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venerdì 17 aprile 2026

VIAGGIO APOSTOLICO DI LEONE XIV pellegrino nel Continente africano - 16/04/2026 Gli incontri del pomeriggio - Papa Leone XIV chiama il Camerun al coraggio della pace: «È il momento di ricostruire» - «Tra dialogo, inculturazione e futuro dei giovani»


VIAGGIO APOSTOLICO DI SUA SANTITÀ PAPA LEONE XIV
IN ALGERIA, CAMERUN, ANGOLA E GUINEA EQUATORIALE

13-23 APRILE 2026


Giovedì 16 aprile 2026

BAMENDA – YAOUNDÉ

15:15 SANTA MESSA all’Aeroporto Internazionale di Bamenda
17:25 Partenza dall’Aeroporto di Bamenda per Yaoundé
18:20 Arrivo all’Aeroporto Internazionale di Yaoundé-Nsimalen

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Leone XIV pellegrino nel Continente africano - Camerun
Gli incontri di giovedì pomeriggio

Il Papa chiama il Camerun al coraggio della pace
È il momento di ricostruire 


Nel cuore ferito del Camerun, durante la Messa celebrata a Bamenda, Papa Leone XIV ha pronunciato un’omelia che è insieme denuncia e speranza, realismo e visione. Davanti a una popolazione segnata da violenze, povertà e divisioni, il Pontefice ha scelto parole dirette, senza retorica: un invito urgente a cambiare rotta.

Il Papa si definisce innanzitutto “pellegrino di pace e di unità”, sottolineando di voler condividere “il cammino, le fatiche e le speranze” della gente.
Non è una visita formale, ma una presenza che si fa vicinanza concreta, dentro una realtà che – ammette – “spezza il cuore” per le sofferenze diffuse.

Al centro dell’omelia emerge un appello forte, quasi pressante: “È il momento di cambiare, di trasformare la storia di questo Paese… oggi e non domani”.

Parole che non lasciano spazio a rinvii. La pace, per Leone XIV, non può essere rimandata né delegata: è una responsabilità immediata, che chiama tutti in causa.

Il Papa insiste su un’immagine potente: quella di un mosaico da ricomporre. Il Camerun, con le sue diversità culturali e linguistiche, non è un puzzle destinato a frantumarsi, ma una ricchezza da rimettere insieme:
“ricostruire… comporre nuovamente il mosaico dell’unità”, valorizzando differenze e risorse.

Ma il realismo del Pontefice emerge quando elenca senza filtri le ferite del Paese: povertà diffusa, crisi alimentare, corruzione e fragilità delle istituzioni. Tutti elementi che, osserva, “prosciugano le speranze” di pace e riconciliazione.

Non solo problemi interni. Leone XIV denuncia anche dinamiche esterne che aggravano la situazione:
“coloro che… mettono le mani sul continente africano per sfruttarlo e saccheggiarlo”.

È un passaggio netto, che amplia lo sguardo oltre i confini nazionali e chiama in causa responsabilità globali.

Eppure, nonostante tutto, il Papa non cede al pessimismo. Il cuore del suo messaggio resta il coraggio: quello di riconoscere il male, denunciarlo e non abituarsi ad esso. In una terra dove la violenza rischia di diventare normalità, il richiamo è a non lasciarsi paralizzare dall’impotenza.

La Messa di Bamenda diventa così molto più di una celebrazione religiosa: è un atto pubblico di responsabilità morale. Un invito a scegliere la pace come costruzione quotidiana, fatta di giustizia, riconciliazione e verità.

In un contesto segnato dal conflitto tra comunità e dalla sfiducia reciproca, Leone XIV non propone soluzioni tecniche, ma indica una direzione chiara: ricostruire l’unità partendo dalle coscienze.

Perché, come lascia intendere tra le righe della sua omelia, la pace non nasce dai trattati, ma da una decisione collettiva di cambiare. E quel momento, dice il Papa, è adesso.
(fonte: Faro di Roma, articolo di Letizia Lucarelli 16/04/2026)


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Papa Leone XIV, le sfide del Camerun
tra dialogo, inculturazione e futuro dei giovani

Gli incontri privati con i rappresentanti dell' Islam e i vescovi del paese africano


Un incontro fuori del programma ufficiale per Papa Leone XIV questa sera che al rientro da Bamenda in in Nunziatura, ha incontrato un gruppo di 12 rappresentanti di alcune comunità islamiche camerunensi, alcuni dei quali erano stati ricevuti a Roma dal Papa nel dicembre scorso. Con loro e con le rispettive comunità sono attivi progetti di cooperazione e giustizia sociale con la Chiesa, per il sostegno alle parti più povere della popolazione del Paese.

Come riporta la Sala Stampa della Santa Sede, "il Papa ha salutato ciascuno individualmente e ha ascoltato le parole di benvenuto e ringraziamento rivoltegli dai presenti, particolarmente per il lavoro comune con la Chiesa, per la visita del Papa e per le sue parole sul dialogo e la pace pronunciate oggi a Bamenda.

Il Santo Padre ha poi rivolto ai rappresentanti musulmani alcune parole, esprimendo la sua felicità di vivere l’incontro con loro, e la gratitudine per essere stato accolto con tanta gioia da tutti in Camerun, cristiani, cattolici e non cattolici, musulmani, persone di religioni tradizionali, tutti che celebravano questo dono condiviso.

Il Papa ha citato anche le critiche e le divisioni che a volte si insinuano tra le fedi e le religioni, che rendono ancora più grave la responsabilità che deriva dall’incontro, per tutti: quella di “continuare a comunicare il desiderio di tutti di trovare la pace, non una pace di indifferenza, non una pace che toglie la ricchezza delle differenze, ma una pace che nasce quando riconosciamo che tutti siamo fratelli e sorelle, tutti creature di Uno solo, tutti chiamati a rispettare la dignità di tutti”. In Camerun, ha spiegato il Papa, c’è una grande possibilità di realizzare questo sogno, come un desiderio che si fa impegno.

Papa Leone ha incoraggiato i presenti a continuare in questo bellissimo cammino, a portare lo stesso messaggio, lo stesso sogno, ad altri, musulmani, e a tutti coloro che non capiscono, ma possono imparare a vedere la bellezza della fraternità, portando grande beneficio a tutto il Camerun".


E anche ieri incontro privato con il Papa con i vescovi del Paese, questa volta seguendo il programma. "Il Papa - fa sapere la Sala Stampa della Santa Sede- ha sottolineato il grande valore della comunione, dono da far proprio nella Chiesa e condividere in un mondo diviso, lacerato da conflitti e polarizzazioni, e quello della vita spirituale dei pastori, che li rende autentici testimoni; e ha citato la benedizione che proviene dalle tante vocazioni in Camerun, e la sfida che ne deriva, di formare i giovani con responsabilità, a livello spirituale, intellettuale, emotivo, preti la cui unica autorità sia il servizio, sul modello della Lavanda dei piedi compiuta da Gesù e ripetuta il Giovedì Santo.

In risposta alle domande di alcuni dei vescovi presenti, Papa Leone ha trattato vari temi di grande attualità per il Paese.

È tornato sul valore dell’unità della Chiesa, e della comunione tra fratelli vescovi nella Conferenza Episcopale, per testimoniare e promuovere la pace in maniera efficace in quelle parti del Camerun segnate dal conflitto; ha affrontato la sfida dell’evangelizzazione, in Camerun e in ogni terra, indipendentemente dal tempo trascorso dal primo annuncio, perché il Vangelo non è mai annunciato una volta per tutte; ha parlato del rapporto con l’Islam, e del dialogo con i musulmani nel Nord del Paese, riconoscendo la complessità della questione e raccomandando di capire quello che avviene a livello demografico, culturale, di comprendere i musulmani, diversi fra loro come lo sono i cristiani, per parlare con loro, dove è possibile instaurare un dialogo, e per parlare con il proprio popolo e prepararlo; ha parlato di come coniugare l’unità dottrinale della Chiesa con la grande ricchezza culturale e spirituale di certe terre, sottolineando l’importanza di un’inculturazione che non cambi la dottrina della Chiesa, né snaturi il Vangelo, e il ruolo della liturgia in questo senso, e ha citato l’approccio della Chiesa alla poligamia, un approccio pastorale, senza cambiare gli insegnamenti della Chiesa sul matrimonio; infine il Papa ha parlato dei giovani, dei tanti che dopo gli studi, alla ricerca di un lavoro sono costretti all’emigrazione, una sfida universale, ben al di là delle possibilità di risposta di una diocesi, o di un’intera conferenza episcopale, resa ancora più grave dall’impiego dell’intelligenza artificiale e dal traffico di esseri umani, a cui però tante realtà diverse, dalle organizzazioni internazionali, al mondo della cultura, dell’economia, si stanno sforzando di trovare una risposta, e ha citato il ruolo di raccordo in questo senso del Dicastero per la Promozione dello Sviluppo Umano Integrale. “È una questione di giustizia!” ha concluso".
(fonte: ACI Stampa, articolo Marco Mancini 16/04/2026)

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Testi e video integrali

SANTA MESSA all’Aeroporto Internazionale di Bamenda

Lasciato l’Arcivescovado, il Santo Padre si è trasferito all’Aeroporto di Bamenda per la celebrazione della Santa Messa per la pace e la giustizia.

