamica sistemica, perché è un tema che colpisce ovviamente la Chiesa, ma anche l’insegnamento cattolico”. “Ciò che crea o che permette a questi individui di continuare a perpetrare abusi, è davvero la dimensione sistemica che esiste nell'istituzione, che è esistita, ma che esiste ancora”.

Ancora tanto lavoro da fare

“In Francia si è lavorato molto” e “il Papa ha riconosciuto in effetti che la Chiesa ha comunque fatto molto in Francia” e “che i vescovi francesi hanno avviato dei dispositivi che rendono la Francia un po’ pioniera sull’argomento”, ha sottolineato il gruppo. Ma “c’è ancora un’enorme quantità di lavoro da fare”. Lavoro e impegno, anche da parte del Papa: “Questo è stato davvero importante da sentire”.

Ora inizia quindi un cammino e Leone XIV “lo farà con noi”, hanno assicurato le vittime. “Noi abbiamo i nostri percorsi… Lui ha capito bene, è stato molto preciso sull'unire le forze con realtà esterne per lavorare insieme. E in questo ha reagito benissimo alle nostre proposte, richieste molto concrete”. Tante quelle presentate: “Naturalmente non ha risposto subito, ma sa che deve lavorare. E questo è piuttosto incoraggiante”. “Io – ha esclamato Delbos – ho proposto di sciogliere la Congregazione dei padri di Bétharram”, diffusa anche in Africa e in America Latina.

“Resteremo vigili”, è la promessa conclusiva degli ‘ospiti’ del Papa. “Oggi abbiamo fatto numerose richieste. Aspettiamo delle risposte”. Lourdes intanto rimane “una tappa fondamentale”.
(fonte: Vatican News, articolo di Salvatore Cernuzio 27/09/2026)

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* PREGHIERA DEL SANTO ROSARIO E PROCESSIONE AUX FLAMBEAUX

Alle ore 20.50 il Pontefice si è trasferito in auto al Santuario di Nostra Signora di Lourdes per presiedere la Preghiera del Santo Rosario con la processione aux flambeaux.

Dopo il Segno della croce e il Credo, la Preghiera del Santo Rosario con la processione, il Santo Padre Leone XIV ha pronunciato il Suo Discorso.

La cerimonia si è conclusa con l’Orazione, la Benedizione e la recita del Salve Regina.

Al termine, alle ore 22.00, il Papa si è trasferito in auto alla Casa Vescovile.

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Leone XIV: perseveriamo nel cammino della vita
guidati da Maria

Nell’esplanade del Santuario di Nostra Signora di Lourdes il Papa presiede la preghiera del Rosario durante la processione aux flambeaux facendosi “pellegrino fra i pellegrini”. La speranza è la luce che non abbandona mai i credenti in tutto l’arco della loro esistenza “spesso costellata di prove, ma già pervasa dalla gioia di sapere di essere figli di Dio, amati e salvati da Gesù”, dice il Pontefice, che indica i malati come testimoni privilegiati di tutto ciò. La Madonna un faro cui guardare


Brillano nella notte di Lourdes i flambeaux dei fedeli che insieme a Leone XIV pregano il Rosario nell’esplanade del Santuario dedicato a Maria. Sono radunati famiglie con bambini, giovani, anziani e malati, il popolo di Dio, variopinto, che riempie gli ampi spazi del luogo di culto. La “Signora vestita di bianco”, apparsa a Bernadette Soubirous nella grotta di Massabielle per la prima volta l’11 febbraio 1858, chiese nella tredicesima apparizione, il 2 marzo successivo, che si venisse in processione. Così anche questa sera, 27 settembre, e come ogni sera durante la stagione dei pellegrinaggi - dal 25 marzo all’1 novembre - si levano alla Vergine preghiere. A guidare i 50mila presenti il Papa, nella cittadina ai piedi dei Pirenei - seconda tappa del viaggio apostolico in Francia - da ieri.

Pellegrini e fedeli alla preghiera del Rosario al Santuario di Lourdes (@Vatican Media)

Suonano le campane alle 21 esatte, Leone arriva poco dopo dalla casa vescovile e raggiunta la grotta delle apparizioni si raccoglie in orazione per qualche istante, poi, indossata la stola sulla mozzetta rossa, da inizio al momento di preghiera intonando il Credo. Con una fiaccola nella mano destra e un rosario nella sinistra, il Papa si avvia in processione, preceduto dalla statua della Madonna - adornata ai piedi di anturi, gigli ed eustoma bianchi e rose gialle - davanti alla quale avanza una croce luminosa. Accanto a Leone il vescovo di Tarbes e Lourdes, monsignor Jean-Marc Micas, e il maestro delle Celebrazioni liturgiche pontificie, l'arcivescovo Diego Ravelli, dietro diversi presuli francesi, il rettore del Santuario, padre Michel Daubanes, sacerdoti, religiosi, religiose e laici, tra cui volontari, genitori con i loro figli, persone disabili.

