"Un cuore che ascolta - lev shomea"
"Concedi al tuo servo un cuore docile,
perché sappia rendere giustizia al tuo popolo
e sappia distinguere il bene dal male" (1Re 3,9)
perché sappia rendere giustizia al tuo popolo
e sappia distinguere il bene dal male" (1Re 3,9)
Traccia di riflessione sul Vangelo
a cura di Santino Coppolino
Ai discepoli che domandano quando avverrà e quali saranno i segni della fine, Gesù risponde di vegliare per non rimanere prigionieri della routine quotidiana che anestetizza e offusca le menti, non permettendo di vedere la straordinarietà di quanto sta per accadere. Il giudizio di Dio sulla storia avviene ad ogni istante, si rende presente nelle fatiche quotidiane, dove si opera per la perdizione o la salvezza. Per questa ragione è necessario rimanere svegli e vigilanti, per essere in grado di scorgere che la venuta del Signore avviene sempre. «Discernimento e vigilanza sono necessarie per riuscire a vedere la venuta dell'Emmanuele, il Dio-con-noi. Chi lo attende e lo riconosce, non solo a parole ma con i fatti, lo incontra come lo Sposo che viene. Diversamente, ci appare come un ladro che scassina la casa» (cit.). La nostra fede nel Figlio dell'Uomo, infatti, non è un anestetico che fa dimenticare il male presente nell'illusione di un bene futuro, ma illumina la realtà perché la assumiamo con responsabilità e intelligenza. Perciò, come nell'arca non entrarono tutti, ma solo coloro che si accorsero dell'imminente disastro, così nel Regno, di cui l'arca è figura, vengono accolti solo coloro che vivono il messaggio di salvezza di Gesù indicato nel "Discorso della montagna" (Mt 5,1-7,28). Non è intenzione di Gesù incutere terrore predicendo catastrofi future. Il Signore, invece, ci rinvia a leggere la nostra storia alla luce del suo vissuto. Il giudizio futuro di Dio su ognuno di noi, infatti, altro non è che il nostro giudizio su di Lui: lo compiamo noi stessi - qui ed ora - nel nostro riconoscerlo o non riconoscerlo nel volto dei fratelli.