Al suo arrivo, alle ore 14.45 locali, il Papa ha effettuato un giro in papamobile tra i fedeli.

Dopo i riti di introduzione e la liturgia della Parola, Leone XIV ha pronunciato la Sua omelia.

Al termine della Santa Messa, l’Arcivescovo di Bamenda, S.E. Mons. Andrew Nkea Fuanya, ha rivolto al Santo Padre alcune parole di ringraziamento.




Il Papa è rientrato in sagrestia e successivamente, alle ore 17.30, dopo essersi congedato da alcune autorità locali, riparte alla volta di Yaoundé, dove è atterrato alle ore 18:05 circa, per poi fare ritorno in Nunziatura.

Pubblichiamo di seguito l’omelia che Papa Leone XIV ha pronunciato nel corso della Celebrazione:

Omelia


Cari fratelli e sorelle in Cristo,

come pellegrino di pace e di unità, vengo in mezzo a voi e vi esprimo la gioia di trovarmi qui a visitare la vostra regione e soprattutto a condividere il vostro cammino, le vostre fatiche, le vostre speranze.

Le manifestazioni festose che accompagnano le vostre liturgie e la gioia che sgorga dalla preghiera che elevate a Dio sono il segno del vostro abbandono fiducioso in Lui, della vostra incrollabile speranza, del vostro aggrapparvi, con tutte le forze, all’amore del Padre che si fa vicino e guarda con compassione le sofferenze dei suoi figli. Nel Salmo che abbiamo pregato insieme, viene cantata questa fiducia in Lui che oggi siamo chiamati a rinnovare: «Il Signore è vicino a chi ha il cuore spezzato, egli salva gli spiriti affranti» (Sal 34,19).

Fratelli e sorelle, tanti sono i motivi e le situazioni che spezzano il cuore e ci gettano nell’afflizione. Le speranze in un futuro di pace e di riconciliazione, infatti, in cui ciascuno viene rispettato nella sua dignità e a ciascuno vengono garantiti i diritti necessari, sono continuamente prosciugate dai tanti problemi che segnano questa bellissima terra: le numerose forme di povertà, che anche di recente interessano moltissime persone con una crisi alimentare in corso; la corruzione morale, sociale e politica, legata soprattutto alla gestione della ricchezza, che impedisce lo sviluppo delle istituzioni e delle strutture; i gravi e conseguenti problemi che interessano il sistema educativo e quello sanitario, così come la grande migrazione all’estero, in particolare dei giovani. E alle problematiche interne, spesso alimentate dall’odio e dalla violenza, si aggiunge anche il male causato dall’esterno, da coloro che in nome del profitto continuano a mettere le mani sul continente africano per sfruttarlo e saccheggiarlo.

Tutto questo rischia di farci sentire impotenti e di disseccare la nostra fiducia. Eppure, questo è il momento di cambiare, di trasformare la storia di questo Paese. Oggi e non domani, adesso e non in futuro, è giunto il momento di ricostruire, di comporre nuovamente il mosaico dell’unità mettendo insieme le diversità e le ricchezze del Paese e del Continente, di edificare una società in cui regnino la pace e la riconciliazione.

È vero, quando una situazione si è consolidata da tempo, il rischio è quello della rassegnazione e dell’impotenza, perché non ci aspettiamo alcuna novità; eppure, la Parola del Signore apre spazi di nuovi e genera trasformazione e guarigione, perché è capace di mettere il cuore in movimento, di mettere in crisi l’andamento normale delle cose a cui facilmente rischiamo di abituarci, di renderci protagonisti attivi del cambiamento. Ricordiamoci questo: Dio è novità, Dio crea cose nuove, Dio ci rende persone coraggiose che, sfidando il male, costruiscono il bene.

Lo vediamo nella testimonianza degli Apostoli, così come abbiamo ascoltato nella Prima Lettura: mentre le autorità del sinedrio interrogano gli Apostoli, li rimproverano e li minacciano perché essi stanno annunciando pubblicamente il Cristo, essi rispondono: «Bisogna obbedire a Dio invece che agli uomini. Il Dio dei nostri padri ha risuscitato Gesù, che voi avete ucciso appendendolo a una croce» (At 5,29-30).

Il coraggio degli Apostoli si fa coscienza critica, si fa profezia, si fa denuncia del male, e questo è il primo passo per cambiare le cose. Obbedire a Dio, infatti, non è un atto di sottomissione che ci opprime o annulla la nostra libertà; al contrario, l’obbedienza a Dio ci rende liberi, perché significa affidare la nostra vita a Lui e lasciare che sia la sua Parola a ispirare il nostro modo di pensare e di agire. Così, come abbiamo ascoltato dal Vangelo, che ci riporta l’ultima parte del dialogo tra Gesù e Nicodemo, «chi viene dalla terra, appartiene alla terra e parla secondo la terra. Chi viene dal cielo è al di sopra di tutti» (Gv 3,31). Chi obbedisce a Dio prima che agli uomini e al modo di pensare umano e terreno, ritrova la propria libertà interiore, riesce a scoprire il valore del bene e a non rassegnarsi al male, riscopre la via della vita, diventa costruttore di pace e di fraternità.

Fratelli e sorelle, la consolazione per i cuori spezzati e la speranza nel cambiamento della società sono possibili se ci affidiamo a Dio e alla sua Parola. Il richiamo dell’Apostolo Pietro, però, dobbiamo sempre conservarlo nel cuore e riportarlo alla nostra memoria: obbedire a Dio, non agli uomini. Obbedire a Lui, perché Lui solo è Dio. E questo ci invita a promuovere l’inculturazione del Vangelo e a vigilare con attenzione, anche sulla nostra religiosità, per non cadere nell’inganno di seguire quei percorsi che mescolano la fede cattolica con altre credenze e tradizioni di tipo esoterico o gnostico, che in realtà hanno spesso delle finalità politiche ed economiche. Solo Dio libera, solo la sua Parola apre sentieri di libertà, solo il suo Spirito ci rende persone nuove che possono cambiare questo Paese.

Vi accompagno con la mia preghiera costante e benedico in particolare la Chiesa qui presente: tanti sacerdoti, missionari, religiosi e laici che lavorano per essere fonte di consolazione e di speranza. Vi incoraggio a continuare su questa strada e vi affido all’intercessione di Maria Santissima, Regina degli Apostoli e Madre della Chiesa.


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PARTENZA dall’Aeroporto di Bamenda per Yaoundé


ARRIVO all’Aeroporto di Yaoundé-Nsimalen


VIAGGIO APOSTOLICO DI LEONE XIV pellegrino nel Continente africano - 16/04/2026 Gli incontri della mattina - Papa Leone XIV a Bamenda: «I poveri sono la luce in una terra insanguinata»


VIAGGIO APOSTOLICO DI SUA SANTITÀ PAPA LEONE XIV
IN ALGERIA, CAMERUN, ANGOLA E GUINEA EQUATORIALE

13-23 APRILE 2026


Giovedì 16 aprile 2026

YAOUNDÉ – BAMENDA 

10:05 Partenza dall’Aeroporto Internazionale di Yaoundé-Nsimalen per Bamenda
11:00 Arrivo all’Aeroporto di Bamenda
11:30 INCONTRO PER LA PACE CON LA COMUNITÀ DI BAMENDA nella Cattedrale di San Giuseppe

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Leone XIV pellegrino nel Continente africano - Camerun
Gli incontri di giovedì mattina

Il Papa a Bamenda:
i poveri sono la luce in una terra insanguinata 

Nel cuore della regione dilaniata dalla violenza indipendentista, Leone XIV parla a tutta la società, riunita nella Cattedrale di San Giuseppe per l’incontro di pace. E lancia il suo monito “a chi piega le religioni e il nome stesso di Dio ai propri obiettivi militari, economici e politici”


Di fronte a un “mondo a rovescio”, fatto da chi investe in armi, da chi depreda le risorse di un Paese, da chi provoca “una spirale di destabilizzazione e di morte senza fine”, i poveri sono “la luce del mondo”. Papa Leone XIV al suo secondo giorno in Camerun, parla da messaggero di pace alla comunità di Bamenda, nel nord-ovest del Paese, luogo stravolto dalla violenza tra separatisti anglofoni e forze del governo centrale, una crisi dimenticata dal mondo, che in dieci anni circa ha prodotto migliaia di morti e centinaia di migliaia di sfollati, che ha visto le sofferenze dei più piccoli e anche il sacrificio di diversi rappresentanti della Chiesa, che continua incessantemente a portare il suo messaggio evangelico.

