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mercoledì 21 agosto 2019

Simboli religiosi usati in modo inadeguato anche al Senato ...

Simboli religiosi 
usati in modo inadeguato anche al Senato ...

Nel dibattito sulla fiducia al Presidente del Consiglio più volte sono stati citati e usati simboli religiosi. Una deriva, questa volta in un'aula parlamentare, che crea imbarazzo e che impone più di una riflessione.

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Crisi di governo: rosari, vangelo, cuore di Maria. 
La religione fa irruzione nel dibattito

Conte, Salvini, Renzi tirano in ballo a modo loro il sentimento cristiano. E la presidente Casellati è costretta a richiamare tutti all’ordine «laico»



«Dio ti vede, Stalin no» era lo slogan coniato per la Democrazia Cristiana da Giovanni Guareschi durante la campagna elettorale del 1948. Da allora, mai come oggi la religione ha fatto irruzione in un dibattito politico. Crocifissi, rosari, immacolato cuore di Maria, citazioni di papi e vangeli: i simboli della fede sono risuonate più volte nell’aula di Palazzo Madama, tempio laico della democrazia di uno stato laico.

Il primo a tirare in ballo l’Altissimo è stato il presidente del consiglio Conte: nella sua reprimenda contro Salvini il premier non ha tralasciato di sottolineare quanto il suo vice avesse fatto ricorso all’ostensione di rosari nelle piazze in cui teneva comizi, chiedendo che i simboli religiosi non entrassero nell’agone politico. In tutta risposta Salvini, che gli sedeva accanto, ha estratto di tasca un rosario e l’ha baciato.

Il gesto è stato replicato poco dopo dallo stesso Salvini, nel corso dell suo intervento: ha rivendicato il diritto a invocare la protezione sull’Italia «dell’immacolato cuore di Maria». Immediato e rumorosa la reazione dell’aula, tanto che la presidente dell’assemblea Elisabetta Casellati è dovuta intervenire invitando Salvini a non mostrare simboli religiosi in aula. Salvini, tuttavia, ha chiuso il suo intervento citando, sempre mentre l’aula rumoreggiava, Giovanni Paolo II.

Il sentimento religioso è tornato però a fare capolino durante l’intervento di Matteo Renzi: dai banchi del Pd l’ex premier e segretario dem ha detto di condividere con il rivale Salvini la fede cristiana e ha fatto ricorso a una citazione del Vangelo secondo Matteo («ovviamente...»): «Ero straniero e mi avete accolto, avevo fame e mi avete dato da mangiare...», citazione che ha accompagnato la richiesta di fare sbarcare subito i migranti bloccati sulla open Arms.

La commistione tra religione e politica ritorna anche nell’intervento del senatore del M5S Nicola Morra: anche l’esponente pentastellato, nonché presidente della commissione antimafia, critica il Salvini che sventola rosari in pubblico e in particolare fa riferimento al fatto che in alcune terre del Sud, questo è un simbolo non solo religioso ma anche mafioso.


Rosari esibiti e baciati, citazioni di Giovanni Paolo II e consigli per la lettura del Vangelo. Di Matteo, ovviamente. Dal Matteo ex premier a quello ormai quasi ex ministro dell’Interno e vicepremier. La cronaca della formalizzazione della crisi di governo registra anche questo ennesimo uso improprio dei simboli religiosi, ridotti a meri oggetti, quasi dei portafortuna. Non è una novità, dato che Salvini vi aveva ampiamente e platealmente fatto ricorso durante la campagna elettorale per le europee.

Ma ieri c’è stato un ulteriore salto di "qualità", perché il tutto si è svolto nell’aula del Senato (ed è probabilmente una prima volta), dove l’uso di quei simboli è vietato dal regolamento, come ha fatto notare il presidente, Maria Elisabetta Alberti Casellati, stigmatizzando prontamente lo "sgarbo istituzionale" del leader leghista. E dove il comportamento di Salvini ha dato la stura a un dibattito nel dibattito, che ha alternato toni seri, sfottò francamente censurabili ed evidenti esagerazioni come quella del presidente della commissione antimafia, Nicola Morra (M5s) che equipara di fatto l’ostentazione del Rosario e il votarsi alla Madonna a mandare messaggi alla ’ndrangheta.

Il tutto è stato originato da un passaggio del premier Giuseppe Conte che ha rimproverato proprio a Salvini la sua disinvolta condotta rispetto agli oggetti sacri. ...


Nel dibattito in Senato sulla fiducia a Conte, più volte sono stati citati e usati simboli religiosi. Il commento del gesuita e politologo padre Francesco Occhetta

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Vedi anche alcuni dei nostri post precedenti:



Quegli squadristi allergici alla Costituzione e all’impegno civile


Quegli squadristi allergici alla Costituzione e all’impegno civile


Gli squadristi non possono sopportare che esistano ancora donne e uomini che hanno nel cuore la Costituzione.
Diventano furie quando scoprono che non possono fare quello che vogliono e che cresce il fronte di chi ha deciso di contrastarli e di contestarli.
Così scatenano la macchina del fango contro le organizzazioni non governative, contro la Guardia Costiera, contro i sacerdoti che amano il Vangelo, contro i cronisti che non subiscono il fascino del felpa, contro intellettuali, scrittori, giornalisti che ancora osano fare domande e ribellarsi in nome dei diritti umani e civili.
“Perché non li portate a casa vostra, ululano coloro che, a casa loro, non hanno mai ospitato neppure un connazionale povero e disperato..”
Strepitano contro gli ultimi della terra, ma tacciono sulle guerre, sullo sterminio da fame, sulla vendita delle ami, sul commercio degli “Scarti umani” che fanno le fortune dei Trump e dei Putin.
Chiudono le fontanelle ai migranti, ma non invocano “Tolleranza zero” di fronte al caporalato o alle morti sul lavoro, forse hanno paura di perdere i consensi di qualche padroncino “Bianco e razzista”
Odiano anche Francesco perché odiano chiunque costruisca i ponti del dialogo, dell’inclusione, della solidarietà.
Allora giù botte fango contro i cosiddetti “Buonisti”, ancor più se si tratta di donne coraggiose, autorevoli e conosciute per il loro impegno civile da Michela Murgia a Luciana Litizzetto, da Fiorella Mannoia a Paola Turci, da Asmae Dachan a Federica Angeli.
Imparino a tacere, senza disturbare don Rodrigo e i suoi bravi.
Chi prova a reagire viene insultato perché “Vogliono imbavagliarci” come strepitano i lupi travestiti da agnelli.
Del resto sono gli eredi di quelli che “Matteotti se l’é andata a cercare...”
Per questo bisogna reagire e non lasciare mai sole o soli i bersagli dei pestaggi mediatici, promossi e organizzati da vere e proprie centrali della provocazione.
L’articolo 21 della Costituzione non tutela il diritto alla diffamazione, all’ingiuria, al linciaggio.
Si tratta di reati e come tali vanno denunciati, perseguiti, sanzionati.
Spetta ciascuno di noi farlo e mettersi a disposizione di chi deciderà di reagire, sempre, comunque, dovunque.
Non sappiamo quando e quale governo si formerà, ma ci auguriamo che oltre al “Taglio” dei parlamentari voglia anche occuparsi di “Tagliare” le norme incostituzionali già approvate e di disarmare gli squadristi che, in questa stagione, hanno goduto di omissioni, compiacenze, opportunistiche vigliaccherie.



martedì 20 agosto 2019

Le polemiche possono aspettare. Le persone a bordo non più di Pietro Bartolo


Le polemiche possono aspettare. 
Le persone a bordo non più
di Pietro Bartolo

Migranti. Le ferite dell’anima di tutte le persone a bordo di quella nave, io le sento da qui. Nella definizione di emergenza sanitaria non bisogna mai sottovalutare l’aspetto psicologico tanto dei naufraghi, fortemente provati dalla traversata, quanto dell’equipaggio a bordo


È così, in un caldo agosto italiano, che il mito del capitano si è sciolto al sole. Lui, il ministro della paura che non voglio neanche nominare, ha cominciato ad avere paura, ha riposto nell’armadio i panni del bullo per mostrare l’immagine di un uomo provato. Un uomo che cerca in tutti i modi di ricucire il legame coi Cinque Stelle. Altro che capitano, si è rivelato solo un codardo. Uno dei tanti, insomma, che hanno paura di perdere la poltrona e il comando.

È questo, che resta all’orizzonte, oltre le spiagge e gli ombrelloni degli italiani in ferie: un uomo spaventato che non vuole ammettere la sconfitta.

Dal mio canto, se davvero – come sembra – l’esperienza del governo gialloverde dovesse volgere al termine, mi sentirei sostanzialmente sollevato al pensiero che si possa mettere la parola fine a una disavventura politica che ogni giorno mostrava segni di pericolo per la nostra democrazia.
Perché dietro una propaganda fondata sull’odio e sulla paura, quel che stava avvenendo era l’esatto opposto: si stava mettendo in pericolo il bene degli italiani, la solidità di un popolo con una storia ben radicata, l’economia, la credibilità internazionale del Paese.

C’è chi ancora mostra timore nell’ammettere che un ipotetico accordo di governo con le forze democratiche del Paese abbia il fine di cacciare il seminatore d’odio: per me non c’è obiettivo più alto della cacciata dei barbari.

Perché non serve dire che la nostra democrazia non sia in pericolo: oltre le parole, ci sono fatti ed episodi che troppo spesso hanno rievocato un ventennio che è bene rimanga invece nei libri di storia. Lui ha staccato la spina al governo del quale faceva parte per arroganza e prepotenza.

E oggi mostra la debolezza tipica dei bulli di quartiere.

Adesso dobbiamo guardare agli italiani, ai tanti in cui quella paura è stata instillata: l’Italia di questa calda estate è affollata di gente spaventata, ma che è anche organizzata, laddove invece spostando lo sguardo a sinistra si vede solo disorganizzazione.

La sinistra ha davanti a sé un lavoro importante: ritrovare la rotta, ammettere i propri errori e non soltanto perché è il suo popolo a chiederglielo, ma soprattutto per non ripeterli ancora, e ancora, e ancora. Siamo sbandati, c’è stato un allontanamento della gente dal Pd e dai partiti della sinistra e per questo ciascuno di noi deve soltanto fare mea culpa.

Dobbiamo tornare ad ascoltare la base, a confrontarci con le associazioni, a dialogare con la società civile, a riconoscerci nei percorsi dei tanti giovani che vivono la politica con passione, a sostenere i nostri amministratori locali, a valorizzare le nostre migliori risorse, smettendola di puntarci il dito contro a vicenda.

Chiudersi nelle proprie certezze ha portato a smembrare tutta la sinistra. L’obiettivo adesso non può che essere quello di ricompattarci, per salvaguardare la nostra democrazia.

Ripartendo dalla questione meridionale, dal lavoro, dalla giustizia sociale.

Ripartendo dai diritti di tutte e tutti. A cominciare dalle persone che restano al largo di Lampedusa, a bordo della Open Arms. Sono molto preoccupato per loro.
La mia preoccupazione è rivolta alle persone salvate in mare, ma anche all’equipaggio, certamente provato dai lunghi giorni di stallo.

Non mi curo delle polemiche, ma voglio ricordare a me stesso che laddove si parla di emergenza sanitaria, non bisogna commettere l’errore di limitarsi ai graffi, ai segni in superficie, alle patologie facilmente individuabili.

E le ferite dell’anima di tutte le persone a bordo di quella nave, io le sento da qui. Nella definizione di emergenza sanitaria non bisogna mai sottovalutare l’aspetto psicologico tanto dei naufraghi, fortemente provati dalla traversata, quanto dell’equipaggio a bordo. Spiace dover riconoscere che qualunque richiesta di un atto di buonsenso non abbia instillato mai un momento di ripensamento da parte del ministro, che continua a ripetere imperterrito le stesse cose. Spiace anche l’atteggiamento dell’Europa, ad essere sinceri, che malgrado gli svariati e accorati interventi di David Sassoli, non è intervenuta quanto avrebbe potuto.

Ma questo non è il tempo delle polemiche: questo resta il momento della concretezza.

Le persone a bordo della Open Arms devono scendere e subito. Le polemiche possono aspettare, la gente a bordo non più.


Perché padre Spadaro e Sorge non devono essere zittiti


Lo staff di Quelli della Via esprime piena solidarietà ad @antoniospadaro e @BartolomeoSorg1



Perché padre Spadaro e Sorge non devono essere zittiti

Come pensare di difendere la vita di un malato terminale se non si difende la vita di un uomo che chiede di essere salvato? Un credente, e i padri Spadaro e Sorge certamente lo sono, non possono lasciare la loro Chiesa, la loro fede, silenti davanti a eventi del genere. Il commento di Riccardo Cristiano


L’attacco. Può essere definito il fuoco mediatico che si svolge in queste ore contro figure di spicco del mondo cattolico e che nelle prossime ore potrebbe coinvolgerne altre. Si è cominciato con padre Antonio Spadaro, direttore de La Civiltà Cattolica. A lui il quotidiano La Verità ha riservato questa immotivata accusa: “Pur di non ritrovarsi mai più il leader leghista davanti, padre Spadaro sarebbe disposto a soprassedere su eutanasia, nozze gay, utero in affitto mascherato.” Chissà da cosa la hanno desunto. Anche nella risposta odierna alla sua contestazione la risposta non c’è.

Poi è stata la volta del direttore emerito della stessa rivista, padre Bartolomeo Sorge, ovviamente gesuita anche lui, essendo La Civiltà Cattolica rivista scritta interamente da un collegio di padri gesuiti. Questa volta è stato il ministro dell’Interno in persona a scrivere “neanche l’età avanzata giustifica certe idiozie, vergogna!” Perché? Il gesuita aveva notato su twitter che “La mafia e Salvini comandano entrambi con la paura e l’odio, fingendosi religiosi. Si vincono resistendo alla paura, all’odio e svelando la falsa pietà.” Proprio la falsa pietà aiuta a capire il punto di fondo posto dall’articolo de La Verità. Cosa c’entra il fine-vita (che forse sarebbe meglio chiamare inizio-viaggio) o il matrimonio gay con la discussione di oggi?

Non c’entra, dunque la questione sembra essere quella di de-eticizzare il punto principe della polemica con padre Spadaro, la sua difesa dei diritti umani dei profughi, dei rifugiati, dei naufraghi, dei mutilati, dei fuggiaschi, degli evasi, dei migranti, dei disperati. E de-eticizzarlo, ponendo l’etica altrove ma non qui, vuol dire, di tutta evidenza, de-eticizzare la difesa della vita di cui ogni religione e in particolare quella di padre Spadaro non può non essere depositaria.

Padre Antonio Spadaro, essendo siciliano, sa bene che nella tradizione del nostro Meridione, dalla Sicilia e fino al Lazio, c’è quella di santuari e processioni nel nome della Madonna di Porto Salvo, o Portosalvo. Questa Madonna è ovviamente per tutti: non soltanto per i marinai, ma per i naufraghi di ogni colore che nel corso dei secoli sono arrivati sulle nostre coste, anche per gli schiavi e tanti altri ancora. Madonna marinara ma che non parla solo ai marinai, ma parla a tutti.

Infatti il suo soccorso, Porto Salvo, è l’essenza del cristianesimo, come si legge per esteso nel Vangelo, nel celebre discorso delle Beatitudini: “Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli. Beati quelli che sono nel pianto, perché saranno consolati. Beati i miti, perché avranno in eredità la terra. Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati. Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia. Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio. Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio. Beati i perseguitati per la giustizia, perché di essi è il regno dei cieli.Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia.Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli. Così infatti perseguitarono i profeti che furono prima di voi.”

L’essenza del cristianesimo è dunque sfidata da quanto accade al riguardo dei naufraghi soccorsi da Open Arms o da altri soggetti. E proprio padre Spadaro lo ha fatto capire con un fotogramma che unisce la mano tesa di Dio verso l’uomo un celebre affresco e la mano tesa di un soccorritore intento a salvare un migrante o asilante che ha fatto naufragio. E condividendo la fortissima immagine di Maria su una barca, da sola, con il giubbotto salvavita arancione. Ecco la polemica posta da padre Bartolomeo Sorge: la paura. Si può condividere questa visione in termini cristiani per paura. Paura dell’Altro, paura del diverso, paura del povero, paura di chi non fa parte di “noi”. Questo “noi”, come ha detto nell’intervista a Vatican Insider Papa Francesco, non unisce, ma divide, esclude. Si fonda cioè sulla paura. Paura di un’invasione, paura della diversità etnica, paura della diversità religiosa. Sono tutte paure che vanno comprese, ma che non possono essere assecondate per la Chiesa. Perché questo mina la natura stessa della Chiesa. L’Ecclesia cristiana si fonda sulle singole persone. Le persone nell’Ecclesia italiana non sono una massa informe, o uguale. Sono persone unite dalla fratellanza alle altre, nelle loro diversità. L’universalità della Chiesa posta davanti all’eresia di una Chiesa etnica, una Chiesa cioè che si fonda non sul rapporto con Dio ma sul rapporto tra i componenti etnici di quella comunità etnica che per essere unita da questo non può che essere impaurita dall’Altro.
Nasce così un cristianesimo tutto nuovo, come quello che emerge nelle Americhe sulla base del Vangelo della Prosperità, quello per cui se stiamo male o siamo poveri è perché non abbiamo capito come farci amare da Dio. Ecco che dal Vangelo della Prosperità emerge una condanna, un’esclusione.

Negare la Chiesa etnica o il Vangelo della Prosperità è ovviamente la base della difesa della vita, non il contrario. Come pensare di difendere la vita di un malato terminale se non si difende la vita di un uomo che chiede di essere salvato? De-eticizzare la difesa della vita che parte dal mare e dal soccorso, dall’aiuto, passa necessariamente per la paura e conduce a un’etnicizzazione della Chiesa. Questa è la partita che si gioca con affermazioni forti e risposte evasive.
Un credente, e i padri Spadaro e Sorge certamente lo sono, non possono lasciare la loro Chiesa, la loro fede, silenti davanti a eventi del genere.


MESSAGGIO A NADIA TOFFA: «COSÌ IL MALEDETTO CANCRO CI GUARISCE: CI DONA OCCHI NUOVI»


MESSAGGIO A NADIA TOFFA: 
«COSÌ IL MALEDETTO CANCRO CI GUARISCE: 
CI DONA OCCHI NUOVI»


IL TESTO DELLA CONDIVISIONE 

Un messaggio aperto a Nadia Toffa dopo la sua morte. Glielo dedica Valentina, malata di tumore da 3 anni, dalla sua Fanpage "Storie di una mamma rock". Un post schietto che parla di dolore e di speranza. Ecco il testo.

Lo ammetto... Quando te ne sei uscita con l'affermazione "il cancro è un dono", non l'ho presa affatto bene. Forse perché con il cancro ci convivo da tre anni, forse perché ha praticamente distrutto tutto ciò che ero. Forse perché, in quel poco tempo, avevo già visto morire donne giovanissime, incrociate nei corridoi dei "nostri" reparti. Avevo visto nei loro occhi quella luce combattiva trasformarsi in disperazione. E sei arrivata tu... Col tuo "Sono guarita". Che tutte noi tumorate ci siamo sollevate come uno sciame. Guarita??? Dopo pochi mesi??? Ma che tipo di cancro ha avuto per dire di essere guarita in così poco tempo? Ciniche. Eppure già in quell'occasione avevo capito che c'era dell'altro dietro le tue parole, forse non esposte proprio nella forma ideale per essere di immediata comprensione... Per questo stamattina, se possibile, ci sono rimasta ancora peggio.

Toffa è morta. Questa volta non è una bufala. Nadia è morta. Eppure era guarita. Già perché anche se sui referti dei più fortunati fra noi la cosa più positiva che puoi leggere è "in assenza di segni evidenti di ripresa della malattia", noi siamo guariti. TUTTI. Il maledetto cancro ci ha dato occhi nuovi con cui vedere la vita, questo è il dono. E ci guarisce. Dalla superficialità, dall'apatia di sentimenti atrofici, dall'incapacita' di reazione. Ci insegna ad essere autentici all'estremo, senza addolcire la pillola per nessuno, e al tempo stesso ci insegna a lasciar correre, a discutere solo se necessario, a puntare in alto, ad assaporare ogni momento. Ci insegna a lasciar andare, senza astio, ciò che non ci rispecchia. Ci insegna a camminare da soli, ed amare comunque follemente chi con fatica tiene il nostro stesso passo. Ci insegna ad amare senza riserve chi invece resta indietro, irrimediabilmente perso. Ci insegna che nell'accettazione di sé, dei propri limiti, delle proprie fragilità c'è il senso prezioso della vita. Ci insegna la forza. La consapevolezza che vivendo così nulla di noi andrà sprecato... Anche quando apparterremo ad un altro "Qui".

Certo, la tua scomparsa mi fa inca**are. Mi addolora. Mi invade di un profondo senso di ingiustizia ed inutilità. Eppure in questi anni di sofferenza ho percepito chiaramente che non finiamo di brillare alla fine della nostra vita. Quello che abbiamo lasciato continua ad echeggiare nei cuori di chi abbiamo incontrato, e tu cara Nadia hai contagiato tanti, col tuo sorriso, con la tua caparbia voglia di vivere e con la tua dolcezza, ed è per questo che quello che hai seminato, fiorira', e da Dove sei, potrai sentirne il profumo anche Tu.




Vedi anche il nostro post precedente (all'interno link ad altri post):
Il nostro addio a Nadia Toffa


lunedì 19 agosto 2019

La liturgia fonte di umanizzazione della vita a cura di Egidio Palumbo (Video integrale)

La liturgia fonte di umanizzazione della vita 
a cura di Egidio Palumbo 
(Video integrale)


Relazione tenuta il 6 agosto 2019
nell'ambito della 
settimana di spiriritualità
RESTIAMO UMANI
promossa dalla
Fraternità Carmelitana
di Barcellona Pozzo di Gotto




La nostra riflessione è mossa da due esigenze avvertite nel sentire ecclesiale odierno: 
(1) rendere la liturgia più umana, più capace di manifestare il volto umano di Dio, poichè azione di Cristo e della Chiesa unita a lui; e (2) rendere la liturgia più umanizzante, più capace di umanizzare la coscienza e lo stile di vita dei cristiani, specialmente quelli che partecipano e celebrano il vangelo di Gesù Cristo 

1. Pratiche disumanizzazione e adesione incondizionata ad esse
    Queste esigenze intendono rispondere ad alcune domende che oggi è necessario porci.
- Perchè tanta adesione, totale e incondizionata da parte di moltissimi cristiani praticanti, alle pratiche di disumanizzazione sempre più crescenti e diffuse nella nostra società e nel nostro mondo?
- Perchè il silenzio della Chiesa - eccetto la voce del papa, di qualche vescovo, di qualche prete, di qualche religioso/a, di qualche laico cristiano/a -  di fronte al trattamento disumano dei migranti nel nostro Paese, agli episodi sempre più frequenti di razzismo, alla pratica del capolarato, al lavoro sempre più precario e schiavizzato ?
- Perchè tanto silenzio di fronte alla religione cristiana abusata e "stuprata" per scopi nazionalistici ("prima gli italiani", "prima l'America...), mentre, contemporaneamente c con grande vanto, disinvoltura e volgarità si disprezzano le esigenze fondamentali della giustizia e del rispetto della dignità umana dell'altro, qualunque sia la sua fede religiosa, la sua etnia, la sua cultura, il suo ceto sociale e la sua identità di genere?
- Perchè vi sono molti cristiani che usano marchiare col nome di "buonismo" quelle pratiche di aiuto, di solidarietà e di ospitalità volte a chi trova abbandonato a mare, dopo esssere fuggito da torture,soprusi, abusi e violenze sessuali? Perche tutto questo sta diventando reato perseguibile per legge?
- Questi cristiani hanno dimenticato che partecipare alla celebrazione eucaristica domenicale significa celebrare con Cristo Gesù Risorto, cioè con lui che dona la Vita ed è il Signore della Storia, la bellezza  e il primato del suo Vangelo? Hanno dimenticato che senza Cristo non c'è vita cristiana e che Cristo Gesù non é un soprammobile o un arnese da esibire in pubblico per il semplice vantarsi di essere cristiani?
...
2. Il senso cristiano della liturgia
...
3. Per una liturgia umana eumanizzante
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GUARDA IL VIDEO
Intervento integrale 


Vedi anche il post già pubblicato:


«Occorre soprattutto essere cristiani nelle situazioni concrete, testimoniando il Vangelo che è essenzialmente amore per Dio e per i fratelli» Papa Francesco Angelus 18/08/2019 (testo e video)

ANGELUS
Piazza San Pietro
Domenica, 18 agosto 2019


Cari fratelli e sorelle, buongiorno!

Nell’odierna pagina evangelica (cfr Lc 12,49-53) Gesù avverte i discepoli che è giunto il momento della decisione. La sua venuta nel mondo, infatti, coincide con il tempo delle scelte decisive: non si può rimandare l’opzione per il Vangelo. E per far comprendere meglio questo suo richiamo, si avvale dell’immagine del fuoco che Lui stesso è venuto a portare sulla terra. Dice così: «Sono venuto a gettare fuoco sulla terra, e quanto vorrei che fosse già acceso!» (v. 49). Queste parole hanno lo scopo di aiutare i discepoli ad abbandonare ogni atteggiamento di pigrizia, di apatia, di indifferenza e di chiusura per accogliere il fuoco dell’amore di Dio; quell’amore che, come ricorda San Paolo, «è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo» (Rm 5, 5). Perché è lo Spirito Santo che ci fa amare Dio e ci fa amare il prossimo; è lo Spirito Santo che tutti abbiamo dentro.

Gesù rivela ai suoi amici, e anche a noi, il suo più ardente desiderio: portare sulla terra il fuoco dell’amore del Padre, che accende la vita e mediante il quale l’uomo è salvato. Gesù ci chiama a diffondere nel mondo questo fuoco, grazie al quale saremo riconosciuti come suoi veri discepoli. Il fuoco dell’amore, acceso da Cristo nel mondo per mezzo dello Spirito Santo, è un fuoco senza limiti, è un fuoco universale. Questo si è visto fin dai primi tempi del Cristianesimo: la testimonianza del Vangelo si è propagata come un incendio benefico superando ogni divisione fra individui, categorie sociali, popoli e nazioni. La testimonianza del Vangelo brucia, brucia ogni forma di particolarismo e mantiene la carità aperta a tutti, con la preferenza per i più poveri e gli esclusi.

L’adesione al fuoco dell’amore che Gesù ha portato sulla terra avvolge l’intera nostra esistenza e richiede l’adorazione a Dio e anche una disponibilità a servire il prossimo. Adorazione a Dio e disponibilità a servire il prossimo. La prima, adorare Dio, vuol dire anche imparare la preghiera dell’adorazione, che di solito dimentichiamo. Ecco perché invito tutti a scoprire la bellezza della preghiera dell’adorazione e di esercitarla spesso. E poi la seconda, la disponibilità a servire il prossimo: penso con ammirazione a tante comunità e gruppi di giovani che, anche durante l’estate, si dedicano a questo servizio in favore di ammalati, poveri, persone con disabilità. Per vivere secondo lo spirito del Vangelo occorre che, di fronte ai sempre nuovi bisogni che si profilano nel mondo, ci siano discepoli di Cristo che sappiano rispondere con nuove iniziative di carità. E così, con l’adorazione a Dio e il servizio al prossimo – ambedue insieme, adorare Dio e servire il prossimo – il Vangelo si manifesta davvero come il fuoco che salva, che cambia il mondo a partire dal cambiamento del cuore di ciascuno.

In questa prospettiva, si comprende anche l’altra affermazione di Gesù riportata nel brano di oggi, che di primo acchito può sconcertare: «Pensate che io sia venuto a portare pace sulla terra? No, io vi dico, ma divisione» (Lc 12,51). Egli è venuto a “separare col fuoco”. Separare che? Il bene dal male, il giusto dall’ingiusto. In questo senso è venuto a “dividere”, a mettere in “crisi” – ma in modo salutare – la vita dei suoi discepoli, spezzando le facili illusioni di quanti credono di poter coniugare vita cristiana e mondanità, vita cristiana e compromessi di ogni genere, pratiche religiose e atteggiamenti contro il prossimo. Coniugare, alcuni pensano, la vera religiosità con le pratiche superstiziose: quanti sedicenti cristiani vanno dall’indovino o dall’indovina a farsi leggere la mano! E questa è superstizione, non è di Dio. Si tratta di non vivere in maniera ipocrita, ma di essere disposti a pagare il prezzo di scelte coerenti – questo è l’atteggiamento che ognuno di noi dovrebbe cercare nella vita: coerenza – pagare il prezzo di essere coerenti col Vangelo. Coerenza con il Vangelo. Perché è buono dirsi cristiani, ma occorre soprattutto essere cristiani nelle situazioni concrete, testimoniando il Vangelo che è essenzialmente amore per Dio e per i fratelli.

Maria Santissima ci aiuti a lasciarci purificare il cuore dal fuoco portato da Gesù, per propagarlo con la nostra vita, mediante scelte decise e coraggiose.

Dopo l'Angelus

Cari fratelli e sorelle,

Rivolgo un cordiale saluto a tutti voi, fedeli romani e pellegrini venuti dall’Italia e da diversi Paesi.

In particolare, saluto il gruppo “Divino Amore” proveniente dal Canada; gli Scout di Rio de Loba, in Portogallo; e i fedeli polacchi.

A tutti auguro una buona domenica. Per favore, non dimenticatevi di pregare per me. Buon pranzo e arrivederci!

Guarda il video



domenica 18 agosto 2019

Migranti. Una scelta criminale non farli sbarcare. Padre Zanotelli: calpestano la Costituzione e anche il Vangelo - don Ciotti (Libera) e mons. Ricchiuti (Pax Christi), “no allo sbarco provocazione disumana” - Scene di disperazione sulla nave Open Arms (video)

Migranti. 
Una scelta criminale non farli sbarcare. 
Padre Zanotelli: calpestano la Costituzione e anche il Vangelo


Quello che sta avvenendo di nuovo nel Mediterraneo con le navi Open Arms e Ocean Viking è uno spettacolo indecente, immorale e criminale. Il rifiuto del Ministro dell’Interno, Salvini, di aprire i porti per accogliere queste due navi cariche di 500 rifugiati salvati in mare , esprime un cinismo e un disprezzo verso l’altro inaccettabile. Perché queste sono persone che fuggono da terrificanti lager libici, dalle torture, dagli stupri, da una guerra tra il generale Haftar e el Serraj, l’uomo forte di Tripoli. E quindi non sono migranti, ma rifugiati che hanno diritto all’acccoglienza per i Trattati Internazionali ONU, firmati anche dall’Italia. Per di più, di questi 500 rifugiati, ora nelle due navi, ben 150 sono minorenni, particolarmente protetti nei Trattati internazionali. Infatti il Tribunale dei minori di Palermo ha dichiarato che “trattenere a bordo minori in prossimità delle frontiere con lo Stato italiano equivale a un respingimento.” Anche il Presidente del Consiglio, G. Conte, è subito intervenuto chiedendo a Salvini di rispettare le norme a tutela dei minori e autorizzare lo sbarco. Salvini gli risponde che una nave di una ONG straniera non può entrare in un porto italiano. In questa bagarre è intervenuto il TAR del Lazio, affermando che, data l’eccezionale gravità” della situazione a bordo, Open Arms può entrare nelle acque italiane”. La Ministra della Difesa, smarcandosi da Salvini, manda due navi della Marina militare a scortare Open Arms. Salvini, infuriato, rilancia la sua litania di no allo sbarco, ma i ministri Toninelli e Trenta non firmano. E così la Open Arms arriva a 150 metri dal porto di Lampedusa, ma Salvini non cede. E così i 130 rifugiati di Open Arms dopo sedici giorni di attesa sulla nave, stanno ancora attendendo di scendere a terra. Tutto questo è disumano e disumanizzante!
Dobbiamo svergognare Salvini che ha già ricevuto uno schiaffo clamoroso in Parlamento, quel Parlamento da lui snobbato sia per la Diciotti che per Moscopoli. Se Salvini da ministro dell’Interno si è comportato come se incarnasse lui il governo, chissà cosa succederà quando il popolo italiano, come lui chiede, gli darà ‘pieni poteri’. Ha ragione Papa Francesco a dire che certi discorsi gli ricordano quelli di Hitler!

Mi appello ai giudici, ai magistrati, agli avvocati perché riescano a trovare, in base alle leggi nazionali e internazionali, una violazione seria per cui può essere condannato. In particolare mi appello ai giudici perché nella loro autonomia, interpretino il Decreto Sicurezza bis dando priorità al principio della vita. Come ha fatto il giudice Alessandra Vella del Tribunale di Trapani, che ha rimandato libera Carola Rackete, la comandante della Sea-Watch, perché ha agito obbedendo al principio della vita. Abbiamo bisogno di giudici e magistrati che riescano così a smantellare il Decreto Sicurezza che è un decreto immorale perché dichiara reato salvare vite in mare. Siamo arrivati al sovvertimento dell’ordine costituzionale e del Sistema Internazionale dei Diritti umani universali.

Mi appello ai militari, alle forze dell’ordine, ai poliziotti, alle guardie costiere perché riscoprano l’obiezione di coscienza e la disobbedienza civile davanti a leggi ingiuste e disumane.

Mi appello soprattutto ai vescovi italiani (CEI) perché abbiano il coraggio di bollare con parole di fuoco, come facevano gli antichi profeti e Gesù, quello che sta avvenendo in questo paese. Mi appello sempre ai vescovi perché abbiano il coraggio di chiedere ai fedeli dei gesti pubblici contro questo pauroso crescendo di razzismo come un digiuno collettivo, preghiere speciali. Dobbiamo farci sentire sulla pubblica piazza: è in ballo il cuore del Vangelo.

Mi appello ai preti e alle comunità cristiane perché risuoni chiaro il messaggio che la politica leghista è antitetica al Vangelo: non ci si può dichiarare cristiani e votare Lega. “Amerai il prossimo tuo come te stesso -afferma il libro del Levitico- e amerai lo straniero come te stesso.” (Levitico 19, 18,34) E Gesù ha riespresso tutto questo con la parabola del Samaritano.

La situazione è molto grave: è in ballo la nostra Costituzione e per i cristiani, il cuore del Vangelo.
Alex Zanotelli

Quello che sta avvenendo con le 138 persone da troppi giorni stipate sulla Nave Open Arms senza possibilità di essere sbarcate ci sembra una provocazione disumana”. Lo affermano in una nota don Luigi Ciotti, presidente nazionale Libera, e mons. Giovanni Ricchiuti, presidente nazionale di Pax Christi. ...

Scene di disperazione sulla nave Open Arms, dopo il tentativo di raggiungere la terraferma a nuoto di alcuni migranti. La donne gridano e si disperano, uomini che hanno crisi di panico. La Open Arms ha pubblicato un video in cui si vedono donne e uomini che piangono.

Guarda il video



"Fuoco, immersione, divisione" di Enzo Bianchi - XX domenica T.O. – Anno C

Fuoco, immersione, divisione 

Commento
 XX domenica T.O.  – Anno C

Letture:  Geremia 38,4-6.8-10; Salmo 39; Ebrei 12,1-4; Luca 12,49-53


In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:«Sono venuto a gettare fuoco sulla terra, e quanto vorrei che fosse già acceso! Ho un battesimo nel quale sarò battezzato, e come sono angosciato finché non sia compiuto! Pensate che io sia venuto a portare pace sulla terra? No, io vi dico, ma divisione. D'ora innanzi, se in una famiglia vi sono cinque persone, saranno divisi tre contro due e due contro tre; si divideranno padre contro figlio e figlio contro padre, madre contro figlia e figlia contro madre, suocera contro nuora e nuora contro suocera»

Il brano evangelico di questa domenica, che contiene alcune parole “dure” di Gesù, è stato ed è tra i testi più incompresi, sovente manipolato dai predicatori, strumentalizzato e citato a favore della propria ideologia cristiana. Lo leggiamo cercando di non glossarlo, di non commentarlo troppo, per riconoscergli quell’autorità che è propria soltanto della parola del Signore e quindi spiegarlo con altre parole di Gesù, convinti del principio secondo cui “Scriptura sui ipsius interpres”, “la Scrittura è l’interprete di se stessa”.

Gesù sta salendo a Gerusalemme con i suoi discepoli e le sue discepole e ha piena consapevolezza che la meta di quel viaggio è la città santa che uccide i profeti e li rigetta (cf. Lc 13,33-34), dunque il luogo del suo esodo da questo mondo al Padre (cf. Lc 9,31; Gv 13,1) attraverso la morte in croce. Tra i suoi insegnamenti e le sue parole Luca testimonia alcune convinzioni di Gesù espresse a voce alta: confessione e profezia! Innanzitutto Gesù dichiara: “Sono venuto a gettare un fuoco sulla terra, e come vorrei che fosse già divampato!”. Questa la ragione della sua “venuta” da Dio sulla terra: è venuto a gettare fuoco! È evidente che qui il linguaggio di Gesù è parabolico, che non parla del fuoco divorante che brucia e terrorizza ma di un altro fuoco, di una forza divina che egli è venuto a portare tra gli umani e che desidera si manifesti e agisca. L’esperienza della presenza e dell’azione di Dio è sentita da Gesù come fuoco che brucia, illumina e riscalda, ed egli deve essere ricorso più volte a questo linguaggio simbolico.

Nel vangelo apocrifo di Tommaso questa parola è riportata quasi uguale: “Ho gettato il fuoco sul mondo, ed ecco lo custodisco fino a che divampi” (10). Un altro ágraphon, una parola non scritta nei vangeli canonici ma ricordata da Origene, da Didimo il cieco e dallo stesso vangelo di Tommaso (82), è accostabile a questo detto: “Chi è vicino a me, è vicino al fuoco; chi è lontano da me, è lontano dal Regno”. Da queste diverse testimonianze comprendiamo che Gesù era un uomo divorato da un fuoco, un uomo passionale, che la sua missione era quella di spargere come fuoco la presenza efficace di Dio nel mondo, che lui stesso era fuoco ardente, amore bruciante come “la fiamma di Jah” (Ct 8,6), del Signore. Nel vangelo secondo Luca il fuoco è soprattutto segno, simbolo dello Spirito santo, già annunciato da Giovanni il Battista come forza, presenza divina nella quale il Veniente immergerà chi si converte, cioè “battesimo in Spirito santo e fuoco” (cf. Lc 3,16); è quel fuoco che negli Atti degli apostoli scende come fuoco vivo e bruciante, presenza infuocata del Risorto sulla chiesa nascente, radunata in sua attesa (cf. At 2,1-11).

Gesù è un uomo di desiderio grande e profondo, un uomo di passione e qui all’improvviso confessa questa passione che lo abita. Quel fuoco dello Spirito che egli ha portato dal Padre sulla terra, fuoco di amore, dovrebbe incendiare il mondo, ardere nel cuore di ogni essere umano: questo lui desiderava fortemente! Lo desiderava nei suoi giorni terreni e lo desidera ancora oggi, perché quel fuoco da lui portato spesso è coperto dalle ceneri che la chiesa stessa gli mette sopra, impedendogli di ardere. È così, lo sappiamo: basta leggere tutta la storia della fede cristiana per rendersi conto che il fuoco del Vangelo divampa qua e là, di tanto in tanto, in persone e comunità che lo fanno riapparire smuovendo la brace, ma poi presto, troppo presto, è nuovamente coperto dalla cenere. Illumina e riscalda sempre per un poco, viene tenuto vivo e conservato, ma raramente arde… Gesù invece desiderava che ardesse nei cuori dei credenti come ardeva nel cuore dei due discepoli sul cammino di Emmaus (cf. Lc 24,32), quando prendevano fuoco le Scritture spiegate dal Risorto; come ardeva nella chiesa nata dalla Pentecoste.

Segue poi un altro pensiero di Gesù strettamente collegato al primo: “Io devo ricevere un’immersione, e come sono angustiato finché non sia compiuta!”. Ecco un altro desiderio di Gesù, desiderio non di sofferenza, di dolore, ma di compiere la volontà del Padre e di donare la sua vita affinché gli altri vivano in pienezza! È un annuncio della sua passione e morte, quando sarà immerso nella prova, nella sofferenza e nella morte di croce. Questo evento lo attende, ed egli deve entrare nell’acqua della sofferenza ed esservi immerso come in un battesimo. Non perché le sofferenze abbiano valore in sé, ma perché, se lui continua a essere fedele, obbediente all’amore, alla volontà del Padre che conosce solo l’amore, allora dovrà pagarne il prezzo: rifiuto, rigetto da parte dei potenti religiosi e politici, da parte del popolo stesso, perché Gesù è un “giusto” – come il centurione proclama sotto la croce dopo la sua morte (cf. Lc 23,47) – e se il giusto rimane tale non solo è di imbarazzo, ma va tolto di mezzo (cf. Sap 2,10-20).

Siamo sempre nello spazio del linguaggio simbolico: il battesimo per Gesù non è un rito, ma è un reale bagno di sangue e di morte. Egli è certamente angosciato di fronte a tale prospettiva, ma è ansia che si compia presto, che sia cosa fatta per sempre. Non che desideri la morte e la sofferenza, nessuna volontà “dolorista” da parte sua, ma volontà che si acceleri il cammino verso il compimento pieno della volontà di Dio, che è anche la sua volontà, e che la sua vita sia salvezza per gli altri.

Vi è infine un terzo pensiero di Gesù, che consegue ai primi due, un pensiero che riguarda i discepoli, dunque anche noi oggi. Quale pensiamo sia l’esito della venuta di Gesù, dell’apparire del “segno del Figlio dell’uomo” (Mt 24,30), cioè della croce di Cristo, del Vangelo che si mostra come epifania nella vita delle persone? Pensiamo che tutto andrà meglio? Ecco l’inganno presente nei nostri cuori, pur colmi di desiderio e di passione. Confesso che, grazie all’insegnamento ricevuto, sono sempre stato lucido al riguardo: anche durante il Vaticano II e subito dopo, seppur giovanissimo, osai oppormi agli entusiasmi dei miei amici, peraltro più autorevoli di me, i quali guardavano al concilio come a una nuova fase, una fase più “bella” nella vita della chiesa. Io invece ricordavo loro che nel mondo, più emerge il Vangelo, più divampa il fuoco dello Spirito, più si fa evidente il segno del Figlio dell’uomo, peggio si sta! Perché la buona notizia scatena “le potenze dell’aria” (Ef 2,2; cf. 6,12) e quelle della terra che, di fronte all’emergere del Vangelo, fanno una guerra più sfrenata. È così, è così! Più la chiesa si riforma e si conforma al Cristo Signore, meno nella chiesa si sta quieti, ma emergono la divisione, la contrapposizione, la contraddizione…

Ecco perché Gesù dice: “Non crediate che io sia venuto a portare la pace sulla terra, ma la divisione!”. Attenzione, non che Gesù desiderasse la divisione tra gli umani e nella sua comunità, non che amasse vedere le contrapposizioni alla pace, ma sapeva bene che questa è la necessitas, “il necessario” nell’ordine di questo mondo. Appare un giusto, ed ecco che tutti si scatenano contro di lui; appare una possibilità di pace, e quelli che sono armati reagiscono; appare Gesù, e subito, fin dalla sua nascita, si scatena il potere omicida. Mentre gli angeli a Betlemme annunciano “pace in terra agli uomini che Dio ama” (Lc 2,14), il potente tiranno di turno, allora Erode, fa una strage di bambini innocenti e ignari (cf. Mt 2,16-18). Sono i falsi profeti a dire e a cantare sempre che “tutto va bene!” (cf. Ger 6,13-14; Ez 13,8; Mi 3,5), mentre invece bisogna essere avveduti. Ripeto, più il Vangelo è vissuto da uomini e donne, più appaiono la divisione e la contraddizione, anche all’interno della stessa famiglia, della stessa comunità. Fino al manifestarsi dell’indicibile: padre contro figlio e figlio contro padre, madre contro figlia e figlia contro madre…

Non avviene forse così anche oggi, soprattutto in questi ultimi anni, nelle comunità cristiane? Cristiani che si dicono tali e si pongono quali difensori dell’identità confessionale, ma poi restano sordi alla voce del Vangelo; e d’altra parte cristiani che, dando il primato al Vangelo e non alle tradizioni religiose umane, sono disprezzati, giudicati ingenui, buonisti o addirittura vigliacchi: cristiani del campanile e cristiani del Vangelo!

Gesù è e resta “Principe di pace” (Is 9,5), e la sua vittoria è assicurata, ma al Regno si accede attraverso molte tribolazioni (cf. At 14,22), prove, divisioni. Così è accaduto per lui, Gesù; così deve accadere per noi suoi discepoli, se gli siamo fedeli e non abbiamo paura del fuoco ardente del Vangelo e dello Spirito di Gesù.


Preghiera dei Fedeli - Fraternità Carmelitana di Pozzo di Gotto (ME) - XX Domenica del Tempo Ordinario – Anno C





Fraternità Carmelitana 
di Pozzo di Gotto (ME)








Preghiera dei Fedeli

XX Domenica T. O. / Anno C

18 agosto 2019 


Colui che presiede

Fratelli e sorelle, rispondiamo alla Parola, che il Signore, oggi, ha voluto donarci, innalzando a Lui con piena fiducia le nostre preghiere ed insieme diciamo:

R/ Dio di misericordia, ascolta la nostra preghiera

Lettore

- Rinnova, Signore, il cuore della tua Chiesa: falla partecipe della tua passione di amore per questa umanità di oggi e per questa nostra terra. La forza del tuo Santo Spirito la renda capace di corrispondere alla sua vocazione di essere segno e strumento di fraternità in mezzo a tutti i popoli. Preghiamo.

- Continua a gettare, Signore, il tuo fuoco di amore su un mondo, reso tenebroso e invivibile dall’odio, dalla menzogna, dalla volontà di potenza e di arricchimento. Dona sapienza e discernimento a quanti hanno responsabilità di governo, perché si fermi questa folle corsa verso gli armamenti ed il dialogo torni ad essere lo strumento principale di comunicazione. Preghiamo.

- Rivolgi, Signore, il tuo sguardo di benevolenza verso le nostre famiglie, verso questo nostro territorio. Rendici capaci di vero discernimento per comprendere la nostra vera vocazione a crescere in umanità e per scoprire ogni giorno quale sia la tua volontà su di noi. Preghiamo.

- A Te affidiamo, Signore, uomini e donne che vivono momenti di grande difficoltà e che si ritrovano senza un vero punto di riferimento. Ti affidiamo quanti migrano per lavoro o semplicemente per salvare la propria vita. Assisti quanti in questi giorni sono in viaggio, perché il desiderio di riposo non si traduca in tragedia. Preghiamo.

- Ti ricordiamo, Signore, i nostri parenti e amici defunti; ti ricordiamo le vittime dell’odio razziale e religioso, le vittime degli incidenti stradali e sul lavoro. Possano tutti godere della tua gioia eterna, assieme ai santi della Gerusalemme Celeste. Preghiamo.

Colui che presiede

Signore Gesù, concedi a noi tuoi discepoli il tuo stesso amore appassionato e fedele per questo mondo e in particolare per i deboli, i poveri e i peccatori, affinché nessuno si perda negli angoli bui e tristi delle strade della vita. Te lo chiediamo perché sei nostro Fratello e Signore, vivente nei secoli dei secoli. AMEN.



"Un cuore che ascolta - lev shomea" - n. 41/2018-2019 (C) di Santino Coppolino

"Un cuore che ascolta - lev shomea"
Concedi al tuo servo un cuore docile,
perché sappia rendere giustizia al tuo popolo
e sappia distinguere il bene dal male" (1Re 3,9)

Traccia di riflessione
sul Vangelo della domenica
di Santino Coppolino


Vangelo:  
Lc 12,49-53 



Non il fuoco della Geenna, quello profetizzato dal Battista, che arde in eterno i nemici di Dio, bensì quello della Pentecoste, lo Spirito di Dio, fiamma d'Amore che tutti i cuori vuole avvolgere. E' questo il fuoco che Gesù è venuto a gettare sulla terra, il giudizio del Padre che si è rivelato nel mistero pasquale di Gesù, il Roveto Ardente che lo conduce ad attraversare l'acqua del battesimo (3,21-22), la totale assunzione della nostra umanità, condividendola fin nella morte. "Gesù deve attraversare le acque e il fuoco per compiere l'amore del Padre. Egli è venuto a visitarci nel nostro dolore, in ogni nostra angoscia, perché noi ne fossimo liberi e avessimo il suo Shalom" (cit.). Ma la sua Pace passa necessariamente attraverso la divisione, non è data a buon mercato, bensì a caro prezzo, a prezzo della sua stessa vita. L'Eucaristia, Sacramento Santo e vivente dell'amore di Dio, ci unisce al mistero di Gesù ed esige da noi divisioni e strappi da una vita senza senso, una vita di peccato, un'esistenza inutile e dannosa - per noi e per i nostri fratelli - perché rivolta agli idoli. E' di fondamentale importanza, perciò, che facciamo morire l'uomo vecchio, perché possa rinascere quello nuovo, fatto ad immagine del Signore Gesù. E' questo il costo della libertà e della vita nuova.


sabato 17 agosto 2019

Omelia p. Alberto Neglia (VIDEO) - Assunzione della Beata Vergine Maria - 15/08/2019




Omelia p. Alberto Neglia

 Assunzione della Beata Vergine Maria - 
15/08/2019


Fraternità Carmelitana
di Barcellona Pozzo di Gotto


... Dove Maria arriva porta la gioia, porta il respiro di Dio ... 
Vedete come è faticosa la vita di Maria, è difficile ... però Maria è davvero Madre nostra, Sorella nostra, creatura come noi, che ha saputo partecipare intensamente a tutto il vissuto di Gesù, coinvolta da Gesù ha saputo riconoscere che Dio sta facendo cose grandi nella sua vita ... 
e Maria adesso, come creatura nuova, animata da Gesù partecipa, questo è il senso dell'Assunzione di Maria, come Gesù ha portato in Paradiso la sua carne ... così Maria già partecipa, nel momento in cui si addormenta nel Signore, viene portata dal Figlio suo in Paradiso per partecipare per sempre della sua vita.
Questo è bello perché è la festa della speranza per tutti noi, perché a questo siamo chiamati tutti quanti. Gesù ha vinto la morte ... 

Chi cerca di vivere nell'amore, pur nella fragilità della sua carne, piano piano è nel cuore di Dio e  poi quando il Signore lo chiama parteciperà per sempre alla vita di Dio insieme a Maria nostra Madre ...

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Ve la ricordate Silvia Romano? Anche a Ferragosto senza notizie...


Ma ve la ricordate Silvia Romano? 
Anche stavolta ci siamo accontentati dei rottami della memoria



Ma ve la ricordate Silvia Romano?

Ma ve la ricordate Silvia Romano? La giovane cooperante italiana è stata rapita da un commando armato il 20 novembre scorso, quasi nove mesi fa, nel villaggio di Chakama, a cento chilometri circa da Malindi. Il giorno del suo rapimento e nei giorni successivi si era sollevato un gran polverone sulla sua scomparsa, con l’Italia come al solito divisa in due tra chi prometteva di riportarla a casa subito e coloro che scrivevano che avrebbe dovuto occuparsi dei poveri di casa nostra piuttosto che avventurarsi in un luogo così pericoloso. Noi siamo un Paese in cui gli scomparsi interessano solo il tempo per la strumentalizzazione politica, poi si perdono nei meandri della burocrazia sepolti dalla polvere degli eventi, scomparendo dalle pagine dei giornali. È stato così per l’omicidio di Giulio Regeni ed è così anche per la giovane italiana.

Eppure negli ultimi mesi in Kenya qualcosa si è mosso: sono iniziati i processi che vedono imputate due persone avvisate di avere organizzato il rapimento (Abdulla Gababa Wario e Moses Luwali Chembe) ed è imputato Ibrahim Adan Omar che potrebbe essere la testa pensante del sequestro.


Silvia Romano è scomparsa e non sembra che ci siano mai state richieste di riscatto o di contropartite politiche verso il governo italiano il che escluderebbe la pista del terrorismo. I servizi segreti italiani e la Farnesina mantengono il più alto riserbo ma anche sulla stampa se ne legge pochissimo. Sembra che di questa vicenda non se ne interessi nessuno: all’udienza del processo erano presenti solo il giornalista Massimo Alberizzi e il corrispondente della Rai Enzo Nucci: niente carabinieri, nessun diplomatico italiano, niente di niente.

Ed è incredibile come una storia come questa (in cui è coinvolta una giovane italiana) non sia considerata importante nemmeno dai media mainstream, quelli che contribuiscono spesso a aizzare le indignazioni per molto meno e che sul Kenya hanno fatto cadere un velo di disattenzione da apparire addirittura sospetto. Sembra che non contino le lezioni dei tempi recenti (dal caso Cucchi agli stessi genitori di Giulio Regeni) che ci hanno dimostrato come la perseveranza sia l’arma migliore per smuovere le coscienze e per riuscire a fare parlare chi sa. Silvia Romano rimane nel ricordo di qualcuno sui social, in attesa dell’anniversario della sua scomparsa su cui si butteranno tutti. Scriveva Primo Levi: “La memoria è uno strumento molto strano, uno strumento che può restituire, come il mare, dei brandelli, dei rottami, magari a distanza di anni”. Chissà se riusciamo questa volta a non accontentarci dei rottami.

(fonte: TPI, articolo di Giulio Cavalli 14/08/2019)
Vedi anche il post precedente (al'interno altri link):




venerdì 16 agosto 2019

"Guardiamo in alto, il cielo è aperto; non incute timore, non è più distante, perché sulla soglia del cielo c’è una madre che ci attende ed è nostra madre. Ci ama, ci sorride e ci soccorre con premura." Papa Francesco - ANGELUS - 15 agosto 2019 (Testo e video)

"Guardiamo in alto, il cielo è aperto; 
non incute timore, non è più distante, 
perché sulla soglia del cielo c’è una madre 
che ci attende ed è nostra madre. 
Ci ama, ci sorride e ci soccorre con premura." 
Papa Francesco

SOLENNITÀ DELL'ASSUNZIONE DELLA BEATA VERGINE MARIA


ANGELUS
Piazza San Pietro
Giovedì, 15 agosto 2019





Cari fratelli e sorelle, buongiorno!

Nel Vangelo di oggi, solennità dell’Assunzione di Maria Santissima, la Vergine Santa prega dicendo: «L’anima mia magnifica il Signore e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore» (Lc 1,46-47). Guardiamo ai verbi di questa preghiera: magnifica ed esulta. Due verbi: “magnifica” ed “esulta”. Si esulta quando accade una cosa così bella che non basta gioire dentro, nell’animo, ma si vuole esprimere la felicità con tutto il corpo: allora si esulta. Maria esulta a motivo di Dio. Chissà se anche a noi è capitato di esultare per il Signore: esultiamo per un risultato ottenuto, per una bella notizia, ma oggi Maria ci insegna a esultare in Dio. Perché? Perché Lui - Dio - fa «grandi cose» (cfr v. 49).

Le grandi cose sono richiamate dall’altro verbo: magnificare. “L’anima mia magnifica”. Magnificare. Infatti magnificare significa esaltare una realtà per la sua grandezza, per la sua bellezza… Maria esalta la grandezza del Signore, lo loda dicendo che Lui è davvero grande. Nella vita è importante cercare cose grandi, altrimenti ci si perde dietro a tante piccolezze. Maria ci dimostra che, se vogliamo che la nostra vita sia felice, al primo posto va messo Dio, perché Lui solo è grande. Quante volte, invece, viviamo inseguendo cose di poco conto: pregiudizi, rancori, rivalità, invidie, illusioni, beni materiali superflui… Quante meschinità nella vita! Lo sappiamo. Maria oggi invita ad alzare lo sguardo alle «grandi cose» che il Signore ha compiuto in lei. Anche in noi, in ognuno di noi, il Signore fa tante grandi cose. Bisogna riconoscerle ed esultare, magnificare Dio, per queste grandi cose.

Sono le «grandi cose» che festeggiamo oggi. Maria è assunta in cielo: piccola e umile, riceve per prima la gloria più alta. Lei, che è una creatura umana, una di noi, raggiunge l’eternità in anima e corpo. E lì ci aspetta, come una madre aspetta che i figli tornino a casa. Infatti il popolo di Dio la invoca come “porta del cielo”. Noi siamo in cammino, pellegrini verso la casa di lassù. Oggi guardiamo a Maria e vediamo il traguardo. Vediamo che una creatura è stata assunta alla gloria di Gesù Cristo risorto, e quella creatura non poteva essere che lei, la Madre del Redentore. Vediamo che nel paradiso, insieme a Cristo, il Nuovo Adamo, c’è anche lei, Maria, la nuova Eva, e questo ci dà conforto e speranza nel nostro pellegrinaggio quaggiù.

La festa dell’Assunzione di Maria è un richiamo per tutti noi, specialmente per quanti sono afflitti da dubbi e tristezze, e vivono con lo sguardo rivolto in basso, non riescono ad alzare lo sguardo. Guardiamo in alto, il cielo è aperto; non incute timore, non è più distante, perché sulla soglia del cielo c’è una madre che ci attende ed è nostra madre. Ci ama, ci sorride e ci soccorre con premura. Come ogni madre vuole il meglio per i suoi figli e ci dice: “Voi siete preziosi agli occhi di Dio; non siete fatti per i piccoli appagamenti del mondo, ma per le grandi gioie del cielo”. Sì, perché Dio è gioia, non noia. Dio è gioia. Lasciamoci prendere per mano dalla Madonna. Ogni volta che prendiamo in mano il Rosario e la preghiamo facciamo un passo avanti verso la grande meta della vita.

Lasciamoci attirare dalla bellezza vera, non facciamoci risucchiare dalle piccolezze della vita, ma scegliamo la grandezza del cielo. La Vergine Santa, Porta del cielo, ci aiuti a guardare ogni giorno con fiducia e gioia là, dove è la nostra vera casa, dove è lei, che come madre ci aspetta.

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Dopo l'Angelus

Cari fratelli e sorelle,

esprimo la mia vicinanza alle popolazioni di diversi Paesi dell’Asia meridionale, duramente colpite dalle piogge monsoniche. Prego per le vittime e gli sfollati, per tutte le famiglie senzatetto. Il Signore dia forza a loro e a quanti li soccorrono.

Oggi a Czestochowa, in Polonia, sono radunati tanti pellegrini per festeggiare la Vergine Assunta e per ricordare il centenario del ristabilimento delle relazioni diplomatiche tra la Santa Sede e la Polonia. Invio il mio saluto a quanti sono riuniti ai piedi della Madonna Nera e li esorto a pregare per tutta la Chiesa. E saluto anche i polacchi qui presenti!

Rivolgo un cordiale saluto a voi, pellegrini italiani e di vari Paesi. In particolare, saluto la Famiglia Missionaria Donum Dei, la Union Seglar de San Antonio Maria Claret, il gruppo venezuelano dei “Festeros de San Vicente” venuto in bicicletta da Valencia, e i giovani di Novoli impegnati in un campo-scuola.

E ora vi chiedo di accompagnare con la preghiera questo gesto: benedirò un gran numero di Rosari destinati ai fratelli della Siria. Per iniziativa dell’Associazione “Aiuto alla Chiesa che soffre” sono state realizzate circa seimila corone del Rosario; li hanno fatti le Suore carmelitane, a Betlemme. Oggi, in questa grande festa di Maria, io le benedico, e poi saranno distribuite alle comunità cattoliche in Siria come segno della mia vicinanza, specialmente per le famiglie che hanno perso qualcuno a causa della guerra. La preghiera fatta con fede è potente! Continuiamo a pregare il Rosario per la pace in Medio Oriente e nel mondo intero.

Facciamo la benedizione, pregando prima l’Ave Maria.

Recita Ave Maria

Benedizione

E a tutti voi auguro una buona Festa dell’Assunta. Per favore, non dimenticatevi di pregare per me. Buon pranzo e arrivederci!

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