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martedì 22 gennaio 2019

“Restiamo umani” Appello comune di cattolici e protestanti italiani

“Restiamo umani” 

Nella settimana di preghiera per l’unità dei cristiani, cattolici ed evangelici lanciano un appello comune: “Sull’immigrazione si deve cambiare linguaggio e intervenire: salvare chi è in pericolo, ampliare i corridoi umanitari, aprire nuove vie di ingresso regolare”.

Il testo, disponibile in allegato, si chiude con un invito a costruire un consenso su alcuni punti qualificanti sui quali le Chiese sono pronte a offrire il loro contributo: “Per quanto divisivo il tema dell’immigrazione è così serio e grave da non potersi affrontare senza cercare una piattaforma minima di istanze e procedure condivise. Questo auspichiamo e per questo ci mettiamo a disposizione con la nostra esperienza e i nostri mezzi, pronti a collaborare sia con le autorità italiane che con quelle europee”.

Le firme in calce all’appello sono quelle del Past. Eugenio Bernardini, Moderatore della Tavola valdese, del Prof. Marco Impagliazzo, Presidente della Comunità di Sant’Egidio, del Past. Luca M. Negro, Presidente della Federazione delle chiese evangeliche in Italia, e di Mons. Stefano Russo, Segretario Generale della Conferenza Episcopale Italiana.


In occasione della settimana di preghiera per l’unità dei cristiani, cattolici e protestanti italiani lanciano un appello comune perché si continui a vivere uno spirito di umanità e di solidarietà nei confronti dei migranti. Se per tutti è un dovere nei confronti di chi abbandona il proprio Paese rischiando la vita nel deserto e nel mare, per i cristiani si tratta di un obbligo morale. È per questo che, durante la settimana dedicata all’unità dei cristiani, che viene osservata in questi giorni (18-25 gennaio) in tutto il mondo, abbiamo sentito la necessità di unire le nostre voci, così come insieme abbiamo lavorato in tante occasioni nel campo dell’immigrazione, permettendo la realizzazione dei primi corridoi umanitari, avviati da Comunità di Sant’Egidio, Tavola Valdese, Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia, Cei e Caritas italiana. 

Nell’occasione in cui celebriamo il dono dell’unità e della fraternità fra i cristiani, desideriamo spiegare a tutti che per noi aiutare chi ha bisogno non è un gesto buonista, di ingenuo altruismo o, peggio ancora, di convenienza: è l’essenza stessa della nostra fede. Ci addolora e ci sconcerta la superficiale e ripetitiva retorica con la quale ormai da mesi si affronta il tema delle migrazioni globali, perdendo di vista che dietro i flussi, gli sbarchi e le statistiche ci sono uomini, donne e bambini ai quali sono negati fondamentali diritti umani: nei paesi da cui scappano, così come nei Paesi in cui transitano, come in Libia, finiscono nei campi di detenzione dove si fatica a sopravvivere. Additarli come una minaccia al nostro benessere, definirli come potenziali criminali o approfittatori della nostra accoglienza tradisce la storia degli immigrati – anche italiani – che invece hanno contribuito alla crescita economica, sociale e culturale di tanti paesi. Da qui il nostro appello perché – nello scontro politico - non si perda il senso del rispetto che si deve alle persone e alle loro storie di sofferenza”. 

Ma al di là del metodo, il documento ecumenico affronta problemi di merito: 

“Una politica migratoria che non apre nuove vie sicure e legali di accesso verso l’Europa è fatalmente destinata a incentivare le immigrazioni irregolari. Per questo chiediamo ai vari paesi europei di duplicare o, comunque, di ampliare i corridoi umanitari, aperti per la prima volta in Italia all’inizio del 2016. È finita ormai la fase della sperimentazione e i risultati, positivi sotto tanti aspetti, sono sotto gli occhi di tutti. E’ auspicabile passare quindi ad una generalizzazione di questo modello, che salva dai trafficanti di esseri umani e favorisce l’integrazione. Per questo ci rivolgiamo direttamente al Governo italiano perché allarghi la quota dei beneficiari accolti nel nostro paese e si faccia promotore di un “corridoio umanitario europeo”, gestito dalla UE e da una rete di paesi volenterosi, prevedendo un adeguato sistema di sponsorship. 

Il documento affronta anche il nodo problematico dei salvataggi in mare: 

“Nel breve periodo, però, mentre si cerca il consenso europeo su queste misure, occorre garantire il soccorso in mare, che non può ridursi a una politica di respingimenti o di semplici chiusure. I migranti non possono essere vittime tre volte: delle persecuzioni, di chi li detiene in campi che – come varie volte attestato dall’ONU – non tutelano i diritti umani essenziali e di chi li respinge in quegli stessi campi e in quelle umiliazioni. Per noi cristiani, come per ogni essere umano, omettere il soccorso a chi giace sulla strada o rischia di annegare è un comportamento di cui si può solo provare vergogna. Per questo chiediamo un potenziamento delle attuali attività di soccorso, rese dai mezzi militari, dalla Guardia Costiera e dalle ONG, nel rispetto delle norme del mare e del diritto umanitario”

Il testo si chiude con un appello a costruire un consenso su alcuni punti qualificanti sui quali le Chiese sono pronte a offrire il loro contributo: 

“Per quanto divisivo il tema dell’immigrazione è così serio e grave da non potersi affrontare senza cercare una piattaforma minima di istanze e procedure condivise. Questo auspichiamo e per questo ci mettiamo a disposizione con la nostra esperienza e i nostri mezzi, pronti a collaborare sia con le autorità italiane che con quelle europee”. 

Past. Eugenio Bernardini, Moderatore della Tavola valdese 

Prof. Marco Impagliazzo, Presidente della Comunità di Sant’Egidio 

Past. Luca M. Negro, Presidente della Federazione delle chiese evangeliche in Italia 

Mons. Stefano Russo, Segretario Generale della Conferenza Episcopale Italiana


(fonte: Cei 22/01/2019)


SETTIMANA DI PREGHIERA PER L’UNITÀ DEI CRISTIANI 18-25 gennaio - Quinto giorno: Portate il lieto messaggio ai poveri

SETTIMANA DI PREGHIERA 
PER L’UNITÀ DEI CRISTIANI 
18-25 gennaio 


“Cercate di essere veramente giusti” (Deuteronomio 16, 18-20) 

È nuovamente giunta la Settimana di preghiera per l’unità dei Cristiani, una Settimana speciale, una Settimana piena di gioia e commozione, di responsabilità e di dovere, poiché ha come scopo la realizzazione della volontà del nostro Salvatore Gesù Cristo: “Che tutti siano una cosa sola” (Gv 17, 21). Trovandoci tuttavia in un mondo inquieto e pieno di arroganza, dove spesso i problemi, gli antagonismi, le inimicizie e le guerre fanno rumore, si corre il rischio di giungere alla propria autodistruzione. Noi cristiani, d’altra parte, continuiamo a essere di scandalo con la nostra divisione e, soprattutto, a essere indifferenti, mostrando irresponsabilità e indolenza davanti alla grandezza di Dio, davanti ai doni e ai beni di Dio nei nostri confronti. Come cristiani, siamo stati chiamati a mostrare una comune testimonianza per affermare la giustizia e per essere strumento della Grazia guaritrice di Dio in un mondo frammentato. 
La Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani 2019 è stata preparata dai cristiani dell’Indonesia. ...

Opuscolo settimana di preghiera

Sussidio preghiere mensili


 LETTURE BIBLICHE, COMMENTI E PREGHIERE
 PER OGNI GIORNO DELLA SETTIMANA 

Quinto giorno
 Portate il lieto messaggio ai poveri 
(Luca 4, 18)
Amos 8, 4-8
Luca 4, 16-21


Commento

Il profeta Amos criticava i mercanti che ingannavano e sfruttavano i poveri per trarre il massimo profitto. Egli ammoniva, inoltre, che Dio osservava la loro cattiva condotta e non l’avrebbe dimenticata mai. Dio ascolta il grido delle vittime dell’ingiustizia e mai si dimentica di coloro che sono sfruttati e trattati ingiustamente.
Viviamo in un mondo globalizzato, dove la marginalizzazione, lo sfruttamento e l’ingiustizia sono dilaganti. Il divario tra i ricchi e i poveri si acuisce. Il benessere economico diviene un fattore decisivo nelle relazioni tra i popoli, le nazioni, le comunità. Le questioni economiche spesso scatenano tensioni e conflitti tra loro. È difficile vivere in pace se non c’è giustizia.
In virtù del comune battesimo, tutti i cristiani condividono la missione profetica di Gesù di proclamare l’evangelo ai poveri e ai deboli, con le parole e con le opere. Quando riconosceremo questa missione, lo Spirito del Signore sarà su di noi, e ci darà la forza di operare in favore della giustizia. La nostra dignità di cristiani ci chiama ad agire in modo tale che le parole del rotolo del libro del profeta Isaia, che Gesù proclama a Nazaret, si realizzino ogni giorno nell’ascolto di coloro che ci sono accanto. 

Preghiera

O Dio nostro Padre,
perdona la nostra brama di potere,
e liberaci dalla tentazione di opprimere il prossimo.
Per la potenza del tuo Spirito di comunione
aiutaci a vivere in modo solidale con il nostro prossimo
e a condividere insieme al tuo Figlio Gesù 
l’adempimento della promessa di liberazione dalla povertà e dall’oppressione.
Ti preghiamo nel suo nome. Amen.



Le Caritas di Lombardia: I #migranti restano, a spese nostre. Sono 500 i migranti nelle strutture #Caritas che perderanno il diritto all’accoglienza per effetto del decreto Sicurezza. Ma non finiranno in strada.

Le Caritas di Lombardia: I #migranti restano, a spese nostre.
Sono 500 i migranti nelle strutture #Caritas che perderanno
 il diritto all’accoglienza per effetto del decreto Sicurezza. 
Ma non finiranno in strada.



Non è una questione di soldi. «Rispettiamo le istituzioni e collaboriamo lealmente con loro, ma in questo caso la nostra coscienza ci impone di andare oltre quanto previsto dallo Stato, per il bene dei nostri ospiti ma anche delle comunità che le accolgono, che si troverebbero a fare i conti con migranti abbandonati a loro stessi e quindi facile preda dei circuiti irregolari, dentro i quali si annida ogni cosa», così Luciano Gualzetti, direttore della Caritas Ambrosiana e delegato regionale, ha dichiarato la scelta di campo delle Caritas della Lombardia rispetto al "decreto Salvini". I migranti che per effetto di quella legge perderanno il diritto a rimanere nei centri di accoglienza gestiti dalle Caritas della Lombardia, non saranno allontanati ma ci resteranno a totale carico degli organismi ecclesiali. Gualzetti ha comunicato la notizia ieri durante un convegno organizzato con l’associazione «Città dell’uomo».

Anche per chi ha diritto a rimanere nei Centri, le nuove convezioni con le Prefetture prevedono, come è noto, cifre più basse: le Caritas della Lombardia tuttavia continueranno a garantire a proprie spese i percorsi di integrazione, in particolare i corsi professionali e i tirocini in azienda.
Inoltre continuerà l’impegno con Caritas Italiana per allargare l'accoglienza tramite i canali umanitari, che consentono ai migranti in condizione di grave vulnerabilità di arrivare in Italia senza dover affrontare i rischi delle traversate in mare, gestite dagli scafisti.

In Lombardia, stimano le Caritas, sono almeno 500 le persone che senza questa decisione, secondo la legge 132/18, sarebbero uscite dal sistema di protezione, in particolare titolari di permesso per motivi umanitari e chi avrà il nuovo permesso per protezione speciale che non prevede più l’ingresso nel nuovo sistema di accoglienza (ex Sprar).

Attualmente sono 4.514 i migranti presenti nelle strutture delle dieci diocesi lombarde sui 26.864 complessivamente accolti in Lombardia. Di questi 3.129 si trovano nei Centri di accoglienza straordinaria gestiti in convezione con le Prefetture, 847 negli Sprar dei Comuni, 163 nei centri per minori stranieri non accompagnati. Oltre la metà, 2.293, sono presenti nella rete di accoglienza diffusa della Diocesi di Milano, altri 1.204 nella Diocesi di Bergamo e il resto nelle diocesi di Brescia, Como, Crema, Cremona, Lodi, Mantova, Pavia, Vigevano.
(Fonte: Vita)

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«Sintonia con Papa e Cei». L’immigrazione?
 Non è solo una questione di ordine pubblico. 
Le Caritas diocesane? 
Continuino la loro opera di accoglienza e integrazione «
in sintonia con la Cei 
e il magistero di papa Francesco».
Conferenza episcopale lombarda



Disuguaglianze: Oxfam, “in 26 hanno quanto la metà del mondo. In Italia il 5% ha quanto il 90% più povero”

Disuguaglianze:
Oxfam, “in 26 hanno quanto la metà del mondo.
In Italia il 5% ha quanto il 90% più povero”


Nel corso del 2018 le fortune dei super-ricchi sono aumentate del 12%, al ritmo di 2,5 miliardi di dollari al giorno, mentre 3,8 miliardi di persone, che costituiscono la metà più povera dell’umanità, hanno visto decrescere quel che avevano dell’11%. L’anno scorso, da soli, 26 ultramiliardari possedevano l’equivalente ricchezza della metà più povera del pianeta. È quanto denuncia oggi Oxfam diffondendo il nuovo rapporto “Bene pubblico o ricchezza privata?”, alla vigilia del meeting annuale del Forum economico mondiale di Davos.

In una nota, Oxfam rileva la “concentrazione di enormi fortune nelle mani di pochi, che evidenzia l’iniquità sociale e l’insostenibilità dell’attuale sistema economico”. A metà 2018, l’1% più ricco deteneva infatti poco meno della metà (47,2%) della ricchezza aggregata netta, contro un magro 0,4% assegnato alla metà più povera della popolazione mondiale, 3,8 miliardi di persone. In Italia il 20% più ricco dei nostri connazionali possedeva, nello stesso periodo, circa il 72% dell’intera ricchezza nazionale. Il 5% più ricco degli italiani era titolare da solo della stessa quota di ricchezza posseduta dal 90% più povero. Inoltre, a livello globale gli uomini possiedono oggi il 50% in più della ricchezza netta delle donne e controllano oltre l’86% delle aziende. Anche il divario retributivo di genere, pari al 23%, vede le donne in posizione arretrata.
A questo si aggiunge il fatto che “dopo una drastica diminuzione, tra il 1990 e il 2015, del numero di persone che vivono con un reddito di meno di 1,90 dollari al giorno, ad allarmare è il calo del 40% del tasso annuo di riduzione della povertà estrema (che secondo le stime è rallentato ulteriormente tra il 2015 e il 2018). Un aumento della povertà estrema che colpisce in primis i contesti più vulnerabili del globo, come l’Africa subsahariana”.
Il report “rivela come il persistente divario tra ricchi e poveri comprometta i progressi nella lotta alla povertà, danneggi le nostre economie e alimenti la rabbia sociale in tutto il mondo. Lo studio mette inoltre in evidenza le responsabilità dei governi, in ritardo nell’adottare misure efficaci per contrastare questa galoppante disuguaglianza”. “Un sistema così disuguale da produrre un costo umano altissimo: il taglio di servizi essenziali come sanità e istruzione, fa sì che 262 milioni di bambini non possano andare a scuola e 10 mila persone ogni giorno muoiano perché non hanno accesso alle cure”.
“Bene pubblico o ricchezza privata?” manda “un messaggio molto netto: per potenziare il finanziamento dei sistemi di welfare nazionali, è necessario rendere più equo il fisco. Invertendo la tendenza pluridecennale, che ha portato alla graduale erosione di progressività dei sistemi fiscali e a un marcato spostamento del carico fiscale dalla tassazione della ricchezza e dei redditi da capitale, a quella sui redditi da lavoro e sui consumi”.


(fonte: Sir 21/01/2019)



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lunedì 21 gennaio 2019

«Qual è lo stile cristiano? Lo stile cristiano è quello delle Beatitudini» - Papa Francesco - S. Messa Cappella della Casa Santa Marta - (video e testo)

S. Messa - Cappella della Casa Santa Marta, Vaticano
21 gennaio 2019
inizio 7 a.m. fine 7:45 a.m. 

Papa Francesco:
“Lo stile delle Beatitudini”


Si può credere di essere buoni cattolici ma non comportarsi da buoni cristiani: è dallo stile «accusatorio, mondano ed egoistico» che Papa Francesco ha messo in guardia nella messa celebrata a Santa Marta lunedì 21 gennaio, indicando invece lo stile delle Beatitudini per poter davvero «recitare con il cuore il Credo e il Padre Nostro».

«Questo passo del Vangelo incomincia da un conflitto» ha fatto presente il Pontefice, riferendosi al brano evangelico di Marco (2, 18-22). «I discepoli di Giovanni e i farisei — ha fatto notare — digiunavano, invece gli apostoli no». E «i primi sono un po’ scandalizzati: come mai non digiunano?». A questa domanda Gesù risponde dicendo «una cosa che è un po’ confusa, una cosa nuova: c’è lo sposo, c’è festa, c’è una gioia nuova, in questo momento dobbiamo gioire di questa novità, di questa novità, poi verranno giorni nel quale tutti dobbiamo digiunare, quando lo sposo sarà tolto». Ma quelli «non avevano capito».


In realtà, ha spiegato il Papa, «anche noi non capiamo cosa vuol dire il Signore con questo». Tanto che, ha detto rivolgendosi ai presenti, «se io facessi adesso la domanda, tanti di voi sarebbero in difficoltà per rispondere». Francesco ha suggerito che «la parola chiave è alla fine del brano: “Vino nuovo in otri nuovi!”». In sostanza, secondo Gesù «non solo la predica del Vangelo è un vino nuovo, non solo questo, ma anche esige da noi un comportamento nuovo, uno stile nuovo».

A questo proposito è opportuno farsi «la domanda: cosa è lo stile nuovo, cosa è lo stile cristiano?». Del resto, ha affermato il Pontefice, «all’inizio dei tempi degli apostoli ci fu un dibattito: alcuni volevano che i convertiti passassero prima per i riti ebrei, giudei e poi diventassero cristiani». E invece «no: “vino nuovo, otri nuove” è lo stile cristiano».

«Per capire cosa sia lo stile cristiano», ha proseguito il Papa, è «meglio capire forse gli atteggiamenti nostri che sono di uno stile non cristiano e poi potremo vedere». Oltretutto, ha fatto notare Francesco, sono atteggiamenti «non solo nostri», perché «nel tempo di Gesù c’erano già questi atteggiamenti». E, ha aggiunto, «ne dirò tre soltanto: lo stile accusatorio, lo stile mondano e lo stile egoistico».

«Lo stile accusatorio — ha affermato il Pontefice — è lo stile di quei credenti che sempre cercano di accusare gli altri, vivono accusando: “No, ma questo, quello, no quello, no, quello non è giusto, quello era un buon cattolico” e sempre squalificano gli altri».

È «uno stile — io direi — di promotori di giustizia mancati: sempre stanno cercando di accusare gli altri», ha commentato il Papa. Ma così facendo «non si accorgono che è lo stile del diavolo: nella Bibbia il diavolo lo si chiama il “grande accusatore”, che sempre sta accusando gli altri. E questa è una moda fra noi». In realtà, «anche Gesù rimprovera coloro che accusavano: invece di guardare la pagliuzza negli occhi degli altri, guarda la trave nei tuoi, guardati dentro. Anche tu sei o sai». Lo stesso avviene quando al Signore «hanno portato quella donna presa in adulterio e volevano lapidarla: è giusto, possiamo farlo?». E Gesù risponde: «Coloro che non hanno peccato gettino la prima pietra. Il Vangelo dice che se ne sono andati zitti, zitti, zitti, incominciando dai più vecchi».

«Noi — ha proseguito Francesco — abbiamo di più: Gesù a questi accusatori rimprovera», ma «ci sono tanti cattolici: “Io sono cattolico” — “Perché?” — “Io recito il credo, credo tutto e sono cattolico”. Ma non hai lo stile cristiano, forse ti credi buon cattolico però sei un cattivo cristiano, perché soltanto il vino e non gli otri, non lo stile». Sicuramente «vivere accusando gli altri, cercando i difetti, non è cristiano».

C’è poi, ha affermato il Pontefice, «lo stile mondano: anche Gesù parla di questo e bastona tanto lo spirito del mondo, lo stile del mondo, e anche prega nell’ultima cena il Padre per i suoi discepoli: non toglierli dal mondo ma difendili dallo spirito del mondo».

Francesco ha ricordato in proposito che «ci sono cattolici mondani, sì sì, possono recitare il credo ma lo stile è lo stile del mondo, non lo stile cristiano: vanità, superbia, attaccati ai soldi, credendosi autosufficienti». Magari, ha insistito, «forse tu credi di essere un buon cattolico perché puoi recitare il credo ma non sei un buon cristiano, sei mondano: il Signore ti ha offerto il vino nuovo ma tu non hai cambiato gli otri, non hai cambiato».

«La mondanità rovina tanta gente, tanta gente» ha ribadito il Papa. Anche «gente buona, ma entra in questo spirito della vanità, della superbia, del farsi vedere: non c’è l’umiltà e l’umiltà è parte dello stile cristiano». Per questo «dobbiamo impararla da Gesù, dalla Madonna, da san Giuseppe: erano umili».

«Infine c’è un terzo stile non cristiano che nelle nostre comunità anche si vede: lo stile egoistico» ha concluso Francesco. E «Giovanni è quello che punta su questo: se qualcuno dice di amare Dio, che non vede, e non ama il suo prossimo, il suo fratello, che vede, è un bugiardo». Ed «è chiaro quello che dice: è lo spirito egoistico, io guardo me, mi credo un buon cattolico, faccio le cose ma non mi preoccupo dei problemi altrui; non mi preoccupo delle guerre, delle malattie, della gente che soffre, anche del mio prossimo. No, no, sono indifferente, cioè lo spirito dell’indifferenza, e questo non è stile cristiano».

«Forse ti consideri un buon cattolico ma sei un cattivo cristiano» ha affermato il Pontefice. Perché «si può credere di essere un buon cattolico e non essere cristiano: sì, Gesù diceva questo ai dottori della legge». E «l’ipocrisia è quella che ci aiuta, aiuta tanta gente, anche a noi a volte, a essere buoni cattolici ma cattivi cristiani: ipocriti, “vino nuovo, otri nuovi”».

«Ma alcuni credono — anche noi tante volte — di essere buoni cattolici perché possiamo recitare il credo», ha rilanciato il Papa. Ma «qual è lo stile cristiano? Lo stile cristiano è quello delle Beatitudini: mitezza, umiltà, pazienza nelle sofferenze, amore per la giustizia, capacità di sopportare le persecuzioni, non giudicare gli altri». Ecco «lo spirito cristiano, lo stile cristiano: se tu vuoi sapere come è lo stile cristiano — per non cadere in questo stile accusatorio, nello stile mondano e nello stile egoistico — leggi le Beatitudini». Quello «è il nostro stile, le Beatitudini sono gli otri nuovi, sono la strada per arrivare: per essere un buon cristiano si deve avere la capacità di recitare col cuore il credo, ma anche di recitare con il cuore il Padre Nostro».
(fonte: L'Osservatore Romano)

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SETTIMANA DI PREGHIERA PER L’UNITÀ DEI CRISTIANI 18-25 gennaio - Quarto giorno: Contentatevi di quel che avete

SETTIMANA DI PREGHIERA 
PER L’UNITÀ DEI CRISTIANI 
18-25 gennaio 


“Cercate di essere veramente giusti” (Deuteronomio 16, 18-20) 

È nuovamente giunta la Settimana di preghiera per l’unità dei Cristiani, una Settimana speciale, una Settimana piena di gioia e commozione, di responsabilità e di dovere, poiché ha come scopo la realizzazione della volontà del nostro Salvatore Gesù Cristo: “Che tutti siano una cosa sola” (Gv 17, 21). Trovandoci tuttavia in un mondo inquieto e pieno di arroganza, dove spesso i problemi, gli antagonismi, le inimicizie e le guerre fanno rumore, si corre il rischio di giungere alla propria autodistruzione. Noi cristiani, d’altra parte, continuiamo a essere di scandalo con la nostra divisione e, soprattutto, a essere indifferenti, mostrando irresponsabilità e indolenza davanti alla grandezza di Dio, davanti ai doni e ai beni di Dio nei nostri confronti. Come cristiani, siamo stati chiamati a mostrare una comune testimonianza per affermare la giustizia e per essere strumento della Grazia guaritrice di Dio in un mondo frammentato. 
La Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani 2019 è stata preparata dai cristiani dell’Indonesia. ...

Opuscolo settimana di preghiera

Sussidio preghiere mensili


 LETTURE BIBLICHE, COMMENTI E PREGHIERE
 PER OGNI GIORNO DELLA SETTIMANA 

Quarto giorno
Contentatevi di quel che avete
(Ebrei 13, 5)

Ebrei 13, 1-5
Matteo 6, 25-34

Commento

L’autore della Lettera agli Ebrei mette in guardia dall’eccessivo amore per il denaro e per i beni materiali. A fronte della nostra tendenza a pensare che non abbiamo mai abbastanza, il brano ci rammenta la provvidenza di Dio e ci assicura che Dio non abbandona mai il creato. Con la fecondità della terra, dei fiumi e dei mari, la bontà di Dio ha provveduto cibo in abbondanza e acqua salubre per far vivere tutti gli esseri viventi; eppure, molte persone sono ancora prive dei beni primari. La debolezza umana e l’avidità portano spesso alla corruzione, all’ingiustizia, alla povertà e alla fame. Può nascere la tentazione di accumulare denaro, cibo e risorse naturali per noi stessi, la nostra nazione o il nostro gruppo etnico, invece che prenderci cura degli altri e condividere con loro i nostri beni.
Eppure, Gesù ci insegna che i beni materiali non devono costituire il nostro maggiore polo di interesse. Dovremmo, invece, anzitutto cercare il regno di Dio e i suoi valori, avendo fiducia che il nostro Padre celeste si prenderà cura di noi. Recentemente in Indonesia alcune chiese hanno provveduto a sostenere in vario modo –finanziario, umano, educativo–  alcune piccole chiese in zone rurali. In questo semplice e piccolo esempio di amore vicendevole, esse dimostrano l’unità tra i cristiani, che è il dono di Dio alla sua Chiesa. Vivere in semplicità, non preoccupandoci di mettere da parte il denaro oltre la nostra necessità, o di accumulare risorse per il futuro, può renderci capaci di fare della terra, nostra casa comune, un luogo più giusto.

Preghiera


O Dio compassionevole, 
Ti ringraziamo per l’abbondanza dei tuoi doni.
Concedici la grazia di accogliere tutte le benedizioni
in semplicità e con umile gratitudine.
Rendici capaci di accontentarci e rendici pronti 
a condividere con coloro che sono nel bisogno,
così che ciascuno possa sperimentare 
l’unità dell’amore che sgorga da te,
nostro Dio Uno e Trino
che vivi e regni nei secoli dei secoli. Amen.


« Anche oggi la Madonna dice a noi tutti: “Qualsiasi cosa vi dica, fatela”. Queste parole sono una preziosa eredità che la nostra Madre ci ha lasciato.» Papa Francesco Angelus 20/01/2019 (testo e video)

ANGELUS
Piazza San Pietro
Domenica, 20 gennaio 2019


Cari fratelli e sorelle, buongiorno!

Domenica scorsa, con la festa del Battesimo del Signore, abbiamo iniziato il cammino del tempo liturgico chiamato “ordinario”: il tempo in cui seguire Gesù nella sua vita pubblica, nella missione per la quale il Padre lo ha inviato nel mondo. Nel Vangelo di oggi (cfr Gv 2,1-11) troviamo il racconto del primo dei miracoli di Gesù. Il primo di questi segni prodigiosi si compie nel villaggio di Cana, in Galilea, durante la festa di un matrimonio. Non è casuale che all’inizio della vita pubblica di Gesù si collochi una cerimonia nuziale, perché in Lui Dio ha sposato l’umanità: è questa la buona notizia, anche se quelli che l’hanno invitato non sanno ancora che alla loro tavola è seduto il Figlio di Dio e che il vero sposo è Lui. In effetti, tutto il mistero del segno di Cana si fonda sulla presenza di questo sposo divino, Gesù, che comincia a rivelarsi. Gesù si manifesta come lo sposo del popolo di Dio, annunciato dai profeti, e ci svela la profondità della relazione che ci unisce a Lui: è una nuova Alleanza di amore.

Nel contesto dell’Alleanza si comprende pienamente il senso del simbolo del vino, che è al centro di questo miracolo. Proprio quando la festa è al culmine, il vino è finito; la Madonna se ne accorge e dice a Gesù: «Non hanno vino» (v. 3). Perché sarebbe stato brutto continuare la festa con l’acqua! Una figuraccia, per quella gente. La Madonna se ne accorge e, siccome è madre, va subito da Gesù. Le Scritture, specialmente i Profeti, indicavano il vino come elemento tipico del banchetto messianico (cfr Am 9,13-14; Gl 2,24; Is25,6). L’acqua è necessaria per vivere, ma il vino esprime l’abbondanza del banchetto e la gioia della festa. Una festa senza vino? Non so… Trasformando in vino l’acqua delle anfore utilizzate «per la purificazione rituale dei Giudei» (v. 6) – era l’abitudine: prima di entrare in casa, purificarsi –, Gesù compie un segno eloquente: trasforma la Legge di Mosè in Vangelo, portatore di gioia.

E poi, guardiamo Maria: le parole che Maria rivolge ai servitori vengono a coronare il quadro sponsale di Cana: «Qualsiasi cosa vi dica, fatela» (v. 5). Anche oggi la Madonna dice a noi tutti: “Qualsiasi cosa vi dica, fatela”. Queste parole sono una preziosa eredità che la nostra Madre ci ha lasciato. E in effetti a Cana i servitori ubbidiscono. «Gesù disse loro: Riempite d’acqua le anfore. E le riempirono fino all’orlo. Disse loro di nuovo: Ora prendetene e portatene a colui che dirige il banchetto. Ed essi gliene portarono» (vv. 7-8). In queste nozze, davvero viene stipulata una Nuova Alleanza e ai servitori del Signore, cioè a tutta la Chiesa, è affidata la nuova missione: “Qualsiasi cosa vi dica, fatela”. Servire il Signore significa ascoltare e mettere in pratica la sua parola. È la raccomandazione semplice, essenziale della Madre di Gesù, è il programma di vita del cristiano.

Vorrei sottolineare un’esperienza che sicuramente tanti di noi abbiamo avuto nella vita. Quando siamo in situazioni difficili, quando avvengono problemi che noi non sappiamo come risolvere, quando sentiamo tante volte ansia e angoscia, quando ci manca la gioia, andare dalla Madonna e dire: “Non abbiamo vino. E’ finito il vino: guarda come sto, guarda il mio cuore, guarda la mia anima”. Dirlo alla Madre. E lei andrà da Gesù a dire: “Guarda questo, guarda questa: non ha vino”. E poi, tornerà da noi e ci dirà: “Qualsiasi cosa vi dica, fatela”.

Per ognuno di noi, attingere dall’anfora equivale ad affidarsi alla Parola e ai Sacramenti per sperimentare la grazia di Dio nella nostra vita. Allora anche noi, come il maestro di tavola che ha assaggiato l’acqua diventata vino, possiamo esclamare: «Tu hai tenuto da parte il vino buono finora» (v. 10). Sempre Gesù ci sorprende. Parliamo alla Madre perché parli al Figlio, e Lui ci sorprenderà.

Che Lei, la Vergine Santa ci aiuti a seguire il suo invito: «Qualsiasi cosa vi dica, fatela», affinché possiamo aprirci pienamente a Gesù, riconoscendo nella vita di tutti i giorni i segni della sua presenza vivificante.


Dopo l'Angelus

Cari fratelli e sorelle,

Oggi ho due dolori nel cuore: la Colombia e il Mediterraneo.

Desidero assicurare la mia vicinanza al popolo colombiano, dopo il grave attacco terroristico di giovedì scorso alla Scuola nazionale della Polizia. Prego per le vittime e per i loro familiari, e continuo a pregare per il cammino di pace in Colombia.

Penso alle 170 vittime, naufraghi nel Mediterraneo. Cercavano un futuro per la loro vita. Vittime, forse, di trafficanti di esseri umani. Preghiamo per loro e per coloro che hanno la responsabilità di quello che è successo.

“Ave o Maria,…”.

Tra pochi giorni partirò per Panamá – [rispondendo alle grida dalla piazza:] anche voi? –, dove dal 22 al 27 gennaio si svolgerà la Giornata Mondiale della Gioventù. Vi chiedo di pregare per questo evento molto bello e importante nel cammino della Chiesa.

In questa settimana sarà pubblicato il Messaggio per la Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali, che quest’anno contiene una riflessione sulle comunità della rete e la comunità umana. Internet e social media sono una risorsa del nostro tempo; un’occasione per stare in contatto con gli altri, per condividere valori e progetti, e per esprimere il desiderio di fare comunità. La rete può aiutarci anche a pregare in comunità, a pregare insieme. 

Per questo il padre Fornos è con me: è il direttore internazionale dell’Apostolato della Preghiera. Vorrei presentarvi la piattaforma ufficiale della Rete Mondiale di Preghiera del Papa: Click To Pray. Qui inserirò le intenzioni e le richieste di preghiera per la missione della Chiesa.

Invito soprattutto voi giovani a scaricare l’app Click To Pray, continuando a pregare insieme a me il Rosario per la pace, particolarmente durante la Giornata Mondiale della Gioventù a Panamá.

Il 24 gennaio si celebra anche la prima Giornata Internazionale dell’Educazione, istituita dalle Nazioni Unite per evidenziare e promuovere il ruolo essenziale dell’educazione nello sviluppo umano e sociale. Incoraggio, in questo ambito, lo sforzo dell’UNESCO per far crescere nel mondo la pace mediante l’educazione, e auspico che questa sia resa accessibile a tutti e che sia integrale, libera da colonizzazioni ideologiche. Una preghiera e un augurio a tutti gli educatori e le educatrici: buon lavoro!

Saluto tutti voi, cari pellegrini e fedeli romani! In particolare, i gruppi parrocchiali da Barcellona e dalla Polonia: vedo tante bandiere polacche qui! Gli alunni e i professori di Badajoz (Spagna); e le numerose ragazze di Panamá – siete venute a prendermi!

Saluto i fedeli di Nereto e di Formia; quelli dei Santi Fabiano e Venanzio in Roma; e i giovani di San Giuseppe della Pace in Milano.

Un saluto speciale all’Associazione Italiana Amici di Raoul Follereau e alle persone malate del morbo di Hansen, come pure a quanti sono vicino a loro nel cammino di cura e di riscatto umano e sociale.

A tutti auguro una buona domenica. Per favore, non dimenticatevi di pregare per me. Buon pranzo e arrivederci!

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Chiesa reagisci! di Mons. Raffaele Nogaro, vescovo emerito di Caserta -Firma la petizione online

Chiesa reagisci! 
di Mons. Raffaele Nogaro, 
vescovo emerito di Caserta.






Sono addolorato per quanto sta avvenendo in questi ultimi mesi in Italia. Un politico si permette di agitare il Vangelo e la corona del rosario in campagna elettorale per ottenere consensi e presentarsi come perfetto cattolico e quasi nessuno nella Chiesa italiana reagisce. Seguono poi ossessivamente affermazioni che indicano agli italiani i migranti come pericolo nazionale e si diffondono slogan offensivi degli esseri umani e quindi antievangelici: “prima gli italiani”, “è finita la pacchia”, “migranti in crociera”, “migranti in vacanza”, “migranti criminali”, “pulizia etnica controllata”, parole volgari, false e diseducative che generano negli italiani sentimenti di paura e ripulsa e che contribuiscono a fare emergere e moltiplicare un razzismo latente del quale ...non ci siamo avveduti per tempo e che oggi è una emergenza strutturale e assoluta di incalcolabile gravità. La prova è che non pochi italiani sono ormai razzisti e contemporaneamente sono frequentatori delle nostre chiese, dei sacramenti, delle nostre associazioni, delle nostre attività pastorali, facendo convivere questa loro presunta fede devozionistica e rituale con forme di rifiuto e talvolta di odio nei confronti di esseri umani creati da Dio come noi e ai quali le condizioni di impoverimento e di morte, di cui noi siamo tutti corresponsabili, hanno imposto di diventare migranti. Ma ancora più grave è che molti cattolici (certo con lodevoli eccezioni) e complessivamente la Chiesa italiana non reagiscano di fronte allo sfregio di umanità che è costituito dalla criminalizzazione degli esseri umani sulla base del passaporto posseduto e alla tratta degli esseri umani di cui sono vittime migliaia di donne e minorenni in Italia.

Il recente “decreto sicurezza”, votato con baldanzosa sicumera e irresponsabilità dalla maggioranza del Parlamento italiano, ha già gettato in strada anche intere famiglie con bambini piccini, in pieno inverno, ha prodotto la futura cancellazione dei permessi di soggiorno per motivi umanitari, la chiusura di centri di accoglienza. Questi sono dei crimini che coloro che cercano di ispirare la propria vita al Vangelo non possono tollerare. Non possiamo rimanere indifferenti davanti all’abominio della frase: “in Italia i porti sono chiusi”! E oggi abbiamo due navi in mare aperto con a bordo da settimane poveri sopravvissuti a torture e ad interminabili viaggi cui proibiamo di sbarcare, come è già purtroppo accaduto negli scorsi mesi. Sono decisioni che infrangono la legge del mare, quella degli uomini ma soprattutto la legge di Dio a cui noi dovremmo essere fedeli! Non possiamo né tacere, né restare indifferenti, né divenire complici di questa antiumanità, di questa lacerazione e insulto alla vita umana compiuta con la arrogante pretesa di essere buoni cristiani e difensori della fede. Scrivono sui manifesti che invadono le nostre città che vogliono difendere le tradizioni cattoliche e quindi difendere il presepe. Certo intendono un presepe di belle statuine di terracotta: quanta ipocrisia! Perché il vero presepe è fatto di esseri umani e il bambino Gesù non è né di legno, né di gesso, né di porcellana ma di carne umana che ha freddo e fame, quella stessa carne creata da Dio e quella stessa carne del vero bambino Gesù, della sua autentica incarnazione e della incarnazione nei naufraghi di oggi, dinnanzi ai quali - dopo sontuose liturgie templari - con indifferenza accettiamo che qualcuno sentenzi: “i porti sono chiusi”. O un altro ancora irresponsabilmente dica “sbarcheremo al più donne e bambini” come se si possa accettare che le famiglie vengano spezzate o che sia giustificabile continuare a tenere ancora gli uomini in mare.

Chiedo alla Chiesa italiana, prego la Chiesa italiana, di non rimanere indifferente, di non lasciarsi catturare da calcoli umani e diplomazie, di non valutare ciò che è opportuno e ciò che non lo è. Perché difendere l’uomo e la donna è sempre opportuno, sempre necessario, sempre doveroso.
 Il Vangelo pretende da noi di affermare la verità e la verità è l’uomo che è nel bisogno, nel dolore, nella disperazione. La verità è l’uomo che certamente annegherà senza il nostro impegno e la nostra parola. Occorre una parola di verità che restituisca speranza, ma anche una azione diretta di accoglienza che apra le chiese, i conventi, i monasteri, le canoniche, le parrocchie (soprattutto i tanti luoghi sacri vuoti, rimasti senza fedeli, che attendono di accogliere i crocifissi della terra), una azione e una testimonianza che apra i cuori e le menti da questo inquinamento di menzogne e di odio. Ma occorre anche una parola di verità che ci impegni a contrastare il razzismo e educhi i giovani contro stereotipi e luoghi comuni, e una catechesi che ponga al centro l’accoglienza e il rispetto della vita di tutti senza distinzioni di nazionalità, di colori, di religioni, perché Cristo è venuto per tutti.

Questa riflessione è diventato il testo di una petizione al card. Bassetti, presidente della Cei, lanciata sul sito change.org.

domenica 20 gennaio 2019

Lettera di una mamma siriana al suo bimbo morto in mare.


Lettera di una mamma siriana al suo bimbo morto in mare.

“Se potessi scegliere dove farti nascere sceglierei il mare,
perché è l’acqua del grembo materno il primo contatto con il mondo.
La mia pancia ti ha protetto per nove mesi, lasciando fuori ogni male.
L’acqua del mio ventre è stata la tua morbida e avvolgente coperta,
la tua prima culla, la casa più bella dove hai vissuto.

Se potessi scegliere dove farti vivere, sceglierei una casa vicino al mare,
perché l’acqua purifica, rinnova, disseta. L’acqua è il regalo più grande.
L’acqua racconta emozioni, è natura, movimento, forza. L’acqua è vita.
Ma è nell’acqua del mare che ti ho perso, figlio mio.
Quel mare che abbiamo attraversato in cerca di una vita migliore,
quel mare oltre il quale iniziare una nuova vita,
perché i figli non possono scegliere dove nascere e a te,
 figlio mio, è capitato il posto peggiore.

Purtroppo siamo nati nella parte sbagliata del mondo, non è colpa di nessuno.
Perdonami se non sono riuscita a salvarti, se non sono stata forte,
se non sono riuscita a cavalcare le onde e portarti in alto, 
come in un gioco, come in una fiaba.

Se potessi scegliere dove farti morire ti riporterei dentro di me,
dove ti ho concepito, perché tornare nella natura dell’acqua materna,
l’unica acqua che non uccide,
significherebbe tornare indietro e farti nascere ancora, riportarti in vita”


Estratto di una lettera di una mamma siriana al suo bimbo morto in mare di Paolo Vanacore
Pillole di saggezza, a cura di Rosella De Troia
(fonte: RAIAWADUNIA · 20/01/2019)


L’unità dei cristiani è frutto della grazia di Dio e noi dobbiamo disporci ad accoglierla con cuore generoso e disponibile. Papa Francesco Omelia Vespri per l'inizio Settimana di Preghiera per l'Unità dei Cristiani 2019 (foto, testo e video)

VESPRI
ALL’INIZIO DELL’OTTAVARIO
DI PREGHIERA PER L’UNITÀ DEI CRISTIANI
Basilica di San Paolo fuori le Mura
Venerdì, 18 gennaio 2019










OMELIA DEL SANTO PADRE FRANCESCO

Oggi ha inizio la Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani, nella quale siamo tutti invitati a invocare da Dio questo grande dono. L’unità dei cristiani è frutto della grazia di Dio e noi dobbiamo disporci ad accoglierla con cuore generoso e disponibile. Questa sera sono particolarmente lieto di pregare insieme ai rappresentanti delle altre Chiese presenti a Roma, ai quali rivolgo un cordiale e fraterno saluto. Saluto anche la Delegazione ecumenica della Finlandia, gli studenti dell’Ecumenical Institute of Bossey, in visita a Roma per approfondire la loro conoscenza della Chiesa Cattolica, e i giovani ortodossi e ortodossi orientali che qui studiano con il sostegno del Comitato di Collaborazione Culturale con le Chiese Ortodosse, operante presso il Consiglio per la Promozione dell’Unità dei Cristiani.

Il libro del Deuteronomio immagina il popolo d’Israele accampato nelle pianure di Moab, sul punto di entrare nella Terra che Dio gli ha promesso. Qui Mosè, come padre premuroso e capo designato dal Signore, ripete la Legge al popolo, lo istruisce e gli ricorda che dovrà vivere con fedeltà e giustizia una volta che si sarà stabilito nella terra promessa.

Il brano che abbiamo appena ascoltato fornisce indicazioni su come celebrare le tre feste principali dell’anno: Pesach (Pasqua), Shavuot (Pentecoste), Sukkot (Tabernacoli). Ciascuna di queste feste richiama Israele alla gratitudine per i beni ricevuti da Dio. La celebrazione di una festa richiede la partecipazione di tutti. Nessuno può essere escluso: «Gioirai davanti al Signore, tuo Dio, tu, tuo figlio e tua figlia, il tuo schiavo e la tua schiava, il levita che abiterà le tue città, il forestiero, l’orfano e la vedova che saranno in mezzo a te» (Dt 16,11).

Per ogni festa, occorre compiere un pellegrinaggio «nel luogo che il Signore avrà scelto per stabilirvi il suo nome» (v. 2). Là, il fedele israelita deve porsi davanti a Dio. Nonostante ogni israelita sia stato schiavo in Egitto, senza alcun possesso personale, «nessuno si presenterà davanti al Signore a mani vuote» (v. 16) e il dono di ciascuno sarà in misura della benedizione che il Signore gli avrà dato. Tutti riceveranno dunque la loro parte di ricchezza del paese e beneficeranno della bontà di Dio.

Non deve sorprenderci il fatto che il testo biblico passi dalla celebrazione delle tre feste principali alla nomina dei giudici. Le feste stesse esortano il popolo alla giustizia, ricordando l’uguaglianza fondamentale tra tutti i membri, tutti ugualmente dipendenti dalla misericordia divina, e invitando ciascuno a condividere con gli altri i beni ricevuti. Rendere onore e gloria al Signore nelle feste dell’anno va di pari passo con il rendere onore e giustizia al proprio vicino, soprattutto se debole e bisognoso.

I cristiani dell’Indonesia, riflettendo sulla scelta del tema per la presente Settimana di Preghiera, hanno deciso di ispirarsi a queste parole del Deuteronomio: «La giustizia e solo la giustizia seguirai» (16,20). In essi è viva la preoccupazione che la crescita economica del loro Paese, animata dalla logica della concorrenza, lasci molti nella povertà concedendo solo a pochi di arricchirsi grandemente. È a repentaglio l’armonia di una società in cui persone di diverse etnie, lingue e religioni vivono insieme, condividendo un senso di responsabilità reciproca.

Ma ciò non vale solo per l’Indonesia: questa situazione si riscontra nel resto del mondo. Quando la società non ha più come fondamento il principio della solidarietà e del bene comune, assistiamo allo scandalo di persone che vivono nell’estrema miseria accanto a grattacieli, alberghi imponenti e lussuosi centri commerciali, simboli di strepitosa ricchezza. Ci siamo scordati della saggezza della legge mosaica, secondo la quale, se la ricchezza non è condivisa, la società si divide.

San Paolo, scrivendo ai Romani, applica la stessa logica alla comunità cristiana: coloro che sono forti devono occuparsi dei deboli. Non è cristiano «compiacere noi stessi» (15,1). Seguendo l’esempio di Cristo, dobbiamo infatti sforzarci di edificare coloro che sono deboli. La solidarietà e la responsabilità comune devono essere le leggi che reggono la famiglia cristiana.

Come popolo santo di Dio, anche noi siamo sempre sul punto di entrare nel Regno che il Signore ci ha promesso. Ma, essendo divisi, abbiamo bisogno di ricordare l’appello alla giustizia rivoltoci da Dio. Anche tra i cristiani c’è il rischio che prevalga la logica conosciuta dagli israeliti nei tempi antichi e da tanti popoli sviluppati al giorno d’oggi, ovvero che, nel tentativo di accumulare ricchezze, ci dimentichiamo dei deboli e dei bisognosi. È facile scordare l’uguaglianza fondamentale che esiste tra noi: che all’origine eravamo tutti schiavi del peccato e che il Signore ci ha salvati nel Battesimo, chiamandoci suoi figli. È facile pensare che la grazia spirituale donataci sia nostra proprietà, qualcosa che ci spetta e che ci appartiene. È possibile, inoltre, che i doni ricevuti da Dio ci rendano ciechi ai doni dispensati ad altri cristiani. È un grave peccato sminuire o disprezzare i doni che il Signore ha concesso ad altri fratelli, credendo che costoro siano in qualche modo meno privilegiati di Dio. Se nutriamo simili pensieri, permettiamo che la stessa grazia ricevuta diventi fonte di orgoglio, di ingiustizia e di divisione. E come potremo allora entrare nel Regno promesso?

Il culto che si addice a quel Regno, il culto che la giustizia richiede, è una festa che comprende tutti, una festa in cui i doni ricevuti sono resi accessibili e condivisi. Per compiere i primi passi verso quella terra promessa che è la nostra unità, dobbiamo anzitutto riconoscere con umiltà che le benedizioni ricevute non sono nostre di diritto ma sono nostre per dono, e che ci sono state date perché le condividiamo con gli altri. In secondo luogo, dobbiamo riconoscere il valore della grazia concessa ad altre comunità cristiane. Di conseguenza, sarà nostro desiderio partecipare ai doni altrui. Un popolo cristiano rinnovato e arricchito da questo scambio di doni sarà un popolo capace di camminare con passo saldo e fiducioso sulla via che conduce all’unità.


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Preghiera dei Fedeli - Fraternità Carmelitana di Pozzo di Gotto (ME) - II Domenica Tempo Ordinario / Anno C




Fraternità Carmelitana 
di Pozzo di Gotto (ME)



SETTIMANA DI PREGHIERA PER L’UNITÀ DEI CRISTIANI 18-25 gennaio - Terzo giorno: Il Signore è bontà e misericordia con tutti

SETTIMANA DI PREGHIERA 
PER L’UNITÀ DEI CRISTIANI 
18-25 gennaio 


“Cercate di essere veramente giusti” (Deuteronomio 16, 18-20) 

È nuovamente giunta la Settimana di preghiera per l’unità dei Cristiani, una Settimana speciale, una Settimana piena di gioia e commozione, di responsabilità e di dovere, poiché ha come scopo la realizzazione della volontà del nostro Salvatore Gesù Cristo: “Che tutti siano una cosa sola” (Gv 17, 21). Trovandoci tuttavia in un mondo inquieto e pieno di arroganza, dove spesso i problemi, gli antagonismi, le inimicizie e le guerre fanno rumore, si corre il rischio di giungere alla propria autodistruzione. Noi cristiani, d’altra parte, continuiamo a essere di scandalo con la nostra divisione e, soprattutto, a essere indifferenti, mostrando irresponsabilità e indolenza davanti alla grandezza di Dio, davanti ai doni e ai beni di Dio nei nostri confronti. Come cristiani, siamo stati chiamati a mostrare una comune testimonianza per affermare la giustizia e per essere strumento della Grazia guaritrice di Dio in un mondo frammentato. 
La Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani 2019 è stata preparata dai cristiani dell’Indonesia. ...

Opuscolo settimana di preghiera

Sussidio preghiere mensili


 LETTURE BIBLICHE, COMMENTI E PREGHIERE
 PER OGNI GIORNO DELLA SETTIMANA 

Terzo giorno
Il Signore è bontà e misericordia con tutti 
(Salmo 145[144], 8)

Salmo 145[144], 8-13
Matteo 1, 1-17


Commento

“Il Signore è buono con tutti, la sua misericordia è su ogni creatura” dice il salmista, proclamando che l’amore di Dio oltrepassa le barriere di etnia, di cultura, di razza e persino di religione. La narrazione della genealogia di Gesù, nel vangelo di Matteo, riflette questa visione inclusiva. Laddove le culture antiche consideravano le donne come inferiori, o come proprietà dei loro fratelli o dei loro mariti, Matteo include quattro donne tra gli antenati di Gesù, due delle quali, Rut e Racab, erano pagane; almeno altri tre, incluso l’adultero re David, erano noti per i loro peccati. Nominarli nella genealogia di Gesù e renderli parte della storia umana di Dio, è proclamare che Dio include tutti nel suo piano di salvezza, uomini e donne, giusti e peccatori, a prescindere dalle loro condizioni, dalla loro storia e dalle loro origini.

L’Indonesia è una nazione di oltre 17.000 isole e di 1.340 diversi gruppi etnici, e le chiese sono spesso separate secondo le etnie. Questa classificazione può condurre alcuni a considerarsi come i soli possessori della verità, infliggendo una ferita all’unità della Chiesa. Di fronte ad una crescita del fanatismo etnico e religioso e ad un crescente spirito di intolleranza, oggi, in tutto il mondo, i cristiani possono servire la famiglia umana unendosi insieme per testimoniare l’amore totale di Dio che abbraccia tutti e proclamando, con il salmista, che “Il Signore è bontà e misericordia” con tutti.


Preghiera
Padre, Figlio e Spirito Santo, unico Dio,
ti rendiamo grazie per la tua grande gloria, manifestata in tutta la creazione.
Donaci un cuore grande per poter abbracciare
tutti coloro che soffrono discriminazione.
Aiutaci a crescere nell’amore, al di là di ogni pregiudizio e ingiustizia.
Donaci la grazia di rispettare l’unicità di ogni persona,
per sperimentare la diversità nell’unità.
Ti preghiamo per il tuo santo nome. Amen.

"Un cuore che ascolta - lev shomea" - n. 11/2018-2019 (C) di Santino Coppolino

"Un cuore che ascolta - lev shomea"
Concedi al tuo servo un cuore docile, perché sappia rendere giustizia al to popolo e sappia distinguere il bene dal male" (1Re 3,9)

Traccia di riflessione
sul Vangelo della domenica
di Santino Coppolino


Vangelo:  Gv 2,1-11



Nel Vangelo di Giovanni, all'inizio del suo ministero pubblico, troviamo Gesù che compie il suo primo "segno" (semeìon) mutando più di 600 litri di acqua in vino ad un banchetto di nozze. Nella S. Scrittura le nozze sono il simbolo per eccellenza della B'rit, l'alleanza tra Dio - lo Sposo - ed il popolo, la sposa.
Se il vino rappresenta la gioia dell'amore sponsale, le sei giare di pietra (vuote e sdraiate - keìmenai = giacenti a terra - inutilizzate e inutilizzabili), alludono alle Tavole di una Torah non ancora compiuta. 
Sappiamo bene, purtroppo, come un matrimonio senza amore si trasforma presto o tardi in un inferno, così come una religione che non pone al primo posto l'amore misericordioso per tutti gli uomini (in ebr. Hesed, traduce sia tenerezza / amore, sia la misericordia), diventa ben presto un tribunale implacabile, dispensatore di sofferenze e di morte. Ma perché dispensare vino e gioia invece di predicare una rigida osservanza della Legge, condita magari con astinenze, digiuni, sacrifici e mortificazioni varie?  <<Quasi certamente Gesù ha cambiato l'acqua nel vino della gioia sapendo bene che i suoi seguaci avrebbero poi abbondantemente trasformato il Vino Bello / Buono del Vangelo nell'acqua della legge>> (cit.). Dio però è sempre scandalosamente diverso da come noi lo immaginiamo, Egli va sempre al di là delle nostre teologie e delle nostre attese. Il dono del Vino Bello, anticipo dell'ora di Gesù (chiara allusione all'Eucaristia, simbolo del dono totale della sua vita) non è solo il primo bensì il principio, il fondamento, la fonte ("fons et culmen", dirà il Concilio) da cui scaturisce, come un ruscello, tutti gli altri segni che il Signore porrà in essere.