Benvenuto a chiunque è alla "ricerca di senso nel quotidiano"



lunedì 23 febbraio 2026

Dichiarazione dei vescovi della Calabria: «Il mare ci chiede conto»


Dichiarazione dei vescovi della Calabria:
«Il mare ci chiede conto»


Un salvagente arancione. È quello che il comandante della Guardia Costiera di Tropea ha riconosciuto tra le onde, prima ancora di capire che attorno a quel salvagente c’era ancora un uomo. O quel che ne restava. Quella macchia di colore nel grigio del Tirreno è diventata, per noi, il simbolo di questa stagione: una vita che aveva cercato di salvarsi, e non ce l’aveva fatta.

Da Scalea ad Amantea, da Paola a Tropea, da Pantelleria a Custonaci: le coste della nostra terra e della Sicilia hanno accolto nelle ultime settimane almeno quindici corpi senza nome, restituiti dal Mediterraneo dopo i naufragi silenziosi che il ciclone Harry ha consumato tra il 15 e il 22 gennaio. Secondo le organizzazioni umanitarie, i dispersi totali potrebbero essere un migliaio. Un numero che non è una statistica: è una comunità intera inghiottita dal mare mentre l’Europa guardava altrove.

Noi vescovi di Calabria non possiamo tacere.

Lo diciamo con il dolore di pastori che riconoscono in quei corpi anonimi la dignità inviolabile di ogni essere umano, creato a immagine e somiglianza di Dio. Lo diciamo con la fermezza di chi sa che il silenzio, in certi momenti, diventa complicità. Lo diciamo consapevoli che quello che sta accadendo non è una tragedia isolata.

L’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni certifica che nei primi mesi del 2026 i morti sono triplicati: 452 vittime nel solo mese di gennaio, contro 93 dell’anno precedente. Meno arrivi, più morti.

Il nostro primo pensiero e la nostra preghiera di pastori sono rivolti a ognuno di loro, ai loro cari rimasti in patria o che forse li stanno attendendo.

Ai nostri fedeli chiediamo di non abituarsi. Di non lasciare che la notizia di un altro corpo trovato in spiaggia diventi ordinaria amministrazione. Il comandante Durante si è gettato tra le onde per recuperare quel che restava di un uomo. Vogliamo che la nostra Chiesa sia capace della stessa umanità. Dobbiamo pregare per alimentare la speranza, vincere la nostra indifferenza e aprire spazi di accoglienza prima di tutto nella nostra mente e nel nostro cuore.

Chiediamo alle istituzioni italiane ed europee di essere all’altezza della migliore tradizione di civiltà del nostro paese e del nostro continente che crede nella sacralità di ogni essere umano e soprattutto se in difficoltà lo accoglie e se ne prende cura. Chiediamo quindi di aprire corridoi umanitari sicuri per chi fugge da guerre, persecuzioni e miseria.

Chiediamo che le procure di Paola, Vibo Valentia e Trapani ricevano ogni risorsa necessaria per dare un nome a chi è stato restituito dal mare e per accertare le responsabilità.

Chiediamo che si smetta di misurare il successo di una politica migratoria contando solo chi arriva senza considerare chi muore.

Il mare ci chiede conto. Quei morti ci chiedono conto e noi non possiamo rispondere con il silenzio.

I Vescovi della Conferenza Episcopale Calabra

22 febbraio 2026
(fonte: Conferenza Episcopale Calabra 22/02/2026)

***************************

Vedi anche il post precedente:



ANGELUS 22/02/2026 Papa Leone XIV: la Quaresima, cammino luminoso. Diamo spazio al silenzio e all'ascolto I Domenica di Quaresima, 22 febbraio 2026

ANGELUS

Piazza San Pietro
I Domenica di Quaresima, 22 febbraio 2026

*************

Leone XIV: la Quaresima, cammino luminoso.
Diamo spazio al silenzio e all'ascolto

All'Angelus della prima Domenica del tempo che precede la Pasqua, Leone XIV ricorda il modo in cui Gesù ha vinto gli inganni del demonio e parla della penitenza come itinerario che non impoverisce la nostra umanità, ma la arricchisce, purifica e rafforza. Invita a far tacere un po’ tv, radio, smartphone. Ricchezza, fama e potere, aggiunge, "sono solo miseri surrogati della gioia per cui siamo fatti e, alla fine, ci lasciano inevitabilmente ed eternamente insoddisfatti, inquieti e vuoti"

Leone XIV dalla finestra del Palazzo apostolico per la recita dell'Angelus della prima Domenica di Quaresima

Il deserto, le tentazioni del diavolo, l'ancoraggio allo Spirito Santo che non risparmia le fatiche della condizione umana ma offre la via di resistere a inganni e insidie. È lo scenario dei quaranta giorni di dure prove sperimentate da Gesù e raccontate dalla liturgia della prima Domenica di Quaresima che offre al Papa - da poco rientrato in Vaticano dopo la visita pastorale appena compiuta nella parrocchia romana del Sacro Cuore di Gesù, accanto alla stazione Termini - l'avvio per una catechesi fondata sul senso di un percorso, quello che prelude alla Pasqua di Resurrezione, definito "luminoso". Già nell'omelia della Messa presieduta con la comunità guidata dai Salesiani, sottolineava il "dramma", a motivo di Satana, che incalza costantemente la libertà dell'uomo. E, tuttavia, nel saluto ai fedeli che lo hanno accolto, dava il 'la' a questo Tempo forte che è anche "tempo di gioia, perché sappiamo tutti che il Signore vuole riceverci".

La penitenza per far fiorire la vita

È la "vita" l'orizzonte che intende sottolineare Leone, sia quando commenta le difficoltà affrontate da Gesù, sia quando le riporta all'oggi del cristiano. La penitenza che insegna il Vangelo non è fine a se stessa, dunque, ma viatico per la pienezza della gioia; non è solo uno strumento che pone di fronte ai propri limiti, ma l'occasione "per superarli e per vivere". Lo ripete, il Papa, dinanzi a 20 mila fedeli che si sono raccolti in piazza San Pietro.

La liturgia, con questa Parola di vita, ci invita a guardare alla Quaresima come a un itinerario luminoso in cui, con la preghiera, il digiuno e l’elemosina, possiamo rinnovare la nostra cooperazione con il Signore nel realizzare il capolavoro unico della nostra vita. Si tratta di permettere a Lui di rimuovere le macchie e di guarire le ferite che il peccato può aver prodotto in essa, e di impegnarci a farla fiorire in tutta la sua bellezza fino alla pienezza dell’amore, unica fonte della felicità vera.

Ricchezza, fama, potere: surrogati della gioia

Il Pontefice cita San Paolo VI laddove rimarcava che la penitenza, lungi dall’impoverire la nostra umanità, la arricchisce, purificandola e rafforzandola. Consapevole dello scoraggiamento che può segnare la sfida con il maligno, e dell'attrazione per "vie di appagamento meno faticose", Leone mette in guardia dall'abbaglio della ricchezza, della fama, del potere. E precisa:

Queste, che sono state anche le tentazioni di Gesù, sono però solo miseri surrogati della gioia per cui siamo fatti e, alla fine, ci lasciano inevitabilmente ed eternamente insoddisfatti, inquieti e vuoti.

Far tacere un po’ i televisori, le radio, gli smartphone

Infine, sulla traccia di Sant'Agostino, a cui ancora una volta il Papa ricorre, l'esortazione è a fortificarsi alla fonte dell'orazione e delle opere di misericordia. E, in un'epoca in cui il silenzio è un bene sempre più raro, incoraggia a trovarlo e a dilatarlo attraverso rinunce concrete:

Diamo spazio al silenzio; facciamo tacere un po’ i televisori, le radio, gli smartphone. Meditiamo la Parola di Dio, accostiamoci ai Sacramenti; ascoltiamo la voce dello Spirito Santo, che ci parla nel cuore, e ascoltiamoci a vicenda, nelle famiglie, negli ambienti di lavoro, nelle comunità. Dedichiamo tempo a chi è solo, specialmente agli anziani, ai poveri, ai malati. Rinunciamo al superfluo e condividiamo ciò che risparmiamo con chi manca del necessario.
(fonte: Vatican News, articolo di Antonella Palermo 22/02/2026)

*************

LEONE XIV
(testo integrale)


Cari fratelli e sorelle, buona domenica!

