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sabato 22 novembre 2025

ASSISI 20/11/2025 - Una Chiesa missionaria, prossima e solidale - Testi integrali del discorso di Leone XIV ai Vescovi e del documento finale della 81ª Assemblea Generale della CEI - Video integrale.


ASSISI 20/11/2025

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Una Chiesa missionaria, prossima e solidale


Cristo al centro di tutto e lo slancio, realmente cristiano, ad aiutare le persone a vivere con gioia la fede, consapevoli che «una Chiesa sinodale, che cammina nei solchi della storia affrontando le emergenti sfide dell’evangelizzazione, ha bisogno di rinnovarsi costantemente». A conclusione dell’81ª Assemblea generale della Conferenza episcopale italiana, svoltasi ad Assisi, i vescovi, accolgono l’esortazione di Papa Leone XIV e tutte le sue più concrete indicazioni, manifestando a gran voce la volontà di lavorare insieme per edificare comunità cristiane aperte, ospitali e accoglienti che si spendano nell’annuncio del Vangelo.

Da qui il comunicato finale e la mozione conclusiva in cui i presuli dichiarano, anzi deliberano, la ricezione del Documento di sintesi del Cammino sinodale delle Chiese che sono in Italia dal titolo: “Lievito di pace e di speranza”. «Consapevoli della nostra responsabilità di pastori e partecipi della vita del nostro Paese, noi, vescovi italiani — si legge nel testo — assumiamo l’impegno, insieme con le nostre Chiese e collegialmente come Conferenza episcopale italiana, a continuare a camminare insieme ricercando modi e tempi per dare concretezza agli orientamenti e alle proposte emersi in questi anni. Affidiamo al Consiglio permanente e al gruppo di lavoro di vescovi, costituito dalla presidenza su mandato del Consiglio permanente stesso, il compito di indicare percorsi di studio e approfondimento per il discernimento degli orientamenti e delle proposte del Documento di sintesi, in particolare quelli rivolti alla Conferenza episcopale italiana. Tenendo conto anche del Documento finale della XVI Assemblea generale ordinaria del Sinodo dei Vescovi “Per una Chiesa sinodale: comunione, partecipazione, missione”, ci impegniamo a vivere lo spirito e lo stile sinodale promuovendo i necessari strumenti, anche a livello nazionale, per essere “una Chiesa unita, segno di unità e di comunione, che diventi fermento per un mondo riconciliato” (Leone XIV). Guardiamo a Cristo, nostra speranza, fonte del nostro agire, tutto affidando a Maria, Madre della Chiesa, perché accompagni il cammino della Chiesa italiana».

Il testo ricorda anche quanto previsto dal “Regolamento del Cammino sinodale” che «giunge a compimento» con il conseguente «scioglimento di tutti gli Organismi sinodali finora operativi». «Ringraziamo — dicono i vescovi — tutti coloro che hanno partecipato al percorso compiuto, offrendo tempo ed energie nelle diocesi, nelle assemblee sinodali e negli organismi che, a livello nazionale, hanno accompagnato il cammino. Riteniamo che il Documento di sintesi, approvato dalla terza Assemblea sinodale, non solo rappresenti una preziosa testimonianza dello stile di condivisione e confronto vissuti in questi quattro anni, ma offra anche al discernimento dei Pastori e alle comunità ecclesiali linee di indirizzo e proposte per dare concretezza a una Chiesa missionaria, prossima e sinodale».

Il comunicato finale sintetizza invece le tre indicazioni offerte dal Papa che nella città di San Francesco, luogo simbolo di pace e riconciliazione, lo scorso giovedì ha parlato da Vescovo ai vescovi chiedendo di proseguire gli accorpamenti delle diocesi, rispettare la norma dei 75 anni per la conclusione del servizio degli ordinari e favorire una maggiore partecipazione nelle consultazioni per le nomine episcopali. Oltre all’aspetto della sinodalità e della collegialità per costruire insieme ai laici una Chiesa più coraggiosa e missionaria, i presuli rilanciano nel testo finale un forte appello per la pace affinché «all’umanità siano risparmiati ulteriori lutti e tragedie e sia evitata la spaventosa ipotesi di una catastrofe dalle conseguenze incalcolabili». Rivolgendosi ai potenti e a quanti hanno in mano le sorti dei popoli, chiedono che «messe al bando le armi, a cominciare dalle testate atomiche, i governanti impieghino ogni loro sforzo a servizio della pace e i mezzi a loro disposizione per combattere la fame che è nel mondo». Al termine dei lavori è stato anche approvato il documento “Educare a una pace disarmata e disarmante”, articolato secondo il metodo “vedere — giudicare — agire” e utile alla catechesi da declinare in ogni ambito della vita ecclesiale e sociale.

A 40 anni dall’Intesa sull’insegnamento della religione cattolica (Irc), i vescovi hanno dato approvazione anche ad un altro documento che rilancia l’insegnamento come laboratorio di cultura e dialogo, aperto a tutti e pienamente inserito nelle finalità educative della scuola. In tema di prevenzione degli abusi è stata riconosciuta l’importanza della collaborazione strutturata con la Pontificia Commissione per la Tutela dei Minori e la creazione di una più forte rete di servizi a livello nazionale, regionale e diocesano per tutelare i più piccoli e gli adulti vulnerabili. Importante anche il passaggio su impegno sociale e carità, definita cuore della missione ecclesiale, che richiede competenze e creatività nonché un’attenzione educativa e una visione culturale e politica che sappia incidere sulla società. Il Consiglio episcopale permanente ha approvato infine “ad experimentum” una riforma degli uffici della Segreteria generale ispirata a sinodalità, missionarietà e diaconia.
(fonte: L'Osservatore Romano, articolo di Cecilia Seppia 21/11/2025)

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A seguire riportiamo i testi integrali del 
  • discorso di Leone XIV ai Vescovi  
  • documento finale della 81ª Assemblea Generale della CEI

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INCONTRO CON I VESCOVI ITALIANI ALLA CONCLUSIONE
DELLA 81ª ASSEMBLEA GENERALE DELLA CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA
[17-20 novembre 2025]

DISCORSO DEL SANTO PADRE LEONE XIV

Basilica di Santa Maria degli Angeli di Assisi
Giovedì, 20 novembre 2025

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Carissimi fratelli nell’episcopato, buongiorno!

Ringrazio vivamente il Cardinale Presidente per le parole di saluto che mi ha rivolto e per l’invito a essere con voi oggi per concludere l’81ª Assemblea Generale. E sono contento di questa mia prima sosta, seppur brevissima, ad Assisi, luogo altamente significativo per il messaggio di fede, fraternità e pace che trasmette, di cui il mondo ha urgente bisogno.

Qui San Francesco ricevette dal Signore la rivelazione di dover «vivere secondo la forma del santo Vangelo» (2Test 14: FF 116). Il Cristo, infatti, «che era ricco sopra ogni altra cosa, volle scegliere in questo mondo, insieme alla beatissima Vergine, sua madre, la povertà» (2Lf 5: FF 182).

Guardare a Gesù è la prima cosa a cui anche noi siamo chiamati. La ragione del nostro essere qui, infatti, è la fede in Lui, crocifisso e risorto. Come vi dicevo in giugno: in questo tempo abbiamo più che mai bisogno «di porre Gesù Cristo al centro e, sulla strada indicata da Evangelii gaudium, aiutare le persone a vivere una relazione personale con Lui, per scoprire la gioia del Vangelo. In un tempo di grande frammentarietà è necessario tornare alle fondamenta della nostra fede, al kerygma» (Discorso ai Vescovi della Conferenza Episcopale Italiana, 17 giugno 2025). E questo vale prima di tutto per noi: ripartire dall’atto di fede che ci fa riconoscere in Cristo il Salvatore e che si declina in tutti gli ambiti della vita quotidiana.

Tenere lo sguardo sul Volto di Gesù ci rende capaci di guardare i volti dei fratelli. È il suo amore che ci spinge verso di loro (cfr 2Cor 5,14). E la fede in Lui, nostra pace (cfr Ef 2,14), ci chiede di offrire a tutti il dono della sua pace. Viviamo un tempo segnato da fratture, nei contesti nazionali e internazionali: si diffondono spesso messaggi e linguaggi intonati a ostilità e violenza; la corsa all’efficienza lascia indietro i più fragili; l’onnipotenza tecnologica comprime la libertà; la solitudine consuma la speranza, mentre numerose incertezze pesano come incognite sul nostro futuro. Eppure, la Parola e lo Spirito ci esortano ancora ad essere artigiani di amicizia, di fraternità, di relazioni autentiche nelle nostre comunità, dove, senza reticenze e timori, dobbiamo ascoltare e armonizzare le tensioni, sviluppando una cultura dell’incontro e diventando, così, profezia di pace per il mondo. Quando il Risorto appare ai discepoli, le sue prime parole sono: «Pace a voi» (Gv 20,19.21). E subito li manda, come il Padre ha mandato Lui (v. 21): il dono pasquale è per loro, ma perché sia per tutti!

Carissimi, nel nostro precedente incontro ho indicato alcune coordinate per essere Chiesa che incarna il Vangelo ed è segno del Regno di Dio: l’annuncio del Messaggio di salvezza, la costruzione della pace, la promozione della dignità umana, la cultura del dialogo, la visione antropologica cristiana. Oggi vorrei sottolineare che queste istanze corrispondono alle prospettive emerse nel Cammino sinodale della Chiesa in Italia. A voi Vescovi spetta adesso tracciare le linee pastorali per i prossimi anni, perciò desidero offrirvi qualche riflessione affinché cresca e maturi uno spirito veramente sinodale nelle Chiese e tra le Chiese del nostro Paese.

Anzitutto, non dimentichiamo che la sinodalità indica il «camminare insieme dei cristiani con Cristo e verso il Regno di Dio, in unione a tutta l’umanità» (Documento finale della Seconda Sessione della XVI Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi, 28). Dal Signore riceviamo la grazia della comunione che anima e dà forma alle nostre relazioni umane ed ecclesiali.

Sulla sfida di una comunione effettiva desidero che ci sia l’impegno di tutti, perché prenda forma il volto di una Chiesa collegiale, che condivide passi e scelte comuni. In questo senso, le sfide dell’evangelizzazione e i cambiamenti degli ultimi decenni, che interessano l’ambito demografico, culturale ed ecclesiale, ci chiedono di non tornare indietro sul tema degli accorpamenti delle diocesi, soprattutto laddove le esigenze dell’annuncio cristiano ci invitano a superare certi confini territoriali e a rendere le nostre identità religiose ed ecclesiali più aperte, imparando a lavorare insieme e a ripensare l’agire pastorale unendo le forze. Al contempo, guardando la fisionomia della Chiesa in Italia, incarnata nei diversi territori, e considerando la fatica e talvolta il disorientamento che tali scelte possono provocare, auspico che i Vescovi di ogni Regione compiano un attento discernimento e, magari, riescano a suggerire proposte realistiche su alcune delle piccole diocesi che hanno poche risorse umane, per valutare se e come potrebbero continuare a offrire il loro servizio.

Ciò che conta è che, in questo stile sinodale, impariamo a lavorare insieme e che nelle Chiese particolari ci impegniamo tutti a edificare comunità cristiane aperte, ospitali e accoglienti, nelle quali le relazioni si traducono in mutua corresponsabilità a favore dell’annuncio del Vangelo.

La sinodalità, che implica un esercizio effettivo di collegialità, richiede non solamente la comunione tra di voi e con me, ma anche un ascolto attento e un serio discernimento delle istanze che provengono dal popolo di Dio. In questo senso, il coordinamento tra il Dicastero per i Vescovi e la Nunziatura Apostolica, ai fini di una comune corresponsabilità, deve poter promuovere una maggiore partecipazione di persone nella consultazione per la nomina di nuovi Vescovi, oltre all’ascolto degli Ordinari in carica presso le Chiese locali e di coloro che si apprestano a terminare il loro servizio.

Anche su quest’ultimo aspetto, permettetemi di offrirvi qualche indicazione. Una Chiesa sinodale, che cammina nei solchi della storia affrontando le emergenti sfide dell’evangelizzazione, ha bisogno di rinnovarsi costantemente. Bisogna evitare che, pur con buone intenzioni, l’inerzia rallenti i necessari cambiamenti. A questo proposito, tutti noi dobbiamo coltivare l’atteggiamento interiore che Papa Francesco ha definito “imparare a congedarsi”, un atteggiamento prezioso quando ci si deve preparare a lasciare il proprio incarico. È bene che si rispetti la norma dei 75 anni per la conclusione del servizio degli Ordinari nelle diocesi e, solo nel caso dei Cardinali, si potrà valutare una continuazione del ministero, eventualmente per altri due anni.

Cari fratelli, ritornando all’orizzonte della missione della Chiesa in Italia, vi esorto a fare memoria della strada percorsa dopo il Concilio Vaticano II, scandita dai Convegni ecclesiali nazionali. E vi esorto a preoccuparvi che le vostre Comunità, diocesane e parrocchiali, non perdano la memoria, ma la mantengano viva, perché questo è essenziale nella Chiesa: ricordare il cammino che il Signore ci fa compiere attraverso il tempo nel deserto (cfr Dt 8).

In questa prospettiva, la Chiesa in Italia può e deve continuare a promuovere un umanesimo integrale, che aiuta e sostiene i percorsi esistenziali dei singoli e della società; un senso dell’umano che esalta il valore della vita e la cura di ogni creatura, che interviene profeticamente nel dibattito pubblico per diffondere una cultura della legalità e della solidarietà.

Non si dimentichi in tale contesto la sfida che ci viene posta dall’universo digitale. La pastorale non può limitarsi a “usare” i media, ma deve educare ad abitare il digitale in modo umano, senza che la verità si perda dietro la moltiplicazione delle connessioni, perché la rete possa essere davvero uno spazio di libertà, di responsabilità e di fraternità.

Camminare insieme, camminare con tutti, significa anche essere una Chiesa che vive tra la gente, ne accoglie le domande, ne lenisce le sofferenze, ne condivide le speranze. Continuate a stare vicini alle famiglie, ai giovani, agli anziani, a chi vive nella solitudine. Continuate a spendervi nella cura dei poveri: le comunità cristiane radicate in modo capillare nel territorio, i tanti operatori pastorali e volontari, le Caritas diocesane e parrocchiali fanno già un grande lavoro in questo senso e ve ne sono grato.

Su questa linea della cura, vorrei anche raccomandare l’attenzione ai più piccoli e vulnerabili, perché si sviluppi anche una cultura della prevenzione di ogni forma di abuso. L’accoglienza e l’ascolto delle vittime sono il tratto autentico di una Chiesa che, nella conversione comunitaria, sa riconoscere le ferite e si impegna per lenirle, perché «dove profondo è il dolore, ancora più forte dev’essere la speranza che nasce dalla comunione» (Veglia del Giubileo della Consolazione, 15 settembre 2025). Vi ringrazio per quanto avete già fatto e vi incoraggio a portare avanti il vostro impegno nella tutela dei minori e degli adulti vulnerabili.

Carissimi fratelli, in questo luogo San Francesco e i primi frati vissero appieno quello che, con linguaggio odierno, chiamiamo “stile sinodale”. Insieme, infatti, condivisero le diverse tappe del loro cammino; insieme si recarono dal Papa Innocenzo III; insieme, di anno in anno, perfezionarono e arricchirono il testo iniziale che era stato presentato al Pontefice, composto, dice Tommaso da Celano, «soprattutto di espressioni del Vangelo» (1Cel 32: FF 372), fino a trasformarlo in quella che oggi conosciamo come prima Regola. Questa scelta convinta di fraternità, che è il cuore del carisma francescano insieme alla minorità, fu ispirata da una fede intrepida e perseverante.

Possa l’esempio di San Francesco dare anche a noi la forza per compiere scelte ispirate da una fede autentica e per essere, come Chiesa, segno e testimonianza del Regno di Dio nel mondo. Grazie!

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81ª Assemblea Generale: Comunicato finale


L’incontro riservato con papa Leone XIV ha concluso l’Assemblea Generale della CEI, che si è svolta ad Assisi (Domus Pacis, Santa Maria degli Angeli) dal 17 al 20 novembre 2025 sotto la guida del Cardinale Presidente Matteo Zuppi. Hanno partecipato il Nunzio Apostolico in Italia, Mons. Petar Rajič, 206 membri, 13 Vescovi emeriti, alcuni rappresentanti di presbiteri, religiosi e religiose, degli Istituti secolari, delle Aggregazioni laicali. Un clima di viva cordialità e ascolto attento ha caratterizzato il momento vissuto il 20 novembre nella Basilica di Santa Maria degli Angeli, dove il Papa ha sostato nella Porziuncola in preghiera silenziosa prima di rivolgersi ai Vescovi. Nel suo discorso ha innanzitutto esortato a “porre Gesù Cristo al centro e, sulla strada indicata da Evangelii gaudium, aiutare le persone a vivere una relazione personale con Lui, per scoprire la gioia del Vangelo”, ricordando che “una Chiesa sinodale, che cammina nei solchi della storia affrontando le emergenti sfide dell’evangelizzazione, ha bisogno di rinnovarsi costantemente”. Per questo, ha offerto alcune indicazioni concrete: proseguire sulla strada degli accorpamenti delle Diocesi, rispettare la norma dei 75 anni per la conclusione del servizio degli Ordinari nelle Diocesi, favorire una maggiore partecipazione di persone nella consultazione per la nomina di nuovi Vescovi. Il Papa ha quindi invitato a impegnarsi per “edificare comunità cristiane aperte, ospitali e accoglienti, nelle quali le relazioni si traducono in mutua corresponsabilità a favore dell’annuncio del Vangelo”.

Collegialità e sinodalità

I temi della collegialità e della sinodalità, richiamati dal Papa nel suo discorso, erano stati al centro della riflessione del Cardinale Presidente che, nell’Introduzione, aveva ricordato, facendo riferimento al Cammino sinodale, che “ora si apre una fase nuova che interpella in particolare noi Pastori nell’esercizio della collegialità e in quel presiedere la comunione così decisivo perché la sinodalità diventi forma, stile, prassi per una missione più efficace nel mondo”. Nell’esprimere unanime apprezzamento al Cardinale Presidente, i Vescovi si sono concentrati sulla dimensione della sinodalità, intesa come forma ordinaria della vita della Chiesa. La crisi contemporanea è stata letta non solo come frutto dell’indifferenza esterna, ma anche come rischio di “insignificanza” interna, da superare attraverso la gioia della fede, una testimonianza più libera e coraggiosa e una rinnovata capacità di annuncio. Secondo i Presuli, la cultura dominante esercita una forte spinta all’adeguamento, mentre il Vangelo richiede la franchezza della parola e la chiarezza delle posizioni. Di qui la necessità di una Chiesa coraggiosa e missionaria, che non teme i cambiamenti, che sa valorizzare il protagonismo dei laici e puntare sulla comunità come risposta alla solitudine diffusa.
Sono da leggere in questa prospettiva i riferimenti, emersi nel confronto assembleare, all’importanza di una pastorale d’ambiente che possa abitare con creatività e competenza scuola, università, sanità, lavoro, sport, cultura; della formazione di sacerdoti chiamati, come ha recentemente ricordato papa Leone XIV, ad essere “vicini al gregge”, donando “tempo ed energie per tutti, senza risparmiarsi, senza fare differenze”; del ruolo degli Organismi di partecipazione, che sono spesso indeboliti da logiche burocratiche o assemblearismi impropri, mentre dovrebbero rappresentare laboratori vivi di corresponsabilità e comunione. Non sono mancati i richiami alle nuove generazioni, alla famiglia, alla comunione tra le Chiese, all’impegno per la giustizia e la pace, alla questione delle carceri che ha bisogno di una più convinta attenzione pastorale e culturale, al fenomeno delle sette e del satanismo, in crescita soprattutto tra i più giovani.
Evocando infine le parole del Card. Zuppi sul Mediterraneo e sull’opportunità di rilanciare “un percorso, dal valore emblematico, che muove da una memoria comune e si prefigge di contribuire a relazioni virtuose, all’abbraccio fra le generazioni, al dialogo tra le fedi”, è stata evidenziata l’attualità della Dichiarazione conciliare “Nostra aetate”, in un tempo segnato da tensioni religiose, antisemitismo e migrazioni: l’incontro tra culture e fedi – è stato rilevato – è luogo teologico e via privilegiata per la costruzione della pace.

Lo stile sinodale

In linea con quanto chiesto da papa Leone, i Vescovi hanno approvato, a larga maggioranza, una mozione con cui vengono delineati i passi successivi alla terza Assemblea sinodale. Esprimendo gratitudine a quanti hanno partecipato al percorso compiuto, è stata deliberata la ricezione del Documento di sintesi “Lievito di pace e di speranza”, con i suoi orientamenti e le sue proposte, “considerandoli alla luce delle priorità pastorali” emerse nell’Assemblea della CEI. Giunta a compimento la fase che ha animato gli anni 2021-2025, sono stati sciolti – ai sensi dell’art. 18 del Regolamento del Cammino sinodale – tutti gli Organismi sinodali finora operativi. I Vescovi hanno dunque assunto l’impegno, “insieme con le nostre Chiese e collegialmente come Conferenza Episcopale italiana, a continuare a camminare insieme ricercando modi e tempi per dare concretezza agli orientamenti e alle proposte emersi in questi anni”. Hanno inoltre affidato al Consiglio Episcopale Permanente e al gruppo di Vescovi, costituito dalla Presidenza su mandato dello stesso Consiglio Permanente (e formato dal Card. Roberto Repole, da Mons. Gherardo Gambelli, da Mons. Guglielmo Giombanco, da Mons. Corrado Lorefice, da Mons. Andrea Migliavacca, da Mons. Michele Tomasi), “il compito di indicare percorsi di studio e approfondimento per il discernimento degli orientamenti e delle proposte del Documento di sintesi, in particolare quelli rivolti alla Conferenza Episcopale Italiana”. Con questo atto è stata anche confermata la volontà di vivere, sempre più e meglio, lo stile sinodale per essere, come ha sollecitato papa Leone XIV, “una Chiesa unita, segno di unità e di comunione, che diventi fermento per un mondo riconciliato”.
La ricchezza delle riflessioni che ha permeato le giornate di Assemblea, culminate con l’approvazione della mozione, hanno di fatto già indicato alcune prospettive di lavoro: la fede vissuta, testimoniata e celebrata; la comunità; l’impegno sociale e caritativo. Per fede – è stato precisato – è da intendersi l’esperienza esistenziale di essere innestati in Cristo: non un atto intellettuale, ma il vivere di Cristo, ovvero una fede che trasforma, trasfigura la vita, portando con sé il peso della testimonianza. In questo senso, la fede viene vissuta, celebrata e trasmessa nella comunità e si intreccia, inevitabilmente, con la dimensione socio-caritativa in quanto i cristiani abitano tutte le realtà, a partire dalla politica.
Nella consapevolezza delle grandissime solitudini e fratture che contrassegnano la vita delle persone e in forza di quanto condiviso negli anni del Cammino sinodale e delle indicazioni scaturite dal Documento, i Vescovi si sono quindi soffermati sulla corresponsabilità, in vista di un approfondimento sul binomio “ministeri e laicità”. Un focus ha riguardato la specificità del ministero dei sacerdoti che, in forza del sacramento dell’Ordine, ha un suo “proprio” e una sua essenzialità: questo determina l’imprescindibilità del ministero per l’esserci della Chiesa.

A servizio della pace e dell’educazione

A fare da sfondo ai lavori ad Assisi, luogo che papa Leone ha definito “altamente significativo per il messaggio di fede, fraternità e pace che trasmette, di cui il mondo ha urgente bisogno”, è stato il tema della riconciliazione. Un appello per la pace è risuonato nel corso della Veglia che si è svolta il 19 novembre nella chiesa inferiore della Basilica di San Francesco: “Auspichiamo che all’umanità siano risparmiati ulteriori lutti e tragedie e sia evitata la spaventosa ipotesi di una catastrofe dalle conseguenze incalcolabili”. Rivolgendosi “a quanti hanno in mano le sorti dei popoli”, i Presuli hanno chiesto che, “messe al bando le armi, a cominciare dalle testate atomiche, impieghino ogni loro sforzo a servizio della pace e i mezzi a loro disposizione per combattere la fame che è nel mondo”.
Accogliendo l’invito di papa Leone che, nell’udienza concessa ai Vescovi della CEI lo scorso 17 giugno, aveva incoraggiato ogni comunità a diventare “una ‘casa della pace’, dove si impara a disinnescare l’ostilità attraverso il dialogo, dove si pratica la giustizia e si custodisce il perdono”, l’Assemblea ha approvato il Documento “Educare ad una pace disarmata e disarmante”. Il testo, che verrà diffuso nei prossimi giorni, si presenta articolato in tre parti, che risulteranno utili per la catechesi e l’approfondimento, secondo il metodo del “vedere-giudicare-agire”. Nella prima viene proposta un’analisi della situazione mondiale, europea e italiana, certamente non esaustiva, ma capace di delineare le problematiche più rilevanti. Nella seconda si aggiunge una riflessione alla luce della Sacra Scrittura, della Tradizione e delle Magistero. Nella terza parte si indicano i sentieri dell’educazione delle coscienze, che permettono di affrontare i temi della guerra, del disarmo, della testimonianza cristiana in un mondo sempre più conflittuale, della democrazia come garanzia di pace.
Sempre sul versante dell’educazione, alla vigilia del 40° anniversario dell’Intesa fra la CEI e il Ministero della Pubblica Istruzione circa l’insegnamento della religione cattolica nella scuola (Irc), firmata il 14 dicembre 1985, in attuazione dell’Accordo di revisione del Concordato Lateranense, i Vescovi hanno approvato il Documento “L’insegnamento della religione cattolica: laboratorio di cultura e dialogo”. Il testo evidenzia e rilancia tale disciplina come contributo prezioso della Chiesa alla comunità scolastica e alla crescita di una sempre più ampia alleanza educativa. Vengono infatti richiamate due dimensioni fondamentali dell’insegnamento della religione cattolica: la sua piena appartenenza alle finalità della scuola e il suo essere luogo accogliente, aperto a tutti, a prescindere dalle personali scelte di fede, e dunque palestra di conoscenza e comprensione reciproca, per una convivenza fraterna e costruttiva. Oltre all’introduzione, il Documento si compone di quattro capitoli: il primo offre alcuni elementi per leggere le trasformazioni in atto e cogliere il loro impatto sull’educazione e il contributo dell’Irc; il secondo richiama le ragioni e le caratteristiche che disciplinano l’Irc nella scuola; il terzo è dedicato al profilo professionale e all’impegno educativo degli insegnanti di religione; il quarto evidenzia la responsabilità che l’intera comunità cristiana ha verso l’Irc e l’importanza di promuovere progettualità e collaborazioni educative nei luoghi ordinari.

Tutela dei minori e degli adulti vulnerabili, un impegno che continua

Particolare rilievo ha assunto la tematica della tutela dei minori e degli adulti vulnerabili. Ai Vescovi hanno portato il loro saluto Mons. Thibault Verny e Mons. Luis Manuel Alì Herrera, rispettivamente Presidente e Segretario della Pontificia Commissione per la Tutela dei Minori (PCTM), che hanno messo in luce il valore della “collaborazione strutturata” con la CEI, avviata tre anni fa. “Tale accordo non è rimasto lettera morta: si è trasformato in un laboratorio di dialogo, azione e corresponsabilità, con ricadute positive in Chiese di quattro continenti”, ha sottolineato Mons. Verny. Nell’occasione, il Presidente e il Segretario della Pontificia Commissione si sono soffermati sulla pubblicazione del secondo Rapporto annuale della PCTM che, hanno ammesso, ha suscitato “alcuni malintesi in talune realtà ecclesiali, in particolare nella vostra Conferenza Episcopale”.
Durante i lavori, infatti, è stato ribadito che la Chiesa italiana ha intrapreso un importante cammino sul versante del contrasto agli abusi e della cultura della prevenzione attraverso la creazione di una rete di servizi a livello nazionale, regionale e diocesano per la tutela dei minori e degli adulti vulnerabili che ha visto un continuo incremento di attività formative e di coinvolgimento. Per le vittime e i sopravvissuti agli abusi si è pregato il 18 novembre, nella Basilica di Santa Maria degli Angeli: “Ogni mancanza di rispetto è, a diverso livello, una forma di violenza, è sfruttamento, bisogno incontrollato di possesso, offesa della dignità, corruzione. Quando poi a esserne vittima è un minore o una persona vulnerabile, restano ferite che non conoscono prescrizione, ma cicatrici indelebili. Davanti a tale gravità non sussiste spazio alcuno per atteggiamenti di omissione o di sottovalutazione”, ha affermato Mons. Ivan Maffeis, Arcivescovo di Perugia-Città della Pieve e Vescovo delegato per il Servizio regionale per la tutela dei minori e delle persone vulnerabili della Conferenza Episcopale Umbra, che ha presieduto la celebrazione dei Vespri in occasione della V Giornata nazionale sul tema “Rispetto. Generare relazioni autentiche”.

La carità, nucleo della missione

Altro argomento al centro della riflessione dei Vescovi è stato quello della carità: nucleo ardente della missione della Chiesa e segno di autenticità del Vangelo vissuto – è stato sottolineato – che, per questo, richiede competenza e creatività. Soprattutto di fronte a disuguaglianze crescenti, fragilità multidimensionali, povertà energetica, nuove solitudini che domandano ascolto e visioni capaci di futuro. Non si può infatti ridurre la carità a mera filantropia: la gratuità, la preghiera e la vita sacramentale restano la sorgente da cui scaturisce l’impegno verso i più fragili, in una dinamica che unisce la parola, l’Eucaristia e l’incontro con i poveri. In quest’ottica, l’iniziazione cristiana alla carità, la formazione degli operatori, la qualità degli ambienti di accoglienza e la cura del vissuto ecclesiale che accompagna ogni gesto di prossimità – è stato evidenziato – diventano elementi decisivi. All’azione educativa si affianca poi la dimensione culturale e sociale: l’opera caritativa ha infatti una ricaduta politica, stimolando percorsi legislativi e amministrativi in grado di rispondere alle trasformazioni sociali. Si colloca in questo orizzonte l’appello a valorizzare il servizio civile nella sua originaria vocazione alla pace e alla nonviolenza e quello a far sì che la Caritas sia custodita nella sua specificità, evitando la parcellizzazione pastorale, affinché resti ponte, luogo di comunione, strumento di collaborazione concreta e sinodale.

Adempimenti

L’Assemblea Generale ha votato e approvato i testi in lingua italiana da inserire nei libri liturgici relativi alla memoria facoltativa di Santa Teresa di Calcutta e alla Messa per la custodia della Creazione. I testi dovranno essere presentati al Dicastero per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti al fine di ricevere la confirmatio.

Comunicazioni

Ai Vescovi sono state consegnate due distinte comunicazioni riguardanti la Giornata per la Carità del Papa e i mass media. Nella prima viene sottolineato come questo appuntamento, celebrato lo scorso 29 giugno, rappresenti ogni anno un’occasione per assicurare al Successore di Pietro l’impegno delle Chiese in Italia per costruire ponti di dialogo, per soccorrere l’umanità sofferente, per essere a servizio degli ultimi e dei più bisognosi. Nel 2024, le Diocesi italiane hanno offerto per l’Obolo di S. Pietro 1.775.739,00 euro; l’importo pervenuto dalle Diocesi italiane alla Santa Sede a titolo di can. 1271 del Codice di Diritto Canonico è stato di 4.514.716,00 euro. Anche nel 2025 i mezzi di comunicazione della Chiesa che è in Italia (Avvenire, Tv2000, la rete radiofonica inBlu2000, l’agenzia Sir) e delle Diocesi – a partire dai settimanali diocesani associati alla FISC (Federazione Italiana Settimanali Cattolici) e dall’emittenza locale (CORALLO) – hanno sostenuto la Giornata attraverso una serie di iniziative a partire dal mese di maggio. E proprio ai media è dedicata una seconda comunicazione in cui vengono fornite alcune informazioni riguardanti Agenzia Sir, Avvenire, Tv2000 e inBlu2000, i settimanali FISC e il circuito del CORALLO, con un approfondimento sul loro costante impegno nel promuovere e diffondere racconti di qualità, dando voce ai territori e spiegando quanto accade a livello nazionale e internazionale.

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Nel corso dei lavori dell’Assemblea Generale, il 18 novembre si è riunito il Consiglio Episcopale Permanente che ha approvato ad experimentum per un anno, a partire dal gennaio 2026, la riforma degli Uffici e dei Servizi della Segreteria Generale. Parte, dunque, un processo imperniato su tre “principi ispiratori”: sinodalità, per uno stile di lavoro più partecipato; missionarietà, per un’azione più decisamente destinata all’annuncio del Vangelo; diaconia, per un più chiaro riferimento al servizio al ministero episcopale e alla vita delle Diocesi. A questi principi si associano cinque “criteri operativi”: a servizio dei Vescovi e delle Chiese particolari; natura pastorale e missionaria del servizio; sinodalità e partecipazione; una “struttura” missionaria; coordinamento, flessibilità, valorizzazione, sostenibilità, in modo che, nel rispetto delle diverse competenze, venga preservata l’unitarietà delle azioni pastorali. In questa prima fase di sperimentazione verranno, pertanto, create due Aree pastorali dedicate rispettivamente all’Annuncio e alla celebrazione della fede e alla Testimonianza della vita cristiana, dove convergeranno Uffici e Servizi tuttora esistenti tenendo conto degli specifici ambiti di competenza. Al termine del 2026 il processo di riforma proseguirà secondo quegli adattamenti che saranno emersi nella fase sperimentale.

21 Novembre 2025
(fonte: CEI 21/11/2025)

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lunedì 27 ottobre 2025

Terza Assemblea sinodale Approvato il Documento finale del Cammino sinodale: ai vescovi il compito di attuarlo nelle diocesi italiane - L’Introduzione di Mons. Castellucci - Le conclusioni del Card. Zuppi.

Terza Assemblea sinodale 
Approvato il Documento finale del Cammino sinodale:
ai vescovi il compito di attuarlo nelle diocesi italiane

Con 781 voti favorevoli, la Terza Assemblea del Cammino sinodale approva il Documento di sintesi “Lievito di pace e di speranza”. Il testo diventa ora riferimento per orientamenti e delibere della Chiesa italiana. Forte attenzione a sinodalità, corresponsabilità, ruolo dei laici e partecipazione delle donne

(Foto Siciliani - Gennari/SIR)

Con 781 “placet” su 809 votanti, la Terza Assemblea sinodale ha approvato il Documento di sintesi del Cammino sinodale delle Chiese in Italia, intitolato “Lievito di pace e di speranza”. Il voto – elettronico e a scrutinio segreto – ha riguardato l’intero testo e le tre sezioni in cui è articolato: 124 proposizioni complessive, frutto del confronto emerso nella seconda Assemblea e rielaborato con il contributo della Presidenza Cei, del Comitato sinodale, del Consiglio Permanente, degli Uffici e delle Regioni ecclesiastiche. “Una volta che oggi questa Assemblea ha congedato il testo con il suo voto – ha affermato il card. Matteo Zuppi, presidente della Cei -, è ora compito dei Pastori assumere tutto, individuare priorità, coinvolgere forze vecchie e nuove per dare corpo alle parole. Collegialità e sinodalità”. La prossima Assemblea generale della Cei, in programma a novembre 2025, sarà interamente dedicata alla discussione del Documento, che ora diventa riferimento centrale per l’elaborazione di orientamenti e delibere. Il Consiglio Permanente ha disposto la creazione di un gruppo di vescovi che, con il sostegno degli organi statutari, guiderà questa fase di recezione e discernimento.

“Il Cammino sinodale oggi è terminato – ha aggiunto Zuppi – ma ci accompagnerà lo stile sinodale, che ci spinge a realizzare nel tempo ciò che abbiamo intuito, discusso, scritto e votato”.

Una bellezza che nasce dall’ascolto reciproco

“Quattro anni belli”, ha detto mons. Erio Castellucci, presidente del Comitato nazionale del Cammino sinodale, nel suo intervento introduttivo. “La bellezza, per i cristiani, non è solo armonia, ma è dono, impegno, sacrificio. La nota della bellezza mi pare in grado di riassumere questi anni, che possiamo ora vivere con gioia ed entusiasmo”. Richiamando le tappe del processo avviato nel 2021 su impulso di Papa Francesco, Castellucci ha ricordato come il Sinodo sia stato innanzitutto un’esperienza di persone e relazioni, più che di testi o strutture. “50mila gruppi – ha detto – si sono incontrati, ascoltati e confrontati. È stato un fenomeno unico nella recente storia della Chiesa in Italia”.

Dopo l’interruzione della seconda Assemblea e il ritiro del primo testo delle proposizioni, ritenuto inadeguato, il lavoro ripreso nei mesi successivi ha prodotto un nuovo Documento capace di mediare posizioni diverse senza cedere al compromesso.

“Non è un testo perfetto – ha aggiunto Castellucci – ma riflette il percorso fatto e il senso di fede delle nostre comunità”. Il voto, ha precisato, non è stato espressione di appartenenze, ma atto di coscienza ecclesiale: “Il primato della coscienza personale, inciso nei testi conciliari, deve ispirare il momento assembleare che stiamo vivendo”.
(Foto Siciliani – Gennari/SIR)

Una Chiesa che si lascia trasformare dallo Spirito

A introdurre i lavori è stato padre Sabino Chialà, priore di Bose, con una meditazione sulla spiritualità del discernimento sinodale: “I passi, quando sono veri, trasformano. Non si può camminare restando gli stessi”. Chialà ha ricordato che il cammino sinodale non può ridursi a forma o a meccanismo decisionale, ma deve restare esperienza dello Spirito: “Scelte che non tradiscono ma approfondiscono il deposito della fede, che aiutano a comprendere meglio e a rimanere fedeli al Vangelo di Gesù Cristo”. Nel messaggio indirizzato a Papa Leone XIV, i partecipanti hanno espresso gratitudine per l’accompagnamento ricevuto:

“Il Cammino sinodale ci ha aiutato a riscoprire lo stile della vita e della missione della Chiesa”, scrivono.

Il Papa, ricevendoli nel giugno scorso, aveva esortato a “restare uniti e non difendersi dalle provocazioni dello Spirito. La sinodalità diventi mentalità”. Una raccomandazione che i delegati hanno voluto fare propria: “Assumiamo questo auspicio come impegno concreto da incarnare e vivere sin d’ora”. Per questo il Cammino sinodale – ha ricordato ancora Zuppi – è stato anche “un cantiere di corresponsabilità differenziata”, un’opera di comunione costruita a più mani, nella quale “la profezia non è massimalista né minimalista, ma evangelicamente realista”.

(Foto Siciliani – Gennari/SIR)

Proposte approvate con ampio consenso, ma non senza confronti

Nel dettaglio delle votazioni, il Documento di sintesi è stato approvato con una larghissima maggioranza: l’introduzione ha ricevuto 832 voti favorevoli su 847 (98,23%) e la prima parte 812 su 846 (96%). La sezione iniziale, dedicata al rinnovamento dello stile ecclesiale e missionario, ha raccolto i consensi più ampi. Tra i singoli punti, spicca la proposta 25(e), sulla formazione sinodale dei ministri e dei laici, con 828 voti favorevoli su 844 (98,10%). Anche la 24(d), che sollecita una maggiore sinodalità dei vescovi, ha superato il 97% di approvazione (822 su 844). La 24(e), sull’evangelizzazione digitale, pur approvata con ampio consenso (778 su 847), si attesta attorno al 91,85%. Più articolato il quadro nella Parte III, “La corresponsabilità nella missione e nella guida della comunità”: non esiste un voto aggregato per l’intera sezione, ma la media dei risultati indica una percentuale attorno all’89%, con punte di dissenso significative. La proposta meno votata in assoluto è la 71(c), che chiede il pieno coinvolgimento delle donne nei processi decisionali e nei ruoli di responsabilità: approvata con 625 voti su 813 (76,88%), ha registrato il numero più alto di voti contrari (188). Seguono la 72(d), sull’affidamento stabile ai laici di compiti di guida pastorale e amministrativa (636 voti su 810, 78,52%), e la 71(b), sul riconoscimento delle donne nei ruoli di insegnamento teologico (661 su 817, 80,91%). Anche la 72(c), che apre al discernimento sui nuovi ministeri laicali, pur approvata con l’82,37%, riflette un confronto acceso. Al di fuori della Parte III, la proposta 30(c), sull’ascolto delle persone ferite o escluse, ha raccolto 672 voti favorevoli su 826 (81,35%), con 154 contrari: un dato che segnala la delicatezza del tema. Sul piano amministrativo, la 74(c), sull’introduzione di strumenti di valutazione e trasparenza, è stata approvata con 781 voti su 815 (95,83%), ma non senza qualche riserva. L’insieme dei dati restituisce un quadro in cui la Chiesa italiana condivide in modo ampio la prospettiva di uno stile più sinodale, pur mostrando cautele e resistenze quando si toccano strutture di potere, ruoli di guida e nuove forme ministeriali.
(fonte: SIR, articolo di Riccardo Benotti 25/10/2025)

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Per approfondire:

venerdì 15 novembre 2024

Al sinodo… aprite le finestre!


Al sinodo… aprite le finestre!

Inizia oggi l’assemblea sinodale italiana: il rischio, reale, è che sia per pochi. L’augurio è, invece, che sia un movimento concreto della chiesa, vincendo pessimismi e paure, per giungere a molti.




Se escludo gli ‘addetti ai lavori’ (sacerdoti, laici con responsabilità ecclesiali, consacrate, giornalisti), nessuno delle persone che conosco sa che oggi comincia la prima assemblea sinodale della Chiesa italiana. E non parlo tanto di uomini e donne che all’apparenza non hanno una vita di fede, che non alimentano un cammino spirituale o mancano di interesse verso il Vangelo; mi riferisco, invece, a (pochi) giovani e (tanti) anziani, coppie o single, con varie ‘temperature’ di adesione e appartenenza ecclesiale, che magari frequentano con regolarità le liturgie domenicali, che sono impegnati in servizi preziosi (caritas, missionarietà, interventi culturali). Ebbene, nessuno di quelli a cui ho domandato nei giorni scorsi sapeva che la chiesa italiana è in cammino per un ‘cantiere sinodale’ che ne rilegga la vita, aprendola al futuro.
Forse, qualcuno, ha sentito che ‘c’è un sinodo’: ma cosa esso sia, che differenza è riscontrabile tra quello generale appena concluso e quello italiano, quali metodi e obiettivi la chiesa italiana vorrebbe darsi… beh, su tutto questo c’è una fitta nebbia. Non se ne parla, se non dentro certe ‘bolle’; qualcuno confonde questionari, interviste, azioni…

Tutto ciò, mi pare, è un grosso problema; perché se la chiesa italiana — ossia le comunità formate dai fedeli battezzati — non ha consapevolezza di ciò che accade al suo interno, quali sono i punti nodali del dialogo, cosa realmente si muove nel tessuto che la costituisce, difficilmente vi potrà essere radicamento reale, concreto; e, ugualmente, difficilmente vi potrà essere contributo, apporto, nutrimento del dialogo e delle sue conclusioni. Il rischio, ancora una volta, è che si metta in moto un grande meccanismo, che tuttavia non supera i confini ristretti di coloro che sono stati coinvolti — per motivi professionali, per convinzioni personali, per competenze di studio e di esperienza. Ma al ‘popolo di Dio’ che stamattina ha preso un treno, è salito in un’auto, è entrato in una scuola o in un’università, in una fabbrica o in ufficio, che ha acceso un trattore o ha gettato una rete in mare… ebbene, a questo popolo di Dio, che cosa arriverà? Che cosa è arrivato? Tra posizionamenti e sensibilità differenti, tra speranze di mutamento e timori, che cosa giunge a uomini e donne che stamattina si sono alzati per vivere la loro giornata? Non si può ignorare la questione: che cosa del Sinodo ha toccato e tocca l’umanità che attraversa la penisola?

Se sapremo porci il problema, allora sapremo anche tentare di immaginare qualche via maggiore di comunicazione, di coinvolgimento, di partecipazione. Certo, il contesto è postcristiano; certo, la gran parte delle persone si arrabatta nel proprio quotidiano tra luci e ombre, tra preoccupazioni legittime, pesi da portare, fughe consolatorie, vite da costruire. Eppure, il rischio è quello che si passi, anche dentro il ‘recinto ecclesiale’, dalla preoccupazione perché la molteplicità non crei fratture (ognuno ha la sua ricetta per rimettere in cammino la fede) all’indifferenza, che è sorella del pessimismo: tanto non cambia niente, tanto sarà sempre tutto come prima; solo il tempo passa, e noi siamo semplicemente più ridotti di numero, più stanchi, più sfiduciati. Dunque, inutile custodire speranze, inutile pensare a nuovi orizzonti, inutile credere che qualcosa nella vita comunitaria particolare possa realmente mutare. Fra due anni saremo ancora qui a dire: occasione sprecata. E così, tra chi non sa, chi non si interessa, chi è indifferente, chi ha smarrito le attese, il Sinodo rischia di non toccare le esistenze che di pochissimi. E questo rischio, che c’è, palpabile e manifesto, sarebbe un ulteriore spreco, sarebbe un talento sotterrato per paura.
L’augurio, invece, è che, seppur lentamente, la Chiesa italiana si muova; non per prodursi in enunciati retorici, in appelli inconcludenti, in castelli di parole senza radice, in dichiarazioni di fedeltà al Vangelo che poi, all’atto pratico, sono pennellate di buoni sentimenti.
Care amiche e cari amici che stamattina aprite le vostre finestre sul mondo, prima di andare all’assemblea sinodale in Roma: pensate a quanti hanno fatto lo stesso gesto, nel loro piccolo, per andare nei loro posti di lavoro e studio, di cura e di riposo… senza sapere cosa vi conduce a san Paolo fuori le Mura.

Fratelli e sorelle: aprite le finestre anche della Chiesa che abitiamo: per guardare fuori, per farci guardare dentro, per aiutarci a capire dove ci aspetta, oggi, il Risorto.
(fonte: Vino Nuovo, articolo di Sergio Di Benedetto 15/11/2024)


giovedì 20 luglio 2023

Vinicio Albanesi: Sinodo: Instrumentum laboris?

Vinicio Albanesi
Sinodo: Instrumentum laboris?



Sarà stato indubbiamente faticoso riassumere i punti nodali dei documenti giunti alla Segreteria generale del Sinodo per elaborare la traccia che serva a discutere gli argomenti proposti (Chiesa sinodale, comunione, partecipazione, missione) nella prima seduta generale del Sinodo del 2023.

Una sfida enorme, se non altro, per i passaggi che i contributi hanno attraversato e come sono stati sintetizzati: Chiesa locale, Chiesa nazionale, Chiesa continentale, per poi giungere alle sedute finali.

Dalla lettura dell’Instrumentum laboris emergono alcune caratteristiche.

Uno Spirito “tappabuchi”?

Prima di tutto il linguaggio. Risulta un linguaggio accademico: di manuale teologico sugli argomenti trattati. Forse per completezza, forse per i contributi giunti, è un linguaggio rivolto a un mondo raffinato di fedeli. Non ha nessuna impostazione speciale: teologica, morale, biblica, liturgica, giuridica, pastorale. Forse è giusto così: la preoccupazione è di sottolineare la teologia della Chiesa, con il risultato che la discussione sarà “apicale”, anche se lo scopo indicato è di «aprire la Chiesa tutta all’accoglienza della voce dello Spirito» (n. 16) quasi ad invocare una nuova “Pentecoste”.

Il testo, lungo e prolisso – più dei vangeli di Marco e Giovanni messi insieme – quando non ha nulla da proporre, invoca lo “Spirito”, citato 92 volte. In contemporanea, si ricorre ai termini sociologici, la cui spia è la parola “processi”: un termine usato per le gestioni gruppali (associazioni, gruppi, aziende). Tra “conversione” e “processi” (citato 42 volte), si può leggere quanto la Lumen gentium del concilio Vaticano II riferisce al n. 8 «… la Chiesa terrestre e la Chiesa arricchita di beni celesti non si devono considerare come due cose diverse; esse formano piuttosto una sola complessa realtà risultante di un duplice elemento, umano e divino»: il problema è in quali relazioni si pongono le dimensioni umana e quelle di ispirazione divina.

Il sospetto è che, di fronte alle scelte necessarie, si eviti il problema, prodotto da paura o ignoranza. Un problema vero, soprattutto se si osserva il mondo intero. Un conto è una Chiesa nascente e, magari perseguitata, come si riscontra in alcuni paesi di missione e, un altro conto, sono le Chiese cristiane da secoli, in fase di decadimento.

Sono superflue le parole scritte: «Una volta superata l’ansia del limite, l’inevitabile incompiutezza di una Chiesa sinodale e la disponibilità dei suoi membri ad accogliere le proprie vulnerabilità diventano lo spazio per l’azione dello Spirito, che ci invita a riconoscere i segni della sua presenza» (n. 31).

Il rischio di tale impostazione è che si attribuisca allo Spirito la strada da percorrere, quasi che, se non si attivano risposte, la responsabilità sia la sua.

Presenze e omissioni

Una novità è la parte affidata alla «conversazione nello Spirito»: undici numeri (nn. 32-42) del documento per una strada, almeno per me, sconosciuta. Una prassi seguita, come sembra, dai gesuiti, che sottolinea la formazione di gruppi stabili che debbono scegliere il futuro.

Esistono altre strade, impervie e difficili: la povertà, la solitudine, il dolore, l’insignificanza. Viottoli che spingono a lodare Dio per quanto si è ricevuto, per attivarsi ad offrire guarigione.

L’impressione che si riceve dal documento è di un’assemblea stabile, sicura, in cammino, ma senza grandi problemi da risolvere. Gli inviti ad “uscire”, a gestire “gli scarti”, a occuparsi del popolo sembra lontana. È stata tenuta fuori dalla riflessione la cosiddetta “zona grigia” della cristianità: quella popolazione – la stragrande maggioranza in Occidente – che ha conservato residui di religiosità, espressi a intermittenza.

Nessun riferimento al cambiamento globale, alla cultura moderna e post-moderna, alla mercificazione delle relazioni, all’individualismo che opprime l’umanità. Come ciascun cristiano vivesse due vite: una civile, l’altra religiosa, dimenticando che la vita è unica, immersa in contesti economici, politici, sociali, religiosi.

Se le tre parole-chiave del Sinodo volevano esprimere la complessità dell’azione della Chiesa – comunione, missine e partecipazione – sono state coniugate con un’impostazione che oscilla tra l’invocazione a Dio e problemi (e problemucci) molto umani, che andrebbero risolti (nn. 46-60).

Più significative le schede di lavoro. I riferimenti sono pertinenti: unità del genere umano; i poveri, la casa, il pianeta, le migrazioni, il bene comune, la politica.

Amore e verità: divorziati e risposati, discriminazione razziale, disabili, vittime. Il termine scelto è quello della “profezia”. Termine abusato, già utilizzato per esaminare la condizione della Chiesa argentina nel periodo della dittatura (24 marzo 1976 – 10 dicembre 1983), dichiarandola “non profetica”.

Più esplicita la Nota congiunta sulla “Dottrina della scoperta” pubblicata congiuntamente dal Dicastero per la cultura e l’educazione e dal Dicastero per il servizio dello sviluppo umano integrale. A proposito della scoperta delle terre nei secoli XV e XVI, tale dottrina concedeva il diritto «di estinguere, mediante acquisto e conquista, il titolo o il possesso di quelle terre da parte delle popolazioni indigene». La Nota dichiara che tale dottrina non fa parte dell’insegnamento della Chiesa cattolica, nonostante i richiami a bolle papali del 1452, 1455, 1493. Un linguaggio chiaro e definitorio, per riconoscere errori.

Temi interni alla Chiesa

Si affrontano temi tutti interni al mondo ecclesiale (rapporti con le Chiese orientali ed ecumenismo): un cammino lento, problematico che, al di là delle verità cristiane, nasconde storie umane di autonomia e di potere. Non farne cenno è una scorrettezza, incomprensibile alla cultura moderna e alla pietà popolare.

A proposito delle donne c’è tutto un panegirico (B 2.2) su di loro che «celebrano la fede, evangelizzatrici e spesso formatrici della fede».

È vero che, nella storia della Chiesa, sono emerse nei secoli figure di donne “sante e beate”, ricordate da Benedetto XVI in alcuni mercoledì (1 settembre 2010 – 26 gennaio 2011), come è universale la devozione alla Madonna.

Solo recentemente (gennaio 2021) possono accedere ai ministeri dell’accolitato e del lettorato, dopo secoli di esclusione di presenza sull’altare. Dovremmo chiedere perdono per come sono state giudicate e trattate; che alcune esse oggi ricoprano funzioni apicali nella Santa Sede e siano presenti al Sinodo è di buon auspicio. Non sappiamo nulla della Commissione teologica sul diaconato delle donne, chiusa una prima volta e ricomposta.

Simili appelli alla responsabilità riguardano i laici (B.2.4), chiamati a partecipare più attivamente alla vita della Chiesa.

Riflessione delicata sull’autorità vescovile: si invoca trasparenza e responsabilità; la struttura ministeriale della Chiesa è rigidamente gerarchica a tutti i livelli, parrocchiale, diocesana, nazionale e universale.

La teologia non transige sulla gerarchia, perché le funzioni dei chierici sono legate al sacramento dell’ordine: la discussione andrebbe approfondita per distinguere le funzioni sacrali, da quelle giuridiche. In altre parole, ciò che è legge divina e quanto è legge ecclesiastica.

Infine, si affronta il tema (B.3.2) delle comunità religiose, maschili e femminili. Se il messaggio cristiano non fa differenza di condizioni, la tensione tra il carisma di ordini e congregazioni e l’annuncio territoriale pone problemi.

Non rimanere nel vago

I temi del Sinodo sono ampi e autentici. L’Instrumentum laboris, nonostante le dichiarazioni, sembra molto preoccupato dal non deragliare dalla “dottrina” cattolica. Non sappiamo come si svolgerà il dibattito. Ci saranno sicuramente tensioni: ben vengano. L’appello è che non si ricorra al detto-non detto. Possa arrivare a conclusioni che incidono, anche giuridicamente, sulla vita della Chiesa.

Poco utile sarebbe se terminasse nel vago, non definendo criteri e risposte: conversione, processi, discernimento (ripetuto 94 volte) non possono esimere dal cammino sincero e fedele della missione cristiana.
(fonte: Settimana News 12 luglio 2023)

APOSTOLO DELLA COMUNIONE

APOSTOLO DELLA COMUNIONE

La scelta del Santo Padre: l'Arcivescovo Don Mimmo Battaglia parteciperà al Sinodo Dei Vescovi in rappresentanza della Chiesa Italiana


Don Mimmo Battaglia, Arcivescovo Metropolita di Napoli, é stato designato a partecipare alla XVI Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi, che è presieduta da Papa Francesco e si riunirà, una prima volta, dal 4 al 29 ottobre prossimo e ancora nel 2024.

Il Sinodo dei Vescovi è un’istituzione permanente del Collegio episcopale della Chiesa cattolica. Istituito da Papa Paolo VI il 15 settembre 1965 in adesione al desiderio espresso dai Padri del Concilio Vaticano II per mantenere viva l’esperienza conciliare. Il Sinodo é l’’assemblea dei rappresentanti dell’episcopato cattolico che ha il compito di aiutare con i suoi consigli il Papa nel governo della Chiesa universale.

L’Arcivescovo Battaglia parteciperà al Sinodo mondiale dei Vescovi in rappresentanza della Conferenza Episcopale Italiana insieme agli Arcivescovi di Milano, di Torino, di Chieti e al Vescovo di Novara.

Questo il tema dei lavori assembleari: Per una Chiesa sinodale: comunione, partecipazione e missione.

Comunione, missione, partecipazione. Tre questioni prioritarie per la Chiesa sinodale:

Una comunione che si irradia. Come essere più pienamente segno e strumento di unione con Dio e di unità del genere umano?

Corresponsabili nella missione. Come condividere doni e compiti a servizio del Vangelo?

Partecipazione, compiti di responsabilità e autorità. Quali processi, strutture e istituzioni in una Chiesa sinodale missionaria?

Il percorso compiuto finora

Il Popolo di Dio si è messo in cammino da quando, il 10 ottobre 2021, Papa Francesco ha convocato la Chiesa intera in Sinodo. A partire dai contesti e ambiti vitali, le Chiese locali di tutto il mondo hanno avviato la consultazione del Popolo di Dio, sulla base dell’interrogativo di fondo formulato al n. 2 del DP: «come si realizza oggi, a diversi livelli (da quello locale a quello universale), quel “camminare insieme” che permette alla Chiesa di annunciare il Vangelo, conformemente alla missione che le è stata affidata; e quali passi lo Spirito ci invita a compiere per crescere come Chiesa sinodale?». I frutti della consultazione sono stati raccolti a livello diocesano e poi sintetizzati e inviati ai Sinodi delle Chiese Orientali Cattoliche e alle Conferenze Episcopali. A loro volta, questi hanno redatto una sintesi che è stata trasmessa alla Segreteria Generale del Sinodo.

Sulla base di tutto il materiale raccolto durante la fase dell’ascolto, e in particolare dei Documenti finali delle Assemblee continentali, è stato redatto Instrumentum Laboris. Con la sua pubblicazione si chiude la prima fase del Sinodo e si apre la seconda, articolata nelle due sessioni[1] in cui si svolgerà la XVI Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi (ottobre 2023 e ottobre 2024). Il suo obiettivo sarà di rilanciare il processo e di incarnarlo nella vita ordinaria della Chiesa, identificando su quali linee lo Spirito ci invita a camminare con maggiore decisione come Popolo di Dio. Camminare insieme come Popolo di Dio, nella fedeltà alla missione che il Signore ha affidato alla Chiesa, è il dono e il frutto che viene chiesto per la prossima Assemblea. Infatti, lo scopo del processo sinodale «non è produrre documenti, ma aprire orizzonti di speranza per il compimento della missione della Chiesa».

Il percorso compiuto finora, e in particolare la tappa continentale, ha permesso di identificare e condividere anche le peculiarità delle situazioni che la Chiesa vive nelle diverse regioni del mondo: dalle troppe guerre che insanguinano il nostro pianeta e richiedono di rinnovare l’impegno per la costruzione di una pace giusta, alla minaccia rappresentata dai cambiamenti climatici con la conseguente priorità della cura per la casa comune; da un sistema economico che produce sfruttamento, disuguaglianza e “scarto” alla pressione omologante del colonialismo culturale che schiaccia le minoranze; dall’esperienza di subire la persecuzione sino al martirio a un’emigrazione che svuota progressivamente le comunità minacciandone la stessa sopravvivenza.
(fonte: Chiesa di Napoli 17/07/2023)

giovedì 13 luglio 2023

Enzo Bianchi Le sorprese di Papa Francesco La Repubblica - 10 Luglio 2023 di

Enzo Bianchi
Le sorprese di Papa Francesco

La Repubblica - 10 Luglio 2023


Papa Francesco ci sorprende sempre più spesso in questi ultimi tempi del suo pontificato. Mentre molti si interrogavano se il Sinodo sarebbe stato una ripetizione aggiornata di quelli precedenti, celebrati secondo l’Ordo voluto da Paolo VI, il Papa ne ha mutato profondamente la struttura rendendo partecipi del processo sinodale e della celebrazione dell’evento anche membri non vescovi, uomini e donne che sono semplici fedeli, ai quali è stata data anche la facoltà di esprimersi con il voto sulle proposizioni che emergeranno dall’assemblea. Il Sinodo resta sempre Sinodo dei vescovi, tuttavia, per la prima volta nella storia della chiesa cattolica, si avvera il principio forgiato dal cristianesimo ma mai praticato: “Ciò che riguarda tutti deve essere da tutti discusso e da tutti deliberato”. Non eravamo in molti a sperare in un paradigma inedito per il Sinodo e scarse erano le probabilità, ma Papa Francesco profeticamente ha anticipato la chiesa e la teologia comune.

Possiamo dirlo: molti cristiani che vogliono una chiesa più conforme al Vangelo e ai tempi odierni temevano che Papa Francesco − che pure è capace di stupire per la parresia, il coraggio, la novità di molte sue affermazioni senza però prevedere procedure e norme del Diritto canonico conseguenti (nonché riscritture del Catechismo di Giovanni Paolo II) − avrebbe creato molte attese, destato molte speranze, ma destinate a non essere realizzate e a restare sul piano degli auguri e delle attese.

Nei giorni scorsi Papa Francesco ha nominato come nuovo Prefetto del Dicastero per la dottrina della fede l’arcivescovo di La Plata, l’argentino Víctor Manuel Fernández, conosciuto come collaboratore per la redazione degli scritti di Papa Francesco e autore di testi spirituali coraggiosi. Una nomina che ha destato una vera e propria rivolta da parte dei cattolici tradizionalisti e di altri fedeli, quelli che amano una chiesa che alle dinamiche della storia preferisce la stabilità di cui il passato è garanzia.

Ma ciò che ha indignato di più sono le parole contenute nella lettera con la quale il Papa ha accompagnato la nomina, parole che chiedono al nuovo Prefetto posizioni nette, perentorie, una rottura con il passato: “Il dipartimento che lei presiederà in altri tempi è arrivato ad usare metodi immorali. Mi aspetto senza dubbio qualcosa di molto diverso”. Papa Francesco qui sembra rievocare la confessione dei peccati fatta dal cardinal Ratzinger a nome della Congregazione per la dottrina della fede, il 12 marzo 2000, nel contesto del Giubileo: “In certe epoche della storia i cristiani hanno talvolta accondisceso a pratiche di intolleranza e non hanno seguito il grande comandamento dell'amore, … facendo ricorso a metodi non evangelici nel pur doveroso impegno di difesa della verità”.

Sì, noi ci siamo chiesti in passato e ci chiediamo ancora che verità sia quella che deve essere difesa con la violenza, con la tortura, con la persecuzione. Ecco dunque il monito di Francesco al Prefetto della fede, monito perentorio: “mai più avvenga!”.

Io spero soltanto che a questa apertura di libertà e di misericordia del Papa non si opponga da parte della burocrazia ecclesiastica, dura a cambiare se perde il potere, un’ossessione di vigilanza e censura riguardo al comportamento morale dei cristiani. Si avrebbe allora la libertà nella ricerca teologica, ma un'ossessiva, puritana, legalista repressione nella vita dei credenti.

La libertà dei figli di Dio, che è il grande dono lasciatoci da Cristo nella chiesa non dobbiamo mendicarla, ma esercitarla!
(fonte: blog dell'autore)



venerdì 26 maggio 2023

CONSIDERAZIONI SUL CAMMINO SINODALE DELLA CHIESA ITALIANA


CONSIDERAZIONI SUL CAMMINO SINODALE
DELLA CHIESA ITALIANA


Il Cammino sinodale della Chiesa italiana giunto quasi alla metà del suo percorso ci sollecita ad alcune considerazioni di prospettiva.

1. La Sintesi nazionale della fase diocesana (agosto 2022), che ha dato conto della consultazione capillare in funzione del Sinodo della Chiesa universale (2023-2024), ci ha fornito un quadro seppure sintetico dei “nodi pastorali concreti” che riguardano le Chiese che sono in Italia.

2. La Sintesi ha fatto prendere coscienza, di “alcune annose questioni che affaticano il passo” delle nostre Chiese. Ne richiamiamo alcune che ci paiono di grande importanza: lo scollamento tra la pastorale e la vita reale; la formazione dei presbiteri; la necessità di rivitalizzare gli organismi di partecipazione; il superamento di una Chiesa costruita intorno al ministero ordinato per andare verso una Chiesa “tutta ministeriale”; gli abusi sessuali e di coscienza; rimettere al centro la Parola; la vita liturgica (omiletica, registro linguistico e gestuale, distanza celebrazione vita, …), la trasparenza amministrativa, la marginalità dei laici e in particolare delle donne.

3. Di fronte a questa mole di questioni la proposta dei Cantieri di Betania, pur configurandosi come un’icona significativa, è stata molto sfuocata e riteniamo non abbia favorito i necessari approfondimenti per operare un discernimento tra i molti nodi emersi dalla consultazione del primo anno. La consegna di “delimitare”, “approfondire” e “costruire” in un certo senso è stata in contraddizione con il mantenimento del metodo della “conversazione spirituale”, di qualche utilità nel primo anno, ma scarsamente utilizzabile per le tre azioni indicate che richiedevano analisi, valutazione critica e capacità di scelta consapevole.

4. Per il triennio che ci rimane da percorrere riteniamo che sarebbe utile superare la modalità del work in progress per definire la meta a cui pervenire nel 2025 e le questioni che si dovrebbero affrontare e sulle quali proseguire il confronto. La mancanza di un obiettivo ben definito, infatti, ha già depotenziato la partecipazione in questo secondo anno che sta per concludersi.

5. Gli scambi avuti al nostro interno e con molte altre realtà, sia sulla sinodalità sia su quanto sperimentato e vissuto fino ad ora, ci spingono a dare voce ad alcune aspettative, che esponiamo sinteticamente:

a) la meta conclusiva del Cammino sinodale dovrebbe essere un’assemblea sinodale alla quale affidare le “decisioni per il rinnovamento della realtà ecclesiale”;

b) l’assemblea sinodale riteniamo possa affrontare quelle questioni sulle quali può avere competenza diretta; tra quelle indicate nella Sintesi nazionale della fase diocesana e dal Dossier conclusivo dell’Assemblea continentale europea ci sembrano ormai ineludibili:
– l’esame delle azioni necessarie per l’implementazione di una Chiesa “tutta ministeriale”;
– le tensioni che attraversano la vita liturgica (omiletica, registro linguistico e gestuale, distanza celebrazione vita, …);
– le decisioni sul ruolo delle donne e sul loro coinvolgimento a tutti i livelli;
– la formazione dei presbiteri;
– l’iniziazione cristiana, che è attraversata da vari elementi di crisi;
– gli abusi di coscienza, di potere e sessuali;
– la corresponsabilità e partecipazione per una capillare creazione degli organismi di partecipazione;
– la trasparenza amministrativa ai vari livelli dalla parrocchia alla diocesi, con attenzione agli enti aggregati e con indicazioni per gli ordini religiosi.
Occorrerà considerare anche, al momento in cui sarà reso noto, quanto emerso dalla sintesi sul lavoro dei Cantieri.

6. Abbiamo ben presente che il confronto, la “libera discussione” (can. 465) sulle questioni elencate, come peraltro su altre, possono generare il conflitto. Crediamo sia necessario non lasciarsi prendere dalle paure, magari citando impropriamente la rottura della comunione ecclesiale, ma sia necessario saper gestire generativamente i conflitti che potrebbero sorgere in una dinamica di Chiesa realmente sinodale. Leggiamo, infatti, in Evangelii gaudium: “Il conflitto non può essere ignorato o dissimulato. Dev’essere accettato. Ma se rimaniamo intrappolati in esso, perdiamo la prospettiva, gli orizzonti si limitano e la realtà stessa resta frammentata. [… occorre] accettare di sopportare il conflitto, risolverlo e trasformarlo in un anello di collegamento di un nuovo processo” (nn. 226, 227). È un compito non facile, nei confronti del quale c’è una forte disabitudine nelle nostre comunità. Il Sinodo però, anche da questo punto di vista, può essere un tempo favorevole, che ci rimanda all’esperienza della comunità primitiva (Atti 15).

Associazione Viandanti
• Consiglio direttivo
(F. Ferrari, B. Bocchini, F. Castelli, F. Filiberti, G. Codrignani, P. Pesci, R. Tarasconi)

• Gruppo operativo
(E. Binini, G. Bizzi, E. Melegari, G. Vallara, F. Solchi, P. Volta)

Rete dei Viandanti – Hanno aderito:
Associazione “Città di Dio” – Invorio (NO)
Associazione Esodo – Venezia
Casa della solidarietà – Quarrata (PT)
Chicco di senape – Torino
Chiesa oggi – Parma
Comunità cristiana di via Germanasca – Torino
Comunità del Cenacolo – Merano (BZ)
Finesettimana – Verbania (VB)
Fraternità degli Anawim – Roma
Granello di senape – Pistoia
Gruppo Davide – Parma
Gruppo per il pluralismo e il dialogo – Verona
Il filo. Gruppo laico di ispirazione cristiana – Napoli
In cammino: per le riforme di papa Francesco – Messina
Itinerari e Incontri – Fonte Avellana (PU)
Manifesto 4 ottobre – Brindisi
Oggi la parola – Camaldoli (AR)
Rivista “in dialogo” – Quarrata (PT)
Rivista “Il Gallo” – Genova
Rivista “l’altrapagina” – Città di Castello (PG)
Rivista “Quaderni biblioteca Balestrieri” – Ispica (RG)
Rivista “Tempi di Fraternità” – Torino

[L’immagine che correda l’articolo è ripresa dal sito: www.chiesacattolica.it]
[fonte: Viandanti 23.5.2023]