Il Papa: di fronte all’ansia di avere,
Gesù promette ciò che vale di più
Al Regina Caeli il Pontefice, commentando il Vangelo domenicale, specifica che il posto preparato da Cristo per ogni uomo nella casa di Dio è un mondo nuovo, “alla portata di tutti” e nel quale “l’accoglienza cancella l’esclusione; l’abbondanza non comporta più diseguaglianza”. Un mondo diverso da quello “in cui ancora siamo in cammino” dove “ad attirare l’attenzione sono i luoghi esclusivi, le esperienze alla portata di pochi”. “In Dio ognuno è finalmente se stesso”
Piazza San Pietro gremita di fedeli (@VATICAN MEDIA)
Promette all’uomo un mondo nuovo Gesù. Che accoglie tutti, dove c’è letizia e fratellanza, e ciascuno a un “valore infinito”. Quando nell’ultima cena, prima di morire, assicura agli apostoli di preparare per loro “un posto”, perché dove è Lui siano anche tutti i suoi discepoli, garantisce “che in Dio c’è posto per ciascuno”. Lo spiega Leone XIV al Regina Caeli, affacciato su piazza San Pietro dal suo studio, al terzo piano del Palazzo Apostolico, evidenziando che le parole di Cristo, alla luce della Pasqua “sprigionano il loro pieno significato”, scaldano “il cuore” e donano “speranza”.
Davanti alla morte, Gesù parla di una casa, questa volta molto grande: è la casa del Padre suo e Padre nostro, dove c’è posto per tutti. Il Figlio si descrive come il servo che prepara le stanze, perché ogni fratello e sorella, arrivando, trovi pronta la sua e si senta da sempre atteso e finalmente ritrovato.
Ciò che vale di più
Se nella realtà in cui vive l’uomo è attratto da ciò che è d’élite, singolare e riservato solo ad alcuni, Gesù offre qualcosa di diverso.
Nel mondo vecchio in cui ancora siamo in cammino, ad attirare l’attenzione sono i luoghi esclusivi, le esperienze alla portata di pochi, il privilegio di entrare dove nessun altro può. Invece, nel mondo nuovo in cui il Risorto ci porta, ciò che vale di più è alla portata di tutti.
Il posto che cerchiamo per tutta la vita
Non perché è per tutti il “mondo nuovo” promesso da Gesù “perde attrattiva”, chiarisce il Papa, anzi, essendo “aperto” a chiunque “dà gioia”, perché “la gratitudine prende il posto della competizione; l’accoglienza cancella l’esclusione; l’abbondanza non comporta più diseguaglianza”. E inoltre “nessuno è confuso con qualcun altro, nessuno è perduto”.
La morte minaccia di cancellare il nome e la memoria, ma in Dio ognuno è finalmente sé stesso. In verità, è questo il posto che cerchiamo per tutta la vita, talvolta disposti a tutto pur di avere un po’ di attenzione e di riconoscimento.
Fraternità e pace il nostro destino
Quella di Gesù è una proposta di fede, un invito ad avere fede in Dio e in Lui; fede che “libera il nostro cuore dall’ansia di avere e di ottenere” e “dall’inganno di rincorrere un posto di prestigio per valere qualcosa”.
Ognuno ha già valore infinito nel mistero di Dio, che è la vera realtà. Amandoci l’un l’altro come Gesù ci ha amato, ci doniamo questa consapevolezza. È il comandamento nuovo: anticipiamo così il cielo sulla terra, riveliamo a tutti che la fraternità e la pace sono il nostro destino.
Il Palazzo Apostolico (@VATICAN MEDIA)
Aperti a tutti e attenti a ciascuno
In pratica, conclude il Pontefice, “nell’amore”, “in mezzo a una moltitudine di fratelli ognuno scopre di essere unico”. Da qui l’incoraggiamento a pregare Maria affinché “ogni comunità cristiana sia una casa aperta a tutti e attenta a ciascuno”.
(fonte: vatican News articolo di Tiziana Campisi 03/05/2026)
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A Maria la preghiera di Leone
per la comunione nella Chiesa e la pace nel mondo
Dopo il Regina Caeli dal Palazzo apostolico, all'inizio del mese di maggio il Pontefice sottolinea il valore della recita del Rosario e affida le sue intenzioni all'intercessione della Vergine. Nella Giornata mondiale della libertà di stampa, ricorda giornalisti e reporter che perdono la vita sul campo per raccontare i conflitti. Poi il ringraziamento all'associazione Meter per i suoi vent'anni di attività e il saluto ai peruviani a Roma che festeggiano la Virgen de Chapi
L'affidamento alla Vergine Maria, soprattutto per la fraternità nel mondo; il ringraziamento a quanti si adoperano per la tutela dei minori più vulrnerabili; il saluto ai peruviani che sono nel cuore del Papa. Così, dopo il Regina Caeli di stamani, 3 maggio, il Papa si è rivolto ai numerosi fedeli riuniti in piazza San Pietro.
A Maria l'affidamento della preghiera per la pace
All'inizio del mese di maggio, tradizionalmente dedicato alla Vergine Maria, il Pontefice invita a pregare il Rosario, in particolare rivolgendo il pensiero alle ferite del mondo a causa della violenza. È un tempo, ricorda, "in cui tutta la Chiesa si rinnova la gioia di ritrovarsi nel nome di Maria nostra Madre, specialmente a pregare insieme il Rosario. Si rivive l’esperienza di quei giorni, tra l’Ascensione di Gesù e la Pentecoste, quando i discepoli si ritrovavano nel Cenacolo a invocare lo Spirito Santo: Maria Santissima era in mezzo a loro e il suo cuore custodiva il fuoco che animava la preghiera di tutti".
Vi affido le mie intenzioni, in particolare per la comunione nella Chiesa e la pace nel mondo.
Il ricordo dei giornalisti vittime di guerre
Oggi, 3 maggio, si celebra la Giornata mondiale della libertà di stampa, promossa dall'UNESCO. Una occasione per ricordare ai governi la necessità di rispettare il loro impegno nell'offrire garanzie per una informazione libera. È una giornata di sostegno ai media che, si legge sul sito dedicato, sono bersaglio di restrizioni, e di memoria per quei giornalisti che hanno perso la vita nell'inseguimento di una notizia. Leone non li dimentica, non trascura questo aspetto così cruciale che riguarda la società civile. Chiare le sue parole:
Purtroppo questo diritto è spesso violato, in modo a volte flagrante, a volte nascosto. Ricordiamo i numerosi giornalisti e reporter vittime delle guerre e della violenza.
Il grazie all'associazione Meter, da 20 anni a tutela dei minori
Tra i saluti del Papa dopo la preghiera mariana, anche quelli indirizzati all'associazione Meter Ets, che da lungo tempo si batte per la tutela dei minori:
Saluto l’Associazione “Meter”, che da trent’anni si impegna per difendere i minori dalla piaga degli abusi, coinvolgendo la comunità ecclesiale e quella civile, educando a stare vicino alle vittime e a fare prevenzione. Grazie per il vostro servizio!
Numerosi sono i servizi offerti dall'associazione: dal centro di ascolto al centro di ricerca, dal centro di ascolto a quello antibullismo, da un polo di formazione ed educazione a uno polifunzionale. Tra le attività portate avanti da questa realtà c'è quella che ruota attorno alla stimolazione di "azioni contro lo sfruttamento sessuale sui minori e contro ogni altra forma di aggressione fisica, culturale, psicologica e spirituale perpetrata sugli stessi", si legge sul sito. I dati del Report 2025 “Bambini Vittime", presentati a fine febbraio a Roma, evidenziano trend emergenti e criticità, insieme a proposte operative rivolte alle istituzioni e agli operatori dell’informazione; si analizza l’espansione della pedofilia e della pedopornografia, oggi alimentata da nuovi canali criptati, strumenti digitali avanzati e intelligenza artificiale.
Il saluto ai peruviani di Roma, devoti alla Virgen de Chapi
Tra i fedeli di Roma e i pellegrini venuti da molti Paesi, ci sono gli insegnanti de Las Escuelas de las Hermanas Franciscanas de los Sagrados Corazones, gruppi da Madrid e Granada, da Minneapolis e dalla Malesia. Un saluto speciale è rivolto ai peruviani che a Roma formano l’Associazione Virgen de Chapi de Arequipa. A loro l'affetto del Papa, che ha vissuto in Perù parte della sua missione.
La Virgin de Chapi (dal sito dell'arcivescovado di Arequipa)
L'immagine è molto venerata soprattutto al sud del Paese latinoamericano, in particolare nella regione di Arequipa. La sua storia risale al 1655 ed è legata in origine a diversi villaggi di Churajon denominati La Huaca o Sahuaca, evangelizzati dai gesuiti di Moquehua. A metà del 1700, in seguito all'imposizione di deviare il corso dell'irrigazione di quelle terre, l'immagine della Madonna fu spostata, dalla cappella eretta là, verso la gola di Chapi. Nel 1798, si decise il trasferimento verso Sogay, ma la tradizione narra che non fu possibile spostare la statua oltre la prima salita. Diverse donne di lingua quechua udirono una voce che attribuirono all'immagine della Madonna: «Chaypi, Chaypi», che significa «Qui, qui». Da allora è rimasto nella devozione popolare l'appellativo di «Nostra Signora di Chapi». Dopo il terremoto del 1868, si costruì una nuova cappella completata vent'anni dopo. Negli anni a seguire, durante i lavori di scavo per l'edificazione di un nuovo luogo sacro dove ospitarla, si racconta di un ulteriore fatto prodigioso legato all'invocazione della Vergine da parte di uno degli scalpellini che a Lei si raccomandò affinché fornisse acqua agli operai: sgorgò immediatamente sotto una pietra vicina, acqua a cui fu attribuita anche la guarigione di una persona che soffriva di problemi alla vista. Oggi è nota come l'«Occhio del Miracolo». Il Santuario arcidiocesano nella forma attuale nasce il 28 aprile 1986, la cui consacrazione avvenne nel 1995. Nel 1983 l'immagine della Madonna fu portata ad Arequipa.
(fonte: vatican News articolo di Antonella Palermo 03/05/2026)
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Il testo integrale:
Leone XIV
Cari fratelli e sorelle, buona domenica!
Nel tempo pasquale, come la Chiesa nascente, ritorniamo a parole di Gesù che sprigionano il loro pieno significato alla luce della sua passione, morte e risurrezione. Quello che prima ai discepoli sfuggiva o provocava turbamento, ora riaffiora alla memoria, scalda il cuore e dona speranza.
Il Vangelo proclamato questa domenica (Gv 14,1-12) ci introduce nel dialogo del Maestro con i suoi durante l’Ultima Cena. In particolare, ascoltiamo una promessa che ci coinvolge fin da ora nel mistero della sua risurrezione. Gesù dice: «Quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, verrò di nuovo e vi prenderò con me, perché dove sono io siate anche voi» (v. 3). Gli Apostoli scoprono così che in Dio c’è posto per ciascuno. Due di loro lo avevano sperimentato sin dal primo incontro con Gesù, presso il fiume Giordano, quando Lui si era accorto che lo seguivano e li aveva invitati a fermarsi quel pomeriggio a casa sua (cfr Gv 1,39). Anche ora, davanti alla morte, Gesù parla di una casa, questa volta molto grande: è la casa del Padre suo e Padre nostro, dove c’è posto per tutti. Il Figlio si descrive come il servo che prepara le stanze, perché ogni fratello e sorella, arrivando, trovi pronta la sua e si senta da sempre atteso e finalmente ritrovato.
Carissimi, nel mondo vecchio in cui ancora siamo in cammino, ad attirare l’attenzione sono i luoghi esclusivi, le esperienze alla portata di pochi, il privilegio di entrare dove nessun altro può. Invece, nel mondo nuovo in cui il Risorto ci porta, ciò che vale di più è alla portata di tutti. Ma non per questo perde attrattiva. Al contrario, ciò che è aperto a tutti ora dà gioia: la gratitudine prende il posto della competizione; l’accoglienza cancella l’esclusione; l’abbondanza non comporta più diseguaglianza. Soprattutto, nessuno è confuso con qualcun altro, nessuno è perduto. La morte minaccia di cancellare il nome e la memoria, ma in Dio ognuno è finalmente sé stesso. In verità, è questo il posto che cerchiamo per tutta la vita, talvolta disposti a tutto pur di avere un po’ di attenzione e di riconoscimento.
«Abbiate fede», ci dice Gesù. Ecco il segreto! «Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me» (Gv 14,1). Proprio questa fede libera il nostro cuore dall’ansia di avere e di ottenere, dall’inganno di rincorrere un posto di prestigio per valere qualcosa. Ognuno ha già valore infinito nel mistero di Dio, che è la vera realtà. Amandoci l’un l’altro come Gesù ci ha amato, ci doniamo questa consapevolezza. È il comandamento nuovo: anticipiamo così il cielo sulla terra, riveliamo a tutti che la fraternità e la pace sono il nostro destino. Nell’amore, infatti, in mezzo a una moltitudine di fratelli ognuno scopre di essere unico.
Preghiamo allora Maria Santissima, Madre della Chiesa, perché ogni comunità cristiana sia una casa aperta a tutti e attenta a ciascuno.
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Dopo il Regina Caeli
Cari fratelli e sorelle,
è iniziato il mese di maggio: in tutta la Chiesa si rinnova la gioia di ritrovarsi nel nome di Maria nostra Madre, specialmente a pregare insieme il Rosario. Si rivive l’esperienza di quei giorni, tra l’Ascensione di Gesù e la Pentecoste, quando i discepoli si ritrovavano nel Cenacolo a invocare lo Spirito Santo: Maria Santissima era in mezzo a loro e il suo cuore custodiva il fuoco che animava la preghiera di tutti. Vi affido le mie intenzioni, in particolare per la comunione nella Chiesa e la pace nel mondo.
Oggi si celebra la Giornata mondiale della libertà di stampa, patrocinata dall’UNESCO. Purtroppo questo diritto è spesso violato, in modo a volte flagrante, a volte nascosto. Ricordiamo i numerosi giornalisti e reporter vittime delle guerre e della violenza.
Saluto con affetto tutti voi, fedeli di Roma e pellegrini venuti da molti Paesi!
Do il benvenuto agli insegnanti – religiose e laici – de Las Escuelas de las Hermanas Franciscanas de los Sagrados Corazones; come pure ai fedeli di Madrid e di Granada, di Minneapolis e a quelli della Malesia; e ai peruviani che a Roma formano l’Associazione Virgen de Chapi de Arequipa.
Saluto l’Associazione “Meter”, che da trent’anni si impegna per difendere i minori dalla piaga degli abusi, coinvolgendo la comunità ecclesiale e quella civile, educando a stare vicino alle vittime e a fare prevenzione. Grazie per il vostro servizio!
Sono lieto di accogliere i fedeli di Padova, il “Gruppo Giovani Valdaso” e il “Punto Giovani” della Comunità Camilliana di Piossasco, l’Azione Cattolica del Vicariato di Noale, i ragazzi di Verolanuova e Cadignano, il Coro giovanile di Coredo-Predaia e gli studenti del Liceo Fardella – Ximenes di Trapani.
A tutti auguro una buona domenica!

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