Oggi, Prima Domenica di Quaresima, il Vangelo ci parla di Gesù che, condotto dallo Spirito, va nel deserto e viene tentato dal diavolo (cfr Mt 4,1-11). Dopo aver digiunato per quaranta giorni, sente il peso della sua umanità: a livello fisico la fame e a livello morale le tentazioni del diavolo. Prova la stessa fatica che tutti sperimentiamo nel nostro cammino e, resistendo al demonio, mostra a noi come vincerne gli inganni e le insidie.

La liturgia, con questa Parola di vita, ci invita a guardare alla Quaresima come a un itinerario luminoso in cui, con la preghiera, il digiuno e l’elemosina, possiamo rinnovare la nostra cooperazione con il Signore nel realizzare il capolavoro unico della nostra vita. Si tratta di permettere a Lui di rimuovere le macchie e di guarire le ferite che il peccato può aver prodotto in essa, e di impegnarci a farla fiorire in tutta la sua bellezza fino alla pienezza dell’amore, unica fonte della felicità vera.

Certo, si tratta di un cammino esigente, e il rischio è di scoraggiarci, o di lasciarci affascinare da vie di appagamento meno faticose, come la ricchezza, la fama e il potere (cfr Mt 4,3-8). Queste, che sono state anche le tentazioni di Gesù, sono però solo miseri surrogati della gioia per cui siamo fatti e, alla fine, ci lasciano inevitabilmente ed eternamente insoddisfatti, inquieti e vuoti.

Per questo San Paolo VI insegnava che la penitenza, lungi dall’impoverire la nostra umanità, la arricchisce, purificandola e rafforzandola nel suo procedere verso un orizzonte che ha «come termine l’amore e l’abbandono nel Signore» (Cost. ap. Paenitemini, 17 febbraio 1966, I). La penitenza, infatti, mentre ci rende consapevoli dei nostri limiti, ci dà la forza per superarli e per vivere, con l’aiuto di Dio, una comunione sempre più intensa con Lui e tra noi.

In questo tempo di grazia, pratichiamola generosamente, assieme all’orazione e alle opere di misericordia: diamo spazio al silenzio; facciamo tacere un po’ i televisori, le radio, gli smartphone. Meditiamo la Parola di Dio, accostiamoci ai Sacramenti; ascoltiamo la voce dello Spirito Santo, che ci parla nel cuore, e ascoltiamoci a vicenda, nelle famiglie, negli ambienti di lavoro, nelle comunità. Dedichiamo tempo a chi è solo, specialmente agli anziani, ai poveri, ai malati. Rinunciamo al superfluo e condividiamo ciò che risparmiamo con chi manca del necessario. Allora, come dice Sant’Agostino, «la nostra preghiera, fatta in umiltà e carità, nel digiuno e nell’elemosina, nella temperanza e nel perdono, dando cose buone e non restituendo quelle cattive, allontanandosi dal male e facendo il bene» (Sermo 206, 3), raggiungerà il Cielo e ci darà pace.

Alla Vergine Maria, Madre che sempre assiste i suoi figli nella prova, affidiamo il nostro cammino quaresimale.

____________________________

Dopo l'Angelus


Cari fratelli e sorelle,

Sono passati ormai quattro anni dall’inizio della guerra contro l’Ucraina. Il mio cuore va ancora alla drammatica situazione che sta sotto gli occhi di tutti: quante vittime, quante vite e famiglie spezzate, quanta distruzione, quante sofferenze indicibili! Davvero ogni guerra è una ferita inferta all’intera famiglia umana: lascia dietro di sé morte, devastazione e una scia di dolore che segna generazioni.

La pace non può essere rimandata: è un’esigenza urgente, che deve trovare spazio nei cuori e tradursi in decisioni responsabili. Per questo rinnovo con forza il mio appello: tacciano le armi, cessino i bombardamenti, si giunga senza indugio a un cessate-il-fuoco e si rafforzi il dialogo per aprire la strada alla pace.

Invito tutti a unirsi nella preghiera per il martoriato popolo ucraino e per tutti coloro che soffrono a causa di questa guerra e di ogni conflitto nel mondo, perché possa risplendere sui nostri giorni il dono tanto atteso della pace.

Ed ora rivolgo il mio saluto a tutti voi, fedeli di Roma e pellegrini italiani e di vari Paesi.

Benedico di cuore le Suore Operaie di Gesù, nel centenario di fondazione del loro Istituto. Saluto la Scuola di San Giuseppe Calasanzio di Prievidza in Slovacchia; e rivolgo il mio incoraggiamento alle Associazioni che si impegnano ad affrontare insieme le malattie rare.

Saluto il gruppo dell’Apostolato della Preghiera di Biella, i fedeli di Nicosia, di Castelfranco Veneto e del Decanato di Melegnano; i cresimandi di Boltiere, i ragazzi della Comunità pastorale Santa Maria Maddalena di Milano e gli scout di Tarquinia.

Auguro a tutti una buona domenica e un buon cammino di Quaresima.

Guarda il video


*************

Vedi anche il post precedente:





VISITA PASTORALE Parrocchia del “Sacro Cuore di Gesù" davanti alla Stazione Termini - Leone XIV: “siate un presidio di prossimità, una presenza viva e vicina alle sfide di questo quartiere”

VISITA PASTORALE

Parrocchia del “Sacro Cuore di Gesù" a Via Marsala (Roma)
I Domenica di Quaresima, 22 febbraio 2026

*****************

La visita di Leone alla parrocchia del Sacro Cuore davanti alla Stazione Termini:
“siate un presidio di prossimità, una presenza viva e vicina alle sfide di questo quartiere” 


La visita di Papa Leone XIV alla parrocchia salesiana del Sacro Cuore di Gesù, nel quartiere Castro Pretorio, davanti alla stazione Termini, è stata una mattinata di festa, preghiera e ascolto. Nel cortile della basilica, gremito da circa mille persone provenienti da numerosi Paesi, il Pontefice ha voluto subito fermarsi con i più piccoli, salutandoli con spontaneità e affetto.

“Che bello vedere tutti questi bambini qui davanti! Un applauso per loro!”, sono state le parole del suo saluto iniziale. Leone XIV ha ricordato il “calore dell’accoglienza” che caratterizza questa comunità, lo stesso che già Papa Francesco aveva lodato visitando la parrocchia nel 2014.
“Sappiamo tutti che il Signore vuole riceverci, vuole accoglierci, tanto come questa parrocchia! Quanto è bello trovarci in un posto dove tutti e tutte sono benvenuti! Grazie a voi, grazie a questa parrocchia!”, ha aggiunto esortando i presenti a “vivere la gioia della vita”. “Quanto è bello essere vivi, avere questo dono di vita che il Signore ci dà”, ha osservato.

Tra gli applausi, il Pontefice si è soffermato sul nome stesso della parrocchia, richiamando il cuore come “simbolo di amore, di carità, di questa generosità dell’amore del Signore che non conosce limiti”. Limiti che non sono neppure quelli delle nazionalità, come dimostra la varietà di lingue, volti e storie presenti nel cortile. “Rappresentano questa unità, comunione e fratellanza, questo vivere insieme che solo Gesù può rendere possibile. È l’amore di Gesù, è la sua misericordia che ci ha convocato questa mattina.”

Leone XIV ha poi rivolto un saluto particolare alla comunità dei salesiani, ringraziandoli per una storia che non guarda solo al passato ma che continua a vivere oggi “questa bellissima tradizione di servizio, di carità, di lavoro con i giovani”.

