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sabato 29 novembre 2025

Maria Concetta Zaccaria, madre di Sara Campanella: "La famiglia. La prima comunità educante è la famiglia. Poi la scuola. .. amare i figli non vuol dire sempre si""


"La famiglia. 
La prima comunità educante è la famiglia. 
Poi la scuola. 
Amare i figli non vuol dire sempre si""
Maria Concetta Zaccaria, madre di Sara Campanella

In occasione del 25 novembre, Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, condividiamo il toccante intervento di Maria Concetta Zaccaria, madre di Sara Campanella.
Sabato, al Capo d’Orlando Marina, si è tenuta la cerimonia di intitolazione della barca “Donna Blu” in memoria di Sara.
Un momento di grande partecipazione e raccolta emozione, durante il quale Cettina Zaccaria ha voluto ricordare la figlia con parole profonde, cariche di dolore ma anche di straordinaria dignità.
Nel suo discorso, la madre di Sara ha richiamato l’attenzione sull’importanza di non abbassare mai la guardia e di continuare a dare voce a tutte le donne che non possono più farlo. 



"Io ancora sono molto fragile emotivamente, motivo per cui non paro braccio. Ho scritto qualcosa per poter non dimenticare ciò che ritengo importante. Però ritengo necessario spendere due parole prima di leggere quello che ho con cura scritto.

Volevo rivolgermi ai ragazzi, soprattutto. Il femminicidio di Sara è un femminicidio atipico che riscrive una pagina nuova della violenza sulle donne.
...
A differenza di tutti gli altri femminicidi, nel femminicidio di Sara, dove non c'erano, ripeto, avvisaglie, perché non c'era violenza né fisica né verbale, dove Sara poteva capire, e Sara, ripeto, non era una sprovveduta, qui chi sapeva dell'ossessione era la madre. E torniamo oggi a parlare di quanto è importante la famiglia. Mi riconduco alle parole profonde, vere e della reali.

La famiglia. La prima comunità educante è la famiglia. Poi la scuola.

Ma prima si cresce in famiglia. Quando arriva a noi il bambino di tre anni a scuola è già, il suo temperamento, la sua personalità è già stata formata. Noi collaboriamo con la famiglia, che è diverso.

L'ossessione del figlio era conosciuta alla madre, ma era giustificata. E poi, per amore di questo figlio, è stata anche sollecitata. Più volte.

In tutti i messaggi, molteplici messaggi che si mandavano. Sempre. Non va bene, perché amare i figli non vuol dire dire sempre sì.

Non vuol dire, figlio mio, hai ragione. Perché bisogna educare i figli. Che no è no.

E anche se quello richiede da parte di noi genitori un sacrificio immenso, un lavoro immenso. Perché oggi come oggi dire noi ai propri figli è difficile. Parliamoci chiaro, è difficile, io non lo nego, io sono mamma.

Ma o no, deve essere già percepito in seno alla famiglia. Perché è solo lì che poi il ragazzo fuori, nei vari contesti, che sia scuola, che sia parrocchia, che sia amicizie e quindi relazioni, gruppi, giovani, è lì che poi il ragazzo si mette in relazione. Ed è lì che non crolla il mondo.

Perché il ragazzo viene formato, viene abituato. Che tutto sempre non si può avere. Sara non era di nessuno.

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(Fonte: Eventipress)