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domenica 5 luglio 2026

La breve ma intensa e significativa visita pastorale di Leone XIV a Lampedusa sulle orme di quella di Papa Francesco

VISITA PASTORALE DEL SANTO PADRE A LAMPEDUSA

Campo sportivo "Arena" in Località Salina
Sabato, 4 luglio 2026

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Da Lampedusa, lembo del vecchio continente nel Mediterraneo, l’accorato appello di Leone XIV

Il rispetto della dignità dei migranti
responsabilità epocale per l’Europa


E agli abitanti dell’isola, tra cui diversi sopravvissuti ai naufragi, dice:
«Il Papa continua ad accompagnarvi, vi sostiene e vi incoraggia»

«Da questo estremo lembo d’Europa nel Mare Mediterraneo, si vede meglio la chiamata epocale che il fenomeno migratorio rivolge alle società europee». Per questo motivo Leone XIV si è recato sabato 4 luglio in visita pastorale a Lampedusa, sulle orme del predecessore Francesco, che scelse l’isola siciliana come meta del primo viaggio del suo pontificato.

Papa Prevost lo ha spiegato nella messa celebrata al campo sportivo alla presenza di quattromila fedeli, evidenziando come su questi temi il vecchio continente possieda «un potenziale unico, che deriva dalla sua storia e dalla sua cultura» ma anche «una pari responsabilità». L’Europa, ha detto, «è in grado di affrontare la crisi in modo organico, inserendo il primo soccorso in un piano strategico di lungo periodo, capace di accogliere, proteggere, promuovere e integrare i migranti e, nello stesso tempo, lavorando per lo sviluppo, così che nessuno sia costretto a emigrare». Il tutto «vigilando sul rispetto della dignità di ogni persona». Si tratta, ha chiarito, di «un compito delle istituzioni pubbliche, ma anche di tutta la società civile e della Chiesa», ha aggiunto con la forte denuncia che «i morti in questo mare sono vittime sia di decisioni prese sia di decisioni mancate».

Iniziata con una toccante sosta di preghiera al cimitero dell’isola, la visita di Leone XIV è proseguita poi alla Porta d’Europa dove è stato accolto da alcuni migranti, e al Molo Favaloro, da oggi intitolato a Papa Bergoglio. Infine la celebrazione della messa sotto lo sguardo della Madonna di Porto Salvo, la cui immagine era presente sull’altare. Dopo il rito Leone XIV è tornato all’aeroporto dell’isola per salire sul velivolo che alle 14.04 è atterrato a Roma-Ciampino. Da lì il rientro in Vaticano.
(fonte: L'Osservatore Romano 04/07/2026)

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In un minuto la visita di Leone XIV a Lampedusa

Il racconto con le immagini esclusive di Vatican Media della mattinata del Papa sull'isola pelagia


Una visita caratterizzata da gesti significativi e dalla celebrazione della Messa nel Campo sportivo “Arena” di Lampedusa. E' durata alcune ore la permanenza di Papa Leone sull'isola del Mediterraneo e sulle orme di Papa Francesco che scelse questo luogo, l'8 luglio 2013, come primo posto da visitare fuori dal Vaticano. Giunto intorno alle 9, il Pontefice ha prima reso omaggio alle vittime del mare nel cimitero di Lampedusa e poi ha attraversato la Porta d'Europa. A seguire la benedizione di una targa che decreta il cambio di nome del molo dell'isola, dedicato ora a Papa Francesco. Infine la Messa e il ritorno in Vaticano.
(fonte: Vatican News 04/07/2026)


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Pere approfondire vedi anche:


venerdì 22 maggio 2026

A 11 anni dalla Laudato si’ Leone XIV va nella “Terra dei fuochi”, sfregiata da inquinamento, camorra e tumori


A 11 anni dalla Laudato si’ Leone XIV va nella “Terra dei fuochi”, sfregiata da inquinamento, camorra e tumori

Il 23 maggio 2015 papa Francesco pubblicava la lettera enciclica Laudato si’, in cui parlava dell’ecologia integrale, che presuppone il rispetto della persona umana e dei suoi diritti fondamentafranli, e la cura della Terra, la nostra casa comune. 11 anni dopo, Leone XIV ricorderà simbolicamente quell’enciclica in uno dei luoghi simboli della violenza spietata che uccide le persone e devasta l’ambiente: la Terra dei fuochi, in Campania, dove si muore per i rifiuti tossici disseminati nel terreno, risultato di un traffico internazionale dei rifiuti e dell’inefficacia della politica

Il corteo dei cittadini di Acerra, nel Napoletano, in piazza per contro i roghi di rifiuti 
che continuano ad inquinare la cosiddetta “Terra dei Fuochi”, 7 settembre 2019. ANSA / CIRO FUSCO

Nei primi anni del 2000 lavoravo come cronista tra Napoli e provincia per un giornale e un settimanale di cronaca. Un giorno, fui contattata da alcuni abitanti di Acerra, un comune tra Napoli, nolano e casertano. Mi segnalavano un fatto inquietante. In alcuni pozzi l’acqua fredda ribolliva. Non era un fenomeno vulcanico: stava succedendo qualcosa di grave.

DA CAMPANIA FELIX A TERRA DEI FUOCHI

L’antica Campania Felix, così definita dallo scrittore latino Plinio il Vecchio nel I secolo dopo Cristo per la sua eccezionale fertilità, era stata violentata dalla camorra e stava per diventare la “Terra dei fuochi”. Questa espressione fu usata solo qualche anno dopo da Legambiente, che in diversi rapporti parlò dei traffici illegali della “Rifiuti spa“, per denunciare l’inquinamento di ampie aree del napoletano e del casertano (e non solo), in cui si bruciavano i rifiuti tossici per eliminarli, rendendo l’aria irrespirabile e il terreno inquinato. Ma dietro quei roghi – anzi sotto – c’era molto di più. C’erano fusti radioattivi e altri rifiuti speciali interrati dalla camorra, provenienti da aziende del Nord Italia e finanche dall’estero, per un traffico internazionale che culminava in Campania.

Nel comune acerrano, dunque, mi riferirono gli abitanti, accadevano fatti inquietanti. C’erano troppi tumori. E nascevano animali deformati. Ricordo ancora un mostruoso agnello con due teste. Chiunque transitasse in quel comune, del resto, da anni vedeva acqua giallastra, puzzolente e schiumosa, proveniente da una fabbrica locale, scorrere nei canali di scolo delle campagne. Un ulteriore inquinamento avvenuto per anni quotidianamente, alla luce del sole.

Un momento della manifestazione contro i roghi tossici a Napoli. 25 ottobre 2014. ANSA/CESARE ABBATE/

Cominciai dunque ad occuparmi della cosiddetta “emergenza rifiuti” durata decenni, rapportandomi quotidianamente con i sindaci e i residenti delle zone coinvolte. In particolare, ci fu un confronto continuo con l’allora sindaco di Acerra, Michelangelo Riemma, molto impegnato nella difesa del territorio e aspramente contrario alla realizzazione del termovalorizzatore (poi costruito) nel suo comune. Si scoprì poi che in un quinto dei pozzi di Acerra – e Riemma lo denunciò in un’audizione in Parlamento – l’acqua era fortemente inquinata. C’erano metalli pesanti e «anomalie magnetometriche imputabili alla presenza nel sottosuolo di masse con proprietà ferromagnetiche».

Anche i terreni, irrigati con quelle acque, risultarono contaminati e, con loro, gli animali. Migliaia di pecore, capre, bovini e bufale che brucavano l’erba di quei pascoli furono destinati al macello. Quegli animali erano malati, proprio come i loro padroni. E in migliaia sparirono, incredibilmente, di notte, rivenduti sottobanco o macellati di nascosto con documenti falsi, o interrati, senza rispettare le procedure di smaltimento. Un altro giro d’affari gestito dalla camorra. E i controlli?


Il corteo dei cittadini di Acerra, nel Napoletano, in piazza per contro i roghi di rifiuti 
che continuano ad inquinare la cosiddetta “Terra dei Fuochi” , 7 settembre 2019. ANSA / CIRO FUSCO

AUMENTANO TUMORI E MALFORMAZIONI

Nello stesso periodo, ottenni copia del Registro tumori coordinato da Mario Fusco dell’allora Asl Napoli 4. Nei primi anni del 2000 c’era un’incidenza maggiore rispetto al resto d’Italia per i tumori ai polmoni, alla laringe, al fegato, alle vie urinarie e il linfoma non Hodgkin. C’era inoltre un aumento delle malformazioni nei neonati. Nel quinquennio successivo, emergeva invece un aumento marcato dei tumori della prostata (+19%) e del colon-retto (+10%), e incrementi dei tumori del pancreas, del rene e del testicolo nei maschi. Per le donne aumentavano i tumori del colon retto, della tiroide e della mammella.

Per noi che vivevamo in quelle zone, era una tortura quotidiana. L’aria era irrespirabile, la raccolta dei rifiuti non funzionava. I cittadini differenziavano la spazzatura, che poi veniva sversata in cumuli indifferenziati per strada, con una puzza terribile e il proliferare di insetti e topi. I roghi venivano appiccati quotidianamente ovunque: anche a ridosso di case e campagne, secondo una regia criminale preordinata. L’azione dell’ex presidente della Campania e commissario per i rifiuti, Antonio Bassolino, fu fortemente contestata. Vennero spesi ingenti capitali per spedire fuori regione i rifiuti, e si accumularono oltre 5 milioni di tonnellate di ecoballe non riciclabili. Successivamente, si arrivò all’inaugurazione del termovalorizzatore di Acerra, tra innumerevoli polemiche e proteste, per la vetustà della struttura e per la continua devastazione di un territorio già fortemente inquinato.