Durante la Messa, il Papa ha richiamato l’attenzione su cinque catecumeni che riceveranno i sacramenti nella Veglia di Pasqua, indicandoli come segno di un inizio che riguarda tutta la comunità. “Specialmente in questo Tempo di Quaresima siamo chiamati a riscoprire la grazia del Battesimo, come sorgente di vita che abita in noi e che, in modo dinamico, ci accompagna nel più assoluto rispetto della nostra libertà.”

Nell’omelia, Leone XIV ha parlato anche del “dramma” dell’indipendenza dell’uomo e della tentazione antica che attraversa il giardino delle origini e il deserto di Gesù. “Il Vangelo sembra rispondere all’antico dilemma: posso realizzare la mia vita in pienezza dicendo sì a Dio? Oppure, per essere libero e felice, devo liberarmi di Lui?”

La Chiesa, presidio di prossimità

Il Pontefice ha collegato queste domande alla vita concreta del territorio. Fu Papa Leone XIII a chiedere a san Giovanni Bosco di costruire la basilica “in un crocevia unico della città”, destinato a diventare sempre più centrale. Oggi, intorno alla stazione Termini, convivono studenti universitari, pendolari, immigrati in cerca di lavoro, giovani rifugiati coinvolti nei progetti di integrazione promossi dai Salesiani. “In ciascuno di voi vedo un presidio di prossimità, una presenza viva e vicina alle sfide di questo quartiere.”

Le contraddizioni della Stazione Termini

A pochi passi dalla basilica emergono con forza le contraddizioni del nostro tempo. Il Papa ha ricordato i “fratelli che non hanno una casa”, accolti dalla Caritas di via Marsala e dall’ostello Don Luigi Di Liegro, realizzato in uno dei fabbricati del complesso della Stazione Termini, in via Marsala, la stessa strada su cui si affaccia la basikica del Sacro Cuore e la Curia Generalizia deli Salesianii, con le altre attività dell’Istituto.

“In pochi metri si possono toccare la spensieratezza di chi parte e arriva con tutte le comodità e la fatica di chi non ha un tetto; le tante potenzialità di bene e una violenza dilagante; la voglia di lavorare onestamente e i traffici illeciti.”, ha commentao Leone. In un’intervista ai media vaticani, la coordinatrice dell’ostello, Luana Melia, ha sottolineato: “Non siamo luoghi che cronicizzano il disagio, ma spazi che, offrendo servizi oltre il pasto e il letto, aiutano a prevenire conflitti e situazioni esplosive”.

Il dono al Pontefice

La Messa è stata concelebrata, tra gli altri, dal cardinale Baldo Reina, vicario per la diocesi di Roma, dal cardinale titolare Giuseppe Versaldi, dal rettor maggiore dei Salesiani don Fabio Attard, dal superiore della Circoscrizione Salesiana Italia Centrale don Roberto Colameo e dal parroco don Javier Ortiz Rodriguez. Proprio quest’ultimo ha donato al Papa un’icona del Sacro Cuore, ringraziandolo per una visita che auspica sia balsamo per le “ferite sociali” del quartiere e “ripartenza di un progetto pastorale caricato con pace, speranza e impegno cristiano”.

Al termine della liturgia, Leone XIV ha visitato le Camerette di Don Bosco, dietro il coro e i locali della sacrestia, dove il Santo visse durante il suo ultimo viaggio a Roma nel 1887. Prima di rientrare in Vaticano, il Pontefice si è raccolto in preghiera davanti al Tabernacolo, affidando al Cuore di Gesù la comunità del Sacro Cuore e le vite che ogni giorno si incrociano davanti alla stazione Termini.

I salesiani nel cuore del Papa

È stato un gesto semplice, ma carico di significato, a colpire più di ogni altro il parroco del Sacro Cuore a Castro Pretorio, don Javier Ortiz Rodriguez, al termine della visita di Leone XIV. “Ho presentato al Papa il gruppo del consiglio pastorale e anche un professore volontario di italiano. Dopo averlo presentato gli ha detto: ‘Il prossimo allievo posso diventare io'”, ha raccontato il parroco ai giornalisti. “È stato un grande atto di umiltà e di vicinanza”, ha aggiunto, sottolineando come quel momento abbia espresso in modo immediato lo stile del Pontefice.

Don Ortiz Rodriguez ha ricordato che la parrocchia del Sacro Cuore non è nuova a visite papali: “Sono venuti tre Papi al Sacro Cuore: Giovanni Paolo II nel 1987, Papa Francesco nel 2014 e oggi Papa Leone XIV. Il regalo più grande di questa visita è stata la vicinanza alla gente della nostra parrocchia e del nostro quartiere”. Una presenza che, secondo il parroco, ha lasciato un segno concreto e incoraggiante.

La chiesa del Sacro Cuore di Gesù a Castro Pretorio, definita da Papa Francesco come “nel centro della periferia”, è descritta dallo stesso parroco come un crocevia umano e sociale, una sorta di “porto di terra”. “Qui passano tante persone diverse”, ha spiegato, “ed è un luogo in cui emergono fragilità spesso invisibili”. Dal 2023 è stato avviato un nuovo progetto pastorale per avvicinare in particolare i giovani e le persone che vivono sole. “C’è tanta solitudine”, ha osservato don Ortiz Rodriguez. “Ci sono palazzi con molti bed and breakfast e uno o due appartamenti abitati da anziani soli”. In questo contesto, la visita del Papa rappresenta “una grande spinta” per continuare e rafforzare il lavoro pastorale.

Durante l’incontro con la comunità salesiana, il Pontefice ha anche condiviso un ricordo personale, riferito poi ai giornalisti da don Francesco Marcoccio, rettore della Basilica del Sacro Cuore e direttore della sede centrale dei Salesiani di Don Bosco. “Quando ero ragazzo sono andato anche dai salesiani per un incontro vocazionale, però poi siete arrivati al secondo posto, perché sono entrato dagli agostiniani. Ma questo cuore salesiano mi è rimasto”, avrebbe detto Papa Leone XIV, aggiungendo con un sorriso che “in questi dieci mesi di pontificato ho visitato più comunità salesiane che agostiniane”.

Don Marcoccio ha riferito anche il contenuto più pastorale dell’incontro: il Papa “ci ha ringraziato per il lavoro che facciamo con i più poveri e per l’impegno dei salesiani nel mondo”. Un ringraziamento accompagnato da un’esortazione chiara: “Ci ha invitato a lavorare in rete con le altre realtà ecclesiali e a mettere insieme i giovani con i più poveri”. Un’indicazione che risuona in modo particolare in una parrocchia come quella di Castro Pretorio, chiamata ogni giorno a coniugare accoglienza, prossimità e attenzione alle nuove forme di povertà urbana.
(fonte: Faro di Roma, articolo di Chiara Lonardo 22/02/2026)

*****************

SANTA MESSA

OMELIA DI LEONE XIV


Carissimi fratelli e sorelle,

qualche giorno fa, con il rito delle Ceneri, abbiamo dato inizio al cammino quaresimale. La Quaresima è un tempo liturgico intenso, che ci offre l’occasione di riscoprire la ricchezza del nostro Battesimo, per vivere da creature pienamente rinnovate grazie all’incarnazione, alla morte e alla risurrezione di Gesù.

La prima Lettura e il Vangelo, che abbiamo ascoltato, in dialogo tra loro ci aiutano a riscoprire proprio il dono del Battesimo come grazia che incontra la nostra libertà. Il racconto della Genesi ci riporta alla nostra condizione di creature, messe alla prova non tanto da un divieto, come spesso si crede, quanto da una possibilità: la possibilità di una relazione. L’essere umano è cioè libero di riconoscere e accogliere l’alterità del Creatore, il quale riconosce e accoglie l’alterità delle creature. Per impedire tale possibilità, il serpente insinua la presunzione di poter azzerare ogni differenza tra le creature e il Creatore, seducendo l’uomo e la donna con l’illusione di diventare come Dio. Satana li spinge a impossessarsi di qualcosa che – così dice – Dio vorrebbe negare loro per mantenerli sempre in uno stato di inferiorità. Questo affresco della Genesi è un capolavoro insuperato che rappresenta il dramma della libertà.

