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mercoledì 22 gennaio 2020

DIAMO FIDUCIA AL CAMBIAMENTO IN PIAZZA di Alex Zanotelli

DIAMO FIDUCIA AL CAMBIAMENTO IN PIAZZA
di Alex Zanotelli



È stata un’enorme gioia scendere in piazza in questi mesi con decine di migliaia di giovani. Ho avuto modo di farlo il 29 novembre, a Napoli, nell’ambito dei Fridays for future. L’obiettivo degli studenti, locale e globale nel contempo, era di contestare la multinazionale Q8 e i suoi depositi di carburante, che si trovano a San Giovanni a Teduccio, lanciando slogan ed esponendo striscioni contro la produzione e l’utilizzo combustibili fossili che sono una delle cause dei cambiamenti climatici.

Considero arricchente immergermi tra i giovani. Queste giovani generazioni si sono mobilitate senza partiti che le sollecitassero, senza sponsor e senza bandiere, e tuttavia hanno manifestato una chiara posizione politica: l’urgenza di costruire un mondo incentrato sul bene comune e sulla salvaguardia del nostro pianeta.

Noi, il nostro gruppo di impegno missionario, abbiamo portato uno striscione per ricordare che la prima vittima del surriscaldamento globale è l’acqua, risorsa scarsa, e che tantissima gente ne sta pagando e ne pagherà le conseguenze, soprattutto nel sud del mondo.

Ero sceso in piazza, questa volta a Roma, anche l’8 ottobre, per la manifestazione lanciata da Extinction Rebellion (ribellione all’estinzione), organizzazione internazionale fondata in Gran Bretagna. Si sono svolte mobilitazioni in 60 città di tutto il mondo per chiedere ai governi di dichiarare l’emergenza climatica ed ecologica, e ridurre le emissioni di gas serra a zero entro il 2025. Mi sono ritrovato con dei giovani attivisti molto decisi e con una forte spiritualità: ciò mi ha molto impressionato.

Altrettanto bello e positivo è stato condividere il “no” al populismo e al sovranismo, e la speranza di cambiamento espressi dalle “sardine” il 30 novembre, sempre a Napoli in Piazza Dante. Anche qui mi ha rinfrancato vedere la capacità che hanno i giovani di attivarsi.

Ciò che ho visto traboccare, e che ritengo importante, è il desiderio dei giovani di stare insieme gomito a gomito, aldilà dell’abitudine di incontrarsi sui social media. Si è anche avvertita la volontà di riprendersi le piazze senza il riferimento di una ideologia o di un leader politico.

È chiaro che, consolidandosi nel tempo, le sardine e gli altri dovranno provare a diventare un grande movimento popolare. Intendo un movimento come lo concepisce papa Francesco e che in più occasioni nei suoi discorsi ha evocato. Quei movimenti che si fanno sentire laddove la gente non ce la fa più.

Penso all’Iraq, all’Equador, alla Bolivia, alla Colombia, all’Argentina. Penso a ciò che è accaduto in Sudan dove le mobilitazioni nonviolente, e partecipate anche da tante giovani donne, nei primi sei mesi dello scorso anno hanno fatto cadere la trentennale dittatura di Omar El-Bashir e avviato una transizione alla democrazia. È una modalità che comincia a prendere piede e che fa emergere nuovi soggetti sociali.

Se questi movimenti di giovani vogliono essere efficaci, in Italia, devono studiare i problemi che vogliono risolvere, a partire da quelli che incontrano sul territorio, e assumere uno stile di vita radicalmente diverso. Poi dovrebbero rilanciare la questione meridionale: il sud d’Italia è abbandonato a se stesso e sta soffrendo enormemente

(Fonte: Nigrizia - Gennaio 2020)