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domenica 23 agosto 2020

Chi sono io per te? Commento al Vangelo a cura di Don Giovanni Berti


Chi sono io per te?
Commento al Vangelo
XXI Domenica T. O. anno A
23 agosto 2020
di Don Giovanni Berti


Matteo 16,13-20

Che effetti sta avendo questa pandemia sulla Chiesa e sulla vita di fede nei cristiani?
Si parla di una fortissima riduzione della partecipazione alla messa domenicale e questo non solo perché per un periodo non si poteva andare e ora ci sono posti limitati. La situazione di lockdown sembra aver accelerato la progressiva diminuzione della partecipazione dei cristiani battezzati alla preghiera comunitaria domenicale. A parte la messa, che fine sta facendo il legame dei cristiani con Gesù?
Interessante in questo passo del Vangelo è la collocazione del dialogo tra Gesù e i suoi amici.
L’evangelista Matteo presenta il Maestro che porta i discepoli in una regione pagana, a nord, lontana da Gerusalemme, il centro della fede dei Padri antichi e luogo del culto ufficiale nel Tempio. Cesarea di Filippo è una città pagana in costruzione, e li vicino ci sono le fonti del fiume Giordano con un luogo che secondo la tradizione pagana era la porta degli inferi, luogo dei morti.
È proprio lì, lontano da tutto e tutti, da ogni condizionamento culturale e religioso ebraico, che Gesù fa la domanda delle domande per ogni discepolo: “chi sono io per te?”
La domanda inizia un po’ “alla larga” con il chiedere cosa la gente ha capito di lui, e nella risposta dei discepoli c’è tutta la confusione e l’ignoranza di chi non ha capito bene chi sia Gesù. Viene confuso con suo cugino Giovanni che sarebbe risorto non si sa come, oppure scambiato per uno dei profeti antichi redivivi. Sembra che per capire Gesù si debba guardare solamente al passato… Gesù poi domanda in maniera più diretta a chi ha davanti in quel momento e che è “costretto” a non mentire: “Ma voi, chi dite che io sia?”
È una domanda diretta che non si può scappare, posta direttamente da Gesù che parla ai loro orecchi e al loro cuore. È la domanda che fa anche a me, a noi, se non fuggiamo e se non facciamo finta di non sentire.
Ho bisogno che questa domanda mi sia rivolta più e più volte, perché è dall’ascolto della domanda che dipende la mia fede. Se non mi metto in ascolto di Gesù che mi domanda “chi sono io per te” rischio di far morire la mia fede perché non c’è nulla che la tiene accesa e stimolata. E una fede che non è tenuta accesa si trasforma in una vita religiosa di facciata, fatta di una serie di pratiche religiose esterne che basta poco siano anch’esse spazzate via, come abbiamo visto che sta succedendo in questo periodo.
Alla domanda di Gesù, Pietro risponde in modo forte e profondo (“Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente”) e lo stesso Gesù riconosce che in questa risposta c’è una azione dello Spirito di Dio nel cuore aperto e disponibile dei discepoli. Gesù riconosce che se un credente tiene acceso il desiderio di imparare, crescere e ascoltare, lo Spirito di Dio riesce a farsi sentire.
“Chi sono io per te” è la domanda quindi da ascoltare non solo quando siamo in chiesa durante le liturgie, ma in ogni istante della nostra vita, in ogni situazione di vita bella o brutta, serena o impegnativa nella quale ci troviamo. “Cosa mi dice Gesù in questa situazione?” è la domanda da tenere sempre accesa con la fede che in qualche modo, anche se non sempre è chiaro, una risposta mi arriva e Gesù, che come maestro mi vuole guidare e soprattutto non mi abbandona.
A Pietro Gesù consegna le chiavi del Regno dei cieli e gli dice: “Tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli”. Non è una consegna di potere, ma un affidamento fatto in fiducia. Gesù chiama Pietro a fidarsi di lui e lui stesso si affida a Pietro perché custodisca i suoi insegnamenti. Questo atto di fiducia che Gesù fa nei confronti di Pietro e degli altri lo fa anche con me, con tutti noi. Per avere le chiavi basta solo una cosa, semplice quanto fondamentale: ascoltare la domanda “chi sono io per te?”…