Il Vangelo sembra rispondere all’antico dilemma: posso realizzare la mia vita in pienezza dicendo “sì” a Dio? Oppure, per essere libero e felice, devo liberarmi di Lui?

La scena delle tentazioni di Cristo, in fondo, affronta questo drammatico interrogativo. Essa ci conduce a scoprire la vera umanità di Gesù che, come insegna la Costituzione conciliare Gaudium et spes, rivela l’uomo a se stesso: «Nel mistero del Verbo incarnato trova vera luce il mistero dell’uomo» (GS, 22). Infatti vediamo il Figlio di Dio che, opponendosi alle insidie dell’antico Avversario, ci mostra l’uomo nuovo, l’uomo libero, epifania della libertà che si realizza dicendo “sì” a Dio.

Questa nuova umanità nasce dal fonte battesimale. E allora – specialmente in questo Tempo di Quaresima – siamo chiamati a riscoprire la grazia del Battesimo, come sorgente di vita che abita in noi e che, in modo dinamico, ci accompagna nel più assoluto rispetto della nostra libertà.

Anzitutto è il Sacramento stesso ad essere dinamico, perché ciò che offre non si esaurisce all’interno dello spazio e del tempo del rito, ma è una grazia che accompagna costantemente la vita intera, sostenendo la nostra sequela di Cristo. Ma il Battesimo è dinamico anche perché ci mette sempre di nuovo in cammino, dal momento che la grazia è una voce interiore che ci sollecita a conformarci a Gesù, liberando la nostra libertà perché essa trovi compimento nell’amore di Dio e del prossimo.

Comprendiamo così la natura relazionale del Battesimo, che chiama a vivere l’amicizia con Gesù e, così, ad entrare nella sua comunione con il Padre. Questa relazione piena di grazia ci rende capaci di vivere anche un’autentica prossimità con gli altri, una libertà che – a differenza di quanto il diavolo propone a Gesù – non è ricerca del proprio potere, ma amore che si dona e che ci rende tutti fratelli e sorelle. Afferma infatti San Paolo: «Non c’è Giudeo né Greco; non c’è schiavo né libero; non c’è maschio e femmina, perché tutti voi siete uno in Cristo Gesù» (Gal 3,28).

Fratelli e sorelle, il Papa Leone XIII chiese a San Giovanni Bosco di costruire proprio qui la chiesa dove noi oggi ci troviamo. Egli aveva intuito la centralità di questo luogo, accanto alla Stazione Termini e in un crocevia unico della città, destinato a diventare nel tempo ancora più importante.

Per questo, carissimi, incontrandovi oggi vedo in voi uno speciale presidio di prossimità, di vicinanza dentro le sfide di questo territorio. In esso infatti sono numerosi i giovani universitari, i pendolari che vanno e vengono per motivi di lavoro, gli immigrati in cerca di occupazione, i giovani rifugiati che hanno trovato nella sede qui a fianco, per iniziativa dei Salesiani, la possibilità di incontrare coetanei italiani e realizzare progetti di integrazione; e poi ci sono i nostri fratelli che non hanno una casa e che trovano accoglienza negli spazi della Caritas di via Marsala. In pochi metri si possono toccare le contraddizioni di questo tempo: la spensieratezza di chi parte e arriva con tutte le comodità e coloro che non hanno un tetto; le tante potenzialità di bene e una violenza dilagante; la voglia di lavorare onestamente e i commerci illeciti delle droghe e della prostituzione.

La vostra parrocchia è chiamata a farsi carico di queste realtà, ad essere lievito di Vangelo nella pasta del territorio, a farsi segno di vicinanza e di carità. Ringrazio i Salesiani per l’opera instancabile che portano avanti ogni giorno, e incoraggio tutti a continuare ad essere proprio qui una piccola fiammella di luce e di speranza.

Maria Ausiliatrice sostenga sempre il nostro cammino, ci renda forti nel momento della tentazione e della prova, per vivere pienamente la libertà e la fraternità dei figli di Dio.

Guarda il video integrale della S. Messa


domenica 22 febbraio 2026

Preghiera dei Fedeli - Fraternità Carmelitana di Pozzo di Gotto (ME) - I DOMENICA DI QUARESIMA anno A

Fraternità Carmelitana 
di Pozzo di Gotto (ME)

Preghiera dei Fedeli


I DOMENICA DI QUARESIMA anno A

22 Febbraio 2026

Per chi presiede

Fratelli e sorelle, con il Mercoledì delle Ceneri si è aperto per noi il Tempo della Quaresima. Esso è tempo propizio perché ognuno di noi possa ripensare al proprio battesimo ed alla novità che esso ha instaurato nella nostra esistenza. Invochiamo, allora, con fiducia Dio nostro Padre, perché ci faccia crescere come veri suoi figli e fratelli, ed insieme diciamo:

R/   Convertici a Te,  o Padre


Lettore

- Guarda benigno, o Padre, il tuo popolo radunato in assemblea. Accresci in esso la consapevolezza di essere legato a Te con vincoli indissolubili, grazie al dono della vita di Gesù tuo Figlio. Fa’ che tutto il popolo cristiano sappia lasciarsi coinvolgere in questa tua Alleanza, in questa storia di amore, per testimoniare a tutti i popoli il tuo disegno di salvezza. Preghiamo.

- Suscita, o Padre, in ogni comunità cristiana ed in ogni singolo cristiano una fame vera della tua Parola. Fa’ che tutti trovino in Gesù, tuo Figlio, il modello di un ascolto a cuore aperto del tuo disegno di amore rivolto ad ogni creatura umana. Dona a tutti la gioia e la costanza di sostare quotidianamente nell’ascolto della Scrittura Santa. Preghiamo.

- Benedici e sostieni quanti nelle varie parti del mondo si adoperano per la pace tra le nazioni. Dona coraggio e costanza a tutte quelle associazioni, che operano in zone di guerra, prestando aiuto alle martoriate popolazioni civili. Ti preghiamo, inoltre, per quelle donne e quegli uomini, che nella loro professione di giornalismo mettono a repentaglio la loro vita per un servizio alla verità. Preghiamo.

- Ricordati, o Padre, di tutte quelle persone, provenienti dalle Filippine, dall’India, dallo Sri-Lanka e da altri paesi stranieri, che si mettono al servizio dei nostri anziani. Benedici le loro fatiche, non sempre riconosciute ed apprezzate. Preghiamo.

- Ti preghiamo e ti affidiamo, o Padre, tutte le persone a noi care e che in questo momento vivono momenti di prova a causa di malattie molto gravi. Sii vicino a loro con la tua Parola e con il tuo Santo Spirito. Dona pazienza e spirito di servizio a quanti operano in ambito ospedaliero. Preghiamo.

- Davanti a te, o Padre, ci ricordiamo dei nostri parenti e amici defunti [pausa di silenzio]; ci ricordiamo delle vittime delle molteplici guerre che affliggono il mondo; delle vittime sul lavoro e sulle strade. A tutti concedi la Beatitudine eterna. Preghiamo.


Per chi presiede

Accogli, o Padre, le nostre preghiere: non abbandonarci nella tentazione e donaci la forza di superare ogni prova, per maturare nelle fede e adorarti come il nostro unico e vero Dio. Te lo chiediamo per Cristo nostro Signore.

AMEN.



"Un cuore che ascolta - lev shomea" n° 16 - 2025/2026 - I DOMENICA DI QUARESIMA anno A

"Un cuore che ascolta - lev shomea"

"Concedi al tuo servo un cuore docile,
perché sappia rendere giustizia al tuo popolo
e sappia distinguere il bene dal male" (1Re 3,9)



Traccia di riflessione sul Vangelo
a cura di Santino Coppolino

I DOMENICA DI QUARESIMA - anno A

Vangelo:
Mt 4,1-11

Situate tra il Battesimo e l'inizio del Ministero Pubblico, le Tentazioni non sono una casualità, un incidente di percorso nella vita di Gesù, ma la cifra della continua lotta che Egli ha dovuto sostenere lungo tutta la sua esistenza, fino al Golgota. Esse rappresentano la precisa volontà dello Spirito di Dio che conduce Gesù nel deserto perché le affronti e le vinca. Il banco di prova è la sua condizione di Figlio di Dio e di Messia, il modo attraverso il quale è chiamato ad esserlo. E' lo scontro tra due modalità di intendere la vita diametralmente opposte: quella del potere (economico, politico e religioso) che domina, opprime e uccide, e quella di Dio che ama e serve i suoi figli fino al dono totale di sé. Gesù resiste alla seduzione del potere rifiutando con fermezza i progetti messianici del tentatore, perché sa bene che la salvezza che viene dal Padre è totalmente altra rispetto alle attese dell'uomo. La proposta di satana a Gesù, quella di essere Figlio di Dio e Messia attraverso l'uso del potere (si capisce, sempre a fin di bene) è molto seducente. «Il male si presenta sempre a fin di bene, ma non è sufficiente agire a fin di bene, anche i mezzi usati devono essere della stessa natura del fine, altrimenti lo conducono a distruzione» (cit.). Quale uomo - noi compresi - se ne avesse i mezzi, non farebbe ciò che il diavolo propone a Gesù? Così storicamente è stato, così è anche oggi. La Chiesa, come Gesù, da sempre viene sottoposta alle medesime tentazioni e il suo più grande peccato è l'assoluta mancanza di discernimento. Pur affermando di amare e servire il Signore, spesso non pensa e non agisce come Lui (cfr. Mt 16, 22-23). Per questa ragione la Chiesa deve sempre rimanere vigile, per non considerare lecito ciò che Gesù ha scartato come mezzo diabolico.


sabato 21 febbraio 2026

DECRETO DI LIBERTÀ “Noi, siamo ciò che scegliamo. Le tentazioni sono un decreto di libertà... scegli!” - I DOMENICA DI QUARESIMA ANNO A - Commento al Vangelo a cura di P. Ermes Maria Ronchi

DECRETO DI LIBERTÀ


Noi, siamo ciò che scegliamo.
Le tentazioni sono un decreto di libertà... scegli! 


In quel tempo, Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto, per essere tentato dal diavolo. Dopo aver digiunato quaranta giorni e quaranta notti, alla fine ebbe fame. Il tentatore gli si avvicinò e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, di' che queste pietre diventino pane». Ma egli rispose: «Sta scritto: "Non di solo pane vivrà l'uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio"».Allora il diavolo lo portò nella città santa, lo pose sul punto più alto del tempio e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, gèttati giù; sta scritto infatti: "Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo ed essi ti porteranno sulle loro mani perché il tuo piede non inciampi in una pietra"». Gesù gli rispose: «Sta scritto anche: "Non metterai alla prova il Signore Dio tuo"». Di nuovo il diavolo lo portò sopra un monte altissimo e gli mostrò tutti i regni del mondo e la loro gloria e gli disse: «Tutte queste cose io ti darò se, gettandoti ai miei piedi, mi adorerai». Allora Gesù gli rispose: «Vàttene, satana! Sta scritto infatti: "Il Signore, Dio tuo, adorerai: a lui solo renderai culto"». Allora il diavolo lo lasciò, ed ecco degli angeli gli si avvicinarono e lo servivano. Mt 4,1-11

  
DECRETO DI LIBERTÀ
 
Noi, siamo ciò che scegliamo. Le tentazioni sono un decreto di libertà... scegli! 


Quaresima è la stagione delle ripartenze, della primavera che ritorna, della potatura che salva la pianta, della vita che punta diritto verso la luce di Pasqua.

In quel tempo, Gesù… ed è come dire: in questo tempo, io. Perché quell’uomo è ogni uomo, ogni luogo è quel deserto, in cui lo Spirito mi spinge sul bivio che si apre davanti ad ogni scelta: “Hai davanti a te la vita e la morte. Scegli. Ma scegli la vita!”(Deut 30,19)

Noi, siamo ciò che scegliamo.

Matteo mette in scena un Nemico Intelligente che propone cose ragionevoli, baratti vantaggiosi, del buon pane e un nuovo governo del mondo. Se Gesù avesse risposto in un altro modo alle tre proposte del diavolo, non avremmo avuto né la croce né il cristianesimo.

“Di’ che queste pietre diventino pane!”, prima tentazione. Se tu sei figlio di Dio, poiché lo sei Figlio di Dio!, usa il tuo potere per te. Ma Gesù non ha mai cercato il pane a suo vantaggio, si è fatto pane a vantaggio di tutti, e risponde offrendo più vita: Non di solo pane vivrà l’uomo.

Il pane dà vita, ma più vita viene dalla bocca di Dio. Tu hai parole di vita eterna (Gv 6,68), parole che fanno viva, finalmente, la vita.

Seconda tentazione: Buttati, così vedremo uno stormo di angeli in volo; verranno a prenderti, Dio l’ha promesso. La tentazione è fatta con la Bibbia in mano (sta scritto che verranno…). La risposta di Gesù: non tentare Dio attraverso ciò che sembra il massimo della fiducia nella provvidenza e invece ne è la caricatura, perché è solo ricerca del proprio vantaggio.

Nella terza tentazione il diavolo alza ancora la posta: inginocchiati e ti darò tutto il potere del mondo. Vuoi fare davvero il messia che cambia la storia? Assicura loro tre cose: pane, interventi risolutivi e spettacolari, e poi un leader, e li avrai in mano. Ma Gesù non cerca uomini da dominare, vuole figli liberi e amanti.

Scrive l’abate Antonio: «Togliete le tentazioni e più nessuno si salverà». Perché scomparirebbero la scelta e la libertà stessa.

Le tentazioni sono un decreto di libertà. Il primo di tutti i comandamenti lo dimostra: scegli! (Deut 30,19). Tocca a te imboccare una delle due strade, quella della vita o quella della morte.

“Allora angeli si avvicinarono e lo servivano”. Il Signore manda angeli anche nella mia casa: li manda a prendersi cura di me, sono quelle persone buone che sanno inventare una nuova carezza, che hanno occhi di luce, che ti sorreggono con le loro mani leggere ogni volta che inciampi. E se lo farò anch’io, vedrò realizzarsi il sogno di Isaia (cfr. 58,7-10): Illumina altri e ti illuminerai, guarisci altri e guarirà la tua ferita. Illumina altri e la tua luce sorgerà, come un meriggio di sole.


ROBERTO TONI: Per una umanità mite, misericordiosa e artefice di pace, che dona al mondo sapienza e luce: Mt 5,1-16 (VIDEO INTEGRALE)

Per una umanità mite, misericordiosa e artefice di pace, 
che dona al mondo sapienza e luce: Mt 5,1-16 
Roberto Toni

(VIDEO INTEGRALE)


04.02.2026 - Primo dei MERCOLEDI' DELLA BIBBIA 2026

Il DISCORSO DELLA MONTAGNA (Mt 5-7)
La “Magna Charta” del cristiano
per un progetto di umanizzazione del mondo

promossi dalla
Fraternità Carmelitana
di Barcellona P.G. (ME)


(Foto di repertorio) 

1. I mille vuoti della paura: per comprendere la crisi dell’umano

Pochi giorni fa abbiamo celebrato la giornata della memoria e ci siamo chiesti per l’ennesima volta: come è stato possibile? Poi, di fronte a ciò che sta succedendo e nel timore di ciò che potrà accadere ci chiediamo: come è ancora possibile?