Gli appelli del Papa risuonano durante l’incontro di pace nella Cattedrale di San Giuseppe, un momento di grande intensità scandito da canti ma soprattutto dall’entusiasmo dei fedeli, forse ancora increduli che Leone XIV possa aver scelto anche Bamenda come tappa del suo viaggio in Camerun. La partecipazione è totale, tra i banchi divisi in settori coloratissimi, vi sono tutte le componenti di questa società segnata da povertà e e distruzione. Rappresentanti delle chiese protestanti, della religione islamica, sacerdoti, religiosi, catechisti e fedeli dei gruppi linguistici ascoltano le parole del Pontefice in un clima di fraternità, sostenuta dalla tregua decretata dai gruppi separatisti in occasione della sua visita. Il segno tangibile della necessità e del desiderio di udire parole di consolazione e di pace in una “martoriata regione”, la definisce Leone, una comunità travolta “da dolore” che però, mai abbandonata da Dio, può ricominciare.

Come sono belli anche i vostri piedi, impolverati da questa terra insanguinata, ma feconda, da questa terra oltraggiata, ma ricca di vegetazione e generosa di frutti. Sono i piedi che vi hanno portato fin qui e che, pur incontrando prove e ostacoli, vi hanno mantenuto sulle strade del bene.

Beati gli operatori di pace

Persecuzione e sofferenza non fanno distinzione tra fedi, razze, lingue e colori, tutti sono traumatizzati, con la necessità di guarigione psicologica e spirituale. Lo indicano le testimonianze proposte al Papa, che loda l’opera del Movimento per la pace animato dalle comunità cristiane e musulmane nel tentativo di “mediare tra le parti avverse”. Sono coloro che portano l’annuncio di pace al mondo intero, nonostante i tentativi di strumentalizzare le religioni.

Beati gli operatori di pace! Guai, invece, a chi piega le religioni e il nome stesso di Dio ai propri obiettivi militari, economici e politici, trascinando ciò che è santo in ciò che vi è di più sporco e tenebroso. Sì, cari fratelli e sorelle, voi affamati e assetati di giustizia, voi poveri, misericordiosi, miti e puri di cuore, voi che avete pianto siete la luce del mondo!

In ascolto delle parole del Papa (@Vatican Media)

I signori della guerra

Il mandato ad essere “olio che si riversa sulle ferite umane” viene affidato da Leone XIV proprio ai poveri, con l’indicazione di non perdere mail la propria identità, continuando ad essere “il sale che dà sapore a questa terra”, facendo tesoro di ciò che è stato condiviso “nell’ora del pianto”.

E c’è poi il “lavoro immenso” di sostegno a chi è stato vittima di violenza. Il Papa si rivolge alle donne, laiche e religiose, che portano avanti questa opera di accompagnamento, nonostante i rischi che si corrono in una terra dove “i signori fella guerra fingono di non sapere che basta un attimo a distruggere, ma spesso non basta una vita a riscostruire”.

Fingono di non vedere che occorrono miliardi di dollari per uccidere e devastare, ma non si trovano le risorse necessarie a guarire, a educare, a risollevare. Chi rapina la vostra terra delle sue risorse, in genere investe in armi buona parte dei profitti, in una spirale di destabilizzazione e di morte senza fine.

Il richiamo all’unità

Bamenda tutta, ferita, si affida al Papa, affinché si riesca a scrivere la parola fine a questo conflitto, e tornare a vivere una pace duratura. Leone indica quindi la necessità di cambiare rotta, perché questo è il momento di fare una “inversione a U”, è questa l’occasione per “ogni coscienza onesta” di “denunciare e ripudiare” prendendo la strada della sostenibilità “e “della fraternità umana”. Il richiamo è all’unità di un popolo sollecitato a guardarsi negli occhi, con la consapevolezza di essere “immenso” di fronte ad un mondo “distrutto da pochi dominatori” e tenuto in piedi “da una miriade di fratelli e sorelle solidali”.

La pace non è da inventare: è da accogliere, accogliendo il prossimo come fratello e come sorella. Nessuno sceglie i suoi fratelli e le sue sorelle: ci dobbiamo soltanto accogliere! Siamo una sola famiglia e abitiamo la stessa casa, questo meraviglioso pianeta di cui le antiche culture per millenni si sono prese cura.

Leone XIV durante l'incontro per la pace con la comunità di Bamenda (@Vatican Media)

Una rivoluzione silenziosa

Leone XIV, si congeda da Bamenda affidando al suo popolo il compito di riconciliarsi e di servire, unito, la pace, “ognuno nella propria vocazione”. Le comunità di Bamenda, che in lui vedono un ambasciatore di riconciliazione e un promotore di giustizia e che nel tempo hanno dato testimonianza di una “rivoluzione silenziosa”, vengono invitate a continuare a percorrere quella stessa strada che, nonostante tutto, ha finora evitato che la crisi degenerasse in una guerra.

Al termine dell'incontro il Papa fa volare una colomba (@Vatican Media)

Il volo delle colombe

Sul sagrato della Cattedrale di San Giuseppe, Papa Leone, al termine dell'incontro per la pace, ribadisce che "il Signore ci ha scelti tutti come operai portatori di pace in questa terra!", invitando poi a pregare: "Mentre liberiamo queste colombe bianche, simbolo di pace - sono le sue parole - la pace di Dio scenda su tutti noi, su questa terra, e ci mantenga tutti uniti nella Sua pace".
(fonte: Vatican News, articolo di Francesca Sebatinelli 16/04/2026)


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Testi e video integrali

PARTENZA dall’Aeroporto Internazionale di Yaoundé-Nsimalen 

Alle 09:00 (ora locale), il Santo Padre si è recato in auto all’Aeroporto internazionale di Yaoundé-Nsimalen, da dove, alle ore 10:05, parte - a bordo di un Camair-Co Boeing 737-700 - diretto a Bamenda.


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ARRIVO all’Aeroporto di Bamenda

Giunto all’Aeroporto di Bamenda, alle ore 10:40, il Papa è stato accolto da alcune autorità locali. Quindi, alle ore 11.10 circa, si è trasferito in auto alla Cattedrale di San Giuseppe per l’Incontro per la pace con la Comunità di Bamenda.


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INCONTRO PER LA PACE CON LA COMUNITÀ DI BAMENDA nella Cattedrale di San Giuseppe

Al Suo arrivo, alle 11:30 circa, accompagnato dall’Arcivescovo di Bamenda, S.E. Mons. Andrew Nkea Fuanya è entrato nella Cattedrale attraverso l’ingresso principale.
Dopo il Canto d’ingresso, le parole di benvenuto dell’Arcivescovo di Bamenda, il Canto della corale e alcune testimonianze, il Santo Padre ha pronunciato il Suo discorso.
Al termine dell’incontro, accompagnato dai rappresentanti della comunità di Bamenda all’ingresso della Cattedrale, il Papa ha liberato 7 colombe in segno di pace.

Successivamente, si è trasferito in auto all’Arcivescovado di Bamenda dove ha pranzato in forma privata.

Pubblichiamo di seguito il discorso che il Santo Padre ha rivolto ai presenti nel corso dell’incontro e alcune parole pronunciate davanti alla Cattedrale:


Sorelle e fratelli carissimi,

è una gioia per me essere in mezzo a voi in questa regione così martoriata. E come le vostre testimonianze hanno appena dimostrato, tutto il dolore che ha travolto la vostra comunità rende oggi più dirompente la consapevolezza: Dio non ci ha mai abbandonato! In Dio, nella sua pace, possiamo sempre ricominciare!

