Benvenuto a chiunque è alla "ricerca di senso nel quotidiano"



sabato 22 settembre 2012

Dichiariamo illegale la povertà

Poveri non si nasce, lo si diventa. 
La povertà è un "prodotto" della società.
Piuttosto che di poveri bisogna parlare di impoveriti. Negli anni ’50-’80 i paesi scandinavi sono riusciti a creare delle società senza poveri, perché lo hanno voluto e perché hanno creduto nell'uguaglianza tra tutti i cittadini rispetto al diritto ad una vita umana decente. Negli Stati Uniti, invece, il numero di impoveriti non ha cessato di crescere (oggi supera i 50 milioni su 300) perché si tratta di una società che crede nell'inuguaglianza “naturale” tra i cittadini anche rispetto ai diritti umani e sociali formalmente riconosciuti.
“Dichiariamo illegale la povertà” significa batterci per mettere fuori legge le cause strutturali che generano ed alimentano i processi d’impoverimento di interi popoli, gruppi e categorie sociali.
Fra le cause strutturali ci sono...
L’obiettivo dell’iniziativa “Dichiariamo illegale la povertà” é di ottenere nel 2018 a 70 anni dalla “Dichiarazione Universale di Diritti dell’Uomo”, l’adozione di una risoluzione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite che affermi la legittimità della messa fuori legge dei fattori che sono all’origine di una ricchezza inuguale, ingiusta e predatoria e quindi dei processi di impoverimento e di creazione dei poveri.
Le sole battaglie che si perdono sono quelle che non si combattono! Non si può accettare che oggi ci siano 3 miliardi di impoveriti ed accontentarci di “avere la fortuna”, come si dice, di…non essere fra loro.
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"Una tragedia immane che diventa normale" di Giorgio Langella


Poche righe nascoste nelle “brevi” di cronaca. Una nebbia avvolgente. La notizia bisogna cercarla con attenzione, “navigando” su internet, raccogliendo informazioni in giornali poco diffusi e in siti stranieri. Un paio di giorni fa, in Pakistan, oltre 300 persone sono morte nell’incendio di due fabbriche. Uomini, donne e bambini che lavoravano senza alcuna sicurezza sono morti, bruciati vivi. Una tragedia immane che, grazie al silenzio e all’indifferenza, diventa “normale”. Qualcosa alla quale ci si deve abituare. Cercando in internet si apprende che i proprietari della fabbrica tessile dove si è verificato la tragedia maggiore (oltre 260 morti) non sono stati arrestati perché hanno pagato mezzo milione di rupie (circa 4.000 euro) per garantirsi la libertà per almeno otto giorni. Alcuni testimoni scampati alla strage affermano che i padroni della fabbrica si preoccupavano di mettere in salvo i macchinari. Dei lavoratori poco importa.
Di fronte a ciò si resta attoniti. Mancano le parole, le idee si rattrapiscono. Si prova un forte sentimento di indignazione di fronte a quella che è una strage frutto dello sfruttamento dell’uomo sull’uomo. Poi si legge che Mario Monti ha dichiarato che lo Statuto dei lavoratori ha provocato molti danni. E si ascoltano le dichiarazioni di “lorsignori” sulla necessità di essere competitivi abbassando la soglia della sicurezza nel lavoro, cancellando i diritti e aumentando lo sfruttamento...

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La notizia
Il Pakistan ha vissuto ieri una delle sue giornate più nere non per un attentato terroristico, ma per la mancanza di sicurezza sul lavoro che ha mietuto oltre 310 operai bruciati vivi nell'orrendo rogo di due fabbriche a Lahore e a Karachi, le due più grandi e caotiche metropoli pachistane. 
Leggi tutto: Rogo fa strage di operai a Karachi e Lahore.


venerdì 21 settembre 2012

"La scuola che resiste" raccontata da Alex Corlazzoli

La scuola è uscita dall'agenda della politica e sopravvive grazie al contributo generoso dei precari, ma rimane la vera piazza della democrazia, in cui educare alle regole e alla legalità. Gli insegnanti? Resistono, ma vanno formati in maniera seria e adeguata ai tempi
La scuola italiana è ancora un bene pubblico? A chi o a cosa deve "resistere"? L'abbiamo chiesto ad Alex Corlazzoli, autore del libro "La scuola che resiste", in uscita per Chiarelettere. 
Leggi tutto: LA SCUOLA CHE RESISTE di Alex Corlazzoli