Fu promessa una bonifica. E i cittadini, dopo decenni, la stanno ancora aspettando.

Presidio all’esterno dell’inceneritore di Acerra dei gruppi ambientalisti, 29 agosto 2022. ANSA/CESARE ABBATE

LE RIVELAZIONI DEI PENTITI: TRA VENT’ANNI QUI MORIRANNO TUTTI

Il peggio, tuttavia, si scoprì con le dichiarazioni di alcuni pentiti della camorra. Il problema non era solo l’aria irrespirabile. Su un territorio di 1.100 km² tra le province di Napoli e Caserta erano stati sepolti o dati alle fiamme milioni di tonnellate di rifiuti industriali, tossici, radioattivi e ospedalieri. A partire dagli anni ‘90, il boss pentito Carmine Schiavone, cugino dell’allora capo dei casalesi Francesco Schiavone, detto Sandokan, aveva raccontato ai magistrati dell’enorme traffico di rifiuti tossici che dal Nord Italia e dall’estero venivano sversati nelle campagne e nelle cave del napoletano e del casertano. Era il 1997 quando dichiarò ai parlamentari della Commissione d’inchiesta sui rifiuti che i residenti rischiavano di morire nell’arco di vent’anni. Purtroppo, quei verbali furono coperti dal segreto di Stato per 16 anni. Solo nel 2013 furono desecretati. Intanto, però, le voci giravano e i ritrovamenti pure: in un terreno, scavando, fu ritrovato un intero tir interrato col suo carico tossico. Ci fu chi raccontò che, di notte, mentre si costruivano i palazzi, nei cantiere si lasciavano entrare i tir che scaricavano strani fusti tossici. Erano voci e trovarono successivamente conferma: si spiegava così quell’impennata di tumori che colpiva le famiglie di singoli palazzi o quartieri. Non c’erano regole e non c’era coscienza. I rifiuti tossici furono sepolti anche vicino alle scuole dell’infanzia. Ogni buco era un nascondiglio perfetto per un business illegale milionario, che riuniva illecitamente l’Italia.

Protesta all’inceneritore di Acerra da parte dei gruppi di precari e disoccupati organizzati. 
14 novembre 2013. ANSA/CESARE ABBATE

LE FALDE ACQUIFERE INQUINATE

Alla luce di quanto vivevano, gli abitanti della Terra dei fuochi non bevevano l’acqua dei rubinetti, che tra l’altro usciva spesso torbida, scura, a volte con uno strano sapore. Un’altra spesa che i residenti si sono accollati di fronte ad una bonifica mai avvenuta. E i loro timori hanno trovato conferma. Come sappiamo, quando la polvere si nasconde sotto il tappeto, non scompare. Si accumula e ad un certo punto il problema diviene evidente. Da uno studio del 2026 della Federico II, è infatti stato scoperto che nelle falde acquifere di molti comuni di tutte le province campane si superano i limiti di legge per diverse sostanze tossiche. Ad esempio il TCE, tricloroetilene, classificato come sicuramente cancerogeno (gruppo a) per le persone. Provoca danni al sistema nervoso, aumenta l’incidenza della malattia di Parkinson, provoca il tumore del rene, del fegato e il linfoma non-Hodgkin. Superamenti anche per il PCE (tetracloroetilene), sostanza classificata come probabilmente cancerogena, e rinvenuta oltre i limiti nelle acque sotterranee di 4 province su 5 (esclusa Benevento). Può provocare danni a fegato e reni, ai polmoni e al cervello.

La conclusione è che la popolazione campana si avvelena ogni giorno, bevendo acqua, cucinando, irrigando i campi, lavandosi, andando a scuola… A Villa Literno, nel casertano, per esempio, le acque tossiche escono anche dai rubinetti di edifici pubblici, come la scuola, la stazione dei carabinieri, gli uffici comunali… L’Università Federico II ha chiesto alla Regione di prendere urgenti provvedimenti nelle zone interessate. Ad Acerra, come prevedibile, la sostanza più cancerogena, TCE, è presente in valori elevati: appare evidente l’associazione con l’elevato aumento dei tumori nell’area. Parliamo di zone densamente abitate, e note per le produzioni agricole, per cui dalla Regione è partita una richiesta alle Asl, per «verifiche specifiche sugli usi irrigui, sull’esposizione indiretta e sulle possibili interferenze con la filiera agroalimentare. La contaminazione può determinare esposizioni dirette per usi domestici non controllati, esposizioni indirette attraverso la catena alimentare, nonché possibili effetti sugli ecosistemi, anche con fenomeni di bioaccumulo».

Deposito di ecoballe di Villa Literno, 11 giugno 2016. ANSA/Presidenza del Consiglio dei ministri/ TIBERIO BARCHIELLI

L’ALLARME DELLA MARINA AMERICANA AI MARINES: NON BEVETE QUELL’ACQUA

Nessuno. Nessuno degli amministratori che nell’ultimo ventennio hanno guidato la Campania può dire di non aver saputo. E nemmeno i governi nazionali possono addurre questa giustificazione. E la legge 147/2025 del governo Meloni, che ha convertito il decreto Terra dei fuochi, è un primo (tardivo) passo, ma non basta a bonificare una situazione incancrenita da decenni.

Già nel 2008, per esempio, il locale comando americano U.S. Navy condusse dei test sulle acque, sull’aria e sul terreno delle aree dove vivevano i soldati americani tra Napoli e Caserta. La Marina americana coinvolse nello studio l’Agenzia regionale per la protezione ambientale Campania (ARPAC) e le istituzioni furono informate dei risultati. Anche allora fu evidente la presenza di TCE: fu imposto l’uso di acqua in bottiglia ai militari americani e chi risiedeva nelle zone più a rischio fu trasferito in aree più sicure. Tra le sostanze individuate c’era anche la diossina, che provoca danni alla pelle, al fegato, predispone per il diabete e altro ancora.
Un momento della manifestazione pacifica “Fiume in piena” per dire no al “biocidio”. 
L’iniziativa è stata promossa dall’associazione “Terra dei Fuochi”, Napoli, 16 novembre 2013. ANSA / CIRO FUSCO

AUMENTANO I TUMORI MALIGNI, ANCHE NEI BAMBINI

In Campania l’inquinamento è confermato anche per le PFAS. Secondo i dati dell’ARPAC, in undici falde acquifere sotterranee «si riscontrano superamenti dei limiti di quantificazione per varie specie di PFAS: PFBS, PFOS, PFHxA , PFHxS , PFPeA , PFHpA, PFOA, 6:2 FTS, PFBA, PFHpS, PFNA, FDoDA». Tutte queste sostanze provocano anche malformazioni nei neonati e, purtroppo, i tumori maligni colpiscono anche i più piccoli, sin dai primi mesi di vita.

Lo testimonia il Registro tumori della Campania (pag. 57), che certifica un aumento significativo dei tumori ai reni, polmoni, colon e retto, tiroide, testicoli, mammella, linfoma non Hodgkin… Nei maschi i primi cinque tumori in Campania per tassi di incidenza sono rappresentati da quelli del polmone, della prostata, del colon-retto, della vescica e del fegato. Nelle donne il primo tumore in assoluto è quello della mammella, seguito dai tumori del colon retto; del polmone (con trend in costante aumento), della tiroide e del corpo dell’utero.

Come si legge nell’ultima pagina del registro tumori, a proposito dei bambini, la sopravvivenza a 5 anni dopo una diagnosi di tumore maligno è in media pari all’84%. Per le leucemie, si arriva all’87%. «Al contrario i tumori maligni del sistema nervoso centrale e i sarcomi dell’osso mostrano le più basse probabilità di sopravvivenza, rispettivamente pari al 54% e al 68%.

In Campania, per questi tumori, sopravvive poco più della metà dei piccoli malati.

Papa Leone XIV. Credit: ANSA/Riccardo Antimiani.

23 MAGGIO, PAPA LEONE XIV INCONTRERÀ I FEDELI

Ai genitori di questi bambini, ai malati, ai fedeli della Terra dei fuochi parlerà, sabato 23 maggio, papa Leone XIV, che li incontrerà proprio ad Acerra, terra simbolo della strage silenziosa provocata dall’accordo micidiale tra camorra e aziende di Lombardia, Veneto, Piemonte, Emilia-Romagna, Toscana, Marche…, ed estere – a cui lo Stato non ha ancora dato una risposta. L’occasione sarà data dall’undicesimo anniversario della lettera enciclica Laudato si’ pubblicata da papa Francesco il 24 maggio 2015, in cui parlava dell’ecologia integrale, che presuppone il rispetto della persona umana e dei suoi diritti fondamentali, e la cura della Terra, la nostra casa comune.

In quell’occasione così importante, Leone XIV ha scelto di andare in uno dei luoghi simbolo della devastazione, umana e ambientale. La visita del papa riaccenderà i riflettori su questa terra ferita: speriamo che dopo la sua partenza la politica non li spenga, ancora una volta.
(fonte: Città Nuova, articolo di Sara Fornaro 20/05/2026)



martedì 19 maggio 2026

“La gioia del Vangelo resta viva”: all’Antonianum il convegno sull’eredità spirituale di Papa Francesco


“La gioia del Vangelo resta viva”:
all’Antonianum il convegno
sull’eredità spirituale di Papa Francesco 

Papa Francesco

Una riflessione intensa sull’eredità umana, spirituale e pastorale lasciata da Papa Francesco alla Chiesa e al mondo contemporaneo. È questo il cuore del convegno “L’eredità spirituale di Papa Francesco per la Chiesa e per l’umanità”, svoltosi il 16 maggio presso la Pontificia Università Antonianum e promosso da Angele Rachel Bilegue, accompagnata spiritualmente dal Pontefice nel corso della sua vita. L’incontro, coordinato da Lucia Antonioli, ha riunito 52 partecipanti e quattro relatori, che hanno condiviso testimonianze, riflessioni ed esperienze personali legate al pontificato di Francesco.

