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venerdì 21 maggio 2021

LITURGIA DOMESTICA - PENTECOSTE - B Accogliamo lo Spirito Santo che ci rende figli e fratelli e partecipi della Chiesa in missione

LITURGIA DOMESTICA

PENTECOSTE (B)

Accogliamo lo Spirito Santo
che ci rende figli e fratelli
e partecipi della Chiesa in missione


Fraternità Carmelitana
di Barcellona Pozzo di Gotto
a cura di fr. Egidio Palumbo



Preparare in casa
l’“angolo della preghiera”


     Con la celebrazione della solennità della Pentecoste viene portato a compimento il tempo pasquale.

     Fare memoria per rivivere nel nostro oggi l’evento pasquale della Pentecoste, significa contemplare e considerare il Mistero Pasquale da una prospettiva particolare: il Padre, attraverso il suo Figlio Risorto, ci invia il suo Spirito come il frutto più prezioso della Pasqua. Ricevendo lo Spirito del Signore si compie in noi il rinnovamento esistenziale della Risurrezione: diveniamo in Cristo Gesù figli e fratelli, partecipiamo alla vita e alla missione della Chiesa, popolo di Dio inviato come testimone del Vangelo a tutti i popoli della terra.

    Perciò ogni famiglia cristiana, chiesa domestica, consacrata nello Spirito con il sacramento del matrimonio, si pone davanti al Signore nella preghiera domestica, approntando in casa l’“angolo della preghiera”, quello che i nostri fratelli cristiani della chiesa orientale chiamano “l’angolo della bellezza”.    

     In un luogo della casa, su un tavolo o su un mobile o su una mensola si possono collocare una icona del Cristo, una lampada (da accendere per la preghiera), una Bibbia aperta e un fiore. Ecco l’angolo bello, l’angolo da cui, attraverso l’icona, lo sguardo di Dio veglia sulla famiglia. Non siamo noi a guardare l’icona, ma è l’icona a guardare noi e ad aprirci alla realtà del mondo di Dio.


      In questo angolo la famiglia si riunisce per pregare in un’ora del giorno compatibile con i ritmi di lavoro.

       Si può pregare seguendo varie modalità:

     - Prima modalità. Leggere il brano del vangelo della liturgia del giorno, breve pausa di silenzio, poi recitare con calma il salmo responsoriale corrispondente e concludere con la preghiera del Padre Nostro, la preghiera dei figli di Dio e dei fratelli in Cristo Gesù (per le indicazioni del vangelo e del salmo del giorno utilizzare il calendarietto liturgico).

    - Seconda modalità. Per chi sa utilizzare il libro della Liturgia delle Ore, alle Lodi e ai Vespri invece della lettura breve, leggere il vangelo del giorno alle Lodi e la prima lettura del giorno ai Vespri.

   - Terza modalità. Si può utilizzare un libretto ben fatto, acquistabile nelle librerie che vendono oggetti religiosi. Si intitola “Amen. La Parola che salva” delle edizioni San Paolo, costa € 3,90 ed esce ogni mese.

   Di ogni mese contiene: la preghiera delle Lodi del mattino, le letture bibliche della celebrazione eucaristica dei giorni feriali e della domenica con una breve riflessione, la preghiera dei Vespri della sera, la preghiera di Compieta prima del riposo notturno e altre preghiere.

     Scrive papa Francesco in Amoris Laetitia al n. 318, dando altri suggerimenti per la preghiera:

«Si possono trovare alcuni minuti al giorno per stare uniti davanti al Signore vivo, dirgli le cose che preoccupano, pregare per i bisogni famigliari, pregare per qualcuno che sta passando un momento difficile, chiedergli aiuto per amare, rendergli grazie per la vita e le cose buone, chiedere alla Vergine di proteggerci con il suo manto di madre. Con parole semplici questo momento di preghiera può fare tantissimo bene alla famiglia».

    Sì, la preghiera in famiglia rafforza la nostra fede in Cristo Gesù e rende saldo il vincolo d’amore tra marito e moglie, tra i genitori e i figli, tra la famiglia e il territorio in cui abita e il mondo intero.

   In questa proposta di Liturgia Domestica seguiamo la prima modalità.



Pentecoste - B


Accogliamo lo Spirito Santo
che ci rende figli e fratelli
e partecipi della Chiesa in missione



I. Apertura della Liturgia Domestica

Solista: Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.

Tutti: Amen.


(Accensione del cero)








II. Ascolto orante del vangelo di Giovanni (15,26-27; 16,12-15)

          Apriamo il vangelo di Giovanni al cap. 15 e poi al cap. 16. Facciamo una breve pausa di silenzio, e poi chiediamo allo Spirito Santo che ci apra alla comprensione di questo scritto che contiene la Parola di Dio per noi oggi.

Tutti: Vieni, Santo Spirito,
manda a noi dal cielo
un raggio della tua luce.
Lava ciò che è sordido,
bagna ciò che è arido,
sana ciò che sanguina.
Piega ciò che è rigido,
scalda ciò che è gelido,
drizza ciò che è sviato.


         Leggiamo attentamente e con calma la pagina di Giovanni, cap. 15, dal verso 26 fino al verso 27, e poi cap. 16, dal verso 12 al verso 15..

[Riportiamo di seguito il testo del vangelo, ma sarebbe meglio leggerlo direttamente dalla Bibbia – che ognuno dovrebbe avere in casa – per un contatto diretto con essa]



1. L’evento della Pentecoste porta a compimento il mistero pasquale. Così canta il Prefazio di questa solennità: «Oggi hai portato a compimento il mistero pasquale e su coloro che hai reso figli di adozione in Cristo tuo Figlio hai effuso lo Spirito Santo, che agli albori della Chiesa nascente ha rivelato a tutti i popoli il mistero nascosto nei secoli, e ha riunito i linguaggi della famiglia umana nella professione dell’unica fede».

    Lo Spirito Santo è il dono di vita che riceviamo da Gesù Risorto e Signore della storia: egli, Terza Persona della Trinità, ci rende conformi al Figlio Gesù, ci aiuta ad ascoltare, comprendere, vivere e annunciare il Vangelo, ci ricolma di carismi e ministeri per l’edificazione della comunità ecclesiale e la crescita del Regno di Dio nel mondo, Regno di pace, di amore e di giustizia.

2. Dello Spirito, così come lo descrivono le letture bibliche proposte dalla liturgia, vorrei evidenziare la sua presenza relazionale e comunicativa nella vita dei cristiani e nella storia. Se egli – secondo la fede della Chiesa – è Persona, così come lo sono il Padre e il Figlio, e non una “energia” astratta ed evanescente, allora non può non essere una presenza che è in relazione e che comunica, non solo con il Padre e il Figlio, ma anche con i credenti, con la Chiesa tutta.



    La pagina del vangelo (Giovanni 15,26-27; 16,12-15) sottolinea la presenza relazionale dello Spirito Santo:

    – quando lo denomina «Paràclito», cioè come “colui che è chiamato a stare accanto” ai credenti, in modo stabile e fedele, per consolarli, difenderli e sorreggerli durante le prove della vita;

    – quando è scritto che il Risorto ce lo “invia dal Padre”, che «procede dal Padre»: è il frutto della relazione di amore tra il Padre e il Figlio (cf. Giovanni 15,9);

    – quando è scritto che «egli darà testimonianza di me»: perché testimoniare non è soltanto “dire parole”, “fare delle affermazioni vere e forti”, ma, molto di più, entrare in comunione con l’altro, esporre la propria vita per l’altro, mettere in gioco la propria esistenza a motivo di Colui del quale si testimonia: la Persona di Cristo Gesù e il suo stile di vita; di questa testimonianza lo Spirito rende capaci i credenti.

       Inoltre la pagina del vangelo sottolinea anche la presenza comunicativa dello Spirito Santo, quando è scritto in Giovanni 16,12-15 che ci aiuterà a discernere il “non-detto” di Gesù, le «cose future», ovvero la parola del Signore che oggi parla a noi attraverso gli avvenimenti della storia, i fatti della vita quotidiana, i segni dei tempi.

       Certo, questo discernimento è faticoso, perché si possono prendere degli abbagli, ci si può illudere, ma è un discernimento necessario: perciò bisogna lasciarsi guidare dallo Spirito, bisogna ascoltare la sua “voce profetica” che apre al futuro.


3. La prima lettura (Atti 2,1-11) narra dell’evento della Pentecoste, dove lo Spirito si rileva essere presenza relazionale quando “irrompe” nella “casa” della comunità, ovvero nella vita della Chiesa tutta, e come “lingua di fuoco” si posa su tutti.






     Il “fragore”, il “vento impetuoso”, le “lingue di fuoco”, non sono fenomeni atmosferici o paranormali, ma fenomeni interiori della persona e della comunità. Il “fragore” e il “vento impetuoso” è il soffio dello Spirito che spalanca le “porte” della Chiesa per rinnovarla dal di dentro (salmo responsoriale: Salmo 104), per guidarla verso nuovi orizzonti, per aprirla all’ascolto della novità del Regno.

       Nello stesso tempo nella pagina degli Atti degli Apostoli lo Spirito si rileva presenza comunicativa quando dà la capacità di annunciare il vangelo e le grandi opere di Dio nelle lingue delle nazioni, cioè nelle molteplici culture dei popoli della terra. Non si tratta di dominare e assoggettare il mondo brandendo la croce e il vangelo. Al contrario, si tratta di diventare umili, come lo fu Gesù, ovvero capaci di incarnarsi in tutte le culture, nella vita della gente, di ascoltare i gemiti, i dolori, le gioie e le speranze dei popoli della terra, per annunciare e testimoniare dall’interno della loro esistenza l’evangelo liberante del Signore.

      L’annuncio del vangelo non è annuncio di “formule”, di “principi”, di “idee chiare e distinte”, ma annuncio di una Persona, Cristo Gesù, morto e risorto, vero Dio che si è fatto vero uomo, che ha vissuto la nostra stessa esistenza, e che per questo ci insegna a vivere come figli e come fratelli, ci educa ad essere solidali e compassionevoli. È questo un annuncio che interpella e coinvolge la vita.

4. Perciò nella seconda lettura (Galati 5,16-25) l’Apostolo Paolo esorta a non “camminare secondo la carne”, ma a “camminare secondo lo Spirito”.




    “Camminare secondo la carne” vuol dire vivere da egoisti, da persone autoreferenziali, autocentrate e avvolti su noi stessi, esclusivamente sui nostri bisogni ed interessi.

    “Camminare secondo lo Spirito” vuol dire vivere in relazione all’altro, a Dio e alle altre persone, ovvero vivere animati dall’amore che, a seconda delle situazioni esistenziali concrete, si declina in «gioia, pace, magnanimità, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé».

      Ecco che cosa significa lasciarsi guidare dalla presenza relazionale e comunicativa dello Spirito Santo.

      Che il vento della Pentecoste soffi anche per noi oggi e per la Chiesa tutta del nostro tempo: ne abbiamo particolarmente bisogno.




Breve pausa di silenzio



III. Contempliamo l’icona della Pentecoste

     Con la Pentecoste, a cinquanta giorni dalla Pasqua, si chiude il tempo pasquale; meglio: la Pasqua raggiunge il suo compimento attraverso il dono dello Spirito su tutta la Chiesa. Secondo la teologia dei Padri, la Chiesa nasce nel giorno di Pentecoste (cf. Atti 2,1-13), che con il “giorno dopo il sabato” della Risurrezione forma un unico “grande giorno”.

     L’iconografo, come è suo solito, fa convergere nella “trascrizione” dell’icona la pagina di Atti 2,1-13 meditata e pregata nel suo senso globale, ovvero alla luce di tutta la rivelazione biblica, della tradizione patristica e liturgica.




    L’icona pone in evidenza il Collegio dei dodici Apostoli, ovvero tutta la Chiesa. Essi sono nel Cenacolo – lo dicono gli edifici raffigurati sullo sfondo – seduti su una panca a forma di arco, che, secondo alcuni, riprende il bema (o pedana) e l’ambone collocati al centro della navata, tipico dell’architettura delle chiese siriache e caldee. Su ogni Apostolo viene posta la lingua di fuoco, simbolo dello Spirito. Altre icone rappresentano in alto le sfere celesti (presenza di Dio), dalle quali partono raggi di luce e, in particolare, un fascio di luce trisolare orientato sugli apostoli.

    Le ragioni di questa scena sono evidenti: qui viene presentata l’unità della Chiesa vissuta nella diversità dei carismi dei ministeri, delle tradizioni liturgiche e teologiche. È lo Spirito che dona alla Chiesa la capacità di saper vivere l’unità, la comunione trinitaria, la concordia nella sana diversità e pluralità. Ed è lo Spirito che dona la capacità di leggere, meditare, comprendere, assimilare e pregare le Scritture (cf. Giovanni 14,26; 16,13-15). Ed è ancora lo Spirito che viene donato quando i credenti leggono e meditano le Scritture, poiché la Parola del Signore è presenza sacramentale di Lui (cf. Giovanni 6,63).

       Osserviamo il Collegio Apostolico. A partire da sinistra (di chi guarda), in alto troviamo Pietro con il rotolo della predicazione, al suo fianco Matteo e Marco con il libro delle S. Scritture, e poi tutti gli altri Apostoli con il rotolo della predicazione; in alto a destra (di chi guarda) troviamo l’Apostolo Paolo e al suo fianco Giovanni e Luca, tutti e tre con il libro delle S. Scritture, e poi tutti gli altri Apostoli con il rotolo della predicazione.

    Tra gli Apostoli Pietro e Paolo c’è un posto vuoto. Perché? Perché al centro sta la presenza “invisibile” del Cristo Capo della Chiesa (cf. Matteo 18,20), evidenziata dalla finestrella centrale, come nelle absidi delle antiche chiese. Non troviamo neppure la presenza della Madre del Signore (anche se alcune icone la raffigurano), perché Maria, in quanto immagine della Chiesa, è già qui rappresentata dalla Chiesa stessa.

     In basso, è stato raffigurato, in un arco nero, un personaggio vestito da re, quasi prigioniero (in alcune icone vengono disegnate anche le sbarre), avente su un panno i dodici rotoli della predicazione apostolica. Chi è questo personaggio? Si tratta del Principe di questo mondo, circondato dalle tenebre della morte. Ovvero: in questo re sono rappresentate tutte quelle mentalità mondane, violente e avide di potere che ci dominano (ecco la figura del principe) e che generano una cultura di morte (cf. Efesini 6,12). Questo tipo di mentalità, afferma l’Apostolo Paolo, il cristiano la combatte e la sconfigge non con armi umane, ma con l’armatura di Dio, con le armi dello Spirito (cf. Efesini 6,10-20; Romani 13,12), che ha ricevuto nei sacramenti dell’iniziazione cristiana; la combatte e la sconfigge con la testimonianza e la predicazione dell’evangelo che è parola di risurrezione; per questo il Principe di questo mondo sorregge nel panno bianco i rotoli della predicazione apostolica.

    Così canta la Liturgia bizantina: «Per far ricordare le parole di vita udite dal Padre e dette agli apostoli, il Cristo manda lo Spirito a posarsi su di loro in forma di lingue di fuoco. Cantando ti benedice il creato, che prima da te estraniato, gode ora della tua amicizia».



        Silenzio di adorazione per alcuni minuti




4. Preghiera allo Spirito Santo

Con calma, recitare insieme.


Spirito di Dio,
che agli inizi della creazione ti libravi sugli abissi dell’universo
e trasformavi in sorriso di bellezza il grande sbadiglio delle cose,
scendi ancora sulla terra e donale il brivido dei cominciamenti.
Questo mondo che invecchia, sfioralo con l’ala della tua gloria.
Dissipa le sue rughe. Fascia le ferite
che l’egoismo sfrenato degli uomini ha tracciato sulla sua pelle.
Mitiga con l’olio della tenerezza le arsure della sua crosta.
Restituiscigli il manto dell’antico splendore,
che le nostre violenze gli hanno strappato,
e riversa sulle sue carni inaridite anfore di profumi.
Permea tutte le cose, e possiedine il cuore.
Facci percepire la tua dolente presenza
nel gemito delle foreste divelte, nell’urlo dei mari inquinati,
nel pianto dei torrenti inariditi,
nella viscida desolazione delle spiagge di bitume.
Restituiscici al gaudio dei primordi.
Riversati senza misura su tutte le nostre afflizioni.
Librati ancora sul nostro vecchio mondo in pericolo.
E il deserto, finalmente, ridiventerà giardino,
e nel giardino fiorirà l’albero della giustizia,
e frutto della giustizia sarà la pace.



