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lunedì 25 novembre 2013

"Il Concilio, un già e non ancora" intervista a Monsignor Luigi Bettazzi

"Il Concilio, un già e non ancora"
 intervista a Monsignor Luigi Bettazzi



«Il Concilio è un "già e non ancora". Ad esempio, la Parola di Dio si legge di più, ma non è ancora fondamentale nella vita di tanti cristiani. La liturgia è più partecipata ma tutt'altro che compiuta. La collegialità è cresciuta ma non abbastanza, e i fedeli laici contano ancora pochissimo. .." «Qualsiasi proposta contribuisse a dare più spazio e rilievo alla collaborazione dei laici, a ogni livello, compresi i giovani. Non basta dir loro che cosa devono fare, occorre saper cogliere le spinte di rinnovamento che sorgono dal popolo di Dio. Noi pastori abbiamo l'ultima parola; ma sarà l'ultima se ce ne saranno state altre prima»...

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"Il Concilio, un già e non ancora"


domenica 24 novembre 2013

24 novembre 2013: conclusione dell'Anno della Fede e Angelus - Testi e video


Piazza San Pietro
Domenica, 24 novembre 2013
SANTA MESSA A CONCLUSIONE DELL'ANNO DELLA FEDE
NELLA SOLENNITÀ DI NOSTRO SIGNORE GESÙ CRISTO, RE DELL'UNIVERSO

La solennità odierna di Cristo Re dell’universo, coronamento dell’anno liturgico, segna anche la conclusione dell’Anno della Fede, indetto dal Papa Benedetto XVI, al quale va ora il nostro pensiero pieno di affetto e di riconoscenza per questo dono che ci ha dato. Con tale provvidenziale iniziativa, egli ci ha offerto l’opportunità di riscoprire la bellezza di quel cammino di fede che ha avuto inizio nel giorno del nostro Battesimo, che ci ha resi figli di Dio e fratelli nella Chiesa. Un cammino che ha come meta finale l’incontro pieno con Dio, e durante il quale lo Spirito Santo ci purifica, ci eleva, ci santifica, per farci entrare nella felicità a cui anela il nostro cuore.
Desidero anche rivolgere un cordiale e fraterno saluto ai Patriarchi e agli Arcivescovi Maggiori delle Chiese Orientali Cattoliche, qui presenti. Lo scambio della pace, che compirò con loro, vuole significare anzitutto la riconoscenza del Vescovo di Roma per queste Comunità, che hanno confessato il nome di Cristo con una esemplare fedeltà, spesso pagata a caro prezzo.
Allo stesso modo, per loro tramite, con questo gesto intendo raggiungere tutti i cristiani che vivono nella Terra Santa, in Siria e in tutto l’Oriente, al fine di ottenere per tutti il dono della pace e della concordia.
Le Letture bibliche che sono state proclamate hanno come filo conduttore la centralità di Cristo...












La promessa di Gesù al buon ladrone ci dà una grande speranza: ci dice che la grazia di Dio è sempre più abbondante della preghiera che l’ha domandata. Il Signore dona sempre di più, è tanto generoso, dona sempre di più di quanto gli si domanda: gli chiedi di ricordarsi di te, e ti porta nel suo Regno! Gesù è proprio il centro dei nostri desideri di gioia e di salvezza. Andiamo tutti insieme su questa strada!

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Riproponiamo anche il video integrale della Santa Messa celebrata dal Santo Padre Francesco a conclusione dell'Anno della Fede in piazza San Pietro alla presenza del reliquiario che custodisce alcune ossa attribuite all’Apostolo Pietro, per la prima volta esposto in pubblico.

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Salvami... - Omelia di don Antonio Savone - 34ª Domenica del Tempo Ordinario


Omelia di don Antonio Savone 
34ª Domenica del Tempo Ordinario Anno C 
Gesù Cristo Re dell'Universo

Salvami...


