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domenica 12 aprile 2026

VEGLIA DI PREGHIERA PER INVOCARE IL DONO DELLA PACE 11/04/2026 - Leone XIV: preghiamo per la pace, si fermi chi uccide e vuole il mondo in ginocchio (cronaca/commento, testi e video integrali)


PREGHIERA DEL SANTO ROSARIO PER INVOCARE IL DONO DELLA PACE


VEGLIA DI PREGHIERA 

PRESIEDUTA DAL SANTO PADRE LEONE XIV

Basilica di San Pietro
Sabato, 11 aprile 2026

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Il Papa: preghiamo per la pace,
si fermi chi uccide e vuole il mondo in ginocchio

Al termine del Rosario per la pace nella Basilica di San Pietro, Leone XIV esorta ad affrontare “come umanità e con umanità quest’ora drammatica della storia”. In un mondo in cui “sembrano non bastare i sepolcri”, il Pontefice denuncia le “inderogabili responsabilità dei governanti” e il “delirio di onnipotenza” che trascina “persino nei discorsi di morte” il nome di Dio. Il Suo, al contrario, è un regno senza droni, banalizzazioni del male o ingiusti profitti, ma fondato su dignità e perdono



“Fratelli e sorelle, chi prega ha coscienza del proprio limite, non uccide e non minaccia la morte. Invece, alla morte è asservito chi ha voltato le spalle al Dio vivente, per fare di sé stesso e del proprio potere l’idolo muto, cieco e sordo cui sacrificare ogni valore e pretendere che il mondo intero pieghi il ginocchio.”

Mettersi in ginocchio per trovare, nella preghiera, “una briciola di fede” e non arrendersi all'apparente “destino già scritto”: quello di sepolcri che non bastano più a contenere corpi annientati “senza diritto e senza pietà”. Pretendere invece di mettere in ginocchio gli altri, accecati dal "delirio di onnipotenza", dalla banalizzazione del male e dagli ingiusti profitti, fino a trascinare “persino nei discorsi di morte il Nome santo di Dio". Si staglia così, prorompente e accorata, la riflessione di Papa Leone XIV al termine del Rosario per la pace di oggi, 11 aprile, nel crepuscolo di Piazza San Pietro, che assume la coreografica rappresentazione della lotta tra il buio “di quest’ora drammatica della storia”, al cui banco vengono evocate le “inderogabili responsabilità dei governanti delle nazioni” e di quei tavoli in cui “si pianifica il riarmo e si deliberano azioni di morte”, e la luce del Regno di Dio, che spezza la “catena demoniaca del male”, intrecciata di droni e vendette. Con una certezza, “gratuita, universale e dirompente”, su chi avrà l’ultima parola:

Siamo un popolo che già risorge!

Fedeli di diverse etnie pregano insieme (@Vatican Media)

"La guerra divide, la speranza unisce"

Leone prende parola dopo la recita dei Misteri gloriosi, intervallati da meditazioni dei Padri della Chiesa. Una preghiera espressione di quella fede che, per bocca di Gesù, “sposta le montagne”. Ringrazia i fedeli presenti, circa 7mila in Basilica e 3mila all'esterno, e quanti uniti spiritualmente da tanti altri luoghi del mondo.

La guerra divide, la speranza unisce. La prepotenza calpesta, l’amore solleva. L’idolatria acceca, il Dio vivente illumina. Basta un poco di fede, una briciola di fede, carissimi, per affrontare insieme, come umanità e con umanità, quest’ora drammatica della storia.

Il Papa in preghiera (@Vatican Media)

"Niente ci può chiudere in un destino già scritto"

La preghiera, medita il Papa, non è “rifugio” per scappare dalle responsabilità, né “anestetico” per fuggire “il dolore che tanta ingiustizia scatena”. Piuttosto, è la “risposta alla morte” che invita ad alzare lo sguardo e a rialzarsi dalle macerie.

Niente ci può chiudere in un destino già scritto, nemmeno in questo mondo in cui sembrano non bastare i sepolcri, perché si continua a crocifiggere, ad annientare la vita, senza diritto e senza pietà.

"Mai più la guerra!"

Numerosi, i conflitti di oggi, ma non nuovi. Si rinfrescano quindi di attualità, benché drammatica, le parole dei Papi sulle guerre. Leone XIV ricorda quelle di san Giovanni Paolo II nel contesto della crisi irachena del 2003, in cui Papa Wojtyła, ricordando un’ulteriore esperienza di conflitto vissuta in prima persona, quella della Seconda guerra mondiale, esortava specialmente i giovani a dire, al pari di san Paolo VI nella sua prima visita alle Nazioni Unite: “Mai più la guerra!”

Dobbiamo fare tutto il possibile! Sappiamo bene che non è possibile la pace ad ogni costo. Ma sappiamo tutti quanto è grande questa responsabilità.

"Un argine a quel delirio di onnipotenza"

Lungi quindi dall’essere un atto puramente passivo, la preghiera, riflette il Papa, “educa ad agire”, congiungendo le “limitate possibilità umane” con le “infinite possibilità di Dio”. Così, pensieri, parole e opere disgregano il male, mettendosi al servizio del Regno celeste.

Un Regno in cui non c’è spada, né drone, né vendetta, né banalizzazione del male, né ingiusto profitto, ma solo dignità, comprensione, perdono. Abbiamo qui un argine a quel delirio di onnipotenza che attorno a noi si fa sempre più imprevedibile e aggressivo. Gli equilibri nella famiglia umana sono gravemente destabilizzati. Viene trascinato nei discorsi di morte persino il Nome santo di Dio, il Dio della vita.

"Basta con l'idolatria di se stessi e del denaro"

Dal sogno di un mondo “di fratelli e sorelle con un solo Padre nei cieli”, la realtà muta in un “incubo notturno” popolato da nemici e minacce, anziché da “chiamate all’ascolto e all’incontro”.

Basta con l’idolatria di se stessi e del denaro! Basta con l’esibizione della forza! Basta con la guerra! La vera forza si manifesta nel servire la vita.

Leone XIV cita quindi san Giovanni XXIII, che nella sua enciclica Pacem in terris, scriveva che “dalla pace tutti traggono vantaggi: individui, famiglie, popoli, l’intera famiglia umana”, e riprendendo a sua volta le parole “lapidarie” di Pio XII aggiungeva “nulla è perduto con la pace. Tutto può essere perduto con la guerra”.

"Inderogabili responsabilità dei governanti delle Nazioni"

Le parole dei Pontefici si sommano alle “energie morali e spirituali” di miliardi di persone che ancora credono e scelgono la pace. E tra di esse, sono le voci dei più piccoli le più meritevoli di ascolto.

Ascoltiamo la voce dei bambini!

Una bambina presente in Basilica di San Pietro (@Vatican Media)

Il Papa menziona le lettere che riceve da quanti vivono in zone di conflitto, e come in esse si percepisca la “verità dell’innocenza” e la “disumanità di azioni che alcuni adulti vantano con orgoglio”.

Cari fratelli e sorelle, certo vi sono inderogabili responsabilità dei governanti delle Nazioni. A loro gridiamo: fermatevi! È il tempo della pace! Sedete ai tavoli del dialogo e della mediazione, non ai tavoli dove si pianifica il riarmo e si deliberano azioni di morte!

"Torniamo a credere nell'amore"

A tali oneri, tuttavia, non viene meno l’intera società umana, che “ripudia la guerra, coi fatti, non solo a parole”. E lo fa convertendo i cuori e le menti a un "Regno di pace", costruito negli ambienti che si vivono quotidianamente, “rubando terreno alla polemica e alla rassegnazione con l’amicizia e la cultura dell’incontro”.

Torniamo a credere nell’amore, nella moderazione, nella buona politica. Formiamoci e giochiamoci in prima persona, ciascuno rispondendo alla propria vocazione. Ognuno ha il suo posto nel mosaico della pace!

"Come una roccia che si scava goccia dopo goccia"

Leone XIV si sofferma poi sulla natura della preghiera mariana del Rosario, con di fianco a lui la statua di Maria Regina Pacis, trasferita lo scorso 9 aprile in Piazza San Pietro dall’omonima parrocchia romana nel quartiere Monteverde. Sul ritmo regolare di tale orazione, che richiama a un’armonia che si fa spazio “così, parola dopo parola, gesto dopo gesto, come una roccia si scava goccia dopo goccia, come al telaio la tessitura avanza movimento dopo movimento”. Tempi “lunghi della vita”, ma “segno della pazienza di Dio”.

Abbiamo bisogno di non farci travolgere dall’accelerazione di un mondo che non sa cosa rincorre, per tornare a servire il ritmo della vita, l’armonia della creazione, e curarne le ferite.

Citando un altro Pontefice, il suo predecessore Francesco, il Papa sottolinea il bisogno di “artigiani di pace” che agiscano con “ingegno e audacia” in quell’“architettura” nella quale intervengono le varie istituzioni della società.

"A servizio della riconciliazione e della pace"

A sottolineare l’universalità della pace, nella successione dei Misteri gloriosi sono fedeli provenienti dai cinque continenti ad accendere altrettanti lumi, attingendo la fiamma dalla Lampada della pace proveniente da Assisi. La preghiera, poi, termina, ma non l’impegno nell’orazione, che Leone XIV invita a rinnovare sulla via del ritorno a casa.

La Chiesa è un grande popolo a servizio della riconciliazione e della pace, che avanza senza tentennamenti, anche quando il rifiuto della logica bellica può costarle incomprensione e disprezzo. Essa annuncia il Vangelo della pace ed educa a obbedire a Dio piuttosto che agli uomini, specie quando si tratta dell’infinita dignità di altri esseri umani, messa a repentaglio dalle continue violazioni del diritto internazionale.

Fedeli africane accendono un lume (@VATICAN MEDIA)

"Siamo una sola famiglia che piange, che spera e che si rialza"

Concludendo la riflessione, il Papa cita il suo messaggio per la LIX Giornata mondiale della pace, dove auspicava che ogni comunità potesse diventare “casa della pace”, per mostrare che essa “non è un’utopia”.

Fratelli e sorelle di ogni lingua, popolo e nazione: siamo una sola famiglia che piange, che spera e che si rialza. Mai più la guerra, avventura senza ritorno, mai più la guerra, spirale di lutti e di violenza.

"Una pace nuova"

Pochi minuti prima della recita del Rosario, il Papa saluta i fedeli raccolti in Piazza San Pietro, per seguire il momento di orazione dai megaschermi. "Grazie per la vostra presenza, per aver voluto rispondere a questa chiamata", è la sincera riconoscenza espressa dal Pontefice.



Vogliamo dire a tutto il mondo che è possibile costruire la pace, una pace nuova che è possibile vivere insieme con tutti i popoli di tutte le religioni, di tutte le razze.
(fonte: Vatican News, articolo di Edoardo Giribaldi 11/04/2026)

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Testi integrali

Saluto del Santo Padre sul sagrato della Basilica prima dell’inizio della Veglia ai fedeli presenti in Piazza San Pietro


Carissimi fratelli e sorelle, buonasera! Benvenuti!

Un saluto molto fraterno, molto grande a tutti voi. Grazie per la vostra presenza, per aver voluto rispondere a questa chiamata, a questo invito a unirci tutti con la nostra voce, con i nostri cuori, con la nostra vita a pregare per la pace. La pace ce l’abbiamo tutti nei nostri cuori. Che la pace davvero regni in tutto il mondo e che siamo noi portatori di questo messaggio.

Dio ci ascolta, Dio ci accompagna! Gesù ci ha detto che dove due o tre sono riuniti nel suo nome, Lui è presente con loro. In questi giorni dell’Ottava di Pasqua noi crediamo profondamente nella presenza di Gesù risorto fra noi.

Adesso, uniti nella preghiera del Santo Rosario, chiedendo l’intercessione della nostra Madre Maria, vogliamo dire a tutto il mondo che è possibile costruire la pace, una pace nuova; che è possibile vivere insieme con tutti i popoli di tutte le religioni, di tutte le razze; che noi vogliamo essere discepoli di Gesù Cristo uniti come fratelli e sorelle, uniti tutti in un mondo di pace.

Pregate con noi! Grazie per la vostra presenza! Che Dio accompagni voi e i vostri cari oggi e sempre.

Vi do da qui la benedizione, poi preghiamo insieme dalla Basilica e potete seguire con gli schermi. Grazie di nuovo per la vostra presenza.

[Benedizione]

Grazie a tutti, buona preghiera.

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Riflessione del Santo Padre Leone XIV nella Veglia di preghiera per la pace


Cari fratelli e sorelle,

la vostra preghiera è espressione di quella fede che, secondo la parola di Gesù, sposta le montagne (cfr Mt 17,20). Grazie per avere accolto questo invito, radunandovi qui, presso la tomba di San Pietro, e in tanti altri luoghi del mondo a invocare la pace. La guerra divide, la speranza unisce. La prepotenza calpesta, l’amore solleva. L’idolatria acceca, il Dio vivente illumina. Basta un poco di fede, una briciola di fede, carissimi, per affrontare insieme, come umanità e con umanità, quest’ora drammatica della storia. La preghiera, infatti, non è rifugio per sottrarci alle nostre responsabilità, non è anestetico per evitare il dolore che tanta ingiustizia scatena. È invece la più gratuita, universale e dirompente risposta alla morte: siamo un popolo che già risorge! In ognuno di noi, in ogni essere umano, il Maestro interiore insegna infatti la pace, sospinge all’incontro, ispira l’invocazione. Alziamo allora lo sguardo! Rialziamoci dalle macerie! Niente ci può chiudere in un destino già scritto, nemmeno in questo mondo in cui sembrano non bastare i sepolcri, perché si continua a crocifiggere, ad annientare la vita, senza diritto e senza pietà.

San Giovanni Paolo II, instancabile testimone di pace, con commozione disse nel contesto della crisi irachena nel 2003: «Io appartengo a quella generazione che ha vissuto la Seconda Guerra Mondiale ed è sopravvissuta. Ho il dovere di dire a tutti i giovani, a quelli più giovani di me, che non hanno avuto quest’esperienza: “Mai più la guerra!”, come disse Paolo VI nella sua prima visita alle Nazioni Unite. Dobbiamo fare tutto il possibile! Sappiamo bene che non è possibile la pace ad ogni costo. Ma sappiamo tutti quanto è grande questa responsabilità» (Angelus, 16 marzo 2003). Faccio mio questa sera il suo appello, tanto attuale.

La preghiera ci educa ad agire. Le limitate possibilità umane si congiungono nella preghiera alle infinite possibilità di Dio. Pensieri, parole e opere infrangono, allora, la demoniaca catena del male e si mettono a servizio del Regno di Dio: un Regno in cui non c’è spada, né drone, né vendetta, né banalizzazione del male, né ingiusto profitto, ma solo dignità, comprensione, perdono. Abbiamo qui un argine a quel delirio di onnipotenza che attorno a noi si fa sempre più imprevedibile e aggressivo. Gli equilibri nella famiglia umana sono gravemente destabilizzati. Viene trascinato nei discorsi di morte persino il Nome santo di Dio, il Dio della vita. Scompare allora un mondo di fratelli e sorelle con un solo Padre nei cieli e, come in un incubo notturno, la realtà si popola di nemici. Ovunque si avvertono minacce, invece di chiamate all’ascolto e all’incontro. Fratelli e sorelle, chi prega ha coscienza del proprio limite, non uccide e non minaccia la morte. Invece, alla morte è asservito chi ha voltato le spalle al Dio vivente, per fare di sé stesso e del proprio potere l’idolo muto, cieco e sordo (cfr Sal 115,4-8), cui sacrificare ogni valore e pretendere che il mondo intero pieghi il ginocchio.

Basta con l’idolatria di sé stessi e del denaro! Basta con l’esibizione della forza! Basta con la guerra! La vera forza si manifesta nel servire la vita. San Giovanni XXIII, con semplicità evangelica, scrisse: «Dalla pace tutti traggono vantaggi: individui, famiglie, popoli, l’intera famiglia umana». E ripetendo le parole lapidarie di Pio XII aggiungeva: «Nulla è perduto con la pace. Tutto può essere perduto con la guerra» (Lett. enc. Pacem in terris, 62).

Uniamo, dunque, le energie morali e spirituali di milioni, miliardi di uomini e donne, di anziani e di giovani che oggi credono nella pace, che oggi scelgono la pace, che curano le ferite e riparano i danni lasciati della follia della guerra. Ricevo tante lettere di bambini dalle zone di conflitto: leggendole si percepisce, con la verità dell’innocenza, tutto l’orrore e la disumanità di azioni che alcuni adulti vantano con orgoglio. Ascoltiamo la voce dei bambini!

Cari fratelli e sorelle, certo vi sono inderogabili responsabilità dei governanti delle Nazioni. A loro gridiamo: fermatevi! È il tempo della pace! Sedete ai tavoli del dialogo e della mediazione, non ai tavoli dove si pianifica il riarmo e si deliberano azioni di morte! Vi è però, non meno grande, la responsabilità di tutti noi, uomini e donne di tanti Paesi diversi: un’immensa moltitudine che ripudia la guerra, coi fatti, non solo a parole. La preghiera ci impegna a convertire ciò che resta di violento nei nostri cuori e nelle nostre menti: convertiamoci a un Regno di pace che si edifica giorno per giorno, nelle case, nelle scuole, nei quartieri, nelle comunità civili e religiose, rubando terreno alla polemica e alla rassegnazione con l’amicizia e la cultura dell’incontro. Torniamo a credere nell’amore, nella moderazione, nella buona politica. Formiamoci e giochiamoci in prima persona, ciascuno rispondendo alla propria vocazione. Ognuno ha il suo posto nel mosaico della pace!

Il Rosario, come altre antichissime forme di preghiera, ci ha uniti stasera nel suo ritmo regolare, impostato sulla ripetizione: la pace si fa spazio così, parola dopo parola, gesto dopo gesto, come una roccia si scava goccia dopo goccia, come al telaio la tessitura avanza movimento dopo movimento. Sono i tempi lunghi della vita, segno della pazienza di Dio. Abbiamo bisogno di non farci travolgere dall’accelerazione di un mondo che non sa cosa rincorre, per tornare a servire il ritmo della vita, l’armonia della creazione, e curarne le ferite. Come ci ha insegnato Papa Francesco, «c’è bisogno di artigiani di pace disposti ad avviare processi di guarigione e di rinnovato incontro con ingegno e audacia» (Lett. enc. Fratelli tutti, 225). C’è infatti «una “architettura” della pace, nella quale intervengono le varie istituzioni della società, ciascuna secondo la propria competenza, però c’è anche un “artigianato” della pace che ci coinvolge» (ibid., 231).

Cari fratelli e sorelle, torniamo a casa con questo impegno di pregare sempre, senza stancarci, e di profonda conversione del cuore. La Chiesa è un grande popolo a servizio della riconciliazione e della pace, che avanza senza tentennamenti, anche quando il rifiuto della logica bellica può costarle incomprensione e disprezzo. Essa annuncia il Vangelo della pace ed educa a obbedire a Dio piuttosto che agli uomini, specie quando si tratta dell’infinita dignità di altri esseri umani, messa a repentaglio dalle continue violazioni del diritto internazionale. «In tutto il mondo è auspicabile che ogni comunità diventi una “casa della pace”, dove si impara a disinnescare l’ostilità attraverso il dialogo, dove si pratica la giustizia e si custodisce il perdono. Oggi più che mai, infatti, occorre mostrare che la pace non è un’utopia» (Messaggio per la LIX Giornata mondiale della pace, 1° gennaio 2026).

Fratelli e sorelle di ogni lingua, popolo e nazione: siamo una sola famiglia che piange, che spera e che si rialza. «Mai più la guerra, avventura senza ritorno, mai più la guerra, spirale di lutti e di violenza» (S. Giovanni Paolo II, Preghiera per la pace, 2 febbraio 1991).

Carissimi, la pace sia con tutti voi! È la pace di Cristo risorto, frutto del suo sacrificio d’amore sulla croce. Per questo a Lui rivolgiamo la nostra supplica:

Signore Gesù,
tu hai vinto la morte senza armi né violenza:
hai dissolto il suo potere con la forza della pace.
Donaci la tua pace,
come alle donne incerte nel mattino di Pasqua,
come ai discepoli nascosti e spaventati.
Manda il tuo Spirito,
respiro che dà vita, che riconcilia,
che rende fratelli e sorelle gli avversari e i nemici.
Ispiraci la fiducia di Maria, tua madre,
che col cuore straziato stava sotto la tua croce,
salda nella fede che saresti risorto.
La follia della guerra abbia termine
e la Terra sia curata e coltivata da chi ancora
sa generare, sa custodire, sa amare la vita.
Ascoltaci, Signore della vita!


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Guarda il video integrale


martedì 9 dicembre 2025

SOLENNITÀ DELL'IMMACOLATA CONCEZIONE DELLA BEATA VERGINE MARIA 08/12/2025 - Leone XIV ai piedi dell'Immacolata: l'umanità è provata, fioriscano dignità e pace (cronaca/commento, testo e video)

SOLENNITÀ DELL'IMMACOLATA CONCEZIONE
DELLA BEATA VERGINE MARIA

LEONE XIV
ATTO DI VENERAZIONE ALL’IMMACOLATA
Piazza di Spagna
Lunedì, 8 dicembre 2025


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Leone XIV ai piedi dell'Immacolata:
l'umanità è provata, fioriscano dignità e pace

Il Papa in Piazza di Spagna per il tradizionale atto di devozione alla statua della Vergine Maria nella Solennità dell’Immacolata. Circondato da 30 mila fedeli, il Pontefice prega perché “fiorisca la speranza giubilare a Roma e in ogni angolo della terra” ed esprime l'augurio che dopo le Porte Sante aperte per il Giubileo, si aprano altre porte "di case" e di "oasi di pace in cui rifiorisca la dignità, si educhi alla non violenza, si impari l’arte della riconciliazione"

L'arrivo del Papa in Piazza Mignanelli (@Vatican Media)

Leone XIV alza lo sguardo verso la statua della Immacolata in Piazza Mignanelli. Alla base in marmo del monumento, che con i suoi 27 metri di altezza veglia sull’Urbe, il Papa – con l’ausilio di due gentiluomini di Sua Santità - depone una corona di rose bianche e, al contempo, pone ai piedi della Madonna le speranze per questa “umanità provata, talvolta schiacciata” con la preghiera che dopo le Porte Sante aperte per il Giubileo, “si aprano ora altre porte di case e oasi di pace"

“Rifiorisca la dignità, si educhi alla non violenza, si impari l’arte della riconciliazione”

Una tradizione mai interrotta

Anche in questo 2025 messo a dura prova da guerre e crisi si rinnova l’atto di devozione del Papa alla statua della Vergine in Piazza di Spagna, centro nevralgico del lusso capitolino. Un momento di popolo, un appuntamento che suggella il legame tra Roma e il suo vescovo. Leone XIV prosegue la tradizione avviata da Giovanni XXIII nel 1958 e mai interrotta. Mai, neppure durante gli anni della pandemia di Covid-19, quando Papa Francesco volle ugualmente compiere “privatamente”, al mattino presto, l’atto di venerazione al monumento mariano realizzato dall’architetto Luigi Poletti e dallo scultore Giuseppe Obici in onore del dogma dell’Immacolata Concezione.

Migliaia in piazza

Il Papa arriva poco prima delle 16 in Piazza Mignanelli, poco dopo aver fatto una breve sosta nella Chiesa della Trinità per ricevere l’omaggio dell’Associazione Commercianti Via Condotti. L’arrivo è a bordo della papamobile scoperta, accolto da un applauso fragoroso che, partito dalla piazza, si incrocia con quello che riverbera dalle vie limitrofe, piene fino all’inverosimile. Le grida di "Viva il Papa" e "Papa Leone" sovrastano gli inni mariani intonati dal coro. Circa 30 mila i fedeli che hanno atteso il Pontefice disposti in semicerchio, dietro le transenne, intorno alla piazza. In prima fila, come sempre, i malati con plaid e copertine sulle gambe, accompagnati dai volontari di Unitalsi. Poi romani, tanti romani e anche alcuni gruppi venuti da fuori regione, migrati dall’Angelus in Piazza San Pietro. E ancora forze dell’ordine, membri di associazioni, famiglie, anziani, bambini da ore e ore in piedi in attesa, ambasciatori e sacerdoti affacciati dalle balconate della sede dell’Ambasciata di Spagna presso la Santa Sede. Non mancano alcuni ignari turisti che domandano: “Cosa succede?”. “Arriva il Papa!”. “Pope Leo!!! Really?”.

Papa Leone XIV saluta il sindaco Gualtieri (@Vatican Media)

I saluti e la preghiera del Papa

Il cardinale vicario Baldo Reina e il sindaco Roberto Gualtieri vanno incontro al Pontefice, che saluta la folla circostante. Gualtieri gli stringe le mani e gli porta il saluto della città di Roma. Presenti anche i cardinali Luis Antonio Tagle, pro-prefetto del Dicastero per l’Evangelizzazione; Mauro Piacenza, penitenziere maggiore emerito; Rolandas Makrickas, arciprete della Basilica di Santa Maria Maggiore. Si vede pure, come ogni anno, l’ambasciatrice della Spagna presso la Santa Sede, María Isabel Celaá Diéguez, che saluta il Papa al termine della preghiera.

Luce gentile

Al centro della piazza, davanti alla statua adornata da corone di fiori, composizioni, fogli con dediche e preghiere, Leone XIV indossa la stola liturgica. Si sistema lo zucchetto e poi alza il capo verso l’estremità del monumento, con la sagoma della Vergine che si staglia nel cielo di questa giornata quasi primaverile. Sul braccio destro il vento muove la ghirlanda di fiori posta, come tradizione, all’alba dal caporeparto più anziano in servizio presso il Comando di Roma dei Vigili del Fuoco. Il segno della croce poi la voce del Papa risuona dagli altoparlanti nel cuore della Capitale:

Vergine Immacolata, Madre, Ave, o Maria! Rallegrati, piena di grazia, di quella grazia che, come luce gentile, rende radiosi coloro su cui riverbera la presenza di Dio

La preghiera del Papa (@Vatican Media)

Un'umanità provata

All'Immacolata, “Madre di un popolo fedele” la cui “trasparenza illumina Roma di luce eterna” e il cui “cammino profuma le sue strade” più dei fiori oggi a Lei offerti, Papa Leone affida i “pellegrini dal mondo intero” che “hanno percorso le strade di questa città nel corso della storia e in questo anno giubilare”.

Un’umanità provata, talvolta schiacciata, umile come la terra da cui Dio l’ha plasmata e in cui non cessa di soffiare il suo Spirito di vita

Il Pontefice in Piazza Mignanelli (@Vatican Media)

“Guarda, o Maria, a tanti figli e figlie nei quali non si è spenta la speranza”, prega il Vescovo di Roma. Ed esprime un auspicio per questo Giubileo che si concluderà tra meno di un mese: “Fiorisca la speranza giubilare a Roma e in ogni angolo della terra, speranza nel mondo nuovo che Dio prepara e di cui tu, o Vergine, sei come la gemma e l’aurora”.

Dopo le porte sante, si aprano ora altre porte di case e oasi di pace in cui rifiorisca la dignità, si educhi alla non violenza, si impari l’arte della riconciliazione

Nuove intuizioni per la Chiesa di Roma e le chiese particolari

“Venga il regno di Dio”, recita ancora il Papa. “Ispira nuove intuizioni alla Chiesa che in Roma cammina e alle Chiese particolari che in ogni contesto raccolgono le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce dei nostri contemporanei, dei poveri soprattutto, e di tutti coloro che soffrono”. “Riconcilia e trasforma la città terrena in cui si prepara la Città di Dio”, è ancora l’invocazione del Pontefice alla madre di Dio che chiede di intercedere per tutti coloro che sono “alle prese con cambiamenti che sembrano trovarci impreparati e impotenti”.

Ispira sogni, visioni e coraggio, tu che sai più di chiunque altro che nulla è impossibile a Dio, e insieme che Dio non fa nulla da solo.

Le ultime battute dell'accorata preghiera, recitata in italiano, sono una richiesta di aiuto. Aiuto “ad essere sempre Chiesa con e tra la gente, lievito nella pasta di un’umanità che invoca giustizia e speranza”.

I saluti del Papa ai malati (@Vatican Media)

Le voci dei fedeli

Papa Leone XIV benedice infine la piazza quando l’ombra del sole calante si estende dalla scalinata di Trinità dei Monti fino al pavimento di sampietrini. Il giro di saluti ai malati dura quasi mezz’ora. Leone stringe le mani, poggia le sue sul capo di anziani coperti da fasce e cappellini, accarezza una ragazza in sedia a rotelle. Si chiama Francesca: “Mi ha detto che sono bella e brava”, scandisce lei emozionata dopo il passaggio del Pontefice. Luisa, “per tutti Lisa”, avvolta nel suo sciarpone racconta di venire in Piazza Mignanelli da almeno vent’anni: “Ci siamo detti ‘buonasera’ l’uno con l’altro. Se non fossi venuta a salutare il Papa, mi sarebbe mancato tanto”.

Dietro c’è Giovanna che sorride: “È un’emozione d’oro!”. Al Pontefice ha chiesto: “Prega per me, per tutti, per la pace nel mondo”. E lui ha risposto: “Pregherò per voi”. Dai marciapiedi transennati Alfonso, insieme alla moglie, grida: “Posso dire una cosa?”. Ha percorso chilometri e chilometri dalla Calabria per festeggiare con la moglie l’anniversario di matrimonio proprio oggi, 8 dicembre, insieme al Papa: "Mi ha stretto la mano e gli ho detto di aver fatto un sogno e cioè che lui farà finire la guerra. Sono sicuro che succederà, lui porterà la pace”.

Il Papa lascia la piazza (@Vatican Media)

(fonte: Vatican News, articolo di Salvatore Cernuzio 08/12/2025)

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PREGHIERA DI LEONE XIV 
A MARIA IMMACOLATA


Ave, o Maria!
Rallegrati, piena di grazia,
di quella grazia che, come luce gentile, rende radiosi
coloro su cui riverbera la presenza di Dio.

Il Mistero ti ha avvolta dal principio,
dal grembo di tua madre ha iniziato a fare in te grandi cose,
che presto richiesero il tuo consenso,
quel “Sì” che ha ispirato molti altri “sì”.

Immacolata, Madre di un popolo fedele,
la tua trasparenza illumina Roma di luce eterna,
il tuo cammino profuma le sue strade più dei fiori che oggi ti offriamo.
Molti pellegrini dal mondo intero, o Immacolata,
hanno percorso le strade di questa città
nel corso della storia e in questo anno giubilare.
Un’umanità provata, talvolta schiacciata,
umile come la terra da cui Dio l’ha plasmata
e in cui non cessa di soffiare il suo Spirito di vita.

Guarda, o Maria, a tanti figli e figlie nei quali non si è spenta la speranza:
germogli in loro ciò che il tuo Figlio ha seminato,
Lui, Parola viva che in ciascuno domanda di crescere ancora,
di prendere carne, volto e voce.
Fiorisca la speranza giubilare a Roma e in ogni angolo della terra,
speranza nel mondo nuovo che Dio prepara
e di cui tu, o Vergine, sei come la gemma e l’aurora.
Dopo le porte sante, si aprano ora altre porte
di case e oasi di pace in cui rifiorisca la dignità,
si educhi alla non violenza, si impari l’arte della riconciliazione.

Venga il regno di Dio,
novità che tanto sperasti e a cui apristi integralmente te stessa,
da bambina, da giovane donna e da madre della Chiesa nascente.
Ispira nuove intuizioni alla Chiesa che in Roma cammina
e alle Chiese particolari che in ogni contesto raccolgono
le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce
dei nostri contemporanei, dei poveri soprattutto,
e di tutti coloro che soffrono.
Il battesimo generi ancora uomini e donne santi e immacolati,
chiamati a diventare membra vive del Corpo di Cristo,
un Corpo che agisce, consola, riconcilia e trasforma
la città terrena in cui si prepara la Città di Dio.
Intercedi per noi, alle prese con cambiamenti
che sembrano trovarci impreparati e impotenti.
Ispira sogni, visioni e coraggio,
tu che sai più di chiunque altro che nulla è impossibile a Dio,
e insieme che Dio non fa nulla da solo.

Mettici in strada, con la fretta che un giorno mosse i tuoi passi
verso la cugina Elisabetta
e la trepidazione con cui ti facesti esule e pellegrina,
per essere benedetta, sì, ma fra tutte le donne,
prima discepola del tuo Figlio,
madre del Dio con noi.
Aiutaci ad essere sempre Chiesa con e tra la gente,
lievito nella pasta di un’umanità che invoca giustizia e speranza.
Immacolata, donna di infinita bellezza,
abbi cura di questa città, di questa umanità.
Indicale Gesù, portala a Gesù, presentala a Gesù.
Madre, Regina della pace, prega per noi!

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lunedì 9 dicembre 2024

08/12/ 2024 ATTO DI VENERAZIONE ALL’IMMACOLATA IN PIAZZA DI SPAGNA Preghiera di Papa Francesco - Il Giubileo, speranza per l’umanità in crisi. I cantieri segno che Roma è viva (testo integrale, articolo, foto e video)

SOLENNITÀ DELL'IMMACOLATA CONCEZIONE DELLA BEATA VERGINE MARIA

ATTO DI VENERAZIONE ALL’IMMACOLATA IN PIAZZA DI SPAGNA

Piazza di Spagna
Domenica, 8 dicembre 2024



PREGHIERA DEL SANTO PADRE FRANCESCO
A MARIA IMMACOLATA

Vergine Immacolata,
Madre, Madre Immacolata,
oggi è la tua festa e noi ci stringiamo intorno a te.
I fiori che ti offriamo vogliono esprimere
il nostro amore e la nostra gratitudine;
ma tu vedi e gradisci soprattutto quei fiori nascosti
che sono le preghiere, i sospiri, anche le lacrime,
specialmente le lacrime dei piccoli e dei poveri.
Guardali, Madre, guardali.

Madre nostra, Roma si prepara a un nuovo Giubileo,
che sarà un messaggio di speranza per l’umanità
provata dalle crisi e dalle guerre.
Per questo in città dappertutto ci sono cantieri:
questo – tu lo sai – provoca non pochi disagi,
eppure è segno che Roma è viva,
che Roma si rinnova, che Roma cerca di adattarsi alle esigenze,
per essere più accogliente e più funzionale.

Ma il tuo sguardo di Madre vede oltre.
E mi sembra di sentire la tua voce
che con saggezza ci dice: “Figli miei,
vanno bene questi lavori, ma state attenti:
non dimenticate i cantieri dell’anima!
Il vero Giubileo è dentro:
dentro, dentro i vostri cuori - tu dici -,
dentro le relazioni famigliari e sociali.
È dentro che bisogna lavorare per preparare
la strada al Signore che viene”.
Ed è una buona opportunità
per fare una buona Confessione
e chiedere il perdono di tutti i peccati.
Dio perdona tutto, Dio perdona sempre, sempre.

Madre Immacolata, ti ringraziamo!
Questa tua raccomandazione ci fa bene,
ne abbiamo tanto bisogno, perché, senza volerlo,
rischiamo di essere presi totalmente
dall’organizzazione, dalle cose da fare,
e allora la grazia dell’Anno Santo,
che è tempo di rinascita spirituale,
che è tempo di perdono e di liberazione sociale,
questa grazia giubilare può non venire bene,
essere un po’ soffocata.
Ma qui il Sindaco prepara tutte le cose perché in questa commemorazione, 
in questo Anno Santo, siano buone. Preghiamo per il Sindaco che ha tanto lavoro.

Sicuramente, Maria, tu fosti presente
nella sinagoga di Nazaret,
quel giorno in cui Gesù per la prima volta
predicò alla gente del suo paese.
Lesse dal rotolo del profeta Isaia:
«Lo Spirito del Signore è sopra di me;
per questo mi ha consacrato con l’unzione
e mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio,
a proclamare ai prigionieri la liberazione
e ai ciechi la vista;
a rimettere in libertà gli oppressi,
a proclamare l’anno di grazia del Signore» (Lc 4,18-19).
Poi si sedette e disse: «Oggi si è compiuta
questa Scrittura che voi avete ascoltato» (v. 21).
E Tu, Madre, Tu eri lì, in mezzo alla gente stupita.
Eri fiera di Lui, del Figlio tuo,
e nello stesso tempo presagivi il dramma
della chiusura e dell’invidia, che genera violenza.
Questo dramma tu l’hai attraversato
e sempre lo attraversi, col tuo cuore immacolato
ricolmo dell’amore del Cuore di Gesù.
Madre, liberaci dall’invidia:
che siamo fratelli tutti, che ci vogliamo bene.
Niente invidia. L’invidia, quel vizio giallo,
brutto, che rovina da dentro.

E anche oggi, Madre, ci ripeti:
“Ascoltate Gesù, ascoltate Lui!
Ascoltatelo, e fate quello che vi dice” (cfr Gv 2,5).
Grazie, Madre Santa! Grazie perché ancora,
in questo tempo povero di speranza,
ci doni Gesù, nostra Speranza. 
Grazie Madre.


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Il Papa: il Giubileo, speranza per l’umanità in crisi.
I cantieri segno che Roma è viva

Francesco rinnova il tradizionale atto di devozione alla statua della Vergine nel centro di Roma per l’Immacolata. Guardando all’Anno Santo, il Pontefice parla dei cantieri che provocano "disagi" ma mostrano una città che vuole essere accogliente, poi raccomanda di non soffocare la “grazia giubilare” con "le cose da fare" e chiede preghiere per il sindaco Gualtieri "che ha tanto lavoro". Tappa a Santa Maria Maggiore e sosta al Museo del Corso per visitare la "Crocifissione bianca" di Chagall



Il Giubileo, “messaggio di speranza" per l’umanità provata da crisi e guerre. La “grazia” dell’Anno Santo, “tempo di rinascita spirituale, di perdono e di liberazione sociale” da non soffocare con l’organizzazione e le tante cose da fare. I cantieri a Roma, un “disagio” per residenti e turisti, ma al contempo “segno che Roma è viva”, “si rinnova” e “cerca di adattarsi alle esigenze, per essere più accogliente”. Spiritualità e attualità, in vista dell’apertura del Giubileo della speranza, si intrecciano nella preghiera che Francesco rivolge alla Madonna rappresentata dalla imponente e storica statua in Piazza Mignanelli, a pochi metri da Piazza di Spagna.

Papa Francesco in Piazza Mignanelli per l'atto di venerazione alla Vergine Maria

Anche quest'anno ai piedi della Madonna

Anche quest’anno per la Solennità della Immacolata, il Papa torna ai piedi della Vergine, alla quale lui, come altri Pontefici nel passato da Giovanni XXIII in poi, non ha mai fatto mancare il suo omaggio. Neanche durante le dure restrizioni per la pandemia di Covid-19, quando aveva preferito recarsi all’alba nella centralissima piazza romana, fulcro dello shopping di lusso, per evitare assembramenti.


Il saluto al sindaco e al vicario e a tutti i presenti

Circondato dalla folla di malati, in prima fila con plaid e copertine, da fedeli e passanti, tutti sotto gli ombrelli o con le mantelline, il Papa viene accolto dal sindaco di Roma Roberto Gualtieri, arrivato un’ora prima, e dal vicario Baldo Reina, creato cardinale nel Concistoro di ieri in San Pietro (con lui qualche battuta sul fatto che è la sua ‘prima Immacolata’), Papa Francesco porta oggi un omaggio floreale al monumento mariano realizzato dall’architetto Luigi Poletti e dallo scultore Giuseppe Obici, in onore del dogma proclamato da Pio IX. Un grande mazzo di rose bianche, quello che il Papa, con l'ausilio di due gentiluomini di Sua Santità, depone ai piedi della colonna, accanto alle corone di Acli, Unitalsi e altre associazioni già sistemate lungo tutta la giornata. La pioggia scende intanto leggera sulla piazza. Oltre al sindaco e al vicario, ci sono i cardinali Luis Antonio Tagle e Angelo Comastri, il sostituto Edgar Peña Parra, l’ambasciatrice della Spagna presso la Santa Sede, María Isabel Celaá Diéguez, a cui il Papa rivolge un saluto, poi volontari, forze dell’ordine, famiglie, anziani.

Il Papa saluta il vicario di Roma, il neo cardinale Reina

Tappa a Santa Maria Maggiore

Prima dell’atto di devozione in Piazza di Spagna, come già l’anno scorso, il Papa ha compiuto una breve tappa nella Basilica di Santa Maria Maggiore per omaggiare la Salus Populi Romani, l’effigie a cui in questi in questi anni ha fatto visita più di 120 volte, affidandole viaggi internazionali e operazioni mediche. Davanti alla protettrice del popolo romano, Jorge Mario Bergoglio si è fermato in preghiera per alcuni istanti, da solo, in silenzio.


L'omaggio floreale

Quindi in auto, intorno alle 15.45, si è trasferito in Piazza Mignanelli. Prima del suo arrivo alcune attiviste, in protesta contro la corrida, hanno tentato di avventarsi verso una delle auto del corteo papale. Subito sono state fermate dalla Gendarmeria.

Senza cappotto né ombrello, Francesco – sul mento ancora l'ematoma conseguenza di una contusione di due giorni fa - come primo gesto alza il capo e guarda verso la sommità della statua della Madonna che, con i suoi 27 metri di altezza, veglia sull’Urbe. “Vergine Immacolata, Madre, Madre Immacolata, oggi è la tua festa e noi ci stringiamo intorno a te”, scandisce, subito dopo le litanie intonate dal coro.

I fiori che ti offriamo vogliono esprimere il nostro amore e la nostra gratitudine; ma tu vedi e gradisci soprattutto quei fiori nascosti che sono le preghiere, i sospiri, le lacrime, specialmente le lacrime dei piccoli e dei poveri. Guardali, Madre, guardali

Francesco in Piazza Mignanelli ai piedi della statua dell'Immacolata

Il Giubileo e i cantieri

Alla “Madre” il Papa affida l’imminente Giubileo: “Sarà un messaggio di speranza per l’umanità provata dalle crisi e dalle guerre”, dice. “Per questo in città dappertutto ci sono cantieri: questo – tu lo sai – provoca non pochi disagi, eppure è segno che Roma è viva, che Roma si rinnova, che cerca di adattarsi alle esigenze, per essere più accogliente e più funzionale”, afferma il Papa.

Ma il tuo sguardo di Madre vede oltre. E mi sembra di sentire la tua voce che con saggezza ci dice: “Figli miei, vanno bene questi lavori, però state attenti: non dimenticate i cantieri dell’anima! Il vero Giubileo dentro i vostri cuori – tu dici - dentro le relazioni famigliari e sociali. È dentro che bisogna lavorare per preparare la strada al Signore che viene”.
Un tempo di rinascita e perdono

E il Giubileo, aggiunge a braccio il Pontefice, “è una buona opportunità per fare una buona confessione e chiedere il perdono di tutti i peccati”, ricordando sempre che “Dio perdona tutto, Dio perdona sempre, sempre”.

La raccomandazione della Madonna, come formulata nella preghiera, è fondamentale: “Ci fa bene, ne abbiamo tanto bisogno – scandisce il Papa - perché, senza volerlo, rischiamo di essere presi totalmente dall’organizzazione, dalle cose da fare” e il rischio che “la grazia dell’Anno Santo, che è tempo di rinascita spirituale, che è tempo di perdono e di liberazione sociale” venga “un po’ soffocata”. Il rischio, cioè, che “questa grazia giubilare può non avvenire bene”.

Il saluto tra il Papa e il sindaco Gualtieri

"Preghiamo per il sindaco"

Francesco, distaccandosi dal testo, rivolge un pensiero al sindaco Gualtieri alle sue spalle. “Qui – dice, indicandolo - il sindaco prepara tutte le cose perché questa commemorazione, questo Anno Santo, siano buone”.

Preghiamo per il sindaco che ha tanto lavoro

Il "vizio giallo" dell'invidia

Poi il Papa ricorda l’episodio evangelico della prima predicazione di Gesù nella Sinagoga di Nazaret. Maria era lì “in mezzo alla gente stupita”, “fiera” di suo Figlio, pur presagendo “il dramma della chiusura e dell’invidia, che genera violenza”. L’invidia, “quel vizio giallo, brutto, che rovina dentro”, rimarca il Papa, e aggiunge un passaggio alla preghiera: “Madre, liberaci dall’invidia, che siamo fratelli tutti, che ci vogliamo bene”. Da qui ancora una invocazione alla Madonna

Grazie, Madre Santa! Grazie perché ancora, in questo tempo povero di speranza, ci doni Gesù, nostra Speranza!

Il giro tra i fedeli in piazza

Il saluto a malati e giornalisti

Indossata la stola, Papa Francesco benedice tutti i presenti. In sedia a rotelle percorre poi tutto l’emiciclo della piazza, salutando la gente e soprattutto i malati. Si ferma a benedire i bambini e gli anziani, a battere il cinque e stringere le mani. A una giornalista, Eva Fernández, corrispondente di Radio Cope e sua conoscenza, consegna in regalo un pacco di cioccolatini argentini. Lei, emozionatissima, gli ricorda l'appello di oggi all’Angelus per coloro che sono in attesa di esecuzione nelle carceri statunitensi, sollecitando la commutazione della pena. “Sì, dobbiamo insistere su questo”, dice il Papa.

Il Papa ammira la "Crocifissione Bianca" di Chagall esposta al Nuovo Museo del Corso a Roma

Sosta a sorpresa alla mostra sulla "Crocifissione Bianca" di Chagall

Cori di W il Papa accompagnano l’uscita da Piazza Mignanelli della Fiat 500 L bianca. Che, invece di dirigersi a Casa Santa Marta, fa sosta a Palazzo Cipolla in Via del Corso. Papa Bergoglio ha voluto infatti visitare la Crocifissione Bianca di Marc Chagall, esposta presso il Nuovo Museo del Corso di Roma all'interno della mostra "Chagall a Roma: La crocifissione bianca", ideata dal Dicastero per l'Evangelizzazione nell'ambito degli eventi d'arte che accompagnano il Giubileo 2025, e organizzata in collaborazione con la Fondazione Roma. La Crocifissione Bianca è un'opera particolarmente cara al Papa, perché – come ha avuto modo di spiegare nel libro El Jesuita - “non è crudele, ma è ricca di speranza. Mostra un dolore pieno di serenità”. Francesco aveva parlato del capolavoro realizzato da Chagall nel 1938 dopo la Notte dei Cristalli, anche nella intervista a La Civiltà Cattolica dell'agosto 2013: "In pittura ammiro Caravaggio: le sue tele mi parlano. Ma anche Chagall con la sua Crocifissione bianca...", diceva il Papa allora neo eletto. E a Firenze, durante la sua visita del 2015, si era soffermato ad ammirare l'opera all'interno del Battistero di Giovanni.
(fonte: Vatican News, articolo di Salvatore Cernuzio 08/12/2024)


lunedì 7 ottobre 2024

Papa Francesco: "O Maria, Madre nostra... ora ti supplichiamo: accogli il nostro grido! ... vieni a soccorrerci in questi tempi oppressi dalle ingiustizie e devastati dalle guerre..."

Papa Francesco: 
"O Maria, Madre nostra... ora ti supplichiamo: 
accogli il nostro grido! ... vieni a soccorrerci in questi tempi oppressi dalle ingiustizie e devastati dalle guerre..."


Nella Basilica di Santa Maria Maggiore, ancora una volta, oggi domenica 6 ottobre, c'è Papa Francesco, per elevare alla Madonna "un'accorata supplica di pace".

Il momento di preghiera, annunciato dallo stesso pontefice il 2 ottobre scorso nella Messa celebrata per l’apertura della XVI assemblea generale ordinaria del sinodo dei vescovi, ha visto la partecipazione di numerosi membri della stessa assise, di una ventina di cardinali, di molti fedeli che già dal primo pomeriggio erano assiepati dietro le transenne in attesa di entrare.
Al termine della recita del Santo Rosario per la pace, da lui presieduto, dopo aver contemplato i misteri gloriosi, e prima di impartire la benedizione, il Papa ha recitato una preghiera, più che una invocazione un “grido” del popolo di Dio a Colei che conosce “i dolori e le fatiche che in quest’ora appesantiscono il nostro cuore”, per implorare l'intercessione della Madre di Cristo “perché cessino le divisioni, le liti e le guerre tra i popoli”

Di seguito il testo integrale della sua preghiera.

O Maria, Madre nostra, siamo nuovamente qui davanti a te. 
Tu conosci i dolori e le fatiche che in quest’ora appesantiscono il nostro cuore. 
Noi alziamo lo sguardo a te, ci immergiamo nei tuoi occhi 
e ci affidiamo al tuo cuore.

Anche a te, o Madre, la vita ha riservato difficili prove e umani timori, 
ma sei stata coraggiosa e audace: 
hai affidato tutto a Dio, hai risposto a Lui con amore, 
hai offerto te stessa senza risparmiarti. 
Come intrepida Donna della carità, in fretta ti sei recata ad aiutare Elisabetta, 
con prontezza hai colto il bisogno degli sposi durante le nozze di Cana; 
con fortezza d’animo, sul Calvario hai rischiarato di speranza pasquale la notte del dolore. 
Infine, con tenerezza di Madre hai dato coraggio ai discepoli impauriti nel Cenacolo e, con loro, hai accolto il dono dello Spirito.

E ora ti supplichiamo: accogli il nostro grido! 
Abbiamo bisogno del tuo sguardo amorevole 
che ci invita ad avere fiducia nel tuo Figlio Gesù. 
Tu che sei pronta ad accogliere le nostre pene 
vieni a soccorrerci in questi tempi oppressi dalle ingiustizie e devastati dalle guerre, 
tergi le lacrime sui volti sofferenti di quanti piangono la morte dei propri cari, 
ridestaci dal torpore che ha oscurato il nostro cammino 
e disarma i nostri cuori dalle armi della violenza, 
perché si avveri subito la profezia di Isaia: 
«Spezzeranno le loro spade e ne faranno aratri, delle loro lance faranno falci; 
una nazione non alzerà più la spada contro un’altra nazione, 
non impareranno più l’arte della guerra» (Is 2,4).

Rivolgi il tuo sguardo materno alla famiglia umana, 
che ha smarrito la gioia della pace e ha perso il senso della fraternità. 
Intercedi per il nostro mondo in pericolo, perché custodisca la vita e rigetti la guerra, si prenda cura di chi soffre, dei poveri, degli indifesi, degli ammalati e degli afflitti, e protegga la nostra Casa Comune.

Invochiamo da te la misericordia di Dio o Regina della pace! 
Converti gli animi di chi alimenta l’odio, 
silenzia il rumore delle armi che generano morte, 
spegni la violenza che cova nel cuore dell’uomo 
e ispira progetti di pace nell’agire di chi governa le Nazioni.

O Regina del santo Rosario, 
sciogli i nodi dell’egoismo e dirada le nubi oscure del male. 
Riempici con la tua tenerezza, sollevaci con la tua mano premurosa 
e dona a noi figli la tua carezza di Madre, 
che ci fa sperare nell’avvento di nuova umanità dove 
« … il deserto diventerà un giardino e il giardino sarà considerato una selva. 
Nel deserto prenderà dimora il diritto e la giustizia regnerà nel giardino. 
Praticare la giustizia darà pace…» (Is 32,15-17).

O Madre, Salus Populi Romani, prega per noi!