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giovedì 25 settembre 2014

La scelta di Catia tra i naufraghi da salvare - Per capire, una volta per tutte...



La scelta di Catia
tra i naufraghi da salvare


Il video sconvolgente degli immigrati aggrappati ai salvagenti. I marinai guidati dalla comandante: ributtavamo in mare i morti per fare spazio ai vivi

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... Ci sono immagini cariche di un dolore quasi insostenibile, che però è necessario vedere. Certe volte dovrebbe essere proibito girarsi dall’altra parte. 
Il terribile filmato del quale oggi vedrete un estratto sul sito del Corriere della Sera fa parte di quei documenti che non fanno sconti, esigono il pagamento di un prezzo emotivo. L’allarme venne lanciato da un profugo che si trovava a bordo del barcone e utilizzava il telefono satellitare dello scafista. Primo pomeriggio dell’undici ottobre 2013, quel mese terribile.
...
Cominciamo dal’alto, e da lontano. Agli occhi della giovane tenente di vascello Catia Pellegrino, comandante della nave Libra della Marina militare, la scena si presenta come la vedrete voi, una distesa illuminata dal sole calante dalla quale provengono voci, urla indistinte. Ad aguzzare la vista si distinguono piccoli gruppi di persone che alzano le mani dall’acqua per attirare l’attenzione. A questa distanza non si capisce bene, non si colgono le dimensioni del disastro e dell’operazione di soccorso che sta per cominciare, che deve cominciare, ogni minuto perso significa al momento dell’arrivo sul posto uno di quei puntini all’orizzonte non ci sarà più. Da vicino è diverso, molto diverso. Da vicino è qualcosa che non si può spiegare con le parole. E lo sappiamo che quelle scene le abbiamo raccontate tante volte sui nostri giornali, ma sempre attraverso il filtro dei testimoni, con le parole degli altri. Adesso le potete vedere per la prima volta, adesso possiamo capire cosa c’è dietro il titolo «Tragedia in mare, si ribalta gommone al largo delle coste italiane», così frequente e ripetuto da diventare facile pretesto per rifugiarsi nell’indifferenza dell’ineluttabile.
Non sono le immagini dei corpi adagiati sul fondale a comporre un cimitero sotto al mare, anch’esse tremende ma in qualche modo definitive. Questo filmato fa entrare in un zona dove la vita e la morte sono vicinissime, come spiega uno dei soccorritori. L’elicotterista quasi supplica, fate in fretta, fate in fretta. Ci sono i bambini che non vogliono lasciare il corpo ormai inerte dei genitori, le donne che non urlano per farsi issare a bordo, urlano di disperazione perché accanto ci sono i loro bambini che ormai non sollevano più la testa. E poi, anche a costo di sfidare la retorica: ci sono le donne e gli uomini della nostra Marina militare. Gente con facce, vita e famiglie come le nostre. Costretti a immergersi per raccogliere i corpi di quei bambini e poi abbandonarli nuovamente in acqua, perché sulla motovedetta non c’è spazio sufficiente per i vivi e per i morti, bisogna fare una scelta. Come quella, molto più facile, di mettersi davanti a uno schermo. E guardare. Tutto, senza distogliere mai lo sguardo. Per capire, una volta per tutte...




E L'ODIO INVADERÀ IL MONDO O FORSE L’ODIO NON INVADERÀ IL MONDO? di Giuliana Martirani



E L'ODIO INVADERÀ IL MONDO 
O FORSE L’ODIO NON INVADERÀ IL MONDO? 
di Giuliana Martirani



PENSANDO AI TAGLIATORI DI GOLE E AI BOMBARDAMENTI AEREI
DA 2000 ANNI LO SAPPIAMO E LO INSEGNIAMO: 
URGE PASSARE DALLA LEGGE DEL TAGLIONE, 
DELLA VENDETTA E DELLA RAPPRESAGLIA 
ALLA LEGGE DELL’AMORE DEL NEMICO 
DEL PERDONO E DELLA RICONCILIAZIONE.

Avete inteso che fu detto: Occhio per occhio e dente per dente; ma io vi dico di non opporvi al malvagio; anzi se uno ti percuote la guancia destra, tu porgigli anche l'altra; e a chi ti vuol chiamare in giudizio per toglierti la tunica, tu lascia anche il mantello. E se uno ti costringerà a fare un miglio, tu fanne con lui due. Dà a chi ti domanda e a chi desidera da te un prestito non volgere le spalle.
Avete inteso che fu detto: Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico; ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per i vostri persecutori, perché siate figli del Padre vostro celeste, che fa sorgere il suo sole sopra i malvagi e sopra i buoni, e fa piovere sopra i giusti e sopra gli ingiusti.
Infatti se amate quelli che vi amano, quale merito ne avete? 
Non fanno così anche i pubblicani? 
E se date il saluto soltanto ai vostri fratelli, che cosa fate di straordinario? Non fanno così anche i pagani? 
Siate voi dunque perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste. (Mt 5, 38-48)

E L'ODIO INVADERÀ IL MONDO
in queste guerre di tutti contro tutti,
che hanno un solo vincente sicuro: 
l'odio stesso e suo fratello: il danaro.
E gli imbonitori di odio: giornalisti, militari, politici e professori
che ci sguazzano in questo mega-inciucio bellico, moderno talk show,
che aumenta audience e vendita di giornali,
crea personaggi che ci credono davvero
alle mille sciocchezze che essi stessi dicono.

E l'odio invaderà le nostre case
...

E l'odio invaderà le nostre case:
...

E l'odio invaderà le scuole
...

E l'odio invaderà il mondo
...