2Sam 5,1-3
Sal 121
Col 1,12-20
Lc 23,35-43



Ormai è evidente. Quella fine sulla croce è lì a dire che quell’uomo di Nazaret era soltanto un’impostore. Come può salvare altri chi non è in grado neppure di salvare la sua vita? È lì perché vittima della sua totale impotenza, abbandonato da tutti, persino da Dio. Che Messia è uno che muore impotente su una croce? Come dar torto al malfattore che gli propone un’ultima occasione: manifesti le sue prerogative salvando se stesso e loro due. Salvezza, infatti, nel nostro immaginario comune non è forse preservare la vita fisica?
È proprio qui, su questo terreno, che veniamo messi a confronto con quanto il Signore Gesù è andato dispiegando a noi di domenica in domenica a mano a mano che ci facevamo suoi compagni di viaggio. Lo aveva ripetuto più volte lungo il cammino: la vita è salva non quando finalmente la si riesce a preservare ma quando la si spende per gli altri. Gli viene gridato dai presenti: Salva te stesso! Gesù salverà se stesso non tenendosi a parte ma perdendosi per gli altri.
La forza di questo re che regna dalla croce sta nell’amore che non cerca il proprio interesse e per questo non si impone ma fa dono di sé. Un re che non cerca sudditi ma amici, uomini e donne che gli siano simili nell’impegno di comunicare la vita.
Fatica a comprendere questo quello spaccato di umanità che si aggira attorno alla croce e che vorrebbe un Dio da circo equestre, sempre pronto a stupire il pubblico con effetti speciali. L’idea di re è da sempre unita all’esercizio di un potere. Ma Gesù non cederà mai alla logica dell’evidenza che impedisce la libertà di credere e perciò impedisce una fede gratuita. A nulla è servito, infatti, quando Dio è intervenuto con mano potente: non per questo, infatti, Israele si era convertito. Quanti vitelli d’oro sono stati ancora costruiti dopo il passaggio del Mar Rosso, dopo l’esperienza della manna, dopo i segni grandiosi che la mano di Jahvè aveva dispiegato. Gesù chiede di essere riconosciuto come Signore attraverso un’adesione libera, nell’amore, senza costrizione alcuna o per imposizione.
Di fronte allo spettacolo che si svolge sul Calvario – strana meta per un plausibile cammino di sequela – forse ci riconosciamo nel popolo che sta a vedere, un popolo che non parla e non decide: soltanto guarda Gesù come un oggetto curioso. Quante volte stiamo nella vita secondo un atteggiamento opportunista, quello di chi è pronto a montare sul carro del vincitore di turno.
...

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sabato 23 novembre 2013

"Un cuore che ascolta - lev shomea' " - n. 48 di Santino Coppolino

Rubrica
'Un cuore che ascolta - lev shomea'
"Concedi al tuo servo un cuore docile, perché sappia rendere giustizia al tuo popolo e sappia distinguere il bene dal male" (1Re 3,9)
Traccia di riflessione sul Vangelo della Domenica
di Santino Coppolino




Vangelo: Lc 23,35-43






"Dopo aver esaurito ogni tentazione, il diavolo si allontanò da lui per tornare al momento propizio" (Lc 4,13).
Le tentazioni che che hanno segnato nel Vangelo di Luca l'inizio della vita pubblica, tornano adesso per Gesù - quasi come una grande inclusione - alla fine della sua esperienza tra gli uomini nel momento di massima sofferenza, di lontananza dal Padre, di abbandono totale da parte di tutti, compresi i suoi.
E' la croce, trono dal quale il Nazareno regna da più di 2 mila anni, il momento propizio, il "kairòs" nel quale egli mostrerà al mondo la sua fedeltà al progetto d'amore del Padre "amando fino alla fine": la sua.
Egli ci è venuto incontro per donarci gratuitamente il suo stesso Spirito, il vino dell'amore e della gioia  che sgorga dal cuore amante del Padre mentre noi, ciechi e incapaci di comprendere, non sappiamo ricambiare se non con l'aceto dell'odio e della morte: è la sfida perenne dell'uomo alla messianicità che  Gesù è venuto ad annunciarci con la sua testimonianza di vita fino all'ultimo suo respiro.
Il Padre è misericordia infinita per ogni suo figlio che si riconosce peccatore, anche per il più criminale,  il più lontano, che non ha meriti né virtù da vantare. Proprio uno di questi, inchiodato come Gesù a  quell'atroce supplizio, contempla in quel corpo martoriato come il suo, quella regalità che viene da Dio che né i religiosi né il popolo sono stati capaci di scoprire.
E Gesù, come al solito, fa molto di più delle nostre richieste, non solo si  ricorda del malfattore ma addirittura lo porta con sé in quel Paradiso che l'uomo aveva perduto con la disobbedienza e il peccato e che da allora in poi rimane aperto per ognuno di noi.
E' la manifestazione non più sotto forma di parabola ma vivente, dell'icona tenerissima del capitolo 15 del Vangelo di Luca, quella del Buon Pastore, che cerca e ritrova la sua pecora perduta e le offre in dono il suo stesso destino, la sua stessa vita, quella che non ha limiti, che ha il sapore stesso della vita del Padre.