Sua Eccellenza l’Arcivescovo ricordava la profezia che esclama: «Come sono belli sui monti i piedi del messaggero che annuncia la pace!» (Is 52,7). Salutava così la mia venuta in mezzo a voi, ma ora vorrei rispondere: come sono belli anche i vostri piedi, impolverati da questa terra insanguinata, ma feconda, da questa terra oltraggiata, ma ricca di vegetazione e generosa di frutti. Sono i piedi che vi hanno portato fin qui e che, pur incontrando prove e ostacoli, vi hanno mantenuto sulle strade del bene. Che tutti possiamo proseguire sulle strade del bene che portano alla pace! Vi ringrazio, perché – è vero! – sono qui per annunciare la pace, ma subito trovo che voi la annunciate a me e al mondo intero. Infatti, come poco fa ha ricordato uno di voi, la crisi che ha sconvolto queste regioni del Camerun ha avvicinato più che mai le comunità cristiane e musulmane, tanto che i vostri leader religiosi si sono uniti e hanno fondato un Movimento per la Pace, attraverso il quale cercano di mediare tra le parti avverse.

In quanti luoghi del mondo vorrei che avvenisse così! La vostra testimonianza, il vostro impegno per la pace può essere un modello per il mondo intero! Gesù ci dice: “Beati gli operatori di pace!”. Guai, invece, a chi piega le religioni e il nome stesso di Dio ai propri obiettivi militari, economici o politici, trascinando ciò che è santo in ciò che vi è di più sporco e tenebroso. Sì, miei cari fratelli e sorelle, voi affamati e assetati di giustizia, voi poveri, misericordiosi, miti e puri di cuore, voi che avete pianto siete la luce del mondo (cfr Mt 5,3-14)! Bamenda, tu oggi sei la città sul monte, splendida agli occhi di tutti! Sorelle e fratelli, siate a lungo il sale che dà sapore a questa terra. non perdete il vostro sapore, anche negli anni a venire! Fate tesoro di quanto vi ha avvicinati e avete condiviso nell’ora del pianto. Facciamo tutti tesoro di questo giorno in cui siamo venuti insieme ad impegnarci per la pace! Siate olio che si riversa sulle ferite umane.

A questo proposito, il mio grazie va a tutti coloro – in particolare alle donne, laiche e religiose – che si prendono cura delle persone traumatizzate dalla violenza. È un lavoro immenso, invisibile, quotidiano e, come ha ricordato Sr. Carine, esposto al pericolo. I signori della guerra fingono di non sapere che basta un attimo a distruggere, ma spesso non basta una vita a ricostruire. Fingono di non vedere che occorrono miliardi di dollari per uccidere e devastare, ma non si trovano le risorse necessarie a guarire, a educare, a risollevare. Chi rapina la vostra terra delle sue risorse, in genere investe in armi buona parte dei profitti, in una spirale di destabilizzazione e di morte senza fine. È un mondo a rovescio, uno stravolgimento della creazione di Dio che ogni coscienza onesta deve denunciare e ripudiare, scegliendo quell’inversione a U – la conversione – che conduce nella direzione opposta, sulla strada sostenibile e ricca della fraternità umana. Il mondo è distrutto da pochi dominatori ed è tenuto in piedi da una miriade di fratelli e sorelle solidali! Sono la discendenza di Abramo, incalcolabile come le stelle del cielo e i granelli di sabbia sulla spiaggia del mare. Guardiamoci negli occhi: siamo già questo popolo immenso! La pace non è da inventare: è da accogliere, accogliendo il prossimo come nostro fratello e come nostra sorella. Nessuno sceglie i suoi fratelli e le sue sorelle: ci dobbiamo soltanto accogliere! Siamo una sola famiglia e abitiamo la stessa casa, questo meraviglioso pianeta di cui le antiche culture per millenni si sono prese cura.

Papa Francesco ha scritto nell’Esortazione apostolica Evangelii gaudium qualcosa che mi tornava alla mente ascoltando le vostre parole: «La missione al cuore del popolo non è una parte della mia vita, o un ornamento che mi posso togliere, non è un’appendice, o un momento tra i tanti dell’esistenza. È qualcosa che non posso sradicare dal mio essere se non voglio distruggermi. Io sono una missione su questa terra, e per questo mi trovo in questo mondo» (n. 273).

Cari fratelli e sorelle di Bamenda, è con questi sentimenti che sono oggi fra voi! Serviamo insieme la pace! «Bisogna riconoscere se stessi come marcati a fuoco da tale missione di illuminare, benedire, vivificare, sollevare, guarire, liberare. Lì si rivelano l’infermiera nell’animo, il maestro nell’animo, il politico nell’animo, quelli che hanno deciso nel profondo di essere con gli altri e per gli altri» (ibid.). Così il mio amato Predecessore ci ha esortati a camminare insieme, ognuno nella propria vocazione, allargando i confini delle nostre comunità, con la concretezza di chi comincia dal proprio lavoro locale per arrivare all’amore del prossimo, chiunque e ovunque sia. È la rivoluzione silenziosa di cui voi siete testimoni! Come ha detto l’Imam, ringraziamo Dio che questa crisi non sia degenerata in una guerra religiosa, e che tutti stiamo ancora cercando di amarci gli uni gli altri! Andiamo avanti senza stancarci, con coraggio, e soprattutto insieme, sempre insieme!

Camminiamo insieme, nell’amore, cercando sempre la pace!

[Uscito sul sagrato]

Miei cari fratelli e sorelle, oggi il Signore ci ha scelti tutti come operatori di pace in questa terra! Rivolgiamo tutti una preghiera al Signore, affinché la pace regni veramente tra noi, affinché, mentre liberiamo queste colombe bianche — simbolo di pace —, la pace di Dio scenda su tutti noi, su questa terra, e ci mantenga tutti uniti nella sua pace. Sia lodato il Signore!



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Vedi anche il post precedente:



VIAGGIO APOSTOLICO DI LEONE XIV pellegrino nel Continente africano - Algeria 15/04/2026 In un minuto la terza giornata di Papa Leone XIV in Africa



VIAGGIO APOSTOLICO DI SUA SANTITÀ PAPA LEONE XIV
IN ALGERIA, CAMERUN, ANGOLA E GUINEA EQUATORIALE

13-23 APRILE 2026


Mercoledì 15 aprile 2026

ALGERI – YAOUNDÉ

09:40 CERIMONIA DI CONGEDO all’Aeroporto Internazionale di Algeri “Houari Boumédiène”
10:10 Partenza dall’Aeroporto di Algeri per Yaoundé
INCONTRO CON I GIORNALISTI durante il volo  

15:20 Arrivo all’Aeroporto Internazionale di Yaoundé-Nsimalen
CERIMONIA DI BENVENUTO
16:20 VISITA DI CORTESIA AL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA nel Palazzo Presidenziale
17:05 INCONTRO CON LE AUTORITÀ, CON LA SOCIETÀ CIVILE E CON IL CORPO DIPLOMATICO nel Palazzo Presidenziale
17:45 VISITA ALL’ORFANOTROFIO NGUL ZAMBA
18:25 INCONTRO PRIVATO CON I VESCOVI DEL CAMERUN nella sede della Conferenza Episcopale

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Leone XIV pellegrino nel Continente africano - Algeria

In un minuto la terza giornata di Papa Leone XIV in Africa 

La mattina del 15 aprile, il Pontefice ha lasciato l’Algeria per volare in Camerun, il secondo dei quattro Paesi che visiterà durante il suo viaggio apostolico nel continente. Raggiunta la Capitale Yaoundé, ha incontrato le autorità politiche e istituzionali, visitato un orfanotrofio e avuto un colloquio privato con i vescovi locali


Nella terza giornata del viaggio apostolico in Africa, Leone XIV ha lasciato l’Algeria per raggiungere il Camerun. Prima della partenza, il Pontefice ha preso congedo dalla Nunziatura Apostolica in Algeria e ha fatto visita all’asilo Notre Dame d’Afrique, gestito dalle Suore missionarie della carità. Il volo papale diretto verso la Capitale camerunense Yaoundé è decollato dall’aeroporto internazionale di “Houari Boumédiène” alle ore 10.16

All’arrivo presso l’aeroporto di Yaoundé-Nsimalen, Leone XIV è stato accolto dal primo ministro Joseph Dion Ngute e dal nunzio apostolico, l’arcivescovo José Avelino Bettencourt. Successivamente, ha raggiunto il Palazzo presidenziale dove ha incontrato i rappresentanti delle autorità, della società civile e del corpo diplomatico. Il presidente Paul Biya ha pronunciato un discorso di saluto e di accoglienza, cui è seguito quello del Pontefice.