Spirito Santo,
che riempivi di luce i profeti
e accendevi parole di fuoco sulla loro bocca,
torna a parlarci con accenti di speranza.
Frantuma la corazza della nostra assuefazione all’esilio.
Ridestaci nel cuore nostalgie di patrie perdute.
Dissipa le nostre paure. Scuotici dall’omertà.
Liberaci dalla tristezza
di non saperci più indignare
per i soprusi consumati sui poveri.
E preservaci dalla tragedia di dover riconoscere
che le prime officine della violenza
e della ingiustizia sono ospitate dai nostri cuori.




Spirito di Pentecoste,
ridestaci all’antico mandato di profeti.
Dissigilla le nostre labbra,
contratte dalle prudenze carnali.
Introduci nelle nostre vene il rigetto
per ogni nostro compromesso.
E donaci la nausea di lusingare
i detentori del potere per trarne vantaggio.
Trattienici dalle ambiguità.
Facci la grazia del voltastomaco per i nostri peccati.
Poni il tuo marchio di origine controllata
sulle nostre testimonianze.
E facci aborrire le parole,
quando esse non trovano puntuale verifica nei fatti.
Spalanca i cancelletti dei nostri cenacoli.
Aiutaci a vedere i riverberi delle tue fiamme
nei processi di purificazione
che avvengono in tutti gli angoli della terra.
Aprici a fiducie ecumeniche. E in ogni uomo di buona volontà
facci scorgere le orme del tuo passaggio.





Spirito di Dio,
fa’ della tua Chiesa un roveto che arde di amore per gli ultimi.
Alimentane il fuoco col tuo olio, perché l’olio brucia anche.
Da’ alla tua Chiesa tenerezza e coraggio. Lacrime e sorrisi.
Rendila spiaggia dolcissima per chi è solo e triste e povero.
Disperdi la cenere dei suoi peccati.
Fa’ un rogo delle sue cupidigie.
E quando, delusa dei suoi amanti, tornerà stanca e pentita a te,
coperta di fango e di polvere dopo tanto camminare,
credile se ti chiede perdono. Non la rimproverare.
Ma ungi teneramente le membra di questa sposa di Cristo
con le fragranze del tuo profumo e con l’olio di letizia.
E poi introducila, divenuta bellissima senza macchie e senza rughe,
all’incontro con lui,
perché possa guardarlo negli occhi senza arrossire,
e possa dirgli finalmente: Sposo mio.
Amen.
                                        (Don Tonino Bello)


Solista: Benediciamo il Signore.

Tutti: Rendiamo grazie a Dio.


V. Proposta di preghiera per il pranzo

Tutti: Sii benedetto, Signore Dio nostro,
      che ogni giorno vieni incontro a noi
      con la tua generosità.
      Liberaci dalla violenza,
      dà il pane a chi ha fame;
      e tutti potremo trascorrere una vita serena
      rendendoti grazie nella verità del tuo Spirito,
      per Cristo nostro Signore. Amen.
                  (da Preghiere per una tavola fraterna)


sabato 15 maggio 2021

LITURGIA DOMESTICA - ASCENSIONE DEL SIGNORE - B - Gesù, innalzato alla destra del Padre come Signore del mondo e della storia, dona anche a noi di partecipare alla sua vita divina

LITURGIA DOMESTICA

ASCENSIONE DEL SIGNORE (B)

Gesù, innalzato alla destra del Padre
come Signore del mondo e della storia,
dona anche a noi di partecipare
alla sua vita divina


Fraternità Carmelitana
di Barcellona Pozzo di Gotto
a cura di fr. Egidio Palumbo




    Con la celebrazione della solennità dell’Ascensione del Signore ci avviciniamo al termine del tempo pasquale che ha il suo compimento nella solennità della Pentecoste.

    Fare memoria per rivivere nel nostro oggi l’evento pasquale dell’Ascensione del Signore, significa contemplare e considerare il Mistero Pasquale da una prospettiva particolare: Gesù è il Risorto che il Padre, ponendolo accanto a sé alla sua destra, lo ha costituito Signore del mondo e della storia; egli, scartato dagli uomini, è stato posto da Dio Padre a fondamento della nostra esistenza umana e cristiana, a fondamento della Chiesa popolo di Dio, di ogni comunità ecclesiale, di ogni famiglia cristiana, chiesa domestica, sposa del suo Signore.

     Perciò ogni famiglia si rivolge a Lui nella preghiera domestica, approntando in casa l’“angolo della preghiera”, quello che i nostri fratelli cristiani della chiesa orientale chiamano “l’angolo della bellezza”.

    In un luogo della casa, su un tavolo o su un mobile o su una mensola si possono collocare una icona del Cristo, una lampada (da accendere per la preghiera), una Bibbia aperta e un fiore. Ecco l’angolo bello, l’angolo da cui, attraverso l’icona, lo sguardo di Dio veglia sulla famiglia. Non siamo noi a guardare l’icona, ma è l’icona a guardare noi e ad aprirci alla realtà del mondo di Dio.
 

Per l’Ascensione del Signore nell’“angolo della preghiera”, si continua a mantenere la Bibbia, il libro che contiene la Parola di Dio, il cero che ci richiama il cero pasquale, simbolo di Cristo Luce del mondo, che illumina il cammino della nostra vita, e un fiore bianco.



    In questo angolo la famiglia si riunisce per pregare in un’ora del giorno compatibile con i ritmi di lavoro.

   Si può pregare seguendo varie modalità:

- Prima modalità. Leggere il brano del vangelo della liturgia del giorno, breve pausa di silenzio, poi recitare con calma il salmo responsoriale corrispondente e concludere con la preghiera del Padre Nostro, la preghiera dei figli di Dio e dei fratelli in Cristo Gesù (per le indicazioni del vangelo e del salmo del giorno utilizzare il calendarietto liturgico).

- Seconda modalità. Per chi sa utilizzare il libro della Liturgia delle Ore, alle Lodi e ai Vespri invece della lettura breve, leggere il vangelo del giorno alle Lodi e la prima lettura del giorno ai Vespri.

- Terza modalità. Si può utilizzare un libretto ben fatto, acquistabile nelle librerie che vendono oggetti religiosi. Si intitola “Amen. La Parola che salva” delle edizioni San Paolo, costa € 3,90 ed esce ogni mese.

    Di ogni mese contiene: la preghiera delle Lodi del mattino, le letture bibliche della celebrazione eucaristica dei giorni feriali e della domenica con una breve riflessione, la preghiera dei Vespri della sera, la preghiera di Compieta prima del riposo notturno e altre preghiere.
    
     Scrive papa Francesco in Amoris Laetitia al n. 318, dando altri suggerimenti per la preghiera:

    «Si possono trovare alcuni minuti al giorno per stare uniti davanti al Signore vivo, dirgli le cose che preoccupano, pregare per i bisogni famigliari, pregare per qualcuno che sta passando un momento difficile, chiedergli aiuto per amare, rendergli grazie per la vita e le cose buone, chiedere alla Vergine di proteggerci con il suo manto di madre. Con parole semplici questo momento di preghiera può fare tantissimo bene alla famiglia».

     Sì, la preghiera in famiglia rafforza la nostra fede in Cristo Gesù e rende saldo il vincolo d’amore tra marito e moglie, tra i genitori e i figli, tra la famiglia e il territorio in cui abita e il mondo intero.

    In questa proposta di Liturgia Domestica seguiamo la prima modalità.



