Andrea Tornielli
Evangelizzazione e vicinanza ai migranti:
un viaggio nel cuore delle sfide dell'Europa
Da Madrid a Barcellona alle Canarie: le sfide del pellegrinaggio di Leone XIV in Spagna nel centenario della morte di Gaudì, l’architetto della Sagrada Familia
Il viaggio di sette giorni che Papa Leone si accinge a compiere in Spagna, e che lo porterà nella capitale Madrid, quindi a Barcellona e infine nelle isole Canarie, è un pellegrinaggio nel cuore delle sfide dell’Europa. O meglio ancora, un viaggio che in tre tappe sintetizza le grandi sfide per la Chiesa nel Vecchio continente. Dopo quello in Türkiye e Libano, dal profondo significato ecumenico e per la pace in una terra – quella del Paese dei cedri – dove negli ultimi mesi si è scatenato un conflitto devastante per la popolazione colpita dai bombardamenti israeliani; dopo il viaggio-lampo nel Principato di Monaco e quello dell’aprile scorso durato per 11 giorni in quattro Paesi africani (il pellegrinaggio “missionario” che Leone avrebbe voluto fosse il primo del pontificato), oggi il Successore di Pietro incontra una società europea fortemente polarizzata, quella spagnola.
La prima tappa, Madrid, sarà particolarmente segnata dall’incontro con i membri del Parlamento: un momento importante per ricordare quale sia lo sguardo con cui la Chiesa considera la politica e l’impegno per il bene comune. Uno sguardo oggi ormai lontano da ogni forma di collateralismo come pure da ogni riduzione della fede cristiana all’intimismo auspicata dall’ideologia laicista. Lontano dal collateralismo, perché la Chiesa per essere se stessa e annunciare il Vangelo non può e non deve appoggiarsi al potere, instaurando legami che finiscono per offuscare la sua missione. Lontano dall’intimismo, perché la fede è incarnata e i cristiani sono chiamati a testimoniare il Vangelo attraverso l’impegno concreto per rendere la società più umana, più giusta, più attenta agli ultimi. La Chiesa spagnola, chiamata a testimoniare un’unità polifonica nel tempo delle polarizzazioni e delle contrapposizioni, ha attraversato nell’ultimo secolo, insieme a tutto il popolo iberico, il dramma della guerra civile e certe ferite non sono ancora del tutto rimarginate.
Come si annuncia oggi il Vangelo nel contesto di una società fortemente segnata da una grande tradizione cristiana che ne ha forgiato l’identità, ma che oggi appare sempre più secolarista? È questa la domanda che di fatto attraverserà tutto il pellegrinaggio del Vescovo di Roma.
A Barcellona, proprio nella visita alla grandiosa basilica della Sagrada Familia durante la quale il Papa inaugurerà la torre più alta dedicata a Gesù Cristo, è contenuta una possibile risposta: attraverso il linguaggio della bellezza. Da sempre la Chiesa ha parlato a tutti attraverso l’arte e in particolare attraverso le immagini. Tanta catechesi lungo i secoli è stata svolta dagli affreschi, dai mosaici, dalle sculture. La Sagrada Familia, frutto della fede e dell’ingegno di un architetto catalano morto cent’anni fa e oggi sulla via degli altari, è un esempio potente di questo linguaggio della bellezza: chi si trova davanti agli occhi la basilica è accompagnato in un viaggio attraverso l’essenza della fede cristiana. La lezione di Antoni Gaudì è dunque attualissima, soprattutto per il nostro tempo e per l’Europa, dove si è di fatto interrotta la trasmissione della fede in seno alla famiglia e dove non può essere più data per scontata la prima evangelizzazione.
Infine, la tappa a Gran Canaria e Tenerife, per toccare con mano il dramma vissuto dai migranti. I quali, se sopravvivono alla traversata, bussano alle porte dell’Europa, anche se spesso il Vecchio continente non affronta in modo coordinato e organizzato questa emergenza, lasciando soli i Paesi più esposti, tra i quali certamente va annoverata la Spagna. È noto che la tappa alle Canarie era un desiderio espresso già da Papa Francesco, che il suo successore porta ora a compimento. Leone XIV lo scorso ottobre ha pubblicato l’esortazione apostolica “Dilexi te”, frutto di un lavoro iniziato durante il pontificato precedente. In quel testo si evidenziava il nesso che esiste tra l’amore di Cristo e la sua chiamata a farci vicini ai poveri, agli ultimi, ai sofferenti, ai “forestieri” citati da Gesù nel Vangelo. Nell’enciclica “Magnifica humanitas” il Papa chiede di “acquisire un punto di vista diverso per guardare il mondo dal basso, con gli occhi di chi soffre, non con l’ottica dei grandi; per guardare la storia con lo sguardo dei piccoli e non con la prospettiva dei potenti; per interpretare gli avvenimenti della storia con il punto di vista della vedova, dell’orfano, dello straniero, del bambino ferito, dell’esule, del fuggiasco”. La tappa alle Canarie entra dunque nella carne viva delle sofferenze degli ultimi con una chiamata alla testimonianza evangelica dei cristiani. E al contempo una chiamata alla responsabilità di tutti: quella di restare umani.
(fonte: L'Osservatore Romano 05/06/2026)