Emmaunel Joseph Bishop: storia di un ragazzo "speciale"

Ha 16 anni, parla inglese e spagnolo alla perfezione ma se la cava anche col francese e il latino. E’ un adolescente con un’incredibile capacità di suonare bene il violino e si è già esibito in concerti con orchestre sinfoniche. Tiene anche conferenze per gli Stati Uniti e nel resto del mondo.
Si chiama Emmaunel Joseph Bishop e guardando alla sua storia si può dire senza esagerare che è alcune spanne al di sopra degli adolescenti della sua età. Questo giovanotto talentuoso ha la sindrome di Down; in alcuni paesi la legge permette di abortirlo prima della nascita, solo perché Down.
La sua storia è così impressionante che sta girando il mondo attraverso i social network.
E’ difficile trovare un talento come quello di Emmanuel in giro per il mondo magari perché non li hanno lasciati nascere per il solo fatto di essere affetti dalla sindrome di Down; questo per il fatto di non avere i requisiti che la società occidentale afferma che si debbano avere, per essere degni di questa vita. E tutto questo protetti dalla legge.
Tuttavia, la storia di Emmanuel appare come una tempesta che distrugge tutti questi sofismi per giustificare l’aborto di decine di migliaia di bambini che non sono considerati adatti. Questo adolescente statunitense ha smontato tutti gli argomenti a favore dell’aborto dei Down, mostrando al mondo di cosa sia capace...



venerdì 22 novembre 2013

Nella Giornata dedicata a tutte le comunità di clausura, Papa Francesco si è recato sul colle Aventino al Monastero di Sant’Antonio Abate delle Monache Benedettine Camaldolesi (testi, foto e video)

Maria è la madre della speranza e da Lei nasce l’insegnamento a guardare al domani con speranza, e a non fermarsi all’oggi. E’ il messaggio che Papa Francesco ha consegnato ieri pomeriggio (ndr. 21/11/2013) alle Monache benedettine camaldolesi all’Aventino, in occasione della sua visita al monastero di Sant’Antonio Abate, nella Giornata delle Claustrali, dedicata a tutte le comunità di contemplativi. Ad accoglierlo, l’abbadessa suor Michela Porcellato. Dopo la celebrazione dei Vespri, il Papa ha avuto un colloquio privato con le monache.

Il Papa alle Claustrali: Maria madre della speranza

Contempliamo colei che ha conosciuto e amato Gesù come nessun’altra creatura. Il Vangelo che abbiamo ascoltato mostra l’atteggiamento fondamentale con il quale Maria ha espresso il suo amore per Gesù: fare la volontà di Dio. «Chiunque fa la volontà del Padre mio che è nei cieli, egli è per me fratello, sorella e madre» (Mt 12,50). Con queste parole Gesù lascia un messaggio importante: la volontà di Dio è la legge suprema che stabilisce la vera appartenenza a Lui. Perciò Maria instaura un legame di parentela con Gesù prima ancora di darlo alla luce: diventa discepola e madre del suo Figlio nel momento in cui accoglie le parole dell’Angelo e dice: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola» (Lc 1,38). Questo “avvenga” non è solo accettazione, ma anche apertura fiduciosa al futuro. Questo “avvenga” è speranza!
Maria è la madre della speranza, l’icona più espressiva della speranza cristiana...
Leggi il testo integrale del discorso del Papa durante la celebrazione dei Vespri con la comunità delle Monache Benedettine

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Dopo la celebrazione dei Vespri, il Papa ha avuto un colloquio privato con le monache.





Rivedi l'intera visita di Papa Francesco al monastero delle Benedettine Camaldolesi



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Commovente incontro di Papa Francesco con la comunità filippina di Roma

Papa Francesco ha incontrato, in Vaticano presso l'Altare della Confessione, i pellegrini filippini giunti a Roma da diverse parti del mondo, guidati dall'arcivescovo di Manila cardinale Luis Antonio Tagle, in occasione della benedizione del mosaico di San Pedro Calungsod, Santo filippino canonizzato lo scorso anno da Benedetto XVI.

«Nel momento della prova ci chiediamo perché succedono queste cose, e non si può spiegare», ha detto Papa Francesco ieri pomeriggio durante l’incontro, nella basilica di San Pietro, con la comunità filippina di Roma. «In questi momenti di sofferenza non stancatevi di chiedere il perché, cosi attirerete la tenerezza del Padre».
L'arcivescovo di Manila, il cardinale Luis Tagle, presente nell’incontro, si è commosso ricordando il dolore portato dal tifone «Haiyan», così subito dopo il Papa ha preso la parola. Francesco ha offerto una meditazione di alcuni minuti, a braccio, su come affrontare la sofferenza arrecata da eventi come il tifone. L'incontro, - in agenda per la benedizione di un mosaico raffigurante san Pedro Calungsod, un catechista filippino martire del diciassettesimo secolo, canonizzato da papa Ratzinger il 21 ottobre 2012 - ha avuto presente la sofferenza indotta dal tifone che ha devastato le isole asiatiche. (fonte: VATICAN INSIDER)


“Nei momenti di dolore, non stancatevi di chiedere “perché” al Signore”

