Benvenuto a chiunque è alla "ricerca di senso nel quotidiano"



Visualizzazione post con etichetta FRATERNITA' CARMELITANA. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta FRATERNITA' CARMELITANA. Mostra tutti i post

domenica 1 novembre 2026

Preghiera dei Fedeli - Fraternità Carmelitana di Pozzo di Gotto (ME) - Solennità di Tutti i Santi

Fraternità Carmelitana 
di Pozzo di Gotto (ME)

Preghiera dei Fedeli


Solennità di Tutti i Santi
1° novembre 2026

Per chi presiede

Fratelli e sorelle, uniti in comunione fraterna con i Santi del cielo e con tutti i credenti, pellegrini sulla terra, eleviamo a Dio nostro Padre le nostre suppliche e le nostre intercessioni ed insieme diciamo:   

R/   Santifica la tua Chiesa, o Padre

 

Lettore


- Padre Santo, datore di ogni bene, Tu hai voluto che la tua Chiesa, radunata nel tuo nome, fosse in mezzo agli uomini come segno e strumento di unità e di vera comunione fraterna, arricchiscila del tuo Santo Spirito, perché diventi sempre più conforme all’immagine del tuo Figlio Gesù, assumendo lo stile di vita delle Beatitudini. Preghiamo. 

- Ti ringraziamo, o Padre Santo, per le tante persone sante, uomini e donne delle Beatitudini, che hanno inciso nel cammino della nostra vita e che ci hai dato la possibilità di poter conoscere sia di persona, sia attraverso i loro scritti o racconti delle loro vite: persone umili, persone capaci di piangere sulle disgrazie altrui, persone miti, amanti della giustizia, misericordiosi e compassionevoli, puri di cuore e trasparenti nel modo di essere, e di agire, costruttori di pace e capaci di donare la vita per gli altri. Sii benedetto, o Padre, perché susciti sempre in mezzo a noi nuovi testimoni del Vangelo delle Beatitudini. Preghiamo. 

- Tu, Padre Santo, nella diversità delle tante fedi continui a chiamare ogni uomo e ogni donna ad una vita veramente santa, cioè piena di senso, aperta a relazioni autentiche con gli altri e sempre capace di suscitare e custodire la comunione. Fa’ che, nonostante le differenze religiose, possiamo ritrovarci uniti nell’amore per la vita e nella custodia della “casa comune” che è il nostro creato. Preghiamo. 

- Dio della Gloria, che chiami tutti i tuoi figli ad essere santi ed immacolati nell’amore, per la fede e l’intercessione di Maria e di tutti i Santi e le Sante, converti il nostro cuore al Vangelo delle Beatitudini, disperdi i pensieri dei violenti e conferma tutti i credenti nel cammino verso la fraternità e la pace. Preghiamo. 

- Ti affidiamo, o Dio fonte della santità, i nostri parenti e amici defunti [pausa di silenzio]. Ti affidiamo i martiri cristiani, coloro che hanno lavato le loro vesti nel sangue dell’Agnello; ti affidiamo le vittime della guerra, della persecuzione e della tortura a causa della giustizia, della religione, dell’appartenenza ad una etnìa. Concedi a tutti di contemplare lo splendore del tuo Volto, in comunione con tutti i Santi e le Sante della Gerusalemme celeste.  Preghiamo.


Per chi presiede

Padre Santo e fonte di ogni santità, aiutaci a vivere la vera felicità del vangelo delle Beatitudini, che ci hai donato attraverso la forma di vita e le parole del tuo Figlio Gesù, il Messia che tu hai inviato, benedetto nei secoli dei secoli.

AMEN.


sabato 31 ottobre 2026

CETTINA MILITELLO - La sinodalità: una Chiesa popolo di Dio in cammino, tra speranza e realtà (Testo e video)



La sinodalità: 
una Chiesa popolo di Dio in cammino, 
tra speranza e realtà
di Cettina Militello


21.10.2026 - Secondo dei Mercoledì della Spiritualità 2026

promossi dalla Fraternità Carmelitana
di Barcellona Pozzo di Gotto

".. La novità del Vaticano II sta innanzitutto nel disegno esplicito di riallacciare il rapporto con la modernità oltre le sterili condanne che hanno sancito rotture progressive, senza per altro arginarne la spinta secolarizzante. Riallacciare i rapporti con la modernità voleva dire anche raccogliere e mettere in circolo i movimenti di rinnovamento che, più o meno condannati, avevano avviato a un recupero delle fonti, della storia innanzitutto, ma poi, con metodologia critica, della Scrittura, dei Padri, della tradizione liturgica, teologica, canonica… Si colloca in questo quadro la riscoperta del popolo di Dio come connotato identitario e accomunante i membri tutti della Chiesa, senza distinzione di genere e di grado. Tale dato identitario è radicato nel battesimo, meglio nella iniziazione cristiana, Si tratta di un elemento fondativo che precede e regge ogni distinzione successiva. Quest’ultima non cancella la partecipazione comune al munus regale sacerdotale e profetico. Al contrario ne chiede l’esercizio. Riconosce la profezia comune, la presenza in tutti e ciascuno dei carismi e, come diremmo con linguaggio post-conciliare, ne chiede la traduzione in ministeri. La sua espressione massima è il sensus fidei di cui è portatore l’intero popolo di Dio, senza distinzione alcuna. Il popolo di Dio è altresì individuato nella sua indole peregrinante. È una comunità di uomini e donne, alacremente impegnati a implementare il regno di Dio di cui sono segno mentre incedono verso Cristo che torna. Il capitolo II di LG, al n, 9 descrive l’identità e le caratteristiche di questo popolo. I nn. 10-11 ne leggono la soggettualità nelle azioni sacramentali. Il n. 12 ne declina lo statuto profetico. Il che trova riscontro ai nn. 30-34 del capitolo IV. D’altra parte il capitolo V ne indica la comune vocazione alla santità e il capitolo VII l’indole peregrinante.  .. "
..
Dal mio punto di vista i punti fermi come le sfide, i nodi insomma, sono quelli che ho indicato alla fine della mia introduzione agli Atti del convegno che ha voluto offrire al Sinodo il contributo dell’Istituto Costanza Scelfo. 

