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giovedì 1 ottobre 2026

VIAGGIO APOSTOLICO DI PAPA LEONE XIV IN FRANCIA E VISITA ALL'UNESCO (25-28 SETTEMBRE 2026) - Conferenza stampa in aereo: «L’estrema destra non ha niente a che fare con il cristianesimo. Umanità in pericolo per l’Intelligenza artificiale? Al momento dormo tranquillo»

VIAGGIO APOSTOLICO DI SUA SANTITÀ PAPA LEONE XIV IN FRANCIA
E VISITA ALLA SEDE DELL’ORGANIZZAZIONE DELLE NAZIONI UNITE
PER L’EDUCAZIONE, LA SCIENZA E LA CULTURA (UNESCO)

25-28 SETTEMBRE 2026

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Lunedì, 28 settembre 2026
(durante il volo di ritorno)

METZ - ROMA 

19:00 Partenza in aereo dall’Aeroporto internazionale di “Metz-Nancy-Lorraine”
Conferenza stampa
20:50 Arrivo all'Aeroporto Internazionale di Roma/Fiumicino

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Il Papa in aereo:
«L’estrema destra non ha niente a che fare con il cristianesimo. Umanità in pericolo per l’Intelligenza artificiale?
Al momento dormo tranquillo»

Il Papa risponde in aereo a sei domande dei giornalisti e affronta temi cruciali: dagli abusi sistematici nella Chiesa al delicato dibattito sul fine vita in rapporto alla laicità dello Stato, al pericolo del riarmo, ai rischi dell’Intelligenza artificiale e all’ascesa degli estremismi politici in Europa. «No sono un politico, ma la Chiesa ha il dovere di parlare», spiega. Ecco il testo integrale tradotto in italiano.


Matteo Bruni: «Questo è un viaggio che ha reso molto felici molti francesi con la sua presenza, con le sue parole. Con le sue parole penso abbia toccato anche delle corde profonde del popolo francese. Penso abbia reso felici anche molti cattolici, molti cristiani, che hanno sentito di essere confermati nella fede. Però forse magari può cominciare lei a dirci come lei ha sentito questo viaggio».

Papa Leone: «Parlerò in inglese. Prima di tutto grazie per il lavoro che avete fatto. penso che siate stati molto impegnati negli ultimi quattro giorni. È stato un programma molto intenso e sono stati quattro giorni letteralmente ricchi di tante benedizioni. Quasi dei miracoli, direi, specialmente il tempo trascorso a Lourdes, camminando e accompagnando tante persone malate e sofferenti e vedendo come la grazia della presenza di Dio, manifestatasi in tanti modi diversi, tocchi il cuore delle persone, trasformi le loro vite e, per usare un’espressione già menzionata, restituisca dignità ai malati, agli anziani, a coloro che in alcune parti della società vengono scartati. Personalmente mi sono sentito molto benedetto per aver avuto il privilegio di visitare la Francia per incoraggiare soprattutto i giovani che, ovviamente, sono alla ricerca di qualcosa. È stato evidente allo stadio, quella sera in cui si sono riuniti 80 mila giovani provenienti da tutta la Francia, con il loro entusiasmo, la loro gioia e il senso di speranza che hanno trasmesso, ma soprattutto, credo, che hanno ricevuto e che saranno in grado di condividere con gli altri. Non per escludere altri, ma credo che questi sono stati momenti salienti, piuttosto significativi. E sono contento di avervi avuto in questo viaggio».

Cyriac Zeller (I.Media) Ieri, durante una conferenza stampa, le vittime che lei ha incontrato ci hanno detto che lei ha riconosciuto la natura sistemica degli abusi sessuali nella Chiesa. È così? Potrebbe spiegarci la sua posizione su questo? Lei crede che gli abusi sessuali nella Chiesa siano sistemici?

Papa Leone: «Senza voler contraddire nessuno e poiché ritengo che sia molto importante, innanzitutto vorrei precisare che, nell’incontro con quelle sette vittime, avevo chiesto loro di aiutarmi anche a esprimere alle altre vittime la disponibilità, mia e della Chiesa, ad ascoltarle e ad accompagnarle nel loro cammino verso la guarigione, riconoscendo il dolore che è stato causato nelle loro vite a causa di situazioni di abuso.

Molti di loro hanno parlato di abuso sistemico. Personalmente preferisco esprimerlo in modo diverso, anche se ho parlato di alcune organizzazioni all’interno della Chiesa che, a volte, per così dire, hanno agito in modo abusante come sistema. Ma penso sia importante fare questa distinzione. L’abuso sessuale è innanzitutto un problema umano, quando si verifica all’interno della Chiesa, assume in realtà un’altra dimensione, perché la vita di fede delle persone viene profondamente ferita e talvolta persino distrutta. La Chiesa ha quindi una responsabilità particolare nell’accompagnarle e nell’aiutarle a cercare la guarigione. In questi termini ho parlato con loro di come la Chiesa sia stata vista come responsabile, ma allo stesso tempo ritengo che la Chiesa abbia una parte importante nell’aiutarle a trovare la guarigione».

Xavier Le Normand (Le Pèlerin) Il motto del suo viaggio apostolico è stato "Affinché il mondo abbia vita". Il tema del fine vita è emerso ripetutamente nei suoi discorsi; credo, anzi, che lei lo abbia menzionato in più della metà dei discorsi tenuti in Francia. Penso in particolare a quanto detto all'Eliseo e ieri a Lourdes, quando ha affermato che ciò che è legale non è necessariamente morale; un chiaro riferimento alla recente legalizzazione dell'eutanasia in Francia. In Francia vige anche il principio della "laicità", ovvero la separazione tra religione e politica. Ritiene che, nei momenti cruciali o quando la posta in gioco è alta, tale confine debba essere oltrepassato in nome del primato della coscienza? E, se sì, lei ha oltrepassato quel confine?

Papa Leone: «Grazie per la domanda. Direi che, secondo la concezione che la Chiesa ha della separazione tra Chiesa e politica - o tra Chiesa e Stato - io non ho oltrepassato quel confine. Le suggerirei di leggere o rileggere Magnifica humanitas: nella prima parte, nei primi capitoli dedicati alla Dottrina Sociale della Chiesa, spiego che quando la Chiesa parla della difesa della vita o di questioni di Dottrina Sociale, non sta facendo politica, bensì applicando il Vangelo alla vita delle persone. E queste persone possono essere politici — di sinistra o di destra, a seconda dei casi — che sostengono che la religione debba rimanere confinata alla sfera privata. E possono essere politici, se vogliamo, di sinistra o di destra, che sostengono che la religione debba rimanere esclusivamente nella sfera privata: ognuno faccia ciò che vuole per conto proprio, ma lo Stato debba restare separato. Il fatto è che, quando mi sono recato in Francia, l'ho fatto principalmente per predicare il Vangelo, per annunciare la Buona Novella, per riaffermare ciò che Gesù Cristo stesso dice: "Io sono la via, la verità e la vita". E quindi per proclamare la verità che Gesù ci offre. La difesa della vita è un principio che, come tutti sapete, la Chiesa insegna e in cui crede profondamente. Da un lato, ovviamente, sono consapevole che in Francia è stata recentemente approvata una legge in materia e che anche in altri Paesi europei, così come nel resto del mondo, è in corso un ampio dibattito sulle questioni legate al fine vita. Tuttavia, trovarsi in un luogo come Lourdes, dove le persone cercano qualcosa di molto più profondo e comprendono che la loro vita, anche in mezzo alla malattia, alla disabilità o a sofferenze di vario genere, ha un senso, è significativo. La Chiesa, nel nome di Gesù, vuole essere vicina a queste persone e riaffermare i valori che la vita stessa, a mio avviso, racchiude per tutti noi. Quindi direi che, se questo è fare politica, l'ho fatto; ma non intendevo certo immischiarmi nella politica francese. Volevo semplicemente insegnare ciò in cui la Chiesa crede realmente».

Íñigo Domínguez (El País) Lei ha parlato molte volte, incluso in questo viaggio, della cultura dello scarto che ci circonda, della emarginazione di chi non è considerato produttivo, tra cui gli anziani, i disabili. In Spagna abbiamo in questi giorni un caso che rappresenta un po’ tutto questo, che ha causato una grande indignazione nel Paese che è il caso di Maricarmen, una donna di 87 anni con disabilità alla quale hanno tolto la casa in cui viveva a Madrid perché non pagava l’affitto, glielo hanno alzato almeno cinque volte. Non so se conosce questa vicenda di Maricarmen, ma, in ogni caso, cosa pensa del problema della “vivienda” che esiste in tutta Europa, in tutto il mondo, dove la speculazione immobiliare espelle i vicini dalle città e i giovani non possono permettersi una casa. Cosa pensa di questo problema?

Papa Leone: «Credo che sia un buon esempio in cui la Chiesa, come comunità o esseri umani, anche persone che non hanno fede, debba trovare soluzioni più giuste perché non succedano questi casi. Non conosco il caso a cui si riferisce, però mi sembra che è una vicenda dove i vicini, la comunità, la parrocchia, la Diocesi e anche lo Stato debbano unirsi e dire: “Com’è possibile che un caso del genere succeda? Qual è il problema nel sistema che permette che un’anziana, peraltro con disabilità, sia cacciata di casa?". La Chiesa parla molto di scarto e di giustizia, invita, promuove a cercare di svegliare in tutti la capacità di rispondere con un senso più di essere umano, sensibile al dolore, alla sofferenza degli altri. Il problema della casa esiste in molti Paesi, è un problema a cui non può trovare solo una parrocchia, solo una Diocesi o la Chiesa stessa. Però credo che abbiamo una sfida grande, per cui dobbiamo esigere che il leader politici e le autorità cerchino soluzioni, perché sta aumentando evidentemente. Molte volte reagiamo solo nel momento di emergenza, ma dovremmo capire in realtà qual è la causa sistemica di questo problema e come aiutare».

Manuela Tulli (Ansa) Santità, lei oggi e in tutto questo viaggio ha sottolineato la necessità del dialogo e, rivolgendosi all’Europa, ha parlato dell’illusione del riarmo. Ma allo stesso tempo ha detto di avere il coraggio di fare delle rinunce, dei sacrifici per il bene superiore alcune della pace. Il conflitto in Europa è quello tra Russia e Ucraina. Cosa intendeva quando parlava di questi sacrifici? E poi, lei crede nel negoziato perché ha i suoi inviati: è andato prima monsignor Gallagher e in questi giorni c’è il cardinal Zuppi. Ma come si può parlare con uno Stato che aggredisce, bombarda e minaccia non solo l’Ucraina ma anche altri stati europei?

Papa Leone: «La prima cosa è sottolineare i principi della Dottrina sociale della Chiesa dove cerchiamo di non promuovere la violenza, l'odio, gli armamenti, i pericoli che ci sono nel mondo di oggi, anche da alcuni leader e Paesi che di nuovo iniziano a parlare di armi nucleari, di guerre che sono sempre più e più distruttive, soprattutto per la questione della vita umana. Continuare ad armare, a investire in questa tremenda industria militare che è già da molti decenni - dall'anno passato sono cinque anni - che continua a promuovere l’investimento militare. Alcuni popoli stanno crescendo moltissimo con un'industria che promuove la guerra. Quando con queste migliaia di milioni di dollari, si potrebbero risolvere problemi come la fame nel mondo, la casa, le situazioni di disoccupazione, ecc. Tutti stanno cercando una voce che possa offrire un altro cammino, che non è quello di investire più sulle armi che solo promuove più e più la tensione che potrebbe risultare nell'esplosione di un'altra guerra, di un altro conflitto. E vediamo che la violenza, che queste potenze cercano sempre di imponere con il potere, invece di dialogare e promuovere negoziazioni per le differenze che naturalmente possono esistere, andiamo sempre più e più vicino a una guerra, diverse guerre, a conflitti come ne vediamo mondo di oggi. Non è per essere politico o non politico, ma ci vuole una voce che cerca di promuovere i valori della dignità umana, dell'importanza della vita, della possibilità di spendere più sulla salute e l'educazione e meno sulle armi. Credo che la Chiesa abbia la responsabilità di promuovere questi valori, invitando continuamente i leader, come in Russia e in Ucraina e in altri Paesi, a venire, a sedersi, a dialogare, a cercare come risolvere i problemi senza continuare queste guerre che non hanno più senso. In quest'ottica, la Chiesa continua ad alzare la voce. Non possiamo obbligare nessuno, a volte sembra che può sembrare inutile, ma continuiamo a parlare, continuiamo a invitare, continuiamo ad annunciare il Vangelo.

Justin McLellan (National Catholic Reporter) A Parigi, lei ha parlato dell'urgente necessità di un discernimento etico riguardo allo sviluppo dell'Intelligenza artificiale e, sulla scia di molteplici cyberattacchi perpetrati da agenti di IA, diversi leader del settore tecnologico hanno avvertito che questa tecnologia potrebbe distruggere il mondo. Quanto è preoccupato che l'IA possa rappresentare rischi catastrofici per l'umanità o addirittura spazzarla via del tutto, e cosa devono fare le nazioni, in particolare gli Stati Uniti e la Cina, per garantire che le loro tecnologie siano sicure per l'umanità? Lei ha paura?

Papa Leone: «Se qualcuno mi chiedesse: "È nel panico?". No, non lo sono, la notte dormo. Ritengo tuttavia che le preoccupazioni sollevate da molti esperti e specialisti dell'IA debbano essere prese sul serio. Non penso che si tratti di fake news, come hanno detto alcuni, diffuse nel tentativo di ottenere un qualche tipo di beneficio economico o di altro genere. È interessante notare che proprio oggi ho letto che il capo di Nvidia sostiene di aver trovato il modo di inserire nell'IA determinati paletti, per così dire, o limiti, affinché non escano dalle loro specifiche unità e non causino i danni di cui si parla. Si tratta dello stesso uomo, tuttavia, che afferma che non dovrebbero essere posti limiti e che non dovrebbe esserci alcuna regolamentazione governativa ecc. Questo è un problema su cui penso che dobbiamo sederci e discutere. Dobbiamo continuare a invitare i leader politici, i leader dell'IA, le organizzazioni sociali e le associazioni a riunirsi per analizzare ciò che sta già accadendo e ciò che potrebbe accadere in futuro. Dire semplicemente: "Oh, non succederà", e chiudere gli occhi davanti a questo, non credo sia il modo più responsabile di affrontare la questione. Il Vaticano ha organizzato una propria Commissione sull'Intelligenza artificiale che, da un lato, è nata come un modo per coordinare ciò che noi stessi stiamo facendo nella Santa Sede, come stiamo usando l'IA, quali sono i rischi e quali i benefici. Ma da quando è stata pubblicata la Magnifica Humanitas, siamo stati contattati da molte persone e quindi stiamo cercando di continuare a promuovere il dialogo, lo studio, l'indagine, per trovare modi per garantire che l'IA non arrivi al punto di poter distruggere l'umanità o di escludere l'umanità dal dibattito. Sono relativamente ottimista sul fatto che se ne possa riuscire. Penso che ci siano abbastanza persone seriamente interessate a questo e disposte a considerarlo al di fuori delle questioni di potere, di chi arriva primo, di cosa succede quando l'IA diventa quella che chiamano Intelligenza artificiale generale e via dicendo».

Ludwig Ring-Eifel (KNA) Oggi ci trovavamo a Metz, molto vicino al confine tedesco. Ma finora non è ancora andato in Germania. Quindi la mia domanda fondamentale è: quando possiamo aspettarci di vederla dall’altra parte del confine? Alla luce anche di due sviluppi che forse preoccupano lei stesso, ovvero il costante declino della Chiesa cattolica in Germania e l’incredibile ascesa dei partiti estremisti in Germania, che minacciano di mandare in frantumi l’enorme consenso a favore dell’Europa di cui lei ha parlato oggi.

Papa Leone: «Con tutta umiltà, posso dire che sono Papa solo da circa quindici mesi. Ci sono molti luoghi che non ho ancora visitato. Ho ricevuto un invito. Spero davvero di tornarci; cioè, ci sono già stato, ma non come Papa. Spero però di visitare la Germania, così come spero di visitare molti altri Paesi. Ma non ho ancora un programma, sto ancora lavorando al programma per il prossimo anno, e l’unico viaggio stabilito è per la Giornata Mondiale della Gioventù in Corea. Ma grazie per la vostra pazienza e per la domanda. Circa la frase che ha detto, cioè che la Chiesa è in declino in Germania o il calo dei fedeli, in passato si è detto lo stesso della Francia, eppure abbiamo visto cosa è successo negli ultimi quattro giorni. Credo che se ritroviamo il vero spirito missionario e il modo giusto di agire, ci siano ancora moltissime persone in Germania che vogliono vivere e celebrare la loro fede cristiana e cattolica. E quindi sono ottimista al riguardo, anche se riconosco i problemi, riconosco le diverse cause che hanno colpito duramente la Chiesa, ma che hanno colpito, se vogliamo, anche la Chiesa evangelica o protestante in modo molto duro, e hanno colpito la società più o meno allo stesso modo. Ma spero davvero di riuscire a raggiungere queste persone. Spero davvero di continuare a lavorare con i leader della Chiesa in Germania e di trovare il modo di rispondere alle loro esigenze. Sarebbe interessante studiare e analizzare se e in che modo possa esserci una correlazione, ad esempio, tra la crescita di questi gruppi di estrema destra e il fatto che anche l’estrema destra si stia frammentando. Ora, come si può vedere, quel particolare gruppo sta diventando ancora più estremista insieme ad altri cosiddetti gruppi di estrema destra. Allo stesso tempo, si assiste a una combinazione di questi punti di vista di estrema destra con un certo tipo di religione, che non solo secondo me, ma anche secondo quanto affermato dai leader della Chiesa cattolica e di quella protestante in Germania, non rappresenta un’autentica espressione del cristianesimo. E ancora una volta torniamo ai valori del Vangelo, che non riguardano l’odio e la divisione, ma la comprensione, la compassione e l’accompagnamento. Spero profondamente – e spero che anche la Chiesa possa farne parte – che riusciamo a trovare il modo di raggiungere la maggioranza delle persone di buona volontà, affinché comprendano quanto sia importante il loro impegno, anche in termini di partecipazione ai processi politici, per compiere scelte chiare a favore del bene comune e non a favore di idee estremiste che potrebbero causare danni ben più gravi di quanto ci rendiamo conto in questo momento. Penso quindi che saremo tutti di incoraggiamento in questo senso. Ancora una volta, la Chiesa, la Dottrina della Chiesa, parla, insegna e predica ciò che crediamo siano questi valori vivificanti e non la distruzione, la divisione».

Infine «Vorrei cogliere l’occasione per ringraziare le tantissime persone che lavorano dietro le quinte e che non ricevono gli applausi che il Papa riceve quando passa, ma che hanno contribuito in modo determinante all’organizzazione di questo viaggio: sia le persone della Santa Sede, sia quelle in Francia, i vescovi francesi, sia i tantissimi laici che hanno lavorato all’organizzazione delle diverse attività. Quindi è un modo speciale per esprimere gratitudine verso tutti loro. Grazie».
(fonte: Famiglia Cristiana 28/09/2026)

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VIAGGIO APOSTOLICO DI PAPA LEONE XIV IN FRANCIA E VISITA ALL'UNESCO (25-28 SETTEMBRE 2026) - In un minuto l'ultima giornata del viaggio di Leone XIV in Francia

VIAGGIO APOSTOLICO DI SUA SANTITÀ PAPA LEONE XIV IN FRANCIA
E VISITA ALLA SEDE DELL’ORGANIZZAZIONE DELLE NAZIONI UNITE
PER L’EDUCAZIONE, LA SCIENZA E LA CULTURA (UNESCO)

25-28 SETTEMBRE 2026

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Lunedì, 28 settembre 2026

LOURDES - METZ - ROMA

07:40 Partenza in aereo dall’Aeroporto internazionale di “Tarbes-Lourdes-Pyrénées” per Metz
09:20 Arrivo all’Aeroporto internazionale di “Metz-Nancy-Lorraine”
10:00 INCONTRO INTERRELIGIOSO presso il Centro Congressi “Robert Schuman” di Metz
11:00 INCONTRO “ALLE RADICI DELL’EUROPA PER LA PACE E L’UNITÀ” presso il Centro Congressi “Robert Schuman” di Metz

16:00 SANTA MESSA presso la Cattedrale di Santo Stefano
18:30 CERIMONIA DI CONGEDO presso l’Aeroporto internazionale di “Metz-Nancy-Lorraine
19:00 Partenza in aereo dall’Aeroporto internazionale di “Metz-Nancy-Lorraine”
20:50 Arrivo all'Aeroporto Internazionale di Roma/Fiumicino

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In un minuto la quarta giornata di Papa Leone in Francia

Con le immagini di Vatican Media, l'ultimo giorno del viaggio apostolico del Pontefice. A Metz l'incontro interreligioso nel Centro Congressi Robert Schuman, con la dichiarazione comune dei leader dei diversi culti, l’evento “Alle radici dell’Europa per la pace e l’unità” nello stesso centro dedicato a uno dei padri dell'Unione Europea, la Messa nella cattedrale di Santo Stefano e infine il congedo dal Paese con il presidente Macron



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Vedi anche i post precedenti (all'interno altri link):

VIAGGIO APOSTOLICO DI PAPA LEONE XIV IN FRANCIA E VISITA ALL'UNESCO (25-28 SETTEMBRE 2026) - lunedì 28 (pomeriggio) - Leone XIV: Il futuro dell’Europa non è uniformità, ma armonia delle differenze - Leone XIV lascia Metz e la Francia, concluso il quinto viaggio apostolico (cronaca/commento, testi e video)

VIAGGIO APOSTOLICO DI SUA SANTITÀ PAPA LEONE XIV IN FRANCIA
E VISITA ALLA SEDE DELL’ORGANIZZAZIONE DELLE NAZIONI UNITE
PER L’EDUCAZIONE, LA SCIENZA E LA CULTURA (UNESCO)

25-28 SETTEMBRE 2026

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Lunedì, 28 settembre 2026
(pomeriggio)

METZ - ROMA 

16:00 SANTA MESSA presso la Cattedrale di Santo Stefano
18:30 CERIMONIA DI CONGEDO presso l’Aeroporto internazionale di “Metz-Nancy-Lorraine
19:00 Partenza in aereo dall’Aeroporto internazionale di “Metz-Nancy-Lorraine”
20:50 Arrivo all'Aeroporto Internazionale di Roma/Fiumicino

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* SANTA MESSA

Dopo essersi congedato dalla Casa Vescovile di Metz, alle ore 15.00, il Santo Padre Leone XIV si è trasferito in auto alla Cattedrale di Santo Stefano per la Santa Messa per la pace e la giustizia. Al Suo arrivo, alle ore 15.32, ha compiuto un giro in auto scoperta tra i fedeli.


Successivamente, è entrato in Cattedrale per un breve momento di preghiera silenziosa davanti al Santissimo. Quindi, alle ore 16.04, ha presieduto la Celebrazione Eucaristica. Dopo i Riti di Introduzione e la Liturgia della Parola, il Santo Padre ha pronunciato l’Omelia.

Al termine, prima della benedizione finale, l’Arcivescovo-Vescovo di Metz, S.E. Monsignor Philippe Ballot, ha rivolto al Papa alcune parole di ringraziamento e consegnato dei doni.

Successivamente, alle ore 15:52, il Papa si è trasferito in auto all’Aeroporto di Metz-Nancy-Lorraine per la cerimonia di congedo dalla Francia.

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Il Papa: il futuro dell’Europa non è uniformità,
ma armonia delle differenze

Nell’ultimo giorno del suo viaggio apostolico in Francia, il Papa presiede, questo pomeriggio 28 settembre, la Messa nella cattedrale di Santo Stefano a Metz. Nell’omelia ricorda il contributo del monachesimo e della Regola dei Canonici di san Crodegango di Metz nella costruzione di quei “fondamenti morali del mondo in cui viviamo”, come “il carattere sacro e inviolabile della vita umana”, la cura dei poveri e l’accoglienza degli stranieri


Guardare all’origine, per ritrovare la via del futuro. Da un lato, i principi morali e politici che hanno ispirato lo statista francese, il venerabile Robert Schuman, che studiò e lavorò a Metz, a sognare un’Europa riconciliata e integrata. Dall’altro, il patrimonio spirituale custodito dal monachesimo e dalla Regola dei Canonici di san Crodegango. Proprio qui, a Metz, in questa cittadina del nord-est della Francia, è opportuno puntare lo sguardo per ritrovare le radici e i valori fondativi del Vecchio Continente, feriti “da nuove divisioni e da nuovi conflitti”. Nell’omelia della Messa che presiede, questo pomeriggio 28 settembre, nella cattedrale gotica di santo Stefano a Metz, ultimo atto del suo viaggio apostolico in Francia, Leone XIV invita a non temere le differenze e a confidare che "storie e culture diverse" possano dare vita ad "un unico e meraviglioso mosaico di pace".

Da lì ci sono stati trasmessi i fondamenti morali del mondo in cui viviamo: principi quali il primato della persona e il carattere sacro e inviolabile della vita umana, in tutte le sue fasi e in ogni circostanza; la tutela della libertà degli individui; l’importanza primaria della famiglia come fondamento della società; l’attenzione verso i poveri e i più bisognosi; l’accoglienza dello straniero, il rispetto degli anziani.

Leone XIV giunge in papamobile nella cattedrale di Santo Stefano a Metz. (@Vatican Media)

In una città simbolo

Il Papa giunge in papamobile, attorno alle 15.30, sul sagrato della cattedrale di Metz, Saint-Étienne, la cui costruzione fu ordinata intorno al 1120 dal vescovo Conrad de Scharfenberg, dopo aver ricevuto lungo le strade l'intenso abbraccio delle migliaia di fedeli, festanti dietro le transenne. Una breve sosta di preghiera e di adorazione in ginocchio al Santissimo Sacramento. Poi stringe la mano ad Emmanuel Macron, presidente della Repubblica Francese, che partecipa alla celebrazione eucaristica, alla moglie Brigitte e ad altre autorità civili. Sono circa 35 mila - secondo le autorità locali - i fedeli distribuiti nella cattedrale, nelle strade e nelle aree limitrofe, che assistono alla Messa.

Leone XIV benedice i fedeli entrando in cattedrale. (@Vatican Media)

Diritto, pace e giustizia

Le Letture proclamate poco prima in lingua francese, sottolinea il Papa, aiutano a ritrovare la via del diritto, della giustizia e della pace. Il profeta Isaia ricorre a tre immagini: “il deserto, il giardino e la casa”. Il deserto “ci ricorda l’importanza dell’essenzialità e della semplicità”: qui, nella “sobrietà” e nel “silenzio”, si impara ad “attribuire il giusto valore alle cose” e ci formiamo “al contempo alla rinuncia e al sacrificio”. La seconda immagine è quella del giardino, un luogo dove regna la “giustizia” e la “bellezza”. Grazie all’acqua la vita fiorisce, simbolo della vita retta. La terza ed ultima immagine è quella della casa, “luogo di pace”. Se nel deserto e nel “giardino prevale l’azione di Dio, che fa germogliare e crescere”, la casa “richiede invece un contributo più diretto e più importante da parte dell’uomo”.

Così la pace, che è dono di Dio, richiede una risposta da parte degli uomini, in uno sforzo condiviso. Del resto, più che una semplice costruzione di pietre, la casa è un luogo di presenza umana e di amore.

La Parola del profeta, argomenta ancora il Pontefice, “ci ricorda come, in un mondo segnato dal limite, la concordia si costruisce solo nella carità, che sa condividere gioie e dolori, incoraggiare e perdonare, senza calcoli né limiti, come in una famiglia”.

Un momento dell'omelia di Leone XIV nella cattedrale di Metz. (@Vatican Media)

La forza della riconciliazione

Il Nuovo Testamento parla negli stessi termini. Nel Vangelo, Gesù che invita a “porgere l’altra guancia”, “ci insegna come trasformare il deserto in un’oasi, come piantare giardini e costruire case”, indica la via “che passa attraverso il perdono, la misericordia e la magnanimità”. Un insegnamento imprescindibile, specie nel mondo di oggi, in cui “assistiamo a tanta violenza, manipolazione e arroganza”. Proprio la storia contemporanea, aggiunge il Vescovo di Roma, dimostra che le parole disarmanti di Gesù, apparentemente pervase di debolezza e senso di resa, rappresentano invece l’unica via verso la riconciliazione.

Basta "guardarsi intorno", invita il Papa, e chiedersi "cosa producono, nel mondo e in noi stessi, atteggiamenti come la vendetta, la rivalsa e il futuro?". Quale futuro lasciano all'umanità, domanda ancora retoricamente il Pontefice, le "relazioni e i sistemi permeati dalle logiche spietate che derivano da questi atteggiamenti'?".

Voi che siete i figli di questa terra, lacerata in passato da conflitti fratricidi, sapete bene che non è vero che chi si vendica è più forte di chi perdona. Non è vero che chi non cede è più forte di chi cerca la riconciliazione.

Una lezione che proprio la storia della cittadina di Metz, geograficamente collocata a pochi chilometri dal confine con la Germania, ricorda plasticamente.

Metz e la Mosella testimoniano al mondo intero che la riconciliazione è possibile solo quando si ha il coraggio di spezzare la catena del risentimento. Ci vogliono forza e grande equilibrio per non lasciarsi sopraffare dal male, soprattutto quando le ferite subite sono profonde.

La navata centrale della cattedrale di Metz. (@Vatican Media)

Riconoscere e rispettare l'altro

Inizialmente francese, la città di Metz dopo la guerra franco-prussiana del 1870-71, fu annessa all'Impero tedesco. Tornò alla Francia nel 1918, per essere nuovamente riannessa durante la Seconda guerra mondiale, nel 1940, dalla Germania nazista. Fu liberata infine dalle forze americane nel novembre 1944. Dopo la grande Guerra, Robert Schuman divenne uno dei principali registi del riavvicinamento tra Francia e Germania e della costruzione dell’Europa.

Di fronte all’ingiustizia, commenta il Papa, l’”unica via di salvezza per l’uomo è l’amore”, ossia “dare fiducia a prescindere dalle circostanze”.

Il Pontefice cita il De civitate Dei di sant’Agostino, testo in cui il Vescovo di Ippona afferma che la pace tra gli uomini e “frutto di una tranquillitas ordinis”, ossia una situazione “in cui ciascuno riconosce e rispetta nell’altro una dignità e un ruolo unici e sacri”.

Qui a Metz, è bene ricordare che sono proprio questi i valori su cui si è costruita, nel corso dei secoli, l’Europa che conosciamo, con il suo patrimonio spirituale e morale, ancor prima che economico e politico.

Il Papa alza le Sacre Scritture. Sullo sfondo le vetrate della cattedrale gotica di Metz. (@Vatican Media)

Le radici dell'Europa

Anche san Giovanni Paolo II ricordava nell’Atto europeistico di Santiago di Compostela nel 1982 che l’Europa affonda le sue radici “nella vita e nell’opera di uomini e donne che hanno vissuto, predicato e condiviso gli insegnamenti del Vangelo”.

Ne sono testimonianza il grande contributo spirituale, culturale, e persino agricolo e artigianale che il monachesimo ha apportato alla storia del Continente, nonché l’opera di santi come il grande Crodegango, instancabile Pastore di questa comunità, che proprio qui, nella Regola dei canonici, ha dato una forma visibile alla comunione ecclesiale.

Da qui l’incarico di Leone XIV alla Chiesa locale di continuare a conservare "l’eredità unica di un dialogo fecondo tra società civile e fede” e di offrire al mondo il modello di un “laboratorio vivente di questa fedeltà”.

Le vetrate della cattedrale, ricoprendo una superficie di ben 6.500 metri quadrati, rappresentano la più vasta opera di vetreria gotica d’Europa. (@Vatican Media)

Armonia delle differenze, non uniformità

Come le finestre della cattedrale di Metz – con i suoi 6.500 metri quadrati di vetrate – lasciano filtrare la luce attraverso la policromia e il polimorfismo delle diverse tessere piombate, anche Dio “non cancella le specificità, ma unisce storie e culture diverse in un unico meraviglioso mosaico di pace, necessario alla nostra epoca, lacerata da nuove divisioni e da nuovi conflitti”.

Contemplando queste vetrate, impariamo che il futuro dell’Europa non risiede nell’uniformità, ma nell’armonia delle differenze, dove la ferita del passato diventa una fessura che lascia filtrare luce.

Una dialettica tra diversità e identità che esaurisce anche il senso “della nostra identità di Chiesa”, che utilizza diverse strutture in diverse parti del mondo, ma sempre per annunciare al mondo l’unica luce del Vangelo. Al termine della sua omelia e “al termine del mio viaggio in Francia”, Leone XIV esprime l’augurio che la comunità di Metz sia, “oggi più che mai”, un “faro di speranza per questo Paese, per l’Europa e per il mondo”.

Anche la preghiera dei fedeli esprime l'auspicio che "l'Europa, che è stata arricchita dall'annuncio cristiano, ritrovi le sue radici spirituali e riceva un nuovo slancio di fede anche sull'esempio dei suoi santi". A questo fine è necessario, prosegue la Preghiera universale", che "i responsabili delle nazioni, che sono al servizio dei cittadini, siano i costruttori di un vero spirito di fraternità e di giustizia e i promotori della riconciliazione".

Il Papa ascolta il saluto di benvenuto dell'arcivescovo-vescovo di Metz, monsignor Philippe Ballot. (@Vatican Media)

Il saluto di benvenuto dell'arcivescovo Ballot

Alla fine della celebrazione, l'arcivescovo-vescovo di Metz, monsignor Philippe Ballot, saluta il Papa con l'augurio che quanto avvenuto storicamente a Metz, con la riconciliazione degli antichi nemici, possa replicarsi in tutto il Continente e ovunque ci siamo conflitti e guerre. "Lei ci ha confortati lungo questo cammino - dice di fronte al Pontefice - la pace nasce sempre nei cuori, donata da Cristo risorto che ci rinnova. L’opera di Dio si compie così. Dio ci invita a unirci ad essa. Sostenuti dai suoi incoraggiamenti, illuminati dalla sua parola, essi continueranno a creare ponti e non muri, facendo delle frontiere luoghi di incontro. Là dove, oggi, ci sono conflitti, la speranza di vedere i nemici parlarsi e diventare amici non è un’illusione perché si è concretizzata qui. Come ha auspicato il cardinale Jean‑Marc Aveline ricordando il Mediterraneo, anche noi, là dove siamo, vogliamo partecipare al suo futuro, farlo diventare il mare della fraternità".

Subito dopo, il tradizionale scambio di doni. Il Papa riceve un modellino della cattedrale di Metz, un'icona stilizzata di Robert Schuman, un set con bottiglia e coppa. L'arcivescovo Ballot riceve un calice per la celebrazione dell'eucaristia.

Uno dei doni della Chiesa di Metz a Papa Leone XIV (@Vatican Media)
(fonte: Vatican News, articolo di Daniele Piccini 28/09/2026)

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* CERIMONIA DI CONGEDO

Alle ore 18.40 Papa Leone XIV è arrivato all’Aeroporto di Metz-Nancy-Lorraine per la Cerimonia di congedo dalla Francia.

Al Suo arrivo il Papa è stato accolto dal Presidente della Repubblica Francese, Emmanuel Macron.

Dopo aver salutato le rispettive Delegazioni, il Santo Padre è salito a bordo di un A321 Air France e, alle ore 19.33, è partito alla volta di Roma.
L’arrivo all’Aeroporto internazionale Leonardo da Vinci di Roma-Fiumicino è previsto alle ore 20.50.

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Leone XIV lascia Metz e la Francia,
concluso il quinto viaggio apostolico

Salutato dal presidente Macron all’aeroporto di Metz-Nancy-Lorraine, Leone XIV è partito alle 19.33 e ora è in volo verso Roma-Fiumicino, dove l’arrivo è previsto intorno alle 21.20. Nell’Air France A321 è prevista la tradizionale conferenza stampa nella quale il Pontefice risponde alle domande di alcuni degli 80 giornalisti al seguito. Tutte le tappe della sua uquarta e ultima giornata nel Paese transalpino.


Leone XIV ha lasciato la Francia dall’aeroporto di Metz-Nancy-Lorraine, sul volo Air France A321, alle 19.33 e l’arrivo a Roma, dopo 1.075 chilometri e un’ora e 50 minuti di volo, è previsto intorno alle 21.20. In volo è prevista la tradizionale conferenza stampa di bilancio del quinto viaggio apostolico del Papa statunitense, che si conclude all’aeroporto internazionale Leonardo da Vinci di Roma-Fiumicino. Atterrato nella capitale, il Pontefice farà ritorno in Vaticano, nel Palazzo apostolico, e non si trasferirà, come fa di solità il lunedì sera, a Castel Gandolfo.

Il colloquio di Papa Leone XIV con il presidente Macron nell'aeroporto di Metz, prima del congedo (@Vatican Media)

Il congedo dalla Francia con Macron

Allo scalo di Metz il Pontefice è stato accolto e salutato dal presidente della Repubblica francese, Emmanuel Macron. Dopo uno scambio di battute sulla bellezza della cattedrale gotica della città, catturato dalle telecamere della diretta tv, il Papa e il presidente hanno avuto un colloquio privato di circa 30 minuti, non previsto dal programma, all'interno dell'aeroporto, che ha inevitabilmente fatto slittare l'orario del decollo. Insieme hanno poi partecipato alla cerimonia di congedo, con gli inni, gli onori militari e il saluto delle rispettive delegazioni ufficiali. Macron ha infine accompagnato, con la moglie Brigitte, il suo ospite fino ai piedi della scaletta per un ultimo, cordiale saluto.

Il saluto del presidente francese Macron al Papa, ai piedi della scaletta dell'aereo Air-France che lo riporterà a Roma (@Vatican Media)

La quarta e ultima giornata del viaggio del Papa

La quarta e ultima giornata di Papa Leone in Francia, dopo l’arrivo da Lourdes, è stata segnata da tre appuntamenti ufficiali a Metz, citta di frontiera a 55 chilometri dal confine col Lussemburgo, a lungo contesa il passato tra Francia e Germania, e passata definitivamente sotto il controllo francese solo nel 1945, al termine della Seconda Guerra Mondiale.

Prima tappa, l’incontro interreligioso

Prima l’incontro interreligioso nel Centro Congressi Robert Schuman di Metz, l'incontro interreligioso, nel quale Leone XIV ha ricordato che è profanazione invocare il nome di Dio per legittimare la violenza, e ricordato che "La grandezza di una civiltà non si misura dai suoi successi materiali, ma dal modo in cui circonda, protegge ed eleva la persona umana".

L’evento in ricordo di Schuman

Poi, nello stesso Centro Congressi dedicato ad uno dei padri fondatori dell'Unione europea, il Papa ha presieduto l’evento “Alle radici dell’Europa per la pace e l’unità” e denunciato l’“inutile strage” che miete ogni giorno innumerevoli vittime, invocando “coraggio nella negoziazione” ed esortato a “sforzi creativi per la pace mondiale”.

La Messa nella cattedrale di Santo Stefano

Infine, nel pomeriggio, la Messa nella splendida cattedrale gotica di Santo Stefano a Metz, ultimo appuntamento del suo viaggio. Nell’omelia, Leone XIV ha ricordato il contributo del monachesimo e della Regola dei Canonici di san Crodegango di Metz nella costruzione di quei “fondamenti morali del mondo in cui viviamo”, come “il carattere sacro e inviolabile della vita umana”, la cura dei poveri e l’accoglienza degli stranieri. E sottolineato che il futuro dell’Europa non è nell'uniformità, ma nell'armonia delle differenze. Nel ringraziamento a braccio alla fine della celebrazione, il Pontefice ha invitato a continuare "a camminare insieme, uniti nella Santa Madre Chiesa, per la gloria di Dio e al servizio del suo Regno di amore, giustizia e pace".
(fonte: Vatican News 28/09/2026)

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Guarda il video

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Vedi anche il post precedente (all'interno altri link):



mercoledì 30 settembre 2026

VIAGGIO APOSTOLICO DI PAPA LEONE XIV IN FRANCIA E VISITA ALL'UNESCO (25-28 SETTEMBRE 2026) - lunedì 28 (mattina) - Leone XIV - Da Lourdes a Metz - All'incontro interreligioso: è profanazione invocare il nome di Dio per legittimare la violenza - All’evento “Alle radici dell’Europa per la pace e l’unità”: le relazioni tra Stati sempre più barbare. No all'illusione del riarmo (cronaca/commento, testi e video)

VIAGGIO APOSTOLICO DI SUA SANTITÀ PAPA LEONE XIV IN FRANCIA
E VISITA ALLA SEDE DELL’ORGANIZZAZIONE DELLE NAZIONI UNITE
PER L’EDUCAZIONE, LA SCIENZA E LA CULTURA (UNESCO)

25-28 SETTEMBRE 2026


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Lunedì, 28 settembre 2026
(mattina)

LOURDES - METZ

07:40 Partenza in aereo dall’Aeroporto internazionale di “Tarbes-Lourdes-Pyrénées” per Metz
09:20 Arrivo all’Aeroporto internazionale di “Metz-Nancy-Lorraine”
10:00 INCONTRO INTERRELIGIOSO presso il Centro Congressi “Robert Schuman” di Metz
11:00 INCONTRO “ALLE RADICI DELL’EUROPA PER LA PACE E L’UNITÀ” presso il Centro Congressi “Robert Schuman” di Metz

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* Partenza da Lourdes e Accoglienza a Metz

Dopo essersi congedato dalla Casa Vescovile, alle ore 7.10, il Santo Padre Leone XIV si è trasferito in auto all’Aeroporto di Tarbes-Lourdes-Pyrénées, da dove alle ore 7.51 è decollato - a bordo di un A321 Air France - alla volta di Metz. L’atterraggio all’Aeroporto di Metz-Nancy-Lorraine è avvenuto alle ore 9.02.


Al Suo arrivo Leone XIV è stato accolto da alcune autorità locali e si è diretto nella Sala VIP per un breve incontro privato.


Quindi, si è trasferito in auto al Centro congressi “Robert Schuman” per l’incontro interreligioso.

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* INCONTRO INTERRELIGIOSO 

Alle ore 10.20 circa, il Pontefice ha raggiunto l’ingresso del Centro congressi accompagnato da alcuni rappresentanti di altre religioni.

Dopo l’introduzione musicale e la lettura dell’Appello di Metz da parte dei rappresentanti dei culti Papa Leone XIV ha pronunciato il Suo Discorso.

Al termine, il Papa ha lasciato la sala e si è diretto verso l’Auditorium per l'incontro "Alle Radici dell'Europa per la pace e l'unità".






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* Il testo integrale del discorso del Pontefice 

INCONTRO INTERRELIGIOSO

DISCORSO DI LEONE XIV
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Cari fratelli e sorelle,
cari amici rappresentanti delle diverse tradizioni religiose,

è con profonda gioia, ma anche con vivo senso di responsabilità spirituale, che mi trovo oggi tra voi a Metz, città di frontiere e di passaggi, presso il Centro Congressi che porta il nome di Robert Schuman, uno dei padri fondatori dell’Unione Europea. Quest’uomo di fede e di convinzioni seppe trasformare le vecchie linee di frattura in ponti di speranza per tutta l’Europa, diventando un vero ambasciatore dell’unità nella diversità. Seguendo il suo esempio, la nostra responsabilità comune di donne e uomini religiosi, è quella di testimoniare che, al di là dei confini, è sempre possibile incontrarsi, stringere amicizia e costruire la pace.

Dialogare non sminuisce la nostra identità, ma la esprime con semplicità e verità aprendosi alla diversità dell’altro. Come diceva il mio predecessore, Papa Francesco: «Il dialogo tra persone di religioni differenti non si fa solamente per diplomazia, cortesia o tolleranza. [...] L’obiettivo è di stabilire amicizia, pace» (Lett. enc. Fratelli tutti, 271). Prima di lui, il santo Papa Giovanni Paolo II considerava il dialogo come un’esigenza intrinseca alla natura stessa dell’uomo (cfr Messaggio per la Giornata Mondiale della Pace, 1° gennaio 2001, 10). Secondo Paul Ricœur, è la via attraverso la quale riconosciamo l’alterità come una promessa e non come una minaccia; è un’arte dell’incontro di cui il nostro mondo ha grande bisogno, agli antipodi dell’aggressività e della violenza.

Infatti, invocare il nome di Dio per legittimare la violenza o l’oppressione costituisce una profanazione di questo nome. Nulla di ciò che deturpa la dignità umana può rivendicare un’autentica ispirazione divina. Il discorso religioso deve esortare costantemente a disarmare i cuori e le parole. Ciò comporta la responsabilità diretta di ciascuno di noi, in quanto custodi delle nostre rispettive tradizioni.

D’altra parte, se la fecondità delle tradizioni religiose si manifesta innanzitutto nel loro servizio alla pace e alla fratellanza, essa si esprime anche nella loro capacità di proteggere, accompagnare e servire la vita. La grandezza di una civiltà non si misura dai suoi successi materiali, ma dal modo in cui circonda, protegge ed eleva la persona umana. Le religioni sono custodi della vita: esse ne affermano il valore sacro. La loro fecondità si manifesta nella presenza amorevole accanto alle persone più vulnerabili e più fragili. Servire la vita significa circondarla di cure, presenza e tenerezza, soprattutto nella prova, fino alla fine. A noi che siamo aperti alla trascendenza, spetta la missione di offrire punti di riferimento solidi, in particolare ai giovani, per costruire una comunione che rispetti e valorizzi la dignità di ogni persona umana.

Cari amici, «la Chiesa considera compagni di viaggio tutti coloro che cercano sinceramente la verità, la bontà, la bellezza» (Lett. enc. Magnifica humanitas, 23). Vi ringrazio ancora una volta per la vostra vicinanza e la vostra presenza. Che l’infinita bontà di Dio e la sua saggezza ci accompagnino e ci insegnino a vivere sempre più come suoi figli e come fratelli e sorelle gli uni per gli altri. E che così possiamo essere, là dove viviamo, artigiani di pace e testimoni di una speranza che non cessa di crescere nel nostro mondo.

Che Dio vi benedica!
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Guarda il video integrale

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* INCONTRO “ALLE RADICI DELL’EUROPA PER LA PACE E L’UNITÀ”

Al Suo arrivo alle ore 11.30 presso l’Auditorium del Centro congressi Robert Schuman, il Santo Padre Leone XIV è stato accolto dal Presidente della Conferenza Episcopale, Em.mo. Card. Jean-Marc Aveline, e dal Presidente della Repubblica francese, Emmanuel Macron; insieme, hanno preso posto sul palco.

Dopo un’introduzione musicale, le parole di benvenuto del Presidente della Repubblica francese, le parole di benvenuto del Presidente della Conferenza Episcopale di Francia, la proiezione di un contributo video dedicato all’Europa e l’esecuzione dell’Inno Europeo, il Papa ha pronunciato il Suo Discorso.

Successivamente il Pontefice si è trasferito in auto alla Casa Vescovile dove ha pranzato in privato.





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* Il testo integrale del discorso del Pontefice 

INCONTRO “ALLE RADICI DELL’EUROPA PER LA PACE E L’UNITÀ”

DISCORSO DI LEONE XIV

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Signor Presidente,
Signor Cardinale,
Distinte Autorità civili e religiose,
Signore e Signori,

sono molto felice di trovarmi qui, in questa città storica, crocevia nel cuore del continente, per un incontro dal titolo evocativo: Alle radici dell’Europa per la pace e l’unità. Vi ringrazio per le gentili parole che mi sono state appena rivolte.

Il titolo proposto si ispira senza dubbio alla figura del Venerabile Robert Schuman, cui oggi vogliamo rendere un omaggio particolare, in questo centro che porta il suo nome, e soprattutto qui, nella Mosella, regione dove lungamente ha vissuto, dove riposa e della quale è stato per molti anni rappresentante all’Assemblea Nazionale. È da questa regione, con le sue vicissitudini nel XIX e nel XX secolo, che ha tratto ispirazione per contribuire a plasmare l’Europa di oggi e di domani attraverso la sua celeberrima Dichiarazione del 9 maggio 1950. Questo testo segna allo stesso tempo il punto di partenza e di arrivo del suo impegno per la riconciliazione e l’unità del continente europeo, che ha segnato tutta la sua vita.

Oggi vogliamo intraprendere, con il pensiero, un viaggio che comincia dalle radici dell’Europa per arrivare al suo presente e guardare verso il futuro. Ci chiediamo in che modo Robert Schuman sia stato plasmato dalla storia di questa terra, della quale era figlio, e come abbia contribuito in modo fondamentale a plasmare l’Europa moderna, fino a esserne considerato un “Padre fondatore”.

È sempre difficile dare una definizione d’Europa, sia per il presente che per il passato. L’Europa, infatti, ha gradualmente preso coscienza di sé nelle epoche storiche della civiltà ellenistica, dell’Impero romano, e poi della diffusione del cristianesimo, integrando, nel corso del tempo, nuove culture come, tra le altre, quelle germaniche e slave, fino a comprendere regioni sempre più vaste.

L’Europa va intesa, quindi, come una realtà culturale e storica ancor prima d’essere una realtà geografica. Nel corso dei secoli, ha assunto nuovi confini e nuove definizioni, attraversando periodi di crescita, profonde crisi e nuove rinascite. Una costante che si può notare nel suo lungo e turbolento percorso storico risiede nel fatto che l’Europa si è sviluppata ed è progredita quando è stata capace di elaborare gli aspetti positivi del suo passato, e riproponendoli in forme nuove e creative grazie all’incontro con l’altro. La civiltà europea è infatti anche frutto di incontri secolari, anche se non sempre facili. Basta pensare alla presenza della cultura araba nella penisola iberica, o alla proiezione del “Vecchio Continente” nel “Nuovo Mondo”, che ha generato, talvolta dolorosamente, nuove sintesi sul continente americano.

Per capire questa lunga storia, tuttavia, non si può tacere di un altro Padre dell’Europa: san Benedetto, che il santo Papa Paolo VI proclamò patrono d’Europa nel 1964, definendolo «messaggero di pace, realizzatore di unione, maestro di civiltà» [1]. L’aiuto ai poveri, ai malati, agli anziani; l’educazione dei bambini e le università; gli ospedali e la medicina; l’architettura e l’ingegneria; lo sviluppo delle scienze; il diritto e l’organizzazione delle città e degli stessi Stati: tanti ambiti, in Europa, sono stati profondamente influenzati da san Benedetto e dai suoi monaci! Senza questa coltivazione monastica, la civiltà europea così come la conosciamo non esisterebbe. Qui, a Metz, grazie all’opera, tra gli altri, di san Crodegango, si respirava uno spirito benedettino di fraternità, comunione e condivisione. È da qui che il canto gregoriano si è diffuso nei territori carolingi, portando armonia e bellezza in tutto il continente.

Non si può quindi parlare dell’Europa senza menzionare il cristianesimo. Robert Schuman ne era ben consapevole quando affermava: «Il cristianesimo ha insegnato l’uguaglianza di natura di tutti gli uomini, figli dello stesso Dio, redenti dallo stesso Cristo, senza distinzione di razza, colore, classe o professione. Ha fatto riconoscere la dignità del lavoro e l’obbligo, per tutti, di impegnarvisi. Ha riconosciuto il primato dei valori interiori che, soli, nobilitano l’uomo. La legge universale dell’amore e della carità ha fatto di ogni uomo il nostro prossimo, ed è su di essa che da allora si basano le relazioni sociali nel mondo cristiano» [2].

Un altro Padre fondatore dell’Europa contemporanea, Alcide De Gasperi, gli fa eco mettendo l’accento sul «retaggio comune europeo» [3], cioè «quella morale unitaria che esalta la figura e la responsabilità della persona umana col suo fermento di fraternità evangelica, col suo culto del diritto ereditato dagli antichi, col suo culto della bellezza affinatosi attraverso i secoli, con la sua volontà di verità e di giustizia acuita da un’esperienza millenaria» [4].

Anziché essere un criterio confessionale esclusivo [5], il riferimento al debito della cultura europea verso il cristianesimo permette di comprendere meglio quanto l’apertura al trascendente sia sempre una dimensione costitutiva della persona umana e una fonte viva di civilizzazione.

A questo proposito, l’articolo 17 del Trattato sul funzionamento dell’Unione Europea riveste grande importanza. Incoraggia «un dialogo aperto, trasparente e regolare» con le Chiese, sempre nel rispetto e senza pregiudicare «lo status del quale godono» negli Stati membri. La laicità che regola la vita degli Stati non implica solo il carattere non confessionale delle istituzioni civili, ma presuppone una vera collaborazione tra le parti, così come il rispetto, da parte delle autorità statali e comunitarie, dell’autonomia delle Chiese e la promozione della loro libertà di organizzazione, di espressione e di culto.

Si tratta di risalire alla fonte dei valori che costituiscono il fondamento della convivenza civile, cioè «i valori universali dei diritti inviolabili e inalienabili della persona, della libertà, della democrazia, dell'uguaglianza e dello Stato di diritto» (Trattato sull’Unione Europea, Preambolo).

Nel contesto multiculturale di oggi, l’affermazione dell’universalità di questi valori, essenziale per la sua sopravvivenza, passa anche attraverso una riscoperta delle proprie radici e attraverso l’apertura al dialogo con l’altro.

Si tratta di una necessità sociale e politica per riscoprire il ruolo centrale della persona umana e dare un’effettiva consistenza a parole come libertà, democrazia, pace e unità. A tal fine, risulta prezioso l’invito di Papa Francesco ad apprezzare la complessità della realtà europea in tutta la ricchezza delle sue tradizioni e sensibilità, sottolineando «la sfida di un’armonia costruttiva, libera da egemonie» [6].

Questo doppio movimento, di riscoperta e dialogo, permetterà anche di ritrovare un giusto equilibrio tra i diritti stessi, così come tra i diritti e i doveri perché – come ricordava sempre Papa Francesco – «al concetto di diritto non sembra più associato quello altrettanto essenziale e complementare di dovere, così che si finisce per affermare i diritti del singolo senza tenere conto che ogni essere umano è legato a un contesto sociale, in cui i suoi diritti e doveri sono connessi a quelli degli altri e al bene comune della società stessa» [7].

L’Europa contemporanea, infatti, si trova di fronte a una nuova tappa della sua lunga storia di incontri, con l’arrivo sul continente di tanti uomini e donne in fuga da teatri di guerra e persecuzione, o in cerca di una vita migliore lontano dalla povertà e dalla miseria.

Come ho detto durante la mia recente visita alle isole Canarie, in Spagna: «La dignità umana esige vie legali e sicure, soccorso e assistenza, cooperazione reale contro i trafficanti, protezione effettiva delle vittime, processi seri di accoglienza e integrazione, e politiche che permettano a ogni persona di vivere con dignità nella propria terra» (Incontro con le realtà di accoglienza dei migranti).

Tutto questo non sarebbe però ancora sufficiente: accogliere una persona significa integrarla come nella propria famiglia, offrendole la possibilità di sviluppare i suoi talenti, le sue capacità e sensibilità, ma anche di entrare nello spirito della casa che la accoglie. Bisogna cogliere la portata storica di ciò che sta accadendo, vale a dire un incontro senza precedenti tra popoli e culture che chiama a una riscoperta creativa delle nostre radici e, allo stesso tempo, a un ascolto attento dell’altro. L’universalità dei valori fondanti dell’Europa ci assicura che questo dialogo è possibile e che potrà dare una base solida alle nostre società, permettendo di operare in modo più efficace per la pace e per un mondo riconciliato.

È proprio questa lucidità che ha ispirato uomini come Schuman a superare l’opposizione tra le identità culturali e a dare vita alle istituzioni europee, al termine della terribile tragedia della Seconda Guerra Mondiale, che ha mostrato quanto grande sia il male compiuto dall’uomo quando pensa di non incontrare ostacoli nell’esercizio del suo potere.

Robert Schuman, che ha conosciuto confini in continua evoluzione, ha contribuito a gettare le basi di un’Europa consapevole dell’urgenza di abbattere i muri che la laceravano. La sua formazione cristiana gli ha trasmesso il valore dell’uguaglianza, senza distinzione di razza o classe sociale, e gli ha insegnato la dignità del lavoro. La successione di diverse sovranità nazionali gli ha impresso l’importanza del diritto internazionale e il valore della parola data. Cresciuto in un contesto in cui l’orgoglio e lo spirito di vendetta sembravano prevalere, Schuman si è impegnato per la pace e la fratellanza tra i popoli che, dopo essersi a lungo combattuti, riconoscevano finalmente di aver bisogno l’uno dell’altro.

Quali sono dunque gli insegnamenti di Robert Schuman per l’Europa e il mondo di oggi? Innanzitutto, un profondo desiderio di pace. Purtroppo oggi la guerra è riapparsa, anche in Europa: una nuova «inutile strage» [8], che ogni giorno causa innumerevoli vittime civili. E ancora oggi, come nel 1950, le parole contenute nella Dichiarazione Schuman rimangono attuali: «Il contributo che un’Europa organizzata e vivente può dare alla civiltà è indispensabile per mantenere relazioni pacifiche» [9]. È necessario impegnarsi in un dialogo paziente, mostrare coraggio nella negoziazione ed essere pronti a sacrificare alcune posizioni per il bene superiore della pace.

Certamente la ricerca della pace in Europa, così come nel resto del mondo, non deve essere confusa con un ingenuo irenismo. Al contrario, le parole di Schuman sono quanto mai attuali: «La pace mondiale non può essere salvaguardata senza sforzi creativi proporzionati ai pericoli che la minacciano» [10]. Tuttavia, bisogna guardarsi dall’illusione del riarmo. «Non a caso, i ripetuti appelli a incrementare le spese militari e le scelte che ne conseguono sono presentati da molti governanti con la giustificazione della pericolosità altrui» (Messaggio per la LIX Giornata Mondiale della Pace, 1 gennaio 2026). Favorire la pace è un’opera attiva. Oggi bisogna chiedersi se stiamo realmente facendo “sforzi creativi” per promuovere la pace mondiale, o se stiamo semplicemente cercando di “arginare l’emorragia della guerra” e prepararci meglio a quelle che presumiamo debbano ancora venire.

L’Europa secondo Schuman è un continente dove si preferisce dialogare piuttosto che affrontarsi con le armi; dove si mettono in comune le risorse per fare in modo che «ogni guerra [...] diventi non solo impensabile, ma materialmente impossibile» [11].

L’Europa secondo Schuman si basa sul rispetto del diritto internazionale che, a differenza dei diritti nazionali, non può essere imposto con la forza da uno Stato, ma si fonda sul principio universalmente riconosciuto secondo cui pacta sunt servanda. Questo principio è gelosamente conservato dalla legislazione particolare di questa regione, che copre anche i rapporti tra lo Stato e la Chiesa cattolica sulla base del Concordato del 1801 tra la Santa Sede e la Francia, ancora in vigore.

Il diritto internazionale e il multilateralismo sottolineano l’eguaglianza effettiva degli Stati nelle loro relazioni reciproche e costituiscono il miglior antidoto alla volontà di dominio, che è all’origine di ogni conflitto. Oggi, le relazioni umane e tra gli Stati si fanno sempre più barbare. Il valore della parola data è disprezzato; ci si vanta piuttosto della menzogna e dell’inganno. L’Europa può porre fine a questa spirale grazie al rispetto per l’altro che ha saputo coltivare e preservare, poiché ha ampiamente dimostrato negli ultimi ottant’anni che è possibile far valere opinioni, rivendicazioni e interessi divergenti, incontrandosi invece di scontrarsi.

Schuman ci ricorda che bisogna sempre dimostrare realismo e coraggio: «L’Europa – affermava – non si farà in un colpo solo, né in una costruzione complessiva: si farà attraverso realizzazioni concrete che creano prima di tutto una solidarietà di fatto» [12]. Non bisogna mai perdere fiducia nella nostra capacità di progredire, anche se i passi compiuti sono a volte piccoli e quasi impercettibili. La pretesa moderna di “avere tutto, subito” non corrisponde alla storia e alla cultura europee che, al contrario, insegnano il valore del tempo e della pazienza. È con piccoli passi che si può dare vita a questa solidarietà concreta, che implica che nessuno si senta abbandonato o dimenticato.

Condividendo queste riflessioni, penso prima di tutto ai giovani, chiamati a costruire l’Europa di oggi e di domani. Come già osservava Schuman: «Che questa idea di un’Europa riconciliata, unita e forte diventi d’ora in poi il motto per le giovani generazioni, desiderose di servire un’umanità finalmente liberata dall’odio e dalla paura, che reimpara, dopo troppo tempo di divisioni, la fratellanza cristiana» [13].

Ai giovani dico: abbiate il coraggio di vivere in modo responsabile la missione di costruire la pace, nel vostro cuore, nelle vostre relazioni, nella vostra famiglia, nelle scuole e nelle università, nella vita delle vostre città, dei vostri paesi e di tutta l’Europa.

Non sottomettetevi alla logica della violenza e dell’oppressione.

Amate la vita in ogni momento e non abbiate paura del futuro!

Non abbiate paura di formare una famiglia, di generare figli, di difendere la dignità di ogni persona, dal primo istante nel seno della madre fino all’ultimo respiro.

Non abbiate paura di lavorare instancabilmente al servizio del bene delle vostre comunità, anche attraverso l’impegno politico.

Siate costruttori di comunità!

E con voi, l’Europa, saldamente radicata, continuerà a fiorire e a ispirare il mondo intero.

Che Dio vi sostenga in queste decisioni e che benedica e protegga tutta l’Europa!

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[1] S. Paolo VI, Lett. ap. Pacis nuntius (24 ottobre 1964): AAS 56 (1964), 965.
[2] R. Schuman, Pour l’Europe, Ginevra 2010 5, 57-58.
[3] Cfr A. De Gasperi, La nostra patria Europa. Discorso alla Conferenza Parlamentare Europea, 21 aprile 1954, in: Alcide De Gasperi e la politica internazionale, Roma 1990, vol. III, 437-440.
[4] Ibid.
[5] Cfr ibid.
[6] Francesco, Discorso al Consiglio d’Europa (25 novembre 2014).
[7] Francesco, Discorso al Parlamento europeo (25 novembre 2014).
[8] Benedetto XV, Lettera ai capi dei popoli belligeranti (1 agosto 1917): AAS 9 (1917), 423.
[9] Dichiarazione Schuman, Parigi, 9 maggio 1950.
[10] Ibid.
[11] Ibid.
[12] Ibid.
[13] R. Schuman, Pour l’Europe, 46.

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Guarda il video integrale

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Da Metz, ultima tappa del viaggio in Francia, Leone XIV
rilancia il multilateralismo come antidoto alle relazioni «sempre più barbare» tra gli Stati

L’Europa torni alle sue radici per abbattere le barriere
e costruire la pace


E a Lourdes l’invito a vedere nella fragilità non un ostacolo
ma un luogo per eccellenza dell’amore di Dio

Da Metz, città di frontiera ma anche della forte vocazione europeista, Leone XIV rilancia i suoi appelli alla pace e alla concordia tra i popoli. Gli interventi del Papa sono riecheggiati nei due incontri tenuti stamani nel luogo che fu fulcro dell’attività politica del venerabile Robert Schuman, padre fondatore dell’Europa unita.

Nella terza e ultima tappa del viaggio apostolico in Francia, il Papa invita i rappresentanti di diverse religioni prima, e di diversi Stati europei poi, a guardare oltre ogni tipo di confine, in nome del dialogo e del bene comune.

Diritto internazionale e multilateralismo sono gli «antidoti» invocati dal Pontefice per far sì che le relazioni tra uomini e Nazioni non siano «sempre più barbare», bensì capaci di promuovere la riconciliazione in modo attivo e creativo. Perché le possibilità di un mondo pacifico esistono, rimarca Leone XIV, e si trovano nell’universalità dei valori fondanti dell’Europa.

L’invito a non dimenticare il senso di una comune umanità era risuonato anche nel pomeriggio di sabato, davanti agli ottocentomila fedeli accorsi alla messa in Place de la Concorde, appuntamento conclusivo della tappa parigina del viaggio. E di umanità, solidarietà, vicinanza e compassione il Pontefice ha parlato anche a Lourdes, tra sabato sera e domenica. Ai piedi della Vergine Maria, il Vescovo di Roma ha deposto le preghiere di tutti per la fine dei conflitti, le lacrime nascoste dei malati e il coraggio di chi li accompagna, ma anche le sofferenze delle vittime di abusi, incontrate nella Casa vescovile.

Poi, stamani, la partenza per Metz dove nel pomeriggio presiede la messa nella cattedrale di Santo Stefano. In serata, il rientro a Roma.
(fonte: L'Osservatore Romano 28/09/2026)

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* Incontro privato

Al termine dell'evento, Leone XIV, in una sala del Centro Congressi, si è riunito con alcune delle autorità presenti per un incontro riservato. Dieci gli ospiti: si tratta del presidente Macron e della consorte Brigitte, il principe Alberto e Charlène, il gran duca Guillaume di Lussemburgo; Luc Frieden, primo minitro del Gran Ducato di Lussemburgo; Jean-Claude Juncker, ex primo ministro del Gran Ducato di Lussemburgo; monsignor Josep-Lluis Serrano Pentinat, vescovo di d’Urgell, co-principe do Andorra; la ministra Anke Rehlinger, presidente de la Sarre (Germania).


L'incontro privato del Papa con alcune delle autorità presenti all'evento "Alle radici dell'Europa per la pace e l'unità" a Metz (@Vatican Media)

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