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giovedì 12 febbraio 2026

Padre Alex Zanotelli - Le politiche anti migranti dell’Italia e dell’ Europa. Siamo davanti al trionfo della disumanità: non possiamo stare in silenzio!

Padre Alex Zanotelli

Le politiche anti migranti dell’Italia e dell’ Europa.
Siamo davanti al trionfo della disumanità:
non possiamo stare in silenzio! 


Nel pieno di una nuova emergenza nel Mediterraneo centrale, segnata da centinaia di morti e da un clima politico europeo sempre più orientato alla chiusura e ai respingimenti, mentre il Governo Meloni vara un ddl con norme razziste e criminali che hanno lo scopo di punire i migranti, dai quali intende difendersi con blocchi navali, respingimenti e deportazioni arrivando perfino a sequestrare loro i telefonini, torna l’appello del Digiuno di Giustizia in solidarietà con i migranti.

Le recenti tragedie in mare riaccendono il dibattito sulle politiche migratorie dell’Unione Europea e dell’Italia e interrogano le coscienze di credenti e non credenti. 
Di seguito il testo dell’appello.

“È il momento della vergogna”. Così papa Francesco commentava nel 2021 un naufragio di migranti avvenuto sulle coste libiche, con 130 dispersi in mare. Chissà cosa avrebbe detto Francesco davanti a questa spaventosa tragedia in mare: almeno mille migranti sono morti nel Mediterraneo centrale nei giorni del ciclone Harry.

Ci troviamo di fronte alla più grande tragedia degli ultimi anni lungo le rotte del Mediterraneo centrale. Sappiamo solo che diverse imbarcazioni erano partite dalla Tunisia e dalla Libia, cariche di uomini, donne, bambini, nonostante la tempesta inaudita con onde di 16 metri e raffiche di vento cicloniche.

Ma a questa strage se ne sono aggiunte altre: 53 morti davanti alla Libia, di cui due neonati, il 9 febbraio (per parlare solo di quelle che conosciamo).

Così il Mediterraneo diventa sempre meno il “mare nostrum” e sempre più “cimiterium nostrum”, come diceva papa Francesco, che tanto si è battuto per la dignità di questi nostri fratelli e sorelle in cerca di una speranza.

“Sono lì, in acqua, sul fondo, ormai soltanto resti – scrive la giornalista Concita De Gregorio su Repubblica, tra i pochi giornalisti che abbiano scritto su questa tragedia – gli esseri umani dei quali non sappiamo niente e di cui niente evidentemente vogliamo sapere. Nessun tg ne ha dato più che un breve cenno. Niente. Silenzio”.

Solo una breve nota dell’arcivescovo G. Perego, a nome della Fondazione Migrantes (CEI): “Ancora morti in mare nel disinteresse dell’Europa”.

Evidente è il silenzio da parte del governo italiano di ultradestra come della UE, dove ormai i governi di ultradestra dominano la scena, respingendo i migranti, soprattutto se musulmani o neri, considerati come una grave minaccia all’Occidente cristiano.

È la stessa presidente del Consiglio Meloni che, davanti a Trump, ha usato l’espressione “western nationalism” (nazionalismo occidentale). È la difesa ad oltranza dell’Occidente cristiano: una grande blasfemia.

In ballo è il suprematismo bianco: noi occidentali abbiamo la civiltà, la cultura e la vera religione. Questa profonda convinzione è stata alla base del colonialismo europeo.

La conseguenza di queste politiche migratorie, razziste e criminali, sia della UE che del governo italiano, è la guerra ai migranti non solo in Europa ma anche negli USA.

In Europa basta dare uno sguardo alla nuova legislazione (il Patto) sui migranti che “svuota praticamente il diritto di asilo. Non solo cancella il diritto alla protezione, ma accelera le espulsioni e prevede l’esternalizzazione delle procedure forzate in Paesi terzi, anche se questi non hanno sottoscritto o applicano solo parzialmente la Convenzione di Ginevra”, così afferma Fulvio Vassallo.

Il Consiglio Europeo ha già raggiunto un accordo su molti punti controversi: una nuova lista di “Paesi sicuri” (fra questi c’è l’Egitto!) e la possibilità di espellere i migranti in Paesi terzi.

“Il rimpatrio coercitivo diventa la regola e si vuole estendere a dismisura la discrezionalità dei singoli Stati nel realizzare i rimpatri” (ASGI).

A Bruxelles il governo italiano ha mantenuto le posizioni più dure contro i migranti e in Italia presenterà il nuovo disegno di legge con cui punta a interdire l’ingresso nelle acque territoriali alle navi salva-vita delle ONG, obbligandole a portare i migranti in Albania.

È il trionfo della disumanità: non possiamo stare in silenzio!

E allora tutti insieme, credenti e no, realtà associative, uniamoci per organizzare la resistenza e contrastare questa “marea nera” che rischia di travolgerci tutti.

Lancio questo appello in nome del Digiuno di Giustizia in solidarietà con i fratelli e le sorelle migranti, che si terrà a Napoli il 25 febbraio in Largo Berlinguer dalle ore 16.30 alle 18.30.

Padre Alex Zanotelli, 
a nome del Digiuno di Giustizia in solidarietà con i migranti
(fonte: Faro di Roma 12/02/2026)

mercoledì 10 dicembre 2025

Alex Zanotelli È in atto una guerra contro i migranti. Istigati da Trump anche i vertici UE stanno varando politiche criminali e razziste

Alex Zanotelli
È in atto una guerra contro i migranti.
Istigati da Trump anche i vertici UE
stanno varando politiche criminali e razziste 


Mai come in questo momento è importante continuare con il nostro Digiuno di giustizia in solidarietà con i migranti, diventati oggi, per Trump e per i governi di ultradestra, i nemici dell’Occidente. L’attacco di Trump all’Unione Europea è chiaro: “Le migrazioni di massa, illegali e legali, sono una minaccia esistenziale per la civiltà occidentale e la sicurezza dell’Occidente e del mondo.”

Meloni e Orban sono lodati da Trump come eccezioni nella gestione dei migranti. E qui emerge con chiarezza il pensiero fondamentale su cui vola l’ultradestra mondiale: il suprematismo bianco, la convinzione che la ‘tribù bianca’ è detentrice della civiltà, della cultura e della vera religione.

È questo il pensiero che è stato alla base del colonialismo. Per questo motivo è in atto la guerra contro i migranti, soprattutto se neri o musulmani. Una guerra portata avanti con politiche criminali e razziste sia da parte della UE come del governo Meloni, che hanno causato la morte di decine di migliaia di migranti sepolti nel Mediterraneo. Non solo, la UE ha perseguito la politica dell’“esternalizzazione delle frontiere”, siglando accordi con governi sia del Nord Africa come della Turchia, perché trattengano milioni di migranti nei loro paesi. Per questo la UE ha già dato nove miliardi di euro alla Turchia per trattenere i migranti in paurosi campi di concentramento.

Ora, ritengo che l’attacco durissimo di Trump contro la UE abbia spinto ieri anche il Parlamento europeo ad accettare quello che chiede Trump: tagliare, in maniera ancora più drastica, i diritti dei migranti stabiliti dalle Convenzioni internazionali. Infatti, il Parlamento europeo ha stabilito i seguenti “paesi sicuri” nei quali si potranno deportare le persone che da lì sono fuggite: Bangladesh, Colombia, Egitto, India, Kosovo, Marocco e Tunisia.

Come si possono etichettare sicuri quei paesi in cui vi sono gravi violazioni dei diritti umani, con numero impressionante di detenuti politici per non parlare di sparizioni, esecuzioni extra
-giudiziarie? La drammatica conseguenza è che la domanda di asilo da parte dei migranti potrà essere considerata inammissibile.

Addio all’articolo 10 della nostra Costituzione. Per di più, il Parlamento europeo ha così benedetto il modello Albania, per cui altri Stati potranno imitarne l’esempio. È il trionfo dei governi di ultradestra in Europa.
Penso che avesse ragione quel grande profeta che è stato Papa Francesco, quando nel suo viaggio a Lampedusa, invocò Dio perché ci conceda “la grazia di piangere sulla nostra indifferenza.”

Come digiuno di giustizia in solidarietà con i migranti ci incontreremo il 10 dicembre dalle ore 16 alle ore 17,30 in via San Nicola de’ Cesarini (Largo argentina), a Roma.

