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venerdì 2 ottobre 2026

UDIENZA GENERALE 3/09/2026 Leone XIV: Nell’Eucaristia la vera ricostruzione della Chiesa che solo Dio può fare

UDIENZA GENERALE

Piazza San Pietro 
Mercoledì, 30 settembre 2026


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All’udienza generale Leone XIV parla del recente viaggio apostolico in Francia e all’Unesco

Nell’Eucaristia la vera ricostruzione della Chiesa che solo Dio può fare


Dal Pontefice anche l’invito a recitare nel mese di ottobre il Rosario
per la fine delle guerre e un appello di pace per la regione etiope del Tigray

È nell’Eucaristia «la vera ricostruzione, il restauro della Chiesa che solo Dio può fare, per intercessione della Vergine Maria». Con ancora impresse nella memoria le emozioni del viaggio apostolico compiuto in Francia e all’Unesco nei giorni scorsi, Leone XIV ha rivissuto stamane all’udienza generale con i fedeli presenti in piazza San Pietro e con quanti lo seguivano attraverso i media le tappe principali della visita a Parigi, a Lourdes e a Metz.

«È stato un grande dono per me e per il popolo di Dio in quel Paese, e ne rendo grazie al Signore» ha detto nella catechesi, iniziando da Notre-Dame de Paris a ripercorrere le tappe nei quattro giorni trascorsi Oltralpe dal 25 al 28 settembre. Proprio la cattedrale «può simbolicamente» offrire «una chiave di lettura» del viaggio «che riassumerei in una parola: rinascita». Essa «solo sette anni fa sembrava ferita a morte da un enorme incendio, è adesso ricostruita e più splendente che mai» ed «è immagine della Chiesa di pietre vive, del popolo santo di Dio».

Ha rievocato il Pontefice i Vespri a Notre-Dame, ma anche, sempre nella Ville Lumière, la veglia allo stadio di Saint-Denis con i giovani — «i santi di Francia», li ha definiti —; gli incontri alla Maison Bakhita e con l’assemblea sinodale provinciale; e la messa in Place de La Concorde, dove «una notevole moltitudine, si estendeva per tutta l’Avenue des Champs Élysées fino all’Arco di Trionfo e oltre». E poi ancora il pellegrinaggio alla Grotta di Massabielle per venerare Nostra Signora di Lourdes e la sosta conclusiva a Metz, «regione della Francia e dell’Europa martoriata dalla Seconda guerra mondiale» dove «ha operato Robert Schuman, uno dei principali ispiratori del processo di unificazione» del Vecchio continente, ha spiegato il Vescovo di Roma.

Infine nei saluti il Pontefice ha lanciato un appello per la pace nel Tigray, in Etiopia, e ripetuto l’invito formulato a Lourdes domenica scorsa: «Il mese di ottobre, che inizia domani, sia occasione per recitare il santo Rosario, dedicandolo in modo particolare alla fine delle guerre e al raggiungimento della pace». Lo stesso Leone XIV guiderà domani pomeriggio la preghiera mariana con un migliaio di bambini nei Giardini vaticani.
(fonte: L'Osservatore Romano 30/09/2026)

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Leone XIV

Il Viaggio apostolico in Francia e all’UNESCO

Cari fratelli e sorelle, buongiorno e benvenuti!

Oggi desidero parlarvi del Viaggio apostolico in Francia che ho compiuto nei giorni scorsi. È stato un grande dono per me e per il popolo di Dio in quel Paese, e ne rendo grazie al Signore. Esprimo nuovamente la mia gratitudine a tutti coloro che mi hanno accolto, Autorità civili e Pastori della Chiesa, e a quanti, numerosissimi, hanno voluto incontrare il Papa o anche solo salutarlo per le strade, come apostolo di Cristo e messaggero di pace. Grazie a tutti!

Vorrei raccogliere i pensieri e le impressioni – ancora vivissime – di questa Visita pastorale intorno a un unico grande simbolo: la Cattedrale di Notre-Dame di Parigi. Lì, nel pomeriggio della prima giornata, abbiamo celebrato i Vespri della Beata Vergine Maria, una liturgia solenne e al tempo stesso festosa, in cui la musica, il canto e la bellezza del tempio facevano vibrare i cuori uniti nella preghiera.

Proprio Notre-Dame, con il dramma che ha vissuto, può simbolicamente illuminare tutto questo Viaggio apostolico, offrendo una chiave di lettura che riassumerei in una parola: rinascita.

La Cattedrale di Parigi, che solo sette anni fa sembrava ferita a morte da un enorme incendio, è adesso ricostruita e più splendente che mai. Quel disastro ha provocato una reazione positiva a tutti i livelli, alcuni più visibili e pratici, altri più nascosti, di ordine spirituale.

Il suo restauro è stata una prova della possibile collaborazione tra Chiesa, Stato, istituzioni pubbliche e società civile. Questo atteggiamento ha permesso di valorizzare al meglio la generosità dei benefattori come le competenze dei professionisti e delle maestranze. La sinergia per il bene comune dovrebbe essere lo stile normale delle istituzioni, delle forze politiche e sociali, di quanti hanno responsabilità civili ed economiche. È il messaggio che ho voluto consegnare alle Autorità francesi, come pure ai membri dell’UNESCO, Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Educazione, la Scienza e la Cultura che ha sede a Parigi, indicando qual è il criterio fondamentale su cui basare tale collaborazione: la dignità della persona umana.

Ma soprattutto Notre-Dame è immagine della Chiesa di pietre vive, del popolo santo di Dio.

È interessante mettere in parallelo la celebrazione dei Vespri nella Cattedrale con la Veglia dei giovani avvenuta la sera stessa nel grande Stadio di Francia a Parigi. Due luoghi completamente diversi, eppure due eventi complementari, quasi uniti spiritualmente. Che cosa li univa? La Chiesa, che non è fatta di pietre o di cemento, ma di persone che amano Gesù Cristo perché sono state amate da Lui. A Notre-Dame c’erano i preti e i diaconi, le persone consacrate, gli operatori pastorali; allo stadio c’era la nuova generazione francese: nuova – direi – non solo per età, ma più ancora per spirito, per libertà di cuore e di fede. Giovani che hanno cantato, gridato, ma che sono anche rimasti in silenzio, in ascolto. Volti attenti e commossi, che manifestavano cuori desiderosi di verità e d’amore. A loro ho detto con gioia: “Voi siete i santi di Francia!”. Quella Veglia è stata un grande segno di speranza.

Così come lo è stato – nella piccolezza che Dio predilige – anche l’incontro nella Maison Bakhita, casa di accoglienza per diverse persone in difficoltà: uno dei tanti luoghi, frutti del Vangelo, in cui ci si impegna quotidianamente a servire con amore la dignità della persona umana.

