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sabato 7 marzo 2026

#FANGO - Il Breviario di Gianfranco Ravasi

#FANGO
Il Breviario di Gianfranco Ravasi


Incuriosita de sape’ che c’era, / una colomba scese in un pantano, / s’inzaccherò le penne e bonasera./ Un rospo disse: «Commarella mia, / vedo che, pure te, caschi ner fango». / «Però nun ce rimango», / rispose la colomba e volò via.

C’è persino una canzone di Jovanotti intitolata Fango nel suo album Safari (2008). Il pantano che abbiamo evocato – come si intuisce dal dialetto romanesco – è cantato invece da Trilussa, il delizioso cultore della quotidianità della capitale in cui era nato nel 1871 ove morirà nel 1950. La sua bonaria arguzia, attraverso metafore e parabole, registrava le vicende, i costumi, i vizi e le virtù dei popolani capitolini, facendoli però assurgere a simboli universali. È il caso del contrasto tra il rospo e la colomba. Da un lato, c’è chi sguazza nella palude fangosa della corruzione, dell’indifferenza morale, persino della criminalità; d’altro lato, c’è chi riesce a custodire un’onestà che gli permette di volare più alto, in un orizzonte limpido.

Tuttavia – ed è questa la lezione dei versi di Trilussa – può accadere che un giorno questa persona dalla fedina etica immacolata ceda a una tentazione, oppure si trovi in un contesto che lo ingarbuglia o, ancora, sia sedotto da un’amicizia che approfitta della fragilità umana di ogni creatura. Nell’immagine sono le ali della colomba che si inzaccherano di fango: essa, però, conserva ancora la forza di scuotersi, liberarsi da quel peso e ritrovare la purezza dell’aria. C’è un noto aforisma di Oscar Wilde che fa confessare a tutti la comune debolezza ma anche fa sperare nella redenzione: «Siamo nati nel fango ma solo alcuni di noi guardano le stelle».

(Fonte: “Il Sole 24 Ore - Domenica”  1 marzo 2026)