PIETRE VIVE
Il blog di TEMPO PERSO
lunedì 9 febbraio 2026
Tonio Dell'Olio: Quell’alleanza economico-militare
ANGELUS 08/02/2026 Papa Leone XIV: è la comunione con Gesù che ci fa luce di pace per il mondo
Una sete di giustizia che attiva misericordia e pace
I gesti concreti di accoglienza che fermano l’ingiustizia
Dio non ci getterà mai via
Gesti di apertura agli altri che riaccendono la gioia
Dopo avere proclamato le Beatitudini, Gesù si rivolge a coloro che le vivono, dicendo che grazie a loro la terra non è più la stessa e il mondo non è più nel buio. «Voi siete il sale della terra. […] Voi siete la luce del mondo» (Mt 5,13-14). È infatti la gioia vera a dare un sapore alla vita e a far venire alla luce ciò che prima non era. Questa gioia sprigiona da uno stile di vita, da un modo di abitare la terra e di vivere insieme che va desiderato e scelto. È la vita che risplende in Gesù, il sapore nuovo dei suoi gesti e delle sue parole. Dopo che lo si è incontrato, sembra insipido e opaco ciò che si allontana dalla sua povertà di spirito, dalla sua mitezza e semplicità di cuore, dalla sua fame e sete di giustizia, che attivano misericordia e pace come dinamiche di trasformazione e di riconciliazione.
Il profeta Isaia elenca gesti concreti che interrompono l’ingiustizia: dividere il pane con l’affamato, introdurre in casa i miseri, senza tetto, vestire chi vediamo nudo, senza trascurare i vicini e le persone di casa (cfr Is 58,7). «Allora – continua il profeta - la tua luce sorgerà come l’aurora, la tua ferita si rimarginerà presto» (v. 8). Da una parte la luce, quella che non si può nascondere, perché è grande come il sole che ogni mattina scaccia le tenebre; dall’altra una ferita, che prima bruciava e ora guarisce.
È doloroso, infatti, perdere sapore e rinunciare alla gioia; eppure, è possibile avere questa ferita nel cuore. Gesù sembra mettere in guardia chi lo ascolta, perché non rinunci alla gioia. Il sale che ha perso sapore, dice, «a null’altro serve che ad essere gettato via e calpestato dalla gente» (Mt 5,13). Quante persone – forse è capitato anche noi – si sentono da buttare, sbagliate. È come se la loro luce sia stata nascosta. Gesù, però, ci annuncia un Dio che mai ci getterà via, un Padre che custodisce il nostro nome, la nostra unicità. Ogni ferita, anche profonda, guarirà accogliendo la parola delle Beatitudini e rimettendoci a camminare sulla via del Vangelo.
Sono infatti gesti di apertura agli altri e di attenzione, quelli che riaccendono la gioia. Certo, nella loro semplicità ci pongono controcorrente. Gesù stesso fu tentato, nel deserto, da altre strade: far valere la sua identità, esibirla, avere il mondo ai propri piedi. Respinse, però, le vie in cui si sarebbe perso il suo vero sapore, quello che ritroviamo ogni domenica nel Pane spezzato: la vita donata, l’amore che non fa rumore.
Fratelli e sorelle, lasciamoci alimentare e lasciamoci illuminare dalla comunione con Gesù. Senza alcuna esibizione saremo allora come una città sul monte, non solo visibile, ma anche invitante e accogliente: la città di Dio in cui tutti, in fondo, desiderano abitare e trovare pace. A Maria, Porta del cielo, rivolgiamo ora lo sguardo e la preghiera, perché ci aiuti a diventare e rimanere discepoli del suo Figlio.
Dopo l'Angelus
Cari fratelli e sorelle!
Ieri a Huércal-Overa, in Spagna, è stato beatificato don Salvatore Valera Parra, parroco pienamente dedito al suo popolo, umile e premuroso nella carità pastorale. Il suo esempio di prete centrato sull’essenziale sia di stimolo ai sacerdoti di oggi ad essere fedeli nella quotidianità vissuta con semplicità e austerità.
Con dolore e preoccupazione ho appreso dei recenti attacchi contro varie comunità in Nigeria, che hanno causato gravi perdite di vite umane. Esprimo la mia vicinanza orante a tutte le vittime della violenza e del terrorismo. Auspico che le Autorità competenti continuino ad adoperarsi con determinazione per garantire la sicurezza e la tutela della vita di ogni cittadino.
Oggi, memoria di Santa Giuseppina Bakhita, si celebra la Giornata mondiale di preghiera e riflessione contro la tratta di persone. Ringrazio le religiose e tutti coloro che si impegnano per contrastare ed eliminare le attuali forme di schiavitù. Insieme a loro dico: la pace comincia con la dignità!
Assicuro la mia preghiera per le popolazioni del Portogallo, del Marocco, della Spagna – in particolare di Grazalema in Andalusia – e dell’Italia meridionale – specialmente di Niscemi in Sicilia –, colpite da inondazioni e frane. Incoraggio le comunità a rimanere unite e solidali, con la materna protezione della Vergine Maria.
Ed ora do il benvenuto a tutti voi, romani e pellegrini italiani e di vari Paesi. Saluto i fedeli di Melilla, Murcia e Malaga, in Spagna; quelli venuti dalla Bielorussia, dalla Lituania e dalla Lettonia; gli studenti di Olivenza, Spagna, e i cresimandi di Malta. Saluto anche i giovani collegati con noi da tre oratori della diocesi di Brescia.
Continuiamo a pregare per la pace. Le strategie di potenza economica e militare – ce lo insegna la storia – non danno futuro all’umanità. Il futuro sta nel rispetto e nella fratellanza tra i popoli.
Auguro a tutti una buona domenica.
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Le Olimpiadi nascono per unire
Sport e politica
La stella insanguinata
Il caso degli Stati Uniti


domenica 8 febbraio 2026
Preghiera dei Fedeli - Fraternità Carmelitana di Pozzo di Gotto (ME) - V DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO anno A
R/ Ascoltaci, Signore
Lettore
AMEN.
"Un cuore che ascolta - lev shomea" n° 14 - 2025/2026 - V DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO anno A
"Un cuore che ascolta - lev shomea"
perché sappia rendere giustizia al tuo popolo
e sappia distinguere il bene dal male" (1Re 3,9)
sabato 7 febbraio 2026
GENTE CHE ACCAREZZA LA VITA “Voi siete sale, quello che impedisce alla storia di corrompersi. Siete luce, quella che misura il tempo e che scaccia le paure; gente che ogni giorno accarezza la vita e ne fa emergere il bello.” - V DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO ANNO A - Commento al Vangelo a cura di P. Ermes Maria Ronchi
GENTE CHE ACCAREZZA LA VITA
Voi siete sale, quello che impedisce alla storia di corrompersi. Siete luce, quella che misura il tempo e che scaccia le paure; gente che ogni giorno accarezza la vita e ne fa emergere il bello.
EGIDIO PALUMBO: "BEATI I COSTRUTTORI DI PACE (Mt, 5,9) - Il Vangelo e la Pace (VIDEO INTEGRALE)
a) È il primo dei cinque Discorsi che Gesù pronuncia nel Vangelo di Matteo: discorso missionario (cap. 10), discorso delle Parabole del Regno (cap. 13), discorso sulla comunità cristiana (cap, 18), Discorso escatologico-apocalittico della Venuta e dell’attesa del Figlio dell’uomo, il Crocifisso-Risorto (cap. 24-25).
Le Beatitudini (Mt 5,1-12), fanno parte del Discorso della Montagna. L’evangelista Luca ha invece il Discorso della Pianura (Lc 6,17-38), molto più breve, ed è considerato l’originale. I due discorsi si integrano e si completano.
Monte = è il punto di vista di Dio dall’alto sulla nostra esistenza e sulla nostra storia.
Pianura = è il punto di vista di Dio dal basso sulla nostra esistenza e storia.
b) Cinque discorsi, a somiglianza della Torah, formata da cinque libri. I Discorsi di Gesù sono l’annuncio della nuova Torah, che però non annulla la prima Torah (Mt 5,17), che è dono di Dio: luce, orientamento, sapienza al cammino del suo popolo.
Sono le cinque colonne della Sapienza (Pr 9,1), che sostengono la casa della nostra vita cristiana.
La prima colonna, che fa da fondamento, è il Discorso della Montagna, che termina appunto con l’esortazione a costruire la casa, non sulla sabbia, ma sulla Roccia, sul fondamento che è Cristo e il suo Vangelo (Mt 7,21-27). Per questo il Discorso della Montagna è considerato la Magna Charta del cristiano, della sua casa, casa come esistenza, famiglia, comunità ecclesiale, società, mondo, creato.
...
♦ Ovviamente nella nostra temperie culturale, in parte violenta e guerrafondaia, chi fa queste scelte sarà certamente deriso, osteggiato e, a volte, perseguitato (Mt 5,10-11) dai vari antagonisti di turno, interni ed esterni alla comunità cristiana. Non c’è da meravigliarsi: ce l’ha già detto Gesù, qui (Mt 5,11-12) e altrove (Mt 10,16-24; 23,34). Ogni discepolo lo sa. Bisogna anche essere consapevoli che vivere le beatitudini consegnateci da Gesù nel vangelo come “buona notizia”, significa diventare profeti di pace («così perseguitarono i profeti che furono prima di voi»: v. 12), cioè anticipare un po’, già qui ed ora, l’esperienza del Regno di Dio, creando uno spazio vitale di fraternità-sororità, di pace, di giustizia, di solidarietà e di gioia nello Spirito del Signore (Rm 14,17).
«Ci sta succedendo che abbiamo imparato a convivere con l’inaccettabile. E sapete qual è la bugia più grande che ci raccontiamo? Che la pace è “complicata”.
Sì, certo: la pace è difficile.
Ma non è “complicata” nel senso in cui lo diciamo per rimandare.
Non è complicata come un modulo da compilare.
Non è complicata come un algoritmo.
La pace è difficile perché è esigente.Perché ti chiede di cambiare postura.Perché ti chiede di toglierti dal centro.Perché ti chiede di guardare l’altro non come un problema, ma come un volto.E qui, io lo dico da uomo di Chiesa, da pastore: noi possiamo pregare quanto vogliamo – e dobbiamo pregare – ma se la preghiera non ci cambia le mani, diventa un rito senza carne. Una bella cornice senza quadro.
Gesù non ha detto: “Beati quelli che parlano di pace”. Ha detto: “Beati gli operatori di pace”.Operai. Artigiani. Gente che si sporca»
Enzo Bianchi: Da dove nasce la gioia che non passa
venerdì 6 febbraio 2026
La vita in abbondanza
Armiamoci, ma chi parte?

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