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lunedì 2 marzo 2026

VISITA PASTORALE Parrocchia "Ascensione di Nostro Signore Gesù Cristo" (Roma) - Leone XIV: «Bisogna essere maestri del bene per i più piccoli» - «Preoccupato per il Medio Oriente»

VISITA PASTORALE DI LEONE XIV

Parrocchia "Ascensione di Nostro Signore Gesù Cristo" (Roma)
II Domenica di Quaresima, 1° marzo 2026

Il Papa nella parrocchia romana dell’Ascensione di Nostro Signore Gesù Cristo al Quarticciolo

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Il Papa al Quarticciolo:
«Bisogna essere maestri del bene per i più piccoli»

Leone XIV ha visitato il quartiere popolare romano rispondendo alle domande dei più piccoli sul male e in particolare sulla guerra e sulla droga

Papa Leone XIV durante la sua visita alla parrocchia romana dell’Ascensione di Nostro Signore Gesù Cristo al Quarticciolo

L’ultimo Papa in visita al Quarticciolo era stato Giovanni Paolo II nel 1980. C’era quindi grande attesa oggi pomeriggio in questo quartiere della periferia est di Roma segnato dalle case popolari costruite durante il fascismo e che solo pochi giorni fa è stato circondato dai carabinieri che hanno condotto una maxi-operazione anti-droga.

E nel pomeriggio di domenica 1 marzo papa Leone XIV è arrivato per visitare la parrocchia dell’Ascensione di Nostro Signore Gesù Cristo al Quarticciolo, nella periferia est di Roma, accolto dal cardinale vicario Baldo Reina e dal parroco padre Daniele Canali. Tra canti e striscioni di benvenuto come “È giusto che tutti abbiano una casa” e "Daje Papa Leone: Sei un grande!", Leone XIV, ha salutato i fedeli, benedetto i bambini e ascoltato le loro domande, in particolare sul senso del male: “Sappiamo che esiste il male, ma più importante è che esista il bene, esiste l'amore, e che in questa parrocchia ci sia la luce dell'amore". Il contrario della droga: “Il problema della droga che esiste anche in tanti luoghi, anche qui in questa zona. Rifiutare sempre quello che fa male e cercare di dire “sì” alla salute, “sì” a quello che fa bene. Sempre “no” alla droga, però sempre “sì” a quello che fa bene... Essere maestri in questo senso, con la testimonianza che può aiutare tanto i ragazzi, i bambini, i giovani, cercando anche di eliminare dalle strade questi problemi, che sono tanto gravi”, ha scandito il Papa.

Leone XIV ha poi espresso la sua forte preoccupazione per la situazione internazionale, come aveva fatto durante l’Angelus.

“Da questo momento che io sono molto preoccupato per ciò che succede nel mondo: specialmente ieri, oggi e non sappiamo per quanti giorni, nel Medio Oriente. La guerra, di nuovo! Anche noi dobbiamo essere annunciatori del messaggio di pace, la pace di Gesù, la pace che Dio vuole per tutti. Allora bisogna pregare molto per la pace e cercare come vivere l’unità e come rifiutare sempre quella tentazione di far male all’altro. La violenza non è mai la scelta giusta. E dobbiamo scegliere sempre il bene”.

“In questo mondo tanti bambini non hanno famiglia, casa, da mangiare e da bere, un letto dove dormire. Questa davvero è una tragedia che esiste in mezzo a noi”, ha aggiunto il Papa. “Abbiamo visto tutti in questi ultimi anni la tragedia per esempio a Gaza, dove tanti bambini sono morti, dove tanti bambini sono rimasti senza i genitori, senza la scuola, senza un posto dove vivere”.

Leone XIV ha quindi invitato a trovare delle strade per: “essere promotori noi di pace, di riconciliazione, cercando soluzioni non con la violenza, ma con il dialogo".
(fonte: Famiglia Cristiana 01/03/2026)

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Papa al Quarticciolo: “preoccupato per il Medio Oriente”

Nella parrocchia dell'Ascensione al Quarticciolo, il Papa ha rilanciato l'appello dell'Angelus e ha chiesto di "diventare luce del mondo, a cominciare dal quartiere che abitiamo".

