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martedì 4 gennaio 2022

Franco Cardini "Bergoglio è quello che sembra: un cristiano"

Cardini: un'opera in due testi epistolari



Franco Cardini
Bergoglio è quello che sembra:
un cristiano


Non lo conosciamo abbastanza, questo Papa. Non lo abbiamo capito. Le folle immense che lo acclamano e i massicci ben agguerriti reparti di gente che lo detesta si ostinano a non capirci nulla, inquadrandolo in vecchi schemi, in polverosi stereotipi. Reazionario o progressista, globalizzatore o multilateralista, eretico veterocattolico o eretico utopista, filosionista o criptoantisemita, flessibile e possibilista un po’ cinico o ferreo e determinato Realpolitiker. Balle. Jorge Mario Bergoglio è esattamente quello che sembra: è un cristiano, il suo linguaggio è Sic-sic, Non-non.

Ha scritto un lungo saggio, un vero e proprio testo nel senso esegetico-filologico del termine. Lo ha redatto in due tempi distinti, due fondamentali formidabili encicliche: Laudato sì, sull’amore di Dio per gli esseri umani e tutto il creato e questi per Lui; e Fratelli tutti, sui rapporti degli esseri umani fra loro. L’Amore è il solo, il grande protagonista di questa sinfonia in due tempi: Amore fra il Padre e i Suoi figli, Amore tra fratelli.

L’Amor che move il sole e l’altre stelle. Se al Suo volere tutto il cosmo si conforma, tanto più immensa giganteggia la libertà dell’uomo, che ha l’immenso potere d’inceppare questo formidabile ma delicatissimo ingegno. E terribile la responsabilità di chi si rende responsabile di opporsi al Disegno divino.

Rileggetevi oggi la Laudato si’: tutta, dalla prima all’ultima parola, comprese le molte e fitte note, i pacati inesorabili atti d’accusa relativi ad autentici crimini contro l’umanità commessi per desiderio di potenza e per sete inestinguibile di lucro e di profitto. Da anni tutto ciò è stato denunciato: e il denunziatore, che ha firmato con nome e cognome la sua implacabile requisitoria senza tacere l’identità dei responsabili, continua a proclamare alta la sua accusa. Vox clamantis in deserto.

Se non lo avete fatto, procuratevi una copia della Fratelli tutti, edita nel 2020 dalla Libreria Editrice Vaticana. Il prete Francesco, figlio e seguace d’Ignazio di Loyola, ha perfettamente interpretato il messaggio profondo di frate Francesco, il povero cavaliere del Cristo Re per il quale, finché era nei peccati, troppo amara sembrava la vista dei lebbrosi che – quando il Signore lo ebbe chiamato – si convertì in dolcezza indicibile.

Ma i cavalieri e i lebbrosi non sono una fiaba medievale, come non lo è madonna Povertà, la Sposa. Al tempo di frate Francesco, nella pur dura e violenta Christianitas, le strade per seguire il Cristo e per fare la volontà del Padre erano molte, ed egualmente legittimo il seguirne una qualunque. Ora, al tempo di prete Francesco servus Jesus, la via si è ristretta e tutte le altre si sono chiuse. Allora, era possibile nudus Nudum sequi o no: oggi non c’è più scelta, il mondo è un immenso gommone carico di migranti e noi ci siamo tutti sopra. E riusciremo tutti a raggiungere un porto, o periremo.

Eppure, per salvarci, non c’è alcun bisogno di scelte eroiche. Nessuno ci chiede la povertà universale, nessuno c’impone l’assoluta rinunzia e la totale abnegazione. Il fardello della croce, insostenibile per un Uomo solo anche se quell’Uomo era Dio, può diventare lieve se lo sosterremo tutti insieme. Fratelli tutti ci chiede la ridistribuzione sostenibile dei beni, la ripartizione equa che non conduca all’impossibile livellamento ma che assicuri concordia e dignità. È la sintesi del “documento di Abu Dhabi” siglato il 4 febbraio 2019 da papa Francesco e dal grande imam Ahmad al-Tayyeb.

“Ama e fa’ quel che vuoi”, dichiara con semplicità Aurelio Agostino. Quanto tutto diventa difficile e complicato, la spada dell’apostolo Paolo, la Verità che fa liberi, può tagliare agevolmente il nodo di Gordio della menzogna che ci avvolge.