Padre Alex Zanotelli a nome del Digiuno di Giustizia in solidarietà con i migranti

Nella foto: lo scorso 25 marzo la Guardia Costiera libica – finanziata, equipaggiata e addestrata dagli Stati membri dell’Unione Europea – ha minacciato l’equipaggio della Ocean Viking con colpi d’arma da fuoco, prima di intercettare brutalmente circa 80 persone in difficoltà in acque internazionali.

La nave di soccorso Ocean Viking, gestita da SOS MEDITERRANEE, è stata intercettata dalla motovedetta 656 della Guardia Costiera libica che si è avvicinata pericolosamente alla Ocean Viking. Tutti i tentativi del team di comando di contattarla via VHF (radio) sono rimasti senza risposta. L’equipaggio della motovedetta libica ha iniziato a comportarsi in modo aggressivo, minacciando con le armi e sparando colpi di fucile in aria, a poche decine di metri di distanza dalla nostra nave.

Dato che l’incolumità dell’equipaggio era minacciata, la Ocean Viking non ha avuto altra scelta che allontanarsi dalla scena, mentre la Guardia Costiera libica continuava a sparare colpi di arma da fuoco. L’aereo civile di sorveglianza Seabird 2, gestito dalla ONG Sea Watch, ha monitorato la scena. Seabird 2 ha in seguito confermato di aver avvistato persone cadute in mare dal gommone e poi recuperate. Circa 80 persone sono state dunque bloccate in mare e riportate forzatamente in Libia
(fonte: Faro di Roma 09/12/2025)



sabato 17 maggio 2025

Padre Zanotelli: nello spirito di Papa Francesco vogliamo continuare a difendere i migranti dalle insidie del mare e dagli attacchi dell’ultradestra che li respinge e deporta

Padre Zanotelli: nello spirito di Papa Francesco
vogliamo continuare a difendere i migranti dalle insidie del mare e dagli attacchi dell’ultradestra che li respinge e deporta


Se il Digiuno di Giustizia ha potuto continuare per tutti questi anni è grazie all’esempio di Papa Francesco: un buon Samaritano, che si è impegnato personalmente a salvare i migranti nel Mediterraneo, supportando e sostenendo i samaritani del mare, in particolare quelli di Mediterranea Saving Humans. Luminoso è stato anche il suo magistero sui migranti.

Ricordo solo alcune sue affermazioni che dovrebbero essere scritte sulla pietra: “Dio è con i migranti, respingerli è un peccato grave.” Il Signore è con i nostri migranti nel mare nostrum, ma non con quelli che li respingono.” “Per accompagnare il popolo nel cammino della libertà, Dio stesso attraversa il mare e il deserto; Dio non rimane a distanza, no, condivide il dramma dei migranti, soffre con loro, piange e spera con loro.” “C’è chi opera sistematicamente e con ogni mezzo per respingere i migranti. E questo, quando è fatto con coscienza e responsabilità, è un peccato grave.” “Non è attraverso leggi più restrittive, non è con la militarizzazione delle frontiere, non è con i respingimenti che si fermerà la strage!” È questo il grande testamento di Papa Francesco. Questa sua spiritualità evangelica e radicale ci ha sostenuti in questi anni nel nostro impegno a fianco dei migranti nel Digiuno di Giustizia in solidarietà con i migranti.

Mai come oggi c’è bisogno di questi “richiami” nell’opulento Occidente che si proclama cristiano, ma rifiuta chi bussa alla sua porta. È un Occidente sempre più chiuso in se stesso.

Paradigmatici sono l’Australia, che rifiuta i disperati della storia; Trump negli Stati Uniti sta bloccando milioni di fratelli, sorelle, famiglie latino-americane, costruendo muri sempre più impenetrabili. Non solo, Trump ora ha dato inizio alle “deportazioni”. Più di un milione di migranti, in gran parte richiedenti asilo con appuntamento già fissato con le autorità americane per la loro regolarizzazione, è a rischio deportazione. D’altronde Trump ha già deportato in catene 30.000 migranti nell’orrendo carcere di Guantanamo, la base militare USA a Cuba mentre un centinaio li ha deportati nelle terrificanti carceri del dittatore di El Salvador, Bukele, in cambio di un affitto di 6 milioni di dollari. È la vittoria del suprematismo bianco, il rifiuto dell’“altro”. 

È quanto sta avvenendo anche in Europa con il trionfo un po’ ovunque dei governi di ultradestra che stanno imponendo la loro visione anche a Bruxelles. Infatti, la UE nel nuovo accordo sui migranti prende una linea ancora più dura: si parla di “deportazioni” dei migranti verso Paesi terzi che abbiano stretti accordi con uno o più stati membri della UE.
Questa è una novità giuridica spaventosa perché il migrante non verrà rimpatriato nel suo paese di origine o rimpatriato nel Paese di ingresso. Bensì sarà forzatamente spedito in un Paese terzo. La Legge riguarda solo i migranti che si sono visti rifiutare la domanda d’asilo in via definitiva, in tutti i gradi di giudizio. Si arriverà così, come ha fatto Trump, a incatenare e a deportare i migranti in Africa. Europa, patria dei diritti umani, come sei caduta in basso!

Papa Francesco nel 2016 aveva detto ai dirigenti UE: “Sogno un’Europa in cui essere migrante non è un delitto, bensì un invito a un maggiore impegno con la dignità di tutto l’essere umano.”
Nello spirito di Papa Francesco, ci ritroveremo per la nostra giornata di Digiuno di Giustizia in solidarietà con i migranti il 21 maggio dalle ore 16 alle ore 17,30 in via San Nicola de’ Cesarini (Largo Argentina), Roma.
(fonte: Faro di Roma 15/05/2025)

mercoledì 14 maggio 2025

Alex Zanotelli: Come cittadino, come credente, come testimone della sofferenza umana, non posso tacere

Alex Zanotelli

I deputati della Commissione bilancio hanno discusso e votato in soli cinque minuti

Come cittadino, come credente, come testimone della sofferenza umana, non posso tacere

E’ assurdo che vengano acquistati aerei militari da Israele mentre si sta consumando la tragedia di Gaza. Un popolo rischia di scomparire sotto le bombe ma l’Italia acquista tecnologie militari da Israele. E' un tradimento dei valori che dovrebbero guidare le scelte pubbliche.


Devo purtroppo constatare che in Parlamento bastano cinque minuti per votare milioni di euro destinati a nuove tecnologie di guerra. È quanto avvenuto nella Commissione Bilancio della Camera dei Deputati, dove, senza alcun vero dibattito, è stato approvato lo schema di decreto ministeriale SMD 19/2024. 
Si tratta della prosecuzione di un programma militare di lungo periodo per la dotazione di sofisticati sistemi "Multi-Missione Multi-Sensore" (MMMS) montati su aerei Gulfstream G550. Stiamo parlando dell’Atto di Governo n. 264 sottoposto a parere parlamentare. Il suo esame è durato dalle ore 13.40 alle 13.45 del 6 maggio.

Tutto questo, ripeto, in cinque minuti. E con un silenzio assordante su un fatto gravissimo: la tecnologia alla base di questi sistemi è israeliana. Una tecnologia nata da decenni di occupazione, repressione e controllo militare su un intero popolo. Mentre a Gaza si muore, mentre l’opinione pubblica internazionale si interroga sui crimini di guerra di Netanyahu, l’Italia rafforza i suoi legami militari con l’apparato bellico israeliano. E lo fa nel modo peggiore: senza trasparenza, senza discussione, senza che i parlamentari stessi – in molti casi – siano pienamente consapevoli di ciò che votano. Infatti nei resoconti parlamentari viene omessa la parola Israele. Non viene scritto che queste tecnologie vengono da Israele, dal suo complesso industriale-militare.

In questo Atto di Governo n. 264 si perpetua la segretezza, e questo lo si riscontra nel linguaggio criptico degli atti parlamentari, nei tempi compressi che impediscono ogni approfondimento.

Come cittadino, come credente, come testimone della sofferenza umana, non posso tacere. Questo voto frettoloso e opaco è una ferita alla democrazia. È un insulto al dolore delle vittime dei conflitti armati. È un tradimento dei valori di pace, giustizia e solidarietà che dovrebbero guidare le scelte pubbliche.

E’ assurdo che questo accordo commerciale militare avvenga in un momento in cui si sta consumando la tragedia di Gaza. Mentre un popolo rischia di scomparire sotto le bombe, l’Italia stringe accordi con Israele per rendere ancora più terribile e devastante la guerra. Dovremmo boicottare il governo di Netanyahu e invece acquistiamo i sistemi d’arma israeliani.

Chiedo ai parlamentari di risvegliarsi dal torpore. Chiedo ai cittadini di informarsi, di vigilare, di opporsi. Chiedo alla stampa di fare il suo dovere. E chiedo, infine, alla coscienza collettiva di interrogarsi: in silenzio stiamo per acquistare da Israele delle tecnologie di morte. Diciamo stop, contattiamo i parlamentari, poniamoli di fronte alle loro responsabilità! E boicottiamo l’apparato bellico di Israele.
(fonte: PeaceLink 13/05/2025)

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mercoledì 13 novembre 2024

Alex Zanotelli: Continua il digiuno di giustizia in solidarietà con i migranti per gridare a tutti che i migranti sono anch’essi esseri umani, con la stessa dignità che spetta a ogni uomo.

Alex Zanotelli 

Continua il digiuno di giustizia in solidarietà con i migranti 
per gridare a tutti che i migranti sono anch’essi esseri umani, con la stessa dignità che spetta a ogni uomo.

Il Digiuno di giustizia in solidarietà con i migranti di questo mese è un grido di protesta per la scellerata scelta del nostro paese di esternalizzare non solo le frontiere, ma anche i migranti.


È scandaloso che sia proprio l’Italia a deportare i migranti arrivati, «i migranti, fratelli e sorelle con la loro dignità, non sono pacchi da sbattere da una parte a un’altra», ha detto il vescovo vicepresidente della Cei, mons. Francesco Savino. In Albania il governo Meloni ha costruito a Gjader un enorme campo di concentramento per i migranti, una struttura circondata da altissime barriere, presidiata da 295 poliziotti e carabinieri, questi ultimi ospitati in hotel a quattro e cinque stelle, con piscina, centro benessere, del “grupo Rafaelo” , che ci costeranno 9 milioni di euro. Mentre i migranti sono detenuti in un vero e proprio campo di concentramento. Apartheid a cielo aperto!

Nel suo primo viaggio, il torpediniere della marina militare "Libra", con 80 marinai e capienza di almeno 200 persone, ha portato in Albania 16 migranti, soccorsi al largo di Lampedusa (non in acque internazionali come per legge). Di questi migranti trasportati, due perché minorenni e altri due per problemi di salute, sono stati rimandati in Italia, mentre i rimanenti sono stati rimpatriati perché i giudici di Roma si sono opposti rifacendosi alla pronuncia della Corte europea sui Paesi sicuri. Stesso copione per il secondo viaggio in Albania: 8 migranti dei quali uno rimpatriato perché vulnerabile e gli altri 7 ritornati in Italia per la decisione del tribunale di Roma, che ha rimesso il caso del trattenimento dei migranti in Albania alla Corte di giustizia europea, sospendendo il provvedimento di convalida. E chissà quanto tempo ci vorrà per la risposta della Corte Ue: mesi, anni….

Potrebbe sembrare una commedia, ma purtroppo è un dramma che viene vissuto sulla pelle dei poveri. In più, un’inutile enorme somma di denaro pubblico sprecato: il costo complessivo di questa tragedia neocoloniale del governo Meloni si aggiorna su un miliardo di euro! «Una delle più costose iniziative mediatiche ed elettoralistiche della storia repubblicana», afferma il deputato Riccardo Magi.

Difende invece l'iniziativa a spada tratta, il ministro degli Interni Matteo Piantedosi: «Il progetto Albania sul quale abbiamo registrato il forte interesse di 15 paesi europei e soprattutto d i Ursula Von der Layer, risponde all’obiettivo di prevenire e contrastare i flussi migratori irregolari e potrà in futuro svolgere un’importante funzione di deterrenza».

Per questo noi continuiamo il nostro digiuno di giustizia in solidarietà con i migranti sballottati da una nazione all’altra, rifiutati, disprezzati. Ma la nostra solidarietà va anche ai giudici, vilipesi perché stanno difendendo i diritti dei migranti. Ci troveremo mercoledì 13 novembre, dalle ore 16 alle 17,30, in via di San Nicola de’ Cesarini, a Roma, per gridare a tutti che i migranti sono anch’essi esseri umani, con la stessa dignità che spetta a ogni uomo. «Chi non custodisce il migrante - ci ha ricordato papa Francesco - commette un peccato contro la vita»
(fonte: ADISTA 13/11/2024)

sabato 18 maggio 2024

Papa a Verona - Arena di Pace 2024 Le riflessioni di don Luigi Verzé e p. Alex Zanotelli

Papa a Verona - Arena di Pace 2024 
 Le riflessioni di don Luigi Verzé e Alex Zanotelli

(Foto FB)

Sabato 18 maggio, papa Francesco sarà a Verona e prenderà parte all’Arena di Pace 2024, dove incontrerà e dialogherà con varie realtà della società civile, dell’associazionismo e dei movimenti popolari presenti in Italia. 
Arena Di Pace 2024 non è un evento isolato, ma un percorso iniziato a giugno 2023, promosso da diocesi di Verona e alcune riviste cattoliche italiane. 
Questo progetto, che riprende l’esperienza delle Arene di pace degli anni Ottanta e Novanta, nasce dalla presa d’atto che lo scenario mondiale di una terza guerra mondiale a pezzi di cui ha parlato più volte papa Francesco è concreto e drammatico nelle sue conseguenze, toccando da vicino anche l’Italia, visto che vi sono conflitti in Europa e nel bacino del Mediterraneo. Da qui l’urgenza di interrogarsi in modo serio su come può essere intesa la pace nel contesto odierno e su quali processi si possono intraprendere per costruirla. 
In preparazione all’evento l’organizzazione ha diffuso diversi contributi, fra cui due video. 

Il primo “In piedi costruttori di pace” è affidato a don Luigi Verzé, mentre il secondo “Le armi, le guerre… e il nostro stile di vita”, riporta una riflessione di p. Alex Zanotelli, comboniano.

Don Luigi Verzé, già direttore del CMD Verona,  racconta le Arene: 
“In piedi costruttori di pace”


P. Alex Zanotelli, missionario comboniano:
 “Le armi, le guerre… e il nostro stile di vita”
(fonte: Sir 17/05/2024)

 

mercoledì 3 aprile 2024

Alex Zanotelli Negoziare è la strada del coraggio, non si speculi sulle parole del Papa

Alex Zanotelli
Negoziare è la strada del coraggio,
non si speculi sulle parole del Papa

Il Pontefice ha citato questo termine parlando dell’Ucraìna e della situazione in cui versa il paese dopo oltre due anni di invasione russa. Le polemiche che ne sono derivate ci dicono di un’Europa ostaggio dell’economia di guerra. Che dimentica la superiorità spirituale e la forza della nonviolenza


Questo articolo è uscito nel numero di Nigrizia di aprile 2024

Carissimo Alex,
papa Francesco ha sollevato l’ira di Zelensky in un’intervista alla televisione svizzera suggerendo che sarebbe bene l’Ucraìna facesse un passo indietro a proposito della guerra, quando ha affermato testualmente: «Quando vedi che sei sconfitto, che le cose non vanno, occorre avere il coraggio di negoziare». Ho letto che anche in Vaticano questo ha creato un grande imbarazzo. Tu come valuti queste esternazioni di papa Francesco? (Maria Paola Sensi )

Le parole di papa Francesco alla TV svizzera sono queste: «Quando vedi che sei sconfitto, che le cose non vanno, occorre avere il coraggio di negoziare».

Bisogna subito sottolineare che papa Francesco non parla di “arrendersi” o di “bandiera bianca”, ma solo di “negoziare”. Purtroppo, la parola “negoziare” è la bestia nera delle cancellerie della Ue e dei capi della NATO. Questi si sono scatenati tutti contro papa Francesco: Stoltenberg, Biden, Scholz, Zelensky… La più agghiacciante è quella della Von der Leyen: «Resa? – ha detto – è il turno di Putin, non dell’Ucraìna!» Dopo il fallimento della controffensiva ucraìna, finita in un bagno di sangue, non si nota alcun ripensamento né nei partiti europei né nei vertici Ue. Sono forse tutti prigionieri del complesso militar-industriale europeo e dell’economia di guerra” imperante in Europa?

«Il papa ha giustamente sottolineato – afferma Yurii Sheliazhenko, segretario del movimento pacifista ucraino – che il più forte è chi vede la situazione, chi pensa alla gente e cerca di evitare tanti morti e un peggioramento della situazione»

Papa Francesco è ben informato sulla situazione in Ucraìna e non parla a vanvera. A muovere il Pontefice sono soprattutto il Vangelo e il rifiuto di Gesù della lotta armata e della guerra. Il suo popolo e anche i suoi discepoli si aspettavano che Gesù avrebbe guidato la lotta armata contro Roma. Ma Gesù entrò a Gerusalemme su un asino, non su un cavallo. E a Pietro, che vuole difenderlo con la spada, al momento dell’arresto, Gesù dice: «Rimetti la spada nel fodero».

