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venerdì 9 ottobre 2020

Padre Giulio Albanese: PADRE MACCALLI, LA CHIESA È BEN ALTRO CHE SPORCIZIA E SCANDALI


PADRE MACCALLI, LA CHIESA È BEN ALTRO CHE
 SPORCIZIA E SCANDALI
di Padre Giulio Albanese

Padre Maccalli e Chiacchio ricevuti a Ciampino dal premier Conte e dal ministro degli Esteri Di Maio. Foto Ansa.

La riflessione di padre Giulio Albanese. Il religioso della Società Missioni Africane è un testimone esemplare dell'imperativo evangelico della carità gratuita. Lo prova l'azione, sua come di tanti altri confratelli, nelle periferie del mondo. È bello che la sua liberazione avvenga nei giorni successivi alla pubblicazione dell'enciclica Fratelli tutti in cui il Papa ribadisce, tra l’altro, che pace, giustizia, solidarietà e bene comune non sono valori astratti


Padre Pier Luigi Maccalli, a sinistra, e il turista italiano
 Nicola Chiacchio, ostaggi di un gruppo estremista in Mali. 
Grande gioia. Ieri sera stavo leggendo le agenzie di stampa, quando una notizia mi è saltata all’occhio, perché contrassegnata come “urgente”. Si riferiva alla liberazione di padre Pier Luigi Maccalli (religioso della Società per le Missioni Africane, originario di Crema, rapito in Niger nel settembre 2018, liberato poche ore fa insieme al turista Nicola Chiacchio e ad altri due ostaggi: un politico maliano e una cooperante francese, ndr.).

P. Pier Luigi Maccalli appena dopo esser stato liberato in Mali. 
Ho gioito, per due motivi. Innanzi tutto perché, dopo lunghi anni di segregazione, questo missionario e gli altri ostaggi sono tornati in libertà. Difficile immaginare che cosa possa aver passato durante il periodo tremendo trascorso nelle mani di uno dei tanti gruppi terroristici jihadisti che seminano morte nell’area del Sahel. Ma ho gioito anche per un’altra ragione: la liberazione avviene a pochi giorni dalla pubblicazione della Fratelli tutti, la nuova enciclica di papa Francesco. Nel testo, il Santo Padre afferma, tra l’altro, che pace, giustizia, solidarietà e bene comune non sono valori astratti. C’è bisogno di testimoni che incarnino questa sfera valoriale. Padre Maccalli è un testimone esemplare, come tanti altri confratelli nelle periferie del mondo. Ecco il grande valore della Chiesa. In questi giorni siamo tutti sconvolti dagli scandali finanziari che hanno travolto esponenti del Vaticano e che campeggiano sulle prime pagine dei giornali. Ma guai a fare di tutta l’erba un fascio. Dobbiamo guardare al bene. C’è un mondo sommerso di sentinelle del mattino. Sono loro a farci comprendere che, per quanto possano essere evidenti certe debolezze del sistema, il bene c’è e resiste. 

La fascia saheliana, quella in cui padre Maccalli è stata rapito, è un’area molto violenta. Lì operano gruppi di matrice qaedista, ma anche esponenti di Boko Haram (l’organizzazione terroristica che ha base in Nigeria, ndr.) legati allo Stato Islamico. Quel contesto è anche pesantemente interessato dalla tratta di esseri umani. Insomma, un quadro di incredibile complessità, che non ammette semplificazioni. Ci sono in gioco interessi smisurati. Ecco perché, e non mi stancherò mai di ripeterlo, quella in corso non è una guerra di religione, ma di strumentalizzazione della religione per fini eversivi. Nell’affrontare temi così delicati, il consesso delle Nazioni non può pensare solo in termini di sicurezza militare. Serve una governance capace di tener conto delle contraddizioni determinate dallo sfruttamento iniquo delle materie prime (a cominciare da petrolio e minerali preziosi, ndr) che da quelle parti sono abbondanti. E’ anche da questo che dipende l’escalation di violenza. 

Credo, quindi, che l’impegno di persone come padre Maccalli imponga a tutti noi una responsabilità morale. Non possiamo accontentarci delle risposte di comodo. Serve un’informazione di periferia, capace di aprirci gli occhi. Dobbiamo dar voce all’Africa, alle sue tante anime, alle sue contraddizioni, alle sue speranze. E dobbiamo parlarne più spesso, non solo quando vengono liberati i nostri connazionali.
 Padre Maccalli in Africa