Le semplificazioni non aiutano di certo né a comprendere e neppure a cambiare. Tuttavia, con alcuni pensatori che azzardano una diagnosi più ampia del “qui e ora” tipico dei talk show, possiamo identificare che c’è stata una promessa, quella di un progresso globale “win - win” (dove vincono tutti: crescita parallela di benessere e democrazia, di economia e di cultura, di velocità ed equilibrio, di ambiente e mercato) che non è stata mantenuta e che ha determinato il riaffacciarsi massiccio della paura e, conseguentemente, della violenza.

Guardando alle dinamiche non troppo lontane che portarono alla Shoah riconosciamo che è proprio la paura a diventare strumento di manipolazione da parte di chi, malato psichico o astuto calcolatore, si appropria del potere e dilaga per conservarlo. E se in passato parevano essere quantomeno le ideologie a fornire la base teorica alle tirannie, ora assistiamo alla dittatura incontrastata dell’economia, del mercato, il tutto nelle mani di pochi sempre più ricchi, potenti e influenti.

A completare il quadro è un senso di impotenza che si traduce in assuefazione e rassegnazione, sia a livello locale che globale. Con il paradosso che la paura della morte conduce a ricercarla, magari per porre un termine al non senso e all’angosciosa agonia, una cultura di morte che vede nella rabbia cieca e nelle dipendenze la propria espressione.

Il Giubileo della speranza si è scontrato con il muro di gomma di un mondo che segue logiche ormai così profondamente innestate che, divenute totalizzanti, hanno ormai plasmato la percezione in termini di tecnicismo e quantificazione, con sacche di corruzione e di solitudine che divengono oggetto di rimozione. La speranza è diventata così l’eco romantica di un concetto vuoto o un culto di nicchia.

Ne va dell’uomo e della sua consapevole identificazione con se stesso, con l’altro (uguale o diverso che sia) e con il mondo. «Quando sono scosse le fondamenta, il giusto che cosa può fare?» (Sal 11,3). Anzitutto non sentirsi così giusto, perché nel sistema ci siamo dentro tutti. E poi: continuare a cercare, discernere ed ascoltare. 

..

Alle beatitudini non corrisponde soltanto una somma di significati di profonda sapienza. Esse, come l’intera vita del Maestro, suscitano attrazione, movimento, motivazione, entusiasmo. La fede incarnata diventa orizzonte di speranza, di credibilità che orienta verso il Mistero di un Dio presente e vivo.

Un ultima considerazione. Dopo il Giubileo della speranza, non possiamo non fare riferimento ad un altro tempo di grazia che si è aperto nella ricorrenza dell’ottocentesimo anniversario della morte (transito) di San Francesco d’Assisi. Noi Carmelitani, in quanto mendicanti della Parola, non possiamo non sentire questo nuovo Giubileo come anche un poco nostro. Francesco ci insegna una “perfetta letizia” che è completamente aderente allo spirito delle beatitudini, anche e soprattutto nel suo stridere contro il senso comune: lo stesso Cantico delle Creature, altissima espressione contemplativa, fu da lui composto nel periodo di malattia e sofferenza acuta, tanto da avvalorare quell’indicazione di gioia piena che nasce dall’attraversare tutte le situazioni per amore e avendo il Cristo crocifisso e risorto più che come motivazione: come presenza viva.


GUARDA IL VIDEO
Incontro integrale


Leggi anche il post già pubblicato:

Alessandro D'Avenia: Abusi - Non ci può essere pace in una comunità dove si fa del male al più debole. Se si toccano i bambini inizia l'abisso

Alessandro D'Avenia
Abusi

Non ci può essere pace in una comunità dove si fa del male al più debole.
Se si toccano i bambini inizia l'abisso


Corriere della Sera, 9 febbraio 2026

Se il mondo oggi non ha pace è per via di bambini e minorenni. L’orrore dell’archivio Epstein è tutto qui: molti dei potenti che guidano il mondo, li usano e abusano. Non è una novità: purtroppo quella dell’infanzia è una storia millenaria di violenza, proprio perché il bambino è la categoria sociale più debole. Nel mondo antico i bambini erano oggetti, non individui. In greco per indicarli si usava il neutro, il genere delle cose inanimate: non avevano alcun diritto prima dell’età adulta, e chi non superava certi requisiti o riti di passaggio veniva abbandonato, reso schiavo o eliminato. In epoca romana il padre aveva potere di vita e morte sui bambini, l’infanticidio era normale e le bambine potevano essere date in sposa al primo mestruo. Basta rileggere Pollicino, Cappuccetto Rosso, Il pifferaio magico per vedere tra le righe una lunga storia di abbandoni, sacrifici, abusi, traffici, quel che resta dei cruenti miti antichi in cui Crono divora i figli, Agamennone sacrifica la figlia per vincere la guerra, Edipo viene abbandonato… Nella storia umana le civiltà che non proteggono i bambini prima o poi crollano per un motivo intrinseco alla socialità: non ci può essere pace in una comunità dove si fa del male al più debole. È lì la vera sfida del diritto nazionale e internazionale. Ho deciso di dedicare la mia vita professionale ai minorenni anche per questo.

In questo ambito, sono sempre rimasto colpito dalla inattualità di Gesù Cristo rispetto alla cultura del suo tempo. In un momento in cui i bambini erano oggetti, disse l’inaudito, come quando chiese ai discepoli: «Di che cosa stavate discutendo per la strada?». Ed essi tacevano. Per la strada infatti avevano discusso su chi fosse il più importante tra loro. Sedutosi, chiamò i Dodici e disse: «Se uno vuole essere il primo, sia l’ultimo di tutti e il servitore di tutti». E, preso un bambino, lo pose in mezzo a loro e, abbracciandolo, disse: «Chi accoglie uno solo di questi bambini nel mio nome, accoglie me; e chi accoglie me, non accoglie me, ma colui che mi ha mandato» (Mc 9). Quello che è stato ridotto a un invito sentimentale è una rivoluzione sociale, culturale e politica, proprio perché inserito in un discorso sul potere: dando al bambino una dignità divina e invitando ad accoglierlo secondo questa dignità, Cristo fonda una società nuova, a partire dal basso e non dall’alto come è sempre accaduto. Il bambino non è proprietà di nessuno perché è figlio di Dio, a chi lo educa è solo affidato: la creatura è come il creato, dato in custodia. Nel discorso di Cristo la parola per «servitore» è paidion, che significa sia «schiavo» sia «bambino», perché le due categorie, allora, coincidevano: erano proprietà di altri e in casa avevano gli stessi obblighi di servizio. Ai discepoli, che litigavano per le gerarchie di potere, viene proposto un regno la cui costituzione ha come articolo fondativo la difesa del più debole: nessuno sarà sottomesso o usato. Il bambino, la categoria sociale più indifesa, diventa criterio dei rapporti umani.

All’inizio della bella serie tv The chosen, i primi ad accorgersi dell’originalità di Cristo sono infatti proprio dei bambini (non li maltratta, li prende sul serio), perché Cristo non fonda una religione ma un modo nuovo di vivere le relazioni: «Amatevi come io vi ho amato», cioè dando la vita, anche per l’ultimo. Si può quasi dire che l’essere cristiani si manifesta nell’essere difensori dei bambini. Io l’ho imparato dal vivo da padre Pino Puglisi, insegnante di religione nel mio liceo, che fu ucciso proprio perché difendeva i bambini di un quartiere di Palermo, che la mafia usava come esercito, per spaccio e prostituzione. Un fatto che a 17 anni mi ha ispirato a diventare insegnante, e che ho raccontato in Ciò che inferno non è. Ma perché Cristo pone l’accogliere il bambino alla base del potere? Perché chi abusa di un bambino è pronto a compiere qualsiasi altro male: superata quella soglia, tutto diventa possibile. E lo dice senza mezzi termini: «Chi scandalizza (chi ferisce fisicamente o psicologicamente, diremmo noi) uno di questi piccoli, sarebbe meglio per lui che gli fosse appesa al collo una macina da mulino e fosse sprofondato nel fondo del mare» (Mc 9,42). La gigantesca macina non indica la punizione divina, ma descrive lo stato di oscurità in cui si trova chi usa o abusa, ferisce o uccide un bambino: ha dentro un abisso che inghiotte ogni cosa, il potere come sottomissione dell’altro.

