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venerdì 14 settembre 2018

Cardinale Montenegro: "Credo che la nostra Sicilia abbia bisogno di una parola di speranza e di sentirsi al centro del cuore del Papa che ha sempre uno sguardo rivolto in avanti. E’ un po’ come il Vangelo: provoca sempre."


E’ motivo di gioia sapere che il Papa ritorni in Sicilia. Ogni volta che il Papa si sposta ‘muove’ qualcosa e sono certo che questa visita, anche per questo legame particolare a Padre Puglisi, significherà qualcosa per tutta la regione. Il Papa quando si muove e quando parla vuole arrivare al cuore di tutti e credo che la nostra Sicilia abbia bisogno di una parola di speranza e di sentirsi al centro del cuore del Papa”. Lo ha detto il vescovo di Agrigento, Cardinale Franco Montenegro, parlando con l’Adnkronos in vista della visita di Papa Bergoglio in Sicilia, sabato prossimo.

La venuta del Papa – ha aggiunto- è anche una provocazione. Ci aspettiamo solo parole di conforto e di amicizia ma il Papa ha sempre uno sguardo rivolto in avanti. E’ un po’ come il Vangelo: provoca sempre. E il Santo Padre – ha evidenziato il cardinale Montenegro- potrà parlare dell’impegno di ciascuno, giovani compresi, affinché cambi qualcosa. E le cose cambieranno nella misura in cui cambieranno i nostri cuori”. “Oggi – ha sottolineato Montenegro che e’ anche presidente della Caritas- viviamo in una società dove si sta creando tanto individualismo, dove ognuno guarda a sé ed ha paura dell’altro. Ognuno si isola e in questo isolamento diventiamo periferia”.

Abbiamo paura gli uni degli altri e stiamo pensando di costruire un futuro con i muri. Quei muri – ha ricordato- che abbiamo abbattuto ieri perché pensavamo che rappresentavano un problema ma oggi stiamo riguardando al futuro ricostruendo muri. O il passato era sbagliato – si è domandato il vescovo di Agrigento- allora ci vuole un futuro diverso o se intendiamo ricostruire il futuro come il passato siamo noi stessi che ci stiamo condannando a non aprirci a strade nuove”.

L’amore per la verità – ha proseguito Montenegro- spinge il Papa a dire la verità. Noi purtroppo preferiremmo star bene tra noi. Ma non è solo l’Europa che sta pagando la moneta della migrazione. Nel mondo – ha precisato- ci sono 245 milioni di persone che si spostano. E come detto in altre occasioni, viene chiamato il sesto continente. Se si regala un mappamondo senza l’America o l’Africa – ha ancora affermato il cardinale – si regala un mappamondo guasto perché manca un pezzo di mondo. Se io penso ad un mondo senza tenere conto di questo sesto continente, il mondo che ho in mente è guasto”

Per il presidente della Caritas “le migrazioni sono un fatto che interessa tutti: l’America, l’Australia, l’Europa. Noi siamo una popolazione di emigranti. Agrigento ha 152mila emigranti. C’è gente ancora oggi – ha sottolineato- che prepara le valigie e parte. Oggi in un mondo che si definisce globale, non c’è più io qua e tu là. Dovremmo cominciare ad abituarci a convivere insieme”.

“Forse – ha poi affermato Montenegro- dovremo smettere di pensare che noi siamo la civiltà e noi siamo la cultura. Dobbiamo cominciare ad accettare che ci sono altre civiltà e altre culture. Se crediamo di tenere noi le fila di tutto credo che sbaglieremmo anche perché l’Europa sta scricchiolando”.

La Sicilia – ha infine detto il vescovo di Agrigento- è questa terra bella che la vedo come cerniera tra l’Europa e l’Africa e dove manca la cerniera il gilet non si può più mettere addosso. Una cerniera chiamata a fare storia. L’ha sempre fatta ed ha la possibilità di proiettare anche un continente, il ‘continente nuovo’ verso il futuro”.

“Noi siciliani, non per vanto vuoto, siamo quelli che hanno sempre accolto. Su questa terra – ha concluso- si sono incontrate tante civiltà e questa terra da tutti viene apprezzata perché è diventata uno scrigno di tesori che non si vogliono perdere. Forse si tratta di allargare lo scrigno e di metterci più tesoro dentro. E qui, ognuno di noi deve fare la sua parte”
(fonte: Adnkronos)