I suoi dieci punti riletti oggi attestano insieme una attesa in parte disattesa ma anche la caparbia speranza che la Chiesa acquisisca uno stile e un volto, uno statuto autenticamente sinodale. Scrivevo:
  1. La sinodalità prima che stile e metodo dice l’identità della Chiesa originariamente raduno/assemblea     2. In essa ogni credente ha un suo proprio dono diretto alla crescita del corpo 
 3. Occorre riscoprire e discernere l’exousia che connota ogni dono e lo flette come regalità/sacerdozio/profezia 
   4. Proprio la presenza dello Spirito e il dono/nome proprio di ciascuno esige la partecipazione di tutti ai processi di elaborazione/confessione/trasmissione/celebrazione della fede e alle decisioni operative che ne conseguono 
   5. Occorre estromettere le criteriologie gerarcologiche, androcentriche, sacrali accettando la sfida della convergenza/sinfonia dei doni e consentirne quanto più possibile l’autorevole traduzione in ministeri, mettendo in atto criteri di discernimento volti al riconoscimento compartito della competenza propria a ciascuno. 
 6. Occorre espungere il clericalismo e rompere le dicotomiche asimmetrie maschio/femmina; chierici/laici così da ripensare il ministero fuori dalle logiche mondanizzanti e violente del potere per riacquisirlo come vicendevole servizio 
 7. Create a immagine della Trinità e chiamate a compartirne la vita, le Chiese tutte devono testimoniarne l’indole di comunione e attestare il principio dell’inter-relazione come costitutivo del mistero di Dio e delle sue stesse creature
  8. La sinodalità è operatività inter-relazionale, duttile a forme sempre nuove, comunque radicate nell’originario camminare insieme che connota gli uomini e le donne tutti, credenti e non credenti 
  9. Diviene sussidiarietà aprendosi all’ecosistema planetario globale di cui tutti e tutte facciamo parte 10. Dice la Chiesa come vigile interprete dei segni dei tempi, vuoi nella conversione permanente dei soggetti vuoi nella permanente e necessaria riforma delle sue strutture. 

Precisavo che il mio non era un decalogo esaustivo ma provocatorio. Si può facilmente costatare come non pochi punti convergano con il magistero di Francesco. Ma nella prassi restano tanti i temi caldi e le questioni aperte… Discernimento, carismi, soggettualità battesimale, autorevolezza, ministero e altro ancora si incrociano con il nodo ineludibile di una riforma della Chiesa possibile solo a partire da una interrelazione sinodale, perciò fraterna e sororale.
...
GUARDA IL VIDEO
Relazione integrale


Leggi:
- la traccia integrale (PDF)

Leggi anche i post già pubblicati:

sabato 24 ottobre 2026

GREGORIO BATTAGLIA - Evangelii Gaudium: il primato del vangelo per una Chiesa popolo di Dio “in uscita” (VIDEO INTEGRALE E TESTO)

Evangelii Gaudium: 
il primato del vangelo 
per una Chiesa 
popolo di Dio “in uscita”
Gregorio Battaglia


14.10.2026 - Primo dei Mercoledì della Spiritualità 2026

promossi dalla Fraternità Carmelitana
di Barcellona Pozzo di Gotto


1. La gioia del Vangelo
   La Evangelii Gaudium (= EG) di papa Francesco inaugura di fatto la sua azione magisteriale nei confronti di quanti aderiscono alla Chiesa cattolica. Essa si presenta come un’esortazione apostolica, che riprende e ristruttura le proposizioni emerse dal Sinodo dei vescovi sulla “Nuova Evangelizzazione”, convocato precedentemente da Benedetto XVI. In realtà papa Francesco non si limita soltanto a riprendere queste proposizioni per elaborarne una sintesi, ma ci mette molto del suo, facendo in modo che questa “esortazione” si traduca di fatto in un documento programmatico, che, per il futuro possa impegnare tutta la Chiesa in un cammino di vero rinnovamento. Il cambiamento di passo emerge già dal titolo della stessa esortazione, dove in primo piano non è più la ricerca di nuovi mezzi e di nuove modalità per annunziare il Vangelo, ma la “gioia”, che deve abitare tutta la Chiesa, dal più piccolo al più grande, perché ha ricevuto e custodisce l’Evangelo, come bella notizia, che ristruttura dall’interno la vita di ogni fedele cristiano. Questa “bella notizia” è costituita dalla persona stessa di Gesù, perché in lui Dio si è fatto vicino, si è fatto leggibile. Gesù è la Parola ultima che Dio, il tre volte Santo, il trascendente, ha consegnato alla nostra umanità. Si legge nel Vangelo di Giovanni: «Dio ha tanto amato il mondo, da donarci il Figlio» (Gv 3,16). La vita consegnata da Gesù per un puro motivo di amore nei confronti di ogni creatura umana è la “bella notizia”, che riempie il cuore di una gioia, che nessuno può rubare.
...

GUARDA IL VIDEO
RELAZIONE INTEGRALE

Leggi:

Leggi anche il post già pubblicato:
- il calendario completo degli incontri

domenica 11 ottobre 2026

“CURARE LE FERITE” L’eredità spirituale e pastorale di papa Francesco - MERCOLEDÌ DELLA SPIRITUALITÀ - 2026 della FRATERNITÀ CARMELITANA DI BARCELLONA P.G. (ME) - DAL 14 OTTOBRE AL 25 NOVEMBRE


Fraternità Carmelitana di Barcellona P.G. (ME)

Mercoledì della Spiritualità - 2026

Di presenza nella sala del convento e online
dal 14 ottobre al 25 novembre
dalle h. 20.00 alle h. 21.00


“CURARE LE FERITE”
L’eredità spirituale e pastorale di papa Francesco



«Io vedo con chiarezza che la cosa di cui la chiesa ha più bisogno oggi è la capacità di curare le ferite e di riscaldare il cuore dei fedeli, la vicinanza, la prossimità. Io vedo la chiesa come uno ospedale da campo dopo una battaglia. È inutile chiedere ad un ferito grave se ha il colesterolo e gli zuccheri alti! Si devono curare le sue ferite. Poi potremo parlare di tutto il resto» (Papa Francesco).


Mercoledì 14 ottobre
Evangelii Gaudium: il primato del vangelo per una Chiesa popolo di Dio “in uscita” (Gregorio Battaglia).

Mercoledì 21 ottobre
La sinodalità: una Chiesa popolo di Dio in cammino, tra speranza e realtà (Cettina Militello).

Mercoledì 28 ottobre
Laudato Si’: prendersi cura dell’ambiente, ascoltando gli impoveriti della terra (Maurilio Assenza).

Mercoledì 4 Novembre
Fratelli tutti: la fraternità radicale che riunisce tutta la famiglia umana (Nunzio Bombaci).

Mercoledì 11 Novembre
Gaudete et exsultate: il vissuto spirituale del popolo di Dio in cammino nella storia (Alberto Neglia).

Mercoledì 18 Novembre
Amoris Letitia: il primato della tenerezza-misericordia evangelica (Vittorio Rocca).

Mercoledì 25 Novembre
Al servizio “dell’unità della fede nella carità”. Da papa Francesco a papa Leone XIV (Egidio Palumbo).


Per la diretta online cliccare:


oppure




Per informazioni: Chiesa del Carmine – Tel. 0909762800.


domenica 9 agosto 2026

Preghiera dei Fedeli - Fraternità Carmelitana di Pozzo di Gotto (ME) - XIX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO anno A

Fraternità Carmelitana
di Pozzo di Gotto (ME)

Preghiera dei Fedeli


XIX Domenica T.O. - A

9 agosto 2026 


Per chi presiede
Fratelli e sorelle, dopo aver ascoltato ed accolto la Parola che oggi il Signore ci ha donato, come risposta innalziamo a Lui le nostre suppliche ed intercessioni, ed insieme diciamo:

        R/ Salvaci, Signore Gesù.

Lettore

- Tu, Signore Gesù, non vuoi che la tua Chiesa si chiuda nei suoi recinti, nelle sue sicurezze, ma continui a spingerla fuori, perché come la barca dei discepoli abbia la forza e la fede per affrontare i marosi di una storia quanto mai tormentata. Fa’ che a somiglianza di Pietro si lasci prendere per mano e così poter indicare al mondo l’unica via della salvezza, racchiusa nel tuo gesto di spezzare e condividere il pane. Preghiamo.

- Dona, Signore Gesù, sapienza e discernimento a papa Leone e a quanti nella Chiesa hanno ricevuto il ministero della presidenza e compiti di responsabilità. Fa’ che restino in perenne ascolto della tua Parola e la sappiamo comunicare, non attraverso contatti artificiali e virtuali, ma attraverso relazioni interpersonali e comunitarie reali, che liberino le persone dai loro idoli e “fantasmi” alienanti, e le aprano all’incontro interpersonale con Te, Figlio Risorto, che sei sempre presente nelle pieghe variegate e tortuose della nostra storia. Preghiamo.

- Davanti a Te, Signore Gesù, che hai voluto unirti con legami indissolubili ad ogni creatura umana, vogliamo fare memoria di tutti gli uomini e le donne, dei bambini e degli anziani, che in tantissime parti del mondo sono ridotti in profonda miseria o vengono sfruttati o si ritrovano a subire la violenza della guerra. In modo particolare ti vogliamo pregare per gli abitanti di Gaza, che sperimentano ogni giorno e ogni notte la crudeltà del governo israeliano. Preghiamo.

- Signore Gesù, ti preghiamo anche per noi, qui riuniti attorno alla mensa della tua Parola e del tuo Pane spezzato e condiviso: dona vigore alla nostra fede, perché possiamo affrontare le paure e le difficoltà quotidiane con la serena certezza che Tu ci sei vicino, ci guidi nel cammino e ci sostieni affinché non veniamo meno nelle prove della vita. Preghiamo.

- Davanti a te, Signore Gesù, ci ricordiamo dei nostri parenti e amici defunti [pausa di silenzio]; ci ricordiamo anche delle vittime degli sconvolgimenti climatici e degli incendi quasi sempre dolosi. Accogli tutti davanti al tuo Volto di Pace. Preghiamo.


Per chi presiede
Signore Gesù, ascolta la nostra preghiera. Come Pietro, anche noi vogliamo rinnovare la fede in Te che sei il Salvatore del mondo. Veglia su di noi, affinché non ci vengano mai a mancare la guida del tuo Spirito e i segni della tua bontà e del tuo sostegno. Te lo chiediamo perché sei nostro Signore e Fratello, vivente nei secoli dei secoli. AMEN

giovedì 25 giugno 2026

Dal 19 al 22 luglio in presenza e in diretta online - LECTIO DIVINA SECONDO LIBRO DEI RE p. Pino Stancari sj

Dal 19 al 22 luglio 2026
 in presenza e in diretta online 
 LECTIO DIVINA 
SECONDO LIBRO DEI RE  
p. Pino Stancari sj

18 (arrivi) - 23 (partenze) Luglio 2026

promossa dalla
FRATERNITÀ CARMELITANA
DI BARCELLONA POZZO DI GOTTO (ME)


Carissime/mi.

Quest’anno la Settimana Biblica con l’amico p. Pino Stancari completa la lectio divina su 1-2 Re.

Come ormai è stile della nostra fraternità, l’ospitalità è gratuita. La partecipazione agli incontri prevede:

- la modalità in presenza, per gli ospiti che risiedono nel convento e per quelli del luogo;

- la modalità in diretta online, per coloro – sia dei fuori-sede sia del luogo – che non possono essere presenti. Gli incontri si tengono nella sala del Convento.

Agli ospiti che risiedono nelle stanze del Convento, ricordiamo di portare la Bibbia, le lenzuola, gli asciugamani e gli effetti personali.




Per seguire la diretta online,

ecco il link della piattaforma “ZOOM” cui collegarsi:


oppure:

Per seguire la diretta su YOUTUBE cliccare su questo link:



Queste due possibilità sono date anche per poter seguire la diretta nel caso vi siano problemi di bassa connessione: se vedete che su zoom non appare nulla, passate su youtube, e viceversa.

Per collegarsi alla diretta, tenere presente che gli incontri delle lectio con p. Pino saranno nei giorni dal 19 al 22 luglio:

- al mattino: h. 9.00 (h. 10.00 solo per domenica 19 luglio) - 11.30 (prevista la pausa);

- al pomeriggio: h. 16.00-18.30 (prevista la pausa).


Per ulteriori informazioni: tel 090 9762800.


sabato 7 marzo 2026

ALBERTO NEGLIA: Stare davanti a Dio come figli e con gli uomini come fratelli: Mt 6,1-18 (VIDEO INTEGRALE)

Stare davanti a Dio come figli 
e con gli uomini come fratelli: 
Mt 6,1-18
Alberto Neglia

VIDEO INTEGRALE


25.02.2026 - Terzo  dei MERCOLEDI' DELLA BIBBIA 2026

Il DISCORSO DELLA MONTAGNA (Mt 5-7)
La “Magna Charta” del cristiano
per un progetto di umanizzazione del mondo

promossi dalla
Fraternità Carmelitana
di Barcellona P.G. (ME)




          «Buona cosa è la preghiera con il digiuno e l’elemosina» (Tb 12,8). Così dice l’angelo Raffaele a Tobia, evidenziando che queste esperienze sono i pilastri dell’esperienza di fede.

         Gesù le evidenzia e le propone all’interno del discorso della montagna, nel brano evangelico sul quale questa sera rifletteremo, mettendoci in guardia, però, sul modo di esprimerle con il nostro vissuto. Infatti, qualunque nostra azione può essere fatta in due modi opposti: per autocompiacerci avere lode e riconoscimento dagli uomini, oppure per piacere a colui che da sempre ci loda e riconosce come figli.

           Le opere, anche quelle per sé buone, sono buone, per me, solo se fatte davanti a Dio, per amore e in umiltà; diversamente se fatte davanti agli uomini, per autoaffermazione e vanità, da ipocriti (l’ipocrita è un attore, una maschera…). La vita è una sceneggiata, dove ognuno litiga con l’altro per primeggiare. L’apparire agli occhi degli uomini è il DNA di ogni male, che ha la sua radice nel non sapere chi siamo agli occhi di Dio.
...

5. Preghiera e responsabilità del mondo

      La preghiera sottrae la persona dalla banalità e da una logica perversa e di disordine, dalle alienazioni, la rende consapevole della sua dignità e della sua vocazione e rimette il credente in relazione, in libertà e senza paura, con Dio e con gli altri. La preghiera ci fa stare nel mondo da responsabili perché ci mette negli occhi l’orizzonte di Dio.

          Se la preghiera ci introduce nel ritmo di Dio, ci fa vedere meglio la volontà del Padre, essa ci aiuta pure a penetrare più profondamente la realtà, e ci fa assumere la responsabilità con la stessa dedizione di colui che ci abita e impedisce alla nostra carità di disincarnarsi.

     Pregando, allora, non abbandoniamo il mondo e i suoi drammi, ma impariamo a vederlo semplicemente in una mutata disposizione. È esperienza in cui viene spostato il centro del nostro pensare e del nostro agire: dall’io a Dio. Egli diventa la sorgente che coinvolge tutte le nostre potenzialità e le spinge al compimento.

        Nella preghiera veniamo coinvolti da colui che ci visita a vivere da figli, da uomini liberi, e veniamo anche rassicurati: «Non abbiate paura, sono io» (Gv 6,20), dove quel “sono io” vuol dire io vi do il mio respiro, io vi accompagno, vi apro la strada della vita. Se, nella preghiera, ci affidiamo a lui e ci lasciamo plasmare dallo Spirito di Gesù, che si è aperto al futuro, agli altri fino a donare la vita, allora, assieme a lui impariamo anche noi ad aprirci e a saper donare la vita. Quando impariamo ad accettare di “dare la vita”, allora qualsiasi paura svanirà, perché il dono di sé, consumato fino alla fine in obbedienza al Padre, è la difficile ma liberante risposta della fede alla paura.