Ascensione del Signore - B


Gesù, innalzato alla destra del Padre

come Signore del mondo e della storia,

dona anche a noi di partecipare

alla sua vita divina



I. Apertura della Liturgia Domestica
Solista: Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.
Tutti: Amen.

(Accensione del cero)


È asceso il buon Pastore
alla destra del Padre,
veglia il piccolo gregge
con Maria nel cenacolo.

Dagli splendori eterni
scende il crisma profetico
che consacra gli apostoli
araldi del Vangelo.

Vieni, o divino Spirito,
con i tuoi santi doni
e rendi i nostri cuori
tempio della tua gloria.

O luce di sapienza,
rivelaci il mistero
del Dio trino ed unico,
fonte d'eterno amore. Amen.
                    (dalla Liturgia)


II. Ascolto orante del vangelo di Marco (16,15-20)
Apriamo il vangelo di Marco al cap. 16. Facciamo una breve pausa di silenzio, e poi chiediamo allo Spirito Santo che ci apra alla comprensione di questo scritto che contiene la Parola di Dio per noi oggi.

Tutti: Vieni, Santo Spirito,
           manda a noi dal cielo
           un raggio della tua luce.
           Lava ciò che è sordido,
           bagna ciò che è arido,
           sana ciò che sanguina.
           Piega ciò che è rigido,
           scalda ciò che è gelido,
           drizza ciò che è sviato.

Leggiamo attentamente e con calma la pagina di Marco, cap. 16, dal verso 15 fino al verso 20.
[Riportiamo di seguito il testo del vangelo, ma sarebbe meglio leggerlo direttamente dalla Bibbia – che ognuno dovrebbe avere in casa – per un contatto diretto con essa]

 

15[In quel tempo, Gesù apparve agli Undici] e disse loro: «Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura. 16Chi crederà e sarà battezzato sarà salvato, ma chi non crederà sarà condannato. 17Questi saranno i segni che accompagneranno quelli che credono: nel mio nome scacceranno demòni, parleranno lingue nuove, 18prenderanno in mano serpenti e, se berranno qualche veleno, non recherà loro danno; imporranno le mani ai malati e questi guariranno».

19Il Signore Gesù, dopo aver parlato con loro, fu elevato in cielo e sedette alla destra di Dio. 20Allora essi partirono e predicarono dappertutto, mentre il Signore agiva insieme con loro e confermava la Parola con i segni che la accompagnavano.

 


1. L’itinerario mistagogico del tempo pasquale, cioè di approfondimento del nostro coinvolgimento esistenziale nella Pasqua del Signore, si conclude con la celebrazione di due eventi: l’Ascensione del Signore e la Pentecoste. Sono due eventi che scaturiscono dalla Pasqua del Signore e ce la fanno comprendere da altre angolazioni.

2. Oggi è la domenica dell’Ascensione: celebriamo e annunciamo Gesù Risorto intronizzato «alla destra del Padre», ovvero costituito da Dio Signore del creato e di tutta la storia.

       Le pagine bibliche proposte dalla liturgia eucaristica (accanto al vangelo di Marco 16,15-20, in particolare il v. 19, vi sono: Atti degli Apostoli 1,1-11, in particolare il v. 9; salmo responsoriale: Salmo 47; seconda lettura: Efesini 4,1-13, in particolare i vv. 7-10), ci tengono a sottolineare che colui che si è fatto uomo, che ha vissuto come noi, e che è stato emarginato, scartato e condannato ingiustamente dagli uomini, non solo Dio l’ha risuscitato, ma, risuscitandolo, lo ha costituito Signore di tutto il creato e della storia. Lo scartato ingiustamente Dio l’ha elevato come Signore. Non si tratta di una signoria mondana, come i re e i signori della terra, bensì di una signoria spirituale, ovvero, non astratta, ma che si pone al servizio dei credenti, accompagnandoli sempre nel loro cammino nel mondo e nella storia con la sua presenza e il suo agire (cf. Marco 16,20).

3. Se Gesù Risorto è il Signore, ai credenti è chiesto di credere in Lui, cioè di affidarsi a Lui, così come Lui si affida a noi, consegnandoci il mandato di predicare il vangelo con le parole (cf. Marco 16,15.20) e con la testimonianza della vita (cf. Atti 1,8). Sì, è abbastanza paradossale il fatto che prima il Risorto rimprovera la comunità per la sua incredulità e durezza di cuore (cf. Marco 16,14), per la sua riluttanza ad affidarsi a Lui e ad ascoltare Lui; e poi a questa stessa comunità affida il mandato della predicazione (cf. Marco 16,15).

    È un paradosso che esprime quella forte consapevolezza che dovrebbe avere la Chiesa e ogni comunità cristiana, sempre, in ogni tempo e luogo, vale a dire: il primo protagonista della missione e dell’evangelizzazione non siamo noi, ma è Lui, il Signore. Noi siamo i suoi collaboratori, perché se Lui non agisce insieme con noi, facciamo diventare le nostre comunità e le nostre case come tante piccole monarchie, e la missione si mondanizza e fallisce. Se, invece, lasciamo che sia Lui ad agire insieme a noi, allora la missione e l’evangelizzazione diventano evento di liberazione e di salvezza per tutti coloro che imparano ad affidarsi al Signore e a radicare la loro esistenza soltanto nel vangelo.

     Infatti, la pagina evangelica parla di segni che seguono, che accompagnano i credenti. Sono segni profetici di liberazione e di salvezza che manifestano cosa accade quando un uomo si affida al Signore e fonda la sua esistenza nell’evangelo:

– «nel mio nome scacceranno demòni»: è il coraggio di voler scacciare tutte le forme di potere e di dominio che schiavizzano la persona;

– «parleranno lingue nuove»: è il linguaggio nuovo dell’amore, della fraternità, della solidarietà, dell’attenzione al povero, all’emarginato, allo scartato;

– «prenderanno in mano serpenti»: è la capacità di dominare tutte le situazioni tortuose e ambigue, tutte le menzogne e le astuzie ingannevoli;

– «se berranno qualche veleno, non recherà loro danno»: l’evangelo ascoltato e vissuto è l’antidoto contro ogni alienazione, stordimento e annientamento della coscienza;

– «imporranno le mani ai malati e questi guariranno»: è la presenza creatrice e creativa dello Spirito del Risorto che risana le ferite della vita.

        Nell’insieme, questi sono gli stessi segni compiuti da Gesù nella sua esistenza terrena, così come ce li narrano i vangeli. È questa l’ulteriore conferma che il primo protagonista della missione è Lui, ieri, oggi e sempre.

      Questo ci deresponsabilizza? No, ci responsabilizza ancora di più, perché dovremo ogni giorno imparare a “temere il Signore” (cf. Marco 16,8), ovvero a non dire parole vuote e senza senso, a non banalizzare la Parola di Dio, a non strumentalizzarla per imporre le nostre idee o per fare i nostri interessi, a non separare il vangelo dalla vita concreta delle persone e delle comunità, a non sentirci dei piccoli “padreterni” o dei piccoli “cristi-in-terra” per dominare e schiavizzare le coscienze.

       Che il Signore Risorto cammini sempre al nostro fianco, affinché sia Lui ad agire insieme con noi. A condizione che ci affidiamo a Lui e gli facciamo spazio.




Breve pausa di silenzio



III. Contempliamo l’icona dell’Ascensione del Signore




      L’iconografo ha letto, meditato e pregato le pagine bibliche di Luca 24,50-55; Atti 1,9-11; Efesini 4,9-10; Atti 2,33-34 e Filippesi 3,20-21 alla luce della tradizione patristica e liturgica della Chiesa. Per cui pone sull’asse centrale, in alto della composizione, all’interno del diagramma a cerchio (simbolo della presenza di Dio), il Signore Gesù, vestito di porpora che sale al cielo, sorretto da due angeli, benedicendo con la mano destra (cf. Luca 24,50-51), mentre con la sinistra tiene il rotolo delle S. Scritture.

      Ma colui che sale e ritorna al Padre è anche colui che attendiamo, ovvero che discende e viene nel nostro oggi come Crocifisso Risorto, com’è scritto in Atti 1,11: «… verrà allo stesso modo in cui l’avete visto andare in cielo».

     Notiamo che tutta la scena in alto – i due angeli e Cristo – è racchiusa in un triangolo equilatero, che indica la presenza di Dio Trinità.

    Ebbene, tutta la scena in alto ci dice che Colui che ha fatto della sua vita un dono per gli altri, è dichiarato da Dio il Signore della storia. Egli è anche il Sommo Sacerdote che benedice i discepoli e l’umanità, gesto che è anche epiclesi, cioè invocazione indirizzata al Padre affinché, attraverso il Figlio, mandi lo Spirito Santo che ha promesso (cf. Luca 24,49). Così canta la Liturgia bizantina: «Ora che sei asceso ai cieli, dai quali eri disceso, non lasciarci orfani, Signore: venga il tuo Spirito a portare pace al mondo; mostra ai figli degli uomini le opere della tua potenza, o Signore amico degli uomini».

   Nella seconda scena dell’icona abbiamo al centro la Theotókos, la Madre di Dio. Ai lati di Lei gli Apostoli, divisi in due gruppi uguali, dove alcuni guardano il cielo. Alle spalle della Madre di Dio vi sono due Angeli vestiti di bianco, i quali annunciano agli Apostoli che il Cristo ascendente ritornerà nella sua gloria (cf. Atti 1,10-11).

     La Madre di Dio è collocata sull’asse di Cristo: come a dire, che Cristo è il capo della Chiesa, e la Madre di Dio è l’immagine della Chiesa; per questo ella è in mezzo agli Apostoli, come è narrato in Atti 1,14: « Tutti questi erano perseveranti e concordi nella preghiera, insieme ad alcune donne e a Maria, la madre di Gesù, e ai fratelli di lui». E così canta la Liturgia cattolica ai primi vespri della solennità dell’Ascensione del Signore: «È asceso il buon Pastore alla destra del Padre, veglia il piccolo gregge con Maria nel cenacolo».

     Notiamo adesso le figure geometriche di questa scena: esse ci aiutano a contemplare il mistero di questa icona. Evidenziamo il triangolo. Esso è formato dalle estremità delle braccia alzate degli angeli (la base) e dai piedi della Madre di Dio (il vertice), un triangolo capovolto che riflette il triangolo della scena in alto, come a dire: la Chiesa è immagine della Trinità.

    Evidenziamo il cerchio. Esso circonda dall’esterno le figure degli Apostoli, riflettendo così il diagramma a cerchio che circonda Cristo, come a dire: la Chiesa è chiamata a riflettere la comunione trinitaria.

      Infine, evidenziamo la linea verticale che unisce il Signore benedicente alla Madre di Dio: essa s’interseca con la linea dell’orizzonte (rintracciabile al di sopra del capo degli Apostoli e degli Angeli), formando così una croce perfetta, come a dire: la Chiesa porta, “scolpita in sé”, la Croce del Suo Signore e Sommo Sacerdote.

       Così canta la Liturgia bizantina:

«Apparvero i giovani agli apostoli, dopo l’ascensione, e dissero: Perché state a fissare il cielo stupiti? Colui che è salito, di nuovo verrà per giudicare gli uomini della terra, lui, il solo Giudice.

Diamo gloria alla magnificenza di Dio, acclamiamo con una sinfonia di lode, cantiamo, danziamo in coro e battiamo le mani: È asceso il nostro Dio dalla terra ai cieli, mentre angeli e arcangeli inneggiano a lui, Sovrano e Creatore dell’universo.

È stata innalzata al di sopra degli angeli, la nostra natura un tempo caduta, ed è stata collocata, oltre ogni comprensione, sul trono divino. Venite, facciamo festa solenne e acclamiamo: Celebrate il Signore, opere, e sovraesaltatelo per tutti i secoli.

Ecco, o Madre di Dio: il Figlio tuo che con la sua croce ha spogliato la morte, è risorto il terzo giorno, e dopo essersi manifestato ai suoi discepoli è asceso ai cieli: venerandoti insieme con lui, ti celebriamo e ti damo gloria per tutti i secoli».


Silenzio di adorazione per alcuni minuti



Solista: Come popolo di Dio, chiamato ad essere testimone della forza creativa della Risurrezione del Signore, diciamo insieme:

Tutti: Padre nostro che sei nei cieli, 
    sia santificato il tuo nome.
    venga il tuo Regno, sia fatta la tua volontà
    come in cielo, così in terra.
    Dacci oggi il nostro pane quotidiano
    e rimetti a noi i nostri debiti,
   come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori,
    e non abbandonarci alla tentazione,
    ma liberaci dal male. Amen.


- Concludere con la Preghiera:
Tutti: O Signore Crocifisso e Risorto, asceso al Padre, accogli le nostre preghiere e innalza la nostra umanità verso pensieri e progetti di pace, affinché diventiamo testimoni credibili del tuo Regno. Te lo chiediamo perché tu sei il Santo di Dio, benedetto nei secoli dei secoli. AMEN.

Solista: Benediciamo il Signore.

Tutti: Rendiamo grazie a Dio.


IV. Proposta di preghiera per il pranzo

Tutti: Dio di misericordia,
sii lodato per Gesù tuo Figlio
asceso alla tua destra nella gloria.
La tua benedizione scenda su di noi,
affinché viviamo in novità di vita.
Per Cristo nostro Signore. Amen.
          (da Preghiere per una tavola fraterna)

martedì 30 marzo 2021

LITURGIA DOMESTICA - SABATO SANTO VEGLIA PASQUALE (B) - I TRE GIORNI PASQUALI Nella Pasqua del Signore rinasciamo come nuova umanità e come Popolo di Dio

LITURGIA DOMESTICA


I TRE GIORNI PASQUALI



Nella Pasqua del Signore
rinasciamo come nuova umanità
e come Popolo di Dio


SABATO SANTO
VEGLIA PASQUALE - B


Fraternità Carmelitana
di Barcellona Pozzo di Gotto
a cura di fr. Egidio Palumbo




Preparare in casa
l’“angolo della preghiera”
 

Con il Triduo Pasquale entriamo nel vertice della Grande Settimana, dove il Giovedì Santo, il Venerdì Santo e il Sabato Santo con la Veglia della Notte di Pasqua e il Giorno di Pasqua, saremo coinvolti in quel grande “passaggio” o “salto di qualità” esistenziale (“Pasqua” significa sia “passaggio” che “salto-danza”) che ci rinnova interiormente e ci rende tutti Popolo di Dio, poiché a Pasqua nasce la Chiesa Popolo di Dio, a Pasqua rinasciamo come figli e fratelli e sorelle in Cristo Gesù, nostro Fratello e Signore.



   Anche nei giorni del Triduo Pasquale è importante perseverare nella preghiera in famiglia, facendo della preghiera un ascolto dialogico con Dio e con la sua Parola. Lo sappiamo: non esiste solo la chiesa parrocchiale o la chiesa santuario per pregare. Per i cristiani ognuno – a motivo del battesimo e della cresima – è sacerdote in Cristo e quindi chiamato a pregare per sé e per gli altri, e ogni famiglia cristiana è chiamata per vocazione ad essere chiesa domestica.

   Per cui ogni famiglia può approntare in casa l’“angolo della preghiera”, quello che i nostri fratelli cristiani della chiesa orientale chiamano “l’angolo della bellezza”.

    In un luogo della casa, su un tavolo o su un mobile o su una mensola si possono collocare una icona del Cristo, una lampada (da accendere per la preghiera), una Bibbia aperta e un fiore. Ecco l’angolo bello, l’angolo da cui, attraverso l’icona, lo sguardo di Dio veglia sulla famiglia. Non siamo noi a guardare l’icona, ma è l’icona a guardare noi e ad aprirci alla realtà del mondo di Dio.

 

Per il Triduo Pasquale nell’“angolo della preghiera”, alla Bibbia, il libro che contiene la Parola di Dio, e al cero che ci richiama il cero pasquale, simbolo di Cristo Luce del mondo, che illumina il cammino della nostra vita, si può aggiungere il Giovedì Santo un pane spezzato e un calice, il Venerdì Santo sul Crocifisso porre (all’altezza del capo di Gesù) una corona di alloro in segno di vittoria, il Sabato Santo una immagine di Maria, la madre di Gesù, che nel silenzio orante attese la Risurrezione del Figlio.



    In questo angolo la famiglia si riunisce per pregare in un’ora del giorno compatibile con i ritmi di lavoro.

     Si può pregare seguendo varie modalità:

    - Prima modalità. Leggere il brano del vangelo della liturgia del giorno, breve pausa di silenzio, poi recitare con calma il salmo responsoriale corrispondente e concludere con la preghiera del Padre Nostro, la preghiera dei figli di Dio e dei fratelli in Cristo Gesù (per le indicazioni del vangelo e del salmo del giorno utilizzare il calendarietto liturgico).

   - Seconda modalità. Per chi sa utilizzare il libro della Liturgia delle Ore, alle Lodi e ai Vespri invece della lettura breve, leggere il vangelo del giorno alle Lodi e la prima lettura del giorno ai Vespri.

   - Terza modalità. Si può utilizzare un libretto ben fatto, acquistabile nelle librerie che vendono oggetti religiosi. Si intitola “Amen. La Parola che salva” delle edizioni San Paolo, costa € 3,90 ed esce ogni mese.

   Di ogni mese contiene: la preghiera delle Lodi del mattino, le letture bibliche della celebrazione eucaristica dei giorni feriali e della domenica con una breve riflessione, la preghiera dei Vespri della sera, la preghiera di Compieta prima del riposo notturno e altre preghiere.

    Scrive papa Francesco in Amoris Laetitia al n. 318, dando altri suggerimenti per la preghiera:

   «Si possono trovare alcuni minuti al giorno per stare uniti davanti al Signore vivo, dirgli le cose che preoccupano, pregare per i bisogni famigliari, pregare per qualcuno che sta passando un momento difficile, chiedergli aiuto per amare, rendergli grazie per la vita e le cose buone, chiedere alla Vergine di proteggerci con il suo manto di madre. Con parole semplici questo momento di preghiera può fare tantissimo bene alla famiglia».

   Sì, la preghiera in famiglia rafforza la nostra fede in Cristo Gesù e rende saldo il vincolo d’amore tra marito e moglie, tra i genitori e i figli, tra la famiglia e il territorio in cui abita e il mondo intero.

    In questa proposta di Liturgia Domestica seguiamo la prima modalità.



SABATO SANTO

Con Maria in attesa

della Risurrezione del Signore



I. Apertura della Liturgia domestica

Solista: Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.

Tutti: Amen.

(Accensione del cero)


«Ecco il silenzio riempire il cielo
da quando il sangue cessò di fluire;
ora anche il figlio, pur vivo, taceva,
la madre invece da sempre taceva. […]

Quando su tutto si infranse il suo urlo,
ecco si infranse il velo del tempio
da cima a fondo, la terra fu scossa:
mai si è udito un simile urlo. […]

E tutto dentro la notte avveniva,
la grande notte discesa nel giorno:
è sempre notte l’assenza di Dio,
la nostra notte che ancora ci avvolge!

Finita, madre, anche tu nella notte?
Ma tu credevi per tutti da sola:
invece noi non abbiamo mai scampo,
sempre a scegliere o fede o paura.

Ti giunga almeno fra tanta rovina
il grido raro di quanti confessano
che il vero figlio di Dio era lui,
e che ogni vittima è sempre tuo figlio.
               (Davide M. Turoldo)



 

II. Con Maria nel silenzio orante del Sabato Santo
1. Il Sabato Santo – terzo giorno del Triduo Pasquale – è considerato giorno “aliturgico”, poiché non si celebra né la Liturgia della Parola, né la celebrazione dell’Eucaristia. In realtà, in questo giorno si prega con la Liturgia delle Ore, che è la preghiera della Chiesa. Si prega in un clima di silenzio contemplativo in attesa della Risurrezione del Signore e della nostra Risurrezione. Perciò il giorno del Sabato Santo è il giorno dell’Attesa e della Speranza.

2. Nella tradizione cristiana c’è chi ha voluto conferire a questo giorno di preghiera, di silenzio, di attesa e di speranza una tonalità mariana. Si tratta di vivere il Sabato Santo con Maria, nostra Madre e Sorella, in attesa della Risurrezione del Signore, così come con Maria, la vigilia della Pentecoste (cf. At 1,14), si vive l’attesa del dono dello Spirito Santo.

    I vangeli non ci testimoniano la presenza di Maria al sepolcro di Gesù. Il vangelo di Giovanni, come abbiamo ascoltato ieri nella narrazione della Passione, è il solo che ci testimonia la presenza di Maria accanto alla Croce, assieme al discepolo amato (cf. Gv 19,25-27).

    Quella di Maria accanto alla Croce nel Venerdì Santo – evento pasquale del Signore – è una presenza significativa. Qui ella sta in piedi, con fede salda, accanto a colui che è stato ingiustamente crocifisso. Senza banalizzare il dramma e il dolore, ella, l’Addolorata, sta in piedi come Madre e come Discepola, vivendo il dramma, con maturità umana e fede salda, facendosi partecipe del mistero della passione del Figlio, che è rivelazione dell’amore appassionato di Dio per l’umanità.

     Accanto alla Croce c’è anche il “discepolo che Gesù amava”, figura tipico-rappresentativa di tutti i discepoli amati da Gesù e dal Padre suo, perché che vivono in conformità alla parola del vangelo (cf. Gv 14.21) e seguono Gesù sulla vita della Croce (cf. Lc 9,23).

     Dall’alto della Croce, Gesù consegna alla madre il discepolo amato, come Madre spirituale di tutti i credenti. Ella, chiamata «Donna», è costituita, per volontà di Gesù, Madre della Chiesa, con la missione di radunare nell’unità in Cristo i figli dispersi (cf. Gv 10,16; 12,32) e diventare per loro un modello esemplare di vita cristiana, com’è compito di ogni padre e madre spirituale (cf. 1Cor 4,15-16; 1Ts 2,7-8). Inoltre, Gesù consegna al discepolo amato la madre, che l’accoglie «con sé», nella sua casa e nella sua esistenza umana e cristiana, come un tesoro prezioso da custodire, come il valore di una testimonianza di fede da interiorizzare.

3. Se Maria sta nell’Ora della Croce, nel Venerdì Santo, certamente sta – anche se non fisicamente – nell’Ora della Sepoltura del Signore, nel Sabato Santo.



       Vivere il Sabato Santo con Maria, vuol dire viverlo alla luce della sua fede salda. È come se in questo giorno tutta fede della Chiesa si raccoglie in Maria. Mentre i discepoli sono fuggiti e vivono nella tristezza, nello smarrimento e nell’incertezza del futuro (cf. Lc 24,17.19-21), è Maria che mantiene salda e viva la fede e la speranza nella Risurrezione di Gesù, conservando e meditando nel suo cuore gli eventi del Figlio e la sua parola che preannunciava (cf. Lc 9,22 e par.) il suo patire, la sua morte e la sua risurrezione al “terzo giorno” (il “giorno della salvezza”: cf. Os 6,1-2).

III. Contempliamo l’icona della Discesa agli Inferi
1. Qual è il significato peculiare del Sabato Santo? Normalmente ci sfugge, perché di solito questo giorno, vigilia di Pasqua, è dedicato alla preparazione frenetica della Veglia Pasquale della Notte e alla spesa al supermercato... Quest’anno la quarantena forzata può diventare per noi cristiani – se lo vogliamo – l’occasione per riflettere e vivere il tempo della preghiera, dell’attesa e della speranza del Sabato Santo, in vista della liturgia domestica della Veglia Pasquale della sera (la proposta è più avanti).

    Il Sabato Santo, allora, è il giorno in cui Cristo si riposa nella terra, come il chicco di grano seminato nel terreno in attesa di germogliare (cf. Gv 12,24); ma è anche il giorno in cui egli discende agli inferi, ovvero negli abissi più profondi della terra, prende per mano, lui il giusto, tutti coloro che sono in attesa della salvezza e tutti gli ingiusti che sono prigionieri nelle tenebre del non-senso, li fa risalire e li riconduce a Dio Padre. È quanto leggiamo nella seconda Lettera di Pietro 3,18-19. È questa una verità di fede che viene affermata anche nel Credo: «… fu crocifisso, morì e fu sepolto: discese agli inferi; il terzo giorno risuscitò da morte».

     Contempliamo, allora, l’icona della Discesa agli Inferi.

2. Le pagine del NT non ci informano sul modo con cui Gesù è risorto; gli evangelisti, l’apostolo Paolo e gli altri apostoli non sono attratti da questo tipo di interesse o di curiosità. Al riguardo essi attestano soltanto che «questo Gesù Dio l’ha risuscitato e noi tutti ne siamo testimoni. Innalzato pertanto alla destra di Dio e dopo aver ricevuto dal Padre lo Spirito Santo che egli aveva promesso, lo ha effuso come voi stessi potete vedere e udire» (At 2,32-33); «voi invece avete rinnegato il Santo e il Giusto, avete chiesto che vi fosse graziato un assassino e avete ucciso l’autore della vita. Ma Dio l’ha risuscitato dai morti e di questo noi siamo testimoni» (At 3,14-15); «Perché cercate tra i morti colui che è vivo? Non è qui, è risuscitato. Ricordatevi come vi parlò quando era ancora in Galilea, dicendo che bisognava che il Figlio dell’uomo fosse consegnato in mano ai peccatori, che fosse crocifisso e risuscitato il terzo giorno. Ed esse [le donne mirofore] si ricordarono delle sue parole» (Lc 24,5-8; cfr. 24,26-28.44-48); «Vi ho trasmesso, dunque, anzitutto, quello che anch’io ho ricevuto: che cioè Cristo morì per i nostri peccati secondo le Scritture, fu sepolto ed è risuscitato il terzo giorno secondo le Scritture, e che apparve a Cefa e quindi ai Dodici» (1Cor 15,3-5).

     L’interesse prevalente degli autori del NT riguarda gli effetti della risurrezione del Signore sulla vita dei credenti, ovvero: perdono, riconciliazione, pace, comunione ecclesiale e fraterna, rinnovamento spirituale, capacità di testimoniare e di evangelizzare, trasmissione di doni e carismi per l’edificazione della chiesa... (cf. Mt 28,16-20; Mc 16,15-20; Lc 24,13-49; Gv 20,1-22,23; At 3,6-8.13-16; 1Ts 1,9-10; 1Cor 15,6-53; Ef 4,7-10; Eb 2,16-18; 1Pt 3,18-19).

     Tra le pagine del NT riguardanti la Risurrezione del Signore, l’iconografo ha scelto di “trascrivere” quella di 1Pt 3,18-19, letta, meditata e pregata con Ef 4,7-10; Eb 2,16-18 e con le pagine evangeliche dove Gesù “prende per mano” e “rialza” gli infermi (cfr. Mc 1,31; 5,41; anche At 3,6-8). In riferimento a 1Pt 3,18-19, l’icona oltre alla denominazione di “icona della Risurrezione” porta anche quella di “Discesa agli inferi”. Ascoltiamo quanto scrive Pietro nella sua lettera: «Anche Cristo è morto una volta per sempre per i peccati, giusto per gli ingiusti, per ricondurvi a Dio; messo a morte nella carne, ma reso vivo nello spirito. E in spirito andò ad annunziare la salvezza anche agli spiriti che attendevano in prigione» (1Pt 3,18-19).

    Di “discesa agli inferi” parla la tradizione patristica e lo attesta per tutta la Chiesa il Simbolo Apostolico: «... patì sotto Ponzio Pilato, fu crocifisso, morì e fu sepolto, discese all’inferno, il terzo giorno risuscitò dai morti...».

      Infine, la Liturgia bizantina del Santo e Grande Sabato così canta:


«Quando discendesti nella morte, o vita immortale, allora mettesti a morte l’ade con la folgore della tua divinità; e quando risuscitasti i morti dalle regioni sotterranee, tutte le schiere delle regioni celesti gridavano: o Cristo datore di vita, Dio nostro, gloria a te»;

«In alto in trono e in basso nella tomba, tale ti contemplarono, o mio Signore, gli esseri ipercosmici e quelli sotterranei, sconvolti dalla tua morte: poiché tu, oltre ogni comprensione, ti mostravi morto e suprema origine di vita [...] Per riempire della tua gloria tutte le cose, sei disceso nelle profondità della terra; a te infatti non era nascosta la mia persona in Adamo: sepolto e corrotto tu mi rinnovi, o amico degli uomini»;

«Quando tu vincesti col vigore del più forte, allora la tua anima si divise dalla carne: entrambe infatti spezzano le catene della morte e dell’ade, virtù del tuo potere, o Verbo»;

«Nel santo e grande sabato festeggiamo la sepoltura del corpo divino e la discesa all’ade del Signore, Dio e Salvatore nostro Gesù Cristo, per le quali la nostra stirpe è stata richiamata dalla corruzione e trasferita alla vita eterna».

«È stato distrutto il tempio immacolato, ma risuscita con sé la tenda caduta: il secondo Adamo, infatti, che dimora nel più alto dei cieli, è disceso verso il primo, fino alle stanze segrete dell’ade»; «Tu che di tua mano hai plasmato Adamo dalla terra, per lui hai assunto natura d’uomo, e per tuo volere sei stato crocifisso. / Sulla terra sei disceso per salvare Adamo, e non avendolo trovato sulla terra, o Sovrano, sino all’ade sei disceso per cercarlo. / Apparso nella carne come nuovo Adamo, o Salvatore, con la tua morte riporti alla vita Adamo, un tempo per invidia messo a morte». 



3. Dalla tradizione biblica, patristica, liturgica e dogmatica, l’iconografo raccoglie, medita e prega i temi teologico-esistenziali fondamentali che “trascrive” sull’icona.

Infatti, al centro pone la figura del Risorto con le vesti bianco-oro lucente, in movimento discendente (si osservi il movimento ondeggiante delle vesti) verso gli inferi o l’ade, simbolo della morte, non solo fisica, ma, molto di più, esistenziale, cioè simbolo del “nulla”, del non-senso della vita. Ai piedi del Risorto si trova la caverna nera degli inferi, le porte, scardinate, e messe l’una sull’altra a forma di croce, le sbarre, i chiodi, i pungiglioni, i chiavistelli e i catenacci rotti, smontati e dispersi un po’ dappertutto («Ringrazino il Signore per la sua misericordia, per i suoi prodigi a favore degli uomini; perché ha infranto le porte di bronzo e ha spezzato le sbarre di ferro»: Sal 107,15-16; cf. Is 45,2).





     Vincitore sulla morte (cf. 1Cor 15,54-57), il Risorto prende per mano Adamo, cioè l’Umanità, e lo rialza, gli ridona il senso autentico della vita (cfr. Mt 14,31); così farà per Eva, la madre dei viventi, che si trova alla sua sinistra (cf. Mc 1,31). Con Adamo, attendono la risurrezione tutti i giusti: il re Davide, il re Salomone, il precursore e amico dello Sposo Giovanni Battista, il profeta Daniele. Con Eva, attendono Mosè con le tavole della Torah, Isaia e altri profeti.

     Altre icone collocano nel basso, da un lato una schiera di santi vestiti di bianco, dall’altro le guardie del sepolcro tramortite.

     Nella mano sinistra il Signore risorto porta con sé un rotolo: per alcuni indica il documento del nostro peccato, per altri l’evangelo della salvezza che annunzia ai “prigionieri” (cf. Ef 4,19), per altri ancora il documento del “prezzo” del nostro riscatto, ovvero il perdono gratuito e incondizionato (cf. Rm 3,24; 1Cor 6,20; 7,23). In altre icone il Risorto nella mano sinistra porta con sé la croce: forse una maniera diversa per comunicare la stessa verità salvifica.

     Alle spalle del Risorto ritroviamo il diagramma a cerchio, e a volte a “mandorla” – già visto nell’icona della Trasfigurazione –, formato da cerchi concentrici, che rappresentano le sfere dei cieli, l’ultimo cerchio, il più oscuro, indica la presenza di Dio dalla quale escono i raggi dorati della luce divina.

     Sullo sfondo la luce dorata che illumina le rocce “scosse” e “aperte” (cf. Mt 27,51), sempre disegnate secondo la “prospettiva inversa”.
 
      Dunque, l’icona della Risurrezione o della Discesa agli inferi, ci aiuta a contemplare il valore salvifico del perdono gratuito del Signore che anticipa la nostra conversione e nel quale risiede l’unica ragion d’essere che la motiva (cf. Rm 3,24; 5,6-11; 1Gv 4,9-10). Come afferma Melitone di Sardi:

«Dio prese le vesti di uomo e soffrì come il sofferente, fu legato come il vinto, fu giudicato come il condannato; risuscitò dai morti e grida ora queste parole: Chi vuol parlare contro di me, venga avanti! Io ho salvato il condannato, ho ridato vita al morto, ho risuscitato il sepolto. Chi mi contrasta? Io, dice il Cristo, ho abolito la morte, ho vinto il nemico, ho calpestato l’inferno, ho legato il forte, ho rapito l’uomo nel più alto dei cieli. Venite, dunque voi popoli tutti, che siete invischiati del male, riceverete il perdono dei vostri peccati. Io sono il vostro perdono, la pasqua della vostra salvezza, l’agnello sgozzato per voi, la vostra acqua lustrale, la vostra luce, il vostro salvatore, la vostra risurrezione; il sono il vostro re».



      Inoltre, l’icona ci aiuta a contemplare il valore pasquale intrinseco della morte del Signore: con la sua morte egli ha sconfitto la nostra morte. La scelta solidale di una vita donata gratuitamente per l’altro, e che di propria iniziativa e per amore si abbassa fino a raggiungere l’abisso del non-senso in cui l’altro si è imprigionato, questa scelta “debole” si manifesta vincente su tutte le altre scelte “forti” che vanno nella direzione opposta, ovvero, scelte che tutto trattengono per sé, tutto pretendono di possedere e dominare, che amano “amarsi solo per sé” e odiano gli altri, in particolar modo i più deboli e i più impoveriti, considerandoli come gli scarti della storia…

      La vita cristiana è testimone di persone spiritualmente sensibili che sono diventati simili al Signore discendendo “negli inferi della storia”: come, ad esempio, Teresa di Lisieux, per stare alla “mensa dei peccatori” e vivere con loro quella solidarietà che si fa piccolo gesto di amore e di salvezza per l’altro; o come Silvano del Monte Atos, per imparare umilmente a portare dentro di sé Dio e l’umanità intera. Essi stanno agli inferi affinché l’inferno della storia sia svuotato e tutti abbiano un motivo per sperare nella vita.

Silenzio di adorazione per alcuni minuti

IV. Verso la Risurrezione del Signore: Vangelo secondo Marco 16,1-8.
     È il Vangelo che ascolteremo nella Veglia Pasquale, dove le donne ricevono per prime dall’angelo – da Dio – il mandato di annunciare agli apostoli la Risurrezione del Signore, e per questo sono state chiamate “Apostole degli Apostoli”. La reazione delle donne è caratterizzata dal timore, cioè dalla consapevolezza di essere state coinvolte nella rivelazione stessa di Dio che mostra loro la potenza salvifica della Risurrezione all’interno della vicenda umana.

    Con la Domenica di Pasqua si apre il Tempo Pasquale di cinquanta giorni fino alla solennità della Pentecoste: sono giorni dedicati alla mistagogia, vale a dire a far riflettere sull’evento pasquale celebrato e le sue implicanzioni per il nostro stile di vita, per il nostro modo di essere e di agire.

       Leggiamo ora attentamente e con calma Marco 16,1-8.

 

1Passato il sabato, Maria di Màgdala, Maria madre di Giacomo e Salome comprarono oli aromatici per andare a ungerlo. 2Di buon mattino, il primo giorno della settimana, vennero al sepolcro al levare del sole. 3Dicevano tra loro: «Chi ci farà rotolare via la pietra dall’ingresso del sepolcro?».

4Alzando lo sguardo, osservarono che la pietra era già stata fatta rotolare, benché fosse molto grande. 5Entrate nel sepolcro, videro un giovane, seduto sulla destra, vestito d’una veste bianca, ed ebbero paura. 6Ma egli disse loro: «Non abbiate paura! Voi cercate Gesù Nazareno, il crocifisso. È risorto, non è qui. Ecco il luogo dove l’avevano posto. 7Ma andate, dite ai suoi discepoli e a Pietro: “Egli vi precede in Galilea. Là lo vedrete, come vi ha detto”».

8Esse uscirono e fuggirono via dal sepolcro, perché erano piene di spavento e di stupore. E non dissero niente a nessuno, perché erano impaurite.



Dopo quel sabato, al farsi dell’alba,
lungo la strada chiedevan le donne:
«Chi mai potrà rovesciare la pietra?»,
e dentro il cuore ancora la notte.

Ancora notte, per tutti i discepoli,
tristi, smarriti, inghiottiti dal buio:
tranne la Madre che stava in silenzio,
non uno di essi gli aveva creduto.

È ancora notte per tutta la terra?
Senza il Risorto è Notte dovunque,
sono una favola pur le Scritture,
non ha un futuro la storia dell’uomo.

           (Davide Turoldo)

 




      Vorrei parlarvi a lungo di tombe vuote, come grembi vuoti dopo il parto. Di macigni che rotolano dall'imboccature dei sepolcri, liberandone la preda. Di pianti accesi di donne che cercano tra i morti il vivente.

     Vorrei parlarvi a lungo di primavere che irrompono e di segni di tempi interiori o di stagioni spirituali fiorenti sotto l'urto della grazia. Di albe incantate che mutano il lamento degli uomini.

      Vorrei parlarvi a lungo di Lui, risorto con le stigmate del dolore. Di schiavitù sconfitte. Di catene rotte. Di abissi inebrianti di libertà.

        Ma come tradurrò in termini nuovi l'annuncio di liberazione, io successore degli apostoli? Ecco, forse solo con una preghiera.

Aiutaci, Signore,
a portare avanti nel mondo e dentro di noi
la tua Risurrezione.
Dacci la forza di frantumare tutte le tombe
in cui la prepotenza, l'ingiustizia, la ricchezza, l'egoismo,
il peccato, la malattia, il tradimento, la miseria, l’indifferenza
hanno murato gli uomini vivi.
E mettici una grande speranza nel cuore.
       (Don Tonino Bello)

Breve pausa di silenzio


Solista: Come popolo di Dio, chiamato ad essere testimone della forza creativa della Risurrezione del Signore, diciamo insieme:

Tutti: Padre nostro che sei nei cieli, 
sia santificato il tuo nome.
venga il tuo Regno, sia fatta la tua volontà
come in cielo, così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano
e rimetti a noi i nostri debiti,
come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori,
e non abbandonarci alla tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.


- Concludere con la Preghiera:
Tutti: Signore Risorto, fa’ che diventiamo noi stessi la tua novità nel mondo, il lieto annuncio che tu sei veramente risorto, e risorti anche noi con te, testimoni della speranza che non muore. Te lo chiediamo perché tu sei nostro Fratello e Signore, vivente nei secoli dei secoli. AMEN.

Solista: Benediciamo il Signore.

Tutti: Rendiamo grazie a Dio.



V. Proposta di preghiera per il pranzo

Tutti: Sii benedetto, Signore Dio nostro,
che ci colmi dei tuoi beni
nel tuo Figlio Gesù, Luce del mondo.
Donaci un’anima di poveri,
per partecipare a questo pasto con cuore grato,
nella serena attesa della risurrezione
di Gesù Cristo nostro Signore. Amen.
       (da Preghiere per una tavola fraterna)


Per il giorno di Pasqua

Tutti: Sii benedetto, Signore Dio nostro,
per Gesù tuo Figlio risorto dai morti.
Per confermare la fede dei discepoli,
mangiò con loro dopo la sua risurrezione.
Concedi anche a noi la conoscenza della verità,
affinché, partecipi della stessa gioia,
prendiamo questo pasto con riconoscenza.
Per Gesù Cristo nostro Signore. Amen.
    (da Preghiere per una tavola fraterna)