Lampedusa è il luogo in cui si decide il futuro della nostra civiltà. È questo il cuore della riflessione dell'arcivescovo di Palermo e presidente della Fondazione Migrantes, Corrado Lorefice, che legge la visita di papa Leone XIV come un gesto profetico contro la “disumanità” di un Mediterraneo trasformato da precise scelte politiche in “un sepolcro d'acqua”.
Il vescovo ricorda che sulle coste dell'isola giacciono “migliaia di esseri umani” abbandonati come il ferito della parabola del buon samaritano. Per i cristiani quel corpo ferito è “il corpo stesso di Cristo”: qui “l'umano e il cristiano coincidono”.
Lorefice definisce la Sicilia una “zattera” chiamata a custodire e salvare l'umanità ferita, mentre denuncia che Lampedusa rappresenta oggi “uno sfregio” alla Costituzione italiana, fondata sul riconoscimento della dignità di ogni persona. “La nostra Costituzione, in un momento magico, purtroppo oggi brutalmente ignorato, ha raccolto diversità politiche e storiche in quel territorio condiviso che è il vangelo dell’umano”.
Si rischia di tornare verso “l'orrore di un nuovo Auschwitz”, perché i campi di sterminio iniziano sempre dall'indifferenza. Da qui l'appello a scegliere da che parte stare: non con i muri e la paura, ma con la condivisione, l'accoglienza e la difesa di chi fugge da guerre, sfruttamento e saccheggio delle risorse. Solo così il Mediterraneo potrà tornare a essere un mare di speranza e non di morte.
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