Gesù ha insegnato un’altra strada al suo popolo, oppresso da Roma, quella della nonviolenza attiva. È stata praticata per tre secoli dalle prime comunità cristiane, pagate spesso con il martirio. Chi la riscoprì e ne fu folgorato è stato il grande scrittore russo, Tolstoj, che la ripropose nel libretto Il Regno di Dio è in voi. Quel libretto finì nelle mani di Ghandi, giovane avvocato indiano che viveva in Sudafrica. L’attivista concretizzò quelle pagine in India, nelle tattiche nonviolente, riuscendo ad ottenere l’indipendenza del grande paese asiatico dall’impero britannico, senza sparare una cartuccia.

La tattica nonviolenta fu poi ripresa da Martin Luther King per ottenere i diritti umani per gli afroamericani. Ha ragione King ad affermare che oggi, dopo l’invenzione della bomba atomica, l’unica scelta che abbiamo è questa: «La nonviolenza o la non esistenza».

Tutto questo purtroppo non sta passando nelle comunità cristiane, legate ancora alla “teologia della guerra giusta”, elaborata da S. Agostino.

«Oggi è molto difficile – afferma papa Francesco nell’enciclica Fratelli Tutti – sostenere i criteri razionali maturati in altri secoli per parlare di una possibile “guerra giusta”. Mai più la guerra!».


venerdì 9 febbraio 2024

Il Governo vuole cancellare la lista delle “banche armate”. I missionari insorgono contro il ddl che cancella la legge del 1990. Zanotelli: “è immorale”


Il Governo vuole cancellare la lista delle “banche armate”.
I missionari insorgono contro il ddl che cancella la legge del 1990.
Zanotelli: “è immorale”


Un disegno di legge inaccettabile che va contrastato con fermezza. Così la Campagna di pressione alle “banche armate”, promossa dalle riviste Missione Oggi, Mosaico di Pace e Nigrizia, commenta il Disegno di legge (Atto Senato n. 855) di iniziativa governativa che modifica la legge n. 185 (“Nuove norme sul controllo dell’esportazione, importazione e transito dei materiali di armamento”), legge che dal 1990 regolamenta le esportazioni italiane di armamenti.

Col pretesto di apportare “alcuni aggiornamenti” alla legge per “rendere la normativa nazionale più rispondente alle sfide derivanti dall’evoluzione del contesto internazionale”, il Disegno di legge intende limitare l’applicazione dei divieti sulle esportazioni di armamenti, riduce al minimo l’informazione al parlamento e alla società civile, e soprattutto, elimina dalla Relazione governativa annuale tutta la documentazione riguardo alle operazioni svolte dagli istituti di credito nell’import-export di armi e sistemi militari italiani.

“La legge 185/90 – commenta padre Mario Menin, direttore di Missione Oggi – è stata una conquista delle associazioni cattoliche e laiche che negli anni Ottanta hanno promosso un’ampia mobilitazione sociale denunciando gli scandali del commercio italiano di armamenti: mobilitazione che ha portato il parlamento a definire norme rigorose per impedire l’esportazione di armi e sistemi militari non solo agli Stati sottoposti a misure di embargo, ma anche a Paesi coinvolti in conflitti armati, a governi responsabili di gravi violazioni dei diritti umani e verso Paesi la cui politica contrasta con i principi dell’articolo 11 della Costituzione. Con la riforma prospettata dal Disegno di legge, già approvato in Commissione Affari esteri e Difesa del Senato, l’applicazione di questi divieti viene sottoposta alla discrezione del governo attraverso il Comitato interministeriale per gli scambi di materiali di armamento per la difesa (CISD) presieduto dal Presidente del Consiglio: questo è inammissibile”.

Ma soprattutto – prosegue il comunicato della Campagna – verrà fortemente ridotta l’informazione al parlamento e alla società civile, informazione che oggi è garantita dalla Relazione che la Presidenza del Consiglio deve inviare ogni anno alle Camere. Dalla Relazione verranno eliminati tutti i dati sulle singole autorizzazioni ed esportazioni per tipo di armi, quantità e valore e tutte le informazioni riguardo alle attività delle banche. “Sono proprio queste informazioni – sottolinea p. Giuseppe Cavallini, direttore di Nigrizia – che hanno finora permesso agli analisti della nostra Campagna di ricostruire e documentare numerose esportazioni di materiali d’armamento a Paesi a rischio e di conoscere gli istituti di credito che le hanno sostenute. I correntisti non sapranno più dalla Relazione annuale quali sono le banche, nazionali ed estere, che traggono profitti dal commercio di armi in particolare verso regimi autoritari e Paesi coinvolti in conflitti armati”.

“Quel povero Gesù di Nazareth – ragiona padre Alex Zanotelli, attuale direttore di Mosaico di Pace era il profeta della nonviolenza. Il grande teologo Enrico Chiavacci, al Concilio Vaticano Secondo, ha detto una cosa molto chiara. Un cristiano è obbligato a sapere dove tiene i propri soldi e in quali banche. E come quella banca usa quei soldi. E’ un dovere questo fondamentale per ognuno di noi. Quello che mi sconcerta di più è questo silenzio da parte delle comunità cristiane. E anche da parte delle parrocchie, delle diocesi, dei vescovi. Non riesco a capirlo. Ormai noi cristiani siamo talmente conformati al sistema economico, finanziario, militarizzato e ne facciamo parte. Accettiamo come una cosa normale che i nostri soldi vengano investiti in tutta questa infernale produzione. Penso che sia importante un appello alle comunità. A tutti i cittadini perché davvero devono incominciare veramente a fare una scelta sostanziale.

Non vogliamo la guerra. Siamo per la pace. Ma se poi i soldi li depositiamo in una banca che investe in armi e ordigni militari, il fatto non è coerente, è immorale. Davvero è necessario aiutare i cittadini a capirlo questo. E non è facile. Perché chiaramente sono pochi coloro che portano avanti questo discorso, ma è fondamentale. Altrimenti andremo avanti a spendere davvero per continuare a costruire armi a non finire. L’anno scorso abbiamo speso in Italia e abbiamo investito per 32 miliardi di euro in armi. Ma è pazzia collettiva. Sono tutti soldi che poi vengono tolti alla scuola, alla sanità pubblica e avanti così. La campagna di boicottaggio delle banche armate dovrebbe davvero molto motivare la gente a capire che i propri soldi non possono essere usati per costruire armamenti che ci stanno conducendo inesorabilmente a questo disastro planetario. Siamo sul crinale del baratro dell’esplosione nucleare”.

“La legge 185/90 – conclude padre Alex – non è mai stata accettata dai produttori di armi e dalle banche che li appoggiano. Nel corso degli anni la lobby militare-industriale ha cercato tutti i modi per manometterla e soprattutto per ridurre al minimo le informazioni sugli affari che vedono coinvolte aziende e gruppi bancari. Con queste modifiche, promosse dal governo Meloni ma sostenute anche da alcuni rappresentati politici dell’opposizione, si illudono di mettere a tacere la nostra Campagna che, invece, da oggi rilanciamo con più forza invitando tutti i correntisti a richiedere al proprio istituto di credito di non offrire servizi finanziari alla produzione e al commercio di armi o almeno di dotarsi di direttive restrittive e informative pubbliche e trasparenti sulle attività nel settore”.

I direttori delle tre riviste invitano a riflettere sulle parole con cui, in numerose occasioni, Papa Francesco ha stigmatizzato il commercio di armamenti e i “fabbricanti di armi” ed in particolare sul discorso rivolto lo scorso gennaio ai membri del Corpo diplomatico: “Le guerre possono proseguire grazie all’enorme disponibilità di armi. Occorre perseguire una politica di disarmo, poiché è illusorio pensare che gli armamenti abbiano un valore deterrente. Piuttosto è vero il contrario: la disponibilità di armi ne incentiva l’uso e ne incrementa la produzione. Le armi creano sfiducia e distolgono risorse. Quante vite si potrebbero salvare con le risorse oggi destinate agli armamenti? Non sarebbe meglio investirle in favore di una vera sicurezza globale?”.

La Campagna di pressione alle “banche armate” ha già predisposto sul proprio sito una nuova “Lettera-modello” e invita tutte le parrocchie, le associazioni e i correntisti ad inviarla alla propria banca dandone informazione alla Campagna. La Campagna condivide e rilancia l’allarme diffuso dalla Rete italiana pace e disarmo che ha denunciato con preoccupazione l’esito del voto in Commissione Affari esteri e Difesa del Senato e, insieme alle associazioni della Rete, sta predisponendo una forte mobilitazione nazionale per impedire che il commercio italiano di armi torni ad essere oggetto di una pericolosa opacità che non favorisce la promozione della pace e della sicurezza comune, ma alimenta guerre e violenze, sostiene le violazioni dei diritti e provoca morti innocenti in tante zone del mondo.
(fonte: Faro di Roma 08/02/2024)

martedì 26 dicembre 2023

A Natale iniziative contro la guerra

A Natale iniziative contro la guerra

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Il 24 dicembre per ricordare la strage degli innocenti a Gaza
A Napoli un'iniziativa contro la guerra ha attraversato la città

Gli organizzatori: "A poche ore dal momento in cui porrete la statuetta del Gesù Bambino nei presepi, vogliamo ricordare i bambini che non sono più nelle proprie culle in tutta la Palestina: una strage degli innocenti barbaramente uccisi". Il corteo è stato guidato dal missionario Alex Zanotelli


In una giornata natalizia, mentre molte famiglie si preparavano a porre la statuetta del Gesù Bambino nei loro presepi, un evento unico ha coinvolto la città di Napoli. Un'iniziativa per la pace, guidata dal missionario Alex Zanotelli, ha attraversato le strade del Vomero, portando con sé un messaggio di condanna delle guerre in corso.

Gli organizzatori dell'evento hanno condiviso le loro motivazioni, affermando: "A poche ore dal momento in cui porrete la statuetta del Gesù Bambino nei presepi delle vostre case, il Bambino Gesù itinerante che attraversa il Vomero vuole scuotere le coscienze e ricordare tutti quei bambini che non sono più nelle proprie culle a Betlemme e in tutta la Palestina: una strage degli innocenti barbaramente uccisi compiendo un genocidio".

Il messaggio del Gesù Bambino itinerante, un simbolo di amore e pace, è un richiamo a non perdere la nostra umanità di fronte alle atrocità del mondo. Invita la comunità a trovare la forza e il coraggio di non voltarsi dall'altra parte, ma di ribellarsi con tutte le forze contro le carneficine e le guerre che insanguinano il nostro pianeta.

Questo evento speciale ha visto la partecipazione attiva di Padre Alex Zanotelli, una figura di spicco impegnata nella promozione della pace e dei diritti umani. Ha parlato ai presenti, condividendo una riflessione sulla pace e sul disarmo, condannando le brutalità che si stanno consumendo a Gaza e in Ucraina. Padre Alex Zanotelli ha camminato insieme al "Gesù Bambino itinerante" e al Comitato Pace, Disarmo e Smilitarizzazione del Territorio - Campania. Quest'ultimo è attivo dal 2006 e si impegna a promuovere la pace attraverso metodi e strumenti nonviolenti.

L'iniziativa ha coinvolto diverse realtà associative che hanno collaborato per rendere possibile questo evento straordinario. Le foto dell'iniziativa documentano il cammino intrapreso, partendo da Piazza Vanvitelli e giungendo a piazza degli Artisti.

In un periodo in cui il mondo è spesso segnato da conflitti e divisioni, l'iniziativa per la pace a Napoli ha rappresentato un momento di riflessione e solidarietà. Padre Alex Zanotelli e coloro che si sono uniti a lui hanno dimostrato che è possibile promuovere un messaggio di pace e speranza anche nei momenti più bui.

Il "Gesù Bambino itinerante" non è solo un simbolo religioso, ma anche un richiamo universale a costruire un mondo più giusto e pacifico per tutti. In unione con il Comitato Pace, Disarmo e Smilitarizzazione del Territorio - Campania e le altre associazioni coinvolte, Napoli ha emesso un potente grido per la pace, un invito a riflettere sul significato profondo del Natale e sulla necessità di lavorare insieme per un futuro migliore.
(fonte: PeaceLink 24/12/2023)

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Natale a Gaza, sotto le bombe degli aerei di Erode


Oggi, 25 dicembre 2023, alcuni attivisti del “Comitato varesino per la Palestina” e di “Abbasso la Guerra OdV” hanno voluto ricordare cosa significa celebrare il Natale nella palestinese Striscia di Gaza, dove dal 7 ottobre terribili bombardamenti aerei hanno massacrato oltre 24.000 civili, prevalentemente bambini (10.000!) e donne.

Un’azione dimostrativa è stata svolta sotto il velivolo militare MB326, prodotto anni fa da Aermacchi ed esposto alla rotonda di Tradate lungo la strada provinciale Varesina SP233. Sotto il velivolo è stata adagiata la sagoma di un neonato palestinese coperto di sangue.

 

L’MB326 è un piccolo cacciabombardiere che viene venduto sia nella versione di addestratore che di attacco armato ed è stato esportato, in oltre 800 esemplari, anche a paesi come il Sudafrica dell’apartheid e alle dittature militari del Brasile e dell’Argentina. Il luogo è stato scelto per denunciare le responsabilità italiane nelle stragi di oggi.

Fra le terribili macchine di morte che stanno devastando Gaza e i suoi abitanti ci sono anche quelle costruite a casa nostra da Leonardo spa (ex AleniaAermacchi), come i 30 aerei militari M-346 prodotti a Venegono Superiore, nell’ambito dell’accordo di cooperazione militare (coperto dal segreto, tanto che neanche il Parlamento ne conosce i dettagli) sottoscritto da Berlusconi nel 2003, e ratificato con la legge n° 95 del 2005. La cooperazione è stata confermata da tutti i governi italiani successivi, in accordo con tutti i governi israeliani, non solo con quello di Netanyahu.

I piloti israeliani che stanno bombardando Gaza con gli F-35, gli F15 e gli F16 si sono formati e addestrati a bordo dei 30 velivoli M346 venduti nel 2012 a Israele, facilmente armabili per trasformarli in jet d’attacco.

I primi due caccia furono consegnati nel 2014, pochi giorni prima dell’aggressione militare sulla Striscia di Gaza denominata “Margine protettivo”, un massacro che ha sterminato oltre 2.200 persone, di cui 531 bambini. Anche i piloti degli elicotteri d’attacco, che bombardano persino ospedali, si sono formati sugli elicotteri Agusta concepiti da Leonardo a Samarate, sempre in provincia di Varese e prodotti negli USA.

Partecipati cortei di attivisti pacifisti e antimilitaristi furono tenuti in quegli anni per manifestare contro l’accordo di esportazione di questi velivoli a Israele e fu depositata anche una denuncia contro di esso. Inutilmente, e oggi ne vediamo purtroppo i risultati.

Anche il nostro territorio è coinvolto, è tutta l’Italia a essere complice attiva del genocidio in corso con le sue navi nel Mar Rosso, i suoi aerei nei cieli di Gaza e le sue vergognose astensioni sul cessate il fuoco all’ONU.

Diciamo basta!
Comitato Varesino per la Palestina


Abbasso la Guerra OdV

Abbasso la Guerra OdV, nata nel 2018, è un centro di documentazione e intende conservare la memoria delle esperienze dei movimenti per la Pace e per il disarmo varesini e educare giovani e studenti al volontariato. La sua biblioteca specializzata contiene circa 2.000 testi sulle tematiche guerra e pace, militarismo e antimilitarismo, riarmo e disarmo, violenza e nonviolenza, economia bellica e riconversione...

martedì 20 giugno 2023

Alex Zanotelli: Non possiamo più tacere davanti alle politiche di morte della UE e del Governo Meloni nei confronti dei migranti

Alex Zanotelli
Non possiamo più tacere 
davanti alle politiche di morte della UE e del Governo Meloni 
nei confronti dei migranti


Quello che è avvenuto nella notte del 13 giugno nel mar Ionio, a poche miglia dalle coste greche, è una delle più spaventose tragedie di migranti nel Mediterraneo, con oltre 600 morti, dei quali almeno 100 erano bambini rinchiusi nella stiva del peschereccio “Adriana” (proprio come gli antichi schiavi!) Questo, nonostante tutte le segnalazioni di soccorso inviate all’autorità greche, ma anche all’Italia, Malta…

Nessuno si è mosso, anche se le autorità greche erano ben consapevoli che quel peschereccio era sovraffollato e inadeguato, ma non hanno avviato alcune operazioni di salvataggio.

Secondo i superstiti, 104 persone, il 13 sera il peschereccio si è ribaltato e sfasciato, trascinando nella abisso oltre 600 migranti. Dopo Cutro, un altro crimine perpetrato a danno dei disperati della storia, in cerca di una speranza di vita. E’ un dolore lancinante che provo davanti a questa ennesima tragedia. Come abbiamo fatto a diventare delle belve così feroci?

Non ci indigniamo più contro le leggi razziste e criminali della UE e del Governo Meloni, nonché contro i muri e le barriere erette per bloccare i disperati della storia. Infatti, ben 12 paesi hanno chiesto alla UE di finanziare muri anti-migranti: Estonia, Lettonia, Polonia, Grecia, Ungheria, Lituania, Austria, Bulgaria, Cipro, Repubblica Ceca, Danimarca e Slovacchia. Sono già stati costruiti in Europa oltre 1000 km di recinzioni. Ma si continua a leggere barriere e a costruire muri: la Grecia vuole ora costruire una nuova barriera marittima alta 110 cm e lunga 2,7 km tra Turchia e l’isola di Lesbo: la Grecia sta perseguendo una feroce politica anti migratoria come si è visto di recente quando, proprio a Lesbo, la Guardia Costiera greca ha sospinto un gommone con 12 migranti e un bimbo di 6 mesi al largo!

Anche la Bulgaria ha deciso di innalzare una barriera di 235 km per bloccare i profughi provenienti dalla Turchia. Altrettanto sta facendo la Slovacchia, lungo il confine con la Croazia. L’Ungheria ha già eretto una barriera di 158 km con la Serbia e 131 km con la Croazia. Anche l’Austria, che ha piazzato una recinzione con la Slovenia, chiede ora due miliardi di euro alla UE per finanziare un muro tra Turchia e Bulgaria. Più a nord la Lituania, che ha già costruito una barriera di 71 km con la Bielorussia, ora la vuole estendere per altri 502 chilometri. La Finlandia invece ha iniziato a costruire un muro lungo 200 km con la Russia. Perfino la Francia ha eretto un muro all’imbocco del tunnel della Manica.

Inoltre, il Consiglio Europeo ora offre sovvenzioni per costruire torrette di guardia, finanziare la presenza di soldati impegnati a sorvegliare le strade che costeggiano le frontiere, collocare telecamere di sorveglianza lungo le recinzioni. Inoltre, mette a disposizione personale specializzato con veicoli e attrezzature.

Le frontiere della UE diventano così un grande mercato per la tecnologia della sorveglianza e per le armi! È chiaro che ormai la UE si sta trasformando in una grande prigione in uno stato di polizia.

Altro che patria dei diritti umani: è il naufragio dell’Europa! “Erigere recinzioni e ostacoli per fermare i migranti o impedire l’arrivo dei migranti, è – ha detto Papa Francesco – un crimine”.

Il 21 giugno ci ritroveremo a Roma in Piazza Santi Apostoli, dalle ore 15, 30 alle 17, 30, per la giornata di digiuno per protesta contro queste politiche di morte nei confronti dei migranti.

Padre Alex Zanotelli a nome del digiuno di giustizia in solidarietà con i migranti
(fonte: Faro di Roma 19/06/2023)

venerdì 5 maggio 2023

Alex Zanotelli: Perché non posso tacere

Alex Zanotelli
Perché non posso tacere


Come missionario comboniano, dopo aver vissuto per 12 anni nella baraccopoli di Korogocho, sperimentando sulla mia pelle l’immensa sofferenza degli impoveriti dell’Africa, non posso tacere sulle politiche razziste e criminali dell’attuale governo italiano nei confronti dei nostri fratelli e sorelle africane, in cerca di una speranza di vita. Politiche che sono, purtroppo, il continuum della Turco- Napolitano, della Fini-Bossi, del Memorandum Italia -Libia di Minniti e dei noti Decreti Sicurezza di Salvini: siamo davvero davanti a un razzismo di Stato.

Sono indignato per la strage di Cutro, dove un centinaio di profughi sono periti in mare, a pochi metri dalla spiaggia calabrese: potevano e dovevano essere salvati. Sono indignato perché la presidente del Consiglio nella sua visita a Cutro, non abbia sentito il bisogno di andare a stringere la mano ai familiari delle vittime in mare.

Sono indignato, ancora di più perché questo governo abbia risposto a questa tragedia con il Decreto Cutro: uno schiaffo ai naufraghi di Cutro e alla Costituzione italiana che garantisce il «diritto di asilo» (art.10). Sono indignato perché il Parlamento ha trasformato il Decreto Cutro in legge, smantellando così la protezione speciale (nota come protezione umanitaria in gran parte dei paesi europei) che farà precipitare migliaia di migranti nella clandestinità e poi nel ‘mercato nero’, aumentando il numero degli orribili Cpr (Centri di Rimpatrio). La politica del governo è ormai più che chiara: no ai migranti e rimpatrio per chi è giunto in Italia. Eppure, Confindustria insiste che l’Azienda Italia, dato l’«inverno demografico», ha bisogno di 250.000 nuovi operai all’anno.

Sono altresì indignato della stupefacente affermazione del ministro Lollobrigida: «Non possiamo arrenderci all’idea della sostituzione etnica», il ministro ritiene che l’arrivo dei migranti sia parte di un piano studiato a tavolino per rimpiazzare la ‘tribù bianca’. Questa teoria, fatta propria oggi da tanti politici come Trump, Orbán, Kaczynsky…, è diventata il cavallo di battaglia dei suprematisti bianchi.

Ancora più sono indignato per le affermazioni del ministro degli Interni, Piantedosi come «sbarchi selettivi», «viaggi a rischio», «carichi residuali», «la disperazione non giustifica viaggi a rischio», «io non partirei se fossi disperato, perché sono stato educato alla responsabilità», «“è immorale per i genitori portare il loro bambini in tali viaggi a rischio»: un linguaggio cinico oltreché razzista.

Ma sono indignato soprattutto per le politiche migratorie criminali di Piantedosi. La più plateale è la guerra che sta conducendo contro le navi salva-vita delle Ong, imponendo loro di effettuare un solo salvataggio, rispedendole poi nei porti più lontani d’Italia. E così ci sono sempre meno navi salva vita nelle rotte critiche del Mediterraneo. Siamo di fronte a veri e propri crimini!

Sono indignato per l’ultima nefandezza compiuta nel golfo della Sirte il 30 maggio scorso, quando il mercantile Grimstad, su richiesta esplicita rivolta al comandante da parte delle autorità italiane, ha consegnato 30 migranti soccorsi in mare alle milizie libiche per essere riportati nei paurosi lager della Libia.

Sono indignato infine delle politiche migratorie sia del governo italiano sia della Ue, perché responsabili di così tanti morti nel Mediterraneo.

Nel 2022 sono morti nel Mare Nostrum 2.365 migranti e altri 1.508 risultano dispersi. Negli ultimi quattro mesi ben 639 esseri umani sono periti nelle nostre acque. Il Mediterraneo è diventato la più grande tomba a cielo aperto del mondo. Temo che nel Mare Nostrum vi siano sepolti oltre 50.000 persone.

Come missionario, come cristiano, ma soprattutto come essere umano, mi vergogno di questa disumanizzazione in atto. Se non sentiamo la sofferenza dell’‘altro’ significa che siamo diventati delle belve. Dobbiamo cambiare rotta: per salvarci dobbiamo ritornare ad umanizzarci.
(fonte: Il Manifesto 04/05/2023)


venerdì 10 marzo 2023

Zanotelli: “mettiamo in atto grandi movimenti popolari a difesa dei poveri”. Dopo la tragedia di Cutro serve una presa di coscienza degli italiani

Zanotelli: “mettiamo in atto grandi movimenti popolari a difesa dei poveri”. Dopo la tragedia di Cutro serve una presa di coscienza degli italiani


“Dobbiamo saper accogliere”, come ci ha detto in questi giorni il card. Zuppi. E, come ci ha detto Papa Francesco, “ci vuole pianificazione”, ma cosa possiamo fare noi? “Questi sono i consigli di padre Alex Zanotelli:
1. dobbiamo avere una visione critica del mondo informandoci;
2. la speranza deve nascere dal basso, mettiamo in atto grandi movimenti popolari a difesa dei poveri;
3. Togliamo i nostri soldi dalle banche che finanziano la produzione di armi.
4. Boicottiamo quanti producono sfruttando i poveri”.

Padre Alex già direttore della rivista Nigrizia ha vissuto per lungo tempo in Kenya nelle baraccopoli ed ora è rientrato in Italia e presta il suo servizio nella periferia di Napoli. Da sempre impegnato a difesa della pace, della non violenza e della giustizia sociale”, il missionario Comboniano ha partecipato sabato 4 marzo ad un incontro al Centro pastorale di Fano, nell’ambito della Scuola di Pace.
Ad introdurre l’incontro Padre Giorgio Padovan, missionario Comboniano in servizio a Fano, che ha ricordato come Padre Zanotelli abbia aiutato la comunità Comboniana a lavorare con i poveri, con i giovani, senza timore di essere testimone di Cristo fino in fondo.

Prima del suo intervento è stata presentata la lettera di denuncia scritta dalla famiglia Comboniana per fare memoria di quanto accaduto una settimana fa, l’ennesima tragedia in mare consumatasi in Calabria, dove hanno perso la vita oltre 100 migranti, “il Mediterraneo – hanno scritto i Comboniani – è una grande tomba a cielo aperto e non si capisce perché non si è intervenuti per salvare queste vite. Sono i muri che creano i trafficanti, basta con le politiche contro le ONG, siamo alla cattiveria eletta a sistema, abbiamo perso ciò che ci rende umani: la compassione per chi soffre.
Chiediamo a Governo ed Europa perché se siamo stati capaci di accogliere 10 milioni di Ucraini in poco tempo, ora non possiamo aiutare quanti soffrono e provengono dal sud del mondo? Sono esseri umani e hanno diritto di vivere anche loro”.

Con un accorato appello Padre Alex Zanotelli ha ricordato come sia fondamentale riflettere sul problema strutturale, sul sistema in cui viviamo, dobbiamo essere attenti a cosa avviene a livello mondiale per capirne le dinamiche. La peggior specie di peccato è quello istituzionalizzato, quello che ne cancella la sua percezione, il riconoscimento della colpa.
Vi sono due dimensioni da esaminare, quella personale e quella sociale, dobbiamo passare da strutture di morte a strutture di vita. Siamo in guerra contro i poveri, contro i migranti, stiamo creando morte.

“Abbiamo bisogno del battesimo dei poveri – ha osservato il missionario – stando con i poveri in Kenya ho capito che questo mondo è assurdo, dalla mia baracca vedevo da un lato i grattacieli e le ville e, a pochi chilometri, la povertà, paradiso e inferno si affiancavano. Dobbiamo convertirci altrimenti non c’è speranza né per noi né per i poveri. Io sono stato inviato dai poveri per convertire la mia tribù.
Viviamo in un sistema più finanziario che economico, dobbiamo capire la predominanza della finanza sull’economia, chi comanda oggi sono le banche non i governi. Questo sistema permette al 10% del mondo di consumare il 90% delle risorse del pianeta ad una grande velocità, 830 milioni di persone nel pianeta fanno la fame, 200 milioni sono i baraccati. Perché tutti questi poveri non si ribellano? Perché noi abbiamo le armi, i poveri no!
Nel 2021 abbiamo investito 2113 miliardi di dollari in armi. Nel 2011 abbiamo fatto una guerra contro la Libia ed era un paese amico… lo abbiamo fatto per il petrolio. Perché non parliamo della guerra in Congo? Perché da lì prendiamo i nostri tesori, minerali di cui dobbiamo appropriarci per far funzionare il nostro sistema”.

Secondo Zanotelli, “abbiamo creato un sistema economico finanziario militarizzato che sta pesando sull’ecosistema, abbiamo bisogno di energia e per produrla produciamo anidride carbonica… questo non ci fa più respirare.
Il pianeta non sopporta più questo sistema di morte. Tocca a noi cambiare le cose, i governi sono prigionieri del sistema, ma noi quanto conosciamo di ciò che avviene? C’è il serio pericolo di essere manovrati e sorvegliati dal web, dai capitalisti della sorveglianza: sanno tutto di noi mentre noi non riusciamo a capire cosa fanno loro, predicono il nostro futuro ma per far guadagnare alle nostre spalle”.

Leggiamo criticamente la realtà, cerchiamo la verità per capire cosa sta avvenendo – ha aggiunto Zanotelli – Il frutto amaro di questo sistema sono i 250 milioni di migranti, molti sono migranti ambientali e non sono riconosciuti, fuggono da condizioni climatiche impossibili perché vogliono vivere. Stiamo persino esternalizzando le frontiere facendo accordi con paesi extra UE (Turchia, Libia) affinché trattengano i migranti per non farli entrare in Europa, è pazzia tutto questo”.

L’incontro si è poi concluso con alcune domande del pubblico a P. Alex sul grande tema dell’acqua pubblica, un bene di tutti su cui è inaccettabile la speculazione del privato soprattutto dopo l’esito del referendum popolare.

Fonte: Il Metauro
(fonte: Faro di Roma 07/03/2023)


giovedì 3 novembre 2022

Alex Zanotelli La speranza della pace nasce dal basso

Alex Zanotelli
La speranza della pace nasce dal basso

5 NOVEMBRE. Oltre alla «Campagna contro le Banche Armate», si è pensato di lanciare il «Sei per la pace sei per mille», presentato presso la FNSI a Roma per manifestare concretamente la contrarietà alla politica degli armamenti anche attraverso la via fiscale per sottrarre risorse all’apparato militare.


«Nel novembre 2019 a Hiroshima ho ribadito - così scrive Papa Francesco nel suo recente libro “Contro la guerra” – che l’uso dell’energia atomica per fini di guerra è più che mai un crimine, come allo stesso modo è immorale il possesso delle armi atomiche. Chi poteva immaginare che meno di tre anni dopo, lo spettro di una guerra nucleare si sarebbe affacciato in Europa? Pezzo dopo pezzo, il mondo rischia di diventare il teatro di un’unica Terza guerra mondiale. Ci si avvia come fosse inevitabile». Questa di Francesco è una autentica profezia politica che ci indica la gravità di questo momento.

Per questo è importante partecipare alla manifestazione nazionale del 5 novembre a Roma, indetta da “Europe for Peace”, espressione della società civile, a cui hanno già aderito centinaia di associazioni e reti. Dobbiamo scendere in piazza per gridare, urlare e così svegliare un popolo addormentato, che non si accorge di essere sull’orlo del precipizio di una guerra atomica o dell’estate incandescente.
Purtroppo, è la stessa presenza di Homo Sapiens, che è diventato Homo demens, a essere minacciata. (Non dimentichiamo che questo è dovuto sia al nostro stile di vita sia all’enorme complesso militar-industriale che protegge i ricchi di questo mondo.)

Il 5 novembre è il popolo a scendere in piazza con la sola bandiera della pace per chiedere: un immediato «cessate il fuoco» ad ambedue le parti, l’apertura di una conferenza internazionale per porre fine a questa guerra della Russia contro l’Ucraina che ha subito «un’aggressione inaccettabile, ripugnante, insensata, barbara e sacrilega» (cito sempre papa Francesco). E il papa continua: «La parola chiave di questa guerra è: imperialismi. La Nato è andata ad abbaiare alle porte della Russia senza capire che i russi sono imperiali e temono l’insicurezza ai confini. E dunque io vedo imperialismi in conflitto. E quando si sentono minacciati o in decadenza, gli imperialismi reagiscono pensando che la soluzione sia scatenare una guerra».

Il 5 novembre saremo a Roma per chiedere a «Putin di fermare il conflitto e a Zelensky di essere aperto a proposte di pace serie. Nella trattativa di pace occorrerà garantire i diritti della minoranza russofona, tener conto dei legittimi interessi di sicurezza della Russia e quindi non armare le frontiere nel rispetto dell’integrità territoriale di ogni nazione. E quindi l’Occidente deve rinunciare a umiliare la Russia» (ancora papa Francesco).
Su queste basi si può incominciare a trattare per porre fine a questa guerra che è un orrore e un errore e allora sperare nella pace.

Questa guerra è anche il trionfo del complesso militar-industriale oltre che russo, degli Stati uniti e dei nostri Paesi occidentali. Di fatti, nel 2021 abbiamo speso nel mondo 2.113 miliardi di dollari: al primo posto gli Usa con 813 miliardi di dollari (quasi il 4% del Pil) ,seguito da Cina (con 300 miliardi), India (76 miliardi), Russia (69 miliardi). L’Italia lo scorso anno ha speso ben 32 miliardi di euro.

Lo scorso Parlamento ha approvato l’incremento del 2% per le spese militari entro il 2024 e così si arriverà a 38 miliardi di euro. Per non parlare degli enormi investimenti sul nucleare: gli Stati uniti già con l’amministrazione Obama avevano investito più di mille miliardi di dollari per modernizzare il loro armamentario atomico e così abbiamo le nuove e più micidiali bombe nucleari, le B61-12 in arrivo ora in Italia. Perché spendere tanti soldi per il nucleare? La risposta l’aveva già data il noto arcivescovo di Seattle (Usa), R. Hunthousen: «Abbandonare queste armi nucleari significherebbe abbandonare il nostro posto privilegiato in questo mondo».

Saremo in piazza il 5 novembre per dire No alla follia delle armi chimiche, batteriologiche, nucleari e a tutte le altre armi. Più produciamo armi e più faremo guerre. Ma noi possiamo contrastare questa follia delle armi e delle guerre con azioni nonviolente che possono scardinare questo sistema di morte. Oltre alla «Campagna contro le Banche Armate», si è pensato di lanciare il «Sei per la pace sei per mille», che presenteremo oggi 2 novembre, alle ore 11, presso la FNSI a Roma per manifestare concretamente la nostra contrarietà alla politica degli armamenti anche attraverso la via fiscale per sottrarre risorse all’apparato militare. L’opzione fiscale diventa così forma di pressione. La pace non può aspettare. E dobbiamo tutti inventare pratiche concrete di nonviolenza per svuotare gli arsenali di armi. L’unica scelta che abbiamo è quella della nonviolenza attiva e come diceva Martin Luther King che l’ha praticata: «Ora o la nonviolenza o la non esistenza».
(fonte: Il Manifesto 02/11/2022)

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Leggi anche:
- Ecco come partecipare


Per saperne di più vedi anche i post precedenti:

martedì 4 ottobre 2022

PADRE ALEX ZANOTELLI: "SENZA CONVERSIONE NON C'È SPERANZA"

PADRE ALEX ZANOTELLI:
"SENZA CONVERSIONE NON C'È SPERANZA"

«Occorre cambiare rotta in tutti i campi: economico, finanziario, ecologico e spirituale»: è l’accorato appello del missionario comboniano. «Il pianeta ormai non ci sostiene più»


Dodici anni vissuti in una baracca nello slum di Korogocho, a Nairobi. E quasi venti nel rione Sanità di Napoli. Padre Alex Zanotelli ha sempre scelto le periferie «per camminare con i poveri del mondo», come dice lui stesso: «Sono stati loro i miei maestri, quelli che mi hanno aperto gli occhi». Da lì, da quelle esperienze di vita vissuta ai margini e tra gli “ultimi”, ha tratto in tutti questi anni la forza e l’autorevolezza per lanciare il suo grido di giustizia a coloro che si considerano i “primi”. Un grido di indignazione, di rivolta e soprattutto di “conversione”, che il missionario 84enne ha condensato anche in un libro dal titolo inevitabilmente provocatorio: Lettera alla tribù bianca (Feltrinelli 2022, pp. 124, 12 euro). «Ho usato il termine “tribù” in maniera volutamente molto critica verso di noi», dice padre Alex, che in questi giorni è stato protagonista di due importanti eventi: nel capoluogo piemontese giovedì 29 settembre ha aperto la rassegna Torino Spiritualità, dialogando con Lilian Thuram, ex calciatore e attivista contro il razzismo.

Quindi, il 30 settembre è stato ospite del Festival della Missione a Milano. «Usiamo il termine “tribù” per definire popoli dell’Africa che magari sono composti da milioni di persone, ma non ci sogneremmo mai di usarlo per denominare le popolazioni del cosiddetto Nord del mondo. È un termine che contiene una connotazione negativa e razzista, come molte altre espressioni, tipo “Paesi in via di sviluppo” o peggio “Terzo Mondo”, che qualcuno insiste ancora a usare. C’è una critica al linguaggio in questo titolo, ma soprattutto al sistema: un sistema economico e finanziario che sta distruggendo il mondo, facendo pagare il prezzo più alto ai poveri». Ma non si tratta solo di razzismo, più o meno strisciante o manifesto, fomentato in maniera strumentale per creare consenso o tollerato nell’indifferenza generale.

«È qualcosa di ancora più grave», precisa padre Alex, «che si è imposto a partire dagli Stati Uniti come suprematismo bianco e che si sta diffondendo in Europa in molte forme, anche attraverso partiti di ultra-destra. Il presupposto è che noi abbiamo la civiltà, la cultura, la religione. L’obiettivo è il dominio sul mondo, il diritto a “occidentalizzarlo”. È qualcosa di molto pericoloso che dobbiamo contrastare, abbandonando innanzitutto il nostro senso di superiorità». Ma come fare per contrastare queste logiche perverse? Come scardinare questo sistema di potere e di sfruttamento che condanna milioni di persone a vivere in maniera non dignitosa, a morire di fame, a essere sfruttati come schiavi? «Occorre una profonda conversione», insiste Zanotelli. «Conversione economica, finanziaria, ecologica, ma anche spirituale. Conversione significa cambiare rotta, ammettere di aver sbagliato strada e intraprenderne una nuova e diversa. O cambiamo direzione o non c’è speranza. O ci salviamo tutti o non si salva nessuno. Il nostro pianeta, ormai, non ci sostiene più».

RIPARARE AGLI ERRORI

È quello che padre Alex continua a ripetere ai giovani che ama incontrare e che non perde occasione di incoraggiare. Non prima, però, di averli messi di fronte alla complessa e spesso drammatica realtà del mondo di oggi. «Mi piace moltissimo parlare ai giovani. La mia generazione sarà tra le più maledette della storia dell’umanità, perché ha violentato il pianeta Terra come mai era stato fatto prima. Ai giovani consegniamo un mondo gravemente malato e avvelenato. Loro sono l’unico presente che abbiamo. Per questo li sprono a ripensare radicalmente tutto, se vogliono che il pianeta sopporti la nostra presenza. E a mettersi insieme dal basso per creare grandi movimenti popolari». Anche la Chiesa deve giocare il suo ruolo. Rispetto al passato e guardando al futuro. In una logica di “perdono”, come dice anche il tema del secondo Festival della Missione, in questi giorni (29 settembre-2 ottobre) a Milano sul tema Vivere per-dono. «Papa Francesco ha aperto nuove strade, che tuttavia facciamo fatica a percorrere: sono quelle indicate dall’enciclica Laudato si’, ad esempio, ma anche quella del perdono che abbiamo molta difficoltà a imboccare. Papa Francesco, tuttavia, ha mostrato in diverse occasioni come sia assolutamente necessario percorrerla. L’ha fatto anche recentemente in Canada, dove ha pronunciato discorsi forti e coraggiosi. Tuttavia, non basta. Insieme al perdono, servono anche le riparazioni. Per sanare il passato e per guardare al futuro. Come Chiesa abbiamo una grande responsabilità anche nel costruire un’umanità nuova, plurale, in cui, ripartendo dallo spirito cristiano delle origini, pace e giustizia procedano insieme e si possa incontrare l’altro nella sua diversità». In questo senso, secondo Zanotelli, anche la missione è chiamata a interrogarsi e a reinventarsi. Perché non è più solo nel Sud. È anche nel Nord. Anzi, è ovunque: «Oggi sempre di più mi chiedo come dobbiamo muoverci nel mondo contemporaneo e come possiamo toccare il cuore della “tribù” bianca perché finalmente si converta».

LA SUA CASA É IN UN CAMPANILE

Nato a Trento il 26 agosto 1938, padre Alex Zanotelli è missionario comboniano e giornalista. Dopo otto anni di missione nell’allora Sudan meridionale, è rientrato in Italia dove ha assunto la direzione del mensile Nigrizia. Già allora sintetizzava così la sua “missione” nei media: «Essere al servizio dell’Africa, e in particolare “voce dei senza voce”, per una critica radicale al sistema politicoeconomico del Nord del mondo che crea al Sud sempre nuova miseria e distrugge i valori africani più belli, autentici e profondi». Dopo un decennio, riparte per la missione. Destinazione: Korogocho, uno slum di Nairobi, a ridosso di un’immensa discarica dove ancora oggi migliaia di persone sopravvivono con gli scarti degli altri. Rientrato in Italia, dal 2004 vive stabilmente in un minuscolo appartamento ricavato nel campanile della basilica di Santa Maria della Sanità a Napoli, dove continua a battersi per «aiutare la gente a rialzarsi e a riacquistare fiducia». È stato ispiratore di molti movimenti per la giustizia, la solidarietà, il disarmo e la non violenza ed è autore di numerosi libri

CHI É

Età 84 anni
Professione Sacerdote in Africa e in Italia
Famiglia Missionari comboniani
Fede Coltivata fra i poveri

(fonte: Credere, articolo di Anna Pozzi 29/09/2022)