Leone XIV in preghiera nella grotta delle apparizioni di Lourdes (@Vatican Media)

Terminata ogni decina, con le Ave Maria recitate in diverse lingue, risuona, corale, un canto alla Vergine, cui si associano tutti i presenti che levano insieme in alto i flambeaux illuminando il buio notturno. La processione si conclude nell'ampia piazza davanti alla Basilica di Nostra Signora del Rosario. I volontari presentano al Pontefice le intenzioni di preghiera dei pellegrini e le depongono davanti alla statua della Madonna, poi si prega la Madre Celeste: "Beata Vergine Maria ottieni al mondo la pace, mostra ai popoli la via della fraternità. Regina della pace, prega per noi".

Il Papa nella piazza adiacente la Basilica di Nostra Signora del Rosario (@Vatican Media)

Pellegrini verso la Madre del Cielo

Il suggestivo clima orante, spinge Leone ad esclamare, nel suo discorso, quanto sia “commovente vedere il popolo fedele, di generazione in generazione, rispondere con amore e fiducia al tenero invito della Vergine Maria”.

Quanto è consolante sentire i cristiani cantare inni pieni di fervore e di fede, e camminare, con un lume in mano, verso la loro Madre del Cielo, la Madre che Gesù ci ha donato sulla Croce. Rendo grazie al Signore di poter, a mia volta, rispondere questa sera all’appello della nostra Madre facendomi pellegrino tra i pellegrini.

Figli di Dio amati e salvati da Gesù

La riflessione del Pontefice muove proprio dalle fiammelle che accompagnano i credenti; la “luce” che “guida” e “attira è quella della speranza”, che mai abbandona mentre si percorre “il cammino di questa vita, spesso costellata di prove, ma già pervasa dalla gioia di sapere di essere figli di Dio, amati e salvati da Gesù”. A sperimentarlo sono anzitutto gli ammalati, dice il Papa.

Le persone malate sono testimoni privilegiati di questa trasfigurazione dell’esistenza, attraverso la fede e l’amore per Dio e per il prossimo. Bisogna venire qui a fare questa processione con voi, cari malati, per percepirne pienamente la realtà.

Il Papa mentre pronuncia il suo discorso (@Vatican Media)

Maria un faro nella notte

Lo ha fatto notare Pio XII, nella Lettera Enciclica Le pèlerinage de Lourdes, che in nessun “angolo della terra si è visto simile corteo di sofferenza” con “un eguale irradiarsi di pace, di serenità, di gioia” come nel piccolo centro lambito dal fiume Gave de Pau, ricorda Leone. È un “miracolo”, questo, che è “possibile” poiché Dio “dona” agli uomini “la grazia di percepire la presenza vivificante di Cristo, Cristo risorto” in mezzo a loro e “di volgere lo sguardo verso un futuro più lontano”, oltre l’orizzonte terreno”, che è “di felicità infinita” nell'eternità dell'Onnipotente. E la certezza di ottenerlo la si raggiunge se si resta “saldi nella fede e nella carità”. Da qui l'incoraggiamento, in particolare agli ammalati, a fare tesoro delle parole di san Paolo.

Tenete sempre a mente queste parole d’oro, cari malati: le sofferenze del tempo presente non sono paragonabili alla gloria che sarà rivelata in noi. Siamo quindi chiamati a perseverare nel nostro cammino, ancora e ancora, finché ci saranno concessi i giorni della nostra vita in questo mondo, in cui Maria ci precede. E correremo con fiducia verso di Lei, la cui Immacolata Concezione risplende come un faro nella notte.

Un momento della processione (@Vatican Media)

Il sostegno della Vergine nella vita del cristiano

L’invito di Leone è di lasciarsi condurre al Signore da Maria, Colei che proprio a Lourdes si è definita “l’Immacolata Concezione”, “con la massima umiltà, ma riconoscente a Dio per il privilegio assolutamente unico di cui ha goduto e che rappresenta per noi l’alba della salvezza”. Da Lei, che è stata preservata “da ogni traccia del peccato originale” ed è “nuova Eva su cui il demonio non avrà mai alcun potere”, “tutto ricomincia”, e allora “tutto torna ad essere possibile, per il mondo come per ciascuno di noi”. Per questo, spiega il Papa, “il suo sostegno e la sua intercessione non sono secondari per il cristiano che vuole accogliere la grazia della Redenzione ottenuta dal sangue di Gesù e lottare contro il male”.

Leone XIV mentre percorre l'esplanade (@Vatican Media)

Stella maris

E attinge a un'omelia di san Bernardo il Pontefice per sottolineare che Maria “è la stella del mare – Stella maris – che ci soccorre nelle tribolazioni”, nelle “burrasche” e “tempeste” della vita: “seguendo lei non ti smarrisci, pregando lei non ti disperi, pensando a lei non sbagli. Se Lei ti tiene, non cadi; se Lei ti protegge, non temi; se Lei ti guida, non ti stanchi, se Lei ti dà il suo fervore, tu arrivi al tuo fine”.

Uno scorcio dell'esplanade (@Vatican Media)

Affidare alla Madonna le intenzioni personali e per il mondo

Rivolgendosi, poi, a pellegrini e malati giunti “dalla Francia e da tutto il mondo per partecipare a questa processione di luce, fervida e serena”, Leone XIV incoraggia a presentare le “intenzioni più care e più urgenti” e quelle “personali” e “per il mondo” alla Madonna. “Contemplandola nella sua Immacolata Concezione” sgorgano “una gioia e una speranza invincibile”, conclude il Papa, “perché, rivestita del sole, con la luna sotto i piedi e coronata di stelle, Ella è gloriosa, potente; e, allo stesso tempo, umile, vicinissima a noi, è la Madre di Gesù, è nostra Madre”. Infine dalla spianata del Santuario di Nostra Signora di Lourdes l’ultima preghiera del Vescovo di Roma:

O Vergine Immacolata, fa’ che questa luce che teniamo in mano stasera non si spenga mai nelle nostre vite, ma che illumini il futuro, aprendoci fin da oggi alle promesse della Vita eterna.




VIAGGIO APOSTOLICO DI PAPA LEONE XIV IN FRANCIA E VISITA ALL'UNESCO (25-28 SETTEMBRE 2026) - domenica 27 mattina - Leone XIV - ai Vescovi: la voce della Chiesa sia coraggiosa e libera nel dibattito pubblico - a Messa: «Qui nessuna fragilità viene respinta» - all'Angelus: nel mese di ottobre preghiamo perché "cessino le guerre e si faccia pace tra i popoli in conflitto" (cronaca/commento, testi e video)

VIAGGIO APOSTOLICO DI SUA SANTITÀ PAPA LEONE XIV IN FRANCIA
E VISITA ALLA SEDE DELL’ORGANIZZAZIONE DELLE NAZIONI UNITE
PER L’EDUCAZIONE, LA SCIENZA E LA CULTURA (UNESCO)

25-28 SETTEMBRE 2026

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Domenica, 27 settembre 2026
(mattina)

LOURDES

09:00 INCONTRO CON I VESCOVI DELLA CONFERENZA EPISCOPALE DI FRANCIA presso l’emiciclo “Sainte-Bernadette” del Santuario di Nostra Signora di Lourdes
11:00 SANTA MESSA nella Prairie del Santuario di Nostra Signora di Lourdes
ANGELUS


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* INCONTRO CON I VESCOVI DELLA CONFERENZA EPISCOPALE DI FRANCIA

Alle ore 8.50, il Santo Padre Leone XIV si è trasferito in auto all’emiciclo Sainte-Bernadette del Santuario di Nostra Signora di Lourdes per l’incontro con i Vescovi della Conferenza Episcopale di Francia.
Al Suo arrivo il Papa è stato accolto dal Presidente della Conferenza Episcopale di Francia, Em.mo Card. Jean-Marc Aveline, e insieme, hanno raggiunto l’interno dell’emiciclo.
Dopo le parole di benvenuto del Presidente della Conferenza Episcopale di Francia, il Pontefice ha pronunciato il Suo Discorso. Al termine, è stato consegnato un dono al Santo Padre.
Quindi Papa Leone XIV ha salutato i Vescovi della Conferenza Episcopale di Francia e, alle ore 10.00, si è trasferito in auto alla Prairie del Santuario di Nostra Signora di Lourdes per la celebrazione della Santa Messa.

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Leone XIV: la voce della Chiesa sia coraggiosa 
e libera nel dibattito pubblico

A Lourdes, incontro privato del Papa con i vescovi francesi. L'invito è ad essere voce profetica in un Occidente segnato da "un'inquietante polarizzazione, un declino della fratellanza, della cordialità e della qualità della vita sociale, nonché una recrudescenza della violenza, delle disuguaglianze e della povertà". Sul "doloroso flagello" degli abusi del clero sui minori, l'esortazione a perseverare nella ricerca di verità, giustizia, perdono, riparazione e prevenzione


All'insegna dell'amorevole fiducia riposta nella Madre di Dio e della Chiesa, nell'emiciclo “Sainte-Bernadette” del santuario di Nostra Signora di Lourdes, il lungo discorso di Leone rivolto nell'incontro privato alla Conferenza episcopale francese è l'esplicitazione più ampia del motto del viaggio apostolico Oltralpe. In una terra che ha dato un fortissimo impulso alla "maturazione irreversibile della consapevolezza del valore inalienabile della persona umana", alla fioritura di santi e a un "formidabile" slancio missionario, non si può cedere a stanchezze o rassegnazioni. Il Papa lo sottolinea nel primo appuntamento della terza giornata del suo viaggio apostolico in Francia, dopo aver sostato alcuni istanti davanti alla foto di una scultura - svelata nel novembre 2021 - che ritrae un bambino che piange, simbolo degli abusi commessi sui minori dal clero o in contesti ecclesiali. Tema su cui, come era atteso che facesse, il Papa interviene confermando il criterio della "massima vigilanza".

Il Papa parla ai vescovi (@Vatican Media)

Il corale canto allo Spirito Santo, all'inizio dell'incontro a porte chiuse, introduce il saluto del presidente della Conferenza episcopale, cardinale Jean-Marc Aveline, che offre un quadro più che esauriente della condizione attuale della Chiesa nel Paese, tanto che, dopo le sue parole, il Papa si lascia andare e a braccio dice: "Il Presidente ha detto tutto! Non bisogna parlare!". Legge, invece, interamente il testo preparato incoraggiando i vescovi, in ogni ambito della vita sociale, a "difendere la libertà e il diritto della Chiesa a evangelizzare" in un mondo segnato sempre più da "un'inquietante polarizzazione" e da "un declino della fratellanza". E mentre in migliaia persone malate, disabili, accompagnatori e operatori pastorali, si radunano dall'alba per partecipare alla Messa domenicale nella Prairie del Santuario, il Successore di Pietro sottolinea ai presuli che ripartire dall’approfondimento della vita di fede all’interno delle famiglie è una delle chiavi per "risolvere molte delle crisi che la Chiesa e le nostre società stanno attraversando", compresa quella del calo delle vocazioni alla vita consacrata.

Riconoscere gli errori con amore della Verità

Il ringraziamento del Pontefice ai pastori della Chiesa in Francia è particolarmente sentito quando richiama alcuni momenti "molto difficili" sperimentati dalla Conferenza episcopale locale. Parla del "doloroso flagello degli abusi sui minori commessi da membri del clero o nel contesto ecclesiale" e riconosce le misure adottate per favorire una cultura della prevenzione e della protezione "contro questi crimini"; contestualmente, indica che la via dell'ascolto, della ricerca della verità, della giustizia, del perdono e della riparazione è quella giusta su cui continuare.

“È necessario proseguire sulla strada intrapresa, mantenendo la massima vigilanza”

"Alzatevi dunque con speranza - l'invito del Papa - e non stancatevi mai di annunciare il Vangelo!".

[...] vi esorto, cari fratelli, a dare prova di coraggio, audacia e creatività missionaria. Non lasciatevi scoraggiare dagli errori, dalle incoerenze, e nemmeno dalle cadute che hanno segnato la storia di questo Popolo in cammino. Abbiate sempre il coraggio di riconoscere gli errori con amore della Verità e determinazione nel medicare le ferite con la carità del Buon Pastore, che conosce le sue pecore e le chiama ciascuna per nome.

La voce della Chiesa è sempre attesa e necessaria

L'accento posto dal Papa sul contributo dato dalla Chiesa all'edificazione della nazione è utile per precisare che l'autorevolezza profetica non può essere taciuta:

Ecco perché la sua voce ha pienamente diritto ad essere presente nel dibattito pubblico in Francia; essa possiede, per sua natura, un’autorevolezza profetica. Anche se non sempre è intesa, è comunque attesa. Anche se non sempre è seguita, particolarmente su questioni essenziali, che toccano i fondamenti della civiltà, nondimeno è necessaria; non ne dubitate!

I presuli francesi in ascolto di Leone XIV (@Vatican Media)

Libertà di culto

Leone XIV si sofferma, come ha fatto fin dal primo discorso alle autorità del Paese, sul "contesto di laicità molto particolare, frutto di una storia turbolenta, oggi pacificata, ma che deve consentire alla Chiesa di compiere la sua missione". Comprendendo l'equilibrio non facile in cui si inserisce il ruolo dell'annuncio evangelico, il Papa insiste:

Vi invito ad essere vigilanti, per difendere la libertà e il diritto della Chiesa a evangelizzare, a educare alla vera libertà e a praticare pubblicamente il culto, affinché, in modo visibile, la carità possa essere esercitata nel nome di Gesù Cristo.

Inquietante polarizzazione e declino della fratellanza

Il rinnovamento della Chiesa in Francia passa attraverso la riappropriazione del patrimonio di fede da parte dei battezzati. È il presupposto per rilanciare, senza timidezze, il contributo alla concordia quanto mai necessario in questo tempo.

Il messaggio di pace che ha la sua fonte in Gesù è tanto più atteso in quanto si constata, in Francia come altrove in Occidente, un’inquietante polarizzazione, un declino della fratellanza, della cordialità e della qualità della vita sociale, nonché una recrudescenza della violenza, delle disuguaglianze e della povertà.

Far crescere comunità vivaci di giovani

Non perdere di vista i giovani, rimarca ancora Leone, che hanno sete di conoscere Gesù.

È importante che abbiate cura di accompagnare questa grazia, in particolare attraverso l’accoglienza dei giovani in comunità vivaci, che praticano la carità e vivono la solidarietà; e attraverso un solido insegnamento dottrinale radicato nella Parola di Dio, che permetta loro di affrontare obiezioni e dubbi.

La sosta in preghiera davanti alla foto di un bambino che piange, simbolo degli abusi sui minori (@Vatican Media)

Non rinunciare al progetto educativo centrato su Cristo

Una speciale attenzione è riservata dal Papa all'aspetto educativo, cruciale per formare nuove generazioni capaci di vivere una feconda apertura alla multiculturalità e, nel contempo, capaci di valorizzare appieno il deposito fidei ereditato. Da qui, la precisazione ai vescovi:

È positivo che gli istituti di insegnamento cattolici siano ampiamente aperti a coloro che non condividono la nostra fede. Questa accoglienza generosa e rispettosa della libertà di coscienza di ciascuno promette grande fecondità per tutti, per la società e per la Chiesa stessa. Tuttavia, l’insegnamento cattolico non può, in alcun modo, rinunciare al proprio progetto educativo, un progetto incentrato su Cristo che mira allo sviluppo integrale della persona umana in tutte le sue dimensioni: spirituale, culturale, intellettuale, morale e sociale.
(fonte: Vatican News, articolo di Antonella Palermo 27/09/2026)

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* SANTA MESSA nella Prairie del Santuario di Nostra Signora di Lourdes 

Alle ore 10.15 il Santo Padre è giunto alla Prairie del Santuario di Nostra Signora di Lourdes e sale a bordo dell’auto aperta per compiere un giro tra i 150mila fedeli, quindi, è entrato in Sagrestia per prepararsi per la Santa Messa.

Dopo i Riti di introduzione e la Liturgia della Parola, il Papa ha pronunciato la Sua Omelia.

Al termine della Celebrazione Eucaristica, dopo le parole del Vescovo di Tarbes e Lourdes, S.E. Mons. Jean-Marc Micas, il Pontefice ha recitato la preghiera dell’Angelus con i Fedeli.





In seguito Papa Leone XIV si è trasferito in auto alla Casa Vescovile per il pranzo in privato.

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Leone a Lourdes: «Qui nessuna fragilità viene respinta»

Dalla Prairie del Santuario di Nostra Signora di Lourdes, il Pontefice invita malati e pellegrini a diventare «missionari della speranza». I vescovi pronti ad ascoltare le vittime di abusi

REUTERS

«Le vostre stampelle, le vostre sedie a rotelle, le vostre lacrime nascoste non sono ostacoli: sono il luogo per eccellenza in cui siete pienamente rispettati, accolti e trasfigurati dall'amore infinito di Dio». Papa Leone, nell’omelia della messa celebrata sulla Prairie del Santuario di Nostra Signora di Lourdes, si rivolge direttamente ai malati.

Il santuario di Lourdes, all'alba, quando i pellegrini cominciano ad avvicinarsi alla grotta delle apparizioni

Scende il silenzio, dopo i canti di accoglienza e la preghiera. Un silenzio pieno, quello degli oltre 150 mila pellegrini (quattromila quelli italiani arrivati con il Pellegrinaggio nazionale dell’Unitalsi) giunti dalla Francia e da tutto il mondo, dei volontari degli ospitali, dei sofferenti nel corpo e nello spirito che sono venuti fino alla grotta dove Bernadette, a 14 anni disse di aver visto una Signora vestita di bianco. Dopo l’umidità della notte, il sole riscalda i fedeli. In tanti indossano la maglietta con scritto “Géneration Léon”.

Un gruppo di pellegrini indossa la maglietta in onore di papa Leone

Il Papa ha appena concluso il suo incontro con i vescovi della Francia. A loro ha parlato francamente, a porte chiuse. Uno dei nodi che l’episcopato sta affrontando è quello degli abusi. Leone, nel pomeriggio, ha fissato un incontro con le vittime. «Un incontro che ci aiuta a capire cosa fare. Innanzitutto ascoltare le vittime in modo da essere più preparati a rispondere nel modo giusto, a riparare, ad avere cura, a progredire nella vigilanza», ha spiegato il portavoce della Conferenza episcopale francese, monsignor Pierre-Anotine Bozo. «Non possiamo ignorare la questione, essa deve sempre far parte delle nostre preoccupazioni». In un santuario che ha coperto i mosaici di Rupnik dopo le accuse di abusi, e che, dice sempre il portavoce, «ha avuto attenzione alla tante persone che soffrono e per le quali l’accoglienza era diventata complicata con queste opere in bella mostra», il vescovo di Lourdes sta valutando come procedere dopo questa prima tappa. «Penso che proporrà qualcosa di bello dopo questo primo passo perché ci sono tanti artisti che possono intervenire».

L'altare preparato per la messa sulla Prairie del Santuario di Nostra Signora di Lourdes

La bellezza, l’arte sono visibili mentre il Papa continua l’omelia. Lo ascoltano i tanti arrivati sulle carrozzine blu allineate l’una accanto all’altra, i giovani e gli anziani, le famiglie.

«Qui, nessuna fragilità viene respinta», dice Leone. Questo è il luogo di «una professione di fede nella bellezza e nella sacralità della vita». Non un luogo dove si viene per guarire, ma dove si viene per essere accolti. La differenza è enorme, e in un tempo come il nostro — che davanti alla malattia, alla sofferenza, alla vecchiaia sembra voler ridefinire il valore della vita umana, quasi che essa valga solo finché è efficiente, autonoma, produttiva — questa differenza diventa una provocazione. La Grotta di Massabielle, dice il Papa, «si erge come un santuario della speranza cristiana».
Il Papa, poi, ricorda la promessa che fece Maria a Bernadette: «Non ti prometto di essere felice in questo mondo, ma nell'altro». Una promessa fatta a tutti anche oggi. «La vita eterna è una promessa solida e certa», sottolinea Leone. Non un'illusione, non un palliativo per chi soffre. Una promessa già pagata, con la croce e la risurrezione, e rinnovata ogni giorno nella grazia del battesimo.
Ma non è una promessa che si riceve passivamente. L’ostacolo più grande alla realizzazione di questo amore è il peccato, «il ripiegamento su se stessi». E torna l'appello che Maria ripeté tre volte, qui, davanti a quella ragazzina: «Penitenza! Penitenza! Penitenza!». Non una parola cupa, spiega, ma un'opera «suscitata dall'amore nella solidarietà con il genere umano». Anche per i peccatori. Anche per un mondo che va male, dilaniato da conflitti che «distruggono tante vite innocenti».

Così i malati, i sofferenti, diventano il cuore della Chiesa. «Il vostro ruolo è insostituibile», dice loro il Papa. Le pene di chi soffre, vissute in spirito di offerta, entrano in quel cammino redentore di cui il mondo ha tanto bisogno.

E infine l’invito a ripartire rinnovati: «Ripartirete come missionari della speranza», conclude il Papa. È il miracolo di questo posto: È il miracolo di questo luogo: «Suscitare la gioia della speranza proprio nel cuore della prova e del dolore».
(fonte: Famiglia Cristiana, articolo di Annachiara Valle 27/09/2026)

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OMELIA DEL SANTO PADRE LEONE XIV

Prairie del Santuario di Nostra Signora di Lourdes
Domenica, 27 settembre 2026


Fratelli e sorelle, pellegrini provenienti dalla Francia e da tutto il mondo, guardandovi questa mattina, riuniti nella casa della nostra Madre, vedo il volto universale della Chiesa. Alcuni di voi hanno attraversato continenti, superato fatiche, portato le vostre gioie e i vostri fardelli fino a questa Grotta santa. Che gioia essere insieme, un solo cuore, un’unica famiglia!

Desidero rivolgere un saluto particolare ai pellegrini giunti da tutte le province e Diocesi della Francia. Oggi calpestate il suolo di questa terra benedetta che ha ricevuto tante grazie. Possa questo pellegrinaggio ravvivare la fiamma della fede nelle vostre case e nelle vostre parrocchie. Portate il conforto di Lourdes ai vostri vicini, ai vostri cari e a tutto il popolo francese.

I testi che la Liturgia ci propone in questa domenica toccano un aspetto centrale del messaggio che la Vergine Maria è venuta a confidare a Santa Bernadette: un invito alla conversione, al tempo stesso tenero e pressante. Nel Vangelo, Gesù rivolge uno sguardo di verità e di profonda tristezza ai cuori chiusi: «non vi siete nemmeno pentiti» (Mt 21,32). Perché questa ferita nel cuore di Cristo? Perché Dio non vuole la perdizione dei suoi figli. Il profeta Ezechiele ce lo ricorda: «Se il giusto si allontana dalla giustizia e commette il male e a causa di questo muore, egli muore appunto per il male che ha commesso», mentre se si converte, se «ha riflettuto, si è allontanato da tutte le colpe commesse: egli certo vivrà e non morirà» (cfr Ez 18,26.28). Ecco perché gli appelli alla penitenza risuonano nelle Sacre Scritture e attraversano tutta la predicazione del Vangelo nel corso dei secoli. Essi assumono un’importanza salutare per manifestarne l’urgenza e la necessità: è oggi – non domani – che bisogna convertirsi; è oggi il momento favorevole, il giorno della salvezza (cfr 2Cor 6,2). Sì, Dio desidera che l’uomo viva, che apra gli occhi e torni a Lui. Convertirsi significa abbandonare le vie dell’errore per abbracciare la Via della Vita, aprendo così il nostro cuore all’unica Gioia che non passa.

Gesù stesso non usa mezzi termini quando esorta alla penitenza, come ci riferisce, ad esempio, San Luca: «Se non vi convertite, perirete tutti» (13,5). Ma Egli allarga l’orizzonte della vita terrena a quello della vita eterna. Mentre la felicità quaggiù è una realtà effimera, relativa, a volte purtroppo inaccessibile per alcuni, la vera felicità è promessa a tutti, nella speranza, e dovrebbe essere l’oggetto principale della nostra ricerca, dei nostri sforzi e delle nostre scelte. La Vergine Maria non disse forse a Santa Bernadette: «Non ti prometto di essere felice in questo mondo, ma nell’altro»?

Questa promessa, proclamata proprio qui, risuona con particolare forza in questa terra di Francia e scuote le nostre mentalità contemporanee. In questo momento storico, all’interno di una società alla ricerca del progresso e del benessere materiale, ma talvolta tentata di dimenticare l’orizzonte dell’eternità, Maria viene a ricordarci la grandezza e la portata della nostra vocazione alla vita, alla vita eterna. Davanti alle correnti attuali che cercano di ridefinire il valore della vita umana di fronte alla malattia, alla sofferenza o alla vecchiaia, la Grotta di Massabielle si erge come un santuario della speranza cristiana. Qui, nessuna fragilità viene respinta. Le vostre stampelle, le vostre sedie a rotelle, le vostre lacrime nascoste non sono ostacoli: sono il luogo per eccellenza in cui siete pienamente rispettati, accolti e trasfigurati dall’amore infinito di Dio. Lourdes è il luogo benedetto di una professione di fede nella bellezza e nella sacralità della vita, poiché qui essa è accolta come un dono prezioso di Dio, chiamato a fiorire per l’eternità nell’amore del Padre.

«Te lo prometto»! Sì, la vita eterna è una promessa solida e certa che il Signore ci fa. Ce l’ha già ottenuta con la sua morte sulla croce e la sua risurrezione, e la realizza ogni giorno in noi attraverso la grazia del battesimo. È alla nostra portata, ma spetta a noi accoglierla liberamente, afferrarla, non ostacolarla; ma l’ostacolo alla grazia e alla vita eterna, l’unico ostacolo a questo amore, è il peccato, il ripiegamento su sé stessi, quel rifiuto di Dio che ci rinchiude nelle nostre stesse tenebre! È quindi in gioco la nostra responsabilità personale, ed è grande. Dio ci ha voluti liberi, perché la libertà è una condizione dell’amore; non si può amare per costrizione. Questa libertà che ci è donata, dobbiamo impegnarla in un «sì» a Cristo e, con l’aiuto della sua grazia, sulle orme di Maria; un «sì» incessantemente rinnovato, fino al nostro ultimo respiro: «adesso e nell’ora della nostra morte…», diciamo nell’Ave Maria.

Ritroviamo l’insistente appello alla conversione nelle parole che Maria pronunciò proprio qui: «Penitenza! Penitenza! Penitenza!». Ripete la parola tre volte… E invita Bernadette a compiere alcuni gesti. Perché mai? Siamo forse lenti a capire? Ci riteniamo troppo facilmente senza peccato? Non la pratichiamo abbastanza? La Vergine ci chiede di fare penitenza, non solo per noi stessi, che ne abbiamo bisogno, ma anche «per i peccatori», per un mondo che va male. Come potrebbero i nostri cuori non sentirsi interpellati di fronte ai conflitti sempre più diffusi, che distruggono tante vite innocenti? Eppure il male che affligge la nostra epoca proviene dal cuore dell’uomo, Dio non ne è responsabile: “Non è la mia condotta che non è retta – dice ai figli d’Israele –, ma la vostra” (cfr Ez 18,25). Sono quindi i cuori degli uomini che bisogna cambiare, a cominciare dal nostro.

La penitenza è un’opera suscitata dall’amore nella solidarietà con il genere umano: amore per Dio, di cui si vuole riparare la ferita del Cuore causata dai nostri peccati; amore per tutti i nostri fratelli che non ascoltano questa chiamata alla conversione e che le loro colpe trascinano verso la morte. Questa esigenza di conversione coinvolge la Chiesa stessa nel suo pellegrinaggio terreno. Essa deve avere il coraggio di vivere questa conversione in primo luogo. Per guarire dalle ferite profonde, dalle infedeltà e dai dolorosi smarrimenti commessi al suo interno, dobbiamo porci umilmente sotto lo sguardo purificatore del Signore. Riconoscere i nostri errori è indispensabile per la crescita spirituale, come scriveva sant’Agostino: «Ti dispiaccia sempre ciò che sei, se vuoi guadagnare ciò che non sei » (Sermo 169, 15.18).

Il richiamo della nostra Madre al dovere della preghiera e della conversione ci riempie di grande speranza, poiché ci indica il modo per cambiare il corso delle cose, che non è altro che quello di unirci alla passione di Cristo. Cari malati che conoscete la sofferenza, così numerosi a Lourdes, avete la possibilità di vivere le vostre pene e i vostri dolori in questo spirito di offerta per entrare in quel cammino redentore di cui il mondo ha tanto bisogno. In questo senso siete davvero nel cuore della Chiesa, e il vostro ruolo è insostituibile

Pellegrini, fratelli e sorelle, non ripartirete da Lourdes come siete arrivati: ripartirete come missionari della speranza. È il miracolo di questo luogo: suscitare la gioia della speranza proprio nel cuore della prova e del dolore. La Vergine Maria risana i nostri sguardi e trasfigura i nostri cuori donando loro la pace. Siate, nei vostri paesi, nelle vostre Diocesi e nelle vostre famiglie, testimoni attivi di questa forza e di questa tenerezza divine, che ci permettono di proseguire il cammino e di raggiungere la meta. Sostenuti dalla preghiera dei malati e dall’amore della nostra Madre, camminate con fiducia verso il futuro. Non temete le tempeste del mondo: la Santa Madre di Dio veglia sul vostro cammino, avvolge la Chiesa nel suo manto di tenerezza e, come radiosa Stella del mattino, guida i vostri passi per farvi nascere, nella gioia, alla vita stessa del suo Figlio Gesù.

Amen.

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* ANGELUS

Al termine della Santa Messa nella Prairie del Santuario di Nostra Signora di Lourdes, il Santo Padre Leone XIV ha recitato la Preghiera dell’Angelus con i fedeli e i pellegrini convenuti.

ANGELUS
AL TERMINE DELLA MESSA

Cari fratelli e sorelle,

saluto con affetto tutti voi che avete partecipato a questa celebrazione eucaristica. Grazie della vostra presenza! Ed estendo il mio saluto a quanti, specialmente malati, si sono uniti a noi attraverso i media.

Ora pregheremo insieme l’Angelus, preghiera semplice e stupenda, che ci aiuta a vivere ogni giorno in adesione alla volontà di Dio, sul modello della Vergine Maria.

Prima di farlo vorrei rivolgere un appello che sento forte nell’animo trovandomi in questo luogo. Qui l’Immacolata si è mostrata a santa Bernadette con la corona del Rosario e ha come guidato la sua preghiera. Per questo oggi invito tutti i fedeli e tutte le comunità cristiane a pregare il santo Rosario, durante il prossimo mese di ottobre, con la particolare intenzione che cessino le guerre e si faccia pace tra i popoli in conflitto. Accompagniamo la preghiera con atti concreti di penitenza e di misericordia e con l’impegno di favorire sempre il dialogo e la riconciliazione.


La nostra Madre santissima interceda per noi!

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