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venerdì 6 febbraio 2015

NO A BANCHE ARMATE, SI’ A DIFESA NON ARMATA di Alex Zanotelli


NO A BANCHE ARMATE, 
SI’ A DIFESA NON ARMATA
di Alex Zanotelli


La guerra imperversa ormai dalla Somalia all’Iraq, dalla Siria al Sud Sudan, dal Califfato Islamico(ISIS) al Califfato di Boko Haram (Nigeria), dal Mali all’Afghanistan, dal Sudan (la guerra contro il popolo Nuba) alla Palestina, dal Centrafrica al Libano. La Libia sta sprofondando in una paurosa guerra civile di tutti contro tutti, come sta avvenendo nello Yemen. L’Ucraina sta precipitando in una carneficina che potrebbe portare l’Europa in guerra contro la Russia. E’ già ritornata la Guerra Fredda fra Russia e i paesi del Patto NATO che persegue una politica di espansione militare che va dall’Ucraina alla Georgia. “La grande Spada”, di cui parla l’Apocalisse, è ritornata a governare la terra e sospinge tutti i paesi ad armarsi fino ai denti. 
A livello mondiale infatti oggi si spendono quasi cinque miliardi di dollari al giorno in armi. Solo in Italia spendiamo 70 milioni di euro al giorno in armi, senza contare i 15 miliardi di euro stanziati per gli F-35 e 5,4 miliardi per una quindicina di navi militari. 
Ma ancora più grave è il ritorno trionfale delle armi atomiche. Gli USA spenderanno nei prossimi anni 750 miliardi di dollari per ‘modernizzare’ il loro arsenale atomico. La lancetta dell’ “Orologio dell’apocalisse “è stata spostata dagli scienziati per il 2015, a tre minuti dalla mezzanotte della guerra nucleare, lo stesso livello del 1984, allora in piena guerra fredda. 
In questo contesto, dopo i fatti di Parigi, sarebbe grave che l’Occidente cadesse nella trappola mortale di una ‘guerra santa’ contro l’Islam. Sarebbe davvero la “Terza Guerra Mondiale”. 
Per questo dobbiamo rilanciare con forza la nonviolenza attiva inventata da Gesù e messa in pratica da uomini come Gandhi , Martin Luther King, Nelson Mandela. Aldo Capitini. E per incamminarci su questa strada, abbiamo oggi a disposizione due strumenti importanti: la campagna per la Difesa Non Armata e Nonviolenta e la campagna contro le Banche Armate.

La prima campagna, lanciata all’Arena di Verona il 25 aprile 2014, è una raccolta di firme per una Legge di iniziativa popolare che porta il titolo :”Istituzione e modalità di finanziamento del Dipartimento della Difesa civile, non armata e nonviolenta.” L’iniziativa , sostenuta da un ampio schieramento del movimento per la pace, chiede l’istituzione e il finanziamento di un Dipartimento che comprende i corpi civili di Pace e l’Istituto di Ricerca sulla Pace e il Disarmo. Questo per dare concretezza all’articolo 11 della Costituzione (“L’Italia ripudia la guerra…!") e per dare fondamento istituzionale e autonomia organizzatrice al principio fondante della legge che vuole il pieno riconoscimento della difesa alternativa a quella militare , come afferma la legge n. 30 del 1998. Il finanziamento invece di questa Difesa civile dovrà venire sia dai fondi provenienti dalla riduzione delle spese per la difesa militare sia dalle possibilità dei contribuenti da destinare la quota pari al 6 per mille dall’imposta sul reddito delle persone fisiche (IRPEF). Infatti la Difesa non armate e nonviolenta, per essere efficace, deve essere preparata, organizzata e finanziata. Come si è sviluppato a dismisura il Genio militare deve ora svilupparsi il Genio civile per una difesa alternativa. La Campagna per essere efficace ha bisogno che in ogni regione, provincia, città e comuni si formino dei comitati per la raccolta firme che terminerà entro il 28 maggio 2015. (Per informazioni vedi: info@difesacivilenonviolenta.org.) Non possiamo accontentarci delle 50.000 firme richieste, ma dobbiamo portarne almeno mezzo milione che consegneremo al Presidente della Camera, perché la legge venga discussa al più presto in aula. Dobbiamo mobilitarci tutti in questa importante campagna.

Ma mi appello soprattutto ai vescovi, ai sacerdoti, alle comunità cristiane perché si impegnino per questa Difesa Nonviolenta che nasce proprio dall’insegnamento di Gesù di Nazareth.

In questo clima di violenza e di guerra, non è certo un compito facile, sfidare il “complesso militare-industriale” che oggi governa il mondo. Per questo trovo significativo che allo stesso tempo della campagna di Difesa Civile, sia stata rilanciata la Campagna contro le Banche Armate, da tre riviste missionarie e nonviolente, Nigrizia, Mosaico di Pace e Missione Oggi. Se vogliamo infatti contrastare la Difesa Armata, dobbiamo mettere in crisi la produzione e la vendita di armi (l’Italia è all’ottavo posto nel mondo per la produzione di armi pesanti e al secondo per le armi leggere). Chi finanzia la produzione e l’esportazione di armi sono le banche: le cosidette “banche armate”. Non possiamo dichiaraci per la pace ed avere i nostri soldi in banche che finanziano le armi. E’ immorale! Oggi, grazie alla legge 185, il Parlamento italiano è obbligato ogni anno a dirci quali sono state le banche che pagano per l’export di armi italiane. Unicredit e Deutsche Bank risultano quest’anno tra le principali banche armate nella lista della presidenza del consiglio. Ma sono tante altre ad avere le mani sporche di sangue.

Questa campagna era stata lanciata già nel 2000 rivolta soprattutto ai vescovi, parroci, responsabili di istituti religiosi . Purtroppo pochi hanno risposto in questi 15 anni! Eppure la pace è il cuore del Vangelo!

Per questo la rilanciamo con forza, chiedendo ai nostri vescovi, parroci, responsabili degli istituti religiosi di scrivere alla direzione della propria banca per chiedere se è coinvolta nel commercio delle armi. In caso di risposta vaga o di non risposta, chiediamo di interrompere i rapporti con la banca, rendendo pubblica la scelta. Mi appello, in particolare, alle comunità cristiane perché le trovo ancora “fredde”. Ma ci appelliamo a tutti i cittadini perché insieme, credenti e non, diamo una mano perché le nostre banche impieghino i soldi per la pace, non per la guerra. (Per ulteriori informazioni vedi i siti di Nigrizia, Mosaico di Pace e Missione Oggi e quello della Campagna: www.banchearmate.it, dove troverete anche un fac-simile di lettera da inviare alla ‘banca armata’).

E’ ancora una delle tragedie nella storia dell’umanità che, come diceva Gesù, “i figli di questo mondo sono più scaltri dei figli della luce!”

Diamoci tutti da fare perché vinca la Vita.

Alex Zanotelli

Napoli, 3 febbraio 2015


giovedì 5 febbraio 2015

«La missione della Chiesa: guarire le ferite del cuore, aprire porte, liberare, dire che Dio è buono, che Dio perdona tutto, che Dio è padre, che Dio è tenero, che Dio ci aspetta sempre». - Papa Francesco - S. Messa Cappella della Casa Santa Marta - (video e testo)


S. Messa - Cappella della Casa Santa Marta, Vaticano

5 febbraio 2015
inizio 7 a.m. fine 7:45 a.m.


Papa Francesco:
“il Vangelo si annuncia in povertà”

La vera missione della Chiesa non è mettere a punto un’efficiente macchina di aiuti, sul modello di una ong. Il profilo dell’apostolo — che annuncia in semplicità e povertà il Vangelo con l’unico vero potere che viene da Dio — si riconosce invece nella chiara espressione di Gesù ai discepoli rientrati felici dalla missione: «siamo servi inutili». E così il Papa — nella messa celebrata giovedì 5 febbraio, nella cappella della Casa Santa Marta — ha riaffermato che la vera «missione della Chiesa è guarire le ferite del cuore, aprire porte, liberare, dire che Dio è buono, perdona tutto, è padre, Dio è tenero e ci aspetta sempre».

Nel passo evangelico di Marco (6, 7-13) proposto dalla liturgia, ha esordito il Pontefice, «abbiamo ascoltato come Gesù chiama i suoi discepoli» e li invia a «portare il Vangelo: è lui che chiama». Il Vangelo dice «che chiamò a sé e mandava e dava loro poteri: nella vocazione dei discepoli, il Signore dà il potere: il potere per cacciare gli spiriti impuri per liberare, per guarire. Questo è il potere che dà Gesù». Egli infatti «non dà il potere di manovrare o fare grandi imprese»; ma «il potere, lo stesso potere che aveva lui, il potere che lui aveva ricevuto dal Padre, glielo consegna». E lo fa con un «consiglio chiaro: andate in comunità, ma per il viaggio non prenderete nient’altro che un bastone, né pane, né sacca, né denaro: in povertà!».

«Il Vangelo — ha affermato Francesco — è così tanto ricco e tanto forte che non ha bisogno di fare grandi ditte, grandi imprese per essere annunciato». Perché il Vangelo «dev’essere annunciato in povertà, e il vero pastore è quello che va come Gesù: povero, ad annunciare il Vangelo, con quel potere». E «quando il Vangelo viene custodito con questa semplicità, con questa povertà, si vede chiaramente che la salvezza non è una teologia della prosperità» ma «è un dono, lo stesso dono che Gesù aveva ricevuto per darlo».

Francesco ha riproposto «quella scena tanto bella della sinagoga, quando Gesù si presenta ai suoi: “Io sono stato inviato a portare salvezza, a portare il lieto annuncio ai poveri, ai carcerati la liberazione, ai ciechi il dono della vista. La liberazione a tutti quelli che sono oppressi e per annunziare l’anno di grazia, l’anno di gioia”». Proprio questo, ha detto, «è lo scopo dell’annunzio evangelico, senza tante cose strane, mondane». Gesù «manda così».

E — si è chiesto — «cosa comanda di fare» ai discepoli, qual è il suo programma pastorale?». Semplicemente quello di «curare, guarire, alzare, liberare, cacciare via i demoni: questo è il programma semplice». Che coincide, ha fatto notare Francesco, con «la missione della Chiesa: la Chiesa che guarisce, che cura». Tanto che, ha ricordato, «alcune volte io ho parlato della Chiesa come di un ospedale da campo: è vero! Quanti feriti ci sono, quanti feriti! Quanta gente che ha bisogno che le sue ferite siano guarite!».

Dunque, ha proseguito il Papa, «questa è la missione della Chiesa: guarire le ferite del cuore, aprire porte, liberare, dire che Dio è buono, che Dio perdona tutto, che Dio è padre, che Dio è tenero, che Dio ci aspetta sempre».
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"La violenza irrazionale" di Tonio Dell'Olio



La violenza irrazionale

di Tonio Dell'Olio



L'efferata violenza quotidiana che gli uomini dell'Isis ci rovesciano addosso attraverso i video delle decapitazioni non deve avere il potere di trasformarci. 
Il rischio è che, alla fine, quelle esecuzioni non facciano più notizia e che noi ci rassegniamo o ci abituiamo, oppure le contempliamo nell'orizzonte degli incidenti possibili in una certa parte del mondo. Forse, ancora peggio, può avvenire che proprio quello scempio di vita ci cambi, fino a farci montare la rabbia che chiede di rispondere con altrettanta ferocia. 
E invece oggi più che mai è necessario non perdere la capacità di indignarci, di partecipare del dolore delle vittime e delle persone loro più care, per provare tutto il disgusto possibile verso la violenza. Tutta la violenza. Ogni violenza. Perché la spettacolarizzazione della barbarie e dell'orrore è parte integrante del piano di azione di quegli assassini e non dobbiamo dare loro il potere di costringerci nella loro stessa ragnatela. Perché in realtà loro vogliono decapitare anche noi, ovvero fare in modo che non abbiamo più la testa sul collo, che perdiamo la testa. 
Noi, convinti che proprio la capacità di ragionare, di discernere il male dal bene, di amare, ci distingue dalle belve feroci, sappiamo bene chi ha la testa e chi no. Per questo crediamo che quella violenza è cieca e che, anche alla luce della sola ragione, non meriti l'occhio per occhio.

(Fonte: Mosaico dei giorni)


Papa Francesco UDIENZA GENERALE 4 febbraio 2015 - foto, testo e video



 4 febbraio 2015 

Un blocco di disegni colorati, consegnatogli da un gruppo di ragazzi, e variopinte magliette di stampo calcistico con il suo nome stampato sopra anche in spagnolo. Sono tra i doni ricevuti dalle mani dei circa 7mila fedeli presenti in Aula a Paolo VI, dove il Papa è arrivato sorridente intorno alle 9.45 e ha percorso a piedi, come al solito, facendosi largo a fatica, ma sempre sorridente, il lungo corridoio centrale. Consueto bagno di folla con strette di mani e abbracci, oltre agli immancabili selfie e all’ormai tradizionale “scambio dello zucchetto”.



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Continuando un ciclo di catechesi sulla famiglia, in vista del Sinodo sulla famiglia di ottobre prossimo, Jorge Mario Bergoglio, che oggi ha pronunciato il suo discorso in piedi, ha tratteggiato la figura del buon padre di famiglia, «presente» ma non «controllatore», capace di correggere ma anche di perdonare.

La Famiglia - 3Bis Padre (II)

Cari fratelli e sorelle, buongiorno!

Oggi vorrei svolgere la seconda parte della riflessione sulla figura del padre nella famiglia. La volta scorsa ho parlato del pericolo dei padri “assenti”, oggi voglio guardare piuttosto all’aspetto positivo. Anche san Giuseppe fu tentato di lasciare Maria, quando scoprì che era incinta; ma intervenne l’angelo del Signore che gli rivelò il disegno di Dio e la sua missione di padre putativo; e Giuseppe, uomo giusto, «prese con sé la sua sposa» (Mt 1,24) e divenne il padre della famiglia di Nazaret.
Ogni famiglia ha bisogno del padre. Oggi ci soffermiamo sul valore del suo ruolo, e vorrei partire da alcune espressioni che si trovano nel Libro dei Proverbi, parole che un padre rivolge al proprio figlio, e dice così: «Figlio mio, se il tuo cuore sarà saggio, anche il mio sarà colmo di gioia. Esulterò dentro di me, quando le tue labbra diranno parole rette» (Pr 23,15-16). Non si potrebbe esprimere meglio l’orgoglio e la commozione di un padre che riconosce di avere trasmesso al figlio quel che conta davvero nella vita, ossia un cuore saggio.
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La Chiesa, nostra madre, è impegnata a sostenere con tutte le sue forze la presenza buona e generosa dei padri nelle famiglie, perché essi sono per le nuove generazioni custodi e mediatori insostituibili della fede nella bontà, della fede nella giustizia e nella protezione di Dio, come san Giuseppe.
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Saluti:
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APPELLO

Ancora una volta il mio pensiero va all’amato popolo ucraino. Purtroppo la situazione sta peggiorando e si aggrava la contrapposizione tra le parti. Preghiamo anzitutto per le vittime, tra cui moltissimi civili, e per le loro famiglie, e chiediamo al Signore che cessi al più presto questa orribile violenza fratricida. Rinnovo l’accorato appello affinché si faccia ogni sforzo – anche a livello internazionale – per la ripresa del dialogo, unica via possibile per riportare la pace e la concordia in quella martoriata terra. Fratelli e sorelle, quando io sento le parole “vittoria” o “sconfitta” sento un grande dolore, una grande tristezza nel cuore. Non sono parole giuste; l’unica parola giusta è “pace”. Questa è l’unica parola giusta. Io penso a voi, fratelli e sorelle ucraini … Pensate, questa è una guerra fra cristiani! Voi tutti avete lo stesso battesimo! State lottando fra cristiani. Pensate a questo scandalo. E preghiamo tutti, perché la preghiera è la nostra protesta davanti a Dio in tempo di guerra.

* * *

Porgo un cordiale benvenuto ai pellegrini di lingua italiana. Sono lieto di accogliere i Vescovi che prendono parte al convegno promosso dalla Comunità di Sant’Egidio e le religiose partecipanti al corso di formazione promosso dal Centro Internazionale di Animazione Missionaria. Vi auguro di ravvivare la fede nel Signore e di testimoniare con rinnovato entusiasmo la tensione evangelica verso le periferie e verso gli ultimi. 
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Rivolgo un pensiero speciale ai giovani, agli ammalati e agli sposi novelli. Domani celebreremo la memoria di Sant’Agata vergine e martire. La sua giovane esistenza faccia comprendere a voi, cari giovani, il valore della vita vissuta per Dio; la sua fede incrollabile aiuti voi, cari ammalati, a confidare nel Signore nei momenti di sconforto; e la sua fortezza nel martirio indichi a voi, cari sposi novelli, i valori che veramente contano per la vita familiare. Grazie.

A conclusione dell’udienza, il Papa ha salutato i vescovi che prendono parte al convegno promosso dalla Comunità di Sant’Egidio, tra i quali monsignor Vincenzo Paglia, presidente del Pontificio Consiglio della Famiglia nonché postulatore della causa di beatificazione di monsignor Oscar Arnulfo Romero decisa ieri dal Papa. Non si è sottratto nemmeno alle foto con gli sposi, concedendosi anche per alcuni selfie.
Presente in aula «Nervi» anche Lucia Annibali, l’avvocato di Urbino sfigurata con l’acido nel 2013 dall’ex fidanzato recentemente condannato.
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mercoledì 4 febbraio 2015

"Un Papa dallo stile diverso" - JESUS, gennaio 2015 La bisaccia del mendicante di ENZO BIANCHI


JESUS, gennaio 2015
La bisaccia del mendicante

Rubrica di ENZO BIANCHI


Un Papa dallo stile diverso



Nella bisaccia del mendicante che porto a tracolla e che in cammino sovente mi batte sul cuore, raccolgo cose preziose che conservo amorosamente anche per tirarle fuori al tempo opportuno, ma ce ne sono anche altre che, dopo un attento discernimento, lascio cadere a terra: non sono degne di essere conservate. Tra questi oggetti a volte ci sono pietre che alcuni tirano per colpirmi: qualcuna mi raggiunge e mi fa male, altre mi passano accanto. Ma tutte cadono a terra e io non le raccatto per non aver la tentazione di rilanciarle al mittente. In questo mi aiuta anche la vecchiaia e il suo conoscere l’accumulo di azioni che non lasciano tracce. A essere sincero, non sono tentato neppure di difendermi: solo se fossero calunnie attinenti alla fede o alla morale reagirei, per interrogarmi e valutare un’eventuale difesa.
Pensando a questo, emerge davanti a me l’immagine di papa Francesco, questo vescovo di Roma che, inatteso dai più, ha fatto divampare nuovamente il fuoco del Vangelo che non era spento ma covava sotto la cenere accumulatasi negli ultimi decenni, dopo il fiammeggiare dell’ora del Concilio. Papa Francesco ha molti nemici o, meglio, sa che molti lo avversano, non riescono ad avere per lui simpatia, non sono disposti ad ascoltarlo: sono costoro a sentirsi suoi nemici, anche se lui, proprio in nome del Vangelo che vuole vivere ogni giorno con radicalità, rifiuta di considerarli tali e di agire di conseguenza, secondo la strategia umana richiesta dalla contrapposizione. L’unica difesa che compie è la denuncia delle “chiacchiere” – io le definirei “mormorazioni” – che egli fa sovente, commentando il Vangelo nella messa mattutina a Santa Marta. Chiacchiere che non sono critica a viso aperto, esercizio di parresia e franchezza, ma parole scagliate come frecce nel buio, ripetute in conciliaboli, accuse a mezza voce che ipotizzano addirittura una sua infedeltà alla tradizione della chiesa e alla dottrina cattolica.

Dobbiamo riconoscerlo: c’erano critiche anche verso Giovanni Paolo II e Benedetto XVI, ma per Francesco c’è anche un sottile disprezzo. Lo si giudica “non teologo”, lo si legge con diffidenza, soprattutto si prova fastidio verso i suoi gesti semplici e spontanei, umani e così poco ieratici da sembrare populisti. Eppure Francesco vive come ha sempre vissuto – lui stesso confessa di essersi proposto di non cambiare vita diventato papa – nella semplicità, lasciando che la passione del Vangelo lo muova, senza badare troppo a stili consolidati di potere e di corte. È certamente un papa diverso nello stile da chi lo ha preceduto, ma questa è una ricchezza per la chiesa che è universale e non può continuare a esprimersi solo in atteggiamenti molto legati alla cultura europea. L’operazione di discernimento autentico con l’aiuto dello Spirito santo che andrebbe fatta è invece quella sull’elemento che più propriamente gli compete: il confermare i fratelli nella fede, lo stare in mezzo a loro come colui che serve, il pascere i suoi fratelli e le sue sorelle amando il Signore più di tutte le cose proprie.
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Briefing sulla Causa di Beatificazione dell’Arcivescovo di San Salvador, Óscar Arnulfo Romero y Galdámez (testo interventi relatori e video integrale)



Alle ore 12.30 di oggi, nell’Aula Giovanni Paolo II della Sala Stampa della Santa Sede, ha luogo un Briefing tenuto da S.E. Mons. Vincenzo Paglia, sulla Causa di Beatificazione dell’Arcivescovo di San Salvador, Óscar Arnulfo Romero y Galdámez, di cui egli Postulatore. Presenti al Briefing anche il Postulatore diocesano della causa, Mons. Jesús Delgado e il Prof. Roberto Morozzo della Rocca, dell’Università degli Studi di "Roma Tre", Storico. Pubblichiamo di seguito gli interventi dell’Arcivescovo Mons. Vincenzo Paglia e del Prof. Roberto Morozzo della Rocca


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OPG: Si cambia tutto per non cambiare niente?

Si cambia tutto per non cambiare niente. Così si potrebbe sintetizzare l’allarme lanciato da Psichiatria democratica sul superamento degli Ospedali psichiatrici giudiziari (Opg), previsto per il 31 marzo 2015 ma che, secondo l’organizzazione fondata da Franco Basaglia, potrebbe tradursi in un’operazione di puro maquillage. “Gli internati ancora sottoposti alle misure di sicurezza rischiano di finire in Residenze per l’esecuzione della misura di sicurezza sanitaria (Rems) – spiega Cesare Bondioli, responsabile carcere e Opg di Psichiatria democratica – collocate negli stessi luoghi e gestite dallo stesso personale sanitario e penitenziario del vecchio Opg. Insomma, una continuazione, sotto altro nome, del vecchio internamento”. Particolarmente allarmante, secondo Psichiatria democratica, la decisione della Regione Sicilia che, se confermata, attiverebbe la Rems nell’area dell’Opg di Barcellona Pozzo di Gotto: “Un’operazione gattopardesca, che lascia tutto come prima”, la definisce Bondioli, che punta il dito anche contro la soluzione adottata nell’Opg di Castiglione delle Stiviere in Lombardia, sottoposto da sempre alle dipendenze del Servizio sanitario nazionale piuttosto che del ministero della Giustizia. “Ma questa particolare condizione non giustifica la riorganizzazione in più moduli da 20 posti. In questo modo andrà avanti esattamente come ora”, commenta il rappresentante di Psichiatria democratica.

L’allarme riguarda però anche i cosiddetti “dimissibili”, ovvero quegli internati non più sottoposti alle misure di sicurezza e ormai esclusivamente sotto la responsabilità del Servizio sanitario nazionale
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Le persone normalmente non si interrogano su come possa essere la vita all’interno di un ospedale psichiatrico giudiziario. E perché dovrebbero? La risposta sarebbe sgradevole e nessuno ha voglia di pensare a cose sgradevoli. É per questo che più passa il tempo più costruzioni come carceri e ospedali psichiatrici vengono spostate fuori dai centri urbani, così che a nessuno capiti di rovinarsi la giornata passeggiando nei dintorni, trovandosi di fronte domande che preferirebbe evitare. Anche se ovviamente ignorare un problema non ha mai contribuito a risolverlo, come sanno bene i soci della Società della Ragione e di StopOPG.
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Il diritto alla cura e al recupero sociale viene lasciato indietro. La domanda che si pongono è quasi sempre quella: dove li mettiamo? Qualche tempo fa è stato ipotizzato di chiudere gli opg e creare trenta rems, ovvero trenta residenze per l’esecuzione delle misure di sicurezza sanitaria: questo è una soluzione transitoria che dobbiamo scongiurare, così come quella di un’ulteriore proroga. E’ fondamentale non mettere in discussione il lavoro fatto fino ad oggi, uscire dalla logica del doppio binario, che giudica diversamente il reato commesso dal matto e quello commesso dal sano. I cittadini vanno giudicati per quello che hanno fatto, non per la malattia che hanno. La pena dev’essere giusta, le modalità attraverso le quali verrà scontata studiate a seconda della malattia. Purtroppo il nesso tra malattia e pericolosità è ancora in vita”...


Vedi anche il nostro post (all'interno i link ai post precedenti):


martedì 3 febbraio 2015

«Ma tu fai la preghiera di contemplazione?» - Papa Francesco - S. Messa Cappella della Casa Santa Marta - (video e testo)


S. Messa - Cappella della Casa Santa Marta, Vaticano

3 febbraio 2015
inizio 7 a.m. fine 7:45 a.m.


Papa Francesco:
“La contemplazione del Vangelo ci avvicina a Gesù”

Leggere ogni giorno una pagina del Vangelo per «dieci, quindici minuti e non di più», tenendo «fisso lo sguardo su Gesù» per «immaginarmi nella scena e parlare con lui, come mi viene dal cuore»: queste sono le caratteristiche della «preghiera di contemplazione», vera sorgente di speranza per la nostra vita. È il suggerimento lanciato dal Papa durante la messa celebrata martedì mattina, 3 febbraio, nella cappella della Casa Santa Marta.

Nella prima lettura, ha fatto notare Francesco, «l’autore della Lettera agli Ebrei (12, 1-4) richiama la memoria dei primi giorni dopo la conversione, dopo l’incontro con Gesù, e richiama anche la memoria dei nostri padri: “Quanto hanno sofferto, quando in cammino sono andati”». Proprio «guardando questi padri dice: “Anche noi circondati da tale moltitudine di testimoni”». Dunque è «la testimonianza dei nostri antenati» che «lui richiama alla memoria». E «richiama anche la nostra esperienza, quando eravamo tanto felici nel primo incontro con Gesù». Questa «è la memoria, della quale abbiamo parlato come un riferimento della vita cristiana».

Ma oggi, ha rimarcato il Papa, «l’autore della Lettera parla dell’altro riferimento, cioè della speranza». E «ci dice che dobbiamo avere coraggio di andare avanti: “Corriamo con perseveranza nella corsa che ci sta davanti”». Poi «dice qual è proprio il nocciolo della speranza: “tenendo fisso lo sguardo su Gesù”». Ecco il punto: «se noi non abbiamo il nostro sguardo fisso su Gesù difficilmente possiamo avere speranza». Magari «possiamo avere ottimismo, essere positivi, ma la speranza?».

Del resto, ha spiegato Francesco, «la speranza si impara soltanto guardando Gesù, contemplando Gesù; s’impara con la preghiera di contemplazione». E «di questo voglio parlare oggi» ha confidato, alimentando la sua riflessione attraverso una domanda: «Io posso chiedere a voi: come pregate?». Qualcuno, ha detto, potrebbe rispondere: «Io, padre, prego le preghiere che ho imparato da bambino». E ha commentato: «Va bene, quello è buono». Qualche altro potrebbe aggiungere: «Prego anche il rosario, ma tutti i giorni!». E il Papa: «È buono pregare il rosario tutti i giorni». Infine c’è chi potrebbe dire: «Parlo anche col Signore, quando ho una difficoltà, o con la Madonna o con i santi...». E anche «questo è buono».

Di fronte a tutto ciò, tuttavia, il Pontefice ha rilanciato con un’altra domanda: «Ma tu fai la preghiera di contemplazione?». Un interrogativo, forse, un po’ spiazzante, tanto che qualcuno potrebbe dire: «Cosa è questo, padre? Com’è questa preghiera? Dove si compra? Come si fa?». La risposta di Francesco è chiara: «Si può fare soltanto col Vangelo in mano». In pratica, ha suggerito, «tu prendi il Vangelo, scegli un passo, lo leggi una volta, lo leggi due volte; immagina, come se tu vedessi quello che succede e contempla Gesù».
...




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Omelia di P. Gregorio Battaglia (video)



Omelia di P. Gregorio Battaglia
IV Domenica del Tempo Ordinario / B
01.02.2015


Fraternità Carmelitana
di Pozzo di Pozzo di Gotto



... L'incontro con Gesù è un po' faticoso... però guardate che è bello, perché Lui, che è il Maestro della vita, con pazienza fa tacere dentro di noi tutte le resistenze, tutta questa empietà che ci portiamo dentro... 
Tutte queste 24 domeniche (del Tempo Ordinario) serviranno per lasciarci educare da Lui, Lo incontreremo, Lo ascolteremo, cercheremo come Pietro di dirGli, Signore non ho capito molto, ma Ti amo, Ti voglio bene, so che lontano da Te io non posso vivere, questo almeno l'ho capito, poi capirò man mano altre cose, Tu mi aiuterai. 
Il Signore davvero ci aiuti a poter diventare discepoli suoi e, come ha fatto allora possa a dire anche a noi "taci, fa tacere quelle parole inutili, fa tacere quei bisogni, quelle cose che ti portano lontano" per poter ascoltare Lui, vera Parola, Parola che ci conduce alla vera Vita...

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FESTA DELLA PRESENTAZIONE DEL SIGNORE - 19ª giornata della vita consacrata - Messa di Papa Francesco (Foto, testo, video)


 2/2/2015 

Il rito della benedizione delle candele e la processione hanno aperto nella Basilica di San Pietro la Messa presieduta da Papa Francesco, in occasione della Giornata della vita consacrata, con i membri degli istituti di vita consacrata e delle società di vita apostolica.

 



Omelia

Teniamo davanti agli occhi della mente l’icona della Madre Maria che cammina col Bambino Gesù in braccio. Lo introduce nel tempio, lo introduce nel popolo, lo porta ad incontrare il suo popolo.

Le braccia della Madre sono come la “scala” sulla quale il Figlio di Dio scende verso di noi, la scala dell’accondiscendenza di Dio. Lo abbiamo ascoltato nella prima Lettura, dalla Lettera agli Ebrei: Cristo si è reso «in tutto simile ai fratelli, per diventare un sommo sacerdote misericordioso e degno di fede» (2,17). E’ la duplice via di Gesù: Egli è sceso, si è fatto come noi, per ascendere al Padre insieme con noi, facendoci come Lui.

Possiamo contemplare nel cuore questo movimento immaginando la scena evangelica di Maria che entra nel tempio con il Bambino in braccio. La Madonna cammina, ma è il Figlio che cammina prima di Lei. Lei lo porta, ma è Lui che porta Lei in questo cammino di Dio che viene a noi affinché noi possiamo andare a Lui.

Gesù ha fatto la nostra stessa strada per indicare a noi il cammino nuovo, cioè la “via nuova e vivente” (cfr Eb 10,20) che è Lui stesso. E per noi, consacrati, questa è l’unica strada che, in concreto e senza alternative, dobbiamo percorrere con gioia e perseveranza.
...

Il Signore, per intercessione di Maria nostra Madre, di San Giuseppe e dei Santi Simeone e Anna, ci conceda quanto gli abbiamo domandato nell’Orazione di Colletta: di «essere presentati [a Lui] pienamente rinnovati nello spirito». Così sia.

Guarda il video dell'omelia



 

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lunedì 2 febbraio 2015

19ª Giornata mondiale della vita consacrata


La Chiesa celebra oggi la Festa della Presentazione al Signore e la Giornata per la Vita Consacrata. In questa occasione, Papa Francesco presiede a partire dalle 17.30 la Santa Messa nella Basilica di San Pietro. Su questo appuntamento ascoltiamo il cardinale João Braz de Aviz, prefetto della Congregazione per gli Istituti di vita consacrata e le Società di vita apostolica...

Un grande compito affidato da Papa Francesco alle persone consacrate. Nel tempo del disorientamento e della paura occorrono luoghi abitati dalla speranza come accadde nei momenti più bui della storia europea occidentale e orientale: conventi e monasteri formarono una diga contro l'odio, l'orrore, la disperazione. Contemplazione e solidarietà, sorgente di nuova umanità

“Mi attendo che svegliate il mondo…”. Così afferma Papa Francesco nella lettera apostolica per l’Anno della vita consacrata iniziato il 30 novembre e che si concluderà il 2 febbraio 2016. Un appello che richiama i sui discorsi al Parlamento europeo e al Consiglio d’Europa, lo scorso 25 novembre, dedicati alla identità e alla responsabilità dell’Europa in questo momento storico...
Leggi tutto: Conventi e monasteri svegliate l'Europa!

Madre Diana Papa, abbadessa del monastero delle clarisse di Otranto: "Noi ringraziamo i vescovi per la fiducia: è necessario, però, che scopriamo la bellezza della sinergia all'interno del popolo di Dio". E ancora: "La consacrata è una donna che ha una visione panoramica della realtà, ma attenta anche al frammento, sa aspettare i tempi della maturazione, umanizza la terra attraverso la tenerezza"

“Portate l’abbraccio di Dio” è il titolo del messaggio del Consiglio permanente della Cei per la 19ª Giornata mondiale della vita consacrata, che riprende la Lettera di Papa Francesco a tutti i consacrati. Un messaggio, quello dei vescovi italiani, che piace a madre Diana Papa, abbadessa del monastero delle clarisse di Otranto, per il suo “ampio respiro” e per “lo stimolo che offre a tutti i consacrati”...




Angelus del 1° febbraio 2015 - Testo e video


 1° febbraio 2015 

Cari fratelli e sorelle, buongiorno!

Il brano evangelico di questa domenica (cfr Mc 1,21-28) presenta Gesù che, con la sua piccola comunità di discepoli, entra a Cafarnao, la città dove viveva Pietro e che in quei tempi era la più grande della Galilea. E Gesù entra in quella città.

L’evangelista Marco racconta che Gesù, essendo quel giorno un sabato, si recò subito nella sinagoga e si mise a insegnare (cfr v. 21). Questo fa pensare al primato della Parola di Dio, Parola da ascoltare, Parola da accogliere, Parola da annunciare. Arrivando a Cafarnao, Gesù non rimanda l’annuncio del Vangelo, non pensa prima alla sistemazione logistica, certamente necessaria, della sua piccola comunità, non indugia nell’organizzazione. La sua preoccupazione principale è quella di comunicare la Parola di Dio con la forza dello Spirito Santo. E la gente nella sinagoga rimane colpita, perché Gesù «insegnava loro come uno che ha autorità, e non come gli scribi» (v. 22).

Che cosa significa “con autorità”? 
...

Invochiamo la materna intercessione della Vergine Maria, Colei che ha accolto la Parola e l’ha generata per il mondo, per tutti gli uomini. Ci insegni Lei ad essere ascoltatori assidui e annunciatori autorevoli del Vangelo di Gesù.

Dopo l'Angelus:

Cari fratelli e sorelle,

desidero annunciare che sabato 6 giugno, a Dio piacendo, mi recherò a Sarajevo, capitale della Bosnia ed Erzegovina. Vi chiedo fin d’ora di pregare affinché la mia visita a quelle care popolazioni sia di incoraggiamento per i fedeli cattolici, susciti fermenti di bene e contribuisca al consolidamento della fraternità, della pace, del dialogo interreligioso e dell’amicizia.
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Oggi si celebra in Italia la Giornata per la Vita, che ha come tema «Solidali per la vita». Rivolgo il mio apprezzamento alle associazioni, ai movimenti e a tutti coloro che difendono la vita umana. Mi unisco ai Vescovi italiani nel sollecitare «un rinnovato riconoscimento della persona umana e una cura più adeguata della vita, dal concepimento al suo naturale termine» (Messaggio per la 37ª Giornata nazionale per la Vita). Quando ci si apre alla vita e si serve la vita, si sperimenta la forza rivoluzionaria dell’amore e della tenerezza, inaugurando un nuovo umanesimo: l’umanesimo della solidarietà, l’umanesimo della vita.

Saluto il Cardinale Vicario, i docenti universitari di Roma e quanti sono impegnati a promuovere la cultura della vita.

A tutti auguro buona domenica. Per favore non dimenticate di pregare per me. Buon pranzo e arrivederci!


Guarda il video


domenica 1 febbraio 2015

Preghiera dei Fedeli - Fraternità Carmelitana di Pozzo di Gotto (ME) - IV Domenica T.O. / B



Fraternità Carmelitana 
di Pozzo di Gotto (ME)





Preghiera dei Fedeli

"Un cuore che ascolta - lev shomea" - n. 8/2014-2015 (B) di Santino Coppolino

'Un cuore che ascolta - lev shomea' 
Concedi al tuo servo un cuore docile,
perché sappia rendere giustizia al tuo popolo e sappia distinguere il bene dal male" (1Re 3,9)


Traccia di riflessione
sul Vangelo della domenica
di Santino Coppolino


Vangelo:  Mc 1,21-28



Subito dopo la chiamata alla sequela, Marco ci presenta Gesù come colui che insegna. L'evangelista non ci informa circa l'oggetto del suo insegnamento, afferma soltanto che Gesù suscita stupore, meraviglia in coloro che lo ascoltano. 
E' lo stupore, la meraviglia di chi, per la prima volta nella vita, ascolta una Parola nuova, una Parola che ridona speranza, un "Evangelo" che libera e risana coloro che lo accolgono. Chi non accoglie la novità di vita portata da Gesù sono coloro che, come gli scribi, ritengono loro stessi gli unici detentori e interpreti della Verità Rivelata, coloro che si chiudono e si trincerano nel: 
"Si è fatto sempre così, perché cambiare?".
Induriscono il loro cuore nascondendo a loro stessi e agli altri la verità rimanendo refrattari alla novità dello Spirito di Dio. Gli scribi (soferim), erano persone pie che, dopo un lunghissimo studio e approfondimento della Torah, ricevevano attraverso l'imposizione delle mani, lo Spirito di Mosè, lo Spirito della profezia. Da quel momento in poi diventavano i Teologi ufficiali, unici interpreti della Legge di Dio, e la loro autorità in materia religiosa era ritenuta persino più grande di quella dello stesso Sommo Sacerdote. Erano l'infallibile Magistero dell'epoca. Nel Talmud (libro sacro degli ebrei) si giunge ad asserire che:
"Le decisioni e le parole degli scribi sono superiori alla Torah"(Ber.M. 1,3). 
E' la mentalità frutto di quello spirito immondo che un tempo dimorava nella sinagoga di Cafarnao e che oggi non disdegna di aleggiare sulle nostre comunità, che prende possesso della vita dei credenti facendo di loro degli alienati, persone rese schiave dalla cupidigia, dall'egoismo, dalla sete di potere e dall'autoaffermazione. Questo spirito del male, che non proviene da Dio ma forze che si oppongono al suo disegno d'amore, sa' che nulla ha in comune con Gesù, che lo smaschera e lo vince. 
Lasciamoci allora esorcizzare da Gesù, permettiamo alla Parola del suo Vangelo di 'straziare' la nostra vita, perché da questa 'lacerazione' possa nascere un uomo nuovo, un uomo secondo il cuore di Dio.