GUARDA IL VIDEO
Incontro integrale


Guarda anche i post già pubblicati: 

sabato 28 febbraio 2026

CARMELO RUSSO: LA GIUSTIZIA “ECCEDENTE” DI AMORE. Dal “non uccidere” a “l’amare il nemico” (Mt 5,20-48) - VIDEO INTEGRALE

LA GIUSTIZIA “ECCEDENTE” DI AMORE.
Dal “non uccidere” a “l’amare il nemico” 
(Mt 5,20-48)
Carmelo Russo

VIDEO INTEGRALE

11.02.2026 - Secondo dei MERCOLEDI' DELLA BIBBIA 2026

Il DISCORSO DELLA MONTAGNA (Mt 5-7)
La “Magna Charta” del cristiano
per un progetto di umanizzazione del mondo

promossi dalla
Fraternità Carmelitana
di Barcellona P.G. (ME)


             " .. La prospettiva gesuana, dunque, non si accontenta dell’osservanza minimale della legge. Non aver commesso un omicidio non significa essere nel giusto se il cuore è pieno di odio e di disprezzo. Il vero obiettivo è la guarigione delle intenzioni del cuore, non solo il contenimento degli atti omicidi. Bisogna passare dalla visione dell’altro come “inferno” o “ostacolo” all’abbraccio dell’altro come fratello. 
             La ridondanza sul “non uccidere” — intesa come “non adirarti” e “non disprezzare” — si fa ancora più esplicita nei due inviti che seguono: verso il “fratello” e persino verso “l’avversario”.
             Gesù prende ad esempio una pia scena al tempio: la presentazione dell’offerta all’altare. Non basta non avere nulla contro qualcuno; conta anche accertarsi se l’altro «ha qualcosa contro di te» (v. 23). Non puoi presentarti al Padre (all’altare) se rifiuti il fratello. L’accesso a Dio è mediato dall’amore verso il prossimo. Negare la disponibilità alla riconciliazione significa, di fatto, negare la propria natura di figli di Dio. Ciò che conta non è il risultato perfetto (l’eventuale pace raggiunta), ma la disponibilità interiore. Chi sposa il messaggio di Cristo ha l’obbligo morale di fare il primo passo, di tentare il dialogo e di offrire la pace. Certo, la riconciliazione effettiva dipende da due volontà. Se l’altro rifiuta, ciò non deve impedire il mio rapporto con Dio, purché io abbia sinceramente abitato il desiderio di pace: «lascia lì il tuo dono davanti all’altare, va’ prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna a offrire il tuo dono» (v. 24). Il culto, quale espressione di una fede sincera, non è un esercizio solitario e rituale tra l’individuo e Dio, ma passa necessariamente attraverso il “ponte” della fraternità. Il cristiano è chiamato a tentare sempre la riconciliazione, non perché il successo sia garantito, ma perché avere un cuore aperto all’altro è l’unico modo per essere davvero in comunione con il Padre. 
           Per quanto riguarda il confronto con l’avversario, il testo completa la riflessione introducendo una prospettiva esistenziale e pragmatica, ribaltando il concetto tradizionale di “giustizia”. Il senso profondo della vita non sta nell’aver ragione, ma nella trasformazione della relazione. L’esistenza umana è descritta come un percorso: «Mettiti presto d’accordo con il tuo avversario mentre sei in cammino con lui» (v. 25). Da notare che il testo non entra nel merito della res litigiosa: non importa chi ha ragione o torto. In questo cammino, piuttosto, la presenza dell’avversario (colui che ci contraddice o con cui non andiamo d’accordo) non è un incidente di percorso, ma l’elemento centrale su cui saremo misurati. Finché consideriamo l’altro un nemico, ci condanniamo a presentarci davanti a un Giudice. La vita diventa rivalità e nel giorno in cui vinciamo (eventualmente) la causa, perdiamo tutto il resto; il mondo diventa una scacchiera di cenere, dove l’altro non è più il volto che mi svela, ma l’ombra che oscura il mio cammino. Se l’altro non è fratello, allora nego la paternità di Dio e anch’io smetto di essere figlio. Non resta che pagare «fino all’ultimo spicciolo!» (v. 26). La controproposta di Gesù è esigente, ma “conveniente: se infatti lavoriamo insieme per riconciliarci, l’avversario diventa fratello e compagno. In questo caso, non troveremo più un giudice ad attenderci, ma il Padre, che non commina la pena, ma accompagna nella ricerca della comunione. 
      Negli esempi fatti, Gesù contrappone la giustizia degli uomini (fatta di colpe e di pene) a una giustizia nuova, dettata dall’amore, che cerca il perdono come principio cardine. L’alternativa alla riconciliazione è l’annientamento reciproco: mentre si uccide l’altro (fisicamente o moralmente), si distrugge se stessi.
...

GUARDA IL VIDEO
Incontro integrale
                                                                 

Guarda anche i post già pubblicati: 
- ROBERTO TONI: Per una umanità mite, misericordiosa e artefice di pace, che dona al mondo sapienza e luce: Mt 5,1-16 (VIDEO INTEGRALE)

 

sabato 21 febbraio 2026

ROBERTO TONI: Per una umanità mite, misericordiosa e artefice di pace, che dona al mondo sapienza e luce: Mt 5,1-16 (VIDEO INTEGRALE)

Per una umanità mite, misericordiosa e artefice di pace, 
che dona al mondo sapienza e luce: Mt 5,1-16 
Roberto Toni

(VIDEO INTEGRALE)


04.02.2026 - Primo dei MERCOLEDI' DELLA BIBBIA 2026

Il DISCORSO DELLA MONTAGNA (Mt 5-7)
La “Magna Charta” del cristiano
per un progetto di umanizzazione del mondo

promossi dalla
Fraternità Carmelitana
di Barcellona P.G. (ME)


(Foto di repertorio) 

1. I mille vuoti della paura: per comprendere la crisi dell’umano

Pochi giorni fa abbiamo celebrato la giornata della memoria e ci siamo chiesti per l’ennesima volta: come è stato possibile? Poi, di fronte a ciò che sta succedendo e nel timore di ciò che potrà accadere ci chiediamo: come è ancora possibile?

Le semplificazioni non aiutano di certo né a comprendere e neppure a cambiare. Tuttavia, con alcuni pensatori che azzardano una diagnosi più ampia del “qui e ora” tipico dei talk show, possiamo identificare che c’è stata una promessa, quella di un progresso globale “win - win” (dove vincono tutti: crescita parallela di benessere e democrazia, di economia e di cultura, di velocità ed equilibrio, di ambiente e mercato) che non è stata mantenuta e che ha determinato il riaffacciarsi massiccio della paura e, conseguentemente, della violenza.

Guardando alle dinamiche non troppo lontane che portarono alla Shoah riconosciamo che è proprio la paura a diventare strumento di manipolazione da parte di chi, malato psichico o astuto calcolatore, si appropria del potere e dilaga per conservarlo. E se in passato parevano essere quantomeno le ideologie a fornire la base teorica alle tirannie, ora assistiamo alla dittatura incontrastata dell’economia, del mercato, il tutto nelle mani di pochi sempre più ricchi, potenti e influenti.

A completare il quadro è un senso di impotenza che si traduce in assuefazione e rassegnazione, sia a livello locale che globale. Con il paradosso che la paura della morte conduce a ricercarla, magari per porre un termine al non senso e all’angosciosa agonia, una cultura di morte che vede nella rabbia cieca e nelle dipendenze la propria espressione.

Il Giubileo della speranza si è scontrato con il muro di gomma di un mondo che segue logiche ormai così profondamente innestate che, divenute totalizzanti, hanno ormai plasmato la percezione in termini di tecnicismo e quantificazione, con sacche di corruzione e di solitudine che divengono oggetto di rimozione. La speranza è diventata così l’eco romantica di un concetto vuoto o un culto di nicchia.

Ne va dell’uomo e della sua consapevole identificazione con se stesso, con l’altro (uguale o diverso che sia) e con il mondo. «Quando sono scosse le fondamenta, il giusto che cosa può fare?» (Sal 11,3). Anzitutto non sentirsi così giusto, perché nel sistema ci siamo dentro tutti. E poi: continuare a cercare, discernere ed ascoltare. 

..

Alle beatitudini non corrisponde soltanto una somma di significati di profonda sapienza. Esse, come l’intera vita del Maestro, suscitano attrazione, movimento, motivazione, entusiasmo. La fede incarnata diventa orizzonte di speranza, di credibilità che orienta verso il Mistero di un Dio presente e vivo.

Un ultima considerazione. Dopo il Giubileo della speranza, non possiamo non fare riferimento ad un altro tempo di grazia che si è aperto nella ricorrenza dell’ottocentesimo anniversario della morte (transito) di San Francesco d’Assisi. Noi Carmelitani, in quanto mendicanti della Parola, non possiamo non sentire questo nuovo Giubileo come anche un poco nostro. Francesco ci insegna una “perfetta letizia” che è completamente aderente allo spirito delle beatitudini, anche e soprattutto nel suo stridere contro il senso comune: lo stesso Cantico delle Creature, altissima espressione contemplativa, fu da lui composto nel periodo di malattia e sofferenza acuta, tanto da avvalorare quell’indicazione di gioia piena che nasce dall’attraversare tutte le situazioni per amore e avendo il Cristo crocifisso e risorto più che come motivazione: come presenza viva.


GUARDA IL VIDEO
Incontro integrale


Leggi anche il post già pubblicato:

sabato 24 gennaio 2026

Il DISCORSO DELLA MONTAGNA (Mt 5-7) La “Magna Charta” del cristiano per un progetto di umanizzazione del mondo - MERCOLEDÌ DELLA BIBBIA – 2026

Il DISCORSO DELLA MONTAGNA (Mt 5-7)
La “Magna Charta” del cristiano 
per un progetto di umanizzazione del mondo

Mercoledì della Bibbia – 2026

promossi dalla
Fraternità Carmelitana 
di Barcellona P.G. (ME)

Di presenza nella Sala del Convento e on line

dal 4 Febbraio al 18 Marzo
dalle h. 20.00 alle h. 21.00

Cari amici e amiche.

In questo tempo di violenza, guerra e disprezzo dei diritti umani, dove il dominio della legge del più forte, il delirio di onnipotenza e l'esaltazione dell'IO la fanno da padroni, siamo chiamati ad uscire da una fede cristiana infantile, intimistica (altra cosa è l’interiorità!) e superficiale, e a radicarci sempre di più in Gesù, nel suo Vangelo e nella sua prassi.

Per questo abbiamo scelto di leggere e meditare il “Discorso della Montagna”, che, ben a ragione, la tradizione considera la Magna Charta del cristiano.

Sono pagine impegnative, certo, ma fondamentali, poiché interpellano ogni cristiano, sia dal punto di vista personale ed ecclesiale-comunitario, sia da quello sociale e politico, politico nel senso del nostro modo di abitare la città (polis), il territorio e il mondo, e di sentirsi non estranei, ma parte viva di questa nostra umanità che gioisce, spera e «soffre le doglie del parto» (Rm 8,22), nell’attesa che per nasca una nuova umanità, un mondo migliore (cf. Rm 8,18-25).

Nello stesso tempo, il “Discorso della Montagna” ci libera da ogni forma di strumentalizzazione politico-partitica, economico-privatistica e guerra-fondaia del nome di Dio, al fine di imparare a vivere in questo mondo una sana laicità, che si prende cura e si fa custode dell’umano, e non sventola e brandisce nelle piazze parole, preghiere e simboli religiosi, né sacralizza e divinizza persone, opere e istituzioni.

Di questa sana laicità, radicalmente fondata nella Parola di Dio, oggi abbiamo bisogno!

Al riguardo, noi cristiani siamo chiamati a scolpire nel cuore e nella mente la conclusione del “Discorso della Montagna” (cf, Mt 7,21-27), accostandolo, magari, alla conclusione del “Discorso escatologico-apocalittico (rivelativo)” di Mt 25,31-46:

 

«Non chiunque mi dice: “Signore, Signore”, entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli. In quel giorno molti mi diranno: “Signore, Signore, non abbiamo forse profetato nel tuo nome? E nel tuo nome non abbiamo forse scacciato demòni? E nel tuo nome non abbiamo forse compiuto molti prodigi?”. Ma allora io dichiarerò loro: “Non vi ho mai conosciuti. Allontanatevi da me, voi che operate l’iniquità!”.

Perciò chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica, sarà simile a un uomo saggio, che ha costruito la sua casa sulla roccia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ma essa non cadde, perché era fondata sulla roccia. Chiunque ascolta queste mie parole e non le mette in pratica, sarà simile a un uomo stolto, che ha costruito la sua casa sulla sabbia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ed essa cadde e la sua rovina fu grande» (Mt 7,21-27).



Mercoledì 4 Febbraio
Per una umanità mite, misericordiosa e artefice di pace, che dona al mondo sapienza e luce: Mt 5,1-16 (Roberto Toni).

Mercoledì 11 Febbraio
La giustizia “eccedente” di amore: dal “non uccidere” a “l’amare il nemico”: Mt ,5,20-48
(Carmelo Russo).

Mercoledì 25 Febbraio
Stare davanti a Dio come figli e con gli uomini come fratelli: Mt 6,1-18 (Alberto Neglia).

Mercoledì 4 Marzo
«Cercate prima il Regno di Dio e la sua giustizia», per non essere schiavi di “mammona” e dei pre-giudizi: Mt 6,19-7,27 (Maurilio Assenza).

Mercoledì 11 Marzo
«Non resistere al male con la violenza»: Lev Tolstoj rilegge il Discorso della Montagna
(Gregorio Battaglia).

Mercoledì 18 Marzo
L’“intelligenza artificiale”: una sfida per rimanere umani (Vittorio Rocca).

Per seguire la diretta on line:
https://m.youtube.com/user/QdV100/live


sabato 13 dicembre 2025

ALBERTO NEGLIA: La fede nel vissuto quotidiano di S. Teresa di Lisieux (VIDEO)

La fede nel vissuto quotidiano 
di S. Teresa di Lisieux
Alberto Neglia


26.11.2025 -  Sesto  e ultimo dei Mercoledì della Spiritualità 2025

VIVERE NELL’OGGI CON PROFEZIA
IL SIMBOLO DELLA FEDE

promossi dalla Fraternità Carmelitana
di Barcellona Pozzo di Gotto



Teresa nasce ad Alençon il 2 gennaio del 1873, da Luigi Martin e da Zélie Guerin. I coniugi Martin ebbero nove figli: Maria, Paolina, Leonia, Celina, Teresa; e altri quattro figli, due femmine e due maschi che morirono in tenera età. «Tutto mi sorrideva sulla terra, trovavo fiori sotto ogni passo e anche il mio carattere felice contribuiva a rendermi piacevole la vita»[1].

Anche se coccolata, molte volte il suo carattere sarà messo a dura prova dalla morte della mamma avvenuta il 28 agosto 1877. Teresa, anche se piccola, è toccata da questo distacco affettivo. Lei stessa riconosce: «A partire dalla morte della Mamma il mio carattere felice cambiò completamente; io così vivace, così espansiva, diventai timida e dolce, sensibile all'eccesso» (Ms A 45).

L'ambiente familiare era molto sereno, cattolico praticante, in famiglia viene educata all’esperienza di fede. Per cui in lei matura il desiderio di unirsi a Dio nella fede e in un rapporto d’amore, questo suo desiderio lo esprimerà continuamente nei suoi scritti.

 ... 

e) Si fa loro “compagna” e mangia il pane della prova

Teresa vive questa “notte” come condivisione di vita con Gesù e con gli increduli. Visto che gli increduli esistono, Teresa si fa loro “compagna”. Lei vuole mangiare alla loro tavola. Da quando conosce l'esistenza degli increduli, Teresa li guarda, non dall'alto, come la maggior parte delle sue consorelle che si facevano vittime per i peccatori e diventavano così come delle madri, che li partorivano alla vita della fede: Teresa li guarda come fratelli e si preoccupa soltanto di sedere alla loro stessa “tavola”: «Signore, la tua figlia l’ha capita la tua luce divina! Ti chiede perdono per i suoi fratelli. Accetta di mangiare per quanto tempo vorrai il pane del dolore» (Ms C 277). La sua preoccupazione è di restare con quelli che mangiano il pane dell'incredulità: «non vuole alzarsi da quella tavola piena di amarezza» (Ms C 277); è pronta a restarvi per ultima finché «tutti coloro che non sono illuminati dalla fiaccola luminosa della Fede la vedono finalmente brillare» (Ms C 277), Teresa dice: «Accetto di mangiarvi da sola il pane della prova fino a quando ti piaccia di introdurmi nel tuo regno luminoso. La sola grazia che ti domando è di non offenderti mai!» (Ms C 277).

E da sola – in sorprendente somiglianza con l'Amato! che si ritrova come "fallito" in croce – Teresa, come aveva sperato, si ritrova a misurarsi con la morte "a mani vuote", come "fallita" anche lei nel suo desiderio che “tutti quelli che non sono rischiarati dalla fiaccola luminosa della fede la vedano infine brillare”

La vita di Teresa, come quella dell'amato, è vita sprecata, come lei stessa canta, il 19 maggio 1897, in una poesia:

 

«Nel suo fulgor la rosa fa bella la festa

Bambino amabile

Ma la rosa sfogliata la si getta al vento

semplicemente;

Una rosa sfogliata si dona incurante

per non più esistere

Come questa, con gioia io a te m’abbandono,

Gesù piccino» (P 51,3).

 

Teresa, rosa sfogliata, con la sua esperienza di radicale povertà, ricorda a tutti noi, ammalati di protagonismo gratificante, rinchiusi nello spazio dell'"io", che l'incontro con Dio, qui sulla terra, non si esaurisce nella cultura del "sentire", ma si esprime in un itinerario di fede che chiede un consenso maturo a tutto il vissuto dell'Amato e alla storia dei fratelli, soprattutto dei fratelli dal volto "sfigurato". Teresa, con il suo vissuto, è memoria che indica alla chiesa un modo nuovo di essere presente al mondo dell'incredulità, non più con il proselitismo e la lotta, ma con la comunità d'esistenza, con amore, tenerezza e umiltà.


[1] S. Teresa di Gesù Bambino e del Volto Santo, Opere Complete, Libreria Editrice Vaticana-Edizioni OCD, Città del Vaticano-Roma 1997, Ms A 41. D’ora in poi citerò, all’interno del testo, con queste abbreviazioni: Manoscritti A, B, C = Ms, segue il numero al margine della pagina; Lettere = L; Poesie = P; Preghiere = Pre. 


GUARDA IL VIDEO
Incontro integrale



Guarda anche i post già pubblicati: 

domenica 7 dicembre 2025

EGIDIO PALUMBO: Per una lettura mistagogica del Simbolo della Fede nella Liturgia della Chiesa (VIDEO)

Per una lettura mistagogica 
del Simbolo della Fede 
nella Liturgia della Chiesa
Egidio Palumbo

19.11.2025 - Quinto dei Mercoledì della Spiritualità 2025

VIVERE NELL’OGGI CON PROFEZIA
IL SIMBOLO DELLA FEDE

promossi dalla Fraternità Carmelitana
di Barcellona Pozzo di Gotto

(Foto di repertorio)

1. Liturgia, esperienza di fede e trasmissione delle fede

Prima di riflettere sulla collocazione del Simbolo di Fede (il Credo) nella Liturgia della Chiesa, è opportuno, se non addirittura necessario, evidenziare che cosa è Liturgia, chi è il soggetto celebrante, in che senso la Liturgia è esperienza e trasmissione della fede, e che cosa è la mistagogia.

La Liturgia della Chiesa è

 

l’esercizio dell’ufficio sacerdotale di Gesù Cristo; in essa, con segni sensibili, viene significata e, in modo proprio a ciascuno, realizzata la santificazione dell’uomo, e viene esercitato dal corpo mistico di Cristo, cioè dal capo e dalle sue membra, il culto pubblico integrale. Perciò ogni celebrazione liturgica, in quanto opera di Cristo sacerdote e del suo corpo, che è la chiesa, è azione sacra per eccellenza, e nessun’altra azione della Chiesa ne uguaglia l’efficacia allo stesso titolo e allo stesso grado (SC n. 7).

 

In questa affermazione del Concilio Vaticano II, c’è quasi tutto: la Liturgia è opera di Cristo e della sua Chiesa popolo di Dio, che è il suo corpo ed è costituito popolo sacerdotale. Questo significa che il soggetto celebrante è Cristo Gesù Sacerdote assieme alla sua Chiesa popolo sacerdotale. Ovviamente il sacerdozio di Gesù è da intendersi non secondo l’AT, ma secondo il NT, ovvero secondo la lettera agli Ebrei (5,1-10; 7,22-28; 9,11-14.24-28; 10,5-24), dove il Sacerdozio di Gesù (egli era un ebreo laico credente) si qualifica innanzitutto esistenziale e non rituale: egli è Sacerdote perché consegnò se stesso, donò la sua vita in obbedienza a Dio e per amore dell’umanità sprofondata nel fallimento del peccato, per amore dell’umanità lontana da Dio. Con il dono della sua vita Gesù ha aperto all’umanità la strada del ritorno a Dio, della riconciliazione con Lui, della comunione con Lui.

Di conseguenza, il sacerdozio della Chiesa popolo di Dio, come pure il ministero ordinato (vescovo, presbitero, diacono) si fondano e si qualificano sul Sacerdozio esistenziale di Cristo.

E, inoltre, sul Sacerdozio esistenziale di Cristo Gesù si fonda e si qualifica anche la Liturgia della Chiesa con le sue azioni e sequenze rituali. Se il rito cristiano, in tutte le sue molteplici forme e modalità, non trasmette e non ci educa a fare della nostra vita, della nostra esistenza, un dono e una consegna per Dio e per i fratelli e le sorelle in umanità e nella fede, non è rito cristiano, è un’altra cosa...

Da qui, dovrebbe apparire chiaro come il centro della Liturgia della Chiesa è il mistero pasquale del Signore Gesù Crocifisso Risorto, ovvero la proposta e di un’esperienza e di un cammino di una vita nuova, di un modo alternativo e profetico di abitare questo mondo, non omologandosi alle varie forme, palesi e sottili, di idolatria di sé, di idolatria del potere religioso e politico che sottomette l’altro, del potere della forza che annienta l’altro, del potere tecnologico-economico-finanziario che crea disuguagliane e scarti di umanità... 

...

Da qui, dovrebbe apparire chiaro come il centro della Liturgia della Chiesa è il mistero pasquale del Signore Gesù Crocifisso Risorto, ovvero la proposta e di un’esperienza e di un cammino di una vita nuova, di un modo alternativo e profetico di abitare questo mondo, non omologandosi alle varie forme, palesi e sottili, di idolatria di sé, di idolatria del potere religioso e politico che sottomette l’altro, del potere della forza che annienta l’altro, del potere tecnologico-economico-finanziario che crea disuguagliane e scarti di umanità...

Tale cammino di vita nuova, alternativa e profetica, è ciò che la Liturgia ci fa sperimentare e ci trasmette, se essa è celebrata e vissuta come esercizio del Sacerdozio esistenziale di Cristo Gesù.

.. 

GUARDA IL VIDEO
Incontro integrale


Guarda anche i post già pubblicati: