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domenica 20 settembre 2026

Cittadinanza onoraria al cardinale Pizzaballa: “Bologna è parte della mia vita. Porterò questa città sempre con me”


Cittadinanza onoraria al cardinale Pizzaballa:
“Bologna è parte della mia vita.
Porterò questa città sempre con me”

Il patriarca di Gerusalemme durante la cerimonia a Palazzo d’Accursio: “Sono emozionato e onorato. Una cittadinanza rappresenta un legame di cui prendersi cura”


Bologna, 18 settembre 2026 – “Essere qui e ricevere questo riconoscimento è un'emozione particolare. Per me vuol dire tornare in un luogo al quale devo una parte importantissima di ciò che sono”. Così il cardinale Pierbattista Pizzaballa, patriarca di Gerusalemme, ha commentato e accolto il conferimento della cittadinanza onoraria di Bologna, questa mattina in Consiglio comunale.

Il cardinale: "Bologna era già parte della mia vita”

“Bologna era già parte della mia vita. Oggi voi mi dite che anch'io sono parte della vostra. Ed è questo più di ogni altra cosa che mi onora”. Pizzaballa ha studiato ed è stato ordinato sotto le Due torri. Ma non è solo questo il motivo: l'aula di Palazzo d'Accursio ha votato all'unanimità l'onorificenza perché si riconosce nei valori di pace e dialogo portati avanti dal cardinale. L’ordine del giorno, frutto di un accordo tra maggioranza e minoranza, era stato presentato dalle consigliere Cristina Ceretti (Partito democratico) e Samuela Quercioli (Bologna ci piace) e dalla delegata del Sindaco Rita Monticelli, e sottoscritto dai gruppi consiliari Partito democratico, Coalizione civica, Lepore sindaco, Anche tu conti, Fratelli d’Italia, Lega Salvini premier, Misto, Forza Italia.


Il forte legame con la città delle Due Torri

Una presa di posizione forte, cui è corrisposta questa mattina una altrettanto forte, emozionata presenza di Bologna, sia laica che ecclesiastica, a Palazzo D’Accursio. D’altronde Pizzaballa ha profondi legami con la città, dove ha conseguito la Professione Solenne presso la Chiesa di Sant'Antonio nel 1989 ed è stato ordinato sacerdote nel 1990, nella Cattedrale di San Pietro.

Un riferimento costante, si legge nella motivazione del riconoscimento, non solo per la comunità cristiana, ma per chiunque riconosca nella pace e nel dialogo interculturale e interreligioso una via concreta alla convivenza tra i popoli. Maria Caterina Manca, presidente del Consiglio comunale, lo ha detto subito: “Bologna si riconosce nei suoi valori più profondi. Grazie”.

Il cardinale ringrazia, poi va oltre: “Vorrei che un po' delle sofferenze e della speranza della Terra Santa potesse trovare qui ascolto e casa. E lo farò. Sono un po' in imbarazzo, -non volevo fare l'eroe, o insegnare nulla -. Ma esserci, metterci la faccia. Impegnarsi e fare di tutto per salvare non solo l'umanità, ma anche il desiderio di vita, di pace e di serenità per tutti". Ricevere la cittadinanza onoraria, dunque, per il cardinale “è soprattutto un legame. Essere cittadini significa appartenere a una storia, riconoscere dei legami e accettare che comportino una responsabilità. Una cittadinanza, anche quando è onoraria, non dovrebbe restare soltanto qualcosa che si riceve, dovrebbe diventare un legame di cui prendersi cura. Lo farò”.


Le parole di Pizzaballa: “Quando tornerò a Gerusalemme, questo vostro gesto mi ricorderà che anche una responsabilità difficile può essere condivisa”

Con la cittadinanza onoraria, dunque, "da oggi porterò con me in una forma nuova anche Bologna. E vorrei che un po' di ciò che Bologna mi ha dato continuasse ad accompagnarmi là dove sono chiamato a vivere e a servire. Quando tornerò a Gerusalemme, questo vostro gesto mi ricorderà che anche una responsabilità difficile può essere condivisa, che non tutto deve essere sostenuto da soli".

Bologna, ha concluso il neocittadino onorario nel suo primo discorso da bolognese, "con la sua tradizione conosce bene il valore dell'incontro, della discussione e della partecipazione. E mi ha particolarmente colpito sapere che il Consiglio comunale ha approvato questa cittadinanza non solo all'unanimità, ma anche molto velocemente".

Il sindaco Lepore: “L'unica strada è essere testimoni di pace”

La soddisfazione di Bologna è rappresentata dalle parole dell’emozionato sindaco Matteo Lepore: “La cittadinanza onoraria al cardinale è anche un'assunzione di responsabilità, per noi. Per continuare a essere una città nella quale le differenze non devono diventare divisioni, nella quale la memoria non diventa vendetta e la parola pace non viene pronunciata come una formula di rito, ma come un impegno concreto”.

Bologna, spiega Lepore, "vuole continuare a essere un ponte verso la Terra Santa. Sappiamo che essere coerenti non sarà facile: richiederà un grande dibattito, grande forza di volontà, essere anche controcorrente e prendere posizione. Però crediamo di dover impegnare in questo senso la nostra comunità e le chiediamo di aiutarci. Bologna sa quanto sia importante stare accanto alle vittime, rifiutando la logica della vendetta e della punizione collettiva, chiedendo sempre verità e giustizia. Bologna sa che bisogna coltivare la memoria, superando depistaggi e propaganda che inquinano la democrazia. Ma soprattutto questa città sa che la prima cosa da fare è ergersi al fianco delle vittime e dei diritti umani. La violenza non si può certo confinare da una parte o dall'altra. L'unica strada è essere testimoni di pace”.

Il cardinale Pierbattista Pizzaballa e il sindaco Matteo Lepore

Una cerimonia sentita e affollata: presente anche il cardinale Matteo Zuppi

Una cerimonia sentita e affollata, quella di questa mattina. Tra i tanti presenti il cardinale Matteo Zuppi, presidente Cei e arcivescovo di Bologna, l'ex premier Romano Prodi, e i rappresentanti delle comunità ebraiche e islamiche di Bologna, Daniele De Paz e Yassine Lafram, a cui Pizzaballa ha stretto la mano al termine della cerimonia. Per la Regione il presidente Michele de Pascale ha delegato la consigliera Simona Lembi, per la quale "Bologna si conferma la città dei diritti civili e della pace, a partire dalla ferma condanna di quanto sta avvenendo in Palestina”.

La cerimonia a Palazzo d'Accursio

“L'uso dell'IA in guerra è un esempio di deumanizzazione dell'altro”

E su questo versante, dopo la consegna della cittadinanza onoraria Pizzaballa si è soffermato su alcuni aspetti dell’odierna situazione internazionale: “L'uso dell'intelligenza artificiale in guerra – ha detto – è un esempio di deumanizzazione dell'altro: è molto più facile delegare a un algoritmo una certa decisione. Purtroppo è un fatto che l'intelligenza artificiale è usata anche nell'operazione bellica. Ed è un fatto che dobbiamo interrogarci sulle responsabilità etiche, sulle procedure, sulle catene di comando”.

Il patriarca di Gerusalemme parla poi delle elezioni in Israele, in programma tra qualche settimana: “Non credo che ci saranno cambiamenti messianici. La situazione è sempre la stessa a Gaza, di paralisi totale. Non si muove nulla dal punto di vista politico e la ricostruzione di fatto non è ancora cominciata”.

Sulla situazione umanitaria, infine, il commento è amaro: “Resta grave come sempre, con un deterioramento continuo in Cisgiordania a causa delle aggressioni da parte dei coloni. Devo dire però che trovo la risposta dentro la società, sia italiana che palestinese, sempre più determinata”. Sul ruolo dell'Italia e dell'Europa, infine: "Assistono. La comunità internazionale è fragile, speriamo che le cose cambino. Dal punto di vista umanitario l'Italia è tra i Paesi più attivi".

“La Chiesa non è neutrale, perché è per la pace che è di tutti"

Il cardinale Zuppi, nel suo discorso a margine della consegna del riconoscimento, aveva citato le parole del cardinale Lercaro: “La Chiesa non è neutrale, perché è per la pace che è di tutti. Con la sua testimonianza, il patriarca di Gerusalemme ci ha coinvolto in questo dolore infinito. Ha parlato per tutte le vittime. Ci ha ricordato la deumanizzazione dell'altro. L'odio ha creato un circolo di vittime contro altre vittime che poi col tempo irrigidisce gli animi e rende sempre più difficile aprire cammini di riconciliazione. Pizzaballa "invita a vivere il rifiuto della violenza, perché non cadiamo nella trappola di usare le parole di odio, di condividere notizie false, di non distinguere la critica dall'insulto”.
(fonte: Il resto del Carlino 18/09/2026)

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Leggi anche il testo integrale del card. Pizzaballa