In serata, Leone XIV ha visitato l’orfanotrofio Ngul Zamba, una struttura che accoglie bambini e ragazzi poveri dai 18 mesi ai 20 anni. Successivamente il Vescovo di Roma si è trasferito nella sede della Conferenza episcopale camerunense per un incontro privato con i vescovi del Paese.
(fonte: Vatican News 15/04/2026)

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Vedi anche i post precedenti:

giovedì 16 aprile 2026

VIAGGIO APOSTOLICO DI LEONE XIV pellegrino nel Continente africano - Camerun 15/04/2026 Gli incontri del pomeriggio: «Il mondo ha sete di pace, basta guerre!» - «Siamo tutti custodi dei nostri fratelli e delle nostre sorelle»



VIAGGIO APOSTOLICO DI SUA SANTITÀ PAPA LEONE XIV
IN ALGERIA, CAMERUN, ANGOLA E GUINEA EQUATORIALE

13-23 APRILE 2026


Mercoledì 15 aprile 2026

YAOUNDÉ

15:20 Arrivo all’Aeroporto Internazionale di Yaoundé-Nsimalen
CERIMONIA DI BENVENUTO
16:20 VISITA DI CORTESIA AL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA nel Palazzo Presidenziale
17:05 INCONTRO CON LE AUTORITÀ, CON LA SOCIETÀ CIVILE E CON IL CORPO DIPLOMATICO nel Palazzo Presidenziale
17:45 VISITA ALL’ORFANOTROFIO NGUL ZAMBA
18:25 INCONTRO PRIVATO CON I VESCOVI DEL CAMERUN nella sede della Conferenza Episcopale


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Leone XIV pellegrino nel Continente africano - Camerun
Gli incontri di mercoledì pomeriggio

 «Il mondo ha sete di pace, basta guerre!»

Nel Palazzo presidenziale di Yaoundè, Leone XIV incontra le autorità, i rappresentanti della società civile e il Corpo diplomatico. Nel suo primo discorso ricorda le sfide complesse a cui il Paese è chiamato e rilancia il tema della pace che, non è uno slogan, e “va incarnata in uno stile personale e istituzionale che ripudi ogni forma di violenza”. Guarda poi alle donne come “artefici di pace” e ai giovani, “speranza del Paese e della Chiesa”


Vengo tra voi come pastore e come servitore del dialogo, della fraternità e della pace.

Papa Leone si presenta così al Camerun, seconda tappa in Africa del suo terzo viaggio apostolico. In poche parole segna la direzione della sua permanenza nel Paese e lo fa parlando ad un’assemblea che prima lo accoglie con grida di gioia e poi è attenta ad ascoltare il suo discorso, il primo da quando ha toccato il suolo camerunense. Nel Palazzo presidenziale di Yaondè, abbellito di fiori gialli e bianchi, i colori del Vaticano, e davanti ad autorità, rappresentanti della società civile e del Corpo diplomatico, il Pontefice in francese ringrazia per l’accoglienza calorosa di questa “Africa in miniatura”, così viene definito il Camerun, “per la ricchezza dei suoi territori, delle sue culture, delle sue lingue e delle sue tradizioni”.

Questa varietà non è una fragilità: è un tesoro. Costituisce una promessa di fraternità e un solido fondamento per costruire una pace duratura.

Una cultura di pace

Pace, giustizia, bene comune, la coesione nazionale, la trasparenza nella gestione della cosa pubblica, il ruolo delle donne e la speranza rappresentata dai giovani ma anche le tradizioni religiose, veri e propri argini per prevenire la radicalizzazione e promuovere una cultura di stima e rispetto reciproco.

L'assemblea composta da autorità, corpo diplomatico e rappresentanti della società civile (@Vatican Media)

Sono molti i temi che il Papa tocca nel suo discorso preceduto da quello del presidente del Camerun Paul Biya, con il quale ha avuto poco prima un colloquio privato. Il capo di Stato si sofferma sul messaggio di speranza e di pace di Leone XIV, terzo Pontefice a visitare il Paese. Per Biya, il mondo di oggi è scosso da crisi e conflitti che generano miseria, angoscia, difficoltà economiche, il dialogo pertanto deve sostituire la voce delle armi, le risorse destinate alla guerra dovrebbero essere destinate al benessere dei popoli. Il presidente, che ricorda come il Camerun sia noto per la sua tolleranza religiosa, ringrazia poi la Chiesa cattolica per il contributo al Paese soprattutto in materia di sanità e istruzione e auspica che si rafforzi la relazione tra loro.

Fame e sete di giustizia

“La mia visita – afferma Papa Leone - esprime l’affetto del successore di Pietro per tutti i camerunesi, nonché il desiderio di incoraggiare ciascuno a proseguire, con entusiasmo e perseveranza, nella costruzione del bene comune”. Ricorda poi il dilagare della rassegnazione e del senso di impotenza che blocca qualsiasi spinta al rinnovamento.

Quanta fame e sete di giustizia! Quanta sete di partecipazione, di visioni, di scelte coraggiose e di pace! È mio grande desiderio raggiungere il cuore di tutti, in particolare dei giovani, chiamati a dare forma, anche politica, a un mondo più equo.

Papa Leone pronuncia il suo discorso (@Vatican Media)

Cosa resta da fare?

Esprimendo poi la volontà di rafforzare i legami tra la Santa Sede e il Camerun, “fondati sul rispetto reciproco, sulla dignità di ogni persona umana e sulla libertà religiosa”, il Pontefice ricorda le precedenti visite dei Papi: Giovanni Paolo II, “messaggero di speranza per tutti i popoli dell’Africa”, e Benedetto XVI che allora sottolineò "l’importanza della riconciliazione, della giustizia e della pace, nonché la responsabilità morale dei governanti”.

So che questi momenti hanno segnato la vostra storia nazionale, come esortazioni impegnative allo spirito di servizio, all’unità e alla giustizia. Possiamo quindi interrogarci: a che punto siamo? In che modo la Parola che ci è stata annunciata ha portato frutto? E che cosa resta da fare?

La pace è uno stile che rifiuta la violenza

Il Papa richiama poi un passaggio del De civitate Dei di Sant’Agostino riguardo al servizio di chi ha un incarico. “Servire il proprio Paese significa dedicarsi con mente lucida e coscienza integra al bene comune di tutto il popolo: della maggioranza, delle minoranze e della loro reciproca armonia”. Leone fa riferimento alle “prove complesse” a cui il Camerun è sottoposto, con le tensioni e le violenze che hanno percorso alcune regioni del Nord-Ovest, del Sud-Ovest e dell’Estremo Nord.

“Vite perdute, famiglie sfollate, bambini privati della scuola, giovani che non vedono un futuro. Dietro le statistiche - spiega il Papa - ci sono volti, storie, speranze ferite”. Per questo il suo messaggio all’umanità è legato al rifiuto della violenza e della guerra, “per abbracciare una pace fondata sull’amore e sulla giustizia”.

Una pace che sia disarmata, cioè non fondata sulla paura, sulla minaccia o sugli armamenti; e disarmante, perché capace di risolvere i conflitti, di aprire i cuori e di generare fiducia, empatia e speranza. La pace non può essere ridotta a slogan: va incarnata in uno stile, personale e istituzionale, che ripudi ogni forma di violenza.

In ascolto di Papa Leone (@Vatican Media)

Il grido: “Pace!”

Le parole di Leone si fanno via via più solenni. La parola “pace”, dono di Dio, diventa un richiamo, un grido, una responsabilità per chi governa.

Ribadisco con forza: «Il mondo ha sete di pace […]. Basta guerre, con i loro dolorosi cumuli di morti, distruzioni, esuli!». Questo grido vuol essere un appello alla volontà di contribuire a una pace autentica, anteponendola a qualunque interesse di parte. La pace, infatti, non si decreta: si accoglie e si vive. È un dono di Dio, che si sviluppa in un’opera paziente e collettiva. È responsabilità di tutti, in primo luogo delle autorità civili.

La società civile e la pace sociale

Lo sguardo del Papa si allarga agli incarichi dei politici, alla capacità di governare che “significa amare il proprio Paese e anche i Paesi vicini”, “ascoltare realmente i cittadini, stimare la loro intelligenza e la loro capacità di contribuire a costruire soluzioni durature ai problemi”. In questa prospettiva “la società civile è da considerare una forza vitale per la coesione nazionale”, perché capace di sostenere, intervenire e spegnere le tensioni ma soprattutto è in grado di formare le coscienze, promuovere la cultura del dialogo e il rispetto delle differenze.

È un passaggio a cui anche il Camerun è pronto! Associazioni, organizzazioni di donne e di giovani, sindacati, ONG umanitarie, leader tradizionali e religiosi: tutti svolgono un ruolo insostituibile nella tessitura della pace sociale.

Le donne, artefici di pace

“Vorrei sottolineare con gratitudine il ruolo delle donne”: afferma il Pontefice che conosce la discriminazione che subiscono, ma pur essendo vittime di pregiudizi e violenze, “restano instancabili artefici di pace”. Per loro chiede un pieno riconoscimento.