Non è un caso che l’olocausto cominci con un progetto di eliminazione di bambini: Aktion T4 (lo racconta in modo magistrale Marco Paolini in Ausmerzen). Nell’agosto del 1939, il Reich emanò un decreto per cui, privi di conseguenze penali, medici e ostetriche dovevano eliminare i bambini (tedeschi) sotto i tre anni con disabilità mentali o fisiche. Successivamente tutti i genitori di bambini con disabilità furono spinti a far curare i figli in cliniche pediatriche specializzate, che in realtà erano reparti di soppressione. All’inizio l’operazione colpì i più piccoli ma poi coinvolse ragazzi fino ai 17 anni. Morirono più di 10.000 bambini. Accettato e fatto questo, proprio da chi doveva proteggere e curare, tutto divenne possibile: fu l’anticamera della camera a gas. Cristo non era un sentimentale, ma uno che smascherava il potere: se si toccano i bambini inizia l’abisso.

Le comunità cristiane, immerse nella civiltà greco-romana in cui abbandono o infanticidio erano normali e gli orfani diventavano schiavi, facevano tutt’altro e infatti crearono i primi brefotrofi e orfanotrofi. Le cose cambiarono anche nel diritto con Giustiniano, nel 529 d.C.: il bambino divenne persona giuridica, l’abbandono era considerato infanticidio e l’infanticidio come il parricidio. L’episodio evangelico che fondava il potere sul servizio a partire da un bambino, in cinque secoli divenne diritto, con la difesa della categoria sociale più debole. Una conquista non garantita una volta per tutte, perché ogni cultura deve decidere di nuovo su che basi costruire il potere. Non a caso le dichiarazioni dei diritti del fanciullo arrivano solo nel XX secolo, dopo gli abusi dell’era industriale: la volontà di potenza delle nazioni, che portò alle guerre mondiali, cominciò con lo sfruttamento del lavoro minorile. Oggi la questione è attuale in molti Paesi mediorientali e orientali, in Occidente riguarda più i diritti del nascituro, gli abusi in ambienti educativi, spesso proprio quelli religiosi, e ora gli effetti dei social sui minorenni.

Da qui bisogna partire per una società diversa. Qualche anno fa ho contribuito alla ricerca fondi per un ospedale che doveva acquistare incubatrici per bambini prematuri; queste macchine innovative prevedono, tra le altre cose, la simulazione attraverso vibrazioni della voce materna necessaria alla sopravvivenza di piccoli sottoposti a uno stress mortale. Questo uso della tecnologia mi ha commosso e ancor più il reparto: dove si lotta così per i più deboli la vita non può essere sottomessa e diventare proprietà di altri. Questa è la base della pace. Non possiamo stupirci dello stato bellico del mondo, se molti dei potenti che lo guidano a vari livelli – presenti nell’archivio Epstein – abusano di bambini e minorenni. Se rimarranno impuniti, insieme a coloro per cui Epstein lavorava, continueranno a portarci nel loro abisso.

(fonte: sito dell'autore)

venerdì 20 febbraio 2026

Il furto alla Madonna di San Luca, Bologna sotto shock. Il cardinale Zuppi: «Ripariamo il volto offeso di Maria ... I veri gioielli siamo noi ... Avere uno spirito di riparazione significa credere che l’amore ripara ciò che il male viola. Significa sperare che ogni ferita, anche profonda, possa essere guarita»



*****************

Furto nella Basilica della Beata Vergine di San Luca

Forzata la chiusura notturna della Sacra Immagine ed infranto il vetro protettivo
Le parole del rettore mons Remo Resca, visibilmente commosso.



L’Arcidiocesi rende noto che nella notte tra il 17 e 18 febbraio si è verificata una intrusione nella Basilica della Beata Vergine di San Luca.

È stata forzata la chiusura notturna della Sacra Immagine ed infranto il vetro protettivo, allo scopo di sottrarre alcuni preziosi dalla lastra argentata che lascia scoperti i volti della Madonna e del Bambino Gesù. Subito avvisate, le Forze dell’Ordine sono intervenute e ad una prima ricognizione la Sacra Immagine non presenta danni evidenti.

Come popolo bolognese siamo profondamente scossi e feriti per l’oltraggio a quanto di più caro ci accomuna, la Vergine Maria, venerata da nove secoli nella Sacra Icona.

All’inizio del cammino quaresimale, ci stringiamo a Lei come a nostra Madre ferita, e ci affidiamo con rinnovato affetto.

L’Arcivescovo domani, giovedì 19 febbraio, alle 7.30 presiederà la Messa al Santuario della Madonna di San Luca
(fonte: Chiesa di Bologna 18/02/2026)

*****************

Il furto alla Madonna di San Luca, Bologna sotto shock. 
Il cardinale Zuppi: «Ripariamo il volto offeso di Maria»

Infranta la teca della Sacra Immagine custodita nella Basilica sul Colle della Guardia e sottratti alcuni gioielli ed ex voto che adornavano l’icona mariana, simbolo della città mentre, per fortuna, non ci sono danni al dipinto. Il cardinale Zuppi annuncia una messa di riparazione: «Atto incredibile che ferisce tutti». Indagini in corso.


Bologna si è svegliata nel primo giorno di Quaresima con una ferita profonda e uno shock . Nella notte tra il 17 e il 18 febbraio ignoti si sono introdotti nella Basilica della Beata Vergine di San Luca, sul Colle della Guardia, infrangendo il vetro protettivo della Sacra Immagine e sottraendo alcuni dei gioielli che ornano l’icona mariana, da secoli cuore spirituale della città e riferimento per tutti, credenti e no.

A dare notizia dell’accaduto è stata la diocesi di Bologna con un comunicato che parla di «intrusione» e di chiusura forzata della teca che custodisce l’immagine. È stato infranto il vetro antisfondamento allo scopo di sottrarre «alcuni preziosi dalla lastra argentata che lascia scoperti i volti della Madonna e del Bambino Gesù». A una prima ricognizione, fortunatamente, la Sacra Immagine non presenterebbe danni evidenti.

Un particolare dell'icona della Madonna nella basilica di San Luca a Bologna danneggiata (ANSA)

L’allarme e la dinamica del colpo

Secondo una prima ricostruzione, i ladri si sarebbero arrampicati sui ponteggi del cantiere attivo sul lato destro del santuario, introducendosi da una porta laterale. L’allarme, riferisce il vicario arcivescovile don Remo Resca, era stato temporaneamente disattivato proprio a causa dei lavori e avrebbe dovuto essere ripristinato in questi giorni.

Oltre alla teca dell’icona, sarebbero state forzate anche le casseforti contenenti offerte. Dalla lastra argentata che ricopre l’immagine – lasciando scoperti i volti della Vergine e del Bambino – sono stati asportati diversi ex voto: anellini e piccoli monili donati nel tempo dai fedeli in segno di gratitudine e affidamento: «Ce n’erano una ventina, ne hanno prelevati una decina», ha spiegato don Resca, «il nostro cuore si è spaccato davanti al vetro rotto e alla porta forzata. Ma prevale la consolazione: l’immagine della Madonna è integra». Sul posto sono intervenuti gli agenti del Commissariato Santa Viola; la polizia scientifica ha repertato anche un guanto che potrebbe rivelarsi utile per le indagini.

L'Icona della Madonna di San Luca sul sagrato della Cattedrale di San Petronio a Bologna l'8 maggio 2024 (ANSA)

La reazione del cardinale Zuppi: «Ripariamo il volto offeso»

Profondamente colpito il cardinale Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna e presidente della CEI, che ha ricevuto la notizia all’alba. «Quando alle 6.10 mi ha chiamato don Remo, non riusciva a parlare tanto era colpito», ha raccontato aprendo la celebrazione del Mercoledì delle Ceneri in Cattedrale.

Il porporato ha annunciato per giovedì mattina una Messa di riparazione al santuario: «Celebro per riparazione e per ringraziare che i danni non sono stati peggiori». E ha aggiunto parole che vanno oltre la cronaca: «Forse quel furto, soprattutto dei gioielli, ci costringe a impreziosire noi quella Sacra Immagine che in maniera incredibile è stata violata. La riparazione rientra molto nell’itinerario della Quaresima: vogliamo riparare il volto offeso di Maria e ritrovarlo nella sua piena bellezza». Un invito a trasformare lo sdegno in cammino spirituale, a leggere l’episodio non solo come un atto criminoso ma come una ferita da sanare con la fede e la preghiera.

Un simbolo identitario per Bologna

La Basilica di San Luca non è soltanto uno dei luoghi più suggestivi dell’Emilia-Romagna, raggiungibile attraverso il lungo portico che dal centro storico sale fino al Colle della Guardia. È il simbolo per eccellenza di Bologna.

L’icona della Madonna – secondo la tradizione attribuita a san Luca evangelista – è venerata in città da oltre nove secoli. Ogni anno, nel mese di maggio, l’immagine scende in processione in città, rinsaldando un legame profondo tra la Vergine e il popolo bolognese. Nei momenti di calamità, guerre e siccità, a Lei la città si è sempre affidata. La memoria del cosiddetto “miracolo della pioggia” è ancora viva nella devozione popolare.

Non è un caso che anche le istituzioni civili abbiano parlato di un’offesa all’intera comunità. Il sindaco Matteo Lepore ha definito il gesto «un’azione che offende tutta la comunità bolognese», esprimendo vicinanza alla diocesi. Per molti cittadini, credenti e non, San Luca rappresenta un punto di riferimento spirituale e culturale, un segno che domina dall’alto la città e ne custodisce la storia.

Una ferita nel tempo della Quaresima

Che il furto sia avvenuto proprio nel giorno delle Ceneri rende l’episodio ancora più simbolicamente doloroso. «Come popolo bolognese siamo profondamente scossi e feriti per l’oltraggio a quanto di più caro ci accomuna», ha scritto la diocesi, invitando i fedeli a stringersi attorno a Maria «come a nostra Madre ferita». I gioielli sottratti hanno certamente un valore materiale, ma ben più grande è il valore affettivo e spirituale degli ex voto, segni concreti di grazie ricevute, lacrime asciugate, speranze affidate. Colpire quei monili significa colpire la memoria viva di un popolo.

La risposta della Chiesa bolognese, tuttavia, non si ferma all’indignazione. Nelle parole del cardinale Zuppi risuona un appello alla conversione e alla speranza: trasformare l’oltraggio in occasione di rinnovato affidamento, perché – come accade da secoli – la Madonna di San Luca continui a vegliare sulla sua città.
(fonte: Famiglia Cristiana, articolo di Antonio Sanfrancesco 19/02/2026)

*****************

L’Arcivescovo ha presieduto a San Luca la Messa di riparazione dopo il furto al Santuario

Giovedì 19 febbraio, alle prime ore del mattino, l’Arcivescovo nel Santuario della Madonna di san Luca ha celebrato una Messa di riparazione in seguito al furto avvenuto nella Basilica nella notte tra il 17 e 18 febbraio.

Una celebrazione vissuta all’inizio del tempo di Quaresima, come risposta di fede e di speranza a un gesto che ha ferito profondamente il Santuario e l’intera comunità ecclesiale.

Erano presenti il Rettore del Santuario, monsignor Remo Resca, il Vicario generale per l’Amministrazione monsignor Roberto Parisini, la comunità del Seminario arcivescovile con monsignor Marco Bonfiglioli, e alcune decine di fedeli, raccolti in preghiera davanti all’immagine della Madonna.

Nell’omelia, il cardinale Zuppi ha invitato a guardare quanto accaduto alla luce del Vangelo, come un richiamo a ritrovare l’essenziale e a non lasciare che il male abbia l’ultima parola.

«Oggi ci ritroviamo davanti alla Sacra Immagine della Madonna – ha detto l’Arcivescovo in un passaggio dell’omelia – che ci aiuta sempre a sentire, a vedere, a contemplare la sua presenza. Di fronte a ciò che è accaduto, ne sentiamo ancora di più quanto essa sia preziosa. Di fronte a una violazione ci si sente perduti, vulnerabili: una delle tante conseguenze del male. Si prova un senso di abbandono, di prostrazione, di impotenza, come se la propria vita fosse stata violata, portata via. E invece proprio questa ferita ci fa riscoprire quanto è preziosa la bellezza che il male tenta di rovinare. Anche questa spoliazione ci interpella. Forse ci chiede se non dobbiamo essere noi a ornarla di più, con il gioiello della nostra vita. Questo è il vero ornamento di Maria: i frutti dell’amore che nascono dall’incontro con Gesù che lei ci mostra. Essere noi l’ornamento della nostra Madre, renderla bella e preziosa con le opere che lei ci affida verso i suoi figli, che sono i nostri fratelli e sorelle, specialmente i più piccoli».

«Arricchiamola con la bellezza di una vita interamente donata – ha aggiunto l’Arcivescovo – come ci suggerisce il Vangelo di Gesù, suo Figlio. Lo sguardo rivolto a lei ci aiuti sempre a contemplare i fratelli; nel suo amore infinito impariamo a riconoscere e ad accendere l’amore umano, quello che rende bella e preziosa la vita, la Chiesa, il nostro cammino. I veri gioielli siamo noi: con la cura per questa casa e per la casa di Maria, che è sempre la comunità dei fratelli e delle sorelle. Questa è anche la riparazione. Avere uno spirito di riparazione significa credere che l’amore ripara ciò che il male viola. Significa sperare che ogni ferita, anche profonda, possa essere guarita».

Al termine della celebrazione, il Cardinale è salito vicino all’Immagine della Madonna, vestita con la riza solenne, di solito utilizzata per la discesa in città.


Guarda il video integrale dell'omelia
(fonte: Chiesa di Bologna 19/02/2026)


*****************

"Restituite quanto rubato": l'appello del cardinale Zuppi ai ladri di San Luca

Dopo il furto all'immagine della Madonna nel santuario, la messa con l'arcivescovo di Bologna: "Quello che è successo ci conferma quanto questa effigie sia preziosa"


All’indomani del furto e dell’oltraggio all’effige della Madonna di San Luca, comincia presto la giornata al santuario sul Colle della guardia, a Bologna. Di prima mattina la visita dell’arcivescovo Matteo Zuppi . L’omaggio alla Beata Vergine e la celebrazione eucaristica con un gruppo di fedeli saliti per l’occasione

“La violenza che ha subito ci fa riscoprire ancora di più quanto è preziosa. Forse ci deve anche chiedere che dobbiamo ornarla di più noi, i gioielli siamo noi con la cura per la nostra casa, per questa casa e per la casa di Maria”, ha detto l'arcivescovo,

Al temine, parlando dalla sacrestia – proprio lì dove sono passati i ladri dopo essersi introdotti nella basilica – il cardinal Zuppi rivolge loro un appello: “Capire cosa hanno fatto, la violazione per il significato di un’immagine così sacra per la devozione, per quel che rappresenta e quindi ridatelo, restituitelo”.

Modesto il valore economico di quanto è stato rubato. Grande, però, quello simbolico : “La tradizione affettiva e devozionale mette questi oggetti come fossero di famiglia, sono pochi pezzi”. specifica il rettore del santuario, don Remo Resca.
(fonte:TGR Emilia e Romagna servizio di Francesco Rossi 19/02/2026)