Rinascere dalle macerie causate dal super-tifone Haiyan - ribattezzato Yolanda nel Paese - potrebbe essere una lotta impari per molti, "ma non per il popolo filippino" che non dimentica mai "di invocare il Signore" in momenti di "sconforto e disperazione". È quanto ha sottolineato il vescovo di Manila card Luis Antonio Tagle, nel corso di una veglia di preghiera e di adorazione eucaristica per le vittime del disastro che ha colpito le Filippine l'8 novembre scorso. Il porporato invita i fedeli alla continua ricerca di Dio, nella ricostruzione delle loro vite. "Miei cari fratelli e sorelle - ha aggiunto il cardinale - il Signore vi ha ascoltati, perché nel cuore di Gesù sono racchiusi tutti i vostri dolori e le sofferenze. [...] C'è una risposta a tutte le vostre preghiere. Perché attraverso Gesù, il Signore vi ascolterà"...

Guarda anche il nostro precedente post:


Papa Francesco - S. Messa Cappella della Casa Santa Marta - Il "senso del Tempio" - (video e testo)



S. Messa - Cappella della Casa Santa Marta, Vaticano
22 novembre 2013
inizio 7 a.m. fine 7:45 a.m.



Il Papa Francesco: 
ritroviamo il senso dell'adorazione

Il tempio è un luogo sacro in cui ciò che più importa non è la ritualità, ma “adorare il Signore”. Lo ha affermato Papa Francesco all’omelia della Messa celebrata questa mattina a Casa S. Marta. Il Papa ha posto l’accento anche sull’essere umano che in quanto “tempio dello Spirito Santo” è chiamato ad ascoltare dentro di sé Dio, a chiederGli perdono e a seguirlo.

Il Tempio è la casa di pietra dove un popolo custodisce la sua anima davanti a Dio. Ma Tempio sacro è anche il corpo di un singolo individuo, in cui Dio parla e il cuore ascolta. Papa Francesco sviluppa l’omelia su queste due dimensioni, che corrono parallele nella vita cristiana. Lo spunto è venuto dal brano liturgico dell’Antico Testamento, in cui Giuda Maccabeo riconsacra il Tempio distrutto dalle guerre. “Il Tempio – osserva il Papa – come un luogo di riferimento della comunità, un luogo di riferimento del popolo di Dio”, dove ci si reca per molti motivi uno dei quali – spiega – supera tutti gli altri:
“Il Tempio è il luogo dove la comunità va a pregare, a lodare il Signore, a rendere grazie, ma soprattutto ad adorare: nel Tempio si adora il Signore. E questo è il punto più importante. Anche, questo è valido per le cerimonie liturgiche: in questa cerimonia liturgica, cosa è più importante? I canti, i riti – belli, tutto…? Più importante è l’adorazione: tutta al comunità riunita guarda l’altare dove si celebra il sacrificio e adora. Ma, io credo – umilmente lo dico – che noi cristiani forse abbiamo perso un po’ il senso della adorazione, e pensiamo: andiamo al Tempio, ci raduniamo come fratelli – quello è buono, è bello! – ma il centro è lì dove è Dio. E noi adoriamo Dio”.
Dall’affermazione scaturisce la domanda, diretta: “I nostri templi – si chiede Papa Francesco – sono luoghi di adorazione, favoriscono l’adorazione? Le nostre celebrazioni favoriscono l’adorazione?”. Gesù – ricorda il Papa, citando il Vangelo odierno – scaccia gli “affaristi” che avevano preso il Tempio per un luogo di traffici piuttosto che di adorazione. Ma c’è un altro “Tempio” e un’altra sacralità da considerare nella vita di fede:
“San Paolo ci dice che noi siamo templi dello Spirito Santo. Io sono un tempio...

Che il Signore ci conceda questo vero senso del Tempio, per potere andare avanti nella nostra vita di adorazione e di ascolto della Parola di Dio”.


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Vienna - IX Assemblea mondiale di “Religions for Peace”: “Accogliere l’altro”

Circa 600 leader religiosi rappresentanti delle diverse tradizioni di fede sono riuniti a Vienna per affrontare il crescente clima di ostilità verso “l’altro” che si registra nel mondo. “Accogliere l’altro” è infatti il tema della IX Assemblea mondiale di “Religions for Peace”, la più ampia coalizione mondiale delle religioni alla quale fanno parte delegati baha’i, buddhisti, cristiani, ebrei, giainisti, hindù, religioni aborigeni e tradizionali, musulmani, sikh, shintoisti e zoroastriani. Tra i numerosi partecipanti figurano il pastore luterano Olav Fykse Tveit, segraterio generale del Consiglio ecumenico delle chiese (Cec); il Patriarca ecumenico di Costantinopoli Bartolomeo I; il pastore riformato Thomas Wipf, moderatore della sezione europea di Religions for Peace; Maria Voce, presidente del Movimento dei Focolari. È presente anche il cardinale John Onaiyekan, arcivescovo di Abuja (Nigeria). Nella lista dei relatori figura anche il metropolita Mar Gregorios Yohanna Ibrahim, arcivescovo della Chiesa siro-ortodossa di Aleppo, rapito in Siria il 22 aprile insieme al vescovo Paul Yazigi, arcivescovo della Chiesa Greco-Ortodossa di Aleppo. Per i due vescovi e per la Siria, il segretario generale di Religions for peace William Vendlay ha chiesto ai delegati membri di pregare. 
Nel corso dei lavori sono previste sessioni plenarie sulla prevenzione dei conflitti e i processi di riconciliazione, sulla protezione delle minoranza religiose, le migrazioni e la coesione sociale ed sulla lotta alla povertà. L’Assemblea si è aperta ieri con un messaggio del segretario generale delle Nazioni Unite Ban-ki Moon che ha sottolineato l’importanza dell’impegno delle religioni per i diritti umani. “Il potere delle religioni di promuovere la riconciliazione attraverso il perdono - ha detto - può favorire in modo significativo il nostro lavoro per affrontare le cause profonde dei conflitti e raggiungere una pace duratura”. Ed ha subito aggiunto: “Mentre mi congratulo per l’enorme progresso compiuto grazie alle religioni e alle persone di fede, dobbiamo anche riconoscere che sussistono conflitti inquietanti all’interno e tra le comunità religiose. Queste divisioni minacciano la sicurezza per la quale stiamo lavorando”. Ban-ki Moon ha assicurato i leader religiosi del sostegno delle Nazioni Unite per tutti gli sforzi che saranno compiuti per “migliorare la comprensione tra le culture e le religioni” ed ha concluso: “Insieme metteremo a frutto l’enorme potenziale delle religioni per favorire la vera pace”. (fonte: SIR)

È stato firmato questa mattina (ndr. 21/11/2013), a Vienna, nell'ambito di un incontro di Religions for Peace, un documento redatto dai leader delle principali religioni sul tema dell'accoglienza dei migranti, in particolari di coloro che fuggono da guerre e carestie. Pubblichiamo il testo integrale del documento e un'intervista alla persona che, per il Jesuit refugee service, ha partecipato alla sua elaborazione.

Un valore centrale della mia fede è accogliere lo straniero, il rifugiato, lo sfollato, l’altro. Io tratterò loro come vorrei essere trattato io stesso. E inviterò gli altri, compresi i leader della mia comunità religiosa, a fare lo stesso.
Insieme con le autorità religiose, con le organizzazioni confessionali e le comunità di coscienza del mondo affermo: Io accoglierò lo straniero.
La mia fede insegna che la compassione, la misericordia, l’amore e l’ospitalità sono per tutti: chi è nato nel mio Paese e lo straniero, il membro della mia comunità e chi è appena arrivato...


giovedì 21 novembre 2013

Il Papa ai partecipanti alla Plenaria della Congregazione per le Chiese Orientali: «Non mi rassegno a un Medio Oriente senza cristiani»

Questa mattina Papa Francesco ha incontrato i patriarchi e gli arcivescovi maggiori delle Chiese cattoliche dei riti orientali, presenti a Roma per partecipare alla plenaria della Congregazione per le Chiese orientali dedicata alla ricezione del Concilio. I presenti sono intervenuti per descrivere la situazione dei cristiani nel Medio Oriente, in Europa orientale, in India e nelle rispettive comunità della diaspora.
Prima di ascoltare i contributi dei capi delle Chiese orientali, Papa Francesco li ha salutati con un breve discorso...

Sempre nella giornata di oggi, alle 12, nella Sala Clementina del Palazzo Apostolico Vaticano, il Santo Padre ha poi ricevuto in udienza tutti i partecipanti alla Plenaria della Congregazione per le Chiese Orientali. «Questa Sessione – ha detto il Papa - intende riappropriarsi della grazia del Concilio Vaticano II e del successivo magistero sull’Oriente cristiano».
Il Pontefice ha quindi rivolto il suo pensiero al Medio Oriente, «terra benedetta in cui Cristo è vissuto, morto e risorto. In essa – l’ho avvertito anche oggi dalla voce dei Patriarchi presenti – la luce della fede non si è spenta, anzi risplende vivace. Ogni cattolico ha perciò un debito di riconoscenza verso le Chiese che vivono in quella regione. Da esse possiamo, fra l’altro, imparare la fatica dell’esercizio quotidiano di spirito ecumenico e dialogo interreligioso»...


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"Non mi rassegno ad un Medio Oriente senza cristiani"



22 novembre lutto nazionale in ricordo delle vittime dell’alluvione che ha colpito la Sardegna il 18 novembre

Il Consiglio dei ministri ha deciso di rinviare a domani 22 novembre il lutto nazionale in ricordo delle vittime dell'alluvione che ha colpito la Sardegna. Lo riferiscono fonti di governo.

Mentre la Sardegna conta i morti e la macchina dei soccorsi cerca di riportare la situazione alla normalità il Consiglio dei ministri ha proclamato, per oggi 21 novembre, il lutto nazionale in ricordo delle vittime dell’alluvione che ha colpito l’Isola il 18 novembre 2013. Almeno 16 morti, di cui due bambini, ancora un disperso e danni incalcolabili. Tutto questo ha causato il ciclone Cleopatra. Dolore, disperazione e distruzione. Olbia la città più colpita. Oltre 1.749 il numero degli sfollati in Sardegna. Frane, danni a negozi e abitazioni inondati da oltre un metro e mezzo d’acqua. C’è chi ha perso tutto. Circa 20 milioni le risorse stanziate destinate alla ricostruzione. Il premier Enrico Letta ha parlato di “tragedia nazionale” e il Consiglio dei Ministri ha “dichiarato lo stato d’emergenza”... 

È il giorno del lutto. Olbia si ferma e piange i suoi morti, ma con lei si ferma tutta la Sardegna. In questa immane tragedia, provocata dal ciclone Cleopatra, che ha fatto 16 vittime, tutta l’isola si è stretta in un unico abbraccio e ha riscoperto quella solidarietà che, talvolta, ha bisogno di momenti eccezionali per essere attivata.
Qui, in Sardegna, il lutto è stato sempre vissuto da tutta la comunità. In questi due giorni c’è stata davvero una gara per aiutare, per andare incontro a chi aveva perso tutto o aveva visto la sua casa trasformata in un accumulo di fango e detriti. Le famiglie degli sfollati hanno trovato un posto per dormire, oltre che negli alberghi, nelle case messe a disposizione dai parenti e dagli amici, pronti a non far mancare nulla, ma soprattutto a dare conforto, calore umano e speranza. In questo momento le famiglie colpite più che di beni materiali hanno bisogno di sostegno, vicinanza, affetto...

... Il colpo ricevuto in questi giorni è forte. Brutale come l’acqua che si trasforma in fango, micidiale come un fiume che si trasforma in un cimitero. Anche le difese umane sono state vinte dalla mostruosità di una forza invincibile e tremenda. L’immagine di un bambino che perde la vita insieme a suo padre, quando tutt’intorno tutto crolla, è il racconto non solo di un abbraccio, ma anche di una "consegna" senza alternative alla furia della natura.
Questo sguardo, è vero, invita alla delusione, oltre che alla commozione e al dolore. Ma è proprio ora, davanti a quello che accade inopinatamente e non senza responsabilità dell’uomo che la testardaggine di noi sardi sa riemergere prepotentemente. Non solo dicendo "basta!" a incurie e deturpamento dell’ambiente, ma anche ricominciando ad amare – di più, molto di più – tutto quello che ci appartiene: la terra insieme alle persone e il futuro insieme alla speranza. La nostra caparbietà, che talvolta rimane quasi velata per eccesso di discrezione, è la nostra carta da giocare. Fino in fondo...
Leggi tutto: La nostra carta

Si piangono i morti, si scava nel fango, si pensa già alla ricostruzione. La Sardegna è terra troppo orgogliosa per piangersi addosso. Ma le polemiche restano...
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La madre con la sua piccolina di soli due anni. Il padre morto abbracciato al figlio. L'intera famiglia rimasta intrappolata nello scantinato. E poi le donne anziane che non sono riuscite a fuggire, il poliziotto precipitato dal ponte... La loro colpa è stata solo quella di trovarsi nel posto sbagliato al momento sbagliato

In un telegramma al presidente della Conferenza Episcopale sarda, il Pontefice "auspica che non venga meno la solidarietà e il necessario aiuto" in questo momento difficile

Nel pomeriggio di ieri, ad Olbia, l'Arcivescovo Angelo Becciu, Sostituto della Segreteria di Stato, ha partecipato ai funerali delle vittime dell'alluvione in Sardegna. Il Presule, originario dell'isola, è intervenuto al termine della liturgia esequiale con queste parole: "Come figlio di questa terra, mi unisco con profondo affetto alla preghiera di suffragio per questi fratelli e sorelle strappati ai loro familiari da una morte crudele. (...) In questo momento di dolore, il Santo Padre vuole manifestare, attraverso di me, la Sua solidale presenza e l’espressione della Sua accorata partecipazione a questa sciagura che ha colpito la nostra cara terra di Sardegna".

A Olbia, Tempio Pausania, Uras e Torpè le esequie di 15 delle vittime. Il Cdm proclama il lutto nazionale. Il ministro Kyenge: «Dal governo vicinanza morale ed economica».



"Contro il femminicidio: una legge dello Stato, un impegno per la società" di Giacomo Costa

"Contro il femminicidio: 
una legge dello Stato, un impegno per la società" 
di Giacomo Costa

Editoriale di "Aggiornamenti Sociali"
Novembre 2013

"E' in vigore dal 16 ottobre scorso la legge sul fenomeno noto come “femminicidio”. È impossibile non salutarla come un passo avanti di grande importanza nella promozione e nella tutela della vita e dei diritti delle donne, pur con quel fondo di amarezza derivante dal fatto che vorremmo vivere in un mondo e in un Paese dove leggi di questo genere non fossero necessarie. 
Dobbiamo riconoscere che invece non è così: l’approvazione di questa legge pone all’attenzione collettiva il fatto che abbiamo un problema grave (la violenza di genere) e ci addita un bene a cui tendere (la sua eliminazione), adempiendo così anche alla propria funzione pedagogica. Ci dice anche – e questa è la parte confortante – che abbiamo delle risorse per trattare questo problema e la volontà di utilizzarle. Proprio a questi aspetti dedicheremo le riflessioni che seguono, senza commentare in dettaglio il testo della nuova legge né approfondire il fenomeno della violenza di genere e le sue cause. Ci interessa piuttosto mettere in luce che cosa un processo concreto di determinazione di strumenti di policy ci dice sulla società in cui viviamo, sulle sue fatiche e sulle sue risorse, e sul modo in cui è possibile affrontare i problemi sociali. ...
È innegabile come il messaggio biblico contenga una visione della irriducibile diversità e originalità dell’uomo e della donna, nella identica dignità di creature di Dio, come co-protagonisti di un unico progetto ...È però altrettanto vero che la mentalità ecclesiale (ed ecclesiastica) è stata ed è tuttora condizionata dai costumi delle società patriarcali al cui interno si è dipanata la storia della salvezza, portatori di una visione di subordinazione della donna all’uomo, esattamente come contemplavano l’esistenza della schiavitù. Ma se rispetto a quest’ultima la mentalità è radicalmente cambiata, per quanto riguarda le relazioni di genere un ancoraggio acritico a quel mondo, anche nell’approccio alla Scrittura, occulta i problemi e ne ostacola il superamento. Allo stesso tempo il Vangelo non è sempre riuscito a trasformare in profondità le culture in cui si è radicato, spesso anch’esse intrise di una visione della donna limitata o svilente. ...
Per molte ragioni, poi, le istanze di rivalutazione, liberazione ed emancipazione della donna si sono scontrate, almeno in alcune espressioni, con la viva resistenza della Chiesa cattolica. Rileggendo questa vicenda con il dovuto discernimento, vi si possono però scorgere anche delle analogie con quanto avvenuto per i diritti umani e la libertà religiosa: molti di quei valori sono il frutto di semi evangelici che la Chiesa ha gettato nel mondo e che può oggi riscoprire tramite l’apporto di coloro che li hanno fatti fruttificare al suo esterno e talvolta persino contro di lei. La Chiesa potrà riappropriarsene e rigenerarli solo riscoprendone la provenienza evangelica e accogliendo i frutti che essi produrranno anche al suo interno, scoprendo come il riconoscimento effettivo della ricchezza della femminilità e della autentica complementarità dei generi diventi un terreno di annuncio del Vangelo. Inevitabilmente questo cammino investirà anche la questione della condivisione delle responsabilità in seno alla Chiesa, cercando anche con creatività di sciogliere l’ambiguo rapporto che la storia ci consegna tra potere, sesso maschile e sacro: «Il genio femminile è necessario nei luoghi in cui si prendono le decisioni importanti ...
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"Contro il femminicidio: una legge dello Stato, un impegno per la società" di Giacomo Costa

mercoledì 20 novembre 2013

20 novembre Giornata mondiale per i diritti dell’infanzia e adolescenza

“L’umanità deve all’infanzia il meglio di ciò che ha da offrire“ Queste le parole pronunciate a New York, il 20 novembre 1989, dall’allora Segretario Generale Kofi A. Annan, di fronte al’Assemblea delle Nazioni Unite, nel giorno che decretò l’approvazione della Convenzione Internazionale sui Diritti dell’Infanzia.Una decisione storica, eppure solo un piccolo tassello nel lento e graduale cammino verso il riconoscimento dei diritti umani dell’infanzia...
Forse non tutti lo sanno o lo immaginano, ma in Italia vivono oltre un milione di minorenni di origine straniera, e più della metà di loro sono nati nel nostro Paese. Chi si occupa di questi ragazzi? Chi difende i loro diritti, spesso non riconosciuti al pari dei coetanei di origine italiana? Per tenere viva la voglia di rispondere a queste domande e per festeggiare il 24° anniversario della Convenzione sui diritti dell'infanzia si celebra, il 20 novembre, la giornata nazionale per i diritti dell'infanzia e dell'adolescenza...

Stretti in un forte abbraccio, tra urla e pianti inconsolabili. Li hanno recuperati così i tre piccolissimi fratellini siriani scampati alla tragedia di Lampedusa dell’11 ottobre scorso. I loro genitori non ci sono più e alla società spetta il compito di occuparsene, garantendo i loro diritti di base: l’accoglienza in una comunità, la possibilità di essere adottati e di vivere all’interno di una famiglia con un padre e una madre, ricevere un’adeguata istruzione e un’attenta cura sanitaria, poter usufruire dei servizi di assistenza e di ricreazione per lo sviluppo sociale. Queste sono le garanzie fondamentali per cui oggi si celebra la Giornata mondiale per i diritti dell’infanzia e adolescenza. Uno sguardo sull’attualità ci aiuta a fare il punto sulla condizione infantile e adolescenziale e a sottolineare quanto spesso, ai nostri giorni, i diritti dei più piccoli vengano puntualmente disattesi...


Papa Francesco UDIENZA GENERALE 20 novembre 2013 - testo e video


Piazza San Pietro
Mercoledì, 20 novembre 2013


Cari fratelli e sorelle, buongiorno!

Mercoledì scorso ho parlato della remissione dei peccati, riferita in modo particolare al Battesimo. Oggi proseguiamo sul tema della remissione dei peccati, ma in riferimento al cosiddetto “potere delle chiavi”, che è un simbolo biblico della missione che Gesù ha dato agli Apostoli. 
Anzitutto dobbiamo ricordare che il protagonista del perdono dei peccati è lo Spirito Santo. Nella sua prima apparizione agli Apostoli, nel cenacolo, Gesù risorto fece il gesto di soffiare su di loro dicendo: «Ricevete lo Spirito Santo; a chi rimetterete i peccati saranno rimessi e a chi non li rimetterete, resteranno non rimessi» (Gv 20,22-23). Gesù, trasfigurato nel suo corpo, ormai è l’uomo nuovo, che offre i doni pasquali frutto della sua morte e risurrezione. Quali sono questi doni? La pace, la gioia, il perdono dei peccati, la missione, ma soprattutto dona lo Spirito Santo che di tutto questo è la sorgente. Il soffio di Gesù, accompagnato dalle parole con le quali comunica lo Spirito, indica il trasmettere la vita, la vita nuova rigenerata dal perdono.
Ma prima di fare il gesto di soffiare e donare lo Spirito, Gesù mostra le sue piaghe, nelle mani e nel costato: queste ferite rappresentano il prezzo della nostra salvezza. Lo Spirito Santo ci porta il perdono di Dio “passando attraverso” le piaghe di Gesù. Queste piaghe che Lui ha voluto conservare; anche in questo momento Lui in Cielo fa vedere al Padre le piaghe con le quali ci ha riscattato. Per la forza di queste piaghe, i nostri peccati sono perdonati: così Gesù ha dato la sua vita per la nostra pace, per la nostra gioia, per il dono della grazia nella nostra anima, per il perdono dei nostri peccati. È molto bello guardare così a Gesù! 
E veniamo al secondo elemento: Gesù dà agli Apostoli il potere di perdonare i peccati. È un po’ difficile capire come un uomo può perdonare i peccati, ma Gesù dà questo potere. La Chiesa è depositaria del potere delle chiavi, di aprire o chiudere al perdono. Dio perdona ogni uomo nella sua sovrana misericordia, ma Lui stesso ha voluto che quanti appartengono a Cristo e alla Chiesa, ricevano il perdono mediante i ministri della Comunità. Attraverso il ministero apostolico la misericordia di Dio mi raggiunge, le mie colpe sono perdonate e mi è donata la gioia. In questo modo Gesù ci chiama a vivere la riconciliazione anche nella dimensione ecclesiale, comunitaria. E questo è molto bello. La Chiesa, che è santa e insieme bisognosa di penitenza, accompagna il nostro cammino di conversione per tutta la vita. La Chiesa non è padrona del potere delle chiavi, ma è serva del ministero della misericordia e si rallegra tutte le volte che può offrire questo dono divino...
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Nonostante la pioggia battente, si è tenuta come sempre l'udienza generale del mercoledì.
Prima della lettura del Vangelo e del suo intervento, papa Jorge Mario Bergoglio ha compiuto il tradizionale giro a bordo della jeep bianca scoperta, dalla quale, dopo aver chiesto all'autista di fermarsi, è sceso per salutare con affetto una donna anziana.
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