(Foto Vatican Media/SIR)

“Sono molto preoccupato per ciò che succede nel mondo: specialmente ieri, oggi e non sappiamo per quanti giorni, nel Medio Oriente. La guerra, di nuovo”. Incontrando i bambini nel campo sportivo della parrocchia dell’Ascensione di nostro Signore Gesù Cristo al Quarticciolo, durante la sua terza visita pastorale ad una parrocchia romana, Leone XIV ha rilanciato l’appello di poche ore prima all’Angelus, quando aveva chiesto alle parti coinvolte di “assumere la responsabilità morale di fermare la spirale della violenza prima che diventi una voragine irreparabile”. “Anche noi dobbiamo essere annunciatori del messaggio di pace, la pace di Gesù, la pace che Dio vuole per tutti”, l’invito del Pontefice, che ha esortato a “pregare molto per la pace e cercare come vivere l’unità e come rifiutare sempre quella tentazione di far male all’altro”.

“La violenza non è mai la scelta giusta. E dobbiamo scegliere sempre il bene”,

ha raccomandato inoltre il Papa citando Gaza, “dove tanti bambini sono morti, dove tanti bambini sono rimasti senza i genitori, senza la scuola, senza un posto dove vivere”. “Tutti dobbiamo cercare anche lì la stessa risposta secondo quello che ci dice Gesù”, ha affermato:

“come essere promotori noi di pace, di riconciliazione, cercando soluzioni non con la violenza, ma con il dialogo”.

“Ci sono differenze, bisogna imparare a rispettarci gli uni gli altri, a dire no alle cose che fanno male, e scegliere sempre il bene, rifiutando quel che danneggia la salute”, le parole a braccio del Papa: “Per esempio, il problema della droga che esiste anche in tanti luoghi, anche qui in questa zona. Rifiutare sempre quello che fa male e cercare di dire ‘sì’ alla salute, ‘sì’ a quello che fa bene. Sempre ‘no’ alla droga, però sempre ‘sì’ a quello che fa bene”. Incontrando gli ammalati e gli anziani, Leone ha poi definito un fatto “importante che la voce della parrocchia svegli un po’ le risposte delle autorità – la Polizia, lo Stato – che molte volte potrebbero fare di più per aiutare a superare i problemi che esistono qui. Allora anche questa voce che viene da una comunità di fedeli di una parrocchia può alzarsi e si può cercare di fare cambiamenti importanti per il bene di tutti”. Al centro dell’omelia, il brano evangelico della Trasfigurazione. simbolo della “logica dell’amore incondizionato, dell’abbandono di ogni difesa che diventa offesa”. “Ascoltiamolo, entriamo nella sua luce per

diventare luce del mondo, a cominciare dal quartiere che abitiamo”,

l’appello del Pontefice , secondo il quale “tutta la vita della parrocchia e dei suoi gruppi esiste per questo: è un servizio alla luce, un servizio alla gioia”. “Anche la Chiesa, anche la vostra parrocchia riceve da questo Vangelo una missione”, ha assicurato il Papa: “A fronte dei numerosi e complessi problemi di questo territorio, che incombono sui giorni del vostro abitare qui, a voi è affidata la pedagogia dello sguardo di fede, che trasfigura di speranza ogni cosa, mettendo in circolo passione, condivisione, creatività come cura delle tante ferite di questo quartiere”. “Sono molto contento di aver appreso che questa comunità parrocchiale è una comunità viva e vivace e che, nonostante i gravi problemi del contesto territoriale, testimonia il Vangelo con coraggio”, l’omaggio finale: “Sotto il motto programmatico ‘Facciamo Comunità’, questa parrocchia ha intrapreso un cammino per rafforzare il senso di appartenenza e l’accoglienza, con le braccia aperte, di tutti. Sono contento e vi incoraggio:

andate avanti in questo cammino di apertura al territorio e di cura delle sue ferite.

E spero che altri si uniscano a voi per essere qui al Quarticciolo lievito di bene e di giustizia”. “Quando ci accorgiamo che tante cose attorno a noi non vanno, a volte viene da chiedersi: ma avrà un senso quello che stiamo facendo?”, l’obiezione a cui rispondere: “Si insinua la tentazione dello scoraggiamento, con la perdita di motivazioni e di slancio. Invece è proprio di fronte al mistero del male che dobbiamo testimoniare la nostra identità di cristiani, di persone che vogliono rendere percepibile il Regno di Dio nei luoghi e nei tempi in cui vivono. È il mio augurio per tutti voi, per questa comunità parrocchiale e per i tanti fratelli e le tante sorelle che ancora non hanno riconosciuto in Gesù la vera luce e la vera gioia”.
(fonte: Sir, articolo di M.Michela Nicolais 02/03/2026)

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Incontro con i bambini nel Campo sportivo


Il Papa accolto nella parrocchia dell'Ascensione (@Vatican Media)

Innanzitutto buonasera a tutti e bentrovati. Grazie per questa accoglienza! Grazie davvero! Prima di rispondere alle vostre domande che mi hanno dato qui, voglio dire che sinceramente sono molto contento di trovarmi con voi stasera. Grazie per essere qui, grazie per aver reso possibile questo incontro. Al vostro parroco, ai padri dehoniani, a tutti coloro che collaborano nella parrocchia rivolgo un saluto molto grande, molto sincero e fraterno. Il nome della vostra parrocchia, “Ascensione”, dice tanto perché è quando Gesù ascende al cielo. La parte migliore della nostra umanità, Gesù la porta a Dio Padre, in cielo.

In un certo senso, è la missione di questa parrocchia e risponde a una delle domande: perché esiste il male? Nel mondo, sappiamo che esiste il male, ma più importante è che esiste il bene, esiste l’amore e questa parrocchia è la luce dell’amore qui, in questo quartiere! Siete voi!

E allora questa visita stasera rappresenta almeno un momento, di tanti momenti che voi vivete, per sperimentare quanto è bella la fraternità, l’amore, la carità, quando tutti facciamo non il male ma il bene gli uni per gli altri. Allora questo davvero è causa di una bellissima celebrazione, bisogna festeggiare.

Perché esiste il male, purtroppo? L’uomo che è libero può scegliere, come dice la Scrittura: la Bibbia dice che può scegliere la vita o la morte, il bene o il male. Abbiamo questa libertà, che è un dono molto grande. Noi siamo qui per dare l’esempio e cominciando con voi bambini. Dovete scegliere sempre il bene e mai il male, perché così possiamo pian piano trasformare il nostro mondo, possiamo fare una differenza!

Poi come i giovani, sono veramente contento di vedere tanti giovani nel movimento Magis: un applauso anche per voi, perché abbiamo bisogno di voi, la parrocchia, la diocesi, l’Italia, il mondo ha bisogno di queste testimonianze perché è così che possiamo davvero cambiare il mondo. Vi dico, da questo momento che io sono molto preoccupato per ciò che succede nel mondo: specialmente ieri, oggi e non sappiamo per quanti giorni, nel Medio Oriente. La guerra, di nuovo! Anche noi dobbiamo essere annunciatori del messaggio di pace, la pace di Gesù, la pace che Dio vuole per tutti. Allora bisogna pregare molto per la pace e cercare come vivere l’unità e come rifiutare sempre quella tentazione di far male all’altro. La violenza non è mai la scelta giusta. E dobbiamo scegliere sempre il bene.

E allora anche da voi bambini, con le parole, con l’ubbidienza a mamma e papà in casa, col gesto di fare una cosa buona… tutte le cose che fate voi e che facciamo noi grandi devono essere sempre una scelta per il bene, per la pace, per la riconciliazione, per la comunione, per l’amicizia e cercare così con Gesù, come cattolici, come discepoli di Gesù, di costruire la pace nel nostro mondo.

