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martedì 7 luglio 2026

Tonio Dell'Olio Lampedusa e il vangelo dell’umano

Tonio Dell'Olio
 
Lampedusa e il vangelo dell’umano
 
PUBBLICATO IN MOSAICO DEI GIORNI  6 luglio 2026


Lampedusa è il luogo in cui si decide il futuro della nostra civiltà. È questo il cuore della riflessione dell'arcivescovo di Palermo e presidente della Fondazione Migrantes, Corrado Lorefice, che legge la visita di papa Leone XIV come un gesto profetico contro la “disumanità” di un Mediterraneo trasformato da precise scelte politiche in “un sepolcro d'acqua”.

Il vescovo ricorda che sulle coste dell'isola giacciono “migliaia di esseri umani” abbandonati come il ferito della parabola del buon samaritano. Per i cristiani quel corpo ferito è “il corpo stesso di Cristo”: qui “l'umano e il cristiano coincidono”. 

Lorefice definisce la Sicilia una “zattera” chiamata a custodire e salvare l'umanità ferita, mentre denuncia che Lampedusa rappresenta oggi “uno sfregio” alla Costituzione italiana, fondata sul riconoscimento della dignità di ogni persona. “La nostra Costituzione, in un momento magico, purtroppo oggi brutalmente ignorato, ha raccolto diversità politiche e storiche in quel territorio condiviso che è il vangelo dell’umano”. 

Si rischia di tornare verso “l'orrore di un nuovo Auschwitz”, perché i campi di sterminio iniziano sempre dall'indifferenza. Da qui l'appello a scegliere da che parte stare: non con i muri e la paura, ma con la condivisione, l'accoglienza e la difesa di chi fugge da guerre, sfruttamento e saccheggio delle risorse. Solo così il Mediterraneo potrà tornare a essere un mare di speranza e non di morte.

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Vedi anche i post precedenti:


domenica 5 luglio 2026

La breve ma intensa e significativa visita pastorale di Leone XIV a Lampedusa sulle orme di quella di Papa Francesco

VISITA PASTORALE DEL SANTO PADRE A LAMPEDUSA

Campo sportivo "Arena" in Località Salina
Sabato, 4 luglio 2026

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Da Lampedusa, lembo del vecchio continente nel Mediterraneo, l’accorato appello di Leone XIV

Il rispetto della dignità dei migranti
responsabilità epocale per l’Europa


E agli abitanti dell’isola, tra cui diversi sopravvissuti ai naufragi, dice:
«Il Papa continua ad accompagnarvi, vi sostiene e vi incoraggia»

«Da questo estremo lembo d’Europa nel Mare Mediterraneo, si vede meglio la chiamata epocale che il fenomeno migratorio rivolge alle società europee». Per questo motivo Leone XIV si è recato sabato 4 luglio in visita pastorale a Lampedusa, sulle orme del predecessore Francesco, che scelse l’isola siciliana come meta del primo viaggio del suo pontificato.

Papa Prevost lo ha spiegato nella messa celebrata al campo sportivo alla presenza di quattromila fedeli, evidenziando come su questi temi il vecchio continente possieda «un potenziale unico, che deriva dalla sua storia e dalla sua cultura» ma anche «una pari responsabilità». L’Europa, ha detto, «è in grado di affrontare la crisi in modo organico, inserendo il primo soccorso in un piano strategico di lungo periodo, capace di accogliere, proteggere, promuovere e integrare i migranti e, nello stesso tempo, lavorando per lo sviluppo, così che nessuno sia costretto a emigrare». Il tutto «vigilando sul rispetto della dignità di ogni persona». Si tratta, ha chiarito, di «un compito delle istituzioni pubbliche, ma anche di tutta la società civile e della Chiesa», ha aggiunto con la forte denuncia che «i morti in questo mare sono vittime sia di decisioni prese sia di decisioni mancate».

Iniziata con una toccante sosta di preghiera al cimitero dell’isola, la visita di Leone XIV è proseguita poi alla Porta d’Europa dove è stato accolto da alcuni migranti, e al Molo Favaloro, da oggi intitolato a Papa Bergoglio. Infine la celebrazione della messa sotto lo sguardo della Madonna di Porto Salvo, la cui immagine era presente sull’altare. Dopo il rito Leone XIV è tornato all’aeroporto dell’isola per salire sul velivolo che alle 14.04 è atterrato a Roma-Ciampino. Da lì il rientro in Vaticano.
(fonte: L'Osservatore Romano 04/07/2026)

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In un minuto la visita di Leone XIV a Lampedusa

Il racconto con le immagini esclusive di Vatican Media della mattinata del Papa sull'isola pelagia


Una visita caratterizzata da gesti significativi e dalla celebrazione della Messa nel Campo sportivo “Arena” di Lampedusa. E' durata alcune ore la permanenza di Papa Leone sull'isola del Mediterraneo e sulle orme di Papa Francesco che scelse questo luogo, l'8 luglio 2013, come primo posto da visitare fuori dal Vaticano. Giunto intorno alle 9, il Pontefice ha prima reso omaggio alle vittime del mare nel cimitero di Lampedusa e poi ha attraversato la Porta d'Europa. A seguire la benedizione di una targa che decreta il cambio di nome del molo dell'isola, dedicato ora a Papa Francesco. Infine la Messa e il ritorno in Vaticano.
(fonte: Vatican News 04/07/2026)


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Pere approfondire vedi anche:


sabato 4 luglio 2026

Leone XIV abbraccia Lampedusa: come Francesco vi accompagno e vi sostengo

VISITA PASTORALE DEL SANTO PADRE A LAMPEDUSA

Campo sportivo "Arena" in Località Salina
Sabato, 4 luglio 2026

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Leone XIV abbraccia Lampedusa:
come Francesco vi accompagno e vi sostengo

Il Papa nel campo sportivo "Arena" saluta la comunità dell'isola riunita per la Messa. Prima della celebrazione e dopo il saluto del sindaco, alcune parole per ricordare Papa Francesco e assicurare "che il Papa continua ad accompagnarvi, vi sostiene e vi incoraggia". Poi l'invito a rendere "il mondo di oggi e di domani sia più umano per tutti"

Il Papa benedice la stele con cui il noto Molo Favarolo di Lampedusa viene rinominato "Molo Papa Francesco"

I lampedusani la voce del Papa la ascoltano dopo circa un'ora dal suo arrivo, quando nel campo sportivo Arena della località Saline, Leone XIV spezza il silenzio che ha permeato la prima parte della visita e prende parola per ringraziare tutta la comunità per la calorosa accoglienza. Il primo pensiero è per Papa Francesco, il Pontefice che nel 2013 rese questo ruolo epicentro della tragedia migratoria e altare della solidarietà: “Il fatto che abbiate voluto intitolare il Molo Favaloro a Papa Francesco è segno del legame che il mio predecessore ha stabilito con la vostra comunità e con i fratelli e le sorelle migranti”

Il Papa vi è stato vicino in questo tempo per voi molto impegnativo. E oggi sono qui per dirvi che il Papa continua ad accompagnarvi, vi sostiene e vi incoraggia.

L'abbraccio del Papa alla comunità

Applausi fragorosi si elevano per il Pontefice da questa distesa di sedie e transenne, di cappellini bianchi e gialli, da dove sventolano bandierine con l'immagine scelta per la visita o le braccia che cantano l'immancabile Jesus Christ you are my life o intonano cori di "Si vede, si sente, Leone è qui presente". Il sole picchia forte, viene spruzzata acqua sui fedeli e ogni tanto una folata di vento o qualche nuvolone permette di respirare e aprire gli occhi. Circa 4 mila i fedeli presenti, tra cui il medico ed eurodeputato Pietro Bartolo e il cantante Claudio Baglioni, citato pure dal sindaco Filippo Mannino nel suo indirizzo di saluto.

Papa Leone tra i fedeli lampedusani (@Vatican Media)

"Qui per celebrare l'Eucarestia"

Il Papa attraversa la folla in jeep scoperta e benedice bambini e doni. Dal palco dalla impalcatura semplice dove è sistemata la statua della Madonna di Porto Salvo, patrona di Lampedusa, saluta i fedeli di Lampedusa e Linosa. Non è venuto a fare discorsi, Papa Leone. Lo dice lui stesso nel suo breve saluto: “Sono venuto a celebrare l’Eucaristia, segno supremo della presenza di Cristo in mezzo a noi”. “Il gesto di Gesù che spezza il pane per donare Sé stesso dà senso e forza ai nostri gesti quotidiani di assistenza e di condivisione”, afferma.

Sì, questo è un luogo in cui, più che le parole, parlano i gesti. Ma i gesti, per essere umani, hanno bisogno di un cuore. Per questo ci siamo radunati qui: per attingere da Cristo l’amore che solo Lui può darci, perché il mondo di oggi e di domani sia più umano, per tutti.

Un messaggio che dalla estrema punta dell'Europa, risuona quieto ma fragoroso in ogni angolo del Vecchio Continente.
(fonte: Vatican News, articolo di Salvatore Cernuzio)


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Saluto di Papa Leone XIV


Signor Sindaco,
Grazie, grazie!
Signor Sindaco,
Eccellenza, distinte Autorità,
cari fratelli e sorelle!


Ringrazio il Signor Sindaco per il saluto che mi ha rivolto a nome del Comune di Lampedusa e Linosa, e ringrazio tutti voi per la vostra accoglienza!


Il fatto che abbiate voluto intitolare il Molo Favaloro a Papa Francesco è segno del legame che il mio Predecessore ha stabilito con la vostra comunità e con i fratelli e le sorelle migranti: il Papa vi è stato vicino in questo tempo per voi molto impegnativo. E oggi sono qui per dirvi che il Papa continua ad accompagnarvi, vi sostiene e vi incoraggia.


Non sono venuto per fare discorsi, ma a celebrare l’Eucaristia, segno supremo della presenza di Cristo in mezzo a noi. Il gesto di Gesù che spezza il pane per donare Sé stesso dà senso e forza ai nostri gesti quotidiani di assistenza e di condivisione. Sì, questo è un luogo in cui, più che le parole, parlano i gesti. Ma i gesti, per essere umani, hanno bisogno di un cuore. Per questo ci siamo radunati qui: per attingere da Cristo l’amore che solo Lui può darci, perché il mondo di oggi e di domani sia più umano, più umano per tutti.


Grazie!

giovedì 2 luglio 2026

Il 4 luglio papa Leone sarà a Lampedusa. L’omaggio ai migranti morti in mare - Mons. Lorefice: “La Sicilia sia una zattera capace di custodire il cuore umano del Mediterraneo”


Il 4 luglio papa Leone sarà a Lampedusa.
L’omaggio ai migranti morti in mare

Secondo i dati dell’Oim oltre 1200 persone sono morte nel Mediterraneo nei primi mesi del 2026. Il molo dell’isola sarà intitolato a papa Francesco

Sulla costa di Lampedusa l’opera “Porta d’Europa”, di Mimmo Paladino, installata nel 2008
 in memoria dei migranti deceduti e dispersi in mare nel tentativo di raggiungere la terra. 
ANSA/CIRO FUSCO

Il 4 luglio papa Leone sarà a Lampedusa. Non negli Stati Uniti. Il pontefice visiterà la piccola isola agrigentina, estremo lembo meridionale d’Italia, situata più a sud della Tunisia.

In quella stessa data, gli Stati Uniti celebreranno i 250 anni della Dichiarazione d’Indipendenza, firmata a Philadelphia avvenuta nel 1776: è la data che si considera quella della nascita della nazione americana. Donald Trump aveva invitato negli Usa il primo pontefice americano (anzi pan-americano) della storia.

Ma il pontefice nato e cresciuto a Chicago ha rifiutato l’invito. Rifiuto, probabilmente, ribadito anche al vicepresidente statunitense James David Vance che lo scorso 19 maggio si è recato in visita in Vaticano. Vance è cattolico (si è convertito e battezzato nel 2019) studiando i testi di Sant’Agostino e dandone un’interpretazione originale.

Papa Leone non andrà negli States, almeno nel 2026. E in quella stessa data, emblematicamente, sarà invece a Lampedusa. Certamente una coincidenza ma che in qualche modo non è passata inosservata. Leone avrebbe potuto recarsi a Lampedusa una settimana prima o dopo. Ma la data prescelta è quella del Freedom 250. Mentre il suo Paese di nascita celebra l’importante anniversario, papa Leone sarà nell’isola, terra di frontiera, simbolo di accoglienza e solidarietà, per rendere omaggio ai migranti morti in mare.

Papa Leone sulle orme di Francesco, che per il suo primo viaggio pastorale dopo l’elezione a pontefice scelse proprio Lampedusa. In tutti è ancora vivo il ricordo dell’8 luglio 2013, dell’omaggio alla Porta d’Europa, della messa celebrata su un altare allestito su un’imbarcazione naufragata, delle parole vibranti del nuovo papa.

Leone XIV atterrerà a Lampedusa alle 9, dopo la partenza da Ciampino alle 7.15. La visita durerà per tutta la mattina e ripartirà alle 13.15. Il papa visiterà i luoghi simbolo dell’isola. La prima tappa è al cimitero, con l’omaggio ai migranti defunti. Poi il papa si recherà alla Porta d’Europa, il monumento ai migranti morti in mare nella parte meridionale dell’isola, opera d’arte di Domenico Paladino. Al Molo Favaloro dove il papa benedirà la targa che intitolerà ufficialmente il molo a papa Francesco. Qui potrà salutare personalmente alcuni migranti e rivolgerà un saluto personale ad alcuni migranti presenti.

Alle 10.30 è prevista la celebrazione della Santa Messa. Accanto all’altare ci sarà l’effige della Madonna di Porto Salvo, protettrice dell’isola e dei naviganti. Leone XIV saluterà poi i rappresentanti delle istituzioni (è stata annunciata la presenza del presidente della Regione, Renato Schifani), i volontari impegnati nell’accoglienza e i bambini ammalati. A fine mattina il decollo da Lampedusa verso Ciampino.

Leone XIV ha voluto dare continuità al messaggio di papa Francesco in un momento in cui i riflettori sono sempre accesi sul Mediterraneo che, solo nei primi sei mesi del 2026, ha visto morire più di 1200 persone. Lo scorso anno erano state 700. I dati sono stati diffusi nei giorni scorsi dall’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (Oim).