Vi è tuttavia nella Chiesa in Francia un segno di rinascita che dura da alcuni anni, cioè il notevole e crescente numero di giovani e adulti che chiedono il Battesimo. Su questa bella “sorpresa” di Dio è in corso a Parigi un’Assemblea sinodale provinciale, nella quale sono potuto intervenire, incoraggiando il cammino dei catecumeni e dei neofiti, insieme alle comunità a cui appartengono.

Evento culminante della mia visita nella Capitale è stata la Messa in Place de la Concorde. Lì il segno della rinascita è apparso in modo sorprendente: l’assemblea liturgica, che nella vasta Piazza radunava i sacerdoti, il coro e una notevole moltitudine, si estendeva per tutta l’Avenue des Champs Élysées fino all’Arco di Trionfo e oltre. Al momento della Comunione, tutti hanno potuto accostarsi all’Eucaristia, distribuita in ogni luogo. Ecco la vera ricostruzione, il restauro della Chiesa che solo Dio può fare, per intercessione della Vergine Maria.

E allora era naturale e doveroso che, dopo Parigi, io mi recassi pellegrino a Lourdes, a venerare la Madre della Chiesa, Maria, colei che nell’ora della passione e della morte tiene accesa la lampada della fede e della speranza. A Lourdes il Signore, attraverso la materna premura della Vergine Maria, comunica a tutti, pellegrini e specialmente malati nel corpo e nello spirito, un messaggio di speranza e di rinascita. Un messaggio che ho voluto apertamente rilanciare: ogni vita umana, in qualunque condizione, anche di più grave fragilità, conserva la propria inviolabile dignità e merita di essere curata, accompagnata, sollevata dalla sofferenza con umana compassione e con l’ausilio dei mezzi offerti dalla scienza. Per questo Lourdes rappresenta per tutto il mondo un santuario della civiltà dell’amore. In questo contesto ho incontrato alcune persone vittime di abusi e ho chiesto loro di aiutarmi a esprimere anche ad altre vittime la volontà mia e di tutta la Chiesa di ascoltarle e camminare con loro mentre cercano la guarigione, riconoscendo il dolore causato nelle loro vite e lavorando per la prevenzione degli abusi.

Terza e ultima tappa del Viaggio apostolico è stata la città di Metz, in una regione della Francia e dell’Europa martoriata dalla Seconda Guerra Mondiale. Lì ha operato Robert Schuman, uno dei principali ispiratori del processo di unificazione europea. L’Europa contemporanea è nata proprio come progetto di pace dopo la distruzione della guerra. Possiamo dire che ciò che è accaduto a Notre-Dame di Parigi con l’incendio, era avvenuto in Europa con la Seconda Guerra Mondiale. E l’Europa è rinata, sulla base di quei principi di democrazia, solidarietà e fraternità tra i popoli che molto devono alle sue radici cristiane. Anche oggi è su tali fondamenta e con questa “linfa” vitale che il progetto-Europa può rinnovarsi, in un mondo molto più globalizzato, dove il dialogo interreligioso riveste un ruolo di primaria importanza. Per questo, a Metz, ho incontrato i rappresentanti delle diverse tradizioni religiose, i quali hanno letto e sottoscritto in mia presenza l’“Appello di Metz” per il dialogo e la pace.

Carissimi, il tema della mia Visita pastorale in Francia è stato “Pour que le monde ait la vie”, “Perché il mondo abbia la vita” (cfr Gv 6,51). Sono parole di Gesù, che riassumono tutta la sua missione di salvezza e che, durante il Viaggio, esprimevano in pienezza il senso evangelico di ogni incontro. Ora esse ispirino la nostra preghiera, nel chiedere a Dio che questo evento di grazia porti frutti abbondanti e duraturi.

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Saluti

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APPELLO

Rivolgo ora un appello per la regione del Tigray, in Etiopia:

I am following with deep concern the situation in Tigray and in the neighboring regions of Afar and Amhara, where hostilities have once again broken out. I extend my heartfelt plea to all parties to choose the path of dialogue. Armed conflict never solves problems but only worsens them, leaving in its wake a trail of death, destruction, and resentment. Only honest engagement can lay the foundations for lasting peace.

It is my fervent hope that the international community will offer its generous and timely contribution, to ensuring that all humanitarian aid be provided to those in need.

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Domenica scorsa, a Bologna, sono stati beatificati tre sacerdoti martiri: Ubaldo Marchioni, diocesano, Elia Comini, salesiano e Martino Capelli dehoniano, uccisi nel 1944, in una fase drammatica della seconda guerra mondiale a motivo del disprezzo delle truppe naziste verso il loro ministero in favore dei parrocchiani. Il sacrificio supremo di questi ministri di Dio mostra ai cristiani di oggi il coraggio di farsi prossimo ai fratelli specialmente nel momento della prova.

Rivolgo il mio cordiale benvenuto ai pellegrini di lingua italiana, in particolare alle Missionarie Figlie della Sacra Famiglia di Nazareth, alla parrocchia Santa Maria della Valle in Scanno, come pure alle parrocchie di Ferrara di Monte Baldo e Tesero. Saluto poi il Centro formazione professionale “Artigianelli” di Fermo, gli studenti del liceo Visconti di Roma e quelli del liceo Gonzaga di Palermo.

Il mio pensiero va, infine, ai giovani, ai malati e agli sposi novelli. Il mese di ottobre, che inizia domani, sia occasione per recitare il santo Rosario, dedicandolo in modo particolare alla fine delle guerre e al raggiungimento della pace.

A tutti la mia Benedizione.


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Guarda il video integrale


lunedì 21 settembre 2026

ANGELUS 20/09/2026 - Leone XIV: "Dio è per tutti non solo per qualcuno”


ANGELUS

Piazza San Pietro 
Domenica, 20 settembre 2026

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Leone XIV:  "Dio è per tutti non solo per qualcuno”



Si apre la finestra dello studio del Palazzo Apostolico. Il papa si affaccia. Gran tripudio di applausi e cori: un popolo fedele che ama il suo pontefice e ama stare con lui la domenica, il giorno del Signore. E' domenica. E' il momento dell'Angelus.

Papa Leone XIV si rivolge così al popolo che gremisce piazza San Pietro: "Nella liturgia di oggi, il Signore, per bocca del profeta Isaia, ci dona un grande motivo di speranza, dicendoci che i suoi pensieri non sono i nostri pensieri e le sue vie non sono le nostre vie. Sì, i disegni di Dio sono infinitamente più grandi e, diciamo pure, più "umani" rispetto a quelli che noi uomini e donne, segnati dal peccato, possiamo concepire e realizzare". Cattura subito l'attenzione.

Il pontefice, poi, si sofferma sulla nostra resistenza nell'entrare nelle novità che Dio ci riserba. E poi un approfondimento del Vangelo di oggi, sulla parabola dei lavoratori nella vigna del Signore: “chi per una giornata intera, chi soltanto per qualche ora, chi già quasi al tramonto” ricorda papa Leone XIV. Il centro di tutto è nella retribuzione: “Quando il padrone mantiene la parola con i lavoratori della prima ora e li paga come d'accordo, ma vuole che vedano la sua bontà e, davanti ai loro occhi, tratta gli ultimi allo stesso modo”. Questo insegna, secondo il pontefice, semplicemente che “Dio è per tutti, non solo per qualcuno”.