Il loro impegno nell’istruzione, nella mediazione e nella ricostruzione del tessuto sociale è ineguagliabile e rappresenta un freno alla corruzione e agli abusi di potere. Anche per questo la loro voce deve essere pienamente riconosciuta nei processi decisionali.

Il rispetto dei diritti umani

Altro punto focale del discorso del Vescovo di Roma è “la trasparenza nella gestione delle risorse pubbliche e il rispetto dello Stato di diritto”. Per questo invita a “un esame di coscienza e un coraggioso salto di qualità” ricordando che la stabilità nasce da istituzioni giuste e credibili che non devono mai essere fattore di divisione.

La sicurezza è una priorità, ma va sempre esercitata nel rispetto dei diritti umani, unendo rigore e magnanimità, con particolare attenzione ai più vulnerabili. Una pace autentica nasce quando ciascuno si sente protetto, ascoltato e rispettato, quando la legge è un argine sicuro all’arbitrio del più ricco e del più forte.

Spezzare le catene della corruzione

Testimonianza e vita per chi ha un ruolo di governo sono fondamentali per il Papa e si intrecciano con la “collaborazione tra i diversi organi e livelli amministrativi dello Stato a servizio del popolo e specialmente dei più poveri” e con una condotta di vita integra.

Perché si affermino la pace e la giustizia, infatti, occorre rompere le catene della corruzione, che sfigurano l’autorità, svuotandola di autorevolezza. Occorre liberare il cuore da quella sete di guadagno che è idolatria: il vero guadagno è lo sviluppo umano integrale, ossia la crescita equilibrata di tutti gli aspetti che rendono la vita in questa terra una benedizione.

Per Leone XIV il Camerun ha le risorse umane, culturali e spirituali necessarie per superare le prove e i conflitti e procedere verso un futuro di stabilità e prosperità condivisa. “Bisogna che l’impegno comune a favore del dialogo, della giustizia e dello sviluppo integrale - spiega - trasformi le ferite del passato in sorgenti di rinnovamento”.

In abiti tradizionali tanti rappresentanti della società civile (@Vatican Media)

Profeti di pace

Sui giovani, “speranza del Paese e della Chiesa”, il Papa invita ad investire nella loro istruzione, nella formazione e nell’imprenditorialità perché “è l’unico modo per contenere l’emorragia di meravigliosi talenti verso altre regioni del Pianeta”. È anche la strada per contrastare le piaghe della droga, della prostituzione e dell’apatia, “che devastano troppe giovani vite, in modo sempre più drammatico”. La spiritualità dei ragazzi – dice – è un’energia “che rende preziosi i loro sogni, radicati nelle profezie che alimentano la loro preghiera e i loro cuori”.

Le tradizioni religiose, quando non vengono stravolte dal veleno dei fondamentalismi, ispirano profeti di pace, giustizia, perdono e solidarietà. Favorendo il dialogo interreligioso e coinvolgendo i leader religiosi nelle iniziative di mediazione e riconciliazione, la politica e la diplomazia possono avvalersi di forze morali in grado di placare le tensioni, di prevenire le radicalizzazioni e di promuovere una cultura di stima e rispetto reciproco.

Infine il Pontefice ricorda l’impegno della Chiesa cattolica in Camerun, sul fronte educativo, sanitario e caritativo, che intende continuare “senza distinzioni”, collaborando con tutte “le forze vive della nazione per promuovere la dignità umana e la riconciliazione”.
(fonte: Vatican News, articolo di Benedetta Capelli 15/04/2026)

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“Siamo tutti custodi dei nostri fratelli e delle nostre sorelle”

E aggiunge: “Nella grande famiglia di Dio nessuno è mai uno straniero”. La visita all'orfanotrofio di Ngul Zamba di Yaoundé


Dopo aver incontrato le autorità, la società civile e il corpo diplomatico del Camerun, papa Leone XIV arriva all’orfanotrofio Ngul Zamba di Yaoundé accolto da un vociare contento di bambini. Sorrisi, abbracci, canti di gioia: sono i bambini ospiti dell’orfanotrofio, volti segnati dal dolore che però oggi gioiscono per la venuta del loro Pastore. L'orfanotrofio Ngul Zamba è il cuore dell'impegno sociale delle Figlie di Maria. Da 40 anni, operativo, pronto ad accogliere, con vitto e dell’alloggio, i tanti bambini poveri o abbandonati: a loro offre un’educazione integrale, una struttura sanitaria e, soprattutto, il calore di un focolare cristiano.

Papa Leone XIV viene accolto dalla Superiora Generale della Congregazione delle Figlie di Maria che lo accompagna nella sala principale, dove sono presenti i bambini e gli operatori dell’orfanotrofio. Il papa ascolta, divertito, i vari canti di benvenuto. Applaude soddisfatto, sorride anche lui, rispondendo così ai tanti sorrisi dei bambini: colpiscono i colori, variopinti, presenti nella sala.

Solo dopo le note, arriva il momento delle parole della Superiora Generale che - dopo aver ricordato brevemente la storia delle Religiose Figlie di Maria di Yaoundé, congregazione diocesana fondata nel 1926 su iniziativa di monsignor François-Xavier Vogt e di monsignor René Marie Graffin, pionieri della Chiesa cattolica in Camerun - ringrazia il pontefice della sua venuta: “La sua presenza tra noi corona e consacra il nostro secolo di servizio missionario in otto diocesi in Camerun e in Ciad”. Parla del loro carisma che è “Sulle orme di Cristo, al servizio del povero e del piccolo”. E poi si sofferma, in particolare, sull’orfanotrofio “Ngul Zamba” che tradotto in italiano vuol dire “Forza di Dio”. Un nome, un programma.

Segue, allora, un altro canto che diviene preghiera: “Mio padre e mia madre mi hanno abbandonato, ma il Signore mi ha raccolto”. E’ un versetto del salmo 27 quello che viene recitato. E, poi, un coro si estende in tutta la sala, commuove tutti. Commuove il pontefice. “Una donna può forse dimenticare il bimbo che allatta, smettere di avere pietà del frutto delle sue viscere? Anche se le madri dimenticassero, non io dimenticherò te. Ecco, io ti ho scolpita sulle palme delle mie mani; le tue mura mi stanno sempre davanti agli occhi”, così cantano i bambini attorno al loro “padre”, “il Santo Padre”.

Poi, due toccanti testimonianze, semplici ma che colpiscono il cuore: quella di un operatore e di un’operatrice. Sono Panthaléon Patrice Etogo, insegnante, e Christine Awulbe, una cuoca dell’orfanotrofio. Panthaléon Patrice Etogo, oggi insegna qui, nell’orfanotrofio, ma un tempo era un alunno in questa casa. Il ringraziamento a tutto ciò che hanno operato in lui, le Figlie di Maria di Yaoundé. Alla fine, il suo presente da insegnante: l’impegno a promuovere una “educazione per tutti”, senza esclusione alcuna. La signora Awulbe, invece, si sofferma sull’importanza che ha avuto per tutto il centro, suor Marie Bernard Ekoumou Obe, Figlia di Maria di Yaoundé e fondatrice del Centro Comunitario, deceduta nel 2016: figura- simbolo per tutti, amata e ricordata sempre per il suo impegno con i bambini orfani.

Ed ecco, le parole del papa che conosce bene e che apprezza il grande lavoro delle religiose che con amore custodiscono questa casa in cui il Signore “vuole manifestarvi la sua tenerezza e stringervi al suo cuore, e anch’io desidero farlo, nel suo nome”. Si tratta di una vera “famiglia” - così la definisce papa Leone XIV - in cui vi sono “fratelli e sorelle che condividono con voi una storia dolorosa. E in questa famiglia il vostro Fratello maggiore è Gesù! Questa fraternità riunita attorno a Lui vi rende forti, vi aiuta a portare insieme i pesi della vita e vi fa sperimentare la vera gioia”. Lo sguardo del pontefice, allora, si amplia: parla di un “mondo spesso segnato dall’indifferenza e dall’egoismo”. Ed è allora che “questa casa ci ricorda che siamo tutti custodi dei nostri fratelli e delle nostre sorelle, e che, nella grande famiglia di Dio, nessuno è mai uno straniero o un dimenticato, per quanto piccolo possa essere” precisa il pontefice.

Il papa si rivolge ai tanti bambini ospiti della struttura: vite segnate da “prove difficili” (così le definisce papa Leone XIV) perché alcuni “hanno conosciuto il dolore dell’assenza attraverso la perdita dei genitori o dei propri cari. Altri hanno sperimentato la paura, il rifiuto, l’abbandono, la mancanza, l’incertezza”. Ma queste ferite richiamano comunque - per il papa - “a un futuro più grande”: “Siete portatori di una promessa. Perché là dove può esserci miseria, sofferenza o ingiustizia, Dio è presente e conosce i vostri volti, vi è vicinissimo”. E alla conclusione, il pensiero corre a tutti gli operatori della struttura: “Tramite voi si manifesta la tenerezza di Dio, una tenerezza fedele, che non viene meno nelle prove e non delude mai”.

Al papa viene donato, infine, un cuore di legno, intarsiato. E' il cuore dei bambini che viene donato al pontefice. E il pontefice dona una statua di san Giuseppe che tiene in braccio il Bambino Gesù benedicente: in questo piccolo ma grande dono, lo specchio di tutta quella segnata infanzia dei bambini del mondo e tutta la paterna attenzione per loro espressa dal Vangelo e dalla Chiesa.

Al termine della visita, dopo la recita del Padre Nostro e la benedizione, papa Leone XIV si trasferirà in auto alla sede della Conferenza Episcopale Nazionale del Camerun per l’incontro privato con i Vescovi per poi raggiungere la Nunziatura Apostolica.
(fonte: ACI Stampa, articolo di Marco Mancini e Antonio Tarallo 15/04/2026)


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Testi e video integrali

Arrivo all’Aeroporto Internazionale di Yaoundé-Nsimalen
CERIMONIA DI BENVENUTO

Al Suo arrivo, all’aeroporto internazionale di Yaoundé-Nsimalen, il Santo Padre è accolto dal Primo Ministro del Camerun, S.E. il Signor Joseph Dion Ngute. Due bambini porgono un omaggio floreale al Pontefice.
Dopo l’esecuzione degli Inni, l’Onore alle Bandiere e il passaggio della Guardia d’Onore, ha luogo la presentazione delle rispettive Delegazioni.



Al termine della cerimonia, il Santo Padre si trasferisce in auto al Palazzo Presidenziale per la Visita di Cortesia al Presidente della Repubblica del Camerun, S.E. il Signor Paul Biya.


VISITA DI CORTESIA AL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA nel Palazzo Presidenziale

Al Palazzo Presidenziale, il Papa è accolto dal Direttore del Gabinetto / Ministro Segretario Generale della Presidenza, che lo accompagna al Bureau du Président, dove lo attendono il Presidente della Repubblica e la consorte.
Ha poi luogo un incontro privato, seguito dallo scambio dei doni.




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INCONTRO CON LE AUTORITÀ, CON LA SOCIETÀ CIVILE E CON IL CORPO DIPLOMATICO nel Palazzo Presidenziale

Alle ore 17.05 locali, ha luogo l’Incontro con le Autorità, la Società Civile e il Corpo Diplomatico nel Palazzo Presidenziale.
Dopo le parole del Presidente della Repubblica, il Santo Padre pronuncia il Suo discorso.



Pubblichiamo di seguito le parole che Leone XIV rivolge ai presenti:


Signor Presidente,
distinte Autorità e membri del Corpo Diplomatico,
Signore e Signori!

Ringrazio di cuore per la calorosa accoglienza riservatami e per le parole di benvenuto che mi sono state rivolte. È con profonda gioia che mi trovo in Camerun, spesso definito «Africa in miniatura» per la ricchezza dei suoi territori, delle sue culture, delle sue lingue e delle sue tradizioni. Questa varietà non è una fragilità: è un tesoro. Costituisce una promessa di fraternità e un solido fondamento per costruire una pace duratura.

Vengo tra voi come pastore e come servitore del dialogo, della fraternità e della pace. La mia visita esprime l’affetto del successore di Pietro per tutti i camerunesi, nonché il desiderio di incoraggiare ciascuno a proseguire, con entusiasmo e perseveranza, nella costruzione del bene comune. Viviamo un tempo, infatti, in cui la rassegnazione dilaga e il senso di impotenza tende a paralizzare il rinnovamento che i popoli avvertono profondamente. Quanta fame e sete di giustizia! Quanta sete di partecipazione, di visioni, di scelte coraggiose e di pace! È mio grande desiderio raggiungere il cuore di tutti, in particolare dei giovani, chiamati a dare forma, anche politica, a un mondo più equo. Intendo inoltre manifestare la volontà di rafforzare i legami di cooperazione tra la Santa Sede e la Repubblica del Camerun, fondati sul rispetto reciproco, sulla dignità di ogni persona umana e sulla libertà religiosa.

Il Camerun conserva nella memoria le visite dei miei Predecessori: quella di San Giovanni Paolo II, messaggero di speranza per tutti i popoli dell’Africa, e quella di Benedetto XVI, che ha sottolineato l’importanza della riconciliazione, della giustizia e della pace, nonché la responsabilità morale dei governanti. So che questi momenti hanno segnato la vostra storia nazionale, come esortazioni impegnative allo spirito di servizio, all’unità e alla giustizia. Possiamo quindi interrogarci: a che punto siamo? In che modo la Parola che ci è stata annunciata ha portato frutto? E che cosa resta da fare?

Sant’Agostino, milleseicento anni fa, scriveva parole di grande attualità: «Coloro che comandano sono a servizio di coloro ai quali apparentemente comandano. Non comandano infatti nella brama del signoreggiare ma nel dovere di provvedere, non nell’orgoglio dell’imporsi, ma nella compassione del premunire» (De civitate Dei, XIX, 14). In questa prospettiva, servire il proprio Paese significa dedicarsi con mente lucida e coscienza integra al bene comune di tutto il popolo: della maggioranza, delle minoranze e della loro reciproca armonia.

Oggi, come molte altre Nazioni, il vostro Paese sta attraversando prove complesse. Le tensioni e le violenze che hanno colpito alcune regioni del Nord-Ovest, del Sud-Ovest e dell’Estremo Nord hanno provocato profonde sofferenze: vite perdute, famiglie sfollate, bambini privati della scuola, giovani che non vedono un futuro. Dietro le statistiche ci sono volti, storie, speranze ferite. Di fronte a situazioni così drammatiche, all’inizio dell’anno in corso ho invitato l’umanità a rifiutare la logica della violenza e della guerra, per abbracciare una pace fondata sull’amore e sulla giustizia. Una pace che sia disarmata, cioè non fondata sulla paura, sulla minaccia o sugli armamenti; e disarmante, perché capace di risolvere i conflitti, di aprire i cuori e di generare fiducia, empatia e speranza. La pace non può essere ridotta a slogan: va incarnata in uno stile, personale e istituzionale, che ripudi ogni forma di violenza. Per questo ribadisco con forza: «Il mondo ha sete di pace […]. Basta guerre, con i loro dolorosi cumuli di morti, distruzioni, esuli!» (Discorso in presenza dei capi religiosi in occasione dell’Incontro Mondiale per la Pace, 28 ottobre 2025). Questo grido vuol essere un appello alla volontà di contribuire a una pace autentica, anteponendola a qualunque interesse di parte.

La pace, infatti, non si decreta: si accoglie e si vive. È un dono di Dio, che si sviluppa in un’opera paziente e collettiva. È responsabilità di tutti, in primo luogo delle autorità civili. Governare significa amare il proprio Paese e anche i Paesi vicini; vale anche nelle relazioni internazionali il comandamento: ama il tuo prossimo come te stesso! Governare significa ascoltare realmente i cittadini, stimare la loro intelligenza e la loro capacità di contribuire a costruire soluzioni durature ai problemi. Papa Francesco ha indicato la necessità di superare «quell’idea delle politiche sociali concepite come una politica verso i poveri, ma mai con i poveri, mai dei poveri e tanto meno inserita in un progetto che riunisca i popoli» (Discorso ai partecipanti al 3° Incontro Mondiale dei Movimenti Popolari, 5 novembre 2016).

In questo cambio di approccio, la società civile è da considerare una forza vitale per la coesione nazionale. È un passaggio a cui anche il Camerun è pronto! Associazioni, organizzazioni di donne e di giovani, sindacati, ONG umanitarie, leader tradizionali e religiosi: tutti svolgono un ruolo insostituibile nella tessitura della pace sociale. Sono loro i primi a intervenire quando sorgono tensioni; sono loro che accompagnano gli sfollati, sostengono le vittime, aprono spazi di dialogo e incoraggiano la mediazione locale. La loro vicinanza al territorio permette di comprendere le cause profonde dei conflitti e di intravvedere risposte adeguate. La società civile contribuisce inoltre a formare le coscienze, a promuovere la cultura del dialogo e il rispetto delle differenze. In questo modo, è al suo interno che si prepara un futuro meno esposto all’incertezza. Vorrei sottolineare con gratitudine il ruolo delle donne. Spesso, purtroppo, sono le prime vittime di pregiudizi e violenze, eppure restano instancabili artefici di pace. Il loro impegno nell’istruzione, nella mediazione e nella ricostruzione del tessuto sociale è ineguagliabile e rappresenta un freno alla corruzione e agli abusi di potere. Anche per questo la loro voce deve essere pienamente riconosciuta nei processi decisionali.