«Esistono mostri che si aggirano in questi mari», ha detto appena 20 giorni fa durante la visita alle Canarie. Era l’11 giugno e il pontefice stava concludendo la visita in Spagna toccando anche le otto isole dell’arcipelago dell’Atlantico. Il pontefice aveva reso omaggio ai migranti, inchinandosi emblematicamente davanti a loro. «Non siete numeri – disse Leone nel suo discorso – né fascicoli! Siete persone con una famiglia e una casa che vi siete lasciata alle spalle, con sogni che nessuno ha il diritto di disprezzare».

Ora, il papa che nel suo primo anno di pontificato ha già toccato molti Paesi, nelle diverse latitudini, sarà a Lampedusa. Ad accoglierlo ci saranno l’arcivescovo di Agrigento Alessandro Damiano, il presidente della Regione, Renato Schifani, il sindaco di Lampedusa, Filippo Mannino. Ci saranno i 6500 lampedusani, tutti concentrati nell’unico comune e nelle strutture turistiche lungo la costa, oltre che nell’isola di Linosa (500 abitanti). Ci saranno anche i turisti, presenti in gran numero nell’isola.

Lampedusa per un giorno sarà al centro della storia per raccontare a tutti il dramma dei migranti e la storia di un’isola che parla il linguaggio dell’accoglienza. In passato non sono mancati (e non mancano ancora oggi) manifestazioni di protesta e di intolleranza razziale. Ma l’isola ha un’identità e un secondo nome: si chiama “accoglienza”. Porta aperta dell’Europa che tra mille difficoltà e incertezze continua a ricevere i flussi migratori dal Nord Africa e non solo.
(Fonte: Città Nuova, articolo di Francesca Cabibbo 01/07/2026)

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Papa a Lampedusa. 
Mons. Lorefice: “La Sicilia sia una zattera 
capace di custodire il cuore umano del Mediterraneo”

Il viaggio di Papa Leone XIV a Lampedusa richiama il Vangelo e il diritto alla mobilità. Mons. Lorefice invita a superare l’emergenza, riconoscere la dignità dei migranti e ritrovare il senso comunitario per evitare nuove tragedie nel Mediterraneo

Agorà Spazio Migrante(S)

Sabato 4 luglio, Papa Leone XIV sbarcherà a Lampedusa. Un viaggio carico di profezia che tocca il cuore ferito del Mediterraneo, a poco meno di un mese da quello compiuto dal Pontefice alle Canarie. Per comprendere la portata di questo appuntamento noi giovani della redazione di “Agorà” abbiamo incontrato mons. Corrado Lorefice. Nominato lo scorso 26 maggio Presidente della Commissione Episcopale per le Migrazioni della CEI l’arcivescovo di Palermo invita a superare la logica dell’emergenza per riscoprire il diritto alla mobilità, la fedeltà al Vangelo e il valore civile della nostra Costituzione.

Eccellenza, la sua recente elezione a Presidente della Commissione Episcopale per le Migrazioni della CEI e della Fondazione Migrantes le affida una responsabilità nazionale. Come vive questo incarico in vista dell’imminente visita di Papa Leone a Lampedusa?

Mons. Corrado Lorefice
“Questa nomina significa che le Chiese italiane affidano alla Migrantes un compito essenziale: tenere aperto, nel cuore delle nostre comunità, il Vangelo di Gesù. Oggi più che mai dobbiamo riconoscere nelle persone in mobilità — e nelle sfide culturali e politiche che questo tempo comporta — un vero ‘segno dei tempi’, un luogo teologico della presenza del Signore che chiede accoglienza. La massima responsabilità delle nostre Chiese è far sì che sulla mobilità si pensi e si agisca a partire dal Vangelo. Possiamo così aiutare le istituzioni, a partire dal governo nazionale, a non perdere mai di vista che parliamo di esseri umani con attese, storie e relazioni, custodendo l’umanità in un momento di grande rischio di disumanizzazione”.

Lei ha detto che le stragi nel Mediterraneo non sono fatalità, ma il frutto di scelte precise e di precise politiche di accoglienza…

“Sì, perché non possiamo parlare semplicemente di tragedia. Non è una fatalità se oggi i confini vengono presidiati seguendo la sola logica dell’emergenza e dell’invasione. Se la presenza del migrante viene letta solo così, e non come un dato costitutivo del nostro tempo nella casa comune, ci viene precluso l’approccio umano. Ogni uomo ha diritto alla mobilità, a maggior ragione se scappa da una povertà che ne limita la dignità o da guerre che creano morte e distruzione. Dobbiamo superare la categoria dell’emergenza per guardare il fenomeno nella sua reale dimensione. Solo così eviteremo i drammi in mare. C’è una responsabilità precisa se non si presidiano le rotte, se si fanno respingimenti o se le leggi europee e italiane non si fondano sul diritto alla dignità della persona. I naufragi silenti ci restituiscono comunque sulle coste i corpi di giovani e bambini. Abbiamo il dovere morale almeno di onorare questi defunti”.

Dopo la strage del 2013 si disse “mai più”, ma la storia è andata diversamente…

“Questo accade quanto più viene meno il senso comunitario. È la crisi che vive l’Europa, dove si esasperano i nazionalismi a discapito della comunità, nonostante l’Unione sia nata proprio perché non accadesse mai più quanto vissuto nel Novecento con due guerre mondiali. Ogni conflitto nasce quando si smarrisce la certezza che nessuno può considerare l’altro come un nemico o un invasore. Papa Francesco ci ha ricordato che il mondo è una casa e un giardino da custodire, che deve accogliere fratelli e non nemici. Senza questo senso comunitario, ogni ‘mai più’ diventa mera retorica. In questi anni abbiamo visto il Mediterraneo trasformarsi in un grande cimitero. Non è più il “lago di Tiberiade” a cui si ispirava la visione di Giorgio La Pira: le sue sponde non sono state capaci di darci la gioia dell’incontro. Più portiamo avanti l’esasperazione identitaria, più cresceranno i nazionalismi e si innalzeranno muri, perdendo la consapevolezza della bellezza di ogni volto umano e del diritto alla mobilità”.

Cosa unisce il magistero sul tema delle migrazioni di Francesco e Leone XIV?

“Papa Leone ha avuto una grande intuizione. Da araldo del Vangelo, colui che custodisce la memoria della Casa Comune, ha offerto una bellissima interpretazione a partire dal lago di Galilea, dove Gesù chiamò Pietro come ‘pescatore di uomini’. È l’immagine che descrive l’identità della Chiesa, e il Papa lo ha ricordato alle Canarie. Il successore di Pietro non può disinteressarsi di questi approdi che toccano il cuore del Vangelo: la Chiesa non può ignorare queste acque e il clamore di chi grida nella notte. Ringrazio Papa Leone per aver voluto fortemente essere a Lampedusa il 4 luglio. I suoi discorsi alle Canarie — e accadrà lo stesso a Lampedusa — ricordano molto il primo viaggio di Papa Francesco, le cui domande (‘Adamo dove sei?’, ‘Dov’è tuo fratello?’, ‘Chi ha pianto per loro?’) furono la chiave ermeneutica del suo pontificato. Le parole di Papa Leone, già anticipate nella Magnifica Humanitas, saranno fondamentali per comprendere il Magistero di Leone XIV, e Lampedusa diventerà un topos, un luogo preciso che come Chiese dobbiamo saper abitare”.

Lei ha spesso paragonato la Sicilia a una “zattera” nel Mediterraneo. Quale parola consegna alle comunità cristiane in vista del 4 luglio?

“La nostra collocazione geografica e questo momento storico sono una chiamata precisa del Vangelo. Dobbiamo essere fedeli all’immagine della zattera: pur con le nostre fragilità sociali ed economiche, questa terra è da sempre un approdo. Un legno che galleggia non rifiuterà mai una mano che si vi vuole aggrappare. Siciliani e abitanti delle Canarie hanno il compito di aiutare il mondo a custodire un cuore umano, ripartendo dal diritto alla vita, alla mobilità e alla dignità. Inoltre, la Sicilia è parte dell’Italia, e voglio ricordare che abbiamo una Costituzione donataci da visioni diverse ma unita sui principi fondamentali. Di fronte a questa urgenza antropologica, la Costituzione deve restare la nostra bussola, in particolare con gli articoli 3 e 11. La Sicilia è una zattera che può aiutare l’intera nazione a rimanere aperta a tutti, riconoscendo ogni cultura e religione. È una terra da cui deve continuare a partire il messaggio della pace, proprio in un Mediterraneo ferito dalla distruzione e dal delirio di onnipotenza dei potenti della Terra”.
(fonte: SIR 30/06/2026)

lunedì 22 giugno 2026

In un minuto la visita di Papa Leone a Pavia e Sant'Angelo Lodigiano


In un minuto la visita di Papa Leone
a Pavia e Sant'Angelo Lodigiano

In un video le immagini salienti delle oltre sei ore trascorse dal Pontefice nei due comuni lombardi: dall'arrivo in elicottero a Pavia e la visita al Cnao, poi la liturgia della Parola nella Basilica di San Pietro in Ciel d'oro con l'adorazione delle reliquie di sant’Agostino e l'incontro con la cittadinanza in Piazza della Vittoria. Quindi il trasferimento a Sant'Angelo Lodigiano con la visita alla Basilica di Santa Cabrini e il saluto ai giovani nel campo sportivo



Per approfondire vedi il post precedente:



VISITA PASTORALE DI PAPA LEONE XIV A PAVIA E SANT'ANGELO LODIGIANO 20/06/2026 (cronaca, testi integrali e video)

VISITA PASTORALE DEL SANTO PADRE LEONE XIV
A PAVIA E SANT'ANGELO LODIGIANO

20 GIUGNO 2026


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  • La partenza da Roma, Accoglienza a Pavia e Incontro con il personale e gli ospiti del Centro Nazionale di Adroterapia Oncologica (CNAO)
Lasciato il Palazzo Apostolico Vaticano, il Santo Padre Leone XIV si è trasferito all’eliporto del Vaticano da dove, alle ore 13.00, è partito per recarsi in Visita pastorale a Pavia e Sant’Angelo Lodigiano.


Dopo l’atterraggio, alle ore 14.39, nel Campo di Rugby CUS di Cravino, il Papa è stato accolto da: S.E. Mons. Corrado Sanguineti, Vescovo di Pavia; l’On. Attilio Fontana, Presidente della Regione Lombardia; la Dottoressa Francesca De Carlini, Prefetto di Pavia; il Dott. Michele Lissia, Sindaco di Pavia; e il Dott. Giovanni Palli, Presidente della Provincia di Pavia.

Successivamente, il Pontefice si è trasferito in auto al Centro Nazionale di Adroterapia Oncologica (CNAO).

Al suo arrivo, il Papa è stato accolto all’ingresso del CNAO dal Dott. Gianluca Vago, Presidente, e dal Dott. Sandro Rossi, Direttore. Nel corso della visita al Centro, il Santo Padre ha incontrato e salutato alcuni dirigenti e il personale medico.

Durante la visita al CNAO, dopo aver salutato individualmente i bambini e le persone in cura e le loro famiglie, Papa Leone XIV ha rivolto loro alcune parole di saluto. Ha sottolineato l’importanza della famiglia: “Fate capire a tutto il mondo - ha detto il Papa - come quando ci sono momenti difficili, se non c’è la presenza, l’amore della famiglia, tutto è più difficile”. “Dio non vuole che nessuno soffra” ha aggiunto il Papa, spiegando: “Quello che ci promette Dio è che sarà sempre presente, anche quando siamo troppo deboli, ci manda degli angeli”. Ha poi ringraziato il CNAO, “che fa miracoli” e il personale, “perché Dio opera nelle nostre vite anche tramite i medici, gli infermieri, tante persone”. E infine ha ricordato l’importanza della ricerca, come via per preparare il futuro, e raccomandato “quando le cose sono difficili, mettiamo tutta la nostra fiducia in Dio”.

Prima di lasciare il Centro, il Papa con i giovani in cura e le loro famiglie hanno recitato insieme il Padre Nostro.

Al termine dell’incontro, Papa Leone XIV ha lasciato il CNAO e si è trasferito in auto alla Basilica di San Pietro in Ciel d’Oro.

  • Incontro con la Comunità Agostiniana e Celebrazione della Parola di Dio e venerazione delle Reliquie di Sant’Agostino nella Basilica di San Pietro in Ciel d’Oro
Al suo arrivo al Convento dei Padri Agostiniani, il Santo Padre è stato accolto da Padre Joseph L. Farrell, Priore Generale; da Padre Gabriele Pedicino, Priore Provinciale; e da Padre Gianfranco Casagrande, Priore del Convento.

Quindi, il Papa ha avuto una breve conversazione con la comunità degli Agostiniani. Dopo il saluto del Priore Generale, Leone XIV ha rivolto alcune parole ai presenti, ricordando come “Sant’Agostino non è nostro, è della Chiesa e la nostra missione è farlo conoscere nella Chiesa”, perché “ha tanto da offrire in questo tempo”. E col pensiero ai tanti pellegrini che giungono alla Basilica, ha sottolineato come questo sia il segno che la gente è alla ricerca, di qualcosa, di qualcuno che è Dio, e come sia necessario “offrire il messaggio di amore per Cristo e amore per la Chiesa” al cuore del pensiero di Sant’Agostino. Infine ha ringraziato i presenti, e augurato “che Sant’Agostino ci aiuti sempre a vivere questa missione”.

Successivamente nel Chiostro, prima di raggiungere in processione la Basilica di San Pietro in Ciel d’Oro per la Celebrazione della Parola di Dio, Papa Leone XIV ha salutato i Vescovi della Lombardia e alcuni collaboratori e ha rivolto alcune parole di saluto e di ringraziamento ai fedeli presenti che lo attendevano.

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Parole a braccio del Santo Padre

Grazie, grazie! Buongiorno a tutti!

Se resto trenta secondi in più riconosco tanti di voi.

Sant’Agostino ci insegna a vivere ciò che Gesù Cristo ci ha insegnato: amare Dio, amare i fratelli e le sorelle. Quando gli hanno domandato: “Qual è più importante dei due?”, rispose: “In ordine a quello che hai scritto, amare Dio, però non sappiamo se stiamo amando Dio se non amiamo i fratelli”. Quindi l’amore fraterno è tanto importante! La carità verso tutti, oggi, è un messaggio di Sant’Agostino, di Gesù Cristo, molto importante per il mondo. Che siamo tutti veramente questo segno di amore, di carità nel mondo! Che sappiamo vivere il perdono, la riconciliazione, la pace!

Dio benedica tutti voi. Grazie per essere qui. È un piacere salutarvi e vi diamo la benedizione.

Benedizione.

Grazie, grazie! Auguri!


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Subito dopo, alle ore 15.55, il Papa ha raggiunto la Basilica, dove erano presenti i Vescovi lombardi, il Clero, i Consacrati e i Diaconi permanenti, per la Celebrazione della Parola di Dio e la venerazione delle Reliquie di Sant’Agostino alla presenza di circa 1800 fedeli, tra l’interno e l’esterno della Basilica.

  • Dopo i saluti di S.E. Mons. Corrado Sanguineti e di Padre Joseph L. Farrell e la Liturgia della Parola, il Santo Padre ha pronunciato la Sua omelia.

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Omelia

Eminenza,
Eccellenze, cari fratelli nell’Episcopato,
cari presbiteri e diaconi,
cari religiosi, religiose e seminaristi,
miei confratelli agostiniani,
fratelli e sorelle,

sono felice di trovarmi qui in mezzo a voi e ringrazio il Vescovo, Mons. Corrado Sanguineti, e Padre Joseph Farrell, Priore Generale dell'Ordine di Sant'Agostino, per le parole di benvenuto che mi hanno rivolto. Sono contento di quanto ho sentito su questa Chiesa che è in Pavia: una Comunità di antica tradizione che rimane viva e presente nella città e nel territorio, attenta ai segni di questo tempo e alle sue sfide, senza lasciarsi scoraggiare dalle fatiche, dal contesto secolarizzato e dalle difficoltà nella trasmissione della fede.

Per non scoraggiarsi serve uno sguardo animato dallo spirito della fede, che aiuti a leggere la realtà in modo più profondo rispetto a ciò che appare a prima vista, e a non scivolare in un atteggiamento negativo, pessimista, incapace di generare vita nuova. Lo sguardo che ci è richiesto – e che lo Spirito Santo ci dona – è invece quello di Gesù. In mezzo alle difficoltà e alle incomprensioni, Egli vede la mano provvidente del Padre nei gigli dei campi, negli uccelli del cielo (cfr Mt 6,28-29), nutre la speranza nel piccolo seme che cresce (cfr Mc 4,30-33) e invita ad alzare i nostri occhi e guardare i campi che già biondeggiano per la mietitura (cfr Gv 4,35). Nell’Esortazione apostolica Evangelii gaudium Papa Francesco ci ha spronato a questa lettura spirituale della realtà, dicendo: «Lo sguardo di fede è capace di riconoscere la luce che sempre lo Spirito Santo diffonde in mezzo all’oscurità […]. La nostra fede è sfidata a intravedere il vino in cui l’acqua può essere trasformata, e a scoprire il grano che cresce in mezzo alla zizzania» (n. 84).

Illuminati dalla speranza del Vangelo e prendendo spunto da quanto ci ha detto nella Lettura l’Apostolo Pietro (cfr 1Pt 2,4-10), che chiama “pietre vive” i discepoli del Signore, chiediamoci: come possiamo oggi, qui a Pavia, essere una Chiesa viva?

La prima indicazione dell’Apostolo è essenziale: stare uniti a Cristo, pietra viva, scartata dagli uomini ma scelta da Dio. Cristo è il fondamento dell’edificio spirituale, è la pietra angolare posta come base del nostro cammino ecclesiale, dell’agire pastorale e dell’evangelizzazione (cfr vv. 4-5).

Questo essere costruiti e costruire in Cristo ci preserva dal rischio di disperderci e affaticarci in cose secondarie, magari buone, ma che non vanno all’essenziale. Naturalmente siamo chiamati a essere realisti, e sappiamo che nelle comunità parrocchiali e nella vita di una diocesi ci sono tante urgenze e tanti impegni che richiedono presenza e molteplici attività. Si tratta però di ricondurre tutto al centro, di costruire sempre a partire dalla pietra angolare, di impedire che le nostre azioni risultino dispersive, centrate unicamente su noi stessi e sui nostri sforzi. Poiché il centro è Cristo, tutti attingiamo da quest’unica fonte e sottoponiamo il nostro impegno al discernimento che proviene dalla sua luce e dalla sua Parola. Allora facciamo crescere una Chiesa in cui si cammina insieme, capace di rinnovarsi senza dividersi, in cui tutti si riconoscono fratelli e lavorano con gioia al servizio del Regno di Dio.

Questo implica quanto all’inizio diceva il vostro Vescovo: dobbiamo imparare ad essere comunità cristiane centrate sull’essenziale, anche se ciò dovesse comportare la rinuncia a qualche struttura e a qualche sicurezza del passato. L’essenziale è vivere con Cristo, e diffondere il suo Vangelo è ciò che ci deve stare a cuore. Lo raccomando anzitutto ai presbiteri, che talvolta possono soffrire il senso di dispersione interiore, di stanchezza per le molteplici incombenze: ritornate sempre al centro, unificate tutto nella relazione con il Signore, e in Lui scoprite la gioia della fraternità presbiterale e il comune lavoro pastorale con i laici. E lo raccomando anche alle religiose e ai religiosi, che conoscono spesso la fatica di attualizzare il carisma a cui appartengono, ma che hanno sempre bisogno di ripartire da Cristo e di mettere in comune i talenti ricevuti sia con altre comunità religiose sia con l’insieme della Chiesa diocesana.

Aderire a Cristo, pietra angolare, ci permette anche di affrontare le problematiche odierne che riguardano la trasmissione della fede e la pratica religiosa. In un tempo nel quale molte persone sembrano aver perduto il gusto spirituale o, per diverse ragioni, non riescono più ad avvertire come attraente la proposta della fede cristiana per la loro vita, siamo chiamati anzitutto a portare l’annuncio del Vangelo, un annuncio gioioso e liberante di Gesù Cristo, che faccia emergere la bellezza della fede per la nostra vita e per la nostra società. C’è sempre più bisogno, oggi, di accompagnare le persone alla scoperta o alla riscoperta della fede. Perciò, bisogna annunciare il nucleo del Vangelo, cioè Gesù, che nella sua incarnazione, morte e risurrezione ci rivela il mistero di Dio e al tempo stesso il mistero che siamo noi stessi. «Una pastorale in chiave missionaria […] si concentra sull’essenziale, su ciò che è più bello, più grande, più attraente e allo stesso tempo più necessario» (Evangelii gaudium, 35).

In questo contesto, la figura di Sant’Agostino brilla di luce preziosa. Il suo pensiero, la storia della sua conversione, la sua spiritualità ci ricordano il valore e il primato dell’interiorità: «Non uscire fuori di te, ritorna in te stesso: la verità abita nell’uomo interiore» (De vera religione, XXXIX, 72). Il bisogno di rientrare in sé stessi, di non disperdersi nella frammentazione esteriore, di cercare e trovare un senso che orienti la nostra vita e animi le nostre relazioni, è un’esigenza comune a tutti: oggi esso riaffiora in modi diversi anche nella fretta e nella dispersione del vivere quotidiano, soprattutto negli interrogativi dei più giovani.

Quando la nostra testimonianza di fede è coerente e appassionata, noi stessi diventiamo “pietre vive” che compongono l’edificio spirituale che è la Chiesa. Lo stile di vita dei cristiani, che era nuovo e stupefacente agli inizi, nel confronto con il mondo giudaico e con quello pagano, deve esserlo tutt’ora, nel mondo di oggi. Uniti a Cristo possiamo infatti esprimere il nostro sacerdozio santo, offrendo ogni giorno sacrifici spirituali (cfr 1Pt 2,5). Intessuto di preghiera e di servizio al prossimo, questo culto trasforma la nostra vita in segno del Vangelo attraverso le scelte, le azioni e le relazioni.

Carissimi, come pietre vive, siamo chiamati a essere Chiesa ben radicata nel territorio, Chiesa che cammina in mezzo alle fatiche e alle speranze della gente, esperta nell’arte di ascoltare e di accompagnare, curando le relazioni con le famiglie, con coloro che si preparano a ricevere i Sacramenti e anche con chi si affaccia saltuariamente o è lontano dalla vita di fede.

So che siete già animati da questa passione pastorale e vi invito a coltivarla senza scoraggiarvi, cercando di raggiungere tutti con la gioia del Vangelo, valorizzando il meglio della vostra storia – pensiamo agli oratori – e sperimentando nuove possibilità di incontro. Particolare cura merita l’impegno di rendere organiche le reti di piccole comunità che si incontrano nelle case intorno al Vangelo, aperte al servizio della comunità parrocchiale o pastorale. L’ascolto della Parola genera vivacità spirituale, stimola la testimonianza negli ambienti di vita, anche attraverso i movimenti e le associazioni, spinge a farsi prossimi dei poveri. E, specialmente qui a Pavia, sottolineo l’importanza della pastorale universitaria e del dialogo con la cultura. Lo studio e l’elaborazione scientifica spronano i credenti a pensare una proposta di fede capace di illuminare la ricerca di verità, di giustizia e di bellezza che muove l’animo umano. So che avete iniziato a compiere passi significativi per assumere uno stile sinodale nella vita comunitaria, integrando il cammino tradizionale delle parrocchie con nuove iniziative di evangelizzazione. Vi invito perciò a proseguire su questa strada, imparando sempre più a camminare insieme, nel comune discernimento ed elaborando progetti condivisi, coltivando la fraternità e promuovendo la corresponsabilità.

Cari fratelli e sorelle, Maria Santissima, Madre della Chiesa, vi ottenga il desiderio ardente di vivere e testimoniare il Vangelo, nella carità fraterna che ci rende unico popolo in cammino verso Dio. Venerando le reliquie del santo padre Agostino, chiedo che egli, insieme al vostro Patrono San Siro, interceda sempre per questa Chiesa e per la città di Pavia. Grazie!

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  • Al termine, il Papa ha venerato e incensato le reliquie di Sant’Agostino e infine ha acceso la lampada votiva.

Alle ore 16.50, dopo aver lasciato la Basilica, Papa Leone XIV ha salutato i fedeli nel Piazzale antistante, ha rivolto loro alcune parole di saluto e impartito la benedizione. Quindi si è trasferito in Papamobile a Piazza Duomo.

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Parole a braccio del Santo Padre

Buonasera a tutti! Ciao, buonasera!

Grazie per essere qui. Avete seguito tutta la cerimonia in preghiera qui fuori. Adesso do anche a voi una benedizione, chiedendo che il Signore vi accompagni e vi protegga sempre.

Benedizione.

Auguri a tutti voi! Grazie, grazie!


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  • Adorazione del Santissimo Sacramento, Venerazione delle reliquie di San Siro e Incontro con la Cittadinanza in Piazza Vittoria a Pavia

Alle ore 17.00, lasciata la Basilica di San Pietro in Ciel d’Oro, il Santo Padre Leone XIV si è trasferito in papamobile a Piazza Duomo per l’adorazione del Santissimo Sacramento e la venerazione delle reliquie di San Siro.

Al suo arrivo, sul sagrato del Duomo, il Papa ha ricevuto l’omaggio floreale dei bambini e alcuni animatori Gli hanno rivolto delle parole di saluto. Quindi il Santo Padre ha salutato la Comunità sudamericana, e i bambini presenti e ha rivolto alcune parole di saluto e di ringraziamento alle circa 1500 persone che lo attendevano davanti al Duomo.

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Padre Parole a braccio all'esterno del Duomo

Buonasera a tutti!
Grazie! Grazie a tutti per essere qui.
Un saludo a los peruanos, a todos los latinoamericanos.
Un saluto grande a tutti voi!
Evviva Pavia! Viva!

Abbiamo sentito un momento fa dell’importanza della speranza e della pace. Tutti vogliamo vivere in pace. È molto importante che non perdiamo mai la speranza, perché come ci ha detto Sant’Agostino: “Se vogliamo cambiare i tempi, se vogliamo che il mondo viva in pace, dobbiamo cominciare con noi stessi”. Ciò vuol dire: basta con parole di odio, basta con gli insulti, con il bullismo, basta con tutte quelle cose che fanno guerra fra le persone, fra le comunità, fra i Paesi. Dobbiamo imparare tutti a essere costruttori di pace e promotori di riconciliazione.

A tutti gli animatori che sono qui: grazie a voi per il vostro lavoro, per il vostro servizio!

E a tutti i ragazzi: perseverate, partecipate, cercate di costruire autentica amicizia, non un’amicizia solo con lo schermo, con il telefonino. Autentica amicizia, di persona! Presenti! Tutti presenti! E così troveremo che Gesù davvero vive fra noi. Gesù sarà presente.

Allora, grazie a tutti voi. Vi do la benedizione e vi incoraggio davvero a vivere la fede, a vivere questa gioia di essere discepoli di Gesù.

Benedizione

Che siate sempre una comunità viva, di fede, di speranza e di amore.

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Successivamente il Papa è entrato in Cattedrale, dove è stato accolto dai Membri del Capitolo. Subito dopo ha avuto inizio l’adorazione del Santissimo Sacramento e la sosta davanti all’altare di San Siro, primo Vescovo e Patrono della Diocesi e della Città.

Alle ore 17.30, il Santo Padre ha raggiunto a piedi Piazza Vittoria dove alle ore 17.35 ha avuto inizio l’Incontro con la Cittadinanza.

Dopo il saluto del Dott. Michele Lissia, Sindaco di Pavia, e le parole di benvenuto di S.E. Mons. Corrado Sanguineti, Vescovo della Diocesi lombarda, il Papa ha pronunciato il Suo discorso alla presenza di circa 3500 persone.

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Discorso del Santo Padre

Eccellenza Reverendissima,
Signor Sindaco,
Distinte Autorità,
cari fratelli e sorelle!

Vi ringrazio per la vostra accoglienza, così festosa, e per le cortesi parole di benvenuto. Per bocca del Vescovo e del Sindaco, Pavia stessa si presenta dando voce alla bellezza della vostra città. È una bellezza esigente, in quanto rappresenta l’eredità preziosa di un passato che diventa impegno per il presente. La città è in effetti un dono e un compito per chi vi abita: da questa piazza tutti ce ne rendiamo conto, guardando come la vita dei cittadini si rifletta sugli edifici e sulle pietre circostanti.

Ci troviamo tra monumenti che parlano di voi, e che perciò parlano a voi. Mi riferisco non solo a quelli antichi, ma alle case, alle scuole, all’università, all’ospedale, ai centri parrocchiali. Sono tutti luoghi significativi, strutture dotate di senso proprio, che testimoniano accoglienza, educazione, cultura. In forme distinte attestano una medesima cura della persona-in-comunità, con la sua dignità e i suoi valori, quelli che vi uniscono come un solo popolo e che sono anche alla base della Carta Costituzionale italiana.

Attraversando il centro storico di Pavia, nelle vie e nelle piazze si respira una bellezza carica di storia, non superficiale. È questa una caratteristica delle città europee: mentre riconosciamo in esse l’ingegno e il senso civico di chi le ha edificate, ci rendiamo conto di come il valore del tessuto urbano sostenga la loro vita quotidiana e il ruolo proprio che ciascuna di esse ricopre nell’ambito nazionale e internazionale.

Il nome “città”, dal latino civitas, indica, oltre che un luogo, una condizione umana: la città è una per tutti, è singolare e plurale. Il popolo che la abita vi costituisce una società, cioè un organismo che dev’essere ben ordinato nelle sue relazioni e nelle sue leggi. Essere sociali significa essere solidali, comportandosi da autentici soci: motivati dal bene comune e non da interessi di parte. I cittadini sono sempre concittadini! Difatti, si chiama appunto “Comune” l’ente democratico che si prende cura della città, promuovendo il benessere di quanti vi abitano.

Poiché dunque il popolo è responsabile dello spazio pubblico, davanti alle sfide attuali chiediamoci che cosa fortifica e che cosa erode le nostre case: domandiamoci che cosa rende stabile e che cosa ferisce la nostra società. Altrimenti, ciò che è di tutti rischia di diventare di nessuno: quando l’indifferenza sembra disgregare la nostra comunità, occorre rinnovare l’attiva partecipazione di tutti alla vita cittadina. Dinanzi a forme di degrado e di analfabetismo civico, siamo chiamati a condividere linguaggi di dedizione e di servizio, che custodiscono piazze, parchi, strade come luoghi di incontro per eccellenza. Questa buona cittadinanza sa coltivare la concordia attraverso il dialogo e l’incontro costruttivo tra le persone e le culture che animano Pavia.

Oggi invito ciascuno di voi a ripetere dentro di sé: mi interessa la nostra città! Mi interessa la salute di chi ho accanto, mi interessa la bellezza del luogo in cui abito, mi interessa la qualità della vita negli ambienti in cui lavoro e dove trascorro il tempo libero. Mi interessa questa pianura così fertile, dove ogni campo e ogni fosso porta i segni del lavoro paziente di chi per secoli ha ascoltato il ritmo del creato, sentendosi in armonia con la natura.

La coltivazione della terra rispecchia la promozione della cultura, che trova a Pavia un modello particolarmente felice. Ricordando la vostra illustre tradizione accademica, penso soprattutto ai giovani e agli studenti che frequentano l’Università cittadina. In questo polo culturale, essi non sperimentano un agglomerato di saperi, ma un sistema capace di formare la persona senza speculare sul suo lavoro. Promuovere le scienze, infatti, significa promuovere l’uomo, che deve sempre restare protagonista delle proprie ricerche.

In tale prospettiva, ad ogni sapere corrisponde una forma di cura: come la scienza medica provvede al corpo umano, così la giurisprudenza si preoccupa del corpo sociale e la filosofia considera il pensiero, da cui l’uomo sviluppa ogni sua arte. Tutto ciò che veniamo a sapere del mondo ci fa conoscere noi stessi e ci fa interrogare nuovamente sulla nostra esistenza, assetata di verità e di giustizia. Di questa sete fu pieno l’animo di sant’Agostino, esempio della sana inquietudine che freme in chi ricerca, in chi studia, in chi educa. La sua figura, mentre incarna il dialogo arduo e costante tra fede e ragione, testimonia la loro reciproca appartenenza.

Non si può infatti credere senza pensare, né è possibile illuminare i quesiti più alti della ragione senza fede. Con questa fiduciosa apertura, infatti, la ragione umana domanda e progetta: non si chiude in logiche di profitto o di dominio, ma scopre nuovi modi per prendersi cura di sé e del mondo. Nella misura in cui crede, l’essere umano non si rassegna alla fine, a un frammento storico che termina con la morte: proprio la fede ci ricorda che non siamo sudditi di un fato anonimo, sostenendo invece la certezza che Dio è creatore e salvatore della vita.

A questo proposito, anche nella città di Pavia la Chiesa opera come grembo che accoglie tutti, generando una nuova umanità. Ancora oggi, la più antica istituzione cittadina è chiamata a evangelizzare anzitutto come focolare di fede e casa di carità al servizio di chi è più piccolo, povero, solo o anziano, coinvolgendo in questa cura dell’umano tutte le forze di volontariato, alle quali indirizzo la mia stima e la mia riconoscenza. Grazie al vostro impegno, Pavia è prospera, oltre che di beni, anche di virtù: onorate sempre la dignità di ogni vita umana! La croce, che sta nello stemma della vostra città, è ben più che un simbolo araldico, è una sintesi culturale: ricorda che la storia di Pavia è ancorata al valore universale dell’amore cristiano; ed è una storia da scrivere insieme, esercitando una memoria creativa nell’intesa tra cittadini e associazioni, tra la Chiesa e gli Enti pubblici, tra generazioni e culture.

Care sorelle e cari fratelli, mentre invito ciascuno a dare il meglio di sé per il bene di tutti, di cuore imparto su di voi, sulle vostre case e sulle vostre famiglie la mia benedizione. Grazie!


Al termine, dopo l’Atto di affidamento alla Madonna di Piazza Grande e dopo aver salutato una Rappresentanza di Autorità e di fedeli, il Santo Padre ha lasciato Piazza Vittoria e ha raggiunto in auto il Campo di Rugby CUS di Cravino, dove si è congedato dalle Autorità che Lo avevano accolto all’arrivo, partendo in elicottero per Sant’Angelo Lodigiano.

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  • Arrivo a Sant’Angelo Lodigiano, Adorazione del Santissimo Sacramento e Venerazione del Cuore di Santa Francesca Cabrini, Partenza e rientro in Vaticano

Alle ore 18.55, il Santo Padre Leone XIV è atterrato in elicottero allo Stadio comunale “Carlo Chiesa” di Sant’Angelo Lodigiano.

Al Suo arrivo, il Papa è stato accolto da S.E. Mons. Maurizio Malvestiti, Vescovo di Lodi, dal Dott. Cristiano Devecchi, Sindaco di Sant’Angelo Lodigiano.

Successivamente, il Pontefice si è trasferito in papamobile alla Parrocchia dei Santi Antonio Abate e Francesca Cabrini per l’adorazione al Santissimo Sacramento e la venerazione del Cuore di Santa Francesca Cabrini. Lungo il percorso il Santo Padre è stato salutato da circa 5000 persone.

Al suo arrivo, il Papa è stato accolto dal Parroco, Mons. Enzo Raimondi e da circa 1000 fedeli.

Dopo il saluto e la preghiera di S.E. Mons. Maurizio Malvestiti, il Santo Padre ha pronunciato il Suo discorso.

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Discorso del Santo Padre

Cari fratelli e sorelle,

sono felice di salutare tutti voi, concittadini e conterranei di Santa Francesca Saverio Cabrini! Ringrazio il Vescovo, Mons. Maurizio Malvestiti, e il Parroco, il Sindaco e le altre Autorità civili.

Sono qui per rendere omaggio a madre Cabrini, Patrona dei migranti, prima Santa degli Stati Uniti d’America, nata qui, a Sant’Angelo Lodigiano, nel 1850, e morta a Chicago, la mia città natale, nel 1917. Quando ho saputo che Sant’Angelo Lodigiano dista pochi chilometri da Pavia, ho pensato subito di cogliere l’occasione… Ed eccomi qua. Grazie, grazie della vostra calorosa accoglienza! Così voi mi dimostrate l’amore della Chiesa laudense per il Papa, un amore che madre Cabrini nutriva con singolare devozione e obbedienza.

Infatti, quando fu il momento della scelta decisiva sulla “rotta” da dare alla missione del suo istituto religioso, volle che fosse il Papa a indicarla. E Leone XIII fu chiaro: “Non all’oriente, ma all’occidente”, al servizio delle migliaia di emigrati italiani in America, come già le aveva suggerito il Vescovo di Piacenza, San Giovani Battista Scalabrini.

Attraverso le voci di questi due Pastori illuminati, madre Cabrini interpretò i segni dei tempi e comprese che il sogno di andare in Cina, emulando San Francesco Saverio, si doveva realizzare là dove, in quel momento, maggiore era il bisogno.

Ma, care sorelle e cari fratelli, se guardiamo al mondo di oggi, che cosa dobbiamo dire? Quel “segno”, cioè il fenomeno migratorio, è entrato in una fase diversa, sicuramente più complessa, eppure non meno capace di interpellare la Chiesa.

Domandiamoci: se madre Francesca vivesse oggi, che cosa le direbbe la sua anima missionaria? O meglio, che cosa direbbe il Cuore di Cristo al suo cuore di donna consacrata a Lui e al servizio del suo Regno? E che cosa le avrebbe chiesto un Papa come Francesco, il quale, figlio di emigrati italiani, ha fatto del servizio ai migranti uno dei punti-chiave del suo pontificato?

Carissimi, Papa Francesco ha voluto che la sua quarta Enciclica, Dilexit nos, che è risultata poi l’ultima, fosse dedicata all’“amore umano e divino del Cuore di Cristo”, cioè a quel mistero di carità infinita che è l’unico vero “motore” della vita di Santa Cabrini, di tutto ciò che ha realizzato e, ancor più, di come lo ha fatto. Ebbene, in questa Enciclica, Papa Francesco scrive: «L’attualità della devozione al Cuore di Cristo è particolarmente evidente nell’opera evangelizzatrice ed educativa di numerose congregazioni religiose femminili e maschili che sono state segnate fin dalle loro origini da questa esperienza spirituale cristologica» (n. 150).

Da parte mia, ho ereditato e portato avanti il Magistero di Papa Francesco con l’Esortazione apostolica Dilexi te sull’amore verso i poveri, e là dove si parla della carità nella forma di “accompagnare i migranti”, compare, proprio accanto a San Giovani Battista Scalabrini, la figura di Santa Francesca Saverio Cabrini. «Il suo cuore materno, che non si dava pace, li raggiungeva dappertutto – gli emigrati –: nei tuguri, nelle carceri, nelle miniere» (n. 74). Lei stessa ha scritto così: «Nessun lavoro sarà troppo difficile, nessuna terra troppo lontana, nessuna persona troppo ferita per l’amore del Cuore di Gesù e per tutti coloro invitati ad essere portatori dell’amore di Cristo nel mondo».

Fratelli e sorelle, cosa c’è di più attuale di questo carisma? Lo dico qui, davanti alla Reliquia del cuore di madre Cabrini, portata dalla Casa-madre di Codogno. Lo dico salutando e ringraziando con affetto le sue figlie spirituali, le Suore Missionarie del Sacro Cuore di Gesù. Cosa c’è di più attuale di un carisma missionario che si pone al servizio dei migranti?

Colgo dunque questa occasione per rivolgere un appello, specialmente ai giovani: conoscete Santa Francesca Cabrini! Leggete i suoi scritti, pieni di passione per Gesù e per la missione; le sue lettere, i suoi diari di viaggio, gli appunti dei suoi ritiri. Chi conosce madre Cabrini, ne rimane conquistato. La sua anima era nello stesso tempo contemplativa e attiva; era immersa nell’amore del Cuore di Cristo e questo le dava una capacità di lavoro e una forza d’animo straordinarie, coerentemente con il motto paolino che aveva scelto per l’Istituto: “Tutto posso in Colui che mi dà la forza» (Fil 4,13).

Questo appello lo rivolgo in modo speciale alla Chiesa che è a Lodi, che oggi mi ha accolto con tanto affetto! E vorrei esprimerlo in forma di augurio: la Chiesa di San Bassiano si distingua sempre per quei tratti che risplendono in questa sua figlia così gloriosa. Con il suo esempio e la sua intercessione, Santa Cabrini vi aiuti a essere innamorati di Cristo, testimoni del suo Vangelo con stile operoso e generoso, al servizio dei più poveri. Vi aiuti a vivere una sinodalità effettiva, camminando uniti e tendendo insieme alla santità, nella varietà dei doni e dei ministeri. Per questo vi assicuro la mia preghiera.

Infine, prego il Signore per le Missionarie del Sacro Cuore di Gesù, in ogni loro comunità: Dio le benedica e le rinnovi nella fedeltà al carisma di madre Cabrini. E possa la Chiesa intera guardare a questa stupenda missionaria dell’Amore, per imparare che cosa significa servire il Regno di Dio nel vivo della storia.

A tutti voi e ai vostri cari imparto di cuore la benedizione apostolica. Grazie!

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Al termine, Papa Leone XIV si è trasferito allo Stadio comunale “Carlo Chiesa” di Sant’Angelo Lodigiano e si è congedato dalle Autorità che Lo avevano accolto all’arrivo.

Prima di lasciare lo Stadio, il Papa si è rivolto alle circa 2200 persone lì radunate, tra cui numerosi giovani e ragazzi, rivolgendo loro alcune parole di saluto e di ringraziamento. Quindi il Santo Padre è salito in elicottero e alle ore 20.18 è partito per far rientro in Vaticano.

Parole a braccio del Santo Padre prima di lasciare Sant'Angelo Lodigiano

Ragazzi buonasera,

c'è un gran dono che avete avuto oggi, tutti: pazienza e capacità di aspettare. Aspettare è un segno di speranza. Grazie per essere testimonianza di speranza! Non dimenticate mai: voi giovani potete cambiare il mondo, e noi aspettiamo, ognuno di voi. Che il Signore vi benedica oggi e sempre!

Grazie per essere qui, grazie per questa gioia, per questa accoglienza. Accogliete tutti nel vostro cuore e con le vostre opere di carità. Il Signore sia con voi.

Vi benedica Dio onnipotente, Padre, Figlio e Spirito Santo. Amen.

Grazie, grazie a tutti! Arrivederci!


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ore 19,45 Decollo da Sant’Angelo Lodigiano
ore 21,15 Atterraggio nell’eliporto del Vaticano