16 LUGLIO
SOLENNITÀ DELLA BEATA VERGINE MARIA DEL MONTE CARMELO
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Fraternità Carmelitana
di Pozzo di Gotto (ME)
Fr. Egidio Palumbo
La memoria delle origini dei Fratelli
della Beata Vergine Maria del Monte Carmelo
| Ingresso della Chiesetta del primo monastero carmelitano sul Monte Carmelo |
| La valle del Monte Carmelo dove fu costruito il primo monastero carmelitano |
L’Ordine dei Frati Carmelitani fu fondato da una comunità di frati eremiti latini, che si stabilirono sul Monte Carmelo in Palestina verso la fine del XII secolo (forse dal 1192, dopo la terza crociata) e gli inizi del XIII secolo, dopo aver compiuto il pellegrinaggio penitenziale ai Luoghi della memoria del Signore Gesù nella Terra Santa, quando essa era occupata dall’Islam e i cristiani organizzavano le crociate per la sua liberazione.
I nostri eremiti, padri fondatori, scelsero di dimorare sul Monte Carmelo, presso la “fonte di Elia”, perché quel luogo evocava le vicende del profeta Elia (cf. 1Re 17-19.21; 2Re 1-9.11). Essi manifestarono così l’intenzione di voler imitare lo stile monastico del profeta Elia, poiché è dentro questa prospettiva che la figura biblica del profeta Elia veniva interpretata dalla tradizione patristico-monastica medievale: Elia era considerato il modello esemplare del monaco.
Ma i nostri padri fondatori erano motivati anche da un ideale più strettamente evangelico (propositum), vale a dire, rimanere e dimorare stabilmente in Terra Santa – terra a quel tempo politicamente instabile e altamente rischiosa per la vita a causa dell’occupazione dell’Islam –, per testimoniare profeticamente che è possibile seguire Cristo e obbedire al suo Vangelo (cf. 2Cor 10,5), dimorando nella Terra Santa come fratelli nel Signore e rivestendosi dell’“armatura di Dio” (cf. 2Cor 10,3-5; Ef 6,10-17), al fine di assumere uno stile di vita evangelico disarmato, disarmante e pacifico, rinunciando a odiarsi e distruggersi, non solo tra cristiani e musulmani, ma anche tra cristiani.
Dopo alcuni anni, i nostri padri fondatori vollero affinare e consolidare il loro ideale evangelico (propositum), evolvendo gradualmente il loro stile di vita da semplice gruppo di eremiti a fratelli eremiti viventi in comunità. Per realizzare questa evoluzione, chiesero ad Alberto, patriarca latino di Gerusalemme, di redigere uno scritto, una breve “forma di vita” di sequela del Signore, che tracciasse le linee bibliche, teologico-spirituali e giuridiche essenziali per crescere come fratelli (fratres) viventi in comunità. Il patriarca latino, dopo attento ascolto del loro “propositum”, tra il 1206 e il 1214 consegnò loro il breve scritto, che denominò «vitae formula». I frati eremiti su indicazione di questo scritto diedero forma alla loro vita, costruirono il monastero e la chiesetta, che dedicarono alla Vergine Maria, a colei che in quanto Sorella, Madre e Patrona, prega con e per il popolo di Dio e per tutta l’umanità (cf. At 1,14).
Dopo varie approvazioni pontificie, la “vitae formula”, scritta dal patriarca Alberto, ricevette da papa Innocenzo IV nel 1247 l’approvazione definitiva e il riconoscimento di vera e propria Regola, dopo che lo stesso papa fece inserire nel testo alcune integrazioni, al fine di permettere ai frati eremiti del Monte Carmelo, venendo a dimorare in Europa, una ulteriore evoluzione del loro stile di vita, ovvero di poter assumere lo stile evangelico-apostolico dei Frati Mendicanti (francescani e domenicani).
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Il significato dello Scapolare della Madonna del Carmine
La celebrazione solenne della Madonna del Carmine apparve in Inghilterra verso la fine del XIV secolo. Successivamente, a partire dal XVI secolo, si diffuse in tutto l’Ordine Carmelitano come festa titolare, dove già dal XV secolo veniva associato a questa festa il dono dell’“abito di Maria”, quello che a partire dal XVI secolo, con il diffondersi delle confraternite, si dirà lo Scapolare (o Abitino) della Madonna del Carmine.
Dunque, secondo la tradizione spirituale carmelitana, lo Scapolare non evoca la veste battesimale, come alcuni tendono a dire oggi, bensì l'“abito di Maria”: “abito” nel senso latino di “habitus”, cioè modo di essere, stile di vita. Ricevere e indossare lo Scapolare del Carmine significa accogliereMaria come modello di vita cristiana, seguendo il primato della sequela di Cristo e del suo vangelo, partecipando alla vita della Chiesa e ispirandosi al carisma e alla spiritualità del Carmelo.
Questo richiede ad ognuno – a seconda della vocazione ricevuta – di compiere una scelta esistenziale, vale a dire accogliere Maria come sorella nella fede e discepola del Signore:
♦ nell'ascolto orante quotidiano della Parola di Dio;♦ nella preghiera perseverante;♦ nell’attitudine contemplativa, imparando a discernere nelle pieghe complicate e complesse della vita e della storia i segni della presenza operante di Dio;♦ nel costruire ovunque relazioni di fraternità e di sororità, di pace e di giustizia, di custodia e cura del creato;♦ nell'annunzio e testimonianza del vangelo;♦ nel servizio solidale e liberante verso i poveri, gli impoveriti, i senza voce e gli “scarti” di umanità del nostro tempo;♦ nell'impegno a promuovere la vera dignità della donna e dell'uomo maschio, affinché siano liberati da ogni forma di patriarcato/matriarcato e in particolare da ogni forma di maschilismo tossico, per ricostruire una relazione uomo-donna più autentica, più umana e più conforme al Vangelo.
Questo, e altro ancora, significa ricevere e indossare lo Scapolare del Carmine, tenendo conto della situazione esistenziale e storica in cui oggi viviamo.
Un’autorevole conferma di accoglienza di Maria come modello di vita cristiana, ci viene dal vangelo che si proclama nella Solennità del 16 luglio della Commemorazione della B. V. Maria del Monte Carmelo. Si tratta della pagina di Giovanni 19,25-27: «Stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria madre di Clèopa e Maria di Màgdala. Gesù allora, vedendo la madre e accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: «Donna, ecco tuo figlio!». Poi disse al discepolo: «Ecco tua madre!». E da quell’ora il discepolo l’accolse con sé».
Alla luce di questa pagina evangelica, l’atto di ricevere lo Scapolare del Carmine rievoca e attualizza il gesto della consegna – da parte di Gesù – della Donna-Madre al figlio-discepolo amato e dell'invito rivolto al figlio-discepolo amato ad accogliere la Madre come un dono prezioso per crescere nel cammino di sequela del Signore Gesù.
Il figlio-discepolo amato rappresenta tutti noi cristiani. Perciò, per vivere meglio l’impegno battesimale della sequela di Cristo Gesù e dell’inserimento nella vita ecclesiale, noi cristiani siamo esortati ad accogliere Maria nel cammino di fede della nostra vita, ad accoglierla come un dono gratuito, prezioso e splendente della Bellezza di Dio. «Madre e Decoro del Carmelo»: così, noi carmelitani, invochiamo colei che ci è Madre, Sorella in umanità e nella fede e Discepola esemplare del Signore Gesù.