E spiega: "Dio ha vie diverse e pensieri nuovi anche per coloro che si ritengono i primi e ritengono di aver guadagnato ciò che sono, di aver meritato i risultati che hanno raggiunto. Tutti, invece, guadagniamo gioia, intelligenza e futuro quando la legge dell'amore interrompe quella del calcolo, l'esperienza della misericordia allargata quella del merito, il dono della pace sospende le rivalità e avvicina nella gratitudine".

E concludono: "Fratelli e sorelle, è una grazia essere collaboratori di Dio, lavorare nella sua vigna, servire il suo Regno di giustizia e di pace! Non c'è spazio per l'invidia e la divisione là dove irrompe la novità di Dio. Cerchiamo, dunque, il Signore, mentre si fa trovare, invochiamolo, mentre è vicino; abbandoniamo le vie distorte e i pensieri iniqui".

E dopo la preghiera dell'Angelus, papa Leone XIV riprende la parola per esprimere la sua attenzione e preoccupazione per " la crisi umanitaria in atto in alcune zone della Somalia, dove episodi di violenza e fenomeni climatici estremi stanno aggravando le già precarie condizioni di vita della popolazione, in particolare di donne e bambini. Auspico un generoso coinvolgimento della comunità internazionale, aiutando non manchi a questi nostri fratelli e sorelle l'assistenza necessaria".
(fonte: ACI Stampa, articolo di Antonio Tarallo 20/09/2026).

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PAPA LEONE XIV

Cari fratelli e sorelle, buona domenica!

Nella liturgia di oggi, il Signore, per bocca del profeta Isaia, ci dona un grande motivo di speranza, dicendoci che i suoi pensieri non sono i nostri pensieri e le sue vie non sono le nostre vie (cfr Is 55,8). Sì, i disegni di Dio sono infinitamente più grandi e, diciamo pure, più “umani” rispetto a quelli che noi uomini e donne, segnati dal peccato, possiamo concepire e realizzare. Perciò, ecco l’appello quanto mai attuale del profeta: abbandonare le nostre vie distorte e ritornare al Signore, che è misericordia e perdono (vv. 6-7).

Nel Vangelo, le parabole di Gesù descrivono la novità di ciò che Dio ha in serbo per noi, ma in genere manifestano anche la resistenza che siamo pronti a opporre a una giustizia più generosa e a un amore più grande. Oggi, in particolare, ascoltiamo il racconto degli operai chiamati a lavorare nella vigna (cfr Mt 20,1-16), chi per una giornata intera, chi soltanto per qualche ora, chi già quasi al tramonto. Ma il centro della parabola è nel momento della retribuzione, quando il padrone mantiene la parola con i lavoratori della prima ora e li paga come d’accordo, ma vuole che vedano la sua bontà e, davanti ai loro occhi, tratta gli ultimi allo stesso modo.

Un dettaglio, infatti, non deve sfuggirci. Il padrone indica al fattore un preciso ordine da seguire: gli operai andranno pagati «incominciando dagli ultimi fino ai primi» (Mt 20,8). La reazione negativa di chi aveva lavorato tutto il giorno si sarebbe, dunque, potuta evitare facilmente, invece è voluta, perché la rivelazione della bontà di Dio è per tutti, non solo per qualcuno. Dio ha vie diverse e pensieri nuovi anche per coloro che si ritengono i primi e ritengono di essersi guadagnati ciò che sono, di aver meritato i risultati che hanno raggiunto. Tutti, invece, guadagniamo gioia, intelligenza e futuro quando la legge dell’amore interrompe quella del calcolo, l’esperienza della misericordia allarga quella del merito, il dono della pace sospende le rivalità e avvicina nella gratitudine.

Fratelli e sorelle, è una grazia essere collaboratori di Dio, lavorare nella sua vigna, servire il suo Regno di giustizia e di pace! Non c’è spazio per l’invidia e la divisione là dove irrompe la novità di Dio. Cerchiamo, dunque, il Signore, mentre si fa trovare, invochiamolo, mentre è vicino; abbandoniamo la vie distorte e i pensieri iniqui (cfr Is 55,6-7)!

Guardiamo alla nostra Madre Santissima: è creatura come noi, ma è senza macchia, perciò ci aiuta a sperare in Dio e ad affidarci alla sua misericordia, così che le sue vie diventino le nostre vie e i suoi pensieri diventino i nostri pensieri.

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Dopo l'Angelus

Cari fratelli e sorelle,

Seguo con grande preoccupazione la crisi umanitaria in atto in alcune zone della Somalia, dove episodi di violenza e fenomeni climatici estremi stanno aggravando le già precarie condizioni di vita della popolazione, in particolare di donne e bambini. Auspico un generoso coinvolgimento della comunità internazionale, affinché non manchi a questi nostri fratelli e sorelle l’assistenza necessaria.

Ed ora rivolgo il mio saluto a tutti voi, romani e pellegrini!

Do il benvenuto al Vescovo e ai fedeli della diocesi di Toruń, in Polonia, che visitano in Italia i luoghi dei miracoli eucaristici; come pure alle famiglie provenienti dalla diocesi di Spiš, in Slovacchia.

Saluto i Padri Gesuiti che iniziano il loro nuovo percorso di studi a Roma; e il gruppo della Parrocchia romana della Sacra Famiglia di Nazareth, con la Polisportiva Centocelle e l’Oratorio “San Giuseppe Manyanet”.

Invio la mia benedizione alla popolazione di Pescantina, presso Verona, che oggi si stringe intorno al Monumento agli Ex Internati, per ricordare quanti sono stati deportati e prigionieri durante la II Guerra Mondiale. Lo faccio per sottolineare che non bisogna dimenticare, ma imparare dalla storia per non ricadere negli errori del passato.

Carissimi, vi ringrazio di essere venuti. Buona domenica a tutti!



lunedì 14 settembre 2026

ANGELUS 13/09/2026 - Leone XIV: il perdono è indispensabile, se manca non si può vivere in pace

ANGELUS

Piazza San Pietro 
Domenica, 13 settembre 2026


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Leone XIV: il perdono è indispensabile,
se manca non si può vivere in pace

Nella catechesi dell’Angelus, il Papa esorta a perdonare sempre “anche quando è difficile fare il primo passo”. Il perdono "libera" e "spazza via anche le nubi più fitte" di conflitti, accuse, vendette che distruggono i rapporti e le famiglie e scatenano le guerre. Dal Pontefice anche l'invito a diffondere “la luce serena e risanante dell’amore che vince l’odio e disarma ogni rancore”

Fedeli riuniti in Piazza San Pietro (@Vatican Media)

È il perdono “senza misura” al centro della riflessione del Papa all’Angelus di questa domenica, 13 settembre: il perdono che Gesù ha testimoniato fin sulla croce verso i suoi persecutori. Affacciandosi dalla finestra dello studio del Palazzo Apostolico, Leone XIV ricorda che nel Vangelo della liturgia odierna, Gesù dice a Pietro di perdonare “fino a settanta volte sette”, cioè “oltre ogni limite”, e prosegue con una parabola sul servo a cui viene condonato un enorme debito, che però non mostra la stessa pietà nei confronti di un suo compagno e viene punito.

Dono e perdono alla base dell’esistenza

“Con queste parole - sottolinea Papa Leone - Gesù ci ricorda che dono e perdono sono alla base della nostra esistenza. Tutto ci è dato da Dio per puro amore, e nessuno di noi può dirsi perfetto nel rispondere a tanta bontà”. Come possiamo constatare ogni giorno, la gratuità, che è fonte della nostra stessa vita, “è anche la regola migliore per il nostro stare insieme”.

Il perdono è indispensabile e se manca non si può vivere in pace: prima o poi, nel cuore e tra le persone, nascono conflitti, accuse, rancori, vendette che distruggono i rapporti, dividono le famiglie, scatenano le guerre. Solo il perdono libera e riporta la luce, anche là dove la povertà materiale e morale dell’uomo, per un momento, ha reso cupo l’orizzonte e incerto il cammino. Il perdono, come un buon vento, spazza via anche le nubi più fitte, fino a far rivedere il sole.

L’esperienza di san Pietro: la carità che guarisce e conferma

Un’esperienza, quella del perdono, sperimentata più volte da san Pietro nella sua vita, in particolare quando, dopo aver rinnegato Gesù durante la Passione, lo incontra, risorto, sulla riva del lago di Galilea. Il Signore gli chiederà: "Mi ami?" e lo inviterà a seguirlo. “Proprio come all’inizio - nota il Papa - nel giorno del loro primo incontro, quasi nulla fosse successo”. E “questa carità, che dimentica e guarisce, segnerà per il primo degli Apostoli la conferma della sua missione”.

Perdonare sempre

Papa Leone XIV esorta quindi a chiedere alla Vergine Maria, Madre di Misericordia, “che ci aiuti a perdonare, sempre, anche quando è difficile fare il primo passo, e a diffondere, con coraggio e costanza, la luce serena e risanante dell’amore che vince l’odio e disarma ogni rancore”.
(fonte: Vatican News, articolo di DDebora Donnini 13/09/2026)

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PAPA LEONE XIV


Cari fratelli e sorelle, buona domenica!

Oggi il Vangelo (cfr Mt 18,21-35) ci parla di un valore fondamentale della vita cristiana: il perdono. Gesù lo ha insegnato e testimoniato fin sulla croce, dove ha pregato il Padre per i suoi persecutori con le parole che tutti conosciamo: «Perdona loro perché non sanno quello che fanno» (Lc 23,34).

Nel brano odierno, Pietro interroga il Maestro proprio su questo tema: «Signore – gli chiede –, se il mio fratello commette colpe contro di me, quante volte dovrò perdonargli? Fino a sette volte?» (Mt 18,21). Le sue parole mostrano un cuore generoso: il numero sette, infatti, nella Bibbia simboleggia la pienezza, e “perdonare sette volte” vuol dire perdonare con grande larghezza. La risposta di Gesù, però, va oltre: «Non ti dico fino a sette volte – afferma –, ma fino a settanta volte sette» (v. 22), cioè oltre ogni limite, senza misura.

E per chiarire meglio il suo pensiero, il Salvatore racconta la parabola di un servo che aveva, nei confronti del suo padrone, un debito così grande da essere praticamente insolvibile. Ottenutone il condono per pura misericordia, non aveva però mostrato la stessa pietà nei confronti di un suo compagno, e per questo era stato rimproverato e punito severamente (vv. 23-30).

Con queste parole Gesù ci ricorda che dono e perdono sono alla base della nostra esistenza. Tutto ci è dato da Dio per puro amore, e nessuno di noi può dirsi perfetto nel rispondere a tanta bontà. Per questo la gratuità, che è fonte della nostra stessa vita, è anche la regola migliore per il nostro stare insieme. Lo sperimentiamo ogni giorno. Il perdono è indispensabile e se manca non si può vivere in pace: prima o poi, nel cuore e tra le persone, nascono conflitti, accuse, rancori, vendette che distruggono i rapporti, dividono le famiglie, scatenano le guerre.

Solo il perdono libera e riporta la luce, anche là dove la povertà materiale e morale dell’uomo, per un momento, ha reso cupo l’orizzonte e incerto il cammino. Il perdono, come un buon vento, spazza via anche le nubi più fitte, fino a far rivedere il sole. San Pietro stesso l’ha sperimentato più volte nella sua vita; in particolare quando, dopo aver rinnegato e abbandonato Gesù durante la Passione, incontrandolo risorto, sulla riva del lago, si sentirà rivolgere una sola domanda: «Simone […], mi ami?» (Gv 21,15), unita a un invito: «Seguimi!» (v. 19). Proprio come all’inizio, nel giorno del loro primo incontro, quasi nulla fosse successo. E questa carità, che dimentica e guarisce, segnerà per il primo degli Apostoli la conferma della sua missione.

Chiediamo allora alla Vergine Maria, Madre di Misericordia, che ci aiuti a perdonare, sempre, anche quando è difficile fare il primo passo, e a diffondere, con coraggio e costanza, la luce serena e risanante dell’amore che vince l’odio e disarma ogni rancore.

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Dopo l'Angelus

Cari fratelli e sorelle!

Two days ago marked the twenty-fifth anniversary of the September 11th terrorist attacks in the United States of America. I renew my prayers for those who lost their lives and for those who continue to bear the wounds of that tragic day. At a time when conflict and violence afflict so many of our brothers and sisters, I invite everyone to pray that the Lord will bestow his gift of peace upon the world.

[Due giorni fa è ricorso il venticinquesimo anniversario degli attentati terroristici dell'11 settembre, negli Stati Uniti d'America. Rinnovo le mie preghiere per quanti hanno perso la vita e per chi porta ancora le ferite di quel tragico giorno. In un momento in cui conflitti e violenze affliggono tanti nostri fratelli e sorelle, invito tutti a pregare perché il Signore doni al mondo la pace.]

Il ricordo del tragico avvenimento di venticinque anni fa ci spinge a rinnovare il nostro impegno per la pace, anzitutto con la preghiera, che affidiamo all’intercessione della Vergine Maria.

Ed ora saluto con affetto tutti voi, romani e pellegrini!

Do il benvenuto ai gruppi venuti da San Paolo del Brasile e a quelli di diversi altri Paesi.

Saluto i membri dell’Associazione Religiosa Jesus Nazareno Cautivo residenti a Roma, il gruppo dell’Oratorio Salesiano di Chieri, i fedeli di Dolianova, in Sardegna, e i pellegrini venuti da Assisi sulla Via di San Francesco.

Saluto la “Famiglia Bellunese” con la Scuola di Erechim, in Brasile; come pure i motociclisti radunati per manifestare per la pace e la vita.

A tutti auguro una buona domenica.



lunedì 7 settembre 2026

ANGELUS 06/09/2026 - Leone XIV: lamento e maldicenza paralizzano, il Vangelo educa alla libertà

ANGELUS

Piazza San Pietro 
Domenica, 6 settembre 2026

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Leone XIV: lamento e maldicenza paralizzano,
il Vangelo educa alla libertà

All’Angelus in piazza San Pietro, il Papa, commentando le Letture di oggi, 6 settembre, esorta a praticare “l’amore vicendevole” e incoraggia le comunità cristiane ad “affrontare la realtà” per trasformare i problemi in “passaggi di crescita”. Infine l'invito al dialogo: "Parlando con sincerità e trovando un accordo, si possono disarmare conflitti"


Quell’”amore vicendevole” che Cristo ha insegnato alle prime comunità cristiane non è utopia, ma una possibilità esistenziale percorribile anche oggi. Commentando le Letture di questa domenica, 6 settembre, il Papa approfondisce nella catechesi prima della preghiera dell’Angelus in piazza San Pietro, quei “criteri fondamentali di pensiero e di azione” che la Parola di Dio ci consegna. San Paolo, nella sua Lettera ai Romani, ricapitola ogni comandamento in uno soltanto - “Amerai il tuo prossimo come te stesso” – invitando a non essere debitori di nulla, fuorché dell’amore fraterno.

Gesù ci ha insegnato a invocare e a praticare la remissione dei debiti. C’è però un patrimonio che ci dobbiamo l’un l’altro, senza restarne imprigionati: è il debito di un amore vicendevole. Tutta l’attenzione, la cura e il bene che abbiamo ricevuto ci rendono più liberi e capaci di responsabilità.

Gruppi di fedeli partecipano alla preghiera dell'Angelus a piazza San Pietro. (@Vatican Media)

Correzione fraterna e condivisione

Due, argomenta il Pontefice, sono le vie proposte da Cristo per praticare reciprocamente questo sentimento. Il primo è “diventare capaci di correzione fraterna”, un’arte, “troppo spesso dimenticata”, che richiede “franchezza” e delicatezza.

Parlarsi sinceramente – dapprima a tu per tu, poi se necessario fra due o tre persone, infine, quando occorre, con l’intera comunità – significa affrontare la realtà e trasformare problemi e conflitti in passaggi di crescita.

Atteggiamenti da preferire al “lamento” e alla “maldicenza”, semi da cui non può germogliare nulla di buono e che “paralizzano molte situazioni”. Opzioni che il Vangelo esclude, educando piuttosto alla “carità” e alla “libertà”.

C’è poi un secondo modo di amare fraternamente, che per Gesù trasforma persino la preghiera: mettersi d’accordo. Non soltanto quando c’è un conflitto, ma per chiedere a Dio qualche dono.

Piazza San Pietro durante la preghiera dell'Angelus con Papa Leone XIV. (@Vatican Media)

Crescere nell'unità attraverso la preghiera e il perdono

Nel racconto evangelico di Marco, Gesù insegna ai suoi discepoli ad accordarsi per chiedere, nella preghiera, “qualunque cosa”, perché il Padre gliela concederà. È un invito ad avere desideri, dolori, e speranze comuni e a condividerli nella preghiera: un’esperienza che fa “crescere nell’unità”.

Senza fede, ognuno potrebbe sentirsi solo e sospettare degli altri, vedendoli come estranei e nemici. Per grazia, siamo invece fratelli e sorelle che possono andare d’accordo: incontrandosi, perdonandosi e ascoltandosi nel Signore.

Quello del “debito gioioso dell’amore fraterno” è un insegnamento che tutti noi dobbiamo apprendere: un auspicio che il Vescovo di Roma affida all’intercessione di Maria, capace di condividere con la cugina Elisabetta “la gioia e la fatica della gravidanza”.

Dopo la preghiera dell'Angelus, salutando i fedeli, il Papa ha affidato a Dio la buona ripresa delle attività di tutti, dopo le ferie.

Mentre gradualmente riprendiamo le ordinarie attività dopo la pausa estiva, chiediamo al Signore di accompagnarci e di sostenerci con la sua luce.
(fonte: Vatican News, articolo di Daniele Piccini 06/09/2026)

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PAPA LEONE XIV

Cari fratelli e sorelle, buona domenica!

La Parola di Dio proclamata nella liturgia di questa domenica ci offre alcuni criteri fondamentali di pensiero e di azione. Leggiamo dalla Lettera ai Romani che ogni comandamento «si ricapitola in questa parola: “Amerai il tuo prossimo come te stesso”» (Rm 13,9). San Paolo insiste su questo punto con un’immagine molto forte, presente anche nel “Padre nostro”. Scrive, infatti: «Fratelli, non siate debitori di nulla a nessuno, se non dell’amore vicendevole» (v. 8).

Gesù ci ha insegnato a invocare e a praticare la remissione dei debiti. C’è però un patrimonio che ci dobbiamo l’un l’altro, senza restarne imprigionati: è il debito di un amore vicendevole. Tutta l’attenzione, la cura e il bene che abbiamo ricevuto ci rendono più liberi e capaci di responsabilità.

Nel Vangelo di questa domenica, Gesù suggerisce a ogni comunità cristiana almeno due modi di esercitare l’amore vicendevole. Il primo è diventare capaci di correzione fraterna. È un’arte delicata e troppo spesso dimenticata, che chiede franchezza e gradualità. Parlarsi sinceramente – dapprima a tu per tu, poi se necessario fra due o tre persone, infine, quando occorre, con l’intera comunità – significa affrontare la realtà e trasformare problemi e conflitti in passaggi di crescita. Il lamento e la maldicenza sono più facili, ma non generano nulla e paralizzano molte situazioni. Il Vangelo, invece, ci educa alla libertà, nella carità.

C’è poi un secondo modo di amare fraternamente, che per Gesù trasforma persino la preghiera: mettersi d’accordo. Non soltanto quando c’è un conflitto, ma per chiedere a Dio qualche dono. Dice il Signore: «Se due di voi sulla terra si metteranno d’accordo per chiedere qualunque cosa, il Padre mio che è nei cieli gliela concederà» (Mt 18,19). Questa promessa suggerisce che possiamo avere desideri comuni, dolori comuni, speranze comuni e attraverso la preghiera crescere nell’unità. Senza fede, ognuno potrebbe sentirsi solo e sospettare degli altri, vedendoli come estranei e nemici. Per grazia, siamo invece fratelli e sorelle che possono andare d’accordo: incontrandosi, perdonandosi e ascoltandosi nel Signore.

Chiediamo a Maria, che dopo l’annuncio dell’angelo raggiunse in fretta la cugina Elisabetta, per condividere la gioia e la fatica della gravidanza, di insegnare anche a noi il debito gioioso dell’amore fraterno.

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Dopo l'Angelus

Cari fratelli e sorelle,

con animo addolorato ho seguito le notizie dei violenti attacchi che hanno colpito di recente diverse città e infrastrutture civili in Ucraina, provocando la morte di persone innocenti. Il mio cuore si unisce alla sofferenza della popolazione, che da anni vive nell’angoscia e nella paura. Rivolgo un nuovo appello a mettere fine alla violenza, a fermare la distruzione, ad aprire i cuori al dialogo e alla pace! Auspico che gli sforzi intrapresi in questi giorni per riprendere i negoziati portino frutti concreti e aprano lo spazio alla diplomazia.

Eleviamo la nostra preghiera al Signore, affinché prevalga la concordia in tutti i conflitti del mondo.

Do il benvenuto a tutti voi, romani e pellegrini provenienti da vari Paesi. Grazie di essere qui!

In particolare saluto la Comunità del Seminario Interdiocesano “Studienhaus Sankt Lambert” di Lantershofen in Germania.

Accolgo con gioia il pellegrinaggio della Parrocchia di Sant’Ulderico Vescovo in Musestre (Treviso); come pure il Coro diocesano della Diocesi di Oppido Mamertina-Palmi, accompagnato dal Vescovo.

Mentre gradualmente riprendiamo le ordinarie attività dopo la pausa estiva, chiediamo al Signore di accompagnarci e di sostenerci con la sua luce.

Auguro a tutti una buona domenica!



lunedì 31 agosto 2026

ANGELUS 30/08/2026 - Leone XIV: accettare le vie di Dio anche quando non corrispondono alle nostre attese

ANGELUS

Piazza della Libertà (Castel Gandolfo)
Domenica, 30 agosto 2026

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Leone XIV: accettare le vie di Dio anche quando non corrispondono alle nostre attese

All’Angelus da Piazza della Libertà a Castel Gandolfo, il Papa mette in guardia dalla tentazione di pensare che il Signore sbagli o si disinteressi del suo popolo. Nella confusione di circostanze fuori dalle proprie aspettative, incoraggia a seguire l’esempio di Pietro: non interrompere il dialogo, ma mettersi in docile ascolto. “La grandezza del Primo degli Apostoli”, afferma il Pontefice, “si manifesta anche in questo”


Il Papa tra i fedeli (@Vatican Media)

“Sì, credo che tu sei il Messia, ma non è così che si salva il mondo”. Una professione di fede a metà, incompleta, quella che idealmente – dopo la prima, “bellissima” – pronuncia Pietro a Gesù, manifestando il suo dissenso dopo che il Signore svela ai discepoli il Mistero della sua Pasqua. Un’affermazione in cui è facile cadere di primo impulso, specialmente quando le vie di Dio appaiono incomprensibili, diverse da quelle prefigurate. L’invito è a non interrompere il dialogo, ma a mettersi docilmente in ascolto, manifestando con fiducia anche la propria difficoltà di comprensione. In questo sta la “grandezza del Primo degli Apostoli” secondo il suo successore, Papa Leone XIV, che questa mattina, 30 agosto, pronuncia la catechesi dell’Angelus da Piazza della Libertà a Castel Gandolfo, dove ieri ha presieduto la Messa e partecipato alla processione della Madonna del Lago.

Un Messia diverso dalle aspettative

È ancora di fermento l'atmosfera nel cuore del piccolo comune laziale, che i pellegrini riempiono agitando bandiere e ventagli. La riflessione che il Pontefice offre loro si focalizza sulla rivelazione di Gesù, che annuncia ai discepoli il suo destino di sofferenza a Gerusalemme che lo condurrà alla morte e alla resurrezione. Affermazioni ben lontane dalle attese di un Messia “trionfatore e potente”, che nelle idee dei discepoli avrebbe dovuto “sconfiggere e calpestare” i nemici. Già i gesti e le parole del Signore avevano creato scalpore, ma quest’ultimo messaggio “va davvero oltre ogni previsione”, portando Pietro a esclamare: “Dio non voglia, Signore; questo non ti accadrà mai”.

Opporsi alla tentazione di un Dio disinteressato

Un’inversione repentina rispetto al precedente riconoscimento di Gesù come “il figlio del Dio vivente”. Sorpreso e deluso dalle parole del Signore, Pietro sembra ritrattare le sue parole in un’ideale professione che il Pontefice così riformula:

“Sì, credo che tu sei il Messia, ma non è così che si salva il mondo”.

Un moto di zelo, animato da “amore sincero”, ma che porta a una riflessione profonda:

Anche per noi, infatti, non è sempre facile capire e accettare le vie di Dio, specialmente quando sono molto lontane dalle nostre. Allora la tentazione è di pensare, contro ogni logica di fede, che sia il Signore a sbagliare, o peggio ancora a non ascoltarci o a non interessarsi di noi.

Mettersi in ascolto senza giudicare

Di fronte a questa incertezza, e pur nella sua impulsività, il Primo degli Apostoli insegna due cose importanti, secondo il Papa. La prima, è il non avere interrotto il dialogo con Dio. Pratica che Leone XIV invita a perseguire anche manifestando la propria difficoltà nel comprendere ciò che il Signore chiede.

La seconda, è di non giudicare mai l’operare di Dio, ma piuttosto di metterci in ascolto, con umiltà, nella preghiera, di ciò che ci sta rivelando attraverso il suo agire, anche quando non corrisponde alle nostre attese. E la grandezza del Primo degli Apostoli si manifesta anche in questo.

Una fede umile e sincera

Alle parole dure di Pietro, Gesù replica con un’affermazione altrettanto forte: “Va’ dietro a me, Satana!”, spiegando poi che per calcare le sue orme è necessario rinnegare sé stessi, imbracciando la propria croce. E Pietro lo farà, accettando la sfida e rimanendo fedele al Cristo riconosciuto come Redentore, fino al martirio.

Chiediamo allora al Signore di avere anche noi, nella nostra vita di fede e nella nostra preghiera, la stessa sincerità di Pietro, nel dirgli umilmente ciò che davvero sentiamo, anche quando il cuore è confuso, e al tempo stesso di saper coltivare la sua stessa docilità, nell’accettare ciò che ci chiede al di là delle nostre attese.

Una vista di Piazza della Libertà (@Vatican Media)
(fonte: Vatican News, articolo di Edoardo Giribaldi 30/08/2028)

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PAPA LEONE XIV


Cari fratelli e sorelle, buongiorno e buona domenica!

Oggi il Vangelo ci parla di Gesù che svela ai discepoli il Mistero della sua Pasqua imminente: il Messia – dice – dovrà «andare a Gerusalemme e soffrire molto da parte degli anziani, dei capi dei sacerdoti e degli scribi, e venire ucciso e risorgere il terzo giorno» (Mt 16,21).

Ciò che afferma è molto lontano dalle loro attese di un Messia trionfatore e potente, con il cui aiuto sconfiggere e calpestare i nemici (cfr Sal 108,14). Già avevano avuto modo, nel tempo trascorso con Lui, di stupirsi di tanti suoi gesti e parole. Quest’ultimo messaggio, però, va davvero oltre ogni previsione. In particolare, Pietro manifesta il suo dissenso e rimprovera Gesù, dicendogli: «“Dio non voglia, Signore; questo non ti accadrà mai”» (v. 22).

Poco prima ha riconosciuto in Lui «il Cristo, il Figlio del Dio vivente» (v. 16). Ora, invece, sorpreso e forse deluso da ciò che sente, in contrasto con la bellissima professione di fede che ha appena fatto, lo rimprovera. Sembra dirgli: “sì, credo che tu sei il Messia, ma non è così che si salva il mondo”. Il suo è un moto di zelo, certamente animato da amore sincero, e nondimeno ci fa riflettere.

Anche per noi, infatti, non è sempre facile capire e accettare le vie di Dio, specialmente quando sono molto lontane dalle nostre. Allora la tentazione è di pensare, contro ogni logica di fede, che sia il Signore a sbagliare, o peggio ancora a non ascoltarci o a non interessarsi di noi. Di fronte a questa incertezza Pietro, pur nella sua impulsività, ci insegna due cose importanti.

La prima è di non interrompere mai, nemmeno in questi momenti, il dialogo con il Signore, anzi di manifestargli con fiducia anche la nostra difficoltà a comprendere ciò che ci chiede.

La seconda, però, è di non giudicare mai l’operare di Dio, ma piuttosto di metterci in ascolto, con umiltà, nella preghiera, di ciò che ci sta rivelando attraverso il suo agire, anche quando non corrisponde alle nostre attese.

E la grandezza del Primo degli Apostoli si manifesta anche in questo.

Gesù gli risponde: «Va’ dietro a me, Satana!» (v. 23), e spiega a lui e agli altri discepoli che, per calcare le sue orme, dovranno rinnegare sé stessi, prendere la loro croce e seguirlo (cfr v. 24). Pietro lo farà: dopo averlo ascoltato, accetterà la sfida e rimarrà fedele alle parole del Cristo, che ha riconosciuto come suo Redentore, per tutta l’esistenza, fino al martirio.

Chiediamo allora al Signore di avere anche noi, nella nostra vita di fede e nella nostra preghiera, la stessa sincerità di Pietro, nel dirgli umilmente ciò che davvero sentiamo, anche quando il cuore è confuso, e al tempo stesso di saper coltivare la sua stessa docilità, nell’accettare ciò che ci chiede al di là delle nostre attese.

Ci aiuti Maria, che è stata obbediente ai disegni di Dio fin sotto la Croce del suo Figlio Gesù.

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Dopo l'Angelus

Cari fratelli e sorelle,

da Haiti giungono notizie drammatiche del grave massacro perpetrato a Kenscoff, nel quale hanno perso la vita numerose persone mentre altre sono sequestrate. Esprimo la mia vicinanza orante alle vittime e ai loro familiari e chiedo che vengano rilasciati senza indugio tutti gli ostaggi. Rivolgo un accorato appello a tutti i responsabili affinché si impegnino concretamente per garantire la sicurezza della popolazione e porre fine a ogni forma di violenza.

Assicuro la mia preghiera ai colpiti dalla terribile alluvione che si è verificata in Nepal e Tibet. Preghiamo per chi ha perso la vita, per i feriti e i dispersi, per le famiglie, per i soccorritori. Possa la sollecitudine di tutti contribuire ad alleviare le sofferenze e a recare gli aiuti necessari alla popolazione.

Continuiamo a pregare per la pace. Sant’Agostino, la cui memoria abbiamo celebrato in questi giorni, diceva che «la pace […] è simile al pane del miracolo che cresceva nelle mani dei discepoli mentre lo spezzavano e lo distribuivano» (Sermo 357, 2). Possano aumentare nel mondo quanti con coraggio spezzano e distribuiscono il pane della pace, superando le divisioni, promuovendo la giustizia, praticando il perdono, per il bene di tutti.

On Tuesday, we celebrate the World Day of Prayer for the Care of Creation. This marks the beginning of the Season of Creation – observed by Christians of various denominations – whose theme this year is “Living Water.” As I recalled in the Message for this Day, caring for our common home calls for a conversion of heart, so that what has been used to bring about destruction may instead be directed toward life. I invite everyone to join in prayer and action, that we may become channels of the living water of God’s peace, refreshing our wounded world.

[Martedì celebriamo la Giornata Mondiale di Preghiera per la Cura del Creato. Essa segna l’inizio del “Tempo del Creato” – osservato dai cristiani di diverse Confessioni – il cui tema quest’anno è “Acqua viva”. Come ho ricordato nel Messaggio per questa Giornata, la cura della nostra “casa comune” richiede una conversione del cuore, affinché ciò che è stato usato per portare distruzione possa invece essere orientato alla vita. Invito tutti a unirsi, in preghiera e azione, affinché possiamo farci canali di acqua viva della pace di Dio, dona ristoro al nostro mondo ferito].

Saluto tutti voi, fedeli di Castel Gandolfo e pellegrini di vari Paesi! In particolare do il benvenuto ai partecipanti alla manifestazione benefica “Run to Rome”, ai giovani che hanno vissuto il cammino della Via Lucis itinerante, al gruppo dei Devoti della Madonna dei Miracoli di Corbetta e ai motociclisti presenti per il loro tradizionale incontro annuale.

Ringrazio le Forze dell’Ordine e quanti hanno contribuito al mio soggiorno estivo qui a Castel Gandolfo, come pure al servizio a tutela della sicurezza durante gli incontri con i pellegrini. Tante grazie!

Invio il mio cordiale saluto ai fedeli che seguono l’Angelus da Piazza San Pietro.

E a tutti auguro una buona domenica!



lunedì 24 agosto 2026

ANGELUS 23/08/2026 - Leone XIV: la fede non è abitudine o "sentito dire" ma risposta personale a Dio

ANGELUS

Piazza San Pietro
Domenica, 23 agosto 2026


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Leone XIV: la fede non è abitudine o "sentito dire"
ma risposta personale a Dio

All’Angelus in Piazza San Pietro, il Papa esorta a non chiudersi in convinzioni e sicurezze religiose. La chiamata di Gesù, infatti, “non ci è data una volta per tutte”, ma deve essere rinnovata e approfondita perché si rimanga coerenti con quanto è professato, “vincendo la tentazione di sapere già tutto”

I fedeli in Piazza San Pietro per l'Angelus (@Vatican Media)

La trasmissione della fede è necessaria, spesso guidata da intenzioni propositive. Ma il “sentito dire” non è sufficiente. Circoscrive la risposta personale che ciascuno è chiamato a dare a Gesù, che non è fornita “una volta per tutte”, ma viene reiterata ed esplorata per non cadere in una professione abitudinaria o viva solo nell’illusione “di sapere già tutto”. È questo il cuore della catechesi che Papa Leone XIV offre questa mattina, 23 agosto, guidando la preghiera dell’Angelus in Piazza San Pietro.

Rinnovare le scelte della vita

“Chi è davvero Gesù per me?”, è la domanda che il Vangelo di questa domenica pone in rilievo. Interrogativo già decisivo per le prime esperienze di discepolato e posto proprio da Cristo, senza dare nessuna risposta per scontata, ai dodici apostoli: “Ma voi, chi dite che io sia?”

Fratelli e sorelle, questo è un passaggio fondamentale per i discepoli di ogni tempo, per ciascuno di noi. La fede, infatti, non ci è data una volta per tutte; al contrario, abbiamo sempre bisogno di riscoprire il volto di Cristo e il suo Vangelo, di approfondire il suo messaggio e rinnovare le scelte della nostra vita, perché siano coerenti con quanto professiamo, vincendo la tentazione di sapere già tutto e di fare della fede un’abitudine.

Gesù, personaggio storico o il Cristo di Dio?

L’interrogativo posto da Gesù si interfaccia, nella vita del credente, specialmente attraverso la preghiera e meditazione del Vangelo. Ma si incarna anche chinandosi sui bisognosi, lavorando per la costruzione di una rete di relazioni, e nei contesti che più interpellano la propria coscienza.

Nel campo della nostra vita, insomma, possiamo verificare se per noi il Signore Gesù è soltanto un grande personaggio della storia che ha detto e fatto cose importanti, oppure il Cristo di Dio, Colui che è stato inviato per farci entrare nell’amore del Padre e trasformare la nostra vita e il mondo in cui viviamo.

Non accontentarsi

Leone XIV esorta quindi a non chiudersi in “convinzioni e sicurezze religiose”, per restare aperti alla relazione autentica con Cristo.

A volte sulla fede cristiana ci si accontenta del “sentito dire”, dei luoghi comuni, di ciò che ci è stato trasmesso magari anche con buone intenzioni; ma Gesù ci chiama a una risposta personale, a conoscerlo da vicino, a lasciarci scavare dall’amicizia con Lui, in un incontro sempre nuovo che può anche chiederci di percorrere strade inedite e di fare scelte diverse da quelle immaginate.

Percorrere nuove strade

Tali vie sono sia personali che comunitarie. Ma il loro tratto comune consiste nell’avanzare senza affidarsi esclusivamente al come si è fatto nel passato.

È importante, invece, chiederci spesso: chi è il Signore per me? Lo conosco davvero? Cosa mi chiede oggi il suo Vangelo? Quali passi e quali scelte dovrei compiere?
(fonte: Vatican News, articolo di Edoardo Giribaldi 23/08/2026)


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PAPA LEONE XIV


Cari fratelli e sorelle, buona domenica!

Il Vangelo di questa domenica (Mt 16,13-20) ci mette davanti a un interrogativo che interpella ciascuno di noi nel cammino della nostra fede: chi è davvero Gesù per me?

Dal racconto evangelico si comprende quanto questo interrogativo sia decisivo per l’esperienza del discepolato. Infatti, nonostante i dodici apostoli avessero già condiviso molto della vita e del ministero del Maestro, Gesù non ha voluto dare per scontato che lo conoscessero davvero e che avessero compreso il mistero del Regno di Dio. Allora, dopo aver chiesto quali erano le opinioni della gente su di Lui, si rivolge direttamente a loro: «Ma voi, chi dite che io sia?» (Mt 16,15).

Fratelli e sorelle, questo è un passaggio fondamentale per i discepoli di ogni tempo, per ciascuno di noi. La fede, infatti, non ci è data una volta per tutte; al contrario, abbiamo sempre bisogno di riscoprire il volto di Cristo e il suo Vangelo, di approfondire il suo messaggio e rinnovare le scelte della nostra vita, perché siano coerenti con quanto professiamo, vincendo la tentazione di sapere già tutto e di fare della fede un’abitudine.

La domanda che ogni giorno ci viene posta – chi è Gesù per me e qual è il significato della sua presenza nella mia vita – emerge specialmente nella preghiera e quando meditiamo sul Vangelo; ma anche quando ci troviamo davanti alle ferite e ai bisogni dei fratelli, oppure nelle relazioni e nelle situazioni che più interpellano la nostra coscienza. Nel campo della nostra vita, insomma, possiamo verificare se per noi il Signore Gesù è soltanto un grande personaggio della storia che ha detto e fatto cose importanti, oppure il Cristo di Dio, Colui che è stato inviato per farci entrare nell’amore del Padre e trasformare la nostra vita e il mondo in cui viviamo.

Carissimi, impariamo a non chiuderci nelle nostre convinzioni e sicurezze religiose, per restare aperti alla relazione autentica con Cristo. A volte sulla fede cristiana ci si accontenta del “sentito dire”, dei luoghi comuni, di ciò che ci è stato trasmesso magari anche con buone intenzioni; ma Gesù ci chiama a una risposta personale, a conoscerlo da vicino, a lasciarci scavare dall’amicizia con Lui, in un incontro sempre nuovo che può anche chiederci di percorrere strade inedite e di fare scelte diverse da quelle immaginate. Questo vale sia per il nostro percorso personale, sia per il cammino della Chiesa e per le scelte pastorali, laddove a volte pensiamo che basti procedere come abbiamo sempre fatto. È importante, invece, chiederci spesso: chi è il Signore per me? Lo conosco davvero? Cosa mi chiede oggi il suo Vangelo? Quali passi e quali scelte dovrei compiere?

Invochiamo la Vergine Maria, che nel suo cuore cercava la volontà di Dio attraverso il Figlio suo, perché ci guidi sempre nel cammino della fede.

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Dopo l'Angelus

Cari fratelli e sorelle,

nella mia preghiera ricordo spesso la Repubblica Democratica del Congo, in particolare per il diffondersi dell’epidemia di Ebola che purtroppo sta provocando molte vittime. Incoraggio una risposta da parte della Comunità internazionale, che coinvolga anche le comunità locali nell’opera di prevenzione, per salvare tante vite umane.

Sono vicino anche alla popolazione della Repubblica Centrafricana, che piange le vittime del crollo avvenuto in una miniera a Zamboyé. Il Signore accolga quanti hanno perso la vita e sostenga l’impegno di garantire la sicurezza e la legalità dei siti minerari.

Domani ricorre il decimo anniversario del terremoto che ha colpito il Centro Italia tra Lazio, Umbria e Marche. Prego per i defunti e per le loro famiglie, e per tutte le comunità coinvolte. La fede e la solidarietà continuino a sostenere l’opera di ricostruzione.

Saluto con affetto tutti voi, romani e pellegrini di diversi Paesi.

In particolare, do il benvenuto al Coro Primaziale della Cattedrale di Gniezno, in Polonia; come pure ai seminaristi e ai superiori del Pontifical North American College; e ai giovani di Bormio e della Valfurva.

Auguro a tutti una buona domenica!