Davanti a tanta generosa dedizione all’interno della società, la trasparenza nella gestione delle risorse pubbliche e il rispetto dello Stato di diritto sono essenziali per ripristinare la fiducia. È tempo di osare un esame di coscienza e un coraggioso salto di qualità. Istituzioni giuste e credibili diventano pilastri di stabilità. L’autorità pubblica è chiamata ad essere ponte, mai fattore di divisione, anche dove sembra regnare l’insicurezza. La sicurezza è una priorità, ma va sempre esercitata nel rispetto dei diritti umani, unendo rigore e magnanimità, con particolare attenzione ai più vulnerabili. Una pace autentica nasce quando ciascuno si sente protetto, ascoltato e rispettato, quando la legge è un argine sicuro all’arbitrio del più ricco e del più forte.

A ben vedere, fratelli e sorelle, le alte cariche che ricoprite esigono una duplice testimonianza. La prima testimonianza si realizza nella collaborazione tra i diversi organi e livelli amministrativi dello Stato a servizio del popolo e specialmente dei più poveri; la seconda testimonianza si realizza collegando le vostre responsabilità istituzionali e professionali a un’integra condotta di vita (cfr Discorso ai Prefetti della Repubblica Italiana, 16 febbraio 2026). Perché si affermino la pace e la giustizia, infatti, occorre rompere le catene della corruzione, che sfigurano l’autorità, svuotandola di autorevolezza. Occorre liberare il cuore da quella sete di guadagno che è idolatria: il vero guadagno è lo sviluppo umano integrale, ossia la crescita equilibrata di tutti gli aspetti che rendono la vita in questa terra una benedizione.

Il Camerun possiede le risorse umane, culturali e spirituali necessarie per superare le prove e i conflitti e avanzare verso un futuro di stabilità e prosperità condivisa. Bisogna che l’impegno comune a favore del dialogo, della giustizia e dello sviluppo integrale trasformi le ferite del passato in sorgenti di rinnovamento. Come dicevo, i giovani rappresentano la speranza del Paese e della Chiesa. La loro energia e la loro creatività sono ricchezze inestimabili. Naturalmente, quando disoccupazione ed esclusione persistono, la frustrazione può generare violenza. Investire nell’istruzione, nella formazione e nell’imprenditorialità dei giovani è allora una scelta strategica per la pace. È l’unico modo per contenere l’emorragia di meravigliosi talenti verso altre regioni del Pianeta. È anche il solo modo di contrastare le piaghe della droga, della prostituzione e dell’apatia, che devastano troppe giovani vite, in modo sempre più drammatico.

Grazie a Dio, ai giovani camerunesi non manca una profonda spiritualità, che resiste ancora all’omologazione del mercato. Si tratta di un’energia che rende preziosi i loro sogni, radicati nelle profezie che alimentano la loro preghiera e i loro cuori. Le tradizioni religiose, quando non vengono stravolte dal veleno dei fondamentalismi, ispirano profeti di pace, giustizia, perdono e solidarietà. Favorendo il dialogo interreligioso e coinvolgendo i leader religiosi nelle iniziative di mediazione e riconciliazione, la politica e la diplomazia possono avvalersi di forze morali in grado di placare le tensioni, di prevenire le radicalizzazioni e di promuovere una cultura di stima e rispetto reciproco. La Chiesa cattolica in Camerun, attraverso le sue opere educative, sanitarie e caritative, desidera continuare a servire tutti i cittadini senza distinzioni. Desidera collaborare lealmente con le autorità civili e con tutte le forze vive della nazione per promuovere la dignità umana e la riconciliazione. Dove possibile, intende facilitare la cooperazione con altri Paesi e i legami fra i camerunesi nel mondo e le loro comunità di provenienza.

Che Dio benedica il Camerun, sostenga i suoi dirigenti, ispiri la società civile, illumini il lavoro del Corpo diplomatico e conceda a tutto il popolo camerunese – cristiani e non cristiani, responsabili politici e cittadini – di accogliere il Regno di Dio, costruendo insieme un futuro di giustizia e di pace.


Al termine dell’incontro, alle ore 17.35 locali, si trasferisce in auto all’Orfanotrofio Ngul Zamba. 

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VISITA ALL’ORFANOTROFIO NGUL ZAMBA

Alle ore 17:45 locali, il Papa arriva all’Orfanotrofio Ngul Zamba, dove viene accolto dalla responsabile della struttura, la Superiora Generale della Congregazione delle Figlie di Maria.

La Superiora lo accompagna nella sala principale, dove sono presenti i bambini e gli operatori dell’orfanotrofio.
Dopo il canto di benvenuto, seguono le parole della Superiora Generale, la testimonianza di tre bambini, un canto eseguito dai bambini e le testimonianze di un operatore e di un’operatrice.

Pubblichiamo di seguito le parole che il Papa rivolge ai presenti nel corso della Visita all’ Orfanotrofio:




Cari bambini, cari amici,

sono molto felice di entrare in questo Orfanotrofio che è diventato per voi la vostra casa. In questo luogo, è innanzitutto il vostro Padre del Cielo che vi accoglie con amore come suoi figli. Egli vuole manifestarvi la sua tenerezza e stringervi al suo cuore, e anch’io desidero farlo, nel suo Nome. Voi formate una vera famiglia e qui incontrate fratelli e sorelle che condividono con voi una storia dolorosa. E in questa famiglia il vostro Fratello maggiore è Gesù! Questa fraternità riunita attorno a Lui vi rende forti, vi aiuta a portare insieme i pesi della vita e vi fa sperimentare la vera gioia.

In un mondo spesso segnato dall’indifferenza e dall’egoismo, questa casa ci ricorda che siamo tutti custodi dei nostri fratelli e delle nostre sorelle, e che, nella grande famiglia di Dio, nessuno è mai uno straniero o un dimenticato, per quanto piccolo possa essere.

Cari bambini, so che molti di voi hanno attraversato prove difficili. Alcuni hanno conosciuto il dolore dell’assenza attraverso la perdita dei genitori o dei propri cari. Altri hanno sperimentato la paura, il rifiuto, l’abbandono, la mancanza, l’incertezza. Siete chiamati a un futuro più grande delle vostre ferite. Siete portatori di una promessa. Perché là dove può esserci miseria, sofferenza o ingiustizia, Dio è presente e conosce i vostri volti, vi è vicinissimo. Il Vangelo ci ricorda che Gesù aveva una speciale benevolenza per i bambini come voi, li metteva al centro. Sappiate che Lui guarda ognuno di voi, oggi, con lo stesso affetto.

Vorrei anche salutare con gratitudine tutti coloro che accompagnano questi bambini: i responsabili, gli educatori, il personale, i volontari e, naturalmente, le suore. Il vostro fedele impegno è una bella testimonianza di amore. Prendendovi cura di questi piccoli bambini, pregustate la gioia promessa dal Signore a chi serve i piccoli (cfr Mt 25,40). La vostra premura ha il volto della misericordia divina. Attraverso di essa e la vostra dedizione, offrite ben più di un sostegno materiale: offrite a questi bambini una presenza, un ascolto, una famiglia, un futuro. Tramite voi si manifesta la tenerezza di Dio, una tenerezza fedele, che non viene meno nelle prove e non delude mai. Vi ringrazio per tutto ciò che fate e vi invito a perseverare con coraggio in questa bella opera intrapresa.

Mentre con tutto il cuore vi do la mia benedizione, affido ciascuno di voi alla protezione della Vergine Maria, nostra Madre. Ella vegli sempre su di voi, vi consoli nei momenti di tristezza e vi aiuti a crescere come veri amici del suo Figlio Gesù.


Al termine della visita, dopo la recita del Padre Nostro e la Benedizione, il Santo Padre si trasferisce in auto alla sede della Conferenza Episcopale Nazionale del Camerun per l’incontro privato con i Vescovi del Camerun per poi raggiungere la Nunziatura Apostolica.

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INCONTRO PRIVATO CON I VESCOVI DEL CAMERUN 

All’ingresso principale della Conferenza episcopale nazionale (Cenc), il Pontefice è stato accolto dall’arcivescovo presidente, Andrew Nkea Fuanya, ordinario di Bamenda che lo ha accompagnato nella sala dove erano riuniti i presuli del Paese insieme con gli emeriti.


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Vedi anche il post precedente: