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domenica 20 febbraio 2022

"Un cuore che ascolta lev shomea" - n. 16/2021-2022 anno C

"Un cuore che ascolta - lev shomea"

"Concedi al tuo servo un cuore docile,
perché sappia rendere giustizia al tuo popolo
e sappia distinguere il bene dal male" (1Re 3,9)



Traccia di riflessione sul Vangelo
a cura di Santino Coppolino


VII Domenica del Tempo Ordinario

Vangelo:


Prosegue la Catechesi di Gesù ai discepoli iniziata nei precedenti versetti del capitolo 6 con la proclamazione delle Beatitudini (Lc 6,20-26), su come e fino a che punto bisogna credere. Fin dal principio della 'Storia della Salvezza', la più grande tentazione per l'uomo è quella di essere come Dio (Gen 3). Questa aspirazione in se stessa non è cattiva, il male sta nel non avere compreso chi è Dio, come è fatto, qual è la sua vere essenza. Per avere da noi stessi fabbricato una falsa immagine di Lui - un idolo - abbiamo imboccato una via senza uscita, e solo dopo la Rivelazione di Dio in Gesù di Nazareth, è stato possibile operare una metànoia, un cambiamento di mentalità, per intraprendere la via giusta, quella che conduce all'incontro col Volto di Dio nella persona di Gesù. Il Maestro ci dice che, in un mondo immerso nel male, l'amore misericordioso e incondizionato verso tutti, anche verso il nemico, è l'unico antidoto in grado di neutralizzare il mortale veleno del divisore. «Per questo l'amore per il nemico è proprio e solo di coloro che hanno conosciuto Dio» (cit.). L'amore per i nemici, infatti, ha la sua scaturigine solo nel Padre; nel caso contrario non possiamo più parlare di amore, bensì di merito, e l'amore meritato porta il nome di meretricio, prostituzione, cioè l'idolatria. Il Padre invece, ci ama senza riserve a prescindere da noi e dal nostro peccato. Solo per ciò siamo in grado di accettare e amare noi stessi e i fratelli sempre e comunque, senza riserve così come come il Padre ama noi. Agiremo in questo modo perché abbiamo già fatto esperienza nella nostra carne che «come è la grandezza del Signore così è anche la sua misericordia» (Sir 2,18).