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giovedì 27 gennaio 2022

Senza memoria non c’è futuro


Senza memoria non c’è futuro


(
Foto di Stichting Amsterdam)

Subito dopo la Seconda guerra mondiale c’era voglia di dimenticare, voltare pagina, chiudere con il passato, guardare avanti. I nazisti, fuggendo, avevano cercato di cancellare, bruciare le prove dei campi di sterminio, far sparire le tracce. Era meglio, per tutti, fare finta di non sapere.

Se oggi abbiamo memoria di ciò che fu, è solo grazie ai testimoni, ai sopravvissuti, agli ex deportati, che hanno conservato indelebili ricordi, che hanno raccontato, che hanno mantenuto la coscienza vigile. Grazie ad Associazioni come Aned (associazione nazionale ex deportati nei campi nazisti), Anpi, gli Istituti storici della Resistenza, oggi conosciamo perfettamente come il nazifascismo pianificò lo sterminio, come fu possibile che ciò avvenisse nel cuore dell’Europa.

È questa “memoria” che ci spiega come l’Olocausto non fu opera di un piccolo gruppo di pazzi gerarchi nazisti, ma fu una immensa operazione politica e bellica preparata, finanziata, sostenuta, attuata con il consenso di milioni di persone. La tragica guerra mondiale che mise in ginocchio l’intera Europa, fu la conseguenza di quella pianificazione. I treni, i forni crematori, furono il necessario
corollario di quella politica militarista. Questa è la verità che ci tramanda la Memoria.

L’immane massacro di milioni di ebrei, rom, omosessuali, disabili, malati psichiatrici, oppositori politici, obiettori di coscienza, disertori, renitenti, e di altri “diversi”, non sarebbe stato possibile se la furia nazista non avesse trovato terreno fertile nella collaborazione delle Istituzioni e in buona parte delle popolazioni dei Paesi occupati. Furono italianissimi funzionari obbedienti alle leggi razziali del 1938 a predisporre gli elenchi di cui poi si sarebbero avvalse con facilità le SS per arrestare e deportare. Non sarebbe bastato l’esercito nazista a sterminare gli ebrei ucraini, ungheresi, rumeni, francesi, greci, e molti altri ancora, se in ciascuno di quei Paesi il razzismo, l’antisemitismo, il collaborazionismo, la delazione non avessero spianato la strada agli assassini in divisa.

Solo con la resistenza nonviolenta, con l’obiezione di coscienza, con la disobbedienza civile alla barbarie che vuole tornare, solo con la promozione dei Diritti umani e il rispetto della Costituzione, sarà possibile fermare lo sterminio oggi ancora in atto. Dobbiamo recuperare la memoria del passato, per trovare la forza di agire nel presente.
Ciascuno di noi è chiamato oggi a costruire l’antibarbarie.

Dunque, dobbiamo essere infinitamente grati a quelle donne e quegli uomini, a chi con la nonviolenza resistente si oppose alla violenza nazista, a chi non ha taciuto, a chi ha saputo dire no, se oggi celebriamo la Giornata della Memoria.

Le parole di speranza scritte da Anna Frank nel suo Diario sono rivolte a noi:

Vedo il mondo mutarsi lentamente in un deserto, odo sempre più forte l’avvicinarsi del rombo che ucciderà noi pure, partecipo al dolore di milioni di uomini, eppure, quando guardo il cielo, penso che tutto si volgerà nuovamente al bene, che anche questa spietata durezza cesserà, che ritorneranno l’ordine, la pace e la serenità.

Tocca a noi, qui ed ora, alzare la testa per guardare il cielo.


27 GENNAIO - DALLA MEMORIA DEL GENOCIDIO DEGLI EBREI ALLA MEMORIA DI ALTRI GENOCIDI - Moni Ovadia

27 GENNAIO 
DALLA MEMORIA DEL GENOCIDIO DEGLI EBREI
ALLA MEMORIA DI ALTRI GENOCIDI
Moni Ovadia





Alcuni anni or sono, ebbi la preziosa occasione di incontrare la grande testimone del genocidio ruandese dei Tutsi, Yolande Mukagasana, una donna straordinaria. Il privilegio di quell’incontro si trasformò in un’amicizia che continua ancora oggi. Yolande è autrice di un memoriale di eccezionale valore Not my time to die, tradotto in italiano con il titolo indovinato di La morte non mi ha voluto.
In questa opera racconta della sua terrificante esperienza che fortunatamente sfociò in un esito positivo. Nel corso di una delle volte che ebbi occasione di vedere Yolande, notai che portava come ciondolo una stella di Davide. La cosa mi incuriosì e le chiesi se per caso fosse ebrea. La sua risposta fu uno dei primi stimoli che mi spinse a dare vita ad un progetto che desse voce alle memorie di tutte le genti e di tutti gli uomini che sono stati vittime di genocidi, stragi di massa, persecuzioni sistematiche. Yolande rispose che quel ciondolo gli ricordava che anche loro, i Tutsi, dovevano fare come gli ebrei, costruire un edificio della Memoria. La cultura della Memoria nasce in ambito ebraico già dai tempi biblici: nella narrazione dell’Esodo, Amalek, capo di una banda di Edomiti, attaccò gli Ebrei proditoriamente per annientarli. Nella tradizione ebraica, questo personaggio è considerato un progenitore di Adolf Hitler ancorché apparentato con gli Ebrei in quanto discendente di Esaù.

Per quell’episodio di tentato annientamento di tutti gli Ebrei per la sola ragione dell’odio contro di essi, il biblista lancia il monito: «Yizkor!», «Ricorda!». Questo precedente nella propria narrativa identitaria, spirituale e culturale, ha permesso al mondo ebraico di edificare un poderoso edificio etico che si fonda sul valore e il potere della Memoria. In seguito all’immane catastrofe distruttiva occorsa agli Ebrei nel corso del secondo conflitto mondiale, il progetto della Memoria ha permesso loro di uscire – per quello che era possibile – dall’immane trauma anche grazie all’impetuosa diffusione dei mezzi di comunicazione, di trasmissione e di memorizzazione digitale.

Il magistero ebraico, nel corso dei decenni, ha fatto scuola. Anche volendosi limitare ai crimini perpetrati dai nazifascisti, il progetto di annientamento ha colpito i menomati, i primi a conoscere lo sterminio sistematico, i Rom e i Sinti destinati anch’essi allo sterminio totale e negli stessi lager destinati agli ebrei, gli slavi, gli antifascisti di qualsiasi appartenenza, i Testimoni di Geova, gli omosessuali, gli emarginati, i disabili e tutti coloro che non rientravano nella visione di «purezza» etnica e razziale concepita dai nazisti. Da che il dovere della memoria diventa sentimento diffuso nel mondo occidentale, la Shoah ne prende il centro e la quasi totalità delle manifestazioni che si diffondono nelle città, nelle nazioni, nelle scuole. Una vastissima messe di pubblicazioni sull’argomento sono state date alle stampe, sono stati girati decine e decine di pellicole, prodotti spettacoli teatrali, concerti.

La memoria ebraica ha fatto aggio sulle altre, ma negli ultimi anni altre memorie bussano legittimamente alla porta dell’attenzione e del riconoscimento e presso le persone più sensibili, cresce l’attenzione verso altri genocidi, stermini di massa e persecuzioni che hanno visto la loro sinistra luce prima e dopo la Shoah. Alcune associazioni, fra le quali per esempio Amnesty International, il Tribunale Russel, – solo per fare degli esempi – hanno fatto un grande lavoro, ma negli ultimi anni, è nata un’associazione di grande importanza, la Gariwo, fondata da Gabriele Nissim che ha portato all’universalità l’istituzione dei «Giusti fra i popoli» aprendo un orizzonte straordinario nel cammino verso la pace nella giustizia.

La Gariwo ricorda e pianta alberi in memoria di ogni giusto che, a proprio rischio e pericolo, salvò esseri umani di qualsiasi origine e nazione dal pericolo di sterminio ad opera di assassini di qualsivoglia origine. L’esempio di Gabriele Nissim è stato fonte di grande ispirazione per me e ha influito sulla mia decisione di dare vita, nel Teatro Comunale di Ferrara Claudio Abbado, alla Settimana delle Memorie. Fino al 30 gennaio ricorderemo l’unicità della Shoah che avrà due giornate e tre iniziative dedicate. Ma anche il genocidio degli Armeni, l’ininterrotta persecuzione del popolo curdo, il genocidio dei Rom, il genocidio dei Tutsi. Lo faremo con incontri, recital, concerti musicali e spettacoli teatrali. 

Gabriele Nissim e io, entrambi ebrei, abbiamo interpretato il giuramento fatto sulle ceneri di Auschwitz «Mai più!», come «ciò che è stato non deve mai più capitare a nessun essere umano». Pensiamo che pur nel riconoscere la specificità di ogni crimine e l’unicità della Shoah che non va certo banalizzata o omologata, non ci possano essere graduatorie nel dolore.

(Fonte:  “Il Manifesto” -  27 gennaio 2022) 

Guarda anche il sito:
-  Gariwo

SENTINELLA NELLA NOTTE DELLA STORIA Beato Tito Brandsma (1881- 1942) Frate carmelitano olandese Martire del Nazismo - A CURA DELLA FRATERNITÀ CARMELITANA DI POZZO DI GOTTO

SENTINELLA NELLA NOTTE DELLA STORIA 
Beato Tito Brandsma (1881- 1942)
 Frate carmelitano olandese Martire del Nazismo 

A CURA DELLA
FRATERNITÀ CARMELITANA 
DI BACELLONA POZZO DI GOTTO 


      Il presente fascicolo raccoglie le riflessioni che i fratelli della Fraternità Carmelitana di Barcellona P.G. (ME) tennero nei Mercoledì della Spiritualità 2018 (17 ottobre-21 novembre), in preparazione alla benedizione dell’icona del Beato Tito Brandsma elaborata, o meglio, “scritta” dall’amica iconografa Pia Giannetto. L’icona venne benedetta dal P. Generale Fernando Millán Romeral, Priore Generale dei Carmelitani, il 25 novembre, Domenica di Cristo Re, durante la celebrazione eucaristica. L’icona è stato poi collocata in una cappella del nostro Santuario della Madonna del Carmine. 
     Le riflessioni, che ripercorrono l’itinerario umano e spirituale del Beato P. Tito, sono offerte come proposta di cammino di formazione permanente alla Famiglia Carmelitana (frati, monache, suore, terz’ordine, amici…), in preparazione alla canonizzazione nel nostro confratello olandese, la cui celebrazione – si dice – è prevista per quest’anno.
     Ricordiamo le parole di papa Giovanni Paolo II nell’omelia del giorno della Beatificazione di P. Tito, celebrata a Roma il 3 novembre 1985:

 «Quando ascoltiamo la biografia di Tito Brandsma, quando fissiamo gli occhi dell’anima sullo zelo apostolico di questo servo di Dio e poi sulla sua morte di martire, una particolare eloquenza acquistano le parole dell’odierna liturgia: “Dio l’ha provato… l’ha saggiato come oro nel crogiuolo e l’ha gradito come un olocausto” (Sap 3,5-6)».

...
9. Uomo espropriato e libero 
    Nel ripercorrere l’itinerario umano e spirituale di questo carmelitano dei nostri giorni, ci siamo trovati davanti la figura di un uomo che, profondamente motivato da una fede matura, in un tempo storico drammatico, proclama e difende con estrema lucidità e incisività la libertà della Chiesa e la dignità dell’uomo. Tratto in arresto per la sua opera, porta il peso delle sue scelte fino alle conseguenze estreme: il dono della vita.
      Più volte, d’altronde, egli ricorda: «In ogni epoca c’è stata gente che ha dato la vita come martire per la Chiesa». In questa scelta di campo, Tito diviene progressivamente uomo espropriato, cioè puro dono, gratuito fino in fondo e quindi totalmente libero. 
      Libero di professare integralmente la fede, non permettendo che altri scalfisca le sue convinzioni più profonde. 
      Libero davanti all’oppressore e di fronte alla paura, alla minaccia, al ricatto. 
    Libero, perfino di fare dell’umorismo sulla sua carcerazione: «La mia cella n.577 non era poi un inferno, e quando vi entrai non vidi scritto Lasciate ogni speranza voi che entrate!». 
     Libero, infine, di offrire la sua vita, per riaverla in dono (cf. Mc 8,35). 
   Abbiamo la testimonianza di un ex-internato che rende in modo plastico la libertà di Tito Brandsma e ne sintetizza l’intera esistenza: «Tutti al Campo camminavamo curvi, mentre p. Tito camminava dritto, a testa alta… !»


GIORNO DELLA MEMORIA - Il ricordo di una barbarie ancora presente - Episodio antisemita su un dodicenne preso a calci e sputi perché ebreo

GIORNO DELLA MEMORIA 
Il ricordo di una barbarie ancora presente
Episodio antisemita su un dodicenne preso a calci e sputi perché ebreo

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Livorno, 12enne preso a calci e sputi perché ebreo. 
Il padre: “Gli hanno detto che doveva morire nel forno”. 
Il comune: “Sconcerto”
 
Lo riferisce sulle pagine social la sindaca del comune di Campiglia Marittima, nel Livornese. Autrici dell'aggressione due ragazzine di 15 anni. Secondo un rapporto dell’Organizzazione sionista mondiale e dell’Agenzia ebraica, il 2021 è stato l'anno più antisemita del decennio


“Questa mattina un padre ha chiamato in comune per mettere a conoscenza la sindaca di quanto accaduto ieri al figlio di 12 anni, domenica pomeriggio al parco Altobelli di Venturina Terme. Il bambino è stato aggredito, insultato, preso a calci, colpito da sputi. Autrici di questo grave atto due ragazzine di 15 anni, motivate dal fatto che il bambino è ebreo”. Lo si legge sulle pagine social del comune di Campiglia Marittima, in provincia di Livorno. “Sconcerto, commozione e solidarietà – aggiunge il comune – da chi ha raccolto la telefonata a seguito della quale la sindaca si è messa in contatto con il padre del bambino”. La stessa prima cittadina, Alberta Ticciati, ha parlato di “Una situazione incredibile, da pelle d’oca. Sembra di essere ripiombati nei tempi più bui della storia del nostro paese”.

Intervistato dal quotidiano La Nazione, il padre del ragazzino ha riferito: “All’episodio grave si aggiunge un altro aspetto altrettanto grave, cioè il fatto che nessuno dei presenti abbia difeso mio figlio. Sono scioccato, così come lo è mio figlio. Non abbiamo dormito, non riesco a darmi una spiegazione a questo gesto. Non riesco nemmeno a parlarne, mi viene da piangere. Sinceramente non mi era mai accaduto niente di simile”. Ricorda altri episodi accaduti anni fa quando il ragazzo frequentava la scuola elementare: “Avevo trovato sui messaggi che si scambiavano con i ragazzi un disegno con una svastica e un paio di scarpe con scritto dal 39 al 42. In quell’occasione avevo informato i genitori, avevo fatto presente la gravità del gesto. Ma questa volta non mi fermo. Ho già parlato con la sindaca di Campiglia Alberta Ticciati, con la dirigente scolastica Maria Elena Frongillo, ho informato la Comunità ebraica di Firenze che informerà quella di Livorno. E oggi farò la denuncia alle forze dell’ordine. Non ci si può voltare da un’altra parte, questi episodi vanno condannati e denunciati. Non si può scherzare con una cosa così tragica. Forse anche i genitori devono comprendere cosa è stato fatto da queste due ragazzine”. Il genitore riferisce che, fra le frasi ricevute dal figlio da parte delle due ragazzine, ce ne sono alcune di questo tenore: “Tu devi stare zitto perché ebreo, devi morire nel forno“.

L’amministrazione comunale, dal canto suo, fa sapere sempre tramite le parole del sindaco Ticciati che “Non intende sottacere o banalizzare quanto accaduto che è di una gravità inaudita” e sottolinea la prima cittadina: “Abbiamo invitato la famiglia a fare i propri passi. Mi confronterò tra oggi e domani con le forze dell’ordine e la scuola e faremo il possibile perché la cosa non venga archiviata e banalizzata. Il fatto che nel 2022 succeda una cosa tale in una realtà come la nostra è di una gravità massima che va indagata, approfondita, compresa, e fortemente stigmatizzata. Tutta la nostra comunità è con loro. Contro la violenza, contro la discriminazione, contro l’orrore che questi atti suscitano. Stop all’antisemitismo”.

“Noi ebrei abbiamo le antenne pronte per cogliere ogni segnale di peggioramento della situazione e questo è uno di quei momenti. Il mio abbraccio fraterno a questo ragazzo di 12 aggredito, lo cercherò per incontrarlo”. Così Emanuele Fiano, della presidenza del gruppo Pd alla Camera, in un post su Facebook. “A molti di noi da ragazzi sono capitate cose analoghe”, ha aggiunto Fiano.

Intanto, secondo un rapporto dell’Organizzazione sionista mondiale insieme all’Agenzia ebraica, il 2021 è stato l’anno più antisemita del decennio: il documento rileva “più di 10 incidenti antisemiti al giorno”. I maggiori casi registrati hanno compreso vandalismo e distruzione, graffiti e dissacrazione di monumenti e propaganda. Le aggressioni fisiche o verbali hanno rappresentato meno di un terzo del complesso. Non si sono verificati invece – dice il report – casi di omicidio. E in cima alla lista degli incidenti c’è proprio l’Europa, con circa il 50% del totale. Poco dopo il Nord America, con in testa gli Stati Uniti (30%), e il Canada.

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Insulti antisemiti al 12enne, 
il padre: “Nessuno lo ha difeso. Io ho finito le lacrime: 
lo rivedo mentre cerca di togliere gli sputi dalla giacca”
 
Il genitore del 12enne, preso a calci da due ragazze di 15 anni, si esprime sul caso intervistato dal quotidiano La Nazione. "Quello che è successo se lo porterà dietro per tutta la vita. Le leggi razziali sono iniziate così"


“Ho finito le lacrime. Rivedo mio figlio che cerca di togliere gli sputi dal giacchetto. Sono distrutto, non ne posso più. Queste cose non devono più esistere”. Parla sulle pagine del quotidiano La Nazione il padre del bambino di 12 anni aggredito in provincia di Livorno perché ebreo. Due ragazzine poco più grandi lo hanno preso a calci e sputi e gli hanno gridato frasi del tenore: “Devi morire nei forni, stai zitto”. Il fatto è avvenuto a poche ore di distanza dal Giorno della Memoria, in cui vengono ricordate le vittime della Shoah. Il sindaco di Campiglia Marittima Alberta Ticciati ha raccontato l’episodio sulle proprie pagine social, lo ha definito di “una gravità inaudita” e ha annunciato provvedimenti.

“Cerchiamo di stare vicino a nostro figlio, ma quello che è successo se lo porterà dietro per tutta la vita. Le leggi razziali sono iniziate così”, prosegue il genitore, e chiarisce di aver denunciato quanto accaduto anche perché non vuole che l’episodio si ripeta con altre vittime. C’è un elemento particolarmente grave: “Nessuno dei presenti ha difeso mio figlio. Non riusciamo a dare una spiegazione a quelle offese”. La solidarietà è arrivata invece dalla comunità ebraica e, fra gli altri, dal ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi. Le due ragazzine quindicenni sono state identificate e su di loro si esprimerà il tribunale dei Minori di Firenze. “Non si sono fatte sentire, né lo hanno fatto i genitori”.
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Vedi anche tutti gli articoli pubblicati nel sito del quotidiano La Nazione:

mercoledì 26 gennaio 2022

Rete Pace Disarmo al Governo: neutralità attiva per scongiurare la guerra alle porte dell’Europa

Rete Pace Disarmo al Governo:
neutralità attiva per scongiurare la guerra alle porte dell’Europa



All’Italia e all’Europa viene chiesta un’iniziativa di neutralità attiva per ridurre la tensione e favorire un accordo politico chiarendo in particolare l’indisponibilità a sostenere avventure militari.

Come italiani e come europei stiamo assistendo ad una preoccupante escalation della tensione tra la Russia, gli Stati Uniti e la Nato ai confini dell’Europa.
Una escalation nella quale, allo stato attuale, nessuno dei contendenti esclude l’eventualità del ricorso alle armi e rispetto alla quale nessun osservatore esclude che possa evolvere in conflitto armato, anche nucleare, che potrebbe coinvolgere la stessa Europa.

Ciò avviene, inoltre, in un clima di esasperato riarmo con il quale gli eserciti sembrano cercare la supremazia invece che un equilibrio strategico che sia garanzia di pace futura.
È forse dall’epoca della crisi dei missili a Cuba che il rischio di un nuovo conflitto globale non è stato così palpabile. È un rischio che non ci possiamo permettere, come denunciato la settimana scorsa dall’allarmante “100 secondi a mezzanotte” dell’Orologio dell’Apocalisse del Bulletin of Atomic Scientist. Per scongiurare questo rischio ogni paese ha il dovere di operare.

Al nostro Paese innanzi tutto, a cominciare dal Ministro degli Esteri, e all’Europa tutta chiediamo di prendere iniziative urgenti e significative da una posizione di neutralità attiva, per ottenere una de-escalation immediata della tensione e avviare la ricerca di un accordo politico negoziato nel rispetto della sicurezza e dei diritti di tutte le popolazioni coinvolte, chiarendo la propria indisponibilità a sostenere avventure militari.

A tutti i Paesi coinvolti diciamo: fermatevi. Deponete le armi e le minacce e trattate.


«Solo quando uniamo alla preghiera l’amore riusciamo a comprendere i messaggi del Signore» Papa Francesco Udienza Generale 26/01/2022 (foto, testo e video)

UDIENZA GENERALE

Aula Paolo VI
Mercoledì, 26 gennaio 2022









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Catechesi su San Giuseppe: 9. San Giuseppe, uomo che “sogna”


Cari fratelli e sorelle, buongiorno!

Oggi vorrei soffermarmi sulla figura di San Giuseppe come uomo che sogna. Nella Bibbia, come nelle culture dei popoli antichi, i sogni erano considerati un mezzo attraverso cui Dio si rivelava. [1] Il sogno simboleggia la vita spirituale di ciascuno di noi, quello spazio interiore, che ognuno è chiamato a coltivare e a custodire, dove Dio si manifesta e spesso ci parla. Ma dobbiamo anche dire che dentro ognuno di noi non c’è solo la voce di Dio: ci sono tante altre voci. Ad esempio, le voci delle nostre paure, le voci delle esperienze passate, le voci delle speranze; e c’è pure la voce del maligno che vuole ingannarci e confonderci. È importante quindi riuscire a riconoscere la voce di Dio in mezzo alle altre voci. Giuseppe dimostra di saper coltivare il silenzio necessario e, soprattutto, prendere le giuste decisioni davanti alla Parola che il Signore gli rivolge interiormente. Ci farà bene oggi riprendere i quattro sogni riportati nel Vangelo e che hanno lui come protagonista, per capire come porci davanti alla rivelazione di Dio. Il Vangelo ci racconta quattro sogni di Giuseppe.

Nel primo sogno (cfr Mt 1,18-25), l’angelo aiuta Giuseppe a risolvere il dramma che lo assale quando viene a conoscenza della gravidanza di Maria: «Non temere di prendere con te Maria, tua sposa. Infatti, il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo; ella darà alla luce un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati» (vv. 20-21). E la sua risposta fu immediata: «Quando si destò dal sonno, fece come gli aveva ordinato l’angelo» (v. 24). Molte volte la vita ci mette davanti a situazioni che non comprendiamo e sembrano senza soluzione. Pregare, in quei momenti, significa lasciare che il Signore ci indichi la cosa giusta da fare. Infatti, molto spesso è la preghiera che fa nascere in noi l’intuizione della via d’uscita, come risolvere quella situazione. Cari fratelli e sorelle, il Signore non permette mai un problema senza darci anche l’aiuto necessario per affrontarlo. Non ci butta lì nel forno da soli. Non ci butta fra le bestie. No. Il Signore quando ci fa vedere un problema o svela un problema, ci dà sempre l’intuizione, l’aiuto, la sua presenza, per uscirne, per risolverlo.

E il secondo sogno rivelatore di Giuseppe arriva quando la vita del bambino Gesù è in pericolo. Il messaggio è chiaro: «Alzati, prendi con te il bambino e sua madre, fuggi in Egitto e resta là finché non ti avvertirò: Erode infatti vuole cercare il bambino per ucciderlo» (Mt 2,13). Giuseppe, senza esitazione, obbedisce: «Egli si alzò, nella notte, prese il bambino e sua madre e si rifugiò in Egitto, dove rimase fino alla morte di Erode» (vv. 14-15). Nella vita tutti noi facciamo esperienza di pericoli che minacciano la nostra esistenza o quella di chi amiamo. In queste situazioni, pregare vuol dire ascoltare la voce che può far nascere in noi lo stesso coraggio di Giuseppe, per affrontare le difficoltà senza soccombere.

In Egitto, Giuseppe attende da Dio il segno per poter tornare a casa; ed è proprio questo il contenuto del terzo sogno. L’angelo gli rivela che sono morti quelli che volevano uccidere il bambino e gli ordina di partire con Maria e Gesù e ritornare in patria (cfr Mt 2,19-20). Giuseppe «si alzò, prese il bambino e sua madre ed entrò nella terra d’Israele» (v. 21). Ma proprio durante il viaggio di ritorno, «quando venne a sapere che nella Giudea regnava Archelao al posto di suo padre Erode, ebbe paura di andarvi» (v. 22). Ecco allora la quarta rivelazione: «Avvertito in sogno, si ritirò nella regione della Galilea e andò ad abitare in una città chiamata Nazaret» (vv. 22-23). Anche la paura fa parte della vita e anch’essa ha bisogno della nostra preghiera. Dio non ci promette che non avremo mai paura, ma che, con il suo aiuto, essa non sarà il criterio delle nostre decisioni. Giuseppe prova la paura, ma Dio lo guida attraverso di essa. La potenza della preghiera fa entrare la luce nelle situazioni di buio.

Penso in questo momento a tante persone che sono schiacciate dal peso della vita e non riescono più né a sperare né a pregare. San Giuseppe possa aiutarle ad aprirsi al dialogo con Dio, per ritrovare luce, forza e pace. E penso anche ai genitori davanti ai problemi dei figli. Figli con tante malattie, i figli ammalati, anche con malattie permanenti: quanto dolore lì. Genitori che vedono orientamenti sessuali diversi nei figli; come gestire questo e accompagnare i figli e non nascondersi in un atteggiamento condannatorio. Genitori che vedono i figli che se ne vanno, muoiono, per una malattia e anche – è più triste, lo leggiamo tutti i giorni sui giornali – ragazzi che fanno delle ragazzate e finiscono in incidente con la macchina. I genitori che vedono i figli che non vanno avanti nella scuola e non sanno come fare… Tanti problemi dei genitori. Pensiamo a come aiutarli. E a questi genitori dico: non spaventatevi. Sì, c’è dolore. Tanto. Ma pensate come ha risolto i problemi Giuseppe e chiedete a Giuseppe che vi aiuti. Mai condannare un figlio. A me fa tanta tenerezza – me lo faceva a Buenos Aires – quando andavo nel bus e passavo davanti al carcere: c’era la coda delle persone che dovevano entrare per visitare i carcerati. E c’erano le mamme, lì che mi facevano tanta tenerezza: davanti al problema di un figlio che ha sbagliato, è carcerato, non lo lasciavano solo, ci mettevano la faccia e lo accompagnavano. Questo coraggio; coraggio di papà e di mamma che accompagnano i figli sempre, sempre. Chiediamo al Signore di dare a tutti i papà e a tutte le mamme questo coraggio che ha dato a Giuseppe. E poi pregare perché il Signore ci aiuti in questi momenti.

La preghiera però non è mai un gesto astratto o intimistico, come vogliono fare questi movimenti spiritualisti più gnostici che cristiani. No, non è quello. La preghiera è sempre indissolubilmente legata alla carità. Solo quando uniamo alla preghiera l’amore, l’amore per i figli per il caso che ho detto adesso o l’amore per il prossimo riusciamo a comprendere i messaggi del Signore. Giuseppe pregava, lavorava e amava - tre cose belle per i genitori: pregare, lavorare e amare - e per questo ha ricevuto sempre il necessario per affrontare le prove della vita. Affidiamoci a lui e alla sua intercessione.

San Giuseppe, tu sei l’uomo che sogna,
insegnaci a recuperare la vita spirituale
come il luogo interiore in cui Dio si manifesta e ci salva.
Togli da noi il pensiero mai che pregare sia inutile;
aiuta ognuno di noi a corrispondere a ciò che il Signore ci indica.
Che i nostri ragionamenti siano irradiati dalla luce dello Spirito,
il nostro cuore incoraggiato dalla Sua forza
e le nostre paure salvate dalla Sua misericordia. 
Amen.

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[1] Cfr Gen 20,3; 28,12; 31,11.24; 40,8; 41,1-32; Nm 12,6; 1 Sam 3,3-10; Dn 2; 4; Gb 33,15.

Guarda il video della catechesi

Saluti
...


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APPELLO

Domani si celebra la Giornata internazionale della memoria delle vittime dell’Olocausto. È necessario ricordare lo sterminio di milioni di ebrei e persone di diverse nazionalità e fedi religiose. Non deve più ripetersi questa indicibile crudeltà! Faccio appello a tutti, specialmente agli educatori e alle famiglie, perché favoriscano nelle nuove generazioni la consapevolezza dell’orrore di questa pagina nera della storia. Essa non va dimenticata, affinché si possa costruire un futuro dove la dignità umana non sia più calpestata.
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Rivolgo un cordiale benvenuto ai pellegrini di lingua italiana. In particolare, saluto i Vigili del fuoco di Potenza e i rappresentanti della Lega Nazionale di Calcio Serie B.

Il mio pensiero va infine – come di solito - agli anziani, agli ammalati, ai giovani e agli sposi novelli. Oggi la liturgia fa memoria dei Santi Timoteo e Tito che, formati alla scuola dell'apostolo Paolo, annunciarono il Vangelo con instancabile ardore. Il loro esempio vi incoraggi a vivere in modo coerente la vocazione cristiana, trovando nel Signore la forza per affrontare le difficoltà dell’esistenza.

E mi permetto di spiegarvi che oggi non potrò venire fra voi per salutarvi, perché ho un problema alla gamba destra; si è un infiammato un legamento del ginocchio. Ma scenderò e vi saluterò lì e voi passate per salutarmi. È una cosa passeggera. Dicono che questo viene solo ai vecchi, e non so perché è arrivato a me…

A tutti sempre la mia benedizione.

* * *

Prima del Padre Nostro

E ora, con il Padre Nostro, vi invito a pregare per la pace in Ucraina, e a farlo spesso nel corso di questa giornata: chiediamo con insistenza al Signore che quella terra possa veder fiorire la fraternità e superare ferite, paure e divisioni. Abbiamo parlato dell’olocausto. Ma pensate che [anche in Ucraina] più di cinque milioni sono stati annientati durante il tempo dell’ultima guerra. È un popolo sofferente; ha sofferto la fame, ha sofferto tante crudeltà e merita la pace. Le preghiere e le invocazioni che oggi si levano fino al cielo tocchino le menti e i cuori dei responsabili in terra, perché facciano prevalere il dialogo e il bene di tutti sia anteposto agli interessi di parte. Per favore, mai la guerra.

Preghiamo per la pace con il Padre Nostro: è la preghiera dei figli che si rivolgono allo stesso Padre, è la preghiera che ci fa fratelli, è la preghiera dei fratelli che implorano riconciliazione e concordia.

Guarda il video integrale

In preghiera, per la pace in Ucraina, 26 gennaio 2022


Papa Francesco dopo la recita dell'Angelus di domenica 23 /01/2022:
"Seguo con preoccupazione l’aumento delle tensioni che minacciano di infliggere un nuovo colpo alla pace in Ucraina e mettono in discussione la sicurezza nel Continente europeo, con ripercussioni ancora più vaste. Faccio un accorato appello a tutte le persone di buona volontà, perché elevino preghiere a Dio onnipotente, affinché ogni azione e iniziativa politica sia al servizio della fratellanza umana, più che di interessi di parte. Chi persegue i propri scopi a danno degli altri, disprezza la propria vocazione di uomo, perché tutti siamo stati creati fratelli. Per questo e con preoccupazione, viste le tensioni attuali, propongo che mercoledì prossimo 26 gennaio sia una giornata di preghiera per la pace."


In preghiera, per la pace in Ucraina,
26 gennaio 2022

(Traccia per una famiglia, gruppo, comunità o singola persona, prima di mettersi a tavola, per il pranzo o la cena del 26 gennaio 2022, che è anche vigilia della Giornata della Memoria.)

Guida 
Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Amen
Il Dio dell’amore e della pace sia con tutti voi

Tutti
E con lo spirito della nostra umanità.

Guida
Ci raccogliamo un momento insieme per pregare per la Pace. Papa Francesco – preoccupato per l’aumento delle tensioni che minacciano di infliggere un nuovo colpo alla pace in Ucraina e mettono in discussione la sicurezza nel Continente europeo, con ripercussioni ancora più vaste – ci ha invitato alla preghiera.

Accogliamo il suo invito a pregare per la Pace e ad essere artigiani di Pace.

Tutti
Fa, o Signore, che ogni azione e iniziativa politica sia al servizio della fratellanza umana, più che di interessi di parte.

Ascoltiamo il profeta Isaia (cap. 2)

Lettore 
Egli sarà giudice fra le genti e arbitro fra molti popoli. Spezzeranno le loro spade e ne faranno aratri, delle loro lance faranno falci; una nazione non alzerà più la spada contro un’altra nazione, non impareranno più l’arte della guerra.

Tutti
Casa di Giacobbe, venite, camminiamo nella luce del Signore.

(facciamo un breve momento di silenzio e accendiamo un cero di pace al centro del tavolo)

Preghiera

Tutti
Signore, sorgente della giustizia
e principio della concordia,
apri il cuore degli uomini al dialogo
e sostieni l’impegno degli operatori di pace,
perché sul ricorso alle armi prevalga il negoziato,
sull’incomprensione l’intesa,
sull’offesa il perdono, sull’odio l’amore.

Dio dei nostri Padri, Signore della pace e della vita,
Padre di tutti.
Tu condanni le guerre
e abbatti l’orgoglio dei violenti.

Ascolta il grido unanime dei tuoi figli,
supplica accorata di tutta l’umanità:
mai più la guerra, avventura senza ritorno,
mai più la guerra, spirale di lutti e di violenza. (Giovanni Paolo II)

Padre nostro …

Preghiera a Maria

Santa Maria, donna conviviale…

Ti preghiamo, per tutti i popoli della terra, lacerati dall’odio e divisi dagli interessi. Ridesta in loro la nostalgia dell’unica mensa, così che, distrutte le ingordigie e spenti i rumori di guerra, mangino affratellati insieme pani di giustizia. Pur diversi per lingua, razza e cultura, sedendo attorno a te, torneranno a vivere in pace. E i tuoi occhi di madre, sperimentando qui in terra quella convivialità delle differenze che caratterizza in cielo la comunione trinitaria, brilleranno finalmente di gioia. Amen. (d. Tonino Bello)

Benedizione finale

Guida 
Il Dio dell’amore, dell’accoglienza e del perdono ci benedica, e benedica questa Europa perché sia terra di pace e di fraternità.

Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Amen

(fonte: Pax Christi 25 Gennaio 2022)


SETTIMANA DI PREGHIERA PER L’UNITÀ DEI CRISTIANI 2022 «Donaci, Signore, il coraggio di cambiare strada, di convertirci, di seguire la tua volontà, di andare avanti insieme, verso di Te, che con il tuo Spirito vuoi fare di noi una sola cosa.» Papa Francesco Omelia (foto, testo e video)

SOLENNITÀ DELLA CONVERSIONE DI SAN PAOLO APOSTOLO

CELEBRAZIONE DEI SECONDI VESPRI
LIV SETTIMANA DI PREGHIERA PER L'UNITÀ DEI CRISTIANI

Basilica di San Paolo fuori le Mura
Martedì, 25 gennaio 2022


Papa Francesco torna a presiedere la celebrazione dei Secondi Vespri della solennità della Conversione di San Paolo Apostolo, a conclusione della 55.ma Settimana di Preghiera per l’Unità dei Cristiani. Lo scorso anno si era assentato a causa della sciatalgia che ogni tanto lo affligge. 

Quest'anno, nella Basilica di San Paolo fuori le Mura, sono presenti il Metropolita Polykarpos, rappresentante del Patriarcato Ecumenico, Ian Ernest, rappresentante personale dell’arcivescovo di Canterbury a Roma, e rappresentanti delle altre Comunità cristiane; la celebrazione inizia con l’omaggio dei rappresentanti delle diverse tradizioni cristiane alla Tomba dell’ Apostolo.

Nell'omelia il Pontefice parla del tema voluto per la Settimana: "In Oriente abbiamo visto apparire la sua stella e siamo venuti qui per onorarlo" e ricorda che il viaggio dei Magi comincia da Oriente perché “da lì vedono spuntare la stella”. Passa poi attraverso Gerusalemme, dove sperimentano “la resistenza delle forze oscure del mondo”, e si conclude a Betlemme: “Lì si prostrano e adorano il Bambino”.













OMELIA DEL SANTO PADRE FRANCESCO


Prima di condividere alcuni pensieri, vorrei esprimere la mia gratitudine a Sua Eminenza il Metropolita Polykarpos, rappresentante del Patriarcato Ecumenico, a Sua Grazia Ian Ernest, rappresentante personale dell’Arcivescovo di Canterbury a Roma, e ai rappresentanti delle altre Comunità cristiane presenti. E grazie a tutti voi, fratelli e sorelle, per essere venuti a pregare. Saluto in particolare gli studenti: quelli dell’Ecumenical Institute of Bossey, che approfondiscono la conoscenza della Chiesa Cattolica; quelli anglicani del Nashotah College negli Stati Uniti d’America; quelli ortodossi e ortodossi orientali che studiano con la borsa di studio offerta dal Comitato di Collaborazione Culturale con le Chiese Ortodosse. Accogliamo l’accorato desiderio di Gesù, che ci vuole «una sola cosa» (Gv 17,21) e, con la sua grazia, camminiamo verso la piena unità!

In questo cammino ci aiutano i Magi. Guardiamo stasera al loro itinerario, che ha tre tappe: comincia da oriente, passa attraverso Gerusalemme e infine raggiunge Betlemme.

1. Anzitutto i Magi partono «da oriente» (Mt 2,1), perché da lì vedono spuntare la stella. Si mettono in viaggio da oriente, da dove sorge la luce solare, ma vanno in cerca di una luce più grande. Questi sapienti non si accontentano delle loro conoscenze e delle loro tradizioni, ma desiderano di più. Perciò affrontano un viaggio rischioso, animati dall’inquietudine della ricerca di Dio. Cari fratelli e sorelle, seguiamo anche noi la stella di Gesù! Non lasciamoci distogliere dai bagliori del mondo, stelle luccicanti ma stelle cadenti. Non seguiamo le mode del momento, meteore che si spengono; non inseguiamo la tentazione di brillare di luce propria, di chiuderci cioè nel nostro gruppo e di autoconservarci. Il nostro sguardo sia fisso su Cristo, in Cielo, sulla stella di Gesù. Seguiamo Lui, il suo Vangelo, il suo invito all’unità, senza preoccuparci di quanto lungo e faticoso sarà il viaggio per raggiungerla pienamente. Non dimentichiamo che, guardando la luce, la Chiesa, la nostra Chiesa, nel cammino dell’unità, continua a essere il “mysterium lunae”. Desideriamo e camminiamo insieme, sostenendoci a vicenda, come hanno fatto i Magi. La tradizione li ha spesso raffigurati con abiti variegati, a rappresentare popolazioni differenti. In loro possiamo vedere riflesse le nostre diversità, le varie tradizioni ed esperienze cristiane, ma anche la nostra unità, che nasce dallo stesso desiderio: guardare il Cielo e camminare insieme sulla terra. Camminare.

L’oriente ci fa pensare anche ai cristiani che abitano diverse regioni falcidiate dalla guerra e dalla violenza. Proprio il Consiglio delle Chiese del Medio Oriente ha preparato i sussidi per questa Settimana di preghiera. Quei nostri fratelli e sorelle hanno tante sfide difficili da affrontare, eppure con la loro testimonianza ci danno speranza: ci ricordano che la stella di Cristo risplende nelle tenebre e non tramonta; che il Signore dall’alto accompagna e incoraggia i nostri passi. Attorno a Lui, in Cielo, brillano insieme, senza distinzioni di confessione, moltissimi martiri: essi indicano a noi sulla terra una via precisa, quella dell’unità!

2. Da oriente i Magi arrivano a Gerusalemme con il desiderio di Dio nel cuore, dicendo: «Abbiamo visto spuntare la sua stella e siamo venuti ad adorarlo» (v. 2). Ma dal desiderio del Cielo vengono riportati alla cruda realtà della terra: «All’udire questo – afferma il Vangelo – il re Erode restò turbato e con lui tutta Gerusalemme» (v. 3). Nella città santa i Magi, anziché veder riflessa la luce della stella, sperimentano la resistenza delle forze oscure del mondo. Non c’è solo Erode che si sente minacciato dalla novità di una regalità diversa da quella corrotta dal potere mondano, c’è tutta Gerusalemme che si turba all’annuncio dei Magi.

Anche lungo il nostro cammino verso l’unità può accadere di arrestarci per lo stesso motivo che paralizzò quella gente: il turbamento, la paura. È il timore della novità, che scuote le abitudini e le sicurezze acquisite; è la paura che l’altro destabilizzi le mie tradizioni e i miei schemi consolidati. Ma, alla radice, è la paura che abita il cuore dell’uomo, dalla quale il Signore Risorto vuole liberarci. Lasciamo risuonare sul nostro cammino di comunione la sua esortazione pasquale: «Non temete» (Mt 28,5.10). Non temiamo di anteporre il fratello alle nostre paure! Il Signore desidera che ci fidiamo gli uni degli altri e che camminiamo insieme, nonostante le nostre debolezze e i nostri peccati, nonostante gli sbagli del passato e le ferite reciproche.

La vicenda dei Magi ci incoraggia anche in questo. A Gerusalemme, luogo di delusione e di opposizione, proprio lì dove la via indicata dal Cielo sembra infrangersi contro i muri eretti dall’uomo, essi scoprono la via per Betlemme. Sono i sacerdoti e gli scribi a fornire l’indicazione, scrutando le Scritture (cfr Mt 2,4). I Magi trovano Gesù non solo grazie alla stella, nel frattempo scomparsa; hanno bisogno della Parola di Dio. Anche noi cristiani non possiamo arrivare al Signore senza la sua Parola viva ed efficace (cfr Eb 4,12). Essa è stata data all’intero Popolo di Dio, perché sia accolta, pregata, perché sia meditata insieme a tutto il Popolo di Dio. Avviciniamoci dunque a Gesù attraverso la sua Parola, ma avviciniamoci anche ai fratelli attraverso la Parola di Gesù. La sua stella sorgerà nuovamente sul nostro cammino, e ci darà gioia.

3. È ciò che accadde ai Magi, giunti all’ultima tappa: Betlemme. Lì entrano nella casa, si prostrano e adorano il Bambino (cfr Mt 2,11). Così si conclude il loro viaggio: insieme, nella stessa casa, in adorazione. I Magi anticipano così i discepoli di Gesù, i quali, diversi ma uniti, alla fine del Vangelo si prostrano davanti al Risorto sul monte della Galilea (cfr Mt 28,17). Diventano così un segno di profezia per noi, desiderosi del Signore, compagni di viaggio lungo le strade del mondo, cercatori attraverso la Sacra Scrittura dei segni di Dio nella storia. Fratelli e sorelle, anche per noi l’unità piena, nella stessa casa, non può che giungere attraverso l’adorazione del Signore. Care sorelle e cari fratelli, la tappa decisiva del cammino verso la piena comunione richiede una preghiera più intensa, richiede di adorare, richiede l’adorazione di Dio.

I Magi però ci ricordano che per adorare c’è un passaggio da compiere: occorre prima prostrarsi. Questa è la via, piegarci verso il basso, mettere da parte le proprie pretese per lasciare al centro solo il Signore. Quante volte l’orgoglio è stato il vero ostacolo alla comunione! I Magi hanno avuto il coraggio di lasciare a casa prestigio e reputazione, per abbassarsi nella povera casetta di Betlemme; così hanno scoperto «una gioia grandissima» (Mt 2,10). Abbassarsi, lasciare, semplificare: chiediamo a Dio stasera questo coraggio, il coraggio dell’umiltà, unica via per arrivare ad adorare Dio nella stessa casa, attorno allo stesso altare.

A Betlemme, dopo essersi prostrati in adorazione, i Magi aprono i loro scrigni e appaiono oro, incenso e mirra (cfr v. 11). Questo ci ricorda che, solo dopo aver pregato insieme, solo davanti a Dio, nella sua luce, ci rendiamo davvero conto dei tesori che ciascuno possiede. Ma sono tesori che appartengono a tutti, che vanno offerti e condivisi. Sono infatti doni che lo Spirito destina al bene comune, all’edificazione e all’unità del suo popolo. E di questo ci accorgiamo pregando, ma anche servendo: quando doniamo a chi è nel bisogno offriamo a Gesù, che si identifica con chi è povero e ai margini (cfr Mt 25,34-40); e Lui ci unisce tra di noi.

I doni dei Magi simboleggiano quello che il Signore desidera ricevere da noi. A Dio va dato l’oro, l’elemento più prezioso, perché Dio è al primo posto. È a Lui che occorre guardare, non a noi; alla sua volontà, non alla nostra; alle sue vie, non alle nostre. Se il Signore è davvero al primo posto, le nostre scelte, anche ecclesiastiche, non possono più basarsi sulle politiche del mondo, ma sui desideri di Dio. E poi c’è l’incenso, a richiamare l’importanza della preghiera, che sale a Dio come profumo gradito (cfr Sal 141,2). Non stanchiamoci di pregare gli uni per gli altri e gli uni con gli altri. Infine la mirra, che sarà usata per onorare il corpo di Gesù deposto dalla croce (cfr Gv 19,39), ci rimanda alla cura per la carne sofferente del Signore, straziata nelle membra dei poveri. Serviamo i bisognosi, serviamo insieme Gesù che soffre!

Cari fratelli e sorelle, accogliamo dai Magi le indicazioni per il nostro cammino; e facciamo come loro, che ritornarono a casa «per un’altra strada» (Mt 2,12). Sì, come Saulo prima dell’incontro con Cristo, abbiamo bisogno di cambiare strada, di invertire la rotta delle nostre abitudini e delle nostre convenienze per trovare la via che il Signore ci mostra, la via dell’umiltà, la via della fraternità, dell’adorazione. Donaci, Signore, il coraggio di cambiare strada, di convertirci, di seguire la tua volontà e non le nostre opportunità; di andare avanti insieme, verso di Te, che con il tuo Spirito vuoi fare di noi una sola cosa. Amen.

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martedì 25 gennaio 2022

LA SETTIMANA DI PREGHIERA PER L’UNITÀ DEI CRISTIANI 2022 - LETTURE BIBLICHE, COMMENTI E PREGHIERE PER OGNI GIORNO DELLA SETTIMANA - OTTAVO GIORNO

LA SETTIMANA DI PREGHIERA 
PER L’UNITÀ DEI CRISTIANI 2022

In Oriente abbiamo visto apparire la sua stella e siamo venuti qui per onorarlo (Matteo 2,2)


LETTURE BIBLICHE, COMMENTI E PREGHIERE 
PER OGNI GIORNO DELLA SETTIMANA

OTTAVO GIORNO

“Essi presero allora un’altra strada e ritornarono al loro paese” (Mt 2,12)
Dalle consuete vie della separazione, alle nuove vie di Dio

Letture

Ger 31,31-34  Concluderò una nuova alleanza con il popolo d'Israele
Sal 16 (15), 1-11  Mi mostrerai la via che porta alla vita
Ef 4, 21-23  Dovrete lasciarvi rinnovare cuore e spirito
Mt 11, 25-30  Perché hai nascosto queste cose ai grandi e ai sapienti e le hai fatte conoscere ai piccoli

Commento

Non  conosciamo  quali  furono  i  pensieri  di  quei sapienti – loro  che  erano  esperti  di  astronomia  e  navigazione – quando furono avvertiti di fare ritorno per un’altra strada. Probabilmente erano confusi, ma la stessa Luce che aveva illuminato il loro viaggio mostrava loro un’altra strada, un’altra possibilità. Essi erano stati chiamati a cambiare direzione. Spesso ci troviamo legati a modi consueti di fare le cose e di guardare al mondo. E quando questi modi, o le abituali strade, ci sono preclusi, ci chiediamo come procedere per continuare il cammino. La divina provvidenza è sempre accanto a noi per mostrarci che c’è un’altra strada preparata per noi. Dio è sempre accanto noi per rinnovare la sua alleanza e rialzarci dalla frustrazione che sperimentiamo quando incontriamo un ostacolo. Dobbiamo solo avere fiducia che l’Eterno e Unico Dio, che  ci  ha  dato  la  luce,  può  sempre  aprirci  una  via  per  procedere  quando  la  nostra  è  bloccata.  Un  nuovo  inizio  è  sempre possibile  quando  lo  vogliamo  e  siamo  aperti  all’azione  dello  Spirito.  Come  chiese,  guardiamo  al  passato e  troviamo ispirazione,  e  guardiamo  al  futuro  in  cerca  di  nuove  vie  per  far  brillare  della  luce  del  Vangelo  con  rinnovato  fervore,  per accoglierci reciprocamente, come Cristo ha accolto noi, a gloria di Dio. Sulle antiche e consuete strade le comunità cristiane hanno camminato separandosi le une dalle altre; sulle nuove strade che Dio  ci  chiama  a  percorrere,  le  comunità  cristiane  camminano  insieme  e  diventano  compagne  di  viaggio.  Trovare  queste nuove strade richiede discernimento, umiltà e coraggio. È tempo di conversione e di riconciliazione.
 

Preghiera

Dio  ricco  di  grazia,  quando  conoscendo  solo  una  via  da  percorrere  e,  vedendola  bloccata,  cadiamo  nella  disperazione,  ti scopriamo sempre accanto a noi. Tu sei il Dio che rinnova la Promessa. Scopriamo che apri dinanzi a noi nuove strade che non ci aspettavamo. Ti ringraziamo perché Tu superi le nostre aspettative. Ti ringraziamo per la tua Sapienza che sovrasta la nostra comprensione. Ti ringraziamo perché i tuoi sentieri creativi ci aprono possibilità prima impensate. Se cerchiamo sulle nostre  mappe  senza  trovare  alcuna  strada,  sappiamo  di  avere  sempre  te  che ci  guidi  per  sentieri  piani.  Preghiamo  in  Gesù Cristo nostro Signore e nella comunione dello Spirito Santo che Tu ci conduca sempre nuovamente a te. Amen.