GUARDA IL BOOKTRAILER:

Alex Corlazzoli, blogger, insegnante e scrittore, racconta i mali dell'educazione in Italia. Che chiamano in causa l'inettitudine della politica, l'inerzia degli educatori, la rassegnazione dei genitori
Giornalista, politico, intellettuale, ma – più d’ogni altra cosa – maestro di campagna. 
Alex Corlazzoli, trentasette anni, origine cremasche, è un fiume in piena, piuttosto incurante degli argini. Ha strappato alle cronache il suo spazio di visibilità warholiano lo scorso 30 agosto, nel pieno d’uno sciopero della fame, davanti al provveditorato di Cremona, per denunciare le desolanti condizioni di precarietà in cui naviga, oggi, il docente medio d’una scuola elementare: 16 ore d’incarico per 700 euro di stipendio, nello specifico. I suoi sei anni di insegnamento “matto e disperatissimo” li ha illustrati in un libro “La scuola che resiste”, edito da Chiarelettere.
In esso l’esperienza, la riflessione e la sintesi, con tanto d’appendice di ricette per fronteggiare difficoltà quasi lunari che politica, cesoie sui finanziamenti e macchina burocratica oppongono a chi combatte da dietro le ridotte delle aule. Non solo docenti, sia chiaro. Ma con loro, genitori e società civile. 


"Rose e libri" per rinnovare la scuola - Quel triangolo amoroso che può salvare la scuola - due interessanti riflessioni sulla scuola di Alessandro D'Avenia

Come abbiamo osato anteporre qualcosa a un uomo? La verità bisogna chiederla ai poeti e questo verso potremmo impararlo a memoria, noi che lavoriamo nella Scuola. Ma si sa i poeti dicono verità troppo semplici perché qualcuno le ascolti.

Inizia un nuovo anno di scuola, con overture tragicomica tra concorsi annullati per buste trasparenti, esami di TFA degni delle serate Trivial e concorsoni per il reclutamento basati su un criterio rivelatosi insufficiente già da anni. Pazienza. Tutto ciò non ci esime dal lavoro quotidiano che questa settimana ricomincia. 
A tal proposito consiglio la (ri-)lettura di un libro del 1932: Il mondo nuovo di A.Huxley. Se non avete tempo basta il primo capitolo, nel quale è descritto il modo in cui i bambini vengono educati nel nuovo sistema di controllo che garantisce l'equilibrio – basato sui consumi – del Nuovo Mondo...
Ma ritorniamo al grido del poeta: come abbiamo osato anteporre qualcosa all'uomo? Ai ragazzi? Abbiamo messo al primo posto programmi e strutture e i risultati li abbiamo sotto gli occhi.
Propongo una piccola riforma a costo quasi zero...
Credo che questo sguardo ridarebbe dignità allo scopo della scuola. Una scuola come la nostra che ha programmi che il resto del mondo si sogna. Programmi però spesso asetticamente anteposti alle vite degli studenti, e non spazio condiviso di dialogo e ricerca della verità.
O torniamo a prenderci cura delle persone o continueremo a cercare salvezza in riforme di superficie, necessarie sì, ma molto meno di “rose e libri”.
“Rose e Libri”: così vorrei chiamare una rete di rinnovamento della scuola, composta da genitori, studenti e professori.
Chi mi dà una mano? 
Leggi tutto: "Rose e libri" per rinnovare la scuola di Alessandro D'Avenia

Alcuni di noi credono di poter cambiare qualcosa. A un certo punto ci svegliamo e ci rendiamo conto di aver fallito».
Così dice, riferendosi alla sua professione, Henry Barthes, insegnante di una scuola pubblica americana e protagonista del recente film «Detachment» (Il distacco), interpretato magistralmente da Adrien Brody, il rovescio pessimistico-malinconico del Keating dell’«Attimo fuggente»...
Qualche giorno fa dopo aver lanciato su queste pagine l’iniziativa «Rose e libri» sono stato travolto da lettere, commenti, suggerimenti, offerte di aiuto, da parte di altri insegnanti, di genitori e di ragazzi. Dimostrazione del fatto che la Scuola, per chi ci crede, è una relazione a tre. È l’unico triangolo amoroso che può funzionare se tutti fanno lo sforzo di perseguire il bene comune che c’è in gioco: le vite dei ragazzi. L’unico triangolo amoroso in cui tutti possono essere felici.
Non riesco a capacitarmi del fatto che abbiamo accettato che la Scuola sia invece campo di battaglia tra genitori-docenti-studenti anziché pavimento su cui muoversi per realizzare quel bene di cui parlavo: la scoperta dei talenti e dei punti deboli di un ragazzo o di una ragazza.
L’educazione non è qualcosa che si improvvisa, ma richiede, caso per caso, un progetto condiviso. Che cosa possiamo fare noi insegnanti costretti a colloqui dove si dicono soltanto i voti: ora per la soddisfazione delle madri (raramente vengono i papà) di quelli bravi ora per ripetere a quelle dei meno bravi il ritornello: «ha le capacità ma non si applica». Una relazione frustrante perché ridotta al criterio utilitaristico di produrre voti e promozioni, anziché accompagnare uomini e donne a costruire un’anima «pronta»...
Se non c’è un progetto educativo condiviso gli insegnanti diventano erogatori di voti, i genitori clienti, gli studenti utenti. Una relazione in perfetto stile utilitaristico, con persone trasformate in prodotti di una catena di montaggio di diplomi. Ma l’uomo non è mai prodotto, mai mezzo, ma sempre fine...
Leggi tutto: Quel triangolo amoroso che può salvare la scuola di Alessandro D'Avenia



Nel dossier della Uil scuola "operazione verità" per sfatare i luoghi comuni sulla scuola italiana

La spesa. Le ore di lezioni. Classi affollate. Età degli studenti. Burocrazia. Punti deboli: la Uil ha pubblicato un'istantanea sulle questioni scolastiche più controverse, in cui racchiude quella che definisce una "operazione verità" contro i "mantra sui quali si è basato soprattutto lo scorso governo"
Il giudizio sulla scuola italiana? Una somma di luoghi comuni. Non provati e - soprattutto - falsi. E' partendo da questo assunto che la Uil scuola pubblica un dossier in cui racchiude quella che definisce una "operazione verità" contro i "mantra sulla scuola sui quali si è basata l'azione soprattutto dello scorso governo".
"Quando si parla, e talvolta a sproposito, di confronti tra i sistemi scolastici europei, occorrerebbe sempre e obbligatoriamente premettere l'avvertenza maneggiare con cura", si legge nella premessa al dossier. "Per cercare di leggere in maniera più consapevole i dati comparativi dei 27 stati dell'Unione europea, occorrerebbe - prosegue la ricerca - sempre avere presente un'istantanea che ci mostri alcuni dati fondamentali di ciascuno di essi". Eccone alcuni.

RICERCA UIL SCUOLA
DATI A CONFRONTO
La ricerca è strutturata in cinque macro sezioni:

- Il quadro economico
- L’Italia e gli indicatori europei
- I nuovi obiettivi di Lisbona 2020
- Formazione iniziale: 5 esperienze in Europa
- Sistemi scolastici europei: dati si sintesi
Ne riportiamo anche una sintesi per la stampa e il commento Di Massimo Di Menna


Il quadro economico
L'italia e gli indicatori europei
L'Italia e gli obiettivi di Lisbona
Formazione iniziale: 5 esperienze in Europa
Sistemi scolastici europei: dati di sintesi
SINTESI della ricerca
COMMENTO di Massimo Di Menna



Da CITTADINANZATTIVA: "X Rapporto su Sicurezza Qualità e Comfort degli edifici scolastici" e "IV indagine sul rischio sismico"

PRESENTATO IL X RAPPORTO SU SICUREZZA QUALITÀ E COMFORT DEGLI EDIFICI SCOLASTICI DI CITTADINANZATTIVA

Sicurezza delle scuole ancora fuori controllo: peggiorano i dati sulle certificazioni, manutenzione sempre più scarsa, aule fatiscenti e, in attesa della scuola 2.0, mancano le aule computer. 
Presentato il X Rapporto su sicurezza qualità e comfort degli edifici scolastici di Cittadinanzattiva
Solo un quarto delle scuole è in regola con tutte le certificazioni di sicurezza e la manutenzione è ridotta a lumicino, tanto che ad esempio nel 45% delle scuole monitorate da Cittadinanzattiva sono stati richiesti interventi strutturali, ma in oltre la metà dei casi l’ente proprietario non è mai intervenuto. Lesioni strutturali in una scuola su dieci, distacchi di intonaco in una su cinque, muffe ed infiltrazioni in una su quattro.
E mentre si annuncia la scuola 2.0, un terzo degli edifici è privo anche della più semplice aula computer e quasi la metà di laboratori didattici. Il 46% non ha una palestra al proprio interno, in un terzo dei casi i cortili sono usati come parcheggio.
È questa la condizione in cui versano le scuole italiane, fotografate dal X Rapporto su sicurezza, qualità e comfort degli edifici scolastici, presentato oggi a Roma da Cittadinanzattiva nell’ambito della campagna nazionale Impararesicuri giunta alla sua decima annualità.
Scarica il X Rapporto 

PRESENTATA LA IV INDAGINE SUL RISCHIO SISMICO DI CITTADINANZATTIVA

Poco informati sul fenomeno terremoto e sul territorio in cui vivono. Così studenti e genitori di Calabria e Campania nella IV Indagine su conoscenza e percezione del rischio sismico presentata oggi da Cittadinanzattiva e Dipartimento Protezione civileCreato Giovedì, 20 Settembre 2012
Il terremoto è un grande sconosciuto per ragazzi e adulti e resta ancora approssimativa la conoscenza del territorio in cui si vive. Ad esempio, sfiora il 50% la percentuale di genitori ed è ancor più bassa (38%) quella degli studenti consapevole che un terremoto non può essere previsto ma che si può solo valutare la pericolosità di una zona; appena uno su quattro, poi, conosce la zona sismica del Comune in cui vive.
Sono alcuni dei dati contenuti all’interno della IV Indagine su conoscenza e percezione del rischio sismico, presentata oggi da Cittadinanzattiva e Dipartimento nazionale della Protezione civile, elaborata tramite questionari rivolti a 2000 studenti e genitori di scuole primarie e secondarie di primo e secondo grado in Campania e Calabria, due regioni caratterizzate da una marcata pericolosità sismica su cui, quest’anno, si è scelto di focalizzare l’indagine.
Nel campione intervistato prevale un atteggiamento di paura e confusione...

Scarica la IV Indagine


giovedì 20 settembre 2012

Dal fondo del mare, arrivano centinaia di voci...



Settantanove anime giacciono in fondo al mare, al largo di Lampedusa. Settantanove vite, giovani e meno giovani, bambini, affogati. Settantanove corpi senza sepoltura, senza il conforto di una parola, senza la presenza dei propri cari. Settantanove innocenti abbandonati, dati in pasto ai pesci.
Erano partiti da Sfax, dalla Tunisia. Da un porto dove partono le carrette del mare verso il sogno italiano. Erano partiti in cerca di una speranza, di un pezzo di pane, di un bicchiere di acqua. Li hanno abbandonati su uno sperone di roccia a dieci miglia da Lampedusa. Erano 136, 56 si sono drammaticamente salvati, 79 sono dispersi. 
Dispersi nel linguaggio del mare significa che non si sono trovati i corpi. Corpi di bambini, di innocenti, di innocenti due volte. Corpi di donne, di innocenti, di innocenti due volte. Dispersi significa che non sapremo mai i loro nomi, che non sapremo mai chi era il padre e chi il figlio. Non sapremo mai da quale villaggio erano partiti e non sapremo mai dove erano diretti. Non sapremo mai se c’era qualcuno ad aspettarli e chissà per quanto ancora aspetterà.
Non sapremo mai quale Dio pregavano, ma per i disperati il Dio da pregare è uno solo. C’è un Dio che cambia nome secondo il luogo geografico, ma è sempre lo stesso Dio. Un Dio che accoglie le anime dei dispersi in mare. Un Dio che accoglie anche se il corpo non è avvolto nel sudario. Un Dio che non abbandona in mare i suoi figli, ma allarga le braccia...


«Dentro oppure fuori?» di Roberto Beretta

Non che non sia importante l'appartenenza alla Chiesa; ma chi e che cosa la stabiliscono davvero? Forse se rileggessimo la parabola del grano e della zizzania...

O dentro o fuori. Mi stupisce come sempre più, nella prassi della Chiesa cattolica, prevalga la logica tipica della setta: o stai con noi, oppure vattene. Per dir la verità, questa è stata una tentazione cui il cristianesimo (come del resto parecchie tradizioni religiose) si è raramente sottratto, dal tempo delle eresie e degli anatemi a oggi. Tuttavia con le puntualizzazioni del Concilio - e quelle della sociologia, che ha distinto sacro da religioso - si pensava che il clima fosse diventato diverso. E più evangelico.
Invece, fateci caso: da una parte si assiste all'esaltazione più acritica e «miracolistica» di qualunque conversione al cattolicesimo, soprattutto se di vip e/o personaggio noto (calciatore o giornalista, pornostar e nobildonna); dall'altra - compreso Vino Nuovo, vedi certi commenti sulla questione Martini - si verifica il fenomeno opposto, ovvero la pubblica «cacciata» di quanti per qualche motivo «non ci stanno»: e che contestino il dogma della resurrezione o invece l'opportunità di votare Berlusconi in fondo fa poca differenza. Così si registra un duplice e contrario movimento, centripeto e centrifugo, intorno al messaggio che più di tanti altri nella storia volle rivolgersi all'intimità e alla libertà delle coscienze; senza confini di sorta.


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A Rimini dal 28 al 30 settembre il "FESTIVAL FRANCESCANO femminile, plurale"

Nell’VIII centenario della consacrazione di Chiara d’Assisi, Festival Francescano sarà nelle piazze del centro storico di Rimini dal 28 al 30 settembre per riflettere sull’universo femminile, attraverso un centinaio di appuntamenti di spiritualità, conferenze, spettacoli, arte e incontri.
Con lo slogan “Femminile, plurale”, la manifestazione dei francescani italiani racconterà il ruolo delle donne nella società, nell’economia, nella cultura, nelle professioni, nelle religioni, nella Chiesa.
Leggi tutto: Il Festival francescano quest'anno è 'femminile, plurale': dal 28 al 30

A Rimini dal 28 al 30 settembre il FESTIVAL FRANCESCANO. 
Nel servizio di Paola Russo il resoconto della conferenza stampa tenutasi a Roma il 19 giugno.

Vai al sito FESTIVAL FRANCESCANO 2012
Programma completo 
Per scaricare il programma completo in pdf clicca qui
Per conoscere le ultime variazioni del programma clicca qui

SPOT FESTIVAL FRANCESCANO 2012


Religioni e culture in dialogo. Vivere insieme è il Futuro. Sarajevo 9/11 Settembre 2012 - Un grido di pace da Sarajevo:mai più odi, mai più guerre fratricide, vivere insieme è il futuro!


Sarajevo, a venti anni dalla guerra che sconvolse la città, ha ospitato un grande incontro di uomini e donne di religione per la pace, nello spirito di Assisi

Living together is the future

è la certezza sorta in tutti coloro che hanno preso parte a questi giorni di dialogo e di preghiera

Per chi ha partecipato alle giornate di Sarajevo e per chi, non potendo esserci, lo ha seguito via web, il sito pubblica la documentazione completa dell'incontro



Cerimonia finale dell'incontro internazionale 
Religioni e culture in dialogo. Vivere insieme è il Futuro. 
Diretta dalla piazza di Sarajevo. Organizzato dalla Comunità di Sant'Egidio nello spirito di Assisi. Interventi di Andrea Riccardi, Roger Etchegaray, Rita Prigmore, Mustafa Ceric, Irinej, Vinko Puljic, Jacob Finci, Marco Impagliazzo.

Appello di Pace
Uomini e donne di religioni diverse ci siamo riuniti su invito della Comunità di Sant’Egidio, delle Chiese ortodossa e cattolica e delle Comunità islamica e ebraica in questa terra, bella ma ferita dall’ultima guerra combattuta in Europa. Tanti a Sarajevo ricordano quel doloroso conflitto. Tutti a Sarajevo, e tutte le Comunità religiose e nazionali ricordano a noi tutti come la guerra è un grande male e lascia un’eredità avvelenata. Bisogna evitare con tutte le forze di scivolare nella spirale terribile dell’odio, della violenza e della guerra. Il vicino non deve trovarsi a lottare con il vicino perché appartiene a un’altra religione o a un’altra etnia. Mai più in questa terra! Mai più in nessuna parte del mondo!
Ci siamo chiesti: la convivenza tra gente di religione o di etnia diversa porta in sé i germi dell’odio e della violenza? No. Così non deve essere. Anche se, purtroppo, troppi paesi soffrono per la violenza, la guerra, l’insicurezza. Siamo in un tempo in cui sempre più gente diversa si avvicina geograficamente. Ma non basta. Occorre avvicinarsi nel profondo. Bisogna farlo spiritualmente pur nella differenza delle religioni.
Siamo diversi. Ma la nostra unanime convinzione è questa: vivere insieme tra gente diversa è possibile in ogni parte del mondo, è molto fecondo. E’ possibile a Sarajevo e ovunque. Bisogna preparare con responsabilità il futuro. Grande è la responsabilità delle religioni in questo. In questi giorni a Sarajevo abbiamo vissuto la grazia del dialogo e visto come costruire il futuro.
Invece oggi, in un tempo di crisi economica, è forte la tentazione di ripiegarsi, anzi di incolpare gli altri popoli dei propri problemi, quelli del passato o del presente. Così un popolo diventa per l’altro straniero o nemico. Si sviluppano pericolose culture del risentimento, dell’odio, della paura. Ma nessun popolo è nemico: tutti hanno sofferto, tutti hanno un’anima buona! Tutti possono vivere insieme!
Le religioni hanno un grande compito: parlano di Dio al cuore dell’uomo e lo liberano dall’odio, dai pregiudizi, dalla paura, e lo aprono all’amore. Cambiano l’uomo e la donna dal di dentro. Le religioni possono insegnare a ogni uomo e ogni donna e ai popoli l’arte di vivere insieme attraverso il dialogo, la stima reciproca, il rispetto della libertà e della differenza. Possono, così, creare un mondo più umano. Perché siamo tutti uguali e tutti diversi. 
Bisogna avere un nuovo coraggio di fronte alle difficoltà. Guardando lontano, si deve creare nel dialogo una lingua fatta di simpatia, di amicizia, di compassione. Questa lingua comune ci consente di parlarci, vedendo la bellezza delle differenze e il valore dell’uguaglianza. Vivere insieme in pace è volontà di Dio. L’odio, la divisione, la violenza, le stragi e i genocidi, non vengono da Dio. Chiediamo a Dio nella preghiera il dono della pace. Sì, Dio conceda al mondo e a noi tutti il grande dono della pace!
Sarajevo, 11 settembre 2012


mercoledì 19 settembre 2012

“Mamme nella Crisi” il dossier di Save the Children presentato al Senato

Presentato oggi il dossier “Mamme nella Crisi” di Save the Children alla presenza del Ministro Elsa Fornero e della Vice-presidente del Senato Emma Bonino 

Gli effetti della crisi colpiscono le mamme in modo sempre più grave, evidenziando, in Italia, un circolo vizioso che lega il basso tasso di occupazione femminile, l’assenza di servizi di cura all’infanzia, le scarne misure di conciliazione tra famiglia e lavoro e la bassa natalità, con una pesante ricaduta sul benessere dei bambini. La difficile condizione delle madri nel nostro Paese è infatti uno dei fattori chiave che determinano una maggiore incidenza della povertà sui bambini e sugli adolescenti. Sebbene meno visibile di quello dei tassi finanziari internazionali, lo spread relativo al rischio di povertà tra minori e adulti in Italia è infatti pari all’8,2%, con il 22,6% dei minori a rischio povertà contro il 14,4% degli over diciotto (1) . 
Questi i principali elementi analizzati, in un’ottica di genere, dal rapporto Mamme nella Crisi di Save the Children, presentato oggi a Roma presso il Senato della Repubblica alla presenza del Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, Elsa Fornero, e della Vicepresidente del Senato, Senatrice Emma Bonino, in occasione della tavola rotonda organizzata da Pari o Dispare, Save the Children e dalla rivista InGenere. 
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Pari o Dispare, Save the Children, Ingenere.it , presentano “Mamme nella crisi”, rapporto di Save the Children sull’impatto della crisi economica sulle condizioni delle mamme in Italia
Intervengono: Emma Bonino (Vice Presidente del Senato), Valeria Manieri (Segretaria di Pari o Dispare), Raffaela Milano (Direttore Programmi Italia-Europa di Save the Children – Italia), Roberta Carlini (Giornalista della redazione di InGenere.it), Linda Laura Sabbadini (Direttore Dipartimento Statistiche Sociali e Ambientali dell’ ISTAT), Luca Bianchi (Vice Direttore SVIMEZ), Antonella Marsala (Dirigente Italia Lavoro), Elsa Fornero (Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali) 

"CHIESA DI TUTTI, CHIESA DEI POVERI" - Convegno a 50 anni dal Concilio - Roma 15 settembre / cronaca e commenti

 "CHIESA DI TUTTI, CHIESA DEI POVERI" 
Convegno a 50 anni dal Concilio
Roma 15 settembre
cronaca e commenti

"Spesso parliamo del popolo di Dio ma fatichiamo a vederlo concretamente. Dove sta? Com'è composto? Che cosa spera? Che cosa teme? Altrettanto spesso all'immagine di popolo di Dio si sovrappone l'immagine della Chiesa istituzionale e gerarchica, che nasconde i volti delle persone con i volti del potere e i tratti dell'organizzazione burocratica. Sabato 15 ottobre a Roma, all'auditorium dei gesuiti dell'Istituto Massimo, il popolo di Dio si è invece visto in tutta la sua consistenza. All'incontro Chiesa di tutti, Chiesa di poveri(dove erano attese circa quattrocento persone e ne sono arrivate il doppio, da ogni angolo d'Italia) non è avvenuto nulla di eccezionale: non ci sono state manifestazioni eclatanti, non sono risuonate parole d'ordine e nessun personaggio si è impadronito della platea. C'è stato, semplicemente, un confronto fraterno tra persone unite da una fede e da una passione. La fede nel Cristo dei poveri e degli oppressi, la passione per la giustizia e per la Chiesa del Concilio Vaticano II..."
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"Far vivere il Concilio Vaticano II. Dargli applicazione e con gioia, guardando con speranza al futuro. Perché la sua piena ricezione è ancora lontana... «Chiesa di tutti. Chiesa dei poveri» è il titolo dell'appuntamento autoconvocato e autofinanziato a 50 anni dall'inizio del Concilio cui hanno aderito oltre 104 sigle di associazioni, gruppi ecclesiali, movimenti, riviste e organizzazioni tutte attente all'esigenza che non si disperda o si depotenzi l'insegnamento del Concilio Vaticano II"

"Sono qui, senza un mandato specifico, a nome del piccolo protestantesimo italiano e in particolare della Chiesa Valdese, alla quale appartengo. ...Non solo il Concilio ha affermato che non eravamo più eretici e scomunicati, ma ha detto una cosa ancora più grande, che non aveva mai detto prima e che non ha più detto dopo, e cioè – cosa impensabile e inaudita - che le nostre Chiese, secondo il documento conciliare sull'ecumenismo, sono strumenti di salvezza ... (Paolo Ricca)
Trascrizione, non rivista dall'autore, dell'intervento di Paolo Ricca all'assemblea tenutasi a Roma sul concilio (chiesa di tutti, chiesa dei poveri).

"Lo “spirito del Concilio” rappresentava “l’apertura” della Chiesa cattolica verso il mondo e verso le altre religioni. “Lo spirito del Concilio” costituiva “La” firma del Concilio Vaticano II, il suo carattere distintivo...
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Un primo commento all'assemblea autoconvocata di Roma. Cosa possiamo e vogliamo fare noi per questa chiesa ci stimola a chiederci Alberto Bruno Simoni sull'ultimo numero di Koinonia-Forum " tra i diversi cantieri da aprire o mantenere aperti - per la salvaguardia del creato, per la giustizia, per la pace, per nuovi stili di vita ecc... - non si prevede un cantiere-chiesa in quanto tale. Tale cioè che incarni quel modo di essere chiesa prospettato dal Concilio"
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Tra esultanza e speranze: e i nodi da sciogliere? (pdf) di Alberto Bruno Simoni

Un resoconto dell'assemblea 15 settembre a Roma
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martedì 18 settembre 2012

"CHIESA DI TUTTI, CHIESA DEI POVERI" - Convegno a 50 anni dal Concilio - Roma 15 settembre / gli audio degli interventi

Chiesa di tutti, chiesa dei poveri 
Roma 15 settembre

Assemblea nazionale convocata da gruppi ecclesiali, riviste ed associazioni a 50 anni dall'inizio del Concilio Vaticano II


Audio integrale
  Luigi Sandri giornalista 14:5313' 4"     Marco Malagola frate francescano 15:065' 35"   Cettina Militello professoressa 15:1139' 43" Docente di Ecclesiologia, liturgia e mariologia presso diverse Facoltà ecclesiastiche di Roma
  Mauro Castagnaro giornalista 15:517' 46" Educatore-sociologo presso la Comunità per il recupero di tossicodipendenti "Il cuore di Crema"   Felice Scalia sacerdote 15:5917' 13" Gesuita della Compagnia di Gesù Gianni Geraci portavoce del Coordinamento Gruppi Cristiani Omosessuali 16:169' 4"
Gianni Rilello 16:259' 36" Carla Maria Cannas 16:353' 3" Alex Zanotelli sacerdote, sociologo 16:3810' 57" Padre comboniano, ex direttore di Nigrizia
Carla Maria Cannas 16:492' 44"
Giorgio Campanini sociologo e storico 16:527' 9"
Enrico Palmerini16:594' 11" Già Vice Presidente Nazionale del CNCA
Stefano Nannini presidente nazionale della FUCI 17:033' 3"
Intervento di un oratore non annunciato 17:0654"
Raniero La Valle giornalista e scrittore 17:0740' 0"
Gianni Novelli direttore esecutivo del CIPAX 17:472' 0"

"CHIESA DI TUTTI, CHIESA DEI POVERI" - Convegno a 50 anni dal Concilio - Roma 15 settembre / Relazioni, messaggi e contributi

CHIESA DI TUTTI, CHIESA DEI POVERI
Convocazione di un’assemblea nazionale a Roma
a cinquant’anni dall’inizio del Concilio

Roma, sabato 15 settembre 2012
Istituto Massimo (EUR)

  • RELAZIONI: L'intervento conclusivo di Raniero La Valle Il Concilio nelle vostre mani
  • MESSAGGI DI SALUTO ALL’ASSEMBLEA:
  • 1. Mons. Luigi Bettazzi / Vescovo emerito di Ivrea – Padre conciliare 2. Fr. Arturo Paoli / Piccolo fratello del Vangelo 3. Grazia Villa / Presidente de “La Rosa bianca”
     
  • CONTRIBUTI PER ROMA E PER DOPO:
    Giancarla Codrignani: NON SI COMMEMORA IL FUTURO 
    Koinonia (Pistoia) CHIESA DI TUTTI, CHIESA DEI POVERI:da dove partire come arrivarci 
    Terra e Cielo, Piccola comunità Nuovi Orizzonti (Messina) “LUMEN GENTIUM”: LA COSTITUZIONE DELLA SVOLTA E DELLA DISCORDIA
    Carlo Bolpin (Presidente Associazione ESODO); Anna Urbani (Socia Segretariato Attività Ecumeniche Venezia); Laura Venurelli (Referente punto pace Pax Christi Venezia-Mestre) CONCILIO / PREMESSA
    Silvano Bert (L’INVITO – Trento) PICCOLI SEGNI DI UN CONCILIO CHE CONTINUA A SPIRARE
    Pax Christi / Mosaico di pace Inquietudine e tormento, passione e tenerezza. La Chiesa del Concilio verso la pace nonviolenta
    Italo Tampellini 
    Intervento dei preti operai
    Rivista Matrimonio IN ASCOLTO DELLE RELAZIONI D’AMORE
    Comunità del Carmine di Voghera CONTRIBUTO DI RIFLESSIONE
    COORDINAMENTO 9 MARZO di MILANO (Gruppo Promozione Donna, Comunità ecclesiale di S. Angelo, “Noi Siamo Chiesa”, Il Guado, credenti omosessuali, Il Graal, Centro Helder Camara, Preti operai della Lombardia)
    Nuova Proposta – Donne e Uomini Omosessuali Cristiani CONTRIBUTO
    Nino Lisi


Vedi anche il nostro precedente post: