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giovedì 10 ottobre 2019

«È il metodo del Signore: tocca il cuore... l’impatto con il suo amore che solo può fare di un cuore di pietra un cuore di carne » Papa Francesco Udienza Generale 09/10/2019 (foto, testo e video)


UDIENZA GENERALE
Mercoledì, 9 ottobre 2019

Il Papa ha fatto il suo ingresso oggi in piazza San Pietro intorno alle nove e subito ha fatto fermare la jeep bianca scoperta per far salire a bordo cinque bambini, che durante il tragitto nei vari settori della piazza hanno salutato anche loro la folla di 17mila fedeli che oggi riempie piazza San Pietro, godendosi il loro viaggio straordinario. Tra i molti bambini che, come di consueto, Francesco ha baciato e accarezzato, grazie alla solerte collaborazione degli uomini della Gendarmeria vaticana, anche un bimbo di pochi mesi “vestito da Papa”, con tanto di zucchetto, talare bianca e mantellina. Molte le bandiere multicolori che sventolano in questa splendida giornata di “ottobrata romana”: tra queste, anche quella della Corea del Sud, presente con un gruppo di una quarantina di pellegrini. Non è mancata una sosta per sorseggiare il mate, durante la quale Francesco si è fermato a dialogare con la ragazza che gli ha offerto la bevanda tipica argentina. Al termine del giro tra i vari settori della piazza, il Papa si è congedato dai suoi piccoli ospiti facendoli scendere dalla papamobile e salutandoli uno ad uno, prima di scendere per compiere a piedi l’ultimo tratto che lo separa dalla sua postazione al centro del sagrato.
La tradizionale udienza generale del mercoledì in piazza San Pietro è l’unico impegno pubblico del giorno. Tutto il resto della giornata è dedicato alla partecipazione al Sinodo per l’Amazzonia, in corso in Vaticano fino al 27 ottobre.



















Catechesi sugli Atti degli Apostoli - 11. «Lo strumento che ho scelto per me» (At 9,15). Saulo, da persecutore ad evangelizzatore.

Cari fratelli e sorelle, buongiorno!

A partire dall’episodio della lapidazione di Stefano, compare una figura che, accanto a quella di Pietro, è la più presente ed incisiva negli Atti degli Apostoli: quella di «un giovane, chiamato Saulo» (At 7,58). È descritto all’inizio come uno che approva la morte di Stefano e vuole distruggere la Chiesa (cfr At 8,3); ma poi diventerà lo strumento scelto da Dio per annunciare il Vangelo alle genti (cfr At 9,15; 22,21; 26,17).

Con l’autorizzazione del sommo sacerdote, Saulo dà la caccia ai cristiani e li cattura. Voi, che venite da alcuni popoli che sono stati perseguitati dalle dittature, voi capite bene cosa significa dare la caccia alla gente e catturarla. Così faceva Saulo. E questo lo fa pensando di servire la Legge del Signore. Dice Luca che Saulo “spirava” «minacce e stragi contro i discepoli del Signore» (At 9,1): in lui c’è un soffio che sa di morte, non di vita.

Il giovane Saulo è ritratto come un intransigente, cioè uno che manifesta intolleranza verso chi la pensa diversamente da sé, assolutizza la propria identità politica o religiosa e riduce l’altro a potenziale nemico da combattere. Un ideologo. In Saulo la religione si era trasformata in ideologia: ideologia religiosa, ideologia sociale, ideologia politica. Solo dopo essere stato trasformato da Cristo, allora insegnerà che la vera battaglia «non è contro la carne e il sangue, ma contro […] i dominatori di questo mondo tenebroso, contro gli spiriti del male» (Ef 6,12). Insegnerà che non si devono combattere le persone, ma il male che ispira le loro azioni.

La condizione rabbiosa – perché Saulo era rabbioso – e conflittuale di Saulo invita ciascuno a interrogarsi: come vivo la mia vita di fede? Vado incontro agli altri oppure sono contro gli altri? Appartengo alla Chiesa universale (buoni e cattivi, tutti) oppure ho una ideologia selettiva? Adoro Dio o adoro le formulazioni dogmatiche? Com’è la mia vita religiosa? La fede in Dio che professo mi rende amichevole oppure ostile verso chi è diverso da me?

Luca racconta che, mentre Saulo è tutto intento ad estirpare la comunità cristiana, il Signore è sulle sue tracce per toccargli il cuore e convertirlo a sé. È il metodo del Signore: tocca il cuore. Il Risorto prende l’iniziativa e si manifesta a Saulo sulla via di Damasco, evento che viene narrato per ben tre volte nel Libro degli Atti (cfr. At 9,3-19; 22,3-21; 26,4-23). Attraverso il binomio «luce» e «voce», tipico delle teofanie, il Risorto appare a Saulo e gli chiede conto della sua furia fratricida: «Saulo, Saulo, perché mi perseguiti?» (At 9,4). Qui il Risorto manifesta il suo essere una cosa sola con quanti credono in Lui: colpire un membro della Chiesa è colpire Cristo stesso! Anche coloro che sono ideologi perché vogliono la “purità” – tra virgolette – della Chiesa, colpiscono Cristo.

La voce di Gesù dice a Saulo: «Alzati ed entra nella città e ti sarà detto ciò che devi fare» (At 9,6). Una volta in piedi, però, Saulo non vede più nulla, è diventato cieco, e da uomo forte, autorevole e indipendente diventa debole, bisognoso e dipendente dagli altri, perché non vede. La luce di Cristo lo ha abbagliato e reso cieco: «Appare così anche esteriormente ciò che era la sua realtà interiore, la sua cecità nei confronti della verità, della luce che è Cristo» (Benedetto XVI, Udienza generale, 3 settembre 2008).

Da questo “corpo a corpo” tra Saulo e il Risorto prende il via una trasformazione che mostra la “pasqua personale” di Saulo, il suo passaggio dalla morte alla vita: ciò che prima era gloria diventa «spazzatura» da rigettare per acquistare il vero guadagno che è Cristo e la vita in Lui (cfr Fil 3,7-8).

Paolo riceve il Battesimo. Il Battesimo segna così per Saulo, come per ciascuno di noi, l’inizio di una vita nuova, ed è accompagnato da uno sguardo nuovo su Dio, su se stesso e sugli altri, che da nemici diventano ormai fratelli in Cristo.

Chiediamo al Padre che faccia sperimentare anche a noi, come a Saulo, l’impatto con il suo amore che solo può fare di un cuore di pietra un cuore di carne (cfr Ez 11,15), capace di accogliere in sé «gli stessi sentimenti di Cristo Gesù» (Fil 2,5).

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Saluti:
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Rivolgo un cordiale benvenuto ai fedeli di lingua italiana.
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Un pensiero particolare rivolgo ai giovani, agli anziani, agli ammalati e agli sposi novelli. Questi che fanno rumore sono gli sposi novelli … Io li chiamo “i coraggiosi”, perché ci vuole coraggio per sposarsi oggi. Sono bravi! In questo mese mariano, imitate lo zelo e lo slancio missionario della Madonna, fatevi annunciatori di Cristo in ogni vostro ambiente di vita.

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