E l'odio invaderà il nostro microspazio quotidiano,
il nostro piccolo star con noi stessi: 
triste, cupo, ormai senza più speranza
in quest'uomo, con cravatta e abito scuro,
in questa donna col suo tailleurino alla moda,
perfetti da fuori... e di dentro ancora, sì ancora, sepolcri imbiancati:
cadaveri putrescenti in cravatta e abito firmato.

O FORSE L’ODIO NON INVADERÀ IL MONDO?



Guerra – Ascoltiamo la voce del papa – primato della politica, disarmo, giustizia e pace



Guerra – Ascoltiamo la voce del papa – primato della politica, disarmo, giustizia e pace

Comunicato stampa
Pax Christi Italia


Nel pieno dell’orrore e del dolore mediorientale, Pax Christi si oppone ai bombardamenti o all’invio di armi, promossi da chi, fino a pochi mesi fa ha contribuito ad armare l’attuale “nemico”. Intendiamo attivare la pace con il primato di una politica capace di aprire cammini di giustizia e di pace. Molte sono le corresponsabilità del tragico ginepraio mediorientale.
L’IS è prodotto del vuoto della buona politica che ha favorito il mercato delle armi e interventi opportunisti che hanno provocato la distruzione di tante vite e della civiltà del diritto.
Non si vuole negare il diritto alla difesa dei deboli, il rispetto della vita e la tutela delle minoranze.
Per questo, occorre ascoltare la lucida e sapiente voce del papa che, a proposito della necessità di fermare l’aggressore ingiusto (“fermare, non bombardare”, ha osservato), già in agosto precisava che i mezzi dovranno essere valutati in sede ONU perché “qualche volta, infatti, sotto questa scusa di fermare l’aggressore ingiusto, le potenze si sono impadronire dei popoli e hanno fatto una vera guerra di conquista. Una sola nazione non può giudicare come si ferma un aggressore ingiusto. E’ all’Onu che si deve discutere come farlo”. Nella sua lettera a Ban Ki-Moon incoraggia tutti gli organi delle nazioni Unite ad agire “in conformità con il Preambolo e gli Articoli pertinenti della Carta delle Nazioni Unite”.
Nel contesto di “una terza guerra mondiale a pezzi”, vogliamo rilanciare tale appello assieme alla denuncia solenne pronunciata al sacrario militare di Redipuglia (13 settembre 2014) contro “i pianificatori del terrore”, “gli organizzatori dello scontro”, “gli imprenditori di armi”, “gli affaristi della guerra”, “l’avidità di denaro e di potere” che circonda “l’industria delle armi”, realtà presenti in ogni latitudine compresa la nostra.

Su questa scia intendiamo continuare con altri la nostra azione:

- blocco del commercio di armi nel Medio Oriente;
- chiusura del progetto F-35;
- raccolta di firme per la Difesa civile nonviolenta (dal 2 ottobre);
- marcia Perugia-Assisi del 19 ottobre;
- giornata mondiale ONU per il popolo palestinese (29 novembre a Lucca);
- marcia e convegno di fine anno (a Vicenza);
- preparazione di un “giubileo degli esclusi” per contrastare la guerra economica contro i deboli e gli “scartati”
Pax Christi Italia
Firenze, 23 settembre 2014


mercoledì 24 settembre 2014

Da Papa Francesco rigore e tolleranza zero per i pedofili - arrestato in vaticano l’ex nunzio a Santo Domingo monsignor Jozef Wesolowski

Ha applicato il nuovo codice penale che prevede il reato di pedofilia e lo ha fatto con il massimo rigore. L’arresto dell’ex nunzio a Santo Domingo, monsignor Jozef Wesolowski, polacco, 66 anni, è stato sollecitato espressamente dal Papa, come ha confermato il portavoce vaticano padre Federico Lombardi, dopo la diffusione della notizie martedì sera 23 settembre. Il nunzio era stato già stato condannato a giugno dopo un processo canonico. La pena era stata la “dismissione dello stato clericale”, cioè non era più prete, e ava perso anche lo status diplomatico. 
Nella mattinata del 23 settembre, l’ex nunzio è stato convocato dal Promotore di giustizia, la massima autorità giudiziaria dello Stato della Città del Vaticano, il quale gli ha notificato l’apertura di un procedimento penale, il rinvio a giudizio e la custodia cautelare, eseguita nel pomeriggio dagli agenti della Gendarmeria vaticana. Il nunzio, viste le sue condizioni di salute certificate da documento medico, è stato posto agli arresti domiciliari nel palazzo della Penitenzieria dove ha sede anche il Tribunale vaticano. 
E’ la prima volta che un alto prelato viene arrestato sul territorio vaticano. Ma papa Francesco aveva promesso rigore e tolleranza zero e la decisione di arrestare l’ex nunzio significa che essa vale anche dal punti di vista giudiziario. 
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Il Papa ha seguito in prima persona tutta la vicenda, sempre più impressionato dai racconti delle violenze. La nota di Padre Lombardi con la conferma dell’arresto conferma che il Papa ha sollecitato “le istituzioni che fanno capo alla Santa Sede” ad una “assunzione di piena responsabilità”. Ecco dunque l’arresto. Ma già alcuni mesi fa Lombardi parlando ai giornalisti accreditati in Vaticano aveva sottolineato la competenza penale del Vaticano sul caso, essendo l’ex-nunzio comunque cittadino vaticano. 
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Ma papa Francesco ha deciso di accelerare. Il segnale è fortissimo. Tornando dalla Terra Santa Bergoglio nella conferenza stampa in volo aveva paragonato gli atti di pedofilia del clero ad una “messa nera”, cioè ad un atto sacrilego. Ma non si è fermato al risvolto religioso e quindi canonico della questione. Il Papa ha chiesto che con rigore ci si occupasse anche del risvolto penale visto che le nuove norme prevedono il reato anche nella legislazione vaticana e si può procedere senza querela di parte, cioè in modo automatico a differenza di quanto avviene per esempio in Italia. Ecco la ragione dell’arresto. 
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Vedi anche i nostri precedenti post:


Papa Francesco: viaggio apostolico in Albania (21 settembre 2014) / 2 (cronaca, foto, testi e video)



Viaggio apostolico in Albania

(21 settembre 2014)




Dopo aver pranzato con i Vescovi albanesi e con il Seguito Papale nella Nunziatura Apostolica il primo incontro pomeridiano del Papa a Tirana, è stato l’incontro con i leader di altre religioni e altre denominazioni cristiane nell’Università Cattolica “Nostra Signora del Buon Consiglio”.


Cari amici,
sono veramente lieto di questo incontro, che riunisce i responsabili delle principali confessioni religiose presenti in Albania. Saluto con profondo rispetto ciascuno di voi e le comunità che rappresentate; e ringrazio di cuore Mons. Massafra per le sue parole di presentazione e introduzione. È importante che siate qui insieme: è il segno di un dialogo che vivete quotidianamente, cercando di costruire tra voi relazioni di fraternità e di collaborazione, per il bene dell’intera società. Grazie per quello che fate.
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Più di 700 tra religiosi e religiose, laici, sacerdoti, seminaristi e naturalmente i 7 vescovi albanesi hanno accolto con entusiasmo Papa Francesco nella cattedrale di San Paolo a Tirana, secondo appuntamento del pomeriggio nel viaggio del Pontefice in Albania. 


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Prima della celebrazione dei vespri, il Papa ha ascoltato con commozione le testimonianze di don Emest Simoni , che ha passato 27 anni nei campi di concentramento del regime comunista e che ha raccontato: “dalle torture caddi quasi morto ma il Signore volle che continuassi a vivere” e della stigmatina suor Maria Kaleta, che durante la persecuzione battezzò di nascosto una bambina con l’acqua di un canale e una scarpa di plastica.

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 Udire direttamente dalla loro bocca i drammi e i soprusi subiti è un’emozione tale per il Papa che mette da parte il discorso scritto e parla spontaneamente, mosso dalla commozione e dalla “sorpresa” di toccare con mano la sofferenza di questo popolo.
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Nell’ultimo appuntamento del suo viaggio in Albania, Papa Francesco ha incontrato i bambini ospiti del centro di assistenza “Betania”, e altri ospiti di centri caritativi del Paese, nel villaggio alla periferia di Tirana, fondato nel 1999 dall’italiana Antonietta Vitale. In chiesa, dopo aver ascoltato la testimonianza di un giovane cresciuto nel centro, il Papa ha ricordato che “Il bene paga infinitamente di più del denaro invece delude, perché siamo stati creati per accogliere l’amore di Dio e donarlo a nostra volta, e non per misurare ogni cosa sulla base del denaro o del potere”.

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Dopo la cerimonia di congedo all’Aeroporto Internazionale "Madre Teresa" di Tirana alle 20 è partito l'aereo da Tirana per l’Aeroporto di Roma Ciampino.
In una sola ora e mezzo di volo Tirana-Roma si pensava che Papa Francesco – dopo il tour de force in Albania – si riposasse e non tenesse la tradizionale conferenza stampa aerea. Invece, l’instancabile Papa ha voluto comunque incontrare i circa 50 giornalisti a bordo del boeing dell’Alitalia, provenienti da circa dieci paesi diversi. 


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Vedi anche il nostro post precedente:


"Dio ha fiducia in te" di Antonio Savone



Dio ha fiducia in te
di Antonio Savone





La fiducia del nostro Dio. Mi pare ci parli anzitutto di questo il brano evangelico di questo mercoledì. Ci parla di un vangelo consegnato a mani fragili come le nostre: Gesù continua a fidarsi di noi, pazientemente e quasi follemente, mettendo nelle nostre mani quanto ha ricevuto dal Padre, la sua parola, il suo perdono, il fuoco dell’amore, l’apertura di orizzonti di speranza.

Il vangelo consegnato a noi nella normalità della vita e nella trama delle proprie relazioni: passavano di villaggio in villaggio… La strada e la casa verso le quali il Signore vuole che muoviamo i nostri passi dicono i luoghi dove far correre il vangelo. Il vangelo non nella predica ma dentro le parole della strada, dentro le parole della casa. Entrate nelle case e ascoltate il cuore della gente. Entrate nelle case e osservate i volti. Come a ricordare che a far intravedere orizzonti nuovi non sarà un ragionamento ma la bellezza di un incontro in cui ti senti riconosciuto. Solo se si entra nelle case, si evitano le declamazioni. Quando se ne resta fuori, anche il vangelo diventa accademia, recita. Entrare nelle case vuol dire entrare nelle situazioni, venire a contatto con i problemi.

Che cosa siamo chiamati ad annunciare? Il regno di Dio. Non messaggi funesti, ma inviati a dire ad ogni uomo che Dio ci porta su ali d’aquila. I rabbini si chiedevano come mai fosse scritto che Dio ci porta su ali di aquila quando invece l’aquila porta i piccoli sotto le ali. E rispondevano: “Sopra le ali perché, se qualcuno tentasse di colpire con le frecce, raggiunta dalle frecce sarebbe lei e non l’aquilotto che porta sopra le ali”. Andare e narrare di un Dio che si lascia ferire lui e non noi. Non sarà forse così di lì a poco quando verranno a catturarlo?Prendete me, ma lasciate liberi costoro. Narratori della dismisura di Dio. Tutti chiamati ad essere segno di questo. E io? Che immagine di Dio racconto? Il regno di Dio ti si è fatto vicino. Dio ha annullato la distanza: racconta questo. Ma di nuovo, lo racconti con i tuoi gesti di vicinanza.

Ai dodici allora, a noi oggi, è consegnato un potere, l’unico che possiamo esercitare senza impossessarcene: il potere di farci prossimo. Questo dà inizio alla guarigione: se ti fai prossimo.

Gli inviati sono poveri: neanche un bastone su cui poggiare la propria stanchezza. L’unico strumento a disposizione il proprio cuore e la consapevolezza che un giorno qualcuno si è avvicinato a me e mi ha fatto sentire tutta la tenerezza del Padre.
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Le levatrici d’Egitto/1 - "L’amore non cede al potere" di Luigino Bruni

Le levatrici d’Egitto/1 - 
Riflessione sul libro dell'Esodo


"L’amore non cede al potere" 

di Luigino Bruni





"Gli imperi ci sono sempre stati, e ci sono ancora. Ma oggi ci stiamo assuefando ad essi, e facciamo sempre più fatica a riconoscerli. E non riconoscendoli non li chiamiamo per nome, non ci sentiamo oppressi, non iniziamo nessun cammino di liberazione. Ci rimane soltanto la ‘sovranità’ dei consumatori, sempre più infelici e soli sui nostri divani. La lettura e la meditazione del libro dell’Esodo è un grande esercizio spirituale ed etico, forse il più grande di tutti, per chi vuole prendere coscienza dei ‘faraoni’ che ci opprimono, tornare a sentire dentro il desiderio di libertà, udire il grido di oppressione dei poveri, cercare di liberarne almeno qualcuno. E per chi vuole imitare le levatrici d’Egitto, le amanti dei bambini di tutti. 
...
La prima arte della terra è quella delle levatrici: ‘lasciare vivere i bambini’, i bambini nostri e quegli degli altri, i bambini di tutti. Quando questa prima arte si eclissa, la vita perde il primo posto e le civiltà si confondono, si ammalano e decadono. In questi ‘no’ al faraone e ‘sì’ alla vita, è allora custodita anche una grande parola per ogni lavoro: la legge più profonda e vera delle nostre professioni e dei nostri mestieri non è quella emanata dai tanti faraoni, dominati dalle brame, antiche e nuove, di potere e di onnipotenza. Le loro leggi vanno rispettate solo se e solo quando servono la legge della vita. Quando dimentichiamo che la ‘legge dei faraoni’ è sempre la legge seconda, mai la prima, ci trasformiamo tutti in sudditi di imperi, e non iniziamo nessuna liberazione, nostra e degli altri. Sifra e Pua ci dicono che ‘i bambini non si uccidono’, non si uccidono i bambini degli egiziani né quelli degli ebrei. Non ci uccidono né in Egitto né in alcun luogo. Ieri, oggi, sempre. Se vogliamo restare umani. E tutte le volte che non facciamo così, non ‘temiamo Dio’, non ubbidiamo alla vita e rinneghiamo l’eredità delle levatrici d’Egitto. ..."
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"L’amore non cede al potere" di Luigino Bruni 


martedì 23 settembre 2014

«Aprire il cuore alla parola di Dio» - Papa Francesco - S. Messa Cappella della Casa Santa Marta - (video e testo)


S. Messa - Cappella della Casa Santa Marta, Vaticano

23 settembre 2014
inizio 7 a.m. fine 7:45 a.m.




Papa Francesco:
“vita cristiana è ascoltare la Parola e praticarla”


La Parola di Dio non è «un fumetto» da leggere, ma un insegnamento che va ascoltato con il cuore e messo in pratica nella vita quotidiana. Un impegno accessibile a tutti, perché sebbene «noi l’abbiamo fatta un po’ difficile», la vita cristiana è «semplice, semplice»: infatti «ascoltare la parola di Dio e metterla in pratica» sono le uniche due «condizioni» poste da Gesù a chi vuole seguirlo.

È questo in sintesi, per Papa Francesco, il significato delle letture proposte dalla liturgia di martedì 23 settembre. Celebrando la messa a Santa Marta, il Pontefice si è soffermato in particolare sul brano del Vangelo di Luca (8, 19-21) in cui si racconta della madre e dei fratelli di Gesù che non riescono ad «avvicinarlo a causa della folla». Partendo dalla constatazione che egli trascorreva la maggior parte del suo tempo «sulla strada, con la gente», il vescovo di Roma ha notato come tra i tanti che lo seguivano ci fossero persone che sentivano «in lui un’autorità nuova, un modo di parlare nuovo», sentivano «la forza della salvezza» da lui offerta. «Era lo Spirito Santo — ha commentato in proposito — che toccava il loro cuore per questo».

Ma, ha fatto notare il Papa, mischiata tra la folla c’era anche gente che seguiva Gesù con secondi fini. Alcuni «per convenienza», altri forse per la «voglia di essere più buoni». Un po’ «come noi», ha detto attualizzando il discorso, che «tante volte andiamo da Gesù perché abbiamo bisogno di qualcosa e poi lo dimentichiamo lì, solo». Una storia che si ripete, visto che già allora Gesù a volte rimproverava chi lo seguiva. È quello che capita, per esempio, dopo la moltiplicazione dei pani, quando dice alla gente: «Voi venite da me non per ascoltare la parola di Dio, ma perché l’altro giorno vi ho dato da mangiare»; o con i dieci lebbrosi, dei quali soltanto uno torna a ringraziarlo, mentre «gli altri nove erano felici con la loro salute e si dimenticarono di Gesù».

Nonostante tutto, ha affermato il Papa, «Gesù continuava a parlare alla gente» e ad amarla, al punto da definire «quella folla immensa “la mia madre e i miei fratelli”». I familiari di Gesù sono dunque «coloro che ascoltano la parola di Dio» e «la mettono in pratica». Questa — ha rilevato — «è la vita cristiana: niente di più. Semplice, semplice. Forse noi l’abbiamo fatta un po’ difficile, con tante spiegazioni che nessuno capisce, ma la vita cristiana è così: ascoltare la parola di Dio e praticarla. Per questo abbiamo pregato nel salmo: “Guidami Signore sul sentiero dei tuoi comandi”, della tua parola, dei tuoi comandamenti, per praticare».
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Questo significa «ascoltare la parola di Dio, ascoltarla con le orecchie e ascoltarla con il cuore, aprire il cuore alla parola di Dio». Al contrario, «i nemici di Gesù ascoltavano la parola di Gesù ma gli erano vicini per cercare di trovare uno sbaglio, per farlo scivolare» e fargli perdere «autorità. Ma mai si domandavano: “Cosa dice Dio per me in questa parola?”».

Inoltre, ha aggiunto il Pontefice, «Dio non parla solo a tutti, ma parla a ognuno di noi. Il Vangelo è stato scritto per ognuno di noi. E quando io prendo la Bibbia, prendo il Vangelo e leggo, devo chiedermi cosa dice il Signore a me». Del resto, «questo è quello che Gesù dice che fanno i suoi veri parenti, i suoi veri fratelli: ascoltare la parola di Dio col cuore. E poi, dice, “la mettono in pratica”».
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Anche oggi, ha sottolineato il Papa, «tanta gente va in chiesa per sentire la parola di Dio, ma forse non capisce il predicatore quando predica un po’ difficile, o non vuol capire. Perché anche questo è vero: il nostro cuore tante volte non vuol capire». Però Gesù continua ad accogliere tutti, «anche quelli che vanno a sentire la parola di Dio e poi lo tradiscono», come Giuda che lo chiama «amico». Il Signore, ha ribadito Francesco, «sempre semina la sua parola» e in cambio «chiede soltanto un cuore aperto per ascoltarla e buona volontà per metterla in pratica. Per questo allora la preghiera di oggi sia quella del salmo: “Guidami Signore sul sentiero dei tuoi comandi”, cioè sul sentiero della tua parola, e perché io impari con la tua guida a metterla in pratica».


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Papa Francesco: viaggio apostolico in Albania (21 settembre 2014) / 1 (cronaca, foto, testi e video)



7.30 Partenza in aereo dall’Aeroporto di Roma Fiumicino per Tirana

In volo verso Tirana, Papa Francesco ha inviato un augurio di pace e serenità all’Italia. “Nel momento in cui mi accingo a partire per il viaggio apostolico nella Repubblica di Albania - scrive in un telegramma al Presidente della Repubblica italiana Giorgio Napolitano - mi è gradito rivolgere a lei e a tutti gli italiani il mio affettuoso e beneaugurante saluto, che accompagno con ogni e più cordiale ed orante auspicio di pace e serenità"
Nel messaggio di ringraziamento, il Presidente Giorgio Napolitano afferma che “La comunità internazionale guarda con grande interesse” al suo viaggio in Albania, una visita che sarà anche di “grande conforto” a chi lì dedica la propria vita “anche a costo di dolorosi sacrifici, alla promozione del dialogo e della pace in una regione ancora percorsa da tensioni non completamente sopite”.
La pacifica convivenza tra le religioni in Albania è “un bel segno per il mondo”. Lo ha detto Papa Francesco nel saluto ai 50 giornalisti (di 10 paesi diversi e di ogni tipo di media) che lo seguono oggi in questo viaggio lampo, mentre era in volo da Roma a Tirana. “L’Albania e’ un Paese che ha sofferto tanto”, ha sottolineato il Papa, ma poi “è riuscita a trovare una pace con le differenze religiose. E questo e’ un bel segno per il mondo, il dialogo, la pace e l’equilibrio a favore della governance. Fa tanto bene, per me, che la gente sappia cosa fanno il Papa e le Chiese. Vi auguro – ha detto ai giornalisti – una buona giornata di lavoro e non di riposo, sara’ un lavoro un po’ forte, una bella giornata laboriosa”. “E mi raccomando – ha concluso – pregate per me”. 
Trascrizione dell’incontro del Papa con i giornalisti
Padre Lombardi – Direttore della Sala Stampa vaticana
“Santo Padre, benvenuto in mezzo a noi, siamo molto lieti che anche se il viaggio è breve vuole dedicarci un minuto per un saluto iniziale. Questa volta siamo una cinquantina, un po’ più di 50, ma ma rappresentiamo, anche questa volta, 10 Paesi differenti del mondo, e i diversi Media: stampa, agenzie, televisione, radio, fotografi e così via. Abbiamo 6 albanesi con noi, di 3 televisioni differenti che seguiranno molto bene, quindi, sia all’andata sia al ritorno, saranno di nuovo con noi e saranno molto interessati a sapere le sue impressioni sul viaggio. Là ci aspettano naturalmente molti che sono andati direttamente e poi tutti gli albanesi in festa. Allora diamo a lei la parola, se lei ci vuol dire qualche cosa, di saluto, di augurio e noi poi gli faremo gli auguri per questo viaggio”.
La risposta del Papa
Buongiorno e buona giornata di lavoro. Non sarà di riposo perché è un po’ forte. Grazie del vostro aiuto che fa tanto bene, perché così la gente, il mondo sa, le cose che fa il Papa, che fanno le Chiese, in questo caso l’Albania, no? E, come ho detto, nel viaggio di rientro dalla Corea, è un Paese che ha sofferto tanto, tanto. Tante sofferenze. E poi, secondo, è un Paese che è riuscito a trovare una pace con le differenze religiose e questo è un bel segno per il mondo: il dialogo, la pace, questo equilibrio che è a favore della governance. Vi auguro una bella giornata, una laboriosa giornata, e pregate per me. Grazie
Padre Lombardi
Grazie mille Santo Padre. Veramente l’accompagneremo e faremo come al solito, con molta gioia, il nostro servizio di accompagnare e diffondere il suo messaggio. Buona giornata a lei.
Papa
Grazie

L’aereo papale è atterrato all’aeroporto internazionale “Madre Teresa” di Tirana poco prima delle 9.00. Il nunzio apostolico ed il Capo del protocollo sono saliti a bordo per salutare il Pontefice il quale sceso dalla scaletta dell’aereo, è stato accolto dal premier albanese Edi Rama e nella Sala Vip dell’aeroscalo hanno avuto un incontro di pochi minuti. Quindi il corteo si è diretto al Palazzo Presidenziale dove lo attendeva il Capo dello Stato albanese Bujar Nishani per la cerimonia di benvenuto.


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Nel percorso di 18 chilometri dall’aeroporto al Palazzo Presidenziale, che si trova al centro della città, il Pontefice e’ stato salutato da migliaia di fedeli che, a piccoli gruppi lungo le transenne, erano in attesa di vederlo passare. Dopo l’incontro con il Presidente è seguito un incontro con le autorità albanesi, il Corpo diplomatico ed alcuni Capi religiosi del Paese.
 

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Signor Presidente,
Signor Primo Ministro,
Distinti Membri del Corpo Diplomatico,
Eccellenze, Signore e Signori,

sono molto lieto di essere qui con voi, nella nobile terra di Albania, terra di eroi, che hanno sacrificato la vita per l’indipendenza del Paese, e terra di martiri, che hanno testimoniato la loro fede nei tempi difficili della persecuzione. Vi ringrazio per l’invito a visitare la vostra patria, chiamata “terra delle aquile”, e vi ringrazio anche per la vostra festosa accoglienza.
...
... Dio effonda sull’Albania la sua grazia e la sua benedizione.

Papa Francesco si poi è trasferito alla piazza “Madre Teresa” di Tirana per la celebrazione della Santa Messa e la recita dell’Angelus.

Trecentomila persone in piazza in una città, Tirana, che conta poco più di 400 mila abitanti. Bagno di folla per papa Francesco in Albania che la celebrato la Messa solenne in piazza Madre Teresa. Nella capitale sono arrivati con i pullman da Durazzo come da Scutari, la roccaforte del cattolicesimo più volte citata da Bergoglio, da Berat come da Gjrokaster. Molte anche le bandiere del Montenegro, del Kosovo, della Macedonia. Nella Cattedrale di Tirana, dove nel pomeriggio il Papa ha celebrato i vespri con sacerdoti, religiosi e suore, la gioia era incontenibile. Al suo arrivo lo accerchiano, lo strattonano e la gendarmeria deve allontanare suorine e frati che vogliono abbracciare il Papa. Quello che colpisce di più nei viali in festa per il Papa sono i giovani: in gruppo, da soli, già con la loro famigliola. Anche Francesco è rimasto «impressionato» da questa gioventù che è la speranza di un Paese che sta risorgendo ma anche di un intero continente, l'Europa, sempre più vecchio.


Il Vangelo che abbiamo ascoltato ci dice che, oltre ai Dodici Apostoli, Gesù chiama altri settantadue discepoli e li manda nei villaggi e nelle città per annunciare il Regno di Dio (cfr Lc 10,1-9.17-20). Egli è venuto a portare nel mondo l’amore di Dio e vuole diffonderlo attraverso la comunione e la fraternità. Per questo forma subito una comunità di discepoli, una comunità missionaria, e li allena alla missione, ad “andare”. Il metodo missionario è chiaro e semplice: i discepoli vanno nelle case e il loro annuncio comincia con un saluto pieno di significato: «Pace a questa casa!» (v. 5). Non è solo un saluto, è anche un dono: la pace. Venendo oggi in mezzo a voi, cari fratelli e sorelle di Albania, in questa piazza dedicata ad una umile e grande figlia di questa terra, la beata Madre Teresa di Calcutta, voglio ripetervi questo saluto: pace nelle vostre case, pace nei vostri cuori, pace nella vostra Nazione! Pace!
...

Guarda il video dell'omelia

Cari fratelli e sorelle,
prima di concludere questa Celebrazione, desidero salutare tutti voi, venuti dall’Albania e dai Paesi vicini. Vi ringrazio per la vostra presenza e per la testimonianza della vostra fede.
In modo particolare mi rivolgo a voi giovani! Dicono che l’Albania è il Paese più giovane dell’Europa e mi rivolgo a voi. Vi invito a costruire la vostra esistenza su Gesù Cristo, su Dio: chi costruisce su Dio costruisce sulla roccia, perché Lui è sempre fedele, anche se noi manchiamo di fedeltà (cfr 2 Tm 2,13). Gesù ci conosce meglio di chiunque altro; quando sbagliamo, non ci condanna ma ci dice: «Va’ e d’ora in poi non peccare più» (Gv 8,11). Cari giovani, voi siete la nuova generazione, la nuova generazione dell’Albania, il futuro della Patria. Con la forza del Vangelo e l’esempio dei vostri antenati e l’esempio dei vostri martiri, sappiate dire no all’idolatria del denaro - no all’idolatria del denaro! - no alla falsa libertà individualista, no alle dipendenze e alla violenza; e dire invece sì alla cultura dell’incontro e della solidarietà, sì alla bellezza inseparabile dal bene e dal vero; sì alla vita spesa con animo grande ma fedele nelle piccole cose. Così costruirete un’Albania migliore e un mondo migliore, sulle tracce dei vostri antenati.
Ci rivolgiamo ora alla Vergine Madre, che venerate soprattutto col titolo di «Nostra Signora del Buon Consiglio». Mi reco spiritualmente al suo Santuario di Scutari, a voi tanto caro, e le affido tutta la Chiesa in Albania e l’intero popolo albanese, in particolare le famiglie, i bambini e gli anziani, che sono la memoria viva del popolo. La Madonna vi guidi a camminare “insieme con Dio, verso la speranza che non delude mai”.

Angelus Domini…
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lunedì 22 settembre 2014

Il carcere, la seconda Chiesa d’Europa di Silvano Fausti

Il carcere, la seconda Chiesa d’Europa
di Silvano Fausti

Gesuita, biblista e scrittore





«Il carceriere “fece salire in casa” Paolo e Sila» (leggi Atti 16,16-40)

L’incontro di Paolo con il mondo pagano a Filippi è una sequenza di peripezie. C’è pure la novità di un mondo fatto di schiavi e padroni. Questo farà capire a Paolo che la sapienza e la potenza di Dio differiscono da quella mondana come la vita dalla morte. Unico potere dell’evangelizzatore è vivere ciò che dice. Partecipa al mistero del Giusto, che vince il male con il bene. Da qui persecuzioni, battiture, carcere e minacce di morte; ma anche resurrezione di carcerati e nascita a vita nuova di carcerieri. Se la prima chiesa d’Europa è la casa di Lidia, la seconda è la prigione dove abita un carceriere.

Paolo e compagni vanno dalla casa di Lidia verso il fiume per pregare. Nel cammino, a «evangelizzare» ci pensa uno «spirito di divinazione». Per i greci è un dèmone, spirito buono; per i giudei è un demonio, spirito malvagio. Anche nei Vangeli i demòni proclamano per primi Gesù come Dio. Ma Gesù li zittisce. È una tentazione. Dio si rivela dalla croce. Solo lì manifesta il suo potere: amore che serve e dà vita. Il nostro potere invece è egoismo che schiavizza e dà morte. L’uomo vuol essere come Dio. Ma quale Dio? Quello propinato da satana dall’albero nel giardino (Gen 3,1ss), o quello rivelato dall’albero della croce? Anche Pietro è chiamato satana perché vuole un Dio potente (Mt 16,16-23). È quello che le religioni affermano e gli atei, a ragione, negano. 

Paolo scaccia il demonio dalla schiava, anche se gli fa propaganda gratuita. Ma i suoi padroni, persa la fonte di guadagno, lo accusano come un giudeo che turba l’ordine pubblico. Paolo e Sila sono bastonati e messi in ceppi di legno nel più profondo del carcere, come in un sepolcro. Anche il Cristo che trionfa sulle «reti e catene» con cui satana imprigiona tutti è inchiodato al legno della croce. Il terremoto notturno, che apre porte e scioglie ceppi e catene, è una scena di risurrezione. Il testo è un gioco di liberazioni e salvezze. La donna è liberata dallo spirito e i carcerati da catene e ceppi. Il carceriere, a sua volta, liberato da morte, è battezzato e salvato con tutta la sua casa.
Se l’esorcismo mostra il trionfo di Cristo sul paganesimo, la liberazione dei carcerati - in questo mondo siamo un po’ tutti carcerieri e carcerati! - mostra che Dio vuol liberare l’uomo da ogni schiavitù.
...


domenica 21 settembre 2014

"Un cuore che ascolta - lev shomea" - n. 42/2013-2014 (A) di Santino Coppolino

'Un cuore che ascolta - lev shomea'
Concedi al tuo servo un cuore docile,
perché sappia rendere giustizia al tuo popolo e sappia distinguere il bene dal male" (1Re 3,9)


Traccia di riflessione sul Vangelo della domenica
di Santino Coppolino



Vangelo: Mt 20,1-16








"Ho visto un mondo rovesciato: i primi erano diventati gli ultimi, e gli ultimi i primi" (Baba Batra 10b, Talmud)
A Pietro che chiede quale ricompensa sarà data loro per aver lasciato tutto (Mt 19,27-30), Gesù risponde con questa bellissima parabola che, ancora una volta, mette in crisi l'immagine che abbiamo di Dio, il nostro modo mercantilistico di concepire il suo amore per noi. L'evangelista ci presenta il volto di un Dio che a prima vista sembra compiere un'ingiustizia, che invece di premiare i buoni e punire i malvagi, "fa sorgere il suo sole sui buoni e sui cattivi"(Mt 5,45) inondando tutti con il suo amore e la sua misericordia. Un Dio che è costantemente in cammino, - in Esodo - con il suo popolo, che per ben quattro volte "esce'" alla ricerca dei suoi figli affinché non restino inattivi e vadano a lavorare nella sua vigna. Un Dio che che è benevolo con tutti i suoi figli, anche con chi non lo merita, che con i primi pattuisce un salario preciso, con gli altri "ciò che è giusto"(20,4), ma assolutamente nulla con quelli dell'ultima ora, i quali si affidano totalmente alla sua benevolenza. "Il Signore della vigna" è sempre sconcertante, non è un padrone severo che dà agli uomini secondo i loro meriti, ma generoso, che li retribuisce secondo i loro bisogni perché il suo amore non è dato come premio per le loro buone opere, ma come dono gratuito. Per questo inizia a pagare gli operai a partire dagli ultimi, perché tutti possano vedere e comprendere che lui è amore gratuito, e gratuitamente siamo da lui amati. Il suo amore e la sua fedeltà non si acquistano con i nostri meriti (l'amore meritato si chiama meretricio), ma sono puro dono d'amore e chi ne fa oggetto di guadagno o di pretesa, tramuta il dono ricevuto in 'mammona di iniquità' che allontana dal Signore. E' la "palingenesi"(Mt 19,28), il rinnovamento di tutte le cose, il nuovo mondo, la nuova creazione che ha la sua scaturigine nel cuore del Padre che si rende visibile, sperimentabile, nella vita del suo Figlio Gesù, l'Agapetòs - l'Amato.
La Chiesa, se ritiene di ottenere la salvezza per i propri meriti, sa' che più nulla ha a che fare con il suo Signore perché è decaduta dalla grazia: "Noi infatti per lo Spirito, in forza della Fede, attendiamo fermamente la speranza della giustizia"(Gal 5,5). I credenti in Gesù, coscienti di essere amati gratuitamente, siamo tutti chiamati a usarci 'grazia' gli uni gli altri, come il Padre ci ha graziati nel suo Figlio Gesù.


sabato 20 settembre 2014

Oltre il contratto – Prepararsi alla domenica (XXV del T.O.) di Antonio Savone


Oltre il contratto

Prepararsi alla domenica
(XXV del T.O.)

di Antonio Savone





Vangelo da Dio, non da uomini. Così verrebbe spontaneo obiettare a una pagina come quella che la liturgia odierna consegna al nostro andare.

La prima reazione è appunto lo sconcerto. Non solo quello dei servi della prima ora: “Questi ultimi hanno lavorato un’ora soltanto e li hai trattati come noi”. Ma anche il nostro sconcerto: non è giusto pagare allo stesso modo chi ha lavorato un’ora soltanto.

A me pare sia proprio lo sconcerto a portarci qui oggi come tutte le domeniche: se Dio fosse ovvio e se il nostro modo di pensare fosse il suo perché venire di nuovo ad ascoltare le parole del Libro santo? Sarebbero sufficienti i nostri pensieri e i nostri libri. L’ovvietà avrebbe voluto che il padrone dicesse: bene, un denaro ai primi, e poi via via a scalare. Questo è ciò che è ovvio. Ma noi siamo qui non per sentire cose ovvie, ma cose vere.

Allora, anzitutto, non attenuiamo lo sconcerto ma stiamoci a contatto. E cosa scopriamo? Che la parabola non intende perseguire i binari della giustizia umana ma segnalare una logica diversa, quella di Dio. Guai allora a voler continuamente riportare Dio nei nostri binari. La logica di Dio va oltre, non nel senso che è contro la giustizia, ma non si lascia imprigionare negli abiti angusti della nostra giustizia, basata sul criterio della proporzionalità.

Gli operai della prima ora si lamentano non perché la loro paga sia scarsa ma per ciò che era toccato agli altri. La vita racchiusa nella rigida connessione lavoro-denaro. Dio è oltre questo orizzonte della vita impoverito perché abitato da un’altra anima, quella della sproporzione. L’amore è eccessivo, è sproporzione, se no non è amore. Al più è un contratto che è basato appunto sulla logica della proporzione: a tanto, tanto.

Dio è oltre il contratto. E noi conosciamo il Dio di Gesù Cristo solo nell’oltre della bontà, della gratuità, della sproporzione dell’amore. Se rimaniamo al di qua, nella rigida proporzionalità, conosciamo un nostro Dio, ma costruito a nostra immagine e somiglianza.

La vita cristiana non si riduce ad una sorta di scambio commerciale, di conteggio dei meriti e demeriti, ma si fonda su un Dio che ci ha usato grazia, misericordia.
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"Attenti alla tentazione del clericalismo e della sufficienza - Quel codificare la fede in regole e istruzioni ..." - Papa Francesco


"Attenti alla tentazione del clericalismo e della sufficienza.
Quel codificare la fede in regole e istruzioni ..." 
Papa Francesco
19.09.2014

Discorso ai partecipanti all’incontro internazionale organizzato 
dal Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova Evangelizzazione sul tema 
“Il progetto pastorale di Evangelii Gaudium”. “Questo è il tempo favorevole”
Aula Paolo VI
«Quante persone, nelle tante periferie esistenziali dei nostri giorni, sono stanche e sfinite e attendono la Chiesa, attendono noi! Come poterle raggiungere?»... «Davanti a tante esigenze pastorali, davanti a tante richieste di uomini e donne, corriamo il rischio di spaventarci e di ripiegarci su noi stessi in atteggiamento di paura e difesa. E da lì nasce la tentazione della sufficienza e del clericalismo, quel codificare la fede in regole e istruzioni, come facevano gli scribi, i farisei e i dottori della legge del tempo di Gesu».

Leggi: Il Papa: una pastorale senza preghiera non raggiunge il cuore

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DI PAPA FRANCESCO