L’altra domanda che mi avete fatto - e che so che è una preoccupazione per molti - è proprio perché in questo mondo tanti bambini non hanno famiglia, casa, da mangiare e da bere, un letto dove dormire. Questa davvero è una tragedia che esiste in mezzo a noi. Abbiamo visto tutti in questi ultimi anni la tragedia per esempio a Gaza, dove tanti bambini sono morti, dove tanti bambini sono rimasti senza i genitori, senza la scuola, senza un posto dove vivere.

E allora noi tutti dobbiamo cercare anche lì la stessa risposta secondo quello che ci dice Gesù: come essere promotori noi di pace, di riconciliazione, cercando soluzioni non con la violenza, ma con il dialogo. Ci sono differenze, bisogna imparare a rispettarci gli uni gli altri, a dire no alle cose che fanno male, e scegliere sempre il bene, rifiutando quel che danneggia la salute. Per esempio, il problema della droga che esiste anche in tanti luoghi, anche qui in questa zona. Rifiutare sempre quello che fa male e cercare di dire “sì” alla salute, “sì” a quello che fa bene. Sempre “no” alla droga, però sempre “sì” a quello che fa bene.

E anche voi, giovani, avete una responsabilità: essere maestri in questo senso, con la testimonianza che può aiutare tanto i ragazzi, i bambini, i giovani, cercando anche di eliminare dalle strade questi problemi, che sono tanto gravi. Bene, io vorrei salutare qui accanto a me da questa parte, il cardinale Baldo Reina, vicario della diocesi di Roma: siamo contenti per la sua presenza. È qui mons. Alessandro Zenobbi, che è stato nominato vescovo ausiliare di Roma. E allora auguri e grazie, benvenuti. Bene! Così, in rappresentanza di tutta la famiglia, ci sono anche suore di diverse Congregazioni: grazie per il vostro lavoro, per il vostro servizio. Grazie alle tante persone che collaborano nel bene, qui nella parrocchia: è molto bello trovarci insieme.

Che questa parrocchia sia una luce, che questa parrocchia sia la testimonianza che è importante vivere la fede, portare nel cuore questa presenza di Dio, imparare e poi insegnare l’amore agli altri e avere sempre il coraggio di dire “sì” a Gesù Cristo e “no” al male, “no” al peccato, però “sì” all’amore di Dio. Grazie, grazie: continueremo questa celebrazione.

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Incontro con ammalati e anziani

Che bello avere questo incontro e regalare a me la possibilità di salutarvi, di ascoltare qualche testimonianza, di salutare anche uno per uno, ognuno di voi che in un certo senso rappresentate tutta la parrocchia. C’è un tesoro molto grande scritto qui in una parola, da questa parte, che dice “facciamo comunità”. Una comunità dove possiamo trovarci tutti insieme con le debolezze, con i problemi di salute, con la questione della disabilità, con i figli che si trovano male, i detenuti che hanno tanti problemi, anche psicologici, personali e di salute spirituale. Ma quando ci troviamo insieme in comunità, c’è una forza molto più grande di ognuno di noi: è la forza che viene dall’amore di Dio, che ci fa davvero una famiglia dove gli uni con gli altri facciamo famiglia, dove anche quando uno sta male, uno è detenuto, uno ha perso la salute, soffre, se siamo tutti insieme, lì ci sosteniamo e possiamo continuare a camminare e questo davvero è molto bello.

Ho parlato prima della necessità di pregare per la pace nel mondo – per i problemi nel Medio Oriente e in Ucraina e in tanti altri posti - ma davvero è importante pregare per la pace qui, in casa. Ed è anche importante che la voce della parrocchia “svegli” un po’ le risposte delle autorità - la Polizia, lo Stato - che molte volte potrebbero fare di più per aiutare a superare i problemi che esistono qui. Allora anche questa voce che viene da una comunità di fedeli di una parrocchia può alzarsi e si può cercare di fare cambiamenti importanti per il bene di tutti. Lavoriamo insieme. Cerchiamo di vivere la fede insieme e cerchiamo di essere sempre questa testimonianza.

Forse in questo momento, anche se dopo c’è la Messa, chiediamo al Signore la sua benedizione per ognuno di voi, per i vostri figli, i vostri parenti, tutti i vostri cari, con questa fiducia: che la grazia di Dio ci accompagna e sempre ci aiuta. Viviamo davvero con una fiducia molto grande nella grazia di Dio, ma anche nella forza dell’amore che troviamo quando siamo davvero uniti in comunità. Preghiamo insieme. [recita del Padre Nostro e benedizione]
 
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Incontro con il Consiglio pastorale parrocchiale


Grazie per queste parole, come si chiama il segretario? Ah Daniele Daniele! Così! Uno pensa di vedere doppio. Bene! Grazie per aver spiegato un po’ la realtà che vivete e quel che fate come consiglio. Una delle cose che lei ha detto, sperando che mi trovi come a casa, è proprio vera: mi sento a casa e vi ringrazio per questo, per l’accoglienza.

Poi vedo che avete messo la Madonna del Buon Consiglio, non so se è sempre lì o è per me! Però grazie perché la mamma ci accompagna sempre, questa devozione è davvero cara.

Abbiamo condiviso già alcune parole, sia nell’omelia, sia qualche parola prima della Messa, poi adesso ascoltando: ho l’impressione che qui davvero ci sia una comunità di fede che è forte, “tosta” - mi piace quest’espressione! – che ha la forza che viene soprattutto dalla fede e da una convinzione che nonostante tutte le difficoltà, vive in un quartiere che evidentemente ha problemi seri e allo stesso tempo c’è questa comunità che è testimonianza viva, testimonianza che è possibile trovare vita, amore, carità e questa fraternità.

Quest’espressione, anche per me tanto bella: “facciamo comunità”, voi la state vivendo. E davvero questo è grande, questo è grande.

Qualche volta nella Chiesa troviamo piccoli gruppi, diciamo così, o tendenze che un po’ promuovono una spiritualità molto individualista: “Dio e io… non sono importanti le altre persone, le altre situazioni…”. Clima molto chiuso, in questo senso. E questo non è quello che Gesù ha voluto lasciarci quando ha chiamato un gruppo di amici e ha detto: “Fate questo in memoria di me”, cominciando con l’Eucaristia e anche arrivando alla sua pienezza che è la comunione. Comunione proprio in questo senso, dell’amore fraterno, del nostro stare insieme, del nostro incontro.

Nessuno dovrebbe dunque sentirsi solo. Con le visite agli anziani, ai malati, nonostante tutte le difficoltà, lì stiamo davvero vivendo quello che Gesù ha voluto. In questa diocesi di Roma sono nuovo come vostro vescovo: davvero mi sento felice di trovare voi, questa comunità, e sentire anche questo spirito vivo nella celebrazione eucaristica, che è espressione della vita che voi avete e condividete e che spero che oggi, domani nel futuro, ancora potrete sempre offrire. Grazie davvero per questa testimonianza! Bene, allora ci mettiamo in piedi, chiediamo la benedizione del Signore. Il giorno del Signore è vivere così in questa maniera tanto speciale, è dono per tutti noi. [benedizione]

Grazie a tutti, spero di ritrovarci alla prossima opportunità, sempre avanti! Grazie.


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Saluto all’uscita dalla Parrocchia


Bene! Grazie, grazie! Ancora una volta un saluto molto grande a tutti voi! Grazie per essere qui, grazie per l'accoglienza! Dicono che le persone che escono di notte lo possono fare perché portano la luce dentro e in ognuno di noi Cristo, nella fede, ci ha regalato la luce: la luce che ci accompagna giorno e notte e che ci aiuta a essere anche testimonianza. Grazie a voi per la testimonianza che date in questo quartiere. Continuate con questo coraggio, con questa convinzione a essere “luce del mondo, sale della terra”. Dio vi benedica sempre! Grazie, grazie a tutti voi!

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SANTA MESSA 
OMELIA DI LEONE XIV


Carissimi fratelli e sorelle,

sono lieto di essere tra voi e di poter ascoltare, insieme con voi, la Parola di Dio con tutta la vostra comunità parrocchiale. Questa domenica ci pone di fronte al viaggio di Abramo (cfr Gen 12,1-4) e all’evento della Trasfigurazione di Gesù (cfr Mt 17,1-9).

Con Abramo ognuno di noi può riconoscersi in viaggio. La vita è un viaggio che chiede fiducia, chiede affidamento alla Parola di Dio che ci chiama e che ci domanda talvolta di lasciare tutto. Allora si può essere tentati di fuggire la precarietà come vertigine che sconvolge, mentre è proprio dal suo interno che si può apprezzare una promessa di grandezza inattesa. Accade ogni giorno – perché il mondo ragiona così – che prendiamo le misure di ogni cosa, ci affanniamo ad avere tutto sotto controllo. Ma in questo modo perdiamo l’occasione di scoprire il vero tesoro, la perla preziosa, come ci insegna il Vangelo, che a sorpresa Dio ha nascosto nel nostro campo (cfr Mt 13,44).

Il viaggio di Abramo comincia con una perdita: la terra e la casa che custodiscono le memorie del suo passato. Si compirà, però, in una nuova terra e in una immensa discendenza, in cui tutto diventa benedizione. Anche noi, se dalla fede ci lasciamo chiamare al cammino, a rischiare nuove decisioni di vita e di amore, smetteremo di temere di perdere qualcosa, perché sentiremo di crescere in una ricchezza che nessuno può rubare.

Accadde anche ai discepoli di Gesù di misurarsi con un viaggio, quello che li avrebbe portati a Gerusalemme (cfr Lc 9,51). Là, nella Città santa, il Maestro avrebbe compiuto la sua missione, donando la vita sulla croce e diventando per tutti e per sempre benedizione. Sappiamo quanta resistenza fecero Pietro e tutti gli altri a seguirlo. Ma dovevano capire che si può essere benedizione solo superando l’istinto di difendere sé stessi e accogliendo quanto Gesù affida al gesto eucaristico: la volontà di offrire il proprio corpo come pane da mangiare, di vivere e morire per dare vita. Ecco la domenica, cari fratelli e sorelle: è la sosta nel cammino che ci raduna attorno a Gesù. Gesù ci incoraggia, per non fermarci e per non cambiare direzione. Non c’è promessa più grande, non c’è tesoro più prezioso che vivere per dare la vita!

Poco prima del giorno della Trasfigurazione, Gesù aveva confidato ai suoi discepoli quale sarebbe stato il punto di arrivo del viaggio che stavano facendo, e cioè la sua passione, morte e risurrezione. Ricorderete l’opposizione di Pietro e la reazione di Gesù che gli dice: «Tu mi sei di scandalo perché non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini» (Mt 16,23). Ed ecco che, sei giorni dopo, Gesù chiede a Pietro, Giacomo e Giovanni di accompagnarlo sulla montagna. Hanno ancora negli orecchi quelle parole difficili da sentire; hanno ancora in mente l’immagine per loro inaccettabile del Messia condannato a morte.

È questa oscurità interiore dei discepoli che Gesù infrange quando, sulla cima del monte, si mostra ai loro occhi trasfigurato in una luce abbagliante, inimmaginabile. E in questa visione gloriosa appaiono accanto a Lui anche Mosè ed Elia, testimoni del fatto che in Gesù si compiono tutte le Scritture (cfr Mt 17,2-3).

Ancora una volta Pietro diventa il portavoce del nostro vecchio mondo e della sua disperata necessità di fermare le cose, di controllarle. Un po’ come quando non vorremmo finisse un sogno in cui ci rifugiamo. Qui però non si tratta di un sogno, ma di un mondo nuovo in cui entrare: la meta del nostro viaggio, una meta piena di luce e che ha i contorni umani e divini di Gesù. Piantando delle tende, Pietro vorrebbe fermare questo viaggio, che invece deve continuare fino a Gerusalemme (cfr v. 4).

La voce che esce dalla nube è quella del Padre e sembra un’implorazione: «Questi è il Figlio mio, l’amato, ascoltatelo» (v. 5). Quella voce risuona oggi per noi: “Ascoltate Gesù!”. E io, carissimi, in mezzo a voi, voglio farmi eco di quell’appello e dirvi: Vi prego, sorelle e fratelli, ascoltiamolo! Lui viaggia con noi, ancora oggi, per insegnarci in questa città la logica dell’amore incondizionato, dell’abbandono di ogni difesa che diventa offesa. Ascoltiamolo, entriamo nella sua luce per diventare luce del mondo, a cominciare dal quartiere che abitiamo. Tutta la vita della parrocchia e dei suoi gruppi esiste per questo: è un servizio alla luce, un servizio alla gioia.

Dopo la Trasfigurazione sul monte, il viaggio di Gesù non si ferma (cfr v. 9). E anche la Chiesa, anche la vostra parrocchia riceve da questo Vangelo una missione. A fronte dei numerosi e complessi problemi di questo territorio, che incombono sui giorni del vostro abitare qui, a voi è affidata la pedagogia dello sguardo di fede, che trasfigura di speranza ogni cosa, mettendo in circolo passione, condivisione, creatività come cura delle tante ferite di questo quartiere.

Sono molto contento di aver appreso che questa comunità parrocchiale è una comunità viva e vivace e che, nonostante i gravi problemi del contesto territoriale, testimonia il Vangelo con coraggio. Sotto il motto programmatico “Facciamo Comunità”, questa Parrocchia ha intrapreso un cammino per rafforzare il senso di appartenenza e l’accoglienza, con le braccia aperte, di tutti, davvero di tutti! Sono contento e vi incoraggio: andate avanti in questo cammino di apertura al territorio e di cura delle sue ferite. E spero che altri si uniscano a voi per essere qui al Quarticciolo lievito di bene e di giustizia.

Anche l’impegno di voi giovani merita di essere incoraggiato. Nel percorso “Magis”, che voi mi avete presentato qualche minuto fa e che è proposto qui da alcuni anni, si fa riferimento al “di più”, di cui parla Sant’Ignazio di Loyola negli Esercizi Spirituali. È uno stimolo per gli adolescenti a superare la mediocrità scegliendo una vita coraggiosa, autentica e buona, che trova in Gesù Cristo il suo “Magis” per eccellenza.

Cari fratelli e sorelle, voi siete segno di speranza. La luce della Trasfigurazione è già presente in questa comunità, perché qui opera il Signore e perché in tanti credete nella sua dolce potenza che tutto trasforma. Quando ci accorgiamo che tante cose attorno a noi non vanno, a volte viene da chiedersi: ma avrà un senso quello che stiamo facendo? Si insinua la tentazione dello scoraggiamento, con la perdita di motivazioni e di slancio. Invece è proprio di fronte al mistero del male che dobbiamo testimoniare la nostra identità di cristiani, di persone che vogliono rendere percepibile il Regno di Dio nei luoghi e nei tempi in cui vivono. È il mio augurio per tutti voi, per questa comunità parrocchiale e per i tanti fratelli e le tante sorelle che ancora non hanno riconosciuto in Gesù la vera luce e la vera gioia.

Di fronte a tutto ciò che sfigura l’uomo e la vita, noi continuiamo ad annunciare e testimoniare il Vangelo, che trasfigura e dona vita. La Vergine Santissima, Madre della Chiesa, ci accompagni sempre e interceda per noi.

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