L’eredità comunicativa di Papa Francesco e la voce degli ultimi

Ad aprire il convegno è stato Piero Di Domenicantonio, che ha approfondito il tema dell’eredità comunicativa di Papa Francesco a partire dalla sua esperienza di giornalista dell’Osservatore Romano. E nel suo intervento ha presentato anche il progetto L’Osservatore di Strada, iniziativa editoriale dedicata a dare voce ai poveri e agli emarginati, realtà sostenuta e conosciuta direttamente da Papa Francesco. Di Domenicantonio ha evidenziato come il Pontefice abbia sempre incoraggiato una comunicazione capace di partire dalle periferie esistenziali, mettendo al centro le persone più fragili e dimenticate.

Sorella Angele: “La gioia è stata il cuore del magistero di Francesco”

Particolarmente toccante l’intervento di Sorella Angele Rachel Bilegue, che ha approfondito il significato dell’eredità spirituale lasciata da Papa Francesco soffermandosi sul tema centrale della “gioia”, elemento ricorrente nel suo magistero.

La religiosa ha richiamato due documenti fondamentali del pontificato: Evangelii Gaudium e Amoris Laetitia, sottolineando come il messaggio cristiano proposto dal Papa sia sempre stato fondato sulla gioia del Vangelo e sull’amore vissuto nella quotidianità delle relazioni umane.

Accanto alla riflessione teologica, Sorella Angele ha condiviso anche una testimonianza personale sulla sua relazione spirituale e filiale con Papa Francesco. Il racconto si è sviluppato in tre momenti significativi: il tempo vissuto accanto al Pontefice durante la sua vita, il periodo del ricovero al Policlinico Gemelli e la continuità di questo legame spirituale anche dopo la sua morte.

Una testimonianza intensa che ha restituito ai presenti il volto umano e paterno di Francesco, descritto come una guida spirituale capace di accompagnare con semplicità, ascolto e attenzione concreta verso le persone.

Le testimonianze di don Giorgetta e don Bellino

Nel corso del convegno è intervenuto anche Benito Giorgetta, che ha condiviso alcuni episodi personali legati alla sua amicizia con Papa Francesco, mettendone in luce la straordinaria semplicità e umanità.

Attraverso i racconti contenuti nel suo libro Ho incontrato Francesco, don Giorgetta ha ricordato in particolare l’esperienza vissuta accanto al Pontefice durante il viaggio verso la Giornata Mondiale della Gioventù 2023, sottolineando la capacità di Francesco di far sentire ogni persona accolta e ascoltata.

A concludere gli interventi è stato Michele Bellino, che ha raccontato quanto il magistero di Papa Francesco abbia inciso profondamente sul suo ministero sacerdotale. Con emozione ha ricordato l’unico incontro avuto con il Pontefice durante la visita papale a Bari, definendolo un momento determinante del proprio percorso umano e pastorale.

Un’eredità spirituale che continua a parlare alla Chiesa e al mondo

Il convegno si è concluso in un clima di profonda partecipazione e gratitudine, evidenziando come l’eredità di Papa Francesco continui a rappresentare un punto di riferimento non solo per la Chiesa, ma anche per la società contemporanea.

Dalle testimonianze emerse è apparso con forza il tratto distintivo del pontificato di Francesco: una fede vissuta nella prossimità, nell’ascolto e nell’attenzione agli ultimi, capace ancora oggi di parlare al cuore delle persone e di indicare alla Chiesa uno stile evangelico fondato sulla misericordia, sulla fraternità e sulla gioia del Vangelo.
(fonte: Faro di Roma, articolo di Letizia Lucarelli 18/05/2026)


mercoledì 6 maggio 2026

Francesco, il Papa venuto dalla fine del mondo

Roberto Cutaia
Francesco, il Papa venuto dalla fine del mondo


A un anno dalla morte di Papa Francesco (21 aprile 2025-2026), il volume dal titolo Francesco. Il Papa venuto dalla fine del mondo (a cura di Roberto Cutaia, Nisroch, Macerata 2026, pp. 165, euro 20,00), ne ripercorre il magistero alla luce delle sfide del presente. Il libro riunisce voci diverse, esperti dei rispettivi ambiti del magistero di Papa Francesco, per interrogare una figura che ha saputo parlare al cuore del nostro tempo.

«Papa Francesco ha lasciato questo mondo da quasi un anno – scrive nella prefazione al volume il card. Pietro Parolin, Segretario di Stato Vaticano -. Nel tempo che scorre, emergono con più nitidezza i tratti essenziali del suo Magistero, quello che ha donato a tutti attraverso i suoi documenti, le catechesi, le omelie, comprese le tante pronunciate a braccio nella cappella della residenza di Santa Marta. Nei 12 anni, un mese e 8 giorni del suo Pontificato, Papa Bergoglio ci ha aiutato a percepire e riconoscere che anche nei tempi difficili e confusi il Cuore di Gesù salva i cuori di uomini e donne, giovani e anziani abbracciandoli col suo perdono e la sua misericordia. Ha ripetuto che i sacramenti, a cominciare dal Battesimo, sono gesti del Signore, con cui la sua misericordia ci dona vita, ci sostiene e ci guarisce nel nostro cammino, medicine per noi peccatori, non benemerenze riservate ai perfetti. Papa Francesco ha ripetuto tante volte e ci ha aiutato a riconoscere che la Chiesa non vive per sé stessa, e non brilla di luce propria, ma può riflettere solo la luce di Cristo, “luce delle genti”, proprio come accade alla luna, che riflette la luce del sole. Per questo ha citato tante volte l’immagine cara agli antichi Padri della Chiesa, che suggerisce come mistero intimo della Chiesa quello del Mysterium Lunae, il “mistero della luna” […]».

Nell’introduzione, Arturo Sosa Abascal (Generale dell’Ordine dei Gesuiti), scrive: «Ci sono molti modi di avvicinarsi allo stile della vita di papa Francesco data la ricchezza straordinaria della sua umanità di cui siamo stati tutti (o quasi) ammirati testimoni. Uno stile maturato, secondo la secolare tradizione della Compagnia di Gesù, prima in tanti anni di formazione umana, culturale e spirituale e insieme di esperienze pastorali in mezzo al Popolo di Dio. Poi nel ministero episcopale all’Arcidiocesi di Buenos Aires e alla Chiesa latino-americana. Infine, il servizio alla Chiesa universale come Vescovo di Roma, cioè nell’esercizio del ministero petrino di presiedere le Chiese nel mondo edificando l’unità nella carità al servizio della missione del Signore Gesù […]».

Il libro attraversa i nodi essenziali del suo pontificato: la misericordia, il dialogo, la pace, la fraternità universale. Non un bilancio conclusivo, ma un invito a comprendere un’eredità ancora aperta. I contributi sono di Alessandro Andreini, Fernando Bellelli, Fulvio De Giorgi, Cristiana Dobner, Arianna Dutto, Bruno Forte, Markus Krienke, Le Monache Benedettine dell’Isola San Giulio, Silvia Magistrini, Gianni Maritati, Vito Nardin, Fernando Rivas, Suore della Provvidenza Rosminiane, Paolo Usellini.

«Il libro che il lettore ha tra le mani − si legge nell’introduzione del curatore − è una pubblicazione agile e dinamica su un “grande” protagonista della scena mondiale dei primi decenni del terzo millennio. Si tratta di papa Francesco, il 266° papa della Chiesa cattolica (13 marzo 2013 – 21 aprile 2025) al secolo Jorge Mario Bergoglio (1936-2025). Papa Francesco è stato un vero pastore d’anime, schietto (e pertanto non sempre compreso) e soprattutto allergico ai compromessi della tiepidezza e alle ambiguità del doppio gioco […]».
(fonte: Settimana News  02/05/2026) 


martedì 21 aprile 2026

21 aprile 2025 /21 aprile 2026 Un anno senza Papa Francesco - Papa Francesco e la Chiesa italiana Card. Matteo Zuppi: “Ci ha dato il coraggio di sognare”

21 aprile 2025 /21 aprile 2026 Un anno senza Papa Francesco
  
Papa Francesco e la Chiesa italiana:
“Ci ha dato il coraggio di sognare”

Nel giorno del 1° anniversario della scomparsa di Papa Francesco, pubblichiamo la prefazione del Card. Matteo Zuppi, Arcivescovo di Bologna e Presidente della CEI, al volume “Con volto di mamma. Discorsi e interventi alla Chiesa italiana” (Libreria Editrice Vaticana, 336 pagine, 20 euro, in libreria nei prossimi giorni). Il testo raccoglie gli interventi di Papa Bergoglio alle Assemblee Generali, i messaggi, i discorsi rivolti nelle varie occasioni di incontro con i cattolici e la società italiana. Tra i vari contributi, il discorso al Convegno ecclesiale di Firenze nel novembre 2015, dal quale è stato tratto il titolo del volume.


Il primo sentimento è senza dubbio la gratitudine: a Dio, per il dono di Papa Francesco e del suo ministero a servizio della Chiesa; a papa Francesco, per le numerose occasioni di incontro che ci ha concesso durante il suo Pontificato; ai miei predecessori alla guida della Conferenza episcopale italiana, i cardinali Angelo Bagnasco e Gualtiero Bassetti, per aver favorito e promosso le diverse iniziative coronate con le parole del Santo Padre; all’Ufficio nazionale per le comunicazioni sociali, per l’impegno profuso nel raccogliere, in un unico volume, i vari discorsi pronunciati da papa Francesco alla Cei; a quanti leggeranno o sfoglieranno queste pagine, per i ricordi o le ispirazioni che ne ricaveranno… Di tutto, rendiamo lode al Signore!
Il secondo sentimento, legato al primo e da cui scaturiscono tutti gli altri, è l’amore. Questo testo, infatti, non vuole essere un’operazione di archivio, ma un servizio alla memoria e, insieme, al futuro. Perché la memoria, quando è cristiana, non è mai nostalgia: è responsabilità, discernimento, scelta.

Le pagine che seguono ci portano davanti al Signore, che guarda il nostro presente e ci aiuta a contemplare e a scegliere il futuro. È ciò che papa Francesco ha fatto con noi, con la Chiesa in Italia, in anni così intensi e difficili. Con le sue parole, ci ha incoraggiati a camminare, a non chiuderci, a dialogare mettendoci prima in ascolto sincero dell’altro, a non lasciarci addomesticare dalla stanchezza, dall’abitudine, da quella rassegnazione che sembra prudenza e, invece, è paura.
I discorsi sono quelli rivolti alle Assemblee generali della Cei, in occasione di eventi nazionali e di udienze concesse agli Uffici e Servizi della Segreteria generale. A fare da filo rosso c’è l’imperativo «Non lasciatevi rubare la speranza!» (Discorso, 11 agosto 2018), una carezza e una scossa, perché la speranza viene rubata davvero: quando ci abituiamo al male, quando accettiamo la divisione come fosse normale, quando riduciamo il Vangelo a una parola tra le tante, quando la Chiesa finisce per difendere se stessa invece di donarsi, quando la comunità diventa un insieme di individui e non un popolo che impara a pensarsi insieme.

Papa Francesco ci ha chiesto, con insistenza, di non fermarci. «Ecco, dunque, la prima consegna: continuate a camminare. Si deve fare» (Discorso, 25 maggio 2023). È una conversione concreta: continuare a camminare «lasciandovi guidare dallo Spirito», non dalle abitudini; non dalle strutture che rassicurano; non dal formalismo che irrigidisce. Perché «una Chiesa appesantita dalle strutture, dalla burocrazia, dal formalismo faticherà a camminare nella storia, al passo dello Spirito, rimarrà lì». È la consegna della libertà evangelica, una chiamata a togliere peso per tornare a essere leggeri, cioè capaci di andare incontro. Nei vari discorsi emerge una costante: papa Francesco non ci ha parlato “da lontano”. Si è affiancato. È entrato nella vita concreta delle nostre comunità e del nostro Paese. Ha visto la messe, tanta, come tanti sono coloro che soffrono: i poveri, i fragili, gli scartati, chi non ha voce, chi porta addosso ferite che spesso restano invisibili; ha visto i giovani delusi, le famiglie ferite, chi si sente straniero, chi vive ai margini. E ci ha chiesto di fare altrettanto, senza paura: di condividere le loro ferite, di non assuefarci al dolore, di non lasciare morire la pietà. Non con un linguaggio che giudica, ma con uno sguardo che salva. Non con una Chiesa che seleziona, ma con una Chiesa che abbraccia.
A Firenze, ci ha consegnato un’immagine che resta decisiva e che deve diventare stile: «Desidero una Chiesa lieta col volto di mamma, che comprende, accompagna, accarezza» (Discorso, 10 novembre 2015). E subito dopo ci ha affidato una responsabilità che non ammette alibi: «Sognate anche voi questa Chiesa, credete in essa, innovate con libertà». Non è romanticismo. È Vangelo. È la scelta di una Chiesa che non vive di difesa, ma di prossimità; che non cerca tornaconti, ma gratuità; che non teme il dialogo, perché sa che la verità non ha bisogno di gridare per essere vera.
Per questo i testi qui raccolti non sono semplicemente “parole dette”. Sono parole che chiedono una traduzione. Chiedono decisioni. Chiedono un cammino sinodale reale, comunità per comunità, diocesi per diocesi, perché il “noi” non si proclama: si costruisce. E lo si costruisce mettendo al centro l’essenziale, senza glosse che lo rendono inefficace. Lo si costruisce scegliendo l’umiltà, il disinteresse e la beatitudine: quei tratti che papa Francesco ha indicato come volto della Chiesa quando è davvero libera, quando non è in difensiva «per timore di perdere qualcosa», quando non si chiude «nelle strutture che ci danno una falsa protezione» (Discorso, 10 novembre 2015).

C’è una parola che attraversa tutto: misericordia. Non come sentimento vago, ma come criterio di verità. La misericordia non cancella la giustizia: la rende umana. Non rende ciechi: rende capaci di vedere. È la misericordia che impedisce di trasformare la fede in ideologia. È la misericordia che ci libera dall’ossessione di preservare la nostra gloria, la nostra influenza, la nostra “dignità”, per cercare la gloria di Dio nell’umiltà della croce. È la misericordia che ci restituisce la gioia del Vangelo: una gioia che è forza mite; una gioia che nasce dalla compassione e dalla tenerezza, che cura la disillusione e vince la tristezza individualista, che rende possibile rialzarsi e ricominciare.
Mi piace pensare che questo volume sia come un mosaico. Se lasciato nel disordine non mostra la bellezza; se, invece, i pezzi trovano il loro posto, la luce si riflette e diventa promessa. Ecco: queste parole ci aiutano a rimettere i pezzi al loro posto. Non per comporre un’immagine perfetta, ma per tornare a vedere la direzione. Perché la pace, la fraternità, la comunione, la missione non sono accessori: sono il cuore del Vangelo. E il Vangelo, quando lo prendiamo sul serio, cambia la vita. Lasciamoci cambiare e cambiamo insieme! Papa Francesco, nei suoi interventi, ha sottolineato più volte la necessità di metterci in cammino. «Andate avanti con gioia e sapienza!» (Messaggio, 31 marzo 2025). Non vogliamo fermarci!

21 Aprile 2026
(fonte CEI)

Speciale di TEMPO PERSO - 21 aprile Anniversario del ritorno alla Casa del Padre di Jorge Mario Bergoglio, l'amato Papa Francesco.

Speciale di TEMPO PERSO

21 aprile - Anniversario del ritorno alla Casa del Padre 
di Jorge Mario Bergoglio, l'amato Papa Francesco. 

In questo giorno in cui ricorre il primo anniversario del ritorno alla Casa del Padre di Jorge Mario Bergoglio, abbiamo deciso di dedicare all'amato Papa Francesco tutti i  post che pubblicheremo oggi e dare inzio ad uno Speciale a lui dedicato che speriamo di arricchire anche nei giorni seguenti.


Come "copertina" dello Speciale da tempo abbiamo preparato questa immagine che cerca di riassumere il nostro pensiero per un grande Papa, ma anche e soprattutto un grande Uomo, che ha lasciato un segno non solo nel mondo cristiano. Pur essendo elemento giudicato spesso "divisivo" ponendo difronte a scelte non di comodo ma radicali (Gesù non è forse stato "segno di contraddizione" per tutta la sua vita?) eppure, proprio per la sua umanità, la sua spontaneità, la sua coerenza tra le parole pronunciate e le scelte di vita attuate, si è fatto amare da tantissimi, anche da persone non praticanti o di altre religioni e anche da chi si professava apertamente ateo. 

Per noi è stato un Profeta e come tale non ha avuto vita facile soprattutto tra i "suoi" ed ha avuto anche tanti che hanno osteggiato il suo percorso. Il suo pontificato ha rappresentato, a nostro avviso, un "nuovo inizio per la Chiesa" perché ha ripreso in mano il Concilio Vaticano II ed ha dato l'avvio a tanti percorsi su argomenti accantonati perché scomodi, è vero che non ha ottenuto risultati evidenti, ma i profeti di solito hanno solo il compito di seminare mantenendo viva la speranza, anche se sanno che probabilmente non avranno la gioia di vedere i frutti... perché saranno altri che dovranno proseguire e fare in modo che si raggiungano quegli obiettivi che solo Dio conosce...

Noi lo abbiamo amato ed abbiamo visto in lui oltre alla sua profonda umanità, nelle sue parole e nei suoi gesti il riflesso di parole e gesti di Gesù... 

Di tutto ciò vogliamo fare memoria trattenendolo nei nostri cuori accanto a ciò che ci è più caro.

Come tutte le sintesi ci rendiamo conto che la nostra è assolutamene parziale e non esaustiva, ma speriamo sia abbastanza aderente non solo al nostro sentire, ma anche vertiera rispetto alla realtà di una personalità certamente molto ricca di sfaccettature che ha lasciato un segno importante in questo momento storico così complesso.

Ovviamente oggi sono in tanti a dedicare ovunque a Papa Francesco un pensiero, un ricordo, una preghiera, una parola, un'immagine...
Questa mattina siamo rimasti colpiti leggendo in fb tra i tanti post pubblicati due che, senza aver ancora pubblicato l'immagine della copertina, a nostro parere sono in sintonia e, data la notorietà e l'autorevolezza degli autori, vogliamo aggiungere le loro parole alle nostre, riportandole di seguito, convinti che servano a esprimere meglio di noi il messaggio che volevamo trasmettere.


Dalla bacheca fb di Vito Mancuso:

IN MEMORIA DI PAPA FRANCESCO
Papa Francesco non è stato un filosofo, neppure un teologo, ma un profeta, e penso che con il suo volersi mostrare in carrozzella con il poncho argentino dei campesinos qualche giorno prima di morire abbia voluto dare questo messaggio: eccomi qui, uomo come voi, vestito non da papa ma da uomo, sappiate che è così che me ne andrò. Il che è del tutto naturale, perché, quando si muore, chi se ne va per sempre è l’uomo, non il papa, visto che “morto un papa, se ne fa un altro”, mentre è impossibile fare un altro Jorge Mario Bergoglio.
Jorge Mario Bergoglio è morto il Lunedì dell’Angelo, e il termine “angelo” nel greco da cui proviene significa “messaggero”. Il messaggio da lui portato al mondo si può condensare a mio avviso in una sola parola: misericordia. Naturalmente ve ne sono altre, spesso ribadite con insistenza: pace, disarmo, giustizia, poveri, natura, madre terra, oltre a quelle tipicamente religiose. Ma la parola che a mio avviso riassume tutte le altre del messaggio di papa Francesco è stata misericordia, il termine che scelse per il suo stemma e che ripeté infinite volte. Io spero che misericordia sia anche l’ultima parola che la Vita ha pronunciato su di lui, e che sarà anche quella per ognuno di noi. #VitoMancuso

Dalla bacheca fb di Luigino Bruni:

Il 21 aprile, un anno fa, ci lasciava Francesco. Pochi giorni prima si era scusato perché non sarebbe potuto andare a celebrare la lavanda dei piedi con i carcerati. In questo anno difficile ci siamo chiesti, molte volte, 'cosa avrebbe detto Francesco?'.

Ho avuto il dono di un rapporto personale con lui - nel nostro primo incontro, nel 2014, mi chiamava 'Prof. Bruni', nell'ultimo, a fine settembre del 2024, mi disse: "Grazie Luigino", due piccole parole che dicono molto del mio rapporto con lui. Soprattutto l'ho aiutato a far nascere e a non far morire The Economy of Francesco, e continuo a farlo insieme a tante e tanti, anche perché gliel'ho promesso, e le promesse sono cose serie.

La storia va avanti, 'fatto un papa se ne fa un altro', frase che vale soprattutto in Vaticano, e deve essere così. Ma ciò che è stato resta: restano i gesti profetici di Francesco, alcune sue parole diverse perché parole-carne ('perché non io?'), il suo sorriso buono sul mondo, il suo amore speciale per gli 'scartati', che lo accolsero a Santa Maria Maggiore con una rosa bianca in mano.
Questo tempo velocissimo dell'online dimentica tutto nel minuto che segue l'evento, cancella la memoria, appiattisce tutto. E invece noi umani siamo quasi unicamente memoria e passato, e siamo anche le parole e i gesti di Francesco. L'homo sapiens è animale capace di fare memoria - abbiamo ancora la Bibbia perché qualcuno ha custodito una memoria. Le parole e i gesti di Francesco saranno vivi finché ne faremo memoria. Grazie Francesco, noi continuiamo a correre nella promessa che ti abbiamo fatto. #LuiginoBruni


21 aprile 2025 /21 aprile 2026 Un anno senza Papa Francesco - Padre Spadaro: «Lo scrollone benefico che ci ha dato papa Francesco»

21 aprile 2025 /21 aprile 2026
Un anno senza Papa Francesco

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Padre Spadaro:
«Lo scrollone benefico che ci ha dato papa Francesco»

Il gesto di baciare i piedi ai leader del Sudan in guerra, di celebrare messa al confine con tra Stati Uniti e Messico. La sua misericordia, la sinodalità, la Chiesa ospedale da Campo. Il gesuita che più gli fu vicino traccia un bilancio di un Pontificato ormai radicato nella coscienza del mondo e della Chiesa


«Il Pontificato di papa Francesco? Non si può ridurre a una galleria di immagini». Padre Antonio Spadaro, sotto-segretario del Dicastero per la cultura e l'educazione, già direttore, dal 2011 al 2023 di Civiltà Cattolica e uno degli uomini più vicini a Bergoglio, teme «il rischio di collezionare istantanee e relegare l’eredità di Bergoglio in un archivio fotografico, quando in realtà è qualcosa di molto più profondo e non immediatamente visibile».

Padre Spadaro, cosa resta del suo Pontificato a un anno dalla morte?

«Resta la sua diagnosi del mondo: la “terza guerra mondiale a pezzi”, formulata nel 2014 al ritorno dalla Corea, non era uno slogan impressionistico ma una lettura profetica che il tempo ha confermato. Resta la consapevolezza che il mondo si sta sgretolando e che la Chiesa non può rispondere con la nostalgia dell’ordine, ma con misericordia, fraternità, prossimità, pace. Resta il discernimento come alternativa all’ideologia e alla rigidità. Resta la sinodalità come forma di una Chiesa che ascolta. Resta la convinzione che la riforma non sia un riassetto tecnico ma una conversione. Resta l’uscita dal regime di cristianità, cioè il rifiuto di un cristianesimo alleato del potere e la scelta di una Chiesa al servizio di tutti. Ma forse la cosa più importante che resta è la dimensione “traumatica” del suo pontificato: un contraccolpo evangelico che ha dato una scossa a una sorta di omeostasi ecclesiale. E i traumi più si rimuovono più agiscono in profondità. Francesco non è stato il papa simpatico dell’immaginetta col sorriso: il suo pontificato è stato vissuto consapevolmente legato al dramma della storia. Resta infine il suo modo unico di agire anziché reagire: di fronte ai drammi del mondo non si è mai fatto trascinare nella narrativa costruita da altri, ma ha sempre costruito la propria — come quando, di fronte alla crisi di Gaza, la telefonata al parroco si rivelò altrettanto potente di qualsiasi dichiarazione geopolitica».

Quali sono i processi irreversibili che ha aperto?

«Il compito del riformatore secondo Bergoglio non era “tagliare teste” o conquistare spazi di potere, ma avviare processi — secondo il suo principio fondamentale per cui il tempo è superiore allo spazio. I processi irreversibili principali sono almeno tre. Innanzitutto la misericordia come orizzonte pastorale. Il magistero legato alla misericordia — dal Giubileo straordinario del 2016 all’intera impostazione pastorale — è penetrato profondamente nella vita della Chiesa. Non si può tornare indietro da questa visione. È qualcosa di ormai incarnato dentro la Chiesa, forse senza che ce ne siamo nemmeno accorti pienamente. Come seconda cosa la sinodalità. Il cammino sinodale ha mostrato una Chiesa che cammina nella storia ed è aperta a tutte le sensibilità. Il metodo stesso del sinodo — ascoltare prima di reagire, valorizzare al massimo l’opinione dell’altro — è un dono strutturale alla Chiesa. Nei sinodi si è compreso che non è più possibile dare risposte pastorali omogenee e uguali per tutto il mondo: le diversità teologiche sono sempre più profonde, e i tavoli sinodali sono il modo per farle dialogare. Infine la Chiesa come ospedale da campo. L’immagine formulata nell’intervista che gli feci nel 2013 — quando Francesco disse che non era tempo di controllare gli zuccheri e il colesterolo, ma di salvare le vite — ha trovato ostacoli, ma è ormai un punto di riferimento ineludibile. Ha generato grande fascino e grande repulsione, perché toccava la paura di perdere identità. Ma Francesco aveva un’idea del Vangelo come un tesoro da spendere, non da tenere in banca».

Come è cambiata la Chiesa in questi anni?

«La Chiesa è cambiata in profondità, anche se non sempre in modo visibile. Il pontificato è stato di frutti e di semi, ma soprattutto di semi che matureranno nelle forme che si vedrà. La Chiesa è uscita da un regime di cristianità: ha smesso di pensarsi come alleata naturale del potere e ha iniziato a concepirsi come al servizio di tutti, senza confini e senza dogane. Francesco ha avuto la percezione che l’azione di Dio nella storia avviene ovunque, e che il compito della Chiesa è riconoscerla, non limitarla. Per questo è entrato in contatto con tutte le forze sane della storia, anche quelle apparentemente più distanti dal perimetro ecclesiale. È cambiato il rapporto con la diversità interna. Mentre un tempo i vescovi condividevano una mens romana, una romanitas comune, oggi le teologie si sviluppano nei diversi continenti e culture con sempre maggiore autonomia. Questa ricchezza di differenza è diventata una sfida che la Chiesa ha iniziato ad affrontare, anche se questo è al tempo stesso il più grande dono e il più grande rovello della Chiesa contemporanea. È cambiato anche il rapporto con il conflitto e l’opposizione: Francesco ha mostrato che l’avversario non è un nemico. La sua visita alla Bonino malata, l’amicizia con Scalfari — gesti in cui il messaggio era chiaro: si possono avere idee opposte e lottare per visioni diverse, rimanendo amici. Un’eredità per il mondo, non solo per la Chiesa».

Qual è l’immagine più cara che ti resta di Papa Francesco?

«Ecco, appena me lo chiedi, me ne vengono in mente così tante. Quelle personali sono più legate alla prossimità fisica, ad esempio nelle conversazioni aperte durante i voli dei suoi viaggi apostolici. Francesco comunicava molto con la sua presenza fisica. Così anche le conversazioni con i gesuiti durante i viaggi. Mi colpiva la sua immediatezza, la sua spontaneità e densità di condivisione. Sul piano pubblico direi la Messa celebrata Ciudad Juarez proprio a 80 metri dal confine tra Usa e Messico, nella quale ha creato un’unica assemblea liturgica capace di superare i muri. Poi il gesto di chinarsi e baciare i piedi dei rappresentanti delle fazioni opposte del Sud Sudan venuti in Vaticano per discutere la pace. Infine la visita a Bangui, dove ha aperto la Porta Santa e dove ha fatto il giro in papamobile facendo salire l’imam locale in un tempo di gravi conflitti tra musulmani e cristiani. Ma adesso che li ho detti me ne vengono tanti altri. Un’ultima istantanea: eravamo in volo verso la Colombia. Era notte. Ero steso per dormire. Mi sono svegliato e, aprendo gli occhi, ho visto a sinistra la luce del suo posto accesa. Sono rimasto a guardarlo intensamente. Aveva il breviario e stava pregando nel silenzio e nel buio. È un’immagine semplice, ma mi è rimasta nel cuore».
(fonte: Famiglia Cristiana, articolo di Annachiara Valle 15/04/2026)


mercoledì 11 febbraio 2026

Caso Epstein: "Will take down Francis / Butteremo giù Francesco" - Oltre la superficie dello scandalo - Don Mattia Ferrari: Papa Francesco emerge ancora una volta come un gigante della storia ...


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"Butteremo giù Francesco". 
I messaggi fra Epstein e Bannon, l'attenzione ossessiva per il Vaticano

"Butteremo giù Francesco", "Will take down Francis". Lo scambio di messaggi tra Steve Bannon, ex strategist di Donald Trump, e il finanziere pedofilo Jeffrey Epstein, sembra portare alla luce l'ambizione di far cadere Papa Francesco. I testi sono compresi negli Epstein files desecretati dal Dipartimento di Giustizia americano e documentano l'intenzione di usare come arma i dossier su omosessualità e pedofilia. L’intenzione di Bannon è documentata nel giugno 2019, quindi poche settimane prima dell’arresto di Epstein (6 luglio 2019) e dimostra anche che Bannon era rimasto in stretto contatto con Epstein sino alla fine (morirà in carcere a Manhattan il 10 agosto 2019).

A che cosa si riferisse Bannon viene indicato dalla sigla “Itcv“ riportata nelle mail inviate a Epstein, il quale chiede di che si tratta. L’esponente del movimento Maga risponde: "In the closet of the Vatican", titolo del libro pubblicato quello stesso febbraio dal sociologo e storico francese Frédéric Martel sull’omosessualità e sull’ipocrisia degli alti ranghi vaticani. Epstein risponde con un secco "Porn". Gli attacchi contro Francesco erano partiti nell’estate del 2018, con la campagna dell’ex nunzio apostolico negli Usa, Carlo Maria Viganò, in relazione allo scandalo del cardinale Theodore McCarrik, che venne spretato dal Papa (primo caso nella storia) il 16 febbraio 2019. L'obiettivo della presunta "cospirazione" non è stato raggiunto nè allora nè dopo, quando nei giorni dell’assalto a Capitol Hill (6 gennaio 2021) Viganò veniva intervistato a lungo da Bannon e il vescovo, che sarebbe stato scomunicato da Francesco (giugno 2024), benediva “i figli della luce”.

Nelle mail depositate emerge l'ossessione di Epstein per la Chiesa cattolica, dalle conversazioni con Bannon emerge al contempo un odio profondo. Una amica di Epstein addirittura lo mette al corrente di aver fatto un’adorazione eucaristica in modo da “purificare la Chiesa“ (secondo lei inquinata da papa Francesco), evidentemente non sapendo bene con chi stesse parlando, visto quanto è poi emerso su abusi e riti che si consumavano sul Lolita Express e nella sua isola.

La documentazione pubblicata inoltre comincia a far emergere (ma sarà necessario uno studio approfondito dei tre milioni di files) che Jeffrey Epstein ha iniziato a finanziare enti di beneficenza cattolici attraverso la sua fondazione, ha inviato i suoi uomini agli eventi vaticani ed era molto interessato alla “politica estera“ della Santa Sede sulla immigrazione e contro l’espansione dei populismi nazionalisti, che invece vedevano in Bannon uno dei burattinai in Europa, come dimostrato da tutta un’altra serie di email con Epstein (nei file viene ad esempio documentato con il viaggio di Bannon in Italia quando il 7 settembre 2018 incontrò Salvini).

In un report dell’Fbi si descrive anche il ruolo di un hacker, descritto come “hacker personale" di Epstein, bravissimo, di origine italiana che aveva a disposizione una serie di passaporti tra cui uno vaticano. Epstein si interessò anche delle dimissioni di papa Benedetto XIV e del cambio di presidente dello Ior, che venne nei giorni precedenti il trasferimento di Joseph Ratzinger a Castel Gandolfo, aveva ottenuto informazioni dettagliate da un professore e giornalista omonimo anche lui di cognome Epstein le aveva inviato all’ex ministro del Tesoro americano Larry Summers sostenendo che la cosa più importante non erano le dimissioni di Ratzinger ma era lo Ior, perché attraverso la banca vaticana si potevano far transitare soldi senza controlli italiani e Ue. ”Questo status consente ai suoi clienti d'élite di eludere qualsiasi controllo nei loro trasferimenti di denaro”.
(fonte: Huffintonpost, articolo di Maria Antonietta Calabrò 06/02/2026)

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Caso Epstein, oltre la superficie dello scandalo

La maggior parte dei mass media è impegnata a ridurre il caso Epstein a scandalo sessuale. Tuttavia, chiunque abbia letto i files attraverso i social media ha chiaro di non trovarsi davanti a un sexgate, una pruderie da isola dei famosi. Epstein non è stato, come è stato commentato, l’impresario di un circo del sesso in un’America sessuofoba. Non vendeva solo corpi fragili, ma anche l’ingresso nell’impunità. ...

Quando leggi gli Epstein files fatichi a prendere sonno. ... 

In compagnia di vari personaggi come Steve Bannon, Epstein ha tramato contro ogni istituzione, Vaticano e Papa Francesco inclusi. Ha discusso di sostenere i leader della destra populista europea, come Matteo Salvini e Marine Le Pen. ...


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Don Mattia Ferrari:
Papa Francesco emerge come un gigante della storia 

In Italia se ne parla poco, ma quello che sta emergendo dal caso Epstein, oltre a una rete occulta potentissima, fatta di soldi, influenze, intrighi e crimini, é l’ossessione di questi potenti contro Papa Francesco, al punto tale che volevano rovesciarlo (“Butteremo giù Francesco”, “Will take down Francis”).

La denuncia di manovre occulte da parte di questi poteri occulti era già stata fatta anni fa da Nello Scavo, Padre Antonio Spadaro e il pastore Marcelo Figueroa.

Papa Francesco emerge ancora una volta come un gigante della storia, come uno che ha vissuto così radicalmente unito a Cristo da diventare bersaglio di potenti infastiditi dalla continuazione dell’opera di Gesù da parte della Chiesa. Nel mirino di questi poteri infatti in definitiva non c’era Francesco, ma il Vangelo e di fatto la Chiesa stessa, nella misura in cui continua l’opera di Gesù.

Oggi possiamo dire che quegli assalti non hanno funzionato. Papa Francesco é giunto in modo naturale alla conclusione del suo pontificato e dopo di lui come successore di Pietro é stato eletto Leone XIV, anch’egli profondamente unito a Gesù, che continua a guidare la Chiesa sulle strade del Vangelo. 

Si è confermata per l’ennesima volta la parola di Gesù: “Tu es Petrus, et super hanc petram aedificabo ecclesiam meam, et portae inferi non praevalebunt adversus eam” (Mt 16,18).
(fonte: Bacheca facebook dell'autore 07/02/2026)

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Esempi di altre reazioni dal web

È stato una scossa dello Spirito. Papa Francesco non è stato solo un Papa del nostro tempo: è stato il Papa dentro il tempo, immerso fino in fondo nelle sue ferite, nelle sue paure, nelle sue speranze. La sua grandezza non si è mai misurata nei gesti solenni, ma nella capacità di rendere visibile il Vangelo nella vita concreta, quotidiana, spesso faticosa dell’umanità. Ha ricordato con forza che la fede non è un rifugio per i perfetti, ma una casa aperta per i fragili. Ha riportato al centro la misericordia come volto autentico di Dio, insegnando che nessuna ferita è troppo profonda per essere toccata dall’amore, nessuna vita è troppo smarrita per essere cercata.
Ha indicato una Chiesa che non giudica dall’alto, ma si china, che non si difende, ma serve, che non parla solo di Dio, ma lo fa incontrare attraverso la compassione, la giustizia, la pace. Con parole semplici ha smascherato l’ipocrisia, il clericalismo, l’indifferenza; con gesti silenziosi ha mostrato cosa significa davvero seguire Cristo.

Per noi, Papa Francesco è stato una voce paterna e profetica insieme. Ci ha insegnato che la debolezza non è una colpa, ma un luogo d’incontro con Dio; che la speranza non è ottimismo ingenuo, ma fiducia ostinata; che la fede autentica passa dal prendersi cura dell’altro, soprattutto di chi non ha voce.

Il suo magistero è stato fatto di abbracci più che di discorsi, di lacrime condivise, di preghiere sussurrate, di scelte coraggiose. Ha parlato ai credenti e a chi crede poco o non crede affatto, perché il suo linguaggio era quello universale dell’amore e della dignità umana.

Anche quando il corpo si è fatto fragile, la sua testimonianza è diventata ancora più luminosa: un Vangelo vissuto fino in fondo, senza maschere, affidato totalmente a Dio.
La sua eredità resta viva: ci invita a non avere paura di amare, a non stancarci di sperare, a credere che la Chiesa può essere davvero segno di luce nel buio del mondo.
Papa Francesco continua a parlarci così: con il silenzio che prega, con la vita che insegna, con l’amore che resta.

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Ha guidato la Chiesa attraversando tempeste che pochi avrebbero avuto il coraggio di affrontare. E lo ha fatto portando non solo il peso del mondo, ma anche quello del proprio corpo, segnato dalla fragilità.
Papa Francesco ha conosciuto il limite sulla propria pelle. Il dolore fisico, la fatica dei movimenti, la malattia che rallenta, le cure, le rinunce quotidiane. Ogni gesto costava di più. Ogni parola nasceva spesso dalla sofferenza. Eppure non ha smesso di esserci. Non ha smesso di parlare. Non ha smesso di amare.
Mentre il corpo chiedeva riposo, il cuore continuava a uscire incontro agli altri. Ha mostrato una Chiesa che non si vergogna della debolezza, perché proprio lì Dio si fa vicino. Una Chiesa che non nasconde le ferite, ma le trasforma in luogo di incontro. La sua vita è diventata una predica silenziosa: si può guidare anche quando si è stanchi, si può testimoniare anche quando si è fragili.

Non ha mai cercato di apparire forte a tutti i costi. Ha scelto la verità del limite, insegnando che la dignità non si misura dall’efficienza, ma dalla fedeltà. Anche quando il passo era incerto, lo sguardo restava fermo sull’essenziale: l’uomo, soprattutto quello ferito, dimenticato, scartato.
Così ha guidato la Chiesa: con il corpo che cedeva e l’anima che restava in piedi. Con la consapevolezza che la forza del Vangelo non sta nel non cadere mai, ma nel continuare a rialzarsi.
E il suo cammino continua a dirci che la fragilità, vissuta con amore, può diventare una delle forme più alte di testimonianza.


martedì 6 gennaio 2026

Il 2025 da Francesco a Leone nel segno del Giubileo

Il 2025 da Francesco a Leone nel segno del Giubileo

Un anno intenso per la Chiesa e l’umanità con la morte di Jorge Mario Bergoglio, il Conclave, l’elezione di Robert Francis Prevost e l’inizio del pontificato scandito da viaggi, incontri, azioni di governo. Tutto mentre è in corso il Giubileo, in chiusura il 6 gennaio, che ha portato a Roma oltre 30 milioni di pellegrini e fedeli, protagonisti dei principali eventi di questi mesi


Il lutto e la gioia; la piazza che piange per il Papa sudamericano che sale al cielo e la stessa piazza che esulta per il Papa nordamericano che sale sul Soglio petrino. Un pontificato che finisce e uno che inizia con nuove celebrazioni, nuovi viaggi, nuovi documenti e nuove nomine. In mezzo, Messe, udienze, rosari, veglie, pellegrinaggi alla Porta Santa, grandi adunate di giovani e non solo. È una parabola questo 2025: la parabola della Chiesa che prosegue il suo cammino oltre i mutamenti della storia e del tempo.

Un anno certamente indimenticabile per l’umanità tra la morte di Francesco e l'elezione di Leone XIV, nel pieno del Giubileo, l’Anno Santo dedicato alla speranza che, aperto da un Papa, verrà chiuso il 6 gennaio dal successore. Pochi e rari i precedenti della storia: due Papi in un tempo straordinario per il popolo di Dio. Quel popolo che è stato protagonista dei momenti che maggiormente hanno segnato questo 2025 che purtroppo ha visto l’esacerbarsi delle tensioni geopolitiche internazionali e il moltiplicarsi dei “pezzi” di quella che, Francesco prima e Leone poi, hanno definito la “terza guerra mondiale”.

Papa Francesco apre la Porta Santa della Basilica di San Pietro (VATICAN MEDIA Divisione Foto)

Il mondo a Roma

Oltre 30 milioni i pellegrini da tutto il mondo hanno fatto tappa a Roma nei mesi giubilari, sia nei tempi ordinari che negli oltre 30 speciali eventi dedicati alle diverse categorie della Chiesa e della società, ma anche durante il faticoso periodo del ricovero di Papa Francesco al Policlinico Gemelli, il 14 febbraio, concluso con il decesso del 21 aprile e il funerale cinque giorni dopo (26 aprile). Oltre 250 mila persone hanno partecipato alla cerimonia esequiale di Jorge Mario Bergoglio; quasi il doppio quelle che hanno reso omaggio al Papa defunto durante l’esposizione della salma nella Basilica di San Pietro. Numerosi pure i fedeli presenti alle recite del Rosario serali per la salute del Papa avvicendatesi durante la degenza o che hanno pregato nel cortile del Policlinico, dove in tanti – tra gruppi e singoli – hanno proseguito il loro pellegrinaggio dopo la Porta Santa.

Il ricovero di Francesco

Francesco è stato visibile al mondo per tutto il mese di gennaio - iniziato con l’Angelus scandito dall’appello per la guerra “disumana” e il dolore per le mamme che hanno perso i figli - e metà febbraio, fino, appunto, al ricovero per quella che sembrava una ‘normale’ bronchite rivelatasi poi un’infezione polimicrobica con diverse crisi e lenti miglioramenti. Nelle settimane precedenti, nonostante la salute cagionevole, il Pontefice ha continuato la sua attività tra udienze generali e giubilari (la prima, il 12 gennaio), incontri mattutini e pomeridiani, telefonate serali alla parrocchia di Gaza. Poi il governo della Chiesa con due nomine significative: suor Simona Brambilla, prefetta del Dicastero per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita apostolica (6 gennaio) e suor Raffaella Petrini, presidente del Governatorato dello Stato della Città del Vaticano (15 febbraio). Due donne, due suore, per la prima volta a capo di importanti organismi. Della lunga ospedalizzazione di Jorge Mario Bergoglio, tra bollettini medici, catene di preghiera, news e fake news nei media di tutto il mondo, restano impressi il commovente messaggio audio registrato, in spagnolo e con un filo di voce, dall’ospedale per ringraziare i fedeli per la vicinanza, e la foto – l’unica di quei giorni – del Pontefice con camice e stola viola nella cappellina del decimo piano.

Il rientro in Vaticano e l'ultimo saluto alla piazza

Il 22 marzo i medici annunciano le dimissioni di Francesco dall’ospedale. Il 23 quindi la prima apparizione pubblica da un balcone del Gemelli con poche parole a braccio, la voce debole e il volto provato. Quindi il rientro in Vaticano, dopo una breve tappa a Santa Maria Maggiore, la Basilica divenuta poi dimora eterna delle sue spoglie. Ma all’epoca neppure era immaginabile una tomba con sopra il nome Franciscus, specie dopo che il mondo aveva visto il Papa apparire tre volte in pubblico: una in Piazza San Pietro durante il Giubileo dei malati; una mentre si recava alla tomba di San Pio X e alla statua di Benedetto XV; una, l’ultima – storica, visto il succedersi degli eventi - per l’Urbi et Orbi di Pasqua con l’augurio di “Buona Pasqua” quasi sussurrato e il giro in papamobile in Piazza San Pietro. Il primo dopo il ricovero, l’ultimo della sua vita. Con le braccia e l’intero corpo debilitato, ma negli occhi la felicità di essere riuscito in questo nuovo contatto di popolo per il quale ha ringraziato privatamente i suoi collaboratori: “Grazie per avermi riportato in piazza”.

I funerali di Papa Francesco (VATICAN MEDIA Divisione Foto)

La morte del Papa

Il giorno dopo, alle 9.50, l’annuncio del cardinale camerlengo Kevin Joseph Farrell: “Questa mattina, 21 aprile 2025, Papa Francesco è tornato alla Casa del Padre”. La causa: un ictus cerebrale seguito da un collasso cardiocircolatorio. Da lì un nuovo capitolo nella Chiesa con l’omaggio commosso e continuo della gente a Santa Marta e poi a San Pietro, dopo la traslazione delle spoglie, l’apposizione dei sigilli nell’appartamento del Palazzo Apostolico, il rito di chiusura della bara, poi il funerale solenne, la processione del feretro per le strade di Roma e la tumulazione a Santa Maria Maggiore, sotto una tomba di marmo bianco, meta di un flusso incessante ancora oggi di pellegrini e fedeli.

Il Conclave e l'elezione di Leone XIV

Il 27 aprile il cardinale segretario di Stato, Pietro Parolin, celebra la prima Messa dei novendiali. Il 28 sono già 180 i cardinali, inclusi quelli venuti dalle diocesi più remote e gli ultraottantenni senza diritto di voto, riuniti per la prima delle congregazioni generali che preparano al Conclave. L’evento, che da secoli affascina e cattura l’attenzione mondiale per tradizione, procedure e segretezza, si celebra il 7 maggio. E rimarrà negli annali come uno dei più rapidi Conclavi della storia con l’elezione, l’8 maggio, alla quarta votazione, del 267.mo Successore di Pietro. È Robert Francis Prevost, il primo Papa degli Stati Uniti (nato 69 anni prima a Chicago) ma dall’animo peruviano dopo oltre 22 anni trascorsi nel Paese latino-americano come missionario, parroco, catechista, vescovo. Un Pontefice proveniente da un ordine religioso, quello di Sant’Agostino, di cui per due mandati è stato superiore generale; un Papa laureato in matematica e diritto canonico; un Papa che ha conosciuto la Curia romana come prefetto del Dicastero per i Vescovi.

La Messa di Leone XIV per l'inizio del ministero petrino (@Vatican Media)

Inizia il pontificato

Leone XIV, un nome scelto in omaggio a Leone XIII, l’autore della Rerum Novarum che ha segnato il primo capitolo della Dottrina Sociale della Chiesa. Al suo primo apparire, con le mani giunte, la mozzetta rossa e la stola e gli occhi inumiditi da lacrime di commozione, nel suo discorso scritto il neo eletto Pontefice pronuncia come prima parola “Pace”. La ripete altre dieci volte. “Una pace disarmata e disarmante” quella che domanda alla Chiesa e al mondo; espressione divenuta cifra del pontificato. L’altra indicazione che rende chiaro il suo programma è quella condivisa con il Collegio cardinalizio, durante la prima celebrazione in Cappella Sistina, all’indomani dell’elezione: “Sparire perché rimanga Cristo”.

Il lavoro per la pace

Il 18 maggio inizia l’era Leone con la Messa di inizio pontificato in Piazza San Pietro davanti ad una folla di fedeli e rappresentanti istituzionali da tutto il mondo. Il Papa statunitense da subito si fa voce di pace rilanciando l’appello ai “grandi del mondo” dalla Loggia delle Benedizioni, dove recita il primo Regina Caeli (11 maggio): “Mai più la guerra”. Leone parla al telefono con i presidenti di Russia e Ucraina, Putin e Zelensky, quest’ultimo incontrato tre volte, due delle quali a Castel Gandolfo, dove - dopo dodici anni – il Papa ripristina il ritorno nella residenza estiva, risiedendo a Villa Barberini e lasciando il Palazzo Pontificio come polo museale aperto al pubblico.

Leone XIV propone il Vaticano come luogo di mediazione e negoziato per far cessare le violenze in Ucraina. Rinforza un lavoro diplomatico per tutte le zone di conflitto che va avanti “dietro le quinte”. Guardando al conflitto in Medio Oriente, riceve il presidente israeliano Isaac Herzog (4 settembre), con il quale parla al telefono anche dopo l’attentato di Sydney contro la comunità ebraica, e incontra il presidente dell’Autorità Nazionale palestinese, Mahmoud Abbas (5 novembre). Con entrambi ribadisce l’urgenza del cessate il fuoco a Gaza, degli aiuti umanitari e la necessità della soluzione dei due Stati. Denuncia, poi, il Papa - come nel discorso alla plenaria della Roaco - la “violenza diabolica” che colpisce l’Oriente cristiano, esortando a uscire dalle “logiche della divisione e della ritorsione” e a non tradire i desideri di pace dei popoli “con le false propagande del riarmo”. Appello, quest’ultimo, ritornato ancora più vigoroso nel recente messaggio per la 59.ma Giornata mondiale della pace, in cui il Pontefice denuncia “l'irrazionalità di un rapporto tra popoli” basato non su giustizia e fiducia ma “sulla paura e sul dominio della forza”.

Il Papa firma la "Dilexi te", la sua prima esortazione apostolica (@Vatican Media)

La Dilexi te e l'attenzione per gli ultimi

Toni forti, come quelli che caratterizzano il discorso che Papa Leone rivolge, il 23 ottobre, ai Movimenti Popolari ricevuti in udienza in Vaticano per il loro Giubileo. Leone sottolinea l’importanza di lottare per i “diritti sacri” (terra, casa, lavoro), stigmatizza l'aumento delle ingiustizie sociali, il dilagare di nuove droghe sintetiche, i “danni collaterali” provocati dalle nuove tecnologie, il trattamento disumano verso i migranti (“trattati come spazzatura”) e verso i poveri. L’attenzione verso i poveri la cristallizza nella Dilexi te, la prima esortazione apostolica pubblicata il 4 ottobre. Un progetto avviato da Francesco e rilanciato da Leone.

I giovani, protagonisti del 2025

Dal suo predecessore Leone XIV eredita pure tutti gli impegni giubilari e la canonizzazione dei due santi giovani, Carlo Acutis e Pier Giorgio Frassati. Due le cerimonie previste inizialmente sotto il pontificato di Francesco – una durante il Giubileo dei giovani, l’altra nel Giubileo degli adolescenti -, slittate entrambe a causa della morte. Leone XIV canonizza i due beati laici insieme, il 7 settembre, in una cerimonia in Piazza San Pietro partecipata da migliaia di fedeli, soprattutto giovani.

I giovani. Ecco gli altri grandi protagonisti dell’Anno Santo e di uno dei momenti salienti del pontificato: il Giubileo loro dedicato del 28 luglio-3 agosto. Oltre un milione di ragazzi e ragazze di diverse età e provenienza hanno affollato Roma in quella settimana, riversandosi poi a Tor Vergata per la veglia e la Messa con il Papa. Uno spettacolo di volti, colori, bandiere, con il Pontefice che incoraggia le nuove generazioni a non accontentarsi della superficialità, delle relazioni virtuali, ma a costruire legami autentici, superando l’iperconnessione e l’incomunicabilità, costruendo la pace e aspirando alla santità. Oltre a Tor Vergata, del Giubileo dei giovani rimane in mente pure il fotogramma del Papa, a sorpresa, in papamobile in Via della Conciliazione e Piazza San Pietro per salutare la moltitudine riunita per la celebrazione d’apertura del Giubileo. “Voi siete la luce del mondo!”, grida il Vescovo di Roma alla folla che lo accoglie con quel “lío”, il “chiasso” tanto caro a Francesco.

Altra sorpresa e sempre con i giovani è quella che il Papa fa il 17 ottobre a Ostia per la visita alla Med25 Bel Espoir, l’imbarcazione da mesi in giro per i porti del Mediterraneo con a bordo 25 ragazzi di diversa nazionalità e religione. Memorabile l’immagine di Leone a bordo della nave con i marinai della pace che cantano e suonano la chitarra. A loro l’invito a dare “segni di speranza” in mezzo a odio e violenza.

Il Giubileo dei Giovani a Tor Vergata (@Vatican Media)

Il viaggio in Türkiye e Libano

L’eco di questo invito risuona pure nel complesso scenario del Libano, tappa insieme alla Türkiye del primo viaggio apostolico (27 novembre – 2 dicembre). Un viaggio previsto, almeno nella parte turca, per il 1700.mo anniversario del Concilio di Nicea. Leone visita Ankara per gli appuntamenti istituzionali e vola poi a Istanbul dove incontra il patriarca di Costantinopoli, Bartolomeo I, con il quale celebra la cerimonia commemorativa a İznik, l’attuale Nicea, sulle rive del lago dove sorgono i resti della basilica di San Neofito. Il luogo, cioè, dell’assise ecumenica. In Libano il Papa visita la capitale Beirut, dove prega al porto devastato dall’esplosione del 2020 e abbraccia sopravvissuti e familiari delle vittime; celebra la “mini Gmg” a Bkerké con 15 mila giovani libanesi e di tutto il Medio Oriente; incontra patriarchi e rappresentanti delle chiese cristiane e leader di altre religioni con cui prega per la pace; esorta le parti in conflitto a deporre le armi.

L'incontro con i Reali inglesi

Prima del viaggio internazionale, il 20 novembre, Papa Leone compie la sua prima visita in Italia, ad Assisi, per la conclusione dell’Assemblea generale della CEI. Nella cittadina umbra il Pontefice si inginocchia sulla tomba di San Francesco affidandogli le sorti dell’umanità e del Creato.

L’impegno per la cura della Casa comune viene ribadito dal Papa anche durante il momento storico con i reali inglesi Carlo I e Camilla, vissuto la mattina del 23 ottobre, nella Cappella Sistina, dove si svolge la celebrazione per lodare Dio creatore. Un evento che rafforza il dialogo e il cammino verso l’unità.

Papa Leone XIV al porto di Beirut, in Libano (@Vatican Media)

Nomine e azioni di governo

Nel 2025 del Papa anche le prime importanti nomine interne (monsignor Filippo Iannone, prefetto del Dicastero per i Vescovi; l’agostiniano padre Edward Daniang Daleng, vice reggente della Prefettura della Casa pontificia; monsignor Anthony Onyemuche Ekpo, assessore della Segreteria di Stato) e le nomine degli arcivescovi di New York, Ronald Hicks, e di Westminster, Charles Phillip Richard Moth. Tra Motu propri, rescritti e chirografi, Leone XIV riforma la gestione finanziaria vaticana, togliendo allo IOR l’esclusiva sugli investimenti e introducendo una “responsabilità condivisa” con l’APSA; ripristina il Settore Centro della Diocesi di Roma; pubblica il nuovo Regolamento della Curia romana; promuove l’accoglienza delle persone diversamente abili nella comunità di lavoro della Santa Sede; sopprime la Commissione per le donazioni alla Santa Sede, istituita meno di 10 mesi prima.

Verso il 2026

Un Papa, dunque, attivo e impegnato in azioni di governo, oltre che nelle centinaia di udienze pubbliche e private e in tutte le celebrazioni dei Giubilei dedicate a lavoratori, operatori sanitari, diplomatici, movimenti e realtà ecclesiali, educatori, catechisti, vescovi, sacerdoti, sportivi e, per ultimo, il 14 dicembre, ai detenuti, durante il quale ribadisce l’appello ai governi a concedere amnistia o indulto in questi ultimi battiti del Giubileo. Quello che si concluderà il 6 gennaio, con la chiusura della Porta Santa di San Pietro. Le altre tre Basiliche papali hanno già chiuso la loro Porta Santa: il 25 dicembre Santa Maria Maggiore, il 27 San Giovanni in Laterano, il 28 San Paolo fuori le Mura. Nella Solennità della Epifania, quindi, l’atto finale dell’Anno Santo seguito da un altro importante appuntamento per la Chiesa e il pontificato: il Concistoro straordinario convocato per il 7 e l’8 gennaio 2026. Due giorni di riflessione e preghiera per offrire “sostegno e consiglio” al Papa nel governo della Chiesa universale. Un governo orientato all'ascolto, alla sinodalità, all'unità della Chiesa, superando ogni polarizzazione.

Papa Leone XIV (@Vatican Media)
(fonte: Vatican News, articolo di Salvatore Cernuzio – 31/12/2025)