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giovedì 30 luglio 2020

30 luglio: Giornata internazionale contro la tratta di esseri umani - 40 milioni di persone vittime nel mondo.






La tratta di esseri umani è un crimine che vede uomini, donne e bambini vittime di gravi forme di sfruttamento, tra le quali il lavoro forzato e lo sfruttamento sessuale. L’Organizzazione Internazionale del Lavoro (ILO) stima che 21 milioni di persone siano vittime del lavoro forzato, qui ricomprese anche le vittime di sfruttamento sessuale.

Questo fenomeno riguarda tutti i paesi, siano essi paesi di origine, di transito o di destinazione delle vittime. Secondo il rapporto sul traffico di esseri umani dell’Ufficio delle Nazioni Unite contro la Droga e il Crimine (UNODC), quasi un terzo delle vittime sono minori. Inoltre, il 71% del totale è costituito da donne e bambine. 
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Uomini, donne e bambini vittime di lavoro forzato, prostituzione, traffico di organi. Crimini che non si sono fermati con la pandemia e che vanno combattuti a tutti i livelli della società. Il cardinale sottosegretario del Dicastero per lo Sviluppo Umano Integrale riflette sull'impegno della Chiesa e sull'urgenza di mettere in discussione comportamenti sociali che alimentano la "domanda" di sfruttamento

Si stima che circa 40 milioni di persone siano vittime nel mondo di tratta. Secondo il Rapporto sul traffico di esseri umani dell’Ufficio delle Nazioni Unite contro la droga e il crimine (Unodc), quasi un terzo sono minori. Inoltre, il 71% del totale è costituito da donne e bambine. L’Organizzazione Internazionale del Lavoro (Ilo) denuncia che 21 milioni di persone siano vittime di lavoro forzato, spesso collegato anche allo sfruttamento sessuale. C’è poi il drammatico fenomeno del traffico degli organi che sfugge alle stime, ma che resta un innegabile risvolto. Della drammaticità e della pervasività del fenomeno, che interessa tutti i Paesi, di origine, di transito o di destinazione delle vittime, abbiamo parlato con il cardinale Michael Czerny, sottosegretario della Sezione migranti e rifugiati del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale:

Intervista al cardinale Michael Czerny (audio e testo)

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La grande tristezza è che in questi mesi di pandemia si è assistito ad un terribile aumento della tratta e questo deve scandalizzarci. Mentre tutti noi - “i buoni” - siamo rinchiusi in casa, come mai la domanda aumenta e non diminuisce? 
Questo indica che le radici del problema si trovano nelle case, nel cuore delle persone, dei cittadini, di fratelli e sorelle che ci sono intorno. Questa connessione fra la tratta e la vita apparentemente normale di persone apparentemente normali è un grande scandalo che deve farci riflettere, chiedere perdono a Dio, per cercare la necessaria conversione per ridurre e eliminare la domanda che è il motore della tratta.
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L’esperienza di Thalita Khum in tempo di pandemia

Alla grande risposta della Chiesa alla piaga della tratta appartiene dunque l'esperienza di Talitha Kum, rete mondiale della vita consacrata impegnata contro la tratta di persone . Suor Gabriella Bottani, coordinatrice internazionale dell’organizzazione, sottolinea che le condizioni di vulnerabilità stanno aumentando e toccando un maggior numero di persone, soprattutto a causa di situazioni di povertà estrema che, a loro volta, facilitano l'attività dei trafficanti. Tra i principali gruppi colpiti vi sono le donne, i bambini, le minoranze etniche, i cittadini stranieri, soprattutto quelli senza documenti, e le popolazioni indigene. Oltre alla diffusione del virus, il principale fattore che contribuisce a incrementare tale vulnerabilità è la perdita del lavoro. Il mercato del lavoro è un settore chiave per i reclutatori al fine di trascinare le persone nella rete dello sfruttamento. Secondo i dati di Thalita Khum, la violenza domestica contro le donne e i bambini risulta in aumento. Pur non facendo parte del traffico in quanto tale, questa può causarlo indirettamente, perché la violenza domestica può costringere le persone ad accettare qualsiasi via di fuga. In aggiunta, alcune delle misure sociali e sanitarie attuate a livello mondiale per contenere il Covid-19 hanno avuto un impatto sui migranti, soprattutto quelli senza documenti e senza permesso di soggiorno. Tra questi ci sono molte vittime di tratta. La pandemia, peraltro, ha avuto effetti sul lavoro di Thalitha Kum: missionari e volontari si sono rivolti ai social media per continuare la missione mantenendo il contatto umano con le vittime della tratta in modo virtuale, e a tal fine si è resa necessaria una formazione specifica.

L’appello Caritas: misure urgenti e mirate

Il segretario generale di Caritas Internationalis, Aloysius John, afferma che “in questo momento di diffusione del Covid-19, le persone vulnerabili sono maggiormente a rischio di divenire vittime della tratta”. La Confederazione delle 162 Caritas nazionali e la rete anti-tratta cristiana sottolineano come il Covid-19 abbia focalizzato l'attenzione dei governi in ambito sanitario, impedendo tuttavia che potesse essere prestata sufficiente attenzione ai danni collaterali della pandemia globale, specialmente sui migranti e lavoratori informali, ora più esposti alla tratta e allo sfruttamento. Caritas Internationalis e Coatnet chiedono, dunque, misure urgenti e mirate per sostenere quanti lavorano in settori informali, tra cui i collaboratori domestici e gli operai agricoli e edili, tra i quali si trovano i lavoratori più vulnerabili, come ad esempio i migranti privi di documenti.

La denuncia di Save the children

Ben 10 milioni delle vittime di tratta nel mondo, ossia 1 su 4, hanno meno di 18 anni e, in un caso su 20, addirittura le vittime hanno meno di 8 anni. La forma più diffusa di sfruttamento resta quella sessuale (84,5 per cento) che vede principalmente come vittime donne e ragazze. Rispetto al totale, il 95 per cento ha un'età compresa tra i 15 e i 17 anni. Il fenomeno però resta prevalentemente sommerso e, con l'emergenza Covid-19, ha visto trasformare alcuni modelli tipici della tratta e dello sfruttamento dei minori. I gruppi criminali dediti allo sfruttamento sessuale in particolare, sottolinea Save the Children, sono stati ovunque rapidissimi nell'adattare il loro modello operativo attraverso l'uso intensivo della comunicazione online e dello sfruttamento nelle case, "indoor", e il lockdown ha costretto le istituzioni e le organizzazioni non governative ad affrontare maggiori difficoltà nelle attività di prevenzione e supporto alle vittime. Inoltre, dai dati di Save the children emerge che in Europa, è boom di pedopornografia.

Onu: un